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Francesco Carci

L’Annus Horribilis di Ventura: si dimette da Tecnico del Chievo

È durata appena 4 partite l’avventura a Verona dell’ex ct della Nazionale: dopo il pareggio 2-2 contro il Bologna, l’allenatore genovese ha rassegnato le proprie dimissioni. Sorpresa la società veneta: “Fulmine a ciel sereno”. Durissimo il capitano Pellissier: “In 22 pensavo di averle viste tutte…”

venturaVERONA – Giampiero Ventura non è più l’allenatore del Chievo. L’avventura del 70enne tecnico genovese sulla panchina gialloblù è durata appena un mese: soltanto un punto in quattro partite e una classifica deficitaria (ultimo posto a -9 dalla zona salvezza), che hanno spinto l’ex ct della Nazionale a rassegnare le dimissioni. A distanza di 12 mesi esatti da quel maledetto Italia-Svezia, che ha estromesso l’Italia dal Mondiale, si chiude un ‘annus horribilis’ per Ventura.

“FULMINE A CIEL SERENO” – Eppure l’ex allenatore del Torino aveva visto nel Chievo l’occasione giusta per cancellare il terribile ricordo dell’esperienza in azzurro. Il compito non era facile, perché la situazione della società clivense, partita in Serie A con una penalizzazione di 3 punti, era molto delicata in classifica. E in quattro partite Ventura non è riuscito a dare la scossa, anzi: esordio da dimenticare 1-5 in casa contro l’Atalanta, poi il ko a Cagliari (2-1) e quello casalingo contro il Sassuolo (0-2), fino al primo punticino, domenica scorsa nel 2-2 di fronte al Bologna, che ha cancellato il -3 iniziale in graduatoria portando a 0 il Chievo, staccato però 9 punti da Empoli e Udinese, appaiate al terzultimo posto. Dopo la partita l’ex ct della Nazionale ha comunicato alla squadra la decisione di dimettersi, spiazzando la società veneta che credeva invece nel suo rilancio. “È un fulmine a ciel sereno – le parole a caldo del direttore sportivo, Giancarlo Romairone – È giusto che Ventura parli con il presidente, io nel mio piccolo gli ho detto di contare fino a dieci. Le sue richieste erano importanti, ma noi eravamo pronte a soddisfarle. E anche la squadra era con lui. Stiamo vivendo questo momento con un po’ di imbarazzo”.

DURISSIMO PELLISSIER – Nessuna parola da parte del diretto interessato, che secondo indiscrezioni avrebbe confessato di non trovarsi nella sua piazza ideale. In questo mese al Chievo Ventura probabilmente ha realizzato che l’impresa di trascinare la squadra alla salvezza fosse impossibile oppure (si va per ipotesi) la delusione azzurra ancora deve essere digerita. Resta comunque una decisione sorprendente anche considerando le sue parole al momento della firma: “Più che emozionato, sono eccitato. Voglio rimettermi in discussione, ho l’entusiasmo di un bambino”. Se il ds Romairone è stato abbastanza diplomatico, ben più pesante è stato lo storico capitano della squadra, Sergio Pellissier: “Ventura voleva andarsene dal primo giorno in cui è arrivato. Pazzesco! In 22 stagioni da professionista pensavo di aver visto tutto ma sono costretto ad ammettere che c’è sempre qualcosa di nuovo. Comunque al Chievo siamo abituati ad essere sempre in difficoltà e ne usciremo a testa alta alla faccia di tutti quelli che in questo momento si stanno divertendo alle nostre spalle. Chi ama questa squadra non la può abbandonare solamente perché le cose vanno male, non è così che si fa, non fate come Ventura, si vince e si perde insieme come deve essere in una squadra. Mai mollare fino alla fine”.

Francesco Carci

Leicester in lacrime: cade elicottero, muore il presidente della ‘favola’

La tragedia è avvenuta sabato: dopo il match interno contro il West Ham, il veicolo con a bordo il patron Vichai Srivaddhanaprabha, 60enne thailandese, si è schiantato in un parcheggio pochi secondi dopo il decollo. Oltre a lui hanno perso la vita altre 4 persone

leic3LEICESTER – Dalle lacrime di gioia per lo scudetto del 2016 con Claudio Ranieri allenatore alle lacrime di dolore per la tragica morte del presidente Vichai Srivaddhanaprabha. Il Leicester – e tutto il calcio inglese – è in lutto per l’incidente aereo che è costato la vita al patron delle “Foxes” avvenuto sabato sera. Dopo la gara interna contro il West Ham, finita 1-1, l’elicottero del patron thailandese, 60 anni, si è schiantato pochi secondi dopo il decollo dal “King Power Stadium” precipitando in un parcheggio.

ALTRE 4 VITTIME – Testimoni hanno confermato di aver sentito un boato fortissimo prima delle ingenti fiamme che hanno circondato la zona dello stadio. Per Raksriaksorn (questo era il vero cognome del presidente anche se si faceva chiamare Srivaddhanaprabha che significa “luce di gloria progressiva” per i suoi successi imprenditoriali) non c’è stato niente da fare e con lui hanno perso la vita altre 4 persone: il pilota Eric Swaffer , la sua compagna e co-pilota Izabela Roza Lechowicz, e due assistenti del patron thailandese, Nursara Suknamai e Kaveporn Punpare.

COMMOVENTE RICORDO – In segno di lutto il Leicester non giocherà partita di Coppa di Lega contro il Southampton, in programma martedì. Toccante il ricordo del portiere della squadra, Kasper Schmeichel: “Mio caro presidente, non riesco a credere a quello che ho visto l’altra notte, sono distrutto e affranto. E’ difficile spiegare quanto lei abbia significato per questo club e questa città. Non ho mai incontrato una persona come lei. Ha trasformato i miei sogni in realtà. Non mi sono mai imbattuto in un uomo come lei. Un così grande lavoratore, appassionato, gentile e generoso al massimo”. Gli fa eco il bomber della squadra, e della nazionale inglese, Jamie Vardy: “Per me tu sei una leggenda, un uomo incredibile che ha avuto il cuore più grande, l’anima del Leicester City. Grazie per tutto quello che hai fatto per me, per la mia famiglia e il nostro club. Mi mancherai davvero, riposa in pace”. Messaggio anche da parte del principe William, che è anche il presidente della English Football Association: “I miei pensieri oggi sono con la famiglia e gli amici di Vichai Srivaddhanaprabha e di tutte le vittime. Ha dato un grande contributo al calcio, non da ultimo attraverso la magica stagione 2016 del Leicester che ha catturato l’attenzione di tutti gli sportivi del mondo. La sua scomparsa costituirà una perdita per tutti gli appassionati di questo sport e per tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo”. La favola Leicester resterà per sempre, qui però non c’è stato purtroppo il lieto fine.

Francesco Carci

Roma-Milano, come la crisi cambia i locali

roma-milanoTra la crisi economica che perdura ormai da anni ed una situazione di incuria (sporcizia dilagante, autobus in fiamme, traffico ingestibile) Roma è sempre più sinonimo di degrado. In questo scenario di profondo disagio, la notte diventa il momento in cui potersi godere, senza caos, quella che per molti è la città più bella del mondo. Ma, a proposito di vita notturna, i romani hanno sempre la stessa voglia di divertirsi? Quanto la crisi economica ha cambiato la night-life capitolina? Milano, come molti fanno credere, è davvero un passo avanti? Domande che rivolgiamo a Maurizio Maradona, vincitore del premio “miglior PR d’Italia 2017”, un ragazzo di 32 anni che vive quotidianamente il mondo della notte e che, avendo lavorato nei migliori locali italiani (e non solo), sull’argomento non è secondo a nessuno.

Maurizio, quanto la crisi economica si riflette nelle discoteche?
“Inevitabilmente la crisi si ripercuote anche sul mondo della notte in quanto il cliente medio è un essere umano che spende un denaro ‘extra’ rispetto al budget che ha per vivere, mangiare, spostarsi, ecc. Di conseguenza quel margine economico che una persona si mette da parte e con il quale si diverte si è abbassato. Per quanto riguarda i locali invece il problema è che, proprio come risposta alla crisi, sono nate tante alternative che offrono al cliente un tipo di divertimento low-cost, di bassissimo profilo con il risultato che, mentre la categoria “di lusso” continua a frequentare determinati luoghi, viene però a mancare quella fascia “di mezzo” che popolava il locale. Quindi i clienti importanti ci sono sempre, ma se prima nel club entravano 1000 persone, ora ne entrano 700. La crisi è nata per determinate location proprio perché sono emersi questi grandi “ibridi” che hanno contaminato le grandissime realtà. Nel futuro – brevissimo – l’obiettivo sarà quello di tornare nei grandi poli, pochi ma buoni, dove la gente sarà in grado di identificarsi. Manca infatti il senso di appartenenza, la gente non sa nemmeno dove e perché sta andando a divertirsi. Il mio consiglio è quello di capire la filosofia e il lavoro che c’è dietro ad un evento, ad una serata, ad un locale che è giusto che venga valorizzato”.

Qual è la differenza nel tuo lavoro tra oggi e 10 anni fa?
“Anni fa il lavoro era più o meno distribuito e ripartito in maniera equa, oggi invece se vuoi fare un buon servizio devi andare a prendere quel personaggio che ti garantisce un guadagno sicuro. La crisi ha infatti generato un profilo che io chiamo “cliente fake”: quella persona che cerca di entrare al tavolo dell’amico, cerca agevolazioni da un PR che conosce, che magari riesce a farsi 16 serate al mese spendendo zero euro”.
Se Roma è in crisi, Milano invece sembra avere un’altra marcia. E’ così?
“Se prendiamo come riferimento il cliente medio, la differenza è pressoché nulla. Il vantaggio di Milano è che ha una porta sull’Europa, capita spesso di avere clienti con un potenziale di spesa enorme pronti a fare una serata anche di lunedì, martedì o mercoledì. E c’è da ricordare che Milano è la capitale della moda e della finanza, sono due ambienti che vanno a braccetto con la night-life, è dunque molto più predisposta alla movida”.

maurizio maradonaQuali sono le caratteristiche principali che contribuiscono al successo di un locale?
“Io dico sempre che la formula segreta non esiste. Questo mondo è bello e affascinante proprio per questo, perché ogni locale ha una diversa chiave che fa azionare gli ingranaggi. Però ti so dire quali sono quelle cose di cui un locale non può proprio fare a meno: la musica deve essere adatta alla tipologia della clientela che si vuole raggiungere. Poi è fondamentale la comunicazione perché nel 2018 non si può fare a meno di avere una fortissima attività web e social. E sicuramente i servizi: oggi il cliente, proprio perché ha maggiori difficoltà economiche, nota con più attenzione i dettagli come la qualità del cibo, dell’alcol, l’educazione del personale. Queste caratteristiche 10 anni fa nemmeno venivano prese in considerazione, invece adesso nel fare i colloqui siamo molto più attenti e accurati”.

Quando hai iniziato questo lavoro e ti aspettavi nel 2017 di vincere il premio miglior PR d’Italia?
“Questo lavoro lo inizi esclusivamente se hai la devozione verso quello che stai facendo. Da fuori sembra tutto rose e fiori: sempre in giro per locali, in posti molto belli, contornato da ragazze ecc. Ma dietro c’è un meccanismo pazzesco, ore ed ore di ufficio e di riunioni, che dall’esterno non si percepisce. Io ho iniziato a 20 anni per scherzo: mio padre non mi dava i soldi per andare a Ibiza perché a scuola non me la cavavo benissimo. Ho organizzato una festa e avevo subito capito di essere bravo. In un primo momento avevo deciso di lasciare perché pensavo di non essere all’altezza, poi invece una persona ha carpito la mia capacità nell’aggregare e piano piano è diventato un lavoro che poi te lo cuci addosso e non te lo sai più togliere. Non pensavo di raggiungere determinati traguardi ma la mia forza è che ci ho sempre creduto, anche negli anni precedenti in cui non ero arrivato primo ai Dance Music Awards”.

Fino a quando continuerai?
“Purtroppo o per fortuna questo non è un lavoro legato all’età, a differenza di quello che la gente crede perché la capacità manageriale che acquisisci e la capacità di gestire le risorse umane è un qualcosa che ti porti dietro per tutta la vita. Certo, puoi decidere di cambiare il modo in cui farlo, ma non di abbandonarlo. Potrei frequentare le serate, andare in discoteca e stare al tavolo con i miei amici per altri 3-4-5 anni, fino a quando il fisico me lo permetterà ed a quando non mi sentirò fuori luogo all’interno di certi contesti. Ma un ruolo gestionale o di back-office lo farò per tutta la vita perché ti permette di conoscere tante persone, ti fa crescere e se un giorno penserai di smettere ti capiterà quel progetto brillante che ti farà pensare “Questa è la svolta, perché devo lasciare?”.

Il locale migliore dove hai lavorato?
“L’Art Cafè di Villa Borghese a Roma è il luogo migliore semplicemente perché è un posto che ti mette nella condizione di esprimere al meglio le tue potenzialità. Per fare una metafora: “Ho guidato tante macchine, ma quando sali su una Ferrari e senti quel rombo di motori è una emozione speciale”. Penso che negli ultimi 15 anni il cliente abbia abbandonato il concetto di seguire un filone e questo si ripercuote su tutta la società, vedi il rapporto sempre più piatto che una persona ha con una moda o una tendenza, mentre per esempio mio padre all’epoca ha avuto un’idea e l’ha portata avanti per 40-50 anni. Attualmente sto lavorando proprio all’Art Cafè, che ha un location e un concept di serata molto bello, per dare al pubblico una linea guida e un nuovo senso di appartenenza”.

Francesco Carci

Volley, le Azzurre fanno sognare. Egonu da record

Decisivo il successo 3-2 contro la Cina al termine di un’emozionante tie break. Straordinaria Paola Egonu, topscorer con 45 punti, un record. Coach Mazzanti guarda all’atto finale: “Ricarichiamo le pile, il sogno continua”

egonuYOKOHAMA – L’Italia femminile di volley sta facendo sognare un paese intero. Le azzurre hanno infatti raggiunto la finale mondiale grazie al successo 3-2 sulla Cina al termine di un emozionantissimo tie break, vinto per 17-15. Le ragazze di coach Mazzanti ora si giocheranno l’oro sabato alle 12:40 nell’ultimo atto contro la Serbia.

EGONU DA RECORD – Questo lo score della semifinale contro la nazionale cinese. Parziali: 25-18, 21-25, 25-16, 29-31, 17-15 in favore dell’Italia. Straordinaria prestazione di Paola Egonu, a referto con 45 punti, nuovo record nella storia dei Mondiali. Da notare anche i 23 punti di Miriam Sylla. Una vera battaglia e una sofferenza atroce in panchina per coach Mazzanti: “Le ragazze sono state bravissime a non mollare e a restare in partita, con grandissima determinazione. Non riesco a dare significato a niente in questo momento, ma non riesco a tirare fuori nessuna emozione. Sono concentrato sulla Serbia, il sogno continua”.

APPUNTAMENTO ALLE 12:40 – Già, la Serbia. Avversario tostissimo, unica Nazionale capace di battere le azzurre nelle 12 partite giocate in questa rassegna iridata. Appuntamento alle 12:40 (orario italiano) a Yokohama. Comunque vada per le azzurre sarà medaglia dopo 16 anni, quando arrivò l’oro a Berlino. L’Italia intera, tanto divisa sul piano politico, sarà invece unita nel tifare Egonu e compagne.

Francesco Carci

Ronaldo e l’accusa di stupro. Guai in vista per CR7 e… per la Juve

roandloNel 2009 a Las Vegas il fuoriclasse portoghese avrebbe molestato l’americana Kathryn Mayorga. Tra i due ci fu un accordo extra-giuridico (silenzio in cambio di 375mila dollari), ma ora il caso è riaperto e l’avvocato della ragazza tuona: “Un’altra donna è stata violentata da Cristiano”
TORINO – Guai in vista per Cristiano Ronaldo. Il calcio non c’entra nulla. Anzi, se con la Juventus fila tutto liscio, il fuoriclasse portoghese deve fare i conti con un caso ben più spinoso. L’ex Real è infatti accusato di aver stuprato la ragazza americana Kathryn Mayorga: i fatti risalgono al 2009 a Las Vegas, la polizia ha recentemente riaperto il caso.

L’ACCORDO – È successo tutto il 13 giugno di 9 anni fa. All’epoca 24enne, Ronaldo avrebbe conosciuto durante un party la Mayorga (un anno più grande del portoghese) nella discoteca Rain per poi invitarla nella suite all’ultimo piano dell’hotel Palms Casino Resort. La ragazza avrebbe negato il rapporto sessuale a Cristiano, che l’avrebbe così violentata. Dopo quella notte Ronaldo decise di ricorrere ad un folto team di avvocati, oltre che ad un investigatore privato, per pedinare Kathryn e scoprire più informazioni possibili sulla ragazza (i locali che frequentava, dove andava a mangiare, quanti bicchiere di vino beveva, ecc.) con il fine di gettare fango sulla sua reputazione. Tra i due nel 2010 si arrivò ad accordo extra-giudiziario, pubblicato pochi giorni fa nei dettagli dal quotidiano tedesco Der Spiegel: il silenzio della Mayorga in cambio di 375mila dollari.

LE NUOVE ACCUSE – Una stretta di mano che ora però non vale più. Perché il legale della ragazza americana, Leslie Mark Stoval, ha deciso di tornare alla carica. “Dato il tipo di accusa della querelante, Ronaldo ha ottenuto un accordo incredibilmente favorevole: rischiava il processo e la prigione, con il catastrofico effetto collaterale di non poter più entrare negli Stati Uniti e il devastante impatto sulla sua reputazione, vita privata, immagine pubblica, contratti e opportunità professionali”. Non solo, il legale della Mayorga ha lanciato nuove pesantissime accuse a Cristiano: “C’è un’altra donna che ha ricevuto lo stesso trattamento da Ronaldo”. Dunque un possibile nuovo caso di violenza sessuale. Il nome di questa seconda ragazza è top secret, ma sarebbe stato già fornito alla polizia di Las Vegas. La stessa ragazza ha scritto una lettera in cui sembra pentirsi di aver accettato il denaro in cambio del silenzio: “Vorrei che tutti sapessero chi sei davvero”, la minaccia della donna, oggi 34enne. Intanto però le prove del fattaccio del 2009 sarebbero sparite: l’avvocato Stoval ha infatti fatto sapere che non ci sarebbe più traccia delle dichiarazioni della sua assistita, così come del vestito e della biancheria intima indossata quella sera da Kathryn e consegnata alla polizia americana come prova dell’accaduto.

LA DIFESA E GLI SPONSOR – Dal canto suo CR7 ha rotto il silenzio respingendo le accuse su Twitter: “Nego con forza le accuse di cui sono un bersaglio. Considero la violenza un crimine abietto, contrario a tutto ciò che sono e a ciò in cui credo. Non ho intenzione di alimentare lo show mediatico montato da persone che si vogliono promuovere a mie spese. La mia coscienza è pulita e mi consente di aspettare con tranquillità i risultati di ogni indagine”. Anche la Juventus si è schierata dalla parte del proprio tesserato: “In questi mesi Cristiano ha dimostrato la sua grande professionalità e serietà, apprezzata da tutti alla Juventus – si legge nella nota del club -. Le vicende asseritamente risalenti a quasi 10 anni fa, non modificano questa opinione, condivisa da chiunque sia entrato in contatto con questo grande campione”. Eppure il titolo in Borsa del club bianconero ha subito nei giorni scorsi una drastica caduta. E anche alcuni sponsor mondiali, come EA Sports (gruppo canadese che gestisce il celebre videogioco Fifa) e Nike, hanno preso le distanze da Ronaldo, evidentemente preoccupate per possibili ed ingenti danni di immagine. Cristiano potrebbe finire così a processo, anche se si prevedono tempi piuttosto lunghi.
Francesco Carci

Serie B: attentato alla legalità, il torneo cadetto resta a 19 squadre

La tanto attesa sentenza del Collegio di Garanzia del Coni, presieduto dall’ex Ministro degli esteri Frattini, ha confermato la decisione della Lega di B e della Figc che lo scorso agosto, in barba al regolamento, ha optato per il format a 19 club, bloccando i ripescaggi. Norme del tutto aggirate in una delle più sconcertanti pagine della storia del calcio

fabbriciniROMA – Golpe, rapina, furto. Non è semplice scegliere l’aggettivo più appropriato per definire l’epilogo di una “commedia all’italiana”, che di commedia ha però ben poco. Si parla di Serie B e del format del campionato. Il Collegio di Garanzia del Coni, presieduto dall’ex Minsitro degli esteri Franco Frattini, ha deciso di confermare la decisione della Lega cadetta e della Figc che lo scorso agosto, violando palesemente il regolamento, hanno deciso di bloccare i ripescaggi (previsti dalla legge) e far partire il campionato con 19 società. Uno stupro alla legalità che ha come maggiore responsabile il commissario straordinario della Figc, Roberto Fabbricini, e il suo clamoroso voltagabbana senza il quale quest’estate si sarebbe regolarmente giocato nei campi di calcio e non nelle aule di tribunale.

I FATTI – Ecco cosa è successo. All’inizio dell’estate la Serie B perde tre piazze importanti come Avellino, Bari e Cesena, tutte fallite. Il regolamento parla chiaro: la legge prevede il ripescaggio dalla Serie C di altrettante tre società in base ad una dettagliatissima graduatoria di parametri. Tant’è che Roberto Fabbricini, che copre il ruolo di Tavecchio da quando quest’ultimo si è dimesso, garantisce lo scorso 3 agosto che “il torneo sarà composto da 22 squadre”. Anche perché, regole alla mano, qualsiasi cambiamento di format può essere convalidato dopo un anno dall’annuncio. Di giorni invece ne passano appena 7 ed ecco il clamoroso dietrofront di Fabbricini: “Serie B a 19 squadre”. Un voltagabbana imbarazzante su pressione del presidente della Lega di B, Mauro Balata. Il motivo? E’ semplice: con meno società i soldi da spartire provenienti dai diritti tv sono di più per tutti (circa mezzo milione). Non a caso, guarda un po’, tutti e i 19 club cadetti sono concordi sulla riduzione del numero. La decisione della Federazione scatena però l’ira di tutte le società che aspettavano il ripescaggio (Novara, Catania, Ternana, Pro Vercelli e Siena). La più battagliera è quella etnea (retrocessa a tavolino in C nell’estate 2015 dopo lo scandalo “I treni del gol”, ma stranamente unica a pagare…) che lo scorso 6 settembre denuncia in Procura proprio Fabbricini per “abuso d’ufficio” per aver platealmente negato l’attuazione del regolamento. Si arriva così alla definitiva sentenza del Collegio di Garanzia del Coni, che tuttavia se ne lava le mani ritenendo inammissibile il ricorso dei club che speravano nel ripescaggio confermando la B a 19. “Quei ricorsi – dichiara Frattini – dovevano essere proposti davanti alla giustizia endofederale, quindi sono inammissibili per avere sbagliato il giudice da cui andare”. L’ex Ministro poi svela: “Io ho votato contro, avrei optato per il campionato a 22. Ma è stata una decisione presa a maggioranza dal Collegio, per 3-2”. Fine della “commedia all’Italiana”. Se siamo il Paese dei Balocchi un motivo ci sarà.

LE REAZIONI – “Mi dispiace per i nostri tifosi, è avvenuto qualcosa mi viene da dire non per colpa nostra ma per una situazione a mio avviso veramente deplorevole che evidentemente in questa nazione sta prendendo il sopravvento”. Questo il commento del presidente della Ternana, Stefano Bandecchi. “Il Siena procederà senza indugio nelle sedi opportune per tutelare i propri diritti. La società ritiene che sia stata perduta una grande occasione per ribadire che le regole devono essere uguali per tutti”, la nota del club toscano. Più duro il Sindaco di Catania, Salvo Pogliese, che parla di “totale spregio delle regole del diritto. Il fatto – aggiunge il primo cittadino etneo – è che si è arrivati a questo epilogo in totale spregio delle regole e del diritto, per la mera volontà di chi vede nel calcio non la passione condivisa da milioni di persone ma una fonte di guadagno e di lucro. Personaggi che hanno scritto una delle pagine più squallide della storia dello sport più amato dagli italiani”. Lo stesso Catania aveva preventivamente fatto ciò che Frattini ha spiegato, ossia ricorrere al Tribunale Federale, che però ha rinviato tutto al 28 settembre, probabilmente troppo tardi per ottenere il ripescaggio. Le società dunque saranno costrette a rinunciare a ciò che gli spettava legalmente e si dovranno accontentare di un risarcimento economico (ma il condizionale è d’obbligo vista la credibilità della giustizia sportiva). Magra consolazione. Enorme figuraccia di un calcio totalmente alla deriva.

Francesco Carci

Moto, la follia di Fenati che si scusa, ma viene squalificato e licenziato

Il 22enne pilota marchigiano, durante il Gran Premio di San Marino, ha tirato la leva del freno al collega Manzi sul rettilineo ad oltre 200 km/h. Un gesto deplorevole che ha scioccato tutti: il suo team lo ha già messo alla porta, c’è il rischio che la sua carriera sia finita qui

fenati MISANO – Sarebbe stato bello omaggiare il fantastico tris azzurro nella domenica del Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini: a Misano, nel circuito dedicato a Marco Simoncelli, tre piloti italiani hanno vinto nelle rispettive categorie: Dovizioso in Motogp, Bagnaia in Moto2 e Dalla Porta (primo successo in assoluto) in Moto3. Ma a rubare la scena, purtroppo, è stato Romano Fenati: il 22enne marchigiano si è reso protagonista di un gesto scellerato e pericolosissimo. Dopo un doppio contatto con Stefano Manzi, il pilota della Marinelli Snipers Team (che già nel 2015 si era “fatto notare” per un calcio alla mota del finlandese Ajo) non ha controllato i nervi e, sul rettilineo ad oltre 200 km/h di velocità, ha tirato la leva del freno della moto del collega, che ha rischiato grosso ma per fortuna non ha subito alcuna conseguenza.

SQUALIFICATO E LICENZIATO – Il verdetto della giuria non si è fatto attendere: squalifica di due gare, mente Manzi perderà 6 posizioni nella griglia del prossimo GP. Ma la sanzione è stata ritenuta troppo leggera da tutto il paddock. Il leader della Motogp, Marc Marquez, ha chiesto una “pena esemplare”, più duro l’inglese Cal Crutchlow: “Dovrebbe essere squalifica a vita”. Valentino Rossi invece ha ricordato il periodo in cui Fenati correva per l’Academy del Dottore: “Puntavamo molto su di lui, ma non siamo riusciti a gestirlo, è stata una sconfitta. Ha commesso un gesto davvero brutto”. Se Fenati se l’è cavata con una pena lieve da parte della Direzione di gara, il pilota azzurro deve però fare i conti con la presa di posizione ben più netta della sua scuderia, che ha deciso di licenziarlo. “Possiamo comunicare che il Marinelli Snipers Team rescinde il contratto con il pilota Romano Fenati per il suo comportamento antisportivo, inqualificabile, pericoloso e dannoso per l’immagine di tutti – si legge nel comunicato -. Con estremo rammarico, dobbiamo constatare che il suo gesto irresponsabile abbia messo in pericolo la vita di un altro pilota e non possa essere scusato in alcun modo”. La stessa decisione è stata presa dalla MV Agusta, il team dove l’anno prossimo avrebbe dovuto correre Romano, che a questo punto si trova appiedato e che probabilmente farà fatica a trovare una nuova sella.

LE SCUSE – A poco sono servite le scuse di Fenati, pubblicate in un comunicato sul proprio sito. “Chiedo scusa a tutto il mondo sportivo. Questa mattina, a mente lucida, avrei voluto che fosse stato solo un brutto sogno. Penso e ripenso a quei momenti, ho fatto un gesto inqualificabile, non sono stato un uomo! Le critiche sono corrette e comprendo l’astio nei miei confronti – ha aggiunto il pilota marchigiano -. È uscita un’immagine di me e dello sport tutto, orribile. Io non sono così, chi mi conosce bene lo sa. Ho sbagliato, ma considerate il momento: ad un certo punto ci siamo toccati e Manzi mi ha portato fuori pista. Lo so, non è una giustificazione. Però non è giusto, quando certi piloti corrono senza preoccuparsi degli altri e gli rovinano le gare. E’ vero, la mia reazione non è stata una bella mossa. E’ stato un gesto pericoloso, per me e per lui. Non ci sono scuse, ma cercate di capirmi”. No, non ti capiamo.

Francesco Carci

Serie A, Ronaldo ‘Stecca’ ma è già fuga in avanti per i bianconeri

Dopo le prime tre giornate bianconeri in testa a punteggio pieno. Crollo Napoli in casa della Sampdoria, nessun’altra big tiene il passo della Vecchia Signora nonostante il fuoriclasse portoghese sia ancora a digiuno. Ora la sosta, spazio alla neonata Nations League

mandukicROMA – Sono bastati 270 minuti per vedere confermate le attese della vigilia: la Juventus è seriamente destinata a dominare il campionato. Dopo le prime tre gare di Serie A, infatti, i bianconeri sono da soli in testa a punteggio pieno con 9 punti. Il Napoli, unica big a tenere il passo dei ragazzi di Allegri dopo le prime due gare, è infatti crollato 3-0 in casa della Sampdoria. Il tutto nonostante Ronaldo sia ancora a digiuno di reti: rispetto alla Liga, le nostre difese sono un’altra cosa. Benvenuto in Italia, Cristiano.

CERCASI ANTI-JUVE – Il terzo turno è stato favorevole alle milanesi: il Milan ha battuto 2-1 la Roma nell’anticipo del venerdì sera grazie ad un gol all’ultimo respiro di Cutrone. Bene anche l’Inter che, dopo aver rimediato appena un punto nelle prime due uscite, ha espugnato il Dall’Ara di Bologna per 3-0 pur senza Icardi, costretto al forfait per un affaticamento muscolare poco prima del fischio d’inizio. Dopo i successi in rimonta contro Lazio e Milan, c’è stato appunto il brusco stop del Napoli di Ancelotti. Oltre alla doppietta di Defrel, spettacolare gol di tacco di Fabio Quagliarella: una delizia che ha chiuso definitivamente la partita. Primo sorriso anche per la Lazio, che ha sofferto più del dovuto in casa contro il Frosinone (1-0 firmato Luis Alberto). Nessuna comunque sembra destinata a far concorrenza alla Juventus, orientata in Italia a condurre un campionato a parte mettendo come obiettivo primario la conquista di quella Champions che manca dal ’96. Ronaldo però, oltre a disertare i sorteggi di Montecarlo, sarebbe meglio se aggiustasse la mira.

ECCO LA NATIONS LEAGUE – Intanto la Serie A si prende la prima pausa. Il campionato infatti tornerà tra due settimane per lasciar spazio alla Nazionale, impegnata nella neonata Nations League. Di che si tratta? Per avere partite più interessanti rispetto alle stucchevoli (e inutili) amichevoli, la Uefa ha lanciato questa nuova competizione. Sicuramente meno importante del Mondiale e dell’Europeo, la NL non è tuttavia da sottovalutare perché offre la possibilità, oltre a vincere un trofeo, di ottenere il pass per Euro 2020. Le 55 Nazionali sono divise in 4 gruppi (ABCD) in base al ranking. Gli azzurri di Mancini si trovano nella Lega A (formata da 12 squadre, suddivise in 4 gironi da 3) nel gruppo con Portogallo e Polonia. Venerdì a Bologna la sfida ai polacchi, lunedì 10 trasferta a Lisbona. Le quattro prime classificate dei gironi si affronteranno, la prossima estate, in semifinale e successiva finale: la vincente avrà la qualificazione all’europeo senza passare dalle qualificazioni. Visto com’è andata all’ultimo Mondiale, sarà bene non prendere sottogamba questo impegno.

Francesco Carci

A volte ritornano. Accordo con il Milan: Bonucci-Juve di nuovo insieme

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Clamorosa maxi-operazione con il Milan: il difensore torna a Torino dopo l’addio velenoso di 12 mesi fa, ai rossoneri (che hanno versato nelle casse bianconere oltre 50 milioni) arrivano Caldara e Higuain. Tifosi del Diavolo euforici, quelli della Vecchia Signora un po’ meno

TORINO – Se la bomba del mercato estivo è stata il passaggio di Cristiano Ronaldo alla Juventus, quello esploso nelle prime, infuocate ore di agosto è un ordigno dagli effetti altrettanto sorprendenti. A distanza di un anno infatti Leonardo Bonucci torna alla Juve: maxi-operazione con il Milan che prevede anche il passaggio ai rossoneri di Caldara e Higuain.

A VOLTE RITORNANO – Il tecnico del Milan, Rino Gattuso, nelle scorse settimane non aveva fatto mistero della voglia di Bonucci di cambiare aria. Troppe perplessità da parte del centrale difensivo sul futuro dei rossoneri e la voglia matta di giocare (e vincere) la Champions League, obiettivo sfumato dal Diavolo. E così, giorno dopo giorno, si è concretizzato il clamoroso ritorno alla Juventus, nonostante l’addio velenoso di 12 mesi e il rapporto tutt’altro che idilliaco con il tecnico Allegri. Ma evidentemente tra i due c’è stato un chiarimento, decisivo per far scattare la maxi trattativa. Si perché il Milan, per cedere il suo leader difensivo, ha preteso in cambio Mattia Caldara, appena arrivato in bianconero dopo l’ottima esperienza all’Atalanta. Ma non è finita: ai rossoneri serviva come il pane un attaccante, mentre la Vecchia Signora aveva la necessità di fare cassa dopo l’acquisto esoso di Ronaldo. Una doppia esigenza che ha trovato come punto in comune il nome di Gonzalo Higuain. Impossibile per il Pipita accettare un ruolo da comprimario a Torino, posizione inevitabile con l’arrivo di CR7. Così, dopo qualche perplessità iniziale, l’argentino si è convinto ad accettare il Milan, che ha versato nelle casse bianconere poco più di 50 milioni (con la formula del prestito con diritto di riscatto).

TIFOSI JUVENTINI PERPLESSI – Ancora in ecstasy per l’arrivo di Ronaldo, i tifosi della Juventus tuttavia non hanno gradito più di tanto l’operazione conclusa da Marotta. Accettata la partenza di Higuain (d’altronde il reparto offensivo con i vari Ronaldo, Dybala, Mandzukic, Bernardeschi e Douglas Costa è al sicuro), le perplessità sono scattate sull’addio di Caldara, considerato un punto fermo per i prossimi anni. Effettivamente lasciar partire un giocatore giovane e talentuoso, in un reparto dove un ricambio generazionale è dietro l’angolo (Chiellini ha 34 anni, Barzagli 37), è un bell’azzardo. Senza dimenticare che i tifosi bianconeri non hanno gradito alcune dichiarazioni di Bonucci dopo l’addio di un anno fa e tanto meno l’esultanza all’Allianz Stadium di Torino durante l’ultimo Juventus-Milan (finita 3-1) quando Leo segnò la rete del momentaneo 1-1. Ma tutto si potrebbe risolvere con la parola più importante in casa Juve: vincere.

Francesco Carci

Estate calda di calciomercato. Juve pronta a dominare

ronaldoLa Juventus, che domina già da 7 anni, con l’acquisto di Cristiano Ronaldo sembra aver aumentato ulteriormente il gap con le rivali. Il Napoli punta sul curriculum vincente di Ancelotti, l’Inter ha un Nainggolan in più, la Roma spera nelle tante giovani promesse ma il pronostico sembra chiuso in favore della Vecchia Signora
ROMA – Domenica 19 agosto. E’ la data che tutti gli appassionati di calcio hanno da tempo segnato: coincide con l’inizio del campionato. Eppure quest’anno i giochi sembrano già fatti ancor prima dello start ufficiale. La Juventus, infatti, vincitrice degli ultimi 7 scudetti consecutivi, con l’acquisto di Cristiano Ronaldo – definito da tutti “il colpo del secolo” – ha aumentato il divario con tutte le avversarie e messo una seria ipoteca sul prossimo tricolore.

IL MERCATO DELLE ALTRE – Rimpiazzato Buffon (passato al Psg) con Perin, anche se il titolare dovrebbe essere Szczesny, tornati alla base Caldara e Spinazzola dopo l’esperienza all’Atalanta e rinforzato il centrocampo con l’arrivo a parametro zero di Emre Can, la Juventus si era già mossa benissimo sul mercato prima di assicurarsi l’attuale Pallone d’Oro. Il presidente Agnelli e il dg Marotta hanno creato una corazzata che avrà come obiettivo principale conquistare quella Champions League che a Torino manca dal 1996. Se in Europa la competizione è apertissima contro le varie Real, Barcellona, United, City, Bayern Monaco ecc… in Italia si fa fatica a trovare una vera antagonista della Vecchia Signora. Il Napoli, che fino all’ultimo ha dato filo da torcere ai bianconeri nella passata stagione, è finite nelle mani sicure di Carletto Ancelotti dopo l’addio di Maurizio Sarri, ora al Chelsea. Pochi allenatori possono vantare un curriculum vincente come quello dell’ex tecnico del Milan, eppure bisognerà vedere se le perplessità di Sarri sull’attuale rosa (considerata a fine ciclo) erano effettivamente veritiere. Intanto uno dei pilastri del club partenopeo, Jorginho, ha seguito il suo maestro a Londra. C’è poi la Roma che ha perso due pezzi da 90 come Alisson e Nainggolan. Il ds giallorosso Monchi si è scatenato sul mercato con addirittura 10 acquisti: tra questi alcune baby promesse del calcio mondiale come Coric e Kluivert, ma basterà per tenere testa alla Juve? Ruolo di protagonista anche per l’Inter che, oltre al belga ex Roma, si è assicurata De Vrij, Asamoah, Politano e Lautaro Martinez. La rosa è più completa, ma forse ancora troppo corta per essere competitivi anche in Champions League. La Lazio, orfana di De Vrij e ceduto Felipe Anderson al West Ham, sta cercando di trattenere la stella Milinkovic-Savic, reduce da un Mondiale sottotono, e piazzare il colpo Papu Gomez ma l’obiettivo massimo non può andare oltre il quarto posto. E poi c’è il Milan con il mercato in stand-by per le note vicende societarie (addio ai cinesi, ora il club è controllato dal fondo americano Elliott) e legali con la Uefa (esclusione dall’Europa League, poi revocata dal Tas di Losanna). Ora che la situazione sembra più definita bisognerà valutare il futuro di Bonucci, Suso e Donnarumma – non è detto che tutti restino – e iniziare a regalare rinforzi a Gattuso, a cui serve un centravanti come il pane. Insomma la solita estate ‘calda’ di calciomercato ma con la Juventus pronta a dominare, ancora di più, la scena.

Francesco Carci