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Fabrizio Federici

La patologie della vista in un convegno alla Regione Lazio

Senior woman with astigmatism and trial frame at the optician

Al Consiglio regionale del Lazio, s’è parlato delle più gravi patologie oculari e di mostruosità della nostra burocrazia
Al mondo ci sono 40 milioni di ciechi, per le cause più varie (cataratta, disturbi della retina, glaucoma degenerato, maculopatia com perdita dello strato recetttoriale dell’occhio, retinite pigmentosa con patologie correlate, ecc…); mentre nei soli USA, ad esempio, su una popolazione di 250 milioni di persone, quasi il 90%, 218 milioni, soffre variamente di disturbi della vista (180 milioni portano gli occhiali, e 38 le lenti a contatto).

Bastano questi dati, per avere un’ idea delle dimensioni planetarie che hanno, al giorno d’oggi, i disturbi della vista. Se n’è parlato attentamente al Congresso 2017 di “Ipovisione-Sport vision”: associazione che riunisce medici oculisti e di altre specializzazioni, con l’obbiettivo appunto d’ approfondire le conoscenze sui piu’ gravi deficit visivi e sui corrispondenti protocolli terapeutici. Congresso svoltosi (col patrocinio dell’ azienda ospedaliera universitaria “Policlinico Umberto I” e dell’ Università di Roma “La Sapienza”) alla sala Mechelli del Consiglio regionale del Lazio; centrato sulle più gravi patologie oftalmiche (glaucoma, maculopatie, ecc…), e rivolto soprattutto ad oculisti, ortottisti e assistenti in oftalmologia. Ma anche a medici specialisti in malattie metaboliche e diabetologia, cardiologia, pediatria, medicina dello sport, ecc…; e ai farmacisti. Direttori scientifici del corso, i Dr. Daniele Di Clemente e Alessandro Segnalini.

“Oggi – ha sottolineato, in apertura, Daniele Di Clemente – la chiave un po’ di tutte le branche della medicina è la riabilitazione; non è pensabile che un paziente operato non venga riabilitato. Riabilitazione che, anche nell’oculistica, si cerca di facilitare nel modo più naturale e meno invasivo possibile, anzitutto stimolando il paziente stesso ad attivarsi in questo senso. Aiutati dall’ evoluzione tecnologica, che in questo settore è davvero incessante”.

L’ evoluzione tecnologica in effetti ha avuto un posto importante nel convegno: l’ altra oculista Valentina Carbone, in rappresentanza della Second Sight Medical Products, importante azienda operante nel settore, ha spiegato il funzionamento di Argus II, Sistema di Protesi Retinica noto anche come “Occhio bionico”, che genera una stimolazione elettrica della retina per indurre la percezione visiva in soggetti non vedenti. L’ impianto è una protesi epiretinica impiantata chirurgicamente all’interno e attorno all’occhio, e comprende un’antenna, un involucro per l’ elettronica e una matrice di elettrodi; l’ apparecchiatura esterna comprende occhiali, un’unità di elaborazione video e un cavo ( attualmente, in Italia, è possibile usufruire di questo dispositivo, con la copertura del SSN, presso un solo centro oculistico autorizzato, a Firenze) . Sulle “mostruosità di ordinaria burocrazia”, s’è soffermato invece il Dr. Romani, responsabile, all’ INPS, della valutazione ciechi civili di tutta Roma e Provincia ( ” oggi, in seguito alle tante truffe di soggetti assolutamente non ciechi, riusciti a ottenere con la frode l’ indennità mensile, siamo arrivati al punto che pazienti, effettivamente ciechi, chiedono di rinunciare all’ assegno perchè, facendosi vedere in giro col bastone, temono d’ esser denunciati come falsi invalidi!”).

Molta attenzione è stata dedicata, con la seconda sessione del convegno, alle patologie oculistiche nello sport: considerando anzitutto la natura di quest’ultimo, ormai, come fenomeno di massa ( “oggi- ha precisato Annalisa Di Cesare, responsabile dell’ UOC Medicina fisiatrica e riabilitazione al Policlinico “Umberto I” – la preparazione sportiva d’ un bambino inizia già a 3 anni; mentre, d’ altra parte, ci sono alcuni atleti attivi anche dopo i 90 anni”). Leopoldo Spadea, Professore associato del settore Malattie visive alla “Sapienza” di Roma, ha parlato delle piu’ moderne tecniche di chirurgia refrattiva (usata dall’ oculista per correggere, intervenendo sulla cornea o sul cristallino, i vizi refrattivi dovuti ad un difetto di focalizzazione delle immagini sulla retina, come miopia, ipermetropia o astigmatismo) negli sportivi. Alessandro Segnalini, docente alla “Sapienza”, ha parlato delle tecniche di “Visual training”, allenamento per l’occhio, proposte – con importanti risultati – prima agli ipovedenti e poi agli sportivi.

“In conclusione – precisa il Dr. Daniele Di Clemente, docente di Oftalmologia alla “Sapienza” e consulente oculista del Tribunale di Roma – questo convegno ha passato veramente in rassegna tuttele principali innovazioni tecnologiche e i corrispondenti protocolli terapeutici per gli ipovedenti. Mentre è emersa l’ importanza d’una diagnosi precoce dei disturbi della vista sin dal primo anno d’età delle persone: per prevenire, o affrontare poi adeguatamente, disturbi come la dislessia o l’ ambliopia ( situazione in cui un occhio vede bene, e l’ altro no); la riabilitazione dell’apparato visivo, comunque, deve proseguire per tutta la vita, con tecniche il piu’ possibile non invasive, e praticando anche sport adeguati, Lo sport, infatti, se aerobico (vedi non solo la ginnastica aerobica, ma anche marcia, corsa, uso della bicicletta, ecc…) fa bene alla vista, producendo un maggior afflusso d’ ossigeno ai tessuti oculari; mentre è dannoso lo sport comportante un notevole sforzo fisico ( come il sollevamento pesi), causando vasocostrizione , quindi aumento della pressione”.

Fabrizio Federici

Ius soli, basta con le strumentalizzazioni politiche

Ius soli-Italia

“Tantissimi nostri sono scesi in piazza per dire #Siussolitemperato e #Noallestrumentalizzazionipolitici. Il grado della Civiltà e Democrazia di un Paese si vede dalle sue leggi. Proprio perché crediamo fermamente nella civiltà e democrazia italiane, chiediamo di approvare la legge sulla cittadinanza senza più ritardi e false illusioni. Siamo stanchi della personalizzazione della politica da parte di alcuni deputati italiani e d’ origine straniera, stanchi di chi erge i muri contro le persone per fare carriera sulle spalle della seconda generazione”.

Questo il commmmento di Foad Aodi, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e dell’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI), da Montecitorio. “Noi sosteniamo da anni -aggiunge – la proposta di cittadinanza temperata ai figli degli immigrati; i nostri movimenti han partecipato e hanno sostenuto la manifestazione del 13 ottobre a Roma. Ormai da anni assistiamo al tira e molla, a titoli di giornali pro o contro questa proposta di legge, senza che mai si traduca in pratica.

Noi proponiamo, da anni, una cittadinanza breve per chi lavora in Italia da 5 anni e rispetta le leggi italiane, conoscendo la lingua e cultura italiane, per poter risolvere anzitutto la questione dei concorsi pubblici che richiedono l’obbligo della cittadinanza: un segno del rispetto dei diritti civili e delle pari opportunità. Lo stesso vale per i figli degli immigrati: questa legge può’ facilitar la loro integrazione, e combattere le pericolose crisi d’identità, che a volte questi ragazzi affrontano appunto intensificando il loro legame con lo Stato italiano”.

Aodi conclude rivolgendo un appello, a tutta la politica italiana, di trovare “una sintesi per l’interesse comune: senza strumentalizzazioni politiche sulla pelle degli immigrati”.

Fabrizio Federici

Gerusalemme, 30.000 donne in marcia per la pace

WomenWagePeace

S’è conclusa il 10 ottobre, a Gerusalemme, la marcia della pace: evento organizzato dal nuovo Movimento Women Wage Peace (letteralm. “Le Donne Dichiarano la pace”), che ha coinvolto 30.000 donne palestinesi e israeliane, provenienti da tutti gli angoli del Paese per percorrere insieme la via della speranza e della pace. Questo storico evento, che apre prospettive veramente nuove, è partito il 24 settembre 2017, con una cerimonia d’ inaugurazione che ha conciso con l’inizio del nuovo anno ebraico, da Sderot la mattina e la sera presso il Kibbutz Tzeelim.

Quattro le rotte percorse, Sud, Nord, Ovest, ed Est, che hanno toccato numerose città e località tra le quali: Kissoufim, Zeelim, Yerouham, Rahat, Beer Sheva, Arad, Gush Etzion (vicino Eli), Dimona (il 26 settembre); Nazaret (il 3 ottobre); Jaffa (il 6). L’8 ottobre le donne ebree e palestinesi si sono incontrate nel villaggio di pace di Agar e Sarah, costruito nella pianura accanto al Mar Morto, dove hanno organizzato gruppi di discussione, mostre artistiche e eventi musicali con la partecipazione di artisti di ogni provenienza.
Giunte a Gerusalemme nelle date del 9 e 10 ottobre, le “costruttrici di pace” hanno innalzato una grande “Capanna della Pace” (Sukkàt Shalom), dentro cui hanno condotto incontri e gruppi di studio; il 10 ottobre, hanno inaugurato un Parlamento femminile (Knesset). Tutta la marcia è stata accompagnata da un Manifesto congiunto per la pace rivolto a israeliani e palestinesi, co-firmato dalle donne: che sarà presentato alla Knesset all’apertura della Sessione Invernale.

“Nei nostri incontri – dichiara la scrittrice di religione ebraica Shazarahel, Vice Presidente della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa #Cili-Italia e Coordinatrice del Dipartimento Donne del movimento “Uniti per Unire” – a volte ci abbracciamo e piangiamo di commozione le une sulle spalle delle altre, e senza bisogno di dirci nulla. Diverse donne hanno infatti perso un figlio, un marito, comunque qualcuno dei propri cari. Ogni famiglia israeliana e palestinese ha almeno un morto fra i propri cari, perso a causa del conflitto.I media ci hanno abituato alle liste numeriche di morti. Quando ascolti le testimonianze dal vivo di chi invece ha perso uno dei propri cari, ti rendi conto che ogni morto non è un “numero anonimo” , dietro ogni morto c’è tutto un mondo di sofferenza, di affetti recisi, di famiglie spezzate”.

“Trentamila grazie a tutte le donne musulmane, ebree, cristiane e laiche che hanno marciato per la pace, e che stanno scrivendo una nuova pagina della storia del dialogo in Medio Oriente”, dichiara Foad Aodi, Focal Point per l’Integrazione in Italia per l’Alleanza delle Civiltà-UNAoC (Organismo Onu), e fondatore della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa CILI-Italia e di Uniti per Unire. “Queste donne – prosegue – hanno coinvolto trasversalmente diverse realtà in Terra Santa, con grande volontà e impegno per concretizzare una proposta di pace vera e duratura: facendo cadere il muro della paura, della diffidenza, del silenzio e delle false illusioni”.

Fabrizio Federici

Guevara cinquant’anni dopo: cosa resta del mito del Che

Che-GuevaraEsattamente cinquant’anni fa, il 9 ottobre 1967, Ernesto Guevara de la Serna, il mitico “Che”, veniva ucciso in Bolivia, nello sperduto villaggio di Higueras, dai rangers inviati dal dittatore Barrientos (ricordo bene “Il Tempo” del giorno dopo, con la storica foto del Che sul letto di morte). Che cosa dire, di nuovo, su un personaggio che, comunque, resta un mito della sinistra (apprezzato, peraltro, anche da certi settori della destra fortemente antiamericana)? Che – un po’ come, “mutatis mutandis”, per un altro personaggio di cui ricorre, quest’anno, l’anniversario “a tutto tondo” della morte, Antonio Gramsci – fatto salvo il rispetto per la figura morale dell’uomo (che in ambedue i casi, pur seguace d’ un’ ideologia intrinsecamente violenta ed esclusivista, almeno non si arricchì davvero con la politica, anzi ci rimise di persona), non può essere certo un punto di riferimento per il socialismo democratico e, più in generale, per qualsiasi forza di sinistra, anche di destra, autenticamente democratica e riformatrice.

A parte, infatti, gli eccidi di oppositori batistiani e semplici dissidenti avvenuti, in gran parte per diretto ordine di Guevara, d’intesa con Castro, nei primi giorni del dopo vittoria della Rivoluzione cubana, pochi ricordano, oggi, che la gestione guevariana dell’ economia del Paese, in quei primi anni 60, non fu certo brillante (per non dire quasi catastrofica…). Poi, non dimentichiamo che il Che (ma questo, all’epoca, era un limite della cultura politica di molti), per certe cose uomo decisamente all’antica, come l’amico Fidel era accesamente omofobo. Fu in quei primi anni ’60 che nacquero, a Cuba, le famigerate “Unità Territoriali di Riabilitazione” , sorta di “Gulag mobile” per la rieducazione dei perversi ( e borghesemente degenerati…, alla sovietica!) “Maricones”, cioè gay (almeno, Fidel, negli ultimi decenni, ha attenuato questa politica: sin al punto di partecipare, anche nella logica di Enrico IV di Francia, del “Parigi val bene una messa”, come giurato a un concorso di bellezza per trans .Il fenomeno del transessualismo, del resto, in America Latina ha profonde radici popolari ed etniche).

Ciò detto, il Che in Bolivia, nel ’66- ’67, fu vittima (un po’ come accaduto, 110 anni prima, a Carlo Pisacane: ma non voglio certo equiparare sbrigativamente i 2 personaggi, come a volte è stato fatto) sia di informazioni sbagliate sui reali umori del popolo boliviano, sia della sopravvalutazione , “leninista”, delle proprie forze. Mentre va riconosciuto che, se ogni Rivoluzione ha il suo Stalin e il suo Trockij (tanto cinico, spietato, “realpolitiko” il primo, quanto idealista, piu’ umano, e comunque anche lui fanatico, il secondo), il Trockij cubano è stato senz’altro il Che. Che, forse, Castro non ostacolò nella partenza da Cuba per quella folle avventura, appunto per liberarsi d’un pericoloso rivale. Molto probabilmente, Guevara s’ illuse, in quei mesi passati nelle foreste boliviane, di ripetere l’avventura della Sierra Maestra a Cuba: ma la situazione era molto diversa, Barrientos non era Fulgencio Batista, dittatore ormai allo stremo, screditato e scaricato dal “Grande fratello” americano. Quando l’unità speciale dell’esercito boliviano accerchiò il Che e i pochi compagni rimastigli, Gary Prado, l’allora 28nne comandante del gruppo ( ultimamente rintracciato e intervistato, ormai quasi 8onne: vedere in Internet) ebbe l’impressione di trovarsi di fronte quasi a un naufrago malridotto su in’isola deserta, i cui piano di prendere il controllo dell’intera Bolivia risultava a dir poco velleitario.

Restano i sigari del Che, i suoi brillanti reportages nei viaggi giovanili in motocicletta, la storica foto di lui al porto dell’ Avana, opera del fotografo Korda. E un pizzico di nostalgia, comunque, per il personaggio: che in un certo senso, un po’ come Pasolini, se fosse sopravvissuto, difficilmente avrebbe potuto vivere nel clima degli anni seguenti, specie nell’ America Latina, divenuta tutta una caserma di militari dittatori, degli anni ’70. Questo, anche se, è chiaro, contro le mostruose ingiustizie che proseguono nel Terzo mondo e anche nel nostro, un po’ di intransigenza e di coraggio guevaristi ( vedi il Comandante Marcos coi neozapatisti in Messico, ad esempio) non guasterebbero affatto. Applicati, è chiaro, a una politica di “riformismo forte”: che purtroppo, nell’ America Latina di oggi (continente che, comunque, resta davvero uno dei piu’ interessanti laboratori politici del pianeta) nessuno risulta in grado d’impersonare veramente.

Fabrizio Federici

Associazioni e sviluppo sostenibile della società

lazio

“Valori come Volano: il ruolo delle associazioni civili nello sviluppo sostenibile della società”. Questo il tema dell’incontro organizzato il 6-7 ottobre, alla sede della Regione Lazio in Via Cristoforo Colombo, dall’associazione “Fare Rete, innovAzione BeneComune” con la partecipazione di rappresentanti delle associazioni di volontariato e delle istituzioni, tra cui il Vicepresidente emerito della Consulta, Paolo Maddalena, e il consigliere regionale Teresa Petrangolini.

Il Prof. Foad Aodi, “Focal Point” per l’Integrazione in Italia per l’ Alleanza delle Civiltà-UNAoC (Organismo ONU), Fondatore dell’Associazione Medici d’ Origine Straniera in Italia (AMSI), dell’ Unione Medica Euromediterranea(UMEM), e membro della Commissione Salute Globale FNOMCeO, nel suo intervento ha riassunto la storia dell’AMSI e dell’UMEM, ripercorrendo le loro iniziative per l’integrazione dei professionisti della sanità di origine straniera in Italia e nell’area Euromeditteranea e la diffusione delle buone pratiche per l’integrazione e aspetti di sanità ed immigrazione.
L’ AMSI, associazione non lucrativa, offre tutela ai propri iscritti; li aiuta nell’inserimento professionale; promuove l’aggiornamento professionale, collaborando con le Istituzioni pubbliche e private italiane e straniere e divulgando le proprie attività tramite i mezzi di comunicazione. “Dal 2000- spiega il prof. Aodi – abbiamo aperto una rete di poliambulatori per l’assistenza sanitaria a tutti i cittadini: la nostra esperienza ha confermato che gli immigrati non diffondono malattie in Italia , ma si ammalano, di fronte ai disagi – economici, lavorativi, abitativi – che incontrano, spesso sviluppano consistenti patologie ( che spesso, addirittura, trovandosi senza permesso di soggiorno, non denunciano neanche al Pronto soccorso degli ospedali; e lo stesso avviene per molti infortuni sul lavoro). Altra piaga inaccettabile è il destino di migliaia di minori immigrati, non accompagnati, che scompaiono: vittime di giri criminali, abusi sessuali e lavorativi, e del trafico nero dei trapianti d’organi. Secondo una ricerca dei rappresentanti dell’UMEM in Europa attualmente in Europa piu’ di 20.000 immigrati minori non accompagnati risultano scomparsi e senza tracce”.La Confederazione Internazionale Unione Medica EuroMediterranea , UMEM, invece, è una confederazione che opera all’interno delle professioni sanitarie, delle associazioni, aziende, Università, ONG, comunità, federazioni, sindacati che s’ occupano di medicina in Italia e nell’area Euromediterranea . Difende il diritto “universale” alla salute attraverso una sanità che lavori oltre i confini, promuovendo lo sviluppo della ricerca scientifica, la sinergia tra aziende sanitarie pubbliche e private, la diffusione della telemedicina e delle nuove tecnologie, e la conoscenza interculturale e interreligiosa. Secondo le ultime statistiche dell’UMEM, in Europa esercitano più di 500 mila medici di origine straniera .

Come AMSI, UMEM e movimento Uniti per Unire”, sottolinea ancora il prof.Foad Aodi, “proponiamo alle istituzioni il nostro Manifesto della sanità e multiculturalismo; e chiediamo anzitutto di diffondere maggiormente l’informazione sull’accesso alle strutture sanitarie pubbliche per gli immigrati e gli italiani , così da potenziare la prevenzione. Poi , di aumentare i posti S.T.P. (“Straniero Temporaneamente Presente”), per gli immigrati ancora sprovvisti di permesso di soggiorno; e di comunicare a tutte le moschee e i centri culturali islamici e le comunità d’ origine straniera in Italia di esortare i loro fedeli, soci e connazionali a vaccinare i propri figli. E’ importante anche potenziare i corsi d’aggiornamento professionale, con crediti ECM, per i professionisti della sanità, italiani e d’origine straniera (i quali ultimi, circa 62.000, in Italia lavorano soprattutto nella sanità privata ). Sui temi, soprattutto, delle patologie emergenti e di quelle degli immigrati, che sono in aumento (cardiovascolari, ortopediche, psicologiche, ginecologiche ,dermatologiche, gastroenterologiche e pneumologiche ), e sulle patologie rare. Infine, lanciamo un appello alla classe politica perché raggiunga al più presto un accordo per l’approvazione della legge sullo “ius soli” temperato (cioè con la concessione della cittadinanza subordinata alla conoscenza di lingua e cultura italiane): senza continuare con il tira e molla (in corso ormai da più di 10 anni), creando tante aspettative e delusioni tra gli stessi immigrati e i loro figli, vittime di scontri politici da decenni”.

Fabrizio Federici

L’acqua e il fuoco. In scena il rapporto tra D’Annunzio e la Duse

d'annunzio duse

Pochi sanno che Gabriele D’Annunzio, nel 1882 (ad appena un anno dalla “licenza d’onore” conseguita al Reale Collegio “Cicognini” di Prato), a 19 anni, tra le varie recensioni avute della sua terza raccolta di poesie, “Canto novo”, ne ebbe una, molto favorevole, d’un giovane Filippo Turati (di soli 6 anni più grande): che sulla rivista diretta dal socialista e federalista cremonese Arcangelo Ghisleri, “La Nuova Farfalla”, notava la precoce maturità del giovanissimo poeta abruzzese. E col socialismo, il “supernazionalista” D’Annunzio ebbe sempre, in effetti, un rapporto odio-amore: sino a lasciare nel 1898, in polemica con l’involuzione autoritaria del sistema politico assecondata da Umberto I, i banchi parlamentari della destra (dov’era stato eletto l’anno prima), per andare a sedersi temporaneamente a sinistra, in cerca ( così s’espresse) di libertà e di vita.

dannunzio rivieraDomenica 1 ottobre, al Vittoriale di Gardone Riviera, alle 11 e alle 15,30 Carlo Bertinelli e Alessandra Brocadello, “colonne” della compagnia teatrale “teatrOrtaet”, in collaborazione con la fondazione Vittoriale degli Italiani, metteranno in scena “L’ Acqua e Il Fuoco”: non uno spettacolo classico, ma una “visita animata” (con testi tratti dall’ omonimo spettacolo teatrale di “Teatrortaet”) al Parco del Vittoriale, tra i Giardini della Prioria e La Valletta, sino al monumentale anfiteatro. Secondo una formula ( che “teatrOrtaet” applica con successo da anni, organizzando spettacoli sponsorizzati soprattutto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali o dagli enti locali) che coniuga adeguatamente teatro e riflessione storica: i due attori interpretano ogni volta una pièce che, in contesti museali e monumentali di grande significato, alla presenza del pubblico ripercorre un preciso momento della storia.
Ne “L’ Acqua e il Fuoco”, un D’Annunzio ormai “star ” della letteratura ( e della politica) europea, interpreato da Carlo Bertinelli, rivive anche quei momenti giovanili.Ma ripercorre. soprattutto, il tormentato, focoso (in piu’ sensi,,,!) rapporto, su base passionale e artistica, con la “Divina” Eleonora Duse, durato soprattutto dal 1898 al 1901. Ma la prima e l’ultima scena della visita mostrano un “Vate” ormai stanco, perso nei fantasmi di quello che era stato, nonostante tutto, un grande amore (molto diverso da quello, altrettanto celebre, tra Pirandello e Marta Abba), un “Fuoco” (dal titolo del libro del 1900 in cui D’Annunzio narrava, in modo irriverente, il suo amore per la Duse, che peraltro difese artisticamente il testo); e una “Divina” ormai avanti negli anni, costretta dal disastro finanziario a calcare un palcoscenico divenutole ormai penoso. Siamo nel primo dopoguerra, infatti, con un conflitto che per gli europei ha fatto veramente, in piu’ sensi, da tragico spartiacque: la Duse (di 5 anni piu’ grande di D’Annunzio) morirà, negli USA, nel 1924, con forte dolore del poeta (rimasto legato a lei anche dopo la fine del rapporto vero e proprio).
“Interpretare d’Annunzio – spiega Carlo Bertinelli – mi ha causato una crisi profonda, perché ha voluto dire anzitutto smantellare tutti gli stereotipi che la sua figura si porta dietro. Metterlo in scena è stata un’operazione pesante: che, però, più andava a scavare più trovava l’uomo, contraddittorio quanto si vuole, ma anche autentico nelle sue contraddizioni”. «Il tratto saliente della Duse che metto in scena – dice Alessandra Brocadello, fortemente immedesimatasi nei panni dell’attrice – è l’appassionata ricerca d’ una sua originalità artistica. Eleonora cerca testi nuovi, autori contemporanei, si mette in gioco, vuole scrollarsi di dosso i personaggi dell’Ottocento, finora suoi cavalli di battaglia: si propone di trovare una strada nuova che vada verso la modernità. Non a caso verrà presa a simbolo da tutte le attrici che varcano questa cesura tra passato e presente, che cercano il superamento dei vecchi schemi: dove l’attore s’ imbellettava, più che interpretare”.
La prenotazione è obbligatoria: informazioni: http://www.teatrortaet.it/;  www.visiteanimate.it; prenotazioni@teatrortaet.it

Fabrizio Federici

Gerusalemme. Al via la marcia in Terra Santa

gerusalemme

Ha avuto inizio ieri, domenica 24 settembre, la marcia della pace in Terra Santa organizzata dal Movimento WWP, “Donne Costruttrici di Pace”, in collaborazione con le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), la Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa (Cili-Italia) e il Movimento Internazionale “Uniti per Unire”. “Questa marcia storica, che unisce donne ebree, musulmane, cristiane e laiche che, semplicemente, si sentono unite come donne a favore della pace, terminerà il 10 ottobre a Gerusalemme”: ad annunciarlo è Foad Aodi, “Focal Point” per l’Integrazione in Italia per l’Alleanza delle Civiltà (UNAoC), Fondatore di #Cristianinmoschea e Co-mai. Che s’ è recato quest’ estate in missione in Terra Santa, aprendo il Convegno organizzato da WWP, con più di 500 donne di tutte le religioni, presso Taibeh, alla presenza del Sindaco della città Avv. Sohaa Mansour, del Presidente della Lista Araba Unitaria, On. Ajman Aodi, e dei Rappresentanti di WWP.

“Ringraziamo il Movimento delle Donne Costruttrici di Pace per il loro grande impegno: che coinvolge già più di 50 mila donne, indistintamente dalla loro religione di appartenenza. Queste donne -aggiunge – sono unite nella sofferenza e nella gioia, nella stanchezza di contare i morti, nella speranza di cambiare le cose con una soluzione a due Stati e due popoli, per la sicurezza di tutti. Ringraziamo, oltre a WWP, anche la scrittrice Shazarahel, Vice Presidente di CILI-ITALIA e Coordinatrice del Dipartimento donne di Uniti per Unire; e il Sindaco di Taibeh, per avermi invitato quest’estate al Convegno sulla pace, toccante e emozionante, e per aver aderito alle iniziative delle #FestedelDialogo, promosse da Co-mai, dalla Confederazione Internazionale Cili-Italia e da Uniti per Unire ( svoltesi, nella prima decade di settembre, fra Italia e Terrasanta, con varie occasioni d’ incontro e dialogo tra musulmani, cristiani ed ebrei, N.d.R.). Continuiamo con coraggio questo percorso comune, che mira a costruire ponti di dialogo contro la guerra alle religioni e contro il terrorismo, ancor più rafforzati da una collaborazione concreta che lavorerà sui temi Dialogo, Conoscenza, informazione, Istruzione, Sanità e Cooperazione Internazionale”.

La Marcia della pace prevede anche l’organizzazione di dibattiti e convegni, e terminerà con proposte concrete, per la pace tra palestinesi e israeliani.

“Religioni e violenza, assolutamente incompatibili”

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Mohammad Ben Abd al Karim al Issa, Segretario generale della Lega Musulmana Mondiale

Il Prof. Mohammad Ben Abd al Karim al Issa, Segretario generale della Lega Musulmana Mondiale, è ancora in visita a Roma, dove ha tenuto una lezione ufficiale sul tema “La tolleranza nell’islam” presso l’hotel “Hilton Cavalieri”. All’incontro c’erano rappresentanti di istituzioni, ambasciate, comunità, associazioni, moschee, centri culturali; e insieme a loro hanno partecipato anche i coordinatori nazionali e regionali delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa #Cristianinmoschea. Significativa, inoltre, la presenza del Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Miguel Angel Ayuso, del Rabbino capo di Roma, Prof. Riccardo Di Segni, e dell’ex- Rabbino di Firenze, Joseph Levi; nonchè,del Direttore per l’Italia della Lega Musulmana Mondiale, Abdulaziz Ahmed Sarhan. S.E. al Issa ha incontrato Papa Francesco nella data del 20 settembre, scambiando con lui diversi doni e ribadendo la contrarietà assoluta dell’islam al terrorismo; e – in accordo con Francesco – l’essenzialità dello spirito di tolleranza, anzi di comprensione reciproca, che deve essere alla base di ogni religione.

“Religione e violenza sono incompatibili, e il fondamentalismo rappresenta un pericolo globale, un fenomeno da contrastare con forza, in tutto il mondo. Tuttavia, le religioni hanno risorse morali capaci di contribuire alla fraternità e alla pace”: l’hanno ribadito all’unisono Al-Issa e Mons.Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, nell’incontro del 21 settembre, seguìto a quello col Pontefice. Le due parti hanno concordato anche la creazione, in un prossimo futuro, d’un comitato permanente congiunto.

“Ringrazio vivamente gli organizzatori della manifestazione”, dice il Prof. Foad Aodi, Presidente di Co-mai e fondatore di #Cristianinmoschea; “per aver saputo coinvolgere tutto il mondo islamico e arabo, il corpo diplomatico e le istituzioni, specialmente in questo momento tanto delicato a livello internazionale. In quest’occasione – e ricordiamo che si stanno celebrando, in questi giorni, sia il capodanno ebraico che il capodanno musulmano, e la Giornata Mondiale della Pace (il 21 settembre), voluta da Papa Francesco – ribadiamo l’importanza del perdono e del rispetto interreligioso (concetti chiaramente evidenziati da S.E. Al Issa nel suo intervento), e diciamo nuovamente: #TuttiUniti, #ControchiDivide per sconfiggere il terrorismo. Le nostre parole-chiave devono essere: #Dialogo, #Conoscenza,#Informazione, #Pace. E ringraziamo fortemente – prosegue Aodi, che è anche “Focal Point” per l’integrazione, in Italia, per l’ Alleanza delle Civiltà-UNAoC, organismo ONU – Papa Francesco, che con grande coraggio e senza alcun timore di critiche e polemiche, sta rafforzando i rapporti con le altre religioni, e soprattutto con la religione islamica: lo fa combattendo le false equazioni islam= terrorismo, o comunque integralismo, e le strumentalizzazioni politiche dell’immigrazione in Italia. Ci auguriamo che la visita a Roma di al-Issa (che aveva in programma, sempre il 21 settembre, anche un incontro con il Ministro dell’Interno Minniti), visita che è stata seguita dalla grande maggioranza delle realtà islamiche italiane, e a cui ho partecipato, il 19 settembre, con una vasta delegazione delle nostre associazioni e dei coordinatori regionali, serva davvero a rafforzare la cooperazione tra istituzioni italiane, Chiesa cattolica, mondo ebraico, mondo arabo e musulmano, e tutte le religioni nel nostro Paese. L’integralismo, il terrorismo e la guerra alle religioni si combattono anzitutto sul piano culturale, con la buona informazione, con la conoscenza e il dialogo reciproci: è quello che da anni stan cercando di fare Co-mai, il Movimento Uniti per Unire e #Cristianinmoschea, non a caso organizzatori, nella prima decade di settembre, di migliaia di cene di solidarietà e di incontri per il dialogo tra musulmani, religiosi di altre fedi e laici, in Italia e in Terra Santa. Ci proponiamo di proseguire nella nostra “Maratona del Dialogo”, valorizzando la buona convivenza e combattendo il mercato degli esseri umani e dei bambini: ricreando così – conclude Aodi – l’atmosfera di serenità e fratellanza che c’era qualche anno fa in Italia, quando sono venuto a studiare qui, come tanti altri stranieri, anche per ammirare la bellezza e la cultura di questo Paese, che fan parte della storia mondiale “.

Fabrizio Federici

Half Marathon, una corsa
per la pace e il dialogo

mezza pace

Domenica 17 settembre si è svolta a Roma la ” Rome Half Marathon Via Pacis”, la manifestazione sportiva popolare, con partenza da Piazza San Pietro, decisa l’inverno scorso grazie a un accordo tra Pontificio Consiglio della Cultura e Giunta comunale, in collaborazione con la Fidal. Le parole chiave son state “Pace, Solidarietà, Inclusione, Partecipazione”: è stata una manifestazione aperta a tutti, comprendente la mezza maratona, ma anche la 5 chilometri, che ha voluto abbracciare, anche attraverso il percorso della “Via Pacis”, tutte le culture religiose”. S’ è trattato – come hanno ricordato sia Mons. Melchor Sanchez, direttore del dipartimento Cultura e Sport al Pontificio Consiglio della Cultura, che Rav Riccardo Di Segni, Rabbino capo di Roma – d’una maratona vòlta a favorire esplicitamente il dialogo interreligioso e interculturale: alla pari di altre celebri manifestazioni sportive romane (come anzitutto la “Corsa di Miguel”, in programma ogni anno a gennaio in memoria d’ un atleta e poeta argentino tra i piu’ fermi oppositori , a suo tempo, della dittatura militare di Videla).

Quest’aspetto essenziale della corsa era evidenziato anzitutto dal percorso; che, partendo da Via della Conciliazione, ha toccato luoghi di culto emblematici della Capitale, appartenenti a diverse confessioni e comunità religiose, come la Basilica di San Pietro, la Grande Moschea, la Sinagoga, altre chiese cristiane e luoghi religiosi. Hanno partecipato anche atleti appartenenti alla Comunità ebraica romana e alle varie Comunità musulmane della capitale (in rappresentanza anche delle moschee della Magliana e di Centocelle).
In campo maschile, la vittoria è andata al 25nne Eyob Faniel (1h.03:26), nato in Eritra ma dal 2004 in Italia (alle sue spalle, i kenyani Tiongik e Kurgat). In campo femminile,a Sara Berogiato (1h 15′: 37), seguì ta dalla kenyana Jeruto e dalla trentina Dal Ri). Presente anche la sindaca Virginia Raggi (che ha abilmente dribblato le domande sulle importanti occasioni perse da Roma con le prossime Olimpiadi).

“Abbiamo aderito con gioia, convinzione, speranza e spirito unitario a questa Mezza Maratona per la Pace”, dice il fondatore delle Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, e dell’Associazione Medici d’ origine Straniera in Italia (AMSI), Foad Aodi: esprimendo la sua soddisfazione e speranza per un’ iniziativa come questa, “dove un’altra volta lo sport si dimostra uno strumento importante per unire, per costruire ponti tra le religioni e le culture” .”Inoltre”, continua Aodi, che è “Focal Point” per l’integrazione, in Italia, per l’ Alleanza tra le Civiltà (UNAOC, organismo ONU), “dobbiamo proseguire nel nostro impegno con le 4 parole d’ordine che han caratterizzato le nostre 1000 #FestedelDialogo in Italia e in Terra Santa, dal 01 sino all’ 11 settembre: “Dialogo, Conoscenza, Informazione, Pace. Coinvolgendo musulmani, ebrei, cristiani e laici come appunto per questa “Half Marathon”: facciamo partire la #MaratonadelDialogo, unendo le città dei Paesi euromediterranei e la Terra Santa”.

Hanno aderito alla maratona, oltre Amsi e Co-mai, anche il movimento internazionale Uniti per Unire ,la CILI, confederazione Internazionale Laica Interreligiosa, e l’ UMEM-Unione Medica Euromediterranea.

Fabrizio Federici

Le Feste del Dialogo
per le vittime del terrorismo

FOAD-6-300x200Bilancio positivo, quello delle FestedelDialogo, organizzate dal 1 all’11 settembre, in Italia e in Terra Santa, dalla Co-mai, Comunità del mondo Arabo in Italia, dal movimento internazionale e interprofessionale “Uniti per Unire” e dalla Confederazione Internazionale, Laica e Interreligiosa, Cristianinmoschea. In tutte le Regioni italiane, dal 1 all’11 settembre, si sono organizzati preghiere comuni, incontri, dibattiti pubblici, cene di fratellanza che hanno fortemente contribuito al dialogo tra musulmani, cristiani, ebrei, fedeli di altre religioni e laici, all’abbattimento dei muri dell’odio reciproco, del pregiudizio, e del terrorismo: con l’adesione di più di 2500 tra comunità islamiche, circoli culturali, associazioni, Università, sindacati. “Gran finale” a Roma, Reggio Emilia e Gerusalemme, il 10-11 settembre.

Nell’Urbe, dibattito denso di interrogativi ma anche di concrete proposte: organizzato dal Prof. Foad Aodi, presidente di Co-mai e Uniti per Unire, e fondatore di #Cristianinmoschea, dal Vescovo anglicano Luis Miguel Perea Castrillon, all’Istituto delle Suore Oblate del Sacro Cuore di Gesù in Via del Casaletto. “Teniamo presente- ha sottolineato il prof.Enrico Granara, ministro plenipotenziario del Ministero degli Esteri, coordinatore degli interventi di cooperazione nel Mediterraneo- anzitutto che il contesto istituzionale più adatto all’azione di tutte quelle realtà che vogliono sviluppare il dialogo nel Mediterraneo non può essere che quello dell’ Unione Euromediterranea.

Unico organismo sovranazionale, forte di 41 Paesi, che, con fondi di Bruxelles, si occupa concretamente di tutto il Mediterraneo”. “Con queste nostre iniziative “, ha precisato Foad Aodi, “Focal Point” per l’integrazione, in Italia, per l’ Alleanza delle civiltà (UnaOc), organismo ONU, “iniziate ufficialmente con #Musulmaninchiesa del 31 luglio 2016, pochi giorni dopo il tragico attentato di Nizza, e proseguite con la nascita della Confederazione #Cristianinmoschea, non vogliamo certo fare miracoli: ma combattere – sempre con le armi del dialogo, della conoscenza reciproca e della buona informazione – contro i fomentatori di odio, e le strumentalizzazioni politiche di problemi complessi, come anzitutto l’ immigrazione irregolare . Vogliamo far vedere le cose a chi non vuol vedere, far sì che l’ottuso cominci a ragionare; e con le #FestedelDialogo .diamo uno strumento per la miglior terapia delle “zone grigie”, anticamera del terrorismo.

Proprio oggi, 11 settembre, abbiamo voluto chiudere le #FestedelDialogo dedicando questa grande partecipazione al ricordo e alla commemorazione di tutte le vittime del terrorismo. Mentre lanciamo un appello per fermare qualsiasi discriminazione e qualsiasi massacro di etnie e religioni”. In stile “I want You”, diremmo, l’intervento del vescovo anglicano Luis Miguel Perea Castrillon, Vicepresidente di #Cristianinmoschea: “Ognuno di noi ha una qualche possibilità di partecipare a cambiare il mondo, ed è nostro dovere non lasciarla cadere. Indegnamente siamo chiamati tutti a trasformare questo pianeta col nostro impegno, partendo dal nostro vissuto quotidiano: e la forza del dialogo deve permeare la cultura, la politica, lo sport, ogni aspetto della realtà”. Sula stessa linea, l’algerino Kamel Belaitouche, segretario generale della Co-mai (“Ogni civiltà nella storia s’è sviluppata grazie al dialogo e all’interscambio con le altre, non con le chiusure nazionalistiche esaperate e ottuse”). Mentre l’ imam Salameh Ashour, responsabile del Dipartimento dialogo interreligioso della Co-mai, ha ricordato il principio fondamentale, comune a tutte e 3 le grandi religioni monoteistiche, dell’uguaglianza di base tra gli uomini.
Abdo Rad, sacerdote cattolico libanese, ha ricordato la radice di base comune a quasi tutte le religioni, cioè la credenza in Dio: e la natura delle varie religioni, di rami, in fondo, d’uno stesso albero. “Anche per questo, il dialogo è di per sè una festa”.

Sono intervenuti, inoltre, Kurosh Danesh, reponsabile CGIL per le Politiche dell’Immigrazione (in rappresentanza del Segretario generale, Susanna Camusso); Andrea Tasciotti, ambasciatore per l’ Italia di varie organizzazioni intergovernative; Suor Swjitha Xavier, delle Oblate del Sacro Cuore di Gesù, con esperienza di lavoro tra i musulmani nel suo Paese, l’ India, e in Guinea Bissau .”E’ importante, poi, investire nelle nuove generazioni , dando loro esempi positivi cui ispirarsi”, ha detto Manuela Trombetta, coordinatrice del Dipartimento Istruzione di Uniti per Unire, e autrice del Progetto “S.C.U.O.L.A.”, promosso da ASI e UNICEF per parlare di valori etici e solidarietà ai ragazzi tra gli 8 e i 13 anni; ” Le #FestedelDialogo sono uno di questi esempi, un momento in cui parlare di fratellanza e testimoniare il valore del rispetto reciproco, dell’amicizia e della conoscenza, prevenendo il germe del pregiudizio”.

Forte, da parte di Co-mai e Uniti per Unire, l’attenzione anche ad altri problemi internazionali: Perea Castrillon, d’origine colombiana, ha sottolineato l’importanza del processo di riconciliazione nazionale iniziato ultimamente in Colombia con la firma – dopo 53 anni di guerriglia – dell’accordo di pace tra il governo e i guerriglieri delle FARC ( accordo elogiato ultimamente da Papa Francesco nel suo viaggio nel Paese sudamericano). Mentre sempre la Co-mai ha partecipato l’11 settembre, insieme a rappresentanti delle comunità musulmane e delle comunità d’ origine straniera in Italia, al sit-in per lo stop al massacro della minoranza musulmana in Birmania organizzato davanti all’ambasciata birmana in Piazza dei Giochi Delfici.

Nelle Marche, infine, Mekri Abdel Kader, responsabile regionale di #Cristianinmoschea, ha organizzato a Fabriano un’altra Festa del Dialogo, cui han partecipato, tra gli altri, anche il sindaco Gabriele Santarelli, il vicesindaco Arcioni e Ahmid Bereksi, ambasciatore algerino in Italia, in Croazia e a Malta, e il Direttore della Caritas di Fabriano (“è stata una bellissima festa, con l’unione di tutto il pubblico su quest’idea del dialogo tra religioni e tra culture come base della vita sociale”). Mentre altri due eventi conclusivi delle #FestedelDialogo sono stati la Festa organizzata, a Reggio Emilia, da Sufi Mustapha, Presidente del Congresso Europeo degli Imam predicatori, e le iniziative varate, in Terra Santa, dalla scrittrice ebrea Shazarahel, Vicepresidente della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa.

“Sono stata accolta con grande calore dalla preside e dalla vicepreside della scuola di Jajulia”, dice Shazarahel; “e abbiamo deciso insieme di dare il via ad incontri in cui bambini musulmani potranno scoprire il mondo ebraico, e bambini ebrei il mondo islamico, mettendo in valore tutto ciò che ci unisce. Questo, ad esempio, invitando un rabbino che parli dell’ebraismo ai giovani studenti musulmani, e facendo loro visitare una sinagoga. Tenteremo anche di fare l’inverso: lo scopo di queste iniziative è seminare nelle giovani generazioni il seme della bellezza che nasce dalla scoperta del mondo altrui, che arricchisce e completa il nostro”. Sempre l’11 settembre, anniversario del terribile attentato “spartiacque” del 2001 alle Torri Gemelle di New York, a Gerusalemme il rabbino Mordechai Chriqui, all’Istitutio “Rahman”, ha parlato su questi temi. Mentre Shazarahel ha annunciato il lancio dell’altra iniziativa di Co- mai e Uniti per Unire #Musulmaninsinagoga: iniziativa dalle straordinatrie potenzialità pacificatrici, in un’area come la Terra Santa, e che sarà presto organizzata, su proposta di Foad Aodi, sia là che in Italia.

Fabrizio Federici