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Ferdinando Leonzio

Scrive Ferdinando Leonzio:
Perché da destra a sinistra si combatte questa riforma?

Il Si al referendum costituzionale è sostenuto dalla maggioranza del PD, da quella del PSI e da quella dell´NCD. Troppo poco per diventare maggioranza degli elettori, come mi auguro, perché l´eliminazione del “bicameralismo perfetto” esistente è una vera necessità per il futuro dell´Italia. Su questo punto in passato c´era un accordo pressoché generale.
Perché le cose sono cambiate e da destra e da sinistra si combatte questa fondamentale riforma? Per vari errori:
1- L´aver legato il destino del governo e della legislatura alla vittoria del
SI´. A molti non par vero di poter abbattere Renzi con questo meccanismo, da
lui stesso suggerito! A nulla vale che abbia corretto il tiro nella fase
finale: ormai i suoi avversari sono lanciati.
2 – Il PD ha regalato l´Amministrazione di Roma ai 5 stelle, per i quali
quella quella vittoria è diventata il predellino di lancio per la conquista
della maggioranza parlamentare, se solo vanno al ballottaggio, avendo visto
che l´elettorato di destra, pur di abbattere Renzi, vota 5 stelle.
3 – Molti, e con motivi abbastanza validi, chiedono la modifica dell´Italicum
per evitare una simile eventualità, ma anche per evitare che il connubio tra
Riforma e Italicum possa avere risvolti inaccettabili.
4- Invece di cogliere la palla al balzo e presentare immediatamente un
progetto di modifica in Parlamento si tergiversa con inutili commissioni.
5 – I partiti della maggioranza, soprattutto il PSI e l´NCD, che ne avevano
fatto un cavallo di battaglia, hanno oscurato totalmente ĺa reintroduzione
della preferenza unica, che avrebbe avvicinato gli elettori agli eligendi, i
quali invece, con l´attuale legge, dovranno il loro scranno parlamentare solo
ai segretari di partito e si avrà un nuovo Parlamento di nominati senza legami
con il popolo. Come accadeva col Porcellum!
Io credo, a questo punto, che i socialisti, pur dando indicazioni per il sì, dovrebbero prendere energiche posizioni contro certi strafalcioni, senza il trauma della rottura delle alleanze in atto, ma affermando la propria personalità politica, per non essere travolti dagli errori altrui.
Fraterni saluti.
Ferdinando Leonzio

Scrive Ferdinando Leonzio:
Voto Sì, ma l’Italicum non va

Il dibattito sul referendum costituzionale in certi momenti mi sembra un dialogo fra sordi. Ognuno vanta la propria merce, ma non replica alle affermazioni altrui.
Per quanto mi riguarda sono nettamente favorevole alla riforma. Essa ci libera finalmente del bicameralismo perfetto, palla al piede di ogni legislatore. Inoltre diminuisce il numero dei parlamentari, fra i piú alti delle democrazie. Che il Senato abbia compiti diversi dalla Camera é un fatto consolidato nelle maggiori democrazie (Inghilterra, Francia, Germania), nelle quali esso é eletto con elezioni di secondo grado. Piuttosto peregrina l´osservazione che i consiglieri regionali e i sindaci avranno l´immunitá parlamentare. L´avranno sí, ma in quanto senatori e saranno 150 al posto degli attuali 315 elettivi.
Quelli che sono per il no molto probabilmente sperano che una loro vittoria faccia cadere il vituperato (da loro) governo Renzi che “non é stato eletto dai cittadini” (dimenticando che l´Italia é una repubblica parlamentare e che di conseguenza nessun Premier é mai stato eletto direttamente dai cittadini. Se molti di loro furono eletti parlamentari é un fatto che prescinde dall´incarico di governo).
Detto cio´, bisogna anche dire che c´é un´ osservazione di taluni fautori del NO che non é peregrina. Cio´ che rende cattiva la riforma – dicono – é la sua parentela con la nuova legge elettorale.
La quale ultima assegna il premio di maggioranza al partito primo classificato e fa eleggere l´80% dei deputati in base al posto assegnato in lista, il che li fa diventare dei nominati dalle oligarchie dei partiti.
Si puo´ dunque verificare che un partito col 25% ottenga la maggioranza assoluta alla Camera e che il suo gruppo sia fatto di fedelissimi che il leader ha piazzato ai primi posti della lista.
Con un sola Camera, controllata, da un solo partito, controllato da un solo leader, la porta é aperta a esperimenti odoranti di scarsa democrazia.
Come rimediare per salvare una buona riforma e rinsaldare le istituzioni democratiche? Semplice: ritoccando in due punti la legge elettorale: 1) Assegnare il premio di maggioranza non al partito primo arrivato, ma alla coalizione vittoriosa, salvaguardando cosí il diritto di tutte le posizioni ad essere rappresentate. 2) Eleggendo i deputati col sistema della preferenza unica, cosa che restituirebbe ai cittadini il potere sacrosanto di eleggere i propri rappresentanti.
Della proposta n.1, qualcuno ne parla, ma a bassa voce. La n.2, che é non meno importante, é stata invece dimenticata: non ne parla neppure il PSI, né il partito di Alfano, che ne aveva fatto un proprio cavallo di battaglia. Che é successo?
Caro direttore, se il mio ragionamento é giusto, é anche giusto che i socialisti lo facciano proprio a chiare e alte lettere.
Se é sbagliato, ti prego: spiegami perché.
Fraterni saluti.
Ferdinando Leonzio

Slovacchia, il governo ottiene  la fiducia

Robert Fico

Robert Fico

Il Consiglio Nazionale (Parlamento unicamerale) slovacco ha approvato ieri il programma del nuovo governo quadripartito, guidato dal leader socialdemocratico Robert Fico (51 anni), il quale però non ha partecipato alla votazione, essendo ancora in convalescenza dopo aver subito un intervento al cuore; in questa fase è stato sostituito dal suo vice, nonché ministro per gli Investimenti, Peter Pellegrino (40 anni), di origine italiana. Non era presente neanche il Presidente dell‘assemblea Andrej Danko, nonché leader del Partito Nazionale Slovacco, operato allo stomaco. Il governo, sostenuto da una maggioranza parlamentare di 81 deputati su 150, ha perciò ottenuto 79 voti su 142 presenti, mentre i contrari sono stati 61 e gli astenuti 2.

La Slovacchia dunque, dopo le elezioni politiche del 5 marzo scorso, è riuscita a darsi un governo stabile, in grado di affrontare il suo semestrale periodo di presidenza dell‘UE, che avrà inizio il 1° luglio prossimo.

Ferdinando Leonzio

Robert Fico guida il nuovo governo slovacco

fico slovacchia

Robert Fico

Bratislava, 24 – Il nuovo Consiglio Nazionale della Repubblica Slovacca, eletto lo scorso 5 marzo, si è ufficialmente insediato ieri mercoledì 23 e i 150 deputati hanno prestato giuramento. Il Consiglio Nazionale di Slovacchia è un Parlamento unicamerale, eletto ogni quattro anni, sulla base di un collegio unico nazionale, col sistema proporzionale con sbarramento al 5%.
Il nuovo Parlamento presenta profonde differenze con l´uscente. Anzitutto nessun partito ha in esso la maggioranza assoluta (in precedenza l´aveva il socialdemocratico SMER-SD con 83/150 seggi); inoltre, mentre nel precedente erano presenti sei partiti, nel nuovo consesso ce ne sono, per la prima volta, ben otto. I parlamentari di prima nomina sono 77, e dunque 73 sono i riconfermati.
Infine, in un Paese a maggioranza (relativa) cattolica, non sono più presenti i democristiani, già divisi in due partiti (KDH e SDKU), che non hanno superato la soglia del 5%. Il partito comunista, pur esistente, è ormai da tempo elettoralmente evaporato.
Il Consiglio Nazionale, nella sua prima seduta, ha eletto il suo vertice. Alla presidenza è stato chiamato il leader del Partito Nazionale Slovacco (SNS) Andrej Danko, mentre le quattro vicepresidenze sono andate, una ciascuno, a Martin Glváč, ex ministro della Difesa (SMER-SD), a Bela Bugar, leader del partito Most-Hid ((Ponte), ad Andrej Hnčiar, sindaco di Martin, viceleader di Siet (Rete), per la maggioranza, e a Lucia Nicholsonova (SaS) per l’opposizione.
Nei giorni precedenti, infatti, il leader socialdemocratico Robert Fico, Primo Ministro uscente, cui il presidente Kiska aveva dato l´incarico di formare il nuovo Governo, era riuscito a raggiungere un accordo, firmato il 22-3-2016, per una maggioranza quadripartita, formata da SMER-SD (49 seggi), SNS (15), Most-Hid (11) e Siet (10), con una base parlamentare dunque di 85 seggi su 150, ridotti poi a 81, in seguito alla defezione di un deputato di Most-Hid e di tre di Siet.
I quattro partiti, dunque, nell´arco di una decina di giorni, sono riusciti a concordare un programma di governo e la ripartizione dei ministeri e dei sottosegretariati, nonché dei vertici del Parlamento.
In serata, dopo la seduta del Parlamento, il Presidente della Repubblica ha nominato il nuovo governo di 15 membri, presieduto da Fico: in base ai precedenti accordi di maggioranza, otto ministeri (oltre il Premier) sono stati assegnati allo SMER-Sd (Vicepremier e Investimenti, Interni, Finanze, Esteri, Economia, Cultura, Sanitá, Affari Sociali e Famiglia), tre al SNS (Difesa, Istruzione e Sport, Agricoltura), due a Most-Hid (Giustizia, Ambiente) e uno a Siet (Trasporti).
Due le donne presenti nel Governo: Gabriela Matecna (SNS) all’Agricoltura, e Lucia Zitnanská (Most-Hid) alla Giustizia. Vicepremier (e ministro degli Investimenti) sarà il quarantenne socialdemocratico Peter Pellegrini, di origine italiana, ex Ministro dell’Istruzione ed ex Presidente del Consiglio Nazionale. Pellegrini, che parla bene inglese e tedesco, è attivo in politica dal 2002 ed è deputato dal 2006.
Il Governo di coalizione, che lo stesso Fico ha definito “di compromesso storico”, ha subito riconfermato la piena adesione della Slovacchia all’Europa unita e alla NATO.
All´opposizione rimangono i partiti SaS (Libertà e Solidarietà), OLANO-NOVA (Gente comune e personalità indipendenti), Sme Rodina (Siamo la famiglia) e l’estrema destra di LSNS (Partito Popolare per la nostra Slovacchia).
Il Governo (l´11° della repubblica Slovacca), che ha già prestato giuramento nelle mani del presidente Kiska, entro 30 giorni dovrà presentarsi in Parlamento per chiedere la fiducia. La sua prima riunione sará tenuta subito dopo Pasqua.

Ferdinando Leonzio

Slovacchia. Raggiunto l’accordo per il Governo

Robert Fico

Robert Fico

Dopo la nascita della Repubblica Slovacca, separatasi consensualmente dalla Repubblica Ceca (1-1-1993), i socialisti slovacchi, soprattutto per merito di Robert Fico, che la stampa moderata si ostina a definire “populista”, hanno saputo riunificarsi nel partito SMER-SD (Direzione-SocialDemocrazia), che da allora non ha mai subito scissioni né “fughe” singole, cogliendo anzi lusinghieri successi.
Dal lato opposto dello schieramento politico slovacco, invece, moderati e conservatori si sono sempre presentati divisi in varie formazioni concorrenti fra di loro.
Il socialdemocratico Robert Fico, che dopo le elezioni politiche dello scorso 5 marzo, è stato incaricato (9-3-2016), in qualità di leader del partito di maggioranza relativa (seggi 49/150) dal presidente Kiska della formazione del nuovo governo, ha saputo mettere a frutto i dieci giorni di tempo assegnatigli dal Presidente, spezzando l’accerchiamento degli altri 7 partiti presenti nel Consiglio Nazionale (Parlamento unicamerale) e riuscendo a coinvolgere nelle trattative 3 di essi, sufficienti a costituire una solida maggioranza.

Il primo ad aderire è stato lo SNS (Partito Nazionale Slovacco, seggi 15/150), il cui leader Andrej Danko si è dichiarato favorevole ad un’alleanza con SMER-SD, per garantire un governo stabile alla Slovacchia, ritenendo troppo litigiosa l’altra maggioranza numericamente possibile, quella cioè formata da tutti i partiti, con esclusione dello SMER-SD e degli estremisti di destra di LSNS (Partito Popolare per la Nostra Slovacchia, seggi 14/150). In caso di fallimento dell’ipotesi preferita, Danko avrebbe proposto un governo tecnico.
Questa posizione, che di fatto rendeva impossibile una maggioranza di centro-destra, ha poi indotto altri partiti ad aderire all’invito di Fico.

Si sono quindi resi disponibili: il partito moderato Most-Hid (Ponte, seggi 11/150), diretto da Bela Bugar, contrario a eventuali nuove elezioni che avrebbero favorito l’estrema destra di Kotleba (leader del LSNS e governatore della regione di Banka Bystrica) e Siet (Rete, seggi 10/150), guidato da Radoslav Prochazka.
Le delegazioni dei quattro partiti (tre per partito), guidate dai rispettivi leader, si sono incontrate nei giorni 14-15-16 marzo ed alla fine hanno siglato l’accordo sulle priorità programmatiche, che comprendono le principali istanze delle diverse componenti ed hanno poi iniziato le discussioni sulla composizione del Governo e sui vertici del nuovo Consiglio Nazionale.

Il 17 marzo Fico ha riferito al Capo dello Stato della volontà dei quattro partiti di formare una maggioranza parlamentare e quindi un governo, dell’accordo programmatico e dell’andamento dei colloqui sulla composizione del governo.
Intanto la prima seduta del nuovo Parlamento è stata fissata per mercoledí 23 marzo. Subito dopo potrebbe aversi la nomina del governo quadripartito SMER-SD / SNS /Most-Hid / Siet.

La maggioranza sulla carta avrebbe 85 seggi su 150, ma considerata l’annunciata defezione di un deputato di Most-Hid e di 3 di Siet, si ridurrebbe a 81 seggi, più che sufficienti però per governare.

Resterebbero così all’opposizione gli altri quattro partiti presenti in parlamento: i liberali di SAS (Libertà e Solidarietà, seggi 21/150), OL´ANO-NOVA (Gente comune e personalità indipendenti, seggi 19/150), Sme Rodina (Siamo la famiglia, seggi 11/150) e LSNS.

Intanto si è dimesso dalla carica Jan Figel, leader del Movimento Democratico Cristiano, per la prima volta non entrato in Parlamento.

Ferdinando Leonzio

Slovacchia. Socialdemocrazia in testa senza maggioranza

slovacchiaLe votazioni generali in Slovacchia di sabato 5 marzo, a cui hanno partecipato ben 23 liste e 2.607.750 elettori (59,82%) hanno profondamente modificato il quadro politico della giovane repubblica centroeuropea.
La legislatura testé terminata ha potuto godere di una notevole stabilità, grazie a un governo abilmente guidato dal cinquantaduenne Robert Fico, il leader che aveva saputo unificare tutti i socialdemocratici slovacchi nel partito SMER-SD (Direzione- SocialDemocrazia) che, col 44, 41 % dei voti, nel 2012 aveva conquistato la maggioranza assoluta (83/150) nel Consiglio Nazionale (Parlamento unicamerale), composto di 150 deputati, eletti ogni quattro anni in un Collegio Unico nazionale, col sistema proporzionale con sbarramento al 5%.
I risultati odierni hanno confermato, anche se in misura maggiore di quanto previsto dai sondaggi, il calo di consensi, che si era giá verificato nelle elezioni europee e in quelle regionali, per lo SMER-SD, che conserva tuttavia il primo posto nelle preferenze degli slovacchi, ma perde la maggioranza nel C.N.

Escono, inoltre, dal Parlamento i due partiti democristiani KDH (Movimento Democratico Cristiano) e SDKU-DS (Unione Democratica e Cristiana Slovacca-Partito Democratico), non avendo nessuno dei due superato lo sbarramento previsto dalla legge e vi entra per la prima volta la destra estrema LSNS .

Questo il responso delle urne:
SMER-SD, socialdemocrazia, 28,29% seggi 49 (ne aveva 83)
SaS (Libertà e Solidarietà), liberali, 12,09% seggi 21 (11)
OL´aNO-NOVA (Gente comune e personalità indipendenti) 11,02% seggi 19 (16)
SNS (Partito Nazionale Slovacco) 8,64% seggi 15 (non era presente nel CN precedente)
LSNS, destra estrema, (Partito Popolare per la nostra Slovacchia) 8,04% seggi 14 (non era presente).
Sme Rodina (Siamo la famiglia) 6,62% seggi 11 (non era presente)
Most-Híd (Ponte) 6,50% seggi 11 (13)
SIET´ (Rete) 5,60% seggi 10 (non era presente)
Con questi risultati assai difficile si presenta la possibilitá di formare un governo stabile, mentre si avvicina il momento in cui la Slovacchia assumerá la presidenza dell´UE.
La socialdemocrazia si é dichiarata disponibile a collaborare con tutti, tranne che col LSNS.
D’altro canto ci sono partiti, come SaS e OL´aNO -NOVA, che hanno firmato, fin dall’ottobre 2015, una “Dichiarazione di responsabilità per la Slovacchia”, con cui si sono impegnati a non collaborare con lo SMER-SD dopo le elezioni.

Ferdinando Leonzio

Slovacchia verso le urne
Socialdemocratici in testa

Robert Fico

Il premier Robert Fico

Bratislava 2 febbraio – Sabato 5 marzo avranno luogo, in Slovacchia, le votazioni per il rinnovo del Parlamento unicamerale (Consiglio Nazionale) eletto ogni quattro anni e composto di 150 deputati.

I deputati sono eletti sulla base di un collegio unico nazionale, con sistema proporzionale con sbarramento al 5%, e con la possibilità per gli elettori (oltre 4,3 milioni) di esprimere fino a quattro preferenze. Alle prossime elezioni parteciperanno ben 23 liste. All’elettore verrano perciò consegnati 23 fogli, in ciascuno dei quali troverà scritta una delle liste concorrenti ed egli metterà nell’urna quella scelta (con o senza preferenze), gettando le altre in un apposito cestino.

Alle precedenti elezioni legislative del 10 marzo del 2012 il partito socialdemocratico SMER- SD (Direzione-SocialDemocrazia), membro dell’Internazionale Socialista e del PSE, ottenne il 44, 41% dei voti e la maggioranza assoluta in Parlamento con 83/150 seggi e costituì un governo monocolore presieduto dal suo leader Robert Fico (n.1964).

Il simbolo dello SMER-SD

Il simbolo dello SMER-SD

Altri partiti presenti nel Parlamento uscente e nuovamente in gara sono Il KDH (Movimento Democratico Cristiano, con 16 deputati), l’OL’aNO (Gente Comune e Personalità Indipendenti, con 16 seggi), il Most-Hid (Ponte,13 seggi), l’SDKU-DS (Unione Democratica e Cristiana Slovacca-Partito Democratico, 11 seggi), i liberali del SaS (Libertà e Solidarietà, 11 seggi).

Il governo si presenta, nel 2015, con un bilancio complessivamente positivo: economia in crescita, disoccupazione in calo (11,2%), salario medio aumentato, bilancia commerciale in attivo.

Il programma in 10 punti dello SMER-SD per la prossima legislatura comporta una serie di interventi di tipo solidaristico volti ad elevare il livello di vita dei cittadini, e in particolare di quelli a più basso reddito, nonché una lotta serrata alla disoccupazione.

Tutti i sondaggi concordano nel ritenere che il partito socialdemocratico manterrà il primo posto nella scena politica slovacca. La vera domanda è se riuscirà o meno a mantenere la maggioranza assoluta in Parlamento o sarà costretto ad un’alleanza con altri raggruppamenti.

Ferdinando Leonzio

Il Pc nell’area
degli Iblei (’21-’65)

Micciche-Iblei

Appena finito di leggere l’ultimo libro di Giuseppe Miccichè (Il Partito Comunista nell’area degli Iblei 1921-1965), è affiorato in me un ricordo di quand’ero ragazzino e andavo al teatro dei burattini allocato vicino casa mia.

E mi sono tornati in mente i concitati dialoghi tra Orlando e Rinaldo che si contendevano la bella Angelica, i vili tradimenti che Gano di Magonza ordiva ai danni di re Carlo…

Solo anni dopo mi resi conto che dietro i movimenti di quei pupazzi, dietro quelle voci abilmente contraffatte, c’era un solo uomo, un burattinaio che li faceva agire come esseri viventi, suscitando l’accesa partecipazione del pubblico, che intanto sgranocchiava avidamente una montagna di arachidi: un grande artista, non c’è dubbio. Ecco, mi sono poi detto, che cosa collega quel grande maestro d’arte a Miccichè.

Il grande storico ragusano riesce anche lui a far muovere, con grande maestria, i personaggi che sfilano davanti al lettore, rendendoli plasticamente presenti, quasi contemporanei. Con rapidi, ma efficaci movimenti del suo fascio luminoso, egli riesce a trasportare la scena da Comiso a Vittoria, da Ispica a Ragusa, da Modica a Scicli, popolando le piazze della sua terra di un nugolo di protagonisti, ciascuno con una personalità ben delineata. Poche pennellate gli bastano per raccontarci una realtà sociale che lentamente si evolve dalle grotte naturali in cui – anni dopo la fine della guerra! – una parte di popolo era costretta a vivere fino alla moderna classe operaia formatasi attorno ai pozzi di petrolio.

Al centro della vicenda sta il Partito Comunista che, riuscendo a superare il livore antisocialista delle origini, in una col PSI e con la CGIL, conduce le sue epiche battaglie contro la miseria e il degrado, dedicandosi alla tenace lotta antifascista e poi alla politica unitaria, affrontando il trauma del centro-sinistra, in cui intravvede il pericolo della sua emarginazione.

Ma anche gli altri partiti con cui la situazione lo costringe ad interloquire, siano essi alleati o avversari, sono efficacemente tratteggiati nelle loro linee essenziali. Cosicchè rivivono, ad esempio, il Partito Socialista, sempre vivace e movimentato tra unità dei lavoratori e autonomia socialista, con le sue generose lotte per il proletariato e la Democrazia Cristiana nella sua lunga marcia dal conservatorismo marcato guerra fredda, alla socialità del centro-sinistra.

Ciò che piú colpisce in Miccichè, infaticabile ricercatore, storico solitario privo del supporto di assistenti e allievi, è fondamentalmente la sua capacità di sublimare, grazie alla sua stupefacente e disinvolta padronanza dell’argomento, le mille storie paesane in un grande affresco unitario della storia di una società, che solo nominalmente è quella della sua provincia, ma che in realtà raffigura l’intera Sicilia del dopoguerra. Le lotte per la terra, per un’agricoltura d’avanguardia, per lo sviluppo industriale, per la diffusione della cultura, insomma per l’emancipazione del proletariato siciliano, emergono con forza in uno scenario avvincente, che costringe chi legge a non interrompere la lettura, a chiedersi con curiosità che cosa avverrà dopo, anche se lo sa già, perchè tutto è già avvenuto.

Grandi sono dunque i meriti di questo storico militante, che sa coniugare l’incrollabile fede socialista con la necessaria obiettività della narrazione storica, supportata da una prosa coinvolgente , realistica ed emozionante nello stesso tempo.

Vorrei, per chiudere, ricordare a tutti, storici, ricercatori, appassionati e comuni lettori che Miccichè ha riempito vuoti storici che, senza il suo lavoro piú che cinquantennale, sarebbero rimasti tali. Vicende importanti perché emblematiche, personaggi di grande spessore, sarebbero, infatti, rimasti sepolti nell’oblio, senza la grande passione e la grande capacità di sintesi di Giuseppe Miccichè.

Ferdinando Leonzio

Giuseppe Miccichè Il Partito Comunista nell’area degli Iblei 1921-1965
Centro Studi Feliciano Rossitto Ragusa, 2014

Macchi: “Dal Socialismo alla “Nuova Democrazia”

Luigi MacchiE’ da poco in libreria l’ultima fatica dello storico socialista ragusano Giuseppe Micciché sulla figura di Luigi Macchi, pioneriere del socialismo siciliano, avvocato penalista, oratore facondo, socialista gradualista di area “defeliciana“, consigliere comunale e assessore di Catania, parlamentare e antifascista, sempre attento alla causa del lavoro. Continua a leggere

Aria di crisi per la socialdemocrazia slovacca

Robert-Fico-Europee-SlovacchiaBratislava, 26 maggio – I risultati delle votazioni per l´elezione dei 13 deputati al Parlamento europeo spettanti alla Slovacchia non entusiasmano i dirigenti del partito socialdemocratico (SMER.SD), al governo dal 2012. Alle precedenti europee, infatti, lo SMER.SD aveva ottenuto il 32,02 per cento dei voti e 5 seggi e, alle politiche del 2012, aveva fatto quel balzo in avanti che gli ha consentito di formare un governo monocolore: il 44,41 per cento e 83 deputati su 150 nel parlamento unicamerale. Alle ultime elezioni regionali arriva un primo segnale di crisi, caratterizzato dalla perdita di una delle 8 regioni in cui è ripartito il territorio nazionale, conquistata da un esponente della destra estrema. Continua a leggere