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Federica Zene

Riflettere sullo scorrere
del tempo. Un Nemico
che diventa Amico

tempoRiflettere sullo scorrere del tempo e su ciò che esso rappresenta per ciascun individuo vuol dire ragionare sul senso della vita e  l’uomo ha la grande possibilità di poterlo fare: “Cogito ergo sum” insegna Cartesio; quindi perché non raccogliere ed analizzare il variegato stato d’animo trasmesso da tutti quegli scrittori, filosofi e scienziati che si sono interrogati in proposito? Monsignor Gioia ha colto questa esigenza per fornire una più ampia ma agevole opportunità di riflessione, con diverse chiavi di lettura ed interpretazione. Il risultato è questo libro che parte dall’excursus del pensiero altrui relativamente ad  una delle più grandi questioni metafisiche esistenti, per arrivare all’attualissimo ed intramontabile invito di ampliare la visione occidentale con la quale “pensiamo” il tempo.

fare-pace-con-il-tempo-copertina“Pensarsi“ in base al tempo assume un significato ben più ampio di quello che può essere il tempo dentro e fuori di noi… si può parlare di rappresentazione e sentimenti del tempo che nelle varie epoche susseguitesi connotano il nostro modo di abitare la terra. Le costruzioni della storia prescindono l’abitare il tempo, la cui figura è la forma che ritroviamo nelle cose. Nel costante e inappagabile bisogno di autoaffermazione, vorremmo manovrarlo, esserne padroni a seconda delle nostre esigenze temporali, con l’obiettivo di armonizzare i suoi tre momenti di snodo cioè presente, passato e futuro, estendendo tale padronanza alle relazioni sociali. In realtà, la socialità insita nell’uomo si inserisce nel più ampio spazio della connessione universale che lega tutti gli esseri del creato: l’Io ha necessariamente bisogno di un Tu con il quale rapportarsi, sia per conoscere che per amare. La vera dignità consiste proprio nel pensiero che ci nobilita piuttosto che nello spazio o nel tempo che possiamo occupare.

Federica Zene

Esce Monte di Amir Naderi: il trionfo della fede sull’impossibile

montePresentato fuori concorso alla 73° edizione del Festival Internazionale del Film di Venezia, vincitore del Premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker 2016, selezionato al MoMa di New York, torna a far parlare di sé Amir Naderi, con un film di grande effetto e risonanza per l’impatto delle tematiche. Il regista iraniano famoso per il suo don’t give up again “urlato” costantemente, fissa così un ulteriore tassello importante della sua carriera, stavolta girando interamente in Italia e con un cast tutto italiano.
Monte racconta la storia di Agostino, un contadino poverissimo che vive con la moglie e un figlio adolescente ai piedi una montagna, in un clima e in un ambiente circostante così avversi e inospitali da essere ritenuti maledetti, funesti e portatori di morte. Discriminato, perseguitato, spoglio in un primo momento anche degli affetti, nella più totale disperazione e solitudine, decide, spinto da una grande rabbia, di dare un nuovo senso alla sua esistenza, conducendo una lotta smisurata contro la montagna, nel folle tentativo di distruggerla a picconate.
Tutto il film è rabbioso, onesto, commovente ed immensamente umano, capace di sgretolare le barriere sentimentali dello spettatore che resta pertanto nudo con se stesso ad interrogarsi sul proprio essere e sull’opportunità di sfida senza arrendersi mai. L’uomo non accetta passivamente un destino inesorabile, combatte e “grida” la volontà di superare i propri limiti e le proprie paure, con coraggio e fede incrollabili, per ottenere un risultato di carattere “universale”.
Vincente la scelta dei protagonisti, dotati di grandissima espressività comunicativa visiva e non, e che trasmettono un forte messaggio all’attonito spettatore attraverso atteggiamenti di sofferenza vissuta, impressa anche sui propri corpi, dialoghi serrati ed essenziali, sullo sfondo di uno scenario nel quale i suoni, le luci e i colori assumono un ruolo preponderante.
Monte è questo…un viaggio spirituale, sociale, quasi escatologico dell’essere umano che con tenacia oltre misura ricorda le proprie radici, nello sconforto non si inabissa mai nella rassegnazione, anzi lotta sorretto dalla fede, dissolve le tenebre e rivede la luce carica di speranza, una nuova possibilità di vita.

Federica Zene