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Daniele Unfer

NAZIONALISMO ETNICO

salvini dito

Il governo porrà la questione di fiducia al decreto sicurezza e immigrazione. Con l’intervento illustrativo del relatore, Stefano Borghesi, della Lega, l’Aula di Palazzo Madama ha iniziato l’esame del decreto sicurezza, già licenziato la settimana scorsa dalla Commissione Affari costituzionali del Senato.

Una decisione che semina perplessità e dissenso non solo nell’opposizione ma anche nella stessa maggioranza. “Senza la fiducia – afferma Paola Nugnes, senatrice ‘ortodossa’ dei 5 Stelle – avrei votato contro il provvedimento, che credo finirà per produrre più irregolari. Ma siccome mi aspetto che questo governo farà in futuro cose buone, nel momento della fiducia uscirò dall’Aula. Ma posso assicurare che tutti i miei colleghi, nel merito di questa legge, la pensano come me”. “La verità – aggiunge – è che non si vuol fare vedere che Fi e FdI votano a favore”. Insomma nel Movimento e della maggioranza cresce il malumore con l’avvicinarsi della votazione del decreto. Gregorio De Falco, ex comandante della capitaneria di porto famoso per lo scontro con Schettino (“Torni a bordo…”) e ora senatore M5S parla senza mezze parola: “Ci buttano fuori? Quando Di Maio dice o con me o fuori afferma un’idea padronale di un Movimento in cui oggi sembra venire meno la dialettica e la capacità di ascolto e risposta”.

Il decreto è fortemente voluto da Salvini che non ne vuole sapere di modifiche. Un decreto in cui mostra i muscoli appoggiandosi sulla convinzione che il pugno duro contro i poveracci e gli immigrati è la strada giusta per portarlo a una vittoria nelle europee di maggio. A nulla infatti è valso finora il pressing per ammorbidire l’articolo 1. Il cuore del decreto, quello che definisce le regole per ottenere una protezione “speciale” dallo Stato italiano e stabilisce per quanto tempo gli immigrati ne avranno diritto. “Non a caso si chiama ‘decreto Salvini'”, scandisce forte le ultime due parole uno dei collaboratori del ministro dell’Interno. E rivendica: “La trattative è finita, abbiamo chiuso i porti, come per l’Aquarius”.

Comunque vada, il Viminale ha già quantificato i tagli che subiranno i Centri di prima accoglienza da cui si accede direttamente dagli hotspot e dai porti di sbarco: da 35 euro per immigrato si passerà a 25. Una sforbiciatina, tanto per gradire. Enunciazione che sarà accompagnata da altre misure che vogliono dire ben poco ma si prestano alla propaganda: la linea dura contro chi fa “accattonaggio molesto”, multa fino a 20 mila euro ai parcheggiatori abusivi. E poco importa se la sanzione – a sentire chiunque abbia un minimo di competenza giuridica – nel 99% dei casi resterà sulla carta.

La questione è caldissima e Lega a doppio nodo i due azionisti di governo. Uno scambio ovviamente: il decreto sicurezza da parte e il reddito di cittadinanza dall’altra. Reddito che, entrato dalla porta della manovra, sta pian piano uscendo dalla finestra.

Ne parliamo con il segretario del Psi Riccardo Nencini.

Il decreto sicurezza arriva al Senato. Che idea ti sei fatto di questo provvedimento?
“Il Salvini pensiero – approda in Senato domani con il decreto sicurezza. Giuste alcune correzioni a vecchie norme ma la cornice del decreto richiama un nazionalismo etnico che affossa la società aperta”.

In che senso?
È un fatto che le società chiuse perdono in libertà e sono meno competitive. Accadrà anche all’Italia. Siccome l’emergenza sbarchi è finita, sul tavolo restano due problemi che il decreto non affronta: rimpatrio migranti irregolari e integrazione migranti regolari

Quali possono essere le conseguenze?
Vuol dire che viene tolta la protezione umanitaria. Significa far diventare irregolari almeno 60.000 migranti provenienti da paesi, quali il Mali, il Pakistan, il Gambia e il Senegal, con cui non abbiamo accordi per i rimpatri. Si premiano i centri accoglienza gestiti da privati. E i sindaci? Nemmeno coinvolti. Non si prevedono lavori socialmente utili in forma gratuita per migranti regolari. Non c’è nessuna norma che preveda la certezza della pena, cosicché chi delinque lo ritroviamo il giorno dopo sulla strada. Così non va.

Cambiamo argomento. Alluvioni e maltempo hanno messo in ginocchio il Paese. Tu sei stato viceministro alle infrastrutture nello scorso governo. Come bisogna procedere quando di verificano questi eventi straordinari?
Faccio solo una considerazione. Solo tre giorni fa il governo cancella l’abusivismo edilizio da Ischia e ieri piange le vittime siciliane spazzate via dal maltempo da una casa abusiva. Io avevo previsto fondi per censire le case abusive, il duo Salvini-Di Maio condona l’abusivismo a Ischia e utilizza per la sanatoria il dramma di Genova.

Nencini: “Preparare un ciclo nuovo”

nencini gentiloni

“La politica italiana è di fronte a un cambio di passo imponente. Sono passati 10 anni dalla mia elezione a segretario del Psi al Congresso di Montecatini. Bisogna preparare un ciclo nuovo che governi una fase nuova e diversa dalle precedenti. Quando io presi il partito da Boselli eravamo ancora dentro quella che è stata definita impropriamente la seconda Repubblica. Era nato da poco il Pd, aleggiava ancora lo spettro del berlusconismo che in Italia aveva appena vinto le elezioni con la maggioranza più ampia mai vista. Era il 2008. È una storia che è tramontata. Non c’è più il berlusconismo; e se viene meno il berlusconismo viene meno anche il Pd che era stato concepito in funzione anti Berlusconi. Insomma quei due pilastri di 10 anni fa non ci sono più”.

Lo afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini in una intervista all’Avanti! pochi giorni dopo la segreteria del Partito del 3 ottobre. “L’Italia – continua Nencini – è l’unico Paese in Europa che ha un governo populista e sovranista. La sinistra non ha ancora iniziato la sua traversata nel deserto. È la ragione per la quale i socialisti devono mantenere in vita la loro comunità, organizzarla autonomamente e partecipare alla costruzione di una sinistra completamente nuova rispetto a quella tradizionale del ‘900. Va costruita una sinistra che torna a incontrare il popolo; una sinistra molto più vicina a quella di fine ‘800 che a quella di fine ‘900”.

Insomma una sinistra che torni alle origini…
Vedo segnali molto forti di diciannovismo. Segnali causati dalla crisi economica che si è abbattuta in Italia più che altrove e che hanno provocato la crisi del ceto medio che era la colonna portante dell’Italia. La reazione è stata di rabbia e di paura con l’idea che non c’è più futuro con un conseguente chiudersi in se stessi. Però i problemi sollevati sono veri. Carenza di lavoro; chi era più ricco si è arricchito mentre chi era povero è precipitato nella miseria. L’Italia di mezzo si lagna in una condizione di apatia perché non vede ancora un nuovo treno che passa.

Torniamo al Psi.
Tutto questo questo giustifica l’apertura un ciclo nuovo. Bisogna arrivarci attraverso un Congresso straordinario da convocare prima delle elezioni europee. Il fatto che la Segreteria abbia all’unanimità fissato questo percorso che poi il Consiglio Nazionale a novembre formalizzerà, il fatto che lo abbia deciso in maniera unitaria, porta a considerare possibile l’apertura di un ciclo nuovo. Bisogna cogliere  l’occasione per fare un Congresso aperto, preceduto dai Congressi provinciali e Regionali e facendo partecipare al Congresso Nazionale anche chi non è iscritto, consegnandogli una tessera provvisoria perchè possa offrire un contributo al dibattito.

Ma per ricostruire il centrosinistra serve anche il Pd che però al momento non riesce neanche a fare  un congresso…
Sono fossilizzati e colpevoli. Chi è più grosso ha anche maggiore responsabilità. E i ritardi in cui si dibatte il Pd hanno senza dubbio una influenza negativa nel campo della sinistra riformista italiana. Ora bisogna tornare per davvero al primo motto craxiano del primum vivere. In questi anni sono nati e morti moltissimi partiti, noi invece abbiamo continuato a vivere. Soffriamo ancora gli effetti del ‘92 – ‘93. Ma oggi abbiamo ancora una presenza locale diffusa. Dobbiamo mettere in salvo questa scialuppa per partecipare al ridisegno della sinistra italiana. Il Pd che nasce come la somma dell’anima comunista e di quella democristiana temo non abbia più ragione di essere così come è nato. Servirebbe oggi più sinistra per strappare dalle mani di Lega e Grillini alcune bandiere che vengono manipolate o in maniera minacciosa o in maniera bugiarda.

Per esempio?
Pensiamo al reddito di cittadinanza di 780 euro. Non vi è la copertura per i 6 milioni e mezzo di donne di uomini in difficoltà. Quindi le battute ironiche di Di Maio che dice di aver azzerato la povertà sono una straordinaria presa in giro. Ecco perché serve una sinistra: per smascherare le bugie e per fare delle proposte credibili.

Il Psi ha lanciato un Manifesto per l’Europa. Quali sono i  punti principali?
Primo punto: la sinistra italiana tutta assieme e non solo chi sta nel Pse, dai sindaci civici a un pezzo di Leu fino all’esperienza Radicale, scelga il candidato alla presidenza della Commissione europea. Secondo, serve un appello delle tre grandi case che hanno fondato l’Unione europea: i popolari, i socialisti e i liberali per mettere in guardia l’Europa dal pericolo che crolli quanto abbiamo costruito. Terzo punto: per l’Italia l’ideale sarebbe un fronte europeista nella sinistra riformista in grado di opporsi a uno schieramento con le caratteristiche del populismo più greve e radicale.

Prodi ha recentemente parlato della necessità di una alleanza in Europa tra Socialisti, Liberali e Verdi…
Prodi conserva una grande lucidità e buonissime relazioni.

Un sondaggio recente afferma che gli elettori che credono al progetto europeo sono il 68% in Germania, il 53% in Francia, il 51% in Spagna, il 72% in Olanda l’80% in Svezia. Da noi questa percentuale è del 47%. Come leggi questo dato?
Sono preoccupato perché è una percentuale più bassa rispetto al passato. Però compiaciuto perché quel 47% è quasi la metà dell’elettorato potenziale ed è molto più alto rispetto ai numeri che nei sondaggi prenderebbero Lega e Grillini. Però a questo mondo va data una identità politica che ancora non c’è. Non esiste ancora l’attaccapanni per rappresentare i loro desideri e i loro problemi.

Si può dire che Roma si candida a diventare l’epicentro per distruggere l’Europa? O è una esagerazione?
Non è una esagerazione. È nel comportamento del governo. È nel filo putinismo dichiarato, è negli attacchi quotidiani che fanno alla UE. L’Europa così com’è  non piace neppure a me. Ma una cosa è distruggerla, altra cosa è cambiarla. Bisogna lavorare per cambiarla e farlo rapidamente. Il trattato di Maastricht è figlio di una stagione che è quella dell’Illuminismo e che ha come visione quella di un progresso continuo e costante. Con la globalizzazione e la rivoluzione tecnologica si è dimostrato invece che non è cosi. Ecco perché quel trattato va revisionato inserendo al primo posto il tema di come si affrontano le crisi.

Il governo dopo lunghi balletti di cifre ha approvato il Def. Ne è susseguita la sceneggiata del balcone. Qual è il tuo commento.
C’è un surplus di comunicazione travolgente. Vendono cose che nel Def non sono scritte. Anche io, fossi stato al governo, avrei osato. Non avrei fatto dell’1,6% una linea di confine invalicabile. Ma avrei ragionato con l’Europa. Non mi sarei portato oltre il 2% ma avrei sempre ragionando con l’Europa con l’atteggiamento di chi vuole cambiarla e non distruggerla. Se si vuole distruggerla ci si comporta esattamente come Salvini e Di Maio, ossia mettendo ogni giorno un dito nell’occhio di chi poi deve darti il placet sulle operazioni economiche finanziarie. Ma c’è di più.

Cosa?
Bisogna fare attenzione a quello che succederà a fine ottobre, perché verranno rivisti i parametri di rating per l’Italia e per gli altri paesi europei. Noi siamo già in fascia tripla B, se scendessimo a livello inferiore, avremmo grande difficoltà a piazzare i nostri titoli. Due gradini sotto e arriveremmo in classe spazzatura. Ci sono molte grandi compagnie e istituti che negli statuti hanno scritto in maniera chiara che non possono acquistare titoli di paesi che si trovano in questa fascia. Immaginiamo cosa potrebbe succedere. Ecco perché è colpevole l’atteggiamento della Lega e dei grillini.

Anche il tema dell’immigrazione è usato come grimaldello. Basta vedere l’episodio dell’aereo tedesco…
Di nuovo la comunicazione. Guardiamo i numeri: il basso afflusso dei migranti è figlio del lavoro del governo Gentiloni e del ministro Minniti. Per chi non crede può vedere i dati di giugno. Il Governo Conte eredita i frutti positivi di quella stagione. Aggiungo: siccome noi siamo al governo in molti Comuni e Regioni, dovremmo prevedere immediatamente delle misure. Se un immigrato ha diritto di vivere da noi e percepisce 35 euro al giorno dallo Stato per vivere dignitosamente, ha anche il dovere di fare qualcosa per la comunità che lo ospita. Questa è una iniziativa che non prende il governo di destra, non prendono le amministrazioni locali e regionali di centrodestra ma che dovrebbe prendere la sinistra dove ha la possibilità ancora di decidere.

Daniele Unfer

UN CICLO NUOVO

bandiera-rossa

“La politica italiana è di fronte a un cambio di passo imponente. Sono passati 10 anni dalla mia elezione a segretario del Psi al Congresso di Montecatini. Bisogna preparare un ciclo nuovo che governi una fase nuova e diversa dalle precedenti. Quando io presi il partito da Boselli eravamo ancora dentro quella che è stata definita impropriamente la seconda Repubblica. Era nato da poco il Pd, aleggiava ancora lo spettro del berlusconismo che in Italia aveva appena vinto le elezioni con la maggioranza più ampia mai vista. Era il 2008. È una storia che è tramontata. Non c’è più il berlusconismo; e se viene meno il berlusconismo viene meno anche il Pd che era stato concepito in funzione anti Berlusconi. Insomma quei due pilastri di 10 anni fa non ci sono più”.

Lo afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini in una intervista all’Avanti! pochi giorni dopo la segreteria del Partito del 3 ottobre. “L’Italia – continua Nencini – è l’unico Paese in Europa che ha un governo populista e sovranista. La sinistra non ha ancora iniziato la sua traversata nel deserto. È la ragione per la quale i socialisti devono mantenere in vita la loro comunità, organizzarla autonomamente e partecipare alla costruzione di una sinistra completamente nuova rispetto a quella tradizionale del ‘900. Va costruita una sinistra che torna a incontrare il popolo; una sinistra molto più vicina a quella di fine ‘800 che a quella di fine ‘900”.

Insomma una sinistra che torni alle origini…
Vedo segnali molto forti di diciannovismo. Segnali causati dalla crisi economica che si è abbattuta in Italia più che altrove e che hanno provocato la crisi del ceto medio che era la colonna portante dell’Italia. La reazione è stata di rabbia e di paura con l’idea che non c’è più futuro con un conseguente chiudersi in se stessi. Però i problemi sollevati sono veri. Carenza di lavoro; chi era più ricco si è arricchito mentre chi era povero è precipitato nella miseria. L’Italia di mezzo si lagna in una condizione di apatia perché non vede ancora un nuovo treno che passa.

Torniamo al Psi.
Tutto questo questo giustifica l’apertura un ciclo nuovo. Bisogna arrivarci attraverso un Congresso straordinario da convocare prima delle elezioni europee. Il fatto che la Segreteria abbia all’unanimità fissato questo percorso che poi il Consiglio Nazionale a novembre formalizzerà, il fatto che lo abbia deciso in maniera unitaria, porta a considerare possibile l’apertura di un ciclo nuovo. Bisogna cogliere  l’occasione per fare un Congresso aperto, preceduto dai Congressi provinciali e Regionali e facendo partecipare al Congresso Nazionale anche chi non è iscritto, consegnandogli una tessera provvisoria perchè possa offrire un contributo al dibattito.

Ma per ricostruire il centrosinistra serve anche il Pd che però al momento non riesce neanche a fare  un congresso…
Sono fossilizzati e colpevoli. Chi è più grosso ha anche maggiore responsabilità. E i ritardi in cui si dibatte il Pd hanno senza dubbio una influenza negativa nel campo della sinistra riformista italiana. Ora bisogna tornare per davvero al primo motto craxiano del primum vivere. In questi anni sono nati e morti moltissimi partiti, noi invece abbiamo continuato a vivere. Soffriamo ancora gli effetti del ‘92 – ‘93. Ma oggi abbiamo ancora una presenza locale diffusa. Dobbiamo mettere in salvo questa scialuppa per partecipare al ridisegno della sinistra italiana. Il Pd che nasce come la somma dell’anima comunista e di quella democristiana temo non abbia più ragione di essere così come è nato. Servirebbe oggi più sinistra per strappare dalle mani di Lega e Grillini alcune bandiere che vengono manipolate o in maniera minacciosa o in maniera bugiarda.

Per esempio?
Pensiamo al reddito di cittadinanza di 780 euro. Non vi è la copertura per i 6 milioni e mezzo di donne di uomini in difficoltà. Quindi le battute ironiche di Di Maio che dice di aver azzerato la povertà sono una straordinaria presa in giro. Ecco perché serve una sinistra: per smascherare le bugie e per fare delle proposte credibili.

Il Psi ha lanciato un Manifesto per l’Europa. Quali sono i  punti principali?
Primo punto: la sinistra italiana tutta assieme e non solo chi sta nel Pse, dai sindaci civici a un pezzo di Leu fino all’esperienza Radicale, scelga il candidato alla presidenza della Commissione europea. Secondo, serve un appello delle tre grandi case che hanno fondato l’Unione europea: i popolari, i socialisti e i liberali per mettere in guardia l’Europa dal pericolo che crolli quanto abbiamo costruito. Terzo punto: per l’Italia l’ideale sarebbe un fronte europeista nella sinistra riformista in grado di opporsi a uno schieramento con le caratteristiche del populismo più greve e radicale.

Prodi ha recentemente parlato della necessità di una alleanza in Europa tra Socialisti, Liberali e Verdi…
Prodi conserva una grande lucidità e buonissime relazioni.

Un sondaggio recente afferma che gli elettori che credono al progetto europeo sono il 68% in Germania, il 53% in Francia, il 51% in Spagna, il 72% in Olanda l’80% in Svezia. Da noi questa percentuale è del 47%. Come leggi questo dato?
Sono preoccupato perché è una percentuale più bassa rispetto al passato. Però compiaciuto perché quel 47% è quasi la metà dell’elettorato potenziale ed è molto più alto rispetto ai numeri che nei sondaggi prenderebbero Lega e Grillini. Però a questo mondo va data una identità politica che ancora non c’è. Non esiste ancora l’attaccapanni per rappresentare i loro desideri e i loro problemi.

Si può dire che Roma si candida a diventare l’epicentro per distruggere l’Europa? O è una esagerazione?
Non è una esagerazione. È nel comportamento del governo. È nel filo putinismo dichiarato, è negli attacchi quotidiani che fanno alla UE. L’Europa così com’è  non piace neppure a me. Ma una cosa è distruggerla, altra cosa è cambiarla. Bisogna lavorare per cambiarla e farlo rapidamente. Il trattato di Maastricht è figlio di una stagione che è quella dell’Illuminismo e che ha come visione quella di un progresso continuo e costante. Con la globalizzazione e la rivoluzione tecnologica si è dimostrato invece che non è cosi. Ecco perché quel trattato va revisionato inserendo al primo posto il tema di come si affrontano le crisi.

Il governo dopo lunghi balletti di cifre ha approvato il Def. Ne è susseguita la sceneggiata del balcone. Qual è il tuo commento.
C’è un surplus di comunicazione travolgente. Vendono cose che nel Def non sono scritte. Anche io, fossi stato al governo, avrei osato. Non avrei fatto dell’1,6% una linea di confine invalicabile. Ma avrei ragionato con l’Europa. Non mi sarei portato oltre il 2% ma avrei sempre ragionando con l’Europa con l’atteggiamento di chi vuole cambiarla e non distruggerla. Se si vuole distruggerla ci si comporta esattamente come Salvini e Di Maio, ossia mettendo ogni giorno un dito nell’occhio di chi poi deve darti il placet sulle operazioni economiche finanziarie. Ma c’è di più.

Cosa?
Bisogna fare attenzione a quello che succederà a fine ottobre, perché verranno rivisti i parametri di rating per l’Italia e per gli altri paesi europei. Noi siamo già in fascia tripla B, se scendessimo a livello inferiore, avremmo grande difficoltà a piazzare i nostri titoli. Due gradini sotto e arriveremmo in classe spazzatura. Ci sono molte grandi compagnie e istituti che negli statuti hanno scritto in maniera chiara che non possono acquistare titoli di paesi che si trovano in questa fascia. Immaginiamo cosa potrebbe succedere. Ecco perché è colpevole l’atteggiamento della Lega e dei grillini.

Anche il tema dell’immigrazione è usato come grimaldello. Basta vedere l’episodio dell’aereo tedesco…
Di nuovo la comunicazione. Guardiamo i numeri: il basso afflusso dei migranti è figlio del lavoro del governo Gentiloni e del ministro Minniti. Per chi non crede può vedere i dati di giugno. Il Governo Conte eredita i frutti positivi di quella stagione. Aggiungo: siccome noi siamo al governo in molti Comuni e Regioni, dovremmo prevedere immediatamente delle misure. Se un immigrato ha diritto di vivere da noi e percepisce 35 euro al giorno dallo Stato per vivere dignitosamente, ha anche il dovere di fare qualcosa per la comunità che lo ospita. Questa è una iniziativa che non prende il governo di destra, non prendono le amministrazioni locali e regionali di centrodestra ma che dovrebbe prendere la sinistra dove ha la possibilità ancora di decidere.

Daniele Unfer

“Porre un argine a questo Governo antieuropeista”

camera“Intanto non è affatto vero che la storia non si ripete. Si ripete, eccome. C’è una dose enorme di diciannovismo in quest’Italia. Un diciannovismo che nasce da una maggiore povertà e da un perdita di ruolo del ceto medio che è stato la colonna vertebrale dell’Italia dal boom economico fino a qualche anno fa. Cento anni fa fu scelto l’uomo solo al comando, oggi si scelgono i partiti antisistema”. Lo afferma in un’intervista al nostro giornale il segretario del Psi Riccardo Nencini che fa il punto sui primi mesi di governo e sul futuro del centro-sinistra tracciando la linea per i mesi a venire.

Come vedi l’alleanza tra i due partiti alla guida del governo?
Dubito che l’alleanza tra Lega e Cinque Stelle duri poco. Potrebbe anche franare il Governo Conte, ma questo non significherebbe la fine dell’alleanza. Anzi, Salvini e Di Maio stanno diventando sempre più come due dioscuri ciascuno per i suoi campi d’azione. Uno ha scelto il tema dei migranti e l’altro il tema del lavoro, ma soprattutto un tema alla Robespierre, nel senso che tutto ciò che esisteva prima era deleterio, tutto ciò che sta per sorgere positivo.

E l’opposizione latita…
Il punto debole dell’opposizione è che non riesce a trasformarsi in alternativa credibile e competitiva di governo. Quindi non offre un approdo a chi vede questa situazione con crescente preoccupazione. Invito anche a valutare i provvedimenti e le posizioni che si assumono.

In che senso?
Intanto c’è una forte dose di antiparlamentarismo. Il Parlamento è inutile, dice il teorico dei 5 Stelle. Si deve procedere con sorteggio alla sua elezione, dice Grillo. Si vuole il mandato imperativo che è decisamente anticostituzionale. Quando i vari ministri vengono in Commissione, dicono che vanno a perder tempo.

E per quanto riguarda i provvedimenti?
Nulla di tutto quello che hanno detto in campagna elettorale viene mantenuto. Salvo una politica più rigida sui migranti. Ma non si parla più di rimpatrio e dei 600mila che avrebbero dovuto essere rimpatriati. Sul lavoro tutti e due sostenevano che il jobs act doveva essere azzerato. Ma non è così, anzi i grillini votano contro un emendamento per la sua abolizione. Il reddito di cittadinanza non lo vedremo sorgere, lo stesso per la flat tax. I pilastri della rivoluzione italiana, come a loro piace chiamarla, per ora non si vedono assolutamente. Sono invece molto attenti a mettere gambe a quello che hanno detto in campagna elettorale in politica estera.

Per esempio su quali temi?
Confermano due visioni: la prima fortemente antieuropeista. Che è un danno, perché l’Europa così com’è non ci piace, però la Ue ci ha protetto dalla guerra. Ricordo che le grandi guerre europee, fino a quelle del 1939-40, nascono sul confine tra Francia e Germania. Quindi uccidere l’Unione europea anziché cambiarla è un fatto preoccupante anche per le sorti dell’Italia. Secondo: la politica filorussa è altrettanto preoccupante perché scioglierebbe l’Italia da un vincolo occidentale dal quale ha ricevuto negli anni benessere e una condizione grazie alla quale ora abbiamo un ruolo nella politica strategica tra le nazioni che contano. Se questo passato-presente viene smontato, noi dobbiamo soltanto preoccuparci vivamente.

L’anno prossimo si vota per le elezioni europee. Quale il rischio che le forze antisistema possano essere maggioranza in quell’appuntamento?
È la ragione per la quale bisogna fare presto. In ogni Paese. È il messaggio nella bottiglia che abbiamo messo nella mani del Partito socialista europeo che però è immobile e apatico. Dobbiamo dare una lettura nuova alla gente che è impaurita per il fatto che si è aperta una stagione che non sa interpretare. Una stagione dove la globalizzazione spazza via le identità locali. Dove le relazioni economiche destano preoccupazione in molte economie e in molte piccole imprese che hanno una struttura fragile. Quello che servirebbe è una Bad Godesberg del socialismo europeo. Vi fu nel ‘59 per la Germania, ora servirebbe per tutta la storia futura del socialismo europeo.

Partendo da dove?
Per esempio, cominciando a ragionare, mettendo accanto al socialismo europeo, anche quelle aree, quei movimenti democratici, penso ai partiti che aderiscono ai gruppi liberaldemocratici europei, con i quali va saldata una alleanza. Cioè le culture che hanno fatto l’Italia repubblicana e l’Europa libera nell’immediato dopoguerra; socialisti, democratici-cristiani, liberali, un punto di unione devono trovarlo, perché il rischio che corre l’Europa è veramente molto alto. Noi però abbiamo un rischio in più.

Quale?
Il presidente della Repubblica si rielegge nel 2021. Sembra lontana questa scadenza. Però l’anno prossimo si avranno le elezioni europee. Con molti comuni che andranno al voto. La mia opinione è che in molte realtà locali vi sarà una saldatura tra Lega e 5 Stelle. Permanendo questo stato di cose, non possiamo rischiare di consegnare anche il Quirinale a due forze antisistema. Questa è un’altra ragione per mettere le gambe alla alleanza per la Repubblica che bisogna far nascere con rapidità. Bisogna essere, sperando di avere maggior fortuna, i Filippo Turati cento anni dopo. Dico con maggior fortuna perché oggi danno tutti ragione a Turati, ma nel 1919, ‘20, ‘21 quella di Turati era una voce solitaria offesa e vilipesa.

Il Pd non sembra in grandi di proporre molto preoccupato più delle proprie dinamiche interne…
Non lo è ad oggi. Sono preoccupato perché se dovesse tenere il Congresso da qui a troppi mesi, il perdurare del non scegliere, rischia di essere deleterio anche per le scelte che altre forze del centrosinistra italiano dovranno fare.

E il Psi?
Noi intanto dobbiamo preoccuparci di partire. Ecco perché un primo lavoro comune che faremo da settembre è con cattolici moderati, con Più Europa di Emma Bonino e con chi ci sarà. Ma con questi abbiamo già raggiunto una ipotesi di lavoro comune che da settembre diverrà plastica. Il quadro che si delinea invita, se non obbliga, gli uomini di cultura socialista, libertaria, a stare insieme. A non farsi convincere dalle divisioni del passato perché il rischio che l’Italia corre è molto alto.

A proposito di rischi: il populismo. Per combatterlo da dove si deve cominciare?
Si combatte in due modi. Con un occhio che guarda al domani potenziando tutto ciò che riguarda cultura e conoscenza. Ma parliamo di procedure molto lunghe. Nell’immediato: primo, non c’è dubbio che nel tema migranti la modalità Minniti debba essere estesa. Va aggiunta la domanda di cosa fare quando un profugo è qui in Italia. Ripeto e sottolineo che bisogna vivere in Italia secondo il canone occidentale con i diritti e i doveri previsti dalla nostra legge e Costituzione. Inoltre chi vive in italia deve corrispondere positivamente a ciò che l’Italia fa per lui mettendosi quindi a disposizione, gratuitamente, per la società che lo ospita con lavori socialmente utili.

Dove si è visto secondo te in questi anni la debolezza delle forze e del pensiero riformista?
L’errore grosso che abbiamo fatto è stato adottare un pensiero illuminista senza correzioni. Mi spiego meglio: c’è stato un considerare l’idea di progresso come irreversibile. E invece per i cittadini europei questa idea di progresso non è stata assolutamente condivisa. Perché è stata inverata dalla paura e dalla preoccupazione. Una cosa è il progresso che avviene senza devastare i pilastri della comunità dove si vive. Altra cosa invece è vivere nella globalizzazione. E quindi affianco a fenomeni che non si sanno interpretare e che danno quindi preoccupazione. A me fa paura Salvini quando fa montare il presepe nella scuola e mi fa ancora più paura quando fa propaganda con il rosario in mano. Mi spiego: il fatto che le scuole italiane facciano il presepe, lo dico io laico, è un segno di identità da mantenere. Vogliono farlo? Lo facciano.

Daniele Unfer

Via dal presente. Una “concentrazione repubblicana”

futuro

Il Psi, nel giorno dell’assemblea del Pd, riunisce, grazie a ‘Mondoperaio’, vari pezzi dell’opposizione al Governo M5s-Lega per chiedere “una reazione a una stagione simile a quella vissuta dall’Italia nel 1919-1922”. Riccardo Nencini sintetizza: “Abbiamo un ministro dell’Interno e leader di partito che, a fronte di una richiesta della Cassazione, si rivolge al Capo dello Stato per mettere sotto schiaffo la magistratura. Lo fa da ministro dell’Interno, da cui dipendono le forze di Pubblica sicurezza. È l’incipit di un atto eversivo”. Per fronteggiare l’eversione Nencini propone: “O cogliamo questi segni come un attacco alla democrazia repubblicana oppure non vedo da dove la sinistra debba ripartire. Serve il primo mattone per una concentrazione repubblicana”. Nencini, interviene dopo l’introduzione di Gian Franco Schietroma e Luigi Covatta direttore di Mondoperaio, che ha organizzato il convegno.

“Bisogna trasformare subito l’opposizione in alternativa credibile – continua Nencini – e cogliere la scadenza delle prossime elezioni europee per presentarsi agli italiani con un disegno comune, una ‘concentrazione repubblicana’ di taglio europeista per evitare che il parlamento europeo abbia una maggioranza populista e provochi la crisi definitiva dell’U.E. Sia alla Camera che al Senato si formi una federazione tra i gruppi dell’opposizione per affrontare in modo corale almeno i grandi temi”. Per Nencini bisogna “veicolare attraverso i governi regionali e le amministrazioni locali di centro sinistra un nuovo e concreto messaggio riformista agli italiani: impiegare i migranti in lavori socialmente utili per la comunità che li ospita; impegnare le risorse di bilancio proprie e i fondi europei per creare almeno 400.000 posti di lavoro nella difesa del territorio e nella valorizzazione dei beni artistici e paesaggistici (investimento di circa 8 miliardi E.)”.

Nencini nel suo intervento sottolinea la necessità di un “appello a mondo e alla cultura socialista con buon esito. Oggi – afferma – sono presenti esponenti di una sinistra che va anche oltre.  Un mondo che si trova all’opposizione del governo Salvini e Di Maio. Via dal presente è un concetto che in un momento in cui si tendono a risolvere i problemi oggi per il domani, vuole inserire l’idea del guardare lontano perché oggi più che mai serve un quadro strategico, basta vedere la questione immigrazione”.

Al convegno di ‘Mondoperaio’ sono presenti tra gli altri Federico Fornaro (Leu), Sergio Pizzolante e Fabrizio Cicchitto (Civica Popolare), Marco Cappato (Associazione Luca Coscioni), Vittorino Ferla (Libertà Eguale). Pizzolante snocciola i dati: “In Italia abbiamo i populisti al 60%. Se aggiungiamo FdI e parte di FI arriviamo al 70%. Dieci anni fa il 74% degli italiani si sentiva di appartenere al ceto medio, oggi questa percentuale è ridotta al 31%. La dinamica centrodestra contro centrosinistra è morta. Oggi siamo ai populisti contro i riformisti”. Simile l’analisi di Fornaro (Leu): “Il 4 marzo è stato un terremoto, non una sconfitta. Nel 2008 Pd e FI avevano 25,7 milioni di voti, oggi hanno 10 milioni di voti. I populisti sono passati dal 18 al 58%. La maggioranza silenziosa non esiste più. Oggi c’è una maggioranza rancorosa e i populisti creano appositamente nemici esterni come i migranti e la Ue”.

“Il frontismo – sottolinea Cappato – porta alla sconfitta. Il tema centrale sia l’internazionalismo dei diritti umani. È possibile che per Trump sia indifferente interloquire con il Canada di Trudeau oppure con i peggiori dittatori?”.

Ugo Intini (leggi l’intervento integrale) vuole “un Comitato di Liberazione per la Democrazia che possa resistere alla melma giallo-verde. È tempo di agire e servono leader nuovi”. Per Intini “il Governo M5s-Lega litiga con la Ue sui migranti, perché vuole in realtà uscire dall’euro. Vogliono anche svuotare la democrazia e la proposta di Grillo di sorteggiare i senatori va in questo senso”. Cicchitto ritiene che “oggi l’Europa abbia due avversari: Trump e Putin. Ci sono analogie con l’Europa degli anni trenta. Il risultato delle elezioni italiane è stato preparato con la vittoria di Trump. Se le contraddizioni tra M5s e Lega non esploderanno nei prossimi 6 mesi, il Governo potrebbe anche durare 5 anni”. In questo caso Pizzolante avverte: “Attenzione, perché quando i populismi prendono piede, ai populismi subentrano altri populismi”. Mauro Del Bue rimarca che “mai in Italia la sinistra aveva preso poco più del 20%. Il Pd ha finora risposto in burocratese: è necessario invece che l’opposizione al Governo giallo-verde si svegli”. Oreste Pastorelli, tesoriere del Psi, pensa che “la sinistra abbia perso il rapporto con la gente”. E Vito Gamberale ritiene che i mali siano nati alla fine degli anni novanta: “La debolezza con cui siamo entrati nell’euro e il tasso di cambio sulla lira hanno indebolito il ceto medio. In questo scenario M5s ha inseguito la povertà, la Lega ha inseguito la paura”. Maria Cristina Pisani, Portavoce del Forum Nazionale Giovani, non si arrende: “La sinistra è sottorappresentata in Italia e in Europa. La prima cosa da fare è far sì che non ci siano più milioni di poveri”. Per il direttore di ‘Mondoperaio’, Luigi Covatta, (leggi l’intervento integrale) è necessario creare una cultura politica riformista “che sappia uscire dal ‘presentismo’ e sia capace di proporre una strategia di lunga durata”.

Iacovissi, responsabile per le riforme del Psi, sottolinea il “cambio drammatico che ha portato a  questo risultato. Sia il ceto medio che le fasce più basse hanno voltato le spalle al centro sinistra.  Imputo a questo anche la ricorsa del cento sinistra verso temi populisti rinunciando a orientamenti riformisti”. “Si è parlato e si parla della diseguaglianza generazionale. Ora per la prima volta vi sono degli strumenti. Vi è la Naspi, oppure il Rei, entrambi fatti dal centrosinistra. Sono risposte alla richiesta di protezione però gli elettori le cercano nei 5 Stelle e nella Lega. Oppure i dati sugli sbarchi che sono dimezzati eppure la sensazione è un’altra”.

Pia Locatelli apre il suo intervento chiedendosi quale sia il modo per “segnare un cambiamento e dare una idea di unità per chi non è sovranista e populista. E soprattutto se sia ancora possibile”. E con questa visione secondo Pia Locatelli è necessario pensare già da ora alle elezioni europee, con una lista larga da contrapporre ai populismi con “noi solidamente ancorati nella famiglia della socialdemocratica”. “La crisi della socialdemocrazia e crisi europea sono legate. E noi abbiamo fatto una difesa dell’Europa quasi acritica”. “Salvini dice che vengono prima gli italiani. Gli stati europei e il processo di democratizzazione si sono stabilizzati in un sistema di cooperazione, quindi l’idea di Salvini delle priorità  è una contraddizione”.

Infine i migranti. Pia Locatelli ricorda i numeri veri. “Gli sbarchi sono in netta discesa. Il 41% dei migranti è europeo. Uno su 5 africano. Perché la paura allora dell’invasione dell’Africa? È un tema che va discusso insieme a quello della cooperazione. Invece da sempre è stato diviso tra immigrazione legale e illegale. E ora si confonde tra legali e richiedenti asilo. Servono canali come quello delle quote altrimenti non si risolve il problema. Infine il congresso del Partito socialista europeo. Bisogna lavorarci da ora e per le elezioni europee dovremmo dire la nostra per individuare il candidato presidente della Commissione Ue”.

Ha chiuso il lavoro Carlo Vizzini che sottolinea la “buona volontà di elaborare e consapevolezza della difficoltà. Ci sono cose da mettere insieme per fare un progetto”. Vizzini mette in guardia per “l’atteggiamento di Salvini” che definisce “al limite della pericolosità”. “Sono state fatte saltare per aria le forze politiche che avevano valori diversi e che avevano portato l’Italia a quinto posto nel modo”. “Ora stanno smontando la democrazia”. “La democrazia ha un costo e chi vuole eliminare questi costi vuole smontare la democrazia: i parlamentari del futuro saranno solo ricchi oppure truffaldini”. Vizzini ricorda come i partiti erano “la cinghia di trasmissione tra gente e istituzioni. Dobbiamo occupare il nostro ruolo per riprendere questo compito per avere la forza di recuperare la democrazia parlamentare”. Parlamento composto da Camera e Senato. “Quel Senato dove oggi siede Matteo Renzi che lo voleva abolire”. Vizzini sottolinea la necessità di riprendere il cammino “con le nostre idee e pretendendo la pari dignità”. Infine le elezioni europee: “Proporzionale e sbarramento. Una angheria. Nessuno di noi può vivere in un altro partito, possiamo vivere insieme ad altri. Il compito dei socialisti è di avere coraggio e inserire questo coraggio in un programma dell’opposizione”.

Daniele Unfer

VIA DAL PRESENTE

via dal presenteIl Psi, nel giorno dell’assemblea del Pd, riunisce, grazie a ‘Mondoperaio’, vari pezzi dell’opposizione al Governo M5s-Lega per chiedere “una reazione a una stagione simile a quella vissuta dall’Italia nel 1919-1922”. Riccardo Nencini sintetizza: “Abbiamo un ministro dell’Interno e leader di partito che, a fronte di una richiesta della Cassazione, si rivolge al Capo dello Stato per mettere sotto schiaffo la magistratura. Lo fa da ministro dell’Interno, da cui dipendono le forze di Pubblica sicurezza. È l’incipit di un atto eversivo”. Per fronteggiare l’eversione Nencini propone: “O cogliamo questi segni come un attacco alla democrazia repubblicana oppure non vedo da dove la sinistra debba ripartire. Serve il primo mattone per una concentrazione repubblicana”. Nencini, interviene dopo l’introduzione di Gian Franco Schietroma e Luigi Covatta direttore di Mondoperaio, che ha organizzato il convegno.

“Bisogna trasformare subito l’opposizione in alternativa credibile – continua Nencini – e cogliere la scadenza delle prossime elezioni europee per presentarsi agli italiani con un disegno comune, una ‘concentrazione repubblicana’ di taglio europeista per evitare che il parlamento europeo abbia una maggioranza populista e provochi la crisi definitiva dell’U.E. Sia alla Camera che al Senato si formi una federazione tra i gruppi dell’opposizione per affrontare in modo corale almeno i grandi temi”. Per Nencini bisogna “veicolare attraverso i governi regionali e le amministrazioni locali di centro sinistra un nuovo e concreto messaggio riformista agli italiani: impiegare i migranti in lavori socialmente utili per la comunità che li ospita; impegnare le risorse di bilancio proprie e i fondi europei per creare almeno 400.000 posti di lavoro nella difesa del territorio e nella valorizzazione dei beni artistici e paesaggistici (investimento di circa 8 miliardi E.)”.

Nencini nel suo intervento sottolinea la necessità di un “appello a mondo e alla cultura socialista con buon esito. Oggi – afferma – sono presenti esponenti di una sinistra che va anche oltre.  Un mondo che si trova all’opposizione del governo Salvini e Di Maio. Via dal presente è un concetto che in un momento in cui si tendono a risolvere i problemi oggi per il domani, vuole inserire l’idea del guardare lontano perché oggi più che mai serve un quadro strategico, basta vedere la questione immigrazione”.

Al convegno di ‘Mondoperaio’ sono presenti tra gli altri Federico Fornaro (Leu), Sergio Pizzolante e Fabrizio Cicchitto (Civica Popolare), Marco Cappato (Associazione Luca Coscioni), Vittorino Ferla (Libertà Eguale). Pizzolante snocciola i dati: “In Italia abbiamo i populisti al 60%. Se aggiungiamo FdI e parte di FI arriviamo al 70%. Dieci anni fa il 74% degli italiani si sentiva di appartenere al ceto medio, oggi questa percentuale è ridotta al 31%. La dinamica centrodestra contro centrosinistra è morta. Oggi siamo ai populisti contro i riformisti”. Simile l’analisi di Fornaro (Leu): “Il 4 marzo è stato un terremoto, non una sconfitta. Nel 2008 Pd e FI avevano 25,7 milioni di voti, oggi hanno 10 milioni di voti. I populisti sono passati dal 18 al 58%. La maggioranza silenziosa non esiste più. Oggi c’è una maggioranza rancorosa e i populisti creano appositamente nemici esterni come i migranti e la Ue”.

“Il frontismo – sottolinea Cappato – porta alla sconfitta. Il tema centrale sia l’internazionalismo dei diritti umani. È possibile che per Trump sia indifferente interloquire con il Canada di Trudeau oppure con i peggiori dittatori?”.

Ugo Intini (leggi l’intervento integrale) vuole “un Comitato di Liberazione per la Democrazia che possa resistere alla melma giallo-verde. È tempo di agire e servono leader nuovi”. Per Intini “il Governo M5s-Lega litiga con la Ue sui migranti, perché vuole in realtà uscire dall’euro. Vogliono anche svuotare la democrazia e la proposta di Grillo di sorteggiare i senatori va in questo senso”. Cicchitto ritiene che “oggi l’Europa abbia due avversari: Trump e Putin. Ci sono analogie con l’Europa degli anni trenta. Il risultato delle elezioni italiane è stato preparato con la vittoria di Trump. Se le contraddizioni tra M5s e Lega non esploderanno nei prossimi 6 mesi, il Governo potrebbe anche durare 5 anni”. In questo caso Pizzolante avverte: “Attenzione, perché quando i populismi prendono piede, ai populismi subentrano altri populismi”. Mauro Del Bue rimarca che “mai in Italia la sinistra aveva preso poco più del 20%. Il Pd ha finora risposto in burocratese: è necessario invece che l’opposizione al Governo giallo-verde si svegli”. Oreste Pastorelli, tesoriere del Psi, pensa che “la sinistra abbia perso il rapporto con la gente”. E Vito Gamberale ritiene che i mali siano nati alla fine degli anni novanta: “La debolezza con cui siamo entrati nell’euro e il tasso di cambio sulla lira hanno indebolito il ceto medio. In questo scenario M5s ha inseguito la povertà, la Lega ha inseguito la paura”. Maria Cristina Pisani, Portavoce del Forum Nazionale Giovani, non si arrende: “La sinistra è sottorappresentata in Italia e in Europa. La prima cosa da fare è far sì che non ci siano più milioni di poveri”. Per il direttore di ‘Mondoperaio’, Luigi Covatta, (leggi l’intervento integrale) è necessario creare una cultura politica riformista “che sappia uscire dal ‘presentismo’ e sia capace di proporre una strategia di lunga durata”.

Iacovissi, responsabile per le riforme del Psi, sottolinea il “cambio drammatico che ha portato a  questo risultato. Sia il ceto medio che le fasce più basse hanno voltato le spalle al centro sinistra.  Imputo a questo anche la ricorsa del cento sinistra verso temi populisti rinunciando a orientamenti riformisti”. “Si è parlato e si parla della diseguaglianza generazionale. Ora per la prima volta vi sono degli strumenti. Vi è la Naspi, oppure il Rei, entrambi fatti dal centrosinistra. Sono risposte alla richiesta di protezione però gli elettori le cercano nei 5 Stelle e nella Lega. Oppure i dati sugli sbarchi che sono dimezzati eppure la sensazione è un’altra”.

Pia Locatelli apre il suo intervento chiedendosi quale sia il modo per “segnare un cambiamento e dare una idea di unità per chi non è sovranista e populista. E soprattutto se sia ancora possibile”. E con questa visione secondo Pia Locatelli è necessario pensare già da ora alle elezioni europee, con una lista larga da contrapporre ai populismi con “noi solidamente ancorati nella famiglia della socialdemocratica”. “La crisi della socialdemocrazia e crisi europea sono legate. E noi abbiamo fatto una difesa dell’Europa quasi acritica”. “Salvini dice che vengono prima gli italiani. Gli stati europei e il processo di democratizzazione si sono stabilizzati in un sistema di cooperazione, quindi l’idea di Salvini delle priorità  è una contraddizione”.

Infine i migranti. Pia Locatelli ricorda i numeri veri. “Gli sbarchi sono in netta discesa. Il 41% dei migranti è europeo. Uno su 5 africano. Perché la paura allora dell’invasione dell’Africa? È un tema che va discusso insieme a quello della cooperazione. Invece da sempre è stato diviso tra immigrazione legale e illegale. E ora si confonde tra legali e richiedenti asilo. Servono canali come quello delle quote altrimenti non si risolve il problema. Infine il congresso del Partito socialista europeo. Bisogna lavorarci da ora e per le elezioni europee dovremmo dire la nostra per individuare il candidato presidente della Commissione Ue”.

Ha chiuso il lavoro Carlo Vizzini che sottolinea la “buona volontà di elaborare e consapevolezza della difficoltà. Ci sono cose da mettere insieme per fare un progetto”. Vizzini mette in guardia per “l’atteggiamento di Salvini” che definisce “al limite della pericolosità”. “Sono state fatte saltare per aria le forze politiche che avevano valori diversi e che avevano portato l’Italia a quinto posto nel modo”. “Ora stanno smontando la democrazia”. “La democrazia ha un costo e chi vuole eliminare questi costi vuole smontare la democrazia: i parlamentari del futuro saranno solo ricchi oppure truffaldini”. Vizzini ricorda come i partiti erano “la cinghia di trasmissione tra gente e istituzioni. Dobbiamo occupare il nostro ruolo per riprendere questo compito per avere la forza di recuperare la democrazia parlamentare”. Parlamento composto da Camera e Senato. “Quel Senato dove oggi siede Matteo Renzi che lo voleva abolire”. Vizzini sottolinea la necessità di riprendere il cammino “con le nostre idee e pretendendo la pari dignità”. Infine le elezioni europee: “Proporzionale e sbarramento. Una angheria. Nessuno di noi può vivere in un altro partito, possiamo vivere insieme ad altri. Il compito dei socialisti è di avere coraggio e inserire questo coraggio in un programma dell’opposizione”.

Daniele Unfer

LOBBY AL SOLE

lobbisti-fina

Un regolamento per le lobby al Senato. Il segretario del Psi Riccardo Nencini è tornato sul tema proponendo un regolamento per Palazzo Madama dopo che, lo scorso anno, da viceministro lo aveva istituito presso il ministero delle Infrastrutture. Un regolamento analogo era stato istituito tramite l’ufficio di Presidenza della Camera, applicato però alla sola Camera dei Deputati. Per promuovere i principi di pubblicità e trasparenza delle Istituzioni, il senatore Riccardo Nencini, segretario del Psi e vice presidente del Gruppo Misto a Palazzo Madama, ha presentato oggi, nella sala stampa della Camera dei Deputati, la sua proposta.

Si tratta di un “regolamento dell’attività di rappresentanza degli interessi dentro e fuori le sedi del Senato” che introduce importanti novità rispetto al testo approvato, nel marzo 2017, dall’Ufficio di Presidenza della Camera. Nencini, primo parlamentare ed ex membro del governo ad istituire spontaneamente un registro pubblico degli incontri con i portatori di interesse presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha infatti messo in chiaro, già nel titolo della proposta, che l’attività di lobby va monitorata non solo quando si svolge all’interno delle sedi del Senato, ma anche all’esterno.

“L’Italia – ha detto Nencini nel corso della conferenza stampa – è uno dei pochi paesi nell’Unione europea che non ha una normativa legata alla regolarizzazione dell’attività di gruppi di interesse. Ci sono state delle iniziative, la prima è stata la Toscana nel 2001. Il sottoscritto nel ministero nelle Infrastrutture nella scorsa legislatura ha istituito un registro. Lo ha fatto anche Calenda nel proprio dicastero. Ora ho presentato un nuovo regolamento che riguarda i gruppi di interesse, ovviamente per il Senato. Il testo ha della variazioni rispetto al testo in vigore per la Camera ancorché sospeso”.

Nencini ha spiegato che il testo attuale “riguarda soltanto le attività lobbistiche all’interno di Montecitorio. Nel regolamento che presenterò invece la registrazione dell’attività è prevista sia se questa avviene dentro le mura del palazzo sia fuori. Il secondo punto riguarda i soggetti che devono dare notizia della loro attività. Quindi il lobbista, ma a questo si aggiungono sia i senatori sia funzionari e gli alti dirigenti. Non prevedere di registrare il contatto del lobbista, che io reputo legittimo, con un alto funzionario, è una lacuna grave, perché spesso è il dirigente che accompagna il testo della legge nel suo percorso in Aula. Pensiamo alla legge di stabilità per esempio. La politica ne dà l’indirizzo, ma poi spesso la norma viene scritta e accompagnata dai dirigenti”.

“Ultima variazione – ha aggiunto Nencini – riguarda la violazione della norma da parte del Senatore. Perché mentre per il lobbista in caso di grave mancanza si prevede la cancellazione dal registro, per il Senatore manca una sanzione. Si prevede in questo caso una sanzione costituita dalla sospensione dei lavori d’Aula con il conseguente taglio della diaria”.

In conclusione il senatore socialista ha fatto un accenno alla vicenda dello stadio della Roma. “Non è che un regolamento o una legge – ha premesso – possano ovviare a eventuali casi di corruzione. Sottolineo eventuali, perché tutto è da provare. Però saremmo stati in grado di mettere in mutande il senatore o il deputato che abbia incontrato il signor Tizio anche fuori dalle mura di Montecitorio o di Palazzo Madama. Aggiungo con il beneficio che le cose che abbiamo letto sui giornali siano rispondenti a verità e mi domando: L’attuale vice presidente del Consiglio era al momento in cui venne adottato il regolamento della Camera, vicepresidente di Montecitorio. Quindi uno dei protagonisti nel momento in cui il regolamento è stato adottato. Se, e sottolineo il se, gli incontri di cui si legge ci sono stati e hanno coinvolto più uomini politici e delle istituzioni, mi domando se non siano in contraddizione, Di Maio in testa come vicepresidente della Camera, uno dei promotori di quel regolamento, rispetto a eventuali incontri?”

“Nel momento in cui affermi un principio – ha aggiunto Nencini – quel principio assume valore universale. E quel valore non si fa chiudere nelle mura di un edificio. Lascio il quesito in forma aperta. Se il vicepresidente dell’attuale governo volesse rispondere – ha concluso Nencini – sarei felice di ascoltarlo.

Oltre alla definizione dell’attività di rappresentanza di interessi, il Regolamento proposto da Nencini per il Senato prevede l’istituzione di un registro dei lobbisti precluso sia a chi ha subito condanne definitive per reati contro la PA o la fede pubblica o il patrimonio, sia a chi ha ricoperto, nei 12 mesi precedenti all’iscrizione, cariche di governo o svolto mandato parlamentare.

Gli incontri dei senatori con i lobbisti dovranno essere registrati e resi pubblici in un’apposita sezione dedicata sul sito istituzionale del Senato.

Importante novità introdotta da Nencini rispetto al Regolamento della Camera è l’estensione dell’obbligo per i lobbisti di comunicare anche gli incontri con i funzionari e i dirigenti del Senato

Proprio nel primo giorno della XVIII Legislatura, lo scorso marzo, Riccardo Nencini aveva depositato il disegno di legge già presentato nel maggio del 2013, che propone l’introduzione di una normativa generale per regolamentare, in assenza di una legge, le attività di rappresentanza di interessi nei confronti dei decisori pubblici.

Nencini: “L’anno zero
del centrosinistra”

risultati elettorali

“Ecco l’anno zero. Non vince il centro destra, stravince Salvini con un’idea dell’Italia della paura. Serve una costituente riformista e democratica che trasformi l’opposizione in alternativa credibile”. Così Riccardo Nencini, segretario del Psi, commenta i risultati delle elezioni amministrative dopo il turno di ballottaggio. Nencini ribadisce la necessità di una “assemblea per la Repubblica aperta e inclusiva. Un leader e un disegno politico nuovo. La Toscana faccia da battistrada. Proprio dove la sconfitta è stata più dura, da lì vengano i segnali più forti. Bisogna che il partito più grande della sinistra riveda le sue strutture politiche e organizzative”.

Le amministrative hanno dato un segnale allarmante. Quello di un Paese che si sposta a destra. Roccaforti che erano del centrosinistra hanno ceduto. Gli esempi sono tanti. La bassa affluenza non è una giustificazione. Come commenti questo turno di ballottaggio?
Sono state completamente disarticolate le regioni rosse. Non c’è più nemmeno l’attaccapanni della storia. Una ragione in più, dopo la sconfitta alla politiche, per rivedere completamente la stessa idea di sinistra. Noi siamo pronti a farlo. Il 7 di luglio facciamo un primo incontro aperto a tutti i riformisti e democratici, ma soprattutto rivolgiamo un appello a tutti i movimenti democratici, civili, ma il Pd sopra agli altri. Il tutto affinché la volontà di far presto emerga già prima dell’estate.

La lettera di Martina al Corriere della Sera è un appello che segna anche il clima di una sinistra impotente.  Martina parla di una lista unica alle Europee. Tu che ne pensi?
Penso che si debbano preparare da subito le Europee e le prossimi amministrative. Però non lasciando le cose invariate. Credo che il progetto decennale del Partito democratico sia destinato a tramontare. E quindi c’è bisogno di un disegno nuovo della sinistra italiana.

Un disegno quindi che non deve partire dal Pd come perno centrale…
Gli italiani hanno soprattutto voltato la faccia la Pd. Quindi ripartire dal Partito democratico sarebbe un errore. Servono leadership nuove e serve soprattutto un disegno nuovo perché l’opposizione divenga alternativa credibile. Lo ripeto: il nostro è un tempo molto simile al triennio ‘19 – ‘22. Quindi chi pensa che questa pancia che ribolle degli italiani sia destinata a spegnersi, non ha capito. Noi lo diciamo ormai dal congresso di Venezia che andava affrontato il tema migranti in maniera diversa da quel cattocomunismo peloso che ha avuto un rimbalzo soltanto con Minniti.

Calenda addirittura parla di andare oltre al Pd. Di un fronte repubblicano. I socialisti come si pongono? Quale ruolo possono avere in una fase in cui le basi fondanti del centrosinistra sembravo venir meno?
La posizione di Calenda è la posizione nostra. Noi abbiamo lanciato l’idea di una assemblea repubblicana che costruisca  un bacino di resistenza. Se in Italia avesse vinto una destra europea, alcuni valori fondamentali dello Stato non sarebbero stati messi in discussione. Ma qui ha vinto una destra irragionevole, antieuropea, autartica. Che vorrebbe trasformare l’Italia in italietta. C’ un punto però.

Quale?
Vi è una serie di argomenti che questa destra ha manipolato. Sono argomenti che in maniera diversa deve governare anche la sinistra dando risposte diverse a una comunità che si è smarrita. Il Pd deve fuoriuscire dalla logica che lo ha portato a nascere dieci anni fa. Quello era un partito che era nato per stare in uno schema bipolare ove vi era Forza Italia e Berlusconi.

Una Italia che non esiste più…
Appunto. E vorrei ricordare a Martina che Berlusconi è all’opposizione del Governo. E questa ragione, insieme a quella della sconfitta alle politiche e alla sconfitta alle amministrative, insiste come le altre sullo stesso punto.

Quale punto?
Non c’è tempo da perdere. Bisogna ripensare le leadership, creare nuove organizzazioni, coinvolgere l’associazionismo civico, perché conservo una forte paura:  il traguardo conquistato dalla destra trainata da Salvini potrebbe non essere l’ultima meta.

Nel senso che non sia punto di arrivo?
Esattamente. Ma un punto di partenza.

Mentre il Pd sta ancora cercando di capire le ragione della sconfitta non solo delle elezioni ma anche del referendum di due due anni fa…
Lo dico ancora: non c’è più tempo. Se avessimo davanti una destra conservatrice europea sarebbe diverso. Abbiamo davanti avversari che ogni giorno grattano la pancia degli italiani. E presentano al mondo l’Italia della paura. Le pistole elettriche, la discussione sui vaccini, la legittima difesa che permette di sparare in maniera non proporzionale rispetto alla minaccia ricevuta. È l’immagine di una Italia chiusa in se stessa. Che non ha futuro. Nell’immediato può apparire a chi soffre di nostalgia anche come positiva. Ma non ha gambe.

Già c’è chi vede le Europee come un ulteriore trampolino per Salvini che in caso di ulteriore affermazione potrebbe assumere un vero e proprio controllo della coalizione magari passando anche attraverso le elezioni anticipate.
È un rischio che vedo anch’io. Ogni esecutivo che in Europa è giunto alla fine della sua esperienza di governo è stato battuto alle elezioni. Non escludo che Salvini possa muovere le carte anticipatamente rispetto alla sua scadenza. Ma il problema è se si va a votare in un clima come questo. Questo è preoccupante. Sono tutte ragioni in più per muoversi con rapidità. Quello che sta emergendo è la fotografia di una Italia lugubre. Non si parla più di misure che riguardano il mondo del lavoro. Il Ministro Tria sta dicendo che i soldi per il reddito di cittadinanza non ci sono. Le promesse elettorali della Lega e dei Cinque Stelle non ci sono più. Si sono confermate solo come promesse elettorali.
Inoltre con questo governo la nostra posizione in Europa sta diventando sempre più complicata. Sempre più isolata. Siamo in un momento di grandi crisi. E problemi di questa portata non si risolvono con la voce grossa. Un esempio chiaro viene dalla posizione italiana sull’immigrazione. È necessario rivere il trattato di Dublino. Il dibattito è su questo. Ma il governo che fa? Ha assunto una posizione strabica. Bivalente. In Europa i risultati si ottengono sedendo con autorevolezza ai tavoli che contano. Invece noi siamo ostili verso quella parte di Europa con cui storicamente abbiamo avuto rapporti consolidati. Francia e Germania per intenderci. Con loro e solo con loro possiamo arrivare a una intesa per rivedere Dublino. Invece il governo stringe improbabili alleanze con i paesi Visegrad che non hanno nessuna intenzione di cambiare una sola virgola a quel trattato.

Daniele Unfer

ANNO ZERO

risultati elettorali

“Ecco l’anno zero. Non vince il centro destra, stravince Salvini con un’idea dell’Italia della paura. Serve una costituente riformista e democratica che trasformi l’opposizione in alternativa credibile”. Così Riccardo Nencini, segretario del Psi, commenta i risultati delle elezioni amministrative dopo il turno di ballottaggio. Nencini ribadisce la necessità di una “assemblea per la Repubblica aperta e inclusiva. Un leader e un disegno politico nuovo. La Toscana faccia da battistrada. Proprio dove la sconfitta è stata più dura, da lì vengano i segnali più forti. Bisogna che il partito più grande della sinistra riveda le sue strutture politiche e organizzative”.

Le amministrative hanno dato un segnale allarmante. Quello di un Paese che si sposta a destra. Roccaforti che erano del centrosinistra hanno ceduto. Gli esempi sono tanti. La bassa affluenza non è una giustificazione. Come commenti questo turno di ballottaggio?
Sono state completamente disarticolate le regioni rosse. Non c’è più nemmeno l’attaccapanni della storia. Una ragione in più, dopo la sconfitta alla politiche, per rivedere completamente la stessa idea di sinistra. Noi siamo pronti a farlo. Il 7 di luglio facciamo un primo incontro aperto a tutti i riformisti e democratici, ma soprattutto rivolgiamo un appello a tutti i movimenti democratici, civili, ma il Pd sopra agli altri. Il tutto affinché la volontà di far presto emerga già prima dell’estate.

La lettera di Martina al Corriere della Sera è un appello che segna anche il clima di una sinistra impotente.  Martina parla di una lista unica alle Europee. Tu che ne pensi?
Penso che si debbano preparare da subito le Europee e le prossimi amministrative. Però non lasciando le cose invariate. Credo che il progetto decennale del Partito democratico sia destinato a tramontare. E quindi c’è bisogno di un disegno nuovo della sinistra italiana.

Un disegno quindi che non deve partire dal Pd come perno centrale…
Gli italiani hanno soprattutto voltato la faccia la Pd. Quindi ripartire dal Partito democratico sarebbe un errore. Servono leadership nuove e serve soprattutto un disegno nuovo perché l’opposizione divenga alternativa credibile. Lo ripeto: il nostro è un tempo molto simile al triennio ‘19 – ‘22. Quindi chi pensa che questa pancia che ribolle degli italiani sia destinata a spegnersi, non ha capito. Noi lo diciamo ormai dal congresso di Venezia che andava affrontato il tema migranti in maniera diversa da quel cattocomunismo peloso che ha avuto un rimbalzo soltanto con Minniti.

Calenda addirittura parla di andare oltre al Pd. Di un fronte repubblicano. I socialisti come si pongono? Quale ruolo possono avere in una fase in cui le basi fondanti del centrosinistra sembravo venir meno?
La posizione di Calenda è la posizione nostra. Noi abbiamo lanciato l’idea di una assemblea repubblicana che costruisca  un bacino di resistenza. Se in Italia avesse vinto una destra europea, alcuni valori fondamentali dello Stato non sarebbero stati messi in discussione. Ma qui ha vinto una destra irragionevole, antieuropea, autartica. Che vorrebbe trasformare l’Italia in italietta. C’ un punto però.

Quale?
Vi è una serie di argomenti che questa destra ha manipolato. Sono argomenti che in maniera diversa deve governare anche la sinistra dando risposte diverse a una comunità che si è smarrita. Il Pd deve fuoriuscire dalla logica che lo ha portato a nascere dieci anni fa. Quello era un partito che era nato per stare in uno schema bipolare ove vi era Forza Italia e Berlusconi.

Una Italia che non esiste più…
Appunto. E vorrei ricordare a Martina che Berlusconi è all’opposizione del Governo. E questa ragione, insieme a quella della sconfitta alle politiche e alla sconfitta alle amministrative, insiste come le altre sullo stesso punto.

Quale punto?
Non c’è tempo da perdere. Bisogna ripensare le leadership, creare nuove organizzazioni, coinvolgere l’associazionismo civico, perché conservo una forte paura:  il traguardo conquistato dalla destra trainata da Salvini potrebbe non essere l’ultima meta.

Nel senso che non sia punto di arrivo?
Esattamente. Ma un punto di partenza.

Mentre il Pd sta ancora cercando di capire le ragione della sconfitta non solo delle elezioni ma anche del referendum di due due anni fa…
Lo dico ancora: non c’è più tempo. Se avessimo davanti una destra conservatrice europea sarebbe diverso. Abbiamo davanti avversari che ogni giorno grattano la pancia degli italiani. E presentano al mondo l’Italia della paura. Le pistole elettriche, la discussione sui vaccini, la legittima difesa che permette di sparare in maniera non proporzionale rispetto alla minaccia ricevuta. È l’immagine di una Italia chiusa in se stessa. Che non ha futuro. Nell’immediato può apparire a chi soffre di nostalgia anche come positiva. Ma non ha gambe.

Già c’è chi vede le Europee come un ulteriore trampolino per Salvini che in caso di ulteriore affermazione potrebbe assumere un vero e proprio controllo della coalizione magari passando anche attraverso le elezioni anticipate.
È un rischio che vedo anch’io. Ogni esecutivo che in Europa è giunto alla fine della sua esperienza di governo è stato battuto alle elezioni. Non escludo che Salvini possa muovere le carte anticipatamente rispetto alla sua scadenza. Ma il problema è se si va a votare in un clima come questo. Questo è preoccupante. Sono tutte ragioni in più per muoversi con rapidità. Quello che sta emergendo è la fotografia di una Italia lugubre. Non si parla più di misure che riguardano il mondo del lavoro. Il Ministro Tria sta dicendo che i soldi per il reddito di cittadinanza non ci sono. Le promesse elettorali della Lega e dei Cinque Stelle non ci sono più. Si sono confermate solo come promesse elettorali.
Inoltre con questo governo la nostra posizione in Europa sta diventando sempre più complicata. Sempre più isolata. Siamo in un momento di grandi crisi. E problemi di questa portata non si risolvono con la voce grossa. Un esempio chiaro viene dalla posizione italiana sull’immigrazione. È necessario rivere il trattato di Dublino. Il dibattito è su questo. Ma il governo che fa? Ha assunto una posizione strabica. Bivalente. In Europa i risultati si ottengono sedendo con autorevolezza ai tavoli che contano. Invece noi siamo ostili verso quella parte di Europa con cui storicamente abbiamo avuto rapporti consolidati. Francia e Germania per intenderci. Con loro e solo con loro possiamo arrivare a una intesa per rivedere Dublino. Invece il governo stringe improbabili alleanze con i paesi Visegrad che non hanno nessuna intenzione di cambiare una sola virgola a quel trattato.

Daniele Unfer

Un disegno nuovo per il centrosinistra

consultazioni_salvini_mattarella“La preoccupazione che da molti mesi avevamo, quello della nascita di un blocco populista che governasse l’Italia, si è dimostrata giusta. Possono esserci stati anche programmi diversi tra Lega e 5 Stelle, però il sentimento antisistema è un sentimento che unifica le due forze politiche ed è il cemento vero che li unisce”.

Lo afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini all’indomani del fallimento del tentativo della Lega e dei Cinque Stelle di formare un governo. Oggi Carlo Cottarelli ha ricevuto l’incarico dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per formare un esecutivo. Un governo con pochi ministri, che sarà presentato al Quirinale in tempi strettissimi. L’economista spiega che si presenterà in Parlamento con un programma che porti l’Italia al voto nel 2019, dopo il sì alla Legge di Bilancio, se avrà la fiducia; o ‘dopo agosto’ se non l’avrà.

“Mattarella – continua il segretario del Psi Riccardo Nencini – non ha detto di no a un governo grigio-verde. Ha detto di no a un ministro e ne ha suggerito un altro nella persona di fiducia di Salvini. Un uomo che è il braccio destro e sinistro del leader leghista

Giorgetti…
Certo. Quindi non c’è nessuno sgarro politico da parte del presidente della Repubblica. È la conferma che l’obiettivo politico di Salvini era un altro.

Quale?
Rovesciare i numeri delle scorse elezioni rafforzare il proprio partito e lanciare una opa definitiva sul mondo populista in Italia. Altro che prima gli Italiani. Prima Salvini degli italiani. Lui ha bugerato due volte gli italiani. La prima volta con un programma elettorale che ha profondamente modificato nei giorni in cui pensavano di formare il governo. Un programma vacuo ove non vi è nessuna scadenza e dove non vi è nessuna precisa copertura di bilancio. Lui ha fatto la campagna elettorale su cose che ora non ci sono più. I 600mila rimpatri, scomparsi; la flat tax, scomparsa. E il protezionismo dei prodotti italiani, scomparso anche quello. Quindi c’è un primo tradimento degli elettori. Poi vi è un secondo tradimento.

Ossia?
Quello di aver rinunciato a formare un governo per interessi di parte. Questo va chiarito. Mattarella non ha detto no a un qualsiasi ministro dell’Economia. Ha detto che voleva un ministro politico. Matterella si è comportato in modo ineccepibile. Mattarella non è Facta, non si è lavato le mani. Ha esercitato le sue funzioni costituzionali dando una soluzione a Salvini.

C’è chi dice che la Germania ha giocato un ruolo scorretto in Europa con lo scopo di portare la Troika europea anche in Italia. Gli attacchi di Salvni e Di Maio all’alleato tedesco sono all’ordine del giorno. Che ne pensi?
Intanto dovrebbero pensare ai problemi che hanno creato loro. Perché se lo spread sale e i mercati sono preoccupati non è colpa della Germania. È colpa di una trattativa lunghissima che hanno condotto in spregio non solo alla consuetudine, ma anche alla Costituzione. Perché il presidente del consiglio è arrivato alla fine, come re travicello. Che poi questa Europa non possa essere considerata perfetta è vero. Ma la si cambia non con atti di volontarismo irresponsabile, ma con le alleanze. Ma per fare alleanze che modificano i trattati bisogna essere credibili.

Cottarelli ha ricevuto l’incarico. Ma un presidente del Consiglio deve avere una maggioranza che lo sostiene. Al momento sembra difficile. Dove trovare i numeri?
È un tentativo che noi sosterremo. Ma è un tentativo al limite dell’impossibile.

Il centro sinistra e le elezioni. Cosa si deve fare?
Il contrario di quello che si è fatto fino ad ora. Serve un disegno nuovo. Ognuno di noi deve dichiararsi disponibile a cedere una parte della propria sovranità a un disegno nuovo che tenga assieme la sinistra riformista, la sinistra più radicale, il modo laico e i cattolici democratici. Questo l’obiettivo. I modi si trovano. La cosa fondamentale oggi è costruire un disegno unitario a cominciare da una concentrazione repubblicana. Oggi ho visto Berlusconi che parla di fronte repubblicano. Se è la nostra idea della concentrazione repubblicana contro il populismo e gli attacchi alla costituzione benissimo. Però a questo punto deve svincolarsi dal patto con Salvini.

Daniele Unfer