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Francesco Mario Simoncini

Reagire con un sorriso

L’attentato di Parigi ha scosso l’intera opinione pubblica, ma oltre al dolore e allo sdegno sarebbe utile chiedersi come mai dei ragazzi, francesi ed europei come tanti, decidano di dedicare la propria vita ed il proprio futuro ad una causa tanto violenta. Non si tratta d’immigrazione, d’invasione di usi e costumi, di estranei che si muovo in un tessuto sociale loro sconosciuto. Si tratta di ragazzi come tanti, che hanno vissuto come tanti e che ad un certo punto hanno scelto una strada diversa. Ma cosa può fare il resto della società di fronte a questo? Cosa si può fare per convincere questi ragazzi che la soluzione non è nella violenza?

Come rispondere a queste situazioni senza cadere nel becero populismo nazionalista che è già troppo presente nella nostra politica? Forse dovremmo trovare il coraggio di non lasciare che la paura prenda il sopravvento, perché forse queste situazioni sono anche figlie della diffidenza e di politiche d’integrazione sbagliate, sebbene sarebbe folle attribuire esclusivamente ad esse la colpa di ciò che sta succedendo. Resta però il fatto che vi è una differenza fra chi non ha mai vissuto l’Europa e chi invece in Europa è nato, perché significa che questi ultimi hanno vissuto la propria vita sentendosi estranei nelle loro abitazioni e la loro stessa casa non è stata in grado di trasmettergli l’amore e la tolleranza. Mi viene in mente Don Gallo, quando diceva: “Io vedo che, quando allargo le braccia, i muri cadono”. Sorridere, accogliere e condividere sono il miglior deterrente al fiorire di odio e di violenza. Conoscere, capire, confrontarsi possono davvero fare la differenza. E non la reintroduzione della pena di morte (chiesta stamane dalla Le Pen) o l’abbandono dei progetti di costruzione di moschee in Lombardia ( chiesto da Maria Stella Gelmini).

Francesco Mario Simoncini

Scrive Francesco Mario Simoncini:
La Sinistra ha perso la bussola

Mentre ieri ero a Roma ad ascoltare il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, non ho potuto fare a meno di lasciare che i miei spiriti guida, politicamente parlando s’intende, prendessero il sopravvento. Non voglio parlare della sua visione politica o del suo modo di intraprendere l’azione di Governo, quanto di come la Sinistra (quella che per tutti universalmente significa la stessa cosa, non quella cui ognuno attribuisce il significato più comodo e utile) s’è persa, e non sa tornare. S’è persa quando si è praticamente ignorato uno sciopero generale, condannandone velatamente la partecipazione e additando ragioni a cui solo i mal informati possono credere. Tanto per capire, affermare che gli 80€ al mese sono più di quanto i Sindacati abbiano offerto ai lavoratori può essere vero, anzi sicuramente lo è. Ciò che non si dice è che il Sindacato non è una banca, non determina cifre da attribuire a priori e ottiene tutto tramite una contrattazione. La Sinistra si è persa quando ha scordato quella domanda fondamentale che il Presidente Pertini volle porre a tutti tramite la televisione: “Mi dica, in coscienza, lei può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli?” .

La Sinistra in Italia, si pone ancora oggi questa domanda? La Sinistra in Italia, lavora nell’ottica della realizzazione di questo progetto, o ha intenzione di perdersi fra parametri economici e soglie da non superare?

È evidente come vi sia una classe intera di persone ignorate dalle ultime attenzioni della Sinistra, in favore di situazioni meno problematiche e più redditizie (elettoralmente e non solo).

E così, mentre mi trovavo a Roma in uno sfarzoso Salone con camerieri in abito elegante e un meraviglioso soffitto a cassettoni ho avuto nostalgia di quella “strada” di cui Don Gallo parlava sempre, ho pensato a quanto il mondo può sembrare distante se ci si chiude in una stanza, ho pensato a quanta gente che ha dato cuore e passione per una Sinistra vera oggi non sarebbe per nulla contenta di vedere come vanno le cose.

Francesco Mario Simoncini

La crisi è nelle mani
degli uomini non del Mercato

 

Dopo la scelta del Governo in Grecia di andare ad elezioni anticipate, la borsa di Atene è letteralmente crollata con lo spread salito oltre quota 700. Una storia nemmeno tanto nuova, accaduta anche in Italia proprio in un momento in cui se fossimo andati ad elezioni anticipate Nichi Vendola pareva – stando a tutti i sondaggi dell’epoca- essere il più probabile nuovo Presidente del Consiglio. Poi si optò per dare più tempo a Berlusconi, poi a Monti e così via.

Non è certamente sbagliato quindi affermare che il più grande nemico della sinistra europea è rappresentato dal Mercato, quello con la lettera maiuscola, il quale parteggia praticamente sempre per l’altra parte nonostante le rassicurazioni dei partiti di sinistra nazionale. Tsipras, per esempio, ha rassicurato dicendo che non intende proporre l’uscita dall’euro ma ciò non ha minimamente scalfito la sfiducia che il mondo finanziario ha nei suoi confronti.

È quindi doveroso chiedersi se questa nuova teocrazia europea, con il Mercato e la stabilità economica unici riferimenti ammessi e concessi, possa davvero essere una forma di politica democratica e civile. Una politica senza fini più grandi, senza scopi lungimiranti, senza un passato e senza un futuro.

Federico Caffè, in una famosa intervista per il servizio pubblico, fu uno dei primi ad intuire questa tendenza a concedere troppa fiducia ai numeri piuttosto che alle persone, ribadendo che la stabilità o i Mercati non celano altro che nomi, corpi e persone che li gestiscono. Non sono entità autonome, non agiscono secondo un istinto animalesco o divino. Agiscono come persone, perché sono le persone a comporre, gestire e guidare i Mercati. Ed allora giunge spontaneo chiedersi come mai si voglia sempre delegare a queste persone che si nascondono dietro l’immagine quasi onirica dell’economica globale le sorti dei Governi e dell’Europa intera. Forse aveva ragione Aristotele nel sostenere che l’Aristocrazia – in questo caso puramente economica – è facile che si trasformi in Oligarchia se lasciata libera di agire senza uno sguardo vigile e attento. Ma se l’unico sguardo vigile e attento è quello dei cittadini e degli elettori vittime oramai di una continua minaccia mediatica che stigmatizza l’esercizio democratico del voto e cerca in tutti modi di influenzarne gli esiti, allora non si potrà far niente.

Francesco Mario Simoncini
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