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Ginevra Matiz

Gli attacchi in stile comunista di Leu a Prodi e Gentiloni

dalema grasso

“Una campagna elettorale monocorde, quella di Leu. E miope. Lo stile è quello della Terza Internazionale: attaccare la sinistra riformista sempre e comunque. Prodi sostiene Insieme? Sbaglia. Gentiloni? Una sfumatura del renzismo. Nella classifica degli assist hanno già oscurato Pirlo. E sanno bene che la partita è tra due fronti con sistemi valoriali contrapposti. Una riedizione senza pathos del congresso di Livorno del 1921 quando la storia, da tempo, ha dato ragione a Turati e torto ai comunisti”. Lo ha dichiarato Riccardo Nencini, promotore della lista di ispirazione ulivista ‘Insieme’, riferendosi agli attacchi di Leu di questi giorni alla notizia dell’endorsement di Romano Prodi a Bologna di sabato scorso per ‘Insieme’, dove era presente anche il premier Paolo Gentiloni. “Chi è il vero leader di LeU?” si chiede ancora Nencini.  “Grasso non mi pare stia sfondando, il personaggio significativo  è D’Alema. E gli italiani lo capiscono, non hanno mica l’anello al naso”. “Dopo il 4 marzo – ha concluso – c’è una cosa sola da fare: mettere insieme le forze riformatrici italiane”.

Lo schema di Leu è ormai ripetitivo e immutabile. Al centro dei sui attacchi in una campagna elettorale a senso unico contro il centro sinistra. Come se il risultato di Lega Forza Italia e Cinquestelle fosse per loro un fattore secondario. E sulla possibilità di un abbraccio post elezioni tra Berlusconi e gli epurati dalle liste pentastellate interviene Angelo Bonelli. “Oggi Berlusconi – ha detto Bonelli – ha spiegato che il Grande Inciucio è già pronto: la superficiale e contraddittoria selezione dei senatori e deputati del movimento 5 stelle sarà con molta probabilità il serbatoio dei parlamentari che andranno in soccorso a Berlusconi per formare un governo di centrodestra”.

Lo scrive in una nota il coordinatore dei Verdi Angelo Bonelli e promotore della Lista Insieme, che spiega: “Non parliamo solo di quelli che sono stati espulsi dal Movimento, e sui quali Berlusconi ha già promesso che gli farà conservare l’intera diaria, ma anche quelli dormienti, che si sono proposti nella selezione farlocca del Movimento 5 Stelle solo con l’intenzione di consentire un governo di centrodestra. E quindi in tutta evidenza che oggi chi vota il Movimento 5 stelle rischia di dare un voto indiretto al centrodestra di Berlusconi perché buona parte di quei parlamentari andranno in soccorso del governo che lui ha in mente.” “Questa campagna elettorale si gioca su tanti aspetti equivoci – conclude Bonelli – e noi dobbiamo dare retta a ciò che Prodi ha indicato come soluzione per non regalare il Paese al centrodestra di Salvini: un centrosinistra unito. È questa la vocazione primaria della Lista Insieme.” A dire il contrario e smentire in fretta il proprio alleato ci pensa Matteo Salvini affermando esattamente il contrario di quanto poco prima aveva detto Berlusconi. “Punto a vincere seguendo il programma del centrodestra, senza raccattare i transfughi e profughi politici dei Cinque Stelle”. “I 5 stelle – ha aggiunto – potevano selezionare meglio prima i loro candidati, è il primo caso della storia dove se ne vanno prima di essere eletti”.

Il rischio di un risultato che porti l’Italia nell’ingovernabilità è una delle preoccupazioni di Bruxelles che auspica per il dopo elezioni “un governo che governi” come ha detto il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. “Mi astengo da formulare previsioni e opinioni – ha aggiunto Juncker – vedremo dopo le elezioni. L’Italia è un Paese che amo”. Di stabilità ha parlato anche l’ex Presidente della repubblica Giorgio Napolitano per il quale “Paolo Gentiloni è divenuto punto essenziale di riferimento per il futuro prossimo e non solo nel breve periodo della governabilità e della stabilità politica dell’Italia”.

Nencini: con M5S Fdi Lega, Italia Cenerentola d’Europa

grillo di maioLa notizia del giorno è che a Berlusconi la politica fa schifo. Così tanto schifo che è in politica da quasi un quarto di secolo. Ventiquattro per la precisione. Tanti, infatti ne sono passati dal ‘94 anno in cui ha deciso di “scendere in campo”.  Ventiquattro anni in cui è stato a lungo premier e ovviamente parlamentare. Berlusconi, che nel ‘94 si propose come il nuovo da contrapporre ai dinosauri e ai professionisti della politica, oggi si trova ad essere il leader più anziano. Cosa su cui lui stesso ha più volte scherzato. Ma dopo quasi 25 anni di Forza Italia è tornato a ripetere il ritornello: “Non sono un politico, a me la politica ha sempre fatto schifo, con tutti i tradimenti che si vedono. Anche i politici sanno che è un ambito molto lontano dal meglio che può essere l’attività umana”.

“Meno male – è il commento di Riccardo Nencini, segretario del Psi e promotore della Lista Insieme, candidato nel collegio uninominale del Senato di Arezzo e Siena per il centrosinistra – che la politica gli fa schifo. Berlusconi è in campo da 25 anni. Ha fatto tutto: leader indiscusso del partito che ha fondato, capo del governo, membro del Partito Popolare Europeo, più volte parlamentare. Con la politica ha vissuto e convissuto. È più longevo di De Gasperi e si avvia a raggiungere il traguardo di Togliatti. Se la politica gli fosse piaciuta avrebbe fatto di tutto per nascere settimino”. Nencini ha poi parlato del rischio che scaturirebbe dall’abbraccio politico tra il Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia e Lega. “Lo scontro – ha detto il – non è fra tre poli ma tra due fronti con valori in conflitto. Se grillini, Lega e partito della Meloni dovessero avere la maggioranza in parlamento, l’Italia verrebbe strappata dalle sue radici europeiste, l’appartenenza all’Euro diventerebbe problematica, in tema di diritti civili diventeremmo la Cenerentola d’Europa. Uno scenario da evitare. Produrrebbe un danno irreparabile per le nostre imprese con conseguenze letali per l’occupazione e per i nostri conti”.

Contro i Cinquestelle anche il segretario Dem Matteo Renzi: “Negli ultimi giorni voglio fare un salto in due collegi simbolici: Pesaro e Rimini dove sono candidati due tra i più visibili truffatori dei cinque stelle. Perché in queste ore i Cinque Stelle stanno provando a nascondere la vergogna di quello che hanno fatto parlando di altro e rilanciando in modo ossessivo scandali veri o presunti”. “L’uso giudiziario di alcune vicende – afferma il segretario Dem – fa letteralmente schifo. E lo dico oggi, proprio quando la notizia del comportamento incredibile di alcuni magistrati, nella vicenda Consip, finisce quasi nel dimenticatoio. Quando c’era da accusare mio padre o Luca Lotti per giorni la vicenda Consip ha aperto giornali e tg. Adesso che sta venendo fuori una verità raccapricciante, c’è il silenzio o quasi dei principali commentatori. Verrà il giorno in cui tutto sarà più chiaro”.

SENZA PREGIUDIZIO

antifascismo

I fatti di Macerata sono stati utilizzati da chi è solito speculare sulla cronaca. Anche quella più dolorosa e cruenta. A cominciare dal segretario della Lega che non perde occasione per rimestare nella propaganda più torbida. “Le dichiarazioni scellerate di Salvini sui fatti di Macerata – ha detto Riccardo Nencini segretario del Psi e promotore della Lista ‘Insieme’ e candidato nel collegio uninominale del Senato di Arezzo e Siena per il centrosinistra –  di fatto sono la giustificazione a usare la pistola verso chi non ha il suo stesso colore della pelle, sono la reazione scomposta al buon lavoro fatto dal ministro degli interni Minniti”.
“I migranti approdati in Italia nel 2017 – ha aggiunto Nencini – sono 120.000. Erano stati 180.000 l’anno precedente. La politica di contenimento degli arrivi comincia a funzionare e va proseguita con maggiore intensità, dando rifugio ai profughi e favorendo il rimpatrio dei clandestini. Ma c’è un’altra verità. Chi vive in Italia deve vivere secondo i valori conquistati dai nostri padri e dalle nostre nonne. In Italia – conclude – vige la parità di genere, è vietato il matrimonio coatto ed è vietata l’infibulazione, non può esserci tribunale della sharia. Si tratta di valori universali da difendere senza esitazioni”.

Nel dibattito sull’immigrazione è intervenuto anche il senatore socialista Enrico Buemi responsabile giustizia del Psi e candidato nel collegio senatoriale uninominale di Moncalieri – Pinerolo nella coalizione di centro-sinistra. “C’è lo spazio e la possibilità di gestire in maniera meno traumatica l’immigrazione in Italia, basta volerlo” ha detto Buemi. “Se le forze politiche non si perdessero in polemiche strumentali e reciprocamente demolitive, l’immigrazione, che non è fenomeno temporaneo ma di lungo periodo, si potrebbe governare e trasformarlo da problema in opportunità positiva per un’Italia che è, tra l’altro, in forte crisi demografica”. “Alcuni strumenti – ha continuato Buemi – ci sono già ed altri si possono mettere in atto rapidamente: canali di afflusso legali e controllati, rapidità nei tempi di riconoscimento dello status di rifugiato, utilizzo attivo degli immigrati, in attesa di riconoscimento, mediante l’impiego in attività di lavoro gratuito presso le comunità locali ospitanti per piccole manutenzioni e altro, obbligo di frequentazione di corsi formativi in lingua ed educazione civica, controlli più serrati sulle associazioni, cooperative ed altri soggetti incaricati della loro gestione”, ha aggiunto. “Questi sono tutti elementi che ridurrebbero la legittima reazione di disagio dei cittadini che vengono messi sotto pressione da presenze in buona parte disordinate e oziante e con abitudini, cultura e lingue completamente diverse”, ha commentato Buemi. “Più che lotta contro gli immigrati si dovrebbe mettere in campo un’azione contro l’abbandono dell’emarginato temporaneo o permanente e in questo ambito si collocano gli immigrati senza lavoro e senza reddito illegali e non, clochard italiani e stranieri e, in generale, soggetti che vengono abbandonati dalla società e dalle Istituzioni perché affetti da patologie individuali asociali. Al disagio che tutti viviamo nel dover assistere a strade trasformate in dormitori improbabili, angoli di città ricettacoli di rifiuti ed odori nauseabondi a causa di comportamenti che offendono in primo luogo la dignità umana dei protagonisti, c’è rimedio, basta volerlo”.

Per Buemi “amministratori, locali, funzionari pubblici ai vari livelli, non distratti e pieni di pregiudizi e Perdiffidenze, cittadini che vivono il disagio solo protestando invece che tirarsi su il morale e operare per una dignitosa condizione di vita per tutti, possono contribuire a una gestione più sostenibile del fenomeno. Ribadisco, gli strumenti ci sono basta occuparsene e se non ci sono il Governo provveda tempestivamente”, ha concluso il senatore socialista.

Buemi ha presentato in questa legislatura quattro disegni di legge in materia di immigrazione e tutela del domicilio.

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Disegno di legge Senato 1816

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Nencini: “Prodi entra in campo, sono ottimista”

ProdiInizia dalla Toscana la campagna elettorale del Segretario del Psi Riccardo Nencini, candidato per il centrosinistra nel collegio uninominale del Senato ad Arezzo-Siena, a margine della presentazione a Firenze della lista Insieme. Una delle ipotesi possibili è che le prossime elezioni non diano una maggioranza chiara nel Parlamento. “Se il Parlamento che nascerà dopo il voto del 4 marzo – ha detto Riccardo Nencini – sarà senza una maggioranza la strada maestra è quella di una prosecuzione del governo attuale”. “Non credo – ha aggiunto – a governi tecnici o del presidente ci sono il 45% di elettori italiani che non hanno ancora deciso se vanno a votare e se vanno a votare, per chi vanno a votare. Quindi ogni sondaggio oggi lascia il tempo che trova”. “Io sono convinto – ha detto ancora Nencini – che in Toscana si possano vincere tutti i collegi”. “Le candidature scelte – ha spiegato Nencini – sono legate al territorio. Quella di Arezzo-Siena è una sfida molto bella, appassionante, io sono abituato a sfide di questo tipo. Il collegio dai primi contatti ha avuto una buona reazione, sono in questo caso molto ottimista, c’è molto da lavorare”.

Nencini riferendosi alle dichiarazioni di questa mattina del leader leghista Matteo Salvini ad Arezzo davanti alla sede storica della ex Banca Etruria ha aggiunto: “Quando e dove vorrà, un bel testa a testa con Salvini sarebbe utile per sbugiardarlo”. “La flat tax che ha proposto – ha aggiunto Nencini – esclude pensionati e lavoratori dipendenti, dunque è incostituzionale, taglia le tasse soprattutto ai più ricchi, a quell’1% di italiani che detiene il 25% della ricchezza, e infine non può recuperare da evasione fiscale perché non comprende l’IVA”. Quanto ai migranti, Salvini “sottoscriva la mia proposta di legge: chi vive in Italia giuri sulla costituzione italiana, segua i corsi di lingua, viva secondo il canone occidentale (ne’ tribunali della sharia, ne’ matrimonio coatto, parità tra uomo e donna)”, ha concluso Nencini.

Il Segretario del Psi ha poi commentano le ultime prese di posizione di Romano Prodi. “Prodi sta entrando in campo, ha già detto che voterà centrosinistra ed io sono molto ottimista”. Prodi in questi ultimi giorni si è speso per la coalizione di centrosinistra indicandola come l’unica via per potere sconfiggere le destre. “Penso – è stato il commento di Nencini – che in Italia si vinca soltanto se si fanno delle coalizioni stabili e credibili. Per gli uomini soli al comando, non è la stagione. Di partiti che hanno vinto da soli le campagne elettorali io ne ricordo soltanto uno in 70 anni di storia della Repubblica, è De Gasperi nel ’48 con la Democrazia Cristiana. Non ne ricordo altri perchè non ce ne sono altri”. Il segretario socialista ha ribadito che l’obiettivo di Insieme “è superare la soglia del 3%: c’è un sondaggio recente che tra i giovani elettori fra i 18 e 24 anni consegna alla lista il 4,5%, la più votata, la più scelta fra le liste apparentate più piccole, e questo è di ottimo auspicio”.

Capilista di Insieme nei collegi plurinominali del proporzionale in Toscana per la Camera dei deputati saranno Angelo Zubbani, ex sindaco socialista di Carrara; Maria Vanni, a capo del Psi di Montopoli Valdarno e dirigente nazionale del partito; Maurizio Folli, già fra gli animatori di Campo Progressista a Firenze; Francesco Giorgi, segretario del Psi di Grosseto. Per i due collegi plurinominali del Senato i capilista saranno Elena Pulcini, professoressa di Filosofia sociale presso l’Università di Firenze, e Graziano Cipriani, segretario regionale del Psi.

Insieme: “O condivisione o rivalutiamo posizione”

insieme“Lamentiamo che nonostante le nostre ripetute richieste non è mai esistito un tavolo di coalizione per lavorare in modo condiviso sul programma e sulle candidature. Noi di ‘Insieme’ siamo stati i primi a chiudere le nostre liste sul proporzionale alla Camera e in Senato e non vogliamo che venga messa a rischio la loro presentazione per ritardi che non ci riguardano”. Così in una nota i promotori della Lista Insieme Giulio Santagata, Riccardo Nencini e Angelo Bonelli. “Per evitare questa situazione – aggiungono gli esponenti della lista Ulivista – chiediamo con urgenza la convocazione di tutte le forze della coalizione per l’identificazione dei candidati migliori che possano rappresentare il valore del centrosinistra. Allo stato dell’arte stiamo rivalutando la nostra posizione e la nostra presenza, rivendichiamo di essere una forza politica autonoma che vuole dare un contributo e un valore aggiunto alla coalizione. Da questo momento non accetteremo più questo atteggiamento di chiusura”.

Una dichiarazione che viene dalle resistente e chiusure con cui il Pd sta conducendo le trattative di coalizione. Tanto che nello stesso partito democratico le acque sono decisamente agitate e le minoranze sul piede di guerra. Da fonti parlamentari della minoranza si parla di veti “assolutamente inaccettabili”. “Renzi vuole decidere non solo il numero ma anche i nomi da inserire nelle liste”. Sono tentativi, a detta delle stesse fonti, di “epurazione”. Parole negate dal coordinatore del Pd Lorenzo Guerini che in nota smentisce “che il segretario del Pd abbia posto veti sui nomi della minoranza. Stiamo semplicemente lavorando tutti assieme per individuare le candidature che possano avere sul territorio maggiori possibilità di vittoria”.

Nel pomeriggio si è svolto un incontro tra il segretario e il Orlando, ma il confronto vero è probabilmente rimandato alla direzione, rinviata più volte nel corso della giornata,  prevista in tarda serata. Molto dura anche la posizione di Beatrice Lorenzin di Civica Popolare partito alleato con il Pd nella coalizione di centro sinistra. “Noi siamo sversatori di sangue”. Nel forum a Repubblica tv, rivendica che “puntiamo a prendere il 3 per cento ma dobbiamo essere messi nelle condizioni di poterlo fare”. “Altrimenti, valuteremo se restare nell’alleanza. Se creiamo problemi, la politica si fa in tanti modi”, avverte. “Stiamo ragionando”, dice ancora la ministra della Salute quanto alle trattative in corso con il Pd pur non nascondendo che “ora mi sembra tutto all’aria, al Nazareno”. “Abbiamo fatto un accordo iniziale – puntualizza – che prevedeva una rappresentanza dignitosa in tutta Italia e doveva tenere conto della distribuzione territoriale, perché – chiarisce ancora – non siamo una lista civetta”.

Gentiloni, no alleanze post voto con la destra

Immigrati/Migranti, Gentiloni: Ue troppo lenta, serve politica comune

No a un governo di coalizione con il centrodestra, sì alla stabilità. Da Davos, in Svizzera, dove si trova per partecipare ai lavori del World Economic Forum, il presidente del Consiglio spiega il sentimento che circola tra i leader. Molti sperano, dice Paolo Gentiloni, “che l’Italia continui così” e che la spinta di riforme in atto “non venga messa in discussione ma anzi che prosegua”. “Tutti pensano – aggiunge – che l’Italia sia sulla strada giusta e che deve evitare qualsiasi deragliamento”. No, dunque, anche all’ipotesi di un’alleanza con Forza Italia, Lega e FdI se dalle urne non dovesse uscire un vincitore chiaro. “Non sarei interessato”, afferma rispondendo alle domande della Cnbc, anche perché, prevede, “la posizione populista anti Ue non prevarrà e l’Italia manterrà la sua stabilità”.

Gentiloni poi si toglie qualche sassolino dalle scarpe illustrando alcuni numeri sui conti del nostro Paese. “Un anno fa – dice – il Fondo monetario internazionale dava la crescita italiana a un magro 0,7% per il 2017, poi è stata dell’1,6%, il doppio secondo lo stesso Fmi. “C’è ancora molta strada da fare – aggiunger – ma queste sono le nostre riforme” e che “questi sforzi devono continuare: l’Eurozona e l’Italia hanno davanti a sè anni migliori”.

Dopo la due giorni a Bruxelles il leader di Forza Italia torna a parlare dei rapporti con l’Europa. Il leader di Forza Italia si trova nella imbarazzante situazione di dover apparire credibile alla Commissione europea e allo stesso tempo non smentire il suo alleato Salvini che dell’antieuropeismo ha fatto un vessillo da sventolare in campagna elettorale. “Abbiamo intenzione di mantenere gli impegni assunti dall’Italia, immagino e spero che riusciremo a mantenere” anche quello sull’azzeramento del debito entro il 2020 e a non sforare il tetto del 3% del rapporto debito/Pil, sottolinea Silvio Berlusconi replicando alle parole pronunciate ieri dal segretario della Lega, Matteo Salvini. Berlusconi smorza le polemiche affermando di non sentirsi in contrasto con la proposta di Matteo Salvini di sforare il 3% di deficit. “Abbiamo detto la stessa cosa”, dice il Cavaliere intervistato a Radio 24. Insomma per Berlusconi tutto dipenderà “dall’andamento dell’economia”, spiega, ma un eventuale superamento “del 3% non sarà nulla di scandaloso”, infondo, chiosa, “abbiamo detto la stessa cosa”.

Esclude accordi post elettorali con la destra anche Pierluigi Bersani: il popolo di Liberi e uguali “non accetterebbe mai un discorso del genere”. L’ex segretario del Pd non esclude invece la possibilità di un dialogo con il Movimento 5 stelle: “Si parla con tutti ma fare alleanze è un altro discorso. Sono dispostissimo a parlare con loro per capire dove vogliono andare anche perchè non possono pensare di avere il 25% e non portarlo da nessuna parte per altri cinque anni”.

Ginevra Matiz

Gentiloni, non è il tempo delle cicale

Immigrati/Migranti, Gentiloni: Ue troppo lenta, serve politica comune

“Non è il momento di scardinare i pilastri del nostro sistema, dalle pensioni al fisco. Non è il tempo delle cicale, ma dell’investimento sul futuro”. Dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni arriva un chiaro invito alla sobrietà, rivolto a tutte le forze politiche in campo per le elezioni del 4 marzo e, in prospettiva, per chi dovrà assumersi l’onere di governare il Paese. Alla cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico della Luiss di Roma, il premier ha criticato, seppure in modo indiretto, la corsa alle proposte di smantellamento di alcune riforme-cardine della legislatura appena conclusasi, approvate dai governi presieduti da lui e Matteo Renzi. “Uno degli obiettivi – ha detto Gentiloni – dovrà essere passare dalla stabilizzazione e leggerissima discesa del debito a una fase di riduzione graduale, sostenibile e significativa del nostro debito pubblico”. E il premier ha rassicurato anche quanti, come ad esempio il commissario Ue Moscovici, temono ripercussioni sui mercati derivanti da una situazione di stallo politico post-elettorale: “l’Italia – ha detto – nonostante il cambio dei governi, è uno dei Paesi più affidabili. Alla frequenza dei cambi di governo non ha corrisposto un andamento altalenante delle scelte in politica estera ed economica a danno degli investitori. Siamo un paese che merita che fiducia, da parte nostra e da parte degli italiani”.

Ma dopo le polemiche dei giorni scorsi sul ‘rischio politico’ legato alla situazione di incertezza che potrebbe uscire dalle urne all’indomani del 4 marzo, e’ di nuovo il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici è tornato ad avvertire i politici di casa nostra alle prese con la campagna elettorale, che uno sforamento del tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil non sarebbe accettabile. Un messaggio indirizzato a quanti in questo inizio di campagna elettorale hanno proposto una lunga lista della della spesa senza fare i conti con le risorse disponibili. Moscovici, che già due giorni fa ha bocciato senza appello la promessa elettorale del candidato premier del M5s Luigi di Maio sulla possibilità che l’Italia possa rinegoziare i parametri stabiliti dal Patto, torna sull’argomento all’indomani delle parole del presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, secondo cui la regola del 3% “non è un dogma di fede”.

Con un deficit oltre il 3% non c’è crescita, premette Moscovici. Sforare “il 3% non è un obiettivo auspicabile se si vuole rafforzare la crescita”, ha aggiunto il commissario francese durante una conferenza stampa a Bruxelles, citando l’esempio di Germania e Olanda dove il bilancio è in pareggio, la crescita è forte e la disoccupazione ai minimi. Superare il 3% di deficit “non è una buona idea e non sono le nostre regole”, ha avvertito Moscovici, sottolineando che “l’Italia rispetta il 3% da un certo numero di anni, sta riducendo il debito e deve continuare così perché è interesse dell’economia italiana”.

Passando al fronte elettorale, il senatore socialista Enrico Buemi torna a parlare del ruolo dei partiti. “Il 4 di marzo si voterà per le elezioni dei rappresentanti politici nel parlamento italiano e nonostante la nostra Costituzione fin dal 1948 abbia previsto l’esigenza del riconoscimento giuridico dei partiti (articolo 49) con apposita legge di attuazione, dopo ben 70 anni, ciò non è ancora avvenuto”, ha dichiarato il senatore socialista Enrico Buemi, Capogruppo psi in commissione Giustizia. “Nel 2013, dopo aver messo piede in Senato il 22 maggio 2013 e dopo la campagna elettorale delle elezioni del marzo 2018, ho presentato il disegno di legge S. 891 “Norme in materia di organizzazione e di trasparenza dell’attività dei partiti politici” il giorno 27 giugno 2013, per dare attuazione al principio costituzionale”, ha spiegato Buemi. “Tanti si sono lamentati della problematicità dei rapporti interni ai partiti e in alcuni casi dell’assoluta mancanza di democrazia sostanziale, ma il mio disegno di legge è rimasto lettera morta”, ha concluso Buemi.

Sul fonte del centrodestra è arrivato l’annuncio, da parte del leader leghista Matteo Salvini, di una candidatura di prestigio nelle fila del Carroccio: la famosa avvocato penalista Giulia Bongiorno, già deputata del centrodestra. “Sarà capolista della Lega in diversi territori del Paese. Nel campo del centrosinistra la leader di “+Europa” Emma Bonino, se da una parte ha ricordato che sul piano nazionale l’alleanza con Ld è quasi cosa fatta, ha spiegato che nel Lazio e nella Lombardia, per le Regionali, la lista composta dai radicali e da Bruno Tabacci si presenterà “con proprie liste”, specificando però che con Nicola Zingaretti “il dialogo è aperto”. È già proiettato invece allo scenario post-elettorale l’ex-premier e ora autorevole esponente di Leu Massimo D’Alema, che in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha fatto sapere che a suo avviso “dopo il voto ci vorrà un governo del presidente e noi daremo il nostro contributo”. D’Alema non ha perso l’occasione di polemizzare con gli ex-compagni di partito del Pd, a partire dal segretario Renzi: “Lui e Berlusconi – ha detto – dicono le stesse cose, ma Berlusconi è più credibile: la destra è oltre il 35%, il Pd al 23%; se si deve creare un bipolarismo, è più fondato che lo possa dire Berlusconi”. A stretto giro, dal Nazareno, è arrivata la replica del numero 2 Maurizio Martina, dal quale è stato bollato come un politico “poco credibile”.

+ Europa, si cerca l’intesa con il centro sinistra

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Si è svolto in mattina un incontro tra le delegazioni del Partito democratico e della lista +Europa, la formazione nata con l’intesa tra i radiali di Emma Bonnino e dal Centro Democratico di Bruno Tabacci. “L’intesa – si legge in un comunicato di + Europa diffuso al temine dell’incontro – è in primo luogo possibile per la comune convinzione che per l’Italia non vi sia futuro senza l’Europa. Sulla base di questi obiettivi proseguirà il confronto per giungere a un’intesa che consenta di raccogliere la fiducia e il consenso degli elettori”. “Proseguirà il confronto per giungere a un’intesa che consenta di raccogliere la fiducia e il consenso degli elettori”, si legge ancora.

La delegazione di + Europa era composta da Benedetto Della Vedova, Riccardo Magi, Bruno Tabacci e quella del Pd da Maurizio Martina, Lorenzo Guerinie e Piero Fassino. Al centro dell’incontro la definizione di un’intesa che “consenta di rafforzare ed espandere la coalizione di centrosinistra”, spiega la nota. Qualsiasi analisi di 60 anni di integrazione europea non può che riconoscere gli enormi benefici goduti dall’Italia così come da ogni nazione del Continente. Oggi invece vi è chi propone agli italiani di ritrarsi dall’Unione europea per rinchiudersi nei ghetti dell’egoismo e del sovranismo identitario. È dunque una assoluta priorità battersi perché l’Italia sia protagonista di una nuova fase dell’integrazione europea con l’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa”.

Nelle proprie intenzioni + Europa pone anche la necessità di modifica l’attuale normativa sulla raccolta delle firme nelle competizioni elettorale. “E, infine – si legge ancora – è ragione di un’intesa tra +Europa e il Pd il comune impegno per una politica economica che persegua la crescita nel segno della sostenibilità, la creazione di lavoro denso di sapere, il rilancio degli investimenti necessari alla modernizzazione del Paese, una fiscalità coerente con i principi costituzionali di equità, il risanamento finanziario e la riduzione del debito pubblico. Sulla base di questi obiettivi proseguirà il confronto per giungere a un’intesa che consenta di raccogliere la fiducia e il consenso degli elettori”, conclude la nota.

Insomma il confronto va avanti e tocca anche le elezioni regionali che si terranno in contemporanea con le politiche. Infatti il movimento +Europa ha sciolto la riserva e ha annunciato di sostenere in Lombardia sostiene il candidato Pd alla presidenza Giorgio Gori. Lo ha annunciato Marco Cappato, nel corso di una conferenza stampa a Milano. “Sosterremo Gori in ogni caso, sia che ci sarà una nostra lista, sia se non ci sarà – ha detto Cappato -: in ogni caso voteremo e inviteremo a votare Giorgio Gori. Lo sosteniamo per motivazioni politiche e ideali che non dipendono da alcun tipo di trattativa, accordo di coalizione e programma e nemmeno dalla presentazione della lista”. In ogni caso anche se non ci sarà una lista “sosteniamo Gori, un candidato presidente che ha la credibilità di essere federalista, internazionalista, liberale che presenta soluzioni opposte a quelle di Salvini e Fontana”. Poi Cappato ha lanciato un appello a Gori: “Gli chiediamo di impegnarsi attivamente con noi contro questo sistema illegale di raccolta firme”.

Dopo le capriole sull’Euro arriva Di Maio il semplificatore

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Come non ricordare Calderoli, al tempo ministro per la semplicazione del governo Berlusconi, mentre, fornito di lanciafiamme e con un’ascia sulla spalla, al centro del piazzale della Caserma dei Vigili del fuoco di Capannelle, si apprestava, a favore di telecamere e macchine fotografiche, a dar fuoco a scatoli impilati e pieni delle norme che, a detta sua, rendevano vecchia e lenta la burocrazia italiana. Quella volta in sol colpo bruciò colpo 375mila leggi. Nel rogo finirono carte e faldoni di leggi che il novello Nerone si vantava di aver abolito in due anni di governo. Circa 8 anni dopo, gesto plateale a parte, il candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, si ripropone nell’intento lanciando una campagna pubblica per sfoltire la burocrazia statale. L’obiettivo del pentastellato
è arrivare a quota 400 leggi da cancellare nel primo anno di governo. E ogni cittadino potrà fare la sua segnalazione direttamente sul sito leggidaabolire.it. E Di Maio spiega quali sono le leggi e in in cima alla lista mette “gli studi di settore, lo split payment, il redditometro e lo spesometro”.

Incendiari di scatoloni di leggi all’opera ci sono già stati, come l’allora ministro leghista Calderoli: “Ma i roghi – afferma il senatore socialista Enrico Buemi –  si sono spenti subito dopo la registrazione tv. Il leader pentastellato – aggiunge  – sta spiluccando un po’ di qua e un po’ di là qualche idea per giustificare la sua esistenza politica, però, con qualche problema di coerenza perché tra il dire e il fare e tra le cose dette prima e quelle dopo, e in particolare tra quelle fatte dopo, vi è un percorso faticoso. In quanto, poi, a capacità di innovazione e progettualità siamo al massimo”, conclude Buemi.

Una tirata di orecchie arriva anche dal Pd: “Vorremmo dare – affermano in una nota Silvia Fregolent e Michele Pelillo del Pd – un suggerimento al candidato pentastellato: si rilassi, faccia un respiro profondo e studi un pochino di più. Ad esempio, si legga il decreto ‘Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili’, convertito in legge il 22 ottobre 2016. Scoprirà che sono stati aboliti sia lo spesometro che gli studi di settore. Anche lo stesso redditometro di fatto non esiste più, sostituito da strumenti meno invasivi ma più utili in termini di lotta all’evasione, visto ad esempio il record dei 19 miliardi recuperati nel 2016. Non vorremmo che le capriole su ‘euro si’ ed euro no’ gli abbiano offuscato la memoria”.

RAI. Buemi, obbligo di informazione vera e imparziale

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In tempi di par condicio, ma anche come principio generale, l’imparzialità dell’informazione è uno dei capisaldi della democrazia. Il senatore socialista Enrico Buemi, partendo da questo principio, è tornato a parale delle celebrazioni della firma della Costituzione italiana, di cui il 27 dicembre scorso è decorso il settantesimo anniversario. La Carta, nata sulle ceneri lasciate dal fascismo, firmata nel ‘47 dal presidente De Nicola ed entrata in funzione il primo gennaio successivo, ha aperto la stagione repubblicana dopo il referendum del 2 giugno del ‘46, e giustamente deve essere ricordata. Ma va fatto nei modi giusti. “Durante la cerimonia per i 70 anni della Carta costituzionale, il Presidente Grasso e altri autorevoli intervenuti hanno richiamato ripetutamente il contributo alla Costituente per l’approvazione della Costituzione italiana di Piero Calamandrei, deputato socialista”, ha detto il Senatore Enrico Buemi, Capogruppo Psi in Commissione Vigilanza Rai.

Però è mancato il passaggio successivo. E Buemi lo sottolinea: “Contrariamente a quello che è accaduto nella giornata del 27 dicembre scorso, giorno del settantesimo anniversario della Costituzione, durante il quale la Rai ha giustamente dato copertura alla ricorrenza con servizi diffusi su tutti i tg delle tre reti, omettendo però totalmente il ruolo dei socialisti, che pure rappresentavano una significativa presenza all’interno dell’Assemblea costituente”, ha continuato Buemi”.

“Non è accettabile – ha aggiunto il senatore socialista – che gli operatori dell’informazione della Tv pubblica, come peraltro avvenuto in altre occasioni, manipolino grossolanamente la storia d’Italia usando l’odioso strumento della cancellazione di fatti e abrasione di protagonisti – ha dichiarato Buemi – e solo due possono essere le ragioni che stanno in capo a simili comportamenti: un modo fazioso e strumentale di raccontare la storia o una robusta ignoranza unita a una stupefacente superficialità. Caratteristiche inaccettabili per chi ha il dovere – ha concluso Buemi – in quanto operatore di un soggetto pubblico, di offrire un’informazione completa e priva di omissioni o forzature”.