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Dario Conti

Scrive Dario Conti:
Sospendere l’abuso edilizio

Mi dispiace assai per quello che sta succedendo alla signora Peppina di Fiastra e per quello che potrebbe succedere ad altri terremotati, visto che la procura di Macerata sta facendo una indagine a tappeto per verificare se sul territorio esistono altri casi di casette abusive. Di questa situazione si dovrebbe ringraziare l’ex commissario alla ricostruzione. In un suo incontro, ai primi di novembre all’università di Camerino disse che l’abuso edilizio non si poteva sospendere perché avrebbe creato una disparità sociale tra chi avrebbe avuto la possibilità di costruirsi la propria casetta e chi no. Ma quale disuguaglianza sociale; a quest’ora molti terremotati si sarebbero potuti avvicinare alle proprie abitazioni inagibili. Gli altri avrebbero comunque usufruito dell’autonoma sistemazione o degli alberghi. Lo Stato avrebbe così risparmiato sull’autonoma sistemazione, sul pagamento degli alberghi e sulle casette. Ora se si vuole superare questa difficile situazione della stessa signora Peppina e di altri terremotati, che potrebbero trovarsi nell’identica situazione, necessita un provvedimento legislativo sospensivo dell’abuso edilizio e dell’abuso per la mancanza di autorizzazione paesistica. La sospensione dell’abuso edilizio potrebbe riguardare anche altri terremotati, visto i tempi lunghi per la ricostruzione delle proprie abitazioni inagibili, che così potrebbero rientrare,quasi subito, nei propri comuni. Ho letto che sono state presentate proposte di legge sull’abuso edilizio o che verrebbero presentati altri disegni in merito, ma l’iter parlamentare è lungo, salvo che tutti i partiti concordino nell’accorpare in un unico proposta di legge, i vari disegni di legge, chiedendo di discuterla con procedura d’urgenza oppure il governo presenti un proprio decreto legge. La sospensiva degli abusi dovrebbe decorrere da quando si sono verificati i terremoti distruttivi e cioè il 24 agosto 2016 e il 26 ottobre 2016, mantenendo quelli antecedenti a quelle date. La sospensione dovrebbe valere finché il terremotato non rientrerà nella propria casa divenuta agibile; dopo di che, la casetta, cosi detta abusiva, dovrà essere demolita. Su quest’argomento dovrebbe esserci la convergenza di tutte le forze politiche siano esse di sinistra, di centrosinistra, di centro, di centrodestra e di destra. Il terremoto non ha colori politici e nessuno può speculare sulle disgrazie di noi terremotati. Infine per accelerare la ricostruzione e superare i lacci e i laccioli della burocrazia, più distruttiva del terremoto, viene ancora in tempo ad emanare una legge speciale che superi le leggi ordinarie. Non siamo in una situazione di normalità, ma in una di emergenza come si sono trovati i nostri padri, subito dopo la guerra. La situazione, in cui si trovano oggi i 140 comuni del cratere, è equiparabile a quella di allora.
Ho avuto in questi giorni il piacere di parlare con la commissaria on. Paola de Micheli e sentendo le sue dichiarazioni, mi ha dato l’impressione che sia più disponibile verso i cittadini terremotati e più attenta,del suo predecessore, ad affrontare le questioni della ricostruzione di un ampio e devastato territorio.

Dario Conti
Ex sindaco di Camerino
membro consiglio nazionale PSI

Dario Conti
Lettera aperta
al Segretario Nencini

Caro Riccardo ti scrivo questa lettera aperta quale segretario del mio partito e come vice ministro del governo Gentiloni. Governo che mi sembra molto statico ed in grave ritardo sulle problematiche del terremoto che ha colpito l’Italia centrale. Un commissario alla ricostruzione non idoneo. Basta guardare i decreti e le sue ordinanze di difficile lettura, che rimandano sempre ad altri decreti e norme, invece di predisporre un unico testo coordinato. Il nostro territorio è geomorfologicamente diverso da quello dell’Emilia. Quel modello non può essere il nostro.
È pur vero che la ricostruzione inizia quando finisce l’emergenza. L’emergenza ancora persiste pesantemente e della ricostruzione neppure l’ombra; la terra continua a tremare. Intanto si va verso la smobilitazione della protezione civile, dei corpi dei Vigili del Fuoco venuti da altre regioni. Caro Riccardo cosa dobbiamo fare noi cittadini terremotati? Qui non si vede l’inizio di nulla. Tutto è fermo, promesse non mantenute, solo un chiacchiericcio e nulla di più. Ordinanze e tempi lunghi. Leggi speciali non se ne vedono. Si opera solo con leggi ordinarie. C’è una burocrazia imperante che uccide più del terremoto. I sindaci attendono assai sfiduciati le famose casette. A distanza di più di otto mesi nessuna casetta è stata istallata, solo pochissime e soltanto in alcuni comuni sono state assegnate con il metodo del sorteggio. Per istallarle ci vogliono più di dieci, quattordici passaggi, se tutto andrà bene. Ormai stanno per diventare solo un miraggio. Poche urbanizzazioni sono in corso. Nel frattempo passano mesi e mesi con il generale inverno che si avvicina. Senza casette e stalle per quella data sarà difficile che i nostri paesi, potranno riprendere vita. Come si fa a riportare i cittadini, molti dei quali sfollati lungo la costa, nei loro territori? Intanto gli sfollati, ospiti nelle strutture ricettive della costa, devono fare le valige per far posto ai turisti. E’ una vera e propria transumanza che un tempo si faceva con il bestiame. Se non si troverà una soluzione per l’inverno, siamo proprio fregati. Le macerie non rimosse. Neppure la ricostruzione leggera è partita, figuriamoci poi quella pesante. L’ufficio ricostruzione è quasi un fantasma. Nel frattempo si registrano meno iscrizioni, per l’anno scolastico 2017-2018, nelle nostre scuole. Brutto segno. Alcuni comuni rischiano il default se non verranno quanto prima rimborsati delle spese sostenute per la messa in sicurezza e reintegrati per il mancato introito delle entrate tributarie. I ristoratori non ancora del tutto pagati. I soldi per la delocalizzazione delle attività produttive ancora non elargiti. Le attività qui falliscono per crediti e non per debiti. I pagamenti per l’autonoma sistemazione sono in ritardo. Non si sa che fine abbiano fatto i soldi della solidarietà,che molti italiani hanno fatto per noi. Ci si dice che presto si farà questo e quello,ma ancora siamo al punto di partenza. Si è tentato pure da parte di alcuni parlamentari di presentare un emendamento alla “manovrina” a favore delle aree non toccate minimamente dal sisma solo per danno indotto, a discapito delle vere zone terremotate.
Ma quale danno indotto? Per fortuna non è stato nemmeno preso in considerazione. Siamo stanchi delle promesse che non si concretizzano. Le zone rosse ancora inaccessibili e moltissime verifiche da fare in una lentezza impressionante. Le attività commerciali ed imprenditoriali soffrono. La zona franca e la zona economica speciale non è stata ancora approvata. Quella prevista nel decreto è acqua fresca. La nostra proposta di legge è ferma. Si dice pure che tale iniziativa potrebbe prefigurare, da parte dell’Unione europea, un aiuto di stato. Ma allora chi dovrebbe aiutarci!? Nell’ultima “manovrina” è stato respinto un emendamento a favore degli studenti universitari terremotati (esenzione delle tasse), preferendo finanziare il golf ed un teatro. La nostra pazienza è giunta a un limite di non ritorno. Nel frattempo si registra qualche suicidio per disperazione. Alcuni sindaci dei comuni del cratere non sono andati alla sfilata del due giugno in segno di protesta, vedendo dai nostri governanti non venire nulla, ma solo parole. Quelli che ci sono andati almeno avrebbero potuto mettere la fascia a rovescio, in segno di protesta per creare una seria attenzione. Tutti rispettiamo la festa della Repubblica. Se ci fossero stati gli uomini che hanno costruito la nostra Repubblica, forse noi terremotati non ci troveremmo così. Molti politici di sinistra, di destra e di centro, considerata la loro lontananza dai luoghi terremotati dell’Italia centrale, non hanno la percezione del terremoto e di quello che noi stiamo vivendo. Invece di invitare i turisti a passare le vacanze da noi, perché non vengono loro stessi qui, e viverci per un po’ di tempo, specialmente in autunno e inverno? Così si renderanno conto di quello che stiamo passando.
Sicuramente accelererebbero le procedure superando alcuni passaggi, eliminando la burocrazia e facendo leggi speciali. Caro Riccardo mi rivolgo a te, quale segretario del mio partito, perché ti conosco bene. Ci siamo più volte confrontati sulla nostra triste situazione, hai compreso bene, unitamente agli altri nostri parlamentari, lo stato che viviamo, per chiederti di predisporre, come partito socialista, un’iniziativa forte, clamorosa, eclatante che si senta nei palazzi che contano ed in Europa. Forse dovremmo essere noi ad occupare Montecitorio e far sentire altissimo il grido di dolore? La sfiducia e l’esasperazione ci porterebbero a questo. Noi vorremmo rientrare nelle nostre case, nei nostri negozi, entro cinque anni e riprendere così la nostra vita. Si potrebbe, se si eliminassero tanti passaggi burocratici, con leggi speciali e avere più coraggio. Ci mancherebbero pure le elezioni anticipate, così la dimenticanza sarà completa.

Dario Conti
Consiglio nazionale PSI
Ex sindaco di Camerino

Camerino lì 7 giugno2017

Dario Conti
Diciamo Sì al referendum

Il 4 dicembre p.v. i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per esprimere un Sì oppure un No al referendum confermativo sulla riforma costituzionale, non avendo ottenuto, in parlamento, la maggioranza dei due terzi come prevede l’art.138, secondo comma ultimo paragrafo della Costituzione. La riforma non tocca i principi fondamentali, né la prima parte dell’attuale carta costituzionale. Non attribuisce nuovi poteri al presidente della repubblica; modifica semplicemente il sistema di elezione. Non sono neppure previsti nuovi e maggiori poteri al presidente del consiglio, che rimangono tali e quali agli attuali. Viene pertanto meno ciò che vogliono far credere i fautori del No, ovvero  un presidente con più poteri e autoritario. Cancella finalmente il bicameralismo perfetto. Quel ping-pong di disegni di legge tra Camera e Senato, che allunga assai i tempi di approvazione. La fiducia al governo sarà data soltanto dalla sola Camera dei deputati, senza più l’inutile ripetizione al Senato. E’ prevista la diminuzione del numero dei parlamentari, con un nuovo Senato (degli enti locali), che passerà da 350 a 100, composto di 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 di nomina presidenziale; quest’ultimi  in carica solo 7 anni. Tutti senza indennità di funzione e con un nuovo e diverso sistema elettivo.

E’ previsto un nuovo sistema per l’elezione dei 5 giudici della Corte Costituzionale; saranno eletti separatamente, due dal Senato e tre dalla Camera. Si modifica il Titolo V della Costituzione togliendo alle Regioni alcune materie riportandole alla competenza statale per meglio coordinarle e uniformarle a livello nazionale. Più firme, necessiteranno, per presentare proposte di legge d’iniziativa popolare. In compenso ci sarà una data certa per la pronuncia della Camera, senza più il rischio d’’insabbiamento, come purtroppo è accaduto per alcune di esse (come quella contro la chiusura dei piccoli tribunali, sessanta mila firme e firmata da moltissimi camerinesi). Sarà abolito il CNEL (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro), che nulla ha prodotto in tutti i suoi anni di vita, se non quello di pagare assai profumatamente i componenti del CdA con i relativi funzionari. Anche le Province saranno cancellate, sostituite, ora, dalle Aree vaste. E’ pure previsto il giudizio preventivo di legittimità da parte della Consulta sulle leggi elettorali prima che siano promulgate.

Viene modificato in parte il quorum del referendum abrogativo; il voto è valido se partecipa il 50% degli aventi diritto (come è oggi), ma se il referendum sarà richiesto da almeno 800mila elettori, il quorum scende al 50% dei votanti alle ultime elezioni politiche.
Nascono due nuovi tipi di referendum: quello propositivo e quello d’indirizzo.

Nell’articolo 55 entra un nuovo comma relativo all’equilibrio di genere( quote rosa): “Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza”. Simili norme varranno anche per le elezioni dei Consigli Regionali. Questi, in breve sintesi, i principali punti della riforma.

Non si capisce la posizione assunta dall’Anpi, schieratosi per il No. Non si vede cosa centrano con la Carta Costituzionale i principi e i valori della Resistenza. Non tutti gli iscritti la pensano come i responsabili nazionali dell’Anpi. I sostenitori del No non entrano nel merito della riforma, la contestano solo per una semplice posizione politica allo scopo di mandare a casa Renzi, senza porsi il problema del dopo, solo perché è insopportabile o meglio indigesto alla destra,alla sinistra radicale e conservatrice, alla sinistra del Pd anche essa conservatrice e a tutti quei populismi o populisti che vogliono che nulla si modifichi.

Certo la riforma costituzionale poteva essere fatta meglio, ma la necessità ovvero l’inciucio della mediazione tra le compagini politiche di maggioranza, data la composizione del parlamento, ha portato a tale risultato. Comunque è un piccolo passo in avanti per l’Italia che vuole cambiare. Con i diversi sistemi elettorali, avuti nel  corso degli anni dal dopo guerra ad oggi, non si è mai riusciti a riformare nulla. Sempre sottoposti alla logica del mediare, fra alleati di governo, prima che una legge passasse. Da più di sessant’anni parliamo sempre delle stesse materie senza riformarle. Solo nel primo centro sinistra degli anni sessanta si è vissuto il periodo delle riforme. Dalla scuola, alla sanità, dallo stato sociale, alla nazionalizzazione dell’energia elettrica, all’istituzione delle regioni, che, purtroppo, con il passare del tempo hanno dimostrato tutto il loro limite, burocratizzandosi sempre di più e allontanandosi dalle necessità dei cittadini.

Si poteva prevedere anche una diminuzione dei parlamentari diminuendone il numero tra Camera e Senato senza modificare il tipo di elezione dei senatori. Dopo oltre settant’anni si poteva prevedere la cancellazione delle Regioni e delle province a statuto speciale, che subito dopo la guerra avevano una ragione, essendo regioni di confine e insulari; ora non hanno più senso. Creano solo disparità con le altre regioni. Se nulla cambierà, rimarremo con l’“istituto” della mediazione, con tutto il nulla che fino adesso ha prodotto.

Infine non si comprende l’accostamento, il famoso combinato disposto, che quelli del No  fanno con l’Italicum. Un conto è la legge elettorale, un conto è la riforma costituzionale. L’“Italicum” potrà pure essere modificato (mancanza delle preferenze, il doppio turno e il premio di maggioranza alla lista). In agguato, però, ci sarà sempre il rischio della mediazione. Il 4 dicembre non è in gioco il futuro di Renzi, bensì quello dell’Italia.

Un No è senza prospettive, farà rimanere il nostro Paese così come è. Un’Italia ingovernabile e senza speranza. Riusciremo finalmente ad entrare nella quarta repubblica, visto la fine che ha fatto la prima, la seconda è abortita e la terza non è mai nata?

Dario Conti
Consiglio nazionale Psi e presidente federazione socialista Macerata – Ex sindaco di Camerino