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Ginevra Matiz

Legge elettorale, priorità dimenticata

Legge elettoraleIl dibattito, o meglio la sfida, congressuale dei Dem ha due effetti. Il primo quello di alzare i toni all’interno del Pd, il secondo di congelare ogni decisione sui futuri assetti. In primis quello sulla legge elettorale. Infatti i tre candidati indicano strade diverse sul come modificare la legge sul sistema di voto. L’ex presidente del Consiglio Matteo in una intervista a Corriere Live, riportata oggi dal Corriere della Sera si è soffermato proprio sulla legge elettorale. “I numeri per il Mattarellum – ha detto – con il Pd, la Lega e gli altri ci sono. Vogliono un’altra legge? La facciano. Ma corrano, non aspettino il nostro congresso, il giochino del rinvio non lo mettessero in contro al Pd”. Quanto alle alleanze necessarie per superare la soglia del 40 per cento Renzi ha ironizzato: “In passato ci è capitato di fare il 40 per cento, chissà che non ricapiti in futuro. Veramente è più facile prendere il 40 per cento che vincere al Superenalotto”.

“Sono sorpreso che in una sola giornata il ticket proposto segretario Renzi-vice segretario Martina dica due cose diverse su un tema importante come la legge elettorale”, commenta il senatore del Pd Vannino Chiti. “Renzi – aggiunge Chiti – dice al Corriere della Sera che ci sono i numeri per approvare il Mattarellum: se ci sono davvero, avanti tutta! Martina invece con il Quotidiano Nazionale prende atto che i numeri per il Mattarellum non ci sono e apre all’introduzione anche al Senato dell’Italicum, così come rivisto dalla Consulta. Ciò significherebbe non certo i collegi uninominali ma i capolista bloccati anche al Senato. Né Renzi né Martina fanno invece riferimento alla proposta approvata all’unanimità dalla commissione eletta dalla Direzione del Pd, prima del referendum. Pensare di mantenere i capolista bloccati vuol dire chiudere la porta in faccia ai cittadini e preparare un nuovo disastro al centrosinistra. Punti irrinunciabili per noi sono i collegi uninominali di piccole dimensioni per restituire valore alla rappresentanza”.

L’intervista di Martina ha come è primo effetto quello di creare malcontento all’interno dello stesso Pd. Oltre a Chiti anche Antonio Misiani, che appoggia la mozione Orlando, dice la sua: “Viene da pensare che nella cerchia renziana parlavano di Mattarellum ma avevano e hanno in testa solo l’Italicum, o ciò che ne resta. Il punto è che questa strada non ci porterebbe da nessuna parte e, oltretutto, riproporrebbe anche a Palazzo Madama il meccanismo contestatissimo dei capilista bloccati. Il nostro orizzonte deve essere quello di dare al Paese un futuro stabile coalizioni di governo solide”.

Il terzo candidato alla segreteria del Pd Michele Emiliano dice la sua su facebook. “Occorre eliminare i capilista bloccati e restituire il diritto agli italiani di scegliersi i loro deputati. Anche facendo un accordo con il M5S”. “A me Grillo non può dire nulla, non mi può rimproverare nulla: ho sempre rispettato il M5s, gli ho sempre offerto di collaborare con loro, anche sul programma della Regione Puglia. Non è che siamo alleati, ma siamo alleati per l’Italia”,

Intanto un sondaggio di Demopolis agita ancor di più le acque. Secondo l’istituto demoscopico se si votasse oggi per le Politiche, il Movimento 5 Stelle conquisterebbe il 30% dei consensi, superando il Partito Democratico, che – penalizzato dagli eventi delle ultime settimane – otterrebbe il 26%. Distanti appaiono gli altri partiti, con la Lega al 12,8, Forza al 12% e Fratelli d’Italia al 5%. Al 4,6% i Democratici e Progressisti, al 3,2% Alternativa Popolare, al 2,5 Sinistra Italiana. Sotto il 2% le altre liste. In calo l’affluenza stimata che, dopo una ripresa registrata nei mesi scorsi, si riduce oggi al 65%, 10 punti in meno rispetto alle elezioni del 2013. In base alla proiezione odierna effettuata dell’Istituto Demopolis il Movimento di Grillo otterrebbe oggi alla Camera 195 seggi, il Partito Democratico 174. 82 seggi andrebbero a Salvini, 78 a Berlusconi. E con questi numeri, la maggioranza di 316 seggi non sarebbe raggiungibile alla Camera da nessuno schieramento a chiusura delle urne: si tratta di scenario evitabile soltanto con una nuova legge elettorale, auspicata dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, ma sempre più in secondo piano nel dibattito politico.

Vitalizi. Accordo fatto. Bagarre dei 5 Stelle

senatoAccordo fatto alla Camera sul nuovo regime dei vitalizi per i parlamentari. L’Ufficio di presidenza ha approvato con il voto unanime dei presenti (i rappresentanti del M5S non hanno partecipato alla riunione per protesta), il contributo di solidarietà per tre anni sui vitalizi relativi alle precedenti legislature, applicato su 4 scaglioni: il 10% per quelli compresi tra 70mila e 80mila euro lordi l’anno; 20% fino a 90mila; 30% fino a 100mila e 40% per quelli superiori a 100mila.

Sulla proposta, presentata dalla vicepresidente Marina Sereni, si è sfiorato lo scontro fisico. I deputati 5Stelle hanno scelto la strada della protesta rumorosa e dall’impatto visivo forte: hanno prima interrotto il Question time che si stava svolgendo in diretta sulla Rai dall’Aula, e, successivamente, si sono presentati in massa davanti alla studio della presidente della Camera Laura Boldrini, dove era in programma la riunione dell’Ufficio di presidenza, chiamato ad approvare la delibera.

La pressione è salita quando i due rappresentanti del M5S hanno avvisato tramite i social che la loro proposta era stata bocciata ed era passata invece quella della Sereni. “Hanno dichiarato inammissibile la nostra delibera – ha detto Di Maio – che conteneva la proposta del Pd, scritta da Richetti. Siamo alla follia totale. Oggi all’odg c’erano le ‘comunicazioni della presidente’. Là dentro ci hanno messo la nostra delibera e quella della Sereni (che nessuno aveva letto), con la quale si prelevano a Cirino Pomicino 3mila euro una tantum per 3 anni, quando ha preso centinaia di migliaia di euro come vitalizio da ex parlamentare. Siamo in un clima di ‘fine della seconda repubblica, alla fine di un impero dei partiti in cui tutti quanti arraffano e scappano”. Accuse respinte al mittente da Ettore Rosato. “L’inaccettabile gazzarra inscenata dal M5S – ha affermato il capogruppo Pd – è frutto della consapevolezza che, di fronte a una loro proposta inefficace e inapplicabile, noi abbiamo risposto con un vero taglio dei costi della politica, che ha un effetto immediato e concreto. Se fosse stato coerente con ciò che va dicendo, il M5S avrebbe dovuto votare la nostra proposta, ma anche questa volta hanno dimostrato di non avere alcun interesse a risolvere i problemi ma utilizzarli per alzare lo scontro politico, con atteggiamenti violenti dal punto di vista verbale a fisico. E’ un comportamento violento, inaccettabile, perché il confronto politico non si può fare a spintoni e a urla”, ha concluso Rosato.

La presidente della Camera ha stigmatizzato l’accaduto. ”E’ molto grave ciò che è avvenuto a Montecitorio per responsabilità di alcuni deputati del M5S. Tutto questo è inaccettabile. Il confronto parlamentare non può svolgersi in un clima segnato dall’aggressività, dalle minacce, dalle intimidazioni”. La nuova disciplina è “una misura di equità e di rigore – ha detto Sereni – che incide sui trattamenti più alti dei deputati che percepiscono il vitalizio secondo il vecchio sistema. Anziché la propaganda – ha proseguito Sereni- a noi stanno a cuore i dati concreti. La proposta del M5S non comportava alcun risparmio e non teneva conto dell’abolizione dei vitalizi parlamentari avvenuta nel 2012. Una riforma radicale che ha segnato per tutti i parlamentari in carica il passaggio dal regime retributivo a quello contributivo e che ha portato a 65 anni l’età minima per percepire l’assegno. Quella riforma non incideva, né poteva, sul passato e questa è l’anomalia sulla quale, tenendo conto della giurisprudenza più recente in materia, oggi interveniamo. Per questo il contributo straordinario di solidarietà per tre anni che abbiamo oggi deliberato -conclude Sereni- è un elemento di equità e di perequazione tra vecchio e nuovo sistema che produce nel bilancio della Camera un risparmio effettivo di circa 2,4 milioni l’anno”.

Ma gli ex parlamentari sono già pronti a fare ricorso contro il contributo di solidarietà. “Ci sarà un’azione collettiva degli ex parlamentari”, spiega un ex deputato. “Manca una legge di riferimento. Non si capisce per chi dovrebbe essere questo contributo di solidarietà. Io perderei mille euro”, si lamenta un ex parlamentare. Qualcuno con mille Euro tira avanti una famiglia, gli si potrebbe rispondere in modo un po’ demagogico. “Faremo una class action – continuano – ci stiamo sentendo in queste ore. Nel pomeriggio emergerà una posizione chiara di contrarietà a quanto deciso”.

Le critiche ai 5 Stelle sono bipartisan. Da quelle di Brunetta per il quale “il Movimento 5 Stelle si comporta come una forza eversiva” che “con i suoi comportamenti è espressione della negazione della democrazia”, a quelle dell’ex premier Renzi che ricorda come “a palazzo Chigi guadagnavo la metà di quello che guadagnano Di Battista e Di Maio. La mia proposta – continua – è quella di Matteo Richetti. Su questi temi giochiamo a carte scoperte: l’atteggiamento strumentale e anche violento non sfonda con il sottoscritto”.

E mentre i Cinquestelle chiedono a al Presidente del Senato Grasso di convocare il Consiglio di Presidenza del Senato al più presto per esaminare la loro proposta di delibera, ai pentastellati risponde direttamente il deputato Pd, Matteo Richetti: “Il M5S quando ha capito che non era applicabile la legge con il ricalcolo, ha proposto una sua delibera che non conteneva nessuna riduzione dei vitalizi”. “Il problema non è la polemica, era necessario ridurre gli elementi di privilegio – aggiunge – e per metterci al riparo da un ricorso abbiamo utilizzato il prelievo e non il ricalcolo e la modalità temporanea perché la Corte ci dice che in modo strutturale non era consentito”. Ma fare populismo è più facile. E i Cinquestelle sono dei veri campioni in materia.

Mattarella: “Europa incerta. Ora serve coraggio”

Mattarella“Il messaggio lanciato dal Presidente della Repubblica è stato chiaro: un’Europa che non si chiude, che recupera l’anima visionaria dei fondatori, politica e non burocratica. Competitiva nella globalizzazione. Equa. La nostra Europa”. E’ quanto ha affermato il segretario del Psi, Riccardo Nencini commentando le parole del presidente della repubblica Sergio Mattarella che ha parlato davanti le camere riunite in seduta Comune in occasione dell’inizio delle celebrazioni per i 60 anni dei Trattati di Roma. Il Presidente della Repubblica ha tracciato il profilo di un Continente sfibrato più che dalle sfide e dalle difficoltà, dalla propria mancanza di visione, di intuizione, di coraggio. La Brexit è effetto e non solo causa di tutto questo. Le radici di questo mal sottile affondano nei particolarismi, nei settarismi e nella facile fuga verso muri da costruire e un passato che, sia chiaro, era ben meno allettante del presente. Sei volte il Presidente viene interrotto dagli applausi. Soprattutto quanto cita una profetica pagina di Luigi Einaudi, in cui (ed era il 1947, dieci anni ancora prima dei Trattati di Roma) si individuava chiaramente un doppio rapporto di causa-effetto tra il chiudere le frontiere alle merci e poi agli uomini.

“I padri dell’Europa, che dettero vita ai Trattati – ha detto Matterallea – con il consenso democratico dei loro Paesi, non erano dei visionari bensì degli uomini politici consapevoli delle sfide e dei rischi, capaci di affrontarli. Uomini che hanno avuto il coraggio di trasformare le debolezze, le vulnerabilità, le ansie dei rispettivi popoli in punti di forza”. “L’Europa che abbiamo conosciuto in questi anni è stata uno strumento essenziale di stabilita’ e di salvaguardia della pace, di crescita economica e di progresso, di affermazione di un modello sociale sin qui ancora ineguagliato, fatto di diritti e civiltà”.

Mattarella ha parlato di una Eurpa piccola piccola davanti giganti mondo. “L’Unione e i suoi Stati membri – ha detto – nell’anno 2000 hanno prodotto il 26,5% del Prodotto Interno Lordo mondiale. Questa percentuale è scesa, nel 2015, di ben quattro punti. La popolazione dell’intero continente europeo è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi venti anni. Al contempo la popolazione africana, che oggi si aggira intorno al miliardo, potrebbe raddoppiare in appena venticinque anni. Già questi due soli elementi rendono evidente che l’Europa nel suo complesso rischia di diventare più piccola sullo scacchiere internazionale, mentre, nel mondo, gli stati ‘giganti’ continuano a crescere”.

Infine un appello all’unità perché nessun paese europeo può farcela da solo. “Nessun Paese europeo può garantire, da solo, la effettiva indipendenza delle proprie scelte. Nessun ritorno alle sovranità nazionali potrà garantire ai cittadini europei pace, sicurezza, benessere e prosperità, perché nessun Paese europeo, da solo, potrà mai affacciarsi sulla scena internazionale con la pretesa di influire sugli eventi, considerate le proprie dimensioni e la scala dei problemi”.

Ginevra Matiz

Abolizione dei voucher. Via libera dal cdm

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Via libera dal consiglio dei ministri all’abolizione dei voucher. “Useremo le prossime settimane per rispondere ad una esigenza che certamente l’eliminazione dei voucher non risolve, per una regolazione seria del lavoro saltuario e occasionale”, ha detto il premier Paolo Gentiloni, al termine del Cdm. “Abbiamo abrogato le norme su voucher e appalti – ha aggiunto il premier – nella consapevolezza che l’Italia non aveva certo bisogno nei prossimi mesi di una campagna elettorale su temi come questi e nella consapevolezza che la decisione è coerente con l’orientamento che è maturato nelle ultime settimane in Parlamento”. Per Gentiloni, “dividere il paese tra chi demonizza lo strumento dei voucher e chi ne voleva circoscrivere i limiti sarebbe stato solo un errore per l’Italia. Ora si libera il tavolo da una discussione ideologica che non ci avrebbe aiutato e che conferma il nostro impegno per regolare il mercato del lavoro”.

Ieri Patrizia Maestri del Pd, relatrice della proposta di legge sui voucher aveva già annunciato che la Commissione lavoro della camera avrebbe votato per l’abrogazione totale dei voucher. “Ci sarà un periodo di transizione fino al 31 dicembre 2017 per permettere di utilizzarli a chi li ha già acquistati”, ha continuato Maestri sottolineando che l’abrogazione “va bene, è un risultato inatteso ma positivo, speriamo però che il governo non li faccia poi rientrare sotto altre forme”, ha concluso.

Insomma sui voucher si è imboccata la strada più drastica. Non più quella di una revisione della normativa per eliminare le storture che stava creando. In un primo momento per limitarne il massiccio utilizzo si era pensato legarne l’uso solo alle famiglie. Ora la strada sembra quella della totale soppressione che fa venir meno un pezzo della riforma del jobs act. A spingere su questa soluzione anche la volontà di superare il referendum proposto dalla Cgil, che così cadrebbe nel vuoto. Un referendum che il ministro del lavoro Poletti vede come fumo negli occhi e che già in passato gli è costato qualche scivolone di stile.

Attraverso il confronto con il governo – riferisce la relatrice Patrizia Maestri – sceglieremo la strada dell’emendamento che li abroga”. “Noi – ha spiegato la deputata Pd – saremmo stati favorevoli a mantenere i voucher per le famiglie ma a seguito del confronto con il governo andremo verso l’abrogazione”. “Chiediamo – conclude Maestri – che si tenga conto anche del tema appalti”, su cui pende l’altro referendum voluto della Cgil”. “Il governo sceglierà la strada più veloce e adatta”. “L’importante – aggiunge – è che  non pensi di far rientrare i voucher sotto altra forma”.

Maestri ha spiegato che l’emendamento propone l’abrogazione dei tre articoli del Jobs Act (decreto legislativo 81 del 2015), cioè gli articoli 48, 49 e 50, gli stessi di cui chiede l’abrogazione il quesito referendario della Cgil. I tre articoli rientrano nel capitolo VI sul lavoro accessorio: il 48 su “definizione e campo di applicazione”; il 49 su “disciplina del lavoro accessorio” e il 50 su “coordinamento informativo a fini previdenziali”.  Maestri ha precisato che sarà previsto un periodo di transizione per permettere di utilizzare i voucher a chi li ha già acquistati.

Per il segretario del Psi Riccardo Nencini i “voucher sono da regolamentare e non da eliminare. Famiglie, imprese a zero dipendenti, lavoretti stagionali. Se li togli per tutti, non aiuti il lavoro”.

Contrario alla cancellazione il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia per il quale “è meglio fare il referendum piuttosto che cancellare i voucher con un provvedimento di legge, senza alcun dibattito”. Boccia, a margine di un convegno alla Luiss ha aggiunto che “non ci piace nemmeno il modo: se proprio s’ha da fare, si faccia il referendum”.

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Via libera dal consiglio dei ministri all’abolizione dei voucher. “Useremo le prossime settimane per rispondere ad una esigenza che certamente l’eliminazione dei voucher non risolve, per una regolazione seria del lavoro saltuario e occasionale”, ha detto il premier Paolo Gentiloni, al termine del Cdm. “Abbiamo abrogato le norme su voucher e appalti – ha aggiunto il premier – nella consapevolezza che l’Italia non aveva certo bisogno nei prossimi mesi di una campagna elettorale su temi come questi e nella consapevolezza che la decisione è coerente con l’orientamento che è maturato nelle ultime settimane in Parlamento”. Per Gentiloni, “dividere il paese tra chi demonizza lo strumento dei voucher e chi ne voleva circoscrivere i limiti sarebbe stato solo un errore per l’Italia. Ora si libera il tavolo da una discussione ideologica che non ci avrebbe aiutato e che conferma il nostro impegno per regolare il mercato del lavoro”.

Ieri Patrizia Maestri del Pd, relatrice della proposta di legge sui voucher aveva già annunciato che la Commissione lavoro della camera avrebbe votato per l’abrogazione totale dei voucher. “Ci sarà un periodo di transizione fino al 31 dicembre 2017 per permettere di utilizzarli a chi li ha già acquistati”, ha continuato Maestri sottolineando che l’abrogazione “va bene, è un risultato inatteso ma positivo, speriamo però che il governo non li faccia poi rientrare sotto altre forme”, ha concluso.

Insomma sui voucher si è imboccata la strada più drastica. Non più quella di una revisione della normativa per eliminare le storture che stava creando. In un primo momento per limitarne il massiccio utilizzo si era pensato legarne l’uso solo alle famiglie. Ora la strada sembra quella della totale soppressione che fa venir meno un pezzo della riforma del jobs act. A spingere su questa soluzione anche la volontà di superare il referendum proposto dalla Cgil, che così cadrebbe nel vuoto. Un referendum che il ministro del lavoro Poletti vede come fumo negli occhi e che già in passato gli è costato qualche scivolone di stile.

Attraverso il confronto con il governo – riferisce la relatrice Patrizia Maestri – sceglieremo la strada dell’emendamento che li abroga”. “Noi – ha spiegato la deputata Pd – saremmo stati favorevoli a mantenere i voucher per le famiglie ma a seguito del confronto con il governo andremo verso l’abrogazione”. “Chiediamo – conclude Maestri – che si tenga conto anche del tema appalti”, su cui pende l’altro referendum voluto della Cgil”. “Il governo sceglierà la strada più veloce e adatta”. “L’importante – aggiunge – è che  non pensi di far rientrare i voucher sotto altra forma”.

Maestri ha spiegato che l’emendamento propone l’abrogazione dei tre articoli del Jobs Act (decreto legislativo 81 del 2015), cioè gli articoli 48, 49 e 50, gli stessi di cui chiede l’abrogazione il quesito referendario della Cgil. I tre articoli rientrano nel capitolo VI sul lavoro accessorio: il 48 su “definizione e campo di applicazione”; il 49 su “disciplina del lavoro accessorio” e il 50 su “coordinamento informativo a fini previdenziali”.  Maestri ha precisato che sarà previsto un periodo di transizione per permettere di utilizzare i voucher a chi li ha già acquistati.

Per il segretario del Psi Riccardo Nencini i “voucher sono da regolamentare e non da eliminare. Famiglie, imprese a zero dipendenti, lavoretti stagionali. Se li togli per tutti, non aiuti il lavoro”.

Contrario alla cancellazione il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia per il quale “è meglio fare il referendum piuttosto che cancellare i voucher con un provvedimento di legge, senza alcun dibattito”. Boccia, a margine di un convegno alla Luiss ha aggiunto che “non ci piace nemmeno il modo: se proprio s’ha da fare, si faccia il referendum”.

Nencini: No a partiti a vocazione maggioritaria

matteo renziI tre candidati alle primarie del Pd sono in campagna elettorale. Con Renzi, Orlando e Emiliano che cominciano a darsele. Hanno provato ad approfittare di un “momento di mia debolezza” per “distruggere il Pd” ha detto l’ex premier. Perché il Pd ha “la solidità e la forza della sua comunità”. E perché lui, il leader ammaccato dalla sonora sconfitta del 4 dicembre, è in campo per rilanciare: “La partita inizia adesso”.

Proprio quella comunità che per l’altro candidato Orlando è sempre più disorientata e smarrita per le politiche e l’eccesso di leaderismo della segreteria Renzi. Renzi ha puntato l’indice contro gli scissionisti e quanti avrebbero approfittato del suo momento di debolezza per “distruggere” il partito, ma gli sfidanti per la segreteria non ci stanno a vedersi confusi con i fuoriusciti e rinviano al mittente l’accusa di voler indebolire la comunità che si riconosce nel partito. “Mi ha fatto male vedere compagni che se ne sono andati, mi ha fatto più male vedere persone rimaste a casa e ancora di più mi ha fatto male vedere qualcuno che ha tirato un sospiro di sollievo quando queste persone se ne sono andate o sono rimaste a casa” ha replicato Andrea Orlando, accusando il segretario di continuare tracciare una strada solitaria all’interno del partito e di illudersi che per vincere sia sufficiente ammiccare ai populismi. “Inseguire la vecchia destra ci ha portato alla sconfitta, inseguire questa nuova destra ci porterebbe al dramma” ha chiarito Orlando.

“Renzi ci ha provato al Lingotto a dare l’impressione di un cambiamento, ma quanto una storia finisce non la rimetti insieme con l’Attak” ha attaccato l’altro candidato, Michele Emiliano, che si è appellato al popolo delle primarie: “Consegnare ancora nelle mani” di Renzi “la guida del Pd, significa condannare il partito ad una sicura sconfitta elettorale e a perdere il governo del Paese”.

Punto fondamentale sono le alleanze che hanno in menti i candidati alla segreteria del Pd. Dall’idea dell’autosufficienza di veltroniana memoria che ha aperto una crisi profondissima nel centro sinistra. Per Orlando è  necessario proporre un’alleanza “larga” ma sui programmi perché “questo non è il momento di mettere paletti ma di costruire ponti”.

E proprio su questo il segretario del Psi Riccardo Nencini ha affermato che “in nessun paese europeo esistono partiti a vocazione maggioritaria. Nemmeno in Italia. Certo che va stretto un patto con gli italiani. La domanda è: chi lo contrae? Noi presenteremo la nostra proposta sabato, al congresso nazionale. Prima o poi anche il PD dovrà dirci come la pensa. Meglio prima”.

Ovviamente la legge elettorale farà la sua parte. Tolto di mezzo l’Italicum che costringeva tutti a sottomettersi al volere del partito maggiore, resta un grande vuoto da colmare. Il problema è come riempirlo. Le proposte non mancano.

Consip: Nencini, Di Maio garantista a intermittenza

grillo e di maioL’indagine Consip continua con la trasferta fiorentina per il pm di Napoli Henry John Woodcocok e il pm di Roma Mario Palazzi che oggi interrogheranno l’imprenditore di Scandicci, Carlo Russo. Intanto è cominciato a a Roma l’interrogatorio di Tiziano Renzi, il padre dell’ex presidente del Consiglio indagato dalla procura per traffico di influenze nell’ambito dell’inchiesta Consip. Dovrà rispondere alle domande del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Mario Palazzi sul suo, presunto, ruolo nella vicenda.

Un caso che rischia di avere ripercussioni sulla stabilità dell’esecutivo, tanto che nel Consiglio dei ministri di oggi il premier Paolo Gentiloni è tornato a chiedere ai responsabili di governo di lasciare fuori l’esecutivo dallo scontro in atto in queste ore tra le forze politiche. Gentiloni in questi giorni non è entrato nelle vicende giudiziarie e non intende farlo, anzi ha sottolineato la necessità – viene riferito – di tenere i toni bassi e di evitare che ci sia un clima di tensione che possa coinvolgere il governo e l’attività del Parlamento.

“Non ho motivo di dubitare – ha detto il segretario del PSI, Riccardo Nencini – dei chiarimenti già forniti dal Ministro Lotti. Il garantismo o c’è o non c’è. Non esiste essere garantista a intermittenza. È una fattispecie naturale per Di Maio”. parlando del Governo Nencini ha aggiunto: “Proprio mentre si chiede responsabilità nel sostegno pieno e leale al governo, c’è chi ritiene che solo una parte delle forze politiche di questo esecutivo possa costituire la futura coalizione riformista che si candida a guidare l’Italia”. “Mi associo a chi pretende chiarezza. A forza di battezzare tizio e isolare caio si rischia di buttare tutto il lavoro di questi anni. La linea di confine non è solo tra destra e sinistra. È’ tra chi vuole un’Europa diversa e chi vuole tornare alla lira”- ha concluso.

Sulla stessa linea Fabrizio Cicchitto, esponente di Ncd e presidente della Commissione esteri della Camera che ha parlato di indecente linciaggio per T.Renzi e Lotti. “Il circo mediatico-giudiziario in azione è sempre lo stesso da anni e sta distruggendo l’Italia”.

Intanto la con una lettera inviata al presidente del Senato Grasso, il Movimento 5 Stelle chiede che si convochi subito la conferenza dei capigruppo per “metterci in condizione” di  chiedere di calendarizzare subito in Aula la mozione di sfiducia al ministro dello sport Luca Lotti, depositata dal Movimento nei giorni scorsi. La riunione dei presidenti dei gruppi potrebbe essere convocata già martedì prossimo.

Il Pd verso le primarie sotto il fantasma di D’Alema

dalema-e-renziNel Partito democratico “finalmente si discuta di cosa serve all’Italia, e non più di quanto è antipatico Tizio o Caio, è fondamentale rilanciare sui contenuti, sulle idee, sulle proposte. Sulla sanità, la cultura, le tasse, l’innovazione, il capitale umano”. Lo scrive Matteo Renzi nella sua Enews, ricordando che domani “sarà l’ultimo giorno per iscriversi al Pd per chi vorrà: si potrà così partecipare alla fase del confronto tra gli iscritti, circolo per circolo”. La campagna elettorale per le primarie del Pd è appena iniziata. I candidati, all’indomani della scissione, sono in campo, conseguenza ultima della frattura interna al Pd che in questi anni è divenuta così forte fino a diventare insanabile.

“D’Alema ha delle  responsabilità, indubbiamente, ricondurre tutto e soltanto a un piano di D’Alema mi sembra francamente riduttivo”. Ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, appena  arrivato a Fabbrico nel Reggiano per partecipare al 72esimo anniversario della battaglia partigiana che vide coinvolta la  cittadina. Orlando è tra i candidati alla segreteria e commentando le dichiarazioni fatte ieri sera in tv  da D’Alema riguardo alla responsabilità della scissione avvenuta all’interno del Partito democratico ha detto che “c’e’ un malessere che non è soltanto quello di persone e gruppi dirigenti che se ne vanno, è anche quello delle tante persone che sono rimaste a casa in questi anni e che hanno perduto la speranza nel Pd. La mia candidatura – ha spiegato ancora Orlando riferendosi al congresso – è in campo anche per questo, perché questa speranza non vada delusa”.

In un clima da separati in casa Orlando ha aggiunto che “il dialogo tra sordi genera dei compartimenti stagni e dentro il Pd ce ne sono troppi”. Per Orlando, il tema però “non è sempre tanto quello di sfidare, di sfidarsi, è anche quello ogni tanto di capirsi, perché un partito funziona anche così. L’idea che tutto possa ridursi ad una costante conta – ha detto ancora – è un po’ la causa delle difficoltà nelle quali ci troviamo”.

Da parte sua l’altro candidato, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano afferma che “i politici italiani, anche del Pd, pensano solo al proprio futuro e non a quello delle comunità e del Paese”. “Bisogna passare dall’io, che ha caratterizzato la politica italiana ed in particolare il Pd nell’ultimo periodo, al noi” ha concluso glissando le domande su D’Alema. Comunque, D’Alema, la sua voce continua a farla sentire e il suo bersaglio è sempre lo stesso: “Per creare una grande forza di centrosinistra deve essere ridimensionato il ruolo del rottamatore, che ha rotto tutto, ha distrutto il Pd e lo ha svuotato di contenuti democratici, ne ha svilito ispirazione ideale e politica”.

Scampia. Nencini, inzia una storia nuova

nencini scampia veleScampia, Napoli. Vele. Qui c’è Gomorra. Criminalità, abusivismo, degrado. Ma c’è un’altra Scampia? Sì, c’è. E si inizia a scrivere una storia nuova. “Nell’immaginario collettivo Scampia si associa all’inferno ma la realtà è cambiata da diversi anni. Eppure la si continua a raccontare in modo obsoleto e negativo. Cominciamo a diffondere il racconto realistico di questa realtà, non una novella giornalistica. I problemi da risolvere ci sono ancora, molti e molto grandi ma va raccontata un’inversione di marcia: è giusto che siano le istituzioni a farlo insieme a chi vi abita”. Non ha dubbi Riccardo Nencini, segretario del Psi e viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, nell’annunciare alla stampa le iniziative che saranno intraprese anche dal governo per raccontare la nuova Scampia dopo l’abbattimento delle Vele.

“Il racconto deve partire dal comitato Vele – dice -, da chi spende il proprio tempo libero a insegnare la buona educazione e a giocare con i bambini. Dobbiamo provare a far passare un messaggio diverso da quello conosciuto nel mondo”. Rispetto al cronoprogramma del progetto Vele, Nencini conferma che l’abbattimento della prima struttura è previsto “a fine primavera e l’intervento – ricorda – è finanziato con uno stanziamento di 18 milioni dal mio ministero. In autunno partirà la seconda fase con lo spostamento delle famiglie e il risanamento concreto che si sta avviando. Fra poco ci sarà anche un’operazione di pulizia del quartiere, non è solo una questione estetica: le famiglie che vivono qui devono avere un ambiente intorno a loro che deve essere il più pulito possibile”.

Grazie all’abbattimento delle Vele “le persone di Scampia potranno tornano a vivere in case dignitose grazie al buon lavoro che sta facendo il Comune di Napoli. Noi abbiamo messo le risorse – sottolinea Nencini – e la città sta reagendo in maniera positiva: questo è il racconto nuovo da fare”.

Sul tema dei fondi per l’edilizia, Nencini invita la Regione Campania e il Comune “nel rapporto inter istituzionale a risolvere il problema della quota parte che la Regione deve distribuire anche al Comune di Napoli”. Nencini incontrando stamattina il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, ha affrontato anche il nodo dei trasferimenti dei fondi che il governo destina a Napoli e che devono però passare dalla Regione. “Di fronte alla burocrazia – ha osservato Nencini – il problema dell’accelerazione è sempre concreto, stamattina con il sindaco de Magistris abbiamo parlato dei fondi che il governo ha già da molti mesi distribuito alle Regioni italiane, tra cui la Campania a cui vanno 50 milioni per interventi piccoli e medi su edilizia residenziale pubblica per un totale di 2200 alloggi da recuperare”.

Parlando in particolare di Napoli, Nencini, al termine di un incontro con il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha detto che “la situazione del patrimonio ereditata da questa amministrazione comunale era, diciamo così, imperfetta. Il lavoro in corso è molto corposo”.  Come riferito da Nencini, Governo e Comune dallo scorso mese di luglio hanno avviato diversi tavoli. Numerosi i temi affrontati nel colloquio: le linee di finanziamento per realizzare edilizia residenziale pubblica; le procedure per avviare la vendita di alloggi a chi li abita a prezzi non di mercato; un nuovo utilizzo dei beni confiscati alla criminalità “con l’obiettivo si socializzarli nel cuore della città”.

“L’obiettivo – ha affermato Nencini – è portare in trasparenza l’utilizzo del patrimonio comunale, uno dei più imponenti d’Italia che conta circa 63mila cespiti. Guardiamo con attenzione e con piacere al lavoro che viene svolto perché vedo buoni risultati in arrivo”. Nencini ha riferito di aver invitato il sindaco de Magistris il prossimo 4 marzo a Bari dove si terrà una tappa di presentazione del Piano Città Italia varato dal Governo.

Si allungano i tempi per la legge elettorale

urna-elettoraleSlitta l’approdo in aula alla Camera della legge elettorale, inizialmente programmato per il 27 febbraio e subito arrivano le accuse incrociate di voler allungare i tempi. Il presidente della Commissione Affari costituzionali, Andrea Mazziotti, invierà a breve una lettera alla presidente della Camera Laura Boldrini, per comunicare che la Commissione non terminerà i propri lavori in tempo per quella data. Nella seduta odierna di oggi Mazziotti, che è anche relatore, ha illustrato altre quattro proposte di legge depositate nonché la sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum. Si è quindi deciso di procedere a alcune audizioni su punti precisi della normativa elettorale, che si svolgeranno venerdì della prossima settimana, dato che nel frattempo la Commissione dovrà esaminare il decreto sicurezza. A questo punto la Commissione non riuscirà a concludere i lavoro entro la mattina di lunedì prossimo, 27 febbraio, così da rispettare il calendario. Di qui la lettera di Mazziotti a Boldrini.

L’invito della Corte costituzionale al Parlamento a varare una legge elettorale che favorisca la formazione di maggioranze parlamentari omogenee, deve avere un seguito concreto. altrimenti significherebbe “tradire lo spirito del nostro sistema costituzionale”. Ha detto ancora il relatore alla legge elettorale, Andrea Mazziotti, illustrando in Commissione la sentenza della Consulta sull’Italicum. “A conclusione della sentenza – ha detto Mazziotti – la Corte ha richiamato l’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 sulla legge di riforma, che ha confermato un assetto costituzionale basato sulla parità di posizione e funzioni delle due Camere elettive. In tale contesto, la Corte ha quindi rilevato che ‘la Costituzione, se non impone al legislatore di introdurre, per i due rami del Parlamento, sistemi elettorali identici, tuttavia esige che, al fine di non compromettere il corretto funzionamento della forma di governo parlamentare, i sistemi adottati, pur se differenti, non ostacolino, all’esito delle elezioni, la formazione di maggioranze parlamentari omogenee’. “Quello della Corte – ha quindi aggiunto Mazziotti – non è un banale commento. E’ un monito all’intero Parlamento: non dare al Paese una legge omogenea e funzionante, magari per meri interessi di partito, significa tradire lo spirito del nostro sistema costituzionale. E di questo – ha concluso – tutti noi dovremo tenere conto”.

Su tutte le furie i 5 Stelle che parlano di melina. “La verità – scrivono in una nota i deputati M5S della commissione Affari costituzionali – è che non vogliono farci votare per arrivare a maturare la pensione a settembre”. La risposta arriva direttamente dal Pd: “Il Pd in queste settimane non ha mai chiesto di far slittare la data di arrivo in Aula della legge elettorale, non ha chiesto audizioni, non ha chiesto il rinvio della discussione. Ha chiesto di far partire la discussione su una proposta di legge a prima firma Nicoletti che ricalca il cosiddetto Mattarellum e si è detto disponibile a lavorare in qualsiasi giorno della settimana. Sono altri gruppi politici di opposizione che, legittimamente, hanno chiesto di attendere il deposito della sentenza della consulta e l’analisi di quella sentenza. Dunque, per il rinvio della data del 27 febbraio, i 5 stelle si rivolgano ad altri”. Lo dichiara il capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali della Camera Emanuele Fiano.

Interviene anche il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio per il quale “occorre mettere in salvo il confronto sulla legge elettorale, sottraendola al conflitto in atto nel Pd, pur comprendendo che, probabilmente, una equilibrata formula elettorale, senza posizioni privilegiate per nessuno, potrebbe aiutare i dibattiti nei partiti. Togliere i capilista bloccati, infatti, non è solo un atto di giustizia nei confronti del popolo sovrano, ma anche una regola che consente una battaglia aperta e leale dei candidati nelle stesse liste”.