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Edoardo Gianelli

Dl concorrenza è legge tra le polemiche

concorrenza“Impegno mantenuto per Governo e maggioranza”. Lo scrive su twitter il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni subito dopo l’approvazione del ddl concorrenza, tramutato definitivamente in legge. Il Senato ha infatti votato la fiducia con 146 sì e 113 voti contrari. Il provvedimento aveva iniziato il suo iter parlamentare nel 2015 ed era giunto in quarta lettura al Senato. I numeri a sostegno del governo non sono dei più forti. Anzi. Ma sono sufficienti; mettono però qualche ansia in più in vista di un autunno, dopo la pausa estiva, con diversi provvedimenti spigolosi. Primo fra tutti la legge di bilancio.
“Un importante segnale di serietà” commenta il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda: “E’ stata approvata oggi per la prima volta in Italia la Legge annuale per il mercato e la concorrenza. La legge – aggiunge – introduce significative novità in tema di assicurazioni, professioni, energia, comunicazioni, ambiente, trasporti, turismo, poste, banche e farmacie con l’obiettivo di stimolare la crescita e la produttività e consentire ai consumatori di avere accesso a beni e servizi a minor costo. Il Mise è fin d’ora al lavoro per definire nei tempi più brevi possibili tutti i decreti attuativi necessari per la piena efficacia della legge. Nel futuro – conclude – occorrerà comunque ragionare sull’opportunità di procedere con un approccio settoriale eventualmente mediante decreti legge elaborati tenendo conto delle indicazioni dell’Antitrust”.

E proprio dall’Antitrust arrivano che commenti positivi. Ma anche qualche rilievo su un testo che contiene luci e ombre. L’Antitrust infatti in una nota esprime “soddisfazione” per l’approvazione del ddl concorrenza, “soprattutto per il valore simbolico che assume l’adozione di questa legge”. Però continua, “non possono sottacersi i passi indietro della versione approvata rispetto al testo originario, tuttavia la direzione è quella giusta: la concorrenza è un cardine per lo sviluppo del Paese, per abbassare i prezzi, ridurre le diseguaglianze, stimolare l’innovazione e aumentare il benessere dei consumatori”.

Il segretario del Psi e viceministro ai trasporti Riccardo Nencini, al termine degli incontri che si sono tenuti questa mattina con i rappresentanti delle sigle sindacali di Taxi e Ncc per proseguire la discussione sulla riforma del settore, ha parlato di “clima positivo ed è stata avviata la consultazione sul decreto legislativo di cui al ddl ‘Concorrenza’ approvato proprio oggi in Senato. L’obiettivo resta la riforma del sistema da concludersi entro questa legislatura”.

A non votare il decreto un esponente di peso del Pd, Massimo Mucchetti, presidente della commissione Industria. Per il senatore del Pd, che si è espresso in dissenso rispetto al proprio gruppo, “questa volta è stata richiesta la fiducia per evitare non l’ostruzionismo, ma emendamenti scomodi come quelli su assicurazione ed energia, respinti in commissione grazie alle assenze”. L’esponente del Pd ha sottolineato che “alcune norme hanno fatto della legge sulla concorrenza un provvedimento per favorire o salvaguardare alcune grandi aziende come Enel, Generali, Unipol, Allianz, Big Pharma”.

Molto duro il commento del presidente dell’Adusbef Elio Lannutti per il quale “il governo spaccia per concorrenza norme di favore, scritte sotto diretta dettatura delle lobby, lesive dei diritti dei consumatori, gettati nelle grinfie dei predatori di un far west denominato mercato”. Con questa norma, continua in una nota, “si profila stangata di circa 150 euro l’anno a famiglia”. Dalle Poste e comunicazioni, ai carburanti, alle infrastrutture delle reti delle telecomunicazioni, passando per il caro assicurazioni, secondo Lannutti, “gli ex monopolisti delle bollette avranno mano libera di imporre alle famiglie piani tariffari senza alcuna limitazione con l’abrogazione del mercato tutelato”.

SCHEDA

Dopo oltre due anni all’esame del Parlamento, la legge sulla concorrenza è legge. Approvato dal Governo ad aprile 2015, tra stop e rinvii, il ddl ha avuto un percorso tortuoso, chiuso oggi dal voto di fiducia del Senato in quarta lettura. Queste, in sintesi, alcune delle principali misure:

– RC AUTO, TORNA ‘TACITO RINNOVO’: E’ uno dei temi ritoccati nell’ultimo passaggio parlamentare. Un emendamento approvato in Commissione attività produttive reintroduce il meccanismo del tacito rinnovo delle polizze in scadenza del ramo danni.

– SCONTI OBBLIGATORI: Previsti sconti per i clienti che installano la scatola nera, accettano di sottoporre il veicolo a ispezione o di collocare un dispositivo che impedisce alla persona di accendere il motore se ha bevuto troppo. Tariffe più basse anche per gli automobilisti ‘virtuosi’ che risiedono nelle aree a più alta sinistrosità e con prezzi medi maggiori. I criteri per applicare la scontistica saranno indicati dall’Ivass a cui spetta anche la verifica. Nel caso di mancato sconto sono previste sanzioni amministrative per le assicurazioni da 5.000 euro a 40.000 euro.

– ENERGIA, SLITTA FINE MERCATO TUTELATO: Slitta dal 1 gennaio al 1 luglio 2019 la fine del mercato di maggior tutela per l’energia elettrica e il gas. Arriva, inoltre, la possibilità di rateizzare le maxi-bollette causate da ritardi o disguidi dovuti al fornitore del servizio.

– ELIMINATA ASTA FORNITURE ELETTRICHE: Viene eliminata la possibilità di mettere all’asta la fornitura di energia elettrica per quegli utenti che non avranno optato per un operatore alla scadenza del regime di mercato tutelato.

– TELEMARKETING: Sono state abolite le norme che obbligavano gli operatori dei call center a dichiarare l’identità del soggetto per il quale avviene la chiamata, specificare la natura commerciale e proseguire la chiamata solo in presenza di assenso del destinatario.

– ODONTOIATRI: Ogni società deve avere un direttore sanitario iscritto all’albo degli odontoiatri e possono operare solo i soggetti in possesso di titoli abilitanti. La norma è stata introdotta durante l’ultimo esame in commissione Attività produttive alla Camera.

– UBER: Entro un anno dall’entrata in vigore del ddl il governo è delegato ad adottare un decreto legislativo per la revisione della disciplina in materia di autoservizi pubblici non di linea, come Uber e Ncc.

– POSTE, STOP ESCLUSIVA SU NOTIFICHE MULTE: A partire dal 10 settembre 2017, Poste italiane non avrà più l’esclusiva sulle notifiche di atti giudiziari e multe.

– BANCHE, TETTI SUI COSTI PER CHIAMATE ASSISTENZA: Gli istituti bancari e le società di carte di credito assicurano che l’accesso ai propri servizi di assistenza ai clienti, anche attraverso chiamata da telefono mobile, avvenga a costi telefonici non superiori rispetto alla tariffa ordinaria urbana.

– CAMBIO OPERATORE TV O TELEFONO: I clienti dovranno essere informati in partenza di quali spese dovranno affrontare in caso di cambio operatore per il telefono o l’abbonamento tv. Cambiare operatore e annullare un contratto (con il recesso) sono operazioni che il consumatore potrà fare anche per via telematica. Il contratto non potrà essere superiore ai 24 mesi. Semplificate le procedure di migrazione tra operatori di telefonia mobile.

– PAGAMENTI DIGITALIZZATI: I pagamenti per l’ingresso ai musei o a eventi culturali potranno essere effettuati anche tramite telefonino.

– AVVOCATI: L’esercizio della professione forense in forma societaria è consentito a società di persone, a società di capitali o a società cooperative iscritte in un’apposita sezione speciale dell’albo tenuto dall’ordine territoriale nella cui circoscrizione ha sede la stessa società.

– NOTAI: Il numero dei notai sale a uno ogni 5mila abitanti (oggi sono uno ogni 7mila abitanti). Il registro delle successioni sarà tenuto dal Consiglio nazionale del notariato. Per la costituzione delle srl semplificate continuerà a essere necessario l’intervento del notaio.

– FARMACIE: Le società di capitali potranno essere titolari di farmacie ma dovranno rispettare un tetto del 20% su base regionale. I titolari potranno prestare servizio in orari o periodi aggiuntivi rispetto a quelli obbligatori previa comunicazione all’autorità sanitaria competente e alla clientela.

– HOTEL, STOP AL ‘PARITY RATE’: Gli alberghi saranno liberi di fare alla clientela offerte migliori rispetto a quelle dei siti Internet di prenotazione online come Booking.

– BONIFICHE DISTRIBUTORI BENZINA: Approvato in Aula alla Camera un emendamento che ritocca la norma già modificata al Senato che riguarda le attività di dismissione degli impianti di distribuzione dei carburanti che cessano definitivamente l’attività di vendita. Si conferma che in caso di riutilizzo dell’area i titolari di impianti di distribuzione dei carburanti procedono alla rimozione delle strutture interrate ma, nel caso di accertata contaminazione, si precisa che si procede alla bonifica in ogni caso. (Fonte AGI)

Le divagazioni dell’anima. “Corpo bifronte” tra ingegno e tecnicismo

rondello copertinaFresco di stampa un piccolo libro edito da Aletti editore e scritto da Salvatore Rondello, economista e da anni collaboratore dell’Avanti!. “Corpo bifronte e altre divagazioni”. Ma in questa sua composizione Rondello non parla di numeri, di scenari economici o di prospettive di crescita più o meno positive suffragate da fatti e accadimenti e seguite in da attente analisi, bensì si occupa di sonetti. Piccole composizioni, di poche righe, che seguono regole ben precise. Rondello ricorre infatti all’acrostico come strumento di scrittura. Un sistema di composizione poetica in cui le lettere iniziali di ciascun verso formano un nome o una frase. Infatti ogni lettera del titolo rappresenta la prima lettera di ogni riga.

La prefazione è a cura di Simona Cigliana che analizza in profondità lo stile dell’Autore: “Il metro, la rima, l’artificio linguistico, il tecnicismo esasperato, persino il ricorso ai virtuosismi astrusi dell’enigmistica, costituiscono una sfida per il senso, e la lotta contro il limite che ne scaturisce fa sì che il poeta, cercando la libertà costretto in una gabbia, sia obbligato a potenziare sia l’invenzione che l’ingegno”.

Un libro che però è anche divertimento: giocare con le parole per metterne alla prova le virtù è tecnica praticata sin da epoche antichissime, in funzione mnemonica e magica.

Gli acrostici di Rondello, scrive ancora Simona Cigliana nella prefazione, “non sono concepiti per occultare segreti bensì, invece, per rivelarli: per esprimere intuizioni e per organizzarle in una forma adeguata. In Rondello, la coercizione della norma e l’artificiosità della regola hanno l’effetto di far evaporare l’inessenziale, di intensificare lo spunto tematico, consegnandoci, dell’idea iniziale, una sorta di distillato gnomico e concettuale”.

Tanti i temi trattati dall’Autore. Dai più alti e austeri a quelli più comuni e quotidiani, ognuno condensati in poche righe con sapiente artificio letterario. “Ne risulta una plaquette di miniature poetiche animate da un senso di intrinseca e personale necessità, piene di senso ma non per questo severe, ricche piuttosto di una candida ponderatezza, di una loro tenue gravità”.

rondello dentroRondello è nato Trapani, ma vive lavora a Roma. Studioso di problematiche sociali economiche e politiche con particolare attenzione a quelle del credito, del walfare e del mercato del lavoro. Ha organizzato diversi dibattiti culturali. Insomma un interesse culturale a tutto campo che ora spazia anche alla poesia.

Mezzogiorno. Il governo pone la fiducia

parlamento_cameraIl Governo pone la questione di fiducia nell’Aula della Camera sul decreto legge Mezzogiorno. Lo ha annunciato nell’Aula di Montecitorio il ministro per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro. La fiducia viene posta dal governo a Montecitorio al testo del decreto approvato al Senato dove il dl era già stato approvato con voto di fiducia. Il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti nella sua replica che ha chiuso la discussione generale sul provvedimento, ha definito il decreto legge Sud “un investimento sui giovani, sulle loro capacità, sulla loro voglia di prendere in mano il proprio destino, che è l’esatto contrario del reddito di cittadinanza”. De Vincenti ha peraltro precisato che “degli oltre 3,4 miliardi destinati al Sud, nessuno di questi capitali deriva da Fondi europei, ma sono tutti fondi nazionali”.

Guardando al complesso delle misure fin qui adottate dal Governo per lo sviluppo del Sud, de Vincenti ha quindi segnalato gli effetti positivi del cosiddetto credito d’imposta rafforzato. “Oggi siamo di fronte a istanze presentate da imprese private per utilizzare il credito d’imposta per 800 milioni, il che significa, dato l’effetto moltiplicatore del credito, l’effetto leva, di nuovi investimenti nel Mezzogiorno, per quasi due miliardi”, ha concluso.

La seconda parte dell’articolato del decreto, ha aggiunto De Vincenti “riguarda le Zone economiche speciali dove sosteniamo l’attrazione di grandi capitali, anche medi e piccoli, per le attività economiche, portiamo l’incentivo economico a un livello che consenta di attrarre anche importanti investimenti nei porti principali del Mezzogiorno, perché svolgano la funzione che loro spetta nel Mediterraneo”.

Il provvedimento introduce anche elementi di semplificazione, come l’estensione di un ‘nuovo strumento di governance condivisa, il contratto istituzionale di sviluppo” già utilizzato a Taranto. Guardando al complesso delle misure fin qui adottate dal Governo per lo sviluppo del Sud, il Ministro ha segnalato gli effetti positivi del cosiddetto credito d’imposta rafforzato. “Oggi – ha riferito – siamo di fronte a istanze presentate da imprese private per utilizzare il credito d’imposta per 800 milioni, il che significa, dato l’effetto moltiplicatore del credito, l’effetto leva, di nuovi investimenti nel Mezzogiorno, per quasi due miliardi”.

Fmi. Ricchezza in Italia, un balzo indietro di 20 anni

FMI-eurozonaModerata ripresa economia. È ormai da tre anni che il fondo monetario internazionale dipinge questa previsione per il nostro Paese. Anche se, sottolinea l’Fmi, la ripresa è prevista continuare ci sono motivi di attenzione da non trascurare. Fra questi ”l’incertezza politica, possibili ostacoli al processo di riforma, fragilità finanziarie e una rivalutazione del rischio di credito durante la normalizzazione della politica monetaria”. Dopo il +0,9% del 2016, per quanto riguarda la cresciuta, il Fmi prevede un pil al +1,3% per il 2017 e all’1,0% nel 2018.

A colpire, nella analisi del Fondo, è quanto negli ultimi anni si sia erosa la capacità di spesa degli italiani. Gli italiani, secondo l’istituto americano, guadagnano in media meno di 20 anni fa, con i salari e la ricchezza della popolazione in età lavorativa scesi sotto i livelli del 1995, prima dell’ingresso nell’euro, sottolineando allo stesso tempo che i redditi pro-capite torneranno a livelli ai livelli pre-crisi solo fra un decennio. Conseguenza diretta di questo calo è che quota degli italiani a rischio povertà è aumentata al 29%, con un picco del 44% al Sud. Questo quadro non esaltante incide direttamente sugli italiani che hanno deciso e decideranno di cercare fortuna all’estero. Infatti secondo il Fondo l’emigrazione dall’Italia resta elevata.

Nelle analisi del Fondo si sottolinea che la crescita lenta e la crisi si sono fatte sentire soprattutto sui lavoratori e sui giovani, fra i quali il tasso di disoccupazione è molto alto, al 35%. Un invito implicito al Belpaese a migliorare la contrattazione salariale. “Allineando i salari alla produzione per lavoratore a livelli aziendale invece che a livello nazionale si tradurrebbe in un aumento del 4% del numero degli impiegati”. Un argomento inviso ai sindacati che vedono la contrattazione a livello aziendale come come fumo negli occhi in quando ridurrebbe molto la loro forza. Allo stesso tempo il Fondo prevede un calo del tasso di disoccupazione: all’11,4% nel 2017 e all’11,0% nel 2018.

Ad assere additato come freno alla crescita è l’enorme debito pubblico. Infatti per gli analisti del Fondo “nonostante i recenti progressi l’economia” italiana “resta vulnerabile” a shock negativi: l’elevato debito, che comunque si è “stabilizzato” lascia “l’Italia esposta a shock”. Di conseguenza per il Fondo è necessario un “credibile consolidamento di bilancio è centrale per ridurre il debito”. “La priorità dovrebbe essere data a misure pro-crescita”, incluse il taglio delle spese, un ampliamento della base imponibile e un taglio del cuneo. Per quanto riguarda il capitolo pensioni l’Fmi invita a ridurre nel medio termine la spesa così come dovrebbe essere migliorata l’efficienza della spesa sanitaria. In sintesi i suggerimenti sono: riforme strutturali, assicurare la stabilità del settore finanziario e indirizzare il debito su una traiettoria di calo.

Infine un plauso al Governo italiano per le “importanti riforme” avanzate, che “hanno avuto successo nel sostenere la crescita”. Un invito a continuare sulla strada intrapresa approfittando della “finestra favorevole” aperta dalla ripresa ciclica e dalla politica monetaria.

Comunque per l’Italia i progressi ci sono. “E vanno riconosciuti” come afferma Carlo Cottarelli, direttore esecutivo dell’Italia per il Fmi. I progressi compiuti dall’Italia su più fronti, dai conti pubblici alla riforma del sistema bancario, dovrebbero essere ”riconosciuti meglio” afferma Cottarelli. Il debito italiano, mette in evidenzaCottarelli, si è stabilizzato e il sistema finanziario di è mostrato resistente alla luce della severità della crisi.

Incendi: Pastorelli: “Serve un piano di prevenzione”

INCENDIUna situazione “eccezionale e complessa”: dal 10 al 17 luglio richiesti “oltre un terzo degli interventi anti-incendio dall’inizio dell’anno; oltre 300 in una settimana e oltre 950 da gennaio. La cifra più alta dal 2007 a oggi”. Cosi’ il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti in un’informativa in Aula alla Camera nel giorno in cui altri incendi continuano a devastare il territorio italiano. Due i principali motivi – spiega – “la forte siccità” e “la gravissima recrudescenza di episodi dolosi”.

Mentre i roghi degli scorsi giorni non sono ancora del tutto domati, le fiamme sono divampate anche oggi in diversi posti. Come in Calabria, nel Catanzarese. Incendi sono segnalati fra Caminia e Pietragrande, zone balneari fra il capoluogo e Soverato, e a Chiaravalle, dove è in fiamme un bosco. Almeno una decina i roghi che stanno impegnando i Vigili del Fuoco in provincia di Cosenza. Incendi di una certa rilevanza si sono sviluppati a Luzzi, ad Albidona, Rossano, Tortora e San Fili.

Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti nella informativa ha annunciato il via un piano di riforestazione per le zone colpite. “Di fronte a questa emergenza – ha sottolineato il ministro – la risposta deve essere ampia, certamente emergenziale e repressiva dei fenomeni criminali, ma anche in grado di recuperare le preziose risorse perdute. Questo perché a essere messe in discussione sono anche le funzioni che tali risorse svolgono per il clima e la biodiversità, con particolare riferimento all’assorbimento di Co2 e all’adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici. Per questo annuncio il lancio di un Programma nazionale di riforestazione delle aree protette colpite dagli incendi, per il quale ho previsto un primo stanziamento di 5 milioni di euro”. “Siamo impegnati insomma – ha aggiunto Galletti – per riportare quei luoghi a come erano prima degli incendi: chi pensa invece possano diventare terre abbandonate o aree da piegare agli intenti criminali avrà dallo Stato la risposta che merita”.

Ma piantare alberi dove sono scoppiati gli incedi non serve senza una adeguata politica di prevenzione. Per Galletti l’emergenza incendi, con la “gravissima recrudescenza di episodi dolosi, che rappresentano la stragrande maggioranza”, è un “insopportabile crimine contro la natura e contro ognuno di noi stiamo mettendo in campo tutte le azioni e tutto il personale – Esercito compreso – disponibile”. “Serve però – ha aggiunto il Ministro – anche una fortissima azione repressiva contro i piromani, per la quale oggi Forze dell’Ordine e Magistratura dispongono di una normativa più adeguata, grazie proprio al lavoro del Parlamento”. La recente legge sugli Ecoreati, ha ricordato il ministro, “ha infatti introdotto strumenti attesi da decenni contro chi fa scempio dell’ambiente. La legge ha introdotto, tra le varie novità, il reato di “disastro ambientale”, la cui pena è la reclusione da 5 a 15 anni. In questa fattispecie può rientrare anche l’incendio boschivo. Con l’ “aggravante ambientale” dell’art. 452-novies è, inoltre, possibile un inasprimento della pena da un terzo alla metà (quando il reato riguarda i delitti ambientali). Questo vuol dire che un piromane può essere condannato a una pena di oltre 20 anni di reclusione. Una pena che io ritengo assolutamente adeguata, data la gravità del danno che quanti appiccano un incendio, specie se in un’area protetta, determina per la collettività”.

Quello che deve essere attuato per prevenire gli incendi “è un piano di prevenzione a medio-lungo termine”, come ha affermato Oreste Pastorelli, deputato del Psi e componente della commissione Ambiente della Camera, dopo l’informativa urgente del ministro Galletti a Montecitorio. Un piano che, ha continuato il deputato socialista, “preveda importanti finanziamenti da investire nel personale di polizia e di Vigili del Fuoco che opera sui territori. È fondamentale, poi, che vengano utilizzate tutte le attrezzature disponibili al contenimento degli incendi”. “Venire infatti a sapere di velivoli fermi negli hangar, quando invece dovrebbero essere in volo – prosegue – rappresenta una beffa doppia per chi ha visto incenerire la propria abitazione o il proprio raccolto. Il danno al comparto agricolo, poi, si sta di fatto rivelando ingente e più grave del previsto. Al termine dell’emergenza, dunque, andranno previste delle misure in favore degli agricoltori che, oltre alla carenza idrica, devono far fronte anche a questo nuovo allarme. Accogliamo comunque con favore l’emendamento del Governo al Dl Mezzogiorno che inasprisce le pene per i responsabili degli incendi”.

Kadyrov: voglio purificare il sangue ceceno dai gay

gay-rights-activist-russia“Presenterò una mozione per sollecitare il Governo italiano a chiedere ai nostri colleghi che fanno parte dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa di assumere iniziative per porre fine alle terribili violazioni dei diritti umani che vengono commesse in Cecenia”.
Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo PSI alla Camera e presidente del Comitato diritti umani, che oggi ha audito Igor Kochetkov, rappresentante del Russian LGBT.
“Il leader ceceno Kadyrov – ha continuato Pia Locatelli – sta conducendo una campagna contro gli omosessuali che lui definisce come una campagna di ‘purificazione del sangue ceceno’. È indispensabile un intervento della comunità internazionale e in questo senso iniziative analoghe sono state sollecitate in Germania e in Francia. Anche negli anni ’30 nessuno dava peso alle notizie su quanto stava accadendo nella Germania nazista e per conoscere la verità abbiamo dovuto attendere la fine della guerra. Mi auguro – ha concluso Locatelli – che non si ripeta la stessa esperienza”.
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Al centro Igor Kochetkov. Alla sua destra Pia Locatelli

All’audizione del Comitato ha partecipato anche Yuri Guaiana, l’attivista italiano arrestato a Mosca lo scorso maggio mentre tentava di consegnare per conto di AllOut centinaia di migliaia di firme per l’avvio di un’inchiesta sulle violazioni dei diritti umani nei confronti dei gay.

Il discusso leader ceceno Ramzan Kadyrov punta il dito contro gli attivisti per la difesa dei diritti umani. Secondo Kadyrov “questi sono ignobili attivisti per i diritti umani, che sono corrotti e che ingannano sempre le autorità Usa e ottengono qualche centesimo”, ha dichiarato il luogotenente di Putin in Cecenia in un’intervista al canale americano Hbo. Nell’intervista il leader ceceno ha bollato come “frottole” i reportage in cui Novaia Gazeta accusa la polizia cecena di arrestare, torturare e in alcuni casi persino uccidere le persone sospettate di essere omosessuali. Kadyrov – più volte accusato di violazioni dei diritti umani – ha definito “demoni”, “corrotti” e “disumani” coloro che hanno denunciato le presunte persecuzioni degli omosessuali.

“Siano maledetti loro perché parlano male di noi. Tanto dovranno rispondere comunque davanti all’Onnipotente”, ha dichiarato. E poi ancora: “Non ci sono gay in Cecenia, e se ci sono, portateli via in Canada, per grazia di Allah, lontano da noi, per depurare il sangue del popolo ceceno”.

 

Pieraccini, un vero riformista, un socialista

Direzione_Avanti_1È scomparso venerdì scorso all’età di 99 anni nella sua abitazione a Viareggio, l’ex senatore Giovanni Pieraccini, che fu per il Psi ministro dei Lavori pubblici nel primo governo Moro. Era nato a Viareggio il 25 novembre 1918. Ha ricoperto anche l’incarico di ministro della Marina e ministro della Ricerca scientifica. Nel 1974 è uscito dalla politica, ma nonostante l’età avanzata è stato fino all’ultimo attento alle questioni legate alla città di Viareggio alla quale era molto legato.

“Nel primo centro-sinistra – come ha ricordato il segretario del Psi Riccardo Nencini – ebbe un ruolo significativo. Riformista da sempre, uomo di cultura, socialista. Poco fa se n’è andato Giovanni Pieraccini”. Pieraccini fu direttore dell’Avanti nel 1958, contribuì all’elezione di Gronchi al Quirinale, fece un importante viaggio negli Usa per favorire l’avvento dei Governi di centrosinistra.

“Con dolore – ha detto il sindaco di Viareggio, Giorgio Del Ghingaro, manifestando il cordoglio della città – apprendiamo della scomparsa del senatore Pieraccini. Una vita piena quella del senatore, attivissimo e impegnato nella vita della nostra città. Promotore dell’arte, ha creato una vastissima rete di artisti, musicisti, letterati: a lui dobbiamo l’arricchimento della Galleria d’Arte Moderna Viani”. “Nell’esprimere le più sentite condoglianze alla moglie Vera, questa Amministrazione intende sottolineare il proprio riconoscimento per quanto il senatore ha fatto per Viareggio, mettendo a disposizione la Galleria D’Arte Moderna dove, nella sala a lui intitolata, verrà allestita la camera ardente – ha aggiunto Del Ghingaro – Una perdita immensa per Viareggio, che unita si stringe in un abbraccio”.

Profondo cordoglio per la scomparsa di Giovanni Pieraccini è stato espresso anche da Valdo Spini, che come vice segretario nazionale del Psi gli fu particolarmente vicino. “Scompare con Giovanni Pieraccini – ha detto Spini – una delle grandi figure del socialismo italiano. Lo ricordiamo appassionato direttore dell’Avanti! negli anni Sessanta e poi ministro della Repubblica protagonista di tante battaglie civile e sociali del nostro Paese”. “Fino all’ultimo – aggiunge Spini – Giovanni Pieraccini ha mantenuto una lucidità e vitalità di analisi invidiabile, ha continuato a contribuire alla pubblicazione di volumi molto importanti per la storia sia politica che amministrativa d’Italia. Giovanni Pieraccini è stato uno di quei dirigenti di quel Partito Socialista Italiano che tante speranze aveva suscitato per la riforma del nostro Paese. A queste speranze, al socialismo, è stato fedele tutta la vita”.

Liu Xiaobo, Locatelli: “Forte attenzione ai diritti umani”

Liu Xiaobo Dopo la morte del premio Nobel per la pace e dissidente cinese Liu Xiaobo, deceduto ieri
per un cancro al fegato, e le critiche rivolte a Pechino per non aver consentito le cure all’estero, gli Stati Uniti e l’Unione europea fanno pressioni sul presidente cinese Xi Jinping perché lasci libera di lasciare il Paese la vedova di Liu, la poetessa Liu Xia, che è agli arresti domiciliari dal 2010.

Il premio Nobel conferito a Liu Xiaobo non è mai stato digerito dai cinesi. La Cina ha protestato formalmente con diversi paesi per “i commenti irresponsabili” di leader stranieri sulla morte del premio Nobel Liu Xiaobo. “Ogni paese deve essere consapevole di quello che dice e chi lo dice, abbiamo presentato solenni rimostranze contro questi paesi, che sono più d’uno”, ha detto Geng Shuang, portavoce del ministero degli Esteri cinese. Le proteste sono state presentate, fra gli altri, a Germania e Stati Uniti, oltre che all’Onu.

Condannato nel 2009 a 11 anni di carcere per “istigazione alla sovversione dello Stato”, il dissidente cinese Liu Xiaobo ha ottenuto il premio Nobel per la pace mentre era in carcere. Il 26 giugno è stata annunciata la sua scarcerazione per poterlo sottoporre a cure mediche per un tumore al fegato in fase terminale. Liu si è spento ieri in un ospedale del nord della Cina, dopo che era stata respinta la sua richiesta di farsi curare all’estero. Liu sperava di poter portare con sé in un altro paese la moglie Liu Xia, agli arresti domiciliari dal 2010. Diversi paesi hanno chiesto ieri che la donna sia liberata e ottenga il permesso di viaggiare all’estero.

Profonda tristezza per la morte di Liu Xiaobo è stata espressa da Pia Locatelli, capogruppo socialista alla Camera. “Quando si parla – ha detto intervenendo alla veglia in memoria del premio Nobel che si è svolta di fronte alla Rappresentanza cinese alle Nazioni Unite – di paesi come la Cina ci concentriamo solo sugli aspetti economici e commerciali, dimenticando le violazioni dei diritti umani e civili. Forse avremmo dovuto fare di più per ottenere la sua liberazione. Sono qui – ha aggiunto – per ricordare, ma anche per mantenere alta l’attenzione sul rispetto dei diritti umani che vengono ancora violati in molte parti del mondo” .

PAGARE IL CONTO

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“La situazione delle banche venete mette in luce soprattutto la debolezza della classe dirigente che per decenni le ha condotte. Una classe dirigente superficiale, spesso sfacciata, che ha guidato gli istituti di credito sotto esame in maniera scellerata e senza alcuna prudenza. Questi soggetti devono pagare il conto dei danni che hanno causato ai cittadini e all’intero territorio del Veneto”. È quanto ha affermato il deputato del Psi Oreste Pastorelli nel corso delle dichiarazioni di voto sul Decreto Banche Venete.

“Adesso, però, è il momento dell’emergenza – ha detto ancora il parlamentare socialista – ed è necessario che i conti delle famiglie vengano messi in sicurezza. Accogliamo con favore, dunque, la decisione del Governo di intervenire con un decreto legge. Siamo consapevoli dei dubbi espressi dai cittadini riguardo alla grossa spesa che lo Stato dovrà sostenere. Allo stesso tempo, però, c’è da sottolineare come l’unico modo per salvare i dipendenti, i correntisti ed i piccoli azionisti sia attraverso un’azione decisa delle Istituzioni. La componente Psi vota dunque la fiducia al Governo”.

La Camera ha dato il via libera alla fiducia posta dal governo sul decreto. I voti a favore sono stati 318, quelli contrari 178. Dopo il voto si è passati agli ordini del giorno, procedura rallentata dall’ostruzionismo dei 5 Stelle che ne hanno presentati più di ottanta e verranno tutti illustrati. Il che significa che il voto finale potrebbe slittare. Forse anche a giovedì. Tra gli ordini giorno approvati anche quello dei socialisti, presentato sempre da Oreste Pastorelli, per sollecitare iniziative volte a fare chiarezza sulle condotte dei manager delle banche in difficoltà. L’ordine del giorno impegna il Governo “a valutare l’opportunità di prevedere, anche con l’introduzione di specifici provvedimenti legislativi, norme atte ad introdurre nel nostro ordinamento fattispecie che possano individuare e circoscrivere le responsabilità di coloro che si trovano ai vertici delle banche al fine di tutelare i risparmiatori”.

Diviso il voto degli ex Pd. Lo evidenzia in un tweet Roberto Giachetti (Pd), vicepresidente della Camera. “Se state insieme ci sarà un perché” ha detto Giachetti sottolineando i numeri dei voti degli esponenti della sinistra sulla fiducia posta dal governo. E ironizza: “Sempre compatti; contrari 13(SI), favorevoli 17(MDP), non voto 22(MDP)”.

Decreto senza modifiche
Il decreto che costruisce la cornice per l’intervento di Banca Intesa e del governo per il salvataggio di Veneto Banca e Popolare Vicenza è sostanzialmente invariato rispetto a quello varato dal Consiglio dei ministri il 25 giugno.

Evitato il bail-in
Il provvedimento consente la liquidazione coatta amministrativa della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, garantendo la continuità del sostegno del credito alle famiglie e alle imprese del territorio. Le principali misure consistono nella vendita di parte delle attività delle due banche a Intesa Sanpaolo, con il trasferimento del relativo personale. Per garantire la continuità dell’accesso al credito da parte delle famiglie e delle imprese e per la gestione dei processi di ristrutturazione delle banche in liquidazione, il decreto legge dispone una iniezione di liquidità pubblica pari a circa 4,8 miliardi di euro. A questa somma cui si aggiungono circa 400 milioni, quale eventuale costo da sostenere per le garanzie prestate dallo Stato sugli impegni delle banche in liquidazione, per un ammontare massimo di circa 12 miliardi di euro. In questo caso le norme europee hanno consentito, con il via libera della Commissione europea, il ricorso agli aiuti pubblici per facilitare la liquidazione dei due istituti, evitando così le procedure di risoluzione (bail-in).

Risarciti i creditori
Per i creditori subordinati delle banche che siano investitori al dettaglio è previsto un meccanismo di risarcimento analogo a quello stabilito per le quattro banche in risoluzione. Il rimborso forfettario (l’80% dal Fondo interbancario di tutela dei depositanti, il 20% da un contributo di banca Intesa) vale per i titoli sottoscritti o acquistati entro il 12 giugno 2014, nell’ambito di un rapporto negoziale diretto con le banche emittenti. Le richieste di indennizzo devono essere presentate entro il 30 settembre.

REMAKE EUROPEO

Padoan-Dijsselbloem (1)

Ancora scontro con Ue, Renzi ‘film visto, vinceremo’. “Un film già visto, ma vinceremo la partita” afferma il segretario del Pd, Matteo Renzi che non si lascia scomporre dal muro innalzato dall’Ue alla sua proposta sul deficit, forte anche del pieno appoggio che arriva dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. È dunque ancora teso il clima tra Renzi e Bruxelles: al centro dello scontro le politiche economiche dell’Unione europea e il Fiscal compact, con i rigidi paletti imposti sul deficit.

“Chiunque sarà presidente del Consiglio – afferma Renzi – la mia proposta” di superamento del fiscal compact e ritorno ai parametri di Maastricht con il deficit al 2,9% “sarà presa in considerazione. È importante che altri partiti e le altre forze politiche italiane capiscano che non è solo la proposta del Pd e di Renzi ma serve agli italiani: se potessimo con la riduzione del debito avere un margine di 30 miliardi, potremmo allargare la platea degli 80 euro, o introdurre l’assegno universale per i figli. Intervenire sui figli, sul
costo del lavoro, sul ceto medio si può fare se si abbassano 30miliardi di tasse”. Per Renzi “questa idea funziona e sono convinto che anche altri partii, dalla destra alla sinistra, dovrebbero prenderla in considerazione”.

Anche il ministro dell’Agricoltura e numero due del Pd, Maurizio Martina, fa quadrato attorno a Renzi, e stigmatizza la bocciatura di Dijsselbloem alla proposta di Renzi di portare il limite del deficit al 2,9%: “Io non accetto semplificazioni, le proposte vanno lette. No a semplificazioni di un ragionamento serio, noi vogliamo costruire delle proposte che impegnino il Paese per i prossimi cinque anni. Proviamo a ragionare su come attraverso il debito possiamo creare crescita”.

Per il Psi il la priorità è il rientro dal debito: “Gli atteggiamenti sprezzanti e di ostentata sufficienza – afferma Federico Parea, responsabile economico del Partito – con cui il presidente della Commissione Juncker e il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem hanno reagito alle proposte di Renzi in materia di fiscal compact non aiutano né la riflessione su temi così importanti né, aspetto forse anche più delicato, l’autorevolezza delle istituzioni che essi rappresentano”. “Quanto al merito della discussione stimolata dal segretario del Pd – continua Parea -, vincoli o non vincoli di bilancio, i socialisti sono aperti al confronto su ogni misura sia in grado di ridare slancio al sistema produttivo nazionale e sostanza ai redditi degli italiani” . “A noi risulta comunque evidente che – conclude Parea – ogni riflessione in materia di conti pubblici non possa aprirsi se non affrontando con rigore l’urgenza del rientro dal debito pubblico”.

Il segretario del Pd difende la proposta e attraverso i social network rilancia: ridurre il debito pubblico e tornare ai criteri di Maastricht “è una scelta, alla quale stiamo lavorando da anni. Non è una trovata last minute, può essere realizzata solo se l’Italia è forte, con un governo di legislatura davanti. Vantaggi: una riduzione di almeno trenta miliardi di tasse, da decidere in modo intelligente e selettivo per continuare il lavoro iniziato con la flessibilità. Nei fatti questa operazione è il secondo tempo della battaglia sulla flessibilità. E fateci caso: le reazioni degli europei sono le stesse, identiche anche nelle parole, alle reazioni di tre anni fa”. “Quando iniziammo a parlare di flessibilità tutti ci guardarono come fossimo pazzi. Tutti ci dissero: sarà impossibile, è contro le regole. Eppure l’Italia ce l’ha fatta, abbiamo ottenuto il risultato. Ce la faremo anche stavolta, amici”, è la convinzione di Renzi, che rimarca: “Essere europeisti non significa dire sempre sì a tutto quello che chiedono da Bruxelles, ma fare proposte a cominciare dagli investimenti in ricerca, dal servizio civile per giovani europei, dagli eurobond, dall’elezione diretta del Presidente della Commissione”.

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, è “pienamente d’accordo con l’idea che il debito si abbatte con la crescita e che lo spazio fiscale che ogni paese ha a disposizione sia usato per decidere quali sono le misure che sostengono la crescita meglio di altre”. Per il titolare del dicastero di via XX Settembre mantenere il deficit al 2,9% per cinque anni “è una cosa che riguarda la prossima legislatura: l’attuale governo proporrà una legge di bilancio per il 2018 in coerenza con quanto già definito nel Def”.

“La nostra base di lavoro è il programma di stabilità presentato dal governo italiano, cioè il Documento di Economia e Finanza”, è la gelida replica del vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, rifiutandosi di commentare la proposta di Matteo Renzi. “Stiamo lavorando con il governo italiano, il suo primo ministro e il ministro Padoan”. Il Def “è quel che forma la base del nostro lavoro e servirà per la nostra valutazione dei progressi dell’Italia”, ha spiegato Dombrovskis. Padoan ha anche difeso la scelta della “coerenza” per il 2018: “Questo governo – ha detto – produrrà una legge di bilancio in coerenza con quello che è stato fatto per la semplice ragione che, a mio avviso, quello che è stato fatto va nella direzione giusta in termini di più crescita e meno debito”.

Ma sulla specifica proposta dell’ex premier Matteo Renzi, di mantenere il deficit al 2,9% per cinque anni in chiave espansiva, il ministro, incalzato dalle domande, non ha voluto rispondere. “Questo non mi riguarda – ha sbottato – mi state chiedendo un commento su un giudizio espresso esternamente al governo” e che riguarda la prossima legislatura, come aveva già detto ieri: “La mia risposta è del tutto evidente: se è la prossima legislatura, non è questa”.