BLOG
Fabrizio Federici

OMeGA. Una regata per
la pace nel Mediterraneo

Relatori-Convegno-Omega-2Diffondere la conoscenza del Mediterraneo sotto ogni possibile angolazione, anzitutto organizzando incontri di studio, seminari, attività congressuali; poi, attuare un programma pluriennale di “eventi d’ incontro”, con l’esecuzione di brevi regate d’altura non agonistiche, con le quali collegare porti italiani con porti mediterranei, per lo sviluppo del dialogo interculturale e interreligioso. Questi gli obbiettivi principali di “OMeGA”, Osservatorio Mediterraneo di Geopolitica e Antropologia: associazione culturale (apolitica, apartitica, aconfessionale, contraria a qualsiasi discriminazione) che presso il Circolo della Marina, in Viale Tor di Quinto a Roma, ha presentato, in un incontro con la stampa, il progetto “Rotte mediterranee”, e in particolare la prima delle regate previste, “Lungo le rotte del corallo”.

“Un evento – ha spiegato l’ammiraglio Enrico La Rosa, presidente dell’associazione e coordinatore dell’ iniziativa – organizzato appunto da OMeGA insieme alla Fondazione di Sardegna e al Circolo romano sottufficiali di Marina. Col patrocinio di ICE- Italian Trade Agency (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), UNIMED, Unione delle Università del Mediterraneo, Circolo canottieri di Cagliari, Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in italia, AMSI, Associazione Medici d’origine Straniera in Italia,UMEM, Unione Medica Euromediterranea, movimento internazionale “Uniti per Unire”, Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Ordine dei Giornalisti del Lazio e altre importanti realtà. Una regata vela/motore che avverrà dal 3 al 12 luglio prossimi, sulla rotta Cagliari-Annaba (Algeria)- Biserta (Tunisia)- Cagliari”. “Durante gli scali – ha aggiunto Aldo Andrenelli, ufficiale di Marina emerito, designato “Commodoro” della flottiglia – organizzeremo convegni su vari temi: ad Annaba sull’attuale stallo del dialogo intermediterraneo, a Biserta sull’ ulivo come simbolo di pace e unità, e sull’ olio come volano di sviluppo economico, culturale e scientifico”. “Nonché ingrediente essenziale della dieta mediterranea; il tutto – sottolinea Leopoldo Sposato, dirigente dell’ ICE-ITA – per rafforzare i canali di confronto e cooperazione tra i Paesi del Nord e del Sud Mediterraneo, e portare un messaggio di dialogo e di convivenza pacifica” (iscrizioni entro la prima decade di giugno, scrivendo a omega.criticitamediterranee@gmail.com ).

“Per rilanciare il dialogo euromediterraneo- ha sottolineato Luca Attanasio, giornaljsta, moderatore della seconda parte dell’incontro, dedicata al dibattito sui temi geopolitici e culturali – mi sembra giusto ripartire dalle parole d’un maestro di pace come Giorgio La Pira. Che tanti anni fa, prima del Concilio, definiva il Mediterraneo “Un grande Lago di Tiberiade”: Gesù attraversò più volte questo lago per avviare scambi culturali, religiosi, economici coi popoli dell’altra sponda; nello stesso spirito dovrà muoversi questa regata”. “Come Co-mai, AMSI , UMEM e Uniti per Unire”, ha detto Foad Aodi, medico fisiatra, fondatore di queste 3 associazioni, “porteremo senz’altro il nostro contributo. Con quello stesso spirito con cui l’estate scorsa, dopo i terribili attentati di Nizza e altre città europee, organizzammo, per rilanciare il dialogo interculturale e interreligioso, “#Musulmaninchiesa”(il 31 luglio), e poi (l’11-12 settembre, con la partecipazione di 3 milioni di persone in tutta Italia) #Cristianinmoschea”: iniziativa poi evolutasi, a fine anno, nella Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa. Tutte iniziative che han contribuito maggiormente alla serenità della convivenza in italia tra le diverse culture e religioni: garantendo, da un lato, un alto livello di prevenzione e sicurezza, e, dall’altro, politiche d’integrazione efficienti, nel quadro d’un’ Europa a due velocità”.

“Il dialogo interculturale e interreligioso è doveroso”, ha precisato Mario Boffo, ambasciatore emerito, già Capomissione diplomatica in Yemen e Arabia Saudita. “Purchè, da un lato, si rispetti il principio fondamentale che ognuno ha diritto di professare liberamente la sua fede; dall’altro, l’ esigenza – ribadita dalla recentissima sentenza della Cassazione – che gli immigrati decisi a vivere nel mondo occidentale si conformino alle norme giuridiche e ai valori della società in cui intendono stabilirsi: questo non per non rispettare le libertà religiose e culturali, ma in considerazione della sicurezza pubblica come bene superiore da tutelare”. “Se si continua a non affrontare seriamente il problema immigrazione, comunque”, ha ribadito Germano Dottori, docente di Studi strategici presso la “LUISS-Guido Carli”, a lungo andare in italia rischiamo lo sconquasso sociale, e l’ascesa di movimenti di destra estrema, sul tipo di Alba Dorata in Grecia”.
“Su questi terreni, però”, hanno rimarcato, in chiusura, Foad Aodi e Luca Attanasio, rispondendo alle domande dei partecipanti, tra cui numerosi giornalisti, “uno dei principali problemi da affrontare è la qualità dell’ informazione, il più delle volte cattiva e fuorviante. Il problema immigrazione in Italia c’è senz’altro, ma non va sopravvalutato nè esasperato: i dati ufficiali parlano chiaro, gli immigrati comunque in Italia rappresentano, oggi, solo l’8% della popolazione, e la comunità religiosa piu’ consistente è sempre quella cristiana. Parlare di invasione islamica, allora – come fanno, irresponsabilmente, certe forze politiche – è davvero fuorviante.
“I nostri movimenti – conclude Aodi – continuano il loro impegno con OMeGA e altre confederazioni a livello internazionale, affinché non fallisca il multiculturalismo in Italia: come invece è fallito in Germania, Francia, Olanda, Belgio, Inghilterra. Questo perché, in quei Paesi,i governanti non hanno coinvolto le comunità e associazioni d’ origine straniera nelle iniziative delle società che li ospitavano, non è stata fatta politica di prevenzione a favore della sicurezza. Si sono creati, invece, tanti ghetti senza la presenza dei cittadini di altre nazionalità; né si è riusciti a organizzare corsi di lingue, di cultura e legislazione, molto importanti per combattere la radicalizzazione giovanile e quella “zona grigia” che, spesso, fa da incubatrice al terrorismo. Mentre non si è saputo condurre la lotta all’immigrazione irregolare e alla disoccupazione giovanile, che è diventata ormai una piaga mondiale”.

Fabrizio Federici

Prigionieri palestinesi,
la denuncia del silenzio

prigionieri_palestinesiNonostante comunicati e dichiarazioni ufficiali continuino a tentare di riavviare il processo di pace israelo-palestinese (solo una settimana fa Donald Trump ha ricevuto il Presidente palestinese Abu Mazen alla Casa Bianca, comunicandogli che c’erano “ottime possibilità d’un accordo di pace tra Israele e uno Stato, presto indipendente, chiamato Palestina”), l’impressione prevalente è che tale processo sia destinato a restare a lungo incagliato: come si trova, in sostanza, da poco dopo l’assassinio di Ytzhak Rabin (novembre 1995), e il successivo arenarsi degli accordi di Oslo e Washington del 1992-’93. In una Conferenza stampa, svoltasi nella sede dell’Ambasciata a Roma, l’Ambasciatrice palestinese in Italia Mai Alkaila ha denunciato la difficile situazione in cui si trovano attualmente gli oltre 1.800 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Per un pieno riconoscimento dei loro diritti, e la piena applicazione delle convenzioni internazionali che tutelano i detenuti, i prigionieri palestinesi stanno conducendo uno sciopero della fame (iniziato, su impulso di Al Fatah, storica componente maggioritaria dell’ OLP, il 17 aprile): arrivato ormai al 24simo giorno, ed entrato – ha precisato l’Ambasciatrice – “in una fase molto critica, pericolosa per la loro salute, e tale da mettere a repentaglio la loro vita”.

Foad Aodi, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), e del Movimento internazionale “Uniti per Unire”, ha denunciato inoltre il silenzio dei media italiani su questi temi, e ha chiesto al Governo Gentiloni d’inviare una commissione nazionale, parlamentare e sanitaria, in Israele, proprio per verificare la condizione dei detenuti palestinesi. “La loro non è una battaglia politica, è una battaglia universale per i diritti umani nelle carceri” , ha sottolineato Aodi; “battaglia che, senza qui entrare nel merito della complessa situazione del conflitto israelo-palestinese, va sostenuta per una semplice, quanto giusta, esigenza di civiltà, umana e giuridica”.

Fabrizio Federici

Papa Francesco in Egitto,
una visita storica

Papa-Francesco-EgittoLa visita di Papa Francesco in Egitto del 28-29 aprile è avvenuta a quasi 800 anni esatti da quella storica, del 1219, di Francesco d’ Assisi, sempre in Egitto, al sultano Malik-al-Kamil, nipote del Saladino (durante l’assedio alla città musulmana di Damietta, nella quinta crociata). “Questa visita di ora di Papa Francesco”, sottolinea Foad Aodi, Presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), del Movimento “Uniti per Unire” e Fondatore della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa Cristianinmoschea , “è stata altrettanto storica: anzitutto, infatti, si è potuta fare grazie al suo coraggio e alla sua determinazione, nonostante gli attentati che c’erano stati proprio al Cairo, nei confronti dei cristiani, l’ultima domenica delle Palme. Queste giornate sono state storiche anche perchè la Chiesa cattolica e Al-Azhar, la celebre Università sunnita del Cairo, hanno ripreso i rapporti incrinatisi dal 2011, dalle dichiarazioni pubbliche di Benedetto XVI”.

Papa Francesco e l’Imam di Al-Azhar, Muhammad al-Tayyeb, col loro incontro, hanno risposto con un abbraccio di pace all’Isis e agli assassini delle religioni che seminano il terrore in Medio Oriente e in Occidente. “Ci auguriamo – prosegue Aodi – che musulmani, cristiani, ebrei e tutte le persone professanti con rispetto e devozione altre religioni, o laiche, prendano il gesto di Francesco come un modello di pace,e sappiano capire (questo vale in primis, direi, per le classi politiche occidentali) il significato profondo di questa sua politica, che davvero sta riscrivendo la storia dei rapporti Occidente-Oriente -Islam. A maggior ragione dopo il tragico 11 settembre in America , che tra Occidente e Islam aveva avviato una fase di gravi fraintendimenti reciproci, dagli esiti spesso rovinosi. Tutto questo vale sul piano anzitutto del dialogo interreligioso e interculturale: che questo Pontefice sta conducendo in chiave eminentemente laica, di valorizzazione dei punti e dei possibili campi d’impegno comune ( riprendendo, osserviamo, i lati migliori dell’impegno di Papi come Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II, N.d.R.). Campi che devono riguardare sviluppo della pace, lotta contro il terrorismo cieco, impegno per il problema immigrazione ( senza strumentalizzazioni del problema, ma anche senza buonismi ipocriti), e per lo sviluppo di tutti i Paesi euromediterranei, lotta al traffico delle armi e ad ogni forma di sfruttamento dei lavoratori, dei bambini e delle donne, difesa dell’ambiente”.

Questa linea di Papa Bergoglio, osserviamo, s’incontra pienamente con quella di Co-mai e Uniti per Unire, e soprattutto della Confederazione internazionale #Cristianinmoschea: che punta proprio a laicizzare il modo di vivere le varie religioni (il che non significa sminuire il loro ruolo, ma anzi rafforzarlo, esortandole ad ascoltare di piu’ il mondo laico ed aprirsi di più: perchè l’ identità vuol dire apertura e non chiusura, e paura di perdere il proprio ruolo religioso ).

“Se Europa, USA e Paesi islamici- conclude Aodi – sanno superare decenni di incomprensioni, potranno affrontare costruttivamente i problemi comuni, oggi, un po’ a tutti i Paesi più o meno sviluppati: disoccupazione, fuga dei cervelli, crisi del Welfare ,crisi delle piccole e medie imprese, informazione distorta e insufficiente. Questo, per quanto riguarda l’Europa, varando una specifica legge europea sull’immigrazione, che da tempo chiediamo, e politiche di nuova cooperazione economica tra UE e Paesi mediterranei ed africani. In occasione di questo 1 Maggio appena passato, infine, voglio ringraziare ufficialmente i segretari confederali di CGIL, UIL,CISL, Susanna Camusso, Carmelo Barbagallo e Annamaria Furlan, per la sensibilità dimostrata, in questi anni, ai problemi del lavoro ,dell’immigrazione e dei rapporti tra lavoratori italiani e stranieri; e per il loro sostegno alla nostra iniziativa mondiale #Cristianinmoschea del’11 e 12 Settembre 2016 “.

In aggiunta alle parole di Aodi, le dichiarazioni degli esponenti egiziani dell’ Ufficio di presidenza di Co-mai e #Cristianinmoschea, e di membri della Comunità egiziana in Italia. Adel Amer, Presidente della Comunità, rileva che ” Francesco ha dimostrato a tutti che l’Egitto è un Paese di pace, in lotta contro il terrorismo e contro il male che si sta abbattendo sulle diverse città del mondo”. Mohamed Abu Elmkarem, Coordinatore dipartimento gioventu’ e seconda generazione della confederazione #Cristianinmoschea, nonchè coordinatore dei giovani nella Comunità egiziana di Roma (giovani che, come quelli di tutte le comunità di immigrati in Italia, oggi rientrano senz’altro nella terza generazione di immigrati), desidera ringraziare fortemente il Pontefice : “Vogliamo anche ringraziarlo personalmente, attraverso un incontro, a nome di tutti i giovani egiziani in Italia, e con gli amici cristiani e laici. A Roma- conclude Mohamed – sto lavorando, coi miei colleghi, per migliorare i rapporti italo-egiziani, sul piano anche turistico: considerando soprattutto che la situazione dell’ordine pubblico in Egitto è molto migliorata, auspichiamo una piena ripresa delle relazioni diplomatiche italo-egiziane,una volta chiarite – come si sta cercando di fare – le dinamiche del tragico caso Regeni”.

Fabrizio Federici

Co-mai: “Francia specchio della situazione europea”

macron“Ai musulmani, arabi e cittadini d’ origine straniera in Francia, in Italia e in tutta Europa lanciamo l’appello #UnionecontrolePen. Siamo con la democrazia, con la libertà e la buona convivenza in Francia. Siamo con Emmanuel Macron, con chi costruisce ponti e non muri, con chi porta speranza e non paura, con chi lavora per l’integrazione e non per la strumentalizzazione”.
Così Foad Aodi, medico fisiatra, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), della Confederazione internazionale UMEM- Unione Medica Euromediterranea, nonché Fondatore di #Cristianinmoschea, commenta la conclusione del primo turno delle presidenziali in Francia: il candidato indipendente di centro Emmanuel Macron primeggia sulla leader del Front National, Marine Le Pen. Sono elezioni, queste, aggiungiamo, segnate da un’ulteriore “Rivoluzione francese”: per la prima volta, infatti, al ballottaggio finale delle presidenziali d’ Oltralpe non parteciperà un candidato gollista, cioè del partito “founding father” della Quinta Repubblica (Francois Filon, esponente esattamente dei Repubblicani, cioè del gruppo, d’area appunto centrista-gollista, da cui proveniva Giscard d’Estaing, in questo primo turno ha raccolto solo il 19,91%); mentre la bocciatura anche del candidato socialista (che certo non partiva bene, data la scialba gestione quinquennale di Hollande, lontano anni luce da Francois Mitterrand) è indicativa del disgusto dell’opinione pubblica per i partiti tradizionali.
“Hanno vinto il coraggio, la libertà e la democrazia dei francesi”, chiarisce Aodi, sottolineando alcuni punti chiave della battaglia portata avanti da Co-mai e dalla Confederazione Internazionale e Interreligiosa #Cristianinmoschea: “Diciamo no al razzismo religioso e etnico di Le Pen; sì all’Europa, e no a cavalcare l’onda della paura e della strumentalizzazione che si abbatte sull’islam, sugli arabi e sull’immigrazione tutta. E invitiamo tutti – prosegue – musulmani, arabi, cittadini di origine straniera e italiani, a unirci ai francesi in questo momento delicato, che ci auguriamo segni una svolta democratica. Diciamo allora #uniamoci alla Francia :come abbiamo fatto, con grande successo, per #Musulmaninchiesa, il 31 luglio, e con #Cristianinmoschea, lo scorso 11 e 12 di settembre. Per essere #Uniticontroilpopulismo e #Uniticontroilterrorismo, in Europa e nel mondo. Proseguiamo così nel nostro lavoro, che punta a una legge europea per l’integrazione, sostenuti da tutti gli amici europei di ogni origine, cultura e religione, che facciano dell’unione una forza attiva per contrastare chi, dividendoci, alimenta la paura e favorisce la crescita del terrorismo”.

Aodi ricorda, inoltre, che, nell’agosto 2016 a Nizza, quando sono stati lanciati #Cristianinmoschea e UMEM, ha incontrato numerosi esponenti di Comunità e Associazioni arabe e musulmane, che già avevano esternato la loro preoccupazione per la crescita di “un populismo razzista nei confronti dell’islam e del mondo arabo, che rischia di fare confondere senza alcuna ragione gli arabi e i musulmani con i terroristi. Non ci stanchiamo di ripetere che l’unica soluzione contro il terrorismo è l’unione e un confronto costruttivo, basato sull’analisi comune dei motivi del fallimento del multiculturalismo “fai da te”, in Francia e in Europa”.

Proseguendo l’ “Offensiva del dialogo” avviata nell’ estate 2016, dinanzi all’incredibile sequenza d’attentati ad opera dell’integralismo islamico, la C.I.L.I- Italia, Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa, nata appunto dallo sviluppo di #Cristianinmoschea e presieduta da Aodi, ha inviato a Papa Francesco quella che, in sostanza, è una “lettera aperta”. Che riafferma la volontà di C.I.L.I- Italia, Co-mai e Movimento internazionale “Uniti per Unire” di proseguire non solo quest’ impegno per il dialogo interreligioso e interculturale, ma di farlo in stretta sintonia con la politica di pace di questo Pontefice. Le tre organizzazioni, unite anche nella persona del comune presidente, Aodi, hanno inoltre invitato ufficialmente Papa Francesco a incontrare – in occasione della sua visita pastorale a Cesena, prevista per il prossimo 1 ottobre – una loro delegazione, guidata dall’ Imam della moschea di Cesena, Soufi Mustapha, presidente del Congresso europeo degli Imam e dei Predicatori in Italia, membro del Segretariato generale di #Cristianinmoschea e coordinatore della stessa organizzazione per l’Emilia Romagna. Invito che dovrebbe culminare nella visita del Papa alla moschea di Cesena: per costruire insieme – sottolineano i firmatari della lettera – la “piramide del dialogo”, basata sui mattoni della comprensione tra fedi e culture diverse, contro qualsiasi forma di terrorismo integralista. La presenza del Papa in Emilia Romagna, osserviamo, avrà un particolare significato storico considerando la consistente presenza, in questa regione, di comunità musulmane, sin dai tempi di Federico II di Svevia (che, dati i suoi costruttivi rapporti col mondo arabo, potè inviare in queste terre un discreto numero di tecnici musulmani, esperti nella bonifica di aree paludose; d’origini arabe è stato, ad esempio, Otello Sarzi, mitico esponente della Resistenza emiliana, compagno dei fratelli Cervi).
“Purtroppo, ancora un’altra volta è a rischio la libertà personale e la buona convivenza tra musulmani e occidentali”, commenta ancora Aodi riferendosi alla Francia, dall’attentato di pochi giorni fa a Parigi all’ esito di questo primo turno delle presidenziali;; per questo motivo riteniamo tanto importante una risposta di Papa di Francesco, per stare accanto a tutti i musulmani che non c’entrano niente con il terrorismo cieco. Altrettanto importante è la visita di Sua Santità del 26 aprile in Egitto: lo accogliamo con le braccia aperte per essere uniti contro il terrorismo, contro la guerra alle religioni e la loro strumentalizzazione”.

Fabrizio Federici

Un manifesto per l’integrazione in Europa

velo“No all’interpretazione “fai da te” dell’Islam, che equivale a fare il gioco dell’estremismo e del populismo, e no all’imposizione di obblighi (che nell’islam vanificano il senso e il valore dell’azione compiuta, azione che non è frutto d’una libera scelta). Sì, alla libertà di scelta, anche per quanto riguarda il velo”. Non usa mezzi termini, Foad Aodi, medico fisiatra, Presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e Fondatore di Cristianinmoschea, la Confederazione Internazionale laica interreligiosa lanciata, dopo i sanguinosi attentati dell’estate scorsa, con l’evento Musulmaninchiesa, partecipazione di migliaia di musulmani, in tutta Italia, alle funzioni religiose cattoliche (e la simmetrica presenza, l’11-12 settembre, di migliaia di cristiani nelle moschee italiane). I recenti episodi di cronaca (Bologna, Pavia, vicinanze di Napoli, ecc…), generati da reazioni eccessive all’interno di famiglie d’immigrati musulmani, da parte di genitori e mariti, nei confronti di comportamenti di figli e mogli a loro giudizio non conformi ai valori tradizionali islamici – episodi di cui lasciamo a chi di dovere di chiarire i motivi e le esatte modalità – risultano paradigmatici dei comportamenti delle ultime generazioni di immigrati musulmani in Italia ed in Europa.

Proprio su questi temi (composizione sociale degli immigrati in Italia e uso del velo), Co-mai, il movimento “Uniti per Unire” e la Confederazione internazionale Cristianinmoschea presentano le loro statistiche, e avanzano proposte concrete: “Dagli anni ’60 sino alla caduta del Muro di Berlino dell’89-’90”, spiega Aodi, “la prima fase dell’immigrazione extracomunitaria in Italia vedeva una forte presenza di studenti da Paesi arabi, nord e centroafricani, ai quali si aggiungevano gli studenti provenienti da altri Paesi (Somalia, Iran, Grecia e Israele). Il 40% circa di questi è rimasto in Italia dopo la laurea, ha messo su famiglia unendosi spesso con italiani, e ha dato origine a una seconda e, in alcuni casi, anche terza generazione, senza particolari problemi d’integrazione. La seconda fase dell’immigrazione, iniziata dopo l’89, e il conflitto jugoslavo del ’91-’95 e la caduta del muro di Berlino , ha visto arrivare soprattutto immigrati dall’Est europeo post comunista (tra i quali, comunque, anche molti musulmani, da Albania, Kosovo, Bosnia-Erzegovina): si trattava di gente più anziana (età media 35-40 anni), soprattutto lavoratori, con problemi diversi da quelli della prima fase, e con maggiori difficoltà d’ integrazione. Infine, con le “Primavere arabe”, e i loro sogni e delusioni, dal 2011 in poi è iniziata la terza fase dell’immigrazione: c’è un forte afflusso di immigrati in fuga da quei Paesi (dalla Tunisia e dall’area inclusa tra penisola arabica e Golfo Persico), per la maggior parte richiedenti asilo. In quest’ ultima fase sono nati i maggiori problemi d’integrazione: diverse di queste famiglie (almeno dal 5% al 7% circa) tendono a ripiegarsi su se stesse, a cercare nei valori tradizionali e nelle usanze dei Paesi d’origine un conforto ai problemi quotidiani. Ecco allora che in alcune di queste famiglie, con genitori il più delle volte over 50, non laureati e d’ estrazione più umile, prevalentemente contadina, possono verificarsi maggiormente i fenomeni del “Padre-padrone”, della madre succube del marito e dei figli. Sono soprattutto le donne a subire imposizioni (come appunto quella del velo): e nel 50% circa di queste famiglie, i figli hanno spesso difficoltà nel processo di alfabetizzazione, e si registra un tasso d’abbandono scolastico che supera il 50%”.

“Venendo alle proposte costruttive, come Co-mai, Uniti per Unire e #Cristianinmoschea”, prosegue Ail presidente Aodi, “basandoci anzitutto sull’esperienza degli ultimi 16 anni di apertura degli sportelli d’ascolto in varie Regioni d’Italia, come AMSI, Associazione Medici d’Origine Straniera in Italia, Co-mai, e Movimento – per il dialogo interculturale e interreligioso- “Uniti per Unire”, e del quotidiano dialogo con le persone, proponiamo una serie di obiettivi, riassunti nel “Manifesto per la conoscenza e l’integrazione in Europa ” della Co-mai e di #Cristianinmoschea:

– No alle interpretazioni personali del’ Islam, che tendono a sfociare poi nei divieti assoluti(per il Corano, l’uso del velo non è obbligatorio, è una libera scelta);
– Sì alla possibilità, per ogni persona, d’essere sempre identificata , nel rispetto delle leggi italiane ( vedi anzitutto il Testo unico di Pubblica Sicurezza, in gran parte ancora in vigore, del 1931, N.d.R.), specialmente quando si accede a strutture sanitarie;
– No alle strumentalizzazioni della questione-velo, con cattiva informazione ;
– Verificare sempre le notizie, prima di metterle sui media per non alimentare ulteriormente l’islamofobia;
-Si alla buona Informazione per l’interesse di tutti;
– Sì ad una legge europea sull’immigrazione, che tuteli precisamente diritti e doveri degli immigrati, nel rispetto delle leggi dei Paesi ospitanti e nel rispetto reciproco tra immigrati e cittadini dei singoli Paesi, sul piano anzitutto culturale e religioso;
– No al multiculturalismo “fai da te”, demagogico e approssimativo, fallito in tanti Paesi europei (Germania, Francia , Belgio, Olanda, Inghilterra);
– Sì invece a multiculturalismo e politiche d’integrazione programmate, nelle scuole e nei posti di lavoro, in Italia e in Europa;
– No alle moschee e agli imam “fai da te”, sì a soluzioni precise concordate con Stato ed enti locali, e alle preghiere del venerdì anche’ in lingua italiana; No a ghetti e “bainlieue” fatti di soli immigrati;
– Sì all’inserimento degli immigrati nella società del Paese ospitante, con la necessità d’apprendere lingua, storia, diritto e cultura di quest’ultimo;
– Sì alla cittadinanza italiana temperata, ai figli degli immigrati e della seconda generazione;
-No,infine, a quanti (istituti, associazioni, personaggi vari, sia musulmani che convertiti all’ islam, ecc..) si autoproclamano improvvisamente voce o rappresentanti dell’ islam italiano; la rappresentatività va conquistata dal popolo e non nominata o delegata da terzi.

Vogliamo ricordare, in ultimo, che l’80% dei 2 milioni circa di musulmani italiani è decisamente laico: a Co-mai e #Cristianinmoschea aderiscono associazioni, federazioni, comunità, centri culturali e membri del Consiglio supremo dell’Islam italiano che rappresentano il 95% degli arabi in Italia , l’80 per cento dei musulmani italiani e l’ 80% delle comunità d’ origine straniera in Italia. Nessuno tra loro ha mai parlato di obbligo del velo, né d’imporre le leggi islamiche, la sharia, in Italia o negli altri Paesi dell’Occidente”.
Nicola Lofoco, giornalista, collaboratore di Co-mai, e autore d’un saggio proprio sulla “questione velo”, “Quel velo sul tuo volto” (Les flaneurs ed., 2016) , precisa invece che “alcuni recenti”casi esplosi a proposito dell’ utilizzo del velo non sono da ricondursi alla religione islamica, ma esclusivamente alle tradizioni culturali e familiari del Paese originario dei genitori delle ragazze in questione: sono problemi, insomma, da ricondurre solo alle usanze delle donne dell’area, diciamo, chiamata in causa”. “La libertà delle donne – aggiunge Elena Rossi, coordinatrice dipartimento donne di Uniti per Unire e portavoce di #Cristianinmoschea – si misura nella consapevolezza, nel rispetto e nella tutela dei loro diritti fondamentali; nella facoltà di scegliere, di aprirsi alla conoscenza ed istruirsi. L’appello che vogliamo rivolgere a tutte le donne, a prescindere dal loro Paese d’origine, dalla loro cultura o religione, è di essere le fiere portatrici di questo messaggio di pace e di libertà. Un messaggio che vale per tutte le madri e le figlie, per tutte le sorelle del mondo”.
“Nessuno può obbligare una ragazza a portare il velo”, ricorda Rami Badia, coordinatrice della commissione Donne della Co-mai: “nell’Islam, esiste la libertà di scelta”. “Da giovane ragazza italiana d’origine araba”, aggiunge Habiba Manaa, Coordinatrice del dipartimento Gioventù e Seconda generazione della Co-mai, “ricordo che il velo non dev’essere assolutamente un obbligo. Portarlo deve essere sempre una scelta: cosa che permette, da un lato, di rispettarlo, dall’altro di non alimentare facili islamofobie. Il primo passo per l’integrazione è rispettare e comprendere le scelte altrui: questo, anche proprio per essere un vero musulmano”.

Vista la drammatica situazione internazionale degli ultimi giorni, col nuovo stillicidio d’attentati (Svezia ed Egitto), e i nuovi, preoccupanti “venti di guerra” (dalla Siria al Pacifico), due sono gli appelli che lancia il presidente Aodi. “Il primo, ai nostri amici cristiani in Medio oriente e in Africa: rimanete in Palestina, Egitto, Siria, Iraq, Libano, Giordania e in tutti i Paesi mediterranei ed africani, insieme sconfiggeremo il terrorismo: lasciare i nostri Paesi sarebbe una vittoria per il terrorismo cieco e disumano”.
Il secondo al mondo islamico, sia religioso che laico, in Italia e in occidente:#Musulmanielaicieuropei-Unitevi. “Unitevi a noi per combattere quella che sta diventando sempre più una guerra alle religioni, lasciando alle spalle le divisioni interne ed esterne e i problemi di rappresentatività, le ideologie politiche, l’ islam politico, le influenze politiche di alcuni Paesi e delle loro Ambasciate. Chiediamo di tralasciare certe scorciatoie per essere accreditati come rappresentanti dei musulmani da parte di ministeri, enti, consulte, diplomatici, giornali, politici nominati di turno o partiti politici. Tutti questi sono elementi che sino adesso hanno diviso il mondo islamico in Italia: sinché esisteranno, il mondo musulmano in Italia e in Europa non sarà mai unito, non avrà mai un’ unica voce”.
Infine, Aodi si rivolge a Papa Francesco, pregandolo di confermare la sua visita in Egitto, in programma a fine aprile: “Per come lo conosciamo, sappiamo che questo Papa non ha paura; il suo coraggio è un faro per tutti noi. Papa Francesco è diventato un idolo per il mondo arabo e islamico e da lui ci attendiamo che chieda fortemente ad Onu e UE di difendere noi musulmani e di difendere anche i nostri amici cristiani in Medio Oriente e in Africa”.

Fabrizio Federici

Siria, ONU e Ue escano
dal loro torpore

Siria, oltre 125 morti, di cui 32 bambini e 12 professionisti della Sanità, 400 i feriti. AMSI e UMEM: “Chiediamo la verità, e un immediato corridoio umanitario per il popolo siriano”

siriaA proposito della grave situazione in Siria, dove nuovi raid hanno colpito le città di Idlib e Khan Shaykhun, Foad Aodi, Presidente dell’Associazione Medici d’Origine Straniera in Italia (AMSI), delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e fondatore della Confederazione Internazionale UMEM- Unione Medica Euro Mediterranea, riporta statistiche specifiche, provenienti da fonti mediche e ospedaliere “in loco”: “Esprimiamo anzitutto la nostra solidarietà al popolo siriano, ai bambini e alle donne,che sono le prime vittime d’ un massacro senza fine. La situazione è aggravata da un’altra guerra, quella dell’informazione e mediatica: le notizie riportate dalla stampa, infatti, non fanno chiarezza sulla tragedia. Stando alle fonti mediche e ospedaliere che si trovano nel Paese”, prosegue Aodi, i morti dopo l’ultimo raid ad Idlib e a Khan Shaykhun sono 125, di cui 32 sono bambini, e 12 professionisti della sanità. Le strade delle città sono cosparse di feriti e cadaveri. I feriti ammontano a 400; la maggior parte di loro riporta difficoltà respiratorie, soffocamento, lacrimazione oculare e battiti cardiaci accelerati. Chiediamo a nome delle Co-mai la verità sull’accaduto, e chiediamo all’ONU e all’Unione Europea d’uscire dal loro torpore, e attivare immediatamente un corridoio umanitario. Serve sostegno alle strutture sanitarie in Siria, attualmente in una condizione di paralisi. Mancano medici, infermieri, ambulanze e medicinali. Manca il sangue e mancano gli strumenti per effettuare interventi chirurgici d’urgenza. Lanciamo quindi il nostro appello Salviamoibambinisiriani. Speriamo che la nostra voce possa arrivare al cuore di tutti i politici che hanno il potere di decidere, e posson contribuire alla risoluzione pacifica del conflitto siriano”.

Fabrizio Federici

Serve una legge europea sull’immigrazione

foad7

Foad Aodi

Promuovere il dialogo interculturale e interreligioso, col coinvolgimento di tutte le realtà religiose e del mondo laico, senza mai sovrapporre le une alle altre; intensificare la conoscenza, la buona informazione e il rispetto reciproco, per favorire la convivenza tra le culture e i popoli contro pregiudizi e strumentalizzazioni politico-mediatiche; promuovere manifestazioni, convegni e altre iniziative su questi temi.

Ecco i principali obbiettivi della CILI-Italia, Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa. Realtà nata, a dicembre scorso, dall’iniziativa d’un vasto schieramento (forte, ora, di piu’ di 2.000 iscritti) di associazioni, comunità, centri culturali, organizzazioni professionali cristiani, musulmani e di altre fedi e culture, attivi sul fronte appunto del dialogo interculturale e interreligioso: a maggior ragione dinanzi all’offensiva terroristica della scorsa estate (vedi il successo dell’ iniziativa “Cristiani in moschea”, simmetrica al “Musulmani in chiesa” del luglio 2016: cui han partecipato, l’11-12 settembre scorso, ben 23.000 musulmani italiani). A Roma, nella sede della FUIS, Federazione Unitaria Italiana Scrittori (il cui presidente, Natale Rossi, ha salutato l’iniziativa, lanciando anche un appello alle forze politiche per la creazione d’una vera Europa sovranazionale forte e democratica), la CILI-Italia ha avviato la sua “fase costituente”.

Con l’ evento internazionale “Unione, Dialogo, Conoscenza contro la guerra alle religioni”: promosso insieme alle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), col patrocinio del Movimento Internazionale “Uniti per Unire”, della RIDE – Rete Italiana per il Dialogo Euromediterraneo – e della Confederazione Internazionale UMEM, Unione Medica Euro Mediterranea. E l’adesione di Imam, rappresentanti delle Chiese cattolica e anglo- cattolica, rappresentanti istituzionali, Presidenti di ONG, Comunità e associazioni d’ origine straniera.

Ha aperto i lavori Foad Aodi, medico fisiatra, promotore dell’evento #Cristianinmoschea e della stessa Confederazione CILII-Italia: ribadendo “Come l’unione e la valorizzazione delle buone pratiche sono la chiave di quest’ incontro, fondato sui valori di umanità e fratellanza”. Nicola Lo Foco, scrittore e giornalista, ha sintetizzato l’obiettivo del suo libro “Il sangue del jihad” (Les Flaneurs ed., 2017), inchiesta sul terrorismo e sull’ Isis: far luce su una serie di luoghi comuni di cui il mondo arabo e islamico sono ancora vittime. “Ho cercato con questo libro – dichiara Lo Foco – di fare capire da dove nasce esattamente l’Isis, per sottolineare che il terrorismo è cosa ben diversa dalla religione islamica. Molti dei “demoni” che han portato alla creazione dell’ Isis nascono proprio da quegli “errori” ( a voler essere buoni, N.d.R:!) delle politiche occidentali, per i quali il mondo intero paga ancora un duro prezzo”. La scrittrice, di religione ebraica ortodossa, Shazarahel, autrice del libro “Le tre religioni monoteistiche secondo la Kabbalah” ( Ed. Psiche 2, 2017), ha sottolineato come “in questo clima di antisemitismo e di islamofobia, sia fondamentale riscoprire quelle ricchezze culturali e storiche che ci accomunano tutti, cristiani, musulmani ed ebrei. Secondo la Kabbalah, ogni religione è una manifestazione degli attributi divini: il Cristianesimo la bontà; l’Islam l’attributo della giustizia, del rigore e della forza; l’ Ebraismo è, in pratica, una colonna mediana. Questa analisi porta alla naturale complementarietà delle varie forme del Dio di Abramo, che si rafforzano l’una nell’altra”.

Il Ministro Plenipotenziario Enrico Granara, coordinatore degli Affari Multilaterali del Mediterraneo e Medio Oriente alla Farnesina, ha portato i saluti della RIDE – Rete Italiana del Dialogo Euromediterraneo – anticipando che sono in cantiere una serie di iniziative per l’accoglienza e l’ integrazione degli immigrati. L” ambasciatrice di Palestina, Mai Al-Kaila, ha espresso il suo ringraziamento per aver affrontato il tema del dialogo interreligioso: “Crediamo nella libertà religiosa, ribadita dalla nostra Costituzione, e condanniamo qualsiasi forma di razzismo, che è assolutamente rifiutata dalla nostra cultura”.

L’Arcivescovo Anglo Cattolico Miguel Perea Catrillon da un lato, e Sami Salem, Imam della Moschea romana “Al Fath” (alla Magliana), dall’altro, membri ambedue del Segretariato di CILI-Italia, hanno esortato i presenti a sviluppare, in tutte le realtà sociali dove operano, i valori di solidarietà e fratellanza umana. Sono seguìti gli interventi di Salameh Ashour, coordinatore del Dipartimento Dialogo Interreligioso delle Co-mai, Shukri Said, giornalista Portavoce della Fondazione “Migrare”, Ammiraglio Enrico La Rosa, Presidente dell’ oservatorio geopoitico “Omega”, e altri. Infine Foad Aodi, Presidente di Co-mai e Uniti per unire, s’è appellato al Consiglio Europeo in vista della grande riunione di sabato 25 marzo a Roma, per il 60mo dei trattati di Roma (1957), istitutivi della Comunità Europea: affinché “si metta subito in agenda una legge europea sull’immigrazione, basata sul principio dei diritti e doveri reciproci. E’ fondamentale – ha concluso Aodi – lavorare per la solidarietà, ma anche garantire la sicurezza internazionale: combattendo qualsiasi forma di radicalizzazione da una parte, di populismo e/o razzismo religioso dall’altra”.

Fabrizio Federici

In mostra al Vittoriano l’accanimento nazista contro i malati di mente

mostra vittorianoAl Vittoriano, sino al 14 maggio, è visitabile la mostra documentaria “Schedati, perseguitati, sterminati. Malati psichici durante il nazionalsocialismo”: testimonianza agghiacciante – nell’ abbondanza di documenti dell’epoca, foto, cartelle cliniche, biografie, tutti riprodotti in 50 pannelli – di quella che è stata la “Shoah dei disabili”. Una ricostruzione- fortemente voluta dalla Società tedesca di Psichiatria (DGPPN), insieme alla Fondazione Memoriale per gli Ebrei assassinati d’ Europa e alla Fondazione “Topografia del terrore” di Berlino – di quello che fu, dal 1 settembre 1939 (con decreto firmato dal Fuhrer, lo stesso giorno in cui iniziava la Seconda guerra mondiale) ai primi mesi del ’45, lo sterminio di più di 200.000 persone ricoverate in ospedali psichiatrici, perché ritenute inutile peso per la popolazione tedesca. Solo dagli anni ’80, la comunità scientifica tedesco-occidentale, dopo decenni di silenzio, iniziò a scandagliare nei fondali di questa “amnesia collettiva”: nel 2010 la Società di psichiatria della Germania riunificata, sotto la presidenza di Frank Schneider, riconobbe ufficialmente le responsabilità del passato per i crimini commessi.

La mostra, ideata appunto da Frank Schneider e curata da Petra Lutz con un’apposita commissione di storici, presentata la prima volta nel 2014 al Bundestag, è stata ospitata a Vienna, Londra e altre grandi città, e portata in italia dal Network Europeo per la Psichiatria psicodinamica , insieme alla Società Italiana di Psichiatria (SIP), al Polo Museale del Lazio (l’organismo periferico regionale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, competente per più di 40 musei statali della regione) e all’ Agenzia per la Vita Indipendente (AVI). Col sostegno del ministero degli Esteri tedesco e il patrocinio dell’ Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) e dell’ Ambasciata tedesca in italia.
” Abbiamo voluto fortemente questa mostra – ha precisato, nella conferenza stampa d’apertura, Edith Gabrielli, Direttrice del Polo Museale del Lazio – per la sua capacità di contribuire a quell’ “educazione alla cittadinanza” che è proprio uno dei principali compiti dei Musei dello Stato ( in questo momento, il P.M. del Lazio accoglie. nei suoi Musei, oltre 40.000 ragazzi impegnati nei programmi “Scuola-lavoro”). Poi, per la grande precisione filologica dimostrata dagli organizzatori ( il progetto, nato in Germania, qui è stato perfezionato); e infine, per la capacità d’ un’ esposizione come questa di creare un vero e proprio “focus” sul tema della malattia mentale”.
“Già nel 1934- ha ricordato Frank Schneider, Presidente emerito della DGPPN – 400.000 cittadini tedeschi di entrambi i sessi, affetti da patologie mentali ritenute ereditarie e incurabili (schizofrenia, psicosi maniaco-depressiva,ecc…) furono sterilizzati contro la loro volontà, per effetto d’una specifica legge. Va detto, a onor del vero, che all’epoca, in gran parte dell’ ambiente scientifico europeo, era diffusa proprio quest’idea di ridurre il numero dei cittadini psicotici con la sterilizzazione forzata; poi, in Germania dal ’39 iniziò l’attuazione del famìgerato piano “Aktion T 4″, con la deportazione di piu’ di 70.000 persone da ospedali e manicomi, e la loro eliminazione in appositi centri (sino al ’40-’41). Anche dopo la sospensione del programma, decisa per l’ opposizione dei cittadini e delle Chiese, cattolica e anche protestante, l’uccisione dei disabili , psichici e a volte anche fisici, proseguì in forma saltuaria”.

“In realtà – ha precisato David Meghnagi,assessore alla Cultura dell’UCEI – persino nella socialdemocratica Svezia, pur con le dovute differenze rispetto alla Germania nazista, per decenni sono avvenute certe pratiche come la sperimentazione e la sterliizzazione forzata, nei confronti di centinaia di migliaia di cittadini (circa 600.000 persone son state oggetto di sterilizzazione, ed anche castrazione, forzate, dal 1935 al 1976, N.d.,R.). Questa mostra è importante, allora, sia come doveroso rendiconto col passato, sia, sul piano metodologico, perché ( sull’esempio, tra l’altro, del Museo dello “Yad Vashem” di Gerusalemme), dà grande rilievo alla memoria individuale, alla storia delle singole persone. Scelta che, più in generale, nelle società di oggi, sempre esposte al rischio di deviazioni totalitarie, è più che mai doverosa: appunto per evitare quella massificazione degli individui che può portare gradualmente al loro isolamento (anticamera, come rilevato, a suo tempo, da uno storico della Shoah quale Raul Hilberg, della loro possibile eliminazione fisica)”.

“Ci son voluti quasi 80 anni – ha ricordato, invece, Claudio Mencacci, presidente della Società Italiana di Psicologia – perché la SIP uscisse da quella che è stata su questo piano, anche in Italia,la rimozione del passato. La SIP, infatti, non propugnò mai, e anzi avversò, le aberranti teorie psichiatriche naziste; però collaborò attivamente col regime fascista, aderendo sia al razzismo coloniale (sino alle prime leggi razziali, “antiindigeni africani” del ’35), sia – unica tra le società scientifiche italiane – alle vergognose leggi razziali del ’38, per diretta volontà del presidente di allora, Arturo Donaggio”. La sezione aggiuntiva della mostra, pensata appositamente per l’Italia, è dedicata infatti a “Malati, manicomi e psichiatri in Italia”, dal Ventennio alla Seconda guerra mondiale: “Durante l’occupazione tedesca del ’43- ’45”, ricorda Gerardo Favaretto, Vicepresidente SIP, ” sia nei territori direttamente annessi dalla Germania ( Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia) che nello stesso Veneto, ci furono – senza quasi alcuna opposizione da parte italiana- vari prelievi di handicappati psichici a Trieste, in Alto Adige, a Venezia e Treviso”.
” Quest’esposizione – sottolinea l’architetto Gabriella Musto, direttrice del Vittoriano – è una tappa importante nella storia di questo monumento, che rappresenta il monumento degli italiani per eccellenza, un “santuario laico” della nostra vita civile; una mostra su un tema di grande rilievo sociale, di speciale importanza in un momento della storia così difficile, dove sono sempre in agguato nuove forme di intolleranza. Faremo aperture programmate della mostra, con visite guidate, specificamente per le scuole; il tutto, inquadrato in quel processo di nuova valorizzazione del Vittoriano che ha portato, in un anno e mezzo, a un incremento del 50% circa delle visite turistiche (che oggi sono circa 2 milioni all’anno): col recupero, anche, di importanti suoi spazi prima interdetti al pubblico, come anzitutto il sommoportico e la gipsoteca”.

Fabrizio Federici

Con Simone Cristicchi ritorna Lazzaretti,
il “Cristo dell’Amiata”

lazzarettiUn po’ Francesco d’Assisi, coerente quanto convincente, nei suoi appelli a un cristianesimo inteso soprattutto come pratica della povertà evangelica e leva di contestazione delle ingiustizie sociali; un po’ Mazzini (“La Repubblica è il Regno di Dio”, recitava uno dei suoi più celebri slogan, inciso poi, sugli stendardi dei suoi seguaci, la mattina di quel tragico 18 agosto 1978). E un po’ Garibaldi (del quale quasi eguagliò’ la popolarità riscossa all’estero, nei  trionfali “tour” del 1874-’77 in Francia, insieme al  suo mentore Leon du Vachat, paladino di una impossibile restaurazione monarchica in Francia…). Parliamo di David Lazzaretti (1834-1878), il “Messia dell’Amiata”: l’uomo che, nell'”Italia scombinata” post-unitaria, dette vita all’ultima eresia popolare italiana. Impersonando un moto di protesta religiosa e sociale che non gli perdonarono né la Chiesa cattolica, inizialmente portata ad appoggiarlo in chiave antisabauda, anti-Stato liberale (e massonico), né i governi della Sinistra liberale (andata al potere, con Agostino Depretis, nel 1876): spaventati dal possibile collegamento tra lazzarettisti, Internazionale socialista e primi socialisti italiani.

Al Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni popolari di Roma EUR, la figura di Lazzaretti rivive, sino al 21 maggio, con una suggestiva mostra, curata dal direttore, Leandro Ventura, e dall’antropologa Marisa Iori, con la collaborazione scientifica di Francesco Pitocco, Coordinatore del Dottorato di ricerca in Storia e politica nell’Europa moderna e contemporanea alla “Sapienza; e organizzata insieme al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e al Comune di Arcidosso ( “patria”, a suo tempo, del “Messia amiatino”). La mostra espone, in tutto, una cinquantina di reperti: provenienti, in parte, dallo stesso Museo (inventariati, come “cimeli lazzarettisti”, nelle collezioni del vecchio “Museo delle Civiltà”, precursore del MNATP, dopo esser stati presenti alla grande esposizione di Roma del 1911, per i cinquant’anni dall’ Unità), e dal “Centro studi David Lazzaretti” di Arcidosso, dal vicino Archivio Giurisdavidico di Zancona e dall’ Archivio di Stato di Grosseto. Si tratta di documenti originali dei lazzarettisti, saggi critici sul movimento (alcuni pubblicati quando ancora il profeta era vivo), rarissime fotografie; e molti abiti originali dei “davidiani”, dalle uniformi dai colori sgargianti e fantasiosi alle coroncine di fiori indossate dalle fanciulle vestite di bianco. Sino al mantello originale, rosso e blu, indossato da Lazzaretti proprio il 18 agosto 1878, e al cappello con piume di struzzo (con ben visibili i fori dei colpi mortali sparati, in una scena davvero da film, all’ ingresso in Arcidosso, dal carabiniere Antonio Pellegrini).

L’esposizione, va detto, è nata da un’idea del cantautore, e autore teatrale, Simone Cristicchi, appassionato del tema: che tempo fa, appunto al Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, aveva proposto una mostra su Lazzaretti dopo aver visionato la vecchia cassa dei cimeli davidiani esposti a Roma nel 1911. Sempre su Lazzaretti, Cristicchi ha scritto nel 2015, col regista e autore teatrale Manfredi Rutelli, la pièce “Il secondo figlio di Dio”: che, interpretata dallo stesso Cristicchi, nei panni appunto del “Cristo dell’ Amiata”, è andata in scena ultimamente, con grande successo, al teatro “Vittoria” di Testaccio (lo spettacolo sarà riproposto proprio al Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, in chiusura della mostra, il 20 maggio).

Il socialismo cristiano di Lazzaretti, tradottosi nella creazione d’una lega assistenziale e della celebre “Società delle Famiglie Cristiane” (dove ognuno metteva in proprietà collettiva i propri attrezzi di lavoro, e i frutti del proprio lavoro), e nell’impegno per avviare scuiole pubbliche in un Amiatino dove regnavano miseria e ignoranza (un po’ come avrebbero fatto decenni dopo, soprattutto nelle aree depresse del Lazio, Sibilla Aleramo e Giovanni Cena), influì fortemente sulle successive generazioni di socialisti. Camillo Prampolini (1859-1930), il giornalista e deputato reggiano fondatore dello storico periodico “La Giustizia”, nel commovente scritto del 1897 “La predica di Natale” riecheggia chiaramente i discorsi di Lazzaretti. Alle idee di David s’interessarono fortemente Don Giovanni Bosco (che lo conobbe di persona), Maupassant, Tolstoj (che a Jassnaja Poljana, con molti più mezzi del profeta amiatino, tentò, in sostanza, esperimenti analoghi, nel diverso contesto della Russia zarista), Pascoli, Gramsci (che, nei “quaderni dal carcere”, definisce la morte di Lazzaretti un vero e proprio omicidio, da tempo premeditato), Eric Hobsbawm ( nel celebre saggio “I ribelli”), Ernesto Balducci ( che, ricordiamo, nel cimitero di S.Fiora, riposa proprio davanti a David e ai suoi parenti). Cesare Lombroso, il “positivista arrabbiato” che pure era socialista, e che studiò a lungo i resti mortali del profeta (il quale, comunque, nel 1874 era stato giudicato, dai periti medici del tribunale di Rieti, perfettamente sano di mente), lo definì “un mattoide”: tenendo presenti, evidentemente, anche la sua incredibile ascendenza sulle folle, e i momenti in cui egli si proclamò, pubblicamente, addirittura figlio di Dio, fratello di Cristo. Salvo aggiungere, subito dopo, che allora, però, erano stati mattoidi anche Francesco d’Assisi, Cola di Rienzo, Savonarola, Lutero…

Fabrizio Federici    

Sanità, la salute passa per la prevenzione

Sanità-riforma-ricette“Proseguiamo nelle nostre iniziative perché crediamo che, in un Paese civile, la sanità debba essere di qualità ed economicamente accessibile agli utenti: a maggior ragione considerando che oggi, in Italia, ben 11 milioni di cittadini non possono accedere alle cure mediche. Appunto per questo è importante sviluppare il progetto “Iris Italia”, nuova mutua sanitaria integrativa che offre ai cittadini la possibilità di polizze, a prezzi accessibili, per una tutela sanitaria che prevede visite gratuite, o comunque a prezzi bassi: tra cui anche varie visite specialistiche, esami di diagnostica strumentale e di laboratorio, con l’ausilio di strutture convenzionate. Pagando appunto prezzi contenuti ed evitando i lunghi tempi d’attesa tipici, purtroppo, del SSN”.

Così Maurizio Bea, ideatore del progetto e amministratore del Centro Medico “Iris Italia”, spiega gli obbiettivi della VI Settimana della Prevenzione: in corso al Centro Medico “IRIS Italia” di Montesacro, in Via Valsavaranche 83 , sino al 4 marzo ( vedi www.centromedico-irisitalia.org). “In un anno d’iniziative di prevenzione gratuite”, precisa Foad Aodi, co-ideatore e direttore sanitario del Centro Medico Iris Italia, gestito dal Gruppo polispecialistico Internazionale GPI S.R.L. , “abbiamo effettuato oltre 2000 visite gratuite specialistiche (in ortopedia, fisiatria, dermatologia,allergologia, ginecologia, oculistica, otorinolaringoiatria, pneumologia, diabetologia, urologia, reumatologia cardiologia). Tutto questo, grazie alla disponibilità di tantissimi primari, ex-primari, ospedalieri, universitari, e specialisti d’origine straniera: stiamo cercando di dimostrare, con la professionalità di questi medici – italiani e d’origine straniera – che è possibile garantire l’accessibilità delle prestazioni sanitarie ai pazienti, italiani e d’altre origini, con la professionalità e la preparazione dei professionisti della sanità”.

“Questa volta – prosegue Aodi, che medico da anni esercita in fisiatria, ortopedia e traumatologia, e mesoterapia antalgica – ci concentriamo su ortopedia, fisiatria, patologie vertebrali e articolari ,osteoporosi, scoliosi, cifosi, traumatologia: cercando anche di ridurre, per quanto possibile, il ricorso alle prestazioni chirurgiche, salvo quelle per patologie con indicazione d’urgenza (obbiettivo che abbiamo raggiunto, ad esempio, nelle terapie di ernia del disco e patologie articolari, in collaborazione con neurochirurghi, ortopedici chirurghi e medici di famiglia ). In questo modo, grazie all’innovazione continua in riabilitazione, e alla preparazione e professionalità degli specialisti e dei fisioterapisti, anche il Servizio Sanitario Nazionale ne beneficia: con meno giornate di ricovero, meno interventi chirurgici, meno cure di riabilitazione post-chirurgica, e con minore intasamento dei Pronti soccorsi degli ospedali”.

Fabrizio Federici