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Francesca Fermanelli

Trieste. Uno striscione
per i tanti Giulio Regeni

striscione-regeniTrieste non vuole che il passare dei giorni porti con sé il ricordo di Giulio e la verità sulla sua morte. Trieste chiede che lo striscione giallo e nero che recita “Verità per Giulio Regeni” rimanga affisso sulla facciata del comune cittadino per non piegare la testa a verità di comodo. Così, in risposta alla decisione dello scorso venerdì del sindaco Roberto Dipiazza di rimuovere lo striscione, lunedì sera decine di manifestanti sono insorti in aula comunale provocando una rissa, prima di esserne espulsi. La manifestazione, proposta da Amnesty International, ha portato centinaia di persone sotto la sede comunale, dove si stava discutendo circa la proposta di centro-destra sulla rimozione dello striscione, trasformata in atto dal primo cittadino senza attendere la pronuncia assembleare.

Dipiazza ha giustificato il gesto sostenendo come si stia strumentalizzando politicamente su di un tragico evento, offendendo così la memoria del ragazzo e della famiglia. Ha dichiarato poi che tale decisione non prevede ripensamenti. Ma la famiglia del ventottenne nato a Trieste e morto ad inizio anno al Cairo si era dichiarata offesa dall’esposizione dello striscione? Ritiene che l’affissione di un monito per non smettere di indagare sulla scomparsa del figlio possa essere considerata una strumentalizzazione? Il nome di Giulio deve spingere alla ricerca della verità su tanti ragazzi misteriosamente scomparsi e mai tornati a casa, in Egitto come in molti altri paesi. Accanto allo striscione per Giulio sarebbe allora significativo affiggerne uno per Ahmed Ihab Mohammed Najjar, uno per Moataz Ahmed Mohammed Hassan, per Abdel-Rahman Samir Abdel-Fattah, un altro ancora per Ahmad Mahmoud AlHamami e per tutti quegli studenti e lavoratori prelevati in un giorno qualunque da agenti di polizia, in uniforme o in borghese, le cui tracce si sono perse nel tempo, nella dimenticanza di chi preferisce sottacere una verità che, se riconosciuta, potrebbe scatenare conseguenze internazionali.

Francesca Fermanelli

Tutti pazzi
per Pokémon Go
e Nintendo vola in borsa

pokemon-goDal 15 luglio tutti i dispositivi Apple e Android potranno scaricare in Italia Pokémon Go. L’applicazione in realtà aumentata è stata già lanciata in Australia, Stati Uniti e Nuova Zelanda ma molti in Europa, servendosi di un nuovo account iCloud o scaricando APK per Android, la stanno utilizzando. Geniale è l’ultima pensata della Nintendo, in collaborazione con Niantic, Game Freak e The Pokémon Company: i Pokémon sono usciti dal mondo virtuale e sono entrati nel nostro, quello terrestre, quello vero. La fotocamera dello smartphone che inquadra il marciapiede su cui stiamo camminando, il parco in cui ci rilassiamo, le montagne che ci circondano, rintraccia anche i Pokémon che dobbiamo catturare per salire di livello. 100 diverse specie di animali selvatici sono giunti nel nostro mondo ed è possibile incontrarle solo nel loro habitat naturale. La realtà incontra la fantasia in un mondo dove l’una produce l’altra. L’applicazione è attiva ventiquattro ore al giorno, anche in quei pochi momenti in cui non abbiamo il cellulare tra le mani, e lo fa vibrare ogni volta che rileva la presenza di un Pokémon. Per la fine del mese corrente è poi prevista la vendita di Pokémon Go Plus, un braccialetto elettronico collegato tramite bluetooth allo smartphone, che vibra al rilevare la presenza dell’animale selvatico, esortandoci ad accedere all’applicazione per catturarlo. Per la giapponese Nintendo è stato un vero e proprio boom: il prezzo delle sue azioni è lievitato di oltre il 50% fino ad una capitalizzazione superiore ai 31 miliardi di dollari. Oggi il titolo ha chiuso a+12%.

Molti esperti hanno però segnalato la presenza di falle nel sistema per ciò che riguarda privacy e sicurezza. Se scaricata su dispositivo Apple, l’app può accedere a tutti i dati del cellulare, dalla cronologia di google alle mail, dalle foto ai messaggi. La Niantic ha rassicurato: nessun dato eccedente l’indirizzo mail degli iscritti è stato salvato dal programma ed al più presto sarà risolto ogni errore del sistema.

Dal 15 luglio, salvo spostamenti, avremo anche noi la possibilità di ospitare nelle nostre case i Pokémon che hanno accompagnato la nostra infanzia o quella dei nostri figli, oppure di allontanarci sempre di più dal mondo reale e trasferirci noi nel loro universo, quello virtuale. Tutto dipende dalla prospettiva da cui si osserva: ad ognuno quella che preferisce.

Francesca Fermanelli

TTIP. L’Accordo diventa pubblico, ma restano i dubbi

ttipDal 30 maggio parlamentari e funzionari governativi italiani hanno la possibilità di consultare i documenti del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) presso la sala di lettura del Ministero dello Sviluppo economico purché non si faccia uso di telefoni cellulari per fotografare il contenuto dei testi negoziali. Lo scopo è quello di rispondere alle continue e crescenti contestazioni, al fine di rendere l’accordo il più trasparente e democratico possibile, ovviando alla segretezza iniziale. La contestazione all’accordo commerciale in corso d’opera dal 2013, che creerà la più grande aerea di libero scambio al mondo eliminando i dazi doganali tra Nord America ed Europa, non proviene solo dal basso.

Oggi Huffington Post ha pubblicato le 8 ragioni del settore agroalimentare europeo per bloccare il TTIP, secondo il Commissario europeo all’agricoltura Phil Hogan. Tra queste, Hogan sottolinea che un TTIP solo commerciale farebbe guadagnare poco l’Europa, dal momento che il nostro export avviene già a tariffa zero o bassa. Aggiunge poi che finché l’Europa non accetterà il trattamento di ormoni e di promotori alla crescita, il commercio agricolo tra i due continenti non crescerà. Il Commissario si sofferma infine sul rifiuto americano di introdurre controlli, per noi semplici, sui prodotti alimentari da esportare in Europa.

Di avviso completamente opposto è il Ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, secondo cui l’export agroalimentare e tessile italiano si gioverebbe enormemente dell’abbassamento di dazi e barriere non tariffarie. Anche il prossimo round negoziale, che si terrà a luglio a Washington Dc, si aprirà quindi tra incertezze e contestazioni. La campagna Stop TTIP Italia continua ad organizzare incontri in varie città italiane per aprire un dibattito su quella che, secondo la campagna, è la vera mole del partenariato: costruire un blocco geopolitico offensivo nei confronti di Paesi emergenti come Cina, India e Brasile.

La questione è certamente controversa, presenta pro e contro di cui, soprattutto da un anno a questa parte, si discute. Tra le proposte americane, la fermezza europea sugli standard e le contestazioni dei cittadini del vecchio continente, il dibattito pubblico, libero e aperto risulta essere, ad oggi, il primo grande dato soddisfacente.

Francesca Fermanelli

Hollande: la Francia dice No a un Ttip ‘senza regole’

250 mila a Berlino venerdì contro il Ttip

Flashmob lunedì 2 maggio a Dortmund contro il Ttip

Il TTIP – Trattato di libero scambio tra Europa e Stati Uniti – sembra aver subito una battuta d’arresto. Italia, Francia e Spagna indietreggiano e allontanano la data conclusiva della firma dell’accordo in cerca di maggiore trasparenza e allineamento con quelli che sono i valori e le caratteristiche del mercato europeo.
Il presidente francese François Hollande è stato categorico: “Allo stato attuale Francia dice no” perché “non siamo per un libero scambio senza regole”. “Mai accetteremo la messa in discussione dei principi essenziali per la nostra agricoltura, la nostra cultura, per la reciprocità all’accesso dei mercati pubblici”. “Noi abbiamo posto dei principi nel quadro delle negoziazioni commerciali internazionali. Penso alle norme sanitarie alimentari, sociali, culturali, ambientali. Ecco perché – ha detto Hollande chiudendo le celebrazioni dell’ottantesimo anniversario del Front Populaire – allo stato attuale, la Francia dice no”.

Proprio ieri, inoltre, l’organizzazione ecologista non governativa Greenpeace, ha pubblicato parte dei testi negoziali che confermano scarsa attenzione del trattato per la protezione dell’ambiente e per i consumatori.
Secondo l’ONG, quanto trapela dai documenti, dimostra che le tutele ambientali acquisite da tempo sembrano essere sparite in quanto nessuno dei capitoli fa riferimento alle Eccezioni Generali (regola che permette agli Stati di regolare il commercio “per proteggere la vita o la salute umana, animale o delle piante” o per “la conservazione delle risorse naturali esauribili”). Anche la protezione del clima, sottolinea Greenpeace, sarà più difficile con il TTIP e il principio di precauzione non risulta menzionato nei fogli negoziali. Insomma a goderne sarebbero per lo più industrie e multinazionali, gli enti privilegiati nei processi decisionali.
Questi documenti constano di 248 pagine e la loro pubblicazione è stata possibile grazie al lavoro di Greenpeace Olanda assieme al network di ricerca tedesco di NDR, WDR and Süddeutscher Zeitung. L’agenzia di stampa italiana Ansa ha riportato la dichiarazione di Jorgo Riss, direttore di Greenpeace per l’Unione Europea, secondo cui “questi documenti trapelati ci consentono uno sguardo senza precedenti sull’ampiezza delle richieste americane, che vogliono che l’Ue abbassi o aggiri le sue tutele dell’ambiente e della salute pubblica nell’ambito del Ttip”.
Così alla conclusione del 12esimo round negoziale a New York, il Transatlantic Trade and Investment Agreement rischia di non raggiungere una conclusione entro la fine dell’anno corrente, decretando così un fallimento dell’amministrazione Obama in politica estera. Tale trattato, se concluso, oltre a creare la più grande area di libero scambio del pianeta, comprendente oltre il 46% del Pil mondiale, comporterebbe significativi cambiamenti per 800 milioni di persone. A questo punto è allora largamente preferibile confrontarsi in ulteriori round negoziali per giungere ad un intesa che oltre ad occuparsi del commercio si preoccupi anche della salvaguardia di ambiente e cittadini piuttosto che azzerare tutto.

Francesca Fermanelli


Qui per saperne di più
TTIP – Documenti marzo 2016

TTIP. L’UE propone tribunale e Corte d’Appello

Ttip berlino 2Neanche il dodicesimo round del TTIP, svoltosi a Bruxelles dal 22 al 26 febbraio, ha placato le contestazioni di partiti, cittadini europei e quanti altri contrari. Ciò che più viene criticato del Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti – accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziato tra Ue e Stati Uniti dal 2013 – è la poca chiarezza intorno a quale meccanismo di risoluzione delle controversie il trattato intende servirsi. Una prima proposta vedeva nell’ISDS (Investor-state dispute settlement) lo strumento che gli investitori stranieri avrebbero utilizzato per citare, di fronte ad una corte arbitrale commerciale, lo Stato che, a loro dire, avesse violato i diritti garantitigli da questo stesso. Sono proprio le Corti di Arbitrato Commerciale ad essere state oggetto di ripetute polemiche. Questi sono tribunali internazionali privati composti a rotazione da tre membri, scelti da una lista ristretta di avvocati privati. I difensori dell’investitore possono ricoprire il ruolo di giudici al processo seguente. Non è possibile assistere in alcun modo a tali processi.
Di fronte alla crescente opposizione, la Commissione europea ha proposto e reso noto, con un comunicato stampa dello scorso settembre, l’istituzione di un nuovo sistema giudiziario «moderno in materia di investimenti, soggetto ai principi democratici e al controllo pubblico […] fondato su elementi che permettano ai cittadini di confidare nei tribunali nazionali e internazionali», ha dichiarato la commissaria per il commercio Cecilia Malmström. Questo nuovo meccanismo, Investment Court System (ICS), prevede l’istituzione di un tribunale di primo grado composto da 15 giudici, di cui 5 statunitensi, 5 europei e 5 di Paesi terzi, ed una corte d’appello con 6 giudici. Questi dovranno possedere qualifiche di alto livello, comparabili a quelle richieste ai membri dei tribunali internazionali permanenti, quali la Corte Internazionale di Giustizia e l’organo d’appello dell’OMC. Inoltre i governi avrebbero diritto a legiferare, diritto sancito dalle disposizioni degli accordi commerciali e di investimento.
Nonostante tali proposte, in molti si oppongono all’istituzione di specifici tribunali, siano essi ISDS o ICS. Sul web è stata lanciata una petizione per impedire il loro utilizzo. «Per quale motivo le imprese dovrebbero avere diritto a dei tribunali esclusivi in cui intentare causa contro governi democraticamente eletti per enormi quantità di denaro? Noi cittadini abbiamo diritto a tribunali pubblici sotto la legge del paese in cui ci troviamo. Le compagnie private devono fare lo stesso», si legge sul sito.
Trattando la grande contestazione dei cittadini europei al TTIP, non sempre informati ed in prima linea per difendere i diritti propri e del nostro continente, non possono non tornare in mente le 250mila persone che, nello scorso ottobre, sono “scese in piazza” a Berlino, prendendo parte al corteo contro il TTIP.

Francesca Fermanelli

Una settimana difficile
per il Parlamento Europeo

Parlamento EuropeoSettimana intensa quella al Parlamento Europeo, dove si stanno trattando temi e problematiche di grande rilevanza. Proprio oggi i deputati discuteranno l’esito del summit del 18-19 febbraio che ha permesso di trovare un’intesa tra Regno Unito e Stati membri: se il referendum del 23 giugno dovesse bocciare la Brexit e decretare l’“in” del Regno Unito, alcune delle riforme richieste dal Primo Ministro David Cameron, dovranno essere esaminate e trasformate in legge dal Consiglio e dal Parlamento su un piano paritario, in qualità di co-legislatori. Il Paese potrà quindi godere di una serie di agevolazioni tra cui quella di restringere momentaneamente il welfare per gli immigrati. Accanto alla questione Brexit verranno trattati altri punti all’ordine del giorno, come gli ultimi sviluppi della situazione siriana e le posizioni dei vari Paesi europei sulle migrazioni e sui rifugiati.

Le altre discussioni della giornata, con voto previsto per domani, riguardano il semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche, la possibile ulteriore integrazione del mercato del lavoro nell’UE e il miglioramento del network EURES, banca dati comune dei servizi per l’impiego. L’obiettivo è che il rinnovato portale EURES abbini i curricula alle offerte di lavoro adeguate. Inoltre, “tutti i posti vacanti pubblicati dagli uffici di collocamento pubblici negli Stati membri saranno disponibili in tutta Europa tramite il nuovo portale.

La corrispondenza automatica tra i posti vacanti e le domande dovrà essere gratuita per i lavoratori e non ci dovrebbe essere nessuna discriminazione sulla base della loro nazionalità per quanto riguarda occupazione, salario e le altre condizioni lavorative. Inoltre, l’accesso per le persone con disabilità deve essere assicurato”.

In seguito, poi, ad un dibattito con il Commissario europeo al commercio Cecilia Malmström, “per contribuire a rafforzare l’economia tunisina, duramente colpita nel 2015 da attacchi terroristici, i deputati discuteranno e voteranno la proposta di un piano di emergenza dell’UE per importare 70 mila tonnellate extra di olive tunisine “duty-free” per il 2016 e il 2017”.

Nell’attuale scenario europeo, l’Italia si presenta come uno dei maggiori importatori di olio d’oliva. I deputati, in relazione ai negoziati in corso per l’istituzione di una zona libero scambio tra Ue e Tunisia, “esprimeranno le proprie opinioni e chiederanno un accordo che contribuisca alla stabilità della Tunisia, al consolidamento della sua democrazia e al rilancio della sua economia, in una risoluzione separata”.

Sempre domani i deputati interrogheranno la Commissione al fine constatare se gli accordi Ue con le quattro maggiori aziende di tabacco – Philip Morris International (PMI), Japan Tobacco International (JTI), Imperial Tobacco Limited (ITL) e British American Tobacco (BAT) – hanno bloccato la contraffazione delle sigarette e il loro traffico. Solo in caso di esito positivo, riterranno di poter rinnovare l’accordo con la Philip Morris International, che scadrà a luglio 2016.

Il Parlamento, poi, voterà giovedì un accordo con la Repubblica di San Marino che “renderà più difficile per i cittadini UE nascondere il proprio capitale alle autorità fiscali. In base all’accordo, dal 2017 l’UE e San Marino si scambieranno in modo automatico informazioni sui conti finanziari dei rispettivi residenti”.

Infine sarà messa ai voti domani l’introduzione di sistemi nazionali compatibili per l’identificazione e la registrazione di cani e gatti. Lo scopo è quello di contrastare il commercio illegale di animali domestici, i quali, se male allevati, potrebbero portare malattie e quindi rappresentare un rischio per la saluta pubblica. Il traffico illegale di animali domestici è attualmente il terzo più redditizio, dopo quelli di stupefacenti e di armi.

Molte le riunioni tenute ieri nelle varie commissioni. La commissione Affari Esteri si è occupata di dibattiti relativi alla crisi nella regione del Medio Oriente e Nord Africa e quella sui rifugiati, alla presenza degli eurodeputati della medesima commissione, di alcuni membri dei parlamenti nazionali e dell’Alto rappresentate dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini. Si è discussa poi la priorità dell’Alleanza atlantica per il 2016 e il nuovo coinvolgimento del Patto Atlantico nel Mediterraneo per impedire la tratta di essere umani, di fronte al Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg. Sempre la stessa commissione ha ascoltato Martin Kobler, rappresentante speciale Onu per la Libia. In quella Ambiente ci si è interessati alle emissioni auto, in relazione agli sviluppi della procedura dei test su queste, e all’indicazione delle origini di determinati alimenti, tra cui la carne. In commissione Petizioni, invece, sono state discusse due petizioni del nostro Paese sulle emissioni di diossina negli impianti dell’Ilva a Taranto. La commissione Agricoltura si è occupata delle malattie trasmissibili da animali, come l’aviaria, malattia infettiva che colpisce diverse specie di uccelli e trasmissibile agli uomini, o l’influenza suina, con l’obiettivo di prevenire la diffusione di queste nuove epidemie.

Fondamentale anche il dibattito in commissione Mercato Interno, relativo a rendere migliore la tracciabilità del traffico transnazionale di armi e a stabilire quali possano essere le misure legislative da attuare perché le armi da fuoco non giungano a terroristi. Nella stessa commissione è stata presentata una prima analisi su quanto prodotto dai nuovi controlli alle frontiere all’interno di Schengen sul mercato unico di beni e servizi.

Infine la Commissione Affari Economici e Monetari ha votato la nomina del nuovo Direttore esecutivo dell’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali, Fausto Parente.

Francesca Fermanelli

Il Papa in Messico invita i giovani a difendere la dignità

Papa_sombrero_afpI cinque giorni di Papa Francesco in Messico portano speranza in uno di quei luoghi che sembrano dimenticati da tutti. Il viaggio del Papa è iniziato il 12 febbraio scorso all’aeroporto “Benito Juàrez” di Città del Messico e si conclude oggi.
Francesco, infatti, dopo aver visitato i detenuti del penitenziario di Ciudad Juàrez e dopo aver incontrato alcuni rappresentanti del mondo del lavoro al Colegio de Bachilleres dello Stato del Chihuahua, ripartirà in serata verso Roma.
L’accoglienza, il calore e la festosità per il suo arrivo ricordano la gioia delle popolazioni africane visitate dal Papa a novembre dello scorso anno.
Il Pontefice, nei suoi discorsi, ha affrontato importanti tematiche tra cui la centralità della famiglia, la lotta ai narcos locali, le radici indios del Paese e la dignità come massima morale a cui sempre guardare. «Mi preoccupano tanti che, sedotti dalla vuota potenza del mondo, esaltano le chimere e si rivestono dei loro macabri simboli per commercializzare la morte in cambio di monete. Vi prego di non sottovalutare la sfida etica e anti-civica che il narcotraffico rappresenta per la gioventù e per l’intera società messicana, compresa la Chiesa» ha confessato il Papa sabato, durante l’incontro con i vescovi del Messico nella capitale.
Propone di «cominciare dalle famiglie, avvicinandoci e abbracciando la periferia umana ed esistenziale dei territori desolati delle nostre città; coinvolgendo le comunità parrocchiali, le scuole […] solo così si potrà liberare totalmente dalle acque in cui purtroppo annegano tante vite, sia la vita di chi muore come vittima, sia quella di chi davanti a Dio avrà sempre le mani macchiate di sangue, per quanto abbia il portafoglio pieno di denaro sporco e la coscienza anestetizzata».
Nell’ospedale pediatrico “Federico Gòmez”, il giorno seguente, ha ricordato ai bambini malati, e non solo, l’importanza dei medicinali ma soprattutto dell’ “affettoterapia” perché «a volte una carezza aiuta tanto a stare meglio».
A servire è la carezza della famiglia, porto sicuro che spesso vacilla ma mai, secondo Francesco, deve dimenticare quale sia il suo scopo. «Certo, vivere in famiglia non sempre è facile, spesso è doloroso e faticoso, ma preferisco una famiglia ferita che ogni giorno cerca di coniugare l’amore, a una famiglia e una società malata per la chiusura o la comodità della paura di amare. Preferisco una famiglia che una volta dopo l’altra cerca di ricominciare a una famiglia e una società narcisistica e ossessionata dal lusso e dalle comodità». Fare figli e trasmettere loro il dono dell’amore: a questo ha esortato il Papa durante l’incontro con le famiglie nello stadio “Vìctor Manuel Reyna” a Tuxtla Gutiérrez, capitale del Chiapas. Nello stesso Stato meridionale del Messico, a San Cristobal de Las Casas, ha chiesto perdono alle comunità indigene per le crudeltà di cui sono state vittime. Ai giovani nello stadio “Josè Marìa Morelos y Pavòn” a Morelia ha infine dato uno degli insegnamenti di vita più importanti. «Cari amici, da parte di Gesù vi chiedo di non lasciarvi escludere, non lasciarvi disprezzare, non lasciarvi trattare come merce». Li ha invitati ad essere prudenti ma semplici, buoni. «Certo, per questa strada forse non avrete la macchina ultimo modello, non avrete il portafoglio pieno di soldi, ma avrete qualcosa che nessuno potrà togliervi, cioè l’esperienza di sentirsi amati, abbracciati e accompagnati. È il fascino di godere dell’incontro, il fascino di sognare nell’incontro con tutti. È l’esperienza di sentirsi famiglia, di sentirsi comunità. È l’esperienza di poter guardare il mondo in faccia, a testa alta! Senza la macchina, senza i soldi, ma a testa alta! La dignità!».
È quindi verso la dignità – secondo l’invito del pontefice – che dobbiamo orientare il nostro cammino.

Francesca Fermanelli

Uber Rush. L’app per la consegna delle merci

Uber_Rush2Siete a casa e avete voglia di mangiare cibo indiano ma non lo avete nel frigorifero? Dovete andare ad una festa ma non avete il tempo di acquistare un vestito per l’occasione? È san valentino e avete dimenticato di comprare i fiori al vostro partner?

Negli Stati Uniti Uber Rush ha risolto questi piccoli problemi quotidiani. A New York, Chicago e San Francisco l’app californiana consegna, dallo scorso ottobre, tutto quello che il cliente desidera – nei limiti del possibile e del legale – dal negozio all’appartamento del ricevente. La scorsa settimana il servizio Ncc ha annunciato di voler espandere le Application Program Interface (Api): Uber Rush sarà utilizzabile su nuove e più piattaforme online. A servirsene saranno numerosi negozi che lavorano con il web, come 1800flowers, azienda a conduzione familiare di composizioni floreali, Nordstrom, grande catena di abbigliamento o EatStreet, che consegna qualsiasi tipo di cibo locale.

Come da “tradizione Uber”, si potrà ordinare tramite l’app e sarà inoltre possibile conoscere in anticipo il prezzo della consegna e tracciare sulla mappa della città il veicolo in arrivo. Nonostante le critiche e le contestazioni, Uber si reinventa continuamente, diventando proposta su proposta sempre più concorrenziale. Con una valutazione su mercato pari a 62,5 miliardi di dollari è diventato un colosso in grado di far paura anche a Google ed Amazon. Uber Rush apporterebbe cambiamenti sostanziali non solo alle economie di tutti i punti vendita che ne potrebbero usufruire ma anche al nostro modo di vivere e gestire il tempo. E ricorda che «quando i clienti sono in attesa, ogni minuto è importante. Uber Rush consente di evitare i “colli di bottiglia” durante le ore più trafficate. È così possibile ottenere il maggior numero di consegne sulla strada di cui si ha bisogno».

Francesca Fermanelli

Parigi e la guerra dei taxi: mega multa a Uber

Uber-taxi-Francia-protestaRaggiungere l’aeroporto dal centro di Parigi in auto è sempre stato problematico per via dell’eccessivo traffico ma da ieri è diventato praticamente impossibile. I tassisti francesi, esausti della “sleale concorrenza” causata da vetture Uber e simili, hanno bloccato entrate e uscite dalla capitale, ostacolando le strade d’accesso agli aeroporti di Orly e Roissy e la zona limitrofa a Porte Maillot. La protesta è iniziata ieri, intorno alle sei del mattino, e tra pneumatici dati alle fiamme e scontri tra polizia e manifestanti, ha portato all’arresto di almeno 20 persone. Un manifestante è stato ferito da un bus intento ad uscire dal blocco stradale. Tensioni sono state registrate anche a Tolosa e Marsiglia. In Italia, a Roma, Firenze e Napoli i tassisti hanno manifestato pacificamente. Nel frattempo il Tribunale di Parigi ha stabilito che Uber France dovrà versare 1,2 milioni di euro di risarcimento all’organizzazione nazionale dei taxi. La protesta dei tassisti ha accompagnato quella di insegnanti e dipendenti pubblici che hanno manifestato contro il regime d’austerità che grava su di essi. Il tono, e non solo, dei tassisti parigini è passato dal minatorio al violento. Multare la compagnia Uber, e qualsiasi altra offra lo stesso servizio, non basta ai manifestanti: occorre impedire che queste circolino a loro discapito. Sorge spontaneo, però, chiedersi se, in una società come quella attuale, sia possibile. Perché allora non trovare un punto d’incontro? Perché non modificare il servizio taxi al fine di offrire qualcosa di nuovo? In caso contrario, tale monopolio rischia di essere inghiottito dall’incombente “nuovo che avanza”. Dice Uber: “Uber sta facendo evolvere il modo in cui si muove il mondo. Collegando gli autisti con i clienti grazie alle nostre app, rendiamo le città più accessibili, creando nuove opportunità per i clienti e occasioni di lavoro per gli autisti. Il nostro scopo è rendere la città un posto migliore. Ecco perché abbiamo migliaia di partner locali che continuano a far muovere Parigi. Insieme diamo energia all’economia locale, contribuendo a rendere le strade più sicure, senza guidatori distratti o in stato di ebbrezza, e promuovendo un ambiente più connesso e meno congestionato”.

Francesca Fermanelli

Il partito pirata italiano
si schiera contro il TTIP

partito pirataNon si fermano le contestazioni al Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti (TTIP).
Anche il Partito Pirata italiano ha aderito alla campagna Stop-TTIP, al fine di ostacolare l’accordo Usa-Ue, ancora in corso di trattativa. Oggetto di critiche sono tanto il metodo di trattazione quanto il contenuto del patto.
Trasparenza e partecipazione sono fondamentali. Per poterle attuare occorre che siano svelate le influenze dei gruppi di interesse e dei lobbisti sulle decisioni pubbliche, che si acceda completamente all’informazione e alle audizioni pubbliche e che venga garantito un maggior equilibrio tra Parlamento e Commissione Europea.

Inoltre, al fine di perseguire una più intensa partecipazione, il Partito spinge affinché “i cambiamenti alla legislazione primaria dell’UE (ad esempio un trattato) entrino in vigore solo se la maggioranza dei cittadini UE approva le modifiche in un voto simultaneo in tutta l’UE, in aggiunta al requisito corrente di un accordo a livello governativo”. A livello di contenuti, le critiche del Partito si allineano alle altre poste in essere dalla campagna Stop-TTIP. Importante è, da una lato, proteggere standard e normative nazionali in termini di tutela dell’ambiente, diritti dei lavoratori e alimentazione e, dall’altro, riformare le attuali leggi su copyright, brevetti, libera circolazione di cultura e conoscenza, che “rischiano di essere cristallizzate in un trattato che le renderebbe praticamente intoccabili”.

I Partiti Pirati sono una serie di movimenti e partiti diffusi in vari paesi. Tra gli obiettivi rafforzare i diritti civili, proteggere i dati personali e creare maggiori istituzioni di democrazia liquida sono di primaria importanza. In Italia il partito è nato nel 2006 e attualmente è membro fondatore dell’Internazionale dei Partiti Pirata e del Partito Pirata Europeo. Dalla sua nascita ha collaborato con diversi partiti della sinistra italiana, come Sinistra Ecologia e Libertà. Alle elezioni europee del 2014 ha supportato alcuni candidati della lista L’Altra Europa con Tsipras.

A dispetto del nome, che evoca lo stereotipo dell’occhio bendato, iniziative per agire tenendo gli occhi ben aperti!

Francesca Fermanelli