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Gian Franco Schietroma

Gian Franco Schietroma
Frosinone. Soddisfazione
per esito elezioni

Gianfranco SchietromaIl notevole consenso ottenuto a Frosinone, alle elezioni provinciali, dalla lista “A difesa del territorio” voluta e organizzata dal Psi, conferma che esiste senza alcuno dubbio lo spazio politico per una articolazione plurale del centrosinistra. Anzi, anche per evidenti ragioni democratiche, è davvero opportuno che il centrosinistra non venga rappresentato soltanto dal Pd.

Noi socialisti, quindi, siamo particolarmente soddisfatti per aver promosso con successo questa nuova iniziativa politica, che ha riportato il  13,3% dei voti, ottenendo l’elezione di un consigliere provinciale e sfiorando per pochissimo il secondo seggio.

Un sentito grazie  va ai sindaci ed ai consiglieri comunali che hanno votato lista “A difesa del territorio”, ai dodici candidati per il loro fondamentale  impegno, alle forze civiche e politiche che hanno appoggiato la lista, quali Sinistra Italiana, Sel, Possibile e Pci. Desidero rivolgere i migliori auguri di buon lavoro al neoconsigliere provinciale Luigi Vacana, sicuro che egli saprà continuare egregiamente l’azione politica del padre prof. Gerardo, indimenticabile e apprezzatissimo amministratore provinciale socialista democratico.

Un ringraziamento particolare va al consigliere uscente Gianni Bernardini per l’ottimo lavoro svolto in questi due anni e senza il quale sarebbe stato impossibile presentare la lista “A difesa del territorio”. Con Gianni protagonista faremo insieme altre importanti battaglie a difesa dei cittadini e per l’affermazione degli ideali di giustizia sociale propri del nostro Partito.

Da ultimo, anche in considerazione dell’esito del referendum costituzionale, auspico vivamente che, la prossima volta, il Presidente della Provincia ed il Consiglio provinciale tornino ad essere eletti direttamente dai cittadini.

Gian Franco Schietroma
Coordinatore Segreteria nazionale Psi

Gian Franco Schietroma
Perché voto sì

Sul referendum costituzionale del 4 dicembre si avverte concretamente il rischio di un voto sul governo, piuttosto che sul contenuto della riforma. Anche per questo ritengo possa essere utile esplicitare, da parte mia, le ragioni di merito che mi spingono a votare SI.

Il primo aspetto positivo della riforma è costituito dal superamento del c.d. bicameralismo perfetto, mediante l’attribuzione alla sola Camera del potere fiduciario nei confronti del governo e la previsione di un procedimento legislativo basato sulla prevalenza della Camera.

Il secondo aspetto positivo è rappresentato dall’introduzione del voto c.d. “a data certa” che consente di richiedere alla Camera l’esame e l’approvazione entro 70 giorni dei disegni di legge reputati essenziali per l’attuazione del programma di governo.

Un terzo aspetto da accogliere con favore è senza dubbio l’ampliamento dei limiti alla decretazione d’urgenza, con la previsione di materie sottratte a tale strumento, in linea con la giurisprudenza della Corte Costituzionale.

Ed ancora: è certamente positiva la razionalizzazione delle competenze tra Stato e regioni nel titolo V, mediante l’abolizione delle materie c.d. “concorrenti” che dal 2001 hanno dato luogo a numerosi conflitti di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale.

Un ulteriore aspetto di rilievo è la riduzione del quorum per la validità del referendum abrogativo, passando, in caso di quesito sottoscritto da 800 mila cittadini, dalla metà più uno degli aventi diritto alla metà più uno dei votanti alle ultime elezioni per la Camera. Resta fermo l’attuale quorum in caso di richiesta con 500 mila sottoscrizioni.

Tra gli aspetti positivi della riforma va considerato il giudizio preventivo di costituzionalità sulle leggi elettorali di Camera e Senato qualora venga richiesto da un quarto dei componenti della Camera oppure da un terzo di quelli del Senato.

Un aspetto che, invece, suscita in me perplessità è la sovrapposizione dei ruoli di consigliere regionale e senatore, e di sindaco e senatore, che, senza la previsione di meccanismi di supplenza nell’organo di origine, possono dar luogo a inefficienza nella gestione del mandato. Ma queste criticità possono essere risolte con la successiva legge ordinaria di attuazione della riforma.

In conclusione, mi sembra di poter dire che, proprio dall’esame dei contenuti della riforma, emergono aspetti positivi che portano con tranquillità ad esprimere un voto favorevole il 4 dicembre prossimo.

Gian Franco Schietroma
Coordinatore Segreteria nazionale PSI

Gian Franco Schietroma
Il Psi non ha paura
dei cambiamenti

Dobbiamo registrare che, purtroppo, continua incessante l’attacco irresponsabile della minoranza di “area socialista”, teso a tentare di distruggere il nostro Partito.

Dopo le scellerate iniziative giudiziarie intraprese per tentare di bloccare la celebrazione del Congresso nazionale PSI di Salerno, adesso vengono raggiunte intese trasversali ed annunciate possibili scissioni se nel Partito non verranno messe su un piano di parità le due posizioni referendarie.

Evidentemente si finge di ignorare che il Congresso di Salerno ha affrontato la questione e ha approvato una mozione, quella del Segretario Nencini, con la quale si è deciso, tra l’altro, che “il PSI indica di votare sì al referendum confermativo d’autunno, pur rispettando le posizioni e le opinioni che dovessero manifestarsi in senso diverso“.

Si tratta di una posizione chiara, equilibrata e rispettosa di chi la pensa diversamente, per cui le accuse di autoritarismo al Segretario Nencini sono quantomeno ingenerose, oltre che infondate.

Eppure, ogni motivo è buono per tentare, per fortuna invano, di destabilizzare il nostro Partito.

E’ chiaro che il referendum costituzionale è materia talmente delicata e complessa che può comportare opinioni e sensibilità diverse.

Ma gli aspetti positivi sono numerosi ed importanti:

1)-il superamento del bicameralismo perfetto, che, peraltro, è un obiettivo auspicato già in altre stagioni politiche dal nostro Partito;

2)-l’introduzione del voto c.d. “a data certa”, che consente al Governo di richiedere alla Camera l’esame e l’approvazione entro 70 giorni dei disegni di legge reputati essenziali per l’attuazione del programma. In questo modo vengono rafforzati gli strumenti del Governo in Parlamento, garantendo tempi definiti per lo svolgimento dell’attività legislativa su particolari settori;

3)-l’ampliamento dei limiti alla decretazione d’urgenza, con la previsione di materie sottratte a tale strumento, in linea con la giurisprudenza della Corte Costituzionale. Ad esempio non si può cambiare la legge elettorale per decreto;

4)-la razionalizzazione delle competenze tra Stato e regioni nel titolo V, mediante l’abolizione delle materie c.d. “concorrenti”, che dal 2001 hanno dato luogo a numerosi conflitti di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale;

5)-la riduzione del quorum per la validità del referendum abrogativo, passando, in caso di quesito sottoscritto da 800mila cittadini, dalla metà più uno degli aventi diritto alla metà più uno dei votanti alle ultime elezioni per la Camera. Resta fermo l’attuale quorum in caso di richieste con 500mila sottoscrizioni;

6)-il giudizio preventivo di costituzionalità sulle leggi elettorali di Camera e Senato, qualora venga richiesto da un quarto dei componenti della Camera oppure da un terzo di quelli del Senato;

7)-la riduzione del numero dei parlamentari da 945 a 725;

8)-la riduzione dei costi e delle spese regionali.

Certo, tutto è perfettibile, ma non bisogna aver paura dei cambiamenti, anche perchè la paura è il maggior freno alla speranza di un futuro migliore, soprattutto per i più deboli. Non dobbiamo condividere l’opinione di alcuni pensatori dell’antichità, come Publilio Siro, del quale si ricorda la massima “cotidie est deterior posterior dies” (ogni giorno l’oggi è peggiore dello ieri). L’idea di un passato sempre migliore è sbagliata e, quindi, occorre affrontare con coraggio le sfide della modernità. Questo è il compito di un Partito Socialista che voglia interpretare sul serio e al meglio le esigenze di cambiamento della nostra società e che non voglia rimanere fermo, ingessato in sterili polemiche interne con chi ha dimostrato di non voler bene al Partito.

Perchè una cosa è certa: quando ci si rivolge alla magistratura per bloccare un congresso, non c’è più la politica. Ma il Partito ha resistito e continuerà a respingere queste aggressioni irresponsabili.

Gian Franco Schietroma
Coordinatore Segreteria Nazionale PSI

Saragat e i 69 anni passati dalla scissione di Palazzo Barberini

In questi giorni ricorre il 69° anniversario della coraggiosa scelta politica compiuta nel 1947 da Giuseppe Saragat a Palazzo Barberini. Allora Saragat, un grande uomo al quale il nostro Paese deve davvero molto, fu costretto a dividere la sinistra. Fu osteggiato e combattuto duramente e con lui i suoi seguaci. Era il 1947, i tempi della Russia di Stalin; senza la sua coraggiosa iniziativa l’Italia, quasi certamente, avrebbe potuto avere lo stesso triste destino di fame e miseria dei paesi dell’Est. Ha avuto ragione; eppure il nostro Paese sembra averlo dimenticato, nonostante sia stato il primo Presidente dell’Assemblea Costituente nonché Presidente della Repubblica veramente esemplare. La sua figura è stata messa quasi ai margini della memoria collettiva proprio nel momento in cui alcune sue scelte di fondo trovavano riscontro nei fatti della storia.

Eppure Giuseppe Saragat è uno dei personaggi più significativi dell’Italia repubblicana. Uno dei padri fondatori, appartenente a quella generazione che costruì l’Italia delle libere istituzioni, che dobbiamo difendere gelosamente. Nella chiarezza. Senza esitazioni. L’importanza della scelta di Palazzo Barberini forse ancora non è stata percepita dalla più larga parte degli italiani, ma certamente si è trattato di un gesto decisivo per il nostro Paese. Con quel gesto coraggioso, Saragat entrava davvero da protagonista, sul serio e a buon diritto, nella storia dell’Italia contemporanea.

Uomo di grande cultura, sapeva parlare praticamente di tutto. Era un grande conoscitore di libri rari ed eccezionali, capace di leggere in lingua originale Goethe e Marx. Esemplare per equilibrio, correttezza, onestà. Un protagonista che ha inciso un segno profondo nella nostra storia nel momento più pericoloso e decisivo. La sua forte coerenza politica e morale gli consentì di avere il coraggio dell’impopolarità. Le sue scelte furono subito definitive ed irrinunciabili, con intuizioni al limite della profezia e con una visione della politica che, con la difesa della libertà e della democrazia, doveva realizzare le condizioni materiali della giustizia sociale. Il suo messaggio programmatico (case, scuole, ospedali) è un fondamentale riferimento dal momento che ancor oggi c’è la necessità di difendere la casa, la scuola pubblica e di battersi per una sanità davvero efficiente.

Ma al di là delle questioni programmatiche, la scissione di Palazzo Barberini riguardava soprattutto una diversa dislocazione internazionale.
E la posizione di Saragat era identica a quella dei socialisti e socialdemocratici europei, unanimemente concordi verso la scelta d’occidente.

Va dato quindi risalto all’opzione europeista di Palazzo Barberini, dove Saragat fu motivato dalla convinzione che lo “sbocco europeo” era l’unica necessaria premessa della conquista della democrazia e del socialismo e che l’europeismo dei socialisti riformisti era il baluardo contro il dilagare dello stalinismo.
Saragat fin dall’inizio della sua vita ha scelto di schierarsi per la libertà, questa scelta non ha tradito mai. Mai una volta che un calcolo politico, una questione di rimanere nella maggioranza, un problema di avere posti di potere, mai una volta che quella che viene chiamata la politica spicciola – forse dovrebbe essere chiamata con più sincerità in altro modo- abbia mosso, turbato o posto interrogativi su questa scelta assoluta, precisa, motivata, pagata personalmente. La scelta di libertà.

Ed in effetti i punti fermi di Saragat erano la difesa della democrazia e lo sviluppo nel suo ambito della giustizia sociale.
E, dunque, nei Paesi in cui si tenta di realizzare la giustizia sociale sopprimendo la libertà politica, si distrugge l’una e l’altra.
“A conferma di questa nostra posizione – ammonisce Saragat – è l’esperienza dei Paesi in cui il marxismo – leninismo ha trovato modo di insediarsi in permanenza”.
La rivoluzione di ottobre del 1917 vede l’avvento di Lenin al potere. All’inizio di essa l’Assemblea Costituente liberamente eletta trova i leninisti con il 17% dei voti. Lenin e Trotski sciolgono l’Assemblea e ha inizio così la dittatura.
Resta per tutti -ricorda Saragat- il giudizio implacabile e definitivo dell’eroica rivoluzionaria Rosa Luxembourg, assassinata a Berlino dagli ufficiali tedeschi nel gennaio del 1919, dopo il fallimento della rivolta spartachista, il cui cadavere fu gettato nella Sprea: “Il rimedio inventato da Lenin e Trotski, la totale soppressione della democrazia, è peggiore del male che essi supponevano di guarire”.
La libertà fu, quindi, sempre il punto di riferimento fondamentale di Giuseppe Saragat.
Giovane studioso, nato a Torino nel 1898, laureato in scienze economiche, riconobbe in Claudio Treves il suo maestro e si iscrisse al partito socialista per attivare la lotta contro la dittatura.
Nel 1926, dopo l’entrata in vigore delle leggi eccezionali e la revoca del mandato parlamentare ai deputati di tutti i gruppi dell’opposizione, Saragat con Claudio Treves passa il confine con la Svizzera, camminando lungo il sentiero che fiancheggia il lago di Lugano in burrasca.
“E’ come un prigioniero che volesse liberarsi dalle catene” dice rivolto al suo più anziano compagno. E Treves gli risponde “il lago ha ragione”. Il loro pensiero è rivolto al Paese che stanno lasciando, caduto sotto un regime negativo di ogni libertà.
I due esuli sono diretti a Zurigo, dove si dividono. Treves prosegue per Parigi, Saragat per Vienna, dove stringe un sodalizio durato vari anni con il leader della socialdemocrazia austriaca Otto Bauer, che arricchirà la sua capacità di intuizione politica.
Dopo che Saragat aveva lasciato Vienna per stabilirsi a Parigi, fu pubblicato appunto in Francia il suo libro “L’Umanesimo marxista”, un testo che rivelerà ai socialisti di tutta Europa l’importanza della elaborazione dottrinaria saragattiana, condotta sulla lettura nella lingua originaria delle opere di Marx, di cui è rivendicato, in termini di estrema chiarezza, il significato umano contro le arbitrarie interpretazioni leniniste e contro le aberranti applicazioni staliniste.

Durante l’occupazione nazista Saragat è a Roma. Sono con lui Nenni, Pertini e Buozzi. Saragat e Pertini vengono arrestati e tradotti nel carcere di Regina Coeli. Saragat verrà condannato a morte dal tribunale militare tedesco.
Allo scrittore siciliano Ettore Patti, compagno di prigionia che gli confida il suo terrore di essere fucilato dai tedeschi, Saragat risponde: “E se anche avvenisse ? Per due di noi che cadessero, ve ne sarebbero cento altri che prenderebbero il nostro posto per continuare la lotta per la libertà”. Un abile stratagemma, un ordine di scarcerazione con firma falsa, consente di liberare sette detenuti tra cui Saragat e Pertini.
A Palazzo Barberini, nel 1947, Saragat ha portato con sé in questa nuova battaglia la sua visione umanistica del marxismo, la traccia profonda delle convinzioni di Otto Bauer che non vi è socialismo senza democrazia, il patrimonio ideale per il quale ha scelto l’esilio e la lotta contro il totalitarismo. A distanza di anni possiamo dire che il seme gettato nel gennaio ’47 ha dato i suoi frutti nella storia del Paese. Oggi, ancor più dopo la caduta del muro di Berlino, è chiaro che Saragat politicamente e storicamente ha avuto l’intuizione vincente.
Il Paese gli ha manifestato il suo tributo di riconoscenza quando il Parlamento nel 1964 volle eleggerlo Presidente della Repubblica.
Come un segno fatale e significativo nel ribadire la continuità storica del pensiero riformista, è morto nel 1988 nello stesso giorno ed alla stessa ora in cui morì 55 anni prima il suo maestro, Claudio Treves.
Ci ha insegnato che la cosa più importante nella vita è avere degli ideali.

Gian Franco Schietroma
Coordinatore Segreteria nazionale PSI

Obiettivo: rafforzare
l’autonomia del PSI
di Gian Franco Schietroma

Anche chi non condivide l’operato dell’attuale dirigenza del PSI ha dovuto riconoscere che la Conferenza programmatica ha rappresentato sicuramente un successo, avendo dimostrato, tra l’altro, la vitalità di una comunità, che non ha di certo esaurito il suo ruolo di propulsione ad un processo di cambiamento che appare imprescindibile per il nostro Paese.

L’intervento conclusivo di Nencini è stato particolarmente efficace ed apprezzato dall’affollato uditorio, avendo egli puntigliosamente rivendicato passaggi importanti dell’azione dei socialisti ed essendo stato capace di trasmettere entusiasmo.

Le critiche addotte da chi non condivide l’azione della Segreteria del Partito si riferiscono soprattutto al fatto che la Conferenza programmatica non ha sciolto i nodi relativi alla prospettiva politica.

Osservo che la Conferenza non aveva questo compito, ma quello di tracciare una piattaforma programmatica credibile, ricca di idee e di contenuti utili alla futura azione del Partito. E mi sembra che questo obiettivo sia stato senz’altro raggiunto.

Quanto al resto, e cioè ai nodi relativi alle prospettive politiche del PSI, la discussione e le determinazioni al riguardo appartengono senza alcun dubbio al Congresso, la cui celebrazione è prevista a breve. Sarà quella la sede per approfondire questi nodi e prendere le migliori decisioni.

Non ho difficoltà, però, ad anticipare la mia opinione. Venti anni fa l’Ulivo entrò in crisi anche perché formato da un eccessivo numero di partiti. Oggi c’è il rischio dell’eccesso opposto. Ebbene, a mio avviso, il partito unico non fa bene al centrosinistra nè al Paese. Occorre quantomeno un minimo di articolazione plurale nel centrosinistra, anche per consentire alle varie sensibilità politiche di potersi esprimere appieno nell’interesse dei cittadini. Pertanto dobbiamo lavorare con determinazione a rafforzare l’autonomia del PSI nell’ambito di un centrosinistra rinnovato e moderno.

Per la verità anche dall’intervento conclusivo di Nencini è venuto un significativo segnale in tal senso, sia pure riferito alle elezioni della primavera prossima, che comunque hanno una forte valenza politica proprio per l’importanza dei comuni chiamati al voto. Il Segretario nazionale del Partito, infatti, non a caso, ha sollecitato la preparazione di liste autonome nell’ambito del centrosinistra.

Voglio concludere questo mio breve intervento con un appello a tutti i compagni, compresi ovviamente quelli che la pensano in modo diverso. Impieghiamo tutte le nostre migliori energie innanzitutto al rafforzamento del PSI. Disperdere il patrimonio di idee e di uomini dell’area socialista in mille rivoli si risolve inevitabilmente in un forte contributo alla nostra ininfluenza. Anche nell’ultimo Congresso nazionale di Venezia c’è stato spazio per posizioni ed idee diverse, nel solco della tradizione socialista. Se vogliamo davvero l’autonomia del PSI, non dobbiamo indebolirlo prendendo altre strade, ma combattere per le proprie idee all’interno del Partito.

Gian Franco Schietroma

 

 

        

 

 

 

Psi. Riportare il Partito
al ruolo che merita

schietroma_1385903Dopo la fuoriuscita del deputato Marco Di Lello, sono riaffiorate le polemiche all’interno del Partito socialista, a seguito anche della lettera del segretario del Psi, Riccardo Nencini. 

Considero di pregevole fattura la lettera del 3 agosto 2015, inviata alle compagne e ai compagni dal nostro segretario Riccardo Nencini
Inoltre, avendo partecipato alle riunioni che precedettero le elezioni politiche del 2013, posso confermare che la ricostruzione dei fatti compiuta da Nencini è rispondente a verità.
Ai compagni che hanno contestato tale ricostruzione, voglio dire inoltre che, se continueremo ad impiegare le nostre migliori energie in sterili polemiche interne, con lo sguardo rivolto al passato, non andremo lontano.
D’altra parte è giusto riconoscere a Riccardo Nencini il coraggio di aver assunto, nel 2008, la guida di un partito che era un netta difficoltà ed anche l’innegabile merito di aver riportato il Psi in Parlamento e e al Governo.
Adesso siamo ad un bivio: o continuare a litigare tra di noi, con il rischio di una fine ingloriosa, oppure batterci tutti insieme, con dignità e determinazione, per tentare di riportare il partito di Turati al ruolo che merita.
Mi auguro vivamente che in tutti noi prevalga il buon senso e l’orgoglio di non arrenderci al destino, che un grande socialista, ha definito “cinico e baro”.

Gian Franco Schietroma

Turismo in Italia.
Un settore sottovalutato

Turismo-scioperi-Pompei Dopo la situazione di Roma denunciata dal NYT, arriva l’ennesima brutta figura per l’Italia, Pompei dopo i crolli è stata protagonista venerdì di nuovo discredito italiano per la chiusura selvaggia del sito archeologico per una assemblea sindacale. Imminente la rabbia e la denuncia da parte delle Istituzioni per la chiusura decisa da una parte del personale riunito in assemblea e centinaia di turisti lasciati fuori in uno dei siti di interesse italiani più conosciuti al mondo e che conta ben 10mila visitatori al giorno. “È stato un colpo di mano, una chiusura che ha colto di sorpresa anche me e di cui sono stato informato in ritardo”, ha detto il soprintendente Massimo Osanna, alla guida degli scavi dal gennaio 2014. “Ma la cosa peggiore è il danno, la ferita di immagine, che arriva proprio nel momento in cui qui si sta facendo tutti il massimo per rilanciare il sito”.

“I clamorosi inconvenienti di questi giorni ripropongono inevitabilmente all’attenzione una grande questione mai realmente affrontata nel nostro Paese. L’Italia ha l’80 per cento dei beni culturali del mondo e bellezze naturali ineguagliabili, anche se negli ultimi decenni in parte impoverite dai vari fenomeni di degrado ambientale.Ebbene, a fronte di queste enormi potenzialità, davvero uniche al mondo, il nostro Paese è soltanto al trentatreesimo posto in termini di competitività turistica. È evidente che abbiamo finora sottovalutato queste straordinarie possibilità, che, invece, costituiscono fattori essenziali per la crescita economica ed occupazionale del nostro Paese. Ciò è avvenuto in primo luogo perché l’Italia ha avuto, nel corso degli anni, opportunità notevoli in altri settori, che hanno portato a trascurare il turismo, ma anche per la mancanza di consapevolezza del fatto che una effettiva valorizzazione delle potenzialità culturali e ambientali possa realizzare un nuovo modello di sviluppo davvero fondamentale per le prospettive del nostro Paese. I socialisti invitano il Governo a moltiplicare i propri sforzi per determinare un effettivo salto di qualità in un settore che può compensare realmente, se bene organizzato, ai vari livelli, il declino manifestatosi purtroppo in alcuni settori dell’industria italiana. È veramente triste dover registrare che, nell’occasione degli ultimi episodi di grave disagio emersi soprattutto a Roma e a Pompei, qualcuno non abbia potuto fare a meno di commentare che il nostro “non è un paese per turisti”. Queste affermazioni dure, amare, ma purtroppo pienamente giustificate, debbono farci riflettere e possono costituire un ulteriore sprone per la politica e le istituzioni ad ogni livello per investire nei servizi per il turismo e per affrontare finalmente, in modo serio ed organico, una grande questione, che, se risolta adeguatamente, potrebbe rappresentare la panacea di tanti problemi economici ed occupazionali”. Così in una nota il coordinatore della Segreteria Nazionale del Psi, Gian Franco Schietroma.

Gian Franco Schietroma

Orgogliosi della nostra autonomia

Alcuni compagni guidati da Franco Bartolomei ipotizzano di unirsi a Fassina e ad altri fuoriusciti dal PD per dar vita ad un movimento politico su posizioni di sinistra radicale.

Auguro a Franco e agli altri compagni ogni bene, rispetto le loro opinioni, ma non le condivido assolutamente, anche perché difficilmente il massimalismo può aiutare l’Italia, come l’Europa, a risolvere i suoi problemi.

Quello però che non posso accettare da Bartolomei e C. sono le ripetute lezioni di socialismo, che ritengono di poter impartire, e le grossolane falsità con le quali pensano di poter giustificare lo strappo con il PSI. Ad esempio, quando affermano falsamente che l’attuale gruppo dirigente ha in animo di sciogliere il PSI.

Fingono di ignorare che noi siamo sempre gli stessi che, appena qualche anno fa, hanno saputo resistere al tentativo di Veltroni di cancellare il nostro partito.

Noi del PSI non andremo nel PD di Renzi, ma non andremo nemmeno nel partito di Fassina.

Noi del PSI rimarremo autonomi e lavoreremo per un nuovo centro sinistra, che sia in grado di affrontare le sfide della modernità e le emergenze sociali.

Sappiamo bene che dovremo sempre più incalzare il PD sul fronte delle riforme. Le ultime iniziative del PSI vanno appunto in tal senso, a cominciare, ad esempio, dalle proposte di legge dei deputati socialisti per proteggere la sicurezza delle famiglie dai furti nelle abitazioni, dagli scippi e dalle rapine o quelle per aumentare le pensioni minime e medie mediante una tassazione più alta del gioco d’azzardo.

Ma una cosa è certa: noi del PSI non ci faremo assorbire né da Renzi né da Fassina; resteremo autonomi con grande fierezza e con l’orgoglio di sempre a difesa degli ideali di libertà, di democrazia e di giustizia sociale.
Gian Franco Schietroma

80 euro anche ai pensionati

quattordicesimaIl Governo Prodi, nel 2007, si era posto il problema della perdita del potere di acquisto delle pensioni prevedendo, all’art.5 della Legge n.127 del 3 agosto 2007, l’erogazione di una somma aggiuntiva (o quattordicesima), che, infatti, è attualmente percepita da più di due milioni di pensionati.

L’esecutivo di allora si impegnò a recuperare, negli anni a seguire, altre risorse finanziarie, al fine di estendere la quattordicesima ad un maggior numero di pensionati, ma la caduta del Governo Prodi impedì l’attuazione di questi propositi.

Ora è davvero opportuno che il Governo Renzi si occupi concretamente dell’importante questione, o ampliando la platea dei beneficiari della quattordicesima o estendendo ai pensionati il bonus Irpef di 80 euro, già disposto a favore dei lavoratori dipendenti.

Il Governo, inoltre, dovrebbe farsi carico di una legge quadro per la non autosufficienza, materia attualmente gestita dalle regioni con conseguenti disparità territoriali, le quali vanno superate, appunto, con una regolamentazione valida per tutti.

Il Consiglio nazionale del PSI, riunitosi a Roma sabato scorso, nell’approvare, a larghissima maggioranza, la relazione del Segretario Riccardo Nencini, ha deciso di sostenere con forza le giuste ragioni dei pensionati, proprio in considerazione della notevole perdita del potere di acquisto da parte delle pensioni. Nencini, tra l’altro, ha osservato che, nonostante le difficoltà di bilancio, si possono reperire comunque alcune importanti risorse da destinare all’obiettivo di pensioni più dignitose, a partire da una maggiore tassazione del gioco d’azzardo e dei concessionari di slot machine.

Gian Franco Schietroma

(Coordinatore Segreteria Nazionale PSI)