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Ginevra Matiz

Orlando: Non rassegnarsi alle larghe intese

Orlando_AndreaClima teso nel Pd. Il Congresso si è concluso da poco con la riconferma di Matteo Renzi alla segretaria. Ma le tensioni interne tipiche di un periodo di confronto sono ancora palpabili. L’occasione è la partecipazione di Andrea Orlando, avversario di Renzi alle primarie Pd, e altri esponenti della minoranza del Partito democratico alla manifestazione organizzata da Giuliano Pisapia in piazza Santi Apostoli a Roma. L’iniziativa, infatti, si sovrappone a quella del Partito Democratico, con il forum dei Circoli previsto per il 30 giugno e il primo luglio. “Ognuno è libero di fare quello che vuole. Io vado all’assemblea dei segretari di circolo Pd, anche perché abbiamo una legge elettorale che non prevede le coalizioni e reputo più utile discutere con segretari di circolo più che con altre forze politiche, se si vuole rafforzare il Pd” dice il presidente del Pd Matteo Orfini che continua: “Sulle alleanze considerata la legge elettorale esistente, la discussione attuale rischia di essere solo accademica”.

Il punto è proprio qui. La visione strategica. Quella di Orlando mira a coinvolgere il centrosinistra in modo più ampio. Mentre per Orfini il Pd il premio di maggioranza alla lista sembra un dato acquisto e immutabile. La risposta di Orlando non si è fatta attendere: “Sono lieto che Matteo Orfini si sia ricordato che esistono i circoli del Pd che, come è noto, sono stati investiti nelle settimane scorse di una discussione ampia e approfondita sulla legge elettorale. Io comunque sarò all’Assemblea dei circoli, non sono rassegnato a questa legge elettorale e ricordo che le coalizioni esistono sia nei Comuni che nelle Regioni, pertanto, ignorare gli alleati non è segno di lungimiranza”. E le recenti elezioni amministrative hanno infatti dimostrato che il centro sinistra è in grado di vincere solo quando si presenta unito. E Andrea Orlando intervistato dall’Huffington post – propone “un momento di confronto sul programma attraverso la convocazione di un tavolo programmatico e anche un metodo per la scelta della leadership. Anche una consultazione. Ma è importate prima la costruzione di un nuovo centrosinistra largo e plurale. Immagino una convenzione di tutte le forze che si riconoscono nel progetto”. Orlando sarà in piazza da Pisapia e spiga: “È giusto unire tutte le forze” e “rivedere la legge elettorale” per “non rassegnarsi alle larghe intese”.

A Orlando risponde anche Lorenzo Guerini, coordinatore del Pd: “Vorrei ricordare che abbiamo appena tenuto un congresso che non è stato né frettoloso né una conta ma un momento di confronto e discussione politica importante e una significativa prova di democrazia e partecipazione. Con una legittimazione chiarissima del segretario che abbiamo rieletto. Non vorrei che appena celebrato si fingesse di scordarselo”.

Consip. Buemi: “Le future nomine siano più oculate”

consip

“È necessario che le future nomine della Consip siano più oculate. Noi in quest’aula non facciamo le inchieste giudiziarie, ma queste deve farle la magistratura nel rispetto di chiunque, anche di quei magistrati e ufficiali di polizia giudiziaria la cui coerenza delle azioni deve essere sicuramente giudicate”. Lo ha detto il senatore del Psi Enrico Buemi, nella discussione delle mozioni sul caso Consip al Senato. La votazione si è conclusa con l’approvazione della mozione di maggioranza. Al testo Pd- Ap- Autonomie i sì sono stati 185, i no 76 e 5 gli astenuti. Non è passata la mozione di Mdp che in premessa chiedeva al Governo di valutare il ritiro delle deleghe al ministro per lo sport, Luca Lotti. I no sono stati 152 mentre i sì sono stati sessantanove. È stato approvato il dispositivo della mozione presentata da Idea con 244 sì, 17 no e 11 gli astenuti.

Un esito che il capogruppo del Pd Zanda ha definito scontato scontato. “È andata come doveva andare. C’è stata una discussione per certi versi anche inutile, superata visto che il Cda di fatto era già decaduto. Alla fine i gruppi si sono ritrovati su una richiesta specifica”.

Il presidente del Senato, Pietro Grasso, aveva deciso per il non rinvio sulle mozioni del “caso Consip”. La richiesta di un posticipo era invece arrivata dal capogruppo Pd, Luigi Zanda, dopo la lettera del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che annunciava le dimissioni dell’intero Cda. Le opposizioni contro il ministro Luca Lotti, tre mesi dopo la mozione di sfiducia.

“Il 17 giugno sono state presentate le dimissioni da parte di due consiglieri e con le dimissioni della maggioranza dei consiglieri si intende dimissionario l’intero Cda”, ha scritto Padoan. “Le mozioni, alla luce della comunicazione di Padoan, hanno raggiunto i loro effetti. Il Consiglio è decaduto. Sarebbe quindi più utile tenere il dibattito dopo il 27, data della riunione dell’assemblea Consip, dopo la nomina dei nuovi vertici”, ha proposto il capogruppo Pd al Senato, Luigi Zanda.

Le opposizioni però si sono da subito opposte. “Non vedo le ragioni per cui non votare le mozioni in esame. Anzi, credo che le decisioni che potrà prendere il Parlamento, in modo sereno, potranno essere un utile contributo all’assemblea totalitaria della Consip del 27”, ha risposto il capogruppo di Forza Italia in Senato, Paolo Romani. “Le mozioni restano, si discutono e si votano”, ha aggiunto Carlo Martelli (M5s).

Legge elettorale, dalla fretta all’immobilismo

Italicum, al via l'esame in commissione alla CameraPer ora tutto rinviato a dopo i ballottaggi. La legge elettorale è stata messa in freezer ed è difficile che venga ripresa a breve. In soli pochi giorni si è passati dalla fretta eccessiva alla calma assoluta. L’ufficio di presidenza della Commissione Affari costituzionali, che deve decidere come e se riprendere l’esame della legge elettorale, ha infatti rinviato la propria seduta alla settimana dal 20 al 25 giugno, in attesa di una decisione in merito da parte della Conferenza dei capigruppo.

Alla riunione erano assenti tanto M5S che la Lega. Forza Italia, con Francesco Paolo Sisto, ha chiesto una “pausa di riflessione” fino a dopo i ballottaggi delle amministrative, cioè il 25 giugno. Di contro i partiti centristi che la scorsa settimana si sono impegnati contro la legge elettorale, oggi hanno chiesto di portarla avanti, con Domenico Menorello (Ci) e Gian Luigi Gigli (Des-Cd). Per il Pd Emanuele Fiano ha chiesto di attendere le deliberazioni della Conferenza dei capigruppo che decide quando il testo andrà in Aula. Alfredo D’Attorre (Mdp), pur d’accordo su una breve pausa di riflessione, ha osservato che se il testo non va in aula entro fine luglio, difficilmente esso verrà approvato ai primi di agosto per poterlo inviare al Senato.

Il presidente della Commissione Andrea Mazziotti ha quindi deciso di sospendere l’ufficio di presidenza e riprenderlo nella settimana tra il 20 e il 25, dopo che la Conferenza dei capigruppo avrà deciso se e come portarlo in Aula. “Forza Italia – riferisce Mazziotti – ha chiesto una pausa di riflessione fino a dopo i ballottaggi. M5S e Lega non erano presenti, mentre Mdp ha convenuto sulla pausa di riflessione ma ha posto il tema della necessità di avere l’approvazione in prima lettura entro agosto, prima della pausa estiva”. Infine, “anche le forze centriste hanno detto sì alla pausa di riflessione ma sottolineando la necessità di tentare di riavviare il lavoro sulla legge elettorale”. “Il mio punto di vista – conclude il presidente della commissione – è che la pausa ha senso perché non ci sono le condizioni per lavorare in commissione, ma è chiaro che se i gruppi vogliono davvero procedere devono sollecitare la capigruppo a calendarizzare la legge elettorale per l’Aula a luglio. Una cosa che faranno, hanno annunciato, Mdp e le forze centriste”.

L’impressione dei vari gruppi, tuttavia, è che al momento non ci sono né le condizioni né la volontà delle forze maggiori – leggasi Pd e M5, con qualche distinguo da parte di FI – di riaprire la partita sulla legge elettorale. Discorso diverso per i partiti minori, che preferirebbero evitare un ritorno al voto con il Consultellum al Senato, dove la soglia di sbarramento è all’8%.

Matteo Renzi in una intervista a Repubblica tv afferma che “il voto subito lo chiedevano Lega e M5s. Non solo io non l’ho mai chiesto, ma ho sempre detto che la data delle elezioni sarebbe stata oggetto di una discussione con il presidente del Consiglio Gentiloni e poi prerogativa del presidente della Repubblica. Il tema della data delle elezioni non è quello che ha fatto rompere il patto sulla legge elettorale. Il patto l’ha rotto Grillo” dice ancora Renzi che aggiunge: “Siamo tutti molto tranquilli sul fatto che si vota a scadenza naturale. Su questo non c’è più discussione”. E poi esclude un’altra iniziativa del Pd. Di legge elettorale ha parlato anche il leader di Ap, Angelino Alfano: “La priorità è l’economia e una legge di bilancio che investa su famiglie e imprese e che abbatta il debito pubblico, temi sui quali presenteremo le nostre proposte nei prossimi giorni”. “La legge elettorale viene dopo l’economia. Abbiamo due leggi, per Camera e Senato, che sono legali e applicabili. Noi non abbiamo i numeri in Parlamento per riaprire il confronto, se qualcuno vorrà avanzare delle proposte le valuteremo”.

Legge elettorale. Renzi, noi disponibili a ragionare

Palazzo-MontecitorioUna nuova legge elettorale serve. E questo è il punto da cui non si può prescindere. Il tentativo di arrivare a un accordo largo è fallito. I Cinque Stelle hanno dimostrato ancora una volta la loro inaffidabilità e incapacità di ragionare oltre il proprio steccato. Si ripone nel cassetto la smania di elezioni subito con la consapevolezza che ora non si può più fallire. “Noi siamo al lavoro per dare agli italiani solidità e tranquillità. Gli altri adesso riflettano su quello che hanno combinato. Noi non faremo falli di reazione. C’è una legge elettorale, se qualcuno la vuol cambiare, ci troverà disponibili a ragionare. Troverà il nostro amato e pazientissimo capogruppo in Commissione Lele Fiano, totalmente a disposizione per ragionare di tutto”. Comunque, ”a inseguire le scie chimiche forse si prende qualche like, ma non si governa il Paese. Gli italiani sapranno distinguere coloro che vengono meno agli accordi con i propri elettori e gli altri partiti” commenta il segretario del Pd Matteo Renzi che aggiunge: “Se ci sono le condizioni per fare tutti insieme una bella legge elettorale, con Forza Italia e 5stelle, se le persone tornano a buon senso e ragionevolezza, lo vedremo nei prossimi giorni. Non sono particolarmente ottimista”. “Una legge elettorale c’è già, se qualcuno la vuol cambiare ci troverà a disposizione”.

Il senatore del PD Sergio Lo Giudice tenta di mettere alcuni elementi per la legge elettorale: “Puntare su un mix di maggioritario e proporzionale, rimarcando però il profilo maggioritario della legge, approvare le leggi in dirittura d’arrivo per mettere a fuoco il profilo del PD, ricostruire il centrosinistra”. E aggiunge: “Ricostruire un centrosinistra ampio per ricucire un rapporto con il popolo del centrosinistra che ha subito troppe lacerazioni, a partire dal progetto di campo progressista di Giuliano Pisapia ma senza veti preventivi verso nessuno. Le nostre proposte per una nuova legge elettorale – conclude – non potranno ignorare questo approdo, necessario per sfuggire all’ingovernabilità o alle larghe intese, offrire agli italiani una speranza di cambiamento e ricostruire così la fiducia nella forza della politica di essere motore di cambiamento e di giustizia”. Restano però ancora un mistero le intenzioni di Giuliano Pisapia “La cosa mi colpisce – dice il leader di Campo Progressista a Rainews24 riferendosi a Renzi – io sono per massimo dell’unità ma non si può fare un’apertura dopo mesi e mesi in cui abbiamo cercato un’alleanza di centrosinistra in discontinuità e soprattutto dopo una sconfitta come quella di ieri che presupponeva coalizioni diverse. Bisogna ragionarci, ma partendo dalla considerazione che un’alleanza con il centro destra è un’alleanza perdente”.

Per i 5 Stelle ovviamente la colpa del fallimento della trattiva è tutta del Pd. “Quello che è successo ieri alla Camera è vergognoso – afferma Di Maio – e guai a chi osa incolpare il MoVimento 5 Stelle di quanto accaduto. Il Partito Democratico accusa noi di aver votato un emendamento che già sapevano avremmo votato. Il punto è un altro: loro alla Camera contano 282 deputati e per fermare la proposta che abbiamo votato sarebbero bastati 264 voti. Quindi il problema sono i franchi tiratori di un partito allo sbando”

Tramontata la sinistra ipotesi di una legge elettorale per decreto, resta la necessità di trovare una intesa. Il testo ripartirà dalla commissione. “Dobbiamo ripartire – afferma il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio – in commissione da quel che c’è. Quel che c’è sono le due sentenze della Corte Costituzionale, che vanno armonizzate e portate ad essere un sistema elettorale coerente. Credo che il Parlamento ce la possa fare, se soltanto evitiamo di dire che se non si vota a settembre è la fine del mondo. Lavoriamo e basta”.

A parlare di clamoroso fallimento, di “frana inimmaginabile” del patto tra Pd, M5s, Forza Italia e Lega è il leader di Alternativa Popolare, Angelino Alfano, in una conferenza stampa nella sede del partito. Poi, osserva: “Alternativa popolare è contraria a un decreto sulla legge elettorale, perché votando a scadenza naturale, cioè tra nove mesi non c’è la necessità né l’urgenza di fare un decreto. Se in Cdm ci venisse proposto un decreto avremo una posizione contraria dal punto di vista politico e delle regole costituzionali”. E ancora: “Non si parli più di elezioni anticipate. Il caso è chiuso. Occupiamoci del bene del Paese”. L’incidente per Silvio Berlusconi non può far saltare riforma. “Spero – afferma – prevalga il senso di responsabilità verso gli istituzioni e verso gli italiani: un incidente parlamentare, per quanto deplorevole, su un emendamento che peraltro Forza italia non condivide, non può giustificare il fallimento di una riforma che rappresentava un punto di equilibrio accettabile fra esigenze diverse”.

Anche dalla sinistra del Pd si chiede finalmente di chiudere la manfrina sulla elezioni anticipate. “Il Parlamento – afferma il senatore Vannino Chiti – può e deve fare una buona legge elettorale, a condizione che cessi l’ossessione per il voto anticipato: oltretutto sarebbe un’avventura che metterebbe in ginocchio il paese, colpendo i risparmi dei cittadini, le imprese, il mondo del lavoro, privando l’Italia di leggi importanti come quelle contro la criminalità, il nuovo diritto di cittadinanza, il testamento biologico”. “Una buona legge – aggiunge Chiti – deve permettere ai cittadini di conoscere e scegliere i propri rappresentanti in Parlamento, meglio se attraverso i collegi uninominali; deve avere uno sbarramento significativo, per poi procedere alla ripartizione proporzionale dei seggi; deve obbligare prima delle elezioni a formare o meno le alleanze, introducendo correttivi maggioritari o un contenuto premio di governabilità”. “Un’intesa può essere ricostruita nella maggioranza che sostiene il governo, la cui tenuta resta essenziale in questi mesi, e con i gruppi parlamentari di opposizione disponibili, in primo luogo Forza Italia, il cui apporto a costruire regole comuni di vita democratica è indispensabile”, conclude Chiti.

L. elettorale, si va avanti. Ma restano le tensioni

Nodi ancora non risolti tra i gruppi che sostengono la legge elettorale, cosa che ha spinto a rinviare il Comitato dei Nove, il gruppo ristretto che prepara i lavori d’Aula non le indicazioni sugli emendamenti. I quattro gruppi che sostengono la legge (Pd, M5s, FI e Lega) non sono ancora in grado di esprimere un parere su tutti gli emendamenti presentati.

Dei 209 emendamenti presentati in AUla, infatti, un congruo numero arriva dai quattro partiti che sostengono il testo. I deputati del Pd hanno presentato 35 emendamenti, M5s 13, mentre Fi e Lega ne hanno depositati solo tre ciascuno. Per quanto riguarda gli altri Gruppi, 33 proposte di modifica giungono da Mdp. 20 da Ap, 17 dal Misto, 16 da Ala-Sc e altrettanti da Si, 15 da Ci, 12 da Des-cd, 9 da Fd, 9 da Direzione Italia, 6 da Alternativa libera e 1 dall’Udc. Il M5s vuole l’introduzione delle preferenze e del voto disgiunto. Soluzione osteggiata da Pd e Forza Italia. Al momento sono in corso riunioni per arrivare a un’intesa. Per quanto le votazioni segrete sugli emendamento dovrebbero essere un centinaio, più o meno la metà del totale.

Nel corso del pomeriggio l’aula della Camera, con una unica votazione e a scrutinio segreto, ha respinto le tre questioni pregiudiziali presentate da Ap, Mdp, centristi di Ci-Des. Il patto Pd-Fi-M5s-Lega supera quindi il primo voto dello scrutinio non palese. I sì alle pregiudiziali sono stati 182, i no 310, un astenuto. “Nelle pregiudiziali – ha detto il capogruppo dem Ettore Rosato all’assemblea del Pd alla Camera – ci sono stati 100 voti in meno rispetto alla sommatoria dei 4 gruppi, vi ricordo cosa accadde quando furono 101…” con riferimento all’impallinamento di Prodi quando era candidato alla presidenza della Repubblica. “Sono sicuro – ha aggiunto – che saranno importanti i primi voti, noi abbiamo la responsabilità di tenere duro fino in fondo”. “In questo momento quelli più in difficoltà a spiegare le ragioni dell’accordo sulla legge elettorale sono i Cinque stelle. Pongono due questioni: preferenze nel listino e voto disgiunto”. “In commissione i Cinque stelle hanno votato contro i loro emendamenti approvando il testo base”, sottolinea. Il testo da approvare in Aula “è solo quello uscito dalla commissione, con le modifiche condivise”. E conclude: “O i 4 partiti votano compatti sulla riforma elettorale o il Pd tornerà alla sua proposta, il Rosatellum”. Parole a cui Renzi aggiunge: “Non è la nostra legge ma noi serviamo le istituzioni. Adesso è sovrano il Parlamento. Se passerà, bene. Se qualcuno si tirerà indietro, gli italiani avranno visto la serietà del Pd che ha risposto all’appello del Capo dello Stato”.

E mentre il Pd si dice disponibile al voto finale sulla riforma elettorale già lunedì, accogliendo una richiesta arrivata da M5S i pentastellati in una nota affermano che “anche in Aula cercheremo in tutti i modi di ottenere nuovi miglioramenti, come il voto disgiunto, le preferenze e i correttivi di governabilità. Non sappiamo se ce la faremo perché non dipende solo da noi”. Ma poi servirà l’ok del blog. Infatti il testo di legge che uscirà dal voto degli emendamenti dovrà essere ratificato dagli iscritti M5s con una nuova consultazione online che si terrà prima del voto finale del provvedimento (che dovrebbe essere previsto lunedì), nei giorni di sabato e domenica. Ma Grillo si dice sicuro. La rete non gli ha mai fatto scherzi.  “Il Movimento – afferma l’ex comico genovese – vuole la legge elettorale e il voto. Gli iscritti saranno chiamati a ratificare il testo finale: questo è il nostro metodo!”.

Ma il tema di fondo resta la durata del governo. Le elezioni a settembre per molti sono un errore. Tra questi il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda: “Il Paese ora ha bisogno che vengano completate le riforme che si faccia una Finanziaria seria e che si metta in ordine la situazione banche, che è molto complessa. Poi serve una legge elettorale che non ci porti indietro nel tempo, quando c’era chi aveva diritto di veto”. Ma anche il Pd ha i suoi mal di pancia. Renzi dice che le elezioni saranno nel 2018. Una rassicurazione che non tranquillizza gli orlandiani. Tocci, Mucchetti e Chiti, sottolineano fonti parlamentari, avrebbero minacciato l’uscita dal Partito democratico qualora il Pd volesse insistere sul sistema tedesco (che di tedesco ha molto poco ndr) e sulla necessità di andare alle urne. I tre senatori sono tra i 31 ad aver firmato nei giorni scorsi un documento in cui si ribadivano le perplessità sul tipo di legge elettorale e soprattutto sull’eventualità di larghe intese con Berlusconi.

PAURA DI GENERE

parita-di-genereArriva in Aula alla Camera il testo nella nuova versione messa a punto dalla Commissione. Un’aula desolatamente vuota. Pochissimi i deputati presenti. Solo 29 gli iscritti a parlare. I lavori scivolano velocemente. La discussione generale proseguirà mercoledì dalle 13.30. Prima di passare agli emendamenti dovranno essere esaminate le tre pregiudiziali di costituzionalità che sono state presentate da alcuni gruppi parlamentari. Il termine ultimo per la presentazione delle proposte di modifica è scaduto martedì alle 17: secondo quanto riferiscono fonti parlamentari, in tutto gli emendamenti dovrebbero essere circa un centinaio. Sono state presentate tre questioni pregiudiziali, di cui una a firma Ap, che saranno votate domani prima dell’avvio delle votazioni sul testo della riforma.

L’obiettivo di Pd, FI, M5S e Lega, le 4 forze politiche che hanno raggiunto l’intesa sulla riforma elettorale, è di licenziare il provvedimento giovedì o al massimo nella giornata di venerdì. Tra le proposte di modifica dei 5 Stelle anche la richiesta di reintrodurre le preferenze nelle liste circoscrizionali e quella di prevedere la possibilità del voto disgiunto.

Da più parti si sottolinea la necessità che l’accordo regga fino all’ultimo. Altrimenti tutti pronti alla mani libere. Questa la posizione comune di Pd, 5 Stelle e Forza Italia.

Per ora l’accordo “regge” dice Ettore Rosato che continua: “Comunque è indispensabile che regga fino all’ultimo: si va avanti solo se tutte e quattro le forze votano a favore, altrimenti ognuno per la sua strada”. “Sono convinto che la legge elettorale – dice confermando l’intenzione di forzare i tempi – o la facciamo entro luglio o mai più”. Da Forza Italia il capogruppo alla Camera Renato Brunetta, afferma che “tutto procede come previsto”. “Questo accordo istituzionale quadripartito – aggiunge – è una grande occasione per avere una legge elettorale condivisa. Il testo che è uscito dalla Commissione deve essere confermato in Aula. Se succedessero cose strane o diverse, evidentemente cadrebbe l’accordo, e a questo punto non si farebbe più alcuna legge elettorale e si andrebbe a votare, alla scadenza naturale della legislatura, con le due leggi elettorali venute fuori dalle altrettante sentenze della Corte costituzionale”.

Uno dei punti centrali della nuova legge elettorale è la parità di genere. “Se salta la rappresentanza di genere, magari approfittando del voto segreto, per noi la legge e morta” dice Ettore Rosato, capogruppo Pd alla Camera. E Pia Locatelli, presidente del gruppo del Psi a Montecitorio, intervenendo in Aula nella discussione generale, aggiunge: “Si fanno sempre più consistenti le voci secondo le quali sugli emendamenti della legge elettorale che riguardano la parità di genere verrebbe richiesto il voto a scrutinio segreto. Ancora una volta i colleghi deputati hanno paura di affermare chiaramente che sono contrari a liste paritarie e preferiscono nascondersi dietro l’anonimato. E’ chiaro – continua – che in questo modo alcuni (quanti?) deputati uomini, che sono la maggioranza, voteranno contro: un seggio in più per una donna, infatti, è inevitabilmente un seggio in meno per un uomo. Certo per ammetterlo ci vuole coraggio, e alcuni uomini, per fortuna non tutti, evidentemente preferiscono il segreto dell’urna a una sfida aperta che forse li vedrebbe perdenti. Questo Parlamento sempre più femminile evidentemente fa troppa paura”.

Enrico Rossi, di Mdp, è intervenuto sulla necessità di riunificazione della sinistra, affermando che dovrebbero farvi parte “quei socialisti che hanno deciso di non seguire Riccardo Nencini”. Parole ha cui risponde Maria Cristina Pisani, portavoce del PSI: “Lo dico chiaro a Enrico Rossi che, memore delle sue radici comuniste, pensa ancora di sezionare i socialisti in buoni e cattivi: il PSI ha scelto la sua linea al congresso due mesi fa. Il nostro partito decide democraticamente, i singoli, invece, decidono per se. Immagino già come andrà a finire. Verrà scelto un tizio dal passato socialista e gli verrà messo in testa il cappello di capitano. Tanti auguri.”

Sulla possibilità di un voto in autunno Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani commenta: “Non è un caso che nessuna delle diciassette elezioni per la Camera e il Senato della nostra storia repubblicana si sia tenuta in autunno, ma tutte in primavera. Svolgere una campagna elettorale in piena estate è sembrata, evidentemente, un’ipotesi sconsiderata che nessun Presidente della Repubblica in 70 anni si è assunto la grave responsabilità di prendere in considerazione nell’esercizio del suo potere di scioglimento anticipato delle Camere”. Magi parla “di manipolazioni partitiche” di “una iattura da ogni punto di vista, anche per le leggi in discussione che sarebbero sacrificate alla voglia di urne dei partiti: riforme fondamentali per l’affermazione dei diritti, dal biotestamento allo ius soli, alla cannabis legale. Se il Presidente Mattarella acconsentisse, sarebbe quindi una decisione grave e senza precedenti, per questo – conclude Magi – intendiamo rivolgerci a lui come supremo garante della Costituzione, perché siano tutelati i diritti politici dei cittadini e la tenuta democratica delle nostre istituzioni”. E anche l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano boccia la legge che si sta profilando e la possibilità di un voto anticipato: “Vedremo i risultati di questa grande intesa di 4 leader di partito che agiscono solo calcolando le proprie convenienze…”.

Legge elettorale. Arriva il testo che cestina il Rosatellum

Riforma-legge-elettoraleArriva in serata il testo dell’emendamento del relatore, Emanuele Fiano (Pd), con cui si ‘cestina’ il Rosatellum e si opta per il sistema tedesco. L’emendamento è frutto dell’accordo raggiunto tra Pd, M5S e FI. Lo ha detto lo stesso Fiano in ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera. “Per mettere uno stop ai ricatti dei piccoli” ha detto Renzi parlando dell’accordo sulla legge elettorale. Parole che il leader di Ap Angelino Alfano respinge con forza: “Assistiamo divertiti – scrive in un post su Facebook – a queste dichiarazioni sul potere di ricatto e di veto dei piccoli partiti. Incredibile. Fin qui i governi li ha fatti cadere solo il Pd, peccato fossero i propri. Letta, Renzi e adesso vedremo se indurrà anche Gentiloni alle dimissioni oppure lo sfiducerà. In tutti e tre i casi, il segretario del Pd è sempre lo stesso”. “Piccoli partiti? Diffidare dei grandi. Questa chiamasi instabilità ma – caro Pd – tu chiamale, se vuoi, “elezioni”.

Il presidente del Pd Matteo Orfini aggiunge: “Cambiare la legge elettorale, e abbiamo deciso di tentare di farlo secondo il modello tedesco, comporta un po’ di tempo, ma con un accordo molto largo sarà possibile approvarla a luglio. Non abbiamo legato questo automaticamente a elezioni anticipate. La scelta di quando votare è del presidente della Repubblica e che noi dobbiamo discutere col presidente del Consiglio”. I centristi sempre sul piede di guerra. “Rispondo – afferma Maurizio Lupi – al segretario del Pd, Matteo Renzi: nessuno ha paura della democrazia e delle elezioni che prima o poi arrivano. Noi temiamo che, per una legittima voglia di competizione elettorale, si cerchi di mettere sotto i piedi l’interesse concreto del Paese”E aggiunge: “Ci sono scadenze molto importanti all’orizzonte, entro il 27 settembre dobbiamo presentare la nota aggiornamento di bilancio, entro il 15 ottobre dobbiamo dare all’Europa la legge di stabilità ed entro il 22 va data al Parlamento. Tutte queste cose vogliono dire una cosa precisa: si vuole far aumentare l’Iva di 2-3 punti oppure no?”.

Anche all’interno del Pd non tutti la pensano allo stesso modo. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, nel corso di una conferenza stampa alla Camera afferma che con una legge elettorale sul modello tedesco “il Paese rischia l’ingovernabilità dopo il voto”. Orlando definisce “innaturale” un eventuale “coalizione con la destra” di Berlusconi, “non perché si debba demonizzare il dialogo tra forze politiche, ma perché per rispondere alla crisi” che investe il Paese “servono proposte programmatiche omogenee”. Per Orlando vi è la necessità di “dare corso a quanto prevede lo statuto del partito, a quelle regole che permettono il referendum tra gli iscritti. Il tema della coalizione di governo è un tema che dovrà coinvolgere tutto il partito”. “Noi – aggiunge Orlando – consideriamo la nostra battaglia nel Pd tutt’uno con la ricostruzione del centrosinistra. Rivolgiamo un appello per costruire la colazione a tutte le forze che si richiamano al centrosinistra. Chiediamo a tutti coloro che condividono questa impostazione di unire le nostre voci. Da tempo ascoltiamo Giuliano Pisapia, ma ci sono anche altre forze e soggetti. Noi abbiamo costruito il Pd per costruire il centrosinistra, non per distruggerlo”.

Ginevra Matiz

Legge elettorale. Accordo a tre sul sistema tedesco

grillo berlusconi renziSta crescendo il gradimento sul sistema tedesco, o presunto tale. Con particolare attenzione verso questo modello elettorale dei 5 Stelle e di Forza Italia. Ma sale anche le tensione nella maggioranza e nel Pd. In serata si svolgerà la direzione del Partito Democratico. Ma la minoranza, né l’area di Andrea Orlando né quella di Michele Emiliano, entreranno nella segreteria del Pd che oggi Matteo Renzi annuncerà in direzione. Renzi ha sempre detto di essere per il Mattarellum. Ma la prospettiva di un accordo sembra allettarlo. Poco importa se i propri alleati che insieme al Pd hanno sostenuto il governo sono di un altro parere. Come Alfano, che sulla legge elettorale ha attaccato frontalmente Renzi. “In questo momento così delicato – ha detto a margine di una conferenza alla Farnesina – non si vota per la legge elettorale, ma si vota lo scioglimento delle Camere e io non capisco l’impazienza del Pd di portare l’Italia al voto tre o quattro mesi prima in piena legge di stabilità”. “Noi siamo anche pronti – ha aggiunto – a prendere in considerazione questa legge, ma non come mercanzia per portare il Paese alle urne in piena legge di stabilità”. E ancora: “Non abbiamo posto la questione della soglia, ma una questione di principio sulla legge elettorale, perché ci uniremo ad altri e supereremo la soglia del 5%”.

Adottando un sistema elettorale si dovrebbe anche vedere i risultati che sta producendo lì ove è in vigore. E in Germania la grosse koalition è una realtà delle ultime legislature. Una riedizione con quel sistema da sarebbe quasi una certezza. Chi parla di un accordo verso un sistema condiviso e giusto è Silvio Berlusconi per quale un governo di grande intese nato su un modello proporzionale è il modo perfetto per tornare a dire la sua. Continua a suonare strano l’approccio procedurale. L’accordo si stia profilando vede protagonisti il Pd e l’opposizione. Anzi le opposizioni. E contrai la maggior parte degli alleati di governo. Renato Brunetta al termine dell’incontro con la delegazione del Pd afferma che l’intesa tra il Pd e Forza Italia non riguarda solo i contenuti ma anche i tempi di approvazione, con l’approdo nell’aula della Camera il 5 giugno e il sì del Senato “entro la prima settimana di luglio”. All’incontro, ha riferito Brunetta, erano presenti anche il capogruppo di Fi in Senato, Paolo Romani, Roberto Occhiuto, nonché i capigruppo Dem Ettore Rosato e Luigi Zanda e il relatore Emanuele Fiano. “L’incontro con il Pd è andato bene – ha detto Brunetta ai cronisti – abbiamo esaminato i punti nodali della legge elettorale, e in particolare i nostri emendamenti al modello Rosato, convenendo con loro che dopo la presentazione di un maxi-emendamento domani da parte del relatore Fiano faremo una valutazione complessiva”. In ogni caso Fi si impegna ad approvare definitivamente la legge “presto, in tempi ristretti”. A questo punto per Brunetta “la data delle elezioni è legata a quella dell’iter parlamentare della legge elettorale, ma per noi può andare bene anche il 24 settembre”.

Gli orladiani hanno definito l’ipotesi di votare in autunno un “salto bel buio” con il rischio di ricorrere “all’esercizio provvisorio di bilancio che alimenterebbe spinte ad attacchi di speculazione finanziaria, colpendo finanze pubbliche, imprese e cittadini”. “E’ opportuno – continuano – che la Direzione nazionale, prima di assumere sulla legge elettorale decisioni impegnative per tutti, ascolti le valutazioni dei gruppi Pd di Camera e Senato”. Lo si legge nel documento dei 31 senatori orlandiani presentato al Senato da Vannino Chiti. I 31 senatori nel documento confermano il sostegno a Gentiloni: “Il recente esame positivo da parte della Commissione Europea dei contenuti della cosiddetta manovrina”, e la “raccomandazione a consolidare l’azione di risanamento finanziario e di sostegno alla crescita” è ulteriore motivo “per continuare nel sostegno leale verso l’azione del Governo Gentiloni”. Un Governo, come ha detto il presidente del consiglio, che intende mantenere suoi impegni. “Ribadisco – ha detto – Gentiloni – che il governo si augura un’intesa sulla legge elettorale, ma che non abbiamo un ruolo da protagonisti. Confermo che il governo è nella pienezza dei suoi poteri e ha degli impegni che intende mantenere”. E il presidente del Senato Pietro Grasso ha aggiunto: “Noto un rallentamento invece che un’accelerazione”. “Qualcuno aveva detto che si andava in Aula ala Camera il 5 giugno e invece adesso vedo che dovrebbe andarci il 12 quindi vedo che un rallentamento c’è stato.

Duro il commento del deputato del Pd Massimo Mucchetti, presidente della Commissione Industria del Senato, che commentando sul suo blog le trattative in corso ha parlato di un “pasticcio in salsa tricolore”. Secondo Mucchetti i “furbetti del quartierino della politica italiana” “nulla imparano dal modello tedesco qual è nella realtà, ma lo citano – riducendolo a mero aggettivo – per nobilitare pasticci in salsa tricolore”. “Ora si qualifica come aderente al modello tedesco una legge elettorale che di quella formula non ha nulla se non la soglia del 5%”. Secondo il senatore del Pd “il fatto che su una simile, bislacca soluzione possano convergere Renzi, Grillo, Berlusconi e Salvini non rende vero quel che vero non è. Il Pd aveva scelto un Mattarellum rivisitato. Non era il massimo, ma poteva andare perché avrebbe garantito una migliore rappresentatività senza troppo intaccare la governabilità. Renzi ha cambiato idea, senza ascoltare mai i gruppi parlamentari che, forse, una qualche esperienza l’avranno pur maturata. E l’ha cambiata per avere le elezioni anticipate prima che il governo Gentiloni possa proporre al Parlamento la legge di bilancio 2018”. Infine, per l’ex vicedirettore del Corriere: “Lo scioglimento delle Camere è responsabilità del Presidente della Repubblica. Non è una decisione che possa essere presa in camera caritatis da Renzi e Gentiloni, come sostiene il capogruppo Pd alla Camera. Il Quirinale non può non tenere conto dell’orientamento dei principali partiti. Ma al tempo stesso potrebbe anche considerare i rischi finanziari ai quali esporrebbe il Paese anticipando la fine della legislatura senza adeguate misure sul bilancio dello Stato per il 2018”.

MANOVRE IN CORSO

APERTURA-MontecitorioGiornata di incontri sulla legge elettorale. Si cerca l’intesa sui cui trovare una convergenza più ampia possibile. Sul tavolo diverse ipotesi tra cui scegliere tra cui quella che si ispira al sistema tedesco. Ma al momento in commissione si lavora sul Rosatellum. Il testo che prende ispirazione dal Mattarellum. Il segretario del Psi Riccardo Nencini ha oggi incontrato al Nazareno il segretario del Pd Matteo Renzi per discutere di legge elettorale. “Un lungo incontro – ha detto – amichevole e proficuo, dove si è parlato di legge elettorale e del futuro dell’Italia e dell’Europa all’indomani del vertice di Taormina. Abbiamo valutato assieme la proposta di legge elettorale sul tavolo condividendo il criterio del massimo coinvolgimento di tutte le forze politiche. Con auspicabili modifiche, calata nella realtà italiana favorisce coalizioni coese, il modo migliore per presentarsi ai cittadini” ha aggiunto Nencini al termine dell’incontro.

Il Pd si è incontrato anche con il Movimento 5 Stelle. Un incontro inedito. Durato circa 20 minuti. Per il M5s hanno partecipato Roberto Fico, Danilo Toninelli e Vito Crimi. Per il Pd Ettore Rosato, Luigi Zanda e Emanuele Fiano. Il M5S ha confermato la preferenza per il sistema tedesco, come già annunciato da Grillo. A fine incontro bocche cucite. Ma poi i 5 Stelle in una nota scrivono: “Abbiamo consegnato la nostra proposta di legge elettorale, così come votata dagli iscritti del Movimento 5 Stelle. Il nostro obiettivo è quello di evitare che i partiti partoriscano l’ennesima legge incostituzionale, dopo il Porcellum e l’Italicum. Adesso chiediamo a tutte le altre forze di assumersi le loro responsabilità davanti ai cittadini. Se lo faranno seriamente, in breve tempo, potremo finalmente dare al paese, dopo quasi dodici anni, una legge elettorale rispettosa della Costituzione”.

Poi è stata la volta di Mdp. Sale intanto la tensione tra Renzi e Alfano con Alternativa popolare che teme ormai in dirittura di arrivo l’accordo sul proporzionale alla tedesca tra Dem e Fi.  Nel pomeriggio un incontro sulla legge elettorale tra vertici del Pd e quelli di Alternativa Popolare non ha fatto superare le distanze tra i due partiti, tanto da far dire al capogruppo di Ap, Maurizio Lupi, che “le posizioni sono distanti”. Lupi riferisce dell’avvenuto incontro tra Matteo Renzi e Angelino Alfano, assieme alle rispettive delegazioni, durante la registrazione di Porta a Porta. Tra i nodi irrisolti la soglia di sbarramento del 5 per cento, che invece Ap vorrebbe far passare al 3.

“Quella sulla soglia si sbarramento è stata la prima domanda che abbiamo fatto a Renzi quando oggi pomeriggio lo abbiamo incontrato con Alfano e D’Alia”,riferisce ancora Lupi che ha spiegato: “1.250.000 voti presi da Ap alle elezioni con la legge elettorale che vogliono andrebbero” persi, ovvero “1.250.000 cittadini non avrebbero il diritto di cittadinanza in Parlamento con lo sbarramento al 5%”, inoltre, “la legge elettorale va fatta con l’opposizione ma prima si deve dialogare all’interno della maggioranza. Con Renzi però le posizioni sono distanti. Domani ci sarà la direzione del Pd e giovedì la direzione nazionale di Ap, vedremo, ma non vado col piattino in mano da nessuno”, ha concluso Lupi.

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Martedì invece l’incontro tra Pd e la delegazione di Forza Italia con Brunetta che ha già sottolineato come ”il modello tedesco proposto da Berlusconi sembra trovare il massimo consenso. Aspettiamo la direzione del Partito democratico e poi da mercoledì o giovedì si inizierà a votare in Commissione Affari costituzionali alla Camera e la nuova legge elettorale inizierà a prendere forma, con la trasformazione del Rosatellum proposto dal Pd, nel modello cosiddetto tedesco”. Ok al sistema tedesco arriva anche dal presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio: “Sono un proporzionalista da sempre – ha detto – da quando andava di moda essere ultramaggioritaristi. Attenzione, però: il tedesco andrebbe preso tutto insieme, compresa la clausola della sfiducia costruttiva”. Insomma per Pisicchio a prendere pezzi a piacere si può rischiare un risultato deludente.

Altro punto è la durata della legislatura. Grillo ha oggi sparato che si può votare il 10 settembre. Una data scelta per non far maturare la pensione ai parlamentari, non facendo raggiungere la fatidica soglia del 15 settembre? Forse. Un’alta motivazione politica. Tra l’altro sbagliata perché comunque i parlamentari resterebbero in carica fino al giorno in cui si insedia il nuovo Parlamento e in genere servono due settimane. È comunque un dato di fatto che anche il Pd è stuzzicato dall’idea di abbreviare la legislatura. Certo l’idea di votare quando si sta per votare la legge di bilancio è un pericoloso azzardo. Non approvare la manovra significherebbe andare all’esercizio provvisorio. Commenta Cicchitto: “Coloro che propongono come data il 24 settembre (o prima n.d.r.) facendo riferimento all’analoga scadenza tedesca dimenticano il ciclo particolare che in Germania – liste elettorali comprese – la campagna elettorale formale è in atto da mesi. In Italia dovrebbe essere presentata a metà agosto e la campagna elettorale svolgersi in uno spazio fra agosto e settembre: follia pura funzionale solo al disegno del M5S per scalzare il sistema”.

Ginevra Matiz

ABBASSO IL QUORUM

legge-elettorale

I socialisti hanno presentato i propri emendamenti al testo all’esame della commissione Affari Costituzionali del Senato. “Abbassare il quorum dal 5 al 3%, sia alla Camera che al Senato, inserire la parità di genere nelle candidature dei collegi maggioritari e nelle capolisture nella parte riguardante il proporzionale”. Afferma Pia Localtelli illustrando il contenuto di alcuni di essi. “Sulla parità di genere – ha aggiunto – non possiamo accettare passi indietro. In questa legislatura siamo riusciti ad avere un Parlamento con il 30% di donne, mi auguro che nella prossima questa percentuale salirà almeno al 40%”. Un quorum troppo alto rischia infatti di privare milioni di elettori del diritto ad essere rappresentati in parlamento. Soprattutto in uno scenario politico fluido come quello italiano. Un Paese in cui le anomalie sono spesso una caratteristica. E l’anomalia è che mentre si parla di rappresentanza e di partecipazione si alzano spesso barriere che invece la limitano.

E mentre continua il clima di scontro che fa sembrare ancora lunga la strada per trovare una legge elettorale condivisa, da una parte Renzi spinge per fare in fretta ma dall’altra il capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali Emanuele Fiano chiede uno slittamento del voto sugli emendamenti da lunedì 29 maggio a mercoledì 31. “Una cosa incredibile – commenta il capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana Montecitorio Giulio Marcon – prima si fa di tutto per mandare in Aula la legge il prima possibile, poi però concretamente ne rallenta l’iter in commissione”. “Il rinvio – continua Marcon – serve al Pd per fare la sua direzione il 30 prossimo e decidere se mettersi d’accordo o no con Berlusconi”. Intanto in agenda sono previsti una serie di incontri. Lunedì, alla vigilia della direzione del Pd, i vertici Dem incontreranno gli altri partiti per discutere di legge elettorale. Incontro a cui il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato ha invitato il Movimento 5 stelle.

Se fino a martedì, quando si riunirà la direzione Dem, non sarà emersa una maggioranza alternativa, probabilmente il segretario proporrà di andare avanti con il Rosatellum. Ma non è esclusa la virata verso il sistema tedesco, che raccoglie sempre più consensi. Non solo Fi e Mdp ma anche M5s sembra preferire il tedesco al Rosatellum. A dire no al sistema tedesco è Andrea Orlando avversario di Renzi nella corsa alla primarie. Il motivo del no è semplice: “Il sistema tedesco ci condannerebbe alle larghe intese che possono essere una necessità ma non devono diventare una scelta”. “Io penso – aggiunge – che occorra fare delle coalizioni, che occorra tornare ad un sistema di coalizioni dove ci si mette insieme perché si condivide un programma e non per fare una maggioranza, così si fa un governo e ci si dividono i ministri”. “Io sono per un premio di maggioranza – ha spiegato Orlando -, il testo base presentato alla Camera da Rosato è una traccia dalla quale si può partire”.

All’attacco, come al solito, i 5 Stelle che con Di Maio affermano che si sta “facendo di tutto per escludere il M5s dalle prossime elezioni con una legge elettorale che consenta a chi perderà di continuare a detenere il potere, e questo non è giusto”. “Siamo disponibili – continua Di Maio – a fare una seria legge elettorale con gli altri partiti”. E ancora: “Non possono escluderci dalla formazione di una legge elettorale e dalla possibilità di vincere le prossime elezioni e governare”. Una disponibilità che per il memento è solo a parole visto che ogni proposta, ma anche ogni invito a sedersi a un tavolo, è stata respinta dai Cinquestelle.

“Per la nuova legge elettorale – commenta Maurizio Martina, vicesegretario del Partito Democratico al videoforum di Repubblica – noi lavoriamo per raggiungere un’intesa il più larga possibile. Siamo consapevoli che lo spazio di lavoro è molto stretto e delicato e che non sarà facile trovare un punto di equilibrio capace di tenere dentro tutti. Il nostro orizzonte, a prescindere da quale sarà il modello di legge, è un nuovo centrosinistra, perché contano i programmi e le idee sulle scelte fondamentali per il Paese”. Ma è anche vero che senza i numeri i programmi e le idee non possono essere realizzate. Una legge elettorale che non garantisce un vincitore è un rischio troppo alto per il nostro paese. E sui tempi Martina spiega: “Per ora, entro la pausa estiva mettiamo la parola fine alla riforma della legge elettorale. Qualsiasi ragionamento si faccia dopo”. “Questo governo può comunque arrivare a fine legislatura, come sta dimostrando con scelte importanti”, sottolinea il ministro dell’Agricoltura.

Le grandi intese preoccupano anche il Dem Gianni Cuperlo per il quale un’altra “stagione di larghe intese potrebbe condannare il Pd all’implosione. Ma soprattutto non avrebbe la forza di aggredire le riforme che servono per portare l’Italia fuori dalla crisi peggiore della sua storia recente”. Secondo Cuperlo un accordo Pd-Forza Italia sul sistema elettorale tedesco, puntando al proporzionale, “sarebbe uno strappo profondo” che potrebbe “rompere il partito perché si segherebbe una delle sue radici e può offrire ai Cinque Stelle, e non solo, l’argomento principe di una campagna elettorale costruita attorno al grande inganno di un governo di larghe intese nella prossima legislatura”.