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Ginevra Matiz

L. elettorale, si va avanti. Ma restano le tensioni

Nodi ancora non risolti tra i gruppi che sostengono la legge elettorale, cosa che ha spinto a rinviare il Comitato dei Nove, il gruppo ristretto che prepara i lavori d’Aula non le indicazioni sugli emendamenti. I quattro gruppi che sostengono la legge (Pd, M5s, FI e Lega) non sono ancora in grado di esprimere un parere su tutti gli emendamenti presentati.

Dei 209 emendamenti presentati in AUla, infatti, un congruo numero arriva dai quattro partiti che sostengono il testo. I deputati del Pd hanno presentato 35 emendamenti, M5s 13, mentre Fi e Lega ne hanno depositati solo tre ciascuno. Per quanto riguarda gli altri Gruppi, 33 proposte di modifica giungono da Mdp. 20 da Ap, 17 dal Misto, 16 da Ala-Sc e altrettanti da Si, 15 da Ci, 12 da Des-cd, 9 da Fd, 9 da Direzione Italia, 6 da Alternativa libera e 1 dall’Udc. Il M5s vuole l’introduzione delle preferenze e del voto disgiunto. Soluzione osteggiata da Pd e Forza Italia. Al momento sono in corso riunioni per arrivare a un’intesa. Per quanto le votazioni segrete sugli emendamento dovrebbero essere un centinaio, più o meno la metà del totale.

Nel corso del pomeriggio l’aula della Camera, con una unica votazione e a scrutinio segreto, ha respinto le tre questioni pregiudiziali presentate da Ap, Mdp, centristi di Ci-Des. Il patto Pd-Fi-M5s-Lega supera quindi il primo voto dello scrutinio non palese. I sì alle pregiudiziali sono stati 182, i no 310, un astenuto. “Nelle pregiudiziali – ha detto il capogruppo dem Ettore Rosato all’assemblea del Pd alla Camera – ci sono stati 100 voti in meno rispetto alla sommatoria dei 4 gruppi, vi ricordo cosa accadde quando furono 101…” con riferimento all’impallinamento di Prodi quando era candidato alla presidenza della Repubblica. “Sono sicuro – ha aggiunto – che saranno importanti i primi voti, noi abbiamo la responsabilità di tenere duro fino in fondo”. “In questo momento quelli più in difficoltà a spiegare le ragioni dell’accordo sulla legge elettorale sono i Cinque stelle. Pongono due questioni: preferenze nel listino e voto disgiunto”. “In commissione i Cinque stelle hanno votato contro i loro emendamenti approvando il testo base”, sottolinea. Il testo da approvare in Aula “è solo quello uscito dalla commissione, con le modifiche condivise”. E conclude: “O i 4 partiti votano compatti sulla riforma elettorale o il Pd tornerà alla sua proposta, il Rosatellum”. Parole a cui Renzi aggiunge: “Non è la nostra legge ma noi serviamo le istituzioni. Adesso è sovrano il Parlamento. Se passerà, bene. Se qualcuno si tirerà indietro, gli italiani avranno visto la serietà del Pd che ha risposto all’appello del Capo dello Stato”.

E mentre il Pd si dice disponibile al voto finale sulla riforma elettorale già lunedì, accogliendo una richiesta arrivata da M5S i pentastellati in una nota affermano che “anche in Aula cercheremo in tutti i modi di ottenere nuovi miglioramenti, come il voto disgiunto, le preferenze e i correttivi di governabilità. Non sappiamo se ce la faremo perché non dipende solo da noi”. Ma poi servirà l’ok del blog. Infatti il testo di legge che uscirà dal voto degli emendamenti dovrà essere ratificato dagli iscritti M5s con una nuova consultazione online che si terrà prima del voto finale del provvedimento (che dovrebbe essere previsto lunedì), nei giorni di sabato e domenica. Ma Grillo si dice sicuro. La rete non gli ha mai fatto scherzi.  “Il Movimento – afferma l’ex comico genovese – vuole la legge elettorale e il voto. Gli iscritti saranno chiamati a ratificare il testo finale: questo è il nostro metodo!”.

Ma il tema di fondo resta la durata del governo. Le elezioni a settembre per molti sono un errore. Tra questi il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda: “Il Paese ora ha bisogno che vengano completate le riforme che si faccia una Finanziaria seria e che si metta in ordine la situazione banche, che è molto complessa. Poi serve una legge elettorale che non ci porti indietro nel tempo, quando c’era chi aveva diritto di veto”. Ma anche il Pd ha i suoi mal di pancia. Renzi dice che le elezioni saranno nel 2018. Una rassicurazione che non tranquillizza gli orlandiani. Tocci, Mucchetti e Chiti, sottolineano fonti parlamentari, avrebbero minacciato l’uscita dal Partito democratico qualora il Pd volesse insistere sul sistema tedesco (che di tedesco ha molto poco ndr) e sulla necessità di andare alle urne. I tre senatori sono tra i 31 ad aver firmato nei giorni scorsi un documento in cui si ribadivano le perplessità sul tipo di legge elettorale e soprattutto sull’eventualità di larghe intese con Berlusconi.

PAURA DI GENERE

parita-di-genereArriva in Aula alla Camera il testo nella nuova versione messa a punto dalla Commissione. Un’aula desolatamente vuota. Pochissimi i deputati presenti. Solo 29 gli iscritti a parlare. I lavori scivolano velocemente. La discussione generale proseguirà mercoledì dalle 13.30. Prima di passare agli emendamenti dovranno essere esaminate le tre pregiudiziali di costituzionalità che sono state presentate da alcuni gruppi parlamentari. Il termine ultimo per la presentazione delle proposte di modifica è scaduto martedì alle 17: secondo quanto riferiscono fonti parlamentari, in tutto gli emendamenti dovrebbero essere circa un centinaio. Sono state presentate tre questioni pregiudiziali, di cui una a firma Ap, che saranno votate domani prima dell’avvio delle votazioni sul testo della riforma.

L’obiettivo di Pd, FI, M5S e Lega, le 4 forze politiche che hanno raggiunto l’intesa sulla riforma elettorale, è di licenziare il provvedimento giovedì o al massimo nella giornata di venerdì. Tra le proposte di modifica dei 5 Stelle anche la richiesta di reintrodurre le preferenze nelle liste circoscrizionali e quella di prevedere la possibilità del voto disgiunto.

Da più parti si sottolinea la necessità che l’accordo regga fino all’ultimo. Altrimenti tutti pronti alla mani libere. Questa la posizione comune di Pd, 5 Stelle e Forza Italia.

Per ora l’accordo “regge” dice Ettore Rosato che continua: “Comunque è indispensabile che regga fino all’ultimo: si va avanti solo se tutte e quattro le forze votano a favore, altrimenti ognuno per la sua strada”. “Sono convinto che la legge elettorale – dice confermando l’intenzione di forzare i tempi – o la facciamo entro luglio o mai più”. Da Forza Italia il capogruppo alla Camera Renato Brunetta, afferma che “tutto procede come previsto”. “Questo accordo istituzionale quadripartito – aggiunge – è una grande occasione per avere una legge elettorale condivisa. Il testo che è uscito dalla Commissione deve essere confermato in Aula. Se succedessero cose strane o diverse, evidentemente cadrebbe l’accordo, e a questo punto non si farebbe più alcuna legge elettorale e si andrebbe a votare, alla scadenza naturale della legislatura, con le due leggi elettorali venute fuori dalle altrettante sentenze della Corte costituzionale”.

Uno dei punti centrali della nuova legge elettorale è la parità di genere. “Se salta la rappresentanza di genere, magari approfittando del voto segreto, per noi la legge e morta” dice Ettore Rosato, capogruppo Pd alla Camera. E Pia Locatelli, presidente del gruppo del Psi a Montecitorio, intervenendo in Aula nella discussione generale, aggiunge: “Si fanno sempre più consistenti le voci secondo le quali sugli emendamenti della legge elettorale che riguardano la parità di genere verrebbe richiesto il voto a scrutinio segreto. Ancora una volta i colleghi deputati hanno paura di affermare chiaramente che sono contrari a liste paritarie e preferiscono nascondersi dietro l’anonimato. E’ chiaro – continua – che in questo modo alcuni (quanti?) deputati uomini, che sono la maggioranza, voteranno contro: un seggio in più per una donna, infatti, è inevitabilmente un seggio in meno per un uomo. Certo per ammetterlo ci vuole coraggio, e alcuni uomini, per fortuna non tutti, evidentemente preferiscono il segreto dell’urna a una sfida aperta che forse li vedrebbe perdenti. Questo Parlamento sempre più femminile evidentemente fa troppa paura”.

Enrico Rossi, di Mdp, è intervenuto sulla necessità di riunificazione della sinistra, affermando che dovrebbero farvi parte “quei socialisti che hanno deciso di non seguire Riccardo Nencini”. Parole ha cui risponde Maria Cristina Pisani, portavoce del PSI: “Lo dico chiaro a Enrico Rossi che, memore delle sue radici comuniste, pensa ancora di sezionare i socialisti in buoni e cattivi: il PSI ha scelto la sua linea al congresso due mesi fa. Il nostro partito decide democraticamente, i singoli, invece, decidono per se. Immagino già come andrà a finire. Verrà scelto un tizio dal passato socialista e gli verrà messo in testa il cappello di capitano. Tanti auguri.”

Sulla possibilità di un voto in autunno Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani commenta: “Non è un caso che nessuna delle diciassette elezioni per la Camera e il Senato della nostra storia repubblicana si sia tenuta in autunno, ma tutte in primavera. Svolgere una campagna elettorale in piena estate è sembrata, evidentemente, un’ipotesi sconsiderata che nessun Presidente della Repubblica in 70 anni si è assunto la grave responsabilità di prendere in considerazione nell’esercizio del suo potere di scioglimento anticipato delle Camere”. Magi parla “di manipolazioni partitiche” di “una iattura da ogni punto di vista, anche per le leggi in discussione che sarebbero sacrificate alla voglia di urne dei partiti: riforme fondamentali per l’affermazione dei diritti, dal biotestamento allo ius soli, alla cannabis legale. Se il Presidente Mattarella acconsentisse, sarebbe quindi una decisione grave e senza precedenti, per questo – conclude Magi – intendiamo rivolgerci a lui come supremo garante della Costituzione, perché siano tutelati i diritti politici dei cittadini e la tenuta democratica delle nostre istituzioni”. E anche l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano boccia la legge che si sta profilando e la possibilità di un voto anticipato: “Vedremo i risultati di questa grande intesa di 4 leader di partito che agiscono solo calcolando le proprie convenienze…”.

Legge elettorale. Arriva il testo che cestina il Rosatellum

Riforma-legge-elettoraleArriva in serata il testo dell’emendamento del relatore, Emanuele Fiano (Pd), con cui si ‘cestina’ il Rosatellum e si opta per il sistema tedesco. L’emendamento è frutto dell’accordo raggiunto tra Pd, M5S e FI. Lo ha detto lo stesso Fiano in ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera. “Per mettere uno stop ai ricatti dei piccoli” ha detto Renzi parlando dell’accordo sulla legge elettorale. Parole che il leader di Ap Angelino Alfano respinge con forza: “Assistiamo divertiti – scrive in un post su Facebook – a queste dichiarazioni sul potere di ricatto e di veto dei piccoli partiti. Incredibile. Fin qui i governi li ha fatti cadere solo il Pd, peccato fossero i propri. Letta, Renzi e adesso vedremo se indurrà anche Gentiloni alle dimissioni oppure lo sfiducerà. In tutti e tre i casi, il segretario del Pd è sempre lo stesso”. “Piccoli partiti? Diffidare dei grandi. Questa chiamasi instabilità ma – caro Pd – tu chiamale, se vuoi, “elezioni”.

Il presidente del Pd Matteo Orfini aggiunge: “Cambiare la legge elettorale, e abbiamo deciso di tentare di farlo secondo il modello tedesco, comporta un po’ di tempo, ma con un accordo molto largo sarà possibile approvarla a luglio. Non abbiamo legato questo automaticamente a elezioni anticipate. La scelta di quando votare è del presidente della Repubblica e che noi dobbiamo discutere col presidente del Consiglio”. I centristi sempre sul piede di guerra. “Rispondo – afferma Maurizio Lupi – al segretario del Pd, Matteo Renzi: nessuno ha paura della democrazia e delle elezioni che prima o poi arrivano. Noi temiamo che, per una legittima voglia di competizione elettorale, si cerchi di mettere sotto i piedi l’interesse concreto del Paese”E aggiunge: “Ci sono scadenze molto importanti all’orizzonte, entro il 27 settembre dobbiamo presentare la nota aggiornamento di bilancio, entro il 15 ottobre dobbiamo dare all’Europa la legge di stabilità ed entro il 22 va data al Parlamento. Tutte queste cose vogliono dire una cosa precisa: si vuole far aumentare l’Iva di 2-3 punti oppure no?”.

Anche all’interno del Pd non tutti la pensano allo stesso modo. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, nel corso di una conferenza stampa alla Camera afferma che con una legge elettorale sul modello tedesco “il Paese rischia l’ingovernabilità dopo il voto”. Orlando definisce “innaturale” un eventuale “coalizione con la destra” di Berlusconi, “non perché si debba demonizzare il dialogo tra forze politiche, ma perché per rispondere alla crisi” che investe il Paese “servono proposte programmatiche omogenee”. Per Orlando vi è la necessità di “dare corso a quanto prevede lo statuto del partito, a quelle regole che permettono il referendum tra gli iscritti. Il tema della coalizione di governo è un tema che dovrà coinvolgere tutto il partito”. “Noi – aggiunge Orlando – consideriamo la nostra battaglia nel Pd tutt’uno con la ricostruzione del centrosinistra. Rivolgiamo un appello per costruire la colazione a tutte le forze che si richiamano al centrosinistra. Chiediamo a tutti coloro che condividono questa impostazione di unire le nostre voci. Da tempo ascoltiamo Giuliano Pisapia, ma ci sono anche altre forze e soggetti. Noi abbiamo costruito il Pd per costruire il centrosinistra, non per distruggerlo”.

Ginevra Matiz

Legge elettorale. Accordo a tre sul sistema tedesco

grillo berlusconi renziSta crescendo il gradimento sul sistema tedesco, o presunto tale. Con particolare attenzione verso questo modello elettorale dei 5 Stelle e di Forza Italia. Ma sale anche le tensione nella maggioranza e nel Pd. In serata si svolgerà la direzione del Partito Democratico. Ma la minoranza, né l’area di Andrea Orlando né quella di Michele Emiliano, entreranno nella segreteria del Pd che oggi Matteo Renzi annuncerà in direzione. Renzi ha sempre detto di essere per il Mattarellum. Ma la prospettiva di un accordo sembra allettarlo. Poco importa se i propri alleati che insieme al Pd hanno sostenuto il governo sono di un altro parere. Come Alfano, che sulla legge elettorale ha attaccato frontalmente Renzi. “In questo momento così delicato – ha detto a margine di una conferenza alla Farnesina – non si vota per la legge elettorale, ma si vota lo scioglimento delle Camere e io non capisco l’impazienza del Pd di portare l’Italia al voto tre o quattro mesi prima in piena legge di stabilità”. “Noi siamo anche pronti – ha aggiunto – a prendere in considerazione questa legge, ma non come mercanzia per portare il Paese alle urne in piena legge di stabilità”. E ancora: “Non abbiamo posto la questione della soglia, ma una questione di principio sulla legge elettorale, perché ci uniremo ad altri e supereremo la soglia del 5%”.

Adottando un sistema elettorale si dovrebbe anche vedere i risultati che sta producendo lì ove è in vigore. E in Germania la grosse koalition è una realtà delle ultime legislature. Una riedizione con quel sistema da sarebbe quasi una certezza. Chi parla di un accordo verso un sistema condiviso e giusto è Silvio Berlusconi per quale un governo di grande intese nato su un modello proporzionale è il modo perfetto per tornare a dire la sua. Continua a suonare strano l’approccio procedurale. L’accordo si stia profilando vede protagonisti il Pd e l’opposizione. Anzi le opposizioni. E contrai la maggior parte degli alleati di governo. Renato Brunetta al termine dell’incontro con la delegazione del Pd afferma che l’intesa tra il Pd e Forza Italia non riguarda solo i contenuti ma anche i tempi di approvazione, con l’approdo nell’aula della Camera il 5 giugno e il sì del Senato “entro la prima settimana di luglio”. All’incontro, ha riferito Brunetta, erano presenti anche il capogruppo di Fi in Senato, Paolo Romani, Roberto Occhiuto, nonché i capigruppo Dem Ettore Rosato e Luigi Zanda e il relatore Emanuele Fiano. “L’incontro con il Pd è andato bene – ha detto Brunetta ai cronisti – abbiamo esaminato i punti nodali della legge elettorale, e in particolare i nostri emendamenti al modello Rosato, convenendo con loro che dopo la presentazione di un maxi-emendamento domani da parte del relatore Fiano faremo una valutazione complessiva”. In ogni caso Fi si impegna ad approvare definitivamente la legge “presto, in tempi ristretti”. A questo punto per Brunetta “la data delle elezioni è legata a quella dell’iter parlamentare della legge elettorale, ma per noi può andare bene anche il 24 settembre”.

Gli orladiani hanno definito l’ipotesi di votare in autunno un “salto bel buio” con il rischio di ricorrere “all’esercizio provvisorio di bilancio che alimenterebbe spinte ad attacchi di speculazione finanziaria, colpendo finanze pubbliche, imprese e cittadini”. “E’ opportuno – continuano – che la Direzione nazionale, prima di assumere sulla legge elettorale decisioni impegnative per tutti, ascolti le valutazioni dei gruppi Pd di Camera e Senato”. Lo si legge nel documento dei 31 senatori orlandiani presentato al Senato da Vannino Chiti. I 31 senatori nel documento confermano il sostegno a Gentiloni: “Il recente esame positivo da parte della Commissione Europea dei contenuti della cosiddetta manovrina”, e la “raccomandazione a consolidare l’azione di risanamento finanziario e di sostegno alla crescita” è ulteriore motivo “per continuare nel sostegno leale verso l’azione del Governo Gentiloni”. Un Governo, come ha detto il presidente del consiglio, che intende mantenere suoi impegni. “Ribadisco – ha detto – Gentiloni – che il governo si augura un’intesa sulla legge elettorale, ma che non abbiamo un ruolo da protagonisti. Confermo che il governo è nella pienezza dei suoi poteri e ha degli impegni che intende mantenere”. E il presidente del Senato Pietro Grasso ha aggiunto: “Noto un rallentamento invece che un’accelerazione”. “Qualcuno aveva detto che si andava in Aula ala Camera il 5 giugno e invece adesso vedo che dovrebbe andarci il 12 quindi vedo che un rallentamento c’è stato.

Duro il commento del deputato del Pd Massimo Mucchetti, presidente della Commissione Industria del Senato, che commentando sul suo blog le trattative in corso ha parlato di un “pasticcio in salsa tricolore”. Secondo Mucchetti i “furbetti del quartierino della politica italiana” “nulla imparano dal modello tedesco qual è nella realtà, ma lo citano – riducendolo a mero aggettivo – per nobilitare pasticci in salsa tricolore”. “Ora si qualifica come aderente al modello tedesco una legge elettorale che di quella formula non ha nulla se non la soglia del 5%”. Secondo il senatore del Pd “il fatto che su una simile, bislacca soluzione possano convergere Renzi, Grillo, Berlusconi e Salvini non rende vero quel che vero non è. Il Pd aveva scelto un Mattarellum rivisitato. Non era il massimo, ma poteva andare perché avrebbe garantito una migliore rappresentatività senza troppo intaccare la governabilità. Renzi ha cambiato idea, senza ascoltare mai i gruppi parlamentari che, forse, una qualche esperienza l’avranno pur maturata. E l’ha cambiata per avere le elezioni anticipate prima che il governo Gentiloni possa proporre al Parlamento la legge di bilancio 2018”. Infine, per l’ex vicedirettore del Corriere: “Lo scioglimento delle Camere è responsabilità del Presidente della Repubblica. Non è una decisione che possa essere presa in camera caritatis da Renzi e Gentiloni, come sostiene il capogruppo Pd alla Camera. Il Quirinale non può non tenere conto dell’orientamento dei principali partiti. Ma al tempo stesso potrebbe anche considerare i rischi finanziari ai quali esporrebbe il Paese anticipando la fine della legislatura senza adeguate misure sul bilancio dello Stato per il 2018”.

MANOVRE IN CORSO

APERTURA-MontecitorioGiornata di incontri sulla legge elettorale. Si cerca l’intesa sui cui trovare una convergenza più ampia possibile. Sul tavolo diverse ipotesi tra cui scegliere tra cui quella che si ispira al sistema tedesco. Ma al momento in commissione si lavora sul Rosatellum. Il testo che prende ispirazione dal Mattarellum. Il segretario del Psi Riccardo Nencini ha oggi incontrato al Nazareno il segretario del Pd Matteo Renzi per discutere di legge elettorale. “Un lungo incontro – ha detto – amichevole e proficuo, dove si è parlato di legge elettorale e del futuro dell’Italia e dell’Europa all’indomani del vertice di Taormina. Abbiamo valutato assieme la proposta di legge elettorale sul tavolo condividendo il criterio del massimo coinvolgimento di tutte le forze politiche. Con auspicabili modifiche, calata nella realtà italiana favorisce coalizioni coese, il modo migliore per presentarsi ai cittadini” ha aggiunto Nencini al termine dell’incontro.

Il Pd si è incontrato anche con il Movimento 5 Stelle. Un incontro inedito. Durato circa 20 minuti. Per il M5s hanno partecipato Roberto Fico, Danilo Toninelli e Vito Crimi. Per il Pd Ettore Rosato, Luigi Zanda e Emanuele Fiano. Il M5S ha confermato la preferenza per il sistema tedesco, come già annunciato da Grillo. A fine incontro bocche cucite. Ma poi i 5 Stelle in una nota scrivono: “Abbiamo consegnato la nostra proposta di legge elettorale, così come votata dagli iscritti del Movimento 5 Stelle. Il nostro obiettivo è quello di evitare che i partiti partoriscano l’ennesima legge incostituzionale, dopo il Porcellum e l’Italicum. Adesso chiediamo a tutte le altre forze di assumersi le loro responsabilità davanti ai cittadini. Se lo faranno seriamente, in breve tempo, potremo finalmente dare al paese, dopo quasi dodici anni, una legge elettorale rispettosa della Costituzione”.

Poi è stata la volta di Mdp. Sale intanto la tensione tra Renzi e Alfano con Alternativa popolare che teme ormai in dirittura di arrivo l’accordo sul proporzionale alla tedesca tra Dem e Fi.  Nel pomeriggio un incontro sulla legge elettorale tra vertici del Pd e quelli di Alternativa Popolare non ha fatto superare le distanze tra i due partiti, tanto da far dire al capogruppo di Ap, Maurizio Lupi, che “le posizioni sono distanti”. Lupi riferisce dell’avvenuto incontro tra Matteo Renzi e Angelino Alfano, assieme alle rispettive delegazioni, durante la registrazione di Porta a Porta. Tra i nodi irrisolti la soglia di sbarramento del 5 per cento, che invece Ap vorrebbe far passare al 3.

“Quella sulla soglia si sbarramento è stata la prima domanda che abbiamo fatto a Renzi quando oggi pomeriggio lo abbiamo incontrato con Alfano e D’Alia”,riferisce ancora Lupi che ha spiegato: “1.250.000 voti presi da Ap alle elezioni con la legge elettorale che vogliono andrebbero” persi, ovvero “1.250.000 cittadini non avrebbero il diritto di cittadinanza in Parlamento con lo sbarramento al 5%”, inoltre, “la legge elettorale va fatta con l’opposizione ma prima si deve dialogare all’interno della maggioranza. Con Renzi però le posizioni sono distanti. Domani ci sarà la direzione del Pd e giovedì la direzione nazionale di Ap, vedremo, ma non vado col piattino in mano da nessuno”, ha concluso Lupi.

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Martedì invece l’incontro tra Pd e la delegazione di Forza Italia con Brunetta che ha già sottolineato come ”il modello tedesco proposto da Berlusconi sembra trovare il massimo consenso. Aspettiamo la direzione del Partito democratico e poi da mercoledì o giovedì si inizierà a votare in Commissione Affari costituzionali alla Camera e la nuova legge elettorale inizierà a prendere forma, con la trasformazione del Rosatellum proposto dal Pd, nel modello cosiddetto tedesco”. Ok al sistema tedesco arriva anche dal presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio: “Sono un proporzionalista da sempre – ha detto – da quando andava di moda essere ultramaggioritaristi. Attenzione, però: il tedesco andrebbe preso tutto insieme, compresa la clausola della sfiducia costruttiva”. Insomma per Pisicchio a prendere pezzi a piacere si può rischiare un risultato deludente.

Altro punto è la durata della legislatura. Grillo ha oggi sparato che si può votare il 10 settembre. Una data scelta per non far maturare la pensione ai parlamentari, non facendo raggiungere la fatidica soglia del 15 settembre? Forse. Un’alta motivazione politica. Tra l’altro sbagliata perché comunque i parlamentari resterebbero in carica fino al giorno in cui si insedia il nuovo Parlamento e in genere servono due settimane. È comunque un dato di fatto che anche il Pd è stuzzicato dall’idea di abbreviare la legislatura. Certo l’idea di votare quando si sta per votare la legge di bilancio è un pericoloso azzardo. Non approvare la manovra significherebbe andare all’esercizio provvisorio. Commenta Cicchitto: “Coloro che propongono come data il 24 settembre (o prima n.d.r.) facendo riferimento all’analoga scadenza tedesca dimenticano il ciclo particolare che in Germania – liste elettorali comprese – la campagna elettorale formale è in atto da mesi. In Italia dovrebbe essere presentata a metà agosto e la campagna elettorale svolgersi in uno spazio fra agosto e settembre: follia pura funzionale solo al disegno del M5S per scalzare il sistema”.

Ginevra Matiz

ABBASSO IL QUORUM

legge-elettorale

I socialisti hanno presentato i propri emendamenti al testo all’esame della commissione Affari Costituzionali del Senato. “Abbassare il quorum dal 5 al 3%, sia alla Camera che al Senato, inserire la parità di genere nelle candidature dei collegi maggioritari e nelle capolisture nella parte riguardante il proporzionale”. Afferma Pia Localtelli illustrando il contenuto di alcuni di essi. “Sulla parità di genere – ha aggiunto – non possiamo accettare passi indietro. In questa legislatura siamo riusciti ad avere un Parlamento con il 30% di donne, mi auguro che nella prossima questa percentuale salirà almeno al 40%”. Un quorum troppo alto rischia infatti di privare milioni di elettori del diritto ad essere rappresentati in parlamento. Soprattutto in uno scenario politico fluido come quello italiano. Un Paese in cui le anomalie sono spesso una caratteristica. E l’anomalia è che mentre si parla di rappresentanza e di partecipazione si alzano spesso barriere che invece la limitano.

E mentre continua il clima di scontro che fa sembrare ancora lunga la strada per trovare una legge elettorale condivisa, da una parte Renzi spinge per fare in fretta ma dall’altra il capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali Emanuele Fiano chiede uno slittamento del voto sugli emendamenti da lunedì 29 maggio a mercoledì 31. “Una cosa incredibile – commenta il capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana Montecitorio Giulio Marcon – prima si fa di tutto per mandare in Aula la legge il prima possibile, poi però concretamente ne rallenta l’iter in commissione”. “Il rinvio – continua Marcon – serve al Pd per fare la sua direzione il 30 prossimo e decidere se mettersi d’accordo o no con Berlusconi”. Intanto in agenda sono previsti una serie di incontri. Lunedì, alla vigilia della direzione del Pd, i vertici Dem incontreranno gli altri partiti per discutere di legge elettorale. Incontro a cui il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato ha invitato il Movimento 5 stelle.

Se fino a martedì, quando si riunirà la direzione Dem, non sarà emersa una maggioranza alternativa, probabilmente il segretario proporrà di andare avanti con il Rosatellum. Ma non è esclusa la virata verso il sistema tedesco, che raccoglie sempre più consensi. Non solo Fi e Mdp ma anche M5s sembra preferire il tedesco al Rosatellum. A dire no al sistema tedesco è Andrea Orlando avversario di Renzi nella corsa alla primarie. Il motivo del no è semplice: “Il sistema tedesco ci condannerebbe alle larghe intese che possono essere una necessità ma non devono diventare una scelta”. “Io penso – aggiunge – che occorra fare delle coalizioni, che occorra tornare ad un sistema di coalizioni dove ci si mette insieme perché si condivide un programma e non per fare una maggioranza, così si fa un governo e ci si dividono i ministri”. “Io sono per un premio di maggioranza – ha spiegato Orlando -, il testo base presentato alla Camera da Rosato è una traccia dalla quale si può partire”.

All’attacco, come al solito, i 5 Stelle che con Di Maio affermano che si sta “facendo di tutto per escludere il M5s dalle prossime elezioni con una legge elettorale che consenta a chi perderà di continuare a detenere il potere, e questo non è giusto”. “Siamo disponibili – continua Di Maio – a fare una seria legge elettorale con gli altri partiti”. E ancora: “Non possono escluderci dalla formazione di una legge elettorale e dalla possibilità di vincere le prossime elezioni e governare”. Una disponibilità che per il memento è solo a parole visto che ogni proposta, ma anche ogni invito a sedersi a un tavolo, è stata respinta dai Cinquestelle.

“Per la nuova legge elettorale – commenta Maurizio Martina, vicesegretario del Partito Democratico al videoforum di Repubblica – noi lavoriamo per raggiungere un’intesa il più larga possibile. Siamo consapevoli che lo spazio di lavoro è molto stretto e delicato e che non sarà facile trovare un punto di equilibrio capace di tenere dentro tutti. Il nostro orizzonte, a prescindere da quale sarà il modello di legge, è un nuovo centrosinistra, perché contano i programmi e le idee sulle scelte fondamentali per il Paese”. Ma è anche vero che senza i numeri i programmi e le idee non possono essere realizzate. Una legge elettorale che non garantisce un vincitore è un rischio troppo alto per il nostro paese. E sui tempi Martina spiega: “Per ora, entro la pausa estiva mettiamo la parola fine alla riforma della legge elettorale. Qualsiasi ragionamento si faccia dopo”. “Questo governo può comunque arrivare a fine legislatura, come sta dimostrando con scelte importanti”, sottolinea il ministro dell’Agricoltura.

Le grandi intese preoccupano anche il Dem Gianni Cuperlo per il quale un’altra “stagione di larghe intese potrebbe condannare il Pd all’implosione. Ma soprattutto non avrebbe la forza di aggredire le riforme che servono per portare l’Italia fuori dalla crisi peggiore della sua storia recente”. Secondo Cuperlo un accordo Pd-Forza Italia sul sistema elettorale tedesco, puntando al proporzionale, “sarebbe uno strappo profondo” che potrebbe “rompere il partito perché si segherebbe una delle sue radici e può offrire ai Cinque Stelle, e non solo, l’argomento principe di una campagna elettorale costruita attorno al grande inganno di un governo di larghe intese nella prossima legislatura”.

 

L. elettorale, torna lo spettro del patto del Nazareno

Italicum, al via l'esame in commissione alla CameraFinalmente si parte. Il testo base è arrivato e il primo voto è stato espresso dai senatori della commissione Affari costituzionali. A favore del Rosatellum hanno votato Pd, Ala, Lega, Svp, Democrazia solidale, contraria nel merito ma disponibile a contribuire all’avvio dell’iter. Contrari Fi, Si, Mdp, Cinquestelle e Alternativa libera. Assente Ap, astenuti Direzione Italia, Civici innovatori, Per l’Italia e Fratelli d’Italia.

La proposta del Pd prevede cinquanta per cento di seggi assegnati su base maggioritaria e cinquanta per cento su base proporzionale, con sbarramento al 5 per cento. Ma non passa molto dal voto che già cambiano gli scenari con l’ingresso nel dibattito di un sistema ispirato al modello tedesco. Non voci di corridoio ma le parole dello stesso relatore Emanuele Fiano, del Pd, che parlando con i giornalisti afferma: “Siamo disponibili al dialogo. Vediamo su quali punti concentrare questo dialogo”. Conferma quindi la disponibilità, come chiesto da Forza Italia e Silvio Berlusconi in persona, di arrivare a un sistema elettorale molto simile a quello tedesco. Tanto che Cuperlo torna a parlare di patto del Nazareno. Sulla legge elettorale, afferma, si dovrebbe “ricercare un accordo più ampio della sola maggioranza che sostiene il governo che tenga insieme i due principi fondamentali che servono al Paese: la governabilità e la rappresentanza”. “Un eventuale nuovo patto del Nazareno – aggiunge – metterebbe in discussione alcuni dei principi su cui il Pd è sorto – a partire dal maggioritario – e costringerebbe l’evoluzione del quadro politico verso ciò che a parole tutti vogliono negare: una prospettiva di larghe intese e un governo che non sia espressione di una parte”.

Cauto Mazziotti. Il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Andrea Mazziotti, invita infatti alla prudenza. “Aspettiamo, si parla di trattative in corso e bisogna vedere su cosa si baseranno”. “Se si arriva a un consenso più ampio” rispetto alle forze politiche che oggi hanno approvato il ‘Rosatellum’ come testo base, “allora è una cosa positiva, anche se le trattative sono al di fuori della commissione. E’ chiaro che se dovesse cambiare qualcosa in modo esplicito si ragionerà su cosa fare in commissione, per ora le trattative sono esterne. Intanto è stato compiuto un atto formale, con l’adozione del testo base. E se ci fosse un’intesa più ampia, poi si tratterà di vedere l’ampiezza di questa intesa – sottolinea Mazziotti – e capire se ci saranno emendamenti su singole e piccole modifiche o se ci saranno emendamenti” che modificano di molto il testo attuale.

Come detto, Forza Italia ha votato contro il testo base sulla legge elettorale. Francesco Paolo Sisto, capogruppo FI in commissione Affari costituzionali spiega: “Non solo perché contiene elementi maggioritari a cui il partito di Silvio Berlusconi è contrario, ma anche perché secondo gli azzurri il modello elettorale targato Pd presenta serissimi rischi di incostituzionalità”. E poi aggiunge: “Presenteremo emendamenti per ‘proporzionalizzare’ il testo”, ovvero per “introdurre elementi che rendano questo sistema il più proporzionale possibile. Vedremo, se son rose fioriranno”.

Parole a cui si aggiungono quelle dell’esponente del Pd Andrea Marcucci, che in una intervista ad Affari Italiani afferma: “L’offerta di Berlusconi è un punto di partenza, vedremo nei prossimi giorni il comportamento di Forza Italia. Sosteniamo con forza e convinzione il governo Gentiloni ma la possibilità di votare in autunno non è una bestemmia”. Insomma si aggiungono nuovi elementi al dibattito sul voto a ottobre.

Legge elettorale, le “fibrillazioni” sul voto

Commissioni-Camera-SenatoFibrillazioni. La parola ritrae il clima che si sta creando attorno alla legge elettorale e la tira fuori il ministro per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro che cerca di rimettere un po’ di ordine. “C’è una proposta di testo base depositata in commissione, il dibattito fra le forze politiche è in corso ed è stata fissata una data per l’inizio della discussione nell’Aula della Camera. Questi sono i punti fermi e a questo mi atterrei”. “Manterrei una certa distanza nel valutare quanto accade, guardando con distacco alle fibrillazioni di giornata”.

Ettore Rosato, capogruppo Pd alla Camera in una intervista alla Stampa torna a parlare di voto anticipato in accordo con Forza Italia in cambio della disponibilità su un sistema elettorale tedesco. “Il voto anticipato non è certo un tabù – dice – può essere l’epilogo naturale di una legge fatta con attenzione, ma anche senza perdere più tempo, prima dell’estate. Consentire a un nuovo governo di fare la legge di bilancio, impostando il suo mandato nei prossimi cinque anni sarebbe più logico”. Sulla proposta di Berlusconi dice: “Ascoltiamo con interesse, mi auguro ci sia una vera volontà di fare insieme la legge elettorale”. Insomma un Pd che evidentemente ancora non ha deciso su quale modello di legge puntare. “A me la proposta del Mattarellum corretto convince molto. Non oso sperare che ne abbiano tenuto conto ma era uno dei suggerimenti che mi ero permesso di dare quando ho incontrato sia Renzi sia lo stesso ministro Delrio” afferma il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino.

A gettare acqua sul fuoco anche il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio: “La legge elettorale non è una merce di scambio. Il Pd non chiede elezioni anticipate e quindi non c’è nessuno scambio da fare. Io credo che dobbiamo concentrarci tutti insieme per dare al paese una legge elettorale che consenta governabilità e centralità dei problemi del cittadino e non delle correnti dei partiti”. “Per questo il Partito Democratico ha fatto una proposta chiara che era quella di ritornare al Mattarellum – aggiunge Delrio -. Però è chiaro che la legge elettorale si fa tutti insieme, le riforme che servono a tutti si fanno insieme”. Domani, al termine della seduta pomeridiana dell’Aula, ci sarà, la riunione del gruppo Pd alla Camera sulla legge elettorale per fare il punto all’interno del partito democratico.

I socialisti apprezzano l’impianto della proposta del nuovo relatore. “La proposta di legge elettorale – precisa Nencini – presentata potrà essere migliorata ma ha il merito di favorire la costituzione di coalizioni che si presentino agli italiani chiedendo il consenso per governare senza accordi preventivi con pezzi dello schieramento alternativo. Per questo motivo va messa in campo un’Alleanza Riformista allargata ai movimenti civici. In molte città al voto quest’alleanza c’è già” Nencini conclude: “Non avrebbe alcun senso giocare nei municipi in un modo e sul piano nazionale in un altro. Non siamo la Juventus. Non abbiamo la panchina lunga”.

Mette le mani avanti invece l’alleato di governo Alfano che avverte: “Il Pd sembra che stia facendo alleanze fuori dalla maggioranza, quindi riteniamo di avere le mani libere sulla legge elettorale. Aspettiamo che gli atti arrivino in Parlamento prima di giudicare; abbiamo una proposta, presenteremo emendamenti. La scorsa settimana è cominciata con ipotesi di accordo Pd-Verdini-Salvini, proseguita con un’intesa Renzi-Berlusconi. Oggi capogruppo PD alla Camera si dice pronto a votare subito. Siamo estranei a questo dibattito”.

PERCORSO CONDIVISO

camera-deputati-montecitorio-olycom“I socialisti condividono l’impianto del testo base sulla legge elettorale, presentato dal relatore Fiano, che rende praticabile la strada di una coalizione riformista. E’ un testo che ricalca in buona parte la nostra proposta per un sistema elettorale maggioritario, indispensabile per consentire ad elettori ed elettrici di scegliere chi li rappresenterà in Parlamento. Ci convince anche la parte riguardante il proporzionale con liste con pochi nomi che consentono un rapporto più stretto con il territorio”. La ha affermato Pia Locatelli capogruppo Psi alla Camera commentato la proposta di legge elettorale depositata in commissione affari Costituzionali al Senato. Si tratta di un Mattarellum rivisto, con la metà dei deputati eletti in collegi uninominali e l’altra metà con metodo proporzionale. E Renzi chiede di sbrigarsi ad approvarlo. Il testo è stato depositato dal nuovo relatore, il Dem Emanuele Fiano, nominato dal presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, Andrea Mazziotti, dopo lo stop al suo testo base proprio da parte del Pd. La nuova proposta favorisce le coalizioni: il capogruppo Dem Ettore Rosato ne ha ipotizzata una che ricalca l’attuale maggioranza di Governo, da Ap a Mdp, suscitando la contrarietà di Giuliano Pisapia. Il dibattito attraversa un po’ tutti i partiti, ad esclusione di M5s, sicuro di correre da solo e contrario ai collegi uninominali maggioritari.

Matteo Renzi, ha chiesto di rispettare il termine di approdo in aula il 29 maggio. “Per favore, non perdete altro tempo”, ha detto un po’ provocatoriamente, visto che il congresso del Pd aveva frenato la discussione sulla legge elettorale.  Molto critico Bersani: “Questa proposta non c’entra un bel nulla con il Mattarellum. Qui c’è una scheda sola, non due. Qui si allude – ha sottolineato l’ex leader del Pd – non certo alla coalizione ma piuttosto a confuse accozzaglie a fini elettorali fra forze che il giorno dopo riprendono la loro strada (guardare la scheda per credere). Qui peraltro non si garantisce la governabilità, si lede la rappresentanza e si abbonda nei nominati. Insomma, siamo di nuovo all’eccezionalismo italico, siamo all’ennesima e pasticciata invenzione dell’ultima ora”.

Cautela da parte del presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio. “Abbiamo dichiarato la nostra disponibilità a discutere e migliorare l’impianto proposto dal Pd, tuttavia vorremmo raccomandare la necessaria cautela per evitare la quinta legge elettorale finita male in ventiquattro anni”. Forza Italia con Renato Brunetta chiede di condividere il percorso perché “occorre che la legge elettorale sia di tutti, non di un partito di maggioranza relativa, ma che sia la legge elettorale di tutti o della più ampia condivisione. Per questo noi rivolgiamo un appello al Pd, perché torni a ragionare assieme a tutti gli altri gruppi in Parlamento, in Commissione Affari costituzionali, senza forzature, senza imposizioni né di calendario, né di contenuti. La legge elettorale deve essere di tutti, con la più ampia condivisione, e chiediamo al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di vigilare su questo”.

LA SCHEDA 

303 deputati eletti in collegi uninominali maggioritari, altrettanti eletti con metodo proporzionale in circa 80-100 circoscrizioni con in liste bloccate di due-quattro nomi. Questa l’architettura della proposta del Pd sulla legge elettorale: è il Rosatellum, dal nome del capogruppo Ettore Rosato. La proposta Pd è molto diversa dal sistema tedesco, cui inizialmente era stata accostata. Appartiene a quei sistemi che hanno una netta separazione tra parte maggioritaria e parte proporzionale.

Il mix di proporzionale e maggioritario del Rosatellum riguarda 606 seggi della Camera su 630. Restano immutati, e quindi fuori dal meccanismo, i 12 seggi esteri (solo proporzionale) e i 12 seggi di Trentino Alto Adige e la Valle d’Aosta (solo collegi uninominali). Nella parte proporzionale Il Rosatellum prevede i listini bloccati, senza voto di preferenza. La Corte Costituzionale bocciando il Porcellum nel 2004 aveva affermato che le liste bloccate sono ammissibili solo se sono corte, perché in tal caso permettono la conoscibilità dei candidati. Di qui la scelta della proposta Pd di limitare a due-quattro i nomi. Il numero esiguo dei candidati in lista ha come conseguenza che circoscrizioni del Rosatellum sono più piccole e più numerose delle 23 del Mattarellum: saranno tra le 80 e le 100 con una popolazione di circa 600.000 abitanti.

Nella proposta del Pd si prevede una delega al governo a disegnarle. L’altro aspetto che accentua la separazione tra maggioritario e proporzionale, è l’assenza dello scorporo, che invece era presente nel Mattarellum: questo meccanismo toglieva (scorporava) ai partiti che vincevano nei collegi una parte dei voti proporzionali, così da favorire i partiti più piccoli, che raramente riescono a vincere in un collegio. Nel Rosatellum il proporzionale è puro: nessuna compensazione verso chi non è abbastanza grande da vincere in un collegio uninominale. Anche nella soglia di sbarramento non ci sono occhi di riguardo per i piccoli: il Rosatellum la prevede al 5% su base nazionale, mentre nel Mattarellum era al 4% e nell’Italicum al 3%.

La scheda che riceverà l’elettore sarà unica, in questo uguale alla scheda tedesca: sulla sinistra si dovrà barrare il nome dei candidato del collegio uninominale e sulla destra apporre una croce sul simbolo del partito per la parte proporzionale. (Ansa)

COALIZIONE RIFORMISTA

Votazioni-Urna-4Si apre una nuova fase di incertezza e contrapposizione sulla legge elettorale: il testo base presentato dal relatore Andrea Mazziotti è stato ritirato vista la contrarietà del Pd e di parte della maggioranza. Il nuovo relatore della legge elettorale Emanuele Fiano che ha preso il posto di Mazziotti, presenterà il nuovo testo base stasera al termine dei lavori dell’Aula. Lo ha detto lo stesso Fiano in ufficio di presidenza della Commissione Affari costituzionali. Mentre i tempi dell’iter parlamentare saranno decisi domani pomeriggio in una nuova riunione dell’Ufficio di presidenza. Ma è probabile che a questo punto si allungheranno i tempi di approvazione della legge elettorale, sia per ragioni procedurali, sia per le contrapposizioni politiche.

Mazziotti aveva proposto un testo minimalista che estendeva l’Italicum dalla Camera al Senato: un proporzionale seppur con premio alla lista che supera il 40%. Il Pd invece punta ad un sistema più maggioritario, in particolare ad un Mattarellum rivisto, con il 50% dei deputati eletti in collegi uninominali e 50% con metodo proporzionale. Una sistema elettorale su cui si esprime con favore il segretario del Psi Riccardo Nencini: “Prende corpo finalmente l’idea di una coalizione riformista. Una legge elettorale a prevalenza maggioritaria è indispensabile per dare un governo stabile all’Italia e per consentire agli elettori di scegliersi i loro rappresentanti. Per questo non abbiamo condiviso il testo Mazziotti che va in un’altra direzione”. Il Partito socialista ha infatti di recente presentato una proposta per un sistema elettorale ispirato al Mattarellum.

Il capogruppo del Pd, Ettore Rosato, a Rainews 24, parlando della legge elettorale ha detto che di immaginare di “che alla Camera avremo una larga maggioranza e abbiamo la convinzione di costruire un consenso anche al Senato”. Quanto al proporzionale del testo del relatore, afferma: “Non mi concentro sulle polemiche, si sapeva che noi non volevamo il proporzionale, abbiamo proposto il Mattarellum. Chi presenta un testo prettamente proporzionale ha fatto il suo lavoro, non contestiamo nulla, ma noi il proporzionale non lo vogliamo. Ci sono molti partiti che vogliono il proporzionale, da M5s a Ap a Mdp, non è che il relatore abbia fatto uno sforzo di fantasia”. “La legge elettorale proposta dal Pd, dice ancora Ettore Rosato prevede il 50 per cento di collegi uninominali e il 50 per cento di recupero proporzionale e “disegna una coalizione di centrosinistra ‘soft'” che è “logico costruire partendo dall’attuale esperienza di governo: con Mdp e anche Alfano, perché no”.