BLOG
Fabrizio Federici

Cerveteri e Taybeh, un congresso per la pace

uniti-per-unire
Un Congresso per la pace insieme ai Sindaci  di Cerveteri e di Taybeh, a Novembre in Terra Santa.  Questo è  l’annuncio che Foad Aodi, fondatore del movimento internazionale, transculturale, interprofessionale “Uniti per Unire” (che da Ferragosto è in viaggio in Terrasanta, incontrando vari sindaci e associazioni in Israele e in Palestina),  ha fatto dopo l’incontro col Sindaco della città di Taybeh, Shuaa Massarwa Mansour.
Un Congresso internazionale  per la Pace, mirante a coinvolgere in primis i promotori del Patto d’amicizia siglato a ottobre 2017 a Cerveteri  tra  i sindaci di Taybeh e di Cerveteri e il Movimento internazionale Uniti per Unire, insieme a tutte le  associazioni e le comunità aderenti:  tra cui l’ AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia) e le Co-mai (le Comunità del Mondo Arabo in Italia). Ci sarà, inoltre, il  patrocinio delle Asl Rm4 e Rm5, concesso dal Direttore Generale, Dr.Giuseppe Quintavalle. 
“Un Congresso voluto da Shuaa Mansour e Alessio Pascucci, sindaco di Cerveteri, insieme a me”, continua Aodi,  “per proseguire nel patto d’amicizia tra l’ Italia e i nostri comuni e città arabe palestinesi, parlando solo una lingua universale: la lingua della Pace e del dialogo, della conoscenza e della cooperazione internazionale. E  intensificando la collaborazione nell’ambito della cultura, dell’ istruzione, della sanità, dello sport e della scuola.  Con l’obiettivo di avvicinare i popoli e le culture, combattendo i pregiudizi e l’odio razziale e religioso: che, purtroppo, negli ultimi anni  sta aumentando vertiginosamente nel mondo”, sottolinea  Aodi,  che è anche  membro del Focal Point per l’integrazione in Italia per l’ alleanza delle Civiltà- UNAOC, organismo  ONU, e Consigliere dell’ OMCEO di Roma con delega per rapporti con i Comuni e Affari Esteri.
“Siamo estremamente onorati di poter proseguire il percorso iniziato il 23 ottobre scorso nella nostra città– ha dichiarato Alessio Pascucci, Sindaco di Cerveteri – con la promozione di un grande Congresso per la Pace internazionale: che sarà esempio di integrazione ed accoglienza, valori che purtroppo, oggi, nel nostro Paese vengono troppo spesso messi in discussione. Siamo pronti a dimostrare ancora una volta che iniziative come queste sono portate avanti insieme a realtà geograficamente così lontane da noi, ma vicine nello spirito: con le quali siam pronti a stringere un rapporto di amicizia, collaborazione e condivisione delle nostre tradizioni, della nostra cultura e della storia dei nostri Paesi. È  motivo d’orgoglio, inoltre, per noi”,   prosegue il Sindaco Pascucci,  “che Uniti x Unire e il suo fondatore Foad Aodi abbiano scelto, a ottobre scorso, di iniziare un percorso così importante  partendo proprio da Cerveteri”.
“Sono orgoglioso di portare avanti iniziative come questa – conclude Pascucci – sia da Sindaco che da coordinatore nazionale di “Italia in Comune”: partito nato dal bisogno d’ un vasto campo di sindaci e di cittadini italiani di riaffermare valori, come quelli dell’ integrazione e dell’accoglienza, proprio nel momento in cui ci troviamo di fronte ad un bivio essenziale della storia, e quindi della politica. Per questo, come Italia in Comune, in collaborazione con Foad Aodi e Uniti x Unire e il Sindaco di Taybeh, avvocato  Shuaa Massarwa Mansour, abbiamo deciso di lanciare questo grande Congresso per la Pace internazionale: sperando che contribuisca a rappresentare anche fuori dai confini nazionali il volto di un’Italia solidale, che va oltre le polemiche e la retorica dell’ odio”.
Dal canto suo il sindaco di Taybeh, Shuaa Mansour, dichiara – con grande emozione, visto che si è laureato in Italia-  la sua soddisfazione “di poter organizzare un convegno internazionale che rappresenti un ponte per la pace e il dialogo tra le civiltà e le religioni, coinvolgendo e invitando l’ Ambasciatore italiano in Israele, e sindaci, autorità istituzionali e religiose (musulmani,cristiani,ebrei,drusi), deputati  arabi palestinesi ed ex-studenti laureati in Italia: per valorizzare il ruolo e l’esperienza  dell’ Italia nei nostri  Paesi di origine”.
Fabrizio Federici 

Commerato Andrea Berardi Curti, paladino dei diritti GLBTQ

massassinaPresso la sede del Circolo di cultura omosessuale “Mario Mieli” , è stato commemorato solennemente Andrea Berardi Curti, segretario politico del circolo, scomparso improvvisamente a Roma la sera di martedì 4 settembre. Romano, residente al Pigneto (l’oggi effervescente “Quartiere latino” di Roma), Andrea per anni era stato in prima fila nelle battaglie del “Mieli” per i diritti dei cittadini gay, e, più in generale, di tutto il movimento GLBTQ, contro gli stereotipi repressivi e le troppo rigide divisioni tra i sessi, funzionali solo a logiche di potere.

Artista, interprete teatrale, animatore instancabile (“en femme”, col nome d’ arte “La Karl du Pignè”) delle mitiche serate del “Muccaassassina”, Andrea s’era battuto per una visione moderna di omosessualità e transessualità: centrata non solo sui diritti, ma nello spirito mazziniano di piena cittadinanza richiamato dall’ articolo 3 della Costituzione. Animando anche iniziative del “Mieli” di forte rilievo sociale e culturale, come le campagne antiAIDS (con speciale attenzione ai nuovi tipi di test), il Transgender Rmembrance Day del 20 novembre, in memoria delle vitttime della violenza transfobica e il progetto di ricerca dell’ Unione Europa su quelli che furono gli sterminii “minori” del nazismo ( ai danni di omosessuali, handicappati, zingari, Testimoni di Jehova,ecc…).

“E’ stata una commemorazione nello stile di Andrea”, dice, commosso, Sebastiano Secci, presidente del “Mieli”: con i suoi parenti e amici, tra le sue foto, i suoi ritratti, le sue parrucche, tra battute di spirito e riflessioni profonde. Se n’è andata una personalità che per anni si è completamente identificata con la storia del Circolo ( che compie quest’anno 35 anni) e di tutto il movimento GLBTQ, non solo romano”.
La sua scomparsa lascia un forte vuoto, davvero difficile da riempire. Ciao, Andrea: salutaci Platone, Saffo, Karl Ulrichs (l’ intellettuale tedesco, tra i primi attivisti gay, autoesiliatosi in Italia, dove morì. nel 1895, a L’ Aquila), Oscar Wilde , Pier Paolo Pasolini, Mario Mieli, appunto, Massimo Consoli, Alfredo Ormando (lo Jan Palach del Movimento gay, immolatosi nel fuoco a Roma, il 23 gennaio 1998, per protesta contro le chiusure del Vaticano nei confronti dei gay); e tutti coloro che hanno concretamente dimostrato, nella vita quotidiana, che essere gay non vuol dire assolutamente vivere chiudendosi a riccio nel proprio “Particulare”, anteponendo la propria felicità individuale alla lotta contro le ingiustizie collettive.

Fabrizio Federici

Fondazione “Massimo Consoli” ricorda Ulrichs

tomba ulrichsAl cimitero monumentale de L’Aquila, la Fondazione “Massimo Consoli” (che continua a portare avanti le battaglie di Luciano Massimo Consoli, il giornalista, scrittore e traduttore tra i fondatori del movimento Gay italiano, creatore d’ un archivio mondiale sulle tematiche gay definito “di notevole interesse storico” dal MIBACT, scomparso nel 2007), ha reso ultimamente omaggio, per la ricorrenza della sua nascita (28 agosto), alla tomba del filosofo, giurista e giornalista tedesco Karl Heinrich Ulrichs (1825- 1895). Un gruppo di esponenti della Fondazione Consoli, attivisti per i diritti GLBTQ e dei cittadini handicappati (tra cui Claudio Mori, giornalista emerito di “Radio radicale”, l’artista Alba Montori, l’editrice Maya Checchi, presidente di Golena edizioni, Anna Benedetti, della Lega Arcobaleno fondata, a suo tempo, dal militante per i diritti degli handicappati Bruno Tescari, scomparso nel 2012, e altri) e semplici cittadini ha tenuto una breve,ma intensa, cerimonia laica davanti alla tomba di Ulrichs.
Nato ad Aurich, vicino Hannover, nel 1825, Uhlrichs, laureato in Diritto e teologia a Gottingen, anche latinista esperto (pubblicò tra l’altro, negli ultimi anni della sua vita, la rivista “Alaudae”, che propugnava l’uso del latino come lingua viva), è stato uno dei primi atttivisti per i diritti dei gay della storia contemporanea.In un’epoca in cui la cultura europea , con una generale coloritura positivistica, si apriva alle grandi frontiere della medicina, della psicanalisi, della fisica, eppure annaspava ancora nella lotta contro pregiudizi sessuofobi d’ogni genere (gli stessi Marx ed Engels, ad esempio, condannavano l’ omosessualità ritenendola sbrigativamente – come, in seguito, i “marxoidi” sovietici – frutto marcio del capitalismo), Ulrichs non rimase a guardare.
E dal 1860 iniziò a girare gli Stati tedeschi, parlando e scrivendo in difesa dei diritti degli omosessuali, combattendo con la censura e le leggi penali di Sassonia, Prussia, e dello stesso Hannover; il 29 agosto 1867, al Congresso dei giuristi tedeschi a Monaco di Baviera, fece uno dei primi “Coming out” ufficiali della storia, proponendo inutilmente – con enorme clamore – una risoluzione che chiedesse l’ abrogazione di tutte le leggi antiomosessuali esistenti in Germania. Inviso a Bismarck, e allo stesso Marx (il quale, nei suoi scritti, aderisce in sostanza alla stessa morale borghese, ma poi, vagheggiando la futura società comunista, addirittura propugna temporaneamente la “proprietà comune” delle donne!), nel 1879 Ulrichs decide di lasciare la Germania, “autoesiliandosi” in Italia.Lo stesso anno, pubblica il XII volume della sua grande opera “L’enigma dell’ amore uranico”: sorta di Enciclopedia dell’ omosessualità in cui inizia a formulare il concetto, molto moderno ( sviluppato poi, decenni dopo, dal sociologo e sessuologo socialista Magnus Hirschfeld, “bestia nera” dei nazisti), dell’omosessuale maschile come persona dotata d’ un’ anima, o comunque d’ una psiche, femminile, “imprigionata” in un corpo maschile. Intanto, nel 1871, il Reichstag della nuova Germania unificata ha approvato il famigerato “Paragrafo 175” del Codice penale tedesco, che persegue penalmente l’ omosessualità maschile ( di quella femminile, per evidente pregiudizio maschilista, non viene nemmeno presa in considerazione l’ esistenza), e resterà in vigore – dopo l “Omocausto” nazista – sino al 1968 nella DDR ( dell’ anno prima, l’ abrogazione dell’ analoga norma penale inglese!) e addirittura, pur con modifiche, sino al 1990 in Germania Ovest ( con definitiva abrogazione solo nel 1994).
“A L’ Aquila”, ha ricordato Alba Montori, ” dopo un primo soggiorno a Napoli, città dal clima però troppo caldo per la sua inferma salute, nell’ atmosfera relativamente tollerante dell’ Italia unificata, Ulrichs visse soprattutto ospitato dal latinista marchese Nicolò Persichetti, per i cui figli fece da precettore: morendo, infine, nel 1895″. Cinque anni dopo, nel 1900, scomparivano il poliedrico Oscar Wilde, altro pioniere del movimento gay, e quel Nietzsche che nel 1879, lo stesso anno dell’ “autoesilio” di Ulrichs, aveva scandalizzato i benpensanti cogliendo – nell’aforisma 259 di “Umano, troppo umano” – il forte legame tra civiltà greca e omosessualità.
La tomba di Ulrichs, con un’ iscrizione in latino, proprio vicino alla tomba di famiglia dei Persichetti, fu ritrovata – dopo che se n’erano perse temporaneamente le tracce – proprio da Massimo Consoli nel 1988. Oggi, la cultura tedesca sta riscoprendo la figura di quest’ intellettuale scomodo (proprio come sta accadendo – per fare un paragone adeguato – ad Armin Wegner, lo scrittore socialdemocratico autore, nel ’33, della celebre “Lettera ad Adolf Hitler” per scongiurare la Shoah): a suo nome sono state intitolate piazze a Monaco, Brema, Hannover. Così come, tornando a L’Aquila, nel Parco del Castello.

Fabrizio Federici

Torregrupata, il Meridione di Nunzio Campagna

campagnas_copyUn po’ il Carlo Levi di “Cristo s’è fermato ad Eboli” e un po’ il Silone di “Fontamara”. La poesia di certi film di Frank Capra e il Rossellini di “Paisà”. Queste, sinceramente, le atmosfere richiamate dal romanzo di Nunzio Campagna “Torregrupata” (Napoli, RCE Multimedia ed., 2018, pp. 333, €. 12,00). Scrittore di romanzi su temi sociali e d’impegno civile, spesso ambientati nel Meridione, Campagna, lucano d’origine, studioso di storia e filosofia (per l’ Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli ha pubblicato, tra l’altro, “Filosofi greci” e “Aurelio Agostino”, 2007 e 2010), ci trasporta, con questo nuovo libro, nel Sud del Novecento, tra i richiami magici e arcani cari agli antropologi come Ernesto De Martino e la modernità selvaggiamente incalzante.
Storia centrale è quella di Tony-Patrick- Nicola: ragazzo nato a Torregrupata (immaginario paese lucano, non lontano da Tricarico) da una relazione, fortemente contrastata, tra un giovane del luogo e la nipote d’un nobile locale. Sottratto appena nato alla famiglia, il bimbo viene preso da una coppia di sposi destinata ,come tanti italiani di allora,a partire per l’ America (siamo ai primi del ‘900, nell’ IItalia giolittiana e del “passaporto rosso”). Adottato poi, negli USA, da un’altra coppia, Patrick crescendo avvertirà fortemente l’ inquietudine e il disagio legati al non conoscere esattamente le proprie origini.Al tempo stesso, la conoscenza di tanti italiani emigrati in America ( tra cui anche il giovane Arturo Toscanini, da sempre vicino al movimento socialista) contribuirà a mantenere vivi in lui l’interesse e l’ amore per l’ Italia.
Sarà il turbine della Seconda guerra mondiale, con l'”Operazione Husky”, cioè lo sbarco alleato in Sicilia del luglio 1943, a dare al giovane Patrick, già ufficiale dell’ esercito americano, l’ occasione per sciogliere questo basilare nodo esistenziale; un po’ come l’ Arturo Giammaresi interpretato da PIF in “In guerra per amore”, Patrick nel Meridione d’ Italia va alla ricerca, soprattutto, delle proprie radici.
Finalmente, in Basilicata, appena finita la guerra, con l’aiuto del giovane sindaco di Torregrande (in realtà Tricarico: sindaco modellato, infatti, esattamente sul personaggio del socialista Rocco Scotellaro, sociologo e fine poeta,che di questo paese fu sindaco dal 1946 al 1950) , Patrick risale pienamente alle origini della sua famiglia, ritrovando il padre, Michele Genovesi, e liberandolo dal manicomio in cui era stato recluso a forza un trentennio prima. Commovente l’incontro col vecchio Michele, che vive come un barbone nel vecchio manicomio, ma, un po’ come il Nino Manfredi /Garcia Lorca (salvatosi miracolosamente dalla fucilazione) di “La fine d’un mistero” (ultimo film interpretato dal grande Nino), ritrova pienamente la memoria appena rimesso a contatto col figlio e con le atmosfere di tanti anni prima. Dopo aver ritrovato, e risanato, il padre, Patrick completerà il “Nostos” alla sua Itaca facendosi naturalizzare italiano all’anagrafe, col nuovo nome di Nicola Genovesi; mentre, poco dopo (siamo, ormai, nel ’47 – ’48), ritroverà anche Assuntina, la donna, di pochi anni più grande di lui, che l’ aveva portato col marito negli USA, ora donna matura.
Con grande abilità, e tecnica quasi cinematografica, Campagna ricrea perfettamente armosfere, colori, situazioni, mentalità d’ un Sud còlto nel suo definitivo irrompere nella storia italiana, e mondiale: il Sud delle grandi occupazioni delle terre e della mafia riemergente, delle leggi “Sila” e stralcio e di Portella della Ginestra, di Placido Rizzotto, Salvatore Carnevale e, purtroppo, Luciano Liggio. Mentre non manca d’ inquadrare la situazione mondiale postbellica alla luce anche della psicologia politica: evidenziando, ad esempio, le conseguenze – in termini di scissione, perdita del senso complessivo d’ unità, quasi alienazione – che, per milioni di persone, ebbe, con la Guerra fredda, la divisione dell’ Europa in due, destinata a ricomporsi solo col crollo dei Muri del 1989-’91.

Fabrizio Federici

Cinquant’anni fa, la fine della “Primavera di Praga”

praga1Esattamente 50 anni fa, il 20 agosto di quell’incredibile ’68, l’anno che già aveva visto il Maggio francese, la contestazione giovanile in tutto l’Occidente e gli assassinii, negli USA, di Martin Luther King e Robert Kennedy, alle ore 21, 52 iniziava l’invasione della Cecoslovacchia da parte di truppe sovietiche, polacche, tedesco-orientali, ungheresi e bulgare (Romania e Jugoslavia, tramite i loro presidenti Ceausescu e Tito, s’erano dichiarate solidali coi dirigenti cecoslovacchi). Con un brutale colpo di mano, ricalcante fortemente quello nazista di fine marzo del ’39, ma rientrante pienamente nello “stile” della dittatura sovietica: già intervenuta contro le rivolte popolari di Berlino Est (1953) e Budapest (1956), e destinata a ripetere, molti anni dopo, lo stesso copione a Kabul nel 1979 e a Varsavia -dove sarebbe stata solo battuta sul tempo dall’ “autogolpe” di Jaruzelski – nel 1981.

Finiva così la “Primavera di Praga”, l’ esperimento del “Comunismo dal volto umano”: che tante speranze, peraltro anche illusorie, aveva acceso soprattutto in Occidente. A nulla erano serviti, per contrastare lo spettro dell’ invasione, gli incontri ceco-sovietici di Cierna (importante nodo ferroviario al confine con l’ URSS) del 29-31 luglio e di Bratislava del 1 agosto: con le assicurazioni di Alexander Dubcek che in Cecoslovacchia non esisteva alcun pericolo “controrivoluzionario” appoggiato dagli imperialisti occidentali. E all’ invasione del 20-21 agosto, con la resistenza, inizialmente nonviolenta, della popolazione a Praga, Brno e altre città (come poi sarebbe stato, vent’anni, dopo, in Piazza Tienanmen a Pechino), seguiva una sanguinosa repressione. Mentre già il 23 agosto, a Mosca, l’ anziano presidente cecoslovacco Svoboda ( successo, a gennaio, allo stalinista Novotny), insieme al Primo segretaro del PCC Dubcek, iniziava un’ estenuante maratona di colloqui ( intervallati, probabilmente, anche da torture) con Breznev e gli altri dirigenti del PCUS: al termine dei quali, il 1 settembre, Dubcek era costretto ad ammettere d’ aver sbagliato, non avendo tenuto conto “della situazione politica generale e degli interessi dell’ URSS”.
Ma cosa , esattamente, aveva fatto “traboccare il vaso”, spingendo i sovietici a decidere senz’altro l’intervento? Il fatto che.- come già in Ungheria nel ’56 – la società cecoslovacca, dove già da anni serpeggiava l’insofferenza contro la direzione staliniana d’ un Paese tra i piu’ industrializzati ed evoluti d’ Europa, iniziava veramente a democratizzarsi. Ad aprile del’ 68, a Primavera ormai iniziata ( in senso sia metereologico che politico…!), il programma adottato dal Governo, con l’assenso dello stesso Partito Comunista cecoslovacco, aveva posto le linee-guida per una democrazia socialista moderna e umanista (che guardava, pur senza dirlo apertamente, alle grandi socialdemocrazie scandinave): volta a garantire libertà di religione, stampa, assemblea, parola e spostamento. I socialisti cecoslovacchi avevano iniziato a formare un proprio partito; erano sorti parecchi circoli culturali non allineati alla linea del PCC.
Troppo, perchè il “comunismo reale” potesse accettarlo. Peraltro, supponendo che i sovietici avessero scelto di non intervenire, se questo Programma fosse andato veramente avanti, il buon Dubcek molto probabilmente avrebbe fatto lui stesso marcia indietro: vedendo ormai in discussione l’ egemonia del PCC sulla società, con un’ anticipazione ventennale della “Rivoluzione gentile” del 1989 ( che, però, sarebbe stata assai meno gentile). Le tragedie dell’ Ungheria e della Cecoslovacchia, seguìte, piu’ di vent’ anni dopo, dal crollo dei regimi dell’ Europa Orientale e dalla rovinosa involuzione della “perestrojka” di Gorbacev, col collasso finale della stessa URSS, han dimostrato storicamente l’ irriformabilità dei regimi comunisti: costretti dalla loro stessa natura alla non esaltante scelta tra vivacchiare il piu’ a lungo possibile o suicidarsi nell’ impossibile impresa di democratizzarsi. Discorso un po’ diverso sembrerebbe riguardare le “tigri comuniste” dell’ Asia, dalla Cina al Vietnam: che, però, sopravvivono grazie a massicce aperture all’ iniziativa privata, e all ‘inserimento nei grandi circuiti finanziari internazionali ( mentre, non a caso, boccheggiano invece i regimi piu’ “ortodossi”, da Cuba alla Corea del Nord).
Tornando alla Cecoslovacchia, inesorabile fu poi l’ epurazione; che colpi Svoboda, il primo ministro Oldrich Cernik, il ministro degli Esteri Jiri Hayek, e tutti gli altri protagonisti della “Primavera”. Alexander Dubcek ad aprile del ’69 veniva sostituito, alla segreteria del Partito, dal “Gierek cecoslovacco”, lo stalinista illuminato Gustav Husak; nel giugno 1970 sarebbe stato espulso dal Partito e dichiarato decaduto come deputato. Questo, dopo esser stato mandato per un po’ di tempo, giusto per non urtare un’ opinione pubblica mondiale a lui largamente favorevole, a far da ambasciatore in una sede periferica come quella turca ( proprio come, decenni prima, era capitato ad Herbert Von Papen con Hitler, che nel ’39 l’ aveva spedito ad Ankara). Unico lato positivo della “normalizzazione” fu la trasfornazione, dal 1 gennaio 1969, della Cecoslovacchia in Stato federale: inevitabile per due popoli da sempre divisi da forti differenze economiche, sociali, religiose, culturali, e preludio alla definitiva separazione del 1 gennaio 1993.
Nei partiti comunisti non dell’ Europa orientale, la vicenda innescò, pur fra le note lentezze e ambiguità, un processo comunque positivo. Diversamente che nel ’56 per l’ Ungheria, i pc italiano, francese, belga, inglese e svedese condannarono l’ intervento sovietico: mentre strettamente filomoscoviti si mantennero nordvietnamiti (che nell ‘URSS, piu’ che nella Cina, avevano il principale appoggio per la guerra contro gli USA ), nordcoreani, cubani (e, in altra forma, gli algerini). Il PCI iniziava quella “Lunga marcia” che l’ avrebbe portato, 8 anni dopo, a rivendicare a Mosca (gennaio 1976), per bocca di Berlinguer, pur con le solite ambiguità togliattiane, il diritto d’ ogni Partito comunista a scegliere autonomamente la sua “Via nazionale al socialismo”. Mentre decisamente “vecchia” fu la posizione delle “Nuove sinistre”, extraparlamentari e non: nel ’68- ’69, i loro eroi non erano Dubcek e Svoboda, ma Guevara, Castro, Mao.
Il 16 gennaio 1969, 5 mesi dopo l’ invasione, un patriota cecoslovacco, lo studente della facoltà praghese di Filosofia Jan Palach, decideva di bruciarsi vivo – prendendo a modello i bonzi sudvietnamiti che proprio in quel modo, negli stessi anni, protestavano contro il corrotto regime di Saigon – in Piazza S. Venceslao: rivendicando la sua appartenenza a un gruppo giovanile d’ opposizione che chiedeva almeno l’ abolizione della censura e la soppressione dei bollettini di regime dell’ Armata Rossa. Dopo 3 giorni d’ agonia in ospedale, Palach – da molti paragonato a Jan Hus, il riformatore boemo bruciato sul rogo dall’ ortodossia cattolica al Concilio di Costanza del 1415 – moriva. I suoi funerali, a Praga il 25 gennaio, sarebbero stati seguiti da piu’ di 600.000 persone: in seguito, almeno altri 7 giovani cecoslovacchi avrebbero seguìto il suo esempio. Nel 1989, con la “Rivoluzione gentile”, una delle piazze centrali di Praga, dedicata all’ Armata Rossa, avrebbe preso il suo nome; nel 1990, Vaclav Havel, il drammaturgo divenuto Presidente della Repubblica al crollo del regime comunista, gli avrebbe dedicato una lapide proprio in Piazza San Venceslao, per commemorare il suo sacrificio in nome della libertà.
E Dubcek? Dopo l’espulsione dal PCC, dedicatosi, come Lech Walesa, al lavoro manuale in un’ azienda della sua Slovacchia, sarebbe rimasto in ombra quasi vent’anni: riemergendo infine, con grande compostezza e dignità, e divenendo presidente prima del Parlamento federale, poi del Partito socialista slovacco, con la “Rivoluzione gentile”. Avrebbe continuato nonostante tutto a sperare nella possibilità d’un comunismo diverso: e, come Havel, si sarebbe battuto a lungo contro la separazione tra Slovacchia e Repubblica ceca. Sino alla morte, per un grave incidente stradale (..guarda caso?) il 7 novembre ( maledizione “leninista” delle date!) 1992.

Fabrizio Federici

“Arte, cultura e sport” manifestazione ad Assisi

assisiAd Assisi, presso la Sala della Conciliazione nello storico palazzo del Comune, alla presenza del sindaco, Stefania Proietti, s’è svolta “Assisi per i giovani 2018. Arte, cultura e sport”. Manifestazione organizzata dall’Associazione di promozione sociale “Tota Pulchra” (che vuol  promuovere la cultura dell’ arte come mezzo di miglioramento della società, e dar modo a nuovi talenti d’esprimersi): con la collaborazione appunto del Comune di Assisi, da sempre impegnato in iniziative di dialogo interreligioso e interculturale. “Un appuntamento – ha precisato Stefania Proietti – caduto esattamente 2 anni dopo la visita alla nostra città di Papa Francesco, per l’ VIII Centenario del Perdono di Assisi (l’indulgenza plenaria concessa nel 1216,  per i giorni 1 e 2 agosto, a tutti i fedeli, da Onorio III su richiesta di  San Francesco, N.d. R.). E che, in linea col pensiero di questo Pontefice ( volto a promuovere la personalità dell’ uomo nella sua completezza, difetti inclusi) , per iniziativa s di “Tota Pulchra” vuol diffondere la cultura dell’arte e dello sport, specie tra i giovani”.

L’ evento ha preannunciato in qualche modo la XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi: che si terrà, sul tema «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale», a ottobre prossimo, come stabilito dal Pontefice nella recente Assemblea sinodale sulla famiglia. “Una manifestazione che Tota Pulchra – ha precisato il Presidente, Mons. Jean Marie Gervais , membro del Capitolo Vaticano – ha organizzato quest’anno per la seconda volta, dopo che , nel 2017, fummo tra le poche associazioni   a rispondere all’appello  di Papa Francesco agli artisti affinché, attraverso il loro ingegno creativo, la società si riappropri di quell’identità perduta in un’epoca contraddistinta dall’assenza di valori. Da qui abbiamo avuto,  allora, l’idea d’ una  “Giornata mondiale sull’Arte dello scarto e degli scartati”:  in linea sempre  col  pensiero del Santo Padre, dove centrale è il rifiuto della “cultura dello scarto”, di quel consumismo frenetico che, a livello planetario, finisce col farsi alibi per le peggiori ingiustizie sociali e ambientali”.

Sono intervenute – in un dibattito moderato dalla criminologa Immacolata Giuliani -le principali associazioni promotrici dell’ iniziativa insieme a Tota Pulchra.  Come la casa editrice “Ars Illuminandi”, con un messaggio del presidente Pasquale Giannoni: “casa  con cui- ha precisato Mons. Gervais, autore, tra l’altro, col giornalista Alessandro Notarnicola, del libro “Benedetto XVI. L’arte è una porta verso l’infinito”, sul pensiero artistico di Papa Ratzinger, Fabrizio Fabbri ed. – stiamo collaborando per importanti progetti editoriali. Ad esempio sulla storia dei Borbone, e per il V centenario della morte del grande Leonardo da Vinci, che cadrà nel 2019”. L’associazione “Fare ambiente”, “movimento ecologico europeo” , rappresentata da Anna Zollo, responsabile dell’ Ufficio Studi e ricerche ( “Nati nel 2017, abbiamo gruppi di volontari del “Laudato Si'”, ispirantisi appunto al forte messaggio ecologista di S. Francesco, soprattutto all’idea della sostenibilità; e abbiamo proposto al ministero della Pubblica Istruzione di introdurre anche l’educazione ambientale come materia obbligatoria nelle scuole”).
Fabrizio Mignacca, psicoterapeuta, presidente di “Progetto vittime”, associazione che cura, da piu’ punti di vista, la tutela delle vittime di reati violenti, a proposito di sport ha affascinato il pubblico con una dettagliata ricostruzione della mitica partita Argentina-Inghilterra ai mondiali del 1986, in cui un Diego Maradona allora al massimo della sua parabola incarnò lo spirito di rivalsa del suo Paese dopo la sconfitta nella guerra delle Falkland. Andrea Cicini, Capo Divisione sport del gruppo “Hdrà”, ha preannunciato, tra l’altro, il decollo d’un progetto dell’agenzia per il recupero e la riqualificazione funzionale del porto di Ostia (attualmente sotto sequestro da parte della magistratura per irregolarità amministrative).

Gli artisti Francesca Capitini, pittrice, Simone Gabriele, pittore e restauratore, e Alan Pascuzzi, scultore, si sono soffermati, rispettivamente, sui lavori d’affresco della chiesa parrocchiale di Torchiagina, frazione di Assisi ( ideati dal dinamico parroco Michele Giura, e finanziati interamente da famiglie della zona), su varie iniziative artistiche in corso attualmente ad Isola Liri (Frosinone) e sull’ importante mostra d’arte  in onore della Vergine Maria programmata da Tota Pulchra per dicembre prossimo.

Fabrizio Federici

Assisi, “Tota Pulchra” per la Giornata dell’arte

assisi“Assisi per i giovani 2018. Arte, cultura e sport”. Questo il tema dell’evento che si terrà sabato 4 agosto, dalle ore 11, presso la Sala della Conciliazione all’interno dello storico Palazzo del Comune di Assisi. L’ evento anticipa la XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che si terrà, sul tema «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale», a ottobre prossimo: come stabilito dal Pontefice nella recente Assemblea sinodale sulla famiglia, e secondo i contenuti dell’Esortazione Apostolica post-sinodale “Amoris Laetitia”.Il tutto rientra, osserviamo, nella speciale attenzione di Papa Francesco I per un mondo giovanile che, in un contesto internazionale sempre piu’ difficile, ha bisogno di recuperare un’identità religiosa, e culturale, ispirata anzitutto ai valori della solidarietà e del senso di comunità: la sola che possa aiutarli nel cammino di conoscenza di sé e verso la realizzazione della propria vocazione personale nella Chiesa e nel mondo.
L’evento culturale di Assisi è promosso e organizzato dall’ Associazione di promozione sociale “Tota Pulchra” ( che, nata da pochi anni, vuole anzitutto promuovere la cultura dell’ arte come mezzo di miglioramento della società, e dar modo a nuovi talenti d’esprimersi): con la collaborazione del Comune di Assisi, da sempre impegnato in iniziative di dialogo interreligioso e interculturale . Altre importanti realtà associative che daranno il loro contributo sono “Fare Ambiente. Movimento Ecologista Europeo”, presente con la partecipazione del Presidente Vincenzo Pepe, e “Ars Illuminandi”, rappresentata dal Presidente Pasquale Giannoni. A seguire, interverranno gli artisti presenti, tra cui Francesca Capitini ( pronipote del mitico Aldo, l’antifascista nonviolento amico di Carlo Rosselli e del Mahatma Gandhi, e inventore delle Marce per la pace Perugia -Assisi) e Alan Pascuzzi, scultore italo-americano.
Tota Pulchra è stata l’unica associazione nazionale a raccogliere l’invito di papa Francesco: che, ad agosto dell’anno scorso, ha lanciato un appello agli artisti affinché, attraverso il loro ingegno creativo, la società si riappropri di quell’identità perduta nel flusso incessante d’ un’epoca contraddistinta dall’assenza di valori; e che, inesorabilmente, ha perso il rapporto originario con la bellezza del creato. L’idea della “Giornata mondiale sull’Arte dello scarto e degli scartati”, secondo le indicazioni di Mons. Jean Marie Gervais, presidente di Tota Pulchra, in linea col desiderio espresso dal Santo Padre (centrale, nel pensiero di Papa Francesco, è il rifiuto della “cultura dello scarto”, di quel consumismo frenetico che inquina persino i rapporti interpersonali, e, a livello planetario, finisce col farsi alibi per le peggiori ingiustizie sociali e ambientali) nasce per dar vita, gradualmente, a un secondo Rinascimento. Un Rinascimento dell’arte e e della cultura che non scarti nulla, che si ricolleghi idealmente al Primo e sappia mettere a confronto tutta l’umanità “in un dialogo aperto e spontaneo tra passato e presente, creando una nuova forma di bello proiettata verso un futuro di libertà espressiva che appartiene a tutti”. Proprio la città di Assisi, madrina della manifestazione per il secondo anno di fila, rappresenta il viatico di questo rinnovato rapporto tra arte, bellezza e fede cristiana.
Da ricordare che Mons. Jean Marie Gervais, insieme al giornalista Alessandro Notarnicola, ha pubblicato il volume Benedetto XVI. L’arte è una porta verso l’infinito. Teologia Estetica per un Nuovo Rinascimento, edito da Fabrizio Fabbri. Il libro raccoglie la concezione artistica del “Pontefice emerito”, Benedetto XVI, sin dai tempi in cui era cardinale. Inoltre, per il secondo anno consecutivo, l’evento vedrà la partecipazione anche della giornalista Tiziana Lupi, che, insieme a Papa Francesco, ha scritto l’ altro libro-documentario sull’arte Papa Francesco. La mia idea di arte (ed. Mondadori – Musei Vaticani). Libro in cui Papa Bergoglio esprime chiaramente il suo punto di vista su ciò che deve essere l’arte: testimone credibile della bellezza del Creato, strumento di evangelizzazione e di contrasto della cultura dello scarto.

Fabrizio Federici

Sanità. Medici in Italia, una carenza preoccupante

medici

Dal Nord al Sud d’Italia, oggi è un continuo rincorrersi di notizie sulla progressiva carenza di medici negli ospedali pubblici e in tutto il nostro sistema sanitario: una vera emorragia, causata anzitutto dal progressivo pensionamento dei medici in carica, dei quali il 51,5% ha già più di 55 anni. Le proiezioni da qui al 2025 dicono che più di 40.000 medici andranno in pensione (soprattutto medici di famiglia); mentre da qui al 2022, calcolando anche i nuovi laureati e specializzandi, e anche se dovesse verificarsi uno sblocco totale del turnover, ci sarà comunque un “buco” di più di 11.000 dottori.

L’emorragia deriva non solo dal pensionamento: dal 2012 al 2017, ad esempio, ben 24.651 dirigenti medici hanno lasciato il servizio sanitario per i più vari motivi (inclusi anche trasferimenti all’estero e passaggio a più remunerativi impieghi privati). In particolare, la carenza di dottori riguarderà soprattutto medici di base e anestesisti; e poi igienisti, patologi clinici, internisti, chirurghi, nefrologi e riabilitatori.

L’ AMSI, Associazione Medici di origine Straniera in Italia, lancia il suo allarme per questa carenza di medici e altri professionisti nel settore della sanità italiana: viste anche le numerose richieste che arrivano all’ associazione da cliniche private e ospedali, dal sud al nord .
Sono state più di 100 le richieste dall’inizio del 2018. Maggiormente vengono dal nord (Piemonte, Lombardia, Veneto): dove sono richiesti ortopedici, pediatri, anestesisti, medici di famiglia, specialisti presso gli ospedali, medici sul territorio e presso i centri di pronto soccorso, guardia medica e 118. Tanti medici di origine straniera si presentano presso le strutture, e possono lavorare quando si tratta di chiamate dirette a tempo determinato in ospedali, e a tempo indeterminato nelle cliniche private. Poi, però, non possono sostenere nessuna selezione, a causa del requisito della cittadinanza italiana, obbligatoria per poter sostenere concorsi presso le strutture pubbliche.

“Siamo molto preoccupati per questa carenza di medici e professionisti della sanità in Italia, e dalla mancanza di soluzioni e di programmazione per colmare questa carenza, ormai europea e mondiale”, dichiara il prof. Foad Aodi, fondatore dell’ AMSI e delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e del Movimento internazionale “Uniti per Unire”. Per Aodi, “urge affrontare le questioni dei concorsi per i professionisti della sanità d’ origine straniera, del numero chiuso presso le Università, della programmazione del numero di specialisti presso le scuole di specializzazione, in base alle esigenze di oggi. Bisogna anche risolvere i problemi inerenti ai turnover e ai medici in pensione”
“Esprimiamo inoltre solidarietà e vicinanza a tutti i cittadini colpiti da episodi di razzismo e discriminazione, ormai in aumento”, prosegue Aodi. “Questi episodi sono più del 35 per cento rispetto all’ anno scorso, secondo il nostro sportello congiunto Amsi, Co-mai e Uniti per Unire: vedi i casi del collega del Senegal Ibrahima Diop e della giovane atleta italiana Daisy Osakue, vittima nei giorni scorsi dell’ ennesima e deprecabile aggressione razzista. Le nostre associazioni Amsi ,Co-mai e Uniti per Unire sono impegnate costantemente nel promuovere e sostenere iniziative contro il razzismo: opponendosi nettamente a chi , quotidianamente, semina odio tra gli esseri umani”

“Il ruolo degli stranieri in Italia – continua Aodi – in realtà è fondamentale, soprattutto nei settori della sanità, dell’agricoltura, dell’edilizia, dell’ elettronica,della gastronomia, delle badanti e colf . Con l’Amsi abbiamo potuto verificare – grazie ad un nostro accurato studio – come, negli ultimi dieci anni, il numero dei medici di nazionalità italiana è sensibilmente sceso ed è stato in parte bilanciato dalla presenza dei medici stranieri: ma non negli ospedali, o come medici di famiglia (sempre per la problematica dei concorsi). Ribadiamo il nostro #No al razzismo e #Si al rispetto dei valori umani e ad una campagna d’informazione contro #intolleranza cieca e per fini politici” .

Aodi conclude ribadendo che gli italiani non sono un popolo di razzisti, ma stanno solo vivendo una fase molto difficile dal punto di vista sociale, politico, economico e dell’ integrazione. Adesso tocca alla politica riaffermare il principio della buona convivenza e della tolleranza e del rispetto reciproco.

Fabrizio Federici

Ahed Tamimi, plauso delle comunità arabe in Italia

palestinese

E’ stata rilasciata ieri, dopo 8 mesi di carcere, Ahed Tamimi, la ragazza palestinese, di soli 17 anni, arrestata mesi fa dopo aver schiaffeggiato e picchiato un soldato israeliano fuori della propria casa, nel villaggio di Nabi Saleh in Cisgiordania, e divenuta rapidamente un simbolo della resistenza palestinese all’occupazione israeliana. Ahed ha dichiarato più volte d’aver aggredito i soldati israeliani per aver visto, lo stesso giorno, uno di loro colpire in testa, con un proiettile di gomma, suo cugino Nour, di 15 anni. Ma molti israeliani accusano la famiglia di Ahed e i palestinesi d’aver sfruttato l’ immagine della ragazza a scopi solo di propaganda; il ministro israeliano della Pubblica istruzione, il conservatore Naftali Bennett, ha dichiarato addirittura che la ragazza e il cugino, coinvolti negli scontri, “meritavano di finire in prigione a vita”.

Quanto il caso di Ahed sia divenuto, negli ultimi mesi, scottante per il Governo israeliano traspare anche dal fermo, due giorni fa, di Jorit Agoch, artista napoletano d’origini olandesi che a Betlemme, sul muro che divide Israele dalla Cisgiordania (muro da tempo decorato da opere di vari street-artists, tutte sul tema del conflitto israelo-palestinese), stava realizzando proprio un grande ritratto della ragazza: insieme ad altri 2 giovani, uno palestinese e l’altro italiano, Agoch (che risiede nel comune campano di Quarto) è stato prontamente rilasciato, a condizione però dell’espulsione da Israele.

La Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, insieme ai presidenti delle varie comunità arabe aderenti e all’organizzazione “Cili- Italia” (“Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa”), esprime grande soddisfazione per la liberazione di Ahed Tamimi. Il presidente della Co-Mai e fondatore di Cili -Italia, prof. Foad Aodi, ribadisce la << solidarietà ed il sostegno al popolo palestinese e alla creazione di Gerusalemme capitale della Palestina. E nessuno tocchi #Alaqsa. >> Ahed Tamimi , divenuta un simbolo per la lotta palestinese, è stata ricevuta dal Presidente Abu Mazen, che ha ribadito che la resistenza continuerà.

“Siamo molto contenti e soddisfatti per la liberazione di Tamimi, diventata ragazza-simbolo della lotta per i diritti umani e per la democrazia. Auspichiamo che adesso possa vivere in tranquillità con la sua famiglia – continua Aodi- e che presto possa assistere alla liberazione di tutti i prigionieri palestinesi. Ci auguriamo che presto possa riprendere il dialogo in favore del processo di pace tra israeliani e palestinesi, per l’ interesse comune . Infine rilanciamo ancora il nostro appello per la popolazione di Gaza, priva ormai di cibo, acqua ed energia elettrica nelle misure necessarie per la vita quotidiana: oltre che dei più elementari mezzi sanitari, indispensabili per soccorrere la gente”, conclude Aodi.

Fabrizio Federici

Natalità e immigrazione, dati controcorrente

natalitaUno dei temi più discussi negli ultimi anni, legato al fenomeno dell’immigrazione, riguarda il tasso di natalità, che secondo alcuni sarebbe più alto nelle coppie d’ origine straniera che in quelle italiane. Una ricerca curata dall’ AMSI, Associazione Medici di origine Straniera in Italia, e dal Movimento internazionale “Uniti per Unire” in collaborazione col docente universitario Claudio Manna, fornisce altre interpretazioni, grazie anche ai piu’ recenti dati ISTAT sull’argomento.

Secondo, infatti, il Prof. Claudio Manna, ginecologo ed esperto di infertilità nonché docente, a Tor Vergata, di tecniche di Fecondazione assistita, ed esponente di Uniti per Unire, bisogna valutare il quoziente di natalità (QN) , ossia il numero dei nuovi nati, per anno, ogni mille residenti. Dal 2011 al 2016, il QN in Italia è sceso da 9 a 7,8. In particolare, nel Lazio è stato di 8,1, mentre nel centro e nel nord Italia 7,7, e 7, 8 al sud. In Trentino-Alto Adige, invece, è di 9,5; mentre a Bolzano, è addirittura di 10,4. Il prof. Manna snocciola anche con precisione i numeri del tasso di fecondità, ossia il numero medio dei figli per le donne residenti in Italia in un anno. Dal 2011 al 2015 è sceso costantemente da 1,44 a 1,35: in particolare, nel Lazio il tasso di fecondità totale nel 2015 è risultato pari a 1,32 , cioè meno di quello nazionale. Nelle italiane, però, il numero di figli/donna è calato da 1,32 a 1,27 (-0,05), mentre nelle straniere è sceso da 2,36 a 1,94 ( -0,42, ossia quasi 10 volte di più).
Quindi l’opinione secondo cui al tasso di natalità italiano contribuisca maggiormente la quota dei nati da coppie straniere non corrisponde al vero. E’ interessante chiedersi il perché di questi decrementi, specie nelle straniere: Manna pone l’accento anche sull’ annoso problema dell’ infertilità, che può contribuire alla denatalità nonostante le terapie più avanzate, in quanto “la necessità, a volte, di ripetere cicli di trattamento per la fecondazione assistita può comportare sentimenti di frustrazione, impotenza, sfiducia, sino anche ad una vera e propria depressione”. Allora, sempre secondo Manna, “fondamentale è l’ascolto attento del medico specialista nell’infertilità; per affrontare al meglio queste problematiche, che possono danneggiare anche il rapporto di coppia”.
La statistica dell’ infertilità a livello internazionale è compresa tra il 15 e il 20%, ma in Italia potrebbe essere maggiore, in quanto l’età media della donna al primo figlio è di 31 anni, la più elevata in Europa. L’ età della donna, infatti, incide moltissimo sulla fertilità naturale e artificiale. L’inquinamento ambientale e lo stress sono altri fattori che possono abbassare molto la fertilità, femminile e maschile.
La proposta di Amsi e Uniti per unire, allora, riguarda la prevenzione, da realizzarsi con una corretta informazione e ricerca sui fattori più rilevanti che influiscono su fertilità e sterilità; insieme all’ aggiornamento e alla collaborazione interprofessionale e interdisciplinare, che deve indirizzare verso cure sempre più personalizzate e centri di sicura qualità.
Il fondatore di AMSI e Uniti per Unire, prof.Foad Aodi, medico fisiatra, esprime prima di tutto solidarietà agli immigrati e immigrate che soffrono o muoiono durante il tragitto della speranza nel mare; e annuncia la ricerca condotta dalle associazioni e comunità di origine straniera aderenti al Movimento Uniti per Unire, che conferma che anche le donne immigrate negli ultimi 10 anni fanno meno figli ( meno di 2 per coppia), a causa delle crescenti difficoltà economiche, della disoccupazione e dell’ aumento dei divorzi, specie nelle coppie sposate tra connazionali del mondo arabo e del Sudamerica. Anche la diversa struttura sociale dell’ Italia potrebbe influire su quest’ andamento, dando alle donne piu’ autorità, autonomia e coraggio di decidere il loro futuro, sia nel matrimonio che sul piano del lavoro. Le residenti in Italia, infatti, fanno figli in età più tarda rispetto alle loro amiche e cugine dei loro Paesi d’ origine: che si sposano all’ età di 19-24 anni e fanno 4 figli per coppia, dimostrando minori problemi di fertilità.

Fabrizio Federici