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PROVE DI DIALOGO

fico-mattarella

Positivo l’esito del mandato esplorativo. Lo ha riferito oggi pomeriggio Roberto Fico al presidente della Repubblica. Adesso ci vorrà ancora qualche giorno per capire se esistono davvero le condizioni per un accordo tra 5Stelle e Pd. “In questi giorni ci sarà dialogo in seno alle due forze politiche. Credo sia importante, ragionevole e responsabile rimanere sui temi e sui programmi”, spiega lo stesso presidente della Camera. Il confronto, dunque, è aperto.

A rischiare di più in questa guerra di nervi è il Partito Democratico. La base dem è in rivolta. Alla maggior parte degli iscritti non è piaciuta l’apertura di Maurizio Martina al mondo grillino. Agli esponenti delle correnti di Franceschini, Orlando ed Emiliano, invece, andrebbe bene un Governo con i 5Stelle. Il redde rationem andrà in scena il 3 maggio prossimo, durante la Direzione Nazionale che, a questo punto, rischia di trasformarsi in una conta sanguinosa destinata a mietere vittime illustri. Dopo aver caldeggiato l’accordo con il M5s il segretario reggente, in caso di sconfitta, sarebbe costretto ad un passo indietro. E considerata la maggioranza renziana in Direzione, assolutamente contraria al patto con Di Maio, la minaccia è più che concreta.

Annusato il pericolo, dopo il secondo incontro con Fico, Martina ha riconosciuto “le difficoltà e le differenze che animano il confronto ed è giusto dirlo per serietà e responsabilità. Siamo forze diverse con punti di vista a volte molto diversi”. Non mancano i problemi, dunque. Anche se sono stati compiuti “passi avanti importanti che vogliamo riconoscere”. Ben accolte, però, le frasi di Di Maio, che ha chiuso una volta per tutte il forno con la Lega: “Su questo sono state dette parole molto importanti che vogliamo riconoscere”. Gelo dalle truppe renziane. Per ora i colonnelli dell’ex premier si dicono favorevoli al confronto, ma la linea resta quella di sempre: “Mai ad un accordo con i 5 Stelle”.

Sulla stessa lunghezza d’onda gli alleati del Pd. “Non ho motivo di cambiare opinione. Dai 5 Stelle ci divide una visione della politica e, aggiungo, la rapidità trasformista rispetto ai programmi da realizzare”, ha detto Riccardo Nencini, segretario del Psi. Il leader socialista chiede con urgenza un confronto con gli altri componenti della coalizione di centrosinistra: “Ciascuno valuterà nei propri organi la posizione da assumere. Bisogna convocare la coalizione per verificare se ci sia una linea comune. Qualcuno mi spieghi se c’è una ragione per non farlo”.

Anche Luigi Di Maio ha i suoi problemi da risolvere. Prima il tentativo con la Lega, poi l’abboccamento con il Pd: gli attivisti pentastellati cominciano a storcere il naso. Ora è il capo politico a chiedere responsabilità. “Abbiamo il 32 per cento – dice Di Maio –. Non siamo autonomi e stiamo cercando di portare un buon contratto al rialzo non al ribasso che possa risolvere i problemi degli italiani. Ai cittadini interessa avere un reddito di cittadinanza che gli consenta di integrare il loro reddito oppure che due forze politiche litighino per l’eternità?”. Il messaggio a Mattarella è chiaro: “Se si riescono a fare le cose, bene. Altrimenti si torna al voto”.

F.G.

SECONDA CHANCE

Lower House Speaker Roberto Fico (C) leaves the Quirinal Palace after meeting Italian President Sergio Mattarella (not pictured) for the second round of formal political consultations following the general elections, in Rome, Italy, 13 April 2018. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Roberto Fico sarà il secondo “esploratore” nominato dal Quirinale per capire se esiste la possibilità di formare un governo. Dopo i rumors dei giorni scorsi, oggi arriva la conferma. A differenza della Casellati, però, Fico dovrà sondare gli umori del centrosinistra, in particolare del Pd. “Il presidente della Repubblica ha conferito al presidente della Camera Roberto Fico il compito di verificare un’intesa per una maggioranza parlamentare tra il Movimento Cinque Stelle il Pd per costituire il governo. Mattarella ha chiesto a Fico di verificare entro giovedì”, ha reso noto il segretario generale della presidenza della Repubblica dopo il colloquio al Colle tra Mattarella e il numero uno di Montecitorio.

Tre giorni, dunque. Poi le frecce all’arco del Capo dello Stato saranno finite. In caso di flop, l’unica possibilità immaginabile è un Governo del Presidente al quale tutti dovranno dare il proprio appoggio in attesa di nuove elezioni (non prima della primavera 2019).

Il Pd, dunque, chiamato ufficialmente in causa. Dopo una debacle che sembrava definitiva, ora al Nazareno potrebbero addirittura ritrovarsi al Governo. Ma a che prezzo? In termini di voti un eventuale appoggio ad un governo grillino potrebbe costare caro. La base dem non perdonerebbe facilmente. Magari meglio attendere il fallimento definitivo di Di Maio per poi entrare in campo su richiesta esplicita di Mattarella. La partita, comunque, è tutta da giocare. E il risultato non è scontato. “Si deve partire dai temi per l’interesse del paese – incalza Fico dopo aver ricevuto l’incarico – e dal programma per l’interesse del paese, ed è quello che cercherò di fare da subito”. Di Maio ha lo stesso identico problema del Pd: complicato spiegare ai suoi elettori un accordo con il partito di Renzi. In più il capo politico vede a rischio il suo posto da premier.

Sul fronte del centrodestra, invece, Salvini insiste sulla sua premiership. Pur di governare sembra ormai pronto a mollare Berlusconi. Ogni giorno che passa i due appaiono più lontani. Il momento giusto per ricordarlo sono le dichiarazioni post-elezioni in Molise. “Centrodestra e 5 Stelle comincino a governare già da questa settimana – rilancia il leader del Carroccio –. I risultati parlano chiaro. In Molise ha vinto il centrodestra nettamente, i 5 Stelle sono arrivati secondi. Smettano di dire io, io, io e mettiamoci a lavorare. Ma a guidare il governo siano i primi arrivati, ma non dico Salvini o morte. Si è parlato anche troppo, le imprese e le famiglie non possono aspettare. Noi siamo pronti, ci sediamo attorno ad un tavolo con gli altri e per cinque anni ricostruiamo questo Paese”.

ALLA FINESTRA

palazzo-giustinianiIl secondo giorno di consultazioni è ancora più complicato del primo. Ancora poche ore, poi Maria Elisabetta Alberti Casellati dovrà riferire al presidente della Repubblica l’esito delle consultazioni andate in scena in questi due giorni con gli schieramenti politici. Incontri interlocutori, fanno sapere i protagonisti. Che non sbloccano lo stallo e le posizioni da cui si è partiti.
A questo punto sembra improbabile che Casellati possa riuscire nell’intento di formare una maggioranza. Dopo di lei potrebbe toccare a Roberto Fico, il presidente della Camera grillino che a quel punto avrebbe un mandato ampio di trattativa. Ma se anche Fico dovesse fallire – escludendo la possibilità di elezioni immediate – Mattarella darebbe avvio ad un governo del presidente al quale sarebbe dura per i partiti dire di no.
In mattinata il centrodestra si presenta compatto al Senato. Berlusconi questa volta si fa da parte, lasciando la parola ad un Salvini ottimista, che lancia l’ultimo appello al M5s: “Nutriamo la fondata speranza che si riesca finalmente a superare la politica del no che in molti hanno portato avanti fino a oggi” afferma il leader leghista, confidando in un “accordo fra i primi e i secondi, fra il centrodestra votato dagli italiani e i 5 Stelle che sono il secondo partito”.
I grillini, però, non intendono cambiare rotta. “Non faremo mai alleanze con Berlusconi, che ha fatto fallire il Paese”, ribadisce Danilo Toninelli, capogruppo pentastellato a Palazzo Madama, che poi si rivolge al Pd, “al quale rinnoviamo la proposta di sedersi a un tavolo e scrivere un contratto di governo. Io spero che su sollecitazione anche del presidente della Repubblica facciano un passo avanti. Se il Pd vuole realizzare un programma serio noi ci siamo, noi abbiamo il reddito di cittadinanza e loro hanno il reddito di inclusione, troviamo una via di mezzo e combattiamo la povertà”.
Intanto in mattinata la segreteria nazionale del Partito Democratico ribadisce la linea di opposizione. “I 5 stelle sono molto distanti da noi. Per il Pd le intese si fanno solo sui programmi e un’alleanza con Di Maio e Toninelli è del tutto improbabile” fa sapere Andrea Marcucci, presidente dei senatori dem. Per ora, dunque, il Pd resta alla finestra. Prima di scendere in campo, al Nazareno aspettano i flop di Salvini e Di Maio.

F.G.

L’ESPLORATRICE

casellati

A Maria Elisabetta Alberti Casellati va l’incarico esplorativo mirato. La presidente del Senato avrà due giorni di tempo per verificare se esistono le condizioni per formare una maggioranza parlamentare composta da Centrodestra e Movimento 5 Stelle. Il tempo scadrà venerdì. Poi il Colle percorrerà altre strade.

In tarda mattinata arriva la decisione del presidente della Repubblica.  “Ho ringraziato per la fiducia Mattarella – afferma Casellati dopo l’incontro al Quirinale – che terrò costantemente aggiornato. Intendo svolgere l’incarico con lo stesso spirito di servizio che ha animato in queste settimane il ruolo di presidente del Senato”.

Immediate le reazioni a destra. “Noi siamo pronti a fare tutto, tranne che un governo con il Pd. Se Di Maio e Berlusconi continuano a dirsi no a vicenda se ne assumono la responsabilità. Se Di Maio vuole fare la rivoluzione con il Pd, gli faccio i migliori auguri” le parole di Matteo Salvini. Il capogruppo leghista a Palazzo Madama Centinaio non vive la vicenda con ottimismo: “Un risultato sarebbe un miracolo”.

La partita diventa sempre più complicata. Ad oggi un accordo centrodestra-M5s appare improbabile. Basti pensare che subito dopo l’ufficialità della nomina, il senatore pentastellato Vito Crimi ci tiene a ribadire: “A Casellati ripeteremo che il veto su Berlusconi rimane”. Difficile anche immaginare che la Lega possa mollare Forza Italia e Berlusconi per Di Maio. Insieme Lega e FI governano le grandi regioni del Nord che, in caso di scossoni a livello nazionale, sarebbero a rischio. Insomma, l’impasse non si sblocca.

L’unica soluzione potrebbe essere rappresentata dal Partito Democratico. Al Nazareno nessuno ha intenzione di intervenire in soccorso di chi ha ricoperto di insulti le politiche dem fino a poco tempo fa. Per questo un eventuale intervento dovrà essere necessariamente successivo ad una ammissione di colpa da parte degli altri schieramenti. “Prima dicano agli italiani che hanno fallito, che sono incapaci di formare un Governo. Poi, se Mattarella ce lo chiederà, ne parleremo” il pensiero di uno dei parlamentari più navigati del Pd.

La conferma della linea assunta dai dem arriva dal segretario reggente, Maurizio Martina, che butta la palla nell’altro campo: “Con il mandato alla presidente Casellati si pone fine alle ambiguità di questi 45 giorni. Altro che aspettare le elezioni regionali, ora è il momento della verità per chi dopo il 4 marzo ha pensato solo a tatticismi e personalismi”.

F.G.

LA SCELTA

consultazioni apre

La prossima settimana arriverà la decisione di Mattarella. Di Maio o Salvini, uno dei due dovrebbe essere il premier incaricato dal Capo dello Stato di formare il Governo. In alternativa pronta la soluzione istituzionale, con la presidente del Senato Casellati in vantaggio sul numero uno di Montecitorio Fico. Comunque vada, l’Italia avrà un nuovo Esecutivo che dovrà affrontare immediatamente i venti di guerra in Siria e il Documento di Economia e Finanza. Davvero scarse le possibilità che il presidente della Repubblica la tiri troppo per lunghe, aspettando le elezioni regionali di fine aprile o la direzione del Pd. La scelta sarà comunicata a breve.

Il Movimento Cinque Stelle spera sempre nell’incarico a Di Maio con l’appoggio di un altro gruppo. L’accordo con il Pd sarebbe preferibile per i grillini, ma ad oggi è ipotesi impraticabile. Resta in campo un’intesa con la Lega. Berlusconi, però, sembra aver rinsaldato l’asse con Salvini. Tant’è che alle consultazioni di oggi il centrodestra si presenta unito. Uscendo dallo studio di Mattarella, Berlusconi lascia addirittura la parola a Salvini: “Abbiamo chiesto al nostro leader Matteo Salvini di darne lettura e sarà una lettura attenta alle singole parole su cui abbiamo discusso abbastanza”. Dopo che il Cavaliere si fa da parte, il leader della Lega ostenta l’unità ritrovata: “Abbiamo trovato una condivisione invidiabile e invidiata dalle altre forze politiche, siamo andati insieme al Colle per esprimere la comunità di intenti della nostra coalizione. Ci teniamo a ribadire che per quanto riguarda la grave crisi in Siria, l’unica soluzione è quella dello storico riavvicinamento della Russia con l’Alleanza Atlantica. Intorno a questi temi è necessario formare un governo che faccia cose, e non sia bloccato da veti”. Poi Salvini lancia l’amo a Di Maio: “Ci aspettiamo dal Movimento 5 Stelle altrettanta responsabilità nei confronti del paese”.

Il Pd resterà all’opposizione, ha fatto sapere il segretario reggente Martina. Resta comunque in campo la possibilità di un soccorso in caso di richiesta esplicita di Mattarella. Toni più decisi dai renziani. “Mai al governo con M5s e destra – le parole su Facebook del capogruppo a Palazzo Madama, Marcucci –. Abbiamo confermato al Capo dello Stato la totale mancanza di sintonia programmatica con M5S e centrodestra per poter avviare un dialogo sulla formazione di un governo. Abbiamo altresì ribadito le questioni che il Pd ritiene prioritarie in questo momento per il Paese. I partiti che hanno vinto le elezioni devono abbandonare egoismi e divisioni strumentali e pensare ai problemi degli italiani”.

MattarellaNencini - BoninoIn mattinata aveva iniziato le consultazioni il Gruppo Misto del Senato guidato da Riccardo Nencini ed Emma Bonino. Il segretario del Psi ha chiuso a ogni possibilità di appoggio ad un governo Salvini-Di Maio. “Abbiamo chiesto al Presidente della Repubblica di accelerare sulla possibilità di far sì che venga presentata, da chi ha vinto le elezioni, una proposta concreta uscendo dalle schermaglie giornalistiche: non ha senso aspettare le elezioni regionali e comunali. Sarà interessante vedere i filo-putiniani Salvini e Di Maio governare una crisi così delicata e di queste dimensioni. L’Italia non può uscire dalla cornice euro atlantica”, ha detto il leader socialista.

F.G.

Lega-M5s, commissione speciale, governo ad un passo

dimaiosalviniA un passo dal Governo Cinque Stelle-Lega. Sono loro i favoriti per ricevere un incarico esplorativo dal presidente della Repubblica dopo il secondo giro di consultazioni. Sembra ormai certo che i partiti che hanno raggiunto il miglior risultato elettorale proveranno a formare una maggioranza in Parlamento. Ad irrobustire questa tesi l’intesa raggiunta oggi tra Salvini e Di Maio sulla presidenza della commissione Speciale della Camera, che andrà al leghista Molteni.

Nel pomeriggio il leader del Carroccio ed il capo politico grillino si sentono al telefono “con spirito di collaborazione per rendere operativo il Parlamento al più presto” concordando poi sul nome di Molteni. Dopo le votazioni delle presidenza delle due camere, dunque, ora anche la commissione Speciale, che come primo atto si troverà di fronte il Documento di Economia e Finanza. L’accordo Lega-5Stelle appare ormai ben saldo.

L’alternativa è quella di una figura terza, che possa garantire tutti gli schieramenti in campo. Al momento non trapelano nomi. Di certo la scelta di uno tra Roberto Fico ed Elisabetta Casellati, rispettivamente presidenti di Camera e Senato, rappresenterebbe per Mattarella l’ultima scelta. Il capo dello Stato, anche a costo di rischiare un Governo istituzionale, non ha nessuna intenzione di tornare alle urne in tempi brevi.

Forza Italia, invece, resta nel limbo. In questo momento il partito di Berlusconi è in attesa di una decisione dell’alleato. “Salvini incaricato di formare il governo? Assolutamente sì – afferma Tajani a Radio Capital – abbiamo sempre detto che la prima forza del centrodestra deve esprimere il candidato primo ministro. Se poi Salvini vuole indicare un’altra persona per noi va bene, ma la decisione è sua, poi spetta a Mattarella scegliere”.

Nel Pd, ormai, l’impasse è strutturale. Prima di fare il primo passo, attendono tutti l’assemblea del 21 aprile prossimo. Intanto i renziani chiedono il congresso in autunno o al massimo a febbraio 2019 con il presidente Orfini che resterebbe in carica. In alternativa via alle primarie nei mesi antecedenti alle europee. D’accordo anche gli orlandiani. Il reggente Martina è solo un ricordo.

F.G.

Quirinale, iniziano i gruppi: al M5s l’ultima parola

consultazioniQuesta volta si partirà dai gruppi parlamentari. Gli ultimi a lasciare il Quirinale saranno i vertici del Movimento Cinque Stelle. A precederli le delegazioni del centrodestra unito (più nella forma che nella sostanza). Così ha deciso il Presidente della Repubblica, che ha fissato per giovedì e venerdì prossimi il prosieguo delle consultazioni. Dal calendario stilato sembra che Mattarella preferisca dare ai grillini la facoltà di fare la prima mossa. Ciò nonostante il rischio che i nuovi colloqui producano un altro flop è altissimo.

Solo dopo aver incontrato gli esponenti parlamentari, il Capo dello Stato incontrerà i presidenti delle due camere Fico e Casellati ed il presidente emerito Napolitano per comunicare loro un’eventuale decisione. In caso di stallo, si è parlato anche della possibilità di una figura di garanzia che possa accontentare tutti gli schieramenti. Tra le ipotesi circolate con più forza quella relativa all’ex ministro e presidente della Consulta Giovanni Maria Flick che, interpellato dai media, non si è tirato indietro: “Sarei un buon premier come altri”. Difficile, comunque, che a breve sarà sciolto il nodo. Considerate soprattutto le divisioni nel centrodestra e l’indisponibilità ad accordi del Pd.

Di Maio, tuttavia, continua la ricerca di un’intesa con i dem. “Ci diano loro una risposta – ha detto in mattinata il capo politico M5S – dobbiamo metterci al lavoro il prima possibile sapendo però che io non voglio fare il presidente del Consiglio per non fare nulla: si va al governo con una compagine che possa cambiare le cose”. L’obiettivo del leader grillino sembra in realtà quello di spaccare in due il Pd, facendo leva sulle colombe presenti al Nazareno. In molti pensano che, dopo il secondo (probabilmente fallimentare) giro di consultazioni, le correnti di Franceschini e Orlando tenteranno un approccio con Di Maio. Completamente diversa è invece la posizione dei renziani, che resteranno sino all’ultimo sulle barricate.

Il centrodestra, invece, continua a mostrare tutte le sue crepe. Salvini non ha intenzione di andare in aula senza voti, chiedendo la fiducia al Parlamento senza prima aver raggiunto un accordo. In completo disaccordo Giorgia Meloni. La presidente di Fratelli d’Italia ha annunciato di voler chiedere a Mattarella il mandato al buio “per provare a formare il Governo con chi ci sta”. In mezzo ai due Berlusconi. Se da un lato il Cavaliere vuole tornare protagonista, in attesa anche di una eventuale riabilitazione, dall’altro rischia di ritrovarsi isolato e con la Lega alleata dei grillini. Per capire il futuro di Forza Italia i prossimi giorni saranno fondamentali. Di nuovo al potere o emarginati. L’unica certezza di Berlusconi in questo momento è il “no” secco al ritorno al voto. In quel caso il rischio di una disfatta sarebbe troppo grosso.

F.G.

GLI ORARI DELLE CONSULTAZIONI

Giovedì
Ore 10:00 – gruppo Per le Autonomie del Senato
Ore 10:30 – gruppo Misto del Senato (per il Psi ci sarà il segretario nazionale Riccardo Nencini)
Ore 11:00 – gruppo Misto della Camera
Ore 11.30 – Liberi e uguali
Ore 16:30 – Partito Democratico
Ore 17:30 – Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia
Ore 18.30 – Movimento 5 stelle

Venerdì
Ore 10:30 – Presidente emerito, Giorgio Napolitano
Ore 11:15 – Presidente della Camera, Roberto Fico
Ore 12:00 – Presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati.

Centrodestra unito al colle, ma resta il rischio rottura

salvini meloni berlusconiLe divisioni nel centrodestra sono sempre più evidenti. Dopo le consultazioni di ieri al Quirinale, emergono ancora di più le contrapposizioni tra i leader. Mentre Salvini cerca l’accordo con i 5 Stelle, Berlusconi strizza l’occhio al Pd. Al Carroccio temono che il Cavaliere voglia proporre ai dem un governo istituzionale, scongiurando così l’asse con i grillini. Qualora dovesse andare così, sarebbe complicato per Salvini ricomporre l’alleanza.

“Berlusconi sbaglia tattica, M5s ha avuto il 32% dei voti” taglia corto Giorgetti, capogruppo alla Camera del Carroccio. Ma il presidente di FI non ha nessuna intenzione di arrivare all’accordo con Di Maio. Il suo sospetto è che ci sia già un’intesa con la Lega per il Governo. La questione principale riguarda la posizione di Forza Italia. Berlusconi vuole tornare ad essere protagonista, avere un ruolo ufficiale nel nuovo Esecutivo. Lo mette in chiaro Antonio Tajani, berlusconiano della prima ora: “Non intendiamo subire umiliazioni”.

Salvini prova a tenere unite le fila, annunciando che chiederà a Berlusconi e Meloni di “andare insieme al Colle”. Allo stesso tempo, però, ribadisce al Tg1: “L’unico governo che vedo possibile è quello del centrodestra unito insieme al Movimento Cinque Stelle”. L’appello di Salvini è subito colto da Berlusconi che in una nota afferma: “Alle prossime consultazioni il centrodestra si presenterà unito con Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi”. Proposta accolta subito anche da Meloni.

Intanto Giovanni Toti, governatore della Liguria e cerniera tra l’universo leghista e Forza Italia, tenta la mediazione: “Nel dire ‘non voglio un governo fatto di invidia sociale, odio e pauperismo’, Berlusconi ha messo un punto sul programma, credo che nessuno nel centrodestra possa dissentire”. Toti, dunque, nega che il Cavaliere non voglia l’accordo con Di Maio. “Le parole di Berlusconi – spiega – erano certamente un riferimento al 5 Stelle, ma non in senso di non voler collaborare dal punto di vista numerico o programmatico, ma segnare il punto: si parte dall’incarico a Salvini, se Mattarella vorrà darglielo”. Resta, comunque, il “Niet” di Di Maio all’ex presidente del Consiglio.

Deborah Bergamini, responsabile comunicazione di Forza Italia, a Radio 1 spiega che “per Forza Italia esiste la possibilità di costruire un governo che abbia una piattaforma concordata e metta in sicurezza i nostri conti, viste anche le scadenze a breve, come le clausole di salvaguardia, solo se non si fa prevalere la logica dei veti ma quella dell’interesse nazionale». Evitare la frattura, quindi, non sarà cosa facile. Uscire dall’impasse ancora meno.

F.G.

Lula rischia il carcere, Brasile spaccato

lula da silvaLula Da Silva vede svanire anche l’ultima possibilità. Nella giornata di oggi il Tribunale Supremo Federale (Tsf) ha respinto la richiesta di habeas corpus presentata dall’ex presidente del Brasile già condannato ad una pena di 12 anni di carcere. Per lui, adesso, potrebbero presto aprirsi le porte del carcere.
La decisione della Corte è arrivata dopo una seduta fiume, carica di tensioni, durata undici ore e terminata nella notte: sei voti contro cinque. Ad essere decisivo il voto di Rosa Weber, magistrata che, sino ad oggi, non aveva fatto trapelare nulla sulle sue opinioni, rimanendo sempre molto riservata. È stata Weber a rompere gli equilibri. Nel suo discorso, che ha decretato la fine per il leader del Partito dei Lavoratori, ha citato il giurista italiano Gustavo Zagrebelsky.

Secondo una nota diffusa dal Pt quella di oggi è stata “una giornata tragica per l’economia e per il paese”. La Costituzione sarebbe stata “violata dal Tsf”, che avrebbe ceduto alle pressioni compiute “in modo scandaloso da Globo”, il gruppo mediatico principale del Brasile da sempre in contrasto con le posizioni di Lula. Subito dopo la sentenza dai quartieri residenziali di San Paolo sono stati lanciati fuochi d’artificio. I compagni dell’ex presidente hanno invece promosso lo slogan: “Lula vale la lotta”. Davanti alla sede dell’Alta Corte a Brasilia è andata in scena la protesta di due folle contrapposte: da una parte chi pensa che Lula sia un eroe popolare vittima di un golpe giudiziario, dall’altra chi pensa sia l’emblema della corruzione. Mai come oggi, dunque, il Brasile ha mostrato tutte le sue divisioni interne.

Ad essere in bilico, infatti, non era solo la libertà personale di Lula, ma il futuro politico di una nazione che a ottobre prossimo andrà al voto per eleggere un nuovo presidente. E stando agli ultimi sondaggi, il 30% di brasiliani voterebbe ancora per il sindacalista del Pernambuco. Ma per lui l’ultima piccola speranza di riconciliazione con i suoi è rappresentata da un ricorso che potrebbe presentare al Tribunale federale della IV regione, lo stesso che lo ha condannato a 12 anni. Alcuni vizi di forma legati alla sentenza potrebbero solo allungare la vicenda giudiziaria senza, però, cambiare la pena detentiva.
Sono sei i rinvii a giudizio collezionati da Lula nella sua carriera politica. Quello relativo alla sentenza del Tsf riguarda un attico di 240 metri quadrati sul litorale di San Paolo costato al leader del Pt circa 800 mila euro. Per i giudici l’immobile era una tangente offerta a Lula in cambio di una serie di appalti assegnati all’azienda petrolifera statale, la Petrobras. In seguito alla condanna di secondo grado, Lula ha fatto ricorso per motivi di forma in altri due tribunali. Il verdetto, però, è rimasto identico.

Cade dunque definitivamente il leader che ha incarnato una speranza per i (tanti) poveri brasiliani. Circa sei milioni di persone che non hanno più la loro guida. Così come il Pt, che ora deve mettere in campo una candidatura alternativa alle presidenziali che, con Lula fuori dalla partita, possono diventare ancora più imprevedibili.

F.G.

Pastorelli: “Ora ripartire. Prossimi mesi decisivi”

pastorelli bassa

Non molla, Oreste Pastorelli. Il colpo al centrosinistra è stato ben assestato. E ripartire non sarà cosa semplice. “Ma lo dobbiamo ai nostri iscritti e ai tanti cittadini che ci hanno votato”, spiega il tesoriere nazionale Psi. Alla guida dell’amministrazione socialista da dieci anni, deputato nella scorsa legislatura, Pastorelli crede nel rilancio del movimento: “Nonostante tutto siamo riusciti ad eleggere due parlamentari e da lì dobbiamo iniziare un nuovo cammino”. Riguardo al futuro, Pastorelli afferma di non avere “rimpianti. Ho condotto una campagna elettorale in mezzo alla strada volta al dialogo con famiglie e cittadini, che mi ha portato a ricevere 60 mila voti. Purtroppo non sono bastati”. Per il prosieguo della vita del Psi, i prossimi mesi saranno decisivi. “Mai come quest’anno dobbiamo portare a casa un risultato soddisfacente dalla destinazione del 2xMille dell’Irpef”, spiega. All’orizzonte, invece, vede un nuovo soggetto di centrosinistra: “È l’unica possibilità. Dati alla mano, il Partito Democratico da solo non è in grado di intercettare il consenso una fetta di Italia che non si sente più rappresentata”. Un mese dopo le elezioni politiche, il dirigente Psi tira le somme e fa un bilancio della situazione attuale.

Oreste Pastorelli, un mese dopo le elezioni del 4 marzo, che hanno decretato una netta sconfitta per il centrosinistra, che futuro vedi per il Psi?
“La batosta ricevuta dal tutto il centrosinistra, incluso il Psi, è stata forte, sarebbe inutile nasconderlo. La gente ha scelto altro rispetto a noi, dobbiamo prenderne atto, cominciando una fase di riflessione che ci porti a riorganizzarci sin da subito. A breve ci saranno le elezioni amministrative in alcuni territori e non possiamo farci trovare impreparati. Non sarà facile ripartire, lo sappiamo. Soprattutto per noi che siamo un partito piccolo. Ma lo dobbiamo ai nostri iscritti e ai tanti cittadini che ci hanno votato. Nonostante tutto siamo riusciti ad eleggere due parlamentari e da lì dobbiamo iniziare un nuovo cammino”.

Riguardo alla vita quotidiana del partito, i prossimi mesi saranno decisivi.
“E’ così. Mai come quest’anno dobbiamo portare a casa un risultato soddisfacente dalla destinazione del 2xMille dell’Irpef. Il 2017 è andato meglio dell’anno precedente, ma nel 2018 dobbiamo migliorare ancora il risultato. Dall’abolizione del finanziamento pubblico, la donazione gratuita del 2xMille è rimasta l’unica possibilità di finanziamento, escluso il tesseramento. Nei momenti difficili i nostri iscritti, i nostri simpatizzanti, hanno sempre dimostrato grande attaccamento al partito. Sono sicuro, quindi, che anche questa volta i compagni non lasceranno la barca in acque tempestose”.

Qual è, invece, il futuro di Oreste Pastorelli?
“Sono tesoriere nazionale del partito e membro della segreteria nazionale. Porterò avanti questi incarichi con orgoglio e passione, come ho sempre fatto dalla mia elezione nel 2008. Per me – come per molti esponenti di tutto il centrosinistra – non è andata bene alle ultime elezioni. Avevo un collegio del Senato incerto di Roma, dove la gente vive enormi difficoltà quotidiane. Ho condotto una campagna elettorale in mezzo alla strada volta alla trasparenza, all’ascolto, al dialogo – anche duro – con famiglie e cittadini, che mi ha portato a ricevere 60 mila voti. Purtroppo non sono bastati. Non ho rimpianti. I cittadini hanno scelto altro, questa è la democrazia. Detto ciò, non ho nessuna intenzione di mollare. Ho vissuto momenti ben più difficili di quello attuale e non ho mai abbandonato il mio partito. Non lo farò certamente adesso”.

Come vedi delinearsi la situazione politica? C’è davvero la possibilità di tornare presto al voto?
“Si sta purtroppo delineando quello che diciamo da mesi: un governo grillino-leghista. Il rischio per l’Italia è enorme. Il pericolo è sprofondare in una spirale populista che può davvero creare danni dai quali sarà impossibile riprendersi. Penso all’occupazione che sta pian piano ripartendo, agli equilibri europei e internazionali sempre più in bilico, alla speculazione finanziaria che potrebbe non darci scampo. La situazione è davvero complicata”.

Anche tu, come il segretario nazionale, vedi un nuovo soggetto di centrosinistra alle porte?
“È l’unica possibilità. La parte riformista, laica e civica del Paese ha bisogno di essere rappresentata da una forza che metta insieme tutte queste caratteristiche. Dati alla mano, il Partito Democratico da solo non è in grado di intercettare il consenso una fetta di Italia che non si sente più rappresentata. I prossimi mesi saranno essenziali per capire la fattibilità di questo nuovo soggetto, che avrà come obiettivo quello di unire tutte quelle forze progressiste che non si riconoscono nel Pd. Ormai il centrosinistra è l’ultimo argine alla demagogia. Se si sbriciola in mille pezzi, avranno vinto i populisti”.

F.G.