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Francesco Carci

Derby di Milano all’Inter, Icardi stende il diavolo. Impresa dalla Lazio

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Giornata cruciale in Serie A: i nerazzurri battono 3-2 la squadra di Montella, sempre più lontana dalla zona Champions. Negli altri scontri diretti impresa dalla Lazio in casa della Juventus, il Napoli supera la Roma all’Olimpico e resta a punteggio pieno
ROMA – Napoli, Inter e Lazio godono. Juventus, Roma e Milan piangono. L’ottava giornata di Serie A era una di quelle cruciali con tre importantissimi scontri diretti che hanno dato molte indicazioni sul futuro del campionato.

DERBY ALL’INTER, ICARDI SHOW – Partiamo dal posticipo della domenica, il sentitissimo derby di Milano. Si legge Inter-Milan, ma è stato Icardi vs Milan. Hanno vinto i nerazzurri 3-2, trascinati infatti dalla tripletta del centravanti argentino, che si è preso così una rivincita personale dopo essere stato escluso dalla formazione titolare con l’Argentina. La Milano nerazzurra gongola: in 8 giornate sono arrivate 7 vittorie ed un pareggio, nonostante un gioco che ancora non entusiasma Ma i risultati sono la cosa più importante e la cura Spalletti sembra davvero funzionare.
IMPRESA LAZIO – La giornata si era aperta con Juventus-Lazio. Una prova del 9 per i biancocelesti, reduci da un grande avvio di campionato grazie ai gol di Ciro Immobile. E proprio l’attaccante campano ha firmato la doppietta nel sorprendente 2-1 finale: i bianconeri non perdevano in casa da oltre due anni, mentre la Lazio non espugnava Torino da ben 15 anni. Un’impresa storica, come l’ha definita il tecnico Simone Inzaghi, che molti danno come futuro allenatore proprio della Vecchia Signora. Una nota di merito anche al portiere biancoceleste Strakosha che, a tempo scaduto, ha parato il rigore del possibile pareggio a Dybala. Un ko che rischia di minare parecchie certezze in casa juventuna.

IL NAPOLI PROVA LA FUGA – Il Napoli non si è lasciato sfuggire la ghiotta occasione di allungare sulla Juventus. I ragazzi di Sarri hanno espugnato l’Olimpico battendo 1-0 la Roma grazie al gol di Insigne, il primo in assoluto ai giallorossi. Abituati a fare un calcio spettacolare, questa volta gli azzurri hanno dimostrato grande carattere e cinismo, oltre ad una tenuta difensiva perfetta. La Roma ha recriminato per le numerose assenze, ma anche quest’anno sembra mancare qualcosa per lottare per lo scudetto.

LA CLASSIFICA – Dopo 8 giornate questa è la classifica (in attesa del posticipo Verona-Benevento):
1. Napoli 24
2. Inter 22
3. Juventus 19
4. Lazio 19
5. Roma 15*
6. Sampdoria 14*
7. Bologna 14
8. Torino 13
9. Chievo 12
10. Milan 12
11. Fiorentina 10
12. Atalanta 9
13. Udinese 6
14. Cagliari 6
15. Crotone 6
16. Genoa 5
17. Spal 5
18. Sassuolo 5
19. Verona 3*
20. Benevento 0*
*una partita in meno

Dal calcio alla politica: tensione Italia-Corea del Nord e il destino di Han

La partita tra la nazionale asiatica e la Malesia è stata annullata (per la terza volta) a causa delle tensioni tra i due Paesi. Ma, nonostante il rinvio, l’attaccante del Perugia, Kwang-Song Han, ha risposto alla convocazione ed ora i tifosi umbri temono di non riavere più il proprio gioiellino. Intanto Alfano espelle l’ambasciatore coreano: “Isolamento inevitabile se non si cambia strada”

hanROMA – Alta tensione tra Italia e Corea del Nord. E c’è di mezzo il calcio. La partita tra la nazionale asiatica e la Malesia è stata ufficialmente annullata a causa dei rapporti gelidi tra i due paesi dopo l’assassinio di Kim Jong-Nam, fratellastro del leader della Corea del Nord Kim Jong-Un, in un aeroporto di Kuala Lumpur. Il governo della Malesia ha quindi imposto il divieto a tutti i cittadini di viaggiare verso la Corea. Inevitabile dunque l’annullamento della partita di calcio, già rinviata per motivi analoghi due volte (28 marzo e 8 giugno). E l’Italia cosa c’entra? Nel nostro campionato di Serie B gioca Kwang-Song Han, gioiellino di 19 anni di proprietà del Cagliari ma in prestito al Perugia, dove si è messo in luce in questo avvio di stagione con 6 gol. Nonostante l’annullamento di Corea-Malesia, Han comunque risposto alla convocazione del ct Andersen volando verso il suo Paese. Il Perugia deve quindi rassegnarsi a giocare domenica prossima contro la Pro Vercelli senza il suo punto di riferimento in attacco, perché le squadre di club non possono impedire ad un proprio tesserato di prendere parte agli impegni delle Nazionali. E la Corea del Nord giocherà martedì 10 in Libano.

ALFANO CACCIA L’AMBASCIATORE – Per una partita si può evitare di fare drammi. Ma ciò che temono i tifosi umbri è che Han possa lasciare l’Italia a causa dei rapporti politici a dir poco gelidi con la Corea del Nord. Angelino Alfano ha infatti interrotto la procedura di accreditamento dell’ambasciatore della Repubblica Popolare Democratica di Corea, che dovrà così lasciare l’Italia. “La Corea del Nord – ha detto il Ministro degli Esteri – ha effettuato nelle scorse settimane un ulteriore test nucleare, di potenza superiore a tutti quelli precedenti, e ha continuato con lanci di missili balistici. L’Italia, che presiede il Comitato sanzioni del Consiglio di sicurezza, chiede alla comunità internazionale di mantenere alta la pressione sul regime. Vogliamo far capire a Pyongyang che l’isolamento è inevitabile se non cambia strada. Tuttavia, non tronchiamo le relazioni perché può essere sempre utile mantenere un canale di comunicazione”. I tifosi del Perugia sperano che in questa situazione difficile non finisca di mezzo il destino di Han.

Francesco Carci

In ginocchio contro Trump: la storica protesta della NFL

Il presidente americano aveva invitato i presidenti delle squadre di football a licenziare tutti i tesserati che non avessero rispettato l’inno prima delle partite, in segno di protesta contro la ferocia della polizia verso le persone di colore. Richiesta rispedita al mittente e pesantissimo scambio di accuse tra i personaggi di spicco dello sport e l’inquilino della Casa Bianca

nfl2ROMA – Trump vs NFL. E non solo. In questi giorni la tensione è alle stelle negli Stati Uniti: la polemica riguarda il presidente Donald Trump e i personaggi di spicco dello sport a stelle e strisce che, tutto unito, ha deciso di protestare contro la politica dell’inquilino della Casa Bianca. Ripercorriamo i fatti.

IN GINOCCHIO DURANTE L’INNO – Circa un anno fa Colin Kaepernick, allora quarterback dei San Francisco 49ers (squadra di football americano, uno degli sport più popolari negli Usa), decide di inginocchiarsi durante le note dell’inno americano che da tradizione precede l’inizio delle partite di NFL. Un gesto per protestare contro l’eccessiva ferocia della polizia nei confronti degli afro-americani. Un’iniziativa rimasta in un primo momento isolata (tant’è che Kaepernick si trova attualmente senza squadra), ma che a distanza di 12 mesi è diventata virale. Lo scorso 22 settembre infatti Trump, in una conferenza stampa in Alabama, aveva invitato i presidenti delle squadre di football a licenziare tutti coloro (chiamati “Son of bitch”, figli di putt…) che non avessero rispettato l’inno americano. Un invito non solo rispedito al mittente, ma che ha generato un fiume di polemiche.

LA PROTESTA CONTRO TRUMP – Lo scorso weekend è stato definito come quello della “Grande Protesta” contro Trump. I tre sport più popolari degli Usa (football, baseball e basket) si sono infatti uniti per dissociarsi dal capo del paese. E così, nella MLB, Bruce Maxwell, popolare giocatore degli Oakland Athletics, si è inginocchiato poco prima di una partita contro i Texas Rangers. Il campionato di pallacanestro (la celebre NBA) non è ancora iniziato, ma i campioni più famosi, su tutti Lebron James, si sono fatti sentire su twitter. Proprio il leader dei Cleveland Cavaliers ha ammesso come votare per Trump sia stato un errore e come sia il popolo, e non una singola persona, a mandare avanti la nazione. Ancora più duro è stato Gregg Popovich, 68enne allenatore dei San Antonio Spurs: “Mi meraviglio delle persone intelligenti che stanno intorno al presidente e che lo appoggiano. Siamo la vergogna del mondo, la gente deve sentirsi a disagio”. Ma la vera e propria guerra di Trump è contro la Nfl, la lega di football composta per tre quarti da giocatori neri. Si può infatti definire storico quello che è successo nell’ultima giornata con tutti gli atleti inginocchiati o rimasti nello spogliatoio in segno di protesta durante l’inno americano, ripercorrendo ciò che Colin Kaepernick aveva fatto un anno fa. Tutto questo per solidarietà verso i neri e in generale contro la politica arrogante e brutale del presidente americano.

#STANDFOROURANTHEM – Non si era mai assistito ad un polemica simile tra un capo politico e il mondo dello sport. Trump ha reagito a questi gesti lanciando su twitter l’hashtag #StandForOurAnthem (“In piedi per il nostro inno”) chiedendo rispetto per il paese e invitando il pubblico a lasciare gli spalti se dovessero accadere nuovamente episodi di protesta simili. Il portavoce della Nfl, Joe Lockhart, ha invece difeso la scelta degli atleti parlando di manifestazione pacifica. Lo sport dunque alza la voce e Trump, il cui consenso sta sempre più diminuendo, mettendosi contro le discipline più popolari negli Usa non poteva commettere un autogol peggiore.

Francesco Carci

Rugby, svolta storica: per la prima volta in Italia arbitra una donna

Domenica prossima il match valido per il campionato di Eccellenza tra il Petrarca e la Lazio, in programma a Padova, sarà diretto dalla irlandese Joy Neville, prima donna arbitro nel nostro massimo campionato.

nevillePADOVA – C’è sempre una prima volta. Ed era ora. La partita di rugby Petrarca-Lazio, in programma domenica prossima al ‘Memo Geremia’ di Padova, valida per la prima giornata di Eccellenza, sarà diretta dall’arbitro Joy Neville. Non era mai successo che una gara del massimo campionato italiano rugbistico fosse arbitrata da una donna.

LA CARRIERA – Nata a Limerick, Joy è una ex rugbista che ha smesso di giocare nel 2013, iniziando subito il nuovo tipo di carriera. Nel marzo del 2016 ha diretto la sfida Galles-Italia femminile valida per il VI Nazioni e presto è stata promossa anche a dirigere i match internazionali maschili. Nemmeno un mese fa, il 25 agosto, Neville ha diretto la finale di Coppa del Mondo femminile tra Nuova Zelanda e Inghilterra. Finalmente un tabù viene sfatato: che sia ora anche nel calcio?

Francesco Carci

Napoli e il gruppo Sarri. Intervista a Delia Paciello

Il caso Reina, il botta e risposta tra De Laurentiis e Raiola, la fiducia di tutto l’ambiente più forte della scaramanzia: può essere davvero l’anno giusto per gli azzurri. La giornalista e presentatrice ci racconta da vicino aneddoti e curiosità sul gruppo di Sarri

delia pacielloNAPOLI – Se in una terra come Napoli la fiducia supera la scaramanzia allora può essere davvero l’anno giusto per lo scudetto. Negli anni precedenti chi osava pronunciare la parola “Scudetto”, vuoi per superstizione vuoi per evitare di creare facili entusiasmi, rischiava di essere malvisto da tutto l’ambiente. Adesso invece c’è talmente tanto ottimismo intorno alla squadra di Sarri, reduce da una finale di stagione spettacolare, che si può liberamente pensare di festeggiare il tricolore a fine campionato. Di questo e altro parleremo con la collega Delia Paciello, giornalista e presentatrice tv, grande esperta del club azzurro.

Delia, è da poco finito il calciomercato. Il Napoli è la squadra che si è mossa di meno (sono arrivati soltanto Mario Rui e Ounas): giusto confermare il blocco dello scorso campionato o ci voleva qualche innesto in più considerando che tutte le rivali si sono rinforzate e che c’è da affrontare la Champions League?

Per puntare allo scudetto qualcosa in più si poteva fare. È vero che quest’anno, per la prima volta, si parte dando continuità alla stagione precedente, ed una delle pecche delle ultime stagioni era ricominciare quasi da zero per colpa delle cessioni. Quindi è importante che ci sia una base solida però un elemento di esperienza che avrebbe portato un po’ di carattere nella squadra sarebbe servito. Per questo le conferme dei vari Mertens, Insigne e Reina sono stati considerati come “i colpi di mercato” quando in realtà facevano già parte della rosa.

A proposito di Reina. Per tutta l’estate non si è parlato d’altro: c’è stato realmente un momento in cui l’addio sembrava cosa fatta o sono stati soltanto rumors di mercato?

Ti confermo che è stato vicinissimo ad andare via. Ho parlato con lui in maniera informale ed era veramente titubante. Tutto nasce da un rapporto difficile con De Laurentiis perché sono due “teste calde” ed hanno entrambi un carattere forte. Già in passato ci furono degli scontri e lui andò via nella prima esperienza proprio perché il presidente non lo vedeva di buon occhio (lo chiamava “il sindacalista”). Ti garantisco però che Reina è molto legato al Napoli e a tutto l’ambiente quindi, se in un primo momento aveva spinto per la cessione (il Paris Saint-Germain gli offriva un contratto importante), poi è tornato sui suoi passi e ha deciso di restare. E con la sua partenza probabilmente sarebbe crollato lo spogliatoio.

Tu che raccogli quotidianamente l’umore dei tifosi. Quest’anno, oltre al grande entusiasmo, c’è davvero la consapevolezza che possa essere l’annata giusta. Tant’è che si parla tranquillamente di scudetto senza essere scaramantici. Mi confermi che è così?

Esattamente. Per esempio, durante il ritiro di Dimaro, non c’è stato un tifoso che mi abbia detto ‘andiamoci piano’. La parola “scudetto” viene pronunciata tranquillamente, lo stesso presidente e la squadra, mentre l’anno scorso non ne parlavano e volavano basso, adesso sono convinti e hanno acquisito maggiore fiducia.

A cercare di destabilizzare un ambiente così sereno ci ha provato allora Mino Raiola. Prima parlando del futuro di Insigne, poi di quello di Sarri (“sarà l’ultimo anno che allenerà a Napoli”). Quali sono state le reazioni dopo queste stoccate?

È sicuramente un personaggio particolare. Essendolo pure De Laurentiis, è inevitabile che ci siano stati degli scontri. Ed anche con il procuratore di Sarri, Alessandro Pellegrini, che è uno che non ha peli sulla lingua, ci sono stati dei botta e risposta abbastanza accesi su Twitter. Raiola poi ufficialmente ancora non è il procuratore di Insigne, ma già sta parlando per lui e io so che, in questa scelta, Lorenzo è stato consigliato dalla famiglia Donnarumma (i portieri Gigio e Antonio del Milan sono anche loro seguiti dal procuratore italo-olandese). Quindi penso che ne vedremo delle belle…

Tu sei stata nel ritiro estivo di Dimaro e conosci bene tutto l’ambiente. Ci racconti qualche aneddoto extra-calcistico: per esempio chi, all’interno del gruppo, veste i panni di leader o di “capo-gruppo”?

Un ragazzo insospettabile, ma che invece è simpaticissimo è Ghoulam. Sembra un ragazzo serio, invece è prende in giro chiunque, fa le imitazioni e lega con tutti. Inoltre è molto amico di Koulibaly, che invece è più riservato e chiuso, e quindi lo aiuta a inserirsi con gli altri. Poi, a differenza degli altri anni, sono tutti molto rigidi sull’alimentazione e sugli orari. Insigne non esce quasi mai, mentre Callejon usciva spesso con i compagni, ma la moglie è molto gelosa quindi adesso decisamente meno.

Francesco Carci

Speciale Juventus: caccia al settimo scudetto consecutivo

Massimo Allegri

Massimo Allegri

I bianconeri partono inevitabilmente favoriti anche quest’anno nonostante la partenza di Bonucci. L’attacco fa paura: oltre al trio Higuain-Dybala-Mandzukic sono arrivati Douglas Costa e Bernardeschi. E rimane il sogno Champions

ROMA – Si riparte da dove eravamo rimasti. E cioè con la Juventus ancora una volta favorita per la vittoria dello Scudetto. I bianconeri, reduci da sei trionfi consecutivi, c’è da scommettersi che avranno ancora fame. Le motivazioni non mancano: oltre a migliorare il record dei sei tricolori di fila, c’è la rabbia per la finale di Champions League persa contro il Real Madrid e la voglia di dimostrare, a chi storce il naso per la partenza di Bonucci, di poter vincere anche senza uno dei leader difensivi, passato al Milan.

ATTACCO SUPER – Come detto la Juventus parte favorita, ma con una grossa perdita in difesa. Leonardo Bonucci, vuoi per un rapporto non idilliaco con Allegri vuoi per misurarsi in una nuova realtà, ha deciso di fare le valigie. Rischiosa la scelta del club di rinforzare però una diretta concorrente, considerando che il Milan necessitava proprio di un leader carismatico in difesa. A fine mercato è stato preso il tedesco Howedes, difensore duttile e di grande esperienza: acquisto più che mai necessario vista la tenuta fisica non sempre ottimale dei vari Chiellini, Barzagli e Benatia. A centrocampo ci si aspetta molto dall’ex gioiellino del Boca Juniors, Bentancur, mentre il francese Matuidi garantirà muscoli e sostanza. Il fiore all’occhiello resta il reparto offensivo: non bastassero Higuain, Dybala e Mandzukic sono arrivati Douglas Costa, che si alternerà sulla destra con Cuadrado (bel grattacapo per Allegri), e Bernardeschi, uno dei futuri talenti del calcio italiano. Il Napoli, con il suo gioco spettacolare, fa paura, il Milan ha rivoluzionato in meglio la rosa e l’Inter sembra già rigenerata dalla cura Spalletti (i 6 punti in due gare di queste squadre lo dimostrano), senza dimenticare la Roma, ma non c’è dubbio che la Vecchia Signora resti ancora la squadra da battere.

Francesco Carci

Calcio e Video Assistant Referee. Finché la barca VAR… Lasciala Andare

L’introduzione della tecnologia nel mondo del calcio, tanto invocata per anni, sta dividendo gli appassionati. Tra favorevoli e contrari, una cosa è certa: il ‘Video Assistant Referee’ sta rubando la scena ai giocatori in campo

bantiROMA – Sono bastati 180 minuti e cioè due giornate di campionato per dividere (quasi a metà) gli appassionati di calcio tra favorevoli e contrari al ‘VAR’. Il Video Assistant Referee altro non sarebbe che la moviola in campo, tanto invocata negli ultimi 20 anni.

PREZIOSA NOVITÀ – Mi schiero: sono favorevole. Il discorso era (ma è tuttora) semplice: finalmente la scelta dell’arbitro, che sia quella di concedere un rigore, stabilire se un’azione era in fuorigioco o meno o espellere un calciatore non viene più presa nell’arco di un decimo di secondo ma, ovviamente solo nei casi più delicati, con il prezioso aiuto del video. Perché allora essere contrari se può esserci un giudizio al 99% esatto ed evitare così il solito mare di polemiche? “Si perde troppo tempo”, l’obiezione dei contrari. Vero. Ma, carte in tavola, evviva 7, 8 o anche 10 minuti di recupero piuttosto che vedere un giocatore esultare per un gol irregolare o dopo un rigore in realtà inesistente.

BUFFON: “NON È CALCIO” – Per un gioco del destino non sembra esserci feeling tra il Var e la Juventus: ai bianconeri infatti sono stati concessi due rigori a sfavore nelle prime due partite, entrambi grazie all’intervento della moviola. Per questo Gianluigi Buffon ha tuonato: “Non mi piace, se ne sta facendo un uso spropositato e sbagliato. Parto dal presupposto che bisogna liberare gli arbitri dal mostro, per poter valutare la loro bravura è necessario che si prendano delle responsabilità, ma non vuol dire che ogni contatto è rigore. Dobbiamo vivere con più umanità tutte le situazioni. Così non sembra più calcio, ma pallanuoto”. Condivisibile o no, i fatti dicono che grazie al Var in Genoa-Juventus (finita 2-4 per i bianconeri) è stato concesso un rigore solare ai liguri, che inizialmente era sfuggito all’arbitro Banti. Si è perso qualche minuto per arrivare alla decisione, ma almeno è stato scelto il “giusto” e non il “probabile”. Evvi-Var.

Francesco Carci

Scintille Roma-Milan. Pallotta: “Loro mercato è folle”, poi si scusa

Durissime accuse del presidente giallorosso sulla pioggia di milioni spesi dai rossoneri in questo mercato. L’amministratore delegato non ci sta e respinge le accuse al mittente: “Sono pronto a confrontare i bilanci”. E il numero uno dei capitolini avverte la Regione Lazio: “Senza stadio vendo la società”

pallotta8ROMA – In attesa di affrontarsi sul campo nella nuova stagione, il duello tra Roma e Milan è partito a colpi di dichiarazioni e stoccate al veleno. Durissimo in tal senso l’attacco di James Pallotta, presidente giallorosso, sul mercato dei rossoneri, autentici protagonisti delle trattative con gli acquisti dei vari Bonucci, Biglia, Andre Silva, Kessie, Conti, Ricardo Rodrguez, Borini, Musacchio e Calhanoglu (e non è finita qui).

L’ATTACCO DI PALLOTTA – “Se potete, spiegatemi il Milan, perché io non lo capisco, è follia pura. Non avevano i soldi per comprare la squadra, visto che hanno preso 300 milioni in prestito da persone che conosco a Londra, a un interesse piuttosto alto, e stanno spendendo, o almeno facendo importanti anticipi, per giocatori e pagheranno le conseguenze a un certo punto. Loro dicono che è tutto per qualificarsi alla Champions League, ma non sarà abbastanza. Quando gli stipendi saranno uguali ai ricavi, non so che diavolo succederà. Sono gli unici in Serie A che stanno perdendo la testa. Forse loro hanno un grande piano che un giorno scopriremo, ma il resto delle squadre sono in qualche modo razionali”.

LA REPLICA DI FASSONE – “Sono sbalordito. Se quelle di Pallotta sono minacce, le respingo al mittente. Non so a cosa si riferisce quando parla di conseguenze. Abbiamo emesso un bond pari a 50 milioni di euro che è totalmente destinato al finanziamento della campagna di quest’estate, siamo ampiamente al di sotto del consumo del bond stesso, e poi ci sono piani pluriennali che abbiamo presentato al Cda composto da elementi che rappresentano la più totale garanzia”. L’erede di Galliani spiega meglio e rilancia: “Io non so come Pallotta possa pensare che gli stipendi del Milan un domani possano essere uguali ai ricavi. Tutto il nostro piano prevede una soglia del 50-60% sui ricavi e noi siamo partiti da una soglia molto bassa, perchè abbiamo ereditato una rosa con stipendi che erano ben al di sotto di un’asticella competitiva. E poi, il livello di indebitamento del club è di 120 milioni, straordinariamente migliore rispetto a quello della Roma che, essendo quotata in Borsa, ha la sfortuna che è pubblico”.

“SENZA STADIO CE NE ANDIAMO” – Mettendo da parte questa lite verbale Roma-Milan, Pallotta ne ha anche per le istituzioni sulla questione stadio. Non si dev’essere svegliato in maniere positiva il presidente giallorosso, che lancia chiari messaggi alla Regione Lazio: “Non vogliamo vendere, pensiamo che ci sia una grande opportunità per noi di costruire una squadra competitiva con uno stadio e un centro di intrattenimento, ma se non approveranno il progetto allora qualcun altro dovrà andare fino in fondo”. Tradotto: senza nuovo stadio, gli americani abbandoneranno la Roma. Toni invece distesi quando si parla di Totti: “Ha bisogno di tempo per pensare. Abbiamo avuto molte conversazioni: siamo abbastanza aperti ad aiutarlo e lavorare con lui per il bene di entrambi, suo e del team”.

LE SCUSE DI PALLOTTA – “Mi scuso se ho avuto informazioni imprecise. Tengo molto al calcio italiano e al suo ritorno ai vertici. A questo proposito, mi aspetto che tutti i club diano il proprio contributo verso un campionato più forte e sostenibile, come stiamo facendo noi della Roma”. Dopo la replica di Fassone, Pallotta corregge il tiro e si scusa con la società rossonera. “Auguro al Milan – aggiunge – e ai suoi nuovi proprietari le migliori fortune e attendo con piacere che la sua dirigenza e la nuova proprietà collaborino al nostro fianco in maniera incisiva per lo sviluppo della Serie A”. Le accuse, il chiarimento, la pace.

Francesco Carci

Mercato, Milan scatenato: preso Bonucci
dalla Juventus

bonucci2Clamorosa bomba di mercato: i rossoneri piazzano il colpo in difesa, ai bianconeri 40 milioni di euro. Il famoso litigio con Allegri e il presunto battibecco nello spogliatoio con alcuni compagni durante la finale di Champions League contro il Real Madrid i motivi alla base di questo sorprendente addio

MILANO – Milan protagonista assoluto del calciomercato. La nuova proprietà cinese, una volta formalizzato il tanto atteso closing che ha messo fine all’era di Berlusconi, ha già speso quasi 200 milioni di euro per una vera e propria rivoluzione con il fine di riportare il club nelle zone che contano, in Italia e in Europa. E così ai già ottimi acquisti di Musacchio, Kessiè, Ricardo Rodriguez, André Silva, Borini, Calhanoglu e Conti, oltre al rinnovo di Donnarumma, si aggiungono quelli di Biglia e soprattutto di Bonucci dalla Juventus per 40 milioni di euro. Una trattativa tanto rapida quanto sorprendente che ha lasciato perplessi i tifosi bianconeri e letteralmente mandato in estasi quelli rossoneri.

BONUCCI VIA, I PRO – Bonucci saluta dunque la Juventus dopo 7 anni per accettare la sfida del nuovo Milan, che gli garantirà 7,5 milioni (che potrebbero arrivare a 10 con i bonus) per 5 anni. Molti si stanno chiedendo se la Juventus ha fatto bene a cedere il proprio perno della difesa. Guardando il bicchiere mezzo pieno, si può dire che la società degli Agnelli ha in casa proprio non uno, ma ben due possibili eredi di Bonucci: il primo è Daniele Rugani, pronto ormai al definitivo salto di qualità e a vestire i panni del titolare. L’altro è Mattia Caldara, centrale difensivo dell’Atalanta, assoluta rivelazione del campionato scorso e ‘prenotato’ dai bianconeri dalla stagione 2018/2019 (ma non è escluso che a questo punto venga fatto un tentativo per portarlo subito a Torino). Soldi a parte, dietro alla cessione di Bonucci ci sono evidentemente anche questioni extra-economiche. Difficile pensare infatti ad un rapporto armonico con il tecnico Allegri dopo il plateale litigio tra i due durante Juventus-Palermo dello scorso 18 febbraio, che è costato a Leonardo la tribuna per punizione nel match di Champions League in casa del Porto. Questo è un dato di fatto. Poi ci sarebbero anche altri rumors secondo cui, durante l’intervallo della finale di Champions League contro il Real Madrid, ci sarebbe stato un forte battibecco tra lo stesso Bonucci e Dybala (difeso anche da Higuain), smentito comunque dalla dirigenza bianconera. La linea della società è sempre stata chiara: gli scontenti non verranno trattenuti. E il fatto che un affare così importante sia stato chiuso nel giro di poche ore conferma che il difensore della Nazionale probabilmente fosse considerato una mela marcia all’interno dello spogliatoio.

…E I CONTRO – “Non si rinforza mai una rivale”. Lo diceva Luciano Moggi (il Moggi versione direttore sportivo, un fuoriclasse) ed era un diktat in casa Juventus. Le perplessità nascono proprio dal fatto che non solo sia stato perso uno dei difensori più forti del mondo (sicuramente il migliore in Italia), ma che sia stato venduto proprio al Milan che, a suon di colpi di mercato, sta tornando grande con la nuova proprietà cinese. Anche sulla cifra, 40 milioni, più di qualcuno ha storto il naso: Bonucci ha 30 anni, che non sono pochi, ma ci sono tanti esempi di difensori centrali dal rendimento altissimo anche a 35-36 anni. Proprio la Juventus può constatarlo in casa propria con Barzagli e Chiellini, rispettivamente 36 e 32 primavere. Si poteva dunque cederlo all’estero: non è un mistero l’interessamento nei confronti di Bonucci del Manchester City, che l’anno scorso era arrivato a offrire addirittura 62 milioni alla Juventus. Offerta rispedita al mittente. Manca ancora tanto alla chiusura del mercato (sipario il 31 agosto), ma per la prima volta negli ultimi tre anni c’è la sensazione che la Juventus, seppur favorita, non abbia già mezzo scudetto in tasca alla griglia di partenza. Una notizia positiva per tutti gli appassionati ‘neutrali’ del campionato.

Francesco Carci

Un barese a Verona.
Il ritorno di Cassano, c’è l’accordo con l’Hellas

Dopo un anno senza giocare a causa di un rapporto ai ferri corti con la Sampdoria, l’attaccante barese classe 1982 è ad un passo dalla firma con l’Hellas, appena tornato in Serie A. Formerà un tridente suggestivo con Cerci e Pazzini che fa già sognare i tifosi scaligeri.

cassano2VERONA – Toh, guarda chi torna in campo. Antonio Cassano, dopo un anno senza mettere piede sul terreno di gioco, ricomincia dall’Hellas Verona: è infatti vicinissimo l’accordo annuale tra il club veneto, appena tornato in Serie A dopo un anno di purgatorio, e l’attaccante barese classe 1982, che dunque non ha la minima voglia di appendere le scarpe al chiodo.

TRIDENTE SUGGESTIVO – Intanto il Verona, che può già contare sui gol del centravanti Pazzini, ha ufficializzato l’arrivo di Alessio Cerci, svincolato dopo la negativa avventura in Spagna con l’Atletico Madrid. Un bel colpo per l’Hellas, che si prepara così ad affrontare il campionato con il tridente Cerci-Pazzini-Cassano, non male per una neopromossa. Cassano, nonostante l’anno passato fuori dal campo per i problemi extra-calcistici con la dirigenza della Sampdoria, in passato ha rifiutato le ricche offerte provenienti dalla Cina per restare vicino alla famiglia e per continuare a dimostrare, nonostante la carta d’identità, di avere ancora le carte in regola per giocare nel nostro massimo campionato. Il Verona è pronto a dargli fiducia: per Cassano probabilmente l’ultima tappa della sua carriera in cui, come da lui stesso ammesso, non ha mantenuto le grandi promesse che c’erano quando sbocciò il suo talento a Bari.

Francesco Carci