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Ginevra Matiz

Dopo la Consulta un errore la corsa al voto

Consulta - votazione La legge elettorale uscita dalla sentenza della consulta è applicabile. Ma che sia anche congrua è cosa diversa. La Corte ha fatto il proprio compito, ha stabilito cosa rispettasse il dettato costituzionale e cosa no. Fare le leggi è invece compito del Parlamento che altrimenti verrebbe scavalcato da un altro organo costituzionale. Sulla legge elettorale, ha detto il  presidente del Senato Pietro Grasso, “dev’esserci un’intesa”, quindi “il Parlamento si deve pronunciare” e allora “i partiti la trovino”. “A me piace sempre leggere le motivazioni per comprendere meglio al di là di un comunicato stampa”, ha detto ancora Pietro Grasso. Alla luce degli interventi della Corte Costituzionale, come noto vi sono difformità tra la legge per l’elezione del Senato e della Camera, “parecchie differenze”, rileva Grasso, ma “non c’è dubbio che bisogna prenderne atto”. Ciò detto, “penso che bisogna sedersi attorno a un tavolo”, ha esortato il presidente del Senato, “trovare le soluzioni che la politica dovrà mettere insieme per ridurre tutte quelle differenze che determinano certamente la probabilità di maggioranze non uguali, non omogenee, tra i due rami del Parlamento”.

Il presidente del Senato ha quindi elencato le differenze tra i due sistemi: “C’è un premio per la lista alla Camera, mentre al Senato ci sono le coalizioni; le soglie di sbarramento sono diverse: il 3% alla Camera e l’8% al Senato che però può ridursi al 3% nei partiti coalizzati ma se la coalizione supera il 20%; le preferenze di genere alla Camera e la preferenza unica al Senato; infine i capilista nominati alla Camera e la preferenza al Senato; le pluricandidature con sorteggio alla Camera e non al Senato”.

Nella riunione dell’ufficio di Presidenza della commissione Affari costituzionali di Montecitorio che si è svolta questa mattina, il tema della legge elettorale all’indomani della sentenza della Consulta che ha bocciato alcuni aspetti dell’Italicum non è stato ancora sollevato. Tantomeno il Pd che ieri aveva rilanciato il Mattarellum. “La Consulta – ha detto Ettore Rosato capogruppo Pd alla Camera –  ha confermato la correttezza dell’Italicum: una legge confermata quasi in tutto tranne che nel ballottaggio. Il sistema uscito dalla Consulta consente di andare al voto subito ma siccome all’assemblea del Pd all’unanimità avevamo votato il Mattarellum in pochi giorni i partiti ci dicono subito sì o no altrimenti si può andare con questa legge”.

Di parere opposto Roberto Sparenza della minoranza interna: “Il Parlamento nelle prossime ore avvii una discussione per una nuova legge elettorale” e “se si riappropri della potestà legislativa”. Con la sentenza della Consulta, ha spiegato, “passiamo dalla legge più maggioritaria del mondo a una totalmente proporzionale. Il proporzionale puro significa che per fare un governo bisognerà fare le larghe intese e io questo scenario lo voglio evitare”. Per Speranza “il Mattarellum è una buona base di partenza, una buona soluzione anche perché  consente ai cittadini di scegliere il proprio eletto”.

Nel dibattito entra anche il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino. “Mi pare che sia sotto gli occhi di tutti che ci siano due leggi elettorali frutto del lavoro della magistratura. Non è normale un Paese in cui la magistratura detta tempi e modi all’amministrazione, vuol dire che la politica non ha fatto il suo mestiere”. “La politica deve riflettere e interrogarsi su questo” ha concluso Galantino.

Il bersaniano Zoggia chiede  un momento di riflessione. “Non capisco tutta questa enfasi e questi entusiasmi in certi ambienti del mio partito: la Corte costuzionale ha dichiarato l’incostituzionalità dell’Italicum e questo dovrebbe farci riflettere. Ora credo sia necessario un confronto interno sereno ma serrato che ci porti al congresso e a  riconoscere errori e correzioni da fare”.

Per il presidente della Regione Toscana, e candidato alla segreteria nazionale del Pd Enrico Rossi sarebbe “un errore andare a votare subito, perché il paese ha alcuni problemi da risolvere a iniziare dall’emergenza dei terremoti, fino alla disoccupazione giovanile”. “Il governo Gentiloni deve durare fino alla naturale scadenza se fa le cose e risolve questi problemi. E penso che il Pd debba sostenerlo perché queste cose vanno fatte”.  Rossi ha ricordato che oltre alla sentenza della Consulta “c’è un preciso pronunciamento del Presidente della Repubblica per armonizzare le leggi elettorali tra Camera e Senato” e che a suo parere bisogna “puntare sul Mattarellum”.

Legge elettorale. In attesa della Consulta

Latinorum elettorale“A sinistra, è tempo di una coalizione che tenga assieme il mondo riformista. Per evitare pericolosi scivoloni verso una destra demagogica e per giocare un ruolo forte in Europa”. È quanto ha affermato Riccardo Nencini, Segretario del PSI. Secondo Nencini infatti “va evitata ad ogni costo la frammentazione di cui stanno dando prova la sinistra francese e spagnola. Bisogna fare in fretta. Discussione su legge elettorale e coalizione di governo possono procedere assieme. Noi faremo la nostra parte sul fronte laico, verde, con i movimenti civici, e guardiamo con attenzione al lavoro di Pisapia. Sia Renzi ad assumere l’iniziativa. Né qui né altrove – ha concluso Nencini – esistono partiti a vocazione maggioritaria. Esistono buone alleanze”. Così il segretario del Psi alla vigilia della sentenza della Consulta dal cui dipenderà l’esito della discussione sulla legge elettorale. O meglio dopo la quale i partiti dovranno scoprire le carte.

La decisione di domani sulla legge elettorale “è sicuramente un momento importante e decisivo, svolta”. Ma “dovremo poi però attendere le motivazioni delle decisioni per poter creare leggi elettorali sempre più omogenee, come richiesto anche dal presidente Mattarella”, ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso. Mentre dal partito del votosubito si fanno sentire Lega e Movimento 5 Stelle. “Io spero soltanto che domani la Consulta ci fornisca una legge per andare a votare il prima possibile, perché se questo Parlamento si mette di nuovo a lavorare su una legge elettorale finiamo nel 2019 non nel 2018” ha detto Luigi Di Maio. Stesso concetto arriva da Salvini.

Ma il presidente del Consiglio Gentiloni ha fatto capire chiaramente che non ritiene affatto il suo un governo a termine con il solo scopo di tirare avanti finché il Parlamento non abbia approvato una nuova legge. Altro punto è quale legge. Il presidente di Fi, Silvio Berlusconi, in un’intervista a La Stampa ha detto la sua. “E’ fondamentale che la nuova legge elettorale consenta la massima corrispondenza fra il voto espresso dai cittadini e la maggioranza parlamentare. Ogni distorsione in senso maggioritario, in uno scenario tripolare come l’attuale, porterebbe al governo una minoranza contro il parere dei due terzi degli elettori”. E ancora: “Ritengo che le preferenze siano il peggior sistema possibile per garantire una effettiva rappresentanza degli elettori. I candidati devono piuttosto essere proposti agli elettori in piccole circoscrizioni, in modo che i cittadini sappiano con chi hanno a che fare e dove cercarli dopo l’elezione”.

Il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio risponde indirettamente di pentastellati: “Si illude chi pensa che la politica potrà fare solo ‘copia e incolla’ della sentenza per andare al voto con quel che resterà dell’Italicum. Il coordinamento tra i sistemi elettorali tra Camera e Senato si renderà necessario per evitare una distonia tra i risultati. E nel coordinamento necessario andrebbe messa anche una legge costituzionale che consenta il voto dei diciottenni al Senato: il voto riservato ai venticinquenni è un’anacronismo del tutto privo di senso che sottrae a 4 milioni e mezzo di italiani il diritto che la Costituzione riconosce alla Camera”. “A chi obietta che ci vorrebbe tempo per la procedura di riforma costituzionale – conclude Pisicchio – ricorderemmo che la riforma dell’art.81, nell’era Monti, è stata fatta in soli sei mesi e non tutti erano a battere le mani in Parlamento. Andrebbe fatta una verifica tra i gruppi politici e, se c’è la condivisione sul tema che tutti dicono di avere, si può procedere velocemente”.

La minoranza del Pd vede di buon occhio il Mattarellum. Il sistema di voto in vigore fino al 2006 e sostituito dal Porcellum. “Il Mattarellum – afferma Roberto Speranza – può essere una base positiva di partenza”. “Dobbiamo trovare i numeri nella discussione politica. Perché è inimmaginabile ricorrere a strumenti come la fiducia. Si usi il Mattarellum come base di partenza poi vedremo nella discussione parlamentare dove si arriva”.

Craxi. Nencini: Con il fascioleghismo nulla a che fare

ALDO ANIASI E BETTINO CRAXI DURANTE UN COMIZIO DEL PARTITO SOCIALISTA IN PIAZZA DUOMO (Mimmo Carulli, MILANO - 1992-04-02) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

“L’opposizione di Salvini a dedicare una via di Milano a Craxi mi riempie di orgoglio. Con il fascioleghismo il socialismo umanitario non ha proprio niente a che fare”. Lo ha detto il segretario del Psi Riccardo Nencini ripondedo alle parole del leghista Salvini che intervenendo a ‘Radio Padania’, ha ribadito la sua contrarietà a questa ipotesi.

“Apprezzo l’apertura di Sala e l’iniziativa assunta da Forza Italia. Io – ha continuato Nencini – sarò a Milano proprio martedì pomeriggio per ricordarlo”.”È tempo che la storia prevalga sulla cronaca per consentire una visione più oggettiva dei fatti e dei protagonisti – ha aggiunto Nencini -. Possiamo discutere di tutto ma solo mettendo in salvo una verità. Craxi fu uno statista a tutto tondo e quell’Italia era la quinta potenza mondiale. Ce lo ha ricordato qualche mese fa De Rita: l’idea che Craxi aveva dell’Italia era quella giusta. Forte innovazione, riforme costituzionali, una sinistra non marxista, libertaria e umanitaria, alleanza tra merito e bisogno. Fummo sconfitti ma avevamo ragione. Non siamo – ha concluso Nencini – ancora a discutere di quelle stesse cose?”

Nel giorno del 17° anniversario della morte del leader socialista Bettino Craxi Nencini aveva affermato che “siccome la storia si rievoca anche attraverso le strade e le piazze, e siccome il riformismo socialista ha reso l’Italia più civile e più libera, un luogo dedicato a Craxi, a Milano, è la cosa giusta da fare”. Nello stesso giorno in cui il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha aperto il dibattito all’ipotesi di dedicare un luogo della città all’ex leader socialista che con Milano aveva un rapporto speciale.

Giuseppe Sala è il primo sindaco di Milano a prendere posizione: “E’ un argomento che ha suscitato tante polemiche. Io sono favorevole a riaprire il dibattito, senza dare un giudizio che è ancora complesso”. “È un argomento che ha suscitato tante polemiche. Io sono favorevole a riaprire il dibattito, senza dare un giudizio che è ancora complesso” ha detto il sindaco. “Milano è pronta o no? Non lo so, bisogna ascoltare la città. Certamente è giusto interrogarsi per capirlo. Quindi ben venga il dibattito”. Dall’avviso di garanzia sono passati 25 anni. Dalla sua morte ad Hammamet per le complicazioni di un diabete 17. Magari è l’ora di iniziarne a discutere seriamente. Giuseppe Sala ne è convinto ma chiede che siano i milanesi ad esprimersi.

A far da sponda al sindaco nella sua apertura su Craxi, la visita ad Hammamet sulla tomba del leader socialista del ministro degli Esteri Angelino Alfano, il primo di un governo di centrosinistra. La visita di Angelino Alfano incassa il plauso di Bobo Craxi il figlio di Bettino: “Il suo è un gesto politico nobile di cui non posso che essergli grato”. L’ex socialista Maurizio Sacconi condivide: “Visita altamente simbolica”. Così come Fabrizio Cicchitto presidente della commissione Esteri e anche lui ex socialista: “Craxi personalità consegnata alla storia”.

Anche il guardasigilli Andrea Orlando è favorevole all’ipoteso lanciata dal sindaco di Milano Giuseppe Sala. Per Orlando Craxi è stata “una figura importante e controversa della sinistra che commise errori ma fu portatrice di grandi innovazioni e che propose un’ipotesi di modernizzazione del Paese”.

“Credo che questa discussione consenta di legare la sua figura non soltanto agli errori, che pure ci furono – ha aggiunto il ministro – ma anche ad un’idea di innovazione che Craxi propose ad un paese che da molto tempo non vedeva un’idea di trasformazione della politica”.

Una commissione sul femminicidio. Priorità per il Psi

femminicidioBasta sfogliare la cronaca dei giornali per capire quanto il femminicidio sia sempre più una piaga insopportabile. La commissione affari costituzionali del Senato propone l’istituzione di una Commissione di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza in genere. Fare in fretta è la parola d’ordine. Ed è con questo spirito che il presidente dei senatori Dem Luigi Zanda al termine della Conferenza dei Capigruppo di Palazzo Madama ha  “chiesto che venissero esaminati con urgenza dall’Aula i seguenti provvedimenti: quello per l’istituzione della commissione contro il femminicidio, quello a tutela dei minori migranti non accompagnati, quello contro il cyberbullismo e quello per lo ius soli”. “Si tratta – ha detto – di provvedimenti di carattere sociale in linea con le Unioni civili, speriamo che il Senato possa dare risposte a breve per queste emergenze”, aggiunge.

“Istituire una commissione d’inchiesta sul ‘femminicidio’ – ha detto Maria Cristina Pisani, portavoce del Psi –  mi sembra un importante passo in avanti rispetto ad un fenomeno allarmante che purtroppo non sembra attenuarsi, come abbiamo visto dai casi di cronaca degli ultimi giorni. Il fatto che sia stata immediatamente calendarizzata dai capigruppo – ha continuato – dimostra grande responsabilità politica da parte dei partiti, a cui va riconosciuta la volontà di contrastare, con gli strumenti costituzionali, una pratica disumana ancora troppo diffusa nel nostro Paese”.

Otto super ricchi guadagnano come 3.6 mld di poveri

soldiOtto super ricchi possiedono quanto la metà più povera del pianeta. Non è un errore di stampa. È proprio così. Il patrimonio delle otto persone più ricche al mondo è uguale a quello messo assieme da 3,6 miliardi di poveri. Lo denuncia Oxfam attraverso il rapporto intitolato ‘Un’economia per il 99%’ e diffuso alla vigilia del Forum economico mondiale di Davos. “Otto miliardari hanno tanta ricchezza quanto 3,6 miliardi di persone – ha spiegato Deborah Hardoon della ong britannica – la metà della del pianeta si divide lo 0,25% della ricchezza mondiale. Sfogliando la lista dei ricchi di Forbes constatiamo che basta contare fino a otto per raggiungere la stessa ricchezza”.

I dati dicono che multinazionali e super ricchi continuano ad alimentare la disuguaglianza, facendo ricorso a pratiche di elusione fiscale, massimizzando i profitti anche a costo di comprimere verso il basso i salari e usando il loro potere per influenzare la politica.

“Noi chiediamo a queste persone di riflettere sul loro impatto attraverso le società che dirigono e i governi con i quali collaborano. E – ha aggiunto Hardoon – chiediamo loro di fare un buon uso di questo potere per creare una società più giusta e più equa”.

Secondo le nuove stime sulla distribuzione della ricchezza globale la metà più povera del pianeta è ancora più povera di quanto calcolato in passato. Lo spostamento di capitali continua inesorabilmente dalle fasce più povere a quelle più ricche. Si tratta di un furto, perché questo è, a discapito di chi ha di meno. E spesso di chi non ha quasi nulla.

Commentando lo studio Oxfam il segretario del PSI Riccardo Nencini, ha commentato: “La ricchezza delle famiglie italiane ammonta a circa 9000 miliardi di euro – immobili e attività finanziarie – e il 10% delle famiglie ne possiede circa il 50%. Già oggi, dunque, esistono patrimoniali ordinarie sugli immobili e sulle attività finanziarie. Hanno scalfito i livelli apicali della grande ricchezza solo in piccola parte – ha sottolineato. L’Italia ha circa 2200 miliardi di debito, oggi i tassi sono a zero, ma nessuno può escludere che possano subire variazioni (negli USA stanno già risalendo). Il debito pubblico ci costerà molto e sarà un dovere ridurlo. Per fronteggiare un debito così alto e per costruire una soglia di maggiore uguaglianza non va esclusa una patrimoniale una tantum sulle grandi ricchezze”- ha concluso Nencini.

Rabbia e scontento per una così grande disuguaglianza fanno già registrare contraccolpi: da più parti analisti e commentatori hanno rilevato che una delle cause della vittoria di Donald Trump in Usa, o della Brexit, sia proprio il crescente divario tra ricchi e poveri. Oxfam chiede anche alle élites economiche presenti a Davos di essere motore trainante di un economia umana. Il tema della 47a edizione del Forum economico mondiale sarà proprio la leadership responsabile.

La fotografia di un ‘gap’ sempre più accentuato è fornita dal nuovo rapporto della ong Oxfam “Un’Economia per il 99%” sulla distribuzione della ricchezza netta in Italia nel 2016, in occasione del World Economic Forum di Davos.

Una rielaborazione basata su dati, modello econometrico e metodologia di stima utilizzati da Credit Suisse riporta i drammatici squilibri distributivi ed eccessi nella concentrazione della ricchezza. Nel 2016 la distribuzione della ricchezza nazionale netta (il cui ammontare complessivo si è attestato, in valori nominali, a 9.973 miliardi di dollari) vedeva il 20% più ricco degli italiani detenere poco più del 69% della ricchezza nazionale, un altro 20% controllare il 17,6% della ricchezza, lasciando al 60% più povero dei appena il 13,3% di ricchezza nazionale.

Risultato il 10% top di tutti i ricchi italiani oltre 7 volte la ricchezza della metà più povera della popolazione. Non solo: la ricchezza dell’1% dei Paperoni italiani (in possesso oggi del 25% di ricchezza nazionale netta) è oltre 30 volte la ricchezza del 30% più povero dei nostri connazionali e 415 volte quella detenuta dal 20% più povero della popolazione italiana. La classifica di Forbes dei primi sette miliardari nazionali (in tutto 151 nella famosa lista) equivaleva alla ricchezza netta detenuta dal 30% più povero della popolazione.

Oxfam ha anche ricostruito e analizzato la distribuzione del surplus di reddito pro capite registrato nel periodo 1988-2011 su scala globale. Quasi il 46% dell’incremento del reddito disponibile pro-capite globale è stato appannaggio del 10% più ricco della popolazione mondiale a fronte di appena il 10% ricevuto dalla metà più povera della popolazione del pianeta. I dati italiani rivelano per il periodo in esame un incremento complessivo del reddito nazionale pari a 220 miliardi di dollari (a parità del valore di acquisto nell’anno di riferimento 2005).

Come per la ricchezza, anche per il reddito disponibile pro-capite nazionale quasi la metà dell’incremento (45%) è fluito verso il top-20% della popolazione, di cui il 29% al top-10%. In particolare, il 10% più ricco della popolazione ha accumulato un incremento di reddito superiore a quello della metà più povera degli italiani. La sperequazione desta ancor più allarme se ci si sofferma sulla quota di incremento del reddito ricevuta nell’arco degli oltre vent’anni in esame dal 10% più povero dei nostri connazionali: un risicato 1% corrispondente ad appena 4 dollari pro-capite all’anno. Lo studio Oxfam sottolinea anche che l’aumento della produttività del lavoro non ha affatto determinato un miglioramento per la fascia più povera della popolazione. Dal 1999 al 2013 (ultimo anno in cui il dato è disponibile) la crescita dei redditi da lavoro salariato (su scala globale e in termini reali) è risultato infatti in netto ritardo sull’aumento della produttività del lavoro.

Un dato che evidenzia come la crescita della produttività e un aumento di output globale non si traducono necessariamente in un incremento proporzionale delle retribuzioni dei lavoratori. Una conferma arriva anche dai dati Eurostat secondo cui i livelli retributivi non solo non ricompensano adeguatamente gli sforzi dei lavoratori, ma risultano sempre più spesso insufficienti a supplire alle necessità dei singoli e delle famiglie. Non ne è esente il continente europeo, pur essendo tra le regioni con i redditi più alti al mondo.

L’Italia, in particolare, con un tasso di occupati a rischio di povertà pari nel 2015 a 11,5% dell’intera forza lavoro nazionale in età compresa fra i 15 e i 64 anni, è sotto di ben due punti percentuali alla media europea (9,5%) stimata nel 2015.

Torna a casa Grillo. Bufera nel movimento

farage-grilloNuova bufera nei 5 Stelle. La tempistica usata e i movimenti improvvisati e impacciati decisi dal vertice, hanno sollevato tra gli iscritti un’ondata di mugugni senza precedenti. La sensazione è quella di una scelta mai davvero condivisa dalla base. Una bufera che va ben al di là del contesto – l’Europa, i liberali di Alde – in cui si è sviluppata investendo in pieno Davide Casaleggio e il suo gruppo di fedelissimi. E facendo andare su tutte le furie Beppe Grillo, costretto quasi a chiedere scusa a Nigel Farage per una scelta che, in fondo, non aveva mai condiviso del tutto. Almeno così dice.  E che lascia, nonostante il ritorno nell’Efdd, il M5S sicuramente più solo a Bruxelles. Ma che soprattutto fa trasparire la pochezza programmatica del Movimento al quale sembrerebbe indifferente appartenere a un gruppo iper europeista o a un altro con posizioni opposte.

Grillo ovviamente smentisce tutto affermando che non Alde non vi è stato nessun contatto. E come al solito attacca informazione e giornalisti. Insomma il solito complotto contro il Movimento: “Smentiamo – scritto sul suo Blogo – le false informazioni che circolano da ieri: le carte fatte circolare non ci appartengono, non abbiamo firmato nessun contratto, si tratta di un elenco di punti comuni e di contrasto. Dopo i risultati della votazione è scoppiato il caso mediatico”.

Il primo a fregarsi le mani e a cantare vittoria è Nigel Farage che ridà fiato alla sua battaglia contro l’euro. “La campagna di Grillo – afferma – per un referendum sull’appartenenza dell’Italia all’euro sta guadagnando terreno. Da molto tempo ammiro il suo lavoro in Italia e gli auguro di avere successo”. Gira così il coltello nella piaga sottolineando il giro di valzer del Movimento.

Marco Affronte, eurodeputato del Movimento  Cinque Stelle, spiega, a Bruxelles, le ragioni che lo hanno portato a  fuoriuscire dal gruppo Efdd per aderire ai Verdi/Ale: Il possibile passaggio dal gruppo  Efdd a quello dell’Alde della delegazione del M5S nel Parlamento  Europeo, poi naufragato, “è stato trattato con una superficialità che  un movimento così grande non può permettersi, ma tutto sommato forse ci si poteva anche passare sopra. Avevo molte cose che bollivano dentro, da tempo”. E sulla multa che Grillo minaccia di voler fare pagare a chi lasci il movimento afferma: Il “foglio” firmato dagli eurodeputati del Movimento Cinque Stelle al momento della nomina, in  cui tra l’altro era prevista una multa salata per chi avesse violato il codice di condotta, legalmente vale “meno” della “carta straccia”.

La validità legale dell’accordo, che prevedrebbe una sanzione da 250mila euro a carico dei trasgressori, era già stata messa in dubbio  da diversi costituzionalisti, dato che i parlamentari europei, al pari di quelli nazionali, non hanno vincolo di mandato.

Banche. Psi, serve una commissione d’inchiesta

banca-soldiDal 31 gennaio inizierà in Senato l’esame del ddl per l’istituzione di una commissione di inchiesta sul settore bancario. Lo ha deciso l’ufficio di presidenza della commissione Finanze del Senato. Il 17 gennaio, riferisce il presidente della Commissione Finanze, Mauro Marino, verrà presentata la relazione finale dell’indagine conoscitiva sul settore bancario e il 25 verrà votata. A Palazzo Madama sono già stati depositati 13 ddl di maggioranza e opposizione che chiedono proprio una commissione di inchiesta sulle banche perciò Marino conta di presentare il 31 “una proposta di sintesi”. Intanto, sempre al Senato, stasera l’aula dovrebbe votare la proposta del Movimento 5 stelle di esaminare con urgenza proprio un ddl sulla commissione di inchiesta. La maggioranza ha già calendarizzato questa iniziativa ma nel caso l’assemblea dovesse chiedere una accelerazione allora l’ufficio di presidenza della commissione Finanze si riconvocherà per anticipare i tempi già fissati.

A ricordare che il Psi ha proposto da tempo una commissione di inchiesta è Riccardo Nencini: “Abbiamo presentato molti mesi fa  – ha affermato il segretario del Psi – il disegno di legge per istituire una commissione d’inchiesta sulle banche. Ecco l’occasione per formarla. Qui e ora. I socialisti naturalmente la voteranno. E siccome lo Stato mette un pacco di soldi per icostituire il capitale di MPS, è bene conoscere quali sono stati i soggetti con importi più significativi che non hanno onorato il loro debito”.

“Molte famiglie – ha detto ancora Nencini – hanno pagato prezzi altissimi. È giusto rendere noti i nomi di chi ha contribuito a creare questa situazione. A giudizio del presidente dell’autority competente Antonello Soro non servirebbe neppure una legge giacché le persone giuridiche coinvolte dal 2011 sarebbero esentate dal segreto dovuto alle normative che regolamentano la privacy. Condivido l’esigenza posta da Patuelli. E se serve cambiare una legge, si sappia che i socialisti sono pronti a presentare le modifiche necessarie. Non è concepibile che, mentre lo stato è costretto, per salvare i risparmiatori onesti, a sborsare miliardi di euro, non si possa sapere chi siano coloro che, prendendo i dati ufficiali di Mps, hanno determinato un terzo circa dell’insolvenza creditizia della banca con finanziamenti singoli superiori ai tre milioni. Soprattutto, se, come trapela, si tratta di gruppi economici di notevole rilievo. Non si può distruggere il sistema bancario e rapinare i piccoli risparmiatori, salvati solo dai soldi di tutti i cittadini, senza conoscere l’identità dei responsabili che, assieme alla dirigenza, ne hanno determinato il crollo. Questo vale per Mps, e per le altre banche che si apprestano a ricevere soldi pubblici. Dunque annuncio che anche i socialisti al Senato presenteranno alla Commissione Finanze un emendamento per rendere pubblica l’identità dei soggetti coinvolti”.

Intanto in Senato comincia il percorso del decreto Salva-risparmio nell’ambito del quale si sta già mettendo a punto un calendario delle audizioni a partire dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Le audizioni proseguiranno nel corso dei prossimi giorni. Dopo Padoan, previsto per giovedì, martedì della prossima settimana sarà la volta dell’Abi e Bankitalia e mercoledì della Consob. L’incardinamento del decreto ci sarà tra oggi e domani. Tra i temi che terranno banco, la proposta del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, il quale chiede di rendere pubblici i nomi dei primi 100 debitori delle banche salvate con soldi pubblici. “L’audizione dell’Abi di martedì – ha spiegato Marino – sarà l’occasione per presentare in modo ufficiale” questa proposta e si comincerà a capire quale potrebbe essere l’emendamento che vada nella direzione auspicata. Se le banche vengono salvate con i soldi pubblici è eticamente giusto che si conoscano i nomi dei principali debitori. Il convincimento espresso dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, dovrebbe essere infatti fatto proprio dal governo. “Penso – aveva spiegato Patuelli in un’intervista – al varo di una norma di legge sia per le banche risolute sia per quelle preventivamente salvate dallo stato”. Quindi il decreto dovrebbe essere modificato e l’esecutivo sta pensando quali correzioni apportare e a inserire una norma ad hoc.

Legge elettorale. Craxi: “Discontinuità dal passato”

Legge elettrale_consulta “Dal dibattito politico interno al Partito democratico non sono giunte grandi indicazioni politiche e analisi convincenti sul negativo voto referendario, che ha costretto alle dimissioni il Governo Renzi”. Lo ha affermato in un nota Bobo Craxi. “Mi pare tuttavia – ha detto ancora – che una svolta’ consapevole degli indirizzi e degli obiettivi di un’azione di Governo non possano che giungere da una reale discontinuità con il recente passato. Il Matarellum che viene riproposto – ha aggiunto – mi sembra un sistema che non tiene conto delle chiare indicazioni di un Paese che vuole pluralismo politico e partecipazione democratica nella scelta dei suoi rappresentanti: quel sistema era figlio di una stagione diversa, che purtroppo, come si è visto, è franata insieme alla seconda Repubblica. Fanno molto gli spiritosi – ha proseguito Craxi – ma il ritorno al proporzionale appare assai più idoneo all’attuale situazione, rispetto alle alternative che si stanno mettendo in campo. Ho fatto appello affinché i socialisti si preparino a una nuova stagione. Attendo, naturalmente, che ai propositi venga dato un seguito positivo: un Psi ‘caudatario’ di un ‘giglio magico’ ormai appassito – ha concluso – non serve a niente ed a nessuno”

Il dossier sulla legge elettorale sarà ripreso dopo la pronuncia della Corte Costituzionale. Lo ha deciso l’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali abbiamo trovando l’accordo di Pd, FI e M5S. A renderlo noto è stato il deputato di FI Francesco Paolo Sisto al termine della riunione. “Dopo un breve dibattito – ha aggiuto – il presidente Andrea Mazziotti ha aggiornato i lavori al 10 gennaio prossimo”.

A sollevare il tema alla riunione dell’ufficio di presidenza della Commissione è stato Stefano Quaranta di Sinistra italiana, che ha sollecitato l’inizio del confronto sulla riforma dell’Italicum. Contrari si sono però dichiarati il capogruppo in Commissione del Pd, Emanuele Fiano, quello di M5s Danilo Toninelli e Francesco Paolo Sisto di Fi. Tutti e tre hanno sostenuto l’inutilità di iniziare la discussione prima della sentenza della Consulta sull’Italicum. Una alleanza che il capogruppo della Lega a Montecitorio Massimiliano Fedriga ha definito inedita e dettata dal desiderio di allungare la legislatura il più possibile. Ma certo è che votare con l’Italicum non è possibile per ovvie ragioni. Una dichiarazione che non è piaciuta ai Cinque Stelle che rispediscono l’accusa al mittente. “È la Lega che fa accordi sottobanco con il Pd, basta leggere le affermazioni di Salvini sul Mattarellum, e non di certo il Movimento Cinque Stelle. Siamo gli unici che hanno sempre affermato, coerentemente, di voler portare immediatamente il Paese alle urne”. ”Ci siamo opposti alla formazione dell’esecutivo Renzi-bis e, se fosse stato possibile, avremmo voluto votare un giorno dopo il secco no degli italiani alla riforma Boschi. Ribadiamo – proseguono i 5 Stelle – che occorre aspettare la sentenza della Consulta sull’Italicum per poi andare subito a votare con la legge che ne verrà fuori, che noi abbiamo chiamato Legalicum, con i dovuti correttivi al Senato”.

Per il senatore del Pd Vannino Chiti “dall’Assemblea nazionale del Pd è venuto un messaggio costruttivo: non è tempo di rese dei conti, blitz, corse isolate in avanti. Dopo il referendum – ha proseguito l’esponente dem – è necessario per il Pd rimettersi in cammino ritrovando la sintonia con i cittadini su lavoro, sviluppo, Sud, giovani, scuola, migranti. C’è un nuovo governo da sostenere con serietà. Non era un’alternativa responsabile ma propaganda la richiesta delle opposizioni di una corsa alle urne. Le elezioni si terranno al massimo fra poco più di un anno, probabilmente entro l’estate. Il governo Gentiloni e il Parlamento devono affrontare subito emergenze come il terremoto e la crisi di alcune banche; preparare l’anniversario dei Trattati di Roma e il G7 di Taormina”.
Ma soprattutto il Parlamento deve approvare due leggi elettorali serie: “Non è immaginabile – ha detto Chiti – andare al voto con la quasi certezza di due maggioranze diverse, forse opposte. Servono due leggi che assicurino rappresentanza, dando ai cittadini il potere di scegliere gli eletti, e che favoriscano la governabilità. È un’illusione pericolosa quella di poter ritornare alla prima fase di vita della Repubblica. La legge Mattarella sarebbe una buona soluzione: in ogni caso è la base di un confronto aperto per un’ampia, necessaria intesa nella maggioranza e con le opposizioni”.

Contrario al Mattarellum è Ncd: “Non credo – ha detto il ministro Alfano – che nell’attuale scenario tripolare il ‘Mattarellum’ sia la legge che funzioni meglio. Ma noi non ci scansiamo dal tema della governabilità: se si vuole procedere si faccia una legge proporzionale, con un premio di maggioranza equilibrato e rispettoso dei canoni di costituzionalità indicati dalla Corte”.

RISIKO SENZA FINE

campidoglioL’assessore alla crescita culturale Luca Bergamo è il nuovo vicesindaco di Roma. La maggioranza M5S in Campidoglio ha condiviso la scelta della sindaca Virginia Raggi di offrire a Bergamo il posto che era di Daniele Frongia, dimessosi dopo le polemiche seguite all’arresto di Raffaele Marra, già capo del Dipartimento del personale.

Intanto il Sindaco mette la mani avanti: “Se mi arriverà un avviso di garanzia? Valuterò”. “Non sono commissariata – ha detto ancora – e mi sento ancora dentro M5S”, ha precisato la sindaca della Capitale all’inizio di un’altra ‘calda giornata’ alla fine della quale potrebbe arrivare la designazione del nuovo vicesindaco. Infatti sulla nomina di Massimo Colomban è arrivata un’altra doccia fredda: Non ha il tempo e la disponibilità per assumere il ruolo di Vice-Sindaco in Roma Capitale. “Come imprenditore e tecnico – ha spiegato- ho infatti assunto il ruolo di ‘assessore alla riorganizzazione delle Partecipate e quindi preferisco completare questo compito, prima di assumere altri impegni gravosi e/o politici”.

Massimo Colomban, attuale assessore alle Partecipate e considerato vicino alla Casaleggio, era il nome sul quale Raggi puntava per colmare il vuoto lasciato da Daniele Frongia, costretto a rassegnare le dimissioni dietro richiesta del direttorio M5S sulla scia dell’arresto di Raffaele Marra. Colomban ha fatto sapere di essere “onorato, ma non sarò vicesindaco”. Insomma la sindaca dopo sei mesi e oltre dal suo insediamento al Campidoglio, si ritrova ancora al punto di partenza. Con le caselle da riempire e una squadra che non ha mai lavorato e pieno regime. Orfana del vice Daniele Frongia e del capo segreteria Salvatore Romeo e alla ricerca di un vice.

Restano poi da assegnare i posti di assessore all’Ambiente e di capo di gabinetto, attualmente ricoperto dalla vice vicaria Virginia Proverbio. Inoltre è vacante il ruolo di capo del Dipartimento Personale (23 mila i dipendenti comunali) dopo l’arresto di Marra per corruzione. Per quest’ultimo si pensa alla dirigente capitolina Gabriella Acerbi. Manca inoltre il capo segreteria al posto di Romeo e a breve si libererà anche il posto del direttore generale di Ama (Stefano Bina scade il 31 dicembre). Infine resta vacante la poltrona di dg di Atac (potrebbe non essere assegnata). Tra le sei e le sette caselle in totale. Senza contare lo spostamento di Renato Marra, fratello di Raffaele, dirigente dei vigili urbani di recente promosso alla Direzione turismo, una nomina al vaglio dell’Authority anticorruzione. Un risiko senza fine per una sindaca osservata speciale.

Intanto il Comune pensa alla neve dotando Roma Capitale di un piano per affrontare ogni emergenza legata a caduta di neve, formazione di ghiaccio e grande freddo con un’ordinanza firmata dalla sindaca.

Campidoglio. Luca Bergamo nuovo vicesindaco

Roma-mafia-CampidoglioL’assessore alla crescita culturale Luca Bergamo è il nuovo vicesindaco di Roma. La maggioranza M5S in Campidoglio ha condiviso la scelta della sindaca Virginia Raggi di offrire a Bergamo il posto che era di Daniele Frongia, dimessosi dopo le polemiche seguite all’arresto di Raffaele Marra, già capo del Dipartimento del personale.

Intanto il Sindaco mette la mani avanti: “Se mi arriverà un avviso di garanzia? Valuterò”. “Non sono commissariata – ha detto ancora – e mi sento ancora dentro M5S”, ha precisato la sindaca della Capitale all’inizio di un’altra ‘calda giornata’ alla fine della quale potrebbe arrivare la designazione del nuovo vicesindaco. Infatti sulla nomina di Massimo Colomban è arrivata un’altra doccia fredda: Non ha il tempo e la disponibilità per assumere il ruolo di Vice-Sindaco in Roma Capitale. “Come imprenditore e tecnico – ha spiegato- ho infatti assunto il ruolo di ‘assessore alla riorganizzazione delle Partecipate e quindi preferisco completare questo compito, prima di assumere altri impegni gravosi e/o politici”.

Massimo Colomban, attuale assessore alle Partecipate e considerato vicino alla Casaleggio, era il nome sul quale Raggi puntava per colmare il vuoto lasciato da Daniele Frongia, costretto a rassegnare le dimissioni dietro richiesta del direttorio M5S sulla scia dell’arresto di Raffaele Marra. Colomban ha fatto sapere di essere “onorato, ma non sarò vicesindaco”. Insomma la sindaca dopo sei mesi e oltre dal suo insediamento al Campidoglio, si ritrova ancora al punto di partenza. Con le caselle da riempire e una squadra che non ha mai lavorato e pieno regime. Orfana del vice Daniele Frongia e del capo segreteria Salvatore Romeo e alla ricerca di un vice.

Restano poi da assegnare i posti di assessore all’Ambiente e di capo di gabinetto, attualmente ricoperto dalla vice vicaria Virginia Proverbio. Inoltre è vacante il ruolo di capo del Dipartimento Personale (23 mila i dipendenti comunali) dopo l’arresto di Marra per corruzione. Per quest’ultimo si pensa alla dirigente capitolina Gabriella Acerbi. Manca inoltre il capo segreteria al posto di Romeo e a breve si libererà anche il posto del direttore generale di Ama (Stefano Bina scade il 31 dicembre). Infine resta vacante la poltrona di dg di Atac (potrebbe non essere assegnata). Tra le sei e le sette caselle in totale. Senza contare lo spostamento di Renato Marra, fratello di Raffaele, dirigente dei vigili urbani di recente promosso alla Direzione turismo, una nomina al vaglio dell’Authority anticorruzione. Un risiko senza fine per una sindaca osservata speciale.

Intanto il Comune pensa alla neve dotando Roma Capitale di un piano per affrontare ogni emergenza legata a caduta di neve, formazione di ghiaccio e grande freddo con un’ordinanza firmata dalla sindaca.