Ernesto Calluori
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Ernesto Calluori

Scrive Ernesto Calluori:
un errore ‘rottamare’ gli anziani


Gaetano Mosca, famoso giurista e politologo, nonché fondatore della “Teoria delle classi politiche”, nella sua analisi sostiene che esiste una solo forma di governo e di classe politica : i governanti (che hanno il potere politico) e i governati (il resto della società). La prima, adempie a tutte le funzioni politiche, la seconda è diretta e regolata dalla prima in modo più o meno legale, fornendo i mezzi materiali di sussistenza. Dice Mosca: “e’ vero, come ci ha insegnato Carlo Marx che la storia dell’umanità è una storia di lotta, ma non economica, bensì di lotta politica”. A questo punto, è necessario effettuare alcune ulteriori puntualizzazioni che faciliteranno l’analisi e la riflessione. Se si accetta, come si deve, la teoria che sostiene che la classe politica comprende tutti i detentori del potere politico, allora bisogna convenire che tale identificazione ha costituito uno dei problemi più dibattuti e studiati dalla scienza politica, soprattutto negli anni cinquanta e sessanta. La conclusione alla quale sono pervenuti gli studiosi è che affinché si mantenga una vera e propria èlite del potere, sono necessari tre requisiti che rispondono alla regola delle tre C : “consapevolezza, compattezza, complicità”. Queste osservazioni suggeriscono la necessità di tener conto di un altro aspetto del problema riferito ai giovani che si affacciano, per la prima volta, alla vita politica e avere nel contempo una certa visibilità’, il cui ragionamento è basato su un dato fisso di partenza. Rottamare i meno giovani, o per meglio dire, gli anziani con riferimento all’età media che la ritengono colpevole di aver impedito il ricambio all’interno di essa. Si deve riconoscere che non tutti gli uomini politici, che hanno primeggiato, erano corrotti o che abbiano considerato la politica come l’arte di servirsi degli uomini dando loro l’illusione di servirli. Vi sono stati nel passato non molto lontano, grandi personaggi politici che, oltre a brillare per onesta’ e rettitudine, hanno saputo ben governare la cosa pubblica, dimostrando sul campo le loro capacità. Nello stesso tempo sono stati di esempio per le generazioni future che hanno potuto fare tesoro dei loro insegnamenti. Il disprezzare l’anziano costituisce un grave errore. È giusto che si dia spazio ai giovani, come è giusto che il loro entusiasmo sia contemperato dall’esperienza di chi, come dato anagrafico, potrebbe essere considerato un “rottame”. Si percorrano le strade da loro tracciate, ovviamente quelle dritte già percorse da chi li ha preceduti.

Ernesto Calluori

Foibe, pagina buia della nostra storia

Le foibe sono tombe di persone senza nome, torturate e uccise dai partigiani di Tito, dai nazisti tedeschi, e poi nuovamente dai comunisti, per risolvere in modo drammatico vendette e rancori. C’è una pagina buia della nostra storia, sulla quale non èmai stata fatta luce a sufficienza, sulla quale non c’è’ mai stata giustizia. Ed è proprio questa mancanza di chiarezza e di giustizia che ha aumentato l’odio verso i carnefici facendo diventare un sospetto assassino chiunque in quel periodo fosse comunista o vicino ai comunisti. Gli italiani dell’Istria non sono mai stati nè “dominatori” nè “immigrati”. Erano artigiani, pescatori, piccoli proprietari di terra, professionisti, uomini di cultura e d’arte. Non erano un corpo estraneo all’Italia, gli italiani della Venezia Giulia che troppi altri italiani consideravano un’invenzione artificiale del nazionalismo e del fascismo. Tutto questo si è riscoperto: per decenni la portata dell’esodo e delle foibe non è stata colta pienamente, come invece doveva essere nella memoria e nella storia del Paese. Gli Istriani erano Italiani che duramente hanno dovuto pagare sulla loro pelle, non solo la guerra di aggressione scatenata dal regime di Mussolini e le scellerate politiche di repressione attuate dal fascismo, ma anche l’ostracismo imposto nei loro confronti dal regime comunista di Tito. Sparirono italiani, ma anche croati e sloveni. Non si sa quanti. Non possiamo, quindi, dimenticare il significato di quegli eventi drammatici, colpevolmente oscurati, giacchè la memoria non richiede strumentalizzazioni, ma coraggio e levità. Anche il dolore fa parte della nostra vita e quantunque si assista -ancora oggi – ad uno scontro politico troppo aspro, tutti noi abbiamo a cuore i valori di democrazia e rispetto per l’integrità della persona che abbiamo acquisito dopo il fascismo, il comunismo e la terribile esperienza del nazismo.

Ernesto Calluori

La procedura arbitrale nel DL per le quattro banche

banche-vittima-009Nella bozza del D.L. che fissa i criteri per gli arbitrati, di cui si discuterà nei prossimi giorni, è prevista la gratuità della procedura arbitrale per chiedere l’indennizzo, al massimo entro 120 giorni, da parte di chi ha investito in obbligazioni subordinate delle quattro banche. Quello che è avvenuto nelle quattro banche e che può verificarsi in altre, mette in evidenza gravi contraddizioni nel non aver informato adeguatamente i rischi delle operazioni finanziarie. Vero è che solo oggi si legge nei dispositivi della Banca d’Italia che la vendita di qualsiasi prodotto deve essere accompagnata da una informazione semplice e comprensibile. Rimane il fatto che il fondo di 100 milioni di euro, istituito dal governo come ristoro per gli obbligazionisti non risulterà sufficiente, bisognerà stabilire chi potrà recuperare e chi no. La camera arbitrale per i rimborsi sarà costituita presso l’ANAC guidata da Raffaele Cantone. Al riguardo, ascoltiamo l’Avv. Vittorio Lo Fiego, esperto in Diritto Bancario e dell’intermediazione finanziaria con studio Legale a Milano, autore del testo (84 pagg.) definitivo del commento del D.L. in oggetto. Il saggio affronta tutte le tematiche connesse e collegate al salvataggio delle quattro banche, dedicando particolare attenzione per la tutela dei titolari obbligazionisti truffati.

Avv. Lo Fiego, la stampa continua a comunicare notizie di diversi interventi e iniziative, anche istituzionali,per risolvere il problema del rimborso agli investitori. Secondo il Suo approfondito studio, quali azioni questi creditori possono assumere per la tutela dei loro diritti?
Le leggi definitavamente approvate sono due: la prima risiede nella controversia che può essere decisa dall’arbitrato previste dall’ANAC (Autorita’ Nazionale Anticorruzione); la seconda, aver disposto nella legge di Stabilità lo stanziamento di € 100 milioni. Ergo, l’arbitrato ANAC, se lo si intende come arbitrato rituale, è inammissibile e costituzionalmente illeggittimo (art.113 cost.) Infatti, le quattro banche in risoluzione sono state sottoposte alla procedura pubblicistica della Liquidazione Coatta Amministrativa che, non prevede, nel modo più assoluto,come tutte le altre procedure concorsuali, che le controversie dei propri creditori possano essere risolte in una sede giurisdizionale diversa da quella propria della procedura concorsuale.
Si può ipotizzare, in linea teorica, che questi creditori per essere rappresentati da comitati a tutela di diritti diffusi, potrebbero accedere a questi strumenti di risoluzione di controversie, accettando il rischio di una quantificazione del credito inferiore alle legittime aspettative?
La ringrazio per la domanda. Innanzitutto, in tal caso dovrebbero rilascire, ciascuno singolarmente, la debita procura. Inoltre, nonostante questa possibilità, verrebbe a mancare la controparte che non può essere identificata nè dal Governo nè negli altri enti pubblici (Banca d’Italia-Consob-MEF), che avendo emanato i provvedimenti dovuti, non possono accedere a una decisione equitativa che, comporterebbe una loro revoca parziale o totale, specie se, nelle more, sono diventati, per il trascorrere del tempo (60 giorni) definitivi.
Il Governo ha stanziato, nella legge di stabilità, la somma di 100 milioni di € per il ristoro delle obbligazioni subordinate. Qualora si volesse tralasciare l’indennizzo agli investitori istituzionali che a loro volta hanno riversato sul mercato secondario le obbligazioni subordinate, cosa si otterrebbe?
È del tutto evidente che la predetta somma sarebbe sufficiente a soddisfare i creditori che hanno direttamente sottoscritto presso le banche, sollecitati dai funzionari e impiegati delle stesse, per euro 340 milioni, e obbligazioni subordinate nella percentuale globale del 30%. Detta percentuale, però, non sarebbe attribuita a tutti, in quanto si dovrebbe tenere conto, della percentuale di perdita in relazione al patrimonio finanziario posseduto.
Quali sono le conclusioni cui è pervenuto con il Suo lavoro di legale e studioso in materia?
La somma messa a disposizione è troppo modesta per arginare il malcontento sociale che la crisi delle quattro banche ha provocato e la ripartizione della stessa potrebbe dare adito a iniziative giudiziali che, con la stessa si vorrebbero evitare. Fatto queste premesse, il mezzo da utilizzare, per ottenere il giusto rimborso di quanto dovuto, rimane quello ricavabile dal D.L. 180/2015 che consiste:
1- occorre impugnare, avanti il TAR Lazio, entro il 21 gennaio 2016, il provvedimento della Banca d’Italia che ha svalutato totalmente le obbligazioni subordinate.
2- i commissari speciali delle quattro procedure di Liquidazione Coatta Amministrativa devono redigere lo stato passivo, che non includerà i titolari o possessori delle obbligazioni subordinate. Gli esclusi deono promuovere la prevista opposizione.
3- nelle more, questi creditori devono sollecitare i Commissari speciali a promuovere le eventuali azioni di responsabilità e di recupero.
4- a latere, gli stessi possono assumere iniziative per presentare, ricorrendo i presupposti e requisiti di legge, esposti e denunce a ogni autorità competente, compresa quella giudiziale, civile e penale amministrativa per violazioni delle diverse norme previste dal Testo Unico Bancario (TUB), dal TUF (Testo Unico della Finanza) e dalla legge 231/ 2001. L’iter può apparire complesso e impegnativo, ma si tratta di quello che, legge alla mano si può percorrere. Saranno, in definitiva, le impugnazioni sopra indicate a fare da diga difensiva per decisioni indennitarie che potrebbero portare a risultati non equi.

Ernesto Calluori

La Basilicata accumula miliardi, ma manca il lavoro

Il “Corriere della Sera” dell’11.01.2016, a firma di Claudio Del Frate, pubblica un articolo molto interessante, dal titolo “Sparaneve, dvd, viaggi in Australia: Così la Basilicata sperpera le ricchezze dell’oro nero”. Il contenuto, che facciamo nostro, ci consente di approfondire il tema, ampiamente sviluppato, altre volte, da queste colonne. Mario Di Nubila, già Senatore della Repubblica, lo denunciava in un articolo del 22 maggio 2014 su questo giornale on line, titolato “Petrolio: Sviluppo e Lavoro?”, poneva un forte interrogativo, e si chiedeva “come fosse mai possibile nella Regione, che concorre alla produzione nazionale del Petrolio con circa 4 milioni di Tonn. pari al 72% di quello nazionale, vedere partire con il Petrolio, tanti suoi concittadini in cerca di lavoro altrove?” e poi, “una ricchezza che parte e una povertà che aumenta nei luoghi, dai quali quella ricchezza proviene”.
La contraddizione è grave, tant’è che dall’intervento riportato sul “ Corriere della Sera”, registriamo delle domande che rimangono senza risposte. “È mai possibile – scrive Del Frate – che nel Texas d’Italia ci siano ancora città prive di ferrovie e autostrade? Perché mai, la Basilicata, custode del più ricco giacimento petrolifero dell’Europa continentale, abbia ancora dati di arretratezza simili alla vicina Calabria, nonostante sia stata coperta da una pioggia di Euro superiore al miliardo, derivante dalle royalties sull’estrazione del greggio?” Semplice: negli anni ruggenti dell’oro nero, si è preferito spendere per accontentare l’elettorato anziché in investimenti di rilancio dell’economia.
Si è preferito – come dire – privilegiare l’uovo (oggi) anziché la gallina (il futuro). Si è preferito coltivare rapporti di amicizia con uno dei discendenti più illustri di questa terra, il regista Francis Ford Coppola, per il quale non si è badato a spese con la produzione di DVD di vario genere. Dal 2001 al 2013, scrivono i Magistrati della Corte dei Conti, la Regione e 12 Comuni dell’area estrattiva si sono spartiti esattamente un miliardo e 158 milioni di Euro, ma l’85% se n’è andato in spesa corrente anziché in investimenti per lo sviluppo e lavoro. Soltanto il 7% è andato alla ricerca e  all’innovazione. L’analisi della Corte dei Conti è spietata per la direzione intrapresa da quel fiume di denaro.
La Regione Basilicata ha impiegato 47 milioni e mezzo per “progetti di inclusione sociale” non meglio specificati, 39 milioni per tappare il disavanzo della Sanità. Le voci più sorprendenti e assurde sono contenute nelle tabelle riguardanti i Comuni. Per citare qualcuno, ad es. Montemurro, le royalties sono servite a garantire la raccolta dei rifiuti e la sistemazione del cimitero, a Garaguso alla manutenzione delle aree verdi, a Grumento Nova per il 31% a coprire interessi sui mutui o allo sgombero della neve. Viggiano, comune di 3 mila abitanti, ha beneficiato di ben 122 milioni, polverizzati in voci quali arredo urbano, fognature, segnaletica stradale o addirittura 25mila euro spesi per un viaggio in Australia tra gli immigrati lucani residenti. A Latronico, in data 16 gennaio si terrà un convegno su : “Sud, Sicurezza, Sviluppo”. Al di là della parata, si parlerà come si intenderà affrontare lo Sviluppo unitamente al Lavoro nel Texas d’Italia? Il significato del termine “potere”, come quello dei termini “moralità”, “diritto” e altre astrazioni, è sempre stato alla mercé di analisi estremamente soggettive.

Ernesto Calluori

Scrive Ernesto Calluori.
Il petrolio ha cambiato l’umanità

La storia del petrolio contiene due opposte lusinghe: una che parla di progresso, l’altra capace di scatenare guerre e catastrofi ecologiche. Nel rapporto fra queste due lusinghe, si racchiude il segreto doloroso della nostra storia. Storia di singoli individui, di potenti forze economiche, di sviluppo tecnologico di lotte politiche, conflitti internazionali e anche di misteri.
La memoria storica ci riporta agli albori della via nera del petrolio che ebbe inizio negli Stati Uniti, intorno al 1888. Protagonista fu John D. Rockefeller che impose, dopo la prima trivellazione del primo pozzo petrolifero, un sistema monopolistico senza regole. La storia del petrolio si è arricchita, negli anni, di personaggi e lobby che, per avidità e potere, hanno ridisegnato la geografia degli equilibri internazionali da determinare strategie politiche, alleanze, conflitti, fortune o crolli di uomini e nazioni. Il petrolio con le sue luci e i suoi lutti ha segnato gli avvenimenti che hanno condizionato la storia del mondo. È stato un potente generatore di ricchezza e di progresso, ma anche causa di guerre e di dolori, di povertà e di sofferenza. Queste tensioni tra i produttori di petrolio, ad esempio nella crisi Arabia Saudita – Iran hanno ribaltato i parametri tradizionali, per una guerra di posizione.

La crisi si dirige verso i 35 $ al barile e il petrolio crolla, appesantito dall’offerta eccessiva. Sembra di vivere in un’altra era quando il Brent europeo o i valori del greggio a New York, quotavano sui 110 e 115 $ a barile, 15 mesi fa. Da allora il tracollo! Se questo è lo scenario, l’Arabia Saudita – principale esportatore di greggio al mondo – non potrà che risentirne tant’è che si vede costretta a vendere petrolio a prezzi sempre più bassi per mettere fuori mercato i produttori alternativi con margini economici molto ridotti. In barba al crollo del prezzo del petrolio, il prezzo della benzina e del gasolio non si riduce e non fa il “pieno” nelle tasche degli automobilisti. Al netto delle accise e dell’Iva, tenendo conto delle variazioni del cambio euro/dollaro, il prezzo industriale della benzina in Italia da agosto del 2015 è del 44% più alto del gennaio 2009. La differenza è trattenuta dalle compagnie petrolifere che la imputano a maggiori costi di raffinazione a cui si aggiungono aumenti arbitrari da parte dei petrolieri, come denunciano i consumatori. Tuttavia, il nodo è complesso per le ragioni precitate né può sorprendere, allora, che le recenti tensioni tra Arabia Saudita e Iran siano state ignorate dai mercati.

Ernesto Calluori

Bail in e crac delle quattro banche

L’Avanti! del 23.12.2015 titolava l’articolo del direttore Mauro Del Bue, “Banche e laicità, la frontiera del Psi” che poneva in risalto le due campagne lanciate dalla segreteria del Psi che si svilupperanno nelle maggiori città chiamate al voto di Primavera. Le ha definite entrambe, a buon ragione, come diritti dei cittadini. Il primo diritto è a fronte dell’arroganza del potere finanziario e degli istituti di credito che hanno negato il potere della conoscenza ai risparmiatori. Il secondo, invece, riguarda il tema di “fine vita” in accordo con i compagni radicali. Mi soffermerò sul primo, trascurando l’entrata in vigore della nuova normativa Ue sul bail-in che consente il salvataggio interno di una banca in dissesto finanziario, accollando i costi a carico di azionisti, obbligazionisti e correntisti,oltre la soglia di 100mila euro. Tuttavia, si ricava l’impressione che i media con titoli a tutto tondo fino a qualche giorno, riportavano notizie sulla crisi delle quattro banche. Ad un tratto, quelle notizie sono state oscurate. Cosa può essere accaduto ? La storia la conosciamo, tant’è che su questo tema siamo stati dei precursori inascoltati, attraverso l’associazione “Interessi comuni”. Infatti, la crisi delle quattro banche risale intorno al 2012. La vigilanza della Banca d’Italia ha fatto scattare le misure previste nel Testo Unico Bancario (TUB) e alla fine sono state commissariate. Per la Banca Etruria, il commissariamento è stato disposto soltanto nel mese di febbraio del 2015, dopo che la stessa era stata trasformata in SpA. Le vicende sono precipitate e, quindi, con provvedimenti di urgenza le banche sono state ammesse alla procedura di risoluzione europea, introdotta in data 16 novembre nel nostro Paese. In mancanza di questa legge, le banche sarebbero state assoggettate come una procedura dagli aspetti liquidatori di LCA previsto nel Testo unico. Sono seguiti vari contatti con la Commissione Europea, sfociati in una lettera ufficiale della medesima al MEF, con la quale, pur nel formale rispetto dell’autonoma decisione del Governo, si suggeriva di limitare al massimo l’intervento ausiliare dello Stato, ricorrendo al Fondo di risoluzione nazionale (ex Fondo di garanzia), costituito dai contributi interbancari. La Banca d’Italia, d’intesa con il Ministero dell’Economia, ha scelto la procedura di costituzione di quattro enti-ponte, con denominazione uguale a quella delle banche in risoluzione con l’aggiunta della parola “NUOVA”. Queste nuove banche, una volta ristabilito la loro piena attività bancaria e finanziaria, saranno cedute con immaginabile plusvalenza, a operatori di intermediazione finanziaria interessati. La liquidità necessaria (3,6 miliardi) è stata fornita da tre banche che hanno finanziato il precitato Fondo, a tasso di mercato, divenendo titolare dell’intero capitale delle nuove costituite. Nel patrimonio delle banche in risoluzione, sono rimasti i crediti in sofferenza (1,5 miliardi) che verranno trasferiti alla costituita società-veicolo, con il compito di trasferirli al migliore offerente. Una volta effettuata questa vendita, le banche in risoluzione saranno cancellate dall’ordinamento giuridico. Calcoli ricavati da documenti contabili pubblicati, consentono di affermare che circa il 50 per cento potrebbe rinvenirsi nell’operazione di trasferimento dei crediti in sofferenza. Allo scarico delle responsabilità cui abbiamo assistito, verso l’anello superiore o inferiore della catena, ha fatto seguito – viva Dio – la dichiarazione del premier Matteo Renzi alla conferenza di fine anno “serve un foglio con tre cose scritte chiare e non fare firmare 47 documenti”. Questo scandalo di cui oggi si sussurra, viene classificato nella categoria delle mele marce in albero sano.

Ernesto Calluori

 

 

Scrive Ernesto Calluori:
I consumi sotto l’albero di natale

Partiamo da questa riflessione e analizziamo – brevemente – se sotto l’albero di Natale ci sarà una svolta. Che Consumatori siamo diventati? Le Imprese cosa faranno alle soglie del 2016? Negli ultimi anni, siamo cresciuti a suon di slogan e di volontarismo esagerato. “Impegnati e otterrai”. “Concentrati sulle tue idee e vai avanti”. Siamo diventati grandi, illudendoci di essere ormai usciti dai momenti bui con cui siamo vissuti in questi ultimi anni. La globalizzazione ha minacciato la società civile in tanti modi diversi e le disuguaglianze in termini di reddito sono aumentate, creando forti sperequazioni. I consumi si sono ridotti e le imprese per sopravvivere si sono frazionate in forma di aziende imprenditoriali. Questo quadro a tinte fosche tende ad allontanarsi gradualmente, e possiamo affermare che stiamo, forse, cambiando da chiederci: l’anno che si affaccia come sarà? I prezzi e il loro utilizzo, dopo questi anni di crisi con il carrello di spesa sempre più magro, ci viene spiegato dagli indicatori di mercato, che i consumi sono cambiati e hanno rivoluzionato il loro utilizzo nel conferire un parametro del valore al bene che si acquista. La cultura è cambiata e molti acquisti (ad esempio regali) on line sono a doppia cifra e viene adottato l’acquisto individuale con oggetti semplici ma più affettivi e le motivazioni sono complesse. Tale comportamento si comincia a declinare nel settore dei viaggi, della ristorazione e trasporti in generale e ci permette di cogliere un aspetto che si discosta dalle consuete abitudini e il soggetto non avrà più alcun riferimento negli altri. Chiariamo con un esempio. Perché concentrare le vacanze nel mese di agosto anziché frazionarle nel corso dell’anno scegliendo mete che sentiamo nostre? Per quali ragioni si debba seguire l’esempio di pinco-palla che è andato a Cortina e non scegliere Rimini che risponde più a una logica personale? La mobilità è aumentata, l’offerta è cambiata, portando un ampliamento verso i viaggi a cui non si rinuncia facilmente e tale segmento tende sempre a crescere. Le imprese, invece, cambieranno profondamente e porteranno uno sconvolgimento in termini di velocità, innovazione e flessibilità. Le imprese avranno una evoluzione di comportamento da società industriale a quella post-industriale con macchine intelligenti da esecutive a generative. I lavoratori, all’interno di queste imprese dovranno uniformarsi alla digitalizzazione e produrre nuove idee. Questi sviluppi non sono negativi, anzi, entro certi limiti sono inevitabili in questo nuovo scenario con il Nuovo Anno ormai alle porte.
Ernesto Calluori

Scrive Ernesto Calluori:
Una festa di quartiere
a Colle di mezzo

Il quartiere, a ridosso dall’Eur fu costruito negli anni ’50 per i dipendenti di vari Ministeri con lo stanziamento dei fondi Ina-Casa ed era conosciuto come “quartiere pilota”. Villette a due piani, cortili con il verde,viuzze, da somigliare a una “cartolina”.
I due padiglioni in amianto che ospitavano la scuola media sono stati demoliti e l’area su cui insistevano è stata conquistata dal Comitato di Quartiere e destinata a parco pubblico, grazie al generoso contributo dei residenti. E’ stato attrezzato con tanta buona volontà da alcuni cittadini, con alberi, panchine e tavolini, creando uno spazio per i bambini, un altro per gli adulti, e un altro ancora riservato ai possessori di cani. Il Municipio, in questa fase, ha mostrato una palese assenza.
Sabato 19 p.v. alle ore 11 avrà luogo, per tale evento, una festa di Quartiere a cui sono invitati i residenti e per lo scambio degli auguri. A parte questa novità, quella cartolina si è “ingiallita”perché preda di degrado e incuria. A ciò si aggiunge la mancata manutenzione delle strade rimaste senza asfalto e i marciapiedi in pessimo stato. Le nostre reiterate sollecitazioni al IX Municipio sono rimaste sempre inevase.
Ci viene da chiederci: come è possibile tanta assenza da parte di chi era preposto?

Ernesto Calluori

Scrive Ernesto Calluori:
Il lavoro che manca,
la pensione che cambia

Il lavoro che manca, la pensione che cambia rappresenta una questione molto attuale che, in linea coi tempi, apre un ampio terreno di confronto. Nel mondo del lavoro, si registrano molti aspetti negativi con assunzioni – ad esempio – di lavoratori con prestazioni precarie per un lavoro che cambia grazie alle trasformazioni esistenti, nonché, alla rapidità delle comunicazioni e di un libero mercato. È cresciuto l’impoverimento. La disoccupazione è aumentata. La criminalità dilaga. Il fisco tormenta il ceto medio, ristrettezze e disoccupazione vanno a braccetto. La globalizzazione sta diventando un dogma e non è quella che pensavamo, cioè una estensione nei Paesi in via di sviluppo.

Lo smantellamento del welfare è onnipresente, tant’è che la risposta economica alla globalizzazione è per sua natura nemica sia della stabilità che della sicurezza. Quadrare il cerchio tra crescita economica e società civile è certamente un compito politico-universale. Che tutti perseguano questo obiettivo o solo cerchino di perseguirlo, è una pia illusione. Le imprese, rivendicano la flessibilità che equivale ad una maggiore facilità nell’assumere e nel licenziare, aumentare o diminuire i salari, mobilità selvaggia e prepensionamenti a 50-55 anni. L’articolo 18, a tutto questo ha contribuito notevolmente. Il termine con cui si era soliti fare riferimento “Statuto dei Lavoratori” che annoverava diritti e doveri dei lavoratori, lo si è lasciato alle spalle e il sindacato con il mondo del lavoro non si sono sforzati a coniugare la questione dei diritti moderni con i livelli del mondo d’oggi. Ad un quadro a tinte fosche, si aggiunge il rapporto dell’ Istat sui “trattamenti pensionistici e beneficiari” con cui si conferma che l’assegno dei nuovi pensionati – quelli che hanno iniziato a riceverlo nel 2014 – è più basso di circa tremila euro l’anno rispetto a chi è entrato a far parte della schiera degli oltre sedici milioni di pensionati degli anni precedenti. Anche qui c’è l’effetto della riforma Fornero che ha modificato il sistema di calcolo dal “retributivo” al “contributivo”. Che dire, poi, della frattura che esiste tra giovani e anziani? I motivi sono da ricercare, innanzitutto,al fattore demografico e all’invecchiamento della popolazione in rapporto al calo delle persone tra 18-35 anni nonché alle minori uscite per pensionamento dovute alla nuova normativa previdenziale.

Le imprese, oggi, navigano su cicli brevi e vogliono personale subito e competente. Ci sono migliaia di over 50-55 senza lavoro che per rientrare in azienda sono disposti ad accettare stipendi più bassi e mantenere i figli disoccupati. Su ogni aspetto c’è sempre una causa : in questo disastro generazionale, in Italia – complice il Sindacato – si è permesso a tre pensionati su quattro di andare a riposo prima dei sessant’ anni. Gli indicatori non mostrano segnali di miglioramento e lasciano presagire una caduta del reddito delle famiglie. Una realtà che si va facendo strada, alla quale molti giovani sono rassegnati è la prospettiva di dover lavorare fino a 75 anni, per avere una pensione inferiore a quella di padri e, forse, dei nonni.

Ernesto Calluori

Presepi dal Mondo.
Da Betlemme a Napoli

natale-2013-drogbasterVentisette racconti, brevi,alcuni brevissimi, di firme prestigiose, compongono il nuovo libro a cura di Felice Di Nubila, “Presepi dal Mondo da Betlemme a Napoli” (Roma 2015, pp.125 ediz. fuori commercio) in cui è raccolto il Mondo dei Presepi, magistralmente raffigurati, a cui l’Autore ci ha abituati. Felice Di Nubila, ripercorre dalla storia del Presepio – dal racconto narrato da San Bonaventura – e spiega che nasce dal desiderio di San Francesco di fare memoria della Natività di Cristo per commuovere le genti a devozione, raccogliendo immagini e tradizioni, degli anni precedenti fino al 1200.

Nel riprendere i principali aspetti artistici religiosi, storici e devozionali della natività, l’Autore spiega, inoltre, che il presepe, fenomeno espressivo e popolare rispetto a molta arte sacra, ha potuto nei più diversi Paesi, diventare un veicolo della cultura locale. Nulla toglie che ci siano presepi di questa o quella realtà culturale rappresentati e diversi tra loro, sparsi nel mondo. Sottolinea, tuttavia, che ciò che conta non è tanto uno “stile internazionale”, oppure un fatto modale rispetto alle culture, quanto il messaggio fondamentale che trasmette e diventa nucleo scenico di una rappresentazione universale.

Ne sono esempi i presepi africani allestiti in chiese europee. L’autenticità costante del presepe è di essere un fatto religioso che appartiene alla Chiesa e alla sua storia millenaria. Realizzato, solitamente, da persone di ogni ceto e condizione, da adulti e da bambini, il presepe è fatto d’arte e di artigianato ed è presente in ogni latitudine. La peculiarità consiste, appunto, nella varietà che le più diverse culture hanno accolto e riproposto con una inesauribile creatività. Il racconto si divide in due parti: la prima con l’immagine di copertina e di quelle a corredo dei testi iniziali nonché di questa prima parte che rappresenta circa duecento presepi, raccolti in vari Paesi del Mondo del Novecento, facenti parte della collezione di F. Di Nubila. Le fotografie sono state realizzate da Spartaco Coletta che introduce una sua riflessione sul presepe, sugli aspetti astronomici e antropologici da raggiungere un giusto punto di equilibrio. Spartaco sostiene che il presepe rappresenta la natività e come tale mette in evidenza un cielo con l’allineamento di tre stelle poste al centro che prende il nome di cintura di Orione. Nella seconda parte,invece, i presepi messi a disposizione dalla Signora Amabile Ugolini e dalla Signora Rosanna Renzi di San Marino, costituiscono parte di una raccolta di oltre trecento pezzi di grande valore,di varie provenienze e dimensioni, fotografate da un apprezzato fotoamatore dell’Associazione Sanmarinese, Gabriele Granaroli.

Il testo, ci riporta al prossimo natale e ci piace riprendere alcuni versi di Salvatore Quasimodo: “Natale. Guardo il presepe scolpito, dove sono i pastori appena giunti alla povera stalla di Betlemme. Anche i Re Magi nelle lunghe vesti salutano il potente Re del mondo”.

Ernesto Calluori