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Gianluca Baranelli

Slovacchia, gli alleati di Forza Nuova e Alba Dorata

L’Europa va a destra? Viaggio tra le varie compagini politiche di destra ed estrema destra nei vari scenari politici nazionali. (20^ puntata).

Marian Kotleba

Marian Kotleba

I due principali partiti della destra slovacca sono il Partito Nazionale Slovacco e il Partito Popolare.
Il Partito Nazionale Slovacco nasce nei giorni successivi alla Rivoluzione di velluto con l’intento di unificare la destra nazionalista del Paese. Negli anni 90 è stato il principale alleato dei popolari di Vladimir Meciar, con i quali sono stati per sei anni al governo della nazione. Dopo una legislatura all’opposizione ed una fuori dal Parlamento, tornano ad essere forza di governo, sostenendo assieme agli storici alleati il primo governo di Robert Fico, nel 2006. Nel 2009 sostengono, assieme ai socialdemocratici di Fico, la candidatura di Ivan Gasparovic a Presidente della Repubblica, che verrà eletto al secondo turno. Nel 2012 raccolgono solo il 4,6% dei voti e rimangono fuori dal Parlamento slovacco per la seconda volta. Nel 2014 il partito viene escluso anche dal Parlamento di Bruxelles, dopo aver raccolto poco più di 20.000 voti alle elezioni europee. Per la prima volta dal 1990, la destra e l’estrema destra slovacca non hanno alcuna rappresentanza né al Parlamento nazionale, né al Parlamento europeo. Due anni più tardi il partito diventa, grazie all’8,6% del consenso nazionale, la quarta forza politica della Slovacchia, torna al Parlamento ed al governo, sostenendo il terzo governo Fico. Da un anno, esponenti del Partito Nazionale Slovacco sono alla guida dei ministeri della difesa, dell’istruzione e dell’agricoltura. Il 23 marzo 2016, il leader del partito Andrej Danko diventa il primo Presidente del Parlamento proveniente dalle file della destra slovacca, succedendo a Peter Pellegrini, divenuto nel frattempo numero due di Robert Fico.
Il Partito Nazionale Slovacco è un partito nazionalista ed euroscettico. Fra il 2009 e il 2014 è stato alleato dello Ukip nel gruppo europeo EFD. Il principale alleato a livello europeo dei nazionalisti slovacchi è il Partito Popolare danese, passato nel frattempo fra i banchi dei Conservatori e riformisti al Parlamento europeo. Il partito ha il proprio feudo elettorale nella regione di Zilina, di cui Jan Slota, leader del Partito Nazionale Slovacco per quindici anni, è stato sindaco dal 1990 al 2006.
Il Partito Popolare nasce nel 2010, attorno alla figura di Marian Kotleba.
Alle elezioni del 2010 e del 2012 il partito d’estrema destra si ferma all’1%. Nel 2013, il leader Kotleba arriva a sorpresa al ballottaggio alle elezioni regionali della regione di Banska Bystrica, la più grande regione slovacca, dopo aver superato, grazie al 21,3% dei voti, il candidato del centrodestra ed ex ministro del lavoro Louis Kanik. Al ballottaggio Kotleba ottiene oltre il 55% dei voti e viene eletto governatore, battendo il presidente uscendo Vladimir Manka, non eletto al primo turno per una manciata di voti.
Dopo aver ottenuto meno di 10.000 voti alle elezioni europee del 2014, il partito entra per la prima volta nel Parlamento nazionale nel 2016 e diventa la quinta forza politica della Slovacchia, riuscendo a raccogliere oltre 200.000 voti e superando l’8%.
Il partito di Kotleba è stato più volte descritto dai media internazionali come una forza politica di stampo neonazista. Il partito ha al centro del suo programma l’uscita della nazione dall’Unione Europea e dalla Nato. A livello internazionale il Partito Popolare ha fatto parte dell’Alleanza per la Pace e la Libertà, con l’italiana Forza Nuova e i greci di Alba Dorata. Dispute sui confini nazionali rendono difficile una collaborazione con i principali partiti dell’estrema destra delle nazioni del gruppo di Visegrad, in particolare con gli ungheresi dello Jobbik, che rivendicano come magiari i territori del sud della Slovacchia.
I cittadini della Slovacchia dovrebbero tornare alle urne per eleggere il nuovo Parlamento nazionale nel 2020. All’inizio della legislatura le possibilità di elezioni anticipate, date le distanze fra i partiti che hanno dato vita alla coalizione di governo, erano alte, ma i sondaggi stanno premiando le compagini alla guida del Paese e questo potrebbe aiutare molto la stabilità del terzo governo Fico. I socialdemocratici e il Most Hid sono da un anno a questa parte stabili sulle percentuali ottenute alle ultime elezioni, mentre il Partito Nazionale Slovacco è dato attorno all’11%. Sondaggi che premiano anche l’estrema destra, il partito di Kotleba viaggia sopra al 10%. Se al Partito Nazionale Slovacco e al Partito Popolare aggiungiamo il partito conservatore Sme Rodina, che ha mostrato negli ultimi mesi posizioni sempre più euroscettiche ed anti-immigrazione, otteniamo un blocco delle destre con il 30% del consenso del Paese.
Il prossimo novembre si terranno le elezioni regionali, dove il leader dell’estrema destra, Kotleba, si giocherà la permanenza alla guida della regione più grande della Slovacchia. Le prossime elezioni presidenziali si terranno invece nel 2019 ed è molto probabile una candidatura di Kotleba, mentre il candidato del centrosinistra, dopo la sconfitta dell’attuale primo ministro Robert Fico nel 2014, potrebbe essere l’attuale ministro degli esteri Miroslav Lajcak. L’ex ministro della giustizia Stefan Harabin dovrebbe essere il candidato dei partiti del centrodestra.

Gianluca Baranelli

19 – La Repubblica Ceca e le sue anomalie
18 – Polonia, roccaforte della destra in Europa
17 – Le Repubbliche Baltiche sotto il segno dell’estrema destra
16 – I ‘Veri Finlandesi’, una destra antiliberista in crescita
15 – Svezia. Da ‘micropartito’ nazionalista al Parlamento
14 – Norvegia, destra al governo dopo 40 anni di opposizione
13 –  Danimarca. L’estrema destra dal volto ‘pulito’ di Carlsen
12 –  Destra nel ‘cuore’ Europa. L’Austria e i ‘secessionisti’
11-  Viaggio nella destra europa. L’Unione di Centro svizzera
10 – Lussemburgo Pil da redord. Lussemburgo senza sorprese
9 – Germania. Dalla ex RDT, i voti alla destra oltranzista
8 – La destra in Europa. L’Olanda e il ruolo ambiguo di Wilders
7 – Belgio. Il terrorismo aiuta il radicalismo politico
6 – Destra. Il calderone francese dai neofascisti agli antisemiti
5 – Spagna, per i sondaggi stallo destinato a continuare
4 – Portogallo. Destre arginate dal ricordo di Salazar
3 – Dal Bnp a Ukip, gli inglesi così civili così di destra
2 – Irlanda, il Fine Gael prepara il bis al governo
1 – La destra in Europa. Anche in Islanda la crisi ha un costo

La Repubblica Ceca
e le sue anomalie

Tomio OkamuraL’Europa va a destra? Viaggio tra le varie compagini politiche di destra ed estrema destra nei vari scenari politici nazionali. (19^ puntata).

Sono molte le singolarità che contraddistinguono la politica ceca da quella delle altre nazioni dell’est Europa. La prima grande differenza è l’assenza di grandi partiti in grado di raccogliere ampie fette di consenso. Alle scorse elezioni nazionali il primo partito è stato il Partito Socialdemocratico del primo ministro Bohuslav Sobotka, che è riuscito a superare il 20% solo di qualche decimale. Scenario molto differente rispetto ad altri Paesi dell’Europa orientale, in Romania, un paio di mesi fa, il Partito Socialista ha trionfato con oltre il 45%, la stessa percentuale è stata sfiorata dal partito di Viktor Orban alle ultime elezioni ungheresi.

La seconda grande anomalia è l’assenza di una destra forte. In Slovacchia le due principali forze politiche di estrema destra sommate superano il 20%, in Ungheria, gli ultranazionalisti dello Jobbik, sono saldamente sopra il 15% e non si può certo dire che il primo ministro Orban non sia un modello per le destre europee, in Polonia la destra nazionalconservatrice governa dopo aver ottenuto oltre il 37% dei voti alle ultime elezioni parlamentari.

Il Partito Repubblicano della Cecoslovacchia è stata la principale forza politica di estrema destra durante gli anni 90. Il partito nazionalista riesce ad entrare per due volte nel Parlamento ceco ed a superare l’8% alle elezioni nazionali del 1996, salvo poi entrare in una profonda crisi.

Negli anni successivi diverse nuove formazioni politiche cercheranno di recuperare il consenso perso dalla compagine di estrema destra, senza però riuscirci. Per tornare a vedere la destra radicale nel Parlamento ceco bisognerà attendere il 2013.

La principale figura della nuova destra della Repubblica Ceca è Tomio Okamura, e anche questa è un’altra anomalia della politica ceca. Okamura, con nome e tratti orientali, si contrappone ad una grossa schiera di leader della destra dell’est Europa, pronti a rivendicare la propria lunga discendenza nazionale e molto spesso anche il ruolo dei propri avi durante l’età dell’oro delle rispettive nazioni.
Tomio Okamura, dopo esser diventato popolare in Repubblica Ceca grazie alla partecipazione ad un programma televisivo, viene eletto senatore nel 2012. Dopo aver annunciato la sua candidatura alle elezioni presidenziali, fonda il partito nazionalista Usvit che nel 2013 riuscirà a raccogliere il 6,9% dei consensi e ad ottenere 14 seggi alla Camera dei deputati ceca. Ma nel 2015 Okamura abbandona l’Usvit per dare vita ad un nuovo partito, l’SPD, ancora più incentrato sulla sua figura e membro della nuova alleanza dell’estrema destra europea, il Movimento per un’Europa delle nazioni e della libertà, assieme al Front National di Marine Le Pen e all’italiana Lega Nord, che il partito di Okamura prende come modelli, specie nelle sue campagne contro l’Unione Europea e l’immigrazione.

Le prossime elezioni nazionali in Repubblica Ceca si dovrebbero tenere il prossimo ottobre, gli ultimi sondaggi dicono che l’SPD viaggia fra il 4% e il 7%, mentre l’Usvit viene dato vicino all’1%. Il Partito Socialdemocratico dell’attuale primo ministro Sobotka si aggira fra il 16% e il 19%, superato dagli alleati di governo centristi di Ano 2011, dati fra il 28% e il 30%. Il Partito Comunista di Boemia e Moravia, che dal 1990 viaggia fra il 10% e il 14% è dato stabile sulle percentuali degli ultimi anni, mentre le quattro principali forze politiche del centrodestra sommate vengono date sotto il 25%. Le prossime elezioni presidenziali si terranno invece il prossimo anno e lo storico leader del Partito Repubblicano della Cecoslovacchia, Miroslav Sládek, ha annunciato il ritorno in politica e la sua candidatura a Presidente.

Gianluca Baranelli

18 – Polonia, roccaforte della destra in Europa
17 – Le Repubbliche Baltiche sotto il segno dell’estrema destra
16 – I ‘Veri Finlandesi’, una destra antiliberista in crescita
15 – Svezia. Da ‘micropartito’ nazionalista al Parlamento
14 – Norvegia, destra al governo dopo 40 anni di opposizione
13 –  Danimarca. L’estrema destra dal volto ‘pulito’ di Carlsen
12 –  Destra nel ‘cuore’ Europa. L’Austria e i ‘secessionisti’
11-  Viaggio nella destra europa. L’Unione di Centro svizzera
10 – Lussemburgo Pil da redord. Lussemburgo senza sorprese
9 – Germania. Dalla ex RDT, i voti alla destra oltranzista
8 – La destra in Europa. L’Olanda e il ruolo ambiguo di Wilders
7 – Belgio. Il terrorismo aiuta il radicalismo politico
6 – Destra. Il calderone francese dai neofascisti agli antisemiti
5 – Spagna, per i sondaggi stallo destinato a continuare
4 – Portogallo. Destre arginate dal ricordo di Salazar
3 – Dal Bnp a Ukip, gli inglesi così civili così di destra
2 – Irlanda, il Fine Gael prepara il bis al governo
1 – La destra in Europa. Anche in Islanda la crisi ha un costo

Polonia, roccaforte
della destra in Europa

SzydloL’Europa va a destra? Viaggio tra le varie compagini politiche di destra ed estrema destra nei vari scenari politici nazionali. (18^ puntata).

La Polonia è sicuramente uno dei paesi dell’Unione Europea dove la destra riesce ad avere più successo. Alle ultime elezioni parlamentari le varie forze politiche della destra e dell’estrema destra polacca sono riuscite a raccogliere oltre il 50% dei voti.

Le ultime elezioni nazionali del 2015 hanno sancito l’esclusione dal Parlamento di tutte le forze politiche di sinistra, in grado di raccogliere complessivamente circa l’11% del consenso nazionale. La guida del Paese, da oltre un decennio, vede succedersi esponenti di Piattaforma Civica, partito membro del Partito Popolare Europeo, e di Diritto e Giustizia, membro del gruppo dei Conservatori e Riformisti.

Piattaforma Civica, partito del centrodestra polacco, è riuscita ad essere la prima forza politica della nazione nel 2007 e nel 2011, ed a governare il Paese grazie all’alleanza con il Partito Popolare, anch’esso membro del PPE, fino al 2015. Figura chiave del partito è Donald Tusk, attuale Presidente del Consiglio Europeo, primo ministro della Polonia per 7 anni e alla guida della formazione politica di centrodestra per oltre un decennio. A succedere a Tusk, alla guida della Polonia, Ewa Kopacz, che è riuscita in pochi mesi a far perdere molto consenso al partito, portandolo dal 39% del 2011 al 24% del 2015, quando la formazione di centrodestra è stata sconfitta da Diritto e Giustizia.

destra poloniaDiritto e Giustizia è invece la principale formazione della destra polacca. Partito nazionalista ed euroscettico, fra il 2005 e il 2007 è riuscito ad imporsi per la prima volta alla guida della nazione, grazie ad un’alleanza con altre forze politiche della destra polacca, che hanno perso tutto il proprio consenso negli anni successivi all’esperienza di governo. Alle scorse elezioni i nazionalisti vincono e tornano a governare il paese, dopo essere riusciti a trionfare anche alle elezioni presidenziali con il proprio candidato Andrzej Duda. Il partito è la prima forza politica, nella nuova era democratica della nazione, a riuscire a dar vita ad un governo monocolore, guidato da Beata Szydlo, grazie al 37,6% dei voti, e soprattutto grazie agli oltre 13 punti di distacco da Piattaforma Civica. Negli ultimi mesi si sono tenute diverse manifestazioni di piazza contro il governo, che vorrebbe portare modifiche sostanziali alla Costituzione del Paese e limitarne la libertà di stampa.

Le roccaforti del partito nazionalista sono il sud della Polonia, in particolare i territori limitrofi la città di Cracovia, e l’est, soprattutto i territori al confine con la Bielorussia. Piattaforma Civica invece continua ad essere la prima formazione politica nel Nord-ovest e nei distretti che affacciano sul Mar Baltico.

Nel Parlamento polacco anche il Kukiz 15, movimento politico populista e nazionalista che gira attorno la figura del cantante Pawel Kukiz. Il cantante polacco, dopo aver ottenuto oltre il 20% alle elezioni presidenziali del maggio 2015, è riuscito ad entrare al Parlamento nazionale assieme ad altri 41 rappresentanti della sua formazione politica, grazie all’8,8% dei voti raccolti alle ultime elezioni. Kukiz aveva annunciato la piena disponibilità del suo movimento ad un’alleanza con Diritto e Giustizia, nel caso in cui questo non fosse riuscito ad appropriarsi del 50% dei seggi del Parlamento.

Fuori dal Parlamento per qualche migliaia di voti il Korwin, partito euroscettico e populista che gira attorno la figura di Janusz Korwin, parlamentare europeo, già fondatore del Congresso della Nuova Destra. Un esponente del Korwin è alleato dello Ukip e del Movimento 5 stelle al Parlamento Europeo, mentre il leader del partito non è membro di alcun gruppo.

Le prossime elezioni parlamentari in Polonia, dovrebbero tenersi nell’autunno del 2019. Il partito del primo ministro Beata Szydlo viaggia ora sotto al 35%, mentre Piattaforma Civica è in profonda crisi e il suo consenso al momento si aggira fra il 15% e il 16%. Cresce il partito liberale Nowocszena, dato ora attorno al 15%, mentre il Kukiz 15 e gli altri partiti viaggiano stabili sulle percentuali delle scorse elezioni.

Gianluca Baranelli

17 – Le Repubbliche Baltiche sotto il segno dell’estrema destra
16 – I ‘Veri Finlandesi’, una destra antiliberista in crescita
15 – Svezia. Da ‘micropartito’ nazionalista al Parlamento
14 – Norvegia, destra al governo dopo 40 anni di opposizione
13 –  Danimarca. L’estrema destra dal volto ‘pulito’ di Carlsen
12 –  Destra nel ‘cuore’ Europa. L’Austria e i ‘secessionisti’
11-  Viaggio nella destra europa. L’Unione di Centro svizzera
10 – Lussemburgo Pil da redord. Lussemburgo senza sorprese
9 – Germania. Dalla ex RDT, i voti alla destra oltranzista
8 – La destra in Europa. L’Olanda e il ruolo ambiguo di Wilders
7 – Belgio. Il terrorismo aiuta il radicalismo politico
6 – Destra. Il calderone francese dai neofascisti agli antisemiti
5 – Spagna, per i sondaggi stallo destinato a continuare
4 – Portogallo. Destre arginate dal ricordo di Salazar
3 – Dal Bnp a Ukip, gli inglesi così civili così di destra
2 – Irlanda, il Fine Gael prepara il bis al governo
1 – La destra in Europa. Anche in Islanda la crisi ha un costo

Le Repubbliche Baltiche sotto il segno dell’estrema destra

L’Europa va a destra? Viaggio tra le varie compagini politiche di destra ed estrema destra nei vari scenari politici nazionali. (17^ puntata).

rigaI paesi baltici sono caratterizzati dalla presenza di diversi partiti di destra ed estrema destra.
Il principale partito della destra estone è il Partito Conservatore. Nato nel 2012 dalle ceneri di una destra in forte crisi, passata in pochi anni dal 13% al 2%, il Partito Conservatore è riuscito in poco tempo ad invertire la rotta ed a recuperare consensi, superando l’8% alle elezioni parlamentari del 2015 e tornando ad essere forza parlamentare.
Il Partito Conservatore estone rispecchia, su temi quali l’immigrazione, l’Unione Europea e i diritti civili, le posizioni degli altri partiti nazionalconservatori d’Europa, ma si batte anche per politiche proibizioniste che limitino l’utilizzo nella nazione di alcool e tabacchi.
A livello internazionale non è membro di alcuna alleanza, ciò nonostante veniva data per scontata una possibile alleanza con lo UKIP in caso di elezione di un proprio rappresentante al Parlamento Europeo nel 2014, vista la collaborazione e la vicinanza politica fra i due partiti. Gli ultimi sondaggi danno il Partito Conservatore fra il 10% e il 13%.
L’estrema destra, in Estonia, è rappresentata prevalentemente dal Partito per l’Indipendenza estone. La croce celtica posta al centro del simbolo del partito non lascia dubbi sulle posizioni neofasciste della formazione politica di estrema destra. Il partito, nato nel 1999, è sempre riuscito a raccogliere poche migliaia di voti alle elezioni nazionali. Alle elezioni europee del 2014 è riuscito a superare per la prima volta l’1% dei consensi, ripiombando però sotto lo 0,5% l’anno seguente.
La Lettonia da molti anni è governata da coalizioni di centrodestra, a volte supportate anche da piccoli partiti vicini al centrosinistra.
Uno dei principali alleati delle forze politiche di centrodestra è il partito nazionalconservatore Alleanza Nazionale, nato nel 2010 e dal 2011 forza di governo. In questi anni, esponenti del partito di destra si sono succeduti alla guida dei ministeri della cultura e della giustizia. L’attuale ministro della giustizia, Dzintars Rasnacs, a capo del ministero dal 2014, è riuscito spesso a far focalizzare l’attenzione su di sé, soprattutto per le sue posizioni radicali ed in particolare per le critiche alla Convenzione di Istanbul, e per la recente legge che vieta l’uso del niqab nei luoghi pubblici, legge ritenuta fondamentale dal partito della destra lettone nonostante la comunità musulmana in Lettonia sia composta da poche centinaia di persone.
Il partito della destra lettone è alleato dei Conservatori inglesi al Parlamento europeo nel gruppo dei Conservatori e Riformisti. Gli ultimi sondaggi danno Alleanza Nazionale attorno al 10%, mentre alle scorse elezioni la compagine nazionalconservatrice era riuscita a superare il 16%.
Ma lo stato baltico con la più ampia presenza di forze politiche di estrema destra è sicuramente la Lituania.
Il principale partito dell’estrema destra lituana è Ordine e Giustizia. Nato nel 2002, il partito incassa subito una grande vittoria. Lo storico leader, Rolandas Paskas, viene eletto Presidente della Repubblica, ma l’anno seguente verrà rimosso dall’incarico per aver elargito favori ad un sostenitore economico della sua campagna presidenziale. Un’altra grande vittoria del partito nazionalista è stata, nel 2007, l’elezione a sindaco della capitale Vilnius del proprio candidato Joanas Imbrasas.
Durante lo scorso decennio, il partito ha superato sempre il 10% alle elezioni nazionali, mentre in questo decennio il consenso del partito è sceso fino al 5,5% dello scorso ottobre. Alle elezioni europee invece il partito continua ad ottenere ottimi risultati. Fra i banchi del Parlamento Europeo siede con lo UKIP nel gruppo EFDD, che ha visto l’uscita del Movimento 5 stelle negli ultimi giorni.
L’estrema destra lituana annovera fra le proprie file anche l’Unione dei Nazionalisti lituani, storico alleato del Partito Conservatore estone, la Giovane Lituania e la Via del Coraggio, tutti in grado di raccogliere solo poche migliaia di voti alle scorse elezioni parlamentari.
In Lituania le ultime elezioni parlamentari si sono tenute lo scorso ottobre ed hanno visto la vittoria degli ecologisti del LVZS, che hanno dato vita ad un’alleanza di governo con i socialdemocratici, sotto la guida del primo ministro Saulius Skvernelis. In Lettonia le prossime elezioni dovrebbero tenersi nell’autunno del prossimo anno, gli ultimi sondaggi danno i Socialdemocratici in ampio vantaggio, attorno al 30%, mentre la coalizione di centrodestra sta vivendo una grandissima crisi di consenso. I cittadini estoni dovrebbero tornare alle urne nel 2019, e al momento in testa ai sondaggi vi sono i centristi del Kesk, guidati dall’attuale primo ministro Juri Ratas, sostenuto anche dal Partito Socialdemocratico estone e dall’IRL, partito del centrodestra estone membro del PPE.

Gianluca Baranelli

16 – I ‘Veri Finlandesi’, una destra antiliberista in crescita
15 – Svezia. Da ‘micropartito’ nazionalista al Parlamento
14 – Norvegia, destra al governo dopo 40 anni di opposizione
13 –  Danimarca. L’estrema destra dal volto ‘pulito’ di Carlsen
12 –  Destra nel ‘cuore’ Europa. L’Austria e i ‘secessionisti’
11-  Viaggio nella destra europa. L’Unione di Centro svizzera
10 – Lussemburgo Pil da redord. Lussemburgo senza sorprese
9 – Germania. Dalla ex RDT, i voti alla destra oltranzista
8 – La destra in Europa. L’Olanda e il ruolo ambiguo di Wilders
7 – Belgio. Il terrorismo aiuta il radicalismo politico
6 – Destra. Il calderone francese dai neofascisti agli antisemiti
5 – Spagna, per i sondaggi stallo destinato a continuare
4 – Portogallo. Destre arginate dal ricordo di Salazar
3 – Dal Bnp a Ukip, gli inglesi così civili così di destra
2 – Irlanda, il Fine Gael prepara il bis al governo
1 – La destra in Europa. Anche in Islanda la crisi ha un costo

I ‘Veri Finlandesi’, una destra antiliberista in crescita

L’Europa va a destra? Viaggio tra le varie compagini politiche di destra ed estrema destra nei vari scenari politici nazionali. (16^ puntata).
La destra finlandese, dalla primavera dello scorso anno, è forza di governo.
timo-soiniJuha Sipila, leader del Partito di Centro e attuale primo ministro, dopo aver vinto le ultime elezioni parlamentari, ha deciso di dar vita ad un’alleanza di governo con il KOK, alleanza dei partiti di centrodestra, e i Veri Finlandesi, partito di destra con cui i centristi hanno condiviso i banchi dell’opposizione durante i governi presieduti dal falco Jyrki Katainen e da Alexander Stubb, entrambi membri del KOK ma sostenuti anche dai partiti cristiandemocratici e da quelli del centrosinistra.
Una svolta per i Veri Finlandesi, che dal 1995, anno della fondazione del partito, erano rimasti sempre all’opposizione.
I Veri Finlandesi nascono dalle ceneri della destra finlandese, che, dopo aver ottenuto ottimi risultati elettorali negli anni 70 e 80, ed esser stata forza di governo fra il 1983 e il 1991, ha visto una profonda crisi durante i primi anni 90.
Il partito entra in Parlamento già nel 1999, ma la svolta si ha dieci anni più tardi, quando alle elezioni europee i Veri Finlandesi sfiorano il 10% e riescono per la prima volta ad eleggere un proprio rappresentante al Parlamento di Bruxelles, Timo Soini, leader del partito dal 1997. Soini decide di allearsi con gli inglesi dello Ukip e l’italiana Lega Nord nel gruppo dell’Europa delle Libertà e della Democrazia. Nel 2014, con il Partito Popolare Danese, il partito dei Veri Finlandesi abbandona il gruppo dell’EFD ed entra in quello dei Conservatori e Riformisti.
Nel 2011, alle elezioni nazionali, il partito sfiora il 20%, diventando la terza forza politica della Finlandia e la principale forza di opposizione, con un quinto dei seggi del Parlamento. È stata l’unica forza politica a raccogliere più consensi rispetto alla tornata precedente, passando dal 4% al 19,1%.
Nel 2012, alle elezioni presidenziali, Soini è candidato per la seconda volta alla Presidenza della Finlandia. Il ruolo, che dal 1982 era ricoperto da esponenti del Partito Socialdemocratico, torna nelle mani di un esponente del centrodestra, Sauli Niinistö. Il candidato della destra ha però sfiorato il 10% dei consensi, diventando il quarto candidato più votato e superando per la prima volta il candidato del Partito Socialdemocratico, Paavo Lipponen, già primo ministro.
Alle elezioni parlamentari del 2015 il partito perde circa un punto percentuale, ma diventa la seconda forza del Paese e per la prima volta forza di governo. Il leader Soini diviene vicepresidente del Consiglio e ministro degli affari esteri, mentre altri esponenti del partito ottengono la guida dei ministeri della difesa, della giustizia e della sanità.
I Veri Finlandesi sono una forza politica nazionalista ed euroscettica, al centro del loro programma c’è il sostegno al nucleare e l’attuazione di una serie di politiche economiche antiliberiste. Il partito si oppone al matrimonio omosessuale, alle adozioni gay e vuole limitare fortemente l’immigrazione nel Paese. I Veri Finlandesi hanno sempre avuto idee idee molto distanti in materia di economia e relazioni internazionali, specie sull’uscita dall’Unione Europea e sull’adesione della Finlandia alla NATO, da quelle del suo attuale alleato di governo, l’alleanza di centrodestra del KOK. I Veri Finlandesi sono fra i principali sostenitori della rimozione delle sanzioni alla Russia, per la compagine di destra infatti, l’export con la nazione confinante potrebbe rivitalizzare l’economia finlandese, in recessione soprattutto dopo la crisi della Nokia.
I cittadini finlandesi si recheranno alle urne la prossima primavera, per le elezioni locali, che nelle ultime due tornate hanno visto la vittoria dell’alleanza di centrodestra del KOK. Le prossime elezioni parlamentari si terranno invece nel 2019. Al momento in testa ai sondaggi c’è il Partito Socialdemocratico, che viaggia sopra al 21%, seguito dal partito del primo ministro Sipila, dato al 20%. Il KOK si aggira attorno al 18%, mentre i Veri Finlandesi stanno vivendo una profonda crisi di consensi e vengono dati sotto al 10%, superati anche dai Verdi, fra il 12% e il 14%, percentuali mai viste in passato dalla compagine ecologista. Nel 2018 si terranno invece le prossime elezioni presidenziali e il leader dei Veri Finlandesi, Timo Soini, ha annunciato che non si ricandiderà per la terza volta.

Gianluca Baranelli

15 – Svezia. Da ‘micropartito’ nazionalista al Parlamento
14 – Norvegia, destra al governo dopo 40 anni di opposizione
13 –  Danimarca. L’estrema destra dal volto ‘pulito’ di Carlsen
12 –  Destra nel ‘cuore’ Europa. L’Austria e i ‘secessionisti’
11-  Viaggio nella destra europa. L’Unione di Centro svizzera
10 – Lussemburgo Pil da redord. Lussemburgo senza sorprese
9 – Germania. Dalla ex RDT, i voti alla destra oltranzista
8 – La destra in Europa. L’Olanda e il ruolo ambiguo di Wilders
7 – Belgio. Il terrorismo aiuta il radicalismo politico
6 – Destra. Il calderone francese dai neofascisti agli antisemiti
5 – Spagna, per i sondaggi stallo destinato a continuare
4 – Portogallo. Destre arginate dal ricordo di Salazar
3 – Dal Bnp a Ukip, gli inglesi così civili così di destra
2 – Irlanda, il Fine Gael prepara il bis al governo
1 – La destra in Europa. Anche in Islanda la crisi ha un costo

Svezia. Da ‘micropartito’ nazionalista al Parlamento

L’Europa va a destra? Viaggio tra le varie compagini politiche di destra ed estrema destra nei vari scenari politici nazionali. (15^ puntata).
akesson_szd5d050La principale forza politica della destra svedese è il partito dei Democratici svedesi.
Nato a fine degli anni 80, da membri fuoriusciti dai vari movimenti e partiti dell’estrema destra svedese, come forza neofascista, i Democratici svedesi sono stati per oltre un decennio un micropartito in grado di raccogliere solo poche migliaia di voti alle varie elezioni nazionali. Nel 1995 Mikael Jansson diventa leader del partito riuscendo a portarlo su posizioni più moderate. Nel 2000 il partito riesce per la prima volta a superare l’1% alle elezioni, e 10 anni più tardi, sotto la guida di Jimmie Åkesson, leader del partito dal 2005, riesce ad entrare per la prima volta al Parlamento svedese. Nel 2014 riesce ad eleggere due propri rappresentanti al Parlamento europeo, sfiorando il 10% dei consensi e pochi mesi più tardi il partito ottiene oltre 800.000 voti alle elezioni nazionali, diventando così la terza forza politica del Paese, dietro solo al Partito Socialdemocratico e al Partito Moderato. Al Parlamento riesce ad ottenere un settimo dei propri rappresentanti, costringendo i socialdemocratici a formare un governo di coalizione con i Verdi.
I Democratici svedesi sono al giorno d’oggi una forza politica nazionalista ed euroscettica. Oltre alla battaglia per l’uscita dall’Unione Europea, i Democratici svedesi si battono in particolare per eliminare ogni forma di privilegio agli abitanti della Lapponia svedese.
A livello internazionale i rapporti con la leader della principale alleanza d’estrema destra europea, Marine Le Pen, sono pessimi. La leader del Front National francese ha più volte criticato la scelta dei Democratici svedesi di non aderire all’alleanza da lei capeggiata e di aver preferito allearsi con lo UKIP di Nigel Farage e il Movimento 5 stelle nel gruppo Europa della Libertà e della Democrazia Diretta. In passato i due partiti erano stati alleati all’interno dell’Euronat, e sul modello di questa alleanza i Democratici Svedesi avevano fondato anche la Nord Nat, alleanza dei nazionalisti scandinavi, a cui aveva aderito fra gli altri anche il Partito dei patriottici finlandesi. Alle ultime elezioni presidenziali americane, il leader del partito Åkesson è stato l’unico segretario di partito in Svezia a dare il proprio sostegno a Donald Trump, mentre i leader dei partiti di centrodestra e centrosinistra hanno dato il proprio endorsement a Hillary Clinton.
La roccaforte del consenso dei Democratici Svedesi è nella provincia di Malmö, dove il partito supera il 20%, a differenza del Nord della Svezia, zona tradizionalmente a sinistra. Nella provincia di Malmö, vi sono movimenti e partiti di estrema destra che negli ultimi anni, soprattutto per il successo dei Democratici Svedesi, hanno visto una forte crisi di consensi, come il Partito della Scania, partito separatista di estrema destra.
I cittadini svedesi si recheranno alle urne per eleggere il nuovo Parlamento di Svezia nel 2018. Attualmente i sondaggi danno i socialdemocratici in vantaggio fra il 25% e al 27%, i moderati fra il 22% e il 23% e gli Svedesi Democratici attorno al 17%, mentre tutte le altre forze politiche viaggiano sotto al 10%.

Gianluca Baranelli

Gli articoli precedenti:

14 – Norvegia, destra al governo dopo 40 anni di opposizione
13 –  Danimarca. L’estrema destra dal volto ‘pulito’ di Carlsen
12 –  Destra nel ‘cuore’ Europa. L’Austria e i ‘secessionisti’
11-  Viaggio nella destra europa. L’Unione di Centro svizzera
10 – Lussemburgo Pil da redord. Lussemburgo senza sorprese
9 – Germania. Dalla ex RDT, i voti alla destra oltranzista
8 – La destra in Europa. L’Olanda e il ruolo ambiguo di Wilders
7 – Belgio. Il terrorismo aiuta il radicalismo politico
6 – Destra. Il calderone francese dai neofascisti agli antisemiti
5 – Spagna, per i sondaggi stallo destinato a continuare
4 – Portogallo. Destre arginate dal ricordo di Salazar
3 – Dal Bnp a Ukip, gli inglesi così civili così di destra
2 – Irlanda, il Fine Gael prepara il bis al governo
1 – La destra in Europa. Anche in Islanda la crisi ha un costo

Norvegia, destra al governo dopo 40 anni di opposizione

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Erna Solberg

L’Europa va a destra? Viaggio tra le varie compagini politiche di destra ed estrema destra nei vari scenari politici nazionali. (14^ puntata).

Il Partito Progressista norvegese, partito nazionalconservatore e liberista, e da diversi anni principale forza politica euroscettica della nazione, da tre anni è al governo alleato con i conservatori, partito dall’attuale primo ministro Erna Solberg. Nell’attuale governo Solberg i progressisti sono a capo di diversi importanti ministeri, come il Ministero delle Finanze, guidato da Siv Jensen, leader del Partito Progressista dal 2006, e il Ministero della Giustizia, guidato da Anders Anundsen, leader della giovanile del partito durante gli anni 90.

Il Partito Progressista nasce nei primi anni 70 come partito personale di Andres Lange, storica figura della destra norvegese, ma vedrà la svolta sotto la guida di Carl Hagen, a capo del partito dal 1978 al 2006, capace di portare il consenso del partito dall’1,9% del 1977 al 22,1% del 2005. Durante la guida Hagen il partito è sempre stato all’opposizione dei vari governi nazionali che si sono succeduti in Norvegia.

Durante l’attuale governo Solberg, il Partito Progressista si è fatto promotore della legge che introduce la possibilità dei medici di dichiararsi medici obiettori e non praticare l’interruzione di gravidanza. La percentuale di medici obiettori ad oggi in Norvegia si aggira attorno al 10%. Inoltre, l’amministrazione Solberg ha in questi anni riformato la sanità norvegese, introducendo norme che favoriscono l’utilizzo delle cliniche private, e la legislazione sul lavoro, agevolando l’utilizzo di contratti a tempo determinato che possono essere interrotti in qualsiasi momento dal datore di lavoro.

Il partito della destra norvegese non è membro di nessuna alleanza internazionale. Per molti anni ha intrapreso una forte collaborazione con il Partito Progressista danese, forza liberista da cui la destra norvegese ha tratto ispirazione. Durante gli ultimi anni della guida Hagen il partito ha intrapreso una serie di collaborazioni con il movimento dell’olandese Pim Fortuyn, con il francese Front National e con le forze di estrema destra alleate del partito di Le Pen. Durante la guida Siv Jensen, il partito si sposta su posizioni più moderate e non intraprende relazioni significative con esponenti dell’estrema destra europea. Alle recenti elezioni americane il partito ha sostenuto la candidatura di Donald Trump. Alle elezioni primarie una corrente vicina all’ex leader Hagen ha sostenuto la candidatura di Jeb Bush, il vicepresidente del Parlamento, Kenneth Svendsen, ha dato il proprio sostegno alla candidatura di Ted Cruz, mentre un’ampia delegazione di parlamentari del partito ha dato il proprio endorsement a Marco Rubio.

Molti micropartiti dell’estrema destra norvegese hanno cessato di esistere negli anni 90, mentre altri come il NasjonalAlliansen e il NorgesPatriotene, hanno cessato di esistere alla fine del decennio scorso. Al momento la maggiore forza politica di estrema destra è quella dei Democratici norvegesi, attivi quasi solamente nelle provincie di Kristiansad e Bregen, città dello storico leader ed ex parlamentare del Partito Progressista, Vidar Kleppe, dove sono riusciti a eleggere qualche proprio rappresentante nei consigli locali.

L’autore della strage del 22 luglio 2011, Anders Breivik, che causò la morte di 77 persone, tra cui 69 ragazzi dell’associazione giovanile del Partito Laburista norvegese, fu iscritto al Partito Progressista fino al 2006, dopodiché intraprese rapporti di collaborazione solo con organizzazioni di altre nazioni, ed in particolare con il movimento neonazista English Defence League.

I cittadini norvegesi si recheranno alle urne per eleggere il nuovo Parlamento il prossimo settembre. I laburisti, che avevano ottenuto il 30,8% alle scorse elezioni, rimangono saldamente la prima forza politica della Norvegia, dati dai sondaggi delle ultime settimane fra il 36% e il 38%. Perdono consenso invece le due forze di governo. I conservatori, che nel 2013 avevano sfiorato il 27%, ora viaggiano fra il 22% e il 24%, mentre il Partito Progressista, al 16,3% tre anni fa, viene ora dato fra il 10% e il 14%. Gli euroscettici di centro, alleati di governo dei laburisti fra il 2005 e il 2013, viaggiano fra il 6% e l’8%, mentre tutte le altre formazioni vengono date dagli ultimi sondaggi sotto al 5%.

Gianluca Baranelli

Gli articoli precedenti:

13 –  Danimarca. L’estrema destra dal volto ‘pulito’ di Carlsen
12 –  Destra nel ‘cuore’ Europa. L’Austria e i ‘secessionisti’
11-  Viaggio nella destra europa. L’Unione di Centro svizzera
10 – Lussemburgo Pil da redord. Lussemburgo senza sorprese
9 – Germania. Dalla ex RDT, i voti alla destra oltranzista
8 – La destra in Europa. L’Olanda e il ruolo ambiguo di Wilders
7 – Belgio. Il terrorismo aiuta il radicalismo politico
6 – Destra. Il calderone francese dai neofascisti agli antisemiti
5 – Spagna, per i sondaggi stallo destinato a continuare
4 – Portogallo. Destre arginate dal ricordo di Salazar
3 – Dal Bnp a Ukip, gli inglesi così civili così di destra
2 – Irlanda, il Fine Gael prepara il bis al governo
1 – La destra in Europa. Anche in Islanda la crisi ha un costo

Danimarca. L’estrema destra dal volto ‘pulito’ di Carlsen

L’Europa va a destra? Viaggio tra le varie compagini politiche di destra ed estrema destra nei vari scenari politici nazionali. (13^ puntata).

In Danimarca la principale forza politica di destra è il Dansk Folkeparti, il Partito Popolare Danese.

daniel-carlsen-vaelgermodeNato nel 1995 come scissione del Partito Progressista danese, forza politica nazionalconservatrice e liberista nata nei primi anni 70 che ha visto una profonda crisi negli anni 90 e 2000, il Partito Popolare riesce da subito a diventare la principale formazione della destra danese, ottenendo già nel 1998 più del triplo dei voti dei progressisti danesi. I popolari iniziano un dialogo con il centrodestra che il Partito Progressista aveva negato per decenni e propongono da subito una linea meno liberista, continuando però a portare avanti le ideologie nazionaliste, euroscettiche e conservatrici, baluardo della dei progressisti della destra danese.

Nel 2001 i popolari superano per la prima volta il 10%, grazie ad oltre 400.000 voti, e cominciano la collaborazione con le varie forze politiche del centrodestra danese, in particolare con i liberali del Venstre, membri dell’ALDE, e i conservatori, membri del PPE. Dal 2001 al 2011, il Partito Popolare Danese darà il proprio sostegno esterno ai tre governi guidati dall’ex leader del partito liberale ed ex segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, e al primo governo guidato da Lars Løkke Rasmussen, anche lui proveniente dalla compagine liberale.

La svolta per il Partito Popolare si ha durante il periodo di opposizione ai governi socialdemocratici guidati da Helle Thorning-Schmidt. Alle elezioni europee del 2014, grazie ad oltre 600.000 voti, i popolari diventano il primo partito danese, con oltre il 26% dei voti nazionali ed uno scarto con la compagine socialdemocratica di oltre 7 punti. L’anno successivo, alle elezioni nazionali, i popolari ottengono quasi 750.000 voti e superano il 21%, 4 punti in meno rispetto ai socialdemocratici. Nonostante aver ottenuto tre seggi in Parlamento ed oltre 50.000 voti in più dei liberali del Venstre, i popolari sostengono un governo di minoranza formato da quest’ultimi, che vede il ritorno di Lars Løkke Rasmussen alla guida del Paese. L’importante peso del Partito Popolare Danese però si fa notare e il governo liberale mostra posizioni molto differenti da quelle degli altri governi guidati da membri dell’ALDE. La famosa legge che prevede la confisca dei beni superiori alle 10.000 corone per i richiedenti asilo è sicuramente un grande vanto per la compagine della destra danese, così come le nuove norme che rendono più complicato il ricongiungimento familiare per i rifugiati.

Gli ultimi sondaggi vedono però una crisi di consensi per il partito della destra danese che viaggerebbe fra il 16% e il 18%, dietro anche ai liberali che vengono dati leggermente sotto il 20%. Va meglio ai socialdemocratici, dati dagli ultimi sondaggi fra il 26% e il 28%.

Al Parlamento europeo i popolari siedono fra i banchi del Gruppo dei Conservatori e Riformisti, assieme ai Conservatori inglesi e alla destra polacca, al governo del Paese dallo scorso anno, ma non fanno parte di nessuna alleanza o partito europeo. In passato hanno fatto parte del Movimento per un’Europa libera e democratica, con l’italiana Lega Nord e le principali compagini di destra di Finlandia, Slovacchia e Bulgaria.

Protagonista dell’estrema destra danese è il Danskeners Parti, il Partito Danese, nato nel 2011 da una scissione dal Movimento Nazionalsocialista Danese. Il Partito Danese, guidato dal giovane Daniel Carlsen, appena ventunenne nell’anno della fondazione del partito, è riuscito a dare un’immagine molto più pulita di sé rispetto al Movimento Nazionalsocialista, sostituendo le svastiche con i principali simboli nazionali, ma mantenendo una stretta collaborazione con le altre estreme destre europee, in particolare con la greca Alba Dorata e l’italiana Forza Nuova. Fra i principali obbiettivi del Partito il rimpatrio di tutti i non occidentali per preservare l’identità del popolo danese.

Il partito non è riuscito a presentarsi alle ultime elezioni nazionali ed europee, un sondaggio dello scorso agosto ha però rilevato che il 3,4% degli elettori danesi voterebbe la compagine di estrema destra, che riuscirebbe addirittura a superare il 5% nella regione di Copenaghen.
I cittadini danesi si recheranno alle urne fra circa un anno per eleggere le nuove amministrazioni locali, mentre le prossime elezioni parlamentari sono previste per il 2019.

Gianluca Baranelli

12 – Destra nel ‘cuore’ Europa. L’Austria e i ‘secessionisti’
11 – Viaggio nella destra europa. L’Unione di Centro svizzera
10 – Lussemburgo Pil da redord. Lussemburgo senza sorprese
9 – Germania. Dalla ex RDT, i voti alla destra oltranzista
8 – La destra in Europa. L’Olanda e il ruolo ambiguo di Wilders
7 – Belgio. Il terrorismo aiuta il radicalismo politico
6 – Destra. Il calderone francese dai neofascisti agli antisemiti
5 – Spagna, per i sondaggi stallo destinato a continuare
4 – Portogallo. Destre arginate dal ricordo di Salazar
3 – Dal Bnp a Ukip, gli inglesi così civili così di destra
2 – Irlanda, il Fine Gael prepara il bis al governo
1 – La destra in Europa. Anche in Islanda la crisi ha un costo

Destra nel ‘cuore’ Europa. L’Austria e i ‘secessionisti’

L’Europa va a destra? Viaggio tra le varie compagini politiche di destra ed estrema destra nei vari scenari politici nazionali. (12^ puntata).

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In Austria, il principale partito di destra è il FPO, il Partito Austriaco delle Libertà.
Nato nel 1956, per i primi trent’anni ha rappresentato una formazione minore all’interno del quadro politico austriaco, in grado di oscillare, alle elezioni nazionali, solo fra il 5% e l’8%. La svolta si ha nel 1986, quando la guida del partito passa nelle mani del maggior alleato internazionale di Umberto Bossi, Jorg Haider, che ne sarà leader fino al 2000. Sotto la guida di Haider il partito riesce a catalizzare molto più consenso, riuscendo ad arrivare nel 1999 a sfiorare il 27% e a superare per la prima ed unica volta il Partito Popolare Austriaco, per poche centinaia di voti. Negli anni successivi, a causa dell’attività di governo del partito, a fianco proprio del Partito Popolare Austriaco, e delle scissioni interne, in particolare di quella capeggiata dall’ex leader Jorg Haider, il partito riesce a perdere una grossissima fetta del proprio elettorato. Dal 2005 la guida del FPO è nelle mani di Heinz-Christian Strache che ha fatto risalire di molto il consenso del partito, passato dal 6% delle elezioni europee del 2004, al 20% delle elezioni europee del 2014.

Il FPO rappresenta da decenni la terza forza politica del paese ed è sicuramente uno dei massimi rappresentanti dei partiti populisti di destra che stanno prendendo sempre più spazio in Europa. Come la maggior parte delle altre forze politiche populiste basa la propria campagna su nazionalismo, euroscetticismo e politiche anti-immigrazione. A spostare il partito a destra è stata proprio la guida dello storico leader Jorg Haider. Durante la sua guida il partito prende le distanze sia dal Front National di Jean Marie Le Pen, sia dalle alleanze liberali di cui il partito faceva parte, intraprendendo una collaborazione quasi esclusiva con la Lega Nord di Umberto Bossi. Il nuovo leader Strache è invece molto attivo nelle relazioni internazionali con le altre forze politiche della destra europea e ha portato il partito ad essere uno dei fondatori del Movimento per un’Europa della Nazioni e delle Libertà. Strache è anche il principale artefice della nuova alleanza fra i nazionalisti francesi e i secessionisti italiani.

Ma il miglior risultato elettorale per il partito della destra austriaca potrebbe uscire dalle urne il prossimo 4 dicembre, quando i cittadini austriaci torneranno alle urne per eleggere il nuovo Presidente federale austriaco, dopo l’annullamento delle elezioni dello scorso 22 maggio che avevano visto la vittoria di misura dell’ex leader dei Verdi, Alexander Van Der Bellen. Sarà proprio quest’ultimo a rappresentare, per il popolo austriaco, l’ultima speranza per non avere un Presidente proveniente dalle file della destra, e l’ultimo ostacolo per il parlamentare del FPO, Norbert Hofer, per assumere la carica più alta dello Stato.

I sondaggi delle ultime settimane danno i due candidati alla Presidenza alla pari, mentre da oltre un anno i sondaggi danno il FPO come primo partito d’Austria con un consenso attorno al 34%, seguito dai socialdemocratici dell’SPO che viaggiano attorno al 28%, in linea con i risultati delle ultime due elezioni parlamentari, e dai popolari dell’OVP che vengono dati sotto al 20% e ciò rappresenterebbe un record negativo per la compagine politica del PPE.
Nell’aprile 2005, dopo che il FPO decise di non continuare l’alleanza con l’OVP che governava il paese dal 1999, una corrente del partito, decisa a continuare l’alleanza di governo e capitanata dall’allora governatore della Carinzia ed ex leader del partito, Jorg Haider, decide di staccarsi dal partito per dare vita al BZO, l’Alleanza per il futuro dell’Austria. Il partito riesce a diventare il primo partito in Carinzia ma farà molta fatica nel resto del Paese. Alle elezioni parlamentari del 2006 il partito si ferma al 4,7%, sfiorando comunque il 25% in Carinzia. Alle successive elezioni del 2008 il partito supera il 10% e diviene il quarto partito d’Austria, grazie soprattutto al 38,5% ottenuto nella regione di Haider, mentre in tutti gli altri stati austriaci il partito prende meno del FPO. Due settimane più tardi, a causa di un incidente stradale, Haider perde la vita. Nel 2009, nonostante la scomparsa del suo leader, il partito riesce ad ottenere ottimi risultati elettorali, con il 4,6% alle elezioni europee riesce a far eleggere il proprio candidato Ewald Stadler al Parlamento di Bruxelles ma soprattutto riesce ad ottenere il 45% alle elezioni del Landstag della Carinzia, e a confermare Gerhard Dörfler alla guida dello stato austriaco, che già aveva sostituto Haider alla guida della Carinzia dopo la sua scomparsa. Negli anni successivi inizia il declino del partito, nel 2013 il partito passa dal 45% al 6,4% alle elezioni della Carinzia, cedendo la guida dello stato austriaco ai socialdemocratici che non governavano la regione dal 1989. Lo stesso anno ottiene solo il 3,5% alle elezioni parlamentari e non riesce ad eleggere alcuno proprio rappresentante al Parlamento, così come l’anno successivo alle elezioni europee, dove non riesce a raggiungere neanche lo 0,5% dei consensi nazionali.
Il BZO ha sempre cercato di smarcarsi dalle posizioni del FPO, mostrando posizioni più moderate e dando ampio spazio alle politiche liberiste che il FPO aveva portato avanti prima della guida Haider, tuttavia non riuscendo a trovare un accordo per entrare nell’ALDE.
I cittadini austriaci si recheranno alle urne il prossimo 4 dicembre per decidere quale sarà, fra Alexander Van Der Bellen e Norbert Hofer, il prossimo Presidente federale. Le prossime elezioni parlamentari dovrebbero tenersi invece nel 2018.

Gianluca Baranelli

11. Viaggio nella destra europa. L’Unione di Centro svizzera
10 – Lussemburgo Pil da redord. Lussemburgo senza sorprese
9 – Germania. Dalla ex RDT, i voti alla destra oltranzista
8 – La destra in Europa. L’Olanda e il ruolo ambiguo di Wilders
7 – Belgio. Il terrorismo aiuta il radicalismo politico
6 – Destra. Il calderone francese dai neofascisti agli antisemiti
5 – Spagna, per i sondaggi stallo destinato a continuare
4 – Portogallo. Destre arginate dal ricordo di Salazar
3 – Dal Bnp a Ukip, gli inglesi così civili così di destra
2 – Irlanda, il Fine Gael prepara il bis al governo
1 – La destra in Europa. Anche in Islanda la crisi ha un costo

Viaggio nella destra europa.
L’Unione di Centro svizzera

destra-svizzera-udcL’Europa va a destra? Viaggio tra le varie compagini politiche di destra ed estrema destra nei vari scenari politici nazionali. (11^ puntata)


Uno dei maggiori partiti di destra d’Europa è sicuramente l’Unione di Centro svizzera, primo partito della nazione dal 1999 e unica forza politica ad aver superato i 700.000 voti in un’elezione federale.

Seppure il partito non sia alleato con le altre formazioni politiche della destra europea, l’UDC rappresenta un punto di riferimento per le sue posizioni e per l’ampio consenso elettorale ottenuto negli ultimi decenni, arrivato al 29,5% alle elezioni dello scorso anno, e radicato soprattutto nei territori confinanti con il sud della Germania, dove la destra svizzera non ha difficoltà a superare il 40%.

L’Unione di Centro porta avanti da decenni un pensiero fortemente isolazionista che prevede anche la cessazione degli accordi con l’Unione Europea a riguardo della libera circolazione delle persone e l’indisponibilità ad accogliere nuovi migranti e richiedenti asilo, oltre a sostenere una forte campagna contro la diffusione dell’Islam nella nazione elvetica, che ha portato alla discussa legge anti-minareti del 2009. L’Unione di Centro fonde le idee conservatrici e liberali dei due storici partiti del centrodestra svizzero, il partito liberale e quello cristiandemocratico, tendendo molto spesso ad estremizzarne i concetti.

Anche il recente referendum in Ticino riguardo la disparità di trattamento fra lavoratori svizzeri e lavoratori frontalieri “Prima i nostri”, nasce dall’iniziativa della sezione ticinese dell’UDC e ne rappresenta una grande vittoria. Altra formazione politica a festeggiare la vittoria referendaria è stata la Lega dei Ticinesi.

La Lega dei Ticinesi nasce in Canton Ticino nel 1991, prendendo ispirazione dall’italiana Lega Nord, di cui molto ha in comune. Innanzitutto il carisma del fondatore e leader indiscusso, come Umberto Bossi, Giuliano Bignasca, ne è stato a capo per oltre 20 anni, fino al momento della sua scomparsa, nel marzo del 2013. Ma se il tentativo del senatore lombardo di far succedere alla guida del partito il figlio, ha preso una piega comica, Bignasca è riuscito a far rimanere in famiglia la Presidenza della Lega ticinese, passata dopo la sua morte nelle mani del fratello Attilio, mentre ricopre importanti cariche istituzionali anche il figlio Boris. Il partito è sempre riuscito ad entrare nel Parlamento federale svizzero e ha sfiorato il 30% alle elezioni cantonali del 2011, mentre nel 2015 è riuscito a confermarsi prima forza politica nonostante l’avanzata del Partito liberale locale. Nonostante i rapporti con l’italiana Lega Nord siano sempre stati ottimi, le politiche a discapito dei lavoratori frontalieri residenti in Lombardia, da sempre grande cavallo di battaglia dei leghisti del Ticino, hanno creato spesso motivo di imbarazzo nei rappresentanti del partito padano.

Come in Ticino, anche nel cantone di Ginevra nasce nel 2005 una Lega territoriale, pronta, come quella ticinese, a portare avanti a livello locale le battaglie dell’UDC, e in particolare a battersi contro l’immigrazione nel cantone. Il Movimento dei cittadini ginevrini ha la propria svolta nel 2011 quando riesce per la prima volta, grazie a poco più di 10.000 voti, ad entrare nel Parlamento svizzero.

Al momento, l’Unione di Centro, la Lega dei Ticinesi e il Movimento dei cittadini ginevrini detengono oltre un terzo dei seggi del Parlamento federale svizzero e sono le maggiori forze politiche in 18 dei 26 cantoni svizzeri.

I cittadini svizzeri torneranno alle urne il prossimo 27 novembre un referendum per accelerare i tempi di abbandono del nucleare da parte dello stato elvetico, mentre le prossime elezioni federali sono previste per il 2019.

Gianluca Baranelli

10 – Lussemburgo Pil da redord. Lussemburgo senza sorprese
9 – Germania. Dalla ex RDT, i voti alla destra oltranzista
8 – La destra in Europa. L’Olanda e il ruolo ambiguo di Wilders
7 – Belgio. Il terrorismo aiuta il radicalismo politico
6 – Destra. Il calderone francese dai neofascisti agli antisemiti
5 – Spagna, per i sondaggi stallo destinato a continuare
4 – Portogallo. Destre arginate dal ricordo di Salazar
3 – Dal Bnp a Ukip, gli inglesi così civili così di destra
2 – Irlanda, il Fine Gael prepara il bis al governo
1 – La destra in Europa. Anche in Islanda la crisi ha un costo