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Gianfranco Pasquino

Breaking News: Saviano socialista

Quarto StatoBreaking News: è con grande sorpresa (se sarà anche un piacere lo vedremo poi) che apprendiamo da più fonti, anche quelle assolutamente insospettabili, che l’Italia ha bisogno di un partito socialista. Per chi, come noi, ne ha sempre sostenuta l’esigenza, non è davvero una notizia eclatante. Non soltanto in Europa, Nord e Sud, Est e Ovest, esistono dappertutto partiti socialisti, laburisti, socialdemocratici. Addirittura, dove quei partiti sono forti e hanno governato per qualche tempo, l’economia è in condizioni migliori, la società è più civile, le diseguaglianze sono contenute.  No, il Partito Democratico, neanche questa è per noi una scoperta, non soltanto non ha voluto diventare socialista, ma neanche avrebbe potuto. Continua a leggere

THE ANSWER, MY FRIEND, IS BLOWING IN THE WIND

 

La speranza di molte decine di milioni di socialisti in Europa è che la risposta che quarant’anni fa soffiava nella canzone di Bob Dylan sia incoraggiante. I laburisti inglesi, con la dolorosa, ma forse inevitabile, eccezione di Londra (non gli poteva dire Rutelli che i revenants non riescono a vincere? Già, Rutelli non parla più con i socialisti), hanno ottenuto un buon successo nelle elezioni amministrative. Adesso, è il vento della Francia che viene atteso, non soltanto in Italia, ma anche a Berlino, dove i sondaggi danno i socialdemocratici in forte crescita (seppure insidiati dai Pirati) e a Francoforte, dove il pur cautissimo Mario Draghi gradirebbe un aiutino per politiche di sviluppo. Allegramente frammentata, come si conviene al paese di Arlecchino, farebbe pur comodo anche alle variegate liste della sinistra, sì, insomma, quella “cosa” lì, qualcuno o qualcosa che soffi nelle sue non troppo tese vele. Continua a leggere

A chi piace davvero la Francia della Quinta Repubblica?

Parbleu, non vorrete mica andare in giro a raccontare che in Francia ci sono socialisti che possono vincere? Ma se lo sappiamo tutti che le esperienze socialiste e socialdemocratiche erano già logore, in crisi e superate vent’anni fa quando nacque il Partito democratico della Sinistra. Anche le ideologie socialdemocratiche si rivelarono “ottocentesche” quando nacque e morì dans l’espace d’un matin l’Ulivo: quella pianta mediterranea – non, per carità, nordica, solida e duratura -, innaffiata nel 1996 e caduta nel 1998. Per fortuna, ma non so di chi, è poi venuto il Partito Democratico che, nel 2013, ringalluzzito dalla probabile vittoria di Hollande (sia Bersani che D’Alema sono andati ad un comizio del Parti Socialiste: segno del destino, ma non so di chi), salirà a Palazzo Chigi. Forse, anche, no. Infatti, sarà il caso di ricordarlo agli entusiasti smemorati che François Mitterrand vinse nel 1981 e rivinse nel 1988 mentre l’Italia stava tristemente a bagno nel pentapartito, e vi rimase fino al crollo di Tangentopoli. Continua a leggere

La seconda Repubblica: Una bambina nata male e mai cresciuta

La Seconda Repubblica è una bambina nata male e mai cresciuta. I genitori, con le Mani Pulite, ma con poche idee referendarie, non l’hanno proprio saputa aiutare. Avevano, i genitori, ereditato soltanto debiti dalla Repubblica precedente, che per di più era rimasta molto ubriaca dopo essersi bevuta tutta Milano (e dintorni). Avevano poi, i genitori, scommesso su Maastricht. Mal gliene incolse. Infatti, i giocatori europei non bluffano mai. Niente crescita, dunque, ma rigore per la povera bambina Seconda Repubblica. Alcuni dei parenti alla lontana, la litigiosa famiglia Referendaria, suggerirono di mandare la bambina ad una scuola speciale dove si poteva imparare l’idioma prezioso, ma complesso, del maggioritario-bipolare.

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Referendum legge elettorale, Corte dubbiosa risultato incerto

Incerta è la giurisprudenza della Corte Costituzionale in materia di leggi elettorali e di referendum elettorali. In materia, non abbastanza giudici hanno le competenze professionali necessarie per emettere sentenze incontrovertibili. Questa volta, la Corte è almeno potenziata dalla presenza nelle sue fila di Sergio Mattarella, l’estensore della famigerata legge Mattarellum, peraltro, molto preferibile al vigente Porcellum. In altri luoghi, probabilmente, il giudice Mattarella dovrebbe chiamarsi fuori, non votando.
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