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Olio tunisino, solidarietà penalizza i produttori italiani

Olio-oliva-mosca-scarsoNon c’è davvero pace per i produttori olivicoli italiani. Come se già non bastassero batteri e infestazioni, a complicare la vita dei nostri agricoltori ci ha pensato il Parlamento Europeo, aprendo di fatto le porte ad una invasione di olio tunisino per i prossimi due anni.

La Commissione Commercio Internazionale di Strasburgo, infatti, con un voto a larghissima maggioranza (31 voti a favore, sette contrari ed uno astenuto) ha dato il via libera all’importazione a dazio zero di 35 mila tonnellate di olio d’oliva tunisino per gli anni 2016 e 2017. Il parere della Commissione dovrà essere confermato dall’Aula con un voto previsto per fine febbraio ma, da quanto filtra, sembra assai difficile un passo indietro.

Il provvedimento, previsto dalla Commissione Europea, punta a favorire l’economia tunisina, seriamente compromessa dopo gli ultimi attentati terroristici. “È comprensibile che l’Europa voglia mettere in campo iniziative di solidarietà in favore di un Paese alle prese con una grave recessione, ma non possono essere gli olivicoltori italiani, già provati dalle crisi di mercato e dalle emergenze fitosanitarie, a pagarne le eventuali conseguenze negative”, afferma Oreste Pastorelli, deputato del Psi e componente della commissione Ambiente della Camera. “La decisione della Commissione Commercio rischia di pregiudicare in maniera decisiva l’intero settore olivicolo e spalanca le porte alla contraffazione. Un’ulteriore stangata nei confronti dei nostri produttori”.

Oreste Pastorelli

il deputato socialista Oreste Pastorelli

In effetti, prima la procura di Torino e poi quella di Bari, hanno scoperto delle maxifrodi sull’olio extravergine venduto come italiano quando in realtà era miscelato con prodotti provenienti da Paesi extra Unione Europea. “Le filiere vanno controllate sin dalla produzione – sottolinea Pastorelli – prima della messa in commercio. Così facendo si andrebbero a salvaguardare le campagne di produzione di tante aziende oneste. I piccoli e piccolissimi produttori, poi, vanno tutelati con un sostegno commerciale”.

Secondo la Coldiretti, in Italia le importazioni di olio tunisino sono aumentate del 520 per cento solo nell’ultimo anno. “Nel periodo in cui l’Italia sta finalmente reagendo con forza alla contraffazione agroalimentare – prosegue il deputato socialista – ora arriva quest’altro fendente da parte dell’Europa. I parlamentari europei devono continuare sulla strada della salvaguardia del made in Italy, già intrapresa dal nostro Parlamento e dall’Esecutivo”.

Oltre al rischio di contraffazione, negli ultimi anni le aziende olivicole italiane hanno subito ingenti danni causati da emergenze fitosanitarie e infestazioni. In particolare il batterio della Xylella in Puglia e la mosca olearia nel Lazio e in Toscana  hanno messo in ginocchio interi raccolti. Per affrontare l’emergenza Xylella sono stati stanziati 13,6 milioni di euro. Secondo Pastorelli “gli investimenti per affrontare l’emergenza sono un ottimo segnale da parte delle Istituzione. Ma occorre investire di più sulla ricerca. In questo senso il piano del Governo annunciato due giorni fa dal ministro Martina rappresenta un ottimo punto di partenza. L’auspicio, inoltre, è che si possa avere presto un chiarimento dalla Corte di Giustizia Europea alla quale si è appena rivolta il Tar del Lazio, sospendendo il giudizio sui ricorsi dei proprietari di terreni in cui ci sono piante non infette ma comunque inserite nel vecchio piano anti-Xylella”.
Francesco Glorialanza

COP 21, Pastorelli: “Incentivi per le auto elettriche”

COP 21, la conferenza sull'ambiente di Parigi

COP 21, la conferenza sull’ambiente di Parigi

Limitare l’aumento della temperatura a 1,5 gradi; raggiungere il picco delle emissioni il più presto possibile per poi attuare rapide riduzioni; 110 miliardi ai Paesi in via di sviluppo; comunicare e mantenere gli impegni presi a livello nazionale. Questi i punti principali dell’accordo raggiunto alla Conferenza sul Clima di Parigi. “Il mondo ha capito che l’era dell’energia fossile sta terminando”, commenta Oreste Pastorelli, deputato del Psi e componente della commissione Ambiente della Camera. “L’Italia ha avuto un ruolo di primo piano e l’Europa ha dimostrato unità. Socialisti impegnati per la riduzione di emissioni Co2 e la diffusione della mobilità elettrica”.

On. Pastorelli, cosa pensa dell’accordo raggiunto a Parigi?
“È un fondamentale passo in avanti verso la strada dello sviluppo sostenibile e della salvaguardia dell’ambiente che dobbiamo obbligatoriamente percorrere per dare un futuro alle prossime generazioni. La Cop 21 si è posta degli obiettivi ambiziosi, che 195 Paesi hanno sottoscritto. A Parigi abbiamo assistito ad un decisivo cambio di prospettiva, ad una svolta politica: tutto il mondo ha finalmente capito che l’era dell’energia fossile sta volgendo al termine e se ne sta aprendo una legata all’ecosostenibilità”.

Pastorelli

Oreste Pastorelli

Quali saranno le novità per l’Italia?
“Saranno novità positive. In particolare il mondo dell’impresa potrà sicuramente trarre beneficio dall’accordo di Parigi. Dobbiamo credere nella green economy, nelle opportunità di lavoro che può creare, investendo sui giovani. L’Italia è uno dei Paesi più virtuosi dal punto di vista ambientale: ha già ridotto le sue emissioni del 20 per cento e ha portato l’energia rinnovabile al 43 per cento della produzione elettrica. Questo ci deve dare la spinta a fare molto di più sul fronte dell’occupazione, indirizzando i nostri ragazzi verso un nuovo tipo di economia ‘pulita’. Il Governo e la maggioranza hanno mostrato grande sensibilità verso i temi ambientali. E noi socialisti in Parlamento abbiamo sempre lavorato in questa direzione. Basti pensare agli emendamenti alla legge di stabilità che abbiamo presentato per mettere in campo iniziative di riduzione delle emissioni di Co2”.

Che ruolo ha ricoperto il Governo per il raggiungimento dell’accordo?
“Un ruolo di primo piano, direi. Il Governo ha tenuto le proprie posizioni sino alla fine con grande forza. Ha partecipato a tutti i negoziati affinché si raggiungesse il risultato finale. Mi preme poi sottolineare la spinta decisiva dell’Europa, che ha dato prova di collaborazione e visione comune, dimostrando al pianeta quanto essenziale sia il suo apporto. Infatti, l’asse che si è venuto a creare tra Ue e Stati Uniti è stato fondamentale per la riuscita dell’operazione”.

I più critici all’accordo parlano di processo troppo lento, visto che il primo bilancio è fissato per il 2023. Inoltre l’intesa raggiunta sembra basata su impegni volontari.
“Non tutti i Paesi sono uguali sia sotto l’aspetto economico che tecnologico. C’è bisogno, quindi, del tempo necessario per mettersi in carreggiata. Poi, gli impegni assunti dalle varie nazioni non sono su base volontaria, bensì entreranno in vigore non appena saranno ratificati dal 55 per cento dei Paesi che presentano più emissioni”.

Manca ancora qualcosa al risultato ottenuto in Francia?
“Si è discusso poco di trasporti. Gli ultimi dati diffusi sulle morti derivanti da polveri sottili sono allarmanti. Se il nostro obiettivo è ridurre le emissioni di gas serra non si può prescindere dal passaggio alla mobilità elettrica. Su questo tema, ho presentato una proposta di legge, sottoscritta da 29 deputati di quasi tutti i gruppi parlamentari, che incentiva l’acquisto di veicoli elettrici tramite appositi incentivi fiscali. Gli altri grandi Paesi d’Europa hanno già intrapreso con successo la strada della detassazione per diffondere i mezzi a emissioni zero. È ora che l’Italia si metta al passo”.

Francesco Glorialanza