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Francesco Carci

Lazio-Torino. Var-Gogna all’Olimpico: Il diario di Piero Giacomelli

Errori senza precedenti dell’arbitro Giacomelli in Lazio-Torino: negato ai biancocelesti un rigore solare ed espulso Immobile per una “testata”, che altro non era che una spallata a Burdisso. Tutto questo nonostante l’ausilio della Var. È una vendetta dopo il caso Anna Frank?

ROME, ITALY - DECEMBER 11:  The referee Pero Giacomelli shows the red card to Ciro Immobile during the Serie A match between SS Lazio and Torino FC at Stadio Olimpico on December 11, 2017 in Rome, Italy.  (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Photo by Paolo Bruno/Getty Images

ROMA – Scandalo senza precedenti in Lazio-Torino. Di errori arbitrali se ne sono visti tanti nel corso degli anni, ma ciò che è successo nel posticipo della 16esima giornata di Serie A rasenta l’assurdo e si fa fatica a paragonarlo a qualche evento del passato perché, a differenza degli anni scorsi, adesso c’è (teoricamente) il prezioso ausilio della moviola in campo, l’ormai famosa Var.

GLI EPISODI – Cosa è successo? Nel finale del primo tempo di Lazio-Torino, sul punteggio di 0-0, non viene fischiato un rigore nettissimo per i biancocelesti per un evidente fallo di mano in area del granata Iago Falque sul cross di Immobile. L’azione prosegue, lo stesso Immobile colpisce il palo e, una volta la palla terminata fuori, protesta insieme a tutti i compagni con l’arbitro Giacomelli. Il difensore argentino del Torino, Burdisso (tra l’altro ex romanista), gli dice qualcosa, Immobile cade nella provocazione e lo sfiora con una spallata dopo un faccia a faccia. Un tocco leggero, anche se Burdisso crolla come se fosse un pugile steso su un ring. Scoppia il finimondo, ma tutto risolvibile grazie al Var, che teoricamente nasce per risolvere proprio situazioni simili.

L’ASSURDA DECISIONE – Chiunque, anche il più sfegatato dei tifosi del Torino o della Roma, riguardando le immagini avrebbe concesso il rigore alla Lazio per il fallo mano di Iago Falque o, al limite, punito sia Immobile che Burdisso con un’ammonizione ciascuno. E invece Giacomelli, aiutato dall’uomo Var Di Bello, sorvola inspiegabilmente sul penalty e sventola il cartellino rosso a Ciro Immobile. Follia.

MALAFEDE O VENDETTA? – La Lazio perde inevitabilmente la testa e l’ottimo Torino, approfittando della superiorità numerica, nel secondo tempo dilaga 3-1. Ma nel dopo gara non si parlerà altro che degli errori arbitrali. Come si sa, la Var è una novità fresca, introdotta quest’anno e che, salvo qualche episodio dubbio, ha sensibilmente migliorato il calcio italiano, facendo diminuire le polemiche e contribuendo a prendere la decisione giusta (nonostante l’attesa di qualche minuto). Perciò errori del genere non sono ammissibili e giustificabili. Dunque, se 1+1 fa 2, è palese che la Lazio nell’ultimo periodo sia stata presa di mira. E qui il discorso diventa extra-calcistico: fa più comodo che nelle prime quattro posizioni arrivino Juventus, Napoli, Inter e Roma? Lotito si è fatto dei nemici in Federazione? O è tutta una ripicca nei confronti dei biancocelesti dopo l’episodio degli adesivi di Anna Frank?

L’IRA DELLA LAZIO – Pesantissime le parole dopo la gara del tecnico Simone Inzaghi: “Ci sentiamo defraudati per la quarta giornata di fila, questa Lazio in zona Champions non so se dà fastidio ma dopo quattro turni così lo si può anche pensare. Spero che non sia così”. Duro anche il ds Tare: “Siamo stati chiaramente danneggiati. Vogliamo essere padroni del nostro destino senza che qualcuno incida sui risultati. Quello che è successo è uno scandalo”. Il giorno dopo, ecco il comunicato del club sul proprio sito attraverso le parole del portavoce Arturo Diaconale: “Un errore con la Roma, un errore con la Fiorentina, un errore con la Sampdoria, un doppio errore con il Torino. Quando gli errori diventano una catena continua scatta il diritto al sospetto. Che non è piagnisteo, complottismo o alibi per le proprie carenze ma la legittima richiesta di un campionato regolare, trasparente, corretto e non lo strumento per colpire chi non fa parte del coro. Ho troppa esperienza per non dare ragione al Cardinal Bellarmino quando diceva che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.

Francesco Carci

Serie A. Dove sono i gol? La giornata degli 0-0.
Ha vinto la noia

higuainSulla carta erano in programma partite che promettevano spettacolo, Juventus-Inter su tutte, e invece ha vinto la noia. Bloccate sul pareggio anche Napoli e Roma, stasera può approfittarne la Lazio. Torna a vincere il Milan di Gattuso, esordio con sconfitta per Zenga sulla panchina del Crotone

ROMA – Da Higuain a Icardi, da Mertens a El Shaarawy senza dimenticare Mandzukic, Perisic, Callejon e Dzeko. Una serie di goleador eppure: Juventus-Inter 0-0, Chievo-Roma 0-0, Napoli-Fiorentina 0-0. La 16esima giornata di Serie A, che alla vigilia prometteva grande spettacolo, è stata una vera e propria delusione con tutte le partite di cartello terminate a porte inviolate.

Nel derby d’Italia Juventus-Inter ha vinto la paura di perdere. Un punto che sta bene soprattutto ai nerazzurri, che così hanno tenuto la Vecchia Signora a distanza di due punti ed evitato di subire il sorpasso. I bianconeri, privi di Buffon per infortunio, hanno osato meno del solito: ne è prova l’ingresso di Dybala (non al top della condizione), entrato in campo soltanto nell’ultimo quarto d’ora. Un pareggio che poteva essere una ghiotta occasione per Roma e Napoli di rubare due punti ad entrambe le concorrenti. I giallorossi invece hanno fatto il massimo, ma nella trasferta in casa del Chievo si sono trovati di fronte uno Stefano Sorrentino, portiere dei veneti, in stato di grazie che ha parato l’impossibile. Solo un punto anche per il Napoli al San Paolo contro la Fiorentina. Per gli azzurri, che stanno accusando la stanchezza dopo un avvio di stagione super, si è sentita l’assenza di Lorenzo Insigne. Sarà assolutamente necessario rinforzare la rosa nel mercato di gennaio per dare a Sarri una rosa più lunga e competitiva.

Di questi quattro pareggi può approfittarne la Lazio che stasera ospita all’Olimpico il Torino. Sarà una grande sfida tra i bomber Immobile e Belotti e tra gli allenatori amici Simone Inzaghi e Sinisa Mihajlovic. Prima vittoria per Rino Gattuso sulla panchina del Milan: i rossoneri sono tornati a vincere a San Siro dopo oltre due mesi battendo 2-1 il Bologna di Donadoni. Protagonista assoluto Giacomo Bonaventura, autore di una doppietta. In zona salvezza esordio negativo per Walter Zenga sulla panchina del Crotone: i calabresi hanno ceduto 2-1 al Sassuolo. L’Udinese ha superato 2-0 il Benevento, pareggi 2-2 tra Cagliari-Sampdoria e Spal-Verona. Genoa-Atalanta, inizialmente in programma oggi alle 19, è stata rinviata a martedì (stesso orario) per l’allerta meteo nel capoluogo ligure.

Francesco Carci

Carlotta Rossignoli, 18enne “Alfiere del Lavoro”

carlotta rossignoliHa 18 anni, è di Verona e si è già diplomata concludendo, con un anno di anticipo, il liceo classico con la media del 10. Si è quindi meritata il titolo di “Alfiere del Lavoro”, consegnatole dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ora studia Medicina e Chirurgia in lingue inglese al San Raffaele di Milano e sembra avere le idee chiare sul proprio futuro.

ROMA – Studentessa, modella e futuro medico. Lei è Carlotta Rossignoli, in questi giorni se ne sta parlando tanto dopo il prestigioso titolo “Alfiere del Lavoro” (destinato ai 25 migliori studenti che abbiano terminato la scuola secondaria superiore con il massimo dei voti), consegnatole dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lo scorso 30 novembre. Carlotta, nata a Verona 18 anni fa, si è guadagnata l’importante riconoscimento al termine di una brillante carriera scolastica: ha infatti terminato il liceo classico “Alle Stimate” di Verona con un anno di anticipo (“abbreviazione per merito”) con la media del 10. Tradotto: seguiva le lezioni del quarto anno e parallelamente studiava il programma del quinto. Un genio.

carlotta rossignoli 2“SOGNO DI DIVENTARE MEDICO” – L’abbiamo incontrata a Roma e ci ha raccontato i suoi progetti. Dopo il diploma, Carlotta si è iscritta alla facoltà di Medicina e Chirurgia in inglese al San Raffaele di Milano. Le idee per il futuro sono chiare: “Il pensiero di andare a fare una specializzazione o un Master in Inghilterra c’è, ma il mio obiettivo è quello di tornare in Italia per servire il mio Paese, al quale sono molto legata. Non voglio andarmene per rimanere fuori, anzi”. Ecco l’intervista completa.
Carlotta, descrivici l’incontro con il Presidente Mattarella. Immaginiamo l’emozione alle stelle…
“Sì, un’emozione indescrivibile che è nata già un mese prima quando avevo ricevuto la lettera d’invito. Da un lato ero agitata perché stringere la mano alla massima carica dello Stato non è una cosa che avviene tutti i giorni, però c’era anche tanta soddisfazione perché il sacrifico e l’impegno di tanti anni sono stati ricompensati anche oltre le mie aspettative”.
Cosa ti ha detto il Presidente?
“Dopo la cerimonia l’ho ringraziato perché per me è stato un onore essere stata premiata da lui. Mi ha fatto i complimenti e mi ha detto che il futuro dell’Italia è in mano a noi giovani”
Quando hai deciso di iscriverti alla facoltà di Medicina e Chirurgia? Era un tuo sogno fin da piccolina o è stata una decisione presa dopo la maturità?
“Avevo le idee chiare già prima di iniziare il liceo. Secondo me il medico svolge una vera e propria missione, si mette al servizio degli altri, è un ruolo molto importante”.
Immagino tante persone, dalla famiglia ai professori, ti abbiano aiutato in questa tua crescita. Chi si merita il “grazie” più importante?
“Mia mamma è stata fondamentale per me. E anche mio papà. La famiglia è stata importantissima per il sostegno che mi ha dato, moralmente e fisicamente. Sicuramente anche i professori e la scuola in generale, ma prima di tutto la mia famiglia”.

NON SOLO STUDENTESSA – Probabilmente Carlotta può dare l’immagine della secchiona e di una vita divisa esclusivamente tra casa e scuola. Tutt’altro. La 18enne veneta, una volta chiusi i libri, coltiva diverse passioni, tra cui anche lo sport ed il calcio.
Che fai nel tempo libero (se lo hai…)?
“Oltre allo studio, collaboro con la televisione locale “Telenuovo” per le dirette sportive. In generale mi piace molto lo sport: vado a correre, in palestra, ho praticato atletica e pallavolo. Poi mi piace molto suonare il pianoforte e dipingere a matita. Lo studio è fondamentale e l’università viene prima di tutto, però non mi precludo la possibilità di coltivare le mie passioni”.
Bravissima, ma anche bellissima. Hai mai percepito, a scuola o nell’ambiente televisivo, un po’ di invidia?
“A scuola sì. Non con i compagni di Quinta, ma con i ragazzi di Quarta il rapporto non era dei migliori, ci sono state un po’ di invidie e di cattiverie. Però sono sempre andata avanti per la mia strada, come dice Dante ‘Non ti curar di loro, ma guarda e passa…’”.
Sei anche appassionata di calcio e tifosa…
“Juventina!”.
Che ne pensi dell’allenatore Allegri? Molti tifosi bianconeri lo criticano per il gioco non entusiasmante nonostante gli ottimi risultati
“Io rispetto tutte le sue scelte. Se ha portato la Juve a grandi livelli negli ultimi anni il merito è tutto suo”.

Esattamente come è di Carlotta il merito di aver ricevuto il titolo “Alfiere del Lavoro”. Le auguriamo che possa essere solo il primo di un lungo elenco di riconoscimenti. E di restare a lungo in Italia.

Francesco Carci

Svolta Milan. Panchina a Gattuso, Montella: “È stato un onore”

Il tecnico rossonero paga un avvio di stagione negativo dopo il mercato faraonico di questa estate: in campionato settimo posto con la zona Champions lontanissimo e un gioco che non ha mai entusiasmato (in Serie A a San Siro la squadra non segna da oltre due mesi). Promosso così ‘Ringhio’, ex tecnico della Primavera

montella2MILANO – Vincenzo Montella non è più l’allenatore del Milan. La società rossonera ha deciso di cambiare tecnico dopo l’ennesima prestazione deludente della squadra, che domenica ha pareggiato 0-0 in casa contro il Torino. Montella paga un avvio di stagione al di sotto delle aspettative dopo le decine di milioni spesi sul mercato quest’estate: in campionato Bonucci e compagni sono al settimo posto, lontanissimi dalla zona Champions.
PANCHINA A GATTUSO – Al posto di Montella viene promosso dalla Primavera Gennaro Gattuso, una vita trascorsa in rossonero prima di intraprendere la carriera di allenatore. Oltre ai risultati, l’ormai ex tecnico del Milan paga un gioco che faticava a decollare: basti pensare che in campionato la squadra non segna da oltre due mesi (lo scorso 20 settembre, Milan-Spal 2-0) e ha perso tutti i confronti diretti con le big della Serie A. In Europa League le cose vanno meglio, con la qualificazione ai sedicesimi conquistata giovedì scorso, ma non è bastato a Montella a salvare il posto. La sensazione è che non tutte le colpe siano sue, anzi molti giocatori acquistati nel mercato estivo sono stati sopravvalutati. A Gattuso, che conosce Milanello come casa sua, il compito di dare una scossa all’ambiente e probabilmente traghettare il club fino a fine stagione, quando la proprietà cinese punterà su un top allenatore. In cima alla lista, non è un mistero, c’è Antonio Conte, ai ferri corti con il Chelsea e con tanta nostalgia dell’Italia. Ma attenzione anche al romantico ritorno di Carletto Ancelotti.

MONTELLA: “AUGURI RINO” – “Allenare il Milan è stato un onore, lavorare con questo gruppo ancor di più. Ringrazio i tifosi per il loro sostegno, Fassone e Mirabelli per l’opportunità e il mio staff che mi ha supportato in ogni momento. Auguro a Rino di riportare il Milan dove merita”. Sono queste le parole con cui Vincenzo Montella, via Twitter, si congeda dalla squadra rossonera dopo l’esonero in mattinata e al contempo fa l’in bocca al lupo al suo successore, Gennaro Gattuso. Tweet al veleno invece di Carlos Bacca, attaccante ora in prestito al Villareal e che l’anno scorso ha avuto un rapporto al veleno con l’allenatore campano: “Dio fa tardi, però non dimentica mai”, il messaggio al veleno del giocatore colombiano.

Francesco Carci

Figc, Tavecchio si dimette. Meglio tardi che mai…

La decisione è arrivata nel corso della riunione del Consiglio Federale. Dopo aver esonerato Ventura, il numero uno del calcio italiano era comunque intenzionato a rimanere in sella con un nuovo programma. Ma la resa è stata inevitabile dopo le critiche di Malagò e Lotti e la sfiducia dei suoi alleati

tavecchio2ROMA – Carlo Tavecchio non è più il presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Il numero uno del calcio italiano si è dimesso dal suo incarico dopo pochi minuti dall’inizio della cruciale riunione del Consiglio federale che si è svolta in Via Allegri a Roma. Tavecchio ha aperto il Consiglio federale, leggendo le sue dimissioni. Poi si è alzato ed è uscito.

FATALE IL FLOP MONDIALE – Dopo lo spareggio perso contro la Svezia per accedere al Mondiale in Russia, nessuno dei vertici del calcio aveva rassegnato le dimissioni. In un primo momento Tavecchio, dopo aver esonerato il ct Ventura, sembrava disposto a proseguire nel suo mandato, con un nuovo programma e nuove riforme per migliorare la situazione del calcio italiano. La debacle però è stata troppo grande per resistere: l’Italia dopo 60 anni non parteciperà alla Coppa del Mondo. Erano così arrivate le pubbliche critiche del presidente del Coni, Giovanni Malagò, e del Ministro dello Sport, Luca Lotti, che avevano invitato Tavecchio a dimettersi. La resa di quest’ultimo è arrivata inevitabile dopo la sfiducia dei suoi più stretti collaboratori. La fiducia non c’era più, per Tavecchio è finita.

“SCIACALLAGGIO POLITICO” – Dopo le dimissioni, Tavecchio ha usato parole durissime: “Le dichiarazioni che si sono susseguite nelle ultime due ore – ha detto l’ex presidente della Figc ai consiglieri federali – hanno impedito alle due Leghe maggiori di partecipare un dibattito che investe anche loro. Ho preso atto del cambiamento di atteggiamento da parte di alcuni partecipanti alla riunione di mercoledì – ha aggiunto, riferendosi al vertice con le componenti a 48 ore dalla disfatta della nazionale – Nonostante il documento che mi hanno richiesto e condiviso, non sono disposti nemmeno a discuterlo”. A conclusione di queste considerazioni, Tavecchio ha chiesto “le dimissioni di tutto il consiglio, me per primo”. Il presidente del Coni, Malagò, ha convocato una seduta straordinaria della Giunta nazionale per mercoledì prossimo alle 16.30. All’ordine del giorno, comunicazioni del presidente del Comitato olimpico nazionale. La decisione del numero uno dello sport italiano arriva pochi minuti dopo le dimissioni di Tavecchio. Il calcio italiano riparte da zero con un nuovo presidente federale, un nuovo ct (Ancelotti?) e nuove regole per dimenticare l’apocalisse, fatale a Tavecchio.

Francesco Carci

L’Italia perde i Mondiali, Ventura la faccia

Dramma azzurro: ai playoff vince la Svezia. Per la terza volta nella storia non parteciperemo alla competizione iridata, non accadeva dal 1958 (per uno scherzo del destino, si giocò proprio in Svezia). Buffon in lacrime dà l’addio alla Nazionale, con lui anche De Rossi e Barzagli. Tanti colpevoli, su tutti il ct Ventura: perché non si è dimesso?

ventura (1)MILANO – Disfatta, debacle, apocalisse. Gli aggettivi si sprecano per definire la mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale 2018. In Russia ci va infatti la Svezia dopo lo 0-0 di lunedì sera a San Siro e grazie alla vittoria 1-0 di venerdì scorso a Stoccolma. Dunque niente sogno di alzare la coppa del mondo per gli azzurri, che per la terza volta nella storia non parteciperanno alla competizione iridata: non accadeva dal 1958, si giocava (per uno scherzo del destino) proprio in Svezia.

I RESPONSABILI – Una sconfitta troppa grave, inaccettabile. E inevitabilmente è subito partita la caccia al colpevole. Nel calcio, si sa, paga sempre l’allenatore. E forse è proprio Gian Piero Ventura il maggiore responsabile. Dargli addosso in questo momento è un po’ come sparare sulla croce rossa e dispiace perché si tratta di una brava persona. Sicuramente la scelta di affidarsi a lui per il dopo-Conte è stata una decisione scelerata perché parliamo di un tecnico privo di esperienza internazionale e che non ha mai allenato una grande squadra. La fortuna non ci ha aiutato nei sorteggi, essendo capitati nel girone di qualificazione con la corazzata Spagna. Sulla carta secondo posto doveva essere (e quindi spareggio) e secondo posto è stato, anche se più volte Ventura ha tenuto un atteggiamento troppo arrendevole nei confronti degli iberici, dimenticando che appena un anno e mezzo fa li abbiamo battuti nettamente all’Europeo 2016, e non c’è stata una partita che sia stata convincente contro le modeste Albania, Macedonia e Israele. Male quindi nel girone, malissimo nello spareggio. Anche qui poco fortunati con le palline dell’urna, perché la Svezia è un avversario tignoso. Ma siamo l’Italia, eravamo più forti e dovevamo vincere. E’ giusto ricordare che la dea bendata non ci ha baciati e che le decisioni arbitrali (soprattutto nella gara d’andata) hanno lasciato parecchio a desiderare, ma sono i perdenti a cercare alibi. Al povero Ventura bisognerebbe chiedere perché ha cambiato così tanti moduli, perché scegliere lo spregiudicato 4-2-4 in Spagna e prendere tre sberle, perché nella doppia sfida contro la Svezia sono stati utilizzati con il contagocce Insigne ed El Shaarawy, i due giocatori attualmente più in forma. Ma la vera domanda è: caro Ventura, perché non ti sei dimesso nel post-partita? Era il minimo che avrebbe dovuto fare dopo una batosta simile e soprattutto, dopo la disfatta tecnica, avrebbe almeno salvato la faccia. Ha chiesto scusa agli italiani (almeno quello), ma ovviamente non basterà: il suo destino è comunque segnato.

LE LACRIME DI BUFFON – Sarà inevitabilmente rivoluzione. A partire dall’allenatore (in cima alla lista c’è Ancelotti). Ma anche la squadra cambierà: alcuni grandi “vecchi” hanno già dato l’addio. Gigi Buffon, in lacrime ai microfoni Rai dopo la partita, si è dimostrato un grande uomo e ha confermato che quella di lunedì sera è stata la sua ultima partita in azzurro. Discorso uguale per Daniele De Rossi e Andrea Barzagli. Da valutare invece il futuro di Giorgio Chiellini, che invece potrebbe continuare fino all’Europeo 2020. Siamo ben lontani qualitativamente dall’Italia di Usa ’94 o di Germania 2006, ma il talento non manca così come le giovani promesse. E chissà che non possa tornare utile anche Mario Balotelli… Se allarghiamo invece il discorso, urgono alcune riforme federali. A partire appunto dai giovani: nelle formazioni Primavera bisogna limitare l’utilizzo di stranieri altrimenti la crescita di nuovi campioni azzurri resterà utopia. E poi diminuire il numero di partecipanti nei campionati: la Serie A con 20 squadre non è più sostenibile, troppi club si accontentano di raggiungere il proprio obiettivo e snobbano così la valorizzazione dei nostri talenti. Riforme che potrebbero essere portate avanti non più dal presidente della Figc, Carlo Tavecchio, anche lui a serio rischio dopo le dichiarazioni di Malagò, numero uno del Coni, che lo ha invitato a dimettersi.

Francesco Carci

Febbre Italia: Venerdì e lunedì spareggio mondiale contro la Svezia

Gli azzurri di Ventura attesi dal playoff per qualificarsi a Russia 2018: gara d’andata a Stoccolma, ritorno tre giorni dopo a Milano. Il ct si affida alla vecchia guardia in difesa e punta sui gol di Immobile, ma rischia di perdere Zaza

venturaSTOCCOLMA – Dentro o fuori, l’Italia non può più sbagliare. Gli azzurri di Ventura sono attesi dallo spareggio contro la Svezia per accedere al Mondiale 2018, in programma il prossimo giugno in Russia. Si gioca in una sfida di andata e ritorno, venerdì in casa dei nostri avversari a Stoccolma, lunedì a Milano in un San Siro tutto esaurito. Entrambe le sfide alle 20:45.

IN CAMPO I FEDELISSIMI – In una sfida così sentita non è certo tempo di fare esperimenti per il tecnico Ventura, che ha tuttavia cambiato diversi moduli durante il girone di qualificazione. Bocciato lo spregiudicato 4-2-4, l’ex allenatore del Torino dovrebbe puntare sul più affidabile 3-5-2 con Buffon tra i pali e il trio Barzagli-Bonucci-Chiellini in difesa. A centrocampo sicuro sulla corsia destra Candreva, con il dubbio Darmian-Florenzi su quella opposta. L’estro di Verratti, l’esperienza di De Rossi e la fisicità di Parolo formeranno la mediana. In attacco sicuro del posto Immobile, miglior bomber dei campionati europei, con al suo fianco Belotti, anche se non ancora al 100% della forma dopo i problemi al ginocchio di inizio stagione. Poteva essere la grande chance per Simone Zaza, tornato in azzurro grazie all’ottimo avvio di campionato con il Valencia, ma l’ex attaccante di Sassuolo e Juventus rischia di dare forfait per un’infiammazione al ginocchio sinistro. Scalpita allora Eder nel ruolo di seconda punta, ma al momento resta favorito il “Gallo” Belotti. Sarà una sfida che durerà 180 minuti, gli azzurri partono con i favori del pronostico, anche perché nella Svezia non c’è più Zlatan Ibrahimovic, ma l’errore peggiore sarebbe proprio quello di entrare in campo con superficialità e arroganza.

Francesco Carci

I videogiochi diventano uno sport: presto li vedremo alle Olimpiadi?

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Clamorosa svolta del CIO: i celebri videogames saranno riconosciuti a tutti gli effetti come delle attività sportive. Al pari di altri sport come calcio, tennis, atletica ecc., dovranno rispettare le leggi anti-doping e non incentivare il gioco d’azzardo

ROMA – Strano, ma vero: i videogiochi sono considerati come dei veri e propri sport e presto potranno sbarcare alle Olimpiadi. La svolta arriva dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO), che ha riconosciuto i videogames come delle attività a sportive a tutti gli effetti. Per essere tali, dovranno però rigorosamente rispettare le leggi anti-doping e garantire la repressione del fenomeno scommesse.

FENOMENO IN CRESCITA – Questo il comunicato del CIO: “Gli e-sports competitivi possono essere considerati un’attività sportiva, e i giocatori coinvolti si preparano e allenano con un’intensità che può essere paragonata a quella degli atleti delle discipline tradizionali”. Nella nota si legge che si tratta di un fenomeno “in forte crescita, in particolare fra i giovani dei vari Paesi, e ciò può essere la piattaforma per un coinvolgimento nel movimento olimpico”. Nonostante una certa titubanza sull’argomento del presidente del Cio, Thomas Bach, sembra proprio che la strada per considerare i videogiochi disciplina olimpica sia in discesa. Non stupiamoci dunque se ai prossimi Giochi Olimpici, oltre a vedere un rigore di Messi, un ace di Nadal e o una schiacciata di Lebron James, assisteremo ad una competizione con sedia, televisore e joystick con tanto di medaglia d’oro e inno nazionale annessi.

Francesco Carci

Israele invita il Papa a dare il via al Giro d’Italia a Gerusalemme

La storica corsa, al via dal 4 al 27 maggio, partirà da Gerusalemme per omaggiare i 70 anni dello Stato Israeliano. Il premier Benyamin Netanyahu invita il Pontefice ad essere presente nel giorno dell’inaugurazione

gerusalemme giro d'ItaliaROMA – “Papa Francesco, vieni all’inaugurazione del Giro d’Italia a Gerusalemme”. Avrà sicuramente usato parole più formali, ma è questo il messaggio che il Primo Ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, ha rivolto a Papa Francesco, invitando ufficialmente il Pontefice all’inaugurazione della storica corsa, che nell’edizione del 2018 (la numero 101), scatterà da Gerusalemme per rendere omaggio ai 70 anni di Israele. L’invito al Papa è stato consegnato da Sylvan Adams, presidente onorario del comitato Grande Partenza Israele che si sta occupando dell’organizzazione della storica tappa nel territorio israeliano. A darne notizia è il portale dell’ebraismo italiano www.moked.it. È la prima volta che la competizione ciclistica inizierà fuori dai confini europei.

Francesco Carci

Derby di Milano all’Inter, Icardi stende il diavolo. Impresa dalla Lazio

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Giornata cruciale in Serie A: i nerazzurri battono 3-2 la squadra di Montella, sempre più lontana dalla zona Champions. Negli altri scontri diretti impresa dalla Lazio in casa della Juventus, il Napoli supera la Roma all’Olimpico e resta a punteggio pieno
ROMA – Napoli, Inter e Lazio godono. Juventus, Roma e Milan piangono. L’ottava giornata di Serie A era una di quelle cruciali con tre importantissimi scontri diretti che hanno dato molte indicazioni sul futuro del campionato.

DERBY ALL’INTER, ICARDI SHOW – Partiamo dal posticipo della domenica, il sentitissimo derby di Milano. Si legge Inter-Milan, ma è stato Icardi vs Milan. Hanno vinto i nerazzurri 3-2, trascinati infatti dalla tripletta del centravanti argentino, che si è preso così una rivincita personale dopo essere stato escluso dalla formazione titolare con l’Argentina. La Milano nerazzurra gongola: in 8 giornate sono arrivate 7 vittorie ed un pareggio, nonostante un gioco che ancora non entusiasma Ma i risultati sono la cosa più importante e la cura Spalletti sembra davvero funzionare.
IMPRESA LAZIO – La giornata si era aperta con Juventus-Lazio. Una prova del 9 per i biancocelesti, reduci da un grande avvio di campionato grazie ai gol di Ciro Immobile. E proprio l’attaccante campano ha firmato la doppietta nel sorprendente 2-1 finale: i bianconeri non perdevano in casa da oltre due anni, mentre la Lazio non espugnava Torino da ben 15 anni. Un’impresa storica, come l’ha definita il tecnico Simone Inzaghi, che molti danno come futuro allenatore proprio della Vecchia Signora. Una nota di merito anche al portiere biancoceleste Strakosha che, a tempo scaduto, ha parato il rigore del possibile pareggio a Dybala. Un ko che rischia di minare parecchie certezze in casa juventuna.

IL NAPOLI PROVA LA FUGA – Il Napoli non si è lasciato sfuggire la ghiotta occasione di allungare sulla Juventus. I ragazzi di Sarri hanno espugnato l’Olimpico battendo 1-0 la Roma grazie al gol di Insigne, il primo in assoluto ai giallorossi. Abituati a fare un calcio spettacolare, questa volta gli azzurri hanno dimostrato grande carattere e cinismo, oltre ad una tenuta difensiva perfetta. La Roma ha recriminato per le numerose assenze, ma anche quest’anno sembra mancare qualcosa per lottare per lo scudetto.

LA CLASSIFICA – Dopo 8 giornate questa è la classifica (in attesa del posticipo Verona-Benevento):
1. Napoli 24
2. Inter 22
3. Juventus 19
4. Lazio 19
5. Roma 15*
6. Sampdoria 14*
7. Bologna 14
8. Torino 13
9. Chievo 12
10. Milan 12
11. Fiorentina 10
12. Atalanta 9
13. Udinese 6
14. Cagliari 6
15. Crotone 6
16. Genoa 5
17. Spal 5
18. Sassuolo 5
19. Verona 3*
20. Benevento 0*
*una partita in meno