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Fabrizio Federici

Sanità, 500mila i medici stranieri in Europa

medicoNegli ultimi 5 anni sono cresciute del 30% le richieste dei professionisti della sanità italiani (medici, farmacisti, infermieri, fisioterapisti, psicologi e odontoiatri) di recarsi a lavorare all’ estero; e sono aumentate del 40% le richieste di lavoro dall’ estero per i professionisti della sanità italiani e di origine straniera lavoranti in Italia. La maggior parte di queste richieste di lavoro arriva da Paesi UE (Belgio, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra), e da Svizzera, Europa dell’ Est (Russia, Albania, Romania), Paesi arabi (Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Libia) e sudamericani (Ecuador, Brasile, Colombia). Numerose, poi, le richieste di sostegno umanitario e sanitario provenienti dai Paesi africani e dai Paesi arabi in stato di conflitto, come Siria, Iraq, Yemen e Libia.

Sono queste le statistiche riportate dalla Confederazione Internazionale Unione Medica Euro Mediterranea – UMEM, dall’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI) e dal Movimento Internazionale “Uniti per Unire”: sviluppate insieme alla rete dei professionisti della sanità aderenti a queste realtà, e operanti in tutti Paesi Euromediterranei.

Anche sui giovani, UMEM, AMSI e Uniti per Unire riportano nuovi dati: negli ultimi 5 anni, la maggior parte degli studenti di medicina d’ origine straniera provenienti dai Paesi arabi, africani, asiatici, dall’ India e dal Sud America si è recata in prevalenza nei Paesi dell’Est (Russia, Albania, Moldavia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovenia, Romania, Polonia, Slovacchia): per studiare, per motivi economici e per l’ assenza del numero chiuso (come avveniva in Italia, Germania e Francia negli anni ’80). In questi Paesi, infatti, i corsi di Laurea sono meno costosi e sempre più disponibili in lingua inglese.

Per quanto riguarda l’Italia, oggi un numero crescente di studenti italiani sceglie la strada della laurea o della specializzazione da conseguire all’estero, per poi far ritorno in Italia facendosi riconoscere il titolo di studio. Grazie alla libera mobilità dei professionisti della sanità che abbiano conseguito un titolo di Laurea Europeo, riconosciuto in tutti i Paesi Ue, si registra una migrazione continua di questi professionisti in tutta Europa: che causa in alcuni Paesi delle carenze, e in altri, invece, un sovraffollamento di personale medico sanitario, col problema comune della mancanza di conoscenza della lingua, della cultura e delle leggi del Paese scelto dai professionisti. Questo è stato, ad esempio, il caso della Germania, del Belgio e della Svizzera: che ha causato non pochi episodi di disagio ai pazienti, cui spesso han fatto seguito denunce sporte contro i medici.

Foad Aodi, in qualità di Fondatore di AMSI, Presidente di UMEM, membro della Commissione Salute Globale della FNOMCeO, chiarisce al riguardo: “Sicuramente l’immigrazione dei professionisti della sanità nell’ area euromediterranea è cambiata notevolmente rispetto agli anni ’60, ’70, ’80 e ’90, a causa della situazione geo-politica e dei conflitti in corso in alcuni Paesi del Medio Oriente, dell’Africa, del Sud America e nei Paesi dell’Est. Dopo la caduta del muro di Berlino e dopo la delusione del “sogno” delle Primavere Arabe, tanti medici, provenienti dai Paesi dell’Est e arabi, si son recati a lavorare in Germania (è il caso dei siriani), in Francia( professionisti in prevalenza nordafricani, provenienti da Algeria, Marocco e Tunisia), in Belgio (professionisti europei di varie nazionalità), in Scozia e Inghilterra. Stando alle statistiche che abbiamo riportato recentemente – prosegue Aodi – e che contano 62 mila professionisti della sanità d’ origine straniera esercitanti in Italia (di cui 18 mila medici), la situazione dell’integrazione in Italia è ottimale, e c’è una buona collaborazione tra i professionisti d’ origine straniera e i colleghi italiani. In Europa, secondo le nostre statistiche, ci sono più di 500 mila medici stranieri: 400 mila sono fissi e 100 mila sono in continua mobilità. Proponiamo quindi all’ Unione Europea d’ effettuare un monitoraggio continuo delle esigenze del mercato del lavoro nell’ ambito sanità, condotto Paese per Paese: per evitare i casi di sovraffollamento o di carenza di personale medico sanitario e, al tempo stesso, contrastare il problema della fuga dei cervelli. Chiediamo, inoltre, d’ incentivare corsi di lingua, di cultura e di legislazione del Paese scelto per i professionisti della sanità; nella tutela del diritto alla salute universale e nell’ottica d’ una sanità globale e multiculturale, contrastando il fenomeno della medicina “difensiva” ( quel fenomeno, cioè, tipico dei Paesi industrializzati, che porta molti pazienti ad avere scarsa fiducia nei medici, e molti medici ad affidarsi sempre piu’ – per timore di ricevere denunce – a compagnie assicurative e a studi legali, con enorme incremento della spesa in questi settori, N.d.R.) che spesso lede il rapporto di fiducia tra medico e paziente”.

Fabrizio Federici

A Roma il Segretario della Lega Musulmana

al_issaMohammed Bin Abdul Karim al Issa, Segretario generale della Muslim World League (Mwl), Lega musulmana mondiale), è atteso in visita in Italia nel mese di settembre. Lo annuncia l’ultimo numero del periodico “Kalima”, sponsorizzato dalla Mwl ed edito e diretto dall’ editore italo-libanese Nizar Ramadan.

Al Issa, ex-ministro della Giustizia di Riyad, Segretario generale dell’Ong più importante del mondo musulmano, a fine maggio aveva già visitato il Regno Unito (incontrando, tra gli altri, membri della Camera dei Lords e della comunità musulmana londinese, e sottolineando l’importanza di concentrare gli sforzi di piu’ Paesi nella lotta al terrorismo internazionale). Dal 18 al 22 settembre sarà a Roma: dove sono previsti incontri con personalità del mondo cattolico e della locale comunità islamica.

La visita, osserviamo, rientra, evidentemente, in quella grande campagna diplomatica che la Mwl ha da tempo in atto (con visite appunto nelle principali capitali europee) per ribadire, da un lato, l’estraneità del vero Islam alle strumentalizzazioni della fede musulmana, e addirittura ai suoi “adattamenti” al terrorismo, fatti per coprire interessi in realtà prettamente finanziari e geopolitici. Dall’altro, per combattere il clima di islamofobia generalizzata (se non da “dagli all’untore!” islamico) creatosi , negli ultimi anni, in molte aree d ‘Europa, specie là dove maggiori sono i disagi, per la popolazione europea, legati all’ impatto crescente con la massa degli immigrati. Clima su cui specula chiaramente l’ ultradestra, e che, negli ultimi anni, ha già prodotto le sue vittime: spesso legate, nelle motivazioni della destra, alla necessità di vendicare personaggi – dal regista Theo Van Gogh al politico Fortuym, ambedue olandesi – che, pur nelle diverse posizioni politiche, s’erano distinti per la loro accesa critica all’Islam nel suo complesso.

Come si vede, una spirale davvero pericolosa, con possibili conseguenze da non sottovalutare, per la tenuta delle istituzioni democratiche e del grado di civiltà, e di capacità “di comprendere l’ altro”, di tutte le società europee. Sul piano delle politiche statuali, al “tour diplomatico” di al Issa si può accostare, in parte- pur nella grande diversità dei due contesti – gli sforzi recenti del Governo saudita di contrastare quei Paesi arabi che dietro le quinte continuano ad alimentare (come peraltro fecero, in passato, gli stessi sauditi: vedi le ambigue collusioni con Bin Laden) l’integralismo islamico, specie se filoiraniano. Dalle accuse rivolte ultimamente al Qatar (in sintonia con l’amministrazione Trump) di finanziare a piu’ mani i vari filoni del terrorismo islamista ( cosa che non ha impedito, al piccolo emirato arabo, di fare, in questi giorni, un “goal” politico-calcistico incredibile, col suo ruolo determinante nel passaggio del mostro sacro del calcio Neymar dal Barcellona ai francesi) sino alla lotta spietata che la coalizione, a guida appunto saudita, ta facendo nello Yemen, con armi in gran parte occidentali, contro i ribelli filoiraniani.

Fabrizio Federici

Ebree, musulmane e cristiane insieme per la pace

Moschea di al-Aqsa,Giovedì 27 luglio, centinaia di donne ebree, musulmane e cristiane si son riunite a Gerusalemme, di fronte ad Har a Bayt, in prossimità della Moschea di al-Aqsa, per manifestare a favore del dialogo. Il loro canto è diventato una preghiera comune per la pace; preghiera che ha superato la “voce della guerra”. Infatti, nonostante fossero udibili gli spari causati dagli scontri sulla limitrofa spianata dell’al-Aqsa, le donne hanno continuato a cantare; ai loro canti si son unite, in sottofondo, le voci dei muezzin. Tuttavia, oggi, a Gerusalemme lo scenario è un altro. Stando agli ultimi aggiornamenti, trentamila agenti sono stati collocati agli ingressi di Gerusalemme e della Città Vecchia: fatta esclusione delle donne, ai fedeli d’ età inferiore ai 50 anni è vietato l’accesso alla spianata delle Moschee.

“Abbiamo deciso, insieme alla giovane rappresentante del movimento Woman Wage Peace, di dare il via – con la collaborazione della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa #Cristianinmoschea, e insieme al Movimento Uniti per Unire – a una serie di incontri che coinvolgeranno donne di diverse religioni, ebree, musulmane e cristiane, per abbattere i muri della paura e della diffidenza”: lo sottolinea con emozione la scrittrice ebrea Shazarahel, Vice Presidente della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa denominata #Cristianinmoschea, che ha contributo alla realizzazione della manifestazione delle donne di ieri. “Il gesto di ieri – aggiunge – segna un passo decisivo nel cammino del dialogo. Solo unite possiamo contrastare la paura, la guerra e la violenza, riscoprendo e valorizzando i tesori che le nostre religioni hanno in comune”.

“Non dobbiamo mai perdere la speranza e non dobbiamo mai fermarci dinnanzi agli ostacoli e ai muri, come quello del divieto di accesso ad un luogo sacro”, aggiunge .Foad Aodi, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e Fondatore di #Cristianinmoschea (la confederazione nata, a dicembre scorso, dallo sviluppo dell’iniziativa che, a settembre, vide la partecipazione di migliaia di italiani alle funzioni religiose nelle moschee, dopo un’ estate punteggiata di attentati, da Nizza in poi, N.d.R.).

La nostra missione, quella del dialogo e della conoscenza oltre i confini, si rafforza giorno dopo giorno grazie al contributo dei nostri movimenti, delle Confederazioni e delle comunità aderenti, che portano avanti il nostro messaggio in tutti i continenti. Credo inoltre – prosegue il Presidente – che le donne possano avere un ruolo decisivo in questa “missione oltre gli ostacoli”; in particolare, le #ledonnedeldialogo ebree, musulmane e cristiane e di altre confessioni possono dare una grande lezione alla politica, che è in ritardo rispetto al corso degli eventi di sangue, e si trova in difficoltà a riprendere un processo di pace che porti a una una soluzione duratura. Ringrazio sinceramente Shazarahel per la sua forza e per il suo nobile e costante impegno. Siamo la dimostrazione concreta, io come palestinese, lei come scrittrice ebrea, insieme a tutti quanti ci sostengono al di là della loro religione e del loro Paese di provenienza, che il dialogo esiste e si rafforza quando camminiamo su un binario che parte dal popolo, lontano dalla politica e dalla diplomazia internazionale.

Auspichiamo che dopo la decisione di rimuovere i metal detector e – come speriamo – anche le telecamere all’ingresso dell’al-Aqsa, si riprenda al più presto il processo di pace: sperando che sia possibile arrivare ad una soluzione a due Stati, convivendo in pace e in serenità, senza paura e senza odio, religioso o razziale”, conclude Aodi. Annunciando che si recherà di persona, questo agosto, in Terra Santa, dove si unirà alla Shazarahel per organizzare nuove iniziative targate Uniti per Unire, Co-mai e #Cristianinmoschea, a favore della pace e del dialogo interreligioso.

Fabrizio Federici

Arte e religione si confrontano ad Assisi

assisiMercoledì  2 agosto, al Palazzo del Comune di Assisi, artisti provenienti da varie regioni d’Italia (Umbria, Lazio, Emilia Romagna) e dalla Russia parteciperanno a una manifestazione di grande valore religioso e civile: dedicata al rapporto tra arte, spiritualità e fede cristiana. Nel giorno del Perdono, la storica indulgenza plenaria concessa nel luglio del 1216, da papa Onorio III, appunto per ogni 2 agosto, su esplicita richiesta di San Francesco d’Assisi (che l’aveva proposta al Pontefice per ogni uomo sinceramente pentito delle sue colpe), l’associazione di volontariato “San Pio da Pietrelcina Onlus”, l’associazione culturale “Tota Pulchra” e l’International Spiritual Center SOSYY, insieme al Comune di Assisi e col patrocinio della provincia di Perugia, hanno organizzato un singolare incontro tra artisti e Chiesa cattolica. Che, da un lato, rientra pienamente nella tradizione di Assisi come storico centro di dialogo interreligioso (da S. Francesco, appunto, ad Aldo Capitini, il filosofo nonviolento e liberalsocialista, amico di Carlo Rosselli e del Mahatma Gandhi, inventore, nel 1961, delle “Marce della pace” Perugia-Assisi; sino al grande incontro mondiale tra le religioni voluto da Papa Wotyla ad ottobre 1986). Dall’altro, prosegue un rapporto dialettico tra fede cattolica e arte d’ origini antichissime, ma ripreso specialmente dai Papi del ‘900.
Nella Sala della Conciliazione del Palazzo comunale, il 2 agosto alle 11,l’ing. Stefania Proietti, sindaco di Assisi, Monsignor Jean-Marie Gervais, Presidente dell’Associazione “Tota Pulchra”, Sergio Marinacci, Segretario Nazionale dell’ Associazione San Pio da Pietrelcina Onlus, e Cesare Fussone, Presidente dell’International Spiritual Center SOSJJ, spiegheranno al pubblico e alla stampa lo spirito e gli scopi di questa manifestazione.
“L’arte non deve scartare niente e nessuno.Come la Misericordia”: questo è il messaggio centrale lanciato da Papa Francesco col libro ” La mia idea di arte”, pubblicato nel 2015 da Mondadori ed Edizioni Musei Vaticani (e ultimamente “tradotto” anche in documentario): e già presente nella sua seconda enciclica, pubblicata a giugno 2015, “Laudato si”. Un messaggio di  rifiuto della “cultura dello scarto”, tra i frutti peggiori del materialismo consumistico giunto al parossismo nelle società contemporanee, sino a “scartare” addirittura gli esseri umani; e un terreno su cui si possono creare importanti convergenze tra cattolici e laici, movimento socialista in primo luogo.
Su questa visione cristiana ed estetica del Pontefice si soffermerà  l’ Arch. Antonio Lunghi, Sindaco emerito di Assisi e Consigliere nazionale dell’ Associazione San Pio da Pietrelcina. Mentre gli artisti presenti, coordinati da   Luciano Lepri, critico d’arte e Accademico d’ Onore dell’ Accademia di Belle Arti di Perugia, con le loro opere “dialogheranno a distanza” col Papa: Diana Iaconetti  interpreterà  brani tratti proprio  da questo  libro del Pontefice, e  il  “Pensiero a Francesco di Assisi” di Nuccia Martire, poetessa e scrittrice. Mario Tarroni, artista ferrarese e direttore artistico di “Tota Pulchra”, leggerà la risposta dell’ Associazione all’invito di Papa Francesco.
“L’ ‘arte – sottolinea Tarroni –  deve essere uno strumento di evangelizzazione, col quale possiamo condividere ogni cosa con gli ultimi. Su questo principio, pienamente in linea col pensiero del Pontefice,  prese avvio l’esperienza di “Tota Pulchra” l’ 8 maggio 2016: la nostra associazione vuole onorare la bellezza dell’arte, in quanto manifestazione della Luce Divina nelle potenzialità dell’uomo (nata dall’ incontro tra Monsignor Jean-Marie Gervais, del Capitolo Vaticano, e appunto Tarroni, “Tota Pulchra” ha lo scopo di promuovere l’arte, valorizzando gli artisti, organizzando e promuovendo eventi, di rilievo nazionale e internazionale,  anche insieme ad altri enti e associazioni, N.d.R.). Sensibilizzare i cuori ed esortarli a prender parte a un esperimento collettivo d’ emancipazione sociale, centrato appunto sulla valorizzazione dell’arte:  questo   il messaggio che “Tota Pulchra” vuole trasmettere”, conclude Tarroni, che a febbraio ha consegnato a Papa Francesco il suo progetto sull’arte e i più poveri dal titolo “Coloriamo San Pietro”, centrato sull’idea d’un secondo Rinascimento, che valorizzi  anche l’arte degli “scartati”.
A seguire, Veronica Piraccini, artista romana e docente di pittura  presso l’Accademia delle Belle Arti, presenterà la sua opera “Dall’ impronta di Gesù”, nata da contatto diretto con la Sindone, e realizzata mediante la tecnica della  pittura dalla particolare proprietà impercettibile di apparire e scomparire, denominata e inventata dall’artista stessa.

     Anche Natalia Tsarkova, la pittrice ufficiale dei Pontefici, renderà pubblica la sua opera “Il Pastore Misericordioso”, immagine emblema dell’Anno Giubilare dedicata a Papa Francesco. Inoltre, la Tsarkova presenterà il suo libro-fiaba “Il mistero di un piccolo stagno”. Per questa “Festa del Perdono” del 2 agosto, l’artista ha voluto fare un gesto significativo  dedicando il ricavato delle vendite del libro all’ assistenza   ai bambini ciechi.

Francesca Capitini,  importante artista umbra, illustrerà la sua opera dedicata a “San Francesco”. Cesare Poderosi presenterà invece il progetto per il restauro della Madonna votiva di Case Sparse, area di Norcia  fortemente danneggiata dal terremoto del 2016. Antonello Scarano, attore romano, si esibirà col brano “Tra spiritualità e romanticismo”. In ultimo, Maheya Collins, artista di fama internazionale, canterà le note di “Madre Teresa”; e sarà  presentato al pubblico il volume “Benedetto XVI. L’arte è una porta verso l’Infinito. Teologia Estetica per un Nuovo Rinascimento”, curato da monsignor  Gervais e Alessandro Notarnicola (Fabrizio Fabbri editore e Ars Illuminandi, 2017).
Fabrizio Federici

Gerusalemme. Co-mai: rispetto per i luoghi sacri

metaldetector“Siamo profondamente addolorati e preoccupati per la catena di scontri, per i morti e, stando alle fonte mediche locali in contatto diretto con le Co-mai, gli oltre 500 feriti a Gerusalemme e in Cisgiordania”: così Foad Aodi, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e Fondatore di CRISTIANINMOSCHEA, commenta la situazione drammatica in atto dopo la decisione del Governo Israeliano d’installare i metal detector all’ ingresso del terzo luogo sacro dell’Islam, la Moschea al-Aqsa di Gerusalemme (ad Amman, capitale della Giordania, inoltre, in una sparatoria nell’ ambasciata israeliana, scatenata da un giovane estremista giordano, sono rimasti uccisi due cittadini giordani, e un israeliano gravemente ferito).

Grazie a una telefonata tra il premier israeliano Netanyahu e il re di Giordania Abdallah, sembra ora .vicina un’ intesa che prevede, in parallelo, la rimozione dei metal detector dalla Spianata delle Moschee (ci saranno, però, telecamere di sorveglianza), e il ritorno in Israele dell’ agente di sicurezza coinvolto nell’ incidente di Amman).

I fatti di Gerusalemme han scatenato manifestazioni in tutti i Paesi arabi e nelle capitali europee, da parte di arabi e musulmani, a sostegno della Moschea, per difenderne l’ indipendenza e rivendicarne la dignità (Al-Aqsa rappresenta, infatti, un luogo di culto storico di grande importanza, non solo per i palestinesi, ma per tutto il mondo arabo e musulmano). “Non è con la provocazione e la limitazione dell’ingresso alla Moschea di al-Aqsa – prosegue Aodi – che si supera la guerra tra palestinesi e israeliani; anzi in questo modo si rallenta quel processo di pace tanto auspicato da tutti gli uomini e le donne di buona volontà, fatta esclusione degli estremisti e dei terroristi. I conflitti potranno allentarsi solo con una soluzione pacifica, che deve essere portata avanti dalla diplomazia internazionale, favorendo la costituzione di due Stati (E’ la formula “Un territorio, due Stati”: da decenni base ufficiale delle trattative israelo-palestinesi, sin dagli accordi di Oslo e di Washington del 1992- ’93, N.d.R.). Auspichiamo quindi che il Governo Israeliano faccia un passo indietro, decidendo d’ eliminare veramente i metal detector per far cessare le manifestazioni in Medio Oriente e in Europa da parte delle comunità palestinesi, arabe e musulmane.

Siamo con Papa Francesco, che condanna qualsiasi atto disumano che minacci la pace nel mondo (“Sento il bisogno di esprimere un accorato appello alla moderazione e al dialogo. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera, affinché il Signore ispiri a tutti propositi di riconciliazione e di pace”, ha detto il Pontefice a proposito di Gerusalemme, al termine dell’Angelus di domenica 23 luglio, N. d. R.).

“Stiamo correndo un grosso rischio”, conclude Aodi: quello d’ una mobilitazione PalestineseArabaMusulmana nel mondo per la liberazione e l’indipendenza di al-Aqsa, che potrebbe portare a una quarta intifada. Non possiamo rimanere passivi e ci appelliamo ai Governi chiedendo loro di lavorare insieme al mondo arabo per accelerare questa pace. Perché non è solo una pace tra israeliani e palestinesi, è la pace di tutta l’umanità”.

Fabrizio Federici

“Lungo le rotte del corallo”, un itinerario di pace

sardinia cup regata 2 giornoEnrico La Rosa, Ammiraglio in pensione, già rappresentante italiano in gruppi di lavoro NATO per il supporto logistico alle forze impegnate in operazioni multinazionali di peacekeeping, e in seguito (anni ’90) addetto militare in Algeria e ufficiale di collegamento tra la Marina italiana e quella bulgara, oggi è presidente dell’associazione “OMeGA” (“Osservatorio Mediterraneo di Geopolitica e Antropologia”), Centro studi che vuol ricoprire un ruolo di “Think tank” in tutto ciò che riguarda il “Mare Nostrum”. Con lui facciamo un bilancio dell’iniziativa di OMeGA “Lungo le rotte del corallo”: un viaggio di pace, e di ricerca del dialogo, dalla Sardegna alla Tunisia, svoltosi nella prima metà di luglio, come parte essenziale del progetto “Rotte Mediterranee”, realizzato col supporto decisivo della Fondazione di Sardegna.

Ammiraglio, quest’iniziativa si articolava in una serie di convegni preparatori (tra Roma, quest’ inverno, e Cagliari, ai primi di luglio): che riscontro avete trovato, anzitutto, nella società sarda?
Al convegno di Cagliari, c’è stato un buon riscontro da parte del pubblico, specialmente di nicchia, interessato alle vicende mediterranee, e di piccole e medie imprese agroalimentari. Da alcune delle quali abbiamo raccolto adesioni alla prossima edizione di “Rotte Mediterranee”: che vogliamo organizzare nella primavera-estate 2018.

Come sarà articolata?
Mantenendo la formula della centralità del Mediterraneo, sia come mezzo da solcare e domare, sia per il suo grande potenziale evocativo e rievocativo (da Ulisse ed Enea ai navigatori arabi, ecc…), e come palcoscenico di futuri incontri. Con interlocutori al di fuori delle ottiche politiche, scelti nella comunità intellettuale, delle professioni, ecc… Per l’appuntamento del prossimo anno punteremo sull’adesione di persone singole o in coppia, disposte a noleggiare singoli posti barca su imbarcazioni modernissime e sicure, complete di ogni confort, a prezzi accessibili. Sarà una vera e propria regata per la pace.

E a Tunisi, poi, che situazione avete trovato?
Un clima tutto sommato sereno e pacifico, ospitale nei confronti degli occidentali, specialmente degli italiani: solo andando nei vecchi quartieri residenziali europei, oggi in gran parte abbandonati o comunque trascurati, percepisci chiaramente – nella stessa laica Tunisia – un certo vento di rifiuto del mondo occidentale. Ci è dispiaciuto, poi, il 5 luglio, visitare lo stupendo Museo del Bardo con la desolazione delle sale pressoché vuote; purtroppo è un luogo rimasto tabù, dopo l’attentato sanguinoso del 2015.

E che mi dice del convegno tunisino del 6 luglio?
Il 6, presso la sede dell’ Istituto Italiano di cultura della nostra Ambasciata a Tunisi (che ringraziamo ambedue calorosamente, per la perfetta organizzazione della cosa e il supporto logistico che ci hanno dato in tutti i modi), il convegno è ottimamente riuscito. Abbiamo cercato di capire le ragioni dello stallo del dialogo nel Mediterraneo e proporre soluzioni per avviarne il superamento: han partecipato al dibattito esperti di prim’ordine, come Mohammed Hassine Fantar, docente all’ Università di Tunisi e incaricato del Governo per il dialogo con le religioni, Germano Dottori, dalla LUISS e analista per “Limes”, Marco Lombardi, docente all’ Università Cattolica di Milano, Mohamed Menzli, giornalista della radio tunisina, e altri.

Cosa è emerso, in particolare, dell’ attuale situazione del Mediterraneo?
Tutto lo scacchiere, oggi, è gravemente instabile: da un lato per le mire delle grandi potenze (acuitesi dal 2011, con le Primavere arabe, in cui si sono fortemente inserite, e le gravi crisi in Libia, Egitto e Siria), dall’altro per l’acuirsi dei contrasti su base religiosa. Nonostante tante Costituzioni d’ impronta liberale, in tutti questi Paesi l’Islam resta, in sostanza, la religione di Stato, con conseguente emarginazione di tutti gli altri credenti. Però, a Tunisi, a parte pochi interventi improntati al malumore verso l’ Occidente e l’attuale dirigenza tunisina, dal convegno è emersa, nel complesso, una gran voglia di dialogo , soprattutto con Francia e Italia, che restano essenziali punti di riferimento.

E che progetti ha OMeGa per il futuro?
Anzitutto, promesse di iniziative comuni con i Paesi dell’area mediterranea. Cercheremo altri partner, iniziando da coloro che ci hanno aiutato all’esordio di quest’anno, e con essi organizzeremo altri momenti di confronto per rilanciare dialogo e cooperazione, stavolta su aspetti più immediatamente pratici. Nell’ immediato, in autunno, organizzeremo a Roma un incontro, al quale inviteremo i relatori di Tunisi, un confronto di bilancio e di riflessione.  Ringrazio fortemente, in chiusura, tutti gli altri enti che ci hanno patrocinato e variamente sostenuto: Ansamed, le Ambasciate tunisina e algerina in Italia, la rete maghrebina del Ministero degli Esteri, l’Istituto per il Commercio Estero, ora Italian Trade Agency, l’ Unione delle Università del Mediterraneo, l’Associazione Medici d’ Origine Straniera in Italia (AMSI), l’ Unione Medica Euromediterranea (UMEM), le Comunità del mondo Arabo in Italia (Co-mai), il movimento Uniti per Unire, e tutti gli altri.

Fabrizio Federici

AMSI: “Ius soli, basta
con le strumentalizzazioni”

ITALIA PRIMA NELL'UE NEL CONCEDERE LA CITTADINANZA A MIGRANTIIn Italia cresce la polemica circa il ddl che modificherebbe lo “ius sanguinis”, “diritto di sangue”, a favore dello “ius soli” temperato e dello “ius culturae”; il ddl che introduce appunto lo “ius soli” è nuovamente fermo in Parlamento ( il Governo ha preferito non insistere su una rapida approvazione della legge, rinviandola a settembre). Il tema è stato al centro d’un incontro-dibattito, dedicato a sanità e immigrazione, organizzato a Roma dal movimento internazionale “Uniti per Unire”, con l’Associazione Medici d’ Origine Straniera in Italia (AMSI), le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e la Confederazione Unione Medica Euro Mediterranea- UMEM.

Ad emergere dai delegati, appartenenti a diversi Paesi del mondo e professanti varie religioni, è stata la volontà di sostenere una cittadinanza globale, che non faccia sentire nessuno escluso; e di difendere il diritto alla salute universale, che si costruisce con la diffusione della conoscenza e con la cooperazione internazionale.

“Sono grato a questa squadra multiculturale”, ha sottolineato, in apertura, Foad Aodi, “Focal Point” per l’Integrazione in Italia per l’Alleanza delle Civiltà (UNAoC, organismo ONU), e in qualità di fondatore di AMSI e Uniti per Unire: “squadra che s’ è rafforzata ulteriormente con le nostre Confederazioni UMEM e #Cristianinmoschea (nata, a settembre scorso, come iniziativa per il dialogo interreligioso, dopo l’incredibile serie di attentati dell’estate 2016. N.d.R.). Siamo tutti figli di una sola umanità, e proprio per questo dobbiamo assicurare a tutti i loro diritti. Diciamo Sí allo “ius soli” temperato: primo passo per facilitare l’integrazione degli stranieri, per farli sentire parte di questo Paese, e per aiutarli a costruirlo, combattendo la crisi d’identità dei nostri giovani stranieri, per non farli sentire giovani di serie B. Diciamo basta alle strumentalizzazioni e alle delusioni politiche, siamo stanchi di sentir proporre lo ius soli da anni senza approvarlo nel concreto; serve un largo consenso e serve anche il coinvolgimento delle comunità straniere, come chiediamo ormai dal 2000 tramite il progetto Buona Immigrazione “.

“Il Movimento Uniti per Unire, insieme alle Confederazioni Internazionali”, aggiunge Federica Battafarano, portavoce del movimento e assessore alla Cultura del Comune di Cerveteri, “continuerà a dare il suo contributo per avvicinare i cittadini alla vita politica, per sensibilizzare l’opinione pubblica a certi temi e e collaborare con le istituzioni, avanzando proposte concrete e ascoltando la voce di tutti”.

Mentre l’assemblea ha approvato, con varie integrazioni, il Manifesto #Sanitàemulticulturalismo, che presenta le proposte redatte col contributo di tutti i professionisti della Sanità, italiani e d’ origine straniera, il dibattito è proseguito con gli interventi di Suzanne Diku (Congo), presidente dell’ associazione “Tam Tam d’Afrique”, Natalia De Magistre (Argentina), psicologa presso UNICEF e coordinatrice del dipartimento Giovani di “Uniti per Unire”, Kami Paknegad (Iran) Segretario Generale di AMSI; Badia Rami (Marocco), coordinatrice dipartimento Donne delle Co-mai, Luciano La Gamba, presidente dell’ Associazione Sindacato Emigrati ed Immigrati, e altri ancora.

In ultimo, è stato eletto Vicepresidente dell’ UMEM l’oculista Daniele Di Clemente: affiancato al fisioterapista Gianfranco Saturno. “Sono grato di questo incarico prestigioso”, ha detto Di Clemente; “ci impegneremo insieme a restituire forza e dignità a tutti i sanitari anche attraverso il forte impulso della tutela legale ed economica, tutelando medici e pazienti e potenziando i rapporti tra medici e altri professionisti, tra i diversi albi professionali”. “Onorato della nomina prestigiosa”, s’è detto anche Saturno: “nomina che portero’ avanti con l’augurio di intensificare la collaborazione dei professionisti italiani e di origine straniera con un arricchimento comune, come facciamo da anni coi corsi d’aggiornamento professionale AMSI”.

Infine, i partecipanti hanno nominato all’unanimità socio onorario “in memoriam” di Uniti per Unire ed UMEM il diplomatico palestinese Khalil Altoubat, recentemente scomparso.

Fabrizio Federici

Cambiamenti climatici, migrazioni e Terzo mondo

climate-changePresso la sala Zuccari del Senato (Palazzo Giustiniani), s’è tenuto il convegno internazionale sul tema “Politiche efficaci per evitare migrazioni climatiche di massa ed eradicare il debito dei Paesi poveri compensandolo con il loro credito climatico”: organizzato dal Consorzio mediterrae” (associazione no-profit che realizza progetti di rilievo sociale, ambientale e umanitario, già distintasi, nei mesi scorsi, per la difesa degli ulivi pugliesi) in collaborazione col Rotary Club, l’Inner Wheel (associazione femminile fortemente legata al Rotary) e l’ I.I.E.E., ente intergovernativo nato in Brasile.

Tema complesso: “che – ha spiegato in apertura l’ing. Roberto De Pascalis, Presidente del Consorzio – in questo convegno affrontiamo guardando soprattutto al rapporto tra migrazioni legate anche ai mutamenti climatici e debito del terzo Mondo”. Rapporto in che senso? “Oggi – ha proseguito De Pascalis – il peggioramento mondiale delle condizioni climatiche e ambientali (effetto serra, scioglimento dei ghiacciai, ecc…) può concorrere a incrementare l’emigrazione dal Sud verso il Nord del mondo: peggiorando la situazione che già vediamo in Italia e in altri Paesi d’accoglienza. Da qui l’idea – che lanciamo – da un lato di utilizzare finalmente gli ingenti fondi che l’ONU ha a disposizione per riparare ai cambiamenti climatici. Dall’altro, di proporre una rinegoziazione dei debiti dei Paesi poveri mediante la compensazione tra il loro “credito ecologico” (cioè la quantificazione dei danni ambientali e climatici che spesso han subito, per decenni, causa lo sviluppo forsennato di altri: caso tipico, il Burundi, rovinato a suo tempo dalle rapaci dominazioni tedesca e belga) e il loro debito . Questa e altre proposte concrete (che abbiamo già inoltrato a vari ministri, anzitutto a quello dell’ Interno) permetterebbero di varare una strategia d’ aiuto ai Paesi poveri (che abbiamo il dovere d’aiutare) rendendo in ultimo superflua l’emigrazione verso i Paesi più ricchi”.

“Nell’enciclica “Laudato si”, Papa Francesco – ha sottolineato il prof. Raffaele Coppola, avvocato della Santa Sede – si sofferma molto sui problemi ambientali, ma anche su quelli sociali: rilevando come il debito dei Paesi del Terzo mondo è divenuto ormai un inquietante mezzo di controllo politico del Sud del pianeta da parte del Nord. I gruppi piu’ o meno occulti di potere esoterico-finanziario, poi, peggiorano gravemente la situazione (oggi, oltre la metà del danaro circolante in tutto il mondo è in mano a soli 12 plutocrati!). Ma l’ Italia potrebbe giocare un ruolo rilevante nel cambiare questa situazione: se il Governo (con l’auspicabile appoggio della S. Sede) si decidesse a promuovere (come previsto proprio da una legge della Repubblica, la n.209 del 2000, “Misure per la riduzione del debito estero”) la richiesta, alla Corte Internazionale di Giustizia de L’ Aja, di pronunciarsi sulla legittimità delle attuali norme internazionali regolanti il debito del Terzo Mondo”.
Natalino Ventrella, amministratore delegato del Consorzio, richiamata l’attenzione sul pericolo (vedi “L’Osservatore Romano”, dicembre 2016) che, da qui al 2050, il surriscaldamento della terra produca 350 milioni di migranti, ha illustrato la proposta di realizzare, coi fondi per i cambiamenti climatici stanziari dalla Cop 21, la Conferenza ONU di Parigi dell’autunno 2015 (peraltro ancora priva di potere coercitivo verso gli Stati), una catena di villaggi produttivi standard sperimentali (VPSS), autosufficienti economicamente e dotati idricamente, nei Paesi più poveri del mondo (Burundi, Guinea Bissau, Uganda) . Coinvolgendo , gradualmente, le principali organizzazioni mondiali (FAO, Banca mondiale, FMI, BCE, ecc..), e puntando a realizzare, entro 60 anni, 12.000 villaggi sostenibili, dediti soprattutto ad agricoltura, zootecnia e attività connesse (versione moderna, diremmo, dei falansteri cari al socialista utopista Charles Fourier).

Lucio Barani, senatore membro di varie commissioni parlamentari, già sindaco di Aulla e Villfranca in Lunigiana ( Massa Carrara), ha evidenziato lo stato di grave impreparazione, sui questi temi, delle forze politiche e dello stesso apparato statale. L’ing. Francesco Palmisano, collaboratore del Consorzio Mediterrae, ha citato le proposte – per attuare gli obbiettivi previsti da Parigi 2015 – d’un Piano strategico nazionale per il contrasto dei cambiamenti climatici, e d’ una vera e propria “Task Force in Difesa del Clima e dell’ Ambiente”: che possa avvalersi , come previsto anche dalla relativa Direttiva Europea, dello  strumento militare, per applicare le scelte del Piano strategico.

Fabrizio Federici

Immigrazione, serve
una legge europea

Lampedusa-sbarchi-immigrati“Non ci possiamo rassegnare all’idea dell’accoglienza dei migranti in un Paese solo. Dopo di che, che la cosa si potesse superare a Tallinn mi sembrava improbabile”. Così ha commentato il Premier Paolo Gentiloni a margine del G20 di Amburgo, rispondendo alle domande dei cronisti sul ‘no’ degli altri Paesi UE (ribadito appunto all’ ultimo vertice di Tallinn) all’ uso di porti europei per gli sbarchi dei migranti.

“Accogliamo positivamente la retromarcia dell’ Austria sullo schieramento del suo esercito, “antiimmigrazione”, al confine con l’Italia”, commenta Foad Aodi, Fondatore del Movimento Internazionale Uniti per Unire, presidente di AMSI, Associazione Medici d’origine Straniera in Italia, nonché “Focal Point” per l’integrazione in Italia per l’ Alleanza delle Civiltà (UNAoC), organismo ONU. “Ma, concordando in questo col Premier Gentiloni, vogliamo ricordare che l’Italia, da anni, sul terreno immigrazione sta facendo uno sforzo eccezionale; e sappiamo che questo problema non può essere affrontato efficacemente senza una vera politica sovranazionale della UE. Ci vuole un’apposita legge europea sull’immigrazione: che fissi criteri precisi per passare dal caos attuale a una politica d’immigrazione programmata, e concordata coi Paesi “di partenza” mediante una serie d’accordi bilaterali internazionali ( si tratterebbe, aggiungiamo, anche di riprendere in sostanza, pur in un quadro generale molto mutato da allora, i lati migliori della “Legge Martelli” di fine anni ’80, N.d.R.) . Come proponiamo ormai dal 2000, coi nostri progetti “Buona Immigrazione” e “Buona Sanità”.

Al tempo stesso, diciamo no alle strumentalizzazioni politiche del problema immigrazione, fatte da partiti come da Governi. L’immigrazione, insomma, va affrontata sempre con due marce: quella dell’integrazione e quella della sicurezza collettiva. E tra partenze, arrivi e discussioni sullo “Ius Soli”, noi preferiamo che la diplomazia mondiale possa creare progetti per lo sviluppo, per l’occupazione e per risolvere tutti i conflitti in atto ( è di ieri la notizia che le forze irachene, sostenute dai raid aerei sotto comando americano, hanno finalmente liberato Mosul; mentre nel sudovest della Siria è scattata la tregua concordata, ai margini del G-20 di Amburgo, tra Putin e Trump, N.d.R.): così da impedire fughe di massa e fuga dei cervelli, che sono costretti a lasciare i loro Paesi”, conclude Aodi. Invitando tutti gli intellettuali, professionisti, lavoratori (italiani e d’origine straniera ), comunità, associazioni, sindacati ad impegnarsi di più in politica: “E a rafforzare la voce del nostro movimento internazionale, per il dialogo interculturale e interreligioso, “Uniti per Unire”; anche nell’ambito politico e sociale, ed è ora che noi #SCENDIAMOINCAMPO”.

Proprio nell’ottica di promuovere una buona e concreta cooperazione economica, a favore anche del dialogo interculturale e interreligioso, s’è svolta ultimamente, infatti, presso la sede dell’ Istituto Italiano di Cultura alla nostra Ambasciata di Tunisi, una tavola rotonda sulla crisi del dialogo intermediterraneo, in particolare tra i Paesi della sponda nord e quelli della sponda sud. Il convegno è stato organizzato dall’Associazione OMeGA di Roma nell’ambito del progetto (patrocinato da AMSI, Unione Medica Euromediterranea-UMEM, Comunità del mondo Arabo in italia- Co-mai, movimento Uniti per Unire, Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa #CRISTIANINMOSCHEA ) “Rotte Mediterranee”: partito da Cagliari il 2 luglio, e vòlto a rivitalizzare le antiche rotte del Mediterraneo (prima fra tutte, la Rotta del Corallo, percorsa da pescatori e mercanti di corallo tra Italia del sud e Tunisia), come direttrici di dialogo e cooperazione. In apertura, il presidente di OMeGA, ammiraglio Enrico La Rosa, ha sottolineato l’importanza di riattivare il dialogo intermediterraneo anche per restituire questo mare ai popoli che lo abitano, limitando l’influenza delle grandi potenze. Qualificati relatori italiani e tunisini- come Germano Dottori (LUISS), storico e analista geopolitico, e Mohammed Fantar (Università di Tunisi), scrittore e incaricato del Governo per il dialogo interculturale e interreligioso- si son soffermati, tra l’altro, sulla necessità d’una politica culturale che punti anzitutto a render di nuovo consapevoli le popolazioni mediterranee della propria storia, fatta (dall’Impero romano alla dominazione musulmana) di grandi momenti d’unità culturale, linguistica, amministrativa.

Fabrizio Federici

OMeGA. LA regata per la pace nel Mediterraneo

omegaS’è svolto, presso l’ ex- Manifattura Tabacchi di Cagliari, il convegno illustrativo di “Lungo le rotte del corallo”, parte essenziale del progetto “Rotte Mediterranee”: organizzato dall’Associazione “OMeGA”, Osservatorio Mediterraneo di Geopolitica e Antropologia ,col supporto della Fondazione di Sardegna e dei circoli cagliaritani “Yachting Club Caralis” e “Ichnusa”. “Lungo le rotte…”, ricordiamo, ha il patrocinio dell’Istituto nazionale per il Commercio Estero, delle Ambasciate tunisina e algerina in Italia e, in varie forme, di molte altre istituzioni, pubbliche e private: Associazione dei Medici di origine Straniera in Italia (AMSI),Unione Medica Euromediterranea (UMEM), Associazione Uniti per Unire, Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), Unione delle Università del Mediterraneo (Unimed), ecc…

Questo primo anno del progetto “Rotte Mediterranee” ha come titolo appunto “Lungo le rotte del Corallo”: rotta antica tra le direttrici che attraversavano il Mediterraneo, frequentata per millenni, rotta essenziale di scambio tra i banchi di corallo e gli opifici della Sardegna e i mercati di sbocco della Tunisia.
Dopo i tre convegni preparatori di Roma dell’inverno e primavera scorsi, a Cagliari OMeGA e i suoi partner si son soffermati su alcune delle eccellenze agroalimentari della Sardegna, sottolineandone la valenza anche come volani di sviluppo economico per tutta la sponda sud del Mediterraneo.

In apertura, l’ammiraglio Enrico La Rosa, Presidente di OMeGA, ha illustrato motivazioni e obiettivi del progetto “Rotte Mediterranee”: sottolineandone, in particolare, la natura di contributo alla ripresa d’ un dialogo intermediterraneo, che attualmente versa in una crisi profonda. In un Mediterraneo che, in un certo senso, sembra tornato ai tempi delle ultime Crociate, cioè terreno di scontro tra le superpotenze dove i motivi religiosi e culturali fan semplicemente da alibi a interessi chiaramente imperialistici, e dove le “Primavere arabe” segnano quasi tutte il passo, “Che fare?”.

“Siamo fieri di essere europei”, sottolinea il Presidente di Omega, “l’Europa ci è costata tante guerre e tanto sangue; ma ci ha dato anche i fondamenti del pensiero liberale e dell’organizzazione democratica degli Stati…Ma in Mediterraneo si continua a morire, anche più di prima, anche senza guerre. OMeGA allora è convinta che vada tentata la formazione d’ una Comunità mediterranea, coesa ed autogovernata. Non rinneghiamo l’Europa, cui siamo fieri di appartenere, ma questo progetto va condotto al di fuori dell’egida euro-americano-sino-russa. Questo il quadro strategico del nostro pensiero: il viaggio di OMeGA da Cagliari alla Tunisia, nel Maghreb, dal 3 sino alla prima decade di luglio, è un primo passo in questa direzione: come tentativo di promuovere la nascita di movimenti d’opinione favorevoli a forme di colloquio permanente tra i Paesi del Mediterraneo, onde permettere la crescita di autocoscienza e autogoverno in tutta la regione”.

Alberto Osti Guerrazzi, segretario di OMeGA, s’è soffermato sull’importanza culturale, sociale ed economica dell’olivo e dell’olio di oliva nella storia del Mediterraneo. Guido Sanna, gastroenterologo, Presidente del “Sailing Club” Cagliari, ha commentato quest’intervento dal punto di vista d’un medico, evidenziando il valore nutrizionale e curativo ( anche in alcune forme di tumori) dell’olio d’ oliva.
Il Dr. Fulvio Salati è intervenuto sullo stato attuale dell’acquacultura in Sardegna, purtroppo decisamente insoddisfacente.. Il dr. Caristu, Presidente del Consorzio regionale Pecorino Romano ( nome legato al fatto che, nell’ 800, molti produttori laziali di pecorino si trasferirono in Sardegna, dove trovarono maggiori pascoli e ovini), ha illustrato l’ attuale situazione della produzione e dell’export di questo formaggio (67% della produzione esportato negli USA). Aspetti negativi, i nuovi trattati commerciali (come il CETA, recentemente concluso tra UE e Canada, e il TTIP UE-USA, temporaneamente accantonato, N.d.R.), che renderebbero difficile difendere le nostre eccellenze dalle imitazioni. S’è parlato, infine, di bottarga di muggine, altra storica eccellenza alimentare sarda.

Il Presidente La Rosa, in conclusione, ha esortato gli intervenuti (ringraziandoli per la loro partecipazione) a promuovere il piu’ possibile sinergie e coproduzioni coi nostri vicini tunisini. Appunto a Tunisi si concluderanno “Le Rotte del Corallo”: col convegno di giovedì 6 luglio alla sede dell’ Istituto Italiano di Cultura, sul tema “Il dialogo inter-mediterraneo: attuale paralisi e possibilità di rilancio”.Si confronteranno studiosi e analisti di alto livello culturale, italiani e tunisini, docenti di alcuni tra i più prestigiosi Atenei dei due Paesi: Germano Dottori, docente Luiss e analista per il periodico “Limes”, Mohammed Hassine Fantar, professore universitario emerito, Marco Lombardi, docente Università Cattolica di Milano e Itstime, Mohamed Menzli, giornalista della Radio tunisina, e altri.

Fabrizio Federici