BLOG
Fabrizio Manetti

Insieme. Iniziativa per il collegio Arezzo-Siena

giorgiDavanti ad un folto pubblico in cui spiccava ben marcata la presenza socialista, si è tenuta a Siena alle ore 14.30 presso la Sala della CIA di via delle Arti la prima iniziativa elettorale della lista INSIEME alla presenza del sen. Riccardo Nencini candidato nella quota unonominale per il Collegio Arezzo-Siena del Senato.
Al tavolo della presidenza oltre a Nencini erano presenti i candidati della quota proporzionale nella Ciroscrizione Siena-Arezzo. Grosseto Francesco Giorgi (capolista) Rossana Pallassini, Gianluca Annulli, Graziano Cipriani capolista al Senato nella quota proporzionale del Collegio Arezzo- Siena. Completava il numero degli eligendi Sauro Vignozzi candidato nella Circoscrizione della Valdera nella quota proporzionale.
Dopo gli onori di casa fatti dal Segretario Provinciale Giorgio Del Ciondolo la parola è passata a Riccardo Nencini che ha riassunto in maniera chiara e succinta le ragioni della lista, i temi della campagna elettorale ed i possibili scenari del dopo voto.
Dopo è stata la volta di tutti gli altri candidati che si sono presentati e che sono scesi nel dettaglio spiegando le ragioni che li hanno spinti ad accettare la sfida elettorale ed effettuando una serie di valutazioni sui temi piu’ urgenti e cogenti in Italia.
Successivamente è stata la volta delle domande da parte di alcuni dei presenti rivolte essenzialmente a Nencini il quale ha risposto nella sua duplice veste di Segretario Nazionale e di candidato non mancando di toccare alcuni aspetti propri del Minstero dei Trasporti nel quale riveste il ruolo di Vice Ministro per le infrastrutture.
Con le risposte di Nencini si è dunque chiusa la serata prima uscita senese della lista INSIEME.

Fabrizio Manetti

Le idee del coraggio

E’ inutile fare in questa sede i complimenti al Direttore Mauro Del Bue per la consueta precisione e lungimiranza con la quale da queste colonne ha incitato i socialisti ad avere il coraggio delle idee. Vorrei invece dimostrare che può essere vero anche l’inverso e cioè che i socialisti  potranno sopravvivere solo e soltanto se accanto al coraggio delle idee avranno anche le idee del coraggio da sprigionare sopra dei punti chiave dell’attuale panorama politico italiano. Dovranno essere di idee coraggiose quando dovremo contribuire alla discussione nella campagna referendaria sulle riforme costituzionali prossima ventura nella quale si annuncia una diversa collocazione di molti socialisti fuori e dentro il PSI .

Per evitare inutili spaccature dovremo avere l’idea coraggiosa della libertà di coscenza sperimentata da sempre per i referendum sui diritti civili: a maggior ragione deve essere data su di un referendum che riguardando la Costituzione incide sulla madre di tutti i diritti. Dovremo dare una risposta coraggiosa al momento della presentazione del le liste per le elezioni amministrative della prossima primavera sapendo discernere fra i Comuni in cui le nostre liste come le civiche da noi sostenute abbiano una possibilità di elezione dagli enti in cui è consigliabile un’intesa preventiva: l’uniformità di presentazione al voto amministrativo non è mai stata propria dei socialisti nemmeno al tempo del Garofano.

Dobbiamo infine avere delle idee intrise di coraggio per discutere sull’Italicum e sullo spostamento del premio dalla lista alla coalizione: non è solo un discorso di Grillo e ballottaggio, ma anche, e  soprattutto, di buon senso. Come il soldato proveniente dalle zone di confine combatteva con più accanimento degli altri nelle trincee della prima guerra mondiale, così i partiti di confine come il PSI combatteranno più accanitamente nella campagna elettorale se certi di un riconoscimento in termini di seggi. Ma per far questo occorre che il premio dalla lista torni alla coalizione. E non solo.

Sono infatti ormai troppi gli anni in cui l’elettore si sente privo di un’effettiva rappresentanza: occorre restituirgliela senza bisogno di capilista scelti per una sicura elezione dalle segreterie dei partiti. Dobbiamo quindi restituire al popolo la sua sovranità anche a costo di scegliere un sistema maggioritario uninominale che non vuol dire per forza quello inglese, ma potrebbe anche dire un doppio turno alla francese dove in una prima fase si conta la rappresentatività delle forze ed in una seconda si privilegia la governabilità. Senza contare l’impegno che dovremmo mettere per rimediare ad una riforma dell regioni insulsa e priva di ogni logica che sposta enti sopprimendi come le Province  da un territorio all’altro e sbriciola come grissini intere Regioni che, nel bene e nel male hanno fattola storia del nostro Paese. C’è tanto da fare, ma noi non abbiano paura perché noi abbiamo il coraggio delle idee, ma anche le idee che nascono dal coraggio.

Fabrizio Manetti 

Al 3% con Pannella e Verdi

Va dato atto al Direttore di aver ripristinato e riportato all’attenzione di molti di noi l’esistenza di una possibilità di autonomia che si chiama Rosa nel Pugno, un’esperienza chiusa forse troppo in fretta e, in molti casi, non per colpa dei Socialisti o perlomeno non soltanto per loro demerito.

Scrive infatti Del Bue che in vista di una probabile attestazione sul 3% della soglia di sbarramento nella nuova legge elettorale questa potrebbe essere una strada, un viatico che condurrebbe alla creazione di una lista e forse di un movimento capace di una forte forza di gravità per i socialisti, per i radicali e per quelle forze orfane di rappresentanza che hanno un comune denominatore nella laicità e nella compatibilità ambientale.

Ma ragioniamo per gradi.

Intanto : è plausibile una soglia al 3%? Ad oggi parrebbe proprio di sì, se non altro perché interessa anche ad altre forze cruciali, se non determinanti, per la vita dell’esecutivo Renzi, quali il NCD. E la tradizione dell’italico mercanteggiamento politico vede realizzabile uno scambio fra soglia “gradita” da Alfano ed amici con una morbida apposizione sul jobs act. Quindi siamo ottimisti e consideriamola acquisita.

Secondo. Può esistere un collante di lista-movimento? A mio avviso sì, se non altro per la storica intesa socialista – radicale che tanti buoni risultati ha prodotto per il nostro Paese. Ma anche con i Verdi-ecologisti ci sono state produttive intese in un passato non lontanissimo. Quindi prendiamo anche questo per buono e fattibile.
Terzo: ma oggi, questa intesa non può aprirsi anche ad altre forze che altrimenti si troverebbero a disagio per lo sbarramento e che hanno almeno in parte una radice se non uguale e comune almeno simile alla nostra ed un programma che rispetta laicità ed ambiente? Non amo i “convitati di pietra” non perché non ami Rossini -per carità- ma solo perché oggi non ce li possiamo proprio permettere. Per questo farò il nome e tale elemento indicativo dice una sigla: SEL.

Qui il discorso si fa se non complesso almeno più articolato come dimostrano i commenti proprio all’editoriale di Del Bue che subito hanno colto una duplicità di indirizzo nell’impostazione dell’autore, un aut ed aut che secondo il modestissimo avviso dello scrivente è forse del tutto- se non fuori luogo- non conforme né alla realtà politica attuale né alle intenzioni del Direttore.

Ma anche qui andiamo per gradi e proviamo ad analizzare le posizioni emerse.
Pur esaltandola come momento di rinnovamento ed innovazione, ci si dice dubbiosi ed incerti su di una riedizione della RNP perché troppo legata alla figura di Marco Pannella. Ma – domando- il Pannella di oggi, quasi in odor di conversione dopo l’avvento di Papa Francesco, è il Pannella del 2006-2007 ? Certamente ci sono delle cose che anche per il Marco radicale sono e saranno intoccabili, come la denuncia di quella clausola di “religione più favorita” che è il Concordato, ma su altre cose siamo certi che il “maitre à penser” del liberalismo di sinistra italiano non possa convergere con la visione di un Pontefice su cui sono recentemente calati anche i dubbi di una sua intima appartenenza al movimento progressista mondiale? Le comuni posizioni su situazione carceraria e lotta alla fame nel mondo testimoniano un “sì” senza se e senza ma.

Altrettanto innegabile e più forte è oggi il legame di una parte della “galassia radicale” con il mondo Ecologista che vede la partecipazione in periferia di esponenti di tradizione “pannelliana e boniniana” ai movimenti di tutela del territorio.
Ma veniamo ai commenti su SEL .

Alcuni interventi pongono una domanda a dir poco sconcertante: alleanza “con i Laici o con SEL?”.
Io oserei una risposta: con entrambe le realtà politiche.

E questo non per l’aritmetica politica del 1+1+1 = 3% quanto per la realtà dei fatti ed anche in ossequio della Storia alta, gloriosa e mai doma del PSI.
La concretezza ci induce a provarci. Perché al netto della deludente , anche se comprensibile, scelta piddina di Migliore e della sua LED, è innegabile che il primo personaggio di sinistra a rivalutare seriamente la figura di Craxi è stato Niki Vendola che nel 2010, in un ormai celebre intervento a Bari ha saputo tracciare del Segretario Socialista un perfetto ritratto evidenziandone i meriti, ma soprattutto rivalutandone i risultati ottenuti da Presidente del Consiglio.

Ma c’è dell’altro. Che cosa è da sempre stato il PSI se non il luogo d’incontro e di sintesi fra i Socialisti liberali ed i socialdemocratici declinati in ogni loro gradazione? Che cosa siamo stati, siamo ed abbiamo l’ambizione di ritornare ad essere se non il minimo comun denominatore di una proposta politica che, partendo da questo connubio, possa interessare l’intera collettività nazionale in ogni sua esigenza di governabilità e/o trasformazione ? Ecco questa è la mia analisi, questo il mio auspicio.

Domenica prossima proprio nella Regione di Mauro Del Bue si terranno le Elezioni Regionali alle quali parteciperà una Lista formata da Socialisti, Verdi-Ecologisti e Laici. Potrebbe essere una ‘cartina al tornasole’ non trascurabile per l’inizio di una nuova fase politica, forse attraente in seguito, anche per la stessa SEL.
Vedremo. Se son … rose, fioriranno … anche se, per me il Garofano non sarà mai solo un fiore.
Fabrizio Manetti

E vennero i fratelli dell’Est …

Già da due settimane le televisioni e le radio di tutto il mondo stanno facendo concentrare l’attenzione generale su ciò che sta accadendo nell’Est dell’Europa, zona allora indicata come “Oltre Cortina”.

 La ” Cortina di Ferro” fu una conseguenza della seconda guerra mondiale e della Conferenza di Yalta, ridente località della Crimea dove nel 1945, a conflitto ancora in corso , America, Russia e Gran Bretagna, si spartirono il mondo decidendone il nuovo assetto politico.

A parte un occhio di riguardo per la Francia riconosciuta vincitrice a rutti gli effetti, alquanto dure furono le condizioni di resa per i vinti. L’Italia ed il Giappone vennero colpite con “amputazioni” territoriali e pure da sanzioni di carattere internazionale.Ma tremenda fu la punizione per la Germania costretta a rinunciare per sempre alle pretese su Alsazia e Lorena e ad altre regioni  di sua secolare sovranità, indotta ad affrontare un isolamento internazionale, ma soprattutto forzata  a subire una vera e propria occupazione militare.

Quest’ultima si concretizzava in due aspetti e in due livelli ben disciplinati e codificati.

L’intero territorio tedesco venne diviso in quattro zone di occupazione : a nord ovest la Zona inglese, a Sud Ovest quella francese, a Nord Est quella Russa e Sud Est quella Americana.

Per evitare che la Capitale Berlino restasse completamente in mano ai Sovietici, la città venne suddivisa a sua volta in altrettanti settori, pressochè in similitudine geometrica alle indicazioni geografiche sopra citate, assegnandone ognuna al controllo dei quattro Stati vincitori. Da quel momento, con il comune nemico ormai battuto,le ambizioni delle democrazie Occidentali coalizzate attorno agli Stati Uniti e quelle degli Stati dell’est Europa sotto influenza dell’Unione Sovietica tesero sempre più a divergere con l’aumento di una tensione internazionale politico-economica che vide nella guerra civile greca(1946-1949)  il suo massimo momento di esplosione, dissidio ben riassunto   anche in altri episodi dell’epoca come la sovietizzazione della Bulgaria (1946),  l’inizio degli arresti di Budapest (1947), l’esclusivismo comunista nel Governo della Romania (30-12-1947), la svolta stalinista della Polonia (1948), il colpo di Stato di Praga (25-02-1948).   La decisione della costituzione delle due alleanze del Patto Atlantico  (1949) e del Patto di Varsavia (1955) riassunsero questo stato di cose, portando conseguenze in varie aree del mondo e soprattutto nell’Europa dove il contatto fra le due parti contendenti ed i rispettivi alleati era più chiaro ed evidente.

In Germania, in specie,  passati  4 anni dal 1945 che aveva visto la caduta del nazismo, ed esattamente  il 23/05/1949 le zone tedesche controllate da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia dettero vita alla Repubblica Federale di Germania (generalmente denominata Germania Ovest ed abbreviata in BDR )con capitale, definita provvisoria a Bonn, che decretò la sua adesione al Patto Atlantico. Al contempo  la zona sotto il controllo Sovietico dette vita alla Repubblica Democratica Tedesca ( indicata spesso come Germania Est e con sigla DDR ), che scelse come capitale il settore russo di Berlino di  fatto corrispondente a Pankow, il quartiere più esteso e popoloso ivi esistente.

Proprio Berlino la ex- capitale del Terzo Reich visse una situazione drammatica, frutto della sua “divione nella divisione”.

Sin dallo stesso 1949 infatti  i settori affidati agli occidentali vennero unificati in una sola amministrazione costituente un’entità aggregata alla Repubblica Federale, di cui era praticamente un enclave circondato interamente dal territorio della Germania Est, per di più confinante con  il settore orientale di Berlino-Pankow diventata, come detto, capitale della Repubblica Democratica Tedesca.

I rapporti frontalieri fra le due Germanie, e quindi fra le due Berlino, come del resto quelli fra gli Stati  orbitanti in area sovietica con gli altri filo-occidentali,  per quanto ricchi di suspence, si limitarono inizialmente alla presenza di barriere ben delimitate  con lunghissime ed altissime reti di filo di ferro , custodite con la presenza di posti di blocco molto ravvicinati. Ma la situazione era destinata ulteriormente ad incacrenirsi con l’aumentare di quella che sarà definita la ” Guerra Fredda” e con l’esplosione di  episodi macchiati di sangue e violenze quale quello della repressione della Rivolta Ungherese (1956). A questo deve aggiungersi il fenomeno della fuga di popolazione altamente specializzata dall’economia collettivista della Germania Est, verso  quella dell’Ovest dove la loro opera era molto più pagata e dove esisteva un sistema di governo rispettoso dei criteri di libertà e democrazia rappresentativa .

Furono questi i motivi che indussero nella notte fra il 12 edil 13 agosto 1961 le autorità della Germania dell’Est ad iniziare la costruzione di una linea di demarcazione che divise in due la città: Il Muro di Berlino, sinonimo di una umiliazione per la nazione tedesca, ma per certi aspetti pure per  l’intero contesto europeo,che per 28 anni campeggiò triste e lugubre sulle strade di una Berlino che visse da da  subito la sua presenza come un’onta, una vergogna.

Giustificato come una linea di difesa contro il fascismo (Antifaschistischer Schutzwall in tedesco) esso fu nel gergo politico e diplomatico la risposta tardiva. sbagliata ed enomermemente amplificata a quel ” Cordone Sanitario ” creato dagli Occidentali nel primo dopoguerra per isolare ed impedirne l’espansione ad Ovest della rivoluzione sovietica del 1917.

Esteticamente non bello ed i alcuni tratti massiccio ed irrobustito da controfortezze in vario materiale per il posizionamente delle guardie di frontiera, esso era costituito da due muraglie contrapposte divise da uno spazio lasciato libero per meglio individuare gli eventuali tentativi di passaggio e di fuga. I quali nonostante tutto ci furono ugualmente e spesso con un tragico epilogo, tanto da far meritare al corridoio l’appellativo di ” Striscia della Morte”. Infatti secondo stime alquanto recenti almeno 133 persone sono rimaste uccise nel tentativo di raggiungere l’occidente e la libertà, mentre di altre 80 arrestate o fermate durante la fuga, non si hanno più notizie.

Tutto ciò ha fatto diventare il Muro di Berlino il simbolo della divisione e dell’odio, un qualcosa da dover eliminare il più presto possibile, come una ferita da curare ed in fretta.

La ferita è stata guarita, ma con il tempo e la pazienza di tanti e tanti uomini che seppero tessere una tela di nuova speranza. Figure emblematiche degne di rispetto.

Fra tutte svetta quella del Cancelliere socialdemocratico Willy Brandt, ex-partigiano in Norvegia ed ex-Borgomastro di Berlino Ovest, di cui fu a capo nei terribili giorni dell’isolamento forzato deciso dalle autorità della Germania Est ed ideatore del famoso ponte aereo cui si dovette ricorrere per approvigionare la città.

Diventato leader nazionale inaugurò una politica di dialogo con l’est (la Ostpolitik) considerato il seme,il germoglio da cui in seguito nacque la riunificazione tedesca.

A lui, scomparso l’ 08/10/1992 e sepolto con tutti gli onori di un vero Capo, va dedicato principalmente questo venticinquennale della caduta de Muro di Berlino. E ,sono certo, a lui è stato rivolto un pensiero da tutti i Berlinesi, da tutti i Tedeschi e da tutti gli Europei amanti della pace, ma soprattutto della libertà.

Fabrizio Manetti

Cechia al ballottaggio, vittoria dei socialdemocratici

Sobotka-CssdVenerdi 17 e sabato 18 ottobre i cechi hanno votato nel ballottaggio per le elezioni per il Senato della Repubblica. Questo secondo turno ha interessato 27 dei collegi utilizzati per la scelta dei componenti della Camera Alta (81 membri) i quali vengono rinnovati con scadenza biennale per un terzo. Bassissima, sia in valori assoluti che in relazione al primo turno, l’affluenza alle urne pari ad appena al 16,89 % degli aventi diritto. Questo scarso interesse per l’elezione del Senato è comunque una situazione “storica” nelle consultazioni della Repubblica Ceca sin dalla sua nascita. Ricordiamo che ai sensi della vigente Costituzione la Cechia ha un sistema di bicameralismo imperfetto con limitati anche se non trascurabili poteri alla Camera Alta che, dopo la riforma semi-presidenziale di tre anni fa, non vota la fiducia al Governo. Ecco uno dei motivi per i quali la legge fondamentale contiene, nel suo articolo 18, precise indicazioni sui sistemi elettorali da adottare, maggioritario per il Senato, proporzionale per la Camera che resta quindi il perno Istituzionale del Paese. Continua a leggere

Cechia, ballottaggio
con possibile sorpresa

Repubblica_ceca_elezioniTorna al voto la Repubblica ceca dopo il primo turno delle elezioni per il rinnovo biennale di 27 Senatori su 81. Dopo il primo turno tenutosi venerdì 10 e sabato 11 ottobre, la giovane Repubblica dell’Europa Centrale torna al voto oggi e domani per il ballottaggio. Infatti come stabilito dall’art. 18 del vigente testo Costituzionale il Senato (o Camera Alta) viene eletto per 6 anni con un sistema maggioritario a doppio turno. L’elezione interessa 1/3 dei componenti l’Assemblea ed è effettuata una volta ogni 2 anni. Conseguentemente 27 seggi vengono sottoposti ad elezione con scadenza biennale. Nel primo turno nessuno ha superato la soglia del 50% che avrebbe consentito l’elezione diretta anche se in due casi il Candidato del CSSD, il partito socialdemocratico, è andato molto vicino a tale soglia. Continua a leggere

Un mondiale punitivo
per la Vecchia Europa

Pallone - sport Alcune considerazioni su di un Mondiale ormai incanalato verso la seconda fase e che non ha certo portato bene ai colori Azzurri, cosa della quale va preso atto al di là delle dispute su questioni tecniche ed organizzative che vanno lasciate agli addetti ai lavori.
Ma oltre ai risultati concreti ed agli aspetti particolari anche la rassegna iridata della pedata sta lasciando alcuni dati certi da inserire nel novero dei “primati” e delle statistiche. Vediamoli alcuni con riserva di ritornarci sopra a manifestazione terminata.
Il Sud America rischia di riconfermarsi terra ostica per le Nazionali Europee : mai una rappresentante del Vecchio Continente ha trionfato in America, mentre una selezione americana , il Brasile, riuscì a farlo nel 1958 in Svezia.
In totale includendo quella ancora in corso abbiamo avuto 20 edizioni così suddivise organizzativamente: 10 in Europa (1934 in Italia; 1938 in Francia; 1954 in Svizzera; 1958 in Svezia; 1966 in Gran Bretagna; 1974 in Germania ; 1982 in Spagna; 1990 in Italia; 1998 in Francia; 2006 in Germania); 8 in America (1930 in Uruguay; 1950 in Brasile; 1962 in Brasile; 1970 in Messico; 1978 in Argentina; 1986 in Messico; 1994 negli U.S.A.; 2014 in Brasile); 1 in Asia (2002 in Corea del Sud – Giappone); 1 in Africa (2010 in Sudafrica).
Nelle precedenti 7 edizioni americane ecco le Nazionali finaliste con i relativi piazzamenti:

1) 1930 – 1° Uruguay; 2° Argentina; 3° Stati Uniti; 4° Jugoslavia
2) 1950 – 1° Uruguay; 2° Brasile; 3° Svezia; 4° Spagna
3) 1962 – 1° Brasile; 2° Cecoslovacchia; 3° Cile; 4°Jugoslavia
4) 1970 – 1° Brasile; 2° Italia; 3° Germania Ovest; 4° Uruguay
5) 1978 – 1° Argentina; 2° Olanda; 3° Brasile; 4° Italia
6) 1986 – 1° Argentina; 2° Germania Ovest ; 3° Francia; 4° Belgio
7) 1994 – 1° Brasile; 2° Italia; 3° Svezia; 4° Bulgaria.

Dai questi dati si deduce che le Rappresentative Nazionali del Vecchio Continente hanno ottenuto i seguenti piazzamenti ” americani” :
– 5  secondi posti  ( 2 ITALIA; 1 ciascuno CECOSLOVACCHIA,OLANDA,GERMANIA OVEST);
–  4  terzi  posti  (2 SVEZIA;1 ciascuno GERMANIA OVEST e FRANCIA);
– 6 quarti posti (2 JUGOSLAVIA, 1 ciascuno BELGIO, BULGARIA, FRANCIA, GERMANIA OVEST).

In questa ottava edizione in terra di Colombo, dopo le eliminazioni più o meno clamorose di Inghilterra, Italia e Spagna restano a difendere i colori “europei” : il Belgio, la Francia, la Grecia, la Svizzera e sicuramente la Germania.
Quest’ultima, il cui girone non è ancora concluso, gioca in terra americana per la prima volta come unica Rappresentativa tedesca.
Ad esse il compito  di sfatare un mito di tradizione negativa che, se confermato, potrebbe essere riassunto nell’acronimo M.E.C., non indicazione stavolta di un accordo politico-commerciale, ma  di un Male Europeo Comune, per il quale oggi non dovrebbe valere il vecchio adagio del “mezzo gaudio”: siamo nell’Unione Europea con la Svizzera per tante cose “convenzionata” … perbacco!

Fabrizio Manetti

Crimea, speriamo che
finisca in … musica

Devo essere sincero. Alla Crimea ed alle volte che essa ha incrociato la storia dell’Italia mi ha fatto ripensare giovedi sera Maurizio Crozza con la sua battuta “questa Crimea che è dai tempi di Cavour che ci scassa i c……i”.

Ed in effetti è vero. Non la satirica “scassatura”, per carità, ma il fatto che le vicende della penisola del Mar Nero si siano in quell’epoca intrecciate con quelle italiane.

Siamo nel 1855. Francia,Gran Bretagna e Turchia sono impegnate dal 4 ottobre del 1853 in una guerra contro la Russia zarista. Il “casus belli” fu l’accordo raggiunto dalla Francia, a maggioranza cattolica, con la Turchia musulmana per il controllo dei luoghi santi della cristianità in territorio ottomano.

L’intesa venne sconfessata dalla Russia ortodossa come insufficiente e pericolosa. Da qui parte il “tourbillon” interventista.

La Gran Bretagna, protestante, si schiera a fianco della Francia e della Turchia, anche per non dare troppo spazio nella regione, ai cugini d’Oltre Manica. L’Austria non invia truppe, ma mette a disposizione, principalmente degli Alleati anti-russi, la propria maccanica diplomatica. Il Piemonte sabaudo, timoroso di un eccessivo avvicinamento all’Austria della Francia, invia un contingente di 18 mila soldati.

La guerra fu vinta dagli Alleati anti-zaristi. Ma non fu questo esito militare il risultato importante. Grazie a questo intervento infatti il Regno di Piemonte ottenne il diritto a sedersi al tavolo delle trattative di pace che si svolsero a Parigi. Insomma un riconoscimento internazionale per il piccolo Stato piemontese, embrione di quello che sarà, da lì a sessanta mesi, il Regno d’Italia.

Sono passati 158 anni. La Russia non è più un Impero, ma dal 1917 Repubblica, prima dei Soviet e dal 1989 Federale. L’Ucraina è indipendente e contiene nel suo ambito territoriale la Repubblica Autonoma di Crimea. Ma la Francia e la Gran Bretagna sono ancora fra le massime potenze diplomatiche mondiali.

La Germania ha invece soppiantato in tale ruolo, per l’area mitteleuropea, l’Austria, il cui Impero, smembrato dopo la sconfitta nella I° Guerra Mondiale ha dato vita a diversi Stati. Il Regno di Sardegna, nome ufficiale del Piemonte Sabaudo, ha lasciato il posto all’Italia, prima monarchica (1861) poi, dal 1946, repubblicana. È in questo quadro attuale che Matteo Renzi va a a Parigi e Berlino. Temi dei colloqui l’economia, ma avendo sullo sfondo ancora la Crimea ed il referendum secessionista. Speriamo che non debba partire un contingente di italici soldati. Auspichiamo invece che tutto si risolva con la stesura di una bella canzone. Come nel 1898 quando da quelle parti, ad Odessa esattamente, Giovanni Capurro ed Edoardo Di Capua composero “O’ Sole mio” pensando alla patria lontana.

Ma su questo più che il Presidente Renzi dovrebbero darsi da fare gli italici cantautori. A meno che non si scopra qualche nuovo … Apicella.

Fabrizio Manetti

Gavorrano. Doppia vittoria
del sindaco socialista

Iacomelli_Elisabetta

“A questo punto siamo proponiamo ricorso al Consiglio di Stato che dà ragione ed io vengo reintegrata nel mio ruolo istituzionale. E non poteva essere che così visto che la sentenza d’origine, quella che ha portato al commissariamento, era successiva di cinque giorni alla scadenza del termine di presentazione delle liste e quindi successiva alle autenticazioni de quo”.

Quindi doppia vittoria…
“Ora partiamo davvero e subito cominciamo con i veri test che interessano la gente: il Parco minerario, il Regolamento edilizio, l’ambiente. Quanto ai rapporti con l’opposizione soccombente in giudizio, beh vedremo i comportamenti futuri. Certo non si è partiti col piede giusto, ma quattro anni sono lunghi … staremo a vedere”.

Mi guarda severo un Palmiro Togliatti scolpito in pietra accompagnato dalle parole: veniamo da lontano ed andremo lontano. Lontano non so, ma sicuramente nel PSE, dove Renzi condurrà una buona parte degli eredi del PCI. Se anche Gavorrano, già detta ‘La Stalingrado della maremma’ ha un Sindaco socialista, se anche il PD è pronto per fare i conti con il socialismo riformista europeo, sono i fatti che parlano da soli, è la Storia.
Fabrizio Manetti

Gavorrano. Doppia vittoria
del sindaco socialista

Iacomelli_ElisabettaGavorrano è un Comune della Maremma grossetana, bellissimo borgo dalla storia antica, sede di un’importante miniera di pirite, la seconda in Europa, oggi vive di agricoltura e turismo. Domenica 23, nella Casa del Popolo, subito a ridosso del centro abitato, si è tenuta una festa inconsueta. Motivo del rendez-vous è stato infatti il reintegro nelle proprie funzioni del sindaco, l’avvocato socialista Elisabetta Iacomelli.

Ma perché questo reintegro? La prima spiegazione mi arriva da Alberto Parlanti, coniuge del Primo Cittadino.

“Tutto ha inizio – spiega – con le elezioni del 26 e 27 maggio 2013. All’appuntamento il centrosinistra giunge diviso malgrado i tentativi non riusciti del Segretario della locale sezione socialista, Rossana Galletti, di rimettere assieme i cocci. Così alle elezioni si presentano due liste di centrosinistra, il ‘Centrosinistra unito’ con PD, PSI, PDCI e la lista civica ‘Gavorrano democratica’, con candidato a sindaco Elisabetta Iacomelli, dall’altra il ‘Centrosinistra per Gavorrano’ composto da SEL, VERDI e la lista civica ‘Gente comune’ con candidato a sindaco, Massimo Borghi. Allo spoglio il risultato fu: Lista con Iacomelli 49,7%, Lista con Borghi 40% mentre la lista di centrodestra si fermava al 9,8%.

Beh, un risultato chiaro.
“La mia vittoria sembrava scontata e invece no – spiega la stessa Iacomelli – perché Borghi, facendosi forza di una sentenza del Consiglio di Stato, ricorreva al TAR eccependo l’irregolarità di autenticazione sulle firme raccolte, da parte di un Assessore Provinciale sulla base di una sentenza che aveva introdotto accanto al consueto limite territoriale anche un ulteriore ‘paletto’ legato alla pertinenza. Cioè, secondo il Consiglio di Stato gli Amministratori Provinciali potevano autenticare le sottoscrizioni solo per le elezioni della loro Amministrazione, cioè la Provincia, e non per quelle di altri livelli gestionali. Il TAR della Basilicata respingeva un ricorso analogo, mentre quello della Toscana accoglieva l’istanza di Borghi sia pur in modo parziale. Infatti il Tribunale Amministrativo, pur dichiarandomi decaduta da Sindaco, non dava il via alla sostituzione. Quindi comune commissariato”.

E allora?
“A questo punto siamo proponiamo ricorso al Consiglio di Stato che dà ragione ed io vengo reintegrata nel mio ruolo istituzionale. E non poteva essere che così visto che la sentenza d’origine, quella che ha portato al commissariamento, era successiva di cinque giorni alla scadenza del termine di presentazione delle liste e quindi successiva alle autenticazioni de quo”.

Quindi doppia vittoria…
“Ora partiamo davvero e subito cominciamo con i veri test che interessano la gente: il Parco minerario, il Regolamento edilizio, l’ambiente. Quanto ai rapporti con l’opposizione soccombente in giudizio, beh vedremo i comportamenti futuri. Certo non si è partiti col piede giusto, ma quattro anni sono lunghi … staremo a vedere”.

Mi guarda severo un Palmiro Togliatti scolpito in pietra accompagnato dalle parole: veniamo da lontano ed andremo lontano. Lontano non so, ma sicuramente nel PSE, dove Renzi condurrà una buona parte degli eredi del PCI. Se anche Gavorrano, già detta ‘La Stalingrado della maremma’ ha un Sindaco socialista, se anche il PD è pronto per fare i conti con il socialismo riformista europeo, sono i fatti che parlano da soli, è la Storia.
Fabrizio Manetti