BLOG
Domenico Scarfò

Docenti precari italiani, uniamoci!

Scuola-precari-nudo-docentiParafrasando la famosa frase del filosofo ed economista Karl Marx ci viene spontaneo chiederci per quale motivo i docenti precari italiani non abbiano diritti, non abbiano la possibilità di contare politicamente, non possano neppure essere presi in considerazione dall’attuale classe politica. E la risposta potremmo trovarla ‘nella politica delle due natiche di questo governo’.

Queste, per un verso guardano a Confindustria e alle sue indicazioni, per l’altro si sottomettono ai comandi di un’Europa germano- centrica. Tale lettura però è semplicistica e riduttiva.
Per ciò che concerne il mondo della scuola, ad esempio, l’attuale maggioranza ha adottato solamente una politica di annunci attraverso slide, condite di grossolani errori ortografici.
È forse questo un indizio di quanta poca cura si possa avere per la cultura e per l’educazione in senso lato, non ci si è mai chiesti, in questa legislatura, a quale scuola pubblica si voglia tendere per il futuro delle nuove generazioni, quali risposte certe e risolutive meritino i tanti dignitosi lavoratori precari, molti con pluriennale esperienza, che ogni giorno con impegno e amore fanno muovere quest’immensa realtà.
La scuola competitiva renziana è una scuola del ring, i docenti devono prendersi a pugni per avere un aumento di salario o per essere assunti, devono essere i lecchini del preside-manager di turno.
Insomma all’alba del terzo millennio, siamo tornati al medioevo fiorentino, al feudalesimo e alle corti; rivedremo la cultura solamente nelle mani dei ricchi e i figli dei lavoratori potranno al massimo andare a ramengo.
La buona scuola, l’ottima scuola può nascere con una revisione decennale della programmazione, delle indicazioni nazionali per il curriculum e del percorso formativo universitario da far fruire a coloro i quali, dopo la maturità, decidono di intraprendere la carriera del docente. Perché il Governo italiano non si preoccupa di “rivedere” il contratto dei docenti che è scaduto dal 2008?
Al docente non servono né i miseri ottanta euro in busta paga, né la tessera per andare al cinema o al teatro.
È doveroso ricordare che gli stipendi degli insegnanti italiani sono i più indecorosi in Europa.
I precari uniti meritano una rappresentanza non solo sindacale, ma anche politica, giuridica e sociale. È tempo di concretezza e serietà perché si può e si deve cambiare dal contesto e non dalla gallina “Faraona”.
Domenico Scarfò