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Ginevra Matiz

L. elettorale. Premio alla lista un azzardo da evitare

Riforma-legge-elettorale“Collegi uninominali, premio di maggioranza alla lista e armonizzazione verso l’alto delle soglie di sbarramento in ingresso tra Camera e Senato”. Questi i punti “centrali” che per il Pd dovranno rappresentare i pilastri della nuova legge elettorale. E’ quanto ha spiegato in commissione Affari costituzionali della Camera il capogruppo dem, Emanuele Fiano, nel prosieguo del giro di ‘consultazioni’ che il presidente Andrea Mazziotti sta svolgendo, prima di delineare una proposta base su cui avviare l’esame nel merito. “Questi sono i punti centrali, sui quali costruire un testo base”, riferisce Fiano.

Il ritorno nell’agenda politica delle legge elettorale per il segretario del Psi Riccardo Nencini è un dato positivo. “Finalmente – ha commentato Nencini – si torna a discutere di legge elettorale. La strada maestra per dare governabilità al Paese è un sistema a collegi uninominali con premio alla coalizione. Siccome nessuno dei partiti è nella condizione di raggiungere da solo il 40%, l’alternativa è consegnare l’Italia all’instabilità permanente. Un gioco d’azzardo da evitare”.

“Dopo l’intervento del Pd in Commissione gli elementi per lavorare al testo base ci sono”. Lo ha detto al termine della riunione della Affari costituzionali, il presidente e relatore, Andrea Mazziotti che, però, non si è sbilanciato nel fare una previsione sui tempi. La commissione si riunirà nuovamente giovedì prossimo, 27 aprile.

Con i punti illustrati oggi dal Pd e ritenuti “centrali”, i dem hanno ufficialmente accantonato – se non cestinato – il Mattarellum (ipotesi di fatto già uscita di scena nelle scorse settimane per la mancanza di ‘numeri’ e la contrarietà di diverse forze politiche) e ora il giro di consultazioni dei partiti che siedono in commissione è terminato. Quello che salta agli occhi è comunque il permanere, nella proposta Pd, del premio alla lista. Un modo per soffocare i partiti alleati del socio di maggioranza della coalizione. Un modo per determinare l’annullamento del pluralismo, in altre parole la continuazione del pensiero veltroniano dell’autosufficienza.

Una proposta che, leggendo la dichiarazione del deputato Pd Dario Ginefra, non si capisce da dove sbuchi. “Apprendiamo da agenzie di stampa – afferma Ginevra – che il Pd avrebbe indicato in Commissione Affari costituzionali, per mezzo del capogruppo Fiano, i ‘punti imprescindibili’ di un testo di legge elettorale alternativo al Mattarellum e che questi sarebbero i collegi uninominali, il premio alla lista e l’armonizzazione delle soglie di Camera e Senato. Tale posizione non è stata oggetto né di una indicazione di partito, né di una decisione di gruppo”. “Premesso che – prosegue – nel merito, due delle tre mozioni congressuali chiedono che la riforma elettorale preveda la reintroduzione del premio di maggioranza alla coalizione, ci interroghiamo sulle modalità con le quali si giunge, su temi cosi’ importanti, ad esprimere la posizione di un gruppo parlamentare. Non vorremmo che il partito a vocazione maggioritaria, possa trasformarsi del tutto in partito a tentazione autoritaria”.

“Dalla posizione assunta oggi dal Pd in commissione – commenta il capogruppo di Ap in commissione Affari costituzionali alla Camera, Dore Misuraca – “emergono un rischio e una certezza: il rischio di lasciare il Paese all’ingovernabilità e la certezza che vogliono rinviare la riforma elettorale”. “E’ chiaro infatti – sottolinea Misuraca – che insistendo sul premio alla lista sanno perfettamente che, al netto della propaganda, nessuna lista arriverà al 40 per cento, e quindi un minuto dopo il voto sarà subito caos istituzionale”.

Non è escluso che il presidente Mazziotti presenti un testo base già la prossima settimana, anche se è plausibile che si entrerà nel vivo della riforma elettorale solo dopo lo svolgimento delle primarie del Pd, il 30 aprile, e quando appunto si conoscerà il nome del nuovo segretario.

L. elettorale, il proporzionale riprende quota

EVIDENZA-CameraIn commissione Affari costituzionali alla Camera si cerca un nuovo sistema elettorale da cui partire e da trasformare nel testo base. Il fronte del “no” al ritorno del vecchio sistema, che funziona in parte sul sistema maggioritario e in parte su quello proporzionale, è ben nutrito. Da Area popolare a Forza Italia, da Mdp a Fratelli d’Italia sono i contrari al ripristino del sistema misto. Tra gli stessi invece prevale la preferenza per il proporzionale, anche se non su tutti gli aspetti (dal premio ai collegi) concordano.

Proprio ieri, in una seduta della commissione Affari costituzionali, anche la Lega si è detta disposta a votare un sistema che ricalchi l’Italicum “corretto”, ovvero così come uscito dalla sentenza di inizio anno della Corte costituzionale. Non è escluso, quindi, che il relatore e presidente Andrea Mazziotti (Ci) presenti già la prossima settimana un testo base (una nuova seduta è prevista per mercoledì 19). La posizione del partito guidato da Matteo Salvini cambia molto le cose. Il voto dei deputati leghisti al Mattarellum avrebbe infatti garantito i voti necessari per adottarlo come testo base (26 voti su 50), ma da quanto emerso nella seduta di ieri molti deputati si stanno orientando verso il proporzionale.

Già in settimana, Mazziotti ha inviato ai deputati delle linee guida da seguire nel dibattito in commissione, per arrivare a un sistema di base condiviso a dal quale avviare la discussione vera e propria. Nove punti chiave. Innanzitutto, quale meccanismo elettorale prediligere: proporzionale (puro o con premio, soglia di sbarramento), maggioritario o forme miste. E ancora: il dibattuto doppio turno unico e il ballottaggio. Altro tema al centro di confronto tra i partiti è quello delle tipologie di candidature: collegi uninominali, plurinominali, liste bloccate, capilista bloccati, preferenze, dimensione dei collegi e soglie di sbarramento nei due rami del Parlamento. Tra i temi anche l’equilibrio di genere, pluricandidature e modalità di determinazione del seggio in caso di elezione del pluricandidato in più collegi (miglior risultato, peggior risultato e sorteggio).

Durante il dibattito di ieri in commissione, il presidente del Misto Pino Pisicchio ha invitato il relatore a proporre il testo base e a puntare sul sistema proporzionale, eliminando “la previsione dei capilista bloccati, rovesciando così la scelta delle candidature dall’alto in basso”.

Anche il deputato di Mdp, Alfredo D’Attorre, ha chiesto di interrompere la “melina” in commissione e di approvare il testo da cui partire. Danilo Toninelli, in rappresentanza del M5s, ha detto di “concordare sull’ipotesi che come testo base venga adottato l’Italicum costituzionalizzato”, dal suo gruppo definito Legalicum.

UN PASSO INDIETRO

migrantiSì definitivo dell’Aula della Camera al decreto legge Minniti in materia di immigrazione. I voti a favore sono stati 240, 176 i contrari, 12 gli astenuti. Sul testo ieri il governo aveva incassato la fiducia a Montecitorio. I socialisti non hanno partecipato alla votazione. I motivi li ha spigati nell’Aula di Montecitorio Pia Locatelli, presidente del gruppo del Psi. “Il Gruppo socialista ha votato la fiducia solo per lealtà nei confronti del Governo e della maggioranza, ma per la nostra storia e i nostri principi non possiamo votare a favore di un provvedimento che giudichiamo in parte ingiusto e in parte inefficace. Per questo motivo non parteciperemo a questa votazione e usciremo dall’Aula”. Queste le parole con cui Pia Locatelli, nel suo intervento,  ha annunciato l’uscita dall’Aula.

“Questo provvedimento – ha aggiunto – se da un lato contiene punti apprezzabili, come l’inserimento dei migranti nei lavori socialmente utili e l’aumento del personale destinato al potenziamento delle commissioni territoriali, dall’altro rischia di contraddire i principi di garantismo e di difesa dei diritti umani che noi socialisti abbiamo sempre sostenuto con forza. In particolare, attraverso la procedura unica per le espulsioni, l’abolizione del secondo grado di giudizio per il riconoscimento del diritto d’asilo, l’abolizione del contraddittorio, limitato da una procedura semplificata, il rito camerale, priva del dibattimento, di fatto si configura per i migranti una giustizia minore, una procedura specifica che solleva non pochi dubbi di costituzionalità”.

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloini ha parlato di una approvazione che inserisce norme più e strumenti più efficaci: “Tempi più rapidi per diritto asilo. Strumenti più efficaci per accoglienza e integrazione”.

Nello stesso giorno arrivano i dati Frontex sull’immigrazione. Nel rapporto dell’organizzazione si afferma che l’Italia sia rimasta sotto pressione migratoria anche nel mese di marzo. Sulla rotta del Mediterraneo centrale sono passate 10.800 persone, “oltre in quinto in più” rispetto al mese precedente, portando il totale dei primi tre mesi a circa 24.250, “quasi il 30% in più delle stesso periodo del 2016”. Sulla rotta verso la Grecia del Mediterraneo orientale sono passate 1.690 persone, “pari al 6% rispetto all’anno scorso prima dell’accordo Ue-Turchia”. Frontex in una nota indica che la provenienza della maggior parte dei migranti intercettati lungo la rotta del Mediterraneo Centrale verso l’Italia è stata da Bangladesh, Nigeria e Guinea, ma “dall’inizio di marzo, ha cominciato a crescere il numero di migranti provenienti dal Corno d’Africa (specialmente eritrei e somali), probabilmente in gran parte a causa del miglioramento delle condizioni meteorologiche lungo la via di terra verso la Libia”. Lungo la rotta balcanica, preferita da afghani, siriani e pachistani sono state infine registrate “meno di 380 intercettazioni” ovvero “quasi il 70% in meno rispetto al mese precedente ed appena il 7% della cifra di marzo 2016”.

Anche i dati del Viminale appena aggiornati indicano un amento dei migranti sbarcati in Italia: sfiorano quota 27mila nel 2017, il 35% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, che alla fine fece registrare il record degli arrivi (181mila). Ma nonostante il flusso continuo di sbarchi, cala il numero di migranti ospitati nel sistema di accoglienza: sono 175.480 contro i 176.554 del 31 dicembre dello scorso anno. Le principali presenze di registrano nelle strutture temporanee (137.957), mentre nel Sistema di accoglienza per richiedenti asilo sono ospitate 23.867 persone. La Lombardia è in testa tra le regioni con 23.700 stranieri in accoglienza, seguita dalla Campania (15.122) e dal Lazio (14.854).

COSA PREVEDE
Composto da 23 articoli, la cui finalità principale, come hanno precisato il ministro dell’Interno e della Giustizia, è rendere più rapido l’esame delle domande di asilo, istituendo delle sezioni di tribunale specializzate in materia di immigrazione e asilo. Molto discussa e contestata dall’opposizione è stata un’altra norma-cardine del decreto: l’abolizione del secondo grado di giudizio nel caso la richiesta di protezione internazionale sia stata respinta dal tribunale competente.

Contro i paragrafi F e G dell’articolo 6, si sono schierati infatti diversi giuristi (oltre che le associazioni di volontariato che assistono i migranti) dichiarando che la norma collide sia con gli articoli 24 e 111 della Costituzione (Giusto processo con i tre gradi di giudizio e diritto alla difesa), sia con l’articolo 6 della Convenzione europea sui diritti umani (diritto al contraddittorio).

Per la determinazione dell’accoglimento della domanda di asilo, le nuove disposizioni prevedono inoltre un rito camerale senza udienza, nel corso della quale il giudice si limiterà a prendere visione della videoregistrazione del colloquio del richiedente asilo davanti alla commissione territoriale.

La legge attribuisce al Csm il compito di predisporre un piano straordinario di applicazioni di magistrati per coprire le esigenze delle nuove sezioni specializzate. In ciascun tribunale distrettuale potranno essere applicati al massimo 20 magistrati per 18 mesi, rinnovabili di ulteriori 6 mesi. Inoltre il ministero dell’Interno sarà autorizzato a assumere fino a 250 impiegati a tempo indeterminato per il biennio 2017-2018, da destinare agli uffici delle Commissioni territoriali o nazionali. Il ministero della Giustizia potrà a bandire concorsi per l’assunzione di 60 funzionari da assegnare al Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità.

Sarà incrementato di 20 unità il personale per l’Africa delle sedi diplomatiche e consolari, per le accresciute esigenze connesse al potenziamento della rete nel continente africano, derivanti anche dall’emergenza migratoria. E’ previsto inoltre un aumento di spesa per l’invio in Africa di personale dei Carabinieri per la sicurezza delle ambasciate.

Approvati gli ultimi decreti della buona scuola

Scuola-InsegnantiIl consiglio dei ministri ha approvato gli ultimi decreti attuativi delle riforma dell’istruzione. Si tratta delle nuove regole per la maturità (dal 2019) e quelle per diventare insegnanti. Con gli otto decreti attuativi approvati la riforma può dirsi conclusa, almeno dal punto di vista normativo. Un passo avanti che il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni rappresenta “una notevole iniezione di qualità nella nostra scuola”. “Con questo atto e con il lavoro fatto in questi mesi dalla ministra Fedeli insieme alla presidenza e ad altre strutture del governo, si completa e si vara definitivamente la riforma della scuola”.

A sottolineare che “con l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri dei decreti legislativi che completano la riforma della Buona Scuola, le conoscenze storico-critiche delle arti e la creatività tornano al centro della formazione degli studenti italiani di ogni ordine e grado” è il ministro di Beni culturali e Turismo, Dario Franceschini, per il quale “l’esperienza diretta e lo studio del patrimonio e delle produzioni culturali e il sostegno alla creatività sono i pilastri di uno dei provvedimenti approvati oggi in attuazione della legge 107 del 2015, che coinvolgono Mibact e Miur, insieme ai propri istituti e realtà scolastiche, nell’elaborazione di un sistema coordinato per la promozione e il potenziamento della cultura umanistica, della conoscenza e della pratica delle arti nella Scuola. Il ‘Piano delle Arti’, che riguarderà la creatività italiana nel suo complesso – conclude il ministro Franceschini – sarà lo strumento attraverso il quale la conoscenza della storia dell’arte e del patrimonio culturale entrerà a far parte del curriculum di ogni studente”.

Di parere diverso la Cgil per la quale l’approvazione dei decreti legislativi previsti dalla legge 107 “avviene dopo un percorso di confronto insufficiente, che ha impedito l’introduzione di numerose proposte migliorative avanzate dalle organizzazioni sindacali e dal mondo della scuola”.

Critica anche la Gilda che parla di 1 passo avanti e 2 indietro. “Rispetto alle stesure originarie di alcune deleghe della legge 107 i decreti attuativi che questa mattina hanno ottenuto il via libera del Cdm risultano più confusi e in talune parti peggiorati”. E’ un giudizio in chiaroscuro quello espresso da Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda sul pacchetto Scuola. “Ovviamente ci riserviamo un’analisi più approfondita dopo l’esame dettagliato dei testi dei decreti – precisa Di Meglio – ma da quanto si evince finora restiamo perplessi riguardo alcune scelte adottate dal Governo. Anche sul fronte delle risorse stanziate, è evidente che sono del tutto insufficienti per realizzare gli interventi promessi nei decreti. Per quanto riguarda il nuovo sistema di reclutamento – afferma il coordinatore nazionale – riteniamo grave che l’abilitazione all’insegnamento sia stata sostituita da una semplice specializzazione: si tratta di una modifica per legge dello status giuridico dei docenti che vengono così dequalificati a laureati specializzati, in contrasto con l’attuale modello di riconoscimento delle abilitazioni adottato negli altri Paesi dell’Unione Europea”.

Mentre per l’Anci il giudizio è diverso. Anzi opposto: “Non possiamo che dirci soddisfatti, perché oggi giunge a termine un percorso caratterizzato da grande impegno e partecipazione da parte dell’Anci. In questo senso, dobbiamo di certo fare un plauso anche all’atteggiamento del governo, che ha recepito molte delle istanze avanzate dai Comuni e ha consentito che fosse ascoltato l’interesse dei cittadini. I provvedimenti varati oggi erano molto attesi, perché andranno a incidere su compiti e funzioni di diretta competenza degli enti locali”, afferma la presidente della commissione istruzione dell’Anci Cristina Giachi.

I punti principali della riforma

DA 2019 NUOVA MATURITÀ – Si viene ammessi con tutti sei, fatta salva la possibilità per il Consiglio di classe di ammettere, con adeguata motivazione, chi ha un voto inferiore a sei in una disciplina. Chi ha l’insufficienza in condotta non viene ammesso. I candidati dovranno affrontare due prove scritte e un colloquio orale. Lo svolgimento delle attività di alternanza Scuola-Lavoro diventa requisito di ammissione, insieme allo svolgimento della Prova nazionale Invalsi. Quanto al primo ciclo restano i voti, ma saranno affiancati da una specifica certificazione delle competenze. Alla primaria la non ammissione è prevista solo in casi eccezionali e con decisione unanime dei docenti della classe.

NUOVE REGOLE PER DIVENTARE PROF – Tutti i laureati potranno partecipare ai concorsi, a patto che abbiano conseguito 24 crediti universitari. I concorsi avranno cadenza biennale, il primo sarà nel 2018. Chi lo passa entra in un percorso triennale di formazione, inserimento e tirocinio, con una retribuzione crescente che parte fin dal periodo della formazione. Alla fine del triennio, se la valutazione è positiva, vengono immessi in ruolo. E’ prevista una fase transitoria durante la quale saranno esaurite innanzitutto le Graduatorie a esaurimento e quelle dell’ultimo concorso del 2016. Previste procedure concorsuali specifiche per chi sta già insegnando come supplente da tempo.

PER ALUNNI DISABILI PROF MEGLIO FORMATI – Viene rivista la formazione iniziale dei docenti di sostegno dell’infanzia e della primaria, attraverso l’istituzione di un Corso di specializzazione ad hoc. Specifica formazione anche per il personale Ata. Le commissioni mediche per l’accertamento della disabilità si arricchiscono di nuove professionalità. Per la prima volta i supplenti potranno avere contratti pluriennali.

RESTYLING ISTRUZIONE PROFESSIONALE – I percorsi durano 5 anni: biennio più triennio. Gli indirizzi, a partire dall’anno scolastico 2018-2019, passano da 6 a 11. Ogni Scuola potrà declinare questi indirizzi in base alle peculiarità del territorio. Rafforzati i laboratori. Il sistema sarà in vigore dall’anno scolastico 2018-2019. Vengono stanziati oltre 48 milioni a regime per incrementare il personale necessario all’attuazione delle novità previste. Sarà stabilizzato lo stanziamento di 25 milioni all’anno per l’apprendistato formativo.

PERCORSO 0-6 ANNI – Progressivamente si amplieranno e qualificheranno i servizi educativi per l’infanzia e della Scuola dell’infanzia su tutto il territorio nazionale. Per finanziare il nuovo Sistema viene creato un Fondo specifico (239 milioni all’anno a regime) per l’attribuzione di risorse agli Enti locali. Prevista la qualifica universitaria come titolo di accesso per il personale, anche per i servizi da 0 a 3 anni, e per la prima volta sarà istituita una soglia massima per la contribuzione da parte delle famiglie.

TRIPLICATE RISORSE PER DIRITTO ALLO STUDIO – Potenziamento della carta dello studente IoStudio. Sono previsti specifici finanziamenti per sostenere il welfare studentesco: 30 milioni vengono destinati per il 2017 alla copertura di borse di studio grazie alle quali gli studenti delle Superiori potranno avere supporto per l’acquisto di materiale didattico, per trasporti, per accedere a beni di natura culturale. Altri 10 milioni (all’anno, fino al 2019-2020) vengono stanziati per l’acquisto di sussidi didattici nelle scuole che accolgono alunni con disabilità. Ancora altri 10 milioni vengono investiti, dal 2019, per l’acquisto da parte delle scuole di libri di testo e di altri contenuti didattici, anche digitali. E’ previsto l’esonero totale dal pagamento delle tasse scolastiche, in base all’Isee, per gli studenti delle quarte e delle quinte Superiori (dal 2018-2019).

PROMOZIONE DEL MADE IN ITALY – arriva il Piano delle Arti, un programma di interventi con validità triennale che il Miur metterà in campo di concerto con il Mibact e che conterrà una serie di misure per agevolare lo sviluppo dei temi della creatività nelle scuole. Il Piano viene finanziato con 2 milioni all’anno a partire dal 2017 e per la prima volta il 5% dei posti di potenziamento dell’offerta formativa sarà dedicato allo sviluppo dei temi della creatività. L’alternanza Scuola-Lavoro potrà essere svolta presso soggetti pubblici e privati che si occupano della conservazione e produzione artistica.

SCUOLE ITALIANE ALL’ESTERO – Organico del potenziamento anche all’estero: 50 ulteriori insegnanti (si passa da 624 a 674). Queste figure professionali verranno selezionate per la prima volta dal Miur sulla base di requisiti predisposti insieme al Ministero degli Affari Esteri. I tempi di permanenza fuori dall’Italia passano dai 9 anni attuali a due periodi di 6 anni scolastici che dovranno pero’ essere intervallati da un periodo di 6 anni nelle scuole italiane del Paese.

IL PRETESTO

Salvatore Torrisi non rappresenta più Ap. Dopo la vicenda di ieri della sua elezione a presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato e le sue mancate dimissioni da quella poltrona, nonostante le chieste di Alfano, il senatore di Ap  Torrisi è stato invitato alla porta di Ap. “Prendo atto della scelta del senatore Torrisi – ha detto il presidente di Alternativa popolare Angelino Alfano -. Amen. Ha scelto la sua strada. La nostra è diversa: il senatore Torrisi non rappresenta Ap al vertice della commissione Affari costituzionali”.

Alfano aveva in mattinata chiesto quelle dimissioni. Ma il tentativo era andato a vuoto.  “Mi sembra inconcepibile – commenta il diretto interessato – assolutamente irrituale. Sono preoccupato per Alfano”. Il neo presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato Salvatore Torrisi, commenta così con i cronisti la richiesta di dimissioni che gli ha rivolto Alfano. “Manco il partito comunista sovietico faceva queste cose – aggiunge – Se mi fossi dimesso ieri, oggi non saremmo riusciti a chiudere la discussione generale sul decreto sicurezza e a fissare il termine per gli emendamenti. Io lavoro per le istituzioni”.

“Io lavoro – ha aggiunto Torrisi – affinché la commissione continui a funzionare. Ritengo che in quanto successo ieri non ci sia stato alcun complotto. E’ stata tutta una vicenda interna alla commissione e al Parlamento”. Alla domanda, ripetuta, se fosse pronto a dimettersi da presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, così come gli chiede Alfano, Salvatore Torrisi risponde: “Vediamo cosa farà il Pd. Se dovesse trovare lui una soluzione con dei nomi in grado di trovare i voti necessari, vedremo. Allo stato, ribadisco, la mia unica preoccupazione è che le istituzioni continuino a funzionare”.

In precedenza Alfano aveva detto che Torrisi “mi ha chiesto 24 ore per rifletterci. Ma visto che si tratta di una questione di principio è chiaro che una sua permanenza alla presidenza è incompatibile con Ap”. “Noi – ha puntualizzato Alfano – abbiamo votato a favore del candidato del Pd perché quella presidenza toccava al Pd: noi rispettiamo i patti, siamo leali”. “Il massimo che potevamo fare era quello che abbiamo fatto, chiedere a Torrisi di rinunciare alla Presidenza”. Poi Alfano dà una tiratina di orecchi anche al Pd che dopo i fatti di ieri, ha chiesto un incontro con Mattarella: “Da Orfini – dice – ho sentito parole surreali. Siccome non siamo nati ieri e abbiamo capito il giochino dico che non ci stiamo. Se qualcuno cerca pretesti per far cadere il governo e andare al voto anticipato lo dica chiaro”.

Insomma una situazione paradossale che rischia di diventare sempre più scivolosa. Tanto che si parla già di voto anticipato in autunno. Ma chi si prenderebbe la responsabilità di portare un paese alle urne a pochi mesi dal varo della legge di stabilità? L’opposizione fa il proprio lavoro. Ma la maggioranza dovrebbe avere un approccio diverso. Ma c’è chi vede , nonostante tutte le smentite, come manovratore parti di Pd vicine all’ex premier e ora candidato alla segreteria. Altri invece accusano i fuoriusciti dal Pd che farebbero di tutto per mettere i bastoni tra le ruote del governo.

Ma quello che sulla carta appare solo uno scontro per una poltrona, in realtà nasconde altro, perché la presidenza di quella commissione dovrà dettare le regole del gioco una volta che la legge elettorale sarà arrivata a Palazzo Madama. Tant’è che Matteo Renzi lancia subito una sfida: “Il fronte del no al referendum, al Mattarellum, all’Italicum, quello che ha votato Torrisi e ora è maggioranza, adesso ci faccia qualche proposta”. “L’espressione ‘crisi di governo’ è una parola che sottende giochini da prima repubblica. Lasciamoli a Mdp e Ap”.

Ma alla fine il caso del Senato viene derubricato a “incidente”, per quanto “grave”, e ogni accenno alla crisi di governo deve sparire dal tavolo. Resta da capire se a dettare il dietro front di oggi sia stata la consapevolezza che ieri la polemica sia sfuggita di mano o se abbia avuto un impatto decisivo la “freddezza” con cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva accolto la richiesta di un incontro da parte dei vertici Dem. Ma comunque, oggi, il clima è cambiato. “L’episodio di ieri è grave e antipatico. Il nostro linguaggio non può tornare alla prima Repubblica. Noi la parola crisi di governo non la vogliamo utilizzare, come fanno Ncd o Mdp”, ha detto il candidato segretario ai parlamentari che sostengono la sua mozione riuniti al Nazareno, ribadendo che “il lavoro del governo va difeso e incoraggiato”. La parola d’ordine, dunque, è abbassare i toni”.

“Quello che è successo ieri – dice il leader del Mdp Roberto Speranza – è una vicenda parlamentare e non riguarda il Governo. In ogni caso, visti i risultati, il Pd farebbe bene a guardare in casa sua, alle contraddizioni dovute al congresso. Detto questo, una cosa è sicura: la stagione dell’autosufficienza e dell’arroganza per noi è chiusa”. Sempre da Mdp Bersani contrattacca: “Chi cerca il capro espiatorio conti fino a 16, basta fare i conti e si vede che il problema è un altro: io consiglierei che chi ha più responsabilità non desse ancora segni di arroganza perché non funziona più”. E D’Alema aggiunge: “Quello che è accaduto ieri più che riguardare l’unità del centrosinistra riguarda l’unità della maggioranza di Governo e dimostra che la collaborazione con le forze di centrodestra non funziona”.

Dall’opposizione, Brunetta, attacca direttamente Renzi: “Vuole le elezioni anticipate, è da irresponsabili. Quando si fanno le elezioni anticipate? Durante il G7? Durante la sessione di bilancio? Per fare cosa poi, portare lo spread a mille? Distruggere la residua credibilità dell’Italia? Per fare fuori un altro governo? Irresponsabile. Proprio per questa ragione chi è responsabile deve lavorare seriamente, alla Camera e al Senato, per fare una buona legge elettorale, tra l’estate e il primo autunno, per potere consentire al Paese di andare ordinatamente alle elezioni, a febbraio del 2018”. Infine Pisicchio, presidente del gruppo Misto alla Camera invita a non drammatizzare la vicenda: “L’incidente parlamentare di ieri va risolto all’interno della stessa commissione, senza eccessive drammatizzazioni che sembrano, francamente, ingiustificate. Trasformare l’episodio in un caso politico in grado di mettere in discussione la tenuta della maggioranza, in una fase così delicata per il Paese, sarebbe un errore. Concentriamoci, piuttosto, sulle misure necessarie per sostenere quella timida ripresa economica in atto”.

Ginevra Matiz

Alitalia, dopo lo sciopero. L’azienda convoca i sindacati

ALITALIAAlitalia, qualcosa si muove. Dopo lo sciopero di oggi l’azienda ha convocato i sindacati per venerdì prossimo 7 aprile per riprendere le trattative sul piano industriale. Uno sciopero che ha lasciato a terra la quasi totalità degli aerei della compagnia. Il 90% dicono i sindacati. “Per il personale navigante si è raggiunta quota 100% al netto dei voli cancellati e degli equipaggi ‘comandati’ per le fasce di garanzia, mentre, per il personale di terra la partecipazione è valutabile nell’ordine dell’80% con picchi” riferiscono le stesse fonti sindacali. La protesta, comunque, non ha provocato enormi disagi visto che il 92% dei passeggeri sono stati ‘riprotetti’ su altri voli dei quali il 58% nella giornata di oggi. Una adesione “totale” afferma Uiltrasporti: “Siamo consapevoli dei disagi che ciò ha creato all’utenza e ce ne scusiamo, ma la responsabilità di questo è da ascrivere esclusivamente alla gestione del management Alitalia, che ha portato questo strategico asset del Paese ad uno stato di crisi”. “Non è accettabile – continua la Uil – che i dipendenti Alitalia che finora hanno garantito la sicurezza e la qualità dei servizi paghino gli errori commessi dai vertici”.

“I manager – aggiunge il leader della Uil Carmelo Barbagallo – fanno gli errori e i lavoratori pagano; i manager fanno gli errori e continuano a percepire i loro lauti compensi, mentre ai lavoratori si vogliono tagliare salari e lavoro. Qualcuno dice che mentre l’Alitalia muore, i lavoratori scioperano: e cos’altro dovrebbero fare se chi avrebbe dovuto gestirla la sta facendo morire? I lavoratori e il sindacato vogliono salvare l’Alitalia per salvare il proprio lavoro e per dare una prospettiva di sviluppo all’azienda e al Paese. Questo è il messaggio che vogliamo lanciare con lo sciopero odierno”

Dal fronte del governo il ministro Poletti ammonisce che il taglio dei costi per avere i conti in equilibrio “non può scaricarsi solo o principalmente sul personale” ma “deve riguardare l’intero perimetro di gestione aziendale” ed è su queste premesse che si sta sviluppando l’azione del governo. Poletti, nel corso del question time alla Camera dei Deputati ha parlato di un governo che intende “supportare il processo di ristrutturazione e vigilare sul piano industriale della compagnia”. L’impegno dell’esecutivo è di essere “attento e vigile”. Quindi ha spiegato che nell’ambito di un accordo con i sindacati andrà valutata la possibilità di ricorrere a strumenti di sostegno a reddito e ha fatto presente che il ministero ha autorizzato il trattamento di cassa integrazione a seguito della stipula del contratto di solidarietà dal 1 marzo 2016 al 31 agosto 2017 nei confronti di 4.823 unità. Inoltre – ha sottolineato – il personale potrà essere ammesso alle tutele previste dal fondo trasporto aereo al fine di erogare ai lavoratori prestazioni integrative degli ammortizzatori previste dalla normativa e dal fondo.

Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti si sofferma gli dati gli ultimi dati sul trasporto aereo nazionale che “registrano nel 2016 un traffico ancora in aumento nel sistema aeroportuale della capitale del 3,2% rispetto al 2015. Un aumento dei passeggeri che, più in generale, rappresenta un’opportunità da cogliere soprattutto per Alitalia che non può rassegnarsi, invece, ad un piano industriale di ripiego fatto di tagli al costo del lavoro e di esuberi. Una ricetta già vista in passato, in altri passaggi che hanno segnato la vita dell’ex compagnia di bandiera e quella di tanti lavoratori lasciati al loro destino”. “I prossimi giorni – ricorda Zingaretti – saranno decisivi e ritengo che ci siano i margini per evitare un altro trauma al sistema economico di Roma e del Lazio. Al governo chiediamo di fare tutti gli atti possibili per scongiurare un altro dramma per il trasporto aereo nazionale e per l’economia della capitale e della nostra regione”.

Nencini: per Fazio la colpa dei misfatti è della politica

fabio-fazioBotta e risposta tra Fabio Fazio e Michele Anzaldi, deputato del Pd e componente della Commissione di vigilanza Rai. “In questi mesi abbiamo assistito a un’intrusione della politica nella gestione della Rai che non ha precedenti. La politica si è intromessa nella gestione ordinaria di un’azienda”, ha detto Fazio in un’intervista a Repubblica. È subito arrivata, sempre su Repubblica, la replica di Anzaldi.”Il Pd non ha smarrito la strada, anzi sta seguendo quella giusta. Non abbiamo riformato il canone per permettere a una piccola casta di sopravvivere”. Insomma uno scontro vero e proprio. E sulla misura che impone un tetto agli stipendi di conduttori e artisti, Fazio non ha usato mezzi termini. “Stavolta si è creato un vulnus insuperabile”. E ha spiegato: “Ciò che si arriva a guadagnare deriva dal valore di ciò che si produce”. Parole che non sono piaciute affatto ad Anzaldi che ha replicato che Fazio si definisce “artista-giornalista” e ritiene per questa sua caratteristica di doversi sottrarre al tetto dei 240mila euro annui stabilito per i giornalisti. Ma, per il parlamentare Pd, “questa figura non esiste”.

“Anche per Fazio – è il commento del segretario del Psi Riccardo Nencini – la politica e solo la politica è responsabile dei misfatti in Rai. È bastato che si ponesse il problema di mettere un tetto ai contratti delle star perché si alzasse il dito contro la politica”. Prosegue Nencini: “Se le qualità di un artista sono tali da raccogliere pubblicità, ‘calmierare per contratto’ è una pratica da valutare con attenzione. Servono regole che non pianifichino l’egualitarismo penalizzando il talento ma che tengano conto di una verità: in Italia, la Rai produce audience ben oltre le private. Anche questo è un valore per chi vi lavora. Ma in tempi di emergenza, stringere la cinghia non fa male a nessuno. Chi comincia? Non ho dubbi: chi porta responsabilità pubbliche. La questione vitalizi – spiega Nencini – è proprio lì, davanti ai nostri occhi. Le modifiche ci sono state e vanno nella direzione giusta. Si può fare qualcosa di più. Riallineare il più possibile al contributivo, toccando chi gode di assegni ben superiori alle quote versate. La strada da battere: contributi di solidarietà da commisurare in maniera progressiva sulla base di alcuni criteri, dal livello della pensione percepita al gap tra contributi versati e pensione (vitalizio) riscossa, dalla condizione economica della famiglia (tipo ISEE) alla previsione di principi che escludano, nel percepimento, differenze di età con i cittadini. Questo dovremmo fare. Ora. La risposta migliore – conclude Nencini – ai Fazio di turno”.

Legge elettorale, a maggio si entra nel vivo

Legge elettoraleLa riforma della legge elettorale entrerà nel vivo solo dopo le primarie del Pd. Ieri la conferenza dei capigruppo ha deciso infatti che l’esame in Aula inizierà dalla prima settimana di maggio ma oggi è stato rinviato a martedì l’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali alla Camera sulla legge elettorale. Quindi il calendario della riforma sarà deciso la prossima settimana. La conferenza dei capigruppo mercoledì rinviando la discussione in aula a maggio, aveva adottato la clausola “ove concluso dalla commissione”, e di approvare il provvedimento in via definitiva entro l’estate.

Le proposte depositate sono parecchie e i tempi sicuramente non saranno corti, visto che non esiste al momento un accordo in grado di convogliare una maggioranza sufficiente. Lo stesso Pd è diviso con i candidati alle primarie fermi su posizioni differenti. Impossibile quindi tirare le somme prima che il maggior azionista di governo sia in grado di avanzare una propria proposta. I dem, con il capogruppo Ettore Rosato, insistono sul Mattarellum. Il rischio sarebbe che si vada a votare con il sistema uscito dalle sentenze della Consulta, fortemente appoggiato dal M5S. La realtà dei numeri impone di fatto di aspettare l’esito delle primarie con un nuovo segretario legittimato che decida la linea in un Pd.

I 5 Stelle restano fissi sul Legalicum, “se al Pd piace il Legalicum – dice Toninelli – lo dica pubblicamente votandolo in Parlamento. Gli accordi sotto banco Renzi li faccia con il gemello Berlusconi”. Anche questo un modo per agitare le acque e basta, sapendo bene che quel sistema elettorale non lo vuole praticamente nessuno. A cominciare da gran parte del Pd. Una legge che per Orlando darebbe vita a due scenari possibili: “O le larghe intese o le elezioni dopo sei mesi. Entrambe non rispondono all’interesse del Paese. Un’ipotesi del genere interesserebbe solo al M5s”. Riguardo il Mattarellum, invece, la valutazione del Guardasigilli è “molto positiva e la reintroduzione dei collegi deve caratterizzare la nuova legge elettorale, insieme a un principio maggioritario”. “Il Pd richiami subito alla responsabilità tutte le forze politiche e ci dica quali sono disponibili a cambiare la legge elettorale”. Ma a chiudere sul Mattrellum ci pensa Brunetta per il quale se “il Partito democratico insiste ancora con il Mattarellum ci sarà un continuo nulla di fatto, perché il provvedimento non andrà avanti né alla Camera, né tantomeno al Senato, qualora qui fosse approvato”.

Il no alle candidature bloccate è un auspicio che arriva da più parti. Anche Pisicchio, presidente del gruppo Misto alla Camera, è di questa opinione e parlando della “dimensione del possibile” spinge a “fare chiarezza subito” con “la restituzione del potere di scelta ai cittadini, dunque no alle candidature bloccate”. La parola finale spetta al Parlamento. Ma un Parlamento che non legifera e che si lascia imbrigliare dai ricatti trasversali e dalle visioni di convenienza, è un Parlamento sconfitto e che in qualche modo dà linfa ai movimenti populisti.

Intanto Maurizio Lupi, capogruppo di Alternativa popolare alla Camera, fa due conti: “Forza Italia dovrà fare la sua scelta e decidere se fare il listone con Salvini e Meloni oppure dare il proprio contributo per ricostruire un grande partito popolare in Italia che, secondo me, può prendere il 21-22 per cento e diventare centrale anche nell’asse politico italiano”. Infine i deputati di Ala-Sc, che ha un voto in Commissione e 16 in Aula, ritengono sbagliato escludere il Mattarellum. Massimo Parisi, deputato di Ala-Sc durante la discussione sulla legge elettorale in Commissione Affari Costituzionali della Camera ha ricordato che la proposta di legge presentata dal suo gruppo è “una variante” del Mattarellum, con il 50% dei seggi assegnati in collegi uninominali e il 50% con il proporzionale.

Ginevra Matiz

Nencini: Sì a una legge che si ispiri al Mattarellum

Riforma-legge-elettorale“Sia alla Camera che al Senato ci sono i voti per approvare una legge elettorale che si ispiri al Mattarellum. Basta fare bene i conti. I socialisti la voterebbero subito”. Così Riccardo Nencini, segretario del Psi, intervenendo sulla modifica della legge elettorale che torna al centro dell’agenda politica con la discussione in Commissione affari costituzionale della Camera delle modifiche al testo della norma.
L’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani, oggi uscito dal partito e fondatore di Mdp si è detto pronto a votare il Mattarellum a tutte le ore del giorno e della notte. Poi vediamo se c’è l’intenzione di farlo sul serio”. Sulle scelte della legge elettorale pesa fortemente la campagna in atto per la scelta del segretario del Pd scaricando le tensioni interne sul dibattito politico. Tanto che il deputato di MDP Arturo Scotto afferma che “il Parlamento può lavorare anche durante le primarie del partito democratico, non è una sessione staccata del Pd”.

Ieri il capogruppo del Pd Ettore Rosato aveva ribadito la volontà di portare il Mattarellum alla Camera, ma i senatori del Pd che sostengono la candidatura di Andrea Orlando alla segreteria Pd affermano che “insistere sul Mattarellum significa portare nella palude ogni seria possibilità di approvare la legge”. Per i Senatori Pd serve “una legge – proseguono – che renda omogeneo l’impianto in base al quale verranno eletti deputati e senatori, superi i capolista bloccati, abbia a sua base i collegi uninominali, valorizzando il ruolo dei cittadini e che raccolga il massimo possibile di condivisione in Parlamento. Sulla bontà in linea di principio del Mattarellum nessuno nei gruppi parlamentari democratici ha alcun dubbio. Ma tutti sanno benissimo che oggi quella proposta, anche se con una forzatura politica passasse alla Camera, non avrebbe alcuna chance al Senato”. Parole a cui il candidato alla guida del Pd Orlando aggiunge che “votare con la legge elettorale attuale sarebbe la cosa più pericolosa. E allora non bisogna partire da ipotesi preconcette: non vorrei che si presentasse una proposta non gradita agli altri per poi andare a votare con questa legge che tra l’altro ha i capilista bloccati”. “Il Pd deve aprire subito un confronto su un ventaglio di ipotesi aperte che contemplino il premio di maggioranza”.

Ma oggi vi è una novità. Lo smarcarsi nel centrodentra della Lega che con Salvini che si è detto pronto a votare subito il Mattarellum: “Noi – ha detto – il Mattarellum lo votiamo domani mattina per andare a votare il prima possibile”. “Il Mattarellum è già stato utilizzato, ha eletto governi di centrodestra e di centrosinistra, è democratico e aperto alla scelta dei cittadini”.

E mentre il leader di Ap Angelino Alfano afferma che la legge elettorale non prevede alleanze e quindi “andremo da soli”, il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio, chiede di scongiurare il rischio ingovernabilità: “Non è più il tempo delle bandiere identitarie da sventolare contro gli avversari, ma quello di un realistico e leale tentativo di convergenza sulle cose possibili”.

I 5 stelle scelgono la strada più facile e che meglio conoscono. Quella di tirsi fuori dal dibattito e dalla responsabilità di scegliere. Mettendo sotto accusa il Pd che usa il Parlamento per i propri giochi potere, chiedono di votare subito con “il Legalicum applicato al Senato, con un tratto di penna si potrebbe tornare alle urne in tre giorni”. Anche Brunetta, capogruppo di Forza Italia, se la prende con il Pd. “Si faccia subito la legge elettorale, su cui ci si era impegnati. Purtroppo il Partito

democratico continua, ‘stop and go’, ad accelerare e rallentare in ragione soprattutto dei suoi interessi di partito, di congresso, di potere”. “Questo non è più accettabile, che l’Italia si fermi, si

blocchi o cancelli i voucher, le norme sugli appalti, quelle di semplificazione, semplicemente perchè il Pd ha in corso un congresso, dove tra l’altro stanno votando 4 gatti, e questo è anche abbastanza ridicolo”, conclude.

Intanto si è decisa la data per elezioni amministrative. Si voterà domenica 11 giugno e srannao chiamati alle urne i residenti di 1021 Comuni, di cui 153 superiori ai 15.000 abitanti per eleggere sindaci, consigli comunali e consigli circoscrizionali. La data è stata fissata dal ministro dell’Interno Marco Minniti con proprio decreto, in cui si precisa che l’eventuale turno di ballottaggio per l’ elezione diretta dei sindaci avrà luogo domenica 25 giugno. Al voto quattro capoluoghi di regione: Palermo, Genova, Catanzaro e L’ Aquila.

Ginevra Matiz

LA RICOSTRUZIONE

terremoto gentiloniFlessibilità e terremoto. Questi i temi di confronto ancora aperti su cui il governo stra trattando con Bruxelles. Il Premier, Paolo Gentiloni, dice chiaramente che il negoziato con Bruxelles per strappare nuova e necessaria flessibilità. Lo fa nel corso della conferenza stampa sulle misure messe in campo dal governo per il sostegno ai territori colpiti dal terremoto. “Sul tema del Patto di stabilità e dei suoi margini c’è una discussione in corso con la Commissione Europea che non riguarda solo l’Italia. La flessibilità nell’attuazione di queste norme è necessaria, oltre che possibile”, afferma il presidente del Consiglio. Che, poi, conferma gli impegni a correggere dello 0,2 per cento, per un totale di 3,4 miliardi di euro, la legge di Bilancio. Si tratta della ‘manovrina’ chiesta da Bruxelles e in mancanza della quale l’Italia andrebbe incontro a una procedura di infrazione per deficit eccessivo. Non si tratterà, però, di una manovra fatta solo di correzioni. “Il decreto che faremo a metà aprile”, spiega Gentiloni, “sarà correttivo, certo, ma anche di crescita”. E qui Gentiloni conia una definizione nuova nel vocabolario politico economico: un ‘Dec’, un documento economico per la crescita in cui inserire anche il fondo per la ricostruzione di oltre un miliardo l’anno per tre anni. “Il fondo ci servirà a fare tre cose: misure per la ricostruzione nel cratere del terremoto, misure di sostegno al reddito, misure per la sicurezza degli edifici anche oltre il cratere. Credo sia un modo per dare un messaggio di continuità alle popolazioni rispetto a un lavoro che va avanti dalla metà di agosto. Ma è anche il modo per raccogliere sollecitazioni e richieste che nel corso di queste settimane si erano manifestate”, spiega Gentiloni per poi sottolineare: “La creazione del fondo per le zone colpite dal terremoto non inciderà sull’indebitamento netto”.

Gentiloni continua spiegando che “dopo questo passaggio, ci saranno quelli del Def, il 10 aprile, “che ci darà le prime informazioni per quanto riguarda il bilancio di fine anno”, e soprattutto la ‘manovrina’ da approvare entro il 30 aprile. Il terzo appuntamento è quello dell’autunno, con la preparazione della legge di Bilancio per il 2018. Passaggi non banali, visto il pressing da più parti per evitare manovre depressive che vanifichino quanto fatto negli ultimi tre anni di legislatura con l’obiettivo di far ripartire la crescita.

Ma c’è dell’altro: il passaggio di aprile coincide con la chiusura del congresso del Pd. E le tensioni interne potrebbero avere delle conseguenze con pressioni eventuali sulle decisioni e gli orientamenti dell’esecutivo. Matteo Renzi è ancora in vantaggio sugli inseguitori Andrea Orlando e Michele Emiliano. Ma l’ex segretario eviterebbe volentieri di tornare alla guida del partito nel momento in cui il governo, di cui il Pd è azionista di maggioranza, aumenta tasse e accise. A dare una mano a Gentiloni potrebbero arrivare i due appuntamenti elettorali europei: in Germania e Francia, infatti, le urne sembrano destinate a favorire le forze europeiste e progressiste. Se così fosse, l’Italia troverebbe delle sponde importanti per fare passare il suo messaggio di stop all’austerity ed avere più margini così da evitare misure impopolari.

Si diceva del terremoto e dei finanziamenti per la ricostruzione. Gentiloni ne parla dopo la riunione svolta in mattinata a Palazzo Chigi con e i presidenti Nicola Zingaretti (Lazio), Luca Ceriscioli (Marche), Catiuscia Marini (Umbria), Luciano D’Alfonso (Abruzzo), il commissario per la ricostruzione, Vasco Errani, e il capo del dipartimento Protezione civile, Fabrizio Curcio. Le cifre parlano di un fondo da oltre un miliardo l’anno per tre anni per la ricostruzione e il sostegno alla crescita. “Abbiamo riunito stamattina una cabina di regia assieme al commissario Errani, al direttore della Protezione Civile Curcio e ai presidenti delle quattro Regioni colpite dai terremoti in questi sette mesi. Un metodo di lavoro molto importante e un messaggio che guarda l’impegno del governo e si tradurrà nel decreto che faremo a metà aprile”. “In questo decreto – aggiunge Gentiloni – inseriremo un fondo alla ricostruzione che sarà un fondo rilevante dell’ammontare di oltre un miliardo l’anno per i prossimi tre anni”. Nell’istituire il fondo, l’esecutivo si muove per tre direttrici: “Misure per la ricostruzione nel cratere del terremoto, misure di sostegno al reddito, misure per la sicurezza degli edifici anche oltre il cratere”. Un modo, per Gentiloni, di dare un “messaggio di continuità alle popolazioni rispetto a un lavoro che va avanti dalla metà di agosto”.

“Completeremo in un tempo ragionevole i sopralluoghi che mancano, sono cominciate le consegna delle abitazioni di emergenze che nelle prossime settimane acquisirà ritmi più consistenti. Si sta lavorando, dopo qualche ritardo iniziale, la rimozione delle macerie, ed è cominciata la costruzione delle 21 scuole sulle quali ci eravamo impegnati. Mentre facciamo questo lavoro è in conversione al Senato il decreto approvato alla Camera che da un contributo al processo, accelerando la realizzazione delle abitazioni di emergenza, assicurando la validità dell’anno scolastico”. Insomma la parola d’ordine è fare in fretta.

Oreste Pastorelli, deputato del Psi e componente della commissione Ambiente della Camera accoglie positivamente i nuovo finanziamenti annunciati dal governo. “Da situazioni drammatiche come quella che stanno vivendo i cittadini delle province colpite dai terremoti – afferma Pastorelli – si può uscire solo attuando provvedimenti straordinari. E’ da accogliere con favore, dunque, lo stanziamento di tre miliardi in tre anni per i comuni del cratere annunciato dal premier Gentiloni, così come la richiesta di flessibilità rivolta all’Europa.  L’auspicio, però, è che questi fondi vengano utilizzati per istituire delle Zone Economiche Speciali e delle Zone Franche Urbane – così come previsto dalla nostra pdl presentata qualche settimana fa – che prevedano l’esenzione totale dalle tasse per cittadini e imprese e abbattano la burocrazia che sta mettendo in ginocchio interi comparti produttivi”.