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Fabrizio Federici

Professionisti della sanità: in aumento le aggressioni

EVIDENZA - MalasanitàAl convegno “No alla violenza contro i medici e gli operatori sanitari” , svoltosi – per iniziativa della dr.ssa Scalise, consigliera dell’ OMCEO di Roma – presso l’Ordine dei Medici della capitale , si è parlato del preoccupante “trend” che vede in aumento, in tutta Italia, aggressioni e discriminazioni nei confronti di medici e altri professionisti della sanità
Le aggressioni – tutte da condannare senza se e senza ma – attualmente sono un fenomeno in aumento dovuto a vari motivi, molto spesso legati alla crisi economica, sociale e di identità che è in atto nel Paese. Sono anche in aumento a causa della pessima organizzazione strutturale e funzionale di alcune strutture pubbliche e private, che a volte esaspera gli utenti; ma ovviamente non possono in alcun modo giustificarsi, essendo scatenate soprattutto dall’ ignoranza e dalla mancanza di autocontrollo di certe persone.
Al convegno, Foad Aodi, medico fisiatra, fondatore di AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia ) e dell’UMEM (Unione Medica Euromediterranea), ha portato la solidarietà di queste associazioni e sua personale a tutti i medici e ai professionisti della sanità che subiscono aggressioni d’ ogni genere. Ha illustrato, poi, i dati forniti dallo sportello Amsi e dal movimento internazionale transculturale interprofessionale ” Uniti per Unire” riguardo a tutti gli episodi di discriminazioni nei confronti di medici e professionisti della sanità d’ origine straniera negli ultimi 3 anni ( 2015-2017) : i quali risultano essere in aumento del 40 per cento .
Sono stati segnalati in tutto 600 episodi di discriminazione , di cui ben 400 compiuti nei confronti di medici e odontoiatri stranieri: cui bisogna aggiungerne altri 200, inerenti ad altri professionisti della sanità stranieri (infermieri, fisioterapisti, farmacisti ,psicologi…)
Il 70 per cento si verifica al nord e il 30 per cento al sud .Il 50 per cento del totale degli episodi è provocato solo da motivi legati al colore della pelle o ai Paesi di origine. Il 25 da motivi economici , riguardanti personale sottopagato, pagato spesso in ritardo dopo 3 mesi di prova gratuita e non confermato, come promesso nei colloqui iniziali, Il 15 per cento avviene per problemi inerenti alla lingua italiana. Il 10 per cento per problemi religiosi (aspetti vari , abbigliamento e velo …).
Infine, Aodi ha ribadito l’ importanza dell’unità della categoria medica per affrontare tutte le problematiche in modo collegiale, in modo da avere più ascoltò dalle istituzioni e dalle forze politiche .
“L’ Italia non é ne’ sarà mai un Paese razzista”, ha sottolineato: “nonostante alcune proposte di legge che profumano di razzismo , populismo e strumentalizzazione politica”.

Fabrizio Federici

Rifugiati. Un convegno sui campi profughi

campo profughi

A Roma, presso la sala convegni della chiesa di S. Camillo de Lellis in Via Sallustiana, l’Associazione “Annas Linnas”, la Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa CILI-Italia, le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), il movimento internazionale “Uniti per Unire” e l’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) hanno fatto il punto sulla drammatica situazione dei campi di profughi palestinesi, siriani e iracheni nel Medio Oriente, con particolare attenzione al Libano e alla Siria.

Dopo un’introduzione di Annabella D’ Elia ( Annas Linnas Italia), il padre melchita libanese Abdo Raad, di Annas Linnas Libano, co-presidente di CILI-Italia(Confederazione Internazionale laica interreligiosa), ha parlato della grave situazione – che si protrae da decenni, sul piano umano,igienico,sanitario – dei campi profughi palestinesi in Libano. Alessandra Mulas, giornalista free-lance , s’è soffermata sulla Siria, Paese fortemente disunito e disgregato al suo interno, da 7 anni alle prese con una drammatica guerra civile, e soggetto tuttora ai reiterati attacchi dell’ ISIS.

Mentre il Libano, dove in questi 7 anni si è riversata una marea di profughi siriani, ora ha chiuso strettamente i suoi confini, presidiati dall’ esercito (per entrare nel Paese dalla Siria, ora serve uno speciale permesso del Governo libanese).

L’avvocato Caterina Boca, di Caritas italia, ha fatto il quadro giuridico dello status di rifugiato e di profugo politico secondo la normativa europea. Valeria Gutierrez, della Comunità di S.Egidio, ha illustrato le principali iniziative dell’ associazione (come i corridoi umanitari) in atto attualmente in Italia per i profughi siriani e per gli immigrati in genere, e specialmente per chi richiede asilo politico; Nicola Lofoco, giornalista freelance, portavoce del movimento internazionale Uniti per Unire, dopo aver portato a tutti i saluti ufficiali del movimento, ha ricordato che “Sino a quando non si risolverà il conflitto israelo-palestinese, non potranno risolversi i problemi di questi profughi in Libano” (450.000, secondo i dati ufficiali delle associazioni palestinesi, distribuiti in 12 campi profughi).

“Il fallimento delle Primavere arabe – ha sottolineato Foad Aodi, fondatore di AMSI, Associazione Medici d’origine Straniera in Italia, e UMEM, Unione Medica Euromediterranea – si sta purtroppo traducendo in gravissimi disagi soprattutto per donne, bambini, anziani, in tante regioni del Mediterraneo. Urgono iniziative per salvare dalle sofferenze tutta questa gente, che spesso non usufruisce neanche della minima assistenza sanitaria; e per sottrarre le donne che arrivano in Europa alle violenze, e i minori ai mercato indegno dei trapianti, della violenza sessuale e del lavoro in nero  attualmente ci sono più di 10.000 minori, immigrati, dispersi in tutta Europa). Mentre è indispensabile una vera politica europea del settore, in Italia non siamo prevenuti contro alcuna forza politica, e anzi facciamo auguri al nuovo Governo che verrà: governo che, però, non dovrà assolutamente penalizzare l’integrazione costruttiva degli immigrati nella società italiana, e la cooperazione coi nostri Paesi d’origine: come proposto nel nostro recente progetto la “Buona Immigrazione”, basato su immigrazione programmata, rispetto del principio dei diritti e doveri uguali per tutti e accordi bilaterali coi Paesi d’ origine degli immigrati che arrivano in Italia “.

I numeri, registrati dall’agenzia ONU per i rifugiati (UNHCR), sono d’ una chiarezza impressionante. Giordania, Libano e Turchia stanno ospitando attualmente circa 4,4 milioni di soli profughi dalla Siria, giunta purtroppo al settimo ano di crisi interna. In Giordania, Paese di 6 milioni di abitanti, si trovano 2,7 milioni di rifugiati (tra questi almeno 700 mila siriani), mentre nel Libano, che ha 4,5 milioni di abitanti, i profughi sono 1 milione e mezzo. La Giordania ospitava già oltre due milioni di palestinesi e 55 mila iracheni; il Libano, 450 mila palestinesi e 30 mila iracheni. Ben più grande e popolosa, la Turchia accoglie 2,5 milioni di rifugiati. C’è una folta presenza di profughi anche in Egitto (più di 260 mila).

Fabrizio Federici

I temi dell’Europa. Se ne parla su “Kmetro0”

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Dal G7 di giugno in Canada al nuovo ruolo dei sindacati europei, dall’”esperimento” del governo Merkel allo scenario delle prossime elezioni dell’Europarlamento nel 2019, dall’intervista a Piero Fassino a quella all’economista Galloni, oltre a un ricco mosaico di temi geopolitici e economico-finanziari di attualità aventi quale comune protagonista la prospettiva dell’Europa Unita. Sono alcuni degli elementi del numero appena pubblicato di “Kmetro0”, nuova testata bimestrale specificamente dedicata ai temi europei, nata dall’iniziativa dell’editore italo-libanese Nizar Ramadan e diretta da Alessandro Cardulli.

Redatto da giornalisti specializzati e con contributi di esperti in temi europei, “Kmetro0” vuole “parlare di Europa guardando al mondo da una prospettiva che accorcia le distanze fino a farle convergere appunto al chilometro zero – sottolinea l’editore, Nizar Ramadan – aiutando la percezione di una visione comune, di una realtà in cui si incontrano cronaca, conoscenza e libertà di espressione”.

Il numero di aprile-maggio 2018 apre con l’editoriale del direttore Cardulli dedicato al prossimo G-7 di giugno in Canada e al ruolo che i sindacati europei intendono ridisegnare per sé stessi. Seguono un servizio dalla Germania, incentrato sulle difficoltà del IV governo Merkel dopo il terremoto delle ultime elezioni politiche di settembre scorso, un articolo di scenario sulle prossime elezioni dell’Europarlamento della primavera 2019 e un ‘intervista a Piero Fassino, già presidente dell’ANCI e ora presidente del Centro Studi di Politica Internazionale, dalla quale emerge il ruolo più rilevante che l’Italia può giocare nello scacchiere europeo, in particolare nel Congresso dei Poteri locali del Consiglio d’Europa ,attraverso le iniziative di sostegno e partenariato per Comuni e Regioni dei Paesi mediterranei, specialmente di Tunisia, Marocco e Libia.

Largo spazio hanno i temi economico-finanziari: un intervento sulla politica europea di contrasto delle frodi bancarie e finanziarie e sulle possibili sinergie tra servizi e agenzie nazionali preposte; l’intervista a Marco Pizzi, presidente della Camera di Commercio Italia-Spagna, che insiste sul tema dell’armonizzazione, in primis fiscale, tra i Paesi; un approfondimento sulle nuove regole per creare imprese online nei Paesi UE e un focus sul futuro del settore automobilistico in Europa.

Con l’economista Antonio Galloni, ospitiamo un punto di vista “controcorrente” che vede nell’Euro l’impedimento a quei disavanzi funzionali che, a suo parere, avrebbero permesso all’Italia di assorbire disoccupazione e valorizzare le proprie risorse. Non mancano contributi su temi cruciali quali la sicurezza nell’Europa comunitaria, con l’intervista al segretario del sindacato di polizia Silp-Cgil Daniele Tissoni.

Guardando alla geopolitica, questa edizione offre un approfondimento sulle prospettive di allargamento dell’Unione Europea ai 6 Paesi balcanici (Serbia, Bosnia, Montenegro, Kosovo, Albania e Repubblica ex-jugoslava di Macedonia) e uno sull’Eurasia e l’apertura delle nuove “Vie della Seta”.

Il nuovo numero di Kmetro0 inoltre apre una finestra sulla cronaca con un’analisi giuridica su un controverso episodio verificatosi a Bardonecchia che si configura come azione irregolare da parte della polizia francese, con violazione di trattati transnazionali. Completano il numero servizi sull’Anno europeo della Cultura e sul fenomeno delle fake news, oltre a una puntata nel mondo della satira sofisticata, con un’intervista al mitico vignettista di “Repubblica” Massimo Bucchi.

La rivista – che nel formato cartaceo viene attualmente spedita in abbonamento – presto sarà disponibile on line e ha adottato una grafica innovativa, che evidenzia immediatamente servizi e contenuti in modo chiaro e diretto.

Fabrizio Federici

Gaza, ospedali al collasso. Attivare corridoio umanitario

gaza proteste

Almeno 60 morti e più di 3000 feriti, inclusi gli intossicati: tra le vittime, anche 8 bambini (compresa una neonata, morta per aver inalato gas lacrimogeno).Questo il bilancio provvisorio, fornito da fonti mediche locali, degli scontri di ieri al confine tra Striscia di Gaza e Israele. Il ministero della Sanità palestinese ha lanciato un SOS urgente a tutti gli organismi competenti, chiedendo d’aiutare gli ospedali e i presidi medici di tutta la Striscia di Gaza, attualmente al collasso, a far fronte all’arrivo di morti e feriti; le autorità di Gaza, intanto, hanno chiesto all’Egitto aiuti medici immediati e l’autorizzazione a trasferire laggiù i feriti più gravi.

Le Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, nell’esprimere profonda costernazione per quanto sta accadendo e viva solidarietà al popolo palestinese, rinnovano l’ appello – tramite il loro presidente, Prof. Foad Aodi – alle Nazioni Unite e agli altri competenti organismi sovranazionali e internazionali, per arrivare al piu’ presto a una soluzione diplomatica e per attivare rapidamente un corridoio di aiuti umanitari alla Striscia. “Ringraziamo intanto la Repubblica d’Egitto – precisa Aodi – per aver prontamente risposto alla richiesta d’aiuto delle autorità di Gaza”.

Tra i feriti (di cui poco meno di 30 gravi) ci sono 200 bambini, 90 donne, 11 giornalisti; 71 sono feriti di codice rosso, 830 codice verde e 1330 codice bianco. Servono urgentemente sangue, farmaci, e chirurghi vascolari, ortopedici e neurochirurghi e anestesisti, sempre secondo i medici locali .

“Non dimentichiamo – aggiunge Aodi – che sempre ieri, a Gerusalemme, intanto si stava attuando ufficialmente il trasferimento da Tel Aviv del’ ambasciata USA: riteniamo questo gesto del tutto provocatorio nei confronti dei palestinesi, considerando soprattutto il momento in cui avviene. Gerusalemme è da sempre una città soggetta a un particolare regime di diritto internazionale, considerata la sua grande importanza per tutte e tre le “religioni del Libro”: questa sua particolare natura non può in alcun modo legittimare un gesto unilaterale che la maggior parte della Comunità internazionale rifiuta, ricordando il ruolo storico della Città santa come capitale anche per il mondo arabo e musulmano, e come essenziale luogo di fede per ebraismo, cristianesimo e islam”.

Da notare che i rappresentanti dell’UE (con la sola eccezione di Ungheria, Repubblica Ceca, Romania e Austria: i primi 3, membri del “Gruppo di Visegrad”) non sono intervenuti all’inaugurazione dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme, trovandosi in disaccordo con la scelta. In proposito, il presidente palestinese Abu Mazen ha denunciato che gli Usa a Gerusalemme non hanno aperto un’ambasciata “ma un avamposto”, alludendo ai coloni israeliani: e annunciando per oggi, 15 maggio, lo sciopero generale dei Territori (scuole e negozi compresi), in protesta per gli uccisi a Gaza. “Per capire la complessità e gravità attuali dello scontro israelo-palestinese”, ha dichiarato ieri, a Roma, l’ambasciatrice palestinese in Italia, Mai al Kaila, “teniamo presente anche che il Parlamento israeliano ha approvato quest’anno una legge che legittima la costruzione, nei Territori occupati, persino di semplici avamposti dei coloni, anche su terreni di proprietà di privati cittadini palestinesi: nonostante che varie Risoluzioni ONU, e specialmente la n. 2334, da anni , in conformità al normale diritto internazionale, dichiarino illegittimo qualsiasi insediamento”.

Fabrizio Federici

Quarant’anni dopo: l’ultimo atto di Aldo Moro

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Quarant’anni fa, il 9 maggio 1978, si consumava l’ultimo atto del dramma di Aldo Moro, col ritrovamento del suo cadavere nella “storica” Renault rossa parcheggiata in Via Caetani (ripescata dalla RAI nei magazzini giudiziari per lo speciale su Moro della prima rete tv dell’8 maggio, e filmata proprio nello stesso punto di allora). Molte le iniziative per ricordarlo: dalla giornata di spettacoli del 7 maggio dedicata appunto al presidente Dc dal Teatro Argentina (con rappresentazione di pieces teatrali e proiezione, tra l’altro, dei 3 celebri film di Ferrara, Bellocchio e Renzo Martinelli) al convegno in programma il 10 maggio all’ Istituto “Sturzo”, centrato sulla complessiva azione di Moro nella storia della Repubblica. Anche il Dipartimento di Scienze dell’ educazione dell’ Università Roma 3 ha voluto parlarne: organizzando, su proposta del giornalista Nicola Lofoco, una speciale lezione alla cattedra di Storia Contemporanea nella sede di via Principe Amedeo.

“Aldo Moro”, ha sottolineato, in apertura, Carlo Felice Casula, titolare della cattedra, davanti a un centinaio di giovani studenti molto interessati al tema ( per la cronaca, incredibilmente al 90% donne, con meno d’ una decina di maschi!), “senz’altro è stato una delle figure di primo piano della storia repubblicana. Nel ’46, a soli trent’anni, è già presidente della nuova DC; poco dopo , nell’Assemblea Costituente, fa parte, con Giuseppe Dossetti e altri, della celebre “Commissione dei 75″, cui si deve la stesura di gran parte della nostra Costituzione. Deputato nel 1948, nel ’55 è già ministro degli Esteri, e di lì a pochi anni inizierà il difficile lavoro d’ allargamento della maggioranza di governo ai socialisti, sulla strada del primo Centrosinistra (cosa che gli procurerà, già allora, parecchi nemici)”.

“Per me – ha aggiunto Roberto Cipriani, sociologo della religione, docente emerito a Roma Tre , “Moro è stato un fondamentale punto di riferimento. “Lo conobbi per le elezioni politiche del ’63, per un suo comizio a Canosa: la capacità d’ aggregare pazientemente consenso intorno alla sua linea, che puntava a creare un governo organico di Centrosinistra (cosa che gli sarebbe riuscita pochi mesi dopo, con l’inizio del suo quinquennale governo, insieme quasi sempre al socialista Pietro Nenni) risulta ancor piu’ evidente considerando che la corrente morotea vera e propria, nella DC, allora raccoglieva appena il 10% .Altro momento significativo: vari anni dopo, a dicembre del ’74, presentando il governo bicolore creato insieme al repubblicano Ugo La Malfa, Moro è apertamente contrario alla proposta del “Compromesso storico” formulata da Berlinguer l’anno prima: però da’ atto ai comunisti di svolgere egregiamente il loro ruolo d’ opposizione.Mentre in politica estera, riconosce la legittimità delle aspirazioni nazionali dei palestinesi: sottolineando però, al tempo stesso, la necessità storica, per l’ Italia, d’ aiutare il giovane Stato d’ Israele”.

Nicola Lofoco, giornalista collaboratore di “Huffington Post” e altre testate, che al caso Moro ha dedicato un documentato saggio (“Cronaca di un delitto politico”, Bari, Les Flaneurs ed., 2016, che confuta molte inesattezze e illazioni gratuite circolate negli anni sull’ argomento), ha inquadrato la storia del rapimento Moro nel contesto sociale e politico di allora, quegli anni ’70 che, apertisi in pratica con Piazza Fontana, eran stati punteggiati senza tregua da attentati, stragi, delitti politici, manifestazioni di piazza piu’ che violente. ” Culminate nel ’77, con l’ esplosione della protesta giovanile contro la Riforma universitaria Malfatti, e le sue violente strumentalizzazioni da parte dell’ Autonomia. Ma quando , nel ’78, le BR vanno ancora oltre. arrivando a rapire Moro dopo aver massacrato la sua scorta, al tempo stesso giungono allo zenith e iniziano un inarrestabile declino: avendo “in attivo” un omicidio di 5 uomini che non è certo il “biglietto da visita” atto a chiedere ulteriori riconoscimenti. Dopo, non sanno cogliere l’ occasione improvvisamente apertasi col discorso di Paolo VI del 22 aprile (il celebre appello agli “uomini delle Brigate Rosse”, per loro un indiretto riconoscimento) e, addirittura, l’intervento del segretario dell’ ONU Waldheim; e, anzi, uccidono spietatamente Moro (la loro fine inizierà veramente con l’assassinio, a gennaio ’79,. dell’operaio Guido Rossa)”.

“Conobbi Aldo Moro quand’ero studente alla Sapienza”, ha ricordato, infine, Luigi Fenizi, oggi funzionario parlamentare in pensione e collaboratore di “Avanti” e “Mondoperaio”, “nell’autunno del ’67, avendo deciso di fare, con lui, l’esame di Istituzioni del diritto e procedura penale. Feci quest’esame il 5 marzo del ’68, 4 giorni dopo la storica “battaglia” tra studenti e polizia a Valle Giulia, e poco dopo la fine temporanea dell’ occupazione studentesca della “Sapienza”. Fui interrogato sia da Moro che da un suo assistente, Renato Dell’ Andro (al quale, nel ’78 sottosegretario di Grazia e giustizia, Moro stesso, prigioniero delle BR, avrebbe indirizzato poi una toccante lettera chiedendogli aiuto). Ho ricordato poi Moro nel mio libro di pochi anni fa “Il secolo crudele” (raccolta di “interviste e incontri impossibili” coi grandi della storia), immaginando un intenso dialogo con lui. Ma altro ricordo importante, in proposito, è quello – che ho tuttora molto preciso – della sera dell ‘8 maggio 1978, il giorno prima del tragico epilogo della vicenda: quando, alle 19,30 circa,nel cortile di Palazzo Giustiniani vidi Bettino Craxi, scuro in volto, che usciva in gran fretta dalla macchina per raggiungere lo studio di Fanfani, allora presidente del Senato: probabilmente per chiedergli – in vista del consiglio Nazionale della DC del giorno dopo – una dichiarazione d’ appoggio alla linea “trattativista” con le BR scelta, dai socialisti, in contrapposizione al “Fronte della fermezza”, forte dell’asse DC-PCI ( la dichiarazione il giorno dopo ci sarebbe stata, ma senza alcun effetto, con Moro ucciso nelle primissime ore del mattino, N.d.R.)”.

“Senza infamia e senza lode”, poi, la docu-fiction RAI “Aldo Moro.Il professore”, trasmessa da Rai uno la sera dell’ 8 maggio. Che, se ha il merito di parlare del presidente Dc in chiave diversa da quella di altri celebri pellicole (“Il caso Moro” di Giuseppe Ferrara, ricostruzione della vicenda giorno per giorno, e “Buongiorno notte” di Marco Bellocchio, centrata sul rapporto tra Moro e i suoi carcerieri), concentrandosi sulle doti umane e la forte dialettica dimostrate dal leader pugliese nel suo primario ruolo di docente universitario, non è però accettabile nella tesi di fondo. Che ( in omaggio al “nuovo corso”, fortemente PD, di mamma RAI, almeno nella sua Rete ammiraglia?), da un lato, individua nella sola Dc (che, tra l’altro, non era al suo interno così compatta nel respingere qualsiasi trattativa con le BR) l’asse portante del “Fronte delle fermezza”, accennando appena al ruolo (essenziale, invece) ricoperto anche dal PCI berlingueriano. Dall’altro, sempre nelle interviste a giornalisti, studiosi e protagonisti di allora, esagera quella che fu l’ ostilità a Moro dell’ establishment USA, e il possibile coinvolgimento nell’ “operazione Moro”, di elementi di servizi segreti stranieri, addirittura sin da Via Fani.

Fabrizio Federici

“Wajib”: delicato film palestinese. Il senso della vita e la dura realtà

locandinaÈ finalmente uscito anche nelle sale italiane “Wajib- Invito al matrimonio”: film del 2017 opera di Anne Marie Jacir, regista, sceneggiatrice e produttrice cinematografica palestinese, nativa di Betlemme; coprodotto da più Paesi (tra cui Francia, Qatar ed Emirati Arabi Uniti).

Interpretato dal celebre Mohammed Bakri, star del cinema mediorientale che ha lavorato anche coi fratelli Taviani e con Saverio Costanzo, e dal figlio Saleh, “Wajib” è, in sostanza, un “On the road”, che, però, rispetta rigorosamente la celebre unità aristotelica di tempo, luogo e azione. Perché i due protagonisti, padre (il vecchio insegnante Abu Shadi) e figlio (Shadi, che vive a Roma), pur muovendosi tutto il giorno in macchina, non escono da Nazareth: devono adempiere, infatti, il dovere del “Wajib”, cioè di consegnare personalmente, a tutti gli invitati, gli inviti al matrimonio della figlia – e sorella – Amal (Maria Zreik).

Sbrigare quest’incombenza – tipica d’una società, come quella palestinese, nonostante tutto ancora abbastanza contadina e patriarcale – permetterà loro di passare un’ intera giornata insieme, con una vera propria “abbuffata” di parenti e amici (in un clima che ricorda anche certe atmosfere del nostro Sud), e incontrando anche varie disavventure. Al termine della giornata (che ricorda, “mutatis mutandis”, quella di Leopold Bloom nell’Ulisse” joyciano), compiendo il “nostos”, il viaggio di ritorno, avran modo di ritrovare sè stessi, riscoprendo – dopo anni – il proprio rapporto.

Durante le peregrinazioni, infatti, è venuto inevitabilmente a galla il confronto, e quasi lo scontro, tra le due diverse mentalità. Quella di Abu Shadi, un moderato che per tanti anni ha accettato di piegarsi a tanti compromessi con gli occupanti israeliani per poter assicurare una vita dignitosa alla sua famiglia (è separato dalla moglie, che negli USA s’è rifatta una vita coniugale), e quella del giovane Shadi. Architetto che, a suo tempo, ha preferito lasciare la Palestina (dietro consiglio sempre del padre) e, a Roma, vive con una ragazza palestinese figlia d’un dirigente dell’OLP, e non vuole accettare gli equilibrismi del padre. Sullo sfondo, la dura realtà quotidiana della Cisgiordania occupata da Israele nella Guerra dei Sei giorni: coi mille escamotages cui devono ricorrere, per vivere, gli arabi palestinesi, stretti tra l’occupante e una leadership nazionale non sempre all’ altezza del proprio ruolo. Alla fine, però, padre e figlio sapranno comprendere ognuno le ragioni dell’altro.

Un film delicato, diremmo un “Monsoon wedding” più serio e drammatico: già insignito di vari premi in festival come quelli di Londra, Locarno e Mar della Plata), e candidato, per la Palestina, all’Oscar per il miglior film straniero. Senz’altro da vedere.

Fabrizio Federici

Sanità e informazione, accordo in arrivo

medici 2Che analogie ci possono essere, tra i vissuti professionali quotidiani di giornalisti e medici? Diverse, in realtà.
Presso l’Ordine dei Giornalisti del Lazio, nella sala conferenze della “Stampa Romana”, il Presidente dell’ Ordine dei Medici di Roma, Antonio Magi, e il segretario dell’ Associazione Stampa Romana, Lazzaro Pappagallo, hanno firmato un accordo-quadro per affrontare meglio una serie di problemi comuni ad ambedue le professioni.
Ci riferiamo anzitutto a quelle situazioni di disagio, e anche di pericolo, che i professionisti della sanità e dell’ informazione affrontano molto spesso a causa di molteplici fattori: vedi le aggressioni – verbali e anche fisiche – che spesso subiscono i medici, da parte di pazienti (o da loro parenti e amici, ma anche occasionali “simpatizzanti”) stanchi d’ attendere per ore di essere visitati, esasperati dalle lungaggini burocratiche del SSN. Dall’altro, le aggressioni analoghe che sempre piu’ spesso subiscono i giornalisti ( già 46 casi nel 2018): per non parlare delle “querele temerarie”, anzi miliardarie, che arrivano, con richieste di risarcimento esorbitanti, ad ambedue le categorie, da parte di utenti che si ritengono, spesso a torto, vittime di casi di malasanità, o di cittadini che si sentono calunniati. Il discorso, poi, è piu’ ampio, e andrebbe riferito a tutti quegli episodi – moltiplicatisi, in Italia, negli ultimi anni – che indicano un generale imbarbarimento della società: non ci sono solo i giornalisti presi a testate e minacciati di morte, e i medici aggrediti anche nei loro studi; ma anche gli insegnanti minacciati d’ esser sciolti nell’acido da loro alunni, sino all’episodio incredibile (Roma, 2016) della signora, salita su un bus dell’ Atac, che, urtata dalle risposte un po’ sgarbate del conducente, chiana il marito e, al capolinea del mezzo, gli fa picchiare a sangue il povero autista.
“Anzitutto per combattere meglio questi fenomeni (che rendono difficile e stressante il lavoro quotidiano di medici e giornalisti), abbiamo deciso di firmare quest’ accordo, che sviluppa la collaborazione tra le nostre due categorie “, hanno precisato Magi e Pappagallo. “Ma anche – ha sottolineato il Presidente dell’ OMCeO di Roma – per combattere l’ altro preoccupante fenomeno delle “fake news”, delle notizie errate, che hanno effetti molto spesso devastanti (vedi, ad esempio, l’ abitudine di molti pazienti di cercare la cura “fai da te”, solo consultando in Rete il “Dottor Google”, anzichè rivolgendosi al medico di famiglia o agli altri presìdi sanitari). Questo è possibile se si crea un presidio di primo intervento, una sorta di “Pronto soccorso informativo” per i giornalisti su sanità e medicina: che, gestito dall’ Ordine mediante un numero telefonico dove risponderanno medici qualificati, permetterà di dare ai giornalisti notizie sempre esatte e aggiornate ( stiamo pensando anche a specifiche app, di cui potranno usufruire tutti i cittadini)”.
“Al giorno d’ oggi, del resto”, ha aggiunto il segretario di “Stampa romana”, “nessuna categoria professionale può operare senza rapportarsi ad altre, senza avviare una minima collaborazione; e come giornalisti, dobbiamo chiederci cosa possiamo fare, con i medici, per offrire servizi veramente migliori ai cittadini, in un Paese che sta cambiando sempre di più ad un ritmo impressionante”. “Piu’ in generale, poi”, ha aggiunto Magi, ” l’ OMCeO di Roma si propone di sviluppare rapporti costruttivi con tutte le altre categorie professionali: contribuendo, all’ attivazione di quel “tavolo interprofessionale” previsto da un’apposita legge della Regione Lazio, rimasta sinora inattuata”.
” Interprofessionalità e rapporto stretto col territorio, questi due aspetti sono stati centrali nel programma della lista “Medici Uniti”, vincitrice, a dicembre scorso, delle elezioni all’ Ordine di Roma. “ ha aggiunto in chiusura, il prof. Foad Aodi, consigliere dell’ OMCeO di Roma, coordinatore dell’ Area Rapporti coi Comuni e Affari esteri. “ Un applauso a questa iniziativa dell’ accordo, che rafforza la collaborazione tra medici e giornalisti, dal territorio italiano sino ad arrivare a livello internazionale: sempre in prima linea per prevenire, curare e informare. Vedi, ad esempio, il successo della “Giornata della Salute” organizzata, il 21 aprile, dal Comune di Ladispoli insieme all’ Ordine Medici di Roma: con piu’ di 1.000 visite specialistiche gratuite effettuate da medici qualificati. Il tutto grazie anche all’informazione ramificata sui quotidiani locali. Mentre, cosa ancor piu’ importante, medici e giornalisti si trovano quotidianamente in prima linea nelle aree piu’ calde del mondo ( dalla Siria alla Libia): gli uni cercando il piu’ possibile di curare le popolazioni, gli altri cercando d’ informare il mondo su quello che accade “.

“La nostra solidarietà, e il nostro pieno riconoscimento”, prosegue Aodi, “vanno a tutti i medici e giornalisti che rischiano la propria vita per l’ interesse comune, senza distinzioni.
Le statistiche presentate dall’ Ordine dei Medici di Roma sulle aggressioni ai medici ( nel 2017, in media 3 aggressioni al giorno, il 68% nei confronti di donne, il 32% di uomini: di tutte queste, il 60% minacce semplici, il 20% percosse, il 10% minacce a mano armata, un altro 10% atti di vandalismo; il tutto con un costo, per la collettività, di 3.783 giornate lavorative in meno, e, per il SSN, di 30.056.750,00 euro) fanno preoccupare molto. Bisogna iniziare a curare questo male sociale iniziando dalla collaborazione interprofessionale, e dagli aspetti culturali, anche per quanto riguarda le discriminazioni nei confronti dei medici di origine straniera e di colore: come é successo recentemente, in Lombardia, nei confronti di quel collega del Camerun”.

Fabrizio Federici

Una giornata cittadina
per la prevenzione

Vegetable diet nutrition or medicaments concept. Doctors hands writing diet plan, ripe vegetable composition, laptop and measuring tape on white backgroundA Ladispoli, sul litorale laziale, sabato 21 aprile, per la prima volta in Italia è stata organizzata una Giornata cittadina dedicata interamente alla prevenzione delle malattie. L’evento, dal titolo ‘Prevenire e’ vivere’, e’ stato organizzato col patrocinio di Ordine dei Medici di Roma, Asl Roma 4, Avis, Croce rossa, “Salus Medical Center” e Apaim, Associazione Pazienti Italia Melanoma. Prevenzione a tutto tondo anche per gli animali, grazie allo spazio allestito dagli studi veterinari, dall’associazione ‘Fare ambiente’ e dalle guardie zoofile Nogra.

Alla conferenza stampa di presentazione, presso la biblioteca dedicata a Peppino Impastato, e’ stato presentato il manifesto ‘Comuni Uniti per la Sanita’ ”, cui il Comune di Ladispoli aveva gia’ aderito a febbraio scorso.
“Dopo Cerveteri, ora siamo a Ladispoli, ma l’obiettivo e’ lo stesso”, ha detto, ai margini dell’ evento, il consigliere dell’ Ordine dei Medici di Roma, e coordinatore dell’ area Rapporti coi Comuni e Affari Esteri, Foad Aodi : “in accordo con il presidente dell’Omceo Roma Antonio Magi, e con tutto il consiglio direttivo, vogliamo avvicinare l’ Ordine dei Medici ai cittadini del territorio, per garantire loro un servizio di qualita’. Ma per fare questo dobbiamo creare una rete territoriale che coinvolga istituzioni, enti locali, associazioni, Universita’ e presìdi sanitari. Per questo, la Commissione “Comuni uniti” vuole internazionalizzare la sanita’ romana e di provincia, grazie anche alla collaborazione dei direttori generali e dei direttori sanitari”.

“Dobbiamo puntare – prosegue Aodi – alla telemedicina e abbattere i pregiudizi, le barriere culturali e linguistiche che troppo spesso intralciano il cammino per una sanità universalmente accessibile. Per questo bisogna formare dei mediatori culturali che possano accogliere i pazienti stranieri, specie coloro che non hanno il permesso di soggiorno. Ogni territorio, poi, ha le sue criticità: qui a Ladispoli, e’ sicuramente la mancanza di punti soccorso per problemi cardiovascolari. Il lavoro prosegue, vogliamo parlare coi Comuni di Civitavecchia, Santa Marinella, Bracciano, ma anche Tivoli, Guidonia e Subiaco”.

“Ospitare questa manifestazione è stato un onore e un impegno, a cui la città si preparava da mesi”, dice il sindaco di Ladispoli, Alessandro Grando. “Abbiamo aderito subito al manifesto ‘Comuni Uniti’ nell’ottica di promuovere la prevenzione come strumento di benessere. Il 21 aprile in piazza ci sono state molte realtà dell’ associazionismo insieme ai rappresentanti degli Ordini, mentre in giro per la città sono rimasti aperti farmacie e studi medici, anche gli studi veterinari: una copertura a 360°, resa possibile anche grazie al coordinamento del delegato alla Sanità, Roberto Ortel. Vista la partecipazione- conclude – abbiamo deciso di ripetere con cadenza annuale questa manifestazione, quindi ci rivediamo l’anno prossimo”.
Soddisfazione anche da parte del direttore sanitario dell’ Asl Roma 4 (nonchè membro della Commissione Comuni Uniti dell’ Ordine dei Medici Roma), Carmela Matera: “Siamo felici che anche il Comune di Ladispoli abbia aderito al manifesto ‘Comuni Uniti per la Sanità’; la firma ha messo insieme due enti fondamentali per il territorio come i Comuni e la Asl, grazie all’Omceo di Roma. L’idea, visto l’ottimo risultato raggiunto, è di portare questa esperienza in altri Comuni nel comprensorio della Asl Roma 4, perchè è importante stare sul territorio, sia nei grandi comuni che in quelli più piccoli. Il manifesto è molto produttivo anche da un altro punto di vista: la tutela della multiculturalità dei pazienti, fenomeno presente in molti territori, non solo a Ladispoli, ma anche a Bracciano, Anguillara e Trevignano”.

“Organizzando quest’ evento, grazie alla preziosa collaborazione dell’Ordine dei medici di Roma, abbiamo voluto dare un segnale forte”, aggiunge infine Roberto Oertel, delegato alla Sanità del Comune di Ladispoli. “Quel che vogliamo fare è cercare di diffondere la cultura della prevenzione, perchè siamo convinti che possa salvare la vita. Il 21 aprile, già a metà mattinata più di 600 persone si sono fatti visitare gratuitamente dai numerosi specialisti a disposizione. Questo è un evento unico in Italia: è per questo che ringrazio tutti coloro che hanno partecipato, dal Comune all’ Ordine dei Medici, passando per le associazioni, la Asl e la Croce Rossa, che ha curato tutta la logistica”.

Fabrizio Federici

Siria, serve una forte iniziativa diplomatica

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Quel che lascia più sconcertati, nell’apprendere le notizie sul raid anglo-franco-statunitense in Siria, non è tanto il pericolo d’ un’ estensione del conflitto coinvolgente le altre superpotenze (non è pensabile, infatti, che la Russia fosse completamente all’ oscuro delle intenzioni di Trump, data la fitta rete di contatti tra i due Paesi, oggi piu’ che mai legati da stretti rapporti d’ interesse). Ma è il ripetersi, puntuale come un orologio, d’ un copione già visto, nell’ ultimo (quasi) ventennio: dall’ Afghanistan all’ Iraq e alla Libia. Dall’11 settembre 2001 in poi, le varie amministrazioni USA, col sostegno più o meno convinto di Gran Bretagna e Francia, con l’alibi di promuovere la democrazia nel Terzo mondo hanno portato avanti piani palesemente imperialistici, a copertura di forti interessi economici, soprattutto delle grandi compagnie petrolifere e delle multinazionali.
Come già accadde con Gheddafi, così, oggi USA, Francia (che in Siria ha interessi sin dal tempo delle Crociate) e Regno Unito lanciano contro la Siria, in sostanza, un attacco militare con scelte puramente unilaterali, e senza aver minimamente interessato, prima, le Nazioni Unite. Unica nota positiva rispetto al 2011, è la non partecipazione italiana a quest’ennesima avventura (il premier Gentiloni ha detto chiaramente che l’Italia non concederà l’ uso delle basi sul suo territorio per azioni offensive contro la Siria).

Su quanto sta accadendo, registriamo anche la presa di posizione netta delle Co-mai, Comunita’ del Mondo Arabo in Italia. Che condannano “l’ennesimo attacco unilaterale degli Stati Uniti , della Francia e della Gran Bretagna, compiuto senza mai cercare prima soluzioni pacifiche, senza interessarsi prima ai diritti dei civili e dei numerosi feriti, che da settimane aspettano aiuto. Non vogliamo un’altro Iraq, non vogliamo un’altra Libia e un altro Afghanistan, dove le guerre hanno portato solo morti e disastri, e alibi ai movimenti terroristici. Non vogliamo attacchi militari unilaterali”, sottolinea il fondatore delle Co-mai, Foad Aodi: “chiediamo il coinvolgimento dell’Onu e l’ urgente verifica delle prove dell’ uso di armi chimiche in Siria, prove che sia gli Stati Uniti che la Francia han dichiarato di avere. Chiediamo anche una posizione netta dell’ Italia riguardo l’attacco unilaterale contro la Siria; e ringraziamo il Presidente del Consiglio Gentiloni e il sen. Matteo Salvini per la loro posizione netta e non ambigua .
In un momento in cui le diplomazie mondiali stavano vincendo la guerra contro il terrorismo, e il conflitto contro l’Isis è stato vinto sia in Siria che in Iraq, non comprendiamo le ragioni dell’attacco contro la Siria, visto che da anni nessuno ne parlava, né tantomeno nessuno se ne interessava”, prosegue Aodi , che aggiunge: “I medici locali aspettavano e chiedevano a noi aiuti ed un corridoio sanitario, invece da venerdì scorso hanno assistito ad un attacco missilistico, restando senza fiato, osservando tutta la popolazione impaurita che stava per le strade. Il mondo arabo e musulmano è molto deluso dalla posizione della Francia e di Macron, e non comprende questo comportamento, quello di dichiarare, prima, d’ essere in possesso delle prove dell’ uso di armi chimiche, e poi unirsi agli Stati Uniti contro un’altro Paese arabo, dopo la guerra di Sarkozy alla Libia, una guerra fallita in tutto. Mentre la scelta di Trump allontana ancor piu’ dagli USA il mondo arabo e musulmano.
Ormai sia l’Occidente che il Medio Oriente non credono all ‘ uso della forza contro i nostri Paesi. Si tratta di guerre eseguite solo per risolvere i problemi esistenti tra America e Russia: le quali, mostrando i muscoli l’una contro l’altra, utilizzano i conflitti per scopi solo economici, come è successo in Libia. Intanto, il bilancio dei morti, dopo il primo attacco di sabato 14 e alla base iraniana di Aleppo , è di 15 morti e 33 feriti; così ci hanno riferito i medici locali.
Seguiamo, con grande preoccupazione e angoscia per quest’ attacco alla Siria, i fatti e le loro possibili conseguenze: che possono scatenare addirittura un’ altra guerra, a livello mondiale e non solo euromediterraneo . Ci appelliamo quindi all’ Onu per fermare quest’ attacco, e il rischio d’ una terza guerra mondiale; e all’ Italia, per promuovere un’ adeguata iniziativa diplomatica per il ristabilimento della pace”, conclude Aodi, fondatore delle Co-mai e dell’ AMSI, Associazione Medici d’ origine Straniera in Italia: che è in contatto coi medici siriani su tutto il territorio siriano e all’estero.

“Sono profondamente turbato dall’attuale situazione mondiale, in cui, nonostante gli strumenti a disposizione della comunità internazionale, si fatica a concordare un’azione comune in favore della pace in Siria e in altre regioni del mondo”, ha detto inoltre Papa Francesco nelle sue visite, in varie zone di Roma, di domenica 15 aprile. “Mentre prego per la pace, e invito tutte le persone di buona volontà a continuare a fare altrettanto, mi appello nuovamente a tutti i responsabili politici, perché prevalgano la giustizia e la pace”.

Fabrizio Federici

 

Ricerca, firmato accordo tra Amsi, Umem e Unicamillus

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La sanità come strumento di cooperazione che favorisce la conoscenza tra i popoli, le culture e le religioni: con questa premessa l’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI), la Confederazione Internazionale Unione Medica Euro-mediterranea- UMEM, le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e il Movimento Internazionale “Uniti per Unire” con le realtà aderenti, hanno siglato un protocollo d’ intesa con l’Università “UNICAMILLUS” di Roma, Saint Camillus International University of Health Sciences. Un accordo che nasce spontaneamente sia dal lungo impegno sostenuto da AMSI, Uniti per Unire ed UMEM a favore dell’integrazione dei professionisti della sanità d’ origine straniera in Italia e del dialogo interculturale, che dall’attività di formazione e ricerca condotta da “Unicamillus” attraverso i suoi corsi di laurea medico-scientifici, aperti a studenti comunitari e non, e disponibili in lingua inglese (Medicina e Chirurgia; Fisioterapia; Ostetricia; Scienze Infermieristiche; Tecniche di Laboratorio Biomedico; Tecniche di Radiologia Medica per Immagini e Radioterapia).
Tra i principali punti dell’accordo, siglato da Foad Aodi, medico fisiatra, Fondatore di AMSI e UMEM e Presidente di Uniti per Unire, e Gianni Profita, Rettore di Unicamillus: promuovere l’attività congiunta e l’offerta formativa dell’Ateneo nei Paesi arabi, africani, euromediterranei e sudamericani; incoraggiare la ricerca scientifica sulle patologie più emergenti, anche attraverso insegnamenti innovativi, col coinvolgimento di medici di Amsi e Uniti per Unire; sostenere la cooperazione internazionale; favorire lo scambio socio-sanitario, i gemellaggi, gli stage e l’uso della telemedicina; sviluppare la progettazione e l’ erogazione di corsi e conferenze per l’aggiornamento professionale.
“È un accordo molto importante, che rafforza la nostra missione per la costruzione di ponti di dialogo interculturale e interreligioso tra l’Italia e i nostri Paesi d’ origine”, dichiara il Prof. Foad Aodi. “In questo modo – aggiunge – viene valorizzata la medicina come strumento di cooperazione internazionale, di dialogo e conoscenza tra i popoli. Ringraziamo l’Università Unicamillus per la grande sensibilità dimostrataci, e per il suo contributo significativo per la formazione di tanti studenti del mondo”.

“Unicamillus – aggiunge il rettore Profita – ha anche l’ambiziosa missione di portare la sanità al centro del dialogo tra le nazioni. In questo senso, la sua attività accademica appare simbiotica con quella, estremamente meritoria, dei membri di AMSI, UMEM e Uniti per Unire. La salute non ha colore politico e ancora meno colore della pelle. E’ un valore assoluto, per il quale il Nord e il Sud del mondo devono impegnarsi senza sosta. L’accordo firmato insieme al Prof. Aodi, quindi, non solo era, per l’Università, ineludibile, ma direi quasi inevitabile.”

Fabrizio Federici