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Fabrizio Federici

Un manifesto per l’integrazione in Europa

velo“No all’interpretazione “fai da te” dell’Islam, che equivale a fare il gioco dell’estremismo e del populismo, e no all’imposizione di obblighi (che nell’islam vanificano il senso e il valore dell’azione compiuta, azione che non è frutto d’una libera scelta). Sì, alla libertà di scelta, anche per quanto riguarda il velo”. Non usa mezzi termini, Foad Aodi, medico fisiatra, Presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e Fondatore di Cristianinmoschea, la Confederazione Internazionale laica interreligiosa lanciata, dopo i sanguinosi attentati dell’estate scorsa, con l’evento Musulmaninchiesa, partecipazione di migliaia di musulmani, in tutta Italia, alle funzioni religiose cattoliche (e la simmetrica presenza, l’11-12 settembre, di migliaia di cristiani nelle moschee italiane). I recenti episodi di cronaca (Bologna, Pavia, vicinanze di Napoli, ecc…), generati da reazioni eccessive all’interno di famiglie d’immigrati musulmani, da parte di genitori e mariti, nei confronti di comportamenti di figli e mogli a loro giudizio non conformi ai valori tradizionali islamici – episodi di cui lasciamo a chi di dovere di chiarire i motivi e le esatte modalità – risultano paradigmatici dei comportamenti delle ultime generazioni di immigrati musulmani in Italia ed in Europa.

Proprio su questi temi (composizione sociale degli immigrati in Italia e uso del velo), Co-mai, il movimento “Uniti per Unire” e la Confederazione internazionale Cristianinmoschea presentano le loro statistiche, e avanzano proposte concrete: “Dagli anni ’60 sino alla caduta del Muro di Berlino dell’89-’90”, spiega Aodi, “la prima fase dell’immigrazione extracomunitaria in Italia vedeva una forte presenza di studenti da Paesi arabi, nord e centroafricani, ai quali si aggiungevano gli studenti provenienti da altri Paesi (Somalia, Iran, Grecia e Israele). Il 40% circa di questi è rimasto in Italia dopo la laurea, ha messo su famiglia unendosi spesso con italiani, e ha dato origine a una seconda e, in alcuni casi, anche terza generazione, senza particolari problemi d’integrazione. La seconda fase dell’immigrazione, iniziata dopo l’89, e il conflitto jugoslavo del ’91-’95 e la caduta del muro di Berlino , ha visto arrivare soprattutto immigrati dall’Est europeo post comunista (tra i quali, comunque, anche molti musulmani, da Albania, Kosovo, Bosnia-Erzegovina): si trattava di gente più anziana (età media 35-40 anni), soprattutto lavoratori, con problemi diversi da quelli della prima fase, e con maggiori difficoltà d’ integrazione. Infine, con le “Primavere arabe”, e i loro sogni e delusioni, dal 2011 in poi è iniziata la terza fase dell’immigrazione: c’è un forte afflusso di immigrati in fuga da quei Paesi (dalla Tunisia e dall’area inclusa tra penisola arabica e Golfo Persico), per la maggior parte richiedenti asilo. In quest’ ultima fase sono nati i maggiori problemi d’integrazione: diverse di queste famiglie (almeno dal 5% al 7% circa) tendono a ripiegarsi su se stesse, a cercare nei valori tradizionali e nelle usanze dei Paesi d’origine un conforto ai problemi quotidiani. Ecco allora che in alcune di queste famiglie, con genitori il più delle volte over 50, non laureati e d’ estrazione più umile, prevalentemente contadina, possono verificarsi maggiormente i fenomeni del “Padre-padrone”, della madre succube del marito e dei figli. Sono soprattutto le donne a subire imposizioni (come appunto quella del velo): e nel 50% circa di queste famiglie, i figli hanno spesso difficoltà nel processo di alfabetizzazione, e si registra un tasso d’abbandono scolastico che supera il 50%”.

“Venendo alle proposte costruttive, come Co-mai, Uniti per Unire e #Cristianinmoschea”, prosegue Ail presidente Aodi, “basandoci anzitutto sull’esperienza degli ultimi 16 anni di apertura degli sportelli d’ascolto in varie Regioni d’Italia, come AMSI, Associazione Medici d’Origine Straniera in Italia, Co-mai, e Movimento – per il dialogo interculturale e interreligioso- “Uniti per Unire”, e del quotidiano dialogo con le persone, proponiamo una serie di obiettivi, riassunti nel “Manifesto per la conoscenza e l’integrazione in Europa ” della Co-mai e di #Cristianinmoschea:

– No alle interpretazioni personali del’ Islam, che tendono a sfociare poi nei divieti assoluti(per il Corano, l’uso del velo non è obbligatorio, è una libera scelta);
– Sì alla possibilità, per ogni persona, d’essere sempre identificata , nel rispetto delle leggi italiane ( vedi anzitutto il Testo unico di Pubblica Sicurezza, in gran parte ancora in vigore, del 1931, N.d.R.), specialmente quando si accede a strutture sanitarie;
– No alle strumentalizzazioni della questione-velo, con cattiva informazione ;
– Verificare sempre le notizie, prima di metterle sui media per non alimentare ulteriormente l’islamofobia;
-Si alla buona Informazione per l’interesse di tutti;
– Sì ad una legge europea sull’immigrazione, che tuteli precisamente diritti e doveri degli immigrati, nel rispetto delle leggi dei Paesi ospitanti e nel rispetto reciproco tra immigrati e cittadini dei singoli Paesi, sul piano anzitutto culturale e religioso;
– No al multiculturalismo “fai da te”, demagogico e approssimativo, fallito in tanti Paesi europei (Germania, Francia , Belgio, Olanda, Inghilterra);
– Sì invece a multiculturalismo e politiche d’integrazione programmate, nelle scuole e nei posti di lavoro, in Italia e in Europa;
– No alle moschee e agli imam “fai da te”, sì a soluzioni precise concordate con Stato ed enti locali, e alle preghiere del venerdì anche’ in lingua italiana; No a ghetti e “bainlieue” fatti di soli immigrati;
– Sì all’inserimento degli immigrati nella società del Paese ospitante, con la necessità d’apprendere lingua, storia, diritto e cultura di quest’ultimo;
– Sì alla cittadinanza italiana temperata, ai figli degli immigrati e della seconda generazione;
-No,infine, a quanti (istituti, associazioni, personaggi vari, sia musulmani che convertiti all’ islam, ecc..) si autoproclamano improvvisamente voce o rappresentanti dell’ islam italiano; la rappresentatività va conquistata dal popolo e non nominata o delegata da terzi.

Vogliamo ricordare, in ultimo, che l’80% dei 2 milioni circa di musulmani italiani è decisamente laico: a Co-mai e #Cristianinmoschea aderiscono associazioni, federazioni, comunità, centri culturali e membri del Consiglio supremo dell’Islam italiano che rappresentano il 95% degli arabi in Italia , l’80 per cento dei musulmani italiani e l’ 80% delle comunità d’ origine straniera in Italia. Nessuno tra loro ha mai parlato di obbligo del velo, né d’imporre le leggi islamiche, la sharia, in Italia o negli altri Paesi dell’Occidente”.
Nicola Lofoco, giornalista, collaboratore di Co-mai, e autore d’un saggio proprio sulla “questione velo”, “Quel velo sul tuo volto” (Les flaneurs ed., 2016) , precisa invece che “alcuni recenti”casi esplosi a proposito dell’ utilizzo del velo non sono da ricondursi alla religione islamica, ma esclusivamente alle tradizioni culturali e familiari del Paese originario dei genitori delle ragazze in questione: sono problemi, insomma, da ricondurre solo alle usanze delle donne dell’area, diciamo, chiamata in causa”. “La libertà delle donne – aggiunge Elena Rossi, coordinatrice dipartimento donne di Uniti per Unire e portavoce di #Cristianinmoschea – si misura nella consapevolezza, nel rispetto e nella tutela dei loro diritti fondamentali; nella facoltà di scegliere, di aprirsi alla conoscenza ed istruirsi. L’appello che vogliamo rivolgere a tutte le donne, a prescindere dal loro Paese d’origine, dalla loro cultura o religione, è di essere le fiere portatrici di questo messaggio di pace e di libertà. Un messaggio che vale per tutte le madri e le figlie, per tutte le sorelle del mondo”.
“Nessuno può obbligare una ragazza a portare il velo”, ricorda Rami Badia, coordinatrice della commissione Donne della Co-mai: “nell’Islam, esiste la libertà di scelta”. “Da giovane ragazza italiana d’origine araba”, aggiunge Habiba Manaa, Coordinatrice del dipartimento Gioventù e Seconda generazione della Co-mai, “ricordo che il velo non dev’essere assolutamente un obbligo. Portarlo deve essere sempre una scelta: cosa che permette, da un lato, di rispettarlo, dall’altro di non alimentare facili islamofobie. Il primo passo per l’integrazione è rispettare e comprendere le scelte altrui: questo, anche proprio per essere un vero musulmano”.

Vista la drammatica situazione internazionale degli ultimi giorni, col nuovo stillicidio d’attentati (Svezia ed Egitto), e i nuovi, preoccupanti “venti di guerra” (dalla Siria al Pacifico), due sono gli appelli che lancia il presidente Aodi. “Il primo, ai nostri amici cristiani in Medio oriente e in Africa: rimanete in Palestina, Egitto, Siria, Iraq, Libano, Giordania e in tutti i Paesi mediterranei ed africani, insieme sconfiggeremo il terrorismo: lasciare i nostri Paesi sarebbe una vittoria per il terrorismo cieco e disumano”.
Il secondo al mondo islamico, sia religioso che laico, in Italia e in occidente:#Musulmanielaicieuropei-Unitevi. “Unitevi a noi per combattere quella che sta diventando sempre più una guerra alle religioni, lasciando alle spalle le divisioni interne ed esterne e i problemi di rappresentatività, le ideologie politiche, l’ islam politico, le influenze politiche di alcuni Paesi e delle loro Ambasciate. Chiediamo di tralasciare certe scorciatoie per essere accreditati come rappresentanti dei musulmani da parte di ministeri, enti, consulte, diplomatici, giornali, politici nominati di turno o partiti politici. Tutti questi sono elementi che sino adesso hanno diviso il mondo islamico in Italia: sinché esisteranno, il mondo musulmano in Italia e in Europa non sarà mai unito, non avrà mai un’ unica voce”.
Infine, Aodi si rivolge a Papa Francesco, pregandolo di confermare la sua visita in Egitto, in programma a fine aprile: “Per come lo conosciamo, sappiamo che questo Papa non ha paura; il suo coraggio è un faro per tutti noi. Papa Francesco è diventato un idolo per il mondo arabo e islamico e da lui ci attendiamo che chieda fortemente ad Onu e UE di difendere noi musulmani e di difendere anche i nostri amici cristiani in Medio Oriente e in Africa”.

Fabrizio Federici

Siria, ONU e Ue escano
dal loro torpore

Siria, oltre 125 morti, di cui 32 bambini e 12 professionisti della Sanità, 400 i feriti. AMSI e UMEM: “Chiediamo la verità, e un immediato corridoio umanitario per il popolo siriano”

siriaA proposito della grave situazione in Siria, dove nuovi raid hanno colpito le città di Idlib e Khan Shaykhun, Foad Aodi, Presidente dell’Associazione Medici d’Origine Straniera in Italia (AMSI), delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e fondatore della Confederazione Internazionale UMEM- Unione Medica Euro Mediterranea, riporta statistiche specifiche, provenienti da fonti mediche e ospedaliere “in loco”: “Esprimiamo anzitutto la nostra solidarietà al popolo siriano, ai bambini e alle donne,che sono le prime vittime d’ un massacro senza fine. La situazione è aggravata da un’altra guerra, quella dell’informazione e mediatica: le notizie riportate dalla stampa, infatti, non fanno chiarezza sulla tragedia. Stando alle fonti mediche e ospedaliere che si trovano nel Paese”, prosegue Aodi, i morti dopo l’ultimo raid ad Idlib e a Khan Shaykhun sono 125, di cui 32 sono bambini, e 12 professionisti della sanità. Le strade delle città sono cosparse di feriti e cadaveri. I feriti ammontano a 400; la maggior parte di loro riporta difficoltà respiratorie, soffocamento, lacrimazione oculare e battiti cardiaci accelerati. Chiediamo a nome delle Co-mai la verità sull’accaduto, e chiediamo all’ONU e all’Unione Europea d’uscire dal loro torpore, e attivare immediatamente un corridoio umanitario. Serve sostegno alle strutture sanitarie in Siria, attualmente in una condizione di paralisi. Mancano medici, infermieri, ambulanze e medicinali. Manca il sangue e mancano gli strumenti per effettuare interventi chirurgici d’urgenza. Lanciamo quindi il nostro appello Salviamoibambinisiriani. Speriamo che la nostra voce possa arrivare al cuore di tutti i politici che hanno il potere di decidere, e posson contribuire alla risoluzione pacifica del conflitto siriano”.

Fabrizio Federici

Serve una legge europea sull’immigrazione

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Foad Aodi

Promuovere il dialogo interculturale e interreligioso, col coinvolgimento di tutte le realtà religiose e del mondo laico, senza mai sovrapporre le une alle altre; intensificare la conoscenza, la buona informazione e il rispetto reciproco, per favorire la convivenza tra le culture e i popoli contro pregiudizi e strumentalizzazioni politico-mediatiche; promuovere manifestazioni, convegni e altre iniziative su questi temi.

Ecco i principali obbiettivi della CILI-Italia, Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa. Realtà nata, a dicembre scorso, dall’iniziativa d’un vasto schieramento (forte, ora, di piu’ di 2.000 iscritti) di associazioni, comunità, centri culturali, organizzazioni professionali cristiani, musulmani e di altre fedi e culture, attivi sul fronte appunto del dialogo interculturale e interreligioso: a maggior ragione dinanzi all’offensiva terroristica della scorsa estate (vedi il successo dell’ iniziativa “Cristiani in moschea”, simmetrica al “Musulmani in chiesa” del luglio 2016: cui han partecipato, l’11-12 settembre scorso, ben 23.000 musulmani italiani). A Roma, nella sede della FUIS, Federazione Unitaria Italiana Scrittori (il cui presidente, Natale Rossi, ha salutato l’iniziativa, lanciando anche un appello alle forze politiche per la creazione d’una vera Europa sovranazionale forte e democratica), la CILI-Italia ha avviato la sua “fase costituente”.

Con l’ evento internazionale “Unione, Dialogo, Conoscenza contro la guerra alle religioni”: promosso insieme alle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), col patrocinio del Movimento Internazionale “Uniti per Unire”, della RIDE – Rete Italiana per il Dialogo Euromediterraneo – e della Confederazione Internazionale UMEM, Unione Medica Euro Mediterranea. E l’adesione di Imam, rappresentanti delle Chiese cattolica e anglo- cattolica, rappresentanti istituzionali, Presidenti di ONG, Comunità e associazioni d’ origine straniera.

Ha aperto i lavori Foad Aodi, medico fisiatra, promotore dell’evento #Cristianinmoschea e della stessa Confederazione CILII-Italia: ribadendo “Come l’unione e la valorizzazione delle buone pratiche sono la chiave di quest’ incontro, fondato sui valori di umanità e fratellanza”. Nicola Lo Foco, scrittore e giornalista, ha sintetizzato l’obiettivo del suo libro “Il sangue del jihad” (Les Flaneurs ed., 2017), inchiesta sul terrorismo e sull’ Isis: far luce su una serie di luoghi comuni di cui il mondo arabo e islamico sono ancora vittime. “Ho cercato con questo libro – dichiara Lo Foco – di fare capire da dove nasce esattamente l’Isis, per sottolineare che il terrorismo è cosa ben diversa dalla religione islamica. Molti dei “demoni” che han portato alla creazione dell’ Isis nascono proprio da quegli “errori” ( a voler essere buoni, N.d.R:!) delle politiche occidentali, per i quali il mondo intero paga ancora un duro prezzo”. La scrittrice, di religione ebraica ortodossa, Shazarahel, autrice del libro “Le tre religioni monoteistiche secondo la Kabbalah” ( Ed. Psiche 2, 2017), ha sottolineato come “in questo clima di antisemitismo e di islamofobia, sia fondamentale riscoprire quelle ricchezze culturali e storiche che ci accomunano tutti, cristiani, musulmani ed ebrei. Secondo la Kabbalah, ogni religione è una manifestazione degli attributi divini: il Cristianesimo la bontà; l’Islam l’attributo della giustizia, del rigore e della forza; l’ Ebraismo è, in pratica, una colonna mediana. Questa analisi porta alla naturale complementarietà delle varie forme del Dio di Abramo, che si rafforzano l’una nell’altra”.

Il Ministro Plenipotenziario Enrico Granara, coordinatore degli Affari Multilaterali del Mediterraneo e Medio Oriente alla Farnesina, ha portato i saluti della RIDE – Rete Italiana del Dialogo Euromediterraneo – anticipando che sono in cantiere una serie di iniziative per l’accoglienza e l’ integrazione degli immigrati. L” ambasciatrice di Palestina, Mai Al-Kaila, ha espresso il suo ringraziamento per aver affrontato il tema del dialogo interreligioso: “Crediamo nella libertà religiosa, ribadita dalla nostra Costituzione, e condanniamo qualsiasi forma di razzismo, che è assolutamente rifiutata dalla nostra cultura”.

L’Arcivescovo Anglo Cattolico Miguel Perea Catrillon da un lato, e Sami Salem, Imam della Moschea romana “Al Fath” (alla Magliana), dall’altro, membri ambedue del Segretariato di CILI-Italia, hanno esortato i presenti a sviluppare, in tutte le realtà sociali dove operano, i valori di solidarietà e fratellanza umana. Sono seguìti gli interventi di Salameh Ashour, coordinatore del Dipartimento Dialogo Interreligioso delle Co-mai, Shukri Said, giornalista Portavoce della Fondazione “Migrare”, Ammiraglio Enrico La Rosa, Presidente dell’ oservatorio geopoitico “Omega”, e altri. Infine Foad Aodi, Presidente di Co-mai e Uniti per unire, s’è appellato al Consiglio Europeo in vista della grande riunione di sabato 25 marzo a Roma, per il 60mo dei trattati di Roma (1957), istitutivi della Comunità Europea: affinché “si metta subito in agenda una legge europea sull’immigrazione, basata sul principio dei diritti e doveri reciproci. E’ fondamentale – ha concluso Aodi – lavorare per la solidarietà, ma anche garantire la sicurezza internazionale: combattendo qualsiasi forma di radicalizzazione da una parte, di populismo e/o razzismo religioso dall’altra”.

Fabrizio Federici

In mostra al Vittoriano l’accanimento nazista contro i malati di mente

mostra vittorianoAl Vittoriano, sino al 14 maggio, è visitabile la mostra documentaria “Schedati, perseguitati, sterminati. Malati psichici durante il nazionalsocialismo”: testimonianza agghiacciante – nell’ abbondanza di documenti dell’epoca, foto, cartelle cliniche, biografie, tutti riprodotti in 50 pannelli – di quella che è stata la “Shoah dei disabili”. Una ricostruzione- fortemente voluta dalla Società tedesca di Psichiatria (DGPPN), insieme alla Fondazione Memoriale per gli Ebrei assassinati d’ Europa e alla Fondazione “Topografia del terrore” di Berlino – di quello che fu, dal 1 settembre 1939 (con decreto firmato dal Fuhrer, lo stesso giorno in cui iniziava la Seconda guerra mondiale) ai primi mesi del ’45, lo sterminio di più di 200.000 persone ricoverate in ospedali psichiatrici, perché ritenute inutile peso per la popolazione tedesca. Solo dagli anni ’80, la comunità scientifica tedesco-occidentale, dopo decenni di silenzio, iniziò a scandagliare nei fondali di questa “amnesia collettiva”: nel 2010 la Società di psichiatria della Germania riunificata, sotto la presidenza di Frank Schneider, riconobbe ufficialmente le responsabilità del passato per i crimini commessi.

La mostra, ideata appunto da Frank Schneider e curata da Petra Lutz con un’apposita commissione di storici, presentata la prima volta nel 2014 al Bundestag, è stata ospitata a Vienna, Londra e altre grandi città, e portata in italia dal Network Europeo per la Psichiatria psicodinamica , insieme alla Società Italiana di Psichiatria (SIP), al Polo Museale del Lazio (l’organismo periferico regionale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, competente per più di 40 musei statali della regione) e all’ Agenzia per la Vita Indipendente (AVI). Col sostegno del ministero degli Esteri tedesco e il patrocinio dell’ Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) e dell’ Ambasciata tedesca in italia.
” Abbiamo voluto fortemente questa mostra – ha precisato, nella conferenza stampa d’apertura, Edith Gabrielli, Direttrice del Polo Museale del Lazio – per la sua capacità di contribuire a quell’ “educazione alla cittadinanza” che è proprio uno dei principali compiti dei Musei dello Stato ( in questo momento, il P.M. del Lazio accoglie. nei suoi Musei, oltre 40.000 ragazzi impegnati nei programmi “Scuola-lavoro”). Poi, per la grande precisione filologica dimostrata dagli organizzatori ( il progetto, nato in Germania, qui è stato perfezionato); e infine, per la capacità d’ un’ esposizione come questa di creare un vero e proprio “focus” sul tema della malattia mentale”.
“Già nel 1934- ha ricordato Frank Schneider, Presidente emerito della DGPPN – 400.000 cittadini tedeschi di entrambi i sessi, affetti da patologie mentali ritenute ereditarie e incurabili (schizofrenia, psicosi maniaco-depressiva,ecc…) furono sterilizzati contro la loro volontà, per effetto d’una specifica legge. Va detto, a onor del vero, che all’epoca, in gran parte dell’ ambiente scientifico europeo, era diffusa proprio quest’idea di ridurre il numero dei cittadini psicotici con la sterilizzazione forzata; poi, in Germania dal ’39 iniziò l’attuazione del famìgerato piano “Aktion T 4″, con la deportazione di piu’ di 70.000 persone da ospedali e manicomi, e la loro eliminazione in appositi centri (sino al ’40-’41). Anche dopo la sospensione del programma, decisa per l’ opposizione dei cittadini e delle Chiese, cattolica e anche protestante, l’uccisione dei disabili , psichici e a volte anche fisici, proseguì in forma saltuaria”.

“In realtà – ha precisato David Meghnagi,assessore alla Cultura dell’UCEI – persino nella socialdemocratica Svezia, pur con le dovute differenze rispetto alla Germania nazista, per decenni sono avvenute certe pratiche come la sperimentazione e la sterliizzazione forzata, nei confronti di centinaia di migliaia di cittadini (circa 600.000 persone son state oggetto di sterilizzazione, ed anche castrazione, forzate, dal 1935 al 1976, N.d.,R.). Questa mostra è importante, allora, sia come doveroso rendiconto col passato, sia, sul piano metodologico, perché ( sull’esempio, tra l’altro, del Museo dello “Yad Vashem” di Gerusalemme), dà grande rilievo alla memoria individuale, alla storia delle singole persone. Scelta che, più in generale, nelle società di oggi, sempre esposte al rischio di deviazioni totalitarie, è più che mai doverosa: appunto per evitare quella massificazione degli individui che può portare gradualmente al loro isolamento (anticamera, come rilevato, a suo tempo, da uno storico della Shoah quale Raul Hilberg, della loro possibile eliminazione fisica)”.

“Ci son voluti quasi 80 anni – ha ricordato, invece, Claudio Mencacci, presidente della Società Italiana di Psicologia – perché la SIP uscisse da quella che è stata su questo piano, anche in Italia,la rimozione del passato. La SIP, infatti, non propugnò mai, e anzi avversò, le aberranti teorie psichiatriche naziste; però collaborò attivamente col regime fascista, aderendo sia al razzismo coloniale (sino alle prime leggi razziali, “antiindigeni africani” del ’35), sia – unica tra le società scientifiche italiane – alle vergognose leggi razziali del ’38, per diretta volontà del presidente di allora, Arturo Donaggio”. La sezione aggiuntiva della mostra, pensata appositamente per l’Italia, è dedicata infatti a “Malati, manicomi e psichiatri in Italia”, dal Ventennio alla Seconda guerra mondiale: “Durante l’occupazione tedesca del ’43- ’45”, ricorda Gerardo Favaretto, Vicepresidente SIP, ” sia nei territori direttamente annessi dalla Germania ( Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia) che nello stesso Veneto, ci furono – senza quasi alcuna opposizione da parte italiana- vari prelievi di handicappati psichici a Trieste, in Alto Adige, a Venezia e Treviso”.
” Quest’esposizione – sottolinea l’architetto Gabriella Musto, direttrice del Vittoriano – è una tappa importante nella storia di questo monumento, che rappresenta il monumento degli italiani per eccellenza, un “santuario laico” della nostra vita civile; una mostra su un tema di grande rilievo sociale, di speciale importanza in un momento della storia così difficile, dove sono sempre in agguato nuove forme di intolleranza. Faremo aperture programmate della mostra, con visite guidate, specificamente per le scuole; il tutto, inquadrato in quel processo di nuova valorizzazione del Vittoriano che ha portato, in un anno e mezzo, a un incremento del 50% circa delle visite turistiche (che oggi sono circa 2 milioni all’anno): col recupero, anche, di importanti suoi spazi prima interdetti al pubblico, come anzitutto il sommoportico e la gipsoteca”.

Fabrizio Federici

Con Simone Cristicchi ritorna Lazzaretti,
il “Cristo dell’Amiata”

lazzarettiUn po’ Francesco d’Assisi, coerente quanto convincente, nei suoi appelli a un cristianesimo inteso soprattutto come pratica della povertà evangelica e leva di contestazione delle ingiustizie sociali; un po’ Mazzini (“La Repubblica è il Regno di Dio”, recitava uno dei suoi più celebri slogan, inciso poi, sugli stendardi dei suoi seguaci, la mattina di quel tragico 18 agosto 1978). E un po’ Garibaldi (del quale quasi eguagliò’ la popolarità riscossa all’estero, nei  trionfali “tour” del 1874-’77 in Francia, insieme al  suo mentore Leon du Vachat, paladino di una impossibile restaurazione monarchica in Francia…). Parliamo di David Lazzaretti (1834-1878), il “Messia dell’Amiata”: l’uomo che, nell'”Italia scombinata” post-unitaria, dette vita all’ultima eresia popolare italiana. Impersonando un moto di protesta religiosa e sociale che non gli perdonarono né la Chiesa cattolica, inizialmente portata ad appoggiarlo in chiave antisabauda, anti-Stato liberale (e massonico), né i governi della Sinistra liberale (andata al potere, con Agostino Depretis, nel 1876): spaventati dal possibile collegamento tra lazzarettisti, Internazionale socialista e primi socialisti italiani.

Al Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni popolari di Roma EUR, la figura di Lazzaretti rivive, sino al 21 maggio, con una suggestiva mostra, curata dal direttore, Leandro Ventura, e dall’antropologa Marisa Iori, con la collaborazione scientifica di Francesco Pitocco, Coordinatore del Dottorato di ricerca in Storia e politica nell’Europa moderna e contemporanea alla “Sapienza; e organizzata insieme al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e al Comune di Arcidosso ( “patria”, a suo tempo, del “Messia amiatino”). La mostra espone, in tutto, una cinquantina di reperti: provenienti, in parte, dallo stesso Museo (inventariati, come “cimeli lazzarettisti”, nelle collezioni del vecchio “Museo delle Civiltà”, precursore del MNATP, dopo esser stati presenti alla grande esposizione di Roma del 1911, per i cinquant’anni dall’ Unità), e dal “Centro studi David Lazzaretti” di Arcidosso, dal vicino Archivio Giurisdavidico di Zancona e dall’ Archivio di Stato di Grosseto. Si tratta di documenti originali dei lazzarettisti, saggi critici sul movimento (alcuni pubblicati quando ancora il profeta era vivo), rarissime fotografie; e molti abiti originali dei “davidiani”, dalle uniformi dai colori sgargianti e fantasiosi alle coroncine di fiori indossate dalle fanciulle vestite di bianco. Sino al mantello originale, rosso e blu, indossato da Lazzaretti proprio il 18 agosto 1878, e al cappello con piume di struzzo (con ben visibili i fori dei colpi mortali sparati, in una scena davvero da film, all’ ingresso in Arcidosso, dal carabiniere Antonio Pellegrini).

L’esposizione, va detto, è nata da un’idea del cantautore, e autore teatrale, Simone Cristicchi, appassionato del tema: che tempo fa, appunto al Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, aveva proposto una mostra su Lazzaretti dopo aver visionato la vecchia cassa dei cimeli davidiani esposti a Roma nel 1911. Sempre su Lazzaretti, Cristicchi ha scritto nel 2015, col regista e autore teatrale Manfredi Rutelli, la pièce “Il secondo figlio di Dio”: che, interpretata dallo stesso Cristicchi, nei panni appunto del “Cristo dell’ Amiata”, è andata in scena ultimamente, con grande successo, al teatro “Vittoria” di Testaccio (lo spettacolo sarà riproposto proprio al Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, in chiusura della mostra, il 20 maggio).

Il socialismo cristiano di Lazzaretti, tradottosi nella creazione d’una lega assistenziale e della celebre “Società delle Famiglie Cristiane” (dove ognuno metteva in proprietà collettiva i propri attrezzi di lavoro, e i frutti del proprio lavoro), e nell’impegno per avviare scuiole pubbliche in un Amiatino dove regnavano miseria e ignoranza (un po’ come avrebbero fatto decenni dopo, soprattutto nelle aree depresse del Lazio, Sibilla Aleramo e Giovanni Cena), influì fortemente sulle successive generazioni di socialisti. Camillo Prampolini (1859-1930), il giornalista e deputato reggiano fondatore dello storico periodico “La Giustizia”, nel commovente scritto del 1897 “La predica di Natale” riecheggia chiaramente i discorsi di Lazzaretti. Alle idee di David s’interessarono fortemente Don Giovanni Bosco (che lo conobbe di persona), Maupassant, Tolstoj (che a Jassnaja Poljana, con molti più mezzi del profeta amiatino, tentò, in sostanza, esperimenti analoghi, nel diverso contesto della Russia zarista), Pascoli, Gramsci (che, nei “quaderni dal carcere”, definisce la morte di Lazzaretti un vero e proprio omicidio, da tempo premeditato), Eric Hobsbawm ( nel celebre saggio “I ribelli”), Ernesto Balducci ( che, ricordiamo, nel cimitero di S.Fiora, riposa proprio davanti a David e ai suoi parenti). Cesare Lombroso, il “positivista arrabbiato” che pure era socialista, e che studiò a lungo i resti mortali del profeta (il quale, comunque, nel 1874 era stato giudicato, dai periti medici del tribunale di Rieti, perfettamente sano di mente), lo definì “un mattoide”: tenendo presenti, evidentemente, anche la sua incredibile ascendenza sulle folle, e i momenti in cui egli si proclamò, pubblicamente, addirittura figlio di Dio, fratello di Cristo. Salvo aggiungere, subito dopo, che allora, però, erano stati mattoidi anche Francesco d’Assisi, Cola di Rienzo, Savonarola, Lutero…

Fabrizio Federici    

Sanità, la salute passa per la prevenzione

Sanità-riforma-ricette“Proseguiamo nelle nostre iniziative perché crediamo che, in un Paese civile, la sanità debba essere di qualità ed economicamente accessibile agli utenti: a maggior ragione considerando che oggi, in Italia, ben 11 milioni di cittadini non possono accedere alle cure mediche. Appunto per questo è importante sviluppare il progetto “Iris Italia”, nuova mutua sanitaria integrativa che offre ai cittadini la possibilità di polizze, a prezzi accessibili, per una tutela sanitaria che prevede visite gratuite, o comunque a prezzi bassi: tra cui anche varie visite specialistiche, esami di diagnostica strumentale e di laboratorio, con l’ausilio di strutture convenzionate. Pagando appunto prezzi contenuti ed evitando i lunghi tempi d’attesa tipici, purtroppo, del SSN”.

Così Maurizio Bea, ideatore del progetto e amministratore del Centro Medico “Iris Italia”, spiega gli obbiettivi della VI Settimana della Prevenzione: in corso al Centro Medico “IRIS Italia” di Montesacro, in Via Valsavaranche 83 , sino al 4 marzo ( vedi www.centromedico-irisitalia.org). “In un anno d’iniziative di prevenzione gratuite”, precisa Foad Aodi, co-ideatore e direttore sanitario del Centro Medico Iris Italia, gestito dal Gruppo polispecialistico Internazionale GPI S.R.L. , “abbiamo effettuato oltre 2000 visite gratuite specialistiche (in ortopedia, fisiatria, dermatologia,allergologia, ginecologia, oculistica, otorinolaringoiatria, pneumologia, diabetologia, urologia, reumatologia cardiologia). Tutto questo, grazie alla disponibilità di tantissimi primari, ex-primari, ospedalieri, universitari, e specialisti d’origine straniera: stiamo cercando di dimostrare, con la professionalità di questi medici – italiani e d’origine straniera – che è possibile garantire l’accessibilità delle prestazioni sanitarie ai pazienti, italiani e d’altre origini, con la professionalità e la preparazione dei professionisti della sanità”.

“Questa volta – prosegue Aodi, che medico da anni esercita in fisiatria, ortopedia e traumatologia, e mesoterapia antalgica – ci concentriamo su ortopedia, fisiatria, patologie vertebrali e articolari ,osteoporosi, scoliosi, cifosi, traumatologia: cercando anche di ridurre, per quanto possibile, il ricorso alle prestazioni chirurgiche, salvo quelle per patologie con indicazione d’urgenza (obbiettivo che abbiamo raggiunto, ad esempio, nelle terapie di ernia del disco e patologie articolari, in collaborazione con neurochirurghi, ortopedici chirurghi e medici di famiglia ). In questo modo, grazie all’innovazione continua in riabilitazione, e alla preparazione e professionalità degli specialisti e dei fisioterapisti, anche il Servizio Sanitario Nazionale ne beneficia: con meno giornate di ricovero, meno interventi chirurgici, meno cure di riabilitazione post-chirurgica, e con minore intasamento dei Pronti soccorsi degli ospedali”.

Fabrizio Federici

“Dialogo e cooperazione. Siamo con Trudeau”

trudeauSe proseguono le polemiche legate al “muslim ban”, il provvedimento – voluto dal nuovo Presidente americano Trump – che ha incontrato l’opposizione dei giudici federali di diversi Stati, primo fra tutti quello di Seattle (Illinois), James Robart, che ne ha bloccato l’applicazione ripristinando oltre 60.000 visti revocati, il Canada continua a tendere la mano a migranti e rifugiati, “proseguendo la sua politica di accoglienza”.

L’ha ribadito a Trump il primo Ministro canadese Justin Trudeau, nel corso della conferenza svoltasi il 14 febbraio alla Casa Bianca: dove ad emergere, oltre alla reciproca volontà di rafforzare la cooperazione economica, è stata la posizione antitetica delle due parti in gioco, proprio nei confronti dell’immigrazione. Nella stessa occasione, infatti, Trump ha difeso la caccia agli immigrati ancora in corso nel Paese ad opera delle forze dell’ordine: che avrebbe portato, secondo la stampa, a oltre 600 arresti.

“Siamo con Trudeau e con tutti i Paesi che difendono la democrazia e la cittadinanza globale”, dichiara Foad Aodi, medico fisiatra, presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), del Movimento Internazionale “Uniti per Unire” e dell’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI). “La risposta ai muri costruiti nei confronti degli immigrati sta nello sviluppo di nuove realtà che dall’Italia diventino portatrici di dialogo interculturale e interreligioso, e di cooperazione socio-sanitaria”.

“Coi nostri movimenti abbiamo istituito la Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa (C.I.L.I.), denominata Cristianinmoschea”,  prosegue Aodi : “che unisce uomini e donne e numerose realtà delle varie religioni e laiche, per costruire ponti di dialogo e pace contro il terrorismo e le strumentalizzazioni del mondo arabo e musulmano. Adesso ci prepariamo a rendere operativa anche la Confederazione internazionale dell’Unione Medica Euromediterranea – UMEM, i cui membri provengono già da 50 Paesi Euromediterranei, per favorire l’internazionalizzazione della sanità, la ricerca e lo  scambio socio-sanitario: creando nuovi servizi e portando conoscenza in tutto il Mediterraneo. Questa è la nostra “ricetta”: coi tre  progetti congiunti “buona immigrazione”,  “buona sanità” e “Manifesto Co-mai per il dialogo e la legalità”. Già presentati alle istituzioni italiane a favore dell’integrazione, e per  contrastare certe politiche, prevalentemente di destra, che possono rallentare il processo d’ integrazione  a causa di strumentalizzazioni e dei crescenti pregiudizi”.

Al Presidente Trump, Aodi risponde anche riguardo la questione-Palestina: “Chiediamo due Stati e due popoli e una pace duratura in Medio Oriente”.”Siamo per costruire ponti, e non muri”, aggiunge, da parte sua, Khalil Altoubat, consigliere diplomatico di Co-mai e membro del Consiglio per le relazioni con l’Islam italiano. “Uno di questi é il muro di Berlino, che non è servito a bloccare i tedeschi da est a ovest ed é crollato con la forza dei popoli e del dialogo, guidato da Sua Santità Giovanni Paolo II. Invitiamo il Presidente Trump a riflettere sul fatto, essenziale, che  il 5 per cento degli scienziati americani sono immigrati, e che l’immigrazione è una risorsa per tutti noi”.

“Donald Trump si isola da solo, giorno dopo giorno mette in pericolo i valori americani con disapprovazione dei cittadini”, aggiunge .Kamel Belaitouche, Presidente dell’Associazione nordafricani in Italia e Segretario Generale di Co-mai. “Tuttavia, ha avuto un No dalla UE, che ha deciso di continuare a prendersi cura dei rifugiati. La religione musulmana fa parte del tessuto sociale americano, e non è stata importata dai terroristi. Tutti gli esseri umani nascono uguali nella loro dignità”. E Fabio Massimo Abenavoli, medico, Coordinatore del Dipartimento Cooperazione  del Movimento Uniti per Unire: “Al posto dei muri investiamo nel favorire lo sviluppo socio- economico nei Paesi d’ origine di questi nostri fratelli, costretti a lasciare i loro Paesi per disperazione”.

“Il pregiudizio religioso ed etnico é stato sempre il concime per il terrorismo, che accresce l’odio nato da interesse personale  e politico”, osserva il Dr. Mohammed Khalili, presidente della Comunità Giordana in Italia ed  esponente di Co-mai. “Tutte le religioni ribadiscono il rispetto, l’amore e la pace fra i popoli”. Conclude il Segretario generale di AMSI, Dr. Kamran Paknegad: “Come riportato dalla stampa, in tutto il mondo il popolo protesta contro i decreti legge del Presidente  Trump, definiti anticostituzionali e razzisti.Tali provvedimenti vanno combattuti da tutte le forze democratiche:  noi di AMSI saremo in prima linea. L ‘America é stata costituita da immigrati, questo non va mai dimenticato. L’islamofobia diffusa non può portare a niente di buono, la discriminazione tra i popoli non è accettabile, in un mondo che deve essere unito per combattere il terrorismo cieco”.

Fabrizio Federici

Accordo Italia – Tunisia
contro il terrorismo

mattarella-essebsi“Siamo molto contenti della posizione costruttiva e dialogante assunta dall’Italia nei confronti dei nostri Paesi d’origine: con la Tunisia, in particolare, in occasione della visita a Roma, dell’8-9 febbraio, del presidente Beji Caid Essebsi (la prima ufficiale d’ un Capo di Stato tunisino dalla rivoluzione del 2011), è stata ribadita l’importanza del dialogo, ai fini della conoscenza reciproca, e del comune impegno dei due Paesi nel combattere l’immigrazione irregolare, col suo grave carico di violenze nei confronti di bambini e donne”. E’ il commento del Prof. Foad Aodi, fisiatra, presidente di Co-mai (Comunità del Mondo Arabo in Italia), AMSI (Associazione Medici d’ origine Straniera in Italia) e movimento internazionale “Uniti per Unire”: realtà ora tutte unite, insieme a numerosi altre, nella CILI-Italia, Confederazione Internazionale Laica Inter religiosa.

Logo Co-mai

Nell’agenda dei colloqui tra il presidente tunisino e il premier Gentiloni, sono stati affrontati temi cruciali come la lotta congiunta all’immigrazione irregolare, la cooperazione culturale e accademica (con un programma di borse di studio e scambi), l’energia da fonti rinnovabili, la cooperazione allo sviluppo; oltre alla firma di sei accordi di cooperazione in vari settori(turismo, sanità, cooperazione allo sviluppo, energia, cultura, ricerca ed istruzione).

“Il nostro appoggio – prosegue Aodi – a quest’intesa italo-tunisina s’era già manifestato sin dall’inizio del nostro impegno a favore dei ponti coi nostri Paesi di origine: e testimoniato dalla nostra partecipazione al congresso in Tunisia (circa due anni fa) coi ministri per l’Immigrazione dei Paesi del Maghreb, organizzato dalla Lega Araba, sezione Tunisia, contro l’ immigrazione irregolare. Nonché l’autunno scorso, per la visita d’una delegazione di medici tunisini al Centro culturale tunisino di Via Cupa a Roma, e alla sede della ASl rm 4 di Civitavecchia; ora è fondamentale che la collaborazione fra Italia e Paesi del Maghreb prosegui, a salvaguardia della sovranità d’ogni Paese, ma anche della lotta a tutti i Muri, quelli già esistenti e quelli preannunciati, in questi giorni, da Donald Trump. Ribadiamo, inoltre, la nostra disponibilità a proseguire la collaborazione col Governo italiano e le altre istituzioni, nelle politiche di integrazione degli immigrati e del dialogo inter religioso, pilastri fondamentali per combattere le strumentalizzazioni sulla pelle degli immigrati e la guerra alle religioni: promuovendo iniziative coraggiose sul piano internazionale, come #Cristianinmoschea, che, organizzata dalle nostre associazioni, in tutta Italia, l’11 e 12 settembre scorso, ha ribadito la maturità, la consapevolezza e la disponibilità al dialogo tra le stesse comunità e associazioni d’origine straniera, le istituzioni italiane, il mondo cattolico e il mondo musulano, il mondo arabo ed quello laico. Contributo, questo, i cui effetti son stati importanti, probabilmente, anche per la firma, pochi giorni fa, del “Patto nazionale per un Islam italiano” tra ministero dell’ Interno e associazioni islamiche in Italia, atteso da anni : patto comprendente vari punti (albo nazionale degli imam, sermone del venerdì da tenersi in italiano, no alle moschee e agli imam “fai da te”) che da tempo eran stati sollevati e presentati, proprio da Co-mai e Uniti per Unire, al Sottosegretario del Ministero degli interni, Domenico Manzione, in un incontro congiunto presso il Viminale. Per tutto questo lavoro, ringraziamo anche Khalil Altoubat, consigliere diplomatico di Co-mai e Uniti per Unire, impegnatosi a presentare le nostre proposte in qualità di membro del Consiglio per le relazioni con l’Islam del Viminale; e ringraziamo tutte le comunità e associazioni di musulmani in questo Paese che stanno attuando una grande svolta a favore dell’unità’ del mondo musulmano in Italia, indipendentemente dai vari Paesi d’origine o ideologie politiche andando oltre le divisioni: insieme anche a convertiti e laici, per l’interesse dell’Italia e l’integrazione degli stessi musulmani qui e in Europa”. “L’unico modo per combattere seriamente l’immigrazione irregolare alla fonte – aggiunge appunto Khalil Altoubat – è concludere accordi coi Paesi del Mediterraneo (Libia, Tunisia, Marocco, ecc…): proprio la linea che sta portando avanti il ministro dell’ Interno, Marco Minniti, con la quale concordiamo pienamente”.

Fabrizio Federici

“Uninettuno”, nuovi modelli accademici tra Università

“Aprender, emprender, prosperar”: apprendere, intraprendere, progredire. Sono queste le parole che riassumono lo spirito e l’obiettivo dell’accordo ora firmato tra il Consiglio Nazionale delle Università del Nicaragua (CNU) e l’Università Telematica Internazionale “Uninettuno” di Roma: rispettivamente rappresentati dal Ministro del Presidente della Repubblica del Nicaragua ( attualmente, ancora il mitico ex- rivoluzionario Daniel Ortega, alla guida dell’insolita coalizione tra FSLN e  parte della destra), Francisco Telémaco Talavera Siles, che presiede il CNU, e dal Rettore  Uninettuno, Maria Amata Garito.

L’accordo ha come obiettivi: la creazione di programmi accademici condivisi; il riconoscimento del doppio titolo di studio; l’avvio di corsi di qualificazione e riqualificazione professionale per favorire l’inclusione sociale; la creazione di un Polo Tecnologico Uninettuno in Nicaragua e lo sviluppo della “Universidad Abierta en Línea”, un recentissimo progetto che il Governo del Nicaragua vuole realizzare in collaborazione con Uninettuno.
“In molte parti del mondo – ha commentato infatti il ministro Talavera Siles, giunto in Italia appositamente per la firma dell’accordo – è ancora diffusa un’educazione del XX secolo. La cosa più difficile è cambiare la mentalità, anzitutto dei docenti. La vostra esperienza deve aiutarci a trasformare le università e a usare la tecnologia come mezzo e non come fine: solo così potremo davvero rendere più democratico l’accesso al Sapere”.
Visione del tutto condivisa dal rettore di Uninettuno, prof. ssa Garito: “Quest’accordo – sottolinea –   è molto importante. La nostra Università si impegna a mettere a disposizione la sua esperienza, la piattaforma didattica, il modello psico-pedagogico, frutto di oltre 20 anni di ricerca, e il modello organizzativo: che han fatto sì che Uninettuno diventasse l’università telematica leader a livello globale, dal carattere internazionale, e con studenti provenienti da oltre 156 Paesi del mondo. L’accordo segna un passo in avanti nei rapporti accademici e culturali tra Italia e Nicaragua, all’insegna della qualità, del rispetto delle culture e di un uso consapevole delle nuove tecnologie”.

Fabrizio Federici

Ai Musei Capitolini arriva l’Annunciazione, uno dei capolavori di “El Greco”

l_annunciazione_di_el_greco_largeL’“Annunciazione” di El Greco, una delle opere-simbolo del grande artista cretese-veneto-ispanico, sarà ospitata ai Musei Capitolini dal 24 gennaio al 17 aprile 2017, nelle sale al piano terra del Palazzo dei Conservatori. In occasione del progetto di scambio tra il Museo Thyssen Bornemisza di Madrid e i Musei Capitolini, che ha già portato nella capitale spagnola “La Buona Ventura” del Caravaggio, la Sovrintendenza Capitolina ha scelto di esporre a Roma quest’ opera del grande artista.
“El Greco, Domynikos Theotokopulos, che nasce a Creta nel 1541″, ha ricordato , nella conferenza stampa d’ apertura, Claudio Parisi Presicce, Sovrintendente Capitolino ai Beni Culturali (la mostra è promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale e appunto dalla Sovrintendenza ai Beni culturali di Roma Capitale; organizzazione e servizi museali di Zètema Progetto Cultura), ” proprio per la sua arte estremamente innovativa, non riesce ad appassionare, in Spagna, Filippo II. Questo, dopo che da Creta, in gioventu’, Theotokopulos ha raggiunto Venezia: assimilando attentamente le opere di Tiziano (di cui è uno degli ultimi discepoli), Veronese, Tintoretto, Jacopo Bassano. Trasferitosi a Roma nel 1570 (dove, tra l’altro, s’iscrive all’ Accademia di San Luca, e non fa in tempo, purtroppo, a conoscere Caravaggio, che arriverà nell’Urbe non prima del 1592), nel 1577 si stabilisce definitivamente in Spagna, prima a Madrid, poi a Toledo. Qui, pur non essendo riuscito a diventare pittore di corte, El Greco ottiene varie commissioni importanti, che lo fanno conoscere e apprezzare comunque come grande maestro. Dopo la morte (1614), però, per vari secoli (un po’ come il Caravaggio, N.d.R..) scomparirà quasi dalla letteratura artistica; per poi esser fortemente riscoperto, invece, tra Otto e Novecento, dal Romanticismo e dalle varie avanguardie novecentesche”.
Questa “Annunciazione”, opera dipinta da El Greco a Toledo, è il modello definitivo che fu presentato ai committenti per la realizzazione d’ un quadro di grandi dimensioni destinato a una maestosa pala d’altare (in spagnolo” retablo”). Realizzato dal pittore negli anni 1596-1600 per l’altare maggiore del Colegio de Nuestra Señora de la Encarnación di Madrid, il “Retablo” di Doña Maria de Aragon, fondatrice del collegio e committente, fu smembrato all’inizio dell’Ottocento, nel caos dell’occupazione napoleonica della Spagna; cinque dei grandi dipinti dispersi furono accolti al Prado, mentre il sesto finì, in seguito, al “Museo Nacional de Rumania” di Bucarest. Dedicato alla Redenzione, il retablo era probabilmente su due livelli: in basso, questa “Annunciazione” ora esposta ai Capitolini era affiancata dall’ “Adorazione dei pastori” e dal “Battesimo di Cristo”, mentre in alto si trovavano la “Crocifissione”, la “Resurrezione” e la “Pentecoste”, e forse un settimo dipinto, più piccolo, come conclusione.El Greco (1)
“Colpisce fortemente, in questa “Annunciazione”, il contesto quasi atemporale, solo spirituale, dell’avvenimento”, osserva Sergio Guarino, Curatore storico dell’arte presso la Pinacoteca Capitolina e curatore della mostra: “Se non fosse per il libro di cui vediamo agitarsi alcune pagine, mosse dal vento, non sapremmo nemmeno se siamo in una stanza o all’aperto. Mentre i colori forti dei vestiti dell’Angelo e della Vergine (verde, blu, rosso) sono di chiara derivazione bizantina, e il roveto ardente, simbolo di Dio d’origine veterotestamentaria (episodio della designazione divina di Mosè come leader del popolo ebraico), si ricollega anche a quello già dipinto da Tiziano nell’“Annunciazione” della Chiesa di San Salvador a Venezia. El Greco (soprannome, tra l’altro, d’origine non spagnola, ma veneziana; mentre non è affatto vero che egli fosse astigmatico) terminò questo quadro nei primi mesi del ‘600. E’ incredibile che proprio allora, nell’arco di quei mesi, Annibale Carracci a Roma inaugura, lavorando a palazzo Farnese, la nuova corrente di pittura classicista, Caravaggio avvia la nuova corrente realista e quest’altro grande artista crea un terzo indirizzo pittorico, assolutamente diverso da tutti gli altri (intanto, il 17 febbraio, a Roma è stato bruciato vivo l’eretico Giordano Bruno, che secondo alcuni critici – vedi ad esempio Anna Maria Panzera, su “Arte Lombarda”, numero 96-97, 1991 – potrebbe aver contribuito ad ispirare il naturalismo del Merisi, N.d.R.). Indirizzo nuovo, questo di El Greco, che influirà fortemente su tanti artisti successivi, sino a Cezanne, Modigliani, Picasso”.

Fabrizio Federici