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Fabrizio Federici

Franco Mandelli. Amsi e UMEM, Ciao Professore

mandelliL’Associazione Medici di origine Straniera in Italia (AMSI) e la Confederazione Internazionale UMEM-Unione Medica Euromediteranea ricordano il Prof.Franco Mandelli esprimendo condoglianze ai familiari e a tutto il popolo italiano, per questa grandissima e dolorosissima perdita sia per l’ Italia che per il mondo scientifico internazionale. Il Prof. Mandelli ha dedicato tutta la sua vita alla scienza e ha valorizzato la branca dell’ ematologia a livello mondiale: curando, e donando speranza e sorrisi, a tantissimi bambini e adulti, affetti da leucemie e varie patologie ematologiche, oncologiche e non.
Nato a Bergamo nel 1931, Mandelli, secondo i massimi esperti del settore, può esser senz’altro considerato il padre dell’ematologia, e, insieme a pochi altri, il capostipite dello sviluppo della conoscenza medica sulle malattie leucemiche. Figura di spicco della lotta specialmente al linfoma di Hodgkin e alle leucemie acute. Mandelli aveva fondato l ‘AIL, Associazione Italiana contro le Leucemie, ed era autore di più di 700 studi scientifici, e di protocolli di cura tuttora studiati e utilizzati in tutto il mondo.
Il Prof. Foad Aodi, medico fisiatra, fondatore dell’AMSI e dell’UMEM, ricorda la sua esperienza, importante e emozionante, in qualità di membro del Comitato Scientifico del Progetto Umanitario della Regione Lazio, insieme appunto a Franco Mandelli: “Coi suoi collaboratori, e altri colleghi di altre strutture sanitarie romane, abbiamo esaminato, in 10 anni, più di 1200 casi circa di bambini affetti da patologie gravi. Per farli venire a curarsi gratuitamente in Italia presso le strutture sanitarie pubbliche della Regione Lazio: bambini provenienti da Siria, Libano, Iraq, Palestina, Libia, Somalia, Sudan e Paesi africani e dell’ Europa dell’Est. Sicuramente il Prof. Mandelli, grazie alla sua fama internazionale nel mondo e nei nostri Paesi di origine (specialmente quelli in difficoltà umanitarie e sanitarie), ha dato onore all’Italia e a tutta la classe medica italiana, e specificamente romana: per questo ribadisco il nostro grazie, anche in qualità di Consigliere dell’ Ordine del Medici di Roma e Coordinatore delle Aree “Rapporti con i Comuni e Affari Esteri” e “Riabilitazione” dello Stesso Ormceo di Roma”, conclude Aodi .

Addio Guglielmo, cronista di vecchio stampo

guglielmo gabbi

E’ scomparso a Roma, dopo una lunga malattia, Guglielmo Gabbi, giornalista professionista, direttore responsabile dell’ agenzia stampa “Fuoritutto”. Romano, con una vera passione per l’ informazione, manifestatasi sin da quand’era ragazzo, Gabbi aveva lavorato molti anni all’agenzia “Adnkronos”, ricoprendo l’incarico di caporedattore per la politica: svolto con molta competenza, grazie anche a un costante rapporto col Parlamento e con vari gruppi politici (che gli aveva permesso di fare anche veri e propri scoop). In seguito, era stato responsabile della redazione AKI prima di Palermo, poi di Napoli: lavorando, in ambedue i posti, sempre con impegno e in stretto rapporto col territorio. All’ AKI, Gabbi aveva a lungo collaborato con Velia Iacovino (salita poi alla direzione dell’agenzia), moglie di Franco Cuomo, brillante redattore dell'”Avanti!” e collaboratore di altre testate, storico e autore di teatro.

Andato in pensione, Guglielmo poi aveva creato, insieme al senatore del PSI Antonio Landolfi (giornalista, scrittore, docente universitario, molto vicino al socialista autonomista Giacomo Mancini) “Fuoritutto”: piccola, ma combattiva, agenzia stampa (che tuttora, da circa un ventennio, esce ogni settimana, raggiungendo tutti i quotidiani con continui aggiornamenti), di cui era divenuto direttore responsabile, alla morte di Landolfi, nel 2011.
I funerali di Gabbi si terranno domattina, sabato 14 luglio, nella cappella dell’ Istituto “Don Orione” in Via della Camilluccia, 112- 120, alle 10,30. Alla moglie Rita, ai figli Andrea e Manuela, a tutta la famiglia, vanno le piu’ sincere e affettuose condoglianze dell’ “Avanti!”.

Chi scrive ha perso veramente un amico sincero: col quale – così come, del resto, con Antonio Landolfi – avevamo un continuo scambio intellettuale, spirituale, affettivo (fatto soprattutto di belle telefonate), e dal quale ho avuto tante dimostrazioni di amicizia vera, e la possibilità d’imparare molto della professione. Ciao, Guglielmo: salutami Antonio, e tutti i componenti della grande famiglia socialista: e se il Padreterno volesse creare un ufficio stampa, o una vera e propria testata, so che ti farai valere…

Fabrizio Federici

Il nuovo numero di “K metro 0”, informazione e dibattito sui temi europei

europa“Crediamo che all’Europa servano meno “lobbisti” e più “politici”: i cittadini hanno il diritto di sapere quello che fanno i loro rappresentanti a Bruxelles, per cui occorre una maggiore comunicazione diretta da e verso i cittadini europei, anche in vista delle prossime elezioni 2019”.
Con queste parole l’editore Nizar Ramadan apre il terzo numero di “Kmetro0”, periodico cartaceo diffuso in questi giorni in tutte le sedi istituzionali e produttive del network nazionale ed europeo: un magazine dedicato a creare dibattito e riflessione “su ciò che accade nel nostro continente, sia al suo interno che nell’espressione politica che l’Unione Europea riveste, nel contesto delle altre grandi aree economiche del mondo”.

Tra gli argomenti portanti di questo numero, alcuni contributi per mettere a fuoco il tema “Migrazione – problema del secolo”, di Alessandro Cardulli, al di fuori della cronaca e delle demagogie, tra la mancanza d’ una vera politica di accoglienza europea e la necessità di fornire strumenti di conoscenza utili. Oltre a un dovuto riscontro dall’ultimo vertice di Bruxelles, “Kmetro0” ospita un report sui dati dei flussi migratori, un articolo sull’incontro di Macron col Pontefice, un’ intervista al Portavoce di Amnesty International in Italia e il parere del Responsabile del Forum Immigrazione del Partito Democratico.
Un’ intervista a Beatrice Covassi, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, ci aiuta a monitorare lo stato di salute della costruzione europea a livello sociale, politico, economico, normativo e culturale. E per capire “da dentro” cosa sta succedendo in alcuni Paesi dell’area euro, diversi approfondimenti: dalla Francia, l’intervista all’ex ministro del Commercio, del consumo e turismo, Frederic Lefebvre; dalla Grecia, una prospettiva senza sconti sull’approccio locale alla cura dimagrante imposta in questi anni alla spesa pubblica; dall’Italia, un doveroso aggiornamento sul nuovo governo Conte e sulla linea del ministro del tesoro Tria; dalla Spagna, il nuovo equilibrio politico e la rotta europeista, guardando anche all’“eredità” di Rajoy; dalla Polonia, i segnali di crescita evidenziati dalle dichiarazioni del viceministro Marek Magierowski.

Meritano le due pagine dello Speciale di questo numero le analisi del think tank “Laboratorio Europa”, il gruppo di esperti promosso da Eurispes, il qualificato ente di ricerca presieduto da Gian Maria Fara, per fornire proposte “evolutive” alla costruzione comunitaria. “Kmetro0” ospita la sintesi di alcune di queste, relative alla costituzione del pilastro sociale comune, alla condivisione di un “nuovo contratto sui vantaggi”, a più efficaci politiche di investimenti in infrastrutture e cofinanziamenti, a un mercato bancario e finanziario unico.

Fabrizio Federici

Un piano nazionale contro la violenza sulle donne

Violenza-sulle-donne-Locatelli

“Il delicato tema della violenza sulle donne è di strettissima attualità. Con tutte le nostre associazioni siamo quotidianamente impegnati nel dare voce alle tante donne vittime di violenza e soprusi”, commenta il prof. Foad Aodi, medico fisiatra e fondatore delle Comunità del Mondo Arabo in Italia ( Co-Mai), dell’ Associazione Medici Stranieri in Italia ( AMSI) e del Movimento internazionale “Uniti per Unire”. Che aggiunge: “Grazie ad un accurato studio del dipartimento Donne delle Co-Mai e di Uniti per Unire, in collaborazione con AMSI, abbiamo purtroppo verificato che molto spesso, in Italia, ci sono episodi di discriminazione verso le donne compiuti, solo ed esclusivamente, per il colore della loro pelle o per il modo di vestirsi.

È sufficiente leggere molti articoli di giornali, in questi giorni, che citano casi di numerose discriminazioni contro donne e bambini immigrati , donne arabe , musulmane o di colore , i cui casi sono aumentati del 25 per cento dall’inizio del 2018 . Per questo dobbiamo batterci non solo per difendere i diritti di tutte le donne, ma anche per debellare per sempre le discriminazioni razziali, religiose e dovute al colore della pelle”. Gli fa eco Nicola Lofoco, portavoce del Movimento Uniti per Unire : “Contrastare la violenza contro le donne è un impegno che il nostro movimento ha preso sin dalla sua nascita. Per questo, tramite le nostre iniziative, siamo convinti che riusciremo a sensibilizzare ancora di più le istituzioni del nostro Paese su quest’ importante questione”.

Ad Anguillara Sabazia, s’ è tenuta l’altra sera una cena di beneficenza per raccogliere fondi in favore dell’ associazione “ Casa del rifugio per le donne vittime di violenza “ di Roma. col patrocinio, appunto, delle Co-mai e di “Uniti per Unire” .

“La mission dell’ evento – ha ribatito Cinzia Spaccatrosi , organizzatrice – è stare accanto alle donne per difenderne la dignità e i diritti: nell’ obiettivo di proteggerle dai soprusi fisici e psicologici, far loro riacquistare autostima e fiducia in sè stesse e nelle istituzioni e darle sostentamento economico “.

Sono intervenuti autorità e rappresentanti delle istituzioni, tra cui il sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci, coordinatore nazionale del nuovo partito ” Italia in Comune”. “La violenza sulle donne – ha sottolineato Nawal El Mandli, d’ origine marocchina , del dipartimento donne della Co- Mai e di Uniti per Unire – è una cosa spregevole e vergognosa, che provoca grandi danni per la donna, in tutta la sua integrità. Si parla tanto di femminicidio, e qui posso solo appellarmi a tutte le donne, italiane e di origine straniera , affinchè non abbiano paura di denunciare e a farsi aiutare contro il mercato nero dello sfruttamento sessuale degli esseri umani, e contro la violenza durante i tragitti in mare”.

Fabrizio Federici

Caso Alpi. FNSI e OdG: “Noi non archiviamo”

alpi conf stampa“Noi non archiviamo”: alla sede della Federazione, conferenza stampa di FNSI e OdG sulla prosecuzione delle indagini sul caso Alpi-Hrovatin

“La decisione del Gip di Roma Andrea Fanelli di richiedere ulteriori accertamenti sull’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin conferma che ancora molto resta da fare, per ottenere verità e giustizia per la giornalista e l’operatore del Tg3 uccisi in Somalia il 20 marzo 1994.
Ora più che mai, dunque, è necessario intensificare gli sforzi per illuminare la loro vicenda e ribadire con ancora più determinazione che #NoiNonArchiviamo. Per questo la Federazione nazionale della Stampa italiana, insieme con le associazioni che hanno aderito alla campagna (Stampa Romana, “Articolo 21”, “Rete No bavaglio”,ecc…) ha promosso questa conferenza stampa a Roma, nella sede del sindacato in Corso Vittorio Emanuele II: per fare il punto della situazione e annunciare la volontà di costituirsi parte offesa, così da poter dare dare un suo contributo (anche mediante gruppi di lavoro che esortiamo tutti i colleghi a creare, anche al di fuori dei confini aziendali e di testata) alle indagini, che proseguiranno per i prossimi 180 giorni.

In questo modo, la FNSI avrà la possibilità di presentare memorie e indicare agli inquirenti elementi di prova, proseguendo sul percorso tracciato da Giorgio e Luciana Alpi, genitori di Ilaria”.  Così Beppe Giulietti, presidente nazionale della FNSI, ha aperto oggi la conferenza stampa organizzata proprio per fare il punto sul caso Alpi_Hrovatin. Evidenziando anche il clima, diverso dal passato, che – probabilmente sull’onda anche dello sdegno dell’ opinione pubblica per vicende come quella degli Spada ad Ostia Lido e, in campo internazionale, le uccisioni dei due giornalisti investigativi, specialisti di corruzione e Pubbliche amministrazioni, a Malta e in Slovacchia – sembra si stia finalmente respirando, nei confronti dei giornalisti, nelle aule di giustizia. “Il tribunale di Siracusa – ha aggiunto Giulietti – ha condannato ora a due anni e otto mesi di carcere, riconoscendo anche l’aggravante mafiosa, quel Francesco De Carolis che minacciò il cronista Paolo Borrometi, intimandogli di smettere di scrivere sul clan di famiglia. La FNSI, costituita parte civile insieme con l’ Ordine dei Giornalisti, proseguirà nel suo impegno dalla parte dei cronisti minacciati: venerdì prossimo saremo, invece, al Tribunale di Pavia, per il processo sul caso dell’altro giornalista Rocchelli, ucciso nel 2014 in Iraq: dove saremo parte civile con Giuliano Pisapia, affiancati anche dalla stessa legale del caso Regeni. Forse si sta affermando il principio che colpire un giornalista significa calpestare lo stesso articolo 21 della Costituzione, sulla libertà di manifestazione del pensiero “.

Tornando al caso Alpi- Hrovatin, Fabrizio Orfeo, membro del CdR del Tg3 ( testata chiaramente presente alla conferenza stampa, in memoria di Ilaria), ha fatto anzitutto il punto sulle indagini: attualmente arenatesi, dopo la lunga detenzione (17 anni) d’un cittadino somalo erroneamente ritenuto assassino della giornalista (“Ora si tratta, soprattutto,di mettere insieme le tante tessere del mosaico, eliminando quelle che sono vere e proprie “favole investigative”, divenute luoghi comuni”). C’è anche la proposta.- fatta dalla senatrice del M5S Paola Nunez – di creare una nuova commissione parlamentare d’ inchiesta: dopo, peraltro, gli scarsi risultati ottenuti dalla prima.

“La nostra costituzione, come parte offesa, nella prosecuzione delle indagini”, ha sottolineato, in chiusura, Vittorio Di Trapani, segretario generale USIGRAI, “preciso impegno già preso con la mamma di Ilaria Alpi, Luciana (scomparsa pochi giorni fa), rappresenta, piu’ di 24 anni dopo quel duplice omicidio in Somalia, il modo migliore per affermare la realtà d’un giornalismo che non si limiti alla pura registrazione dei fatti. Questo, a maggior ragione in tempi in cui alcuni si spingono addirittura a ipotizzare un mondo futuro senza giornalismo”.

Fabrizio Federici

Sanità. Un aiuto per i “forzati del low cost”

dentista

Sono, purtroppo, aumentati gli italiani che, in difficoltà per i costi delle prestazioni sanitarie, rimandano – a volte, addirittura “sine die” – visite specialistiche, prelievi, analisi. Quadro, quest’ultimo, confermato indirettamente dai dati – diffusi proprio oggi – dell’ indagine nazionale ISTAT sulla povertà: da cui emerge che, in Italia, ci sono oltre 5 milioni di poveri assoluti (quasi il 10% della popolazione), che non riescono ad acquistare mensilmente quei beni, e servizi, essenziali per un livello di vita accettabile (quasi 1 milione e 800.000, le famiglie in tale condizione: non solo al Sud,. ma anche nei centri e periferie delle aree metropolitane del nord).

Sulla spesa degli italiani per la salute, una delle indagini specifiche più aggiornate è il Rapporto CENSIS- Rbm Assicurazione Salute 2018, presentato recentemente a Roma al “Welfare Day” : da cui emerge che, intanto, la complessiva spesa sanitaria privata degli italiani arriverà, a fine anno, a ben 40 miliardi di euro (era 37,3 miliardi nel 2017), e, nel periodo 2013-2017, è aumentata del 9,6% rispetto al quadriennio precedente. Pur con forti difficoltà, e a volte procrastinandole, l’ italiano medio, insomma, fa di tutto per affrontare le spese per la salute. Nell’ ultimo anno sono stati 44 milioni i cittadini che han speso soldi di tasca propria (quasi 1000 euro a testa annui) per pagare prestazioni sanitarie, per intero o in parte con il ticket: e 4 cittadini su 10 hanno speso 8 miliardi per prestazioni odontoiatriche (in gran parte, com’è noto, non assicurate dal SSN).

Per quanto riguarda quest’ ultime, un’ altra ricerca sempre del CENSIS, realizzata insieme all’ANDI, Associazione Nazionale Dentisti Italiani, e presentata a maggio scorso a Cernobbio, attesta che la spesa odontoiatrica degli italiani, pur con forti sacrifici, in complesso è anzi ripresa a crescere, dopo gli anni più bui seguiti alla crisi mondiale del 2008-‘ 09: ma pesano fortemente le disuguaglianze. Ben 17 milioni di italiani, quasi un terzo della popolazione, non fanno visite di controllo (addirittura il 70% dei bambini di 6-14 anni). E sono 3,7 milioni i “forzati del low cost”, che scelgono lo specialista solo per il costo basso, senza badare a qualità e sicurezza. Proprio la consapevolezza di tutto questo spinse, nel 2008, l’allora segretario socialista Boselli a includere, nel programma della sinistra riformista per le elezioni politiche, il progetto d’allargare il più possibile le prestazioni odontoiatriche pubbliche. Ma il 26 febbraio scorso, Raffaele Iandolo, da gennaio nuovo presidente della Commissione Albo Odontoiatri della FNOMCEO, interveniva sul tema individuando negli alti costi delle prestazioni odontoiatriche, nella scarsità di fondi pubblici (tranne che in poche Regioni più virtuose) e nelle difficoltà, per il settore pubblico, di tener sotto controllo i costi, i principali fattori che in Italia rendono effettivamente difficile estendere anche all’odontoiatria la copertura del SSN.

Un’alternativa apprezzabile a questa situazione oggi viene da realtà come le imprese con finalità sociali: che negli ultimi anni hanno iniziato a diffondersi anche in Paesi ai primi posti per benessere sociale (la Francia, ad esempio), e in Italia stanno sviluppandosi specialmente proprio nel settore odontoiatrico. A Roma, ad esempio, sono attive cooperative sociali come “Odontocoop”: che da anni realizza iniziative sociali, mediche e formative insieme alle istituzioni locali.. Due dei 4 Centri OIS realizzati da Odontocoop (a Centocelle e al quartiere San Paolo) son stati da tempo riconosciuti dalla Regione Lazio come ambulatori odontoiatrici a tutti gli effetti, e negli ultimi anni hanno attuato progetti di assistenza odontoiatrica domiciliare in alcuni Municipi, e ( con la Regione) di case famiglia per ragazzi con problemi dentali, e incontri sulla prevenzione delle malattie dentali in centri anziani, scuole, asili.

Ma di particolare significato pubblico è la convenzione stipulata recentemente tra i Centri OIS e l’ Ente Nazionale Sordi, basata sull’impiego dell’ innovativo servizio “E- Lisir” (“Evoluzione Lingua Italiana dei Segni con Interprete in Rete). E-lisir è nato, pochi anni fa, sostanzialmente come un App volta a promuovere l’autonomia delle persone con deficit uditivo in tutte le sfere della quotidianità, senza dover sempre ricorrere a interpreti o accompagnatori (oggi la Capitale è la prima città italiana a offrire il servizio E-lisir : in dieci PIT , Punti d’ Informazione Turistica, nonchè in vari uffici comunali, nel I Municipio, alla Casa della Salute, all’ Università Tor Vergata,ecc…).

Con questa convenzione, i pazienti sordi che si recano in uno dei centri OIS possono utilizzare un apposito servizio di videocomunicazione, che permette di collegare il Centro con un Videocentro E-Lisir dotato di interpreti LIS qualificati. Il compito di questi ultimi è rendere più facile la comunicazione tra il paziente e l’operatore sanitario di OIS (dentista, igienista dentale, ecc…), traducendo le istanze del paziente dalla Lingua dei Segni in lingua verbale e, viceversa, traducendo in LIS le indicazioni dell’operatore. Il l paziente trova ad OIS un tablet, che sarà collegato attraverso un App all’interprete LIS, che lo accompagnerà per tutta la durata della visita.In questo modo il paziente sordo otterrà informazioni chiare, dettagliate e aggiornate, in tempo reale, anche in assenza di accompagnatori che svolgano la funzione di interprete.

Si tratta, come si vede, d’ un ‘iniziativa di speciale rilievo sociale, che può migliorare molto il livello di vita delle persone non udenti (anche per le possibili connessioni tra benessere comunicativo e miglioramento della salute anche dentale).

Fabrizio Federici

Amsi: professionisti della Sanità a Congresso

amnsi congresso

S’è svolto a Roma il Congresso AMSI, Associazione Medici di Origine Straniera in Italia: col patrocinio dell’ Ordine del Medici Chirurghi e Odontoiatri di Roma, della Confederazione Internazionale Unione Medica Euro Mediterranea – UMEM , del Movimento Internazionale “Uniti per Unire” e della BTL-ITALIA, col suo centro studi B-ACADEMY. Hanno partecipato oltre 100 professionisti della sanità, italiani e d’ origine straniera; l’ Amsi ha presentato le statistiche relative al censimento dei professionisti della sanità d’ origine straniera che “non solo lavorano in modo sinergico e in armonia coi colleghi italiani”, sottolineano le Associazioni, “ma contribuiscono sensibilmente alla crescita economica , allo sviluppo della cooperazione del nostro Paese e delle politiche per l’ integrazione ”.

Stando a quanto riportato da Amsi e UMEM, il numero di questi professionisti è in crescita rispetto agli ultimi anni, ma non di molto: gli arrivi, infatti (soprattutto da Siria, Egitto, Iraq, Africa), oggi sono bilanciati dalle partenze ( per Europa dell’ Est, Libano ,Israele, Somalia).

In tutto vi sono, ad oggi, più di 65.000 professionisti della sanità d’origine straniera : 18.500 medici; 38.000 infermieri; 3.500 farmacisti; 4.000 fisioterapisti e 1000 psicologi. La maggior parte lavora nelle strutture private italiane, per l’impedimento a partecipare ai concorsi pubblici, che richiedono la cittadinanza italiana.

«Negli ultimi quattro anni si registra un aumento del 20 per cento di ritorni di questi professionisti nei loro Paesi d’ origine (specie Libano, Giordania, Romania, Albania, Paesi africani e sudamericani), per motivi economici o familiari», spiega il Prof.Foad Aodi, Fondatore di Amsi ed Umem e Consigliere dell’ OMCEO di Roma. «Oltre a ciò registriamo anche un aumento del 30 per cento delle richieste di professionisti della sanità italiani che chiedono di poter svolgere degli stage o di lavorare all’estero».

Altrettanto in aumento sono le richieste di medici italiani e di origine straniera da parte dei Paesi europei (Inghilterra, Scozia ,Belgio, Olanda ), mediterranei e arabi (Arabia Saudita ,Qatar,Siria, Libia ,Iraq,Sudan,Somalia), insieme alle nazioni africane e sud- americane(specie Congo, Nigeria, Senegal ed Ecuador). Inoltre si registra una diminuzione di oltre il 60 per cento dei medici laureati provenienti dai Paesi dell’ Europa dell’ Est, in controtendenza a come fu appena dopo la caduta del Muro di Berlino: lo stesso si può dire per l’arrivo degli studenti di Medicina, in netto calo a causa dei difficili esami di ammissione a questo corso di laurea.

«Ribadiamo, come proposto nel nostro progetto #BuonaSanita’, cui hanno aderito centinaia di Associazioni – prosegue Foad Aodi – l’ indispensabilità d’ una vera, innovativa legge europea sull’ immigrazione, coinvolgente tutti i Paesi UE come si sta discutendo in questi giorni in Europa. Basata su un’immigrazione programmata, sul rispetto di diritti e doveri reciproci: promuovendo la cooperazione internazionale , la creazione di nuove strutture sanitarie e di nuovi servizi socio-sanitari sia ai confini UE che nei nostri Paesi d’ origine . Vogliamo costruire ponti di dialogo, non muri di chiusura, come stanno facendo alcuni Paesi europei”.

Nel ringraziare tutti gli intervenuti al Congresso (dal 2000 ad oggi sono stati organizzati più di 600 convegni AMSI) Aodi lancia il suo appello al mondo sanitario e politico per prendere in considerazione il progetto “#BuonaSanità” , e affrontare urgentemente le questioni principali ricordate nello stesso progetto. Come precariato, numero chiuso dei laureati, programmazione del numero degli specialisti, tutela del diritto dalla salute, definizione d’ un codice di condotta internazionale per le Ong , lotta alle aggressioni e alle discriminazioni contro i professionisti della sanità, combattere la “medicina difensiva” e la fuga dei cervelli, colmare la carenza di medici specialisti, medici di famiglia, pediatri ed anestesisti sia negli ospedali che nel territorio, ecc…

Infine, Amsi e Uniti per Unire si rivolgono al Governo e a tutte le forze politiche per promuovere politiche per l’ integrazione; e li invitano a non continuare a creare dissidi politici e mediatici sulla pelle degli immigrati, regolari o irregolari, solo per scopi elettorali.

Al dibattito sono intervenuti anche il Preside della Facoltà di Medicina e Farmacia della “Sapienza”, Carlo Della Rocca (che presto incontrerà il prof. Aodi per intensificare la collaborazione comune), il sindaco di Cerveteri e Coordinatore Nazionale del nuovo movimento politico “Italia in Comune”, Alessio Pascucci, l’esponente del Comitato Centrale della FNOMCeO, Vicepresidente dell’ OMCeO di Roma e Vicesegretario nazionale della FIMMG, Pierluigi Bartoletti, e il Presidente dell’ ONG “Emergenza Sorrisi”, Dr. Fabio Avenavoli che hanno dato la loro massima disponibilità di portare avanti le proposte dell’AMSI coinvolgenti le istituzioni e Ong che rappresentano.

Fabrizio Federici

Ramadan, un week-end di dialogo interculturale

ramadam torino

Venerdì, sabato e domenica 15-17 giugno hanno segnato, per i musulmani di tutto il mondo, la fine del mese di digiuno rituale del Ramadan: nel Weekend è stata celebrata la festa dell’Eid, che chiude appunto il mese di Ramadan, e per i musulmani ha aperto anche un fine settimana di gioia e di riflessione. In Italia anche le varie comunità musulmane hanno celebrato la festa dell’Eid, con iniziative aperte il più possibile alla società civile, all’insegna del dialogo interreligioso e interculturale.

A Torino Amir Younes, Coordinatore Regionale in Piemonte delle Co-mai (Le Comunità del Mondo Arabo in Italia) e presidente della Comunità egiziana piemontese, fa il bilancio della festa organizzata venerdì al Parco Dora: cui han partecipato circa 30.000 persone, dopo quello che è stato, diremmo, un vero e proprio “Open day” delle moschee cittadine. “Hanno partecipato – precisa Younes – anche le autorità civili e religiose: rappresentate dal Presidente del Consiglio comunale e dalla sindaca Appendino, con l’Assessore comunale alle Famiglie e all’ Integrazione, Giusta, dall’Assessore regionale alle Pari opportunità, Monica Cerruti, e dall’Arcivescovo cattolico, Cesare Nozilia, autore d’ un bel discorso sull’ integrazione e la pace”.

“A Trieste – spiega Nader Akkad, Imam cittadino e Co-presidente nazionale della Confederazione internazionale Laica Interreligiosa “CILI-Italia”, la festa della fine del digiuno “Eid el Fiter” per la prima volta s’è svolta nel Centro culturale islamico di Via Maiolica. Con la partecipazione anche del Prefetto Annapaola Porzio e di rappresentanti delle varie comunità religiose, dal rabbino capo Alexandrè Meloni al Rev Radovic, Vicario per la Chiesa Serbo-ortodossa d’Italia, da Claudio Caramia, rappresentante della Chiesa cattolica e di “Religioni per la pace”, alla presidente del Centro Buddhista tibetano ani, Malvina Savio”.

“Quest’anno – precisa invece, a Roma, Kamel Belatouche, Segretario Generale delle Co-mai e dell’Ufficio di Presidenza di Cili-italia, la festa dell’ Eid è stata molto importante anzitutto perché quasi tutti i musulmani del mondo l’ hanno festeggiata lo stesso giorno, appunto il 15 giugno. In più, in tutta Italia è stata una festa sì nostra, ma con la partecipazione di decine di migliaia di italiani, anche non musulmani, unitisi a noi per momenti importanti di dialogo e, per quanto possibile, di preghiera comune. Abbiamo mostrato concretamente che l’Islam italiano è una realtà, pienamente rispettosa della Costituzione e delle leggi ordinarie: contro il muro delle bugie create ad arte per dividere i cittadini e alimentare l’odio su base religiosa e razziale”.
Sempre a Roma, altro momento di riflessione e d’ intensa spiritualità, con la presenza di molti italiani musulmani, è stato vissuto alla moschea scita del Centro “Imam Madhi” di via Spello al Tuscolano. “E’ stata un’occasione importante per essere veramente vicini alla gente del quartiere, specialmente ai poveri e ai bisognosi”, sottolinea il Dr. Mohamad Ali Zaraket, coordinatore organizzativo delle Co-mai e Segretario Generale dell’ Associazione Medici libanesi in Italia.

Da Bari, infine, l’Imam Alessandro Pagliara Mohammed Alì, racconta la giornata del 15 giugno: “segnata da un terribile nubifragio, che da un lato ha ridotto la partecipazione del pubblico, ma dall’altro ha fatto sì che le circa 2.000 persone presenti tra musulmani e cristiani si trovassero nella moschea più raccolte, più attente, con una partecipazione, direi, sul piano proprio anche liturgico.

“Questa piena riuscita della festa del 15 giugno e, più in generale, di questo fine settimana di dialogo e riflessione, in cui più di 500 feste e cene comuni in tutta Italia da Messina a Trieste, passando per tutte le regioni e le piazze delle grande città, hanno rappresentato essenziali momenti di socializzazione tra musulmani ,cristiani, ebrei, buddhisti e laici “, conclude il Prof.Foad Aodi, Fondatore delle Co-mai e di Cili-Italia, nonché Membro del Focal Point per l’ Integrazione in Italia dell’ Alleanza delle Civiltà-UNAOC, organismo ONU, “segna un importante passo avanti verso l’ abbattimento dei muri dei pregiudizi e delle incomprensioni reciproche e delle fake-news. Nonostante le dichiarazioni avventate di vari politici italiani .Possiamo dire che Co-mai e la Confederazione CILI-Italia, nata dopo il successo dell’evento Cristianinmoschea l’11 settembre 2016, hanno vinto la scommessa, con il 95 per cento del mondo arabo e musulmano che ha aderito alle nostre iniziative; e hanno anche’ organizzato più di 1000 cene collettive già durante il mese di Ramadan nelle varie città italiane, contro i muri delle divisioni. Muri che, ricordiamo, spesso, purtroppo, sono anzitutto mentali, e corrono non solo tra occidentali e musulmani, ma, a volte, all’interno anche delle stesse comunità musulmane e di origine straniera: scatenando guerre tra poveri, oltre che guerre tra ricchi e poveri “.

Fabrizio Federici

Torino. “Moschee aperte” per dialogo interreligioso

moschee-aperte

Su impulso del Comune (esattamente dell’ assessorato alla Famiglia), a Torino domenica 27 maggio s’è svolto l’evento “Moschee aperte”: iniziativa per facilitare il dialogo interreligioso e interculturale tra i cittadini e la comunità islamica locale, organizzata in collaborazione con le Comunità del mondo arabo in italia (Co-mai) e la Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa (Cili-Italia): che ha visto la partecipazione di ben 13 moschee e luoghi di culto musulmani, rimasti aperti a tutti, per tutta la giornata. Si sono tenuti convegni, dibattiti (cui sono intervenuti molti cittadini italiani, desiderosi di sapere di piu’ sulla cultura e la religione islamica), e soprattutto – per il mese di Ramadan in corso – una grande cena all’ aperto, con la partecipazione di 450 persone, davanti alla moschea del Centro interculturale “La Mecca” di Via Botticelli; presieduto da Amir Younes, presidente della Comunità egiziana e coordinatore regionale delle Co-mai e di Cili-Italia in Piemonte.

Sono intervenuti le autorità locali – tra cui Giampiero Leo, Assessore emerito alla Cultura e all’ Istruzione della Regione Piemonte, ora presidente dell’Associazione regionale per il Tibet e i diritti umani – e Adly Hussein, Vicepresidente del Comitato Permanente per il Partenariato Euromediterraneo degli Enti locali e delle Regioni, nonché ex Governatore delle Regioni egiziane al-Qalyūbiyya e al-Manūfiyya.

“La sua partecipazione – sottolinea Amir Younes – ha mirato a mantenere un saldo rapporto con la Comunità Egiziana e araba piemontese, e ad avvicinarsi alle diverse culture di fede musulmana presenti sul territorio torinese. Quest’iniziativa del 27 maggio, giunta alla seconda edizione”, prosegue Younes, “è stata molto importante, per favorire la conoscenza reciproca tra cultura e fede italiana e islamica, combattendo pregiudizi, sospetti, paure che servono solo ad avvelenare i rapporti tra le varie comunità. Già ieri qui a Torino, abbiamo potuto constatare il miglioramento dei rapporti fra italiani e musulmani; ora speriamo che quest’ iniziativa diventi presto una manifestazione a livello nazionale, come abbiamo già fatto con #Cristianinmoschea, promossa dalle Co-mai l’ 11 settembre 2016 e 2017 “.

Da parte sua il fondatore delle Co-mai e di Cili-italia, prof.Foad Aodi, medico fisiatra, membro del Focal Point per l’integrazione in Italia per l’Alleanza delle Civiltà- Unaoc, organismo ONU, plaude all’iniziativa ringraziando tutte le autorità ed istituzioni piemontesi per il loro impegno continuo e costruttivo a favore del dialogo e del rispetto interreligioso: con i fatti, e non solo parole. “Auspichiamo che le forze politiche sappiano valorizzare queste buone pratiche anche a livello nazionale e internazionale; e separare l’immigrazione irregolare, che combattiamo, dalle politiche a favore dell’ integrazione, e abbattere il muro della paura e della diffidenza. Come abbiamo fatto con l’iniziativa ormai mondiale #Cristianinmoschea l’11.09.2017: per ribadire il no al terrorismo e sì alla buona convivenza tra le culture e le religioni, per l’interesse degli italiani e di chi ha scelto di vivere qui in armonia, rispettando la Costituzione italiana. Ma diciamo “No” secco alle strumentalizzazioni politiche .

Fabrizio Federici

Professionisti della sanità: in aumento le aggressioni

EVIDENZA - MalasanitàAl convegno “No alla violenza contro i medici e gli operatori sanitari” , svoltosi – per iniziativa della dr.ssa Scalise, consigliera dell’ OMCEO di Roma – presso l’Ordine dei Medici della capitale , si è parlato del preoccupante “trend” che vede in aumento, in tutta Italia, aggressioni e discriminazioni nei confronti di medici e altri professionisti della sanità
Le aggressioni – tutte da condannare senza se e senza ma – attualmente sono un fenomeno in aumento dovuto a vari motivi, molto spesso legati alla crisi economica, sociale e di identità che è in atto nel Paese. Sono anche in aumento a causa della pessima organizzazione strutturale e funzionale di alcune strutture pubbliche e private, che a volte esaspera gli utenti; ma ovviamente non possono in alcun modo giustificarsi, essendo scatenate soprattutto dall’ ignoranza e dalla mancanza di autocontrollo di certe persone.
Al convegno, Foad Aodi, medico fisiatra, fondatore di AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia ) e dell’UMEM (Unione Medica Euromediterranea), ha portato la solidarietà di queste associazioni e sua personale a tutti i medici e ai professionisti della sanità che subiscono aggressioni d’ ogni genere. Ha illustrato, poi, i dati forniti dallo sportello Amsi e dal movimento internazionale transculturale interprofessionale ” Uniti per Unire” riguardo a tutti gli episodi di discriminazioni nei confronti di medici e professionisti della sanità d’ origine straniera negli ultimi 3 anni ( 2015-2017) : i quali risultano essere in aumento del 40 per cento .
Sono stati segnalati in tutto 600 episodi di discriminazione , di cui ben 400 compiuti nei confronti di medici e odontoiatri stranieri: cui bisogna aggiungerne altri 200, inerenti ad altri professionisti della sanità stranieri (infermieri, fisioterapisti, farmacisti ,psicologi…)
Il 70 per cento si verifica al nord e il 30 per cento al sud .Il 50 per cento del totale degli episodi è provocato solo da motivi legati al colore della pelle o ai Paesi di origine. Il 25 da motivi economici , riguardanti personale sottopagato, pagato spesso in ritardo dopo 3 mesi di prova gratuita e non confermato, come promesso nei colloqui iniziali, Il 15 per cento avviene per problemi inerenti alla lingua italiana. Il 10 per cento per problemi religiosi (aspetti vari , abbigliamento e velo …).
Infine, Aodi ha ribadito l’ importanza dell’unità della categoria medica per affrontare tutte le problematiche in modo collegiale, in modo da avere più ascoltò dalle istituzioni e dalle forze politiche .
“L’ Italia non é ne’ sarà mai un Paese razzista”, ha sottolineato: “nonostante alcune proposte di legge che profumano di razzismo , populismo e strumentalizzazione politica”.

Fabrizio Federici