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Edoardo Gianelli

L’ATTESA

La Commissione europea domani darà tempo all’Italia fino alla fine di aprile per prendere i provvedimenti legislativi per la correzione dello 0,2% del Pil. Ma se non sarà rispettato questo termine, il Collegio dei commissari è pronto ad aprire la procedura di infrazione per deficit eccessivo nella prima riunione di maggio. Pare che nel dibattito interno alla Commissione si sia tenuto conto delle “valutazioni politiche” sull’opportunità o meno di insistere affinché l’Italia dia subito seguito alle promesse fatte dal ministro Padoan il 2 febbraio in risposta alla richiesta di correzione dello 0,2% del Pil inviata dal vicepresidente Dombrovskis e dal Commissario Moscovici il 17 gennaio.

Nel collegio dei Commissari sarebbero infatti emerse valutazioni anche di segno opposto a quello desiderato dall’Italia, sul fatto che dare ulteriore tempo, quando la violazione è considerata “conclamata”, potrebbe essere controproducente in altri paesi. In ogni caso a Bruxelles si fa notare che l’Italia ha preso precisi impegni per aprile e quindi finora prevarrebbe la linea di dare fiducia e attendere i provvedimenti che dovranno essere adottati da Roma. Nel mentre dalla Germania arriva una puntura di spillo all’Italia. Con il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, anch’egli a Bruxelles per i lavori dell’Ecofin dice che il suo paese non intende ammonire pubblicamente l’Italia per il suo deficit.

Il primo a sentirsi tirato in causa è il ministro dell’Economia Padoan che al termine dell’Ecofin osserva: “Il rapporto sul debito di domani non rischia di essere un passo ulteriore verso la procedura d’infrazione”. Non è un nuovo passo verso la procedura perché, spiega, “come è già stato detto pubblicamente l’Italia si è impegnata a fare la correzione di cui abbiamo parlato anche ieri, confermo che si farà e quindi questa è una cosa che toglierà ogni dubbio sulla coerenza dell’Italia con le regole”. Quindi l’aggiustamento si farà.

Su debito Padoan ha poi assicurato che non ci sono dubbi sulla sua sostenibilità. “Questi dubbi sui mercati non li vedo, sui mercati ci sono dei prezzi, quello dello spread si è alzato da circa un mese anche a seguito dell’effetto Trump che ha numerose implicazioni”, ma poi “si è stabilizzato, non sta andando su quindi questo mi dice che sui mercati che funzionano non ci sono dubbi in tal senso”, ha concluso il ministro.

Dopo le voci di un passo indietro, poi smentite, che lo hanno riguardato oggi il presidente della Commissione Europa Jean Claude Juncker è tornato su un vecchio argomento mai passato del tutto di moda. Quello dell’Europa a due velocità. “Non è il momento di lanciare in Europa un dibattito istituzionale, alla gente non interessa”. Juncker si dice invece “a favore di un ricorso più frequente a cooperazioni rafforzate, chiamatela Europa a più velocità, che già abbiamo”. “Non possiamo più accettare – ha  proseguito Juncker – che ad esempio sulla crisi migratoria certi Stati non partecipino agli impegni cui hanno preso parte a definire. Non voglio più che certi Stati membri blocchino quelli che vogliono andare più lontano, frenandone le ambizioni. Il fossato enorme che c’è tra la Ue e la gente – ha comunque sottolineato – è lo stesso che c’è a livello di sistemi nazionali”. Juncker ha quindi rivendicato la linea seguita dalla sua Commissione di “concentrarsi sull’essenziale”.

Taxi. Da Governo disponibilità a trovare la soluzione

taxi“I tassisti svolgono un servizio pubblico. Da quando è iniziata la protesta sono numerosi i disagi che si sono creati, soprattutto nelle grandi città, a discapito dei cittadini”. Lo ha detto il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e segretario del Psi Riccardo Nencini che ha ribadito “la disponibilità del Governo a trovare la soluzione per un percorso che regolamenti la materia”. “Abbiamo risposto all’appello delle associazioni di rappresentanza dei taxi a sederci attorno a un tavolo, martedì prossimo, per un  confronto aperto”, ha aggiunto. “Rivolgo anche io un appello a chi prosegue nella protesta, prima che avvenga l’incontro: assicurate il servizio”, ha concluso.

Intanto prosegue la protesta. Per il quinto giorno consecutivo il servizio taxi è fermo a Roma. La categoria protesta dopo la votazione di un emendamento a firma Lanzillotta-Cociancich contenuto nel Milleproroghe che, per i tassisti, “deregolamenta il settore”. Vengono garantiti i servizi per gli utenti disabili e da e per gli ospedali. La protesta iniziata a Roma e a Milano si è allargata a altre città. I tassisti si sono fermati da oggi anche a Napoli, trasformando lo stato di agitazione proclamato nei giorni scorsi in una assemblea “spontanea e permanente” decisa in attesa degli esiti.

Stessa situazione a Torino dove i tassisti hanno deciso di riprendere la protesta interrotta giovedì pomeriggio. Il blocco spontaneo delle auto bianche riguarda tutta la Città metropolitana, aeroporto compreso, e proseguirà fino all’incontro di domani. “Domani – ha detto il ministro Delrio – ci vedremo perché c’è una situazione da lungo tempo non regolamentata” sul fronte dei tassisti. Dobbiamo metterci a sedere per fare una regolamentazione finalmente seria che tolga provvisorietà all’attuale situazione”. Il ministro ha sottolineato poi come ci sia “bisogno di garanzie, da un lato sui diritti dei cittadini e dell’altro anche sui diritti di chi ha investito nella propria  azienda, che sono i tassisti”

Da tutta Italia domani arriveranno molti tassisti in concomitanza con l’inizio della discussione alla Camera del Milleproroghe.  I tassisti, provenienti da Milano, Torino, Genova e Napoli solo per fare degli esempi, faranno sentire la loro voce accanto a quella dei colleghi romani.

Germania: la svolta di Schulz su lavoro e welfare

schulzMartin Schulz il picconatore. Per la prima volta da quando è in campo, lo sfidante di Angela Merkel nella corsa alla cancelleria ha dato un segnale su quello che sarà il suo programma elettorale. Ed è un netto spostamento a sinistra della Spd, in nome del lavoro e del welfare. È un attacco deciso alla “Agenda 2010”, ossia al pacchetto di riforme targato Gerhard Schroeder, che costò al predecessore della Merkel il posto e l’alienazione dell’elettorato più di sinistra, ma che secondo molti rappresentò comunque una spinta propulsiva notevole per la cosiddetta locomotiva tedesca. Come rivela stamattina la Bild, si comincia dai sussidi di disoccupazione, la cui erogazione – secondo il piano dell’ex presidente del parlamento europeo – dovrà essere sensibilmente prolungata. La ministra federale del Lavoro, Andrea Nahles, sarebbe già al lavoro nella stesura del programma, scrive il giornale. Attualmente, un disoccupato sotto i cinquant’anni riceve di norma il sussidio per 12 mesi, per persone sopra i cinquant’anni si può arrivare a 24 mesi. Varata nel 2003, peraltro con il determinate apporto di Frank-Walter Steinmeier, appena eletto capo dello Stato, la “Agenda 2010” conteneva norme di riforma riguardanti il mercato del lavoro, le pensioni, il fisco e la sanità: le contestazioni, discussioni e controversie, anche fra gli stessi partiti di governo, ancora oggi sono pane quotidiano nel dibattito pubblico tedesco. Fu il momento culminante della cosiddetta “Neue Mitte” (il “nuovo centro”, variante tedesca della “terza via” blairiana), lanciata proprio da Schroeder nel 1998: ebbene, oggi Schulz, anche sull’onda dell’euforia di una sequenza ininterrotta di sondaggi-boom, a proposito dell””Agenda 2010″ non esista a parlare apertamente di “errori che è giusto correggere”.

Il messaggio è rivolto non solo alla base socialdemocratica, ma anche a chi negli anni si è allontanato dalle urne, oppure ha finito per scegliere i populisti  dell’Afd di Frauke Petry.

Cominciare dalle riforme di Schroeder è dunque una scelta anche simbolica: vuol dire tornare a tematiche di forte impatto sociale, segnando sull’altro fronte una smarcamento più netto nei confronti della Cdu di Frau Merkel. Non a casa la sinistra della Spd ha subito applaudito all’iniziativa, e segnali di apprezzamento arrivano pure dalla Linke, che però avverte che “un semplice make-up dell’Agenda 2010 non basterà”. Ma non finisce qui. Tocca anche il tema del precariato, il candidato socialdemocratico alla cancelleria: “Non è possibile che la nostra offerta ai giovani è che il 40% dei contratti di chi ha tra i 25 e i 35 anni sia a tempo determinato”. Tradotto: nuove regole per arginare il ricorso sistematico ai contratti a tempo. E parlando a Bielefeld ad un’iniziativa del mondo del lavoro, il candidato socialdemocratico ha annunciato di voler anche di voler incidere sulle pensioni, fermando il progressivo calo del loro valore. Un importante sostegno alla svolta di Schulz arriva dalla popolare presidente della Renania Palatinato, Malu Dreyer: “Bisogna avere il coraggio di continuare a sviluppare le riforme. Quando una persona senza propria colpa perde l’occupazione, la discesa puo’ essere molto rapida. Queste sono cose che fanno paura”. “Martin, l’imperatore dei lavoratori”, titola oggi la Zeit Online: “Ma ora deve provare che sul tema della giustizia sociale fa sul serio”.

Riforma Madia. Le mofiche per correggere gli errori

madiaPrimo via libera del Consiglio dei ministri a due dei tre decreti correttivi della riforma Madia della Pubblica amministrazione, ritenuti illegittimi dalla Corte Costituzionale lo scorso novembre. La riunione, durata poco meno di un’ora, ha esaminato il decreto bis sulle partecipate pubbliche e quello sui licenziamenti lampo dei cosiddetti ‘furbetti del cartellino’, che resta invariato nell’impianto. Due le principali novità per quest’ultimo decreto: un maggior termine per esercitare l’azione di risarcimento per i danni d’immagine alla P.a. provocati dal dipendente ‘traditore’ e obbligo di comunicazione dei provvedimenti disciplinari all’Ispettorato per la funzione pubblica entro 20 giorni.

Queste le principali novità sulle partecipate: sono ammesse anche le società che producono energia rinnovabile e le università che volessero creare società per la gestione di aziende agricole con funzioni didattiche. Inoltre sono stati prorogati i termini per la ricognizione di tutte le partecipazioni possedute: dal 23 marzo al 30 giugno 2017 per dare tempo alle amministrazioni di adeguarsi al decreto. Spostata al 30 giugno anche la data per la ricognizione del personale e di eventuali eccedenza. Fissato al 31 luglio il termine per l’adeguamento alle disposizioni in tema di governance societaria.

Ecco che cosa prevedono i due decreti
LICENZIAMENTI LAMPO
I ‘furbetti del cartellino’ colti in flagranza (anche attraverso videocamere e sistemi di registrazione delle presenze) saranno subito sospesi senza stipendio: il licenziamento arriverà nel giro di un mese. Il dipendente rischia anche di risarcire per ‘danno di immagine’ l’amministrazione con non meno di sei mesi di stipendio (più interessi e spese legali). La denuncia deve avvenire entro 20 giorni (e non più 15) dall’avvio del procedimento disciplinare. La Corte dei Conti potrà procedere per danni d’immagine entro 150 giorni (non più 120) dalla conclusione della procedura di licenziamento. I provvedimenti disciplinari devono essere comunicati all’Ispettorato entro 20 giorni. Vanno incontro a sanzioni anche gli eventuali ‘complici’ che abbiano agevolato l’attività fraudolenta. Il dirigente che non attiverà il procedimento disciplinare, che va fatto entro 48 ore, potrà a sua volta essere licenziato ed incorrere nel  reato di omissione in atti di ufficio.

DECRETO SULLE PARTECIPATE
Taglio delle società partecipate. I termini per la presentazione del piano di razionalizzazione slittano dal 23 marzo al 30 giugno. Stesso discorso per gli elenchi degli esuberi. L’adeguamento in tema di governance viene fissato al 31 luglio. Sono ammesse le partecipazioni nelle società aventi per oggetto sociale la produzione di energia da fonti rinnovabili; le università possono costituire società per la gestione di aziende agricole con funzioni didattiche. Non sono più consentite le società: prive di dipendenti e quelle che hanno un numero di dipendenti inferiore a quello degli amministratori; quelle che nella media dell’ultimo triennio hanno registrato un fatturato sotto il milione di euro; quelle inattive che non hanno emesso fatture nell’ultimo anno; quelle che svolgono all’interno dello stesso Comune o area vasta doppioni di attività; quelle che negli ultimi 5 anni hanno fatto registrare quattro esercizi in perdita; quelle che svolgono attività non strettamente necessarie ai bisogni della collettività. Viene prevista l’intesa in Conferenza unificata per il decreto del ministro dell’Economia con il quale sono definiti indicatori dimensionali quantitativi e qualitativi, al fine di individuare fino a cinque fasce per la classificazione delle società a controllo pubblico, nel caso di società controllate dalla Regione o da enti locali. Intesa anche per il decreto del ministro del Lavoro volto a disciplinare le modalità di trasmissione dell’elenco del personale eccedente. Infine il presidente della Regione può decidere (con  provvedimento motivato e nel rispetto della trasparenza) l’esclusione di singole società a partecipazione regionale  dall’ambito di applicazione della disciplina.

Via libera al salva banche. Ora è legge

MPS-Monte Paschi Siena

Via libera definitivo della Camera al decreto legge sulla tutela del risparmio nel settore creditizio. I voti favorevoli sono stati 246, i contrari 147 e 22 gli astenuti. Sul provvedimento è stata approvata ieri la fiducia posta dal governo. Con il voto di oggi il Parlamento ha dato il via libera definitivo al sistema di garanzia pubblica a sostegno delle banche, finanziato con un fondo da 20 miliardi, messo a punto per fronteggiare in prima battuta la crisi Mps. Un provvedimento che rappresenta “un passo avanti per garantire più sicurezza economica a famiglie e imprese” ha detto il premier Paolo Gentiloni. Restano le polemiche delle opposizioni per un decreto. Nel dibattito sulla fiducia è intervenuta Pia Locatelli, presidente del gruppo del Psi.

Tra le principali modifiche introdotte dal Senato e confermate da Montecitorio figurano le cosiddette ‘liste di debitori anonime’, il tetto facoltativo al compenso dei manager e il piano di educazione finanziaria presentato nei mesi scorsi alla Camera e ‘recuperato’ da Palazzo Madama del decreto legge ‘salva risparmio’. Viene quindi riaperto il termine, fino al prossimo 31 maggio, per ottenere i rimborsi previsti per gli obbligazionisti subordinati delle quattro banche poste in risoluzione. Un indennizzo che potrà essere sollecitato, ed è un’altra delle modifiche introdotte in prima lettura, anche dal coniuge, dal convivente e dai parenti entro il secondo grado. Critiche dalle opposizioni che definiscono il testo come un ulteriore regalo al mondo bancario. Ma a sollevare polemiche in Parlamento è stato però soprattutto il compromesso sulla ‘black list’ dei debitori delle banche in crisi, dei quali saranno pubblicati i soli profili di rischio.

Ecco in sintesi le principali novità:

– ARRIVA LISTA PROFILI RISCHIO DEBITORI: non ci saranno indicazioni dei nomi ma dei “profili di rischio e meriti di credito” di chi ha ricevuto prestiti sopra l’1% del patrimonio netto delle banche che chiedono il sostegno pubblico.

– NIENTE RIACQUISTO PER BOND COMPRATI DOPO 2016: il burden sharing sarà attenuato attraverso il riacquisto delle azioni in cambio di bond senior solo per le obbligazioni acquistate prima dell’entrata in vigore del bail in, il primo gennaio 2016. Prevista anche una misura anti-speculatori, con un limite al riacquisto delle azioni che il risparmiatore ottiene con l’applicazione del burden sharing fissato al prezzo di acquisto dei bond subordinati, non al loro valore nominale.

– POSSIBILI TETTI A COMPENSI MANAGER, MASSIMO 450MILA EURO: la ricapitalizzazione potrà essere subordinata a limiti ai compensi per il cda e dell’alta dirigenza degli istituti coinvolti. Il richiamo, ha sottolineato il sottosegretario Pier Paolo Baretta, è alle norme Ue che prevedono “una retribuzione al massimo di quindici volte il salario medio nazionale dello Stato membro (o di dieci volte il salario medio della banca). Il salario medio italiano corrisponde a circa 28 mila euro, moltiplichiamo per 15 dà circa 450 mila euro”.

– CAMBIANO NORME SU DTA: Cambiano i termini per il versamento del canone in capo a tutte le banche che trasformano le Dta, le imposte anticipate qualificate, in crediti d’imposta. La modifica consente di far valere per l’esercizio 2016 quanto versato a luglio scorso. Il canone è dovuto fino al 2030.

– PARTE LA STRATEGIA NAZIONALE PER L’EDUCAZIONE FINANZIARIA: Con 1 milione di euro l’anno nasce un comitato ad hoc con 11 componenti (anche un rappresentante dei consulenti finanziari), che parteciperanno a titolo gratuito

– PIÙ AMPIA PLATEA RIMBORSI FORFAIT, TEMPO FINO 31/5: si riaprono fino a fine maggio i termini per presentare la domanda per gli obbligazionisti delle vecchie Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti. Potrà accedere al meccanismo forfettario all’80% anche chi ha ricevuto i bond da coniugi, conviventi more uxorio o parenti fino al secondo grado e il prezzo pagato per i bond non sarà più conteggiato nel tetto a 100mila euro per il patrimonio mobiliare, tra i criteri per l’accesso al rimborso. Disposta anche la gratuità di tutte le spese di istruttoria a carico delle banche.

Roma, Berdini appeso a un filo

berdiniPaolo Berdini appeso a un filo. I giudici pentastellari chiusi in conclave stanno decidendo suo futuro. Berdini potrebbe concludere la giornata senza più avere l’incarico di assessore all’Urbanistica della giunta di Virginia Raggi. In queste ore sarebbe in corso una riflessione da parte della maggioranza M5S e da parte dello stesso titolare dell’Urbanistica sull’opportunità di interrompere la comune esperienza amministrativa visti i contraccolpi della pubblicazione da parte de La Stampa di una conversazione con Berdini che esprime giudizi poco lusinghieri sulla sindaca e la giunta. Un primo indizio della possibile uscita a breve di Berdini dalla giunta è però l’annullamento della commissione congiunta Sport e Urbanistica, in programma per venerdì, con all’ordine del giorno proprio l’audizione dell’assessore. Resta però l’incognita sul suo possibile sostituto, che al momento non sarebbe ancora stato individuato. La Raggi dal canto suo sembra intenzionata a risolvere la crisi solo quando avrà un’alternativa pronta, senza assumere a se le pesanti deleghe ad Urbanistica e Lavori Pubblici.

A commentare la particolare situazione è un altro ex della Giunta, l’assessore all’Ambiente del Comune di Roma, Paola Muraro, in un’intervista al Messaggero, giornale di certo non tenero nei confronti delle giunta. “Onestamente non mi stupisco, sono cose che Berdini ha sempre detto, anche in giunta davanti a tutti”. Muraro, dimessasi due mesi fa dopo essere stata raggiunta da un avviso di garanzia, si dice “amareggiata e delusa”. Tanto delusa da ammettere che, pur avendo votato per la Raggi, oggi non lo rifarebbe più: “Diciamo che me ne resterei a casa”. E questo perché in Campidoglio è in atto una “sotterranea guerra tra bande” in cui si è perso di vista il bene comune. Le decisioni, specie quelle più delicate, non vengono più prese dalla sindaca e dalla giunta ma “dai vertici del Movimento”. “Ormai – dice Muraro – non si capisce più niente. Non si capisce qual è il bene comune. Mi sembra che abbiano perso di vista questo”.

Intanto da un gruppo di intellettuali arriva un accorato messaggio indirizzato alla Raggi affinché Berdini resti. “Ha ruolo chiave. Non fermate – dicono – il processo di riforma dell’urbanistica romana” Tra i firmatari Alberto Asor Rosa, Fulco Pratesi e altri. E Grillo? Nulla di nuovo, se la prende con i giornalisti, Gentiloni, il governo e tutto il Parlamento.

Roma, le dimissioni respinte di Berdini

BERDINI-RaggiOvviamente è tutta colpa dei giornalisti. “Casta nella casta, bugiardi e parte di un sistema coalizzato contro un nemico comune: il Movimento 5 Stelle”. Questo il senso della nuova bordata che Beppe Grillo indirizza, dal suo blog, al sistema dell’informazione.  Tutto quello che sta succedendo a Roma è ovviamente colpa della stampa che, troppo presa nel cercare di mettere in difficoltà il movimento, non si è neanche accorta dei mirabolanti risultati ottenuti dalla giunta. Una serie di successi che Grillo elenca di proprio punto in un post sul suo blog. Sono ben 43. Un vero record.

La vicenda dell’assessore Paolo Berdini con le ennesime dimissioni è al momento rientrata. “Io non ho paura” dice la sindaca di Roma, Virginia Raggi, rispondendo ai cronisti che le chiedono se ha paura di perdere altri ‘pezzi’ di Giunta. E su Paolo Berdini che ha rimesso il mandato, aggiunge: “Ho respinto le dimissioni, leggete il comunicato”. “Ho incontrato Virginia Raggi in Campidoglio: le ho ribadito la stima che merita. Provo profonda amarezza per la situazione che si è venuta a creare. Ne ho preso atto e, pertanto, ho rimesso il mandato conferitomi dalla sindaca lo scorso luglio”. Dimissioni però respinte con riserva dal sindaco.

Tutto nasce da un articolo uscito sul La Stampa in cui sono riportate parole non troppo lusinghiere nei confronti della giunta. “Una conversazione – ha detto l’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini – carpita dolosamente. Ci stanno massacrando, un vero e proprio linciaggio mediatico che si sta scatenando proprio nel momento in cui l’amministrazione comunale prende importanti decisioni che cambiano il modo di governare questa città”. Comunque la registrazione di quelle parole esiste.

Il mestiere della politica non si inventa dalla mattina alla sera. “Il Movimento 5 Stelle – commenta il segretario del Psi Riccardo Nencini – nasce come un movimento di protesta. Non ha in sé i cromosomi del governo. Lo potrà diventare. Ma c’è bisogno di un grande allenamento. Ma per il momento si vede solo dilettantismo e improvvisazione”.

“Il punto è che Berdini – ha aggiunto in una nota Andrea Romano, parlamentare del Pd – quelle parole le ha dette perché le pensa seguendo la linea Grillo. La Raggi non lo caccia per disperazione. Pietoso capitolo del dissolvimento dell’armata Brancaleone a 5 Stelle in Campidoglio. Uno spettacolo patetico pagato dai romani e da Roma”.

CLUB APERTO

merkelLo spread rialza la testa. Il suo stazionare intorno quota 200 fa capire che non sono permesse distrazioni in una Europa piena di incertezze. “Un Paese ad alto debito come l’Italia deve continuare ad operare per la riduzione” dello spread ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan intervenendo ad un convegno. “Le vicende di questi giorni e di queste ore ci ricordano in modo sgarbato che un Paese ad alto debito non può permettersi di non continuare a operare per la sua discesa”. Appesantito dall’incertezza politica, infatti ieri lo spread del Btp con il Bund si è portato sopra i 203 punti, massimo da ottobre 2014, e quest’oggi staziona in area 200. Una incertezza che non solo italiana ma che coinvolge anche paesi come la francia.

Padoan ha poi ribadito che “il dialogo con l’Ue continua, perché il Paese e il governo rispettano le regole e le usano per il consolidamento fiscale e la crescita”. Bruxelles ha chiesto all’Italia interventi per correggere il deficit strutturale del 2017 di circa 3,4 miliardi di euro. Il governo sta studiando una serie di misure che non abbiano però un effetto depressivo sulla crescita. In riferimento al terremoto in Centro-Italia, il ministro ha assicurato che “molte risorse aggiuntive saranno messe a disposizione. Naturalmente bisogna usarle, non solo stanziarle”.

La Francia è a quota 74 punti base di spread. Pesano le elezioni presidenziali francesi fra aprile e maggio, con la candidatura di Marine Le Pen con un programma di addio all’euro, ma anche lo scenario italiano dove non si escludono elezioni anticipate. E i mercati ragionano sui tempi dell’uscita della Bce dall’acquisto di debito – che metterebbe sotto fortissima pressione i bilanci pubblici – ora che l’inflazione dell’Eurozona è tornata a un passo dal 2%.

Oggi il cancelliere tedesco, in conferenza stampa a Varsavia con la premier Szydlo, è tornato a parlare di europa affermando che “non devono esserci club esclusivi, in cui altri stati membri non possano entrare”. Questo il messaggio lanciato oggi da Angela Merkel, che è tornata sul concetto di “Europa a diverse velocità” e ricordando che le diverse velocità in realtà già esistono in Europa. L’idea di una Europa a integrazione variabile esiste nei da tempo: Su ogni obiettivo fino ad ora raggiunto: mercato unico, euro e Schengen. La riforma di Lisbona nel 2009 l’ha dotata di un motore giuridico preciso, modulato sulle cosiddette cooperazioni rafforzate. “E’ importante che a ogni stato membro sia lasciata aperta la possibilità di collaborare in un nuovo campo”, ha spiegato Merkel. “Magari uno Stato dice, ‘non voglio adesso’. Ma non deve esser possibile che si creino dei club esclusivi, in cui altri non possano entrare. Questa deve essere la base della nostra collaborazione”, ha continuato la cancelliera. “Se uno Stato dice ‘non voglio ancora venire la”, questo deve essere possibile”, ha aggiunto. E meccanismi del genere esistono nei trattati, ha concluso.

E sempre in tema di Europa il sottosegretario britannico per la Brexit David Jones, dopo aver spiegato ai parlamentari che le Camere voteranno sull’accordo prima del parlamento europeo ha detto che il governo britannico non tornerà a negoziare con l’Unione europea se il parlamento voterà contro la sua proposta di accordo per l’uscita dalla Ue. Jones ha detto di “non poter pensare ad un più grande segnale di debolezza: rimandare il governo all’Unione europea e dire che vogliamo negoziare ulteriormente…non posso essere d’accordo”. Jones ha aggiunto che se la Gran Bretagna e la Ue non arriverrano ad un’intesa entro i due anni concessi in base all’articolo 50 del trattato di Lisbona, il Regno Unito si ritirerebbe dai patti commerciali della World Trade Organisation. Insomma una europa che marcia sempre più separata.

Terremoto. Il Cdm approva il terzo decreto

Terremoto AmatriceVia libera del Consiglio dei ministri al decreto legge in favore delle popolazioni del centro Italia colpite dai terremoti del 2016 e del 2017. Una proposta di legge per aiutare le popolazioine terremotate è stata presentata anche dal Psi nei giorni scorsi.

Si tratta del terzo provvedimento legislativo in materia varato dal governo, dopo quelli seguiti alle scosse di agosto e novembre dell’anno scorso. “Credo che l’Italia non dimenticherà questo colpo, che è stato inferto ad una parte così rilevante del nostro territorio. L’Italia deve reagire con decisione, con un’obiettivo che è quello di mettere in campo tutte le norme e le iniziative necessarie per accelerare i percorsi di ricostruzione ed emergenza”, ha detto il premier Paolo Gentiloni al termine del Cdm. “C’è bisogno che il Paese intero a partire dal governo, le istituzioni territoriali coinvolte, il Parlamento, l’Unione europea, tutti abbiano la consapevolezza dell’importanza della gravità” della situazione nelle aree colpite dal terremoto e dal maltempo e della necessità “di rispondere in modo adeguato”, ha aggiunto Gentiloni.

“Non abbiamo un conto esatto dell’ammontare dei soldi” stanziati dal decreto sul terremoto. Paolo Gentiloni lo annuncia precisando che “si tratta di risorse consistenti, per diverse centinaia di milioni”. Altri soldi sono in arrivo dunque dopo quelli della legge di bilancio. “Abbiamo già detto a Bruxelles della necessità di altri stanziamenti – continua il premier -, ma non aspetteremo l’ok dall’Ue. Decidiamo e ci prendiamo le nostre responsabilità”. “Dobbiamo accelerare su problemi, difficoltà, rischi di strozzature burocratiche e a questo si rivolge il decreto che abbiamo approvato. Bisogna accelerare di fronte alla situazione difficile, evitare e prevenire il crearsi di strozzature burocratiche”, ha dichiarato il presidente del Consiglio, presentando il dl terremoto approvato da Palazzo Chigi.

“Semplificazione e velocizzazione” – Il dl ha tre capitoli. In primo luogo, ha spiegato, serve per la “semplificazione e velocizzazione” con misure, studiate insieme all’Anac, per avere “procedure le più accelerate possibile”, per tutto ciò che riguarda alloggi temporanei, opere di urbanizzazione primaria, rimozione delle macerie, stalle. Inoltre ci sono “misure di semplificazione per quanto riguarda le modalità per realizzare le nuove scuole. E’ una nostra priorità, è uno dei terreni su cui interviene il decreto, una delle sfide più importanti per governo e il commissario”.

Nel dl terremoto ci sono poi “misure indirizzate direttamente a cittadini e residenti che riguardano in parte la proroga della cassa integrazione, la cosiddetta busta paga pesante, l’introduzione anticipata delle norme a favore della povertà, meccanismi di sospensione del pagamento dei tributi e agevolazioni fiscali”. Il terzo capitolo riguarda “un gruppo di misure di sostegno alle imprese, ai sistemi produttivi”. “Il governo e il presidente del Consiglio – ha assicurato – si assumeranno la responsabilità di contribuire con una presenza costante sui territori e a Palazzo Chigi e con la verifica con i responsabili dell’emergenza e della ricostruzione perchè deve essere chiaro a tutti i nostri concittadini, che questa è davvero la nostra priorità a cui intendiamo rispondere nell’emergenza e con il lavoro dei prossimi mesi con l’obiettivo non solo di conservare un patrimonio straordinario ma anche di rilanciare lo sviluppo e dare fiducia. Non sarà un’impresa facile ma è un’impresa che l’Italia può assolutamente portare avanti e che questi territori e i loro cittadini meritano”.

Intanto in piazza Montecitorio la protesta di chi ancora vive in roulotte i nei camper.

Terremoto: Psi presenta pdl per No Tax Area

Terremoto AmatriceAiutare i terremotati con tutti i mezzi possibili. Anche con quello della leva fiscale e soprattutto con misure che favoriscano ripresa economica e sviluppo sociale a cominciare dall’istituzione di una no tax area.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio, intervenendo in Aula alla Camera ha fatto il punto sugli sviluppi della situazione di emergenza ricordando quali sono stati gli interventi già messi in atto e quelli ancora da mettere a punto. “Nel Consiglio dei ministri del 20 gennaio – ha detto Del Rio – è stato esteso lo stato di emergenza e deliberato un primo stanziamento e nei prossimi giorni il Governo varerà un decreto appunto per cercare di affrontare in maniera sempre più efficace questo tipo di emergenze, che pure hanno caratteristiche di straordinaria eccezionalità, ma che devono trovarci non sazi, non appagati, ma sempre in continua necessità di miglioramento per il dolore e per la fatica che stanno sopportando le nostre popolazioni colpite”,

I deputati socialisti Oreste Pastorelli e Pia Locatelli hanno presentato una proposta di legge per aiutare le popolazioni in difficoltà, fiaccate ulteriormente dalle scosse del terremoto che in questi mesi hanno messo in ginocchio diverse aree dell’Italia centrale. È evidente che una situzione del genere deve essere necessariamente accompagnata da misure che favoriscano la ripresa economica anche e soprattutto mediante la realizzazione di nuovi investimenti. In questo contesto, la proposta socialista, chiede la realizzazione di Zone economiche speciali (Zes). Di recente sono state diverse zone franche, tra cui quelle de L’Aquila e dell’Emilia a seguito dei terremoti che hanno interessato i territori. In queste zone sono previste agevolazioni fiscali e previdenziali per rafforzare la crescita imprenditoriale e occupazionale delle micro e delle piccole imprese. Per esempio l’esenzione di aclune imposte come Irap e Imu. Tali misure però, pur se utili, da sole non bastano: non sono sufficienti per un rilancio economico e sociale di un territorio vasto qual è quello colpito dal sisma.

In tali zone, insistono i parlamentari socialisti, vanno previste delle Zone economiche speciali nelle quali, oltre alle imprese già esistenti, si possano insediare nuove imprese grazie ai benefici che tali strumenti offrono. Una Zes infatti è una zona in cui sono adottate specifiche leggi finanziarie ed economiche realizzate con l’obiettivo di attrarre investitori grazie ai trattamenti vantaggiosi. “La situazione nel centro Italia – ha affermato Oreste Pastorelli, deputato del Psi e componente della commissione Ambiente della Camera, dopo l’informativa –  è ancora drammatica e le zone colpite non riescono a ripartire. Il problema principale si chiama burocrazia, che sta uccidendo non solo le economie dei territori, ma soprattutto le speranze di rinascita dei nostri connazionali. E’ evidente, dunque, come una situazione del genere debba essere necessariamente accompagnata da misure che favoriscano la ripresa economica e lo sviluppo sociale”.

“Appare quanto mai urgente – prosegue il parlamentare socialista – istituire una vera e propria No Tax Area che comprenda tutti i comuni del cosiddetto cratere. All’interno di queste Zone Economiche Speciali le imposte verrebbero ridotte o azzerate, sia alle imprese che ai singoli cittadini. La componente socialista, proprio per stimolare la rapida ripartenza delle aree ormai completamente immobilizzate, ha presentato ieri una proposta di legge che va proprio in questa direzione: semplificazione e burocrazia cancellata. Secondo noi, questa è l’unica via da percorrere per dare un po’ di sostegno a chi ha perso tutto”.

Edoardo Gianelli