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Francesco Castria

Francesco Castria
In vista delle Europee, parlare all’Italia Consapevole

Le elezioni del 4 Marzo hanno rappresentato, più del Referendum del Dicembre 2016, uno spartiacque nella politica nazionale.

Lungi dal riprodurre il confronto tra il Centrodestra ed il Centrosinistra e, quindi, l’alternanza tra forze che,seppur con programmi differenti, si muovevano all’interno della politica tradizionale, basata sulle regole della democrazia rappresentativa e della raccolta del consenso nei propri bacini sociali e culturali (una divisione alquanto statica sia nella composizione degli elettorati, sia nella loro collocazione territoriale)l’ultimo confronto elettorale, invece, ha segnato la vittoria di forze antisistema, caratterizzate da una profonda capacità di aggregare consenso cavalcando il malessere economico e sociale diffuso nel Paese, oltre che le paure dei nostri giorni, dai migranti alla povertà.

Forze politiche troppo frettolosamente definite, dalla stampa e dagli avversari, populiste; ammantandole di una controproducente vicinanza al popolo, rivendicata dal Presidente del Consiglio, che non fa altro che accrescerne il consenso, anziché ridurlo.

Sarebbe stato più corretto qualificarle per ciò che sono: forze demagogiche, volte ad accattivarsi il favore degli elettori con promesse difficilmente realizzabili.

Che l’esito delle elezioni avrebbe portato ad un tale risultato, con oltre il 50% dei consensi a favore del M5S e della Lega, era evidente a chiunque si fosse premurato di ascoltare gli umori dell’uomo della strada, al bar come sul posto di lavoro.

Il Governo Gentiloni che, con i suoi ministri migliori, da Minniti a Calenda, pur non aveva mal figurato, intercettando un minimo di ripresa economica e promuovendo riforme perfettibili, ma orientate nella giusta direzione, e le forze politiche di riferimento, in primis il PD, non hanno colto come lo scontro elettorale,lungi dallo svolgersi lungo l’asse tradizionale Destra vs Sinistra, si fosse spostato, in termini di raccolta delconsenso, su una nuova direttrice, semplificando, Inclusi vs Esclusi (in cui tali termini assumono valenze diverse da quelle usuali. Nel 2018, ad esempio, vanno considerati tra gli inclusi i pensionati medi e gli operai di grandi aziende, mentre tra gli esclusi i lavoratori saltuari ed i giovani professionisti).

Avvisaglie di quello che ribolliva in pentola erano parse evidenti quando il sociologo De Rita, all’esito di una ricerca del Censis, aveva sentenziato come il sentimento maggiormente diffuso tra gli italiani fosse il rancore.

Lega e M5S hanno saputo cogliere tali sentimenti di impotenza collettiva, invidia sociale e di contestazione dell’ordine costituito, trasformandoli in consenso nell’immediato dello scontro elettorale, ma anche, cosa più pericolosa, nella bussola che orienta le scelte delle politiche economiche, sociali e giudiziarie, ora chesono al Governo.

A tale primo errore di analisi e di conduzione della campagna elettorale, commesso dal PD e da FI, se ne è aggiunto uno, più grave, al momento della formazione dell’Esecutivo.

Alcuni dei protagonisti, in particolare i Democratici, non hanno valutato con attenzione il cambiamento introdotto nel sistema parlamentare dalla nuova legge elettorale che, privando i “vincitori” di un premio di maggioranza tale da assicurare un risultato in termini di eletti che consentisse la nascita immediata di un Gabinetto, ampliavano e non riducevano la possibilità, per tutte le forze presenti nelle Camere, di avere un ruolo nella formazione del Governo.

In un sistema siffatto, con i risultati dati, perso il “primo tempo” della partita (le elezioni), il PD, con il contributo di FI e di altre forze “razionali”, avrebbe avuto la possibilità di giocare meglio il “secondo tempo”; vale a dire quello delle manovre parlamentari, per portare alla nascita di un Governo, presieduto da altri (un leghista ragionevole, un moderato di centrodestra), ma, in ogni caso, il meno lontano possibile dal “buon senso” istituzionale. La scelta tattica del restare a guardare ha consentito, invece, quale inevitabile conseguenza, la nascita della maggioranza giallo-verde.

Ora, a pochi mesi dall’insediamento del Governo Conte, si iniziano a vedere le conseguenze di tale scelta rinunciataria: dal caso Ilva alla Tav, dal Decreto Dignità alla politica europea, per non dire dell’approccio muscolare di Salvini al tema immigrazione; stiamo assistendo ad una serie di scelte che pagano, in termini di consenso, nel breve periodo, ma che nel medio si riveleranno per quelle che sono: illogiche da un punto di vista economico ed irrazionali da quello politico.

Siamo, infatti, spettatori dello show di due leader forti, Di Maio e soprattutto Salvini, in un Paese, l’Italia, che diventa sempre più debole in termini economici ed internazionali.

Gli italiani di buon senso osservano ammutoliti tale spettacolo; cominciando a prevedere il contosalatissimo che, tra un po’, si troveranno a pagare, come dimostra il calo di fiducia degli investitori stranieri, di cittadini ed imprese.

Uno scenario preoccupante, quanto realistico, in cui, come ha detto il Presidente della Repubblica, citando il Manzoni, “il buon senso c’è, ma se ne sta nascosto per paura del senso comune”.

Se questo è lo stato dell’arte, diventa urgente, anche in vista delle consultazioni Europee, approntare un’alternativa credibile che sappia parlare all’Italia Consapevole.

Un’Italia certamente delusa dai governanti che si sono succeduti negli ultimi anni, disillusa ed impoverita, ma comunque vitale e raziocinante.

Un’Italia che crede nella democrazia rappresentativa e nella divisione dei poteri Esecutivo, Legislativo e Giudiziario; che comprende come sia indispensabile uno sviluppo del Paese attento all’ambiente, ma possibile solamente con un sistema infrastrutturale ed industriale forte; che vuole aiutare il prossimo in difficoltà, ma riconosce l’importanza dell’impegno, delle competenze, delle professionalità; che chiedegiustizia, ma rifiuta la piazza; che riconosce l’importanza della scienza e delle sue conquiste; che auspicaun’Europa diversa, ma desidera costruirla con le forze liberali e democratiche; che capisce, soprattutto, come le decisioni più sono importanti, più vanno assunte con ponderazione.

È giunto il momento che le forze politiche, le liste civiche, le associazioni ed i singoli cittadini che condividono questi principi di fondo superino i vecchi steccati, le ormai stantie idiosincrasie ed affrontino uniti questa difficile parentesi politica e sociale che stanno vivendo l’Italia e l’Europa; con la consapevolezza che situazioni eccezionali, come quella attuale, non possano essere affrontate con risposte e schemi ordinari.

Francesco Castria

Direzione Nazionale Psi

Tizzano V.P. Cittadinanza a Fabio Fabbri

comunetizzanoIl Centro Civico Paglia era gremito in ogni ordine di posto, sindaci del comprensorio appenninico parmense e reggiano, Presidenti dei Parchi, campioni dello sport come Adorni, rappresentanti del mondo delle imprese, compaesani e tanti socialisti non hanno voluto mancare all’appuntamento organizzato dal Comune di Tizzano Val Parma per la concessione della cittadinanza onoraria al suo cittadino più illustre.
Più volte Senatore della Repubblica, Sottosegretario e Ministro, Fabio Fabbri, tizzanese fino al midollo e profondamente legato all’appennino parmense, è in realtà nato al di là del fiume Enza, in terra reggiana, precisamente nel Comune di Canossa.
Visibilmente commosso, lo stimatissimo Sindaco di Tizzano Val Parma, Amilcare Bodria, ha letto le motivazioni con le quali il Consiglio Comunale ha voluto concedere la cittadinanza onoraria “all’amministratore, al politico, al legale Fabio Fabbri, che negli anni dell’impegno istituzionale, ma anche da semplice cittadino non ha mai smesso di occuparsi dei problemi della montagna e di presentare idee e proposte per un suo ulteriore sviluppo”.
Dopo la lettura del messaggio inviato dal Presidente del Senato, Pietro Grasso, la presentazione del premiato è stata magistralmente eseguita da Mauro Del Bue, che tra una parafrasi del Nobel appena scomparso, Dario Fo, e del nuovo premiato, Bob Dylan, ha evidenziato in primis “l’impegno di Fabbri per gli ideali propri del socialismo liberale e per lo sviluppo e la difesa delle terre alte parmensi, sia la peculiarità ed il coraggio di un Sindaco ed una amministrazione che lontani dalla vulgata generale, si sono sentiti in dovere di premiare con una importante onorificenza un politico, per di più un politico socialista”.
La parola poi è passata al premiato, un Fabbri visibilmente emozionato, come egli stesso ha poi affermato, ha preso la parola per ringraziare “i miei compaesani, senza di loro non avrei mai potuto raggiungere i traguardi di uomo pubblico, che partendo dalla Vicepresidenza della Provincia di Parma, mi hanno condotto ad attraversare da Ministro della Difesa, i cortili del Pentagono”. Nel suo intervento di ringraziamento, il Senatore, ha voluto essere di sprone agli attuali sindaci ed amministratori dei comuni dell’Appennino parmense e reggiano, affinché con dedizione, impegno e costanza cerchino di continuare a valorizzare le bellezze paesaggistiche e produttive di un territorio che di recente, anche grazie all’impegno del Senatore Fausto Giovannelli, ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di riserva MAB Unesco.
La cerimonia è stata conclusa dall’atteso intervento del Viceministro alle Infrastrutture e Trasporti del Governo Renzi, Riccardo Nencini, il quale ha sottolineato “l’importanza di chi ha speso la propria vita al servizio delle istituzioni e dei cittadini, venga da questi ultimi gratificato con un riconoscimento che dimostra affezione e rispetto, soprattutto in un momento di galoppante antipolitica come quello attuale”.
A seguito della celebrazione è stato presentato il libro “Il Fuoco dentro”, in cui il Nencini scrittore racconta con passione ed eleganza, ma anche con dovizia di particolari e franchezza, gli ultimi anni di vita della controversa scrittrice Oriana Fallaci e del suo rapporto di odio ed amore con la sua città natia Firenze.
Un pubblico folto ed attento ha ascoltato la ricostruzione e gli aneddoti narrati, con verve e perfetta oratoria dal Viceministro, che ha dimostrato di sapere tenere alta l’attenzione dell’uditorio sia narrando aspetti poco noti della vita della famosa scrittrice fiorentina, sia del carattere di “Oriana, attenta e rigida nell’utilizzo di un preciso canone di stile ed eleganza nella scrittura, così come diretta e rude nella lingua parlata, non inferiore ad uno scaricatore di porto di Livorno”.
Una bel pomeriggio, di politica, cultura e società.

Francesco Castria