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Francesco Carci

Pagelle Serie A: Juve Indomabile, Benevento e Verona Impresentabili

Cala il sipario sul campionato. Per i bianconeri settimo scudetto consecutivo, in Champions Napoli, Roma e Inter, grazie alla ‘pazza’ vittoria sulla Lazio. Biancocelesti in Europa League con Milan e Atalanta. Retrocedono in B sanniti e scaligeri oltre al Crotone, a testa decisamente più alta. Ecco le pagelle:

buffonnATALANTA 7 – Riconfermarsi non era facile. Per il secondo anno di fila gli orobici disputeranno l’Europa League, anche se dovranno affrontare i preliminari e iniziare la nuova stagione prima di tutti. Gasperini si conferma allenatore ideale per valorizzare i giovani e rilanciare giocatori in crisi d’identità. Resta il rammarico per l’eliminazione subita dal Borussia Dortmund, ma il cammino in Coppa ha emozionato tutti.

BENEVENTO 3 – Una stagione da incubo. Praticamente mai iniziata dopo aver perso le prime 14 gare di campionato, anche le sconfitte totali (29) rappresentano un triste record negativo. Encomiabile il pubblico che ha sempre sostenuto i propri beniamini, ma con squadre modeste del genere viene voglia di ritornare ad un torneo a 18 squadre.

BOLOGNA 5,5 – L’obiettivo della salvezza è stato raggiunto, senza patemi e con largo anticipo. Ma raramente i rossoblù hanno emozionato e con la rosa a disposizione Donadoni poteva oggettivamente fare qualcosina in più.

CAGLIARI 5 – Eccessiva sofferenza per un salvezza conquistata all’ultima giornata con un organico decisamente più forte degli avversari. Ingeneroso l’esonero di Rastelli, troppi giocatori (Farias e Joao Pedro su tutti) non hanno confermato l’ottimo campionato dell’anno passato.

CHIEVO 6 – La squadra non si è disunita quando, nel girone di ritorno, ha vissuto un pesante periodo di flessione, che ha portato al cambio in panchina. Via Maran, D’Anna ha portato con sé la bacchetta magica: 9 punti in 3 partite e grosso sospiro di sollievo per aver evitato l’incubo della retrocessione. Necessario però un ricambio generazionale della rosa.

CROTONE 5,5 – Dopo due anni si torna in Serie B. A testa però altissima. Dopo l’impresa del 2017 sarebbe stato opportuno che le strade con Davide Nicola si dividessero prima. Qualcosa si era rotto e il divorzio è stato tardivo. La Calabria merita una squadra nella massima serie. A presto.

GENOA 6 – Anche in questo caso non si doveva iniziare la stagione con Juric. Ballardini, chiamato per la terza volta da Preziosi, ha raddrizzato le cose tanto da guardarsi – finalmente – la riconferma e la possibilità di guidare la squadra dall’inizio. Le stagioni del Grifone che regalava spettacolo (soprattutto a Marassi) sono però un lontano ricordo.

FIORENTNA 6,5 – Avvio complicato a causa del ‘restyling’ quasi totale dell’organico. Il malumore dei tifosi non ha aiutato. Poi il dramma della scomparsa di Astori ha dato forza e compattezza ai viola: da lì è scattato un cambio di marcia che non ha portato all’Europa, ma che ha ricompattato l’ambiente e che suona come un’ottima base per il futuro.

INTER 7 – Champions raggiunta per il rotto della cuffia. Era l’obiettivo minimo considerando che la squadra di Spalletti non disputava le coppe. Ottimo l’avvio di stagione (quasi illusorio), poi un profondo letargo che rischiava di estromettere per il settimo anno consecutivo i nerazzurri dalla maggiore competizione europea. Il 3-2 alla Lazio vale tantissimo anche per il futuro economico del club e per la permanenza dei big, Icardi su tutti.

JUVENTUS 9 – Per l’ennesima volta la festa ha sede a Torino. Campionato non dominato (merito del Napoli), ma soliti numeri impressionanti per la Vecchia Signora. Oltre allo scudetto anche la quarta Coppa Italia di fila. Resta l’amarezza per un’eliminazione immeritata dalla Champions League, da brividi il saluto finale di Buffon. Piccolo campanello d’allarme su Higuain: se dovesse vivere una fase di appannaggio come è capitato in questa stagione, manca un vero sostituto.

LAZIO 6,5 – Probabilmente ha espresso il miglior calcio in Italia. Immobile una macchina da gol, Milinkovic è cresciuto in maniera esponenziale, così come Luis Alberto, Marusic e Lucas Leiva due piacevoli sorprese. Tanti meritati elogi, ma è davvero clamoroso come sia stato tutto buttato all’aria fallendo l’ingresso in Champions e uscendo dall’Europa League nella notte infausta di Salisburgo. I verdetti lasciano l’amaro in bocca per un’annata che, nonostante la Supercoppa vinta ad agosto, poteva regalare soddisfazioni ben maggiori. Da non dimenticare però i numerosissimi torti arbitrali in Serie A, che hanno tolto ai ragazzi di Simone Inzaghi almeno una decina di punti.

MILAN 4,5 – La vera delusione. La campagna acquisti milionario della nuova proprietà cinese aveva probabilmente illuso tutti: spendere tanto non equivale a spendere bene. Quasi 70 milioni per il duo Kalinic-Andre Silva in attacco, risultato: doppio flop. Per fortuna ci si è trovati in casa Cutrone, sempre più erede di Pippo Inzaghi. L’arrivo di Gattuso al posto di Montella ha migliorato l’andazzo, ma l’impressione è che se ne debba fare ancora parecchia di strada per colmare il gap con le grandi.

NAPOLI 7,5 – Frustrante fare 91 punti e non vincere lo scudetto. Da questo punto di vista a Sarri non si può rimproverare davvero nulla. Il tecnico azzurro è al passo d’addio, consapevole che sarà quasi impossibile ripetere un’annata simile. I rimbrotti andrebbero fatti semmai alla società, che non può ritenersi ‘grande’ se mette a disposizione dell’allenatore una formazione competitiva con appena 2-3 rincalzi di qualità. Sarri è stato così ‘costretto’ a rinunciare a Coppa Italia ed Europa League, due competizioni che invece avrebbero potuto regalare prestigio e denaro al club partenopeo. A questi livelli ci vuole una rosa con almeno 20 giocatori importanti altrimenti quel “Giorno all’improvviso” non arriverà mai.

ROMA 7 – L’assistere alla vittoria degli avversari ormai è una consuetudine. Tuttavia la differenza di quest’anno è che la testa non è china, ma semmai altissima dopo un cammino entusiasmante in Champions League fino alla semifinale. In campionato l’obiettivo minimo è stato raggiunto, ma una squadra con una qualità simile non può permettersi così tanti alti e bassi. Ora sarà fondamentale non privarsi dei big (Alisson su tutti) e soprattutto spendere meglio rispetto alle ultime sessioni di mercato.

SAMPDORIA 5,5 – Un girone d’andata da vera protagonista con Quagliarella assoluto trascinatore e le vittorie contro Juve e Genoa. Poi piano piano la squadra si è sgonfiata (soprattutto in trasferta) fino all’anonimo decimo posto.

SASSUOLO 6 – Non era facile il primo anno post-Di Francesco. Probabilmente Bucchi ha sentito il peso dell’eredità pesante ed è stato sostituito da Iachini, che ha finito il campionato in crescendo allontanando i neroverdi dalla zona calda. Berardi fatica a ritrovarsi, tra i tanti giovani solo Politano sembra aver mantenuto le promesse.

SPAL 6,5 – Unica delle neopromosse a salvarsi, con il minor budget della Serie A. Grande merito al tecnico Leonardo Semplici e alla società che non ha mai pensato ad un esonero, anche nei momenti più difficili. Elogio doveroso anche per Mirko Antenucci, goleador della squadra con 11 reti.

TORINO 5,5 – Doveva essere l’anno dell’Europa e invece, come la Sampdoria, un triste nono posto. La sfortuna non ha mai abbandonato Belotti, due volte ko per infortunio al ginocchio, ma la scelta di puntare su giocatori che avevano fallito nelle grandi squadre (Ljajic e Niang) non ha pagato. Ora Mazzarri, subentrato a Mihajlovic, avrà tutto il tempo di costruirsi la rosa che desidera.

UDINESE 5 – Salvezza conquistata all’ultima giornata. L’arrivo di Oddo al posto di Delneri sembrava aver dato la giusta scossa con 5 vittorie consecutive e addirittura il sogno europeo. Poi il tunnel con 11 ko di fila e l’inevitabile terzo tecnico (Tudor) che è riuscito ad evitare il baratro. Una società che si è dedicata tanto alla costruzione dello stadio di proprietà dovrebbe garantire ai propri tifosi dei campionati con minori patemi.

VERONA 4 – Società, squadra e tecnico non all’altezza della Serie A. E poco si è fatto a gennaio per migliorare la situazione quando questa non era ancora drammatica. Si è avuta l’impressione che il club non avesse la stessa grinta dei tifosi e le prestazioni dei giocatori ne sono state lo specchio. Arrivederci Hellas.

Francesco Carci

Juventus campione d’Italia: è il settimo scudetto consecutivo

allegriDopo la Coppa Italia, i bianconeri fanno nuovamente festa all’Olimpico: decisivo lo 0-0 contro la Roma, adesso anche la matematica certifica il trionfo della Vecchia Signora. Quasi certa la conferma di Allegri, così come appare scontato l’addio al calcio di Buffon

ROMA – Per il settimo anno consecutivo la Juventus è campione d’Italia. Sofferto più dei precedenti (merito del Napoli) il matematico verdetto è arrivato dopo lo 0-0 dei bianconeri in casa della Roma. Lo stadio Olimpico si conferma luogo di festa per la Vecchia Signora, che mercoledì scorso aveva battuto 4-0 il Milan alzando al cielo la Coppa Italia, la quarta di fila.

I PUNTI DI FORZA – Se fino al girone d’andata la lotta per lo scudetto aveva coinvolto addirittura cinque squadre (Juventus, Napoli, Inter, Lazio e Roma), man mano bianconeri e partenopei hanno preso il largo dando vita ad un duello accesissimo. E pensare che lo scontro diretto di tre settimane fa, in casa della Juve, era stato vinto dalla squadra di Sarri. Un colpo di testa vincente di Koulibaly che poteva rappresentare la resa della Vecchia Signora. E invece, dopo appena 7 giorni, Buffon e compagni vanno ad espugnare San Siro (3-2 all’Inter) e il Napoli crolla a Firenze perdendo 3-0. Dopo tanti botta e risposta, è stato quello l’allungo decisivo. Impeccabile la gestione della rosa di Allegri: perfetta l’alternanza in porta tra Buffon e Szczesny, la difesa si è confermata per l’ennesima volta punto di forza (e non era scontato dopo l’addio di Bonucci), ottimo l’inserimento a centrocampo di Matuidi che, con Khedira e Pjanic, ha offerto il giusto mix di qualità e muscoli, così come prezioso in fase offensiva è stato l’apporto di Douglas Costa. Dunque tra la produzione della società, la regia dell’allenatore e la messa in pratica dei giocatori la Juventus si è confermata per la settima stagione consecutiva una corazzata impeccabile.

IL FUTURO DI BUFFON E ALLEGRI – Eppure qualcosa cambierà. Non sembrano esserci margini di ripensamento per Gigi Buffon, orientato a chiudere a 40 anni una gloriosa carriera. La tentazione di riprovare un altro anno a vincere la Champions sicuramente non manca al portierone azzurro, soprattutto per l’epilogo di Madrid di questa stagione, ma un dietrofront appare alquanto improbabile. Dovrebbe invece rimanere il tecnico Massimiliano Allegri. Lo ha detto lui stesso dopo Roma-Juve: “Se non mi cacciano resto un’altra stagione”. Parola dunque alla società che però, più che di cambiare l’allenatore, è concentrata sull’organico. Andranno infatti sicuramente via Asamoah e Lichtsteiner, potrebbe salutare anche Marchisio (bandiera bianconera ma usato con il contagocce) e, se arrivasse l’offerta giusta, addirittura Dybala. C’è chi va via, ma anche chi arriva: sicuri quelli di Caldara e Spinazzola dall’Atalanta, quasi fatto quello di Emre Can mentre tra i pali, a giocarsi il posto con Szczesny, potrebbe esserci Perin. Cambiano i protagonisti, non i verdetti…

Francesco Carci

Serie A: Juventus Campione d’Italia (quasi). Al via valzer di allenatori

A due giornate dalla fine i bianconeri hanno 6 punti di vantaggio sul Napoli, con una differenza reti nettamente a proprio favore (+16). Salvo clamorosi colpi di scena, sarà il settimo tricolore consecutivo per la Vecchia Signora. Bandiera bianca per i partenopei: ora il futuro di Sarri è un rebus

buffon8TORINO – Un giorno all’improvviso finirà l’egemonia della Juventus. Ma quel momento non è ancora arrivato. I bianconeri hanno infatti praticamente vinto lo scudetto, il settimo consecutivo, grazie alla vittoria sul Bologna e il pareggio casalingo del Napoli contro il Torino: a due giornate dalla fine, Buffon e compagni hanno 6 punti di vantaggio sugli azzurri e, anche in caso di arrivo a pari punti, i ragazzi di Allegri sono nettamente avanti nella differenza reti (+16). Virtualmente dunque i giochi sono fatti.

FATALE FIRENZE – Eppure, appena due settimane fa, dopo la vittoria all’ultimo minuto dei campani in casa dei rivali firmata Koulibaly, sembrava che il vento fosse cambiato. E invece tutto è tornato alla “normalità” dopo 7 giorni con il successo (contestatissimo) dei bianconeri contro l’Inter e la pesante sconfitta di Insigne compagni a Firenze. L’ulteriore passo falso del Napoli di domenica pomeriggio (solo 2-2 contro il Torino) ha chiuso di fatto la battaglia. Festa però in stand-by per la Juventus, concentrata sulla finale di Coppa Italia mercoledì 9 contro il Milan e matematicamente ancora non campione.

SARRI VIA? – In casa Napoli è il momento delle riflessioni. Il pubblico ha comunque omaggiato la squadra con un lungo applauso per le emozioni regalate in questa annata. Il futuro dei protagonisti è però un rebus. Già è certo l’addio del portiere Pepe Reina, leader della squadra, che ha da tempo firmato un triennale con il Milan. Scontate le permanenze di Hamsik e Insigne, resta da definire la posizione del tecnico Sarri. Le critiche del presidente De Laurentiis sulla gestione della rosa e sulla poca dedizione alle coppe alimentano i rumors dall’Inghilterra secondo i quali l’attuale tecnico azzurro sarà il successore di Antonio Conte sulla panchina del Chelsea. Eventualmente non sarebbe da escludere un tragitto inverso per l’ex ct della Nazionale, anche se il favorito, in caso di addio di Sarri, è Marco Giampaolo, attualmente alla guida della Sampdoria. Il valzer degli allenatori è pronto a partite.

Francesco Carci

All’improvviso Koulibaly! Juve-Napoli: sarà duello Fino Alla Fine

Un gol al 90’ del difensore senegalese decide la sfida scudetto tra bianconeri e azzurri. Popolo partenopeo in festa (10mila persone all’aeroporto Capodichino ad accogliere la squadra). La Vecchia Signora ha adesso un punto di vantaggio a quattro giornate dal termine del campionato

koulibalyTORINO – Sembrava destinata ad uno scialbo 0-0 la sfida scudetto tra Juventus e Napoli. Un punto che avrebbe permesso ai bianconeri di mantenere quattro punti di vantaggio sui ragazzi di Sarri a 360 minuti dalla fine del campionato. E invece, proprio al 90’, un’imperiosa incornata di testa di Koulibaly gela Buffon e tutti i tifosi della Vecchia Signora. I partenopei espugnano così l’Allianz Arena e riaprono completamente i giochi per lo scudetto: tra la squadra di Allegri e quella di Sarri adesso c’è un solo punto di distacco.
GRANDE FESTA A NAPOLI – Nel capoluogo campano, ma non solo, sono partiti immediatamente grandi festeggiamenti. Caroselli per strada, bagni nelle fontane e più di 10mila persone all’aeroporto di Capodichino ad accogliere Insigne e compagni, reduci dalla trionfante trasferta torinese. Siamo abituati a scene simili quando si vince un Mondiale o quando si alza in cielo una coppa, invece non è stato fatto ancora nulla. Ma la gioia dei tifosi partenopei è stata impossibile da contenere. Anche diversi vip hanno espresso sui social network la propria soddisfazione: da Nino d’Angelo al sindaco De Magistris fino a Diego Armando Maradona che ha pubblicato la scritta “Mamma Mia”.
LOTTA FINO ALLA FINE – La Juventus ha comunque un punto di vantaggio sul Napoli, ma il calendario sembra strizzare l’occhio agli azzurri. I bianconeri infatti sono chiamati a due trasferte durissime contro Inter (sabato prossimo) e Roma, entrambe in piena corsa Champions. Più agevoli invece gli impegni casalinghi contro Bologna e Verona. Discorso simile per il Napoli che riceverà al San Paolo Torino e Crotone, mentre farà visita e Fiorentina e Sampdoria, entrambe le squadre in lotta per l’Europa League. Tutto quindi è nelle mani della Juve che con quattro vittorie festeggerebbe il settimo tricolore consecutivo, ma la differenza di entusiasmo, dopo il successo nello scontro diretto, potrebbe essere decisivo per il Napoli.

Francesco Carci

Scintille tra Valentino Rossi e Marquez: “Non guardarmi più in faccia”

In Argentina succede di tutto: lo spagnolo fa cadere il Dottore e viene punito dagli arbitri. Poi si reca al box Yamaha per scusarsi, ma viene fatto allontanare. L’ira di Vale: “È falso e recidivo, le sue scuse sono una presa in giro. In pista ho paura se c’è lui, non mi sento protetto”. La replica: “Mai andato contro un pilota”

rossi54ROMA – Far west nella MotoGp. Ancora loro: Valentino Rossi e Marc Marquez. O meglio, ancora lui: Marquez e il suo modo assurdo di guidare. È successo in Argentina, secondo appuntamento stagionale: lo spagnolo della Honda ha letteralmente buttato fuori pista il Dottore, tentando un sorpasso senza senso. Inutile il tentativo di scuse a fine gara: entrato nel box Yamaha, Marquez è stato brutalmente mandato via. E successivamente Rossi non gliele ha mandate a dire.
“LO FA APPOSTA, È PERICOLOSO” – Ecco l’ira (comprensibile) di Valentino: “Marquez è pericoloso, va fermato. Sta distruggendo il nostro sport. Mi è venuto addosso e l’ha fatto apposta, lui punta alle gambe. Fa così con tutti e in particolare ce l’ha con me, mi ha già fatto perdere il Mondiale nel 2015. Ho paura se c’è lui e non mi sento abbastanza protetto dalla direzione di gara: gli permettono di fare ciò che vuole”. Scuse ovviamente non accettate: “Lui si scusa davanti alle telecamere per fare bella figura, ma è falso e recidivo. E’ una presa in giro. Mi auguro che non mi cerchi più, non mi deve guardare in faccia”.
LA REPLICA DI MARQUEZ – Puntuale la replica dello spagnolo. “Non sono mai andato contro un pilota. Ho subito chiesto scusa, non l’ho fatto apposta, c’era una pozzanghera sulla frenata e l’ho toccato, mi dispiace”. Ma Valentino non ne vuole sapere: “Liberissimo di non accettare le mie scuse – aggiunge Marquez -, mi hanno penalizzato, giusto così”. E infatti la Race direction ha inflitto al pilota della Honda una penalizzazione di 30 secondi, che lo ha fatto scivolare al 18° posto. La gara è stata vinta a sorpresa da Cal Crutchlow, ora leader del Mondiale con la sua Honda. Zarco e Rins completano un podio del tutto inedito, solo sesto invece Andrea Dovizioso.

Francesco Carci

Champions League, parte la grande sfida Italia-Spagna

ronaldo

Juventus e Roma pronte a sfidare Real Madrid e Barcellona nei quarti di finale. I bianconeri vogliono vendicare la sconfitta nella finale di Cardiff dello scorso giugno, per i giallorossi impresa quasi impossibile. Giovedì Lazio-Salisburgo per l’Europa League

ROMA – La Champions League entra nel vivo: dentro o fuori, non si può più sbagliare. L’Italia, che ha due squadre tra le prime otto (non succedeva da più di 10 anni), si gioca le proprie chance con Juventus e Roma, chiamate però ad una doppia sfida difficilissima contro le big di Spagna, Real Madrid e Barcellona.

VENDICARE CARDIFF – L’urna di Nyon è stata tutt’altro che generosa con le squadra italiane. La Juventus infatti affronta il Real Madrid, che ha vinto tre delle ultime quattro edizioni della Champions (le ultime due consecutive). E proprio l’ultimo trionfo delle merengues i tifosi bianconeri se lo ricordano bene: lo scorso 3 giugno a Cardiff finì con un sonoro 4-1 per la squadra allenata da Zinedine Zidane. Normale dunque che Cristiano Ronaldo e compagni partano con i favori del pronostico, ma proprio il desiderio di vendetta sarà una spinta in più per la Vecchia Signora. L’andata è in programma stasera a Torino, il ritorno mercoledì 11 nella capitale spagnola.

ROMA, SERVE L’IMPRESA – La Roma, dopo aver eliminato gli ucraini dello Shakthar, è chiamata ad una vera e propria impresa. Il Barcellona, che sta dominando il proprio campionato, sembra infatti una corazzata perfetta. Normale esaltare prima di tutti Leo Messi, ma in ogni reparto i catalani possono contare su una serie lunghissima di campioni. E, particolare da non sottovalutare, la difesa concede molto meno rispetto agli anni passati. Nel calcio nulla è impossibile, ma ai ragazzi di Di Francesco serviranno 180 minuti stellari. Prima gara mercoledì sera al Camp Nou, ritorno martedì 10 all’Olimpico.

C’E’ ANCHE LA LAZIO – La settimana europea si chiude giovedì con i quarti di Europa League. Una particolarità: ci sono otto squadre, tutte di nazionalità diverse. Tra queste anche la Lazio di Simone Inzaghi, che se la vedrà contro il Salisburgo. Un sorteggio abbastanza fortunato (potevano capitare avversari come Arsenal o Atletico Madrid), ma attenzione a sottovalutare i campioni d’Austria, imbattuti nella competizione e pieni di giovani promesse del calcio europeo. Ma se Immobile e soci confermeranno la grande vena realizzativa stagionale (già superata quota 100 gol), il passaggio del turno sarà assolutamente alla portata.

Francesco Carci

Valentino Rossi, no grazie al ritiro: accordo con la Yamaha fino al 2020

Il Dottore ha sciolto le riserve alla vigilia dell’inizio del Mondiale: c’è la firma per altre due stagioni. “Essere competitivo a 40 anni sarà dura, ma è una nuova sfida e salire in moto mi fa sentire giovane”

rossiLOSAIL – Ma quale ritiro! Valentino Rossi correrà fino al 2020. È ufficiale infatti il rinnovo del contratto tra il Dottore e la Yamaha: accordo per altre due stagioni con il pilota italiano che sarà così in gara fino a quasi 42 anni.

“NUOVA SFIDA, MI SENTO GIOVANE” – L’annuncio arriva a poche ora dall’inizio della nuova stagione di MotoGp (domenica il primo Gran Premio in Qatar) e farà sicuramente felici tutti i tifosi del Dottore. “Essere competitivo fino a 40 anni è dura, ma sono pronto per la sfida – le parole di Valentino dopo la fumata bianca -. Sono giunto alla conclusione che voglio continuare perché correre, essere un pilota della MotoGp ma soprattutto guidare la mia M1, è la cosa che mi fa sentire bene e giovane. E’ un piacere avere l’opportunità di lavorare con il mio team, i miei meccanici e gli ingegneri giapponesi e sono felice. So che sarà dura e che richiederà molto impegno da parte mia e un sacco di allenamento, ma io sono pronto. La motivazione non mi manca, per questo ho firmato per altri due anni”.

GRANDE SINTONIA CON LA YAMAHA – La combinazione del “Dottore” e della YZR-M1 ha un forte ruolo di leadership nei titoli del Campionato del Mondo MotoGP. È il pilota del Gran Premio di maggior successo della Yamaha nella storia, con 56 vittorie, 43 secondi posti e 35 terzi posti garantiti in 206 gare insieme. Inoltre, tra le 500 vittorie del Grand Prix ottenute dalla scuderia giapponese, raggiunte a Le Mans nel 2017, esattamente l’11% portano la firma di Rossi, avendo totalizzato 55 vittorie su Yamaha fino a quel momento. Con sei podi forti lo scorso anno, compresa una brillante vittoria del GP nei Paesi Bassi, il Team MotoGP Movistar Yamaha è fiducioso nella collaborazione con Valentino e non vede l’ora di essere un serio concorrente per il titolo per il 2018 e le stagioni successive. Rossi c’è.

Francesco Carci

Pyeongchang 2018, Missione Compiuta: l’Italia torna con dieci medaglie

Raggiunto l’obiettivo prefissato da Giovanni Malagò: per gli azzurri tante soddisfazioni e qualche amarezza. Immensa Arianna Fontana (3 medaglie), straordinarie anche Sofia Goggia e Michela Moioli. I Giochi saranno ricordati anche per la diplomazia politica, il disgelo tra le due Coree e qualche caso di doping

Olympics winter games PyeongChang 2018. Italy's Team Arianna Fontana Cecilia Maffei Lucia Peretti Martina Valcepina  silver medal in Ladie's 3.000 relax. Gangneung Ice Arena 20/02/2018 Photo: Pentaphoto/Marco Trovati.

Olympics winter games PyeongChang 2018.
Italy’s Team Arianna Fontana Cecilia Maffei Lucia Peretti Martina Valcepina silver medal in Ladie’s 3.000 relax.
Gangneung Ice Arena 20/02/2018
Photo: Pentaphoto/Marco Trovati.

ROMA – Dovevano essere 10 medaglie e 10 medaglie sono state. L’Italia torna dai Giochi Invernali di PyeongChang con la soddisfazione di aver raggiunto l’obiettivo fissato dal presidente del Coni, Giovanni Malagò. Certo, si poteva fare qualcosa in più ma la valutazione resta assolutamente positiva.

DONNE ALLA RIBALTA – Donne grandi protagoniste per quanto riguarda i colori azzurri. Su tutte Arianna Fontana, portabandiera dell’Italia e campionessa di short track, che non ha sentito affatto la pressione di essere la rappresentante del gruppo ed anzi ha portato a casa tutte le medaglie possibili: oro nei 500 metri, argento nella staffetta (insieme a Martina Valcepina, Lucia Peretti e Cecilia Maffei) a bronzo nei 1000. Un autentico capolavoro per la 27ene valtellinese. Da applausi anche la prova di Sofia Goggia che ha conquistato l’oro nella discesa libera di sci battendo la favoritissima americana Lindsey Vonn. Mai nessuna italiana era riuscita a salire sul gradino più alto del podio nella categoria più prestigiosa. Ha emozionato tutti anche Michela Moioli, regina dello snowboard cross. “Il giorno più bello della mia vita”, lo ha definito la 22enne bergamasca che, ai Giochi di Sochi 2014, si era gravemente infortunata.

LE ALTRE MEDAGLIE – Ma se il medagliere dell’Italia è arrivato in doppia cifra il merito è anche di Federico Pellegrino, argento nello sprint 1,5km di sci di fondo, Federica Brignone, bronzo nello slalom gigante, Nicola Tumolero, bronzo nei 10mila metri di pattinaggio velocità e poi altri due terzi posti nel biathlon con Dominik Windisch nella 10km e la staffetta mista composta da Lukas Hofer, Lisa Vittozzi, Dorothea Wierer e Dominik Windisch.

LE DELUSIONI – Lo sci femminile ci ha regalato grandi emozioni con Sofia Goggia e Federica Brignone. Quello maschile invece è stato avaro di soddisfazioni, brucia in particolare il quarto posto di Paris nella discesa libera. Nonostante il bronzo nella staffetta, Dorothea Wierer, leader nella Coppa del Mondo di biathlon, poteva fare meglio nella prova singola: troppi errori nel tiro al poligono. Una medaglia poteva essere alla portata anche di Francesca Lollobrigida (nipote della celebre Gina) nel pattinaggio velocità, lei che è campionessa europea. E invece il settimo posto lascia l’amaro in bocca. Molti big hanno tradito le attese: nessun oro per Lindsey Vonn. E se nello slalom le vittorie per l’austriaco Marcel Hirscher e l’americana Mikaela Shiffrin sembravano cosa fatta, ha fatto bene chi ha deciso di scommettere contro: alla fine hanno trionfato gli svedesi Andre Myhrer e Frida Hansdotter.

PACE, RECORD E DOPING – Sport ma anche politica. Storica la stretta di mano pre-Giochi tra la sorella del dittatore Kim Jong-un, Kim Yo-jong, e il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in. Un disgelo che era nato già con la decisione dell’unione delle due Coree nell’hockey femminile. A fine Olimpiadi è arrivata anche Melania Trump, che ha assistito alla cerimonia di chiusura. Un record lo ha fatto registrare la ceca Ester Ledecka, capace di vincere l’oro sia nel Super-G che nello snowboard. Mai alcuna atleta era riuscita a vincere due titoli nella stessa edizione dei Giochi Olimpici. E poi non è mancato il doping con quattro casi: lo short tracker giapponese Kei Saito, l’hockeista sloveno Ziga Jeglic e i russi Aleksandr Krushelnitckii (curling) e Nadezha Sergeeva (bob). Queste ultime due positività hanno compromesso la possibilità di vedere la bandiera russa nell’ultima sfilata nonostante i primi segni di accordo tra il Cio e Mosca per la lotta al doping.

Francesco Carci

MotoGp. Valentino Rossi allontana il ritiro: “Voglio vincere con la Yamaha”

Il “Dottore” compie 39 anni, ma non ha alcuna voglia di appendere il casco al chiodo. E dalla Thailandia rilancia: “Buone sensazioni dalla moto, abbiamo compiuto un passo in avanti”. Ma il favorito resta Marquez: “Non vedo l’ora di correre”

valentino-rossi-1-640x427BURIRAM – Valentino Rossi compie 39 anni (auguri!) e festeggerà il compleanno in Thailandia, dove la MotoGp sta prendendo confidenza con il circuito internazionale di Chang, novità assoluta del 2018. Per il “Dottore” la parola ritiro non esiste, anzi c’è la voglia di iniziare al meglio la nuova stagione, che scatterà il 18 marzo in Qatar: “Sono qui per migliorare e le prime sensazioni con la Yamaha sono molto positive”.

MIGLIAIA DI FAN – Bagno di folla per Valentino Rossi, e per il compagno di squadra Maverick Vinales. “E’ sempre bello venire in Asia perché la passione della gente per le moto è incredibile, ho incontrato tantissimi fan della Yamaha. Ora voglio concentrarmi sulla pista per migliorare ancora la M1”. In passato Valentino era stato molto chiaro sull’ipotesi ritiro: “Mi spaventa l’idra di smettere, sarà difficile dedicarsi ad altro”. La decisione probabilmente arriverà dopo i primi tre Gran Premi del Mondiale.

MARQUEZ FAVORITO – Per Rossi meglio quindi pensare ad iniziare con il piede giusto la stagione. A un mese dal semaforo verde del Qatar, si può già dire che l’uomo da battere in questo 2018 sarà Marc Marquez, campione uscente della MotoGP. Anche lo spagnolo è presente in Thailandia per i test con la sua Honda: “Ho provato il circuito con uno scooter, che ovviamente è diverso dalla moto, ma ho notato ottime sensazioni. Si tratta di una pista corta, veloce in alcune aree come i due rettilinei che richiedono una buona accelerazione, ma nel mezzo c’è una parte tecnica stretta che mi fa piacere. Non vedo l’ora di iniziare”. E come lui anche i milioni di appassionati dei due motori.

Francesco Carci

Calciomercato. Finito il tempo degli acquisti: tutto fumo e poco arrosto

Chiusura ufficiale della sessione invernale: hanno fanno più notizia gli affari sfumati (Pastore-Inter, Politano-Napoli, Dzeko-Chelsea) di quelli andati in porto. Le grandi sono rimaste intatte, bene Genoa e Crotone, mentre il Benevento spera nel miracolo salvezza…

pastoreROMA – È anche questo calciomercato… ce lo siamo levati (e finiamo qui la frase per educazione). Un mese di trattative, di tira e molla, di idee e suggestioni. Risultato? Tutto fumo e niente, o poco, arrosto. Le fumate grigio-nere sono infatti prevalse su quelle bianche. Le big hanno deciso di restare così come sono e, tocca ammetterlo, il campionato italiano non fa più gola ai top player che preferiscono, se nei migliori anni della loro carriera, giocare in Spagna o Inghilterra o, se prossimi alla pensione, accettare le ricche offerte da Cina, Usa o Emirati Arabi.

DA PASTORE A POLITANO, GLI AFFARI SFUMATI – L’Inter prende Pastore, Spalletti ha il trequartista che cercava e i nerazzurri finalmente riconquistano un posto in Champions. Sarebbe probabilmente andata così se la proprietà nerazzurra avesse deciso di affondare il colpo per riportare in Italia l’ex fantasista del Palermo, ora in forza al Psg dove però trova poco spazio (anche se resta un beniamino dei tifosi). Suning – il colosso cinese che ha in mano la maggioranza dell’Inter – non ha però voluto fare il passo più lungo della gamba e rispettare invece i rigidi paletti del fair-play finanziario. Bloccata quindi la cessione di Brozovic, che aveva già la valigia in mano destinazione Siviglia e obiettivo quarto posto che non può essere così scontato. Spalletti, ti siamo vicini. Non dev’essere contento nemmeno Maurizio Sarri, allenatore del Napoli, costretto a giocarsi lo scudetto contro la Juventus con i “titolarissimi” e una manciata di discrete riserve rispetto alla lunga corazzata bianconera. Il tecnico degli azzurri avrebbe gradito un esterno offensivo, anche perché Giaccherini è stato ceduto al Chievo. Scelto Politano del Sassuolo come rinforzo ideale, non c’è stato accordo tra i dirigenti dei due club. O meglio, dopo un infinito tira e molla, la fumata bianca era arrivata ma i documenti non sono stati depositati in tempo. E ci sono stati 28 giorni di tempo. Chapeau. Sospiro di sollievo invece per i tifosi della Roma che hanno rischiato di vedere partire per Londra direzione Chelsea Edin Dzeko. Privarsi a stagione in corso del proprio centravanti, nonostante un campionato fin qui abbastanza opaco (ma i sostituti in casa, Schick e Defrel, hanno fatto peggio) sarebbe stato un vero e proprio harakiri.

I POCHI COLPI – Per fortuna alcuni dirigenti hanno avuto la lungimiranza di non ridursi all’ultimo. Bene quindi il Genoa che ha rinforzato il centrocampo con Bessa e Hiljemark, senza dimenticare Giuseppe Rossi, a caccia del rilancio dopo un lungo stop. Buon mercato anche per i cugini della Sampdoria che hanno resistito alle lusinghe per i pezzi pregiati Torreira, Zapata e Praet. Per restare in Serie A il Cagliari ha fatto rientrare con 6 mesi di anticipo da Perugia l’attaccante nordcoreano Han: c’è bisogno dei suoi gol per l’attacco dei sardi, fin qui troppo sterile. Si è mosso bene anche il Crotone che ha regalato a Zenga acquisti di qualità (Ricci e Benali su tutti). E poi c’è il Benevento che, nonostante la miseria di 7 punti in classifica, non vuole alzare bandiera bianca e così il presidente Vigorito ha messo mano al portafoglio (sono arrivati Puggioni, Billong, Guilherme, Djuricic, Tosca, Diabatè e Sandro) per realizzare il sogno salvezza. Nessuno lo svegli finché la matematica gli darà speranza. Ciao mercato, ci si vede a luglio. Non ci mancherai.

Francesco Carci