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Francesco Carci

Francia Campione del Mondo. Chapeau a Deschamps

Finale con gol ed emozioni: i transalpini domano i ragazzi di Dalic per 4-2 e alzano al cielo la coppa per la seconda volta nella storia, a 20 anni esatti dal primo trionfo di Parigi. Un successo meritato per un gruppo giovane e pieno di talento

deschampsMOSCA – La Francia è campione del mondo. A 20 anni esatti dal primo trionfo casalingo (Francia ’98), i transalpini conquistano il secondo Mondiale nella propria storia. Niente da fare per la Croazia, battuta nella finalissima di Mosca per 4-2 in una gara ricca di gol ed emozioni. Prima parte equilibrata con gli “italiani” protagonisti: una sfortunata deviazione di testa nella propria porta dello juventino Mandzukic porta in vantaggio i Bleus, ci pensa l’interista Perisic a pareggiare i conti. Poi però dilagano i francesi con il rigore di Griezmann (arrivato grazie al Var), Pogba e Mbappe prima dell’inutile e definitivo 4-2 di Mandzukic su clamoroso errore del portiere Lloris.

DESCHAMPS NELLA STORIA – È un successo oggettivamente meritato per la Francia, una delle poche big a rispettare le attese della vigilia. Un cammino nato con la vittoria sofferta nella fase a gironi per 2-1 contro l’Australia, poi il successo – sempre di misura e sempre in salita – per 1-0 contro il Perù prima dell’opaco 0-0, a qualificazione già raggiunta, con la Danimarca. Ma il bello doveva ancora venire perché i “galletti” hanno dato il meglio nella fase clou del Mondiale. Prima lo spettacolare ottavo di finale vinto 4-3 contro l’Argentina, poi i successi contro le mine vaganti Uruguay e Belgio rispettivamente per 2-0 e 1-0 fino al poker alla Croazia nell’ultimo atto di Mosca. Fa grande festa il ct Didier Deschamps, bravissimo a gestire sia le critiche pre-Mondiale per alcune esclusioni eccellenti (Benzema, Lacazette, Martial, Payet e Rabiot) sia uno spogliatoio pieno di baby talenti e campioni affermati. Il giusto mix è stato trovato con disciplina e pragmatismo, a differenza di altre Nazionali dove il dominio del singolo si è rivelato poco produttivo (vedi Messi). E così Deschamps è il terzo uomo a riuscire nell’impresa di vincere la coppa del mondo sia da giocatore (era il capitano 20 anni fa nel Mondiale in Francia) che da allenatore. Prima di lui solo il brasiliano Zagallo e il tedesco Beckenbauer. Chapeau!

DA POGBA A MBAPPE – In questa Francia non c’è una vera e propria stella. O meglio ce ne sono tre sullo stesso livello. Paul Pogba è definitivamente esploso e, rispetto all’Europeo di 2 anni fa, le minori responsabilità lo hanno lasciato più tranquillo. E si è visto in campo. Poi Antoine Griezmann, preziosissimo in attacco sia da goleador che da assist-man e un pericolo costante nei calci da fermo. E infine Kylian Mbappe, appena 19 anni (non era nemmeno nato nel primo trionfo mondiale del ’98) ma già un punto fermo dei Bleus. La stella del Psg ha anche vinto il premio come miglior giovane del Mondiale, un antipasto in vista del futuro Pallone d’Oro?

ONORE ALLA CROAZIA – Difficilmente si poteva chiedere di più alla Croazia, stremata dopo aver finito ottavi e quarti di finale ai rigori e la semifinale ai supplementari contro l’Inghilterra. Le tante battaglie si sono fatte sentire nelle gambe dei ragazzi di Dalic soprattutto all’inizio della ripresa, quando la Francia ha messo al sicuro il punteggio nonostante poi la paperona di Lloris che ha regalato a Mandzukic la rete del 4-2. A Zagabria hanno comunque fatto festa per un torneo straordinario, andato al di là ogni più rosea aspettativa anche perché, al pari nostro ma con esito del tutto diverso, la Nazionale ‘a scacchi’ è dovuta passare per i playoff prima di ottenere il pass per Mosca. Sconfitta a testa altissima e premio di consolazione ampiamente meritato per Luka Modric, premiato come miglior giocatore di tutto il torneo. In generale, nonostante la dolorosa assenza dell’Italia, è stato davvero un bel Mondiale. Complimenti a Putin e alla Russia.

Francesco Carci

Cristiano Ronaldo alla Juve: via libera al colpo del Secolo

Il fuoriclasse portoghese, che lascerà il Real Madrid, è vicinissimo ai bianconeri: affare da 100 milioni di euro, al Pallone d’Oro contratto quadriennale. Un arrivo che potrebbe far tornare il calcio italiano ai fausti di 10 anni fa e che sta già facendo impazzire i tifosi della Vecchia Signora

ronaldo2MADRID – È tutto meravigliosamente vero. La Juventus è ad un passo da Cristiano Ronaldo. Sì, proprio lui: Cristiano, Ronaldo. Il miglior giocatore del mondo, 33 anni compiuti lo scorso febbraio, pronto ad approdare in Italia, destinazione Torino. Le cifre sono esorbitanti: al Real Madrid andrebbero 100 milioni, al portoghese un quadriennale da circa 30 milioni a stagione più i vari bonus legati agli sponsor.

L’ADDIO DEL REAL – Andiamo con ordine. 26 maggio, finale di Champions League: fischio finale di Real Madrid-Liverpool, 3-1 per gli spagnoli e terzo trionfo consecutivo dei Blancos nella massima competizione europea. Che fa Ronaldo? Invece di esultare e scatenarsi nei festeggiamenti, gela tutti e nella classica intervista post-partita annuncia il suo addio alle merengues: “È stato bello giocare qui”. Sipario. Adios. Il toto-futuro di CR7 però non scatta subito: c’è un Mondiale alle porte da preparare, meglio non distrarsi. Tutto rimandato dunque.

L’IPOTESI JUVE – Il cammino del Portogallo a Russia 2018 però non è lo stesso – trionfante – dell’ultimo Europeo, vinto due anni fa in Francia. I lusitani cedono 2-1 negli ottavi di finale all’Uruguay: si torna a casa. E’ giunto il momento per Cristiano Ronaldo di scegliere la nuova dimora. Quella che sembrava la destinazione più probabile, il Psg, perde rapidamente consistenza: a Parigi ci sono già Neymar, Cavani e Mbappé, peraltro tutti grandi protagonisti al Mondiale. Basta e avanza. La Cina, nonostante la pioggia di soldi, non stuzzica il palato di Cristiano, impensabile il passaggio al Barcellona, così come il dolce ritorno al Manchester United (uno dei pochi club al mondo disposti a permettersi il portoghese) sembra una pista piuttosto fredda. E allora boom, ecco la bomba di mercato: Ronaldo alla Juve! “Impossibile”, “magari”, “sto sognando?” Via social i tifosi bianconeri, ma in generale tutti gli appassionati di calcio, non sembrano credere a quella che era partita come semplice (e magari aleatoria) suggestione.

SOGNO DIVENTATO REALTÀ – E invece in casa Juventus il presidente Andrea Agnelli, insieme all’ad Marotta, iniziano a farsi due conti. E già l’assenza di smentite inizia ad essere un segnale positivo. Tecnicamente il giocatore non si discute, nonostante le 33 primavere. Non ci sono Dybala, Higuain, Douglas Costa, Mandzukic, Bernardeschi e via dicendo che tengano: Cristiano è Cristiano. Il problema, semmai, sono i costi: il Real Madrid, disposto ad accettare l’addio del Pallone d’Oro senza fare drammi, vuole comunque un indennizzo di almeno 100 milioni. A quelli va aggiunto il ricco stipendio da nababbo da garantire all’attaccante portoghese: non meno di 30 milioni all’anno. Inizia così un fitto lavoro diplomatico con Jorge Mendes, storico procuratore di CR7, mediatore tra Torino e Madrid. Questione di giorni perché quando la volontà è la stessa da ambo le parti, il dialogo tra gli interlocutori parte già in discesa.

A BREVE L’ANNUNCIO – Agnelli infatti non ci impiega molto a sciogliere le riserve: l’arrivo di Ronaldo a Torino porterebbe benefici non solo tecnici, ma anche di immagine con sponsor e merchandising che esploderanno. Per Cristiano, nonostante le decine di trofei in bacheca, sarebbe una nuova avventura con la stimolante sfida di regalare ai bianconeri quella Champions League che manca dal lontano 1996. Tra questo fine settimana e l’inizio della prossima pare che l’asso portoghese debba sbarcare a Torino per le visite mediche di rito, l’annuncio ufficiale potrebbe arrivare già martedì prossimo. Per i tifosi della Vecchia Signora, letteralmente impazziti sui social, sarebbe il colpo del secolo, così come per il calcio italiano potrebbe essere lo start per tornare ai fausti di 10-15 anni fa, quando i migliori giocatori del mondo giocavano in Serie A. Intanto quello che sembrava un sogno di mezza estate si sta trasformando, minuto dopo minuto, in autentica realtà.

Francesco Carci

Mondiali. Paura per l’Arabia Saudita: l’aereo prende fuoco

Attimi di panico durante il viaggio che stava portando la squadra araba a Rostov per la sfida contro l’Uruguay: durante l’atterraggio l’ala del veicolo è andata in fiamme. Tanta paura, ma fortunatamente nessuna conseguenza

aereoROSTOV – Tragedia sfiorata in Russia. L’ala dell’aereo che stava trasportando l’Arabia Saudita nella città di Rostov per la sfida della Nazionale araba contro l’Uruguay, in programma mercoledì alle 17, è andata in fiamma durante la fase di atterraggio creando inevitabilmente tanto panico. Per fortuna nessuna conseguenza per i passeggeri, soltanto molta paura.

“GIOCATORI SANI E SALVI” – La Federazione Saudita ha fatto chiarezza sull’episodio, tranquillizzando tutti con un comunicato: “Vogliamo rassicurare tutti circa la sicurezza di tutti i membri della missione della squadra nazionale: dopo un malfunzionamento tecnico a un motore l’aereo è atterrato pochi minuti fa a Rostov sull’aeroporto di Don. I giocatori si stanno ora dirigendo verso la loro residenza sani e salvi”. Nel match d’esordio i giocatori allenati dal ct Pizzi hanno perso 5-0 contro la Russia: ora se la vedranno contro Uruguay ed Egitto, la qualificazione agli ottavi è a dir poco proibitiva.

Francesco Carci

Spagna, decisione clamorosa: via il CT alla vigilia del Mondiale

lopetegui2La Federazione non ha gradito l’annuncio dell’accordo tra l’allenatore e il Real Madrid, che lo ha scelto per il dopo Zidane. “Vincere è importante, ma alcuni valori lo sono di più”, la giustificazione del presidente federale, Luis Rubiales. Al suo posto Fernando Hierro

KRASNODAR – Il caso Spagna scuote il Mondiale a 24 ore dall’inizio ufficiale della Coppa del Mondo. La Federazione iberica ha infatti deciso di esonerare il ct Julien Lopetegui alla vigilia di Russia 2018. Una scelta clamorosa, dovuto all’accordo tra il tecnico delle Furie Rosse e il Real Madrid, che non è affatto piaciuto ai vertici delle Furie Rosse.
“DECISIONE INEVITABILE” – Il Real Madrid, dopo l’addio di Zidane, era alla ricerca di un nuovo allenatore. Si erano anche fatti i nomi di Maurizio Sarri e Antonio Conte, ma poi la decisione è caduta su Lopetegui, che ha brillantemente portato la Spagna al Mondiale (lo sappiamo bene perché gli iberici erano nel nostro stesso girone di qualificazione). L’annuncio da parte del club di Florentino Perez non è affatto piaciuto alla Federazione Spagnola: non solo arrivato poche ore prima dell’inizio della rassegna iridata, ma anche perché Lopetegui aveva da poco rinnovato il proprio contratto fino al 2020. “Se siamo qui è merito suo, ma visto quello che è successo, siamo costretti a destituirlo – le parole del presidente federale Luis Rubiales – Julien poteva trattare con il Real, ma sono stato informato 5 minuti prima della firma. Questo è inaccettabile. La nazionale è di tutti, non può essere trattata così. Vincere è importante, ma certi valori lo sono di più”.
AL SUO POSTO HIERRO – Al posto di Lopetegui la Spagna ha deciso di affidarsi a Fernando Hierro, attuale direttore sportivo della Nazionale e con una sola stagione da allenatore alle spalle (l’anno scorso con l’Oviedo, in seconda divisione). Una scelta azzardata considerando che, insieme a Brasile, Germania e Argentina, le Furie Rosse sono tuttora una delle candidate alla vittoria finale. Ma questo stravolgimento potrebbe cambiare le carte in tavola, anche se Rubiales ha garantito che “la squadra ha capito le mie ragioni e mi ha garantito il massimo impegno indipendente da cosa accadrà”. Per Lopetegui, nonostante il prestigio di poter allenare il Real Madrid, un grosso boccone amaro da digerire.

Francesco Carci

Roland Garros. Cecchinato, sogno di una mezza Estate

cecchinato3Ha 25 anni e non ha ancora figli, ma quello che sta vivendo in questi giorni Marco Cecchinato potrà raccontarlo per sempre alle prossime generazioni. In un’Italia turbata dalle vicende politiche e calcisticamente depressa per l’assenza al Mondiale in Russia, a regalare emozioni e sorrisi ci sta pensando il tennista palermitano, protagonista assoluto al Roland Garros.

UN’IMPRESA DOPO L’ALTRA – La vittoria nei quarti di finale contro Novak Djokovic ottenuta martedì entra di diritto nell’elenco delle imprese sportive italiane. Un successo impronosticabile, che forse nemmeno il più ottimista dei tifosi di Cecchinato poteva aspettarsi. E pensare che il cammino del 25enne azzurro al Roland Garros stava per durare appena un paio di ore. Perché nel primo turno Marco si trovava sotto di due set contro il rumeno Copil, prima di una grande rimonta conclusa 10-8 al quinto set. Quella vittoria ha iniziato a dare grande convinzione a Cecchinato, che ha avuto decisamente vita più facile nel secondo turno contro il ripescato argentino Trungelliti (61, 76, 61). Si è parlato di “impresa” già nella vittoria al terzo turno con lo spagnolo Carreno-Busta (26, 76, 63, 61). Ma il bello dove ancora venie: negli ottavi di finale infatti lo scoglio era rappresentato dal belga David Goffin, numero 9 del mondo che lo aveva battuto due settimane prima agli Internazionali di Roma. Ma, totalmente inaspettata, ecco la rivincita: 75, 46, 60, 63 e qualificazione ai quarti. È il momento di Novak Djokovic. Il serbo non ha bisogno di presentazioni: seppur in difficoltà negli ultimi 12 mesi per un fastidioso problema al gomito e per motivi psicologici, si parla sempre di un campione assoluto, ex numero uno del mondo e dominatore per anni del circuito. Ma Cecchinato è sceso in campo senza paura, consapevole di potersela giocare alla pari nonostante le 50 posizioni di differenza nel ranking. E partita (leggendaria) alla pari è stata, con risultato finale clamoroso: 63, 76, 16, 76 in favore dell’italiano.

IL SOGNO CONTINUA – Erano 40 anni che un tennista azzurro non arrivava nella semifinale di uno Slam, l’ultimo Corrado Barazzutti nel 1978 proprio al Roland Garros, eliminato da Bjorn Borg per 6-0 6-1 6-0. Ma il sogno non è finito: venerdì Marco sfiderà l’austriaco Dominic Thiem, considerato alla vigilia uno dei pochi avversari del grande favorito Rafa Nadal, per 10 volte re di Parigi, e unico tennista quest’anno capace di battere lo spagnolo sulla terra rossa. Facile dire che comunque vada sarà un successo e che Marco Cecchinato il suo Roland Garros lo ha già vinto, ma perché smettere di crederci? D’altronde l’unico precedente contro Thiem, datato 2013, se l’è portato a casa il palermitano. Non c’è nulla da perdere.

LA SUA CARRIERA – Marco Cecchinato possiamo definirlo un eroe per caso. Fino a qualche mese una buona carriera a livello Challenger, ma mai un acuto nei tornei più importanti. Inoltre l’ombra della squalifica nel 2016 per scommesse, poi revocata. Forse proprio quella è stata la svolta per l’azzurro. Una risalita che lo ha portato non solo nella top 100, ma soprattutto alla prima vittoria di un torneo Atp, lo scorso 29 aprile a Budapest. Ora l’exploit parigino: un sogno di mezza estate destinato a durare a lungo.

Francesco Carci

Pagelle Serie A: Juve Indomabile, Benevento e Verona Impresentabili

Cala il sipario sul campionato. Per i bianconeri settimo scudetto consecutivo, in Champions Napoli, Roma e Inter, grazie alla ‘pazza’ vittoria sulla Lazio. Biancocelesti in Europa League con Milan e Atalanta. Retrocedono in B sanniti e scaligeri oltre al Crotone, a testa decisamente più alta. Ecco le pagelle:

buffonnATALANTA 7 – Riconfermarsi non era facile. Per il secondo anno di fila gli orobici disputeranno l’Europa League, anche se dovranno affrontare i preliminari e iniziare la nuova stagione prima di tutti. Gasperini si conferma allenatore ideale per valorizzare i giovani e rilanciare giocatori in crisi d’identità. Resta il rammarico per l’eliminazione subita dal Borussia Dortmund, ma il cammino in Coppa ha emozionato tutti.

BENEVENTO 3 – Una stagione da incubo. Praticamente mai iniziata dopo aver perso le prime 14 gare di campionato, anche le sconfitte totali (29) rappresentano un triste record negativo. Encomiabile il pubblico che ha sempre sostenuto i propri beniamini, ma con squadre modeste del genere viene voglia di ritornare ad un torneo a 18 squadre.

BOLOGNA 5,5 – L’obiettivo della salvezza è stato raggiunto, senza patemi e con largo anticipo. Ma raramente i rossoblù hanno emozionato e con la rosa a disposizione Donadoni poteva oggettivamente fare qualcosina in più.

CAGLIARI 5 – Eccessiva sofferenza per un salvezza conquistata all’ultima giornata con un organico decisamente più forte degli avversari. Ingeneroso l’esonero di Rastelli, troppi giocatori (Farias e Joao Pedro su tutti) non hanno confermato l’ottimo campionato dell’anno passato.

CHIEVO 6 – La squadra non si è disunita quando, nel girone di ritorno, ha vissuto un pesante periodo di flessione, che ha portato al cambio in panchina. Via Maran, D’Anna ha portato con sé la bacchetta magica: 9 punti in 3 partite e grosso sospiro di sollievo per aver evitato l’incubo della retrocessione. Necessario però un ricambio generazionale della rosa.

CROTONE 5,5 – Dopo due anni si torna in Serie B. A testa però altissima. Dopo l’impresa del 2017 sarebbe stato opportuno che le strade con Davide Nicola si dividessero prima. Qualcosa si era rotto e il divorzio è stato tardivo. La Calabria merita una squadra nella massima serie. A presto.

GENOA 6 – Anche in questo caso non si doveva iniziare la stagione con Juric. Ballardini, chiamato per la terza volta da Preziosi, ha raddrizzato le cose tanto da guardarsi – finalmente – la riconferma e la possibilità di guidare la squadra dall’inizio. Le stagioni del Grifone che regalava spettacolo (soprattutto a Marassi) sono però un lontano ricordo.

FIORENTNA 6,5 – Avvio complicato a causa del ‘restyling’ quasi totale dell’organico. Il malumore dei tifosi non ha aiutato. Poi il dramma della scomparsa di Astori ha dato forza e compattezza ai viola: da lì è scattato un cambio di marcia che non ha portato all’Europa, ma che ha ricompattato l’ambiente e che suona come un’ottima base per il futuro.

INTER 7 – Champions raggiunta per il rotto della cuffia. Era l’obiettivo minimo considerando che la squadra di Spalletti non disputava le coppe. Ottimo l’avvio di stagione (quasi illusorio), poi un profondo letargo che rischiava di estromettere per il settimo anno consecutivo i nerazzurri dalla maggiore competizione europea. Il 3-2 alla Lazio vale tantissimo anche per il futuro economico del club e per la permanenza dei big, Icardi su tutti.

JUVENTUS 9 – Per l’ennesima volta la festa ha sede a Torino. Campionato non dominato (merito del Napoli), ma soliti numeri impressionanti per la Vecchia Signora. Oltre allo scudetto anche la quarta Coppa Italia di fila. Resta l’amarezza per un’eliminazione immeritata dalla Champions League, da brividi il saluto finale di Buffon. Piccolo campanello d’allarme su Higuain: se dovesse vivere una fase di appannaggio come è capitato in questa stagione, manca un vero sostituto.

LAZIO 6,5 – Probabilmente ha espresso il miglior calcio in Italia. Immobile una macchina da gol, Milinkovic è cresciuto in maniera esponenziale, così come Luis Alberto, Marusic e Lucas Leiva due piacevoli sorprese. Tanti meritati elogi, ma è davvero clamoroso come sia stato tutto buttato all’aria fallendo l’ingresso in Champions e uscendo dall’Europa League nella notte infausta di Salisburgo. I verdetti lasciano l’amaro in bocca per un’annata che, nonostante la Supercoppa vinta ad agosto, poteva regalare soddisfazioni ben maggiori. Da non dimenticare però i numerosissimi torti arbitrali in Serie A, che hanno tolto ai ragazzi di Simone Inzaghi almeno una decina di punti.

MILAN 4,5 – La vera delusione. La campagna acquisti milionario della nuova proprietà cinese aveva probabilmente illuso tutti: spendere tanto non equivale a spendere bene. Quasi 70 milioni per il duo Kalinic-Andre Silva in attacco, risultato: doppio flop. Per fortuna ci si è trovati in casa Cutrone, sempre più erede di Pippo Inzaghi. L’arrivo di Gattuso al posto di Montella ha migliorato l’andazzo, ma l’impressione è che se ne debba fare ancora parecchia di strada per colmare il gap con le grandi.

NAPOLI 7,5 – Frustrante fare 91 punti e non vincere lo scudetto. Da questo punto di vista a Sarri non si può rimproverare davvero nulla. Il tecnico azzurro è al passo d’addio, consapevole che sarà quasi impossibile ripetere un’annata simile. I rimbrotti andrebbero fatti semmai alla società, che non può ritenersi ‘grande’ se mette a disposizione dell’allenatore una formazione competitiva con appena 2-3 rincalzi di qualità. Sarri è stato così ‘costretto’ a rinunciare a Coppa Italia ed Europa League, due competizioni che invece avrebbero potuto regalare prestigio e denaro al club partenopeo. A questi livelli ci vuole una rosa con almeno 20 giocatori importanti altrimenti quel “Giorno all’improvviso” non arriverà mai.

ROMA 7 – L’assistere alla vittoria degli avversari ormai è una consuetudine. Tuttavia la differenza di quest’anno è che la testa non è china, ma semmai altissima dopo un cammino entusiasmante in Champions League fino alla semifinale. In campionato l’obiettivo minimo è stato raggiunto, ma una squadra con una qualità simile non può permettersi così tanti alti e bassi. Ora sarà fondamentale non privarsi dei big (Alisson su tutti) e soprattutto spendere meglio rispetto alle ultime sessioni di mercato.

SAMPDORIA 5,5 – Un girone d’andata da vera protagonista con Quagliarella assoluto trascinatore e le vittorie contro Juve e Genoa. Poi piano piano la squadra si è sgonfiata (soprattutto in trasferta) fino all’anonimo decimo posto.

SASSUOLO 6 – Non era facile il primo anno post-Di Francesco. Probabilmente Bucchi ha sentito il peso dell’eredità pesante ed è stato sostituito da Iachini, che ha finito il campionato in crescendo allontanando i neroverdi dalla zona calda. Berardi fatica a ritrovarsi, tra i tanti giovani solo Politano sembra aver mantenuto le promesse.

SPAL 6,5 – Unica delle neopromosse a salvarsi, con il minor budget della Serie A. Grande merito al tecnico Leonardo Semplici e alla società che non ha mai pensato ad un esonero, anche nei momenti più difficili. Elogio doveroso anche per Mirko Antenucci, goleador della squadra con 11 reti.

TORINO 5,5 – Doveva essere l’anno dell’Europa e invece, come la Sampdoria, un triste nono posto. La sfortuna non ha mai abbandonato Belotti, due volte ko per infortunio al ginocchio, ma la scelta di puntare su giocatori che avevano fallito nelle grandi squadre (Ljajic e Niang) non ha pagato. Ora Mazzarri, subentrato a Mihajlovic, avrà tutto il tempo di costruirsi la rosa che desidera.

UDINESE 5 – Salvezza conquistata all’ultima giornata. L’arrivo di Oddo al posto di Delneri sembrava aver dato la giusta scossa con 5 vittorie consecutive e addirittura il sogno europeo. Poi il tunnel con 11 ko di fila e l’inevitabile terzo tecnico (Tudor) che è riuscito ad evitare il baratro. Una società che si è dedicata tanto alla costruzione dello stadio di proprietà dovrebbe garantire ai propri tifosi dei campionati con minori patemi.

VERONA 4 – Società, squadra e tecnico non all’altezza della Serie A. E poco si è fatto a gennaio per migliorare la situazione quando questa non era ancora drammatica. Si è avuta l’impressione che il club non avesse la stessa grinta dei tifosi e le prestazioni dei giocatori ne sono state lo specchio. Arrivederci Hellas.

Francesco Carci

Juventus campione d’Italia: è il settimo scudetto consecutivo

allegriDopo la Coppa Italia, i bianconeri fanno nuovamente festa all’Olimpico: decisivo lo 0-0 contro la Roma, adesso anche la matematica certifica il trionfo della Vecchia Signora. Quasi certa la conferma di Allegri, così come appare scontato l’addio al calcio di Buffon

ROMA – Per il settimo anno consecutivo la Juventus è campione d’Italia. Sofferto più dei precedenti (merito del Napoli) il matematico verdetto è arrivato dopo lo 0-0 dei bianconeri in casa della Roma. Lo stadio Olimpico si conferma luogo di festa per la Vecchia Signora, che mercoledì scorso aveva battuto 4-0 il Milan alzando al cielo la Coppa Italia, la quarta di fila.

I PUNTI DI FORZA – Se fino al girone d’andata la lotta per lo scudetto aveva coinvolto addirittura cinque squadre (Juventus, Napoli, Inter, Lazio e Roma), man mano bianconeri e partenopei hanno preso il largo dando vita ad un duello accesissimo. E pensare che lo scontro diretto di tre settimane fa, in casa della Juve, era stato vinto dalla squadra di Sarri. Un colpo di testa vincente di Koulibaly che poteva rappresentare la resa della Vecchia Signora. E invece, dopo appena 7 giorni, Buffon e compagni vanno ad espugnare San Siro (3-2 all’Inter) e il Napoli crolla a Firenze perdendo 3-0. Dopo tanti botta e risposta, è stato quello l’allungo decisivo. Impeccabile la gestione della rosa di Allegri: perfetta l’alternanza in porta tra Buffon e Szczesny, la difesa si è confermata per l’ennesima volta punto di forza (e non era scontato dopo l’addio di Bonucci), ottimo l’inserimento a centrocampo di Matuidi che, con Khedira e Pjanic, ha offerto il giusto mix di qualità e muscoli, così come prezioso in fase offensiva è stato l’apporto di Douglas Costa. Dunque tra la produzione della società, la regia dell’allenatore e la messa in pratica dei giocatori la Juventus si è confermata per la settima stagione consecutiva una corazzata impeccabile.

IL FUTURO DI BUFFON E ALLEGRI – Eppure qualcosa cambierà. Non sembrano esserci margini di ripensamento per Gigi Buffon, orientato a chiudere a 40 anni una gloriosa carriera. La tentazione di riprovare un altro anno a vincere la Champions sicuramente non manca al portierone azzurro, soprattutto per l’epilogo di Madrid di questa stagione, ma un dietrofront appare alquanto improbabile. Dovrebbe invece rimanere il tecnico Massimiliano Allegri. Lo ha detto lui stesso dopo Roma-Juve: “Se non mi cacciano resto un’altra stagione”. Parola dunque alla società che però, più che di cambiare l’allenatore, è concentrata sull’organico. Andranno infatti sicuramente via Asamoah e Lichtsteiner, potrebbe salutare anche Marchisio (bandiera bianconera ma usato con il contagocce) e, se arrivasse l’offerta giusta, addirittura Dybala. C’è chi va via, ma anche chi arriva: sicuri quelli di Caldara e Spinazzola dall’Atalanta, quasi fatto quello di Emre Can mentre tra i pali, a giocarsi il posto con Szczesny, potrebbe esserci Perin. Cambiano i protagonisti, non i verdetti…

Francesco Carci

Serie A: Juventus Campione d’Italia (quasi). Al via valzer di allenatori

A due giornate dalla fine i bianconeri hanno 6 punti di vantaggio sul Napoli, con una differenza reti nettamente a proprio favore (+16). Salvo clamorosi colpi di scena, sarà il settimo tricolore consecutivo per la Vecchia Signora. Bandiera bianca per i partenopei: ora il futuro di Sarri è un rebus

buffon8TORINO – Un giorno all’improvviso finirà l’egemonia della Juventus. Ma quel momento non è ancora arrivato. I bianconeri hanno infatti praticamente vinto lo scudetto, il settimo consecutivo, grazie alla vittoria sul Bologna e il pareggio casalingo del Napoli contro il Torino: a due giornate dalla fine, Buffon e compagni hanno 6 punti di vantaggio sugli azzurri e, anche in caso di arrivo a pari punti, i ragazzi di Allegri sono nettamente avanti nella differenza reti (+16). Virtualmente dunque i giochi sono fatti.

FATALE FIRENZE – Eppure, appena due settimane fa, dopo la vittoria all’ultimo minuto dei campani in casa dei rivali firmata Koulibaly, sembrava che il vento fosse cambiato. E invece tutto è tornato alla “normalità” dopo 7 giorni con il successo (contestatissimo) dei bianconeri contro l’Inter e la pesante sconfitta di Insigne compagni a Firenze. L’ulteriore passo falso del Napoli di domenica pomeriggio (solo 2-2 contro il Torino) ha chiuso di fatto la battaglia. Festa però in stand-by per la Juventus, concentrata sulla finale di Coppa Italia mercoledì 9 contro il Milan e matematicamente ancora non campione.

SARRI VIA? – In casa Napoli è il momento delle riflessioni. Il pubblico ha comunque omaggiato la squadra con un lungo applauso per le emozioni regalate in questa annata. Il futuro dei protagonisti è però un rebus. Già è certo l’addio del portiere Pepe Reina, leader della squadra, che ha da tempo firmato un triennale con il Milan. Scontate le permanenze di Hamsik e Insigne, resta da definire la posizione del tecnico Sarri. Le critiche del presidente De Laurentiis sulla gestione della rosa e sulla poca dedizione alle coppe alimentano i rumors dall’Inghilterra secondo i quali l’attuale tecnico azzurro sarà il successore di Antonio Conte sulla panchina del Chelsea. Eventualmente non sarebbe da escludere un tragitto inverso per l’ex ct della Nazionale, anche se il favorito, in caso di addio di Sarri, è Marco Giampaolo, attualmente alla guida della Sampdoria. Il valzer degli allenatori è pronto a partite.

Francesco Carci

All’improvviso Koulibaly! Juve-Napoli: sarà duello Fino Alla Fine

Un gol al 90’ del difensore senegalese decide la sfida scudetto tra bianconeri e azzurri. Popolo partenopeo in festa (10mila persone all’aeroporto Capodichino ad accogliere la squadra). La Vecchia Signora ha adesso un punto di vantaggio a quattro giornate dal termine del campionato

koulibalyTORINO – Sembrava destinata ad uno scialbo 0-0 la sfida scudetto tra Juventus e Napoli. Un punto che avrebbe permesso ai bianconeri di mantenere quattro punti di vantaggio sui ragazzi di Sarri a 360 minuti dalla fine del campionato. E invece, proprio al 90’, un’imperiosa incornata di testa di Koulibaly gela Buffon e tutti i tifosi della Vecchia Signora. I partenopei espugnano così l’Allianz Arena e riaprono completamente i giochi per lo scudetto: tra la squadra di Allegri e quella di Sarri adesso c’è un solo punto di distacco.
GRANDE FESTA A NAPOLI – Nel capoluogo campano, ma non solo, sono partiti immediatamente grandi festeggiamenti. Caroselli per strada, bagni nelle fontane e più di 10mila persone all’aeroporto di Capodichino ad accogliere Insigne e compagni, reduci dalla trionfante trasferta torinese. Siamo abituati a scene simili quando si vince un Mondiale o quando si alza in cielo una coppa, invece non è stato fatto ancora nulla. Ma la gioia dei tifosi partenopei è stata impossibile da contenere. Anche diversi vip hanno espresso sui social network la propria soddisfazione: da Nino d’Angelo al sindaco De Magistris fino a Diego Armando Maradona che ha pubblicato la scritta “Mamma Mia”.
LOTTA FINO ALLA FINE – La Juventus ha comunque un punto di vantaggio sul Napoli, ma il calendario sembra strizzare l’occhio agli azzurri. I bianconeri infatti sono chiamati a due trasferte durissime contro Inter (sabato prossimo) e Roma, entrambe in piena corsa Champions. Più agevoli invece gli impegni casalinghi contro Bologna e Verona. Discorso simile per il Napoli che riceverà al San Paolo Torino e Crotone, mentre farà visita e Fiorentina e Sampdoria, entrambe le squadre in lotta per l’Europa League. Tutto quindi è nelle mani della Juve che con quattro vittorie festeggerebbe il settimo tricolore consecutivo, ma la differenza di entusiasmo, dopo il successo nello scontro diretto, potrebbe essere decisivo per il Napoli.

Francesco Carci

Scintille tra Valentino Rossi e Marquez: “Non guardarmi più in faccia”

In Argentina succede di tutto: lo spagnolo fa cadere il Dottore e viene punito dagli arbitri. Poi si reca al box Yamaha per scusarsi, ma viene fatto allontanare. L’ira di Vale: “È falso e recidivo, le sue scuse sono una presa in giro. In pista ho paura se c’è lui, non mi sento protetto”. La replica: “Mai andato contro un pilota”

rossi54ROMA – Far west nella MotoGp. Ancora loro: Valentino Rossi e Marc Marquez. O meglio, ancora lui: Marquez e il suo modo assurdo di guidare. È successo in Argentina, secondo appuntamento stagionale: lo spagnolo della Honda ha letteralmente buttato fuori pista il Dottore, tentando un sorpasso senza senso. Inutile il tentativo di scuse a fine gara: entrato nel box Yamaha, Marquez è stato brutalmente mandato via. E successivamente Rossi non gliele ha mandate a dire.
“LO FA APPOSTA, È PERICOLOSO” – Ecco l’ira (comprensibile) di Valentino: “Marquez è pericoloso, va fermato. Sta distruggendo il nostro sport. Mi è venuto addosso e l’ha fatto apposta, lui punta alle gambe. Fa così con tutti e in particolare ce l’ha con me, mi ha già fatto perdere il Mondiale nel 2015. Ho paura se c’è lui e non mi sento abbastanza protetto dalla direzione di gara: gli permettono di fare ciò che vuole”. Scuse ovviamente non accettate: “Lui si scusa davanti alle telecamere per fare bella figura, ma è falso e recidivo. E’ una presa in giro. Mi auguro che non mi cerchi più, non mi deve guardare in faccia”.
LA REPLICA DI MARQUEZ – Puntuale la replica dello spagnolo. “Non sono mai andato contro un pilota. Ho subito chiesto scusa, non l’ho fatto apposta, c’era una pozzanghera sulla frenata e l’ho toccato, mi dispiace”. Ma Valentino non ne vuole sapere: “Liberissimo di non accettare le mie scuse – aggiunge Marquez -, mi hanno penalizzato, giusto così”. E infatti la Race direction ha inflitto al pilota della Honda una penalizzazione di 30 secondi, che lo ha fatto scivolare al 18° posto. La gara è stata vinta a sorpresa da Cal Crutchlow, ora leader del Mondiale con la sua Honda. Zarco e Rins completano un podio del tutto inedito, solo sesto invece Andrea Dovizioso.

Francesco Carci