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Ginevra Matiz

Craxi. Nencini: Con il fascioleghismo nulla a che fare

ALDO ANIASI E BETTINO CRAXI DURANTE UN COMIZIO DEL PARTITO SOCIALISTA IN PIAZZA DUOMO (Mimmo Carulli, MILANO - 1992-04-02) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

“L’opposizione di Salvini a dedicare una via di Milano a Craxi mi riempie di orgoglio. Con il fascioleghismo il socialismo umanitario non ha proprio niente a che fare”. Lo ha detto il segretario del Psi Riccardo Nencini ripondedo alle parole del leghista Salvini che intervenendo a ‘Radio Padania’, ha ribadito la sua contrarietà a questa ipotesi.

“Apprezzo l’apertura di Sala e l’iniziativa assunta da Forza Italia. Io – ha continuato Nencini – sarò a Milano proprio martedì pomeriggio per ricordarlo”.”È tempo che la storia prevalga sulla cronaca per consentire una visione più oggettiva dei fatti e dei protagonisti – ha aggiunto Nencini -. Possiamo discutere di tutto ma solo mettendo in salvo una verità. Craxi fu uno statista a tutto tondo e quell’Italia era la quinta potenza mondiale. Ce lo ha ricordato qualche mese fa De Rita: l’idea che Craxi aveva dell’Italia era quella giusta. Forte innovazione, riforme costituzionali, una sinistra non marxista, libertaria e umanitaria, alleanza tra merito e bisogno. Fummo sconfitti ma avevamo ragione. Non siamo – ha concluso Nencini – ancora a discutere di quelle stesse cose?”

Nel giorno del 17° anniversario della morte del leader socialista Bettino Craxi Nencini aveva affermato che “siccome la storia si rievoca anche attraverso le strade e le piazze, e siccome il riformismo socialista ha reso l’Italia più civile e più libera, un luogo dedicato a Craxi, a Milano, è la cosa giusta da fare”. Nello stesso giorno in cui il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha aperto il dibattito all’ipotesi di dedicare un luogo della città all’ex leader socialista che con Milano aveva un rapporto speciale.

Giuseppe Sala è il primo sindaco di Milano a prendere posizione: “E’ un argomento che ha suscitato tante polemiche. Io sono favorevole a riaprire il dibattito, senza dare un giudizio che è ancora complesso”. “È un argomento che ha suscitato tante polemiche. Io sono favorevole a riaprire il dibattito, senza dare un giudizio che è ancora complesso” ha detto il sindaco. “Milano è pronta o no? Non lo so, bisogna ascoltare la città. Certamente è giusto interrogarsi per capirlo. Quindi ben venga il dibattito”. Dall’avviso di garanzia sono passati 25 anni. Dalla sua morte ad Hammamet per le complicazioni di un diabete 17. Magari è l’ora di iniziarne a discutere seriamente. Giuseppe Sala ne è convinto ma chiede che siano i milanesi ad esprimersi.

A far da sponda al sindaco nella sua apertura su Craxi, la visita ad Hammamet sulla tomba del leader socialista del ministro degli Esteri Angelino Alfano, il primo di un governo di centrosinistra. La visita di Angelino Alfano incassa il plauso di Bobo Craxi il figlio di Bettino: “Il suo è un gesto politico nobile di cui non posso che essergli grato”. L’ex socialista Maurizio Sacconi condivide: “Visita altamente simbolica”. Così come Fabrizio Cicchitto presidente della commissione Esteri e anche lui ex socialista: “Craxi personalità consegnata alla storia”.

Anche il guardasigilli Andrea Orlando è favorevole all’ipoteso lanciata dal sindaco di Milano Giuseppe Sala. Per Orlando Craxi è stata “una figura importante e controversa della sinistra che commise errori ma fu portatrice di grandi innovazioni e che propose un’ipotesi di modernizzazione del Paese”.

“Credo che questa discussione consenta di legare la sua figura non soltanto agli errori, che pure ci furono – ha aggiunto il ministro – ma anche ad un’idea di innovazione che Craxi propose ad un paese che da molto tempo non vedeva un’idea di trasformazione della politica”.

Una commissione sul femminicidio. Priorità per il Psi

femminicidioBasta sfogliare la cronaca dei giornali per capire quanto il femminicidio sia sempre più una piaga insopportabile. La commissione affari costituzionali del Senato propone l’istituzione di una Commissione di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza in genere. Fare in fretta è la parola d’ordine. Ed è con questo spirito che il presidente dei senatori Dem Luigi Zanda al termine della Conferenza dei Capigruppo di Palazzo Madama ha  “chiesto che venissero esaminati con urgenza dall’Aula i seguenti provvedimenti: quello per l’istituzione della commissione contro il femminicidio, quello a tutela dei minori migranti non accompagnati, quello contro il cyberbullismo e quello per lo ius soli”. “Si tratta – ha detto – di provvedimenti di carattere sociale in linea con le Unioni civili, speriamo che il Senato possa dare risposte a breve per queste emergenze”, aggiunge.

“Istituire una commissione d’inchiesta sul ‘femminicidio’ – ha detto Maria Cristina Pisani, portavoce del Psi –  mi sembra un importante passo in avanti rispetto ad un fenomeno allarmante che purtroppo non sembra attenuarsi, come abbiamo visto dai casi di cronaca degli ultimi giorni. Il fatto che sia stata immediatamente calendarizzata dai capigruppo – ha continuato – dimostra grande responsabilità politica da parte dei partiti, a cui va riconosciuta la volontà di contrastare, con gli strumenti costituzionali, una pratica disumana ancora troppo diffusa nel nostro Paese”.

Otto super ricchi guadagnano come 3.6 mld di poveri

soldiOtto super ricchi possiedono quanto la metà più povera del pianeta. Non è un errore di stampa. È proprio così. Il patrimonio delle otto persone più ricche al mondo è uguale a quello messo assieme da 3,6 miliardi di poveri. Lo denuncia Oxfam attraverso il rapporto intitolato ‘Un’economia per il 99%’ e diffuso alla vigilia del Forum economico mondiale di Davos. “Otto miliardari hanno tanta ricchezza quanto 3,6 miliardi di persone – ha spiegato Deborah Hardoon della ong britannica – la metà della del pianeta si divide lo 0,25% della ricchezza mondiale. Sfogliando la lista dei ricchi di Forbes constatiamo che basta contare fino a otto per raggiungere la stessa ricchezza”.

I dati dicono che multinazionali e super ricchi continuano ad alimentare la disuguaglianza, facendo ricorso a pratiche di elusione fiscale, massimizzando i profitti anche a costo di comprimere verso il basso i salari e usando il loro potere per influenzare la politica.

“Noi chiediamo a queste persone di riflettere sul loro impatto attraverso le società che dirigono e i governi con i quali collaborano. E – ha aggiunto Hardoon – chiediamo loro di fare un buon uso di questo potere per creare una società più giusta e più equa”.

Secondo le nuove stime sulla distribuzione della ricchezza globale la metà più povera del pianeta è ancora più povera di quanto calcolato in passato. Lo spostamento di capitali continua inesorabilmente dalle fasce più povere a quelle più ricche. Si tratta di un furto, perché questo è, a discapito di chi ha di meno. E spesso di chi non ha quasi nulla.

Commentando lo studio Oxfam il segretario del PSI Riccardo Nencini, ha commentato: “La ricchezza delle famiglie italiane ammonta a circa 9000 miliardi di euro – immobili e attività finanziarie – e il 10% delle famiglie ne possiede circa il 50%. Già oggi, dunque, esistono patrimoniali ordinarie sugli immobili e sulle attività finanziarie. Hanno scalfito i livelli apicali della grande ricchezza solo in piccola parte – ha sottolineato. L’Italia ha circa 2200 miliardi di debito, oggi i tassi sono a zero, ma nessuno può escludere che possano subire variazioni (negli USA stanno già risalendo). Il debito pubblico ci costerà molto e sarà un dovere ridurlo. Per fronteggiare un debito così alto e per costruire una soglia di maggiore uguaglianza non va esclusa una patrimoniale una tantum sulle grandi ricchezze”- ha concluso Nencini.

Rabbia e scontento per una così grande disuguaglianza fanno già registrare contraccolpi: da più parti analisti e commentatori hanno rilevato che una delle cause della vittoria di Donald Trump in Usa, o della Brexit, sia proprio il crescente divario tra ricchi e poveri. Oxfam chiede anche alle élites economiche presenti a Davos di essere motore trainante di un economia umana. Il tema della 47a edizione del Forum economico mondiale sarà proprio la leadership responsabile.

La fotografia di un ‘gap’ sempre più accentuato è fornita dal nuovo rapporto della ong Oxfam “Un’Economia per il 99%” sulla distribuzione della ricchezza netta in Italia nel 2016, in occasione del World Economic Forum di Davos.

Una rielaborazione basata su dati, modello econometrico e metodologia di stima utilizzati da Credit Suisse riporta i drammatici squilibri distributivi ed eccessi nella concentrazione della ricchezza. Nel 2016 la distribuzione della ricchezza nazionale netta (il cui ammontare complessivo si è attestato, in valori nominali, a 9.973 miliardi di dollari) vedeva il 20% più ricco degli italiani detenere poco più del 69% della ricchezza nazionale, un altro 20% controllare il 17,6% della ricchezza, lasciando al 60% più povero dei appena il 13,3% di ricchezza nazionale.

Risultato il 10% top di tutti i ricchi italiani oltre 7 volte la ricchezza della metà più povera della popolazione. Non solo: la ricchezza dell’1% dei Paperoni italiani (in possesso oggi del 25% di ricchezza nazionale netta) è oltre 30 volte la ricchezza del 30% più povero dei nostri connazionali e 415 volte quella detenuta dal 20% più povero della popolazione italiana. La classifica di Forbes dei primi sette miliardari nazionali (in tutto 151 nella famosa lista) equivaleva alla ricchezza netta detenuta dal 30% più povero della popolazione.

Oxfam ha anche ricostruito e analizzato la distribuzione del surplus di reddito pro capite registrato nel periodo 1988-2011 su scala globale. Quasi il 46% dell’incremento del reddito disponibile pro-capite globale è stato appannaggio del 10% più ricco della popolazione mondiale a fronte di appena il 10% ricevuto dalla metà più povera della popolazione del pianeta. I dati italiani rivelano per il periodo in esame un incremento complessivo del reddito nazionale pari a 220 miliardi di dollari (a parità del valore di acquisto nell’anno di riferimento 2005).

Come per la ricchezza, anche per il reddito disponibile pro-capite nazionale quasi la metà dell’incremento (45%) è fluito verso il top-20% della popolazione, di cui il 29% al top-10%. In particolare, il 10% più ricco della popolazione ha accumulato un incremento di reddito superiore a quello della metà più povera degli italiani. La sperequazione desta ancor più allarme se ci si sofferma sulla quota di incremento del reddito ricevuta nell’arco degli oltre vent’anni in esame dal 10% più povero dei nostri connazionali: un risicato 1% corrispondente ad appena 4 dollari pro-capite all’anno. Lo studio Oxfam sottolinea anche che l’aumento della produttività del lavoro non ha affatto determinato un miglioramento per la fascia più povera della popolazione. Dal 1999 al 2013 (ultimo anno in cui il dato è disponibile) la crescita dei redditi da lavoro salariato (su scala globale e in termini reali) è risultato infatti in netto ritardo sull’aumento della produttività del lavoro.

Un dato che evidenzia come la crescita della produttività e un aumento di output globale non si traducono necessariamente in un incremento proporzionale delle retribuzioni dei lavoratori. Una conferma arriva anche dai dati Eurostat secondo cui i livelli retributivi non solo non ricompensano adeguatamente gli sforzi dei lavoratori, ma risultano sempre più spesso insufficienti a supplire alle necessità dei singoli e delle famiglie. Non ne è esente il continente europeo, pur essendo tra le regioni con i redditi più alti al mondo.

L’Italia, in particolare, con un tasso di occupati a rischio di povertà pari nel 2015 a 11,5% dell’intera forza lavoro nazionale in età compresa fra i 15 e i 64 anni, è sotto di ben due punti percentuali alla media europea (9,5%) stimata nel 2015.

Torna a casa Grillo. Bufera nel movimento

farage-grilloNuova bufera nei 5 Stelle. La tempistica usata e i movimenti improvvisati e impacciati decisi dal vertice, hanno sollevato tra gli iscritti un’ondata di mugugni senza precedenti. La sensazione è quella di una scelta mai davvero condivisa dalla base. Una bufera che va ben al di là del contesto – l’Europa, i liberali di Alde – in cui si è sviluppata investendo in pieno Davide Casaleggio e il suo gruppo di fedelissimi. E facendo andare su tutte le furie Beppe Grillo, costretto quasi a chiedere scusa a Nigel Farage per una scelta che, in fondo, non aveva mai condiviso del tutto. Almeno così dice.  E che lascia, nonostante il ritorno nell’Efdd, il M5S sicuramente più solo a Bruxelles. Ma che soprattutto fa trasparire la pochezza programmatica del Movimento al quale sembrerebbe indifferente appartenere a un gruppo iper europeista o a un altro con posizioni opposte.

Grillo ovviamente smentisce tutto affermando che non Alde non vi è stato nessun contatto. E come al solito attacca informazione e giornalisti. Insomma il solito complotto contro il Movimento: “Smentiamo – scritto sul suo Blogo – le false informazioni che circolano da ieri: le carte fatte circolare non ci appartengono, non abbiamo firmato nessun contratto, si tratta di un elenco di punti comuni e di contrasto. Dopo i risultati della votazione è scoppiato il caso mediatico”.

Il primo a fregarsi le mani e a cantare vittoria è Nigel Farage che ridà fiato alla sua battaglia contro l’euro. “La campagna di Grillo – afferma – per un referendum sull’appartenenza dell’Italia all’euro sta guadagnando terreno. Da molto tempo ammiro il suo lavoro in Italia e gli auguro di avere successo”. Gira così il coltello nella piaga sottolineando il giro di valzer del Movimento.

Marco Affronte, eurodeputato del Movimento  Cinque Stelle, spiega, a Bruxelles, le ragioni che lo hanno portato a  fuoriuscire dal gruppo Efdd per aderire ai Verdi/Ale: Il possibile passaggio dal gruppo  Efdd a quello dell’Alde della delegazione del M5S nel Parlamento  Europeo, poi naufragato, “è stato trattato con una superficialità che  un movimento così grande non può permettersi, ma tutto sommato forse ci si poteva anche passare sopra. Avevo molte cose che bollivano dentro, da tempo”. E sulla multa che Grillo minaccia di voler fare pagare a chi lasci il movimento afferma: Il “foglio” firmato dagli eurodeputati del Movimento Cinque Stelle al momento della nomina, in  cui tra l’altro era prevista una multa salata per chi avesse violato il codice di condotta, legalmente vale “meno” della “carta straccia”.

La validità legale dell’accordo, che prevedrebbe una sanzione da 250mila euro a carico dei trasgressori, era già stata messa in dubbio  da diversi costituzionalisti, dato che i parlamentari europei, al pari di quelli nazionali, non hanno vincolo di mandato.

Banche. Psi, serve una commissione d’inchiesta

banca-soldiDal 31 gennaio inizierà in Senato l’esame del ddl per l’istituzione di una commissione di inchiesta sul settore bancario. Lo ha deciso l’ufficio di presidenza della commissione Finanze del Senato. Il 17 gennaio, riferisce il presidente della Commissione Finanze, Mauro Marino, verrà presentata la relazione finale dell’indagine conoscitiva sul settore bancario e il 25 verrà votata. A Palazzo Madama sono già stati depositati 13 ddl di maggioranza e opposizione che chiedono proprio una commissione di inchiesta sulle banche perciò Marino conta di presentare il 31 “una proposta di sintesi”. Intanto, sempre al Senato, stasera l’aula dovrebbe votare la proposta del Movimento 5 stelle di esaminare con urgenza proprio un ddl sulla commissione di inchiesta. La maggioranza ha già calendarizzato questa iniziativa ma nel caso l’assemblea dovesse chiedere una accelerazione allora l’ufficio di presidenza della commissione Finanze si riconvocherà per anticipare i tempi già fissati.

A ricordare che il Psi ha proposto da tempo una commissione di inchiesta è Riccardo Nencini: “Abbiamo presentato molti mesi fa  – ha affermato il segretario del Psi – il disegno di legge per istituire una commissione d’inchiesta sulle banche. Ecco l’occasione per formarla. Qui e ora. I socialisti naturalmente la voteranno. E siccome lo Stato mette un pacco di soldi per icostituire il capitale di MPS, è bene conoscere quali sono stati i soggetti con importi più significativi che non hanno onorato il loro debito”.

“Molte famiglie – ha detto ancora Nencini – hanno pagato prezzi altissimi. È giusto rendere noti i nomi di chi ha contribuito a creare questa situazione. A giudizio del presidente dell’autority competente Antonello Soro non servirebbe neppure una legge giacché le persone giuridiche coinvolte dal 2011 sarebbero esentate dal segreto dovuto alle normative che regolamentano la privacy. Condivido l’esigenza posta da Patuelli. E se serve cambiare una legge, si sappia che i socialisti sono pronti a presentare le modifiche necessarie. Non è concepibile che, mentre lo stato è costretto, per salvare i risparmiatori onesti, a sborsare miliardi di euro, non si possa sapere chi siano coloro che, prendendo i dati ufficiali di Mps, hanno determinato un terzo circa dell’insolvenza creditizia della banca con finanziamenti singoli superiori ai tre milioni. Soprattutto, se, come trapela, si tratta di gruppi economici di notevole rilievo. Non si può distruggere il sistema bancario e rapinare i piccoli risparmiatori, salvati solo dai soldi di tutti i cittadini, senza conoscere l’identità dei responsabili che, assieme alla dirigenza, ne hanno determinato il crollo. Questo vale per Mps, e per le altre banche che si apprestano a ricevere soldi pubblici. Dunque annuncio che anche i socialisti al Senato presenteranno alla Commissione Finanze un emendamento per rendere pubblica l’identità dei soggetti coinvolti”.

Intanto in Senato comincia il percorso del decreto Salva-risparmio nell’ambito del quale si sta già mettendo a punto un calendario delle audizioni a partire dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Le audizioni proseguiranno nel corso dei prossimi giorni. Dopo Padoan, previsto per giovedì, martedì della prossima settimana sarà la volta dell’Abi e Bankitalia e mercoledì della Consob. L’incardinamento del decreto ci sarà tra oggi e domani. Tra i temi che terranno banco, la proposta del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, il quale chiede di rendere pubblici i nomi dei primi 100 debitori delle banche salvate con soldi pubblici. “L’audizione dell’Abi di martedì – ha spiegato Marino – sarà l’occasione per presentare in modo ufficiale” questa proposta e si comincerà a capire quale potrebbe essere l’emendamento che vada nella direzione auspicata. Se le banche vengono salvate con i soldi pubblici è eticamente giusto che si conoscano i nomi dei principali debitori. Il convincimento espresso dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, dovrebbe essere infatti fatto proprio dal governo. “Penso – aveva spiegato Patuelli in un’intervista – al varo di una norma di legge sia per le banche risolute sia per quelle preventivamente salvate dallo stato”. Quindi il decreto dovrebbe essere modificato e l’esecutivo sta pensando quali correzioni apportare e a inserire una norma ad hoc.

Legge elettorale. Craxi: “Discontinuità dal passato”

Legge elettrale_consulta “Dal dibattito politico interno al Partito democratico non sono giunte grandi indicazioni politiche e analisi convincenti sul negativo voto referendario, che ha costretto alle dimissioni il Governo Renzi”. Lo ha affermato in un nota Bobo Craxi. “Mi pare tuttavia – ha detto ancora – che una svolta’ consapevole degli indirizzi e degli obiettivi di un’azione di Governo non possano che giungere da una reale discontinuità con il recente passato. Il Matarellum che viene riproposto – ha aggiunto – mi sembra un sistema che non tiene conto delle chiare indicazioni di un Paese che vuole pluralismo politico e partecipazione democratica nella scelta dei suoi rappresentanti: quel sistema era figlio di una stagione diversa, che purtroppo, come si è visto, è franata insieme alla seconda Repubblica. Fanno molto gli spiritosi – ha proseguito Craxi – ma il ritorno al proporzionale appare assai più idoneo all’attuale situazione, rispetto alle alternative che si stanno mettendo in campo. Ho fatto appello affinché i socialisti si preparino a una nuova stagione. Attendo, naturalmente, che ai propositi venga dato un seguito positivo: un Psi ‘caudatario’ di un ‘giglio magico’ ormai appassito – ha concluso – non serve a niente ed a nessuno”

Il dossier sulla legge elettorale sarà ripreso dopo la pronuncia della Corte Costituzionale. Lo ha deciso l’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali abbiamo trovando l’accordo di Pd, FI e M5S. A renderlo noto è stato il deputato di FI Francesco Paolo Sisto al termine della riunione. “Dopo un breve dibattito – ha aggiuto – il presidente Andrea Mazziotti ha aggiornato i lavori al 10 gennaio prossimo”.

A sollevare il tema alla riunione dell’ufficio di presidenza della Commissione è stato Stefano Quaranta di Sinistra italiana, che ha sollecitato l’inizio del confronto sulla riforma dell’Italicum. Contrari si sono però dichiarati il capogruppo in Commissione del Pd, Emanuele Fiano, quello di M5s Danilo Toninelli e Francesco Paolo Sisto di Fi. Tutti e tre hanno sostenuto l’inutilità di iniziare la discussione prima della sentenza della Consulta sull’Italicum. Una alleanza che il capogruppo della Lega a Montecitorio Massimiliano Fedriga ha definito inedita e dettata dal desiderio di allungare la legislatura il più possibile. Ma certo è che votare con l’Italicum non è possibile per ovvie ragioni. Una dichiarazione che non è piaciuta ai Cinque Stelle che rispediscono l’accusa al mittente. “È la Lega che fa accordi sottobanco con il Pd, basta leggere le affermazioni di Salvini sul Mattarellum, e non di certo il Movimento Cinque Stelle. Siamo gli unici che hanno sempre affermato, coerentemente, di voler portare immediatamente il Paese alle urne”. ”Ci siamo opposti alla formazione dell’esecutivo Renzi-bis e, se fosse stato possibile, avremmo voluto votare un giorno dopo il secco no degli italiani alla riforma Boschi. Ribadiamo – proseguono i 5 Stelle – che occorre aspettare la sentenza della Consulta sull’Italicum per poi andare subito a votare con la legge che ne verrà fuori, che noi abbiamo chiamato Legalicum, con i dovuti correttivi al Senato”.

Per il senatore del Pd Vannino Chiti “dall’Assemblea nazionale del Pd è venuto un messaggio costruttivo: non è tempo di rese dei conti, blitz, corse isolate in avanti. Dopo il referendum – ha proseguito l’esponente dem – è necessario per il Pd rimettersi in cammino ritrovando la sintonia con i cittadini su lavoro, sviluppo, Sud, giovani, scuola, migranti. C’è un nuovo governo da sostenere con serietà. Non era un’alternativa responsabile ma propaganda la richiesta delle opposizioni di una corsa alle urne. Le elezioni si terranno al massimo fra poco più di un anno, probabilmente entro l’estate. Il governo Gentiloni e il Parlamento devono affrontare subito emergenze come il terremoto e la crisi di alcune banche; preparare l’anniversario dei Trattati di Roma e il G7 di Taormina”.
Ma soprattutto il Parlamento deve approvare due leggi elettorali serie: “Non è immaginabile – ha detto Chiti – andare al voto con la quasi certezza di due maggioranze diverse, forse opposte. Servono due leggi che assicurino rappresentanza, dando ai cittadini il potere di scegliere gli eletti, e che favoriscano la governabilità. È un’illusione pericolosa quella di poter ritornare alla prima fase di vita della Repubblica. La legge Mattarella sarebbe una buona soluzione: in ogni caso è la base di un confronto aperto per un’ampia, necessaria intesa nella maggioranza e con le opposizioni”.

Contrario al Mattarellum è Ncd: “Non credo – ha detto il ministro Alfano – che nell’attuale scenario tripolare il ‘Mattarellum’ sia la legge che funzioni meglio. Ma noi non ci scansiamo dal tema della governabilità: se si vuole procedere si faccia una legge proporzionale, con un premio di maggioranza equilibrato e rispettoso dei canoni di costituzionalità indicati dalla Corte”.

RISIKO SENZA FINE

campidoglioL’assessore alla crescita culturale Luca Bergamo è il nuovo vicesindaco di Roma. La maggioranza M5S in Campidoglio ha condiviso la scelta della sindaca Virginia Raggi di offrire a Bergamo il posto che era di Daniele Frongia, dimessosi dopo le polemiche seguite all’arresto di Raffaele Marra, già capo del Dipartimento del personale.

Intanto il Sindaco mette la mani avanti: “Se mi arriverà un avviso di garanzia? Valuterò”. “Non sono commissariata – ha detto ancora – e mi sento ancora dentro M5S”, ha precisato la sindaca della Capitale all’inizio di un’altra ‘calda giornata’ alla fine della quale potrebbe arrivare la designazione del nuovo vicesindaco. Infatti sulla nomina di Massimo Colomban è arrivata un’altra doccia fredda: Non ha il tempo e la disponibilità per assumere il ruolo di Vice-Sindaco in Roma Capitale. “Come imprenditore e tecnico – ha spiegato- ho infatti assunto il ruolo di ‘assessore alla riorganizzazione delle Partecipate e quindi preferisco completare questo compito, prima di assumere altri impegni gravosi e/o politici”.

Massimo Colomban, attuale assessore alle Partecipate e considerato vicino alla Casaleggio, era il nome sul quale Raggi puntava per colmare il vuoto lasciato da Daniele Frongia, costretto a rassegnare le dimissioni dietro richiesta del direttorio M5S sulla scia dell’arresto di Raffaele Marra. Colomban ha fatto sapere di essere “onorato, ma non sarò vicesindaco”. Insomma la sindaca dopo sei mesi e oltre dal suo insediamento al Campidoglio, si ritrova ancora al punto di partenza. Con le caselle da riempire e una squadra che non ha mai lavorato e pieno regime. Orfana del vice Daniele Frongia e del capo segreteria Salvatore Romeo e alla ricerca di un vice.

Restano poi da assegnare i posti di assessore all’Ambiente e di capo di gabinetto, attualmente ricoperto dalla vice vicaria Virginia Proverbio. Inoltre è vacante il ruolo di capo del Dipartimento Personale (23 mila i dipendenti comunali) dopo l’arresto di Marra per corruzione. Per quest’ultimo si pensa alla dirigente capitolina Gabriella Acerbi. Manca inoltre il capo segreteria al posto di Romeo e a breve si libererà anche il posto del direttore generale di Ama (Stefano Bina scade il 31 dicembre). Infine resta vacante la poltrona di dg di Atac (potrebbe non essere assegnata). Tra le sei e le sette caselle in totale. Senza contare lo spostamento di Renato Marra, fratello di Raffaele, dirigente dei vigili urbani di recente promosso alla Direzione turismo, una nomina al vaglio dell’Authority anticorruzione. Un risiko senza fine per una sindaca osservata speciale.

Intanto il Comune pensa alla neve dotando Roma Capitale di un piano per affrontare ogni emergenza legata a caduta di neve, formazione di ghiaccio e grande freddo con un’ordinanza firmata dalla sindaca.

Campidoglio. Luca Bergamo nuovo vicesindaco

Roma-mafia-CampidoglioL’assessore alla crescita culturale Luca Bergamo è il nuovo vicesindaco di Roma. La maggioranza M5S in Campidoglio ha condiviso la scelta della sindaca Virginia Raggi di offrire a Bergamo il posto che era di Daniele Frongia, dimessosi dopo le polemiche seguite all’arresto di Raffaele Marra, già capo del Dipartimento del personale.

Intanto il Sindaco mette la mani avanti: “Se mi arriverà un avviso di garanzia? Valuterò”. “Non sono commissariata – ha detto ancora – e mi sento ancora dentro M5S”, ha precisato la sindaca della Capitale all’inizio di un’altra ‘calda giornata’ alla fine della quale potrebbe arrivare la designazione del nuovo vicesindaco. Infatti sulla nomina di Massimo Colomban è arrivata un’altra doccia fredda: Non ha il tempo e la disponibilità per assumere il ruolo di Vice-Sindaco in Roma Capitale. “Come imprenditore e tecnico – ha spiegato- ho infatti assunto il ruolo di ‘assessore alla riorganizzazione delle Partecipate e quindi preferisco completare questo compito, prima di assumere altri impegni gravosi e/o politici”.

Massimo Colomban, attuale assessore alle Partecipate e considerato vicino alla Casaleggio, era il nome sul quale Raggi puntava per colmare il vuoto lasciato da Daniele Frongia, costretto a rassegnare le dimissioni dietro richiesta del direttorio M5S sulla scia dell’arresto di Raffaele Marra. Colomban ha fatto sapere di essere “onorato, ma non sarò vicesindaco”. Insomma la sindaca dopo sei mesi e oltre dal suo insediamento al Campidoglio, si ritrova ancora al punto di partenza. Con le caselle da riempire e una squadra che non ha mai lavorato e pieno regime. Orfana del vice Daniele Frongia e del capo segreteria Salvatore Romeo e alla ricerca di un vice.

Restano poi da assegnare i posti di assessore all’Ambiente e di capo di gabinetto, attualmente ricoperto dalla vice vicaria Virginia Proverbio. Inoltre è vacante il ruolo di capo del Dipartimento Personale (23 mila i dipendenti comunali) dopo l’arresto di Marra per corruzione. Per quest’ultimo si pensa alla dirigente capitolina Gabriella Acerbi. Manca inoltre il capo segreteria al posto di Romeo e a breve si libererà anche il posto del direttore generale di Ama (Stefano Bina scade il 31 dicembre). Infine resta vacante la poltrona di dg di Atac (potrebbe non essere assegnata). Tra le sei e le sette caselle in totale. Senza contare lo spostamento di Renato Marra, fratello di Raffaele, dirigente dei vigili urbani di recente promosso alla Direzione turismo, una nomina al vaglio dell’Authority anticorruzione. Un risiko senza fine per una sindaca osservata speciale.

Intanto il Comune pensa alla neve dotando Roma Capitale di un piano per affrontare ogni emergenza legata a caduta di neve, formazione di ghiaccio e grande freddo con un’ordinanza firmata dalla sindaca.

Mattarellum. Nencini: è una buona base di partenza

“Non abbiamo perso ma abbiamo straperso”. Così il segretario del Pd Matteo Renzi all’assemblea Pd dal titolo ‘Ripartiamo dall’Italia’. “Sì, abbiamo preso un sacco di voti, è la verità, ma il 41 per cento è una sconfitta netta in un referendum. Abbiamo preso 13 milioni e mezzo di voti, ma non sono bastati”. La relazione del segretario è stata approvata con 481 sì. “Io vi propongo di andare a guardare le carte in modo esplicito sull’unica proposta che può essere realizzata in tempi brevi: è la proposta che porta il nome del presidente Sergio Mattarella”, rilanciando quindi sulla legge elettorale il Mattarellum.

Sul referendum, per Renzi, serve “un’analisi dura e spietata, soprattutto con noi stessi, sul referendum. Vorrei che quest’assemblea fosse un’assemblea in cui si faccia un’analisi severa di quanto è accaduto, all’esterno e anche al nostro interno, con seno di passione per la cosa pubblica”. Al Sud, aggiunge Renzi, “abbiamo puntato troppo sul notabilato e poco sulle forze attive”. “Se il Pd oggi si fa un selfie ha preso una bella botta”, ma siamo pronti a ripartire “non per cercare un rivincita dopo il referendum, ma per vincere le elezioni per il bene dell’Italia e di nostri figli”. “C’è una parte del Paese che abbiamo dato impressione di non coinvolgere, non includere. Compresi i 30 e 40enni. Abbiamo perso l’andata in casa e i gol presi in casa valgono doppio. Non siamo riusciti a prendere questa generazione come avremmo voluto sul referendum”.

“Le riforme non puzzano, restano e segnano la storia del Pd e di tutti noi” ha aggiunto. “Vogliamo giocare l’ultima possibilità di avere un sistema maggioritario o scivoliamo verso il proporzionale?” chiede Renzi in assemblea Pd. “Io vi propongo di andare a guardare le carte in modo esplicito sull’unica proposta che può essere realizzata in tempi brevi: è la proposta che porta il nome del presidente Sergio Mattarella. Io dico andiamo a vedere. Il Pd c’è. Lo chiedo a questa assemblea”.

Il segretario del Psi Riccardo Nencini non ha sono dubbi: “Il Mattarellum è una buona base di partenza, va nella direzione della proposta presentata dai socialisti nel novembre scorso. Il parlamento è sovrano: discuta della nuova legge elettorale prima che la Corte si pronunci”.

DOPPIA FIDUCIA

senato_aula

Dopo aver incassato la fiducia alla Camera, Gentiloni fa il bis al Senato con 169 voti favorevoli, 99 voti contrari e 0 astenuti. Ala e Lega non hanno partecipato al voto mentre il M5S ha votato contro. Il governo di Matteo Renzi, il 25 febbraio del 2014, ottenne la prima fiducia del Senato con lo stesso numero di voti favorevoli.

“Per il tempo necessario in questa delicata transizione servirò con umiltà gli interessi del Paese – ha detto il presidente del Consiglio in Aula per la fiducia.  “Una fiducia un po’ particolare”, come ha detto lo Gentiloni, avendo “condiviso pienamente la riforma costituzionale approvata ripetutamente in questa Aula” e che avrebbe eliminato il bicameralismo paritario, se fosse stata ratificata dalla consultazione popolare. Quindi ribadisce alcuni punti programmatici già espressi martedì a Montecitorio – “lavoro, lavoro, lavoro” e poi “Sud per cui servono risposte credibili” – e, in generale, indica due obiettivi: “dare stabilità al Paese” e completare “le riforme avviate”.

La prova del Senato è quella più difficile, con i mal di pancia di Ala insoddisfatta dalla lista dei ministri che la ha lasciata a bocca asciutta contrariamente alle sue aspettative. Ala non parteciperà al voto, spera evidentemente che le loro rimostranza possano dare frutto più avanti. Ci sono in ballo la vicepresidenza dell’Aula del Senato e la presidenza di commissione affari costituzionali lasciate libere rispettivamente dai neo ministri Fedeli e Finocchiaro.  Il senatore di Ala-Sc Riccardo Mazzoni ha parlato del principio “della dignità politica che non ci ha voluto riconoscere sulla base di una conventio ad excludendum che non comprendiamo”.

Gentiloni è intervenuto nella replica della discussione sulla fiducia. “Non siamo innamorati della continuità – ha detto ancora il presidente – abbiamo anzi rivolto una proposta all’insieme delle forze parlamentari per individuare una convergenza più larga. C’è stata una indisponibilità: non un amore della continuità ma la presa d’atto di questa situazione ha spinto le forze che hanno sostenuto questa maggioranza a dar vita a questo governo, per responsabilità”. Non è un governo di inizio legislatura ma innanzitutto deve completare la eccezionale opera di riforma, innovazione, modernizzazione di questi ultimi anni”.  Il premier ha anche sottolineato con forza la necessità di una riforma della legge elettorale “a prescindere da quanto durerà la legislatura”. Nella conclusione del suo intervento citando Carlo Azeglio Ciampi, Gentiloni ha ribadito la sua intenzione “per quanto durerà questa delicata transizione” di “servire con umiltà il Paese”.

E proprio sulla durata del Governo è il ministro Poletti a porre subito un limite. L’occasione viene dalla notizia secondo la quale la Corte costituzionale esaminerà nella camera di consiglio dell’11 gennaio 2017 l’ammissibilità delle richieste relative a tre referendum abrogativi tutte concernenti disposizioni in materia di lavoro, comprese misure presenti nel Jobs Act. “Se si vota prima del referendum –  ha commentato Poletti – il problema non si pone. Ed è questo, con un governo che fa la legge elettorale e poi lascia il campo, lo scenario più probabile. Sulla data dell’esame della Consulta è tutto come previsto”.

Per i Socialisti è Leggi l’intervenuto del Senatore Enrico Buemi: “Quanto è accaduto in queste settimane – ha detto – dimostra che si può uscire rapidamente da una crisi di governo e che si può rapidamente approvare nelle due Camere leggi importanti come la legge di bilancio, senza eliminare la doppia approvazione di Camera e Senato”. “Per quanto riguarda la prospettiva di questa legislatura – ha aggiunto – resto fedele all’imperativo di conseguire il più possibile la razionalizzazione e modernizzazione del meccanismo decisionale all’interno dell’assetto costituzionale esistente, fermo restando l’auspicio che la revisione costituzionale sia affidata, se si ritiene utile procedere a cambiamenti, a una futura legislatura secondo il metodo condiviso e proporzionale dell’Assemblea costituente”. “Da ora fino a fine legislatura le garantiamo l’appoggio sui provvedimenti che riguardano i problemi del Paese, i terremotati, la crisi economica e bancaria, il lavoro e la creazione di nuove opportunità per le nuove e vecchie generazioni, la legge elettorale, che oggi è sulla bocca di tutti, ma che in passato veniva tralasciata mentre noi abbiamo presentato in epoca non sospetta una proposta che recuperasse l’esperienza degli anni Novanta e Duemila con il Mattarellum, con il quale – ha concluso Buemi – si erano sperimentate maggioranze di vario tipo e su cui si possono apportare modifiche”.