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Ginevra Matiz

Decreto dignità, voucher della discordia

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“Tra oggi e domani ci sarà il testo definitivo del decreto dignità”. Lo ha detto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, davanti alle commissioni Industria e Lavoro del Senato, rispondendo alle domande dei senatori dopo aver presentato le linee guida dei suoi dicasteri. Il “decreto dignità” è ancora in attesa della firma del Capo dello  Stato e dell’approdo in Gazzetta ufficiale a oltre una settimana dall’approvazione in Cdm. E porta con sé, sul fronte lavoro, un complessivo aggravio burocratico, ed economico, sui datori. Tra le modifiche possibili in Parlamento, il ritorno dei voucher. I buoni lavoro che il governo Gentiloni aveva eliminato per evitare il referendum abrogativo proposto dalla Cgil. Da allora questo strumento non è ancora stato rimodellato o sostituito con un altro. Ora il governo è diviso. La Lega ne rivuole la reintroduzione, mentre per il M5s è più difficile capire quale sia la linea di pensiero.

Inizialmente ha sempre frenato, escludendo del tutto un potenziale utilizzo di questo strumento. Quasi fosse un punto dirimente, una battaglia ideologica che non prevedesse alternative possibili. Tanto che le parole dette da Di Maio solo l’altro giorno solo così chiare da non avere bisogno di interpretazioni: “Se devono essere reintrodotti per sfruttare di nuovo i giovani ci sarà un muro di cemento armato del M5S. Non permetteremo nessuna reintroduzione dei voucher che lasci aperta la strada allo sfruttamento”. “Se il Parlamento – ha aggiunto Di Maio – vuole fare delle proposte migliorative va bene e siamo pronti a discutere. Ma non accetto nessun ricatto del tipo: o ci fate sfruttare i nostri giovani o li licenziamo”

Ma ora come se nulla fosse la linea cambia e arriva l’apertura: “Se i voucher possono servire a settori come l’agricoltura e il turismo, per specifiche competenze, allora ben vengano, l’unica cosa che chiedo alle forze di maggioranza è quella di evitare abusi in futuro”. Fatto sta che a dieci giorni e più dall’approvazione del decreto Dignità da parte del governo, il testo del provvedimento, al di là delle bozze circolate, rimane un oggetto misterioso. La cosiddetta entrata in vigore, dunque, rimane in bilico: la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale non è avvenuta. Ma di sicuro sappiamo, secondo l’annuncio del super-ministro Luigi Di Maio, che il decreto sarà votato dall’aula della Camera il 24 luglio. Un annuncio destinato, almeno nelle intenzioni del capo grillino, a mettere un freno proprio alle polemiche delle opposizioni sui ritardi dell’approdo in Parlamento del provvedimento. Ma anche un annuncio per tentare di sopire lo scontro con la Lega sul pacchetto lavoro dello stesso decreto e sulla reintroduzione dei voucher richiesta a gran voce dai leghisti. Matteo Salvini, nello specifico, ha ribadito la linea del Carroccio: “Ci sono alcuni limitati settori, penso ad agricoltura, commercio, turismo e servizi, lavori stagionali per i quali l’alternativa è lavoro nero o voucher? Io preferisco i voucher allo sfruttamento e al lavoro nero”. Posizione alla quale il ministro grillino pare essersi ora adeguato. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa il premier, Antonio Conte, di cui, almeno sui tempi di scontro del govereno, si sono perse le tracce. Stretto in una posisione scomoda, a metà tra il suo sponsor principale, il M5S, e la incontenibile preponderanza mediatica di Salvini.

Ironizza Matteo Renzi: “L’unica misura partorita sino ad oggi è il Decreto Dignità: era talmente urgente che nessuno trova più il testo”. Ma nel Pd non c’è una linea comune: “La parte sul lavoro va guardata con obiettività”, sostiene Orlando. Tutto questo mentre il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, incalza: “A Di Maio chiediamo di aprire un confronto sul decreto dignità in cui condividiamo i fini come la lotta alle delocalizzazioni e ridurre l’abuso dei contratti termine, ma noi abbiamo proposte che non danneggiano il sistema economico”.

LEZIONE DA MARTE

Tito Boeri, presidente dell'Inps

Tito Boeri, presidente dell’Inps

L’arena è il suo ambiente naturale. Lo scontro gli serve per essere sulla scena. Quotidianamente. Un giorno dopo l’altro si nutre di pane e polemica. Non è primo politico e non sarà l’ultimo che basa i propri successi elettorali sulla necessità di un nemico da abbattere. Oggi dopo lo scontro frontale con Boeri, Salvini sceglie un altro bersaglio. Il suo alleato, e come lui vicepremier, Luigi Di Maio. All’assemblea delle imprese assicurative dell’Ania alza il tono prendendo come occasione l’iter parlamentare del decreto dignità da poco approvato dal Cdm. “Il provvedimento sul lavoro è un buon inizio, ma il Parlamento lo renderà ancora più efficiente e produttivo”, ha affermato Salvini. Un tentativo di contenere il malcontento della Lega sulle norme contro il precariato del ministro grillino dello Sviluppo economico. Ma Di Maio non ci sta e la sua replica non si è fatta attendere: “No a modifiche in Aula che annacquano”. E va oltre marcando una differenza nei toni e nella sostanza nei confronti di Boeri: “Non so se andremo d’accordo su tutto ma sul tema delle pensioni d’oro e dei vitalizi lavoreremo bene. Finché il legislativo farà il legislativo, l’esecutivo farà l’esecutivo e l’Inps farà l’Inps andremo d’accordo”.

Insomma il primo a temere l’offensiva senza freni di Salvini è proprio il ministro pentastellato che si trova ogni giorno più in difficoltà nel tentare di arginare l’esuberante iperattività del capo leghista. Ma Salvini non se cura e continua nella tecnica dell’attacco a prescindere. Ieri, con un pretesto di cronaca, aveva preparato l’assalto al presidente dell’Inps oggi alla Camera per la relazione annuale sulle pensioni. Scrive su Twitter: “Servono più immigrati per pagare pensioni… cancellare L. Fornero costa troppo… servono più immigrati per fare lavori che gli italiani non vogliono più fare…’. Il Presidente Inps continua a fare politica, ignorando la voglia di lavorare di tantissimi italiani. Vive su Marte?”.

Boeri a detta di Salvini è colpevole di sostenere che gli immigrati sono necessari per riequilibrare un Paese in grave crisi demografica e in cui la spesa pensionistica è sbilanciata in modo preoccupante in quanto la platea dei pensionati si allarga mentre quella dei lavoratori attivi rimane stabile se non diminuisce, soprattutto in una prospettiva, come quella sottolineata dal ministro Tria, un cui la crescita è in rallentamento.

“La storia – ha detto il presidente Inps, Tito Boeri, nella Relazione annuale – ci insegna che quando si pongono forti restrizioni all’immigrazione regolare, aumenta l’immigrazione clandestina e viceversa: in genere, a fronte di una riduzione del 10% dell’immigrazione regolare, quella illegale aumenta dal 3 al 5%”. “Il nostro sistema pensionistico – ha detto ancora – è in grado di reggere alla sfida della longevità, almeno sin quando si manterrà l’adeguamento automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione. Ma non ha al suo interno meccanismi correttivi che gli permettano di compensare un calo delle coorti in ingresso nel nostro mercato del lavoro”. Infine Boeri, a margine dei lavori, risponde alle affermazioni del leader leghista: “I dati sono la risposta migliore e non c’è modo di intimidirli. La mia risposta è nei dati e i dati parlano. Oggi presentiamo quella che è la verità che bisogna dire in Italia”.

Scontro sui vitalizi. Buemi: “Pifferai e pifferati”

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“Sono curioso di sapere: su che base di legittimità giuridica Fico e soci potranno mettere un limite al vitalizio rispetto al maturato e in base all’effettivamente versato?”. Così in una nota Enrico Buemi, responsabile Giustizia Psi e Senatore nella XVII Legislatura. “Il vitalizio non è un privilegio ma è l’equivalente oggi di quanto versato dal parlamentare. Credo sia più un privilegio quello di chi è andato in pensione dopo 14 anni, sei mesi e un giorno da dipendente statale e, oltretutto, senza raggiungere l’età pensionabile ordinaria”, ha spiegato Buemi. “Sapete quanti sono? Sapete quanti lavoratori dipendenti in pensione che hanno pensioni derivanti dall’ultimo stipendio medio dell’ultimo anno di servizio e non in base alla cifra effettivamente versata? Chiedetelo a quel furbacchione di Boeri che non dice quanto costa questa situazione”, ha sottolineato Buemi. E non dimentichiamoci, poi, di quelli che hanno lavorato una vita ma i cui datori di lavoro gli hanno versato solo in parte i contributi e anche le intere categorie che hanno versato pochissimi contributi e prendono pensioni non proporzionate al versato. È facile cercare il difetto a casa d’altri – ha concluso Buemi – certo è che in tutte le fasi storiche ci sono state pifferai e pifferati”

le parole del responsabile giustizia del Psi arrivano nel giorno in cui torna con prepotenza nelle cronache il tema dei vitalizi con la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati presa di mira dai Cinque Stelle che a detta loro ha voltuto imprimere un colpo di freno al taglio dei vitalizi. “Una giravolta incredibile” affermano. Parte così l’offensiva pentastellata “colpevole” di lasciare “solo” il presidente della Camera Roberto Fico che ha presentato, nell’ultima riunione dell’ufficio di presidenza di Montecitorio, il testo della delibera sul ricalcolo degli assegni mensili agli ex deputati. Casellati, in missione a Washington, ha infatti spiegato di avere “qualche perplessità sul fatto di poter incidere sui diritti acquisiti”.

E, pur aggiungendo che il tema va ripreso anche al Senato “perché sarebbe stravagante che la Camera operasse in un modo e che la stessa situazione non si verificasse nell’altro ramo del Parlamento”, ha auspicato “soluzioni condivise”. Per ora, però, le Camere marciano divise con il risultato che 1.338 ex deputati rischiano di ritrovarsi con un vitalizio “a dieta” mentre gli ex senatori sono in salvo.

E si scatena la pioggia, anzi il diluvio di accuse dei 5 Stelle verso la senatrice di Forza Italia. Un coro pentastellato contro un tema che è stato uno dei cavalli di battaglia non solo della campagna elettorale, ma anche un tema portante della presenza grillina in Parlamento nella passata legislatura. Un tema bislacco ma di facile presa elettorale che fa il paio con il reddito di cittadinanza. Si toglie a quelli che chiamano privilegiati per dare a tutti gli altri. Peccato che i risparmi sarebbero risibili e il monte da redistribuire ben poca cosa. Inoltre sono rilevanti dubbi di costituzionalità sul taglio dei vitalizi. Si tratta di diritti acquisiti e comunque sono diversi i costituzionalisti, tra cui Onida, che ritengono che il problema possa essere affrontato e, nei limiti della nostra Costituzione, risolto solo con una legge e non con un provvedimento amministrativo di un ufficio di presidenza.

Psi: aprire una nuova stagione riformista

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“Oliviero, l’occasione per la foto di gruppo per un grande manifesto di resistenza repubblicana al populismo è il prossimo 7 luglio a Roma, quando ci riuniremo per parlare di una nuova stagione riformista. Ti aspettiamo”. Lo ha scritto in un tweet il segretario del Partito Socialista Italiano, Riccardo Nencini, rispondendo al tweet del fotografo Oliviero Toscani che si era detto “pronto a fare una foto di gruppo” ai leader del centrosinistra per promuovere “un grande manifesto di resistenza”.
Nencini ha invitato Toscani a partecipare all’evento “Via dal Presente, una alleanza tra merito e bisogno”, un incontro aperto a riformisti e democratici di diversi orientamenti e differenti tradizioni che si terrà a Roma il prossimo 7 luglio e che vedrà la partecipazione di numerosi esponenti della sinistra riformista, laica e socialista.

Un appuntamento per riorganizzare la sinistra. Per trovare un punto di unione condiviso per mettere insieme il pensiero riformista mentre nell’altro campo, quello della destra, il populismo regna sovrano. Le esternazioni quotidiane di Salvini ne sono una prova. Un eccesso che addirittura imbarazza i 5 Stelle che si sentono schiacciati dalla esagerata carica populista del leder leghista. “Quella del censimento nei campi rom non è una priorità” è l’ultima posizione di Matteo Salvini che a fine giornata ha fatto un passo indietro sulla proposta che ha scatenato la bufera politica.

A spingerlo al dietrofront il doppio intervento, l’uno-due di Di Maio e Conte. “Qui nessuno ha in mente di fare schedature o censimenti su base etnica, che sarebbero peraltro incostituzionali in quanto palesemente discriminatori” ha detto il premier Giuseppe Conte, che frena sulla ipotesi ventilata dal titolare del Viminale, spiegando che la posizione del governo è chiara, con l’obiettivo esclusivo “di individuare e contrastare tutte le situazioni di illegalità e di degrado ovunque si verifichino, in modo da tutelare la sicurezza di tutti i cittadini”.

“Per quanto riguarda le comunità rom – ha sottolineato il capo del governo – ben vengano iniziative, peraltro già sperimentate negli anni in varie città italiane, mirate a verificare l’accesso dei bambini ai servizi scolastici, alla luce del fatto che non di rado vengono tenuti lontani dai percorsi obbligatori di istruzione e formazione cui ogni minore ha diritto”. Parole, messe nere su bianco, che hanno suonato come un’altolà al vicepremier Salvini. Eppure Salvini ha davuto retrocedere complice anche il pressing del vicepremier 5 stelle Luigi Di Maio: “Sono cose che su base razziale non si possono fare”. Ma Salvini ha comunque ottenuto quello che desiderava. Occupare ogni spazio possibile. Essere comunque al centro della scena e togliere terreno agli alleati di governo.

Il leader del Psi Riccardo Nencini ha ribadito la contrarietà del Partito a qualsiasi tipo di “censimento razziale. I socialisti lo grideranno a Salvini venerdì prossimo nel suo tour elettorale in Toscana, il primo nella storia della Repubblica di un Ministro dell’Interno che invece della campagna elettorale del suo partito dovrebbe preoccuparsi del corretto andamento della campagna elettorale di tutti i candidati, come si conviene al Ministro dell’Interno di un Paese democratico”. Così il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, che prosegue: “Resta il fatto che non basta pretendere il rispetto dei diritti fondamentali delle persone. Bisogna anche agire, seguendo la strada battuta dal sindaco di Firenze Nardella che ha avanzato l’ipotesi della chiusura del Poderaccio, uno dei campi rom fiorentini.   La sinistra – ha aggiunto Nencini – deve raccogliere la sfida si Salvini. Da una parte tutelando i principi costituzionali e i diritti fondamentali di ciascuna persona, dall’altra garantendo la tutela della sicurezza laddove si manifesta il malaffare e vi è un difetto di educazione dei minori”- ha concluso Nencini.

Ginevra Matiz

ALTO MARE

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La nave Aquarius, con 600 migranti a bordo, sarà accolta dalla Spagna. L’Italia ha chiuso i propri porti ed è venuta meno ad uno dei principi fondanti della sua storia: la solidarietà. L’Aquarius sarà accolta dalla Spagna a Valencia. Lo ha annunciato il primo ministro socialista Pedro Sanchez che ha annunciato che il suo Paese permetterà alla nave di attraccare a Valencia. “È nostro obbligo aiutare ad evitare una catastrofe umanitaria e offrire un porto sicuro a queste persone”, ha detto il premier Sanchez.

“Salvini con la vicenda della nave Aquarius – ha dichiarato Enrico Buemi, responsabile giustizia del Psi e già Senatore nella XVII Legislatura – si è infilato in un tunnel che, finita la campagna elettorale, dovrà essere affrontato e risolto. Fra qualche giorno il caso della nave in mezzo al mare e senza viveri, con bambini e donne incinte, e l’isolamento internazionale in cui si sta infilando lo obbligheranno a tornare con i piedi per terra perché non esiste un politico, per quanto spregiudicato e per quanto vi sia un Paese disorientato e sordo, che ha perso il senso della sua Storia e della sua tragedia di popolo di migranti, che non debba fare i conti con la realtà”.

“Non esiste -ha continuato Buemi – in una situazione di fenomeni di migrazioni epocali, determinati da guerre, crisi economiche, epidemie e grande povertà, uomo di governo che possa contrastare il fenomeno in maniera adeguata senza la collaborazione degli Stati confinanti e, in particolare, senza risolvere il problema della Libia – ha spiegato Buemi – che ancora oggi non ha affrontato la questione della sua ricostruzione interna e senza la quale vi è un immenso varco aperto per cui non c’è Salvini di sorta che impedirà le tragedie in mare di migliaia di migranti. La soluzione, dunque, non è il respingimento ma adeguate politiche di accoglienza e di relazioni positive con gli Stati europei che, invece di essere presi a pesci in faccia, devono collaborare con l’Italia per risolvere la questione di una equa distribuzione dei flussi migratori”.

“Se in Italia fosse ancora in vigore la legge Turco-Napolitano, invece che la famigerata Bossi-Fini, che tanti guai ha creato, ci sarebbero flussi legali e immissioni controllate. La chiusura totale all’immigrazione legale porta alla immigrazione clandestina. I demagoghi di tutto il mondo si possono unire e fare tutto il chiasso che vogliono, e raggiungere anche grandi risultati elettorali, ma dovranno inevitabilmente tornare a fare i conti con la realtà di un mondo che si muove da dove si sta peggio a dove si sta meglio”, ha concluso Buemi.

L’ Aquarius è in navigazione nel canale di Sicilia da tre giorni con 629 migranti a bordo, tra cui minori, bambini e donne incinte. La svolta è arrivata con l’apertura da parte della Spagna e del premier socialista ha fatto in modo, anche dopo il pressing di Onu e Ue, che le ragioni umanitarie prevalessero sulle tattiche politiche e la nave fosse fatta attraccare ‘subito’. Il premier Giuseppe Conte, in visita alle zone terremotate, aveva “chiesto un gesto di solidarietà da parte dell’Ue su questa emergenza. Non posso che ringraziare le autorità spagnole per aver raccolto l’invito”. E ha spiegato che la decisione della Spagna va “nella direzione della solidarietà”. Solidarietà invece negata da parte Italiana con il premier che si è comunque trovato a subire una decisione imposta da un proprio ministro senza che fosse chiaro quale fosse la posizione del premier in proposito.

Il commissario europeo Dimitris Avramopoulos su Twitter ha appreso con soddisfazione la decisione del premier socialista: “Diamo il benvenuto alla decisione del governo spagnolo di permettere a nave Aquarius di sbarcare a Valencia per ragioni umanitarie. Questa è la vera solidarietà messa in pratica, sia verso questo queste persone disperate e vulnerabili, che verso Stati membri partner”. Nel frattempo altri migranti sono stati salvati a largo della Libia. Si tratta di circa 800 persone che, secondo quanto si apprende, sono state recuperate da imbarcazioni italiane e internazionali. Le operazioni di soccorso si sono concluse in piena notte.

E il ministro dell’Interno Matteo Salvini dopo le polemiche sulla nave Aquarius, ha scritto su twitter: “Oggi anche la nave Sea Watch 3, di Ong tedesca e battente bandiera olandese, è al largo delle coste libiche in attesa di effettuare l’ennesimo carico di immigrati, da portare in Italia. L’Italia ha smesso di chinare il capo e di ubbidire, stavolta c’è chi dice no”. Intanto una seconda nave si sta avvicinando alle nostre coste.

STAND BY

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“Da almeno un mese chiediamo a democratici e riformisti di unirsi in una ‘concentrazione repubblicana’ a difesa delle istituzioni e dell’euro da chi vorrebbe gettare il Paese nel caos”. Lo ha detto il segretario del Psi, Riccardo Nencini, riferendosi alla lettera che i primi di maggio aveva mandato ai leader di centrosinistra con l’obiettivo di “abbandonare egoismi e litigiosità”. Nencini aggiunge: “Ciascuno di noi deve conferire parte della sua sovranità a un disegno politico nuovo e responsabile, proprio quando Salvini minaccia i risparmi degli italiani”- ha aggiunto Nencini ricordando che l’appello era rivolto anche a Leu e ai movimenti civici democratici. Intanto il Partito Socialista Italiano annuncia l’adesione alla manifestazione organizzata dal Partito Democratico ‘in difesa delle istituzioni democratiche, della Costituzione e del Presidente della Repubblica”, prevista per venerdì 1 giugno alle ore 17, in Piazza Santi Apostoli a Roma.  Alla manifestazione interverrà il Segretario del Psi, Riccardo Nencini.

Che il centrosinistra debba riorganizzarsi dopo la batosta del 4 marzo è fuori dubbio. L’unica cosa sicura è non si può far finta di nulla. Il rischio è quello di un centrosinistra destinato alla testimonianza, fermo a guardare al proprio interno in una sorta di immobilismo autolesionista. I sondaggi degli ultimi giorni su un ipotetico voto a breve sono allarmanti e disegnano un paese potenzialmente in mano a forze populiste e antisistema che potrebbero nel giro di poco, non solo annullare i sacrifici degli ultimi anni, ma portare l’Italia in un serio stato di dissesto oltre che in un conflitto permanente con la parte più avanzata dell’Europa.

Oggi i 5 Stelle si sono svegliati con una nova posizione ufficiale: “Governo politico o voto”. La ha espressa Luigi Di Maio, circa la possibilità di non votare contro un esecutivo tecnico guidato da Carlo Cottarelli.

“Come Lega le abbiamo provate tutte per dare un Governo a questo Paese – ha detto il segretario della Lega Matteo Salvini -. Con il centrodestra non andava bene, con i Cinque Stelle non andava bene. Noi ci siamo. Basta che non perdano più tempo e non prendano più in giro le persone. O si beccano il programma e la squadra che abbiamo presentato oppure facciano altro e ci facciano votare”. “Tutti sanno come la penso dal 4 marzo – ha detto ancora Salvini -. Abbiamo coerenza e lealtà. Se si vuole c’è un contratto di governo con una squadra pronta. Eravamo pronti a partire la settimana scorsa e non ce lo hanno permesso. Basta che nessuno metta veti al programma o alla squadra”. I giochi sono ancora aperti, dunque? “Sì ma gli italiani si stanno stufando. Si tratta di un momento estremamente delicato. Noi attendiamo”, aggiunge. Insomma uno stop all’idea di un governo politico con Luigi Di Maio. Salvini, lanciato dai sondaggi, vuole massimizzare e spera in elezioni a breve ma ormai dopo l’estate. (Si sono accorti che gli italiani sono in ferie).

La Lega non è quindi favorevole ad una nuova edizione del Governo M5S-Lega in realtà mai partita ma non ostacolerebbe “soluzioni rapide” promosse dal Colle per affrontare le emergenze a condizione che il prima possibile sia dato modo agli italiani di tornare al voto. Una sorta di ‘non sfiducia tecnica’ al governo che Sergio Mattarella ha chiesto a Carlo Cottarelli di formare. Come questo possa realizzarsi (astensionismo, uscita dall’Aula o altro) non è ancora chiaro. Ma di certo Salvini permetterebbe ad un nuovo governo tecnico di presentarsi al G7 in Canada, al Consiglio Europeo di Bruxelles a giugno, al vertice Nato a luglio, e soprattutto di fare la legge di bilancio prima di andare al voto ai primi di ottobre. Un governo che non ha la fiducia ma neanche la sfiducia.

Ma è proprio il premier incaricato Carlo Cottarelli – secondo fonti a lui vicine – a tenere ancora alta l’ipotesi. “Durante l’attività del Presidente del Consiglio incaricato per la formazione del nuovo Governo sono emerse nuove possibilità per la nascita di un Governo politico. Questa circostanza, anche di fronte alle tensioni sui mercati, lo ha indotto – d’intesa con il Presidente della Repubblica – ad attendere gli eventuali sviluppi”, spiegano. In tutto ciò Luigi Di Maio si mette di traverso, pronto a votare contro al governo Cottarelli. “È un governo che non ha un voto nel popolo né un voto in Parlamento.

Non solo non c’è una maggioranza, ma rischia di trasformarsi nell’unico governo della storia senza un singolo voto di fiducia”, attacca chiedendo di andare alle elezioni. Passaggi che il Quirinale segue di ora in ora con attenzione estrema, mentre Carlo Cottarelli è alla ricerca di voti che sostengano il suo esecutivo.

Un sit-in del Psi contro le bugie di Salvini e Di Maio

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Un sit-in  a difesa delle istituzioni repubblicane e contro le bugie di Matteo Salvini e di Luigi Di Maio. Militanti e parlamentari del Partito Socialista Italiano si ritroveranno il prossimo giovedì 31 maggio alle ore 15 a piazza di Montecitorio.

“Capisco tutto: la rabbia, la paura, le delusioni. Nemmeno io sono soddisfatto di questa Europa. Ma fuori dall’Euro, l’Italia è nel caos. Mutui più cari, inflazione altissima, investitori in fuga, code agli sportelli bancari. Nei giorni in cui Lega e Grillini discutevano del governo, sono stati bruciati 50 miliardi, tra calo in Borsa e titoli di stato. Ricordi la Grecia? Non è fantapolitica. È la strategia di Salvini”, ha detto il segretario del PSI, Riccardo Nencini annunciando l’iniziativa su Facebook.
Il sit-in vedrà la partecipazione di iscritti e simpatizzanti del partito che esprimeranno con forza solidarietà al presidente Mattarella che ha esercitato le prerogative previste dalla Costituzione. E con l’intento di smascherare le bugie del programma gialloverde che cercava di creare le condizioni dell’uscita dell’Italia dalla Moneta Unica.
Nel corso del sit-in i militanti e simpatizzanti socialisti esporranno vari cartelli tra cui uno su cui campeggerà la scritta “Fuori dall’Euro? L’inferno è grigio verde”
“L’attacco al Capo dello Stato che si sta consumando in queste ore – ha detto ancora Nencini –  è di una gravità inaudita. Mi rivolgo alle compagne e ai compagni di tutta Italia: organizzate presidi e manifestazioni in difesa della Costituzione e di Mattarella, lasciate aperte le sezioni e le federazioni in difesa della legalità ed esprimiamo la nostra vicinanza al Presidente della Repubblica contro l’atteggiamento squadrista delle forze populiste”. Nencini ha poi ribadito la necessità di non “ricadere negli errori figli di quello spirito ‘diciannovista’ di Lega e 5 Stelle che provocò il crollo dello stato liberale per sostituirlo con l’uomo solo al comando”.

Secondo il segretario socialista, “Lega e M5S si muovono da tempo, lungo il crinale di offesa della Costituzione è un fatto”. Di fronte a questo scenario, “la soluzione alle paure e alle incertezze degli italiani non è affidarsi a chi la spara più grossa. È tempo di richiamare all’unità i riformisti di ogni colore”, ha detto Nencini che ha invitato gli iscritti a far sentire la voce del Psi “anche sui social network, utilizzando l’hashtag #iostoconMattarella”. “Saremo – ha concluso Nencini – al fianco del Presidente della Repubblica in questo momento delicato per il Paese e per le Istituzioni. Mattarella ha esercitato le sue prerogative a difesa della Costituzione e degli italiani. Il Psi voterà la fiducia a Cottarelli, per il bene del Paese”.

Psi: “Contro Mattarella attacchi indegni”

quirinaleÈ scontro istituzionale senza precedenti. Questo il risultato dell’alleanza giallo-verde. Il blocco del Pase, la impossibilità di trovare una soluzione per la formazione di un governo politico. Il tentativo di Giuseppe Conte, trovato dopo giorni di incontri e scontri tra i leader di Lega e Movimento 5 Stelle, è durato solo 4 giorni. Si è schiantato sul muro ostile della improvvisata maggioranza ostinatamente ferma sul nome di Savona al ministero dell’economia. Uno scontro che ha reso evidente quanto il ruolo di Conte fosse secondario e di facciata.

Il no di Mattarella a Savona all’Economia (“decisione che non ho preso a cuor leggero”, ha chiosato l’inquilino del Colle), è stato lo scoglio sul quale è inciampato l’ex premier incaricato. Ora è in atto uno scontro istituzionale con M5s che tuona contro il Colle. “La scelta di Mattarella è incomprensibile”, ha attaccato Di Maio. “La verità è che non vogliono il M5s al governo, sono molto arrabbiato ma non finisce qui”, minaccia il leader politico grillino. Ma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non ci sta. E replica con inusuale durezza a chi lo accusa. “Non ho ostacolato la formazione del governo”.

I vertici del M5s e la leader di FdI Giorgia Meloni attaccano Mattarella invocandone l’impeachment per alto tradimento. Diversa la reazione della Lega che con Matteo Salvini chiede di tornare alle urne.

“Al contrario – ha detto Mattarella – ho sostenuto il tentativo in base alle regole della Carta, ho accolto la proposta per l’incarico di presidente del Consiglio, superando ogni perplessità sulla circostanza che un governo politico fosse guidato da un presidente non eletto in Parlamento e ne ho accompagnato, con piena attenzione, anche il lavoro per formare il governo”. “Ma il capo dello Stato non può subire imposizioni. Ho chiesto per il ministero dell’Economia l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con il programma. Che non sia visto come sostenitore di una linea più volte manifestata che potrebbe provocare l’uscita dell’Italia dall’euro”. “La designazione del ministro dell’economia costituisce sempre un messaggio immediato per gli operatori economici e finanziari, ho chiesto per quel ministero l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, che al di là della stima e della considerazione della persona non sia visto come sostenitore di linee che potrebbe provocare la fuoriuscita dell’italia dall’euro, cosa differente dal cambiare l’Ue in meglio dal punto di vista italiano. A fronte di questa mia sollecitazione ho constatato con rammarico indisponibilità a ogni altra soluzione, e il presidente del consiglio incaricato ha rimesso il mandato”.

“Salvini – è stato il commento su Twitter dell’ex premier e ex segretario del Pd, Matteo Renzi – non voleva governare: ha fatto promesse irrealizzabili, ha paura delle sue bugie, altro che flat tax e Fornero. E quindi ha usato l’alibi di un ministro per far saltare tutto: vecchio stile leghista. Ma minacciare Mattarella è indegno. Sulle Istituzioni non si scherza”. In difesa di Mattarella anche il leader di FI Silvio Berlusconi: “Prendiamo atto con rispetto delle decisioni del Presidente della Repubblica – si legge in una nota – e osserviamo con preoccupazione l’evolversi della situazione politica. Come sottolineato da Mattarella il primo dovere di tutti è difendere il risparmio degli italiani, salvaguardando famiglie e imprese del nostro Paese. Forza Italia attende le determinazioni del Capo dello Stato, ma ove necessario sarà pronta al voto”.

I socialisti si schiarano per la difesa del Presidente della Repubblica: “Lega e M5S- ha detto la portavoce del Psi, Maria Cristina Pisani –  hanno attaccato in maniera indegna il Capo dello Stato e la nostra Costituzione, tenendo il Paese nello stallo per oltre 80 giorni e mettendo a repentaglio i risparmi degli italiani e la credibilità istituzionale del nostro Paese. Il Presidente della Repubblica – ha aggiunto – ha esercitato le sue prerogative, con chiarezza e lealtà a garanzia della Carta e della tenuta delle istituzioni. Ora, lavorare per il bene del Paese”.

SENZA COPERTURA

delegazione 5 stelle quirinaleUno dopo l’altro i leader del Movimento Cinque Stelle al Quirinale per presentare al Capo dello Stato l’accordo trovato e sul quale lavorare per la formazione del governo. Il testo programmatico è stato sottoposto al voto di iscritti e simpatizzanti chi nei gazebo improvvisati alla bisogna chi su incontrollabili piattaforme online. Riti poco ortodossi, ma ci si abitua a tutto.

Il primo a incontrare il presidente Sergio Mattarella è stato Di Maio che si è presentato insieme ai capigruppo alla Camera e al Senato Giulia Grillo e Danilo Toninelli e il capo della comunicazione Rocco Casalino. Dopo di lui, toccherà a Matteo Salvini. Il nome presentato a Mattarella come presidente del Consiglio è quello del giurista Giuseppe Conte. Mattarella aveva chiesto un governo politico. E Conte non è espressione del mondo politico. Giuseppe Conte, che non ha mai fatto politica, ha 54 anni ed è nato a Volturara Appula in provincia di Foggia. Dal 2013 è componente del Consiglio di presidenza della Giustizia Amministrativa, scelto dal Parlamento. Conte è il titolare di un grande studio legale, e insegna a Firenze diritto privato. Nel 1988 (l’anno della laurea), era già stato inserito nella commissione istituita a Palazzo Chigi per la riforma del codice civile.

Al centro anche la definizione della squadra di governo. Resta il nodo nodo del ministero dell’Economia. Il nome sul quale M5S e Lega avrebbero trovato una convergenza è quello dell’ex ministro del governo Ciampi, Paolo Savona. Un nome che, secondo fonti parlamentari, non sarebbe tuttavia particolarmente gradito al Quirinale per le sue posizioni anti-euro. Altro nodo da sciogliere quello del ministero delle Infrastrutture e Trasporti, soprattutto dopo le frizioni tra M5S e Lega sul progetto della Tav Torino-Lione.

“Credo che oggi – ha detto Di Maio al termine del suo colloquio con Mattarella al Quirinale.- possiamo dire che siamo di fronte a un momento storico. Abbiamo indicato il nome al presidente della Repubblica che può portare avanti il contratto di governo”. Dopo Di Maio è arrivato Matteo Salvini: “Noi ci siamo, siamo pronti, abbiamo fatto il nome e indicato la squadra, vogliosi di far crescere l’economia del Paese. Il governo di cui vogliamo far parte vuole aumentare il lavoro – ha detto il leader leghista -. Nessuno ha niente da temere, anzi. Ovviamente vogliamo un governo che metta l’interesse italiano al centro, prima gli italiani, rispettando tutti”.

“Sta per nascere – ha affermato in una nota il segretario del Psi Riccardo Nencini – un governo antisistema, a quanto si legge con un programma trasformista, scarno di coperture di bilancio, conflittuale con l’U.E. e con i tradizionali alleati dell’Italia. C’è da sperare che il ‘ne’ aderire ne’ sabotare’ di Forza Italia si trasformi in voto contrario”.

E mentre la lunga attesa si avvia verso una conclusione, lo spread tra Btp e Bund si amplia ancora e sfonda la soglia dei 180 punti base, a quota 181, il livello più alto da giugno scorso. Il rendimento del decennale italiano è in rialzo al 2,35%. Il ‘contratto’ di governo tra Lega e Movimento cinque stelle, è il parere della agenzia di rating Fitch, “aumenta i rischi per il profilo di credito sovrano, in particolare attraverso un allentamento di bilancio e un potenziale danno alla fiducia”.

NODO PREMIER

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È stata diffusa la versione finale del “contratto” di governo messa a punto dopo un lungo tira e molla da Movimento 5 Stelle e Lega. Un documento che dovrebbe costituire la linea guida del futuro governo italiano, e frutto del braccio di ferro tra i due leader, Salvini e Di Maio, che hanno cercato di portare quanto più possibile del loro programma elettorale nel documento di governo.

Ora i cittadini elettori o simpatizzati dei due, saranno sottoposti a una nuova farsa. Quella di dover ratificare con il loro voto, per quanto riguarda i 5 Stelle sulla piattaforma online e per la Lega in appositi gazebo, quanto messo nero su bianco. Il documento costituirà la base di lavoro dell’istituendo governo. Il Parlamento assume così un ruolo secondario ma soprattutto nasce una questione di sostanza. Quale presidente del Consiglio, che il Presidente Mattarella desidera autorevole sia in Italia che fuori le mura domestiche, può accettare di essere l’esecutore di un programma scritto da altri? Un bel problema, non solo di forma in quando la stessa Costituzione afferma con chiarezza che il presidente del consiglio indica le linee di indirizzo del governo. Sarà proprio la scelta del premier il nuovo nodo da sciogliere. Lo stallo potrebbe essere risolto proprio con il doppio passo indietro dei due leader con la scelta di una terza figura mentre Di Maio e Salvini potrebbero occupare altre caselle di peso all’interno del governo.

Intanto rientra sulla scena Silvio Berlusconi che cerca di rompere l’asse tra il suo (ex) alleato Salvini e i Cinque Stelle. “Nell’ultima telefonata che gli ho fatto – afferma Berlusconi – ho consigliato a Salvini di tornare a casa”. Ma allo stesso tempo rimarca la distanza siderale con i 5 Stelle e si toglie qualche sassolino dalla scarpa sottolineando il comportamento non sempre gradito dell’alleato. “Salvini – dice il leader di Forza Italia – non ha mai parlato a nome della coalizione di centrodestra, ha sempre e solo parlato a nome proprio o a nome della Lega. La coalizione con un programma comune è assolutamente un’altra cosa e non ha nulla a che vedere con il Movimento 5 Stelle. In questo momento con Salvini c’è molta distanza”.

Sullo sfondo resta la preoccupazione dell’Europa per il programma di Governo. Una serie di punti, che se realizzati, manderebbero a gambe all’aria i conti dello Stato. “Italia: questa nuova alleanza che preoccupa l’Europa” è il titolo di apertura del quotidiano Le Monde e che rende bene l’idea dei timori che serpeggiano alla Commissione. “L’Europa – prosegue in prima pagina il giornale francese – si preoccupa di questo governo che non conta più uscire dall’euro, ma che difende un programma ritenuto ‘delirante’ da numerose capitali. I populisti italiani prevedono una cancellazione di 250 miliardi di euro di debito pubblico e oltre 100 miliardi di nuove spese. I progetti della nuova coalizione fanno pesare il rischio di una crisi del debito sui mercati”, avverte Le Monde, ricordando inoltre che né Luigi Di Maio né Matteo Salvini “dovrebbero diventare premier”.

Diversi esperti infatti hanno provato a calcolare quanto potrebbe costare in tutto e le loro stime vanno da un minimo di 65 miliardi di euro, calcolato dal Corriere della Sera, ai 125 miliardi stimati dall’Osservatorio conti pubblici dell’Università Cattolica, diretto dall’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli. Timori che fanno correre ancora lo spread tra il Btp e il Bund. Il differenziale di rendimento tocca i 160 punti base, il livello più alto dal 4 gennaio scorso. Il tasso sul titolo decennale del Tesoro cresce al 2,22%.