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Davide Lanfranco

Elogio del Compromesso

Lo scorso anno, prima del ballottaggio nelle elezioni comunali di Latina, il candidato sindaco di una Lista Civica poi risultato vincente, realizzò con l’aiuto di un gruppo di attori locali un bellissimo e divertente video di propaganda satirico. Nel video il candidato civico diceva, ad un certo punto, con faccia seria e sguardo sincero “noi non faremo compromessi”. Applausi convinti dai suoi aficionados e porte del successo spalancate. Io invece pensai, parafrasando il buon Fantozzi Ragionier Ugo, ma che “boiata pazzesca”. Solo un politico furbacchione che mente sapendo di mentire in campagna elettorale, potrebbe sostenere questa tesi. Oppure, se è sincero, trattasi di uno sprovveduto impolitico che non capisce un benamato nulla di ars politica. La politica è, è stata e sarà soprattutto capacità di compromesso ovvero sintesi di interessi diversi. Storicamente, il compromesso ha permesso di migliorare le condizioni degli uomini ed è, spesso, stato alla base dei più importati e celebrati avanzamenti delle civiltà; quasi mai lo sono state le rivoluzioni, spesso foriere di violenza e distruzione, cui poi è seguita la restaurazione. Il compromesso è alla base della fine della schiavitù in America; il presidente Lincoln ottenne il voto favorevole dei membri del congresso al XIII Emendamento attraverso un compromesso, nemmeno tanto nobile, tra democratici e repubblicani (per alcuni lo barattò con provvedimenti favorevoli verso alcune lobbies, per altri attraverso posti di potere o addirittura prebende economiche). Il compromesso è alla base della “Costituzione più bella del Mondo”; lo fecero comunisti, azionisti, socialisti, democristiani e liberali che erano già in guerra gli uni degli altri ed avevano riferimenti ideali ed ideologici opposti ma sapevano che quello era l’unico modo per creare una Repubblica che durasse ( e alla prova dei fatti, con tutti i limiti poi palesatisi, hanno avuto ragione). Lo fecero due dei leader politici più amati della storia repubblicana Moro e Berlinguer e lo chiamarono addirittura “compromesso storico” e forse fece superare ad una giovane Repubblica Italiana il periodo più buio della sua storia ovvero quello della strategia della tensione ed evitò un esito cileno o greco; e ricordo ai puristi di oggi che nella DC di allora c’erano il massacratore di proletari Kossiga ed il prescritto Andreotti. Spero torni di moda il compromesso e soprattutto che ci siano politici che, fregandosene dei duri e puri d’oggi, rivendichino il diritto a realizzare compromessi per i bene comune. A proposito, dopo più di un anno di totale immobilismo dell’amministrazione del sindaco civico che rifiutava compromessi, il segretario del movimento che lo ha espresso ha detto che bisogna cercare un nuovo rapporto con almeno una parte dell’opposizione e voci di corridoio dicono che tal movimento sia pronto a sostenere la corsa a governatore del Lazio di Luca Zingaretti, esponente di un partito formalmente “nemico”. Come diceva il grande filosofo Wittgenstein, “dallo e dallo se piega pure lo metallo”.

Davide Lanfranco