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Filippo Poleggi

Molise, il treno che
non risolve i problemi

treno-swingSiamo stati all’inaugurazione del nuovo treno swing, treno emblema delle nuove ferrovie molisane, treno da anni annunziato, perso, ritrovato, inseguito, finalmente materializzato. Treno emblema anche per questo, della volontà di cambiare, delle speranze frustrate e infine, dal fondo della stazione, appare e si avanza. Simbolo a tutto tondo di quel che vorremmo essere e non riusciamo e infine un piccolo punto fermo, piccolo, ma l’abbiamo messo. L’atmosfera che si respirava ci è apparsa questa, indubbiamente di festa ma con la gioia della soddisfazione, contenuta, senza enfasi, anche nei brevi e pochi discorsi delle autorità; potrebbe anche essere il clima di una svolta, chissà!

E così, senza retorica che sarebbe stata del tutto fuori luogo, il primo swing del Molise ha assunto, a noi pare, un valore che va oltre quello materiale e dell’evento. Anche noi abbiamo vissuto quest’atmosfera per il nuovo treno, risultato di un lungo impegno, di una rivendicazione anche nostra più larga, progettuale, ostinata e non priva di speranza, ma non inconsapevole di come il cammino sia lungo e difficile.

In questo quadro registriamo le dichiarazioni dell’Assessore Nagni e del Presidente Frattura confermanti la volontà di perseguire il disegno di un sistema di trasporto basato sulla valorizzazione e rinascita del patrimonio rotabile con il finanziamento disponibile per elettrificare la linea da Roccaravindola a Isernia e poi Isernia Boiano e poi… E’ la nostra idea di sempre, noi ci saremo a vigilare, sollecitare, a lottare in maniera democratica, nonviolenta, dialogante, esigente!

Ciò detto resta il quotidiano. Il nuovo treno non risolve i problemi del trasporto ferroviario in Molise. Trenitalia, con il nuovo contratto di servizio ha accettato regole più esigenti ma restano tra i tanti due problemi che poniamo da tempo, fondamentali per la gestione della tratta ancora affidata a un parco rotabile vetusto: l’officina o un punto di manutenzione a Campobasso per le riparazioni, il ritorno del DCO (Direzione Centrale Operativa) per la gestione del movimento sulla nostra linea a binario unico.

Vogliamo fare cose non da poco, noi ci stiamo, ma intanto non facciamo cose semplici, ostacolate per “burocratiche chiusure”, cose che tutti intendono come sagge e adeguate alla bisogna.

Filippo Poleggi

Presidente Movimento Consumatori

Molise. Svolta nel trasporto pubblico locale

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Lettera aperta a Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei Ministri, Graziano Del Rio, Ministro delle infrastrutture, Riccardo Neninci Vice Ministro Infrastrutture, Paolo Frattura, Presidente Regione Molise, Pierpaolo Nagni, Assessore Trasporti Regione Molise,Alessandro Tullio, Direttore Trenitalia Molise.

Esprimiamo tutta la nostra soddisfazione per il Decreto del Governo che assegna 90 milioni di euro al Molise per ripianare il debito con Trenitalia. E’ un provvedimento che segnala un’attenzione per la nostra regione nonostante il “mantra” ossessivo, stupido e fastidioso del: ”cosa ci fa sto piccolo Molise”.

Per noi molisani il valore concreto del decreto va oltre la considerevole cifra perché consente di mettere fine al contenzioso con Trenitalia che bloccava lo sforzo innovatore del sistema ferroviario e del trasporto pubblico molisano in generale. Ora chiediamo all’Assessore di riprendere gli incontri per mettere mano a quello che abbiamo progettato e condiviso. Il decreto, assieme al finanziamento del Cipe per il secondo tratto da elettrificare rimette in moto la riforma di settore e ci chiama ad un ulteriore impegno ancor più appassionante. Tanto per cominciare si possono sbloccar i tre treni nuovi fermi in deposito per il debito verso Trenitalia accumulato negli scorsi anni dalla Regione, assicurati dal Vice Ministro Nencini nella sua visita istituzionale a Campobasso, e si può porre la candidatura per la nuova fornitura di treni per il trasporto locale prevista nel nuovo piano industriale di Trenitalia.

Quando parecchi anni addietro cominciamo ad interessarci del trasporto locale e del centrale servizio ferroviario fummo circondati da scetticismi, rassegnazione e molta supponenza di molti che si autodefiniscono esperti. Noi ci siamo avviati con umiltà, partendo dai disagi dei cittadini, osservando, riflettendo, studiando la problematica, chiedendo consigli.

La piattaforma che elaborammo, con la quale ci siamo confrontati con tutti, trovando una convergenza di obiettivi con il nuovo Governo regionale che ha fatto scelte importi, registra significativi successi che per l’impegno civile sono anche nostri: l’avvio della elettrificazione, la non chiusura della tratta Campobasso -Termoli, ristrutturata e da correggere, il piano per la messa in sicurezza delle fermate regionali del trasporto su gomma, l’evitata chiusura della Carpinone –Sulmona, anche se a finalità turistica, merito innanzitutto dell’Associazione Le Rotaie.

Sono obiettivi che devono essere portati a termine nel quadro di un Piano Regionale dei Trasporti insieme ad altri che abbiamo posto nel tempo, come la riapertura della tratta Campobasso – Benevento il più breve raccordo con il servizio nazionale di alta velocità e del corridoio europeo est-ovest .

Nell’estate e a novembre dello scorso anno,prima attraverso i media regionali e poi in occasione dell’incontro con Nencini, pur consapevoli della nostra limitata rappresentanza territoriale rispetto al problema, lanciammo l’appello al Governo nazionale ed a quelli regionali per spingere nella realizzazione dei corridoi europei nord – sud ed est- ovest che s’incrociano nel Mezzogiorno ed alle porte del Molise per intercettare il 90% dello scambio commerciale di merci che passa nel Mediterraneo per approdare al Nord Europa e che potrebbe essere strumento di sviluppo e di pace per i Paesi del Mediterraneo e quindi per il Mezzogiorno. Per questo ci vuole una scelta del Governo nazionale ma anche di quelli regionali che dovrebbero programmare guardando a quell’obiettivo, per questo può essere uno strumento decisivo, il nuovo Senato della Repubblica, possibile luogo di programmazione condivisa e volta alla coesione, ruolo che anche chi dovrebbe avere cultura istituzionale non vuole cogliere attardandosi in analisi di retroguardia.

Ma mentre pensiamo globale guardiamo al locale, al vissuto quotidiano di noi viaggiatori molisani. Adesso possiamo riprendere il tavolo di confronto con la direzione regionale di Trenitalia per quello che non era nelle sue disponibilità ad a cui il Direttore a tentato di dar risposta con quello che poteva fare ma che non ha risolto i problemi; quindi il ritorno del DCO nel Molise e l’officina di manutenzione a Campobasso per la sicurezza e l’agile governo del traffico evitando ritardi, guasti e inconvenienti vari, il recepimento dei nostri suggerimenti per il “binario 21” a Roma Termini, l’apertura delle biglietteria e tutte le misure per il decoro ed il rispetto del viaggiatore.

I risultati confortano la nostra linea di presenza e d’intervento, forte e intransigente denunzia e opposizione quanto è dovuto ma disponibile confronto, capacità di proposta, collaborazione fattiva per raggiungere miglioramenti per noi cittadini.

Filippo Poleggi
Presidente Forum TPL Molise

Una strategia dolce per l’ambiente

 

La questione delle fonti energetiche è questione “materiale” ma anche coinvolgente valori “alti”. Viviamo ormai in una condizione di guerra globale e non possiamo ignorare che le nostre azioni per l’ambiente diventano tasselli della guerra, non fosse altro per lo squilibrio tra noi, Paesi dell’Occidente che utilizziamo l’80% delle risorse e non vogliamo rinunziarvi e il resto del Mondo che vuole accedere a un’altra vita .

La guerra globale non ha ripercussioni soltanto “incidentali” sull’ambiente . Per la prima volta nella storia dell’uomo l’acquisizione delle risorse, un elemento presente in tutte le guerre, può essere perseguita con la guerra ambientale. Oggi più che mai esistono la volontà, le conoscenze, le tecnologie per “possedere” l’ambiente per il bene e per il male e l’ambiente è passato da fattore fondamentale della strategia e delle condotte di guerra a scopo, pretesto, obiettivo di guerra.

La guerra ambientale può e viene condotta con gli strumenti “tradizionali” della lotta armata ma si svolge anche attraverso le nuove tecnologie , l’informazione, compreso il cosiddetto denial cioè la negazione delle informazioni, delle conoscenza, dei servizi a chi ne ha bisogno. Attraverso la negazione la guerra ambientale è devastante, nonostante appaia leggera, latente e passiva; conosce elementi dei rischi ambientali, malattie, risorse energetiche, informazioni che potrebbero salvare milioni di vite umane e non vengono condivise equivalgono ad atti di guerra. Valga ad esempio lo tsumani asiatico. Chi aveva informazioni sull’imminente fenomeno non le ha trasferite ai Paesi interessati, chi le ha ricevute non le ha trasmesse a sua volta perché non aveva strumenti per intervenire. Il non far sapere, il non saper fare, il non voler fare hanno determinato la catastrofe per le popolazioni colpite, in gran parte musulmane.
La guerra ambientale è tra noi e non si può far finta di niente.

Che fare? Credo che dovremmo seguire un grande uomo politico, Marco Pannella, cui oggi molti rendono omaggio. Questo “visionario” che ha voluto vedere ed è stato capaci di vedere in prospettiva , che negli anni ha lanciato la campagna contro la fame nel mondo che ci avrebbe evitato la “migrazione economica”; la campagna per la regolamentazione delle nasciate che ci avrebbe evitato la futura prossima migrazione per l’esplosione demografica del pianeta; la campagna contro la guerra del golfo con l’esilo di Saddam concordato con La Lega araba che avrebbe evitato l’attuale disastro in Africa ed in Medio oriente, oggi propone al Governo Italiano ed alle Nazioni Unite il riconoscimento di un nuovo diritto, il diritto alla conoscenza, non solo con l’istruzione e l’apprendimento, ma con l’abolizione di ogni negazione per conoscere e deliberare, contro le guerre ambientali, contro i segreti di Stato, perché tutto sia trasparente, con un compito nuovo, più arduo, più coinvolgente per noi cittadini, si apre la frontiera di un nuovo ambientalismo che guarda al Mondo,che guarda al Pianeta.

Filippo Poleggi

Segretario generale de L’Altritalia Ambiente

Il petrolio e il suo mercato

 

E’ necessaria l’estrazione del petrolio nei nostri mari? Se ci teniamo al livello “c’è, ce lo prendiamo”, “se non lo prendiamo noi lo prendono gli altri” abbiamo lo sguardo corto, tutto sommato di una piccola realtà di consumo che per piccoli contributi ammazza un altro bene, ben più grande. Dobbiamo allargare lo sguardo al Mondo per fare la scelta giusta, guardare ad esempio agli Stati Uniti che nel 2005 consumavano quasi ventuno milioni/barili al giorno e producevano quasi 7 milioni di barili al giorno, nel 2011 hanno consumato circa 19 milioni e prodotto circa 8 milioni di barili/giorno. Cito solo questi dati per necessità di sintesi, la citazione ci serve a capire in che ordine di grandezze si muove il mercato mondiale delle fonti energetiche. Sulla base dei dati ufficiali il sistema nord americano ha “restituito” al mercato globale circa cinque milioni e mezzo di barili/giorno. Si dirà che la riduzione è compensata dall’aumento del consumo in Cina ed India, ma la Cina è in riconversione industriale per passare dai “prodotti spazzatura” a un sistema di maggiore qualità così come l’India punta a produzioni innovative e d qualità.

Ma cos’è accaduto? Non è solo l’effetto del crollo del prezzo del combustibile fossile per la guerra in Africa e Medio Oriente. Anche con la pace auspicabile ma purtroppo non immediata non si tornerà al monopolio dell’OPEC con il prezzo imposto. L’autonomia raggiunta dagli Stati Uniti e numerosi nuovi giacimenti come quello in Egitto e quelli del Nord del Mondo che con le nuove tecnologie si avviano ad essere commercialmente convenienti sta cambiando lo scenario del mercato dell’energia. Le nuove tecnologie migliorano il rendimento dei pozzi tradizionali con il fracking, hanno messo a regime la perforazione orizzontale , fanno crescere il tight oil, rendono sfruttabili le sabbie canadesi e aumentano la produzione del gas di petrolio liquido. Siamo quindi dinanzi a un mercato delle fonti in grande,rapido mutamento con una caratteristica complessiva: aumento e diversificazione dell’offerta a costi e prezzi più convenienti per molto tempo; questo ci fa uscire dal condizionamento del passato, la paura dell’esaurimento delle fonti. Naturalmente non sostengo una spericolata e infondata tesi della non necessità della ricerca di fonti fossili, vi saremo dipendenti ancora per molto nonostante i rapidissimi e sorprendenti mutamenti. Voglio invece sostenere che non abbiamo necessità d’impiccarci alla torre di una trivella, calcolando il danno corrispondente per mancato beneficio. Nemmeno sostengo il ritorno ad un epoca di scialo, ma che , rispetto alle trivelle marine, per l’Italia può essere molto più conveniente tenersi kilometri e Kilometri di spiagge favolose e praticare una politica di approvvigionamento intelligente, accorta e flessibile su un mercato specifico sempre meno rigido.

Resta sempre valido l’obiettivo di rendersi non dipendenti, cosa non facile e non rapida, sempre da affidare allo sviluppo delle fonti rinnovabili di sole, vento, geotermia, tenendo presente che in Italia vi sono impianti realizzati e non utilizzati, con in più il futuro onere ( vicino per il fotovoltaico)dello smaltimento degli impianti obsoleti.

Resta a noi la realizzazione della diversificazione delle fonti, la più importante, a me pare, è la sfida individuale e collettiva dell’efficienza energetica.

Filippo Poleggi

Segretario generale de L’Altritalia Ambiente