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Ginevra Matiz

ABBASSO IL QUORUM

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I socialisti hanno presentato i propri emendamenti al testo all’esame della commissione Affari Costituzionali del Senato. “Abbassare il quorum dal 5 al 3%, sia alla Camera che al Senato, inserire la parità di genere nelle candidature dei collegi maggioritari e nelle capolisture nella parte riguardante il proporzionale”. Afferma Pia Localtelli illustrando il contenuto di alcuni di essi. “Sulla parità di genere – ha aggiunto – non possiamo accettare passi indietro. In questa legislatura siamo riusciti ad avere un Parlamento con il 30% di donne, mi auguro che nella prossima questa percentuale salirà almeno al 40%”. Un quorum troppo alto rischia infatti di privare milioni di elettori del diritto ad essere rappresentati in parlamento. Soprattutto in uno scenario politico fluido come quello italiano. Un Paese in cui le anomalie sono spesso una caratteristica. E l’anomalia è che mentre si parla di rappresentanza e di partecipazione si alzano spesso barriere che invece la limitano.

E mentre continua il clima di scontro che fa sembrare ancora lunga la strada per trovare una legge elettorale condivisa, da una parte Renzi spinge per fare in fretta ma dall’altra il capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali Emanuele Fiano chiede uno slittamento del voto sugli emendamenti da lunedì 29 maggio a mercoledì 31. “Una cosa incredibile – commenta il capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana Montecitorio Giulio Marcon – prima si fa di tutto per mandare in Aula la legge il prima possibile, poi però concretamente ne rallenta l’iter in commissione”. “Il rinvio – continua Marcon – serve al Pd per fare la sua direzione il 30 prossimo e decidere se mettersi d’accordo o no con Berlusconi”. Intanto in agenda sono previsti una serie di incontri. Lunedì, alla vigilia della direzione del Pd, i vertici Dem incontreranno gli altri partiti per discutere di legge elettorale. Incontro a cui il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato ha invitato il Movimento 5 stelle.

Se fino a martedì, quando si riunirà la direzione Dem, non sarà emersa una maggioranza alternativa, probabilmente il segretario proporrà di andare avanti con il Rosatellum. Ma non è esclusa la virata verso il sistema tedesco, che raccoglie sempre più consensi. Non solo Fi e Mdp ma anche M5s sembra preferire il tedesco al Rosatellum. A dire no al sistema tedesco è Andrea Orlando avversario di Renzi nella corsa alla primarie. Il motivo del no è semplice: “Il sistema tedesco ci condannerebbe alle larghe intese che possono essere una necessità ma non devono diventare una scelta”. “Io penso – aggiunge – che occorra fare delle coalizioni, che occorra tornare ad un sistema di coalizioni dove ci si mette insieme perché si condivide un programma e non per fare una maggioranza, così si fa un governo e ci si dividono i ministri”. “Io sono per un premio di maggioranza – ha spiegato Orlando -, il testo base presentato alla Camera da Rosato è una traccia dalla quale si può partire”.

All’attacco, come al solito, i 5 Stelle che con Di Maio affermano che si sta “facendo di tutto per escludere il M5s dalle prossime elezioni con una legge elettorale che consenta a chi perderà di continuare a detenere il potere, e questo non è giusto”. “Siamo disponibili – continua Di Maio – a fare una seria legge elettorale con gli altri partiti”. E ancora: “Non possono escluderci dalla formazione di una legge elettorale e dalla possibilità di vincere le prossime elezioni e governare”. Una disponibilità che per il memento è solo a parole visto che ogni proposta, ma anche ogni invito a sedersi a un tavolo, è stata respinta dai Cinquestelle.

“Per la nuova legge elettorale – commenta Maurizio Martina, vicesegretario del Partito Democratico al videoforum di Repubblica – noi lavoriamo per raggiungere un’intesa il più larga possibile. Siamo consapevoli che lo spazio di lavoro è molto stretto e delicato e che non sarà facile trovare un punto di equilibrio capace di tenere dentro tutti. Il nostro orizzonte, a prescindere da quale sarà il modello di legge, è un nuovo centrosinistra, perché contano i programmi e le idee sulle scelte fondamentali per il Paese”. Ma è anche vero che senza i numeri i programmi e le idee non possono essere realizzate. Una legge elettorale che non garantisce un vincitore è un rischio troppo alto per il nostro paese. E sui tempi Martina spiega: “Per ora, entro la pausa estiva mettiamo la parola fine alla riforma della legge elettorale. Qualsiasi ragionamento si faccia dopo”. “Questo governo può comunque arrivare a fine legislatura, come sta dimostrando con scelte importanti”, sottolinea il ministro dell’Agricoltura.

Le grandi intese preoccupano anche il Dem Gianni Cuperlo per il quale un’altra “stagione di larghe intese potrebbe condannare il Pd all’implosione. Ma soprattutto non avrebbe la forza di aggredire le riforme che servono per portare l’Italia fuori dalla crisi peggiore della sua storia recente”. Secondo Cuperlo un accordo Pd-Forza Italia sul sistema elettorale tedesco, puntando al proporzionale, “sarebbe uno strappo profondo” che potrebbe “rompere il partito perché si segherebbe una delle sue radici e può offrire ai Cinque Stelle, e non solo, l’argomento principe di una campagna elettorale costruita attorno al grande inganno di un governo di larghe intese nella prossima legislatura”.

 

L. elettorale, torna lo spettro del patto del Nazareno

Italicum, al via l'esame in commissione alla CameraFinalmente si parte. Il testo base è arrivato e il primo voto è stato espresso dai senatori della commissione Affari costituzionali. A favore del Rosatellum hanno votato Pd, Ala, Lega, Svp, Democrazia solidale, contraria nel merito ma disponibile a contribuire all’avvio dell’iter. Contrari Fi, Si, Mdp, Cinquestelle e Alternativa libera. Assente Ap, astenuti Direzione Italia, Civici innovatori, Per l’Italia e Fratelli d’Italia.

La proposta del Pd prevede cinquanta per cento di seggi assegnati su base maggioritaria e cinquanta per cento su base proporzionale, con sbarramento al 5 per cento. Ma non passa molto dal voto che già cambiano gli scenari con l’ingresso nel dibattito di un sistema ispirato al modello tedesco. Non voci di corridoio ma le parole dello stesso relatore Emanuele Fiano, del Pd, che parlando con i giornalisti afferma: “Siamo disponibili al dialogo. Vediamo su quali punti concentrare questo dialogo”. Conferma quindi la disponibilità, come chiesto da Forza Italia e Silvio Berlusconi in persona, di arrivare a un sistema elettorale molto simile a quello tedesco. Tanto che Cuperlo torna a parlare di patto del Nazareno. Sulla legge elettorale, afferma, si dovrebbe “ricercare un accordo più ampio della sola maggioranza che sostiene il governo che tenga insieme i due principi fondamentali che servono al Paese: la governabilità e la rappresentanza”. “Un eventuale nuovo patto del Nazareno – aggiunge – metterebbe in discussione alcuni dei principi su cui il Pd è sorto – a partire dal maggioritario – e costringerebbe l’evoluzione del quadro politico verso ciò che a parole tutti vogliono negare: una prospettiva di larghe intese e un governo che non sia espressione di una parte”.

Cauto Mazziotti. Il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Andrea Mazziotti, invita infatti alla prudenza. “Aspettiamo, si parla di trattative in corso e bisogna vedere su cosa si baseranno”. “Se si arriva a un consenso più ampio” rispetto alle forze politiche che oggi hanno approvato il ‘Rosatellum’ come testo base, “allora è una cosa positiva, anche se le trattative sono al di fuori della commissione. E’ chiaro che se dovesse cambiare qualcosa in modo esplicito si ragionerà su cosa fare in commissione, per ora le trattative sono esterne. Intanto è stato compiuto un atto formale, con l’adozione del testo base. E se ci fosse un’intesa più ampia, poi si tratterà di vedere l’ampiezza di questa intesa – sottolinea Mazziotti – e capire se ci saranno emendamenti su singole e piccole modifiche o se ci saranno emendamenti” che modificano di molto il testo attuale.

Come detto, Forza Italia ha votato contro il testo base sulla legge elettorale. Francesco Paolo Sisto, capogruppo FI in commissione Affari costituzionali spiega: “Non solo perché contiene elementi maggioritari a cui il partito di Silvio Berlusconi è contrario, ma anche perché secondo gli azzurri il modello elettorale targato Pd presenta serissimi rischi di incostituzionalità”. E poi aggiunge: “Presenteremo emendamenti per ‘proporzionalizzare’ il testo”, ovvero per “introdurre elementi che rendano questo sistema il più proporzionale possibile. Vedremo, se son rose fioriranno”.

Parole a cui si aggiungono quelle dell’esponente del Pd Andrea Marcucci, che in una intervista ad Affari Italiani afferma: “L’offerta di Berlusconi è un punto di partenza, vedremo nei prossimi giorni il comportamento di Forza Italia. Sosteniamo con forza e convinzione il governo Gentiloni ma la possibilità di votare in autunno non è una bestemmia”. Insomma si aggiungono nuovi elementi al dibattito sul voto a ottobre.

Legge elettorale, le “fibrillazioni” sul voto

Commissioni-Camera-SenatoFibrillazioni. La parola ritrae il clima che si sta creando attorno alla legge elettorale e la tira fuori il ministro per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro che cerca di rimettere un po’ di ordine. “C’è una proposta di testo base depositata in commissione, il dibattito fra le forze politiche è in corso ed è stata fissata una data per l’inizio della discussione nell’Aula della Camera. Questi sono i punti fermi e a questo mi atterrei”. “Manterrei una certa distanza nel valutare quanto accade, guardando con distacco alle fibrillazioni di giornata”.

Ettore Rosato, capogruppo Pd alla Camera in una intervista alla Stampa torna a parlare di voto anticipato in accordo con Forza Italia in cambio della disponibilità su un sistema elettorale tedesco. “Il voto anticipato non è certo un tabù – dice – può essere l’epilogo naturale di una legge fatta con attenzione, ma anche senza perdere più tempo, prima dell’estate. Consentire a un nuovo governo di fare la legge di bilancio, impostando il suo mandato nei prossimi cinque anni sarebbe più logico”. Sulla proposta di Berlusconi dice: “Ascoltiamo con interesse, mi auguro ci sia una vera volontà di fare insieme la legge elettorale”. Insomma un Pd che evidentemente ancora non ha deciso su quale modello di legge puntare. “A me la proposta del Mattarellum corretto convince molto. Non oso sperare che ne abbiano tenuto conto ma era uno dei suggerimenti che mi ero permesso di dare quando ho incontrato sia Renzi sia lo stesso ministro Delrio” afferma il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino.

A gettare acqua sul fuoco anche il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio: “La legge elettorale non è una merce di scambio. Il Pd non chiede elezioni anticipate e quindi non c’è nessuno scambio da fare. Io credo che dobbiamo concentrarci tutti insieme per dare al paese una legge elettorale che consenta governabilità e centralità dei problemi del cittadino e non delle correnti dei partiti”. “Per questo il Partito Democratico ha fatto una proposta chiara che era quella di ritornare al Mattarellum – aggiunge Delrio -. Però è chiaro che la legge elettorale si fa tutti insieme, le riforme che servono a tutti si fanno insieme”. Domani, al termine della seduta pomeridiana dell’Aula, ci sarà, la riunione del gruppo Pd alla Camera sulla legge elettorale per fare il punto all’interno del partito democratico.

I socialisti apprezzano l’impianto della proposta del nuovo relatore. “La proposta di legge elettorale – precisa Nencini – presentata potrà essere migliorata ma ha il merito di favorire la costituzione di coalizioni che si presentino agli italiani chiedendo il consenso per governare senza accordi preventivi con pezzi dello schieramento alternativo. Per questo motivo va messa in campo un’Alleanza Riformista allargata ai movimenti civici. In molte città al voto quest’alleanza c’è già” Nencini conclude: “Non avrebbe alcun senso giocare nei municipi in un modo e sul piano nazionale in un altro. Non siamo la Juventus. Non abbiamo la panchina lunga”.

Mette le mani avanti invece l’alleato di governo Alfano che avverte: “Il Pd sembra che stia facendo alleanze fuori dalla maggioranza, quindi riteniamo di avere le mani libere sulla legge elettorale. Aspettiamo che gli atti arrivino in Parlamento prima di giudicare; abbiamo una proposta, presenteremo emendamenti. La scorsa settimana è cominciata con ipotesi di accordo Pd-Verdini-Salvini, proseguita con un’intesa Renzi-Berlusconi. Oggi capogruppo PD alla Camera si dice pronto a votare subito. Siamo estranei a questo dibattito”.

PERCORSO CONDIVISO

camera-deputati-montecitorio-olycom“I socialisti condividono l’impianto del testo base sulla legge elettorale, presentato dal relatore Fiano, che rende praticabile la strada di una coalizione riformista. E’ un testo che ricalca in buona parte la nostra proposta per un sistema elettorale maggioritario, indispensabile per consentire ad elettori ed elettrici di scegliere chi li rappresenterà in Parlamento. Ci convince anche la parte riguardante il proporzionale con liste con pochi nomi che consentono un rapporto più stretto con il territorio”. La ha affermato Pia Locatelli capogruppo Psi alla Camera commentato la proposta di legge elettorale depositata in commissione affari Costituzionali al Senato. Si tratta di un Mattarellum rivisto, con la metà dei deputati eletti in collegi uninominali e l’altra metà con metodo proporzionale. E Renzi chiede di sbrigarsi ad approvarlo. Il testo è stato depositato dal nuovo relatore, il Dem Emanuele Fiano, nominato dal presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, Andrea Mazziotti, dopo lo stop al suo testo base proprio da parte del Pd. La nuova proposta favorisce le coalizioni: il capogruppo Dem Ettore Rosato ne ha ipotizzata una che ricalca l’attuale maggioranza di Governo, da Ap a Mdp, suscitando la contrarietà di Giuliano Pisapia. Il dibattito attraversa un po’ tutti i partiti, ad esclusione di M5s, sicuro di correre da solo e contrario ai collegi uninominali maggioritari.

Matteo Renzi, ha chiesto di rispettare il termine di approdo in aula il 29 maggio. “Per favore, non perdete altro tempo”, ha detto un po’ provocatoriamente, visto che il congresso del Pd aveva frenato la discussione sulla legge elettorale.  Molto critico Bersani: “Questa proposta non c’entra un bel nulla con il Mattarellum. Qui c’è una scheda sola, non due. Qui si allude – ha sottolineato l’ex leader del Pd – non certo alla coalizione ma piuttosto a confuse accozzaglie a fini elettorali fra forze che il giorno dopo riprendono la loro strada (guardare la scheda per credere). Qui peraltro non si garantisce la governabilità, si lede la rappresentanza e si abbonda nei nominati. Insomma, siamo di nuovo all’eccezionalismo italico, siamo all’ennesima e pasticciata invenzione dell’ultima ora”.

Cautela da parte del presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio. “Abbiamo dichiarato la nostra disponibilità a discutere e migliorare l’impianto proposto dal Pd, tuttavia vorremmo raccomandare la necessaria cautela per evitare la quinta legge elettorale finita male in ventiquattro anni”. Forza Italia con Renato Brunetta chiede di condividere il percorso perché “occorre che la legge elettorale sia di tutti, non di un partito di maggioranza relativa, ma che sia la legge elettorale di tutti o della più ampia condivisione. Per questo noi rivolgiamo un appello al Pd, perché torni a ragionare assieme a tutti gli altri gruppi in Parlamento, in Commissione Affari costituzionali, senza forzature, senza imposizioni né di calendario, né di contenuti. La legge elettorale deve essere di tutti, con la più ampia condivisione, e chiediamo al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di vigilare su questo”.

LA SCHEDA 

303 deputati eletti in collegi uninominali maggioritari, altrettanti eletti con metodo proporzionale in circa 80-100 circoscrizioni con in liste bloccate di due-quattro nomi. Questa l’architettura della proposta del Pd sulla legge elettorale: è il Rosatellum, dal nome del capogruppo Ettore Rosato. La proposta Pd è molto diversa dal sistema tedesco, cui inizialmente era stata accostata. Appartiene a quei sistemi che hanno una netta separazione tra parte maggioritaria e parte proporzionale.

Il mix di proporzionale e maggioritario del Rosatellum riguarda 606 seggi della Camera su 630. Restano immutati, e quindi fuori dal meccanismo, i 12 seggi esteri (solo proporzionale) e i 12 seggi di Trentino Alto Adige e la Valle d’Aosta (solo collegi uninominali). Nella parte proporzionale Il Rosatellum prevede i listini bloccati, senza voto di preferenza. La Corte Costituzionale bocciando il Porcellum nel 2004 aveva affermato che le liste bloccate sono ammissibili solo se sono corte, perché in tal caso permettono la conoscibilità dei candidati. Di qui la scelta della proposta Pd di limitare a due-quattro i nomi. Il numero esiguo dei candidati in lista ha come conseguenza che circoscrizioni del Rosatellum sono più piccole e più numerose delle 23 del Mattarellum: saranno tra le 80 e le 100 con una popolazione di circa 600.000 abitanti.

Nella proposta del Pd si prevede una delega al governo a disegnarle. L’altro aspetto che accentua la separazione tra maggioritario e proporzionale, è l’assenza dello scorporo, che invece era presente nel Mattarellum: questo meccanismo toglieva (scorporava) ai partiti che vincevano nei collegi una parte dei voti proporzionali, così da favorire i partiti più piccoli, che raramente riescono a vincere in un collegio. Nel Rosatellum il proporzionale è puro: nessuna compensazione verso chi non è abbastanza grande da vincere in un collegio uninominale. Anche nella soglia di sbarramento non ci sono occhi di riguardo per i piccoli: il Rosatellum la prevede al 5% su base nazionale, mentre nel Mattarellum era al 4% e nell’Italicum al 3%.

La scheda che riceverà l’elettore sarà unica, in questo uguale alla scheda tedesca: sulla sinistra si dovrà barrare il nome dei candidato del collegio uninominale e sulla destra apporre una croce sul simbolo del partito per la parte proporzionale. (Ansa)

COALIZIONE RIFORMISTA

Votazioni-Urna-4Si apre una nuova fase di incertezza e contrapposizione sulla legge elettorale: il testo base presentato dal relatore Andrea Mazziotti è stato ritirato vista la contrarietà del Pd e di parte della maggioranza. Il nuovo relatore della legge elettorale Emanuele Fiano che ha preso il posto di Mazziotti, presenterà il nuovo testo base stasera al termine dei lavori dell’Aula. Lo ha detto lo stesso Fiano in ufficio di presidenza della Commissione Affari costituzionali. Mentre i tempi dell’iter parlamentare saranno decisi domani pomeriggio in una nuova riunione dell’Ufficio di presidenza. Ma è probabile che a questo punto si allungheranno i tempi di approvazione della legge elettorale, sia per ragioni procedurali, sia per le contrapposizioni politiche.

Mazziotti aveva proposto un testo minimalista che estendeva l’Italicum dalla Camera al Senato: un proporzionale seppur con premio alla lista che supera il 40%. Il Pd invece punta ad un sistema più maggioritario, in particolare ad un Mattarellum rivisto, con il 50% dei deputati eletti in collegi uninominali e 50% con metodo proporzionale. Una sistema elettorale su cui si esprime con favore il segretario del Psi Riccardo Nencini: “Prende corpo finalmente l’idea di una coalizione riformista. Una legge elettorale a prevalenza maggioritaria è indispensabile per dare un governo stabile all’Italia e per consentire agli elettori di scegliersi i loro rappresentanti. Per questo non abbiamo condiviso il testo Mazziotti che va in un’altra direzione”. Il Partito socialista ha infatti di recente presentato una proposta per un sistema elettorale ispirato al Mattarellum.

Il capogruppo del Pd, Ettore Rosato, a Rainews 24, parlando della legge elettorale ha detto che di immaginare di “che alla Camera avremo una larga maggioranza e abbiamo la convinzione di costruire un consenso anche al Senato”. Quanto al proporzionale del testo del relatore, afferma: “Non mi concentro sulle polemiche, si sapeva che noi non volevamo il proporzionale, abbiamo proposto il Mattarellum. Chi presenta un testo prettamente proporzionale ha fatto il suo lavoro, non contestiamo nulla, ma noi il proporzionale non lo vogliamo. Ci sono molti partiti che vogliono il proporzionale, da M5s a Ap a Mdp, non è che il relatore abbia fatto uno sforzo di fantasia”. “La legge elettorale proposta dal Pd, dice ancora Ettore Rosato prevede il 50 per cento di collegi uninominali e il 50 per cento di recupero proporzionale e “disegna una coalizione di centrosinistra ‘soft'” che è “logico costruire partendo dall’attuale esperienza di governo: con Mdp e anche Alfano, perché no”.

TUTTO DA RIFARE

italicumleggeLa maggioranza si spacca sull’Italicum bis. Il testo base sulla legge elettorale, presentato giovedì scorso dal relatore, Andrea Mazziotti, non piace al Partito democratico che lo boccia senza appello. Il segretario Renzi commenta: “Noi abbiamo oggi in discussione alla Camera la legge elettorale, spero che il Pd possa convincere gli altri partiti ad andare verso il ‘mattarellum’, se non al 75% almeno al 50%, come da proposta avanzata dal Pd. Speriamo ci siano i numeri”. Neanche al Psi piace il testo avanzato della Commissione Affari Costituzionali: “I Socialisti – afferma Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera – non possono sostenere il testo base per la riforma delle legge elettorale così come è stato presentato in Commissione Affari Costituzionali dal relatore Mazziotti. A suo tempo – ha aggiunto – avevamo espresso le nostre critiche di fondo all’Italicum e più recentemente avevamo presentato delle nostre proposte. Oggi confermiamo dunque la distanza dal testo di riforma perché riteniamo che non garantisca sufficientemente il diritto di rappresentanza e il rapporto tra eletti ed elettori”.

Il testo invece piace ad Alternativa popolare, che in commissione Affari costituzionali voterà a favore. L’Italicum bis a questo punto ha pochissime chance di sopravvivere: assieme al Pd, infatti, voteranno contro anche la Lega, i verdiniani, i fittiani e le minoranze linguistiche. Un insieme di gruppi che, in commissione, detengono la maggioranza. A favore, invece, si esprimeranno sicuramente Forza Italia, Alternativa popolare, M5S.

Sinistra italiana e Mdp sono contrarie ai capilista bloccati, contenuti nel testo base, vedono però con favore la soglia di sbarramento al 3%, ma hanno duramente criticato la linea del Pd, definita “arrogante”. Se, come tutto lascia prevedere, il testo base sarà cestinato, la partita sulla legge elettorale si riapre, con il rischio che i tempi si allunghino. L’approdo in Aula, infatti, è fissato per lunedì 29 maggio, ma calendario alla mano difficilmente l’appuntamento sarà rispettato, anche se il capogruppo del Pd, Ettore Rosato, non vede problemi in tal senso. Del resto, fanno osservare dal Pd, basta presentare un nuovo testo base nel giro di pochi giorni, magari già domani o al massimo giovedì. E il nuovo testo base a cui mirano i dem è la loro proposta, ovvero un Mattarellum corretto: metà proporzionale e metà maggioritario.

Percorso niente affatto scontato per Ap, secondo cui se viene bocciato il testo base si ricomincia da zero, “con un nuovo giro di orizzonte per vedere quali disegni hanno convergenza Parlamento”. Intanto Alfano conferma che Ap questa sera voterà sì al testo presentato dal relatore”. “Il testo base – ha aggiunto Maurizio Lupi, capogruppo di Ap al Senato – ha un premio di governabilità, noi riteniamo che questo premio vada dato alla coalizione mentre per il Pd alla lista e la differenza è notevole. Ma, se si bloccherà tutto si ritorna da capo e ci dovrà essere un nuovo relatore ed un nuovo testo proposto che cerchi un punto di contatto con gli altri”.

Da regolamento l’indicazione del relatore spetta al presidente della commissione, e al momento Mazziotti – ma non c’è alcuna dichiarazione ufficiale – non sembrerebbe orientato a fare un passo indietro. Il Pd, al contrario, vorrebbe un relatore dem. Si fanno i nomi di Emanuele Fiano o Matteo Richetti, ma c’è anche chi sostiene che potrebbe arrivare dalla minoranza dem. Il Pd, intanto, sta già lavorando alla ricerca di intese sulla sua proposta: sono in corso contatti con FI, ma soprattutto nell’area di centrosinistra. Il modello targato dem, è il ragionamento, potrebbe far gola a Pisapia e anche alle altre forze di sinistra, perché favorisce le aggregazioni: “Certamente siamo interessati ad aprire un confronto utile con chi nel centrosinistra vuole lavorare con noi. Spero che la proposta venga valutata bene da tutti, perché garantisce un giusto equilibrio”, afferma Maurizio Martina. Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro Dario Franceschini che ricorda è sulla legge elettorale è “un principio elementare cercare un’intesa la più larga possibile”. “Per definizione va fatta cercando un’intesa fra maggioranza ed opposizione. E una regola che riguarda tutti” ha aggiunto.

PROVVEDIMENTO ATTESO

polizia_celere“C’e’ un accordo di maggioranza sui due emendamenti che abbiamo messo a punto con D’Ascola e che sono stati appena presentati”. A dirlo ai cronisti è il senatore socialista Enrico Buemi relatore al disegno di legge sulla Tortura. “Ora il provvedimento potrebbe venire rinviato alla prossima settimana per dar tempo ai gruppi di presentare i loro subemendamenti”, aggiunge. Un rinvio arrivato poco dopo per dar tempo ai gruppi di presentare eventuali subemendamenti, scadenza fissata per le 19 di giovedì 11 maggio, si è deciso di far slittare il provvedimento alla prossima settimana. “Il rinvio – spiega ancora il relatore Enrico Buemi – è per dar tempo ai gruppi di presentare i subemendamenti alle proposte di modifica depositate da noi oggi”. Ma se le modifiche di Buemi e Nico D’Ascola dovessero venire accolte magari la prossima settimana quando il ddl potrebbe tornare all’attenzione dell’Assemblea, il provvedimento dovrebbe riandare per l’ennesima volta alla Camera prolungando ancora di settimane l’iter del progetto di legge approdato in Parlamento a inizio della legislatura per iniziativa di Luigi Manconi.

Insomma dopo due anni che la legge sul reato di tortura fa la spola fra Camera e Senato senza riuscire a vedere la luce qualcosa si muove. Anche se la strada potrebbe essere ancora lunga. Nemmeno dopo l’ondata emotiva della sentenza della Corte di Strasburgo che, nell’aprile 2015, condannò l’Italia per tortura sui fatti della Diaz al G8 di Genova si era riuscito a fare una legge. Oggi, anche grazie l’appello del presidente Pietro Grasso, qualcosa di muove. E speriamo con un ritmo diverso rispetto al passato per inserire finalmente nel nostro ordinamento una legge attesa da quasi trent’anni per tradurre in una norma il divieto già previsto da numerosi atti internazionali.

I due emendamenti “di mediazione” messi a punto dai relatori Nico D’Ascola ed Enrico Buemi e hanno l’obiettivo di trovare la delicata ‘quadra’ circa la migliore definizione dei limiti del reato di tortura. Una questione che tocca in prima istanza i pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni e che è al centro di vicende delicatissime, che vanno dai fatti di Genova, ai casi Uva, Cucchi e via dicendo.

Il ddl che introduce il reato di tortura nel nostro ordinamento è giunto in terza lettura al Senato. I due due emendamenti sono frutto di un intenso lavoro di mediazione che però non appare ancora concluso. Questa mattina si è svolta a Palazzo Madama una riunione tra il capogruppo Pd, Luigi Zanda, il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro e i capigruppo di maggioranza durante la quale si è delineato il percorso con cui procedere nei lavoro parlamentari sul provvedimento.

Nel primo emendamento messo a punto dai relatori Nico D’Ascola ed Enrico Buemi al ddl sulla tortura si introduce un altro elemento alla fattispecie di reato e cioè che “il fatto” debba essere “commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante”. Il secondo, “più politico”, come spiega lo stesso Buemi, specifica che non si può parlare di “tortura” nel caso di “sofferenze risultanti unicamente dall’esecuzione di legittime misure privative o limitative dei diritti”. “Cioè si vuol specificare che se magari l’agente rompe il braccio ad uno mentre lo arresta – semplifica Buemi – non si può far rientrare nella tortura”.

Legge elettorale, Pd e M5S cercano l’accordo

camera_dei_deputati_evidenzaIl giorno dopo le vittoria di Macron in Francia si fanno in primi parallelismi con la situazione italiana. “Macron insegna che non ci sono movimenti invincibili”, sottolinea il vice segretario del Pd e ministro della Poltiche agricole, Maurizio Martina. Le elezioni in Francia vengono interpretate in casa italiana. FI lancia un messaggio alla Lega: “Il voto transalpino è la dimostrazione che i candidati estremisti non pagano”, sottolineano fonti azzurre. “Oltre un terzo elettori ha scelto di disfarsi dell’Unione europea”, taglia corto Grillo. “Renzi farà la campagna elettorale su di noi”, prevede il pentastellato Di Battista. Giovedì dovrebbe arrivare il testo base in Commissione. A qual punto si comincerà a discutere sul serio e si capirà chi vorrà veramente arrivare a una nuova legge elettorale. La novità è che i Cinque stelle ha avanzato ufficialmente una sua proposta, il Legalicum e, come già affermato, si dice “disposto ad aprire ad un dialogo nel luogo deputato, la commissione Affari costituzionali. Al Pd, dunque – affermano in una nota i deputati M5S, Danilo Toninelli e Andrera Cecconi – confermiamo la nostra totale disponibilità e a tal fine prendiamo atto dell’ultima proposta ufficiale del Pd depositata in Parlamento, in data 13 marzo 2017, a prima firma Fragomeli e sulla base di questo testo, e del Legalicum proposto dal M5S, cerchiamo di trovare una sintesi in commissione”. Ma i 5 Stelle non vogliono sentir parlare di premio alla coalizione. Una disponibilità apprezzata da Richetti che il quale è possibile costruire in tempi rapidi un terreno di intesa. “L’importante – sottolinea – è che l’impostazione, anche per le liste, conservi un impianto maggioritario e che garantisca governabilità come chiesto dal segretario Renzi”.

Insomma quello che sembra profilarsi è un accordo tra i partiti maggiori per tagliere fuori quelli di minore peso elettorale che però rappresentano ampie fasce del Paese e farli scomparire significherebbe ridurre drasticamente la rappresentanza democratica in Parlamento. Da Forza Italia parla direttamente Silvio Berlsconi per il quale tutto quello che succederà dopo il voto “dipende dalla legge elettorale: noi siamo disponibili a ragionare su questa legge, che deve avere un principio assoluto, deve portare una maggioranza che rappresenti effettivamente la maggioranza degli elettori”.

I socialisti insieme ai radicali, mercoledì 10 maggio, alle ore 16.00, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, terranno una conferenza stampa sul tema della legge elettorale. Parteciperanno Riccardo Nencini, segretario del Psi e Riccardo Magi, segretario dei Radicali Italiani.

L. elettorale. Premio alla lista un azzardo da evitare

Riforma-legge-elettorale“Collegi uninominali, premio di maggioranza alla lista e armonizzazione verso l’alto delle soglie di sbarramento in ingresso tra Camera e Senato”. Questi i punti “centrali” che per il Pd dovranno rappresentare i pilastri della nuova legge elettorale. E’ quanto ha spiegato in commissione Affari costituzionali della Camera il capogruppo dem, Emanuele Fiano, nel prosieguo del giro di ‘consultazioni’ che il presidente Andrea Mazziotti sta svolgendo, prima di delineare una proposta base su cui avviare l’esame nel merito. “Questi sono i punti centrali, sui quali costruire un testo base”, riferisce Fiano.

Il ritorno nell’agenda politica delle legge elettorale per il segretario del Psi Riccardo Nencini è un dato positivo. “Finalmente – ha commentato Nencini – si torna a discutere di legge elettorale. La strada maestra per dare governabilità al Paese è un sistema a collegi uninominali con premio alla coalizione. Siccome nessuno dei partiti è nella condizione di raggiungere da solo il 40%, l’alternativa è consegnare l’Italia all’instabilità permanente. Un gioco d’azzardo da evitare”.

“Dopo l’intervento del Pd in Commissione gli elementi per lavorare al testo base ci sono”. Lo ha detto al termine della riunione della Affari costituzionali, il presidente e relatore, Andrea Mazziotti che, però, non si è sbilanciato nel fare una previsione sui tempi. La commissione si riunirà nuovamente giovedì prossimo, 27 aprile.

Con i punti illustrati oggi dal Pd e ritenuti “centrali”, i dem hanno ufficialmente accantonato – se non cestinato – il Mattarellum (ipotesi di fatto già uscita di scena nelle scorse settimane per la mancanza di ‘numeri’ e la contrarietà di diverse forze politiche) e ora il giro di consultazioni dei partiti che siedono in commissione è terminato. Quello che salta agli occhi è comunque il permanere, nella proposta Pd, del premio alla lista. Un modo per soffocare i partiti alleati del socio di maggioranza della coalizione. Un modo per determinare l’annullamento del pluralismo, in altre parole la continuazione del pensiero veltroniano dell’autosufficienza.

Una proposta che, leggendo la dichiarazione del deputato Pd Dario Ginefra, non si capisce da dove sbuchi. “Apprendiamo da agenzie di stampa – afferma Ginevra – che il Pd avrebbe indicato in Commissione Affari costituzionali, per mezzo del capogruppo Fiano, i ‘punti imprescindibili’ di un testo di legge elettorale alternativo al Mattarellum e che questi sarebbero i collegi uninominali, il premio alla lista e l’armonizzazione delle soglie di Camera e Senato. Tale posizione non è stata oggetto né di una indicazione di partito, né di una decisione di gruppo”. “Premesso che – prosegue – nel merito, due delle tre mozioni congressuali chiedono che la riforma elettorale preveda la reintroduzione del premio di maggioranza alla coalizione, ci interroghiamo sulle modalità con le quali si giunge, su temi cosi’ importanti, ad esprimere la posizione di un gruppo parlamentare. Non vorremmo che il partito a vocazione maggioritaria, possa trasformarsi del tutto in partito a tentazione autoritaria”.

“Dalla posizione assunta oggi dal Pd in commissione – commenta il capogruppo di Ap in commissione Affari costituzionali alla Camera, Dore Misuraca – “emergono un rischio e una certezza: il rischio di lasciare il Paese all’ingovernabilità e la certezza che vogliono rinviare la riforma elettorale”. “E’ chiaro infatti – sottolinea Misuraca – che insistendo sul premio alla lista sanno perfettamente che, al netto della propaganda, nessuna lista arriverà al 40 per cento, e quindi un minuto dopo il voto sarà subito caos istituzionale”.

Non è escluso che il presidente Mazziotti presenti un testo base già la prossima settimana, anche se è plausibile che si entrerà nel vivo della riforma elettorale solo dopo lo svolgimento delle primarie del Pd, il 30 aprile, e quando appunto si conoscerà il nome del nuovo segretario.

L. elettorale, il proporzionale riprende quota

EVIDENZA-CameraIn commissione Affari costituzionali alla Camera si cerca un nuovo sistema elettorale da cui partire e da trasformare nel testo base. Il fronte del “no” al ritorno del vecchio sistema, che funziona in parte sul sistema maggioritario e in parte su quello proporzionale, è ben nutrito. Da Area popolare a Forza Italia, da Mdp a Fratelli d’Italia sono i contrari al ripristino del sistema misto. Tra gli stessi invece prevale la preferenza per il proporzionale, anche se non su tutti gli aspetti (dal premio ai collegi) concordano.

Proprio ieri, in una seduta della commissione Affari costituzionali, anche la Lega si è detta disposta a votare un sistema che ricalchi l’Italicum “corretto”, ovvero così come uscito dalla sentenza di inizio anno della Corte costituzionale. Non è escluso, quindi, che il relatore e presidente Andrea Mazziotti (Ci) presenti già la prossima settimana un testo base (una nuova seduta è prevista per mercoledì 19). La posizione del partito guidato da Matteo Salvini cambia molto le cose. Il voto dei deputati leghisti al Mattarellum avrebbe infatti garantito i voti necessari per adottarlo come testo base (26 voti su 50), ma da quanto emerso nella seduta di ieri molti deputati si stanno orientando verso il proporzionale.

Già in settimana, Mazziotti ha inviato ai deputati delle linee guida da seguire nel dibattito in commissione, per arrivare a un sistema di base condiviso a dal quale avviare la discussione vera e propria. Nove punti chiave. Innanzitutto, quale meccanismo elettorale prediligere: proporzionale (puro o con premio, soglia di sbarramento), maggioritario o forme miste. E ancora: il dibattuto doppio turno unico e il ballottaggio. Altro tema al centro di confronto tra i partiti è quello delle tipologie di candidature: collegi uninominali, plurinominali, liste bloccate, capilista bloccati, preferenze, dimensione dei collegi e soglie di sbarramento nei due rami del Parlamento. Tra i temi anche l’equilibrio di genere, pluricandidature e modalità di determinazione del seggio in caso di elezione del pluricandidato in più collegi (miglior risultato, peggior risultato e sorteggio).

Durante il dibattito di ieri in commissione, il presidente del Misto Pino Pisicchio ha invitato il relatore a proporre il testo base e a puntare sul sistema proporzionale, eliminando “la previsione dei capilista bloccati, rovesciando così la scelta delle candidature dall’alto in basso”.

Anche il deputato di Mdp, Alfredo D’Attorre, ha chiesto di interrompere la “melina” in commissione e di approvare il testo da cui partire. Danilo Toninelli, in rappresentanza del M5s, ha detto di “concordare sull’ipotesi che come testo base venga adottato l’Italicum costituzionalizzato”, dal suo gruppo definito Legalicum.