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Fabrizio Federici

Criticità del Mediterraneo:
la regata della conoscenza

mediterraneoll Mediterraneo è stato il tema dell’incontro organizzato a Roma, al Circolo ufficiali della Marina, da Osservatorio Mediterraneo di Geopolitica e Antropologia (Omega): associazione culturale, apartitica e aconfessionale, che vuol promuovere una migliore conoscenza del Mediterraneo e dei Paesi che vi si affacciano, sul piano geopolitico, antropologico, socio-economico. Occasione dell’incontro, un bilancio della Regata per la pace “Lungo le rotte del corallo”, organizzata da Omega, tra Sardegna e Tunisia lo scorso luglio.
“Nati nel 2010”, ha precisato Enrico la Rosa, ammiraglio in pensione, già operante in
gruppi di lavoro Nato per operazioni di peacekeeping, e presidente di Omega, “l’estate scorsa, con l’ok delle ambasciate di Tunisia e Algeria, abbiamo fatto questa regata, per promuovere il dialogo tra le varie sponde del Mediterraneo. Nel 2018 organizzeremo invece, con un giro intorno alla Sardegna, una regata, in sostanza, sulle criticità del
Mediterraneo. Per il 2019, infine, vogliamo riprendere la rotta per l’Algeria”.
La regata del 2018 (sempre parte integrante del progetto di Omega “Rotte mediterranee”), col patrocinio, anche stavolta, della Fondazione Sardegna e altri enti, inizierà con prima tappa Carloforte, all’isola di S.Pietro (Sardegna sudoccidentale): dove, con operatori economici, si parlerà di allevamento ittico oggi. Tappa successiva, Alghero, centro
dove tuttora è forte, anzitutto nel dialetto, l’influenza catalana: in questa sede si discuterà di spinte localiste nel mondo globalizzato.

Ultime tappe, La Maddalena e Caprera (su sport nautico e, possibilmente, anche trasporti e inquinamento ambientale), e Santa Maria Navarrese (Nuoro), con un possibile un convegno sui “cammini della fede”, come per Santiago di Compostela (ce ne sono diversi anche in Sardegna). Infine ritorno a Cagliari, con un convegno conclusivo.”Oggi – conclude La Rosa – sta veramente ai mediterranei riappropriarsi del proprio mare e del proprio futuro, contro le mire egemoniche delle superpotenze, per influire positivamente su tutto il mondo”.

Mario Boffo, già ambasciatore nello Yemen e in Arabia Saudita, ha ripercorso le tappe della brillante ascesa di quest’ultima a potenza regionale. Ugo Tramballi, giornalista del “Sole 24ore” e ricercatore, s’è soffermato su quella che è la politica per il Medioriente dell’ amministrazione Trump: che, a parte la discutibile scelta di trasferire l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, sostanzialmente continua quella di Obama, cioè di graduale disimpegno USA dal Medioriente, verso un ‘Asia orientale assai piu’ attraente, dati i suoi enorni mercati. Mhamed Hassine Fantar, docente emerito di Dialogo di civiltà e religioni all’ Università di Tunisi, s’è soffermato sulle vicende piu’ recenti di Paesi come Tunisia e Algeria, di religione islamica ma fortemente laicizzati.

Germano Dottori, docente di Studi strategici alla “LUISS Guido Carli”, ha analizzato l’approccio complessivo di Trump alla politica estera: caratterizzato non dall ideologia o dall’etica in senso rigoroso, ma da criteri sempre economicistici, quindi destinato, paradossalmente ( ma non tanto, nel mondo d’ oggi!), ad avere a volte piu’ successo degli approcci di tipo classico.

Fabrizio Federici

All’Ordine dei Medici di Roma vince la lista “Medici Uniti”

foad7“Come presidente di AMSI, Associazione Medici Stranieri in Italia,e UMEM, Confederazione Internazionale Medica Euromediterranea, e da neoconsigliere eletto ora all’Ordine dei Medici di Roma e Provincia nella lista “Medici Uniti”, dico che senz’altro noi appoggiamo e sosteniamo questo sciopero dei medici di oggi, 12 dicembre (ha riguardato i medici ospedalieri, specialmente quelli inquadrati in CIMO e ANAO, e, in piccola parte, delle ASL, N.d.R.)”. E il commento di Foad Aodi, medico fisiatra che si è candidato appunto in “Medici Uniti”. “Perché davvero i medici non ne possono più di lavorare sotto la pressione, da un lato, della medicina “difensiva” ( quel fenomeno, cioè, legato ai cattivi rapporti medici-pazienti, che induce i medici, per cautelarsi, a prescrivere ai pazienti valanghe di esami clinici spesso inutili, con costi enormi per il SSN); dall’altro, dei turni pressanti e del precariato. Mentre continua a mancare, nei presìdi sanitari, il turnover, una programmazione precisa di chi deve andare in pensione e chi lo sostituirà. Siamo, noi di “Medici Uniti”, assolutamente per un esercizio della professione medica più sereno e tranquillo, dal punto di vista economico, amministrativo e della collaborazione con gli altri professionisti della sanità”.

La lista “Medici Uniti”, candidata alle elezioni dell’Ordine dei Medici di Roma e Provincia, svoltesi nella Capitale e nella provincia il 2-4 dicembre, è risultata vincitrice con circa 1600 voti di distacco dalla lista antagonista, sia per il Consiglio direttivo dell’ Ordine che per il Collegio revisori dei conti. Con un programma innovativo, che punta, tra l’altro, alla valorizzazione della professione medica, alla difesa del diritto alla salute universale, al contrasto della medicina “difensiva” e delle “cure fai da te”, e allo sviluppo dell’occupazione giovanile, la lista è composta da un direttivo che riunisce medici italiani e d’ origine straniera.
“Ringraziamo tutti i colleghi che han partecipato alle elezioni, che hanno recepito il nostro messaggio coraggioso e ci hanno portato alla vittoria”: a dichiararlo è appunto il Prof. Aodi, che riconferma il suo quarto mandato al Consiglio dell’Ordine con 3301 voti, con la partecipazione di migliaia di colleghi italiani e internazionali al voto in blocco della lista.

“Sono fiero”, prosegue Aodi, “come medico e come cittadino italiano e internazionale, di continuare a offrire il mio contributo per migliorare più che potremo il nostro sistema sanitario; ringrazio i colleghi della “squadra”, coi quali sono andato avanti in questo percorso di vittoria. Ringrazio, in particolar modo, il Movimento “Uniti per Unire”, transculturale, internazionale e interprofessionale, l’Amsi, la Confederazione Internazionale UMEM e tutte le realtà aderenti, che han sostenuto in blocco il nostro Consiglio Direttivo. Al loro sostegno rispondiamo che siamo pronti a concretizzare gli obiettivi proposti e a soddisfare le aspettative di quanti hanno creduto in noi, senza personalismi o protagonismi: perché solo uniti possiamo aiutare insieme medici e pazienti, valorizzando il nostro Ordine. Avanti anche con la nostra proposta d’ una Confederazione interprofessionale, che raccolga tutti gli albi e Ordini professionali, e quei professionisti della sanità che lavorano senza essere ancora supportati da un Ordine: per combattere le problematiche comuni a tutte le professioni, come la medicina difensiva, la fuga dei cervelli, la sottopaga, la disoccupazione e il precariato”, conclude Aodi: che è anche Membro del “Focal Point” per l’ Integrazione in Italia per l’ Alleanza delle Civiltà-UNAOC (0rganismo ONU), e già esperto al Consiglio Superiore di Sanità.

Fabrizio Federici

“Tota Pulchra” e i progetti per Messico e Libano

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Nella sala centrale dell’Oratorio del Gonfalone (nota specialmente per gli splendidi affreschi delle “Storie della Passione di Cristo”, opera di artisti tardocinquecenteschi come Federico Zuccari e altri), presso Via Giulia, nel Centro storico di Roma, l’associazione “Tota Pulchra”, che dal 2016 si occupa d’ arte in quanto manifestazione, nell’ uomo, della bellezza divina e mezzo di cambiamento sociale, ha organizzato ultimamente una serata di musica, arte e poesia. Aperta da Mons. Jean-Marie Gervais, Prefetto del Capitolo vaticano e Presidente dell’ associazione, la serata ha permesso di presentare al pubblico i progetti di “Tota Pulchra” per il prossimo anno: riguardanti, specialmente,. Messico e Libano.

Sul palco, introdotti dal giornalista Marco Carbone e coordinati dai bravi Valerio Monda e Luca Alberto Di Laudo, rispettivamente primo e secondo assistente di “Tota Pulchra”, si son alternati i vari oratori. “In Messico – ha precisato il musicista Gianmarco Lorusso – siamo riusciti a organizzare, a , sul Pacifico, un’ “orchestra-escuela” che prende letteralmente dalla strada i ragazzi poveri, i “meninos de rua”, dandogli da mangiare e, soprattutto, un’istruzione. Il 4 gennaio sarò nuovamente là, per un grande concerto con la partecipazione di questi ragazzi: un’iniziativa umanitaria di questo rilievo ha bisogno, chiaramente, del sostegno di voi tutti”.
In Libano, invece, l’iniziativa di “Tota Pulchra” riguarda il monastero di Sant’ Elias ( il nome originario, Ilia, indica il profeta Elia della Bibbia) di Kahlounieh, dell’ Odine maronita libanese, fondato nel 1766 e andato distrutto nella guerra civile terminata solo nel 1990. L’ associazione sta cercando d’ assecondare gli sforzi del monastero per risorgere: sia come centro di dialogo interreligioso e interculturale (negli anni ’70 vi funzionava una scuola per 400 studenti, di tutte le comunità religiose, specialmente druse e cristiane) che come polo di sviluppo economico, basato soprattutto su attività agricole con le piu’ moderne tecnologie bio ed eco-correlate. “Speriamo – spiega Monsignor Gervais – d’ avviare i lavori entro la prima metà del 2018: chiaramente, un progetto del genere richiede cospicui investimenti, e tra poco partirà una forte campagna di finanziamento. I monaci, aiutati da associazioni private, stanno cercando di raccogliere fondi, ma la cosa richiederà tempo, anche per i problemi politici. In complesso, però, gli stessi drusi e tutti i libanesi capiscono che la presenza cristiana in Libano è storicamente importante, essenziale nella sua stessa fisionomia di terra da sempre portata al dialogo tra culture e religioni diverse (cristiana maronita e di altre confessioni, musulmana sunnita, scita, drusi)”.
Dopo l’esecuzione di brani musicali da parte di vari interpreti, Veronica Piraccini, docente di Pittura all’ Accademia di Belle Arti di Roma, ha presentato il suo dipinto “Il mio Gesù'”: opera inedita ( presentata, ultimamente, solo alla chiesa di S.Paolo alla Regola) realizzata, per contatto diretto con la Sindone di Torino, con la tenica della “pittura impercettibile” ( basata su speciali pigmenti impercettibili , inventati dalla stessa artista, che fan sì che l’opera non sia visibile alla luce naturale, ma appaia nella sua completezza solo al buio, con l’ausilio di speciali lampade).
Michele Santangelo, presidente dell’associazione “Percorsi di luce-Il cammino lucano”, ha parlato dell’ itinerario di culto mariano in Basilicata organizzato in vista anche del 2019: che sarà anche l’anno, appunto, degli itinerari su base religiosa e culturale, e vedrà Matera capitale europea della cultura. Luca Maria Spagnuolo ha recitato e commentato lo straordinario ultimo canto del “Paradiso” dantesco, aperto dalla celebre invocazione alla Madonna; mentre Alessandro Di Liberto, esperto di geopolitica, s’ è’ soffermato sulle grandi opportunità che per l’ Italia, specialmente meridionale, si stanno aprendo oggi col ritorno del baricentro economico mondiale, dopo cinquecento anni, verso l’ Oriente, con la nuova “Via della seta” aperta da una Cina fortemente proiettata ormai nel Mediterraneo.

Fabrizio Federici

I vincitori del premio Franco Cuomo

franco-cuomo2-500x353Alla sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, son stati premiati i vincitori della IV edizione del “Franco Cuomo International Award”: l’importante premio dell’ associazione Ancislink intitolato allo scrittore, giornalista e drammaturgo Franco Cuomo, scomparso esattamente dieci anni fa, nell’estate del 2007. All'”Avanti!“, Cuomo aveva lavorato per anni: ricoprendo, per singolare scherzo della storia, lo stesso ruolo di responsabile della pagina culturale che, decenni prima, era stato di Antonio Gramsci: quello stesso Gramsci cui aveva dedicato una delle sue più belle e appassionate pièces teatrali.
Il teatro era uno dei primi (in senso sia cronologico, che d’ importanza) amori di Franco: che, però, si definiva soprattutto un giornalista scrittore (non certo un semplice cronista), sul modello di Hemingway e, in casa nostra, Dino Buzzati. Al teatro aveva dato opere importanti, come “Faust o Margherita” (rappresentato con Carmelo Bene), “Romeo e Giulietta” (portato in scena ancora con Bene e Roberto Lerici) , “Il caso Matteotti” (ispiratore, in seguito, del celebre film del ’73 di Florestano Vancini). Mentre come scrittore e saggista, Cuomo, un po’ come Giorgio Albertazzi, era affascinato dal Medioevo “anarchico” ed esoterico-libertario, quello dei Templari (“Il tradimento del Templare”, è stato uno dei suoi ultimi romanzi: per non parlare di “Gunther d’Amalfi, cavaliere Templare” (finalista allo Strega 1990), dei catari, dei Rosacroce. Per i più reconditi anfratti del Medioevo europeo, Franco aveva una vera e propria passione, espressa in questi romanzi, in saggi come “Gli Ordini cavallereschi nel mito e nella storia” e in articoli controcorrente su quotidiani e periodici vari (ne ricordo, in particolare, uno davvero illuminante, che ribaltava le opinioni tradizionali sulle origini della mafia presentando prove incontrovertibili della sua parziale derivazione dagli invasori normanni!).Chi scrive,aveva avuto occasione di conoscere Franco nel 1980-’81, frequentando, da ragazzo alle prime armi del giornalismo, appunto la redazione dell’ “Avanti!”, nella vecchia sede di Piazza Indipendenza; e ne aveva apprezzato la profonda cultura e la grande umanità, appena dissimulata da un carattere un po” particolare, non sempre facile da decifrare.
In questa IV edizione del “Franco Cuomo International Award”. vincitori sono stati , per la sezione Letteratura, il magistrato e scrittore Giancarlo De Cataldo, e, ex-aequo, il Rettore dell’Università Roma 3 Luca Pietromarchi (autore, ultimamente, d’ un’edizione critica in italiano delle celebri favole seicentesche del La Fontaine): che, ritirando il premio, ha annunciato ufficialmente il progetto di un nuovo Polo universitario di Roma 3 ad Ostia (dedicato alle discipline del mare e per lo sviluppo dei sistemi satellitari), come concreto antidoto al degrado morale e ambientale della zona. Per il Teatro, Antonio Calbi, Direttore dello Stabile di Roma, autore non solo di grandi spettacoli, ma anche di spettacoli-progetto, vere e proprie riflessioni collettive sul futuro, come “Ritratto di una Capitale ” e “Ritratto di una Nazione”. Insieme a lui, lo spettacolo teatrale “Mediterri-Amo…”, andato in scena a ottobre scorso a La Pergola di Firenze (con incassi devoluti all’ UNHCR, l’importante agenzia ONU per il soccorso alle vittime dei conflitti.Per l’ Arte, il premio è andato agli artisti Oliviero Rainaldi e Marco Tirelli; per il Giornalismo e Saggistica, alla giornalista del TG1 mattina Adriana Pannitteri, e per la Saggistica allo storico Agostino Giovagnoli, autore d’una documentata “Repubblica degli italiani” (Laterza, 2017), cavalcata nella storia del dopoguerra ,sino al cruciale venticinquennio da Tangentopoli a Gentiloni (1992-2017).
La giuria, composta da personalità come Giuseppe Marra, Maurizio Scaparro, Giancarlo Bosetti, ha conferito, infine, alcuni premi speciali a personalità distintesi per un particolare impegno civile: come Padre Giulio Albanese, missionario comboniano e giornalista specializzato sul Terzo Mondo, il Generale Angiolo Pellegrini, comandante della sezione Antimafia di Palermo dal 1981 al 1985, e lo scrittore portoghese Francisco de Almedida Dias.
“Son molto grato all’Ancislink e alla giuria per il successo che quest’iniziativa sta riscuotendo”, dice Alberto Cuomo, figlio dello scrittore e presidente del Premio: “Questo premio ha lo spirito giusto; è un’occasione per selezionare il meglio che la nostra società riesce ad esprimere”.

Con “Tota Pulchra” rinasce
il monastero di S.Elias

Monastero-seliaNel sud del Monte Libano, in una regione abitata storicamente da drusi e cristiani, un importante progetto di ricostruzione materiale e riqualificazione culturale ed economica riguarda il monastero di Sant’Elias (il nome originario, Ilia, indica il profeta Elia della Bibbia) di Kahlounieh, dell’Odine maronita libanese, fondato nel 1766 e andato distrutto nella guerra civile scoppiata nel 1975 e terminata solo nel 1990. Il progetto è dell’associazione di promozione sociale “Tota Pulchra” (nata nel 2016), che si occupa d’arte in quanto manifestazione, nell’uomo, della bellezza divina e mezzo di cambiamento sociale; e ha già al suo attivo iniziative come mostre d’arti figurative, convegni, spettacoli teatrali, ecc… Presieduta da Mons. Jean Marie Gervais, prefetto coadiutore del Capitolo Vaticano (che ad agosto scorso ha visitato Sant’Ilia), l’associazione sta cercando d’assecondare gli sforzi del monastero – guidato dall’82nne padre Antoine Houeis, già promotore “in loco”, negli anni ’70,. d’una scuola per 400 studenti, di tutte le comunità religiose , specialmente druse e cristiane – per risorgere.

L’ occupazione del Paese da parte siriana terminava nel 2005, in seguito alla “Rivoluzione del cedro”, rivolta nonviolenta della popolazione, sdegnata per il presunto coinvolgimento dei siriani nell” assassinio dell’ex-premier sunnita Rafiq-al-Hariri. Seguivano la seconda guerra del Libano (2006), tra Israele e il gruppo libanese degli hezbollah filoiraniani, che finiva con l’interessare l’intero Paese, e, dal 2011, l’indiretto coinvolgimento del Libano nella guerra in corso in Siria. “Oggi, il Paese vuole fortemente la pace”, dice monsignor Gervais; “e i monaci di S.Elias voglion fare del monastero un centro di riconciliazione nazionale e dialogo interreligioso, in quella tradizione di incontro tra religioni e culture diverse (cristiana maronita e di altre confessioni, musulmana sunnita, scita, drusi) che ha sempre caratterizzato la storia del Libano. I monaci, aiutati da associazioni private, stan cercando di raccogliere fondi per completare la ricostruzione del monastero (celebre anche per i suoi antichi affreschi; in un vicino villaggio, soggiornò, a suo tempo, anche il poeta francese Lamartine), ma la cosa richiederà tempo, anche per i problemi politici. In complesso, però, gli stessi drusi (altra storica comunità religiosa del Paese) e tutti i libanesi capiscono che la presenza cristiana nel Paese è storicamente importante, connaturata alla stessa fisonomia del Libano”.

“I cristiani del Paese, e specialmente i maroniti”, aggiunge al telefono Fady Khoury, professionista libanese atttento osservatore della situazione locale, “oggi sono chiaramante percepiti dalla popolazione come guardiani dell’ idea storica e politica del Libano; il Santo Charbel Makhluf (1828- ’98, monaco dell’ Ordine Antoniano maronita, taumaturgo, canonizzato da Paolo VI nel 1977, n.d.R.) è il santo di tutti i libanesi, e le istituzioni religiose in Libano, specialmente la chiesa maronita, hanno un’autorità superiore a quella degli stessi partiti politici. Mentre gli eventi delle “Primavere arabe” (preannunciati in qualche modo, sei prima, dalla “Rivoluzione del cedro”, N.d.R.) han mostrato a tutti i musulmani libanesi il valore del Libano, multietnico, multireligioso e multiculturale, Stato dove da sempre convivono genti di comunità diverse, come unica alternativa possibile, per un Medio Oriente finalmente tranquillo”.

Il piano di ricostruzione di S. Elias, una volta ultimata la fase della progettazione e previsione del necessario budget (da parte d’ uno studio d’ingegneria locale o italiano) prevede l’introduzione, nei terreni del monastero, delle più moderne tecnologie bio ed eco-correlate: per immagazzinare energia pulita e avviare attività di agricoltura biologica (per la produzione di vino, olio d’oliva, prodotti di base legati alla farmaceutica); che saranno seguite da una nuova generazione di agricoltori, formata da un’apposita scuola-laboratorio.

A breve partirà una forte campagna di finanziamento: “anche un banchiere saudita – precisa Monsignor Gervais – è interessato, per la creazione del centro di dialogo interreligioso e interculturale”.

“Il Libano di oggi”, sottolina ancora Fady, “che vuol veramente chiudere col periodo della guerra civile e delle forti intromissioni straniere (in 35 anni, ben 750.000 cristiani maroniti han lasciato il Paese, con una fuga dei cervelli dagli effetti incalcolabili), ha bisogno di segni di speranza come questo. Il clima interno del Paese oggi è di forte unione fra tutte le comunità ( come emerso anche nell’ultimo episodio del “sequesto” del nostro Primo Ministro), e anche i rapporti con le potenze della zona sono migliorati: recentemente il nostro patriarca maronita ha visitato l’ Arabia Saudita per avviare un nuovo dialogo tra Islam e Cristianesimo, e i sauditi addirittura han mostrato l’intenzione di restaurare un’antica chiesa cristiana, scoperta recentemente da loro.

Nella rinascita di S. Elias può ricoprire un ruolo importante un’associazione come “Tota Pulchra”: arte e bellezza, terreno primario della sua attività, saranno infatti centrali nella vita del monastero ricostruito. Per la cui gestione, in futuro, vedremmo bene un comitato di rappresentanti laici del Libano e dell’ Europa, più un rappresentante del Vaticano. Vorremo, comunque, una gestione trasparente di tutte le entrate e le spese”.

Fabrizio Federici

AMSI e UMEM: medici
che lavorano all’estero

obiettori_medici-abortisti-ginecologiNegli ultimi 2 anni, 3500 medici giovani e 1500 medici ospedalieri e in pensione hanno chiesto di poter trovare lavoro, o comunque fare esperienza lavorativa, all’estero: rivolgendosi agli appositi sportelli di AMSI, Associazione Medici d’origine Straniera in Italia, e UMEM, Unione Medica Euromediterranea. Questi i dati – certo non incoraggianti per la sanità italiana – che, insieme al “Manifesto Sanità e multiculturalismo”, saranno presentati il 2 dicembre mattina, alla clinica “Ars Medica” di Roma, nel corso del Congresso AMSI – col patrocinio di UMEM e movimento “Uniti per Unire” – centrato su “Urgenza in cardioogia e medicina sportiva” (con rilascio di 6 crediti ECM per i partecipanti).

“Presso il nostro sportello AMSI, UMEM e “Uniti per Unire”- precisa Foad Aodi, medico fisiatra, fondatore di AMSI e UMEM, e membro del “Focal Point” per l’integrazione in Italia per l’alleanza delle Civiltà UNAOC-organismo ONU.- arrivano numerose telefonate, e richieste tramite Email, Whatsapp, Facebook, da parte di medici italiani e d’ origine straniera che desiderano lavorare all’estero o farvi esperienza professionale, o far ritorno ai loro Paesi d’ origine. La maggior parte delle richieste di lavoro all’estero proviene dal Sud (Campania,Sardegna,Sicilia, Puglia), dal Centro (Lazio: Roma, Latina, Frosinone ) e dall’ Emilia Romagna. Da parte di medici giovani e medici ospedalieri esercitanti nelle branche di chirurgia, neurochirurgia, oculistica, ginecologia, chirurgia plastica e vascolare, Pronto soccorso e cardiochirurgia: principalmente per motivi economici e di sviluppo professionale, anche perché i giovani medici italiani hanno poche possibilità di fare chirurgia applicata ed esperienza varia in Italia”.

Le richieste di fare esperienze lavorative varie e di ricerca all’ estero provengono, invece, da medici ancora ospedalieri, universitari e in pensione: soprattutto da Veneto, Lombardia, Piemonte, Trentino e Campania. Quest’ultima categoria è formata maggiormente da medici esperti e specialisti in diabetologia, ginecologia, pediatria, malattie cardiovascolari e infettive, endocrinologia, dermatologia, gastroenterologia, angiologia e pnemologia .

” I Paesi ambiti dai nostri colleghi italiani”, prosegue il Prof. Aodi, “sono soprattutto Israele, Giordania, Libano, Spagna, Francia, Belgio, Germania, Austria, Svezia, Portogallo, Tunisia, Palestina, Albania, Romania, Qatar, Cuba e altri Paesi dell’ Africa”.

Infine, Aodi si rivolge al mondo delle istituzioni, sanitario, universitario e degli Ordini professionali: “Bisogna affrontare subito questi problemi, e prevenire quella che oggi, in Italia, si preannuncia come vera e propria carenza di medici: causata da fuga all’estero, numero chiuso degli accessi all’ Università, alto numero di medici che nei prossimi anni andranno in pensione, e ‘alto numero di medici internazionali che iniziano a ritornare nei loro Paesi d’ origine (Paesi arabi, africani e dell’ Europa sudorientale, come Albania e Romania”.

Fabrizio Federici

Multiculturalismo e le nuove frontiere della medicina

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“Sanità e multiculturalismo”: questo il tema del Manifesto programmatico che AMSI, Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (operante da 16 anni ella difesa dei diritti dei circa 18.500 camici bianchi d’origine estera operanti nella penisola , e nella promozione di servizi sanitari – soprattutto ambulatori attivi sul territorio – per la salute di immigrati e cittadini italiani, e nello scambio internazionale d’esperienze in campo sanitario), ha promosso insieme alla Confederazione Internazionale Unione Medica Euro Mediterranea (UMEM), al Movimento internazionale “Uniti per Unire”, “Emergenza Sorrisi” ONLUS, e a una rete di ONG, comunità e associazioni varie. Il Manifesto viene arricchito giorno dopo giorno con proposte di attualità (sollevate in base alle esperienze professionali fatte in vari Paesi, e secondo le diverse culture, religioni e specializzazioni). Che, nell’era della globalizzazione, evidenziano, da un lato, quella che ormai è la dimensione internazionale della medicina; dall’altro, il legame tra Sanità e conoscenza culturale e religiosa.

Ecco i punti qualificanti del Manifesto. Il diritto alla salute universale: i servizi sanitari devono essere assicurati a tutti – italiani e non – indipendentemente dalle possibilità economiche della persona, dallo status amministrativo del paziente (con o senza permesso di soggiorno) e dall’età (tutti i minori indistintamente devono poter essere seguiti da un pediatra). Sì all’istruzione obbligatoria: è importante assicurarsi che tutti i minori immigrati vadano a scuola con regolarità, senza distinzione di sesso ed età, e sì ad una maggiore prevenzione nelle scuole, contro l’insorgere di crisi ansiose e depressive dovute a discriminazioni e disagi sociali. No alle cure “fai da te” e alle abitudini che, senza alcuna ragione di salute, danneggiano o mortificano il corpo, come l’infibulazione genitali femminili. Sì alla circoncisione in strutture sanitarie pubbliche e private autorizzate per non finire negli ambulatori clandestini. Sì a una maggiore cooperazione internazionale , per assicurare prevenzione e cura nei Paesi in via di sviluppo: ma anche ad una legge europea sull’immigrazione, per garantire una vera politica sovranazionale europea per la gestione dei flussi migratori. Si’ a un’adeguata programmazione dell’ingresso in Italia dei professionisti della sanità d’origine straniera, in base alle esigenze del mondo del lavoro, e mediante precisi accordi con gli altri Paesi.

Venendo ai problemi più strettamente pratici e deontologici delle professioni sanitarie, il Manifesto sottolinea l’importanza dell’aggiornamento professionale per tutti gli operatori della sanità: su salute globale, patologie emergenti, impiego dei mediatori interculturali (dei quali occorre senz’altro creare un albo nazionale) nel rapporto medico-paziente, rispettando quel filo comune esistente tra medicina, cultura e religione; il tutto con erogazione di crediti ECM. Per combattere adeguatamente disoccupazione, sottoccupazione e precariato nella medicina, e la “fuga dei cervelli” all’estero, si propone anzitutto un censimento preciso delle professioni sanitarie in Italia, e la creazione d’una rete di sportelli (come quella già esistente, di AMSI e UMEM e U. x U. ) che permetta un miglior incontro tra domanda e offerta di professioni sanitarie.

Secondo le statistiche dell’UMEM ci sono più di 500 mila medici di origine straniera che esercitano in Europa; e negli ultimi tempi sono aumentate del 35 per cento le richieste di medici italiani di recarsi all’estero, e del 50 quelle, di altri Paesi, di medici italiani e stranieri per lavorare da loro.

Infine, mentre si ribadisce che ogni medico ha diritto a un equo compenso, da fissare con dei minimi tariffari, si pensa a un miglior rapporto degli Ordini dei Medici col territorio : sviluppando anche i servizi “online” e ogni canale utile a potenziare i rapporti medici-cittadinanza, e potenziando i corsi d’aggiornamento professionale. No, in ultimo, alla “medicina difensiva” : è importante contrastare l’eccesso di analisi prescritte dai medici per evitare denunce o cause legali da parte dei pazienti (fenomeno che oggi costa annualmente 120 milioni di euro, tra spese legali e per esami clinici spesso inutili), creando un nuovo clima di fiducia, in prospettiva una vera “alleanza per la salute”, tra medici e pazienti.

“Diamo il nostro contributo alla Sanità italiana e a quella multiculturale con un Manifesto che speriamo possa migliorare il Sistema Sanitario Nazionale, dando concreti spunti di cooperazione e risultando utile anche ad altri Ordini professionali” , dichiara il Prof. Foad Aodi, medico fisiatra, Presidente e fondatore di AMSI e UMEM, appellandosi al Governo italiano e agli albi professionali .“E affermare, nelle scelte di tutti i giorni, il legame sanità-multiculturalismo rappresenta, diremmo, lo strumento migliore per abbattere, da un lato, i muri della paura; e contrastare, dall’altro, chiusura e isolamento di certe comunità e di alcuni cittadini immigrati.I l confronto e il dialogo multiculturale e multidisciplinare, da sempre scelte distintive di AMSI ,UNITI PER UNIRE e UMEM, e lo sviluppo di tutti i canali moderni d’ aggiornamento (telemedicina, gemellaggi, stages, ecc…), arricchiscono i contenuti scientifici, e propongono un modello di collaborazione veramente innovativo. Oltre a combattere il mercato degli esseri umani, e i casi di violenza contro donne e bambini durante i viaggi della speranza che affrontano gli immigrati”.

Fabrizio Federici

Il dialogo con le comunità Cristiane in Medio Oriente

falo

Il Comune di Cerveteri e il Sindaco Pascucci con la collaborazione di uniti per Unire e del Prof. Foad Aodi Presidente del Movimento internazionale Uniti per Unire e dell’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi), dopo il Patto di amicizia siglato con il Sindaco della città palestinese di Taybeh, continuano nella #MaratonadellaPace , della cooperazione e dell’amicizia tra i popoli.

Ieri, 3 novembre 2017 infatti, Cerveteri ha avuto l’onore di ospitare Nabil Khoury, Presidente del Comitato dei Lavori di Kfar Nabrakh, città libanese di 12mila abitanti a pochi chilometri da Beirut e si trova nel “Monte del Libano” esattamente nella Bet il Din “Casa della Religione”. Il Libano infatti è molto impegnato e promuove in continuo il dialogo interreligioso dove vivono cristiani, musulmani ,marroniti ,drusi come in altri paesi arabi(Palestina ,Giordania,Siria,Egitto per citarne alcune ) L’incontro è stato promosso dal movimento Uniti per Unire e da Padre Abdo Raad dell’Associazione Annas Linnas.

“Dopo il patto di amicizia con Taybeh, una città dove la maggioranza sono di religione musulmana, Cerveteri pone le basi anche per una collaborazione con una città, come Kfar Nabrakh, composta invece principalmente da una popolazione di religione cristiana e drusa. Tutto questo con lo scopo di supportare e rafforzare la voce delle comunità cristiane in Medio Oriente e valorizzare le buone pratiche, poiché da secoli esiste un dialogo interreligioso costruttivo in Medio Oriente e vogliamo impegnarci di più affinché i nostri cristiani in Medio Oriente rimangano nelle nostre terre e case e non siano costretti a migrare ”, così il Prof. Foad Aodi è intervenuto a margine dell’incontro.

“È nostra intenzione sviluppare un patto di amicizia tra i nostri comuni, per rafforzare il dialogo interreligioso in Medio Oriente – così è intervenuto Nabil Khoury, Presidente del Comitato dei Lavori di Kfarnabrakh – oggi ho portato in dono al Sindaco Pascucci il “pane della pace”, invitandolo a venire in Libano con una delegazione del Comune di Cerveteri e di Uniti per Uniti .Vogliamo che questa iniziativa porti a uno scambio culturale attraverso cui le famiglie e i giovani di Cerveteri possano essere ospitati da noi in Libano e lo stesso possano fare i cittadini di Kfar Nabrakh in Italia”.

“Incontri e scambi culturali come questi – ha affermato Padre Abdo Raad dell’Associazione Annas Linnas – sono fondamentali per abbattere i pregiudizi e per favorire la cooperazione e il dialogo attraverso la condivisione della cultura, dello sport, della sanità,dell’agricoltura e dei prodotti tipici dei diversi paesi del mondo. Le differenze sono sempre un arricchimento per i popoli”.

Al termine dell’incontro il Sindaco Pascucci accompagnato dall’assessore alla Cultura e lo Sport Federica Battafarano, ha concluso: “Spero che questo incontro, come quello con il Sindaco di Taybeh, sia l’occasione per una serie di attività di cooperazione tra i nostri comuni. Ringrazio il Prof. Foad Aodi per avere promosso i due incontri e per aver fatto sì che Cerveteri sia riconosciuta come una Città della pace e della cooperazione anche grazie all’incarico di Aodi come membro del Focal Point per l’integrazione in Italia per l’alleanza delle Civiltà UNAOC -organismo – ONU. Anche l’Unesco, di cui il nostro Comune è orgogliosamente membro, ha tra le sue priorità quella di impegnarsi a costruire i presupposti per garantire la pace internazionale e la prosperità dei popoli promuovendo il dialogo interculturale. Cerveteri, con iniziative come queste, sta solo facendo ciò che ogni Comune membro dell’Unesco dovrebbe realizzare in un momento storico, come quello attuale, in cui una parte della politica non vuole affrontare in maniera seria e non strumentale, il tema dell’accoglienza. Cerveteri è una città che ha nelle sue radici etrusche l’attitudine e la predisposizione al dialogo e alla cooperazione e pertanto raccogliamo con grande piacere l’invito della città di Kfar Nabrakh per lanciare insieme un messaggio di pace, unità e speranza.”

Fabrizio Federici

L’Antico Testamento a teatro. Grandezze e nefandezze dell’uomo

antico testamentoAlla Sala Baldini, in Piazza Campitelli, nel cuore del Centro storico, la Compagnia teatrale “Genesi poetiche” ha presentato lo spettacolo “Antico Testamento – Capitoli Uno e Due” Una pièce in due atti, scritta e diretta da Gianluca Paolisso (aiuto regista, Ivano Conte): giovane regista fondatore nel 2016, insieme all’attrice Daria Contento, di questa compagnia che già nel nome indica l’obbiettivo di cercare nuove soluzioni teatrali. “Riscoprendo – precisa Gianluca – grandi classici del teatro per riproporli, però, non in modo pedissequo, ma riattualizzandoli, cercando soprattutto la loro forza profetica, la capacità di prevedere in qualche modo il futuro, specie questa nostra terribile epoca. Al tempo stesso – prosegue Paolisso – cerchiamo nuove soluzioni di regìa che, senza uscire dal contesto, tipicamente contemporaneo, del teatro di regìa, da un lato valorizzino fortemente l’attore, non mero esecutore nelle mani del regista, ma (un po’ come, diremmo “mutatis mutandis”, nella vecchia “Commedia dell’arte”, N.d.R.) parte essenziale dello spettacolo, con sua capacità creativa. Dall’ altro, tenendo conto dei bisogni e degli stimoli visivi, ritmici ed estetici di oggi, cerchino di coniugare drammaturgia, danza e musica”.

La serata è stata promossa dall’associazione culturale “Tota Pulchra”: che, nata anch’essa nel 2016, si propone d’ onorare la bellezza dell’arte ( nel senso piu’ ampio del termine, non solo figurativa) in quanto manifestazione della Luce Divina nelle potenzialità dell’uomo, e mezzo di vero cambiamento sociale. “Questa sera – ha detto, in apertura, Mons. Jean Marie Gervais, Presidente dell’associazione, membro della Penitenzieria Apostolica – i giovani artisti di “Genesi poetiche” si son confrontati con due importanti capitoli dell’ Antico Testamento: il libro di Giuditta, centrato sulla condanna della sete di potere, che porta alla distruzione un intero popolo, e il Cantico dei cantici, qui riletto attraverso la storia d’ un amore sfigurato dalla follia. Si tratta – ha precisato Gervais – d’ un’ iniziativa benefica, i cui incassi vanno soprattutto a finanziare un importante progetto di “Tota Pulchra” : la ricostruzione e la riqualificazione funzionale del monastero cristiano maronita di Sant’Elia di Kahlounieh sul Monte Libano, distrutto nel 1983 nella guerra civile libanese, e ora finalmente sulla via della rinascita”. “Un monastero – ha aggiunto Valerio Monda, primo assistente di “Tota Pulchra” – fondato nel 1766, che in passato ha ospitato, tra gli altri, anche il poeta francese Lamartine: e che ora, ricostruendolo, vorremmo far diventare simbolo della riconciliazione nazionale in Libano e centro di dialogo interreligioso”.

“Ho scelto l’ Antico Testamento per questa mia pièce – aggiunge Paolisso – in quanto testo che più d’ogni altro scandaglia a fondo l’animo umano: giungendo alle più profonde radici di noi stessi, e ricostruendo la grandezza cui può giungere l’uomo, ma anche i suoi peggiori vizi, e le peggiori bassezze di cui è capace. Un libro che non fa sconti di pena e azzera ogni cosa, guardando al futuro nella speranza d’ una futura rinascita”.Specie il secondo atto della pièce, osserviamo, con la sua netta condanna della guerra, cento anni dopo Caporetto e l’invettiva di Papa Benedetto XV contro l’ “inutile strage” (agosto 1917), riporta alla mente la convergenza antibellica che, al di là dei quotidiani contrasti, si delineò, in quegli anni, tra cattolici e socialisti

Nel primo atto, ispirato al libro di Giuditta, troviamo Giuditta ( qui la bravissima Daria Contento), eroina che con la spada decapita Oloferne, primo generale del re Assiro Nabucodonosor, stregato dalla sua bellezza, salvando così il popolo d’Israele: colta in un immaginario dialogo con Artemisia Gentileschi, la pittrice seicentesca che (sulle orme, peraltro,del Caravaggio, già autore d’ un’altra celebre “Giuditta”) ritrasse con maestria il suo atto di violenza. Il personaggio, qui, in pratica condanna se stesso e l’ esser diventato uguale ai nemici cosiddetti “empi”, comportandosi, alla fine, come loro; è un preciso atto d’accusa nei confronti sia della guerra, madre d’ ogni atrocità,che della “realpolitik”. Il secondo atto, “A-MORS, ovvero l’ultimo ballo” , è liberamente ispirato al celebre “Cantico dei Cantici” ( libro dell’ Antico Testamento che a lungo fu messo da parte dalla Chiesa, tenuto quasi nascosto per la sua libertaria esaltazione dell’ amore, anzitutto fisico, come mezzo essenziale di comunicazione uomo-donna, e vera forza rivoluzionaria). “A-MORS”, richiamo all’ Amore, latino “Amor”, nella sua radice proprio etimologica, cioè di negazione della morte: troviamo qui, infatti, un’altra donna ( Elena Elizabeth Scaccia), cui la guerra ha portato via il suo uomo, e che, tuttavia ( come tante donne, in ogni conflitto) , non vuol accettare questa prospettiva. Rinchiusa dalla sua gente, che la ritiene folle perché continua a cercare il suo uomo nonostante sappia che la guerra l’ ha portato via, lo cercherà sino alla fine, dedicandogli un ultimo ballo che sa appunto di A-MORS, amore che supera i confini della morte.Intanto, tra le varie musiche risuona anche la celebre, antimilitarista “Ballata dell’eroe” di Fabrizio De Andrè.

“Cosa avverrà dopo la guerra?”, si chiede, in chiusura, Gianluca Paolisso; “Forse un processo all’umanità, forse l’Apocalisse e la rinascita… lo si scoprirà nell’ultimo capitolo, un’altra mia pièce di prossima realizzazione”.

Fabrizio Federici

Dialogo tra i popoli
oltre l’integrazione

foto firma patto amicizia 2

Oltre l’integrazione: le città di Cerveteri e Taybeh insieme al Movimento “Uniti per Unire”
per il dialogo tra i popoli e le civiltà Cerveteri, Comune del Lazio dalla storia millenaria e con una lunga tradizione di accoglienza, e la città palestinese di Taybeh, in Terra Santa, sono ora unite da un patto di amicizia e cooperazione nei settori del dialogo interreligioso e interculturale, per la pace e per la cooperazione in campo educativo, artistico, sportivo e sanitario. Patto firmato, presso il Comune di Cerveteri, dal Sindaco della città Alessio Pascucci, dal Sindaco di Taybeh, Avv. Shuaa Massarwa Mansour, dal Prof. Foad Aodi, Presidente e fondatore del movimento “Uniti per Unire”, e dal Dr. Giuseppe Quintavalle, Direttore generale della ASL Rm 4. Intervenuti tutti al convegno su “Cultura, Istruzione, Sanità, Informazione e Cooperazione Internazionale: Strumenti di Dialogo, Pace e Conoscenza”, organizzato dal Comune di Cerveteri e da “Uniti per Unire” al quinto anniversario della fondazione del Movimento (che ha per acronimo “UxU” ed è nato a ottobre 2012).
“Quel che unisce le nostre due città”, ha sottolineato il Sindaco Pascucci, “è sopratutto la voglia di vivere meglio, anzitutto in pace; mentre la volontà di accoglienza e integrazione di Cerveteri risulta anche dalla creazione di una Consulta dei cittadini migranti, con un Consigliere che partecipa alle sedute del Consiglio Comunale, pur senza diritto di voto. Mentre, sul piano nazionale, ricordiamo che introdurre lo “ius soli” temperato, non significa accoglienza indiscriminata e confusionaria dei migranti in Italia, né ledere i diritti di tutti gli altri cittadini”.

“A Taybeh, città che da decenni esprime molti professionisti utili alla società, come ingegneri, insegnanti, avvocati, medici, ecc…”, ha precisato il Sindaco Shuaa Mansour, laureato in Italia all’Università di Camerino nell’89-90, “vogliamo sinceramente la pace, vogliamo la fine di questo interminabile conflitto israelo-palestinese. Un momento importante – aggiunge – sarà quello dell’inaugurazione, nella nostra città, il 7 novembre, del Museo della Pace che abbiamo realizzato, in una torre di grande importanza storica e archeologica: complesso per il quale chiediamo all’UNESCO il riconoscimento del sito a patrimonio dell’umanità, insieme al Sindaco Pascucci, Vicepresidente dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale UNESCO”.

Il Dr. Quintavalle ha ricordato la missione di pace e cooperazione che la ASL Rm 4 di Civitavecchia ha organizzato nel 2012 a Gerusalemme, e l’importanza delle numerose iniziative per gli scambi socio- sanitari portate avanti negli anni da UxU, in collaborazione con la ASL Rm4 e il Comune di Cerveteri. “Proprio da quella missione – ha precisato Federica Battafarano, Assessore comunale alle Politiche culturali e allo sport di Cerveteri, – “scaturì, in seguito, l’ organizzazione, sempre a Gerusalemme, d’ un primo corso per la formazione di medici, infermieri e altri professionisti della Sanità: vogliamo costruire ponti di pace e di dialogo tramite la cultura e lo sport, come abbiano fatto ripetutamente organizzando partite di calcio interculturali e iniziative internazionali”. “In 5 anni”, ha ricordato il Prof. Foad Aodi, Fondatore di “UxU” e membro del “Focal Point” per l’integrazione in Italia per l’Alleanza delle Civiltà- UNAoC, Organismo ONU, “il movimento UxU, di cui proprio oggi celebriamo il compleanno, s’ è sempre impegnato, col contributo di tutti i suoi membri e delle associazioni aderenti, per sviluppare – nell’istruzione, nella cultura, nell’informazione, nella Sanità – iniziative di collaborazione e di dialogo. UxU ha cooperato, inoltre, con varie organizzazioni aderenti al movimento (e che han patrocinato l’evento di oggi): nei #Primi5anniUxU abbiamo promosso molte iniziative, sdoganando senza paura la parola “laicità” anche nella religione, potenziando il dialogo interreligioso tra cristiani, musulmani, ebrei, senza scambi di ruoli o sovrapposizioni di competenze; abbiamo cercato, anzi, di rafforzare la voce religiosa e insieme la voce laica, contro il terrorismo e le discriminazioni religiose e razziali. Esprimo, inoltre, la mia solidarietà con la comunità ebraica italiana, per il gravissimo episodio avvenuto durante la partita di calcio, che ha visto offendere la figura storica di Anna Frank. Ribadiamo la nostra totale condanna di episodi come questo, che purtroppo si ripetono tante volte, anche nello sport”.
Aodi, infine, per intensificare i ponti tra l’Italia e i Paesi d’ origine di tanti esponenti di Uniti per Unire e degli altri movimenti, ha annunciato la nomina dei sindaci Pascucci e Mansour a Presidenti del Comitato d’Onore di UxU, per il loro continuo impegno a favore del dialogo tra i popoli.
“Nella mia qualità di supervisore al Ministero degli Esteri delle iniziative della Rete Italiana della Fondazione “Anna Lindh” per il Dialogo tra le Culture”, ha dichiarato, con un messaggio al convegno, il Ministro plenipotenziario Enrico Granara, Coordinatore per gli Affari Multilaterali del Mediterraneo e del Medio Oriente (MAE), “sono lieto di dare il benvenuto in Italia al Sindaco di Taybeh, con un cordiale saluto a tutti i partecipanti al Convegno”. Presente all’evento, anche l’Ambasciata dello Stato Palestinese in Italia, rappresentata dal Consigliere diplomatico Mustafà Nasser: che ha apprezzato e ringraziato tutte le realtà istituzionali intervenute e il Movimento Uniti per Unire, per l’attività continua a livello internazionale.
Il Convegno nella prima parte è stato moderato da Romina Gobbo, giornalista di “Avvenire” e “Famiglia Cristiana”, esperta di dialogo interreligioso; nella seconda parte da Fabrizio Federici, nostro collaboratore, e Nicola Lo Foco ( ambedue dell’ ufficio stampa di U x U). Patrocinanti l’evento, oltre 50 tra confederazioni, associazioni, comunità, sindacati, Ong e istituzioni: i cui rappresentanti hanno avanzato proposte di dialogo e collaborazione nei campi di sanità, informazione, cultura, sport e immigrazione .
Ieri mattina, il sindaco di Taybeh, Mansour, e il Prof. Aodi hanno incontrato a Roma, in Campidoglio, Carola Penna, Presidente della XII Commissione capitolina permanente Turismo, Moda e Eventi speciali: esponendo il progetto del Museo per la Pace a Taybeh e l’impegno di Uniti per Unire per il dialogo e la conoscenza tra le civiltà. Il Sindaco Mansour ha inoltre consegnato un invito alla Sindaca di Roma, Virginia Raggi, a recarsi in visita a Taybeh per l’inaugurazione del Museo della Pace, e per promuovere iniziative congiunte a favore del dialogo e della pace, insieme ad altre città della Terra Santa.
“Ringrazio la Regione Toscana, e in primo luogo il Presidente, Enrico Rossi”, conclude Foad Aodi, “per aver finanziato il restauro e l’allestimento del Museo della Pace di Taybeh; proprio oggi una delegazione della Regione Toscana incontrerà Mansour. per programmare la collaborazione congiunta e la partecipazione della stessa Regione all’inaugurazione del Museo. Tra i partecipanti ci sarà anche Gianluigi Benedetti, Ambasciatore italiano a Tel Aviv”.

Fabrizio Federici