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Ginevra Matiz

ECCO IL ROSATELLUM

Elezioni voto scheda urna manoMix proporzionale (64%) e collegi uninominali (36%). Possibilità di coalizione, unica e a livello nazionale. Soglia di sbarramento al 3% per le liste singole e del 10% per le coalizioni. Massimo 4 nomi nei listini del proporzionale. Pluricandidature: 1 collegio uninominale e massimo 3 nel proporzionale. Non c’è possibilità di voto disgiunto. Questi in sintesi i principi del Rosatellum bis depositato oggi da Pd in commissione affari costituzionali.

L’appoggio dei socialisti
Un testo che avrà l’appoggio dei socialisti. “Incontro positivo tra Psi e Pd sulla nuova legge elettorale” commenta il segretario del Psi, Riccardo Nencini. “Si profila un sistema semimaggioritario che favorisce le coalizioni. Proprio quello che avevamo indicato noi”. Soddisfatta anche Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera, che ha incontrato Ettore Rosato, per discutere della nuova ipotesi di legge Elettorale. Il Psi ha dimostrato “attenzione al nuovo testo – ha commentato – perché il sistema elettorale discusso faciliterà la costituzione di coalizioni”. Pia Locatelli si è detta “particolarmente soddisfatta” da un altro elemento della legge in discussione. Un elemento su cui Pia Locatelli e i socialisti si sono spesi con forza. Quello delle quote di genere. In ogni coalizione infatti nessuno dei due generi può superare la quota del 60% nei collegi uninominali a livello nazionale. La stessa quota è prevista per i partiti per ciò che riguarda i nomi dei listini proporzionali.

Nella relazione tecnica che accompagna il testo si legge che “la proposta base delinea un sistema elettorale misto, in cui l’assegnazione di 231 seggi alla Camera e 102 seggi al Senato è effettuata in collegi uninominali con formula maggioritaria, in cui vince il candidato più votato, mentre l’assegnazione dei restanti seggi avviene con metodo proporzionale, nell’ambito di collegi plurinominali”. Sulle coalizioni si spiega: “I partiti possono presentarsi da soli o in coalizione. La coalizione è unica a livello nazionale. I partiti in coalizione presentano candidati unitari nei collegi uninominali”.

Sui listini del proporzionale si spiega che “in ogni collegio plurinominale, ciascuna lista è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un determinato ordine numerico. Il numero dei candidati non può essere inferiore a due né superiore a quattro”. Quanto alla pluricandidature si specifica che “il candidato in un collegio uninominale può essere candidato altresì nei collegi plurinominali, fermo restando il limite di tre”. Per quanto riguarda l’espressione del voto la scheda è unica. Le soglie di sbarramento sono del 3 per cento per le liste singole e del 10 per cento per le coalizioni.

Camera e Senato
Il Rosatellum bis è stato deposistao sia alla Camera che al Senato “Il Pd, come è noto, non è autosufficiente – si osserva dal Pd – quindi per andare avanti prima alla Camera e poi al Senato serve un accordo vero con altri gruppi parlamentari. Le critiche di M5S e Mdp arrivate in queste ore sono ingenerose. Non si può attaccare il Consultellum e poi impedire qualsiasi modifica”.

Le reazioni dei partiti
Un sì importate arriva da Forza Italia: “Per quello che ne sappiano è un tentativo serio a cui Forza Italia dà un primo via libera. Aspettiamo di leggere ovviamente i contenuti e vedere il calendario ma noi pensiamo che questa nuova proposta possa essere presa in seria considerazione” dice il presidente dei deputati di Forza Italia Renato Brunetta. Anche il leader della minoranza Pd Andrea Orlando appoggia il testo auspicando però che venga aumentata la quota maggioritaria. “Una proposta buona” aggiunge il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio. Anche i centristi di Ap con il capogruppo Maurizio Lupi affermano di condividere l’impostazione del testo. Bocciatura completa invece dal M5S che parla di inciucio ai loro danni.

Tempi brevi
Ettore Rosato, presidente dei deputati Pd conversando con i cronisti in Transatlantico si è detto “ottimista” riguardo l’iter del testo di riforma elettorale depositato oggi in Commissione Affari Costituzionali alla Camera e trasmesso al Senato. Lo sforzo da fare è prendere consapevolezza che è l’ultima occasione, che è un testo equilibrato e ci vuole responsabilità”, sottolinea. Rosato aggiunge inoltre che c’è la possibilità di approvare la riforma in tempi brevi: “L’hanno depositata anche al senato. Nelle prime due settimane di ottobre ci sono i tempi per approvarla alla Camera. Ma se c’è accordo politico i tempi saranno rapidi anche di là”. “Sembra ci sia una consapevolezza diversa nei partiti rispetto all’ultima volta”, ha aggiunto Rosato.”L’impianto con collegi piccoli e uninominali, che poggia su un principio maggioritario, e su collegi plurinominali, che poggia su un principio proporzionale” incontrano per Rosato le richieste di tutte le forze politiche.

Un testo che per il relatore Emanuele Fiano “va incontro alle critiche che erano state sollevate nei mesi scorsi alle precedenti proposte. Rafforza il potere di scelta dei cittadini attraverso i collegi uninominali e quelli plurinominali per la parte proporzionale; l’unica scheda incentiva la conoscibilità dei candidati. In più rafforza il rapporto degli eletti con il territorio ed incentiva le coalizioni”.

Legge elettorale, nuove prove d’intesa

Italicum, al via l'esame in commissione alla Camera

Sembrano partire con il piede giusto le trattative per il Rosatellum bis. Le trattative in corso che girano attorno a una possibile maggioranza formata dall’area di governo più Lega e Forza Italia. Insomma la trattativa sul nuovo testo della legge elettorale che il Pd presenterà domani in commissione Affari costituzionali comincia ad assumere dei contorni più definiti. Il relatore Emanuele Fiano sta incontrando le varie forze politiche e ha ottenuto alcuni sì importanti. Tanto che Fiano si sbilancia e parla di testo che “potrà avere un consenso significativo”. Il nuovo testo base che sarà, spiega Fiano, “una mediazione” tra il Tedeschellum e il primo Rosatellum. “Ho consultato tutti – tira le somme Fiano – C’è la radicale contrarietà di M5s e Mdp ma per il resto il quadro è positivo sulla possibilità di dare una legge Elettorale al paese”.

I “sì” incassati da Fiano iniziano da quelli dei centristi della maggioranza. Ap, però, subordinerebbe il via libera alla richiesta di una soglia di sbarramento più bassa. I contatti con la Lega sono stati tenuti dal capogruppo Ettore Rosato e anche in questo caso, è arrivato il sostegno del Carroccio al nuovo testo base dem. “La Lega – afferma in una nota il vicesegretario Giancarlo Giorgetti – ha già votato la prima volta il Rosatellum e lo rivoterà ancora. È giusto che il Pd si prenda le proprie responsabilità. È un importante passo in avanti per restituire ai cittadini la possibilità di scegliere i rappresentanti di governo. La Lega è pronta”. I deputati del gruppo Psi alla Camera, Pia Locatelli e Oreste Pastorelli hanno incontrato Fiano martedì in serata. E in base agli orientamenti illustrati dal relatore, i socialisti hanno espresso un giudizio favorevole. Ma il sì più pesante è quello arrivato dal vertice ad Arcore. C’è infatti la disponibilità di Forza Italia a un confronto. Forza Italia dunque apre, anche se prima intende vedere il testo. Solo dopo ci sarà un pronunciamento ma, c’è la volontà di far partire il dialogo sul Rosatellum bis. Il M5S invece si è tirato fuori e ha disertato gli incontri con il Pd per discutere della bozza in campo. “Non partecipiamo ad una farsa con chi ha in mano l’ennesima legge elettorale incostituzionale”.

Il tentativo del Rosatellum è apprezzato anche da Andrea Orlando, ministro della giustizia e leader della minoranza dem. Parla di un “passo avanti frutto anche della nostra iniziativa di sollecitazione a riprendere in mano la legge elettorale: viene affrontato il tema della coalizione, superata la dinamica perversa delle preferenze abbinate ai grandi collegi e la doppia modalità di elezione tra Camera e Senato”. “Auspichiamo un’accentuazione – sostiene il leader della minoranza dem parlando con i giornalisti in Transatlantico – del carattere maggioritario che non sia di ornamento ma risponda più compiutamente al tema della governabilità”

Resta il no anche da parte di Mdp confermato in un lungo faccia a faccia, in cortile alla Camera, tra Fiano e Alfredo D’Attore. Un no che sembra senza appello. “Vedremo domani le carte – afferma Pier Luigi Bersani – ma per quel che si capisce fin qui la proposta sarebbe: un terzo di collegi con alleanze a geometria variabile, cioè un orgasmo per il trasformismo. Poi due terzi di liste bloccate, cioè parlamentari nominati, i giornali un mese prima potranno pubblicare i due terzi dei parlamentari”.

Il Rosatellum sarà presentato giovedì anche al Senato con la prima firma del senatore Andrea Marcucci. L’iniziativa, che avverrà nel giorno della presentazione del testo in commissione alla Camera, servirà a testare – spiegano fonti Dem – l’orientamento dei gruppi a Palazzo Madama, in attesa che la legge venga votata a Montecitorio.

Possibilista il presidente del gruppo misto alla Camera Pino Pisicchio. “L’Italia è l’unico paese democratico a cambiare legge elettorale ad ogni pie’ sospinto: in 24 anni ne abbiamo cambiate quattro. La nuova attesa legge sarebbe la quinta! È giunta l’ora di mettere la parola fine a questa telenovela della legge elettorale: il Pd, che ha l’onere della proposta, la faccia. I gruppi la valutino, assumendosi la responsabilità piena del voto e poi procediamo”

L. Elettorale. Fiano: giovedì arriva il nuovo testo

fianoDopo il no della presidente Laura Boldrini al ‘lodo Brunetta’ che avrebbe consentito di superare l’impasse sulle norme elettorali per il Trentino e, quindi, proseguire i lavori sul ‘Tedeschellum’, il Pd ha annunciato nell’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera che presenterà giovedì un nuovo testo base, il cosiddetto ‘Rosatellum bis’. Ovvero un sistema che riprende il Mattarellum ma con importanti modifiche: il nuovo sistema che sarà al centro della proposta avrà una parte importante di proporzionale con listini piccoli, e una parte di collegi uninominali.

Il relatore, Emanuele Fiano, ha quindi annunciato che giovedì depositerà in commissione un testo base che riprenderà le nuove norme elettorali valide per il Trentino, ovvero 231 collegi, così come prevede l’emendamento votato dall’aula a giugno con scrutinio segreto e che decretò la fine del patto a quattro sul proporzionale alla tedesca.

Il capogruppo Pd in commissione e relatore, Emanuele Fiano, ha spiegato che dopo che è stata bocciata la possibilità della norma transitoria, per “motivi politici” non presenterà come testo base il testo rinviato a giugno dall’aula in Commissione, ovvero il Tedeschellum. Bensì un nuovo testo che sarà “conforme” all’emendamento Biancofiore, che fissa in 231 i collegi in tutto il territorio nazionale. Fiano, parlando con i giornalisti a margine dei lavori dell’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera, ha precisato di aver annunciato che presenterà “un testo che non sarà il tedesco e che non potrà che tenere conto dei 231 collegi, ovviamente cercando il coinvolgimento di tutti i gruppi, non ho invece mai citato il Rosatellum”.

Infine Fiano ha aggiunto che è sua intenzione fare un giro di incontri con i diversi gruppi parlamentari prima della presentazione del nuovo testo base della legge. “Chiederò – ha spiegato Fiano – la possibilità di incontrare e ascoltare tutti i gruppi prima di giovedì”.

L.Elettorale: tutto fermo in attesa del nodo Trentino

Legge elettoraleTutto fermo in attesa che venga sciolta la riserva sul ‘nodo Trentino’. Intanto, crescono i numeri a sostegno di chi pensa di ripartire dal vecchio testo base. Dopo il via libera di Mdp, Sinistra italiana e Ap – contrari invece ad inizio estate – anche i 5 Stelle, viene riferito sia dal presidente della commissione Affari costituzionali della Camera Andrea Mazziotti, sia da Forza Italia che Mdp, hanno leggermente ammorbidito la linea, aprendo uno spiraglio sulla ripresa del confronto ripartendo dal proporzionale alla tedesca, pur ribadendo la condizione che si approvi prima la legge che abolisce i vitalizi, all’esame del Senato, e pur ammettendo la mancanza di fiducia sulla effettiva tenuta di un eventuale nuovo accordo senza che si vada a stravolgere il tedesco, ad esempio con il premio di maggioranza alla coalizione.

Quanto al Pd, il capogruppo in commissione e relatore sulla legge elettorale, Emanuele Fiano, si è limitato a dire: “Attendiamo che la presidente Boldrini ci dica come procedere” sulle nuove norme elettorali in Trentino, modificate dal voto segreto a giugno, che decretò la fine del patto tra dem, pentastellati, azzurri e Lega. In sostanza, finché non verrà sciolta la riserva sulla questione del Trentino, da trasformare in una norma transitoria che entrerebbe in vigore solo dalle elezioni successive a quelle del 2018, il Pd non ha intenzione di compiere alcun passo viste le minacce lanciate da Svp di voler uscire dalla maggioranza, proprio in vista dei delicati voti su Nota di aggiornamento al Def e legge di Bilancio.

Anche nella riunione odierna dell’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera, spiega il presidente Mazziotti, “emerge un ampio orientamento a ripartire dal testo precedente”, cioè il ‘Fianum’, approdato in Aula lo scorso giugno e poi messo in cantina dopo il fallimento del patto a quattro. Da sottolineare oggi la leggera apertura fatta dai pentastellati. Quanto al nodo Trentino, riferisci Mazziotti, la “riserva non è stata ancora sciolta”, sono al lavoro i tecnici e la “presidente Boldrini ci farà sapere se è fattibile la strada” del ‘lodo Brunetta’, spiega ancora Mazziotti, che quindi ha aggiornato a martedì prossimo la riunione dell’ufficio di presidenza.

Forza Italia mostra ottimismo: “Si e’ allargato il consenso sul Tedeschellum – osserva Francesco Paolo Sisto – anche i 5 Stelle oggi hanno mostrato un’apertura, dicendo però che si deve ripartire da quel testo e su questo temono colpi di mano”. Il tedeschellum, per gli azzurri, garantisce sia tempi più rapidi che un consenso più ampio, quindi si deve andare avanti. Dello stesso avviso Mdp, che innanzitutto premette: “Abbiamo la conferma tecnica che anche se l’approdo in Aula dovesse slittare ad ottobre ci sarebbe comunque il contingentamento dei tempi, purché in Aula vada il Tedeschellum”. Insomma, vari elementi “rafforzano la necessità che si deve ripartire da quel testo, altrimenti non se ne farà nulla. Anche i 5 Stelle, conclude D’Attorre, dicono che “l’unica strada possibile per loro e’ ripartire dal Tedeschellum”. Mdp condivide i paletti posti da M5S: “Ogni modifica al testo non può stravolgere l’impianto del sistema tedesco, non è che si parte da lì e poi con emendamenti lo si trasforma in un simil Porcellum. Se questa è la preoccupazione dei 5 Stelle, noi garantiamo che non lo permetteremo”.

Stallo in Commissione sulla legge elettorale

parlamento_cameraIl Pd conferma la volontà di andare avanti sulla legge elettorale. Lo affermano sia il capogruppo alla Camera Ettore Rosato che il relatore della legge elettorale Emanuele Fiano, sempre del Pd. Ma i nodi restano. Tanto che il risultato per ora è un nuovo nulla di fatto con una situazione di stallo in commissione Affari costituzionali della Camera. E ora toccherà alla presidente Laura Boldrini e alla Giunta per il regolamento tentare di sbrogliare la matassa e sciogliere il nodo sul Trentino Alto Adige, dopo che un voto segreto lo scorso giugno ne ha modificato il sistema elettorale e il numero dei collegi. Modifica inaccettabile per Svp, che ha minacciato di uscire dalla maggioranza di governo. Con conseguente impasse del Pd, che ora chiede tempo e nuova “istruttoria”, per capire come poter risolvere il problema.

Lo stesso Fiano annuncia che il dem chiedono “un supplemento di istruttoria sul tema del vincolo sulla norma sul Trentino derivante dal voto dell’Aula”. Mazziotti, presidente della Commissione, la scorsa settimana aveva spiegato che non è possibile modificare la norma sul Trentino votata dall’aula. E oggi aggiunge che “è evidente che se la posizione del Pd non cambia o se non si trova un accordo politico” che faccia superare l’impasse, “andare avanti è complicatissimo, perché è evidente che senza il Pd la legge elettorale non si fa”. Insomma un vero e proprio stallo.

“Il tema – ha sottolineato Fiano – è politicamente delicatissimo visto che la Svp ha dichiarato che se resta questa norma uscirà dal governo. Chiede il contributo di tutti i gruppi a superare il problema”. “Siamo per andare avanti sulla legge elettorale”, aggiunge Rosato, ripartendo “dall’accordo fatto dalle quattro forze politiche (Pd, Fi, M5S e Lega) sul sistema tedesco che ha ancora una sua validità”. Uno stop che fa dire alle opposizioni che il Pd ha come obiettivo quello di arrivare al voto con questa legge elettorale. Si tratta, a detta loro, di “pretesti”, di atteggiamento “inqualificabile”, di possibili “espedienti” per bloccare ogni tentativo di riformare la legge elettorale. Il punto è che se la Svp non accetta di riprendere la discussione sulla legge elettorale, ne consegue, anche alla luce dei numeri ballerini al Senato e tanto più in vista della richiesta maggioranza assoluta per l’approvazione della nota di variazione al Bilancio, che il Pd deve tentare di sciogliere il nodo Trentino prima di fare qualsiasi passo sul cammino della riforma elettorale.

Accuse al Pd arrivano anche dagli ex colleghi di partito ora in Mdp che con Alfredo D’Attorre, accusa: “Il Pd è alla ricerca di scuse, perché francamente quanto sostiene non sta in piedi. Il Pd ufficializzi la sua posizione, ovvero che non vuole cambiare la legge elettorale e ponga fine a questo psicodramma”. Taglia corto Danilo Toninelli di M5S: “Il Pd si è incartato, se vogliono una mano approvino prima al Senato i vitalizi e noi li aiuteremo”. Meno tranchant Forza Italia: “Io credo a quanto dice il Pd, ma certo si corre il rischio che possa essere un pretesto, un espediente motivazionale”, afferma Francesco Paolo Sisto.

Un accordo è sempre più necessario e per trovarlo, aggiunge il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio “la politica si accordi sul come e sul quando, se subito o dopo il voto in Sicilia, ma non immagini di poter andare al voto con gli spezzoni di legge elettorale sopravvissuti alle forbici della Consulta”. Per Pisicchio “è in gioco non solo la dignità del Parlamento, ma anche la durata della prossima legislatura: se andiamo a votare senza far niente, non avremo una maggioranza di governo e torneremo al voto nel giro di qualche mese”.

FIDUCIA AL SUD

cameraVia libera dell’Aula della Camera alla fiducia chiesta dal governo sul decreto legge sud con 318 sì. Il testo ora sarà all’esame dell’Assemblea per l’ok definitivo. I voti contrari sono stati 153. Un decreto che contiene misure di “profondo impatto sociale” come le Zes, su cui il Psi si è speso con determinazione. Oreste Pastorelli, deputato del Psi, nel corso delle dichiarazioni di voto alla Camera le ha definite essenziali e ha insistito sulla necessità di istituirle anche nei comuni colpiti dal sisma. “Il decreto sul Mezzogiorno – ha detto – contiene misure di profondo impatto sociale, tra loro diverse, ma che perseguono un unico obiettivo di carattere generale: creare le condizioni per la ripresa economica del Meridione”.

“Essenziali – ha proseguito il parlamentare socialista – le disposizioni per l’istituzione di Zone Economiche Speciali, così da agevolare sul piano fiscale gli imprenditori che investono in quei territori. Allo stesso tempo, però, dispiace che il Governo non abbia voluto istituire le stesse ZES nelle province colpite dai recenti terremoti. Lo abbiamo chiesto con forza, attraverso diverse iniziative parlamentari. Dispiace che l’Esecutivo non ci abbia voluto ascoltare, soprattutto per quei territori che ancora non riescono a ripartire”.

“Con la conversione definitiva oggi del secondo decreto-legge dedicato appositamente allo sviluppo delle regioni meridionali – ha detto Anna Finocchiaro, ministro per i Rapporti con il Parlamento – il Governo conferma e mantiene un impegno preso personalmente dallo stesso Presidente del Consiglio sin dal suo insediamento”. Va ricordato che il Mezzogiorno nel 2016 ha fatto segnare tassi di crescita superiori a quelli delle regioni settentrionali. Resta però un divario “troppo ampio” e sono tutt’ora troppo deboli gli effetti sulla condizione sociale della popolazione. “Per questo – ha proseguito Anna Finocchiaro – accanto all’azione ad ampio raggio che il Governo sta realizzando per accelerare la crescita economica del Paese e sostenere chi è più in difficoltà, il provvedimento approvato oggi dalla Camera comprende ulteriori misure di sostegno all’imprenditorialità nelle aree del Sud Italia, a partire dall’istituzione delle Zone economiche speciali”.

Soddisfatto anche il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio per il quale “il decreto sul Mezzogiorno assume una doppia valenza: concreta, perché sposta risorse non marginali verso le aree più penalizzate del paese, investendo nella imprenditoria giovanile, creando zone economiche speciali e semplificando un quadro normativo a favore delle imprese. La seconda valenza riguarda il significato politico dell’impegno di 3,4 miliardi per il Sud: è il riconoscimento della specificità del contesto meridionale, troppo spesso rimossa e dimenticata”.

“L’approvazione del decreto Mezzogiorno è un traguardo importantissimo, seppure da molti sottovalutato e svalutato”. È il commento della portavoce del Psi, Maria Cristina Pisani, all’approvazione del Dl Sud. ” Tra le agevolazioni, il provvedimento introduce anche la misura ‘Resto al Sud’, rivolta ai giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni per incentivarli a costituire nuove imprese”- ha proseguito Pisani. “È fondamentale ridare speranza ai giovani mediante misure che supportino concretamente e che diventino motivo di incoraggiamento per la realizzazione delle idee e dei progetti- ha concluso – per lo sfruttamento delle potenzialità inespresse a supporto dell’economia del Paese”

Certo si poteva fare di più. Ma ogni investimento ha bisogno di risorse. Da Forza Italia si parla di un provvedimento che “non presenta alcuna proposta di sistema e nel quale è entrato tutto e il contrario di tutto, mentre i Cinque Stelle parlano di incentivi a pioggia che non sono sufficienti a “alleviare i problemi cronici del Mezzogiorno” e per sostenerlo vanno perfino a scomodare Luigi Einaudi.

Divisi i sindacati. La Cgil parla di “interventi molto parziali, rispetto alla complessità dei problemi economici e sociali del Mezzogiorno”. Per Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil, “le misure di sostegno all’autoimprenditorialità contenute nel decreto, ancorché utili, non possono costituire una risposta esaustiva al dramma della disoccupazione dei giovani meridionali. Servirebbero, lo ripetiamo da tempo, investimenti pubblici volti anche alla creazione di lavoro, cioè un Piano straordinario per l’occupazione”. Ma la questione è sempre quella delle risorse con cui è necessario fare i conti.

Apprezzamento arriva invece da Confindustria Il provvedimento, si legge in una nota, “completa il quadro di interventi a sostegno della natalità imprenditoriale e del rilancio degli investimenti al Sud avviato nei mesi scorsi e si è arricchito, durante l’iter parlamentare, di ulteriori misure a sostegno della competitività, alcune, peraltro, di portata generale”.

SCHEDA

– ‘RESTO AL SUD’: misura rivolta ai giovani imprenditori, tra i 18 e i 35 anni residenti nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Il finanziamento consiste per il 35 per cento in erogazioni a fondo perduto e per il 65 per cento in un prestito a tasso zero da rimborsare, complessivamente, in otto anni di cui i primi due di preammortamento. La misura è finanziata con 1,250 miliardi di euro per il 2014-2020.

– IPERAMMORTAMENTO: più tempo per realizzare gli investimenti che possono beneficiare dell’iper-ammortamento. Prorogato di due mesi, dal 31 luglio fino al 30 settembre 2018,il termine entro il quale vanno effettuati gli investimenti in nuovi beni strumentali ad alto contenuto tecnologico che accedono ai benefici fiscali. Nulla cambia per il superammortamento al 140% per i beni strumentali tradizionali.

– ZES: istituite le Zone economiche speciali con lo scopo di creare condizioni favorevoli che consentano lo sviluppo delle imprese già operanti e l’insediamento di nuove. Le imprese che effettuano investimenti all’interno delle Zes possono utilizzare il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi nel Mezzogiorno nel limite massimo, per ciascun progetto di investimento, di 50 milioni di euro. L’agevolazione e’ estesa fino al 31 dicembre 2020.

– SALVA-FLIXBUS: viene cancellata la norma che prevedeva lo stop dell’operatività in Italia degli autobus verdi-arancioni sul territorio nazionale. Si prevede inoltre l’istituzione di un tavolo di lavoro per individuare i principi e i criteri per il riordino dei servizi automobilistici interregionali di competenza statale.

– ILVA: la destinazione delle somme confiscate, a seguito del trasferimento dei complessi aziendali del Gruppo, al risanamento ambientale, deve avvenire attraverso la sottoscrizione di obbligazioni emesse da Ilva Spa in amministrazione straordinaria.

– MISURE PER ZONE TERREMOTATE: lo stato d’emergenza per le popolazioni terremotate è prorogato al 28 febbraio 2018 e alle amministrazioni impegnate nella ricostruzione sarà assegnata la somma di 100 milioni di euro a valere sulle risorse provenienti dal Fondo di solidarietà dell’Unione Europea per la rimozione delle macerie. Lo stesso provvedimento esonera dalla tassa di successione i soggetti proprietari di immobili demoliti o dichiarati inagibili a seguito degli eventi sismici che hanno interessato le regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria a partire dal 24 agosto 2016.

– GIOVANI AGRICOLTORI: estende la misura “Resto al Sud” ai giovani agricoltori del Mezzogiorno con uno stanziamento di 50 milioni di euro.

– XYLELLA: viene istituito un fondo con una dotazione di 200mila euro per la ricerca finalizzata al contrasto di alcuni insetti altamente dannosi per l’agricoltura.

– BANCA DELLE TERRE ABBANDONATE: la norma consente ai comuni delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia di dare in concessione o in affitto ai soggetti in età compresa tra i 18 e i 40 anni terreni e aree in stato di abbandono. Priorità viene assegnata ai progetti di riuso di immobili dismessi che escludano ulteriore consumo di suolo non edificato.

– INTEGRAZIONE SALARIALE: estesi gli interventi di integrazione salariale straordinaria, fino al limite di 12 mesi, alle imprese operanti in un’area di crisi industriale complessa riconosciuta, in deroga ai limiti di durata generali stabiliti per questo tipo di intervento.

– PATTI PER LO SVILUPPO: una misura per semplificare e accelerare le procedure adottate per la realizzazione degli interventi previsti nell’ambito dei Patti per lo sviluppo: previsto un più agevole rimborso delle spese effettivamente sostenute, a valere sulle risorse Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020.

– PERSONALE TPL: nei bandi di gara sul trasporto pubblico locale è previsto il trasferimento senza soluzione di continuità di tutto il personale dipendente non dirigenziale dal gestore uscente al subentrante. Viene applicato in ogni caso al personale il contratto collettivo nazionale di settore e il contratto di secondo livello o territoriale applicato dal gestore uscente.

– POVERTÀ MINORILE: consente di attivare interventi rivolti a reti di scuole, in convenzione con enti locali, soggetti del terzo settore, strutture territoriali del Coni, delle Federazioni sportive nazionali per avviare nelle aree di esclusione sociale, interventi educativi biennali in favore dei minori, finalizzati al contrasto del rischio di fallimento formativo precoce, della povertà educativa, nonché per la prevenzione delle situazioni di fragilità nei confronti della capacità attrattiva della criminalità. Assegnato un contributo di 500 mila euro per gli anni 2017 -2018 agli istituti per sordomuti di Roma, Milano e Palermo.

– EDILIZIA GIUDIZIARIA: vengono stanziati 90 milioni di euro fino al 2025 per la progettazione, ristrutturazione, messa in sicurezza, ampliamento di strutture giudiziarie nelle regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

– PROVINCE: ancora soldi alle province e alle città metropolitane. Un emendamento del governo stanzia 100 milioni per lo svolgimento delle loro funzioni fondamentali. La ripartizione prevede 72 milioni alle province e 28 milioni alle città metropolitane.

Vitalizi: Pastorelli, si toccano principi inviolabili

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Con il voto di oggi la Camera ha approvato, in prima lettura, la pdl Richetti che abolisce i Vitalizi per gli ex parlamentari e fissa una nuova disciplina dei trattamenti pensionistici dei membri del Parlamento e dei consiglieri regionali. I sì sono stati 348, i no 17, astenuti 28. A votare a favore sono stati Pd, M5S, Lega, Fdi e Scelta civica. Contrario Ap. Psi e Mdp si sono astenuti. Forza Italia non ha partecipato al voto. Un voto scontato. Ai voti del Pd si sono aggiunti quelli del Movimento 5 Stelle e della Lega. Al Senato, con i numeri spesso in bilico, la questione potrebbe essere diversa.

Ma dire vitalizi sì o vitalizi no, senza entrare nel merito della questione, è facile. Non si discute sul principio ma sulla sua applicazione. Il Psi si è astenuto. Il motivo nelle parole di Oreste Pastorelli che è intervento nel corso delle dichiarazioni di voto. “Noi socialisti – ha detto – non siamo per nulla a favore dei privilegi alla classe politica. Condividiamo pienamente la parte della legge che riguarda il trattamento pensionistico per gli attuali e i futuri parlamentari. Pensiamo che sia un passo importante, che anzi andava compiuto prima che si sollevasse l’ondata dell’antipolitica e non adesso per tentare di raccogliere voti inseguendo il malcontento”.

“Secondo noi però – ha proseguito Pastorelli – al testo manca la previsione di un contributo di solidarietà per chi gode di trattamenti alti non sostenuti da adeguati versamenti. Così come sarebbe necessario un tavolo Governo-Regioni per riequilibrare i vitalizi regionali, troppo differenti tra loro. L’autonomia delle regioni sulla questione, infatti, non impedisce a Governo e Parlamento di esprimere un orientamento. Lo stesso ministero dell’Economia ha espresso i propri dubbi sul testo, precisando come non siano disponibili dei dati necessari alla elaborazione di una relazione tecnica sul provvedimento. Senza contare che la legge andrebbe ad influire su requisiti giù maturati modificando così diritti acquisiti e dunque inviolabili. Quindi, pur essendo convinti della necessità delle modifiche da attuare nel settore previdenziale dei parlamentari, il Psi si astiene”.

LA SCHEDA

A cancellare i vitalizi fu il governo Monti, subentrato al governo Berlusconi il 16 novembre 2011, appoggiato dai partiti di centrodestra e di centrosinistra. In particolare fu il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che il 29 novembre si riunì a tale scopo con i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, a spingere la decisione dei rispettivi uffici di presidenza con cui vennero poi aboliti i vitalizi. Stava infatti per essere varata la riforma sulle pensioni Fornero e, come ricostruito dall’allora deputato Pdl Giuliano Cazzola, il ministro “chiese che i deputati e i senatori mandassero un chiaro segnale nella medesima direzione della riforma che prese il suo nome. L’azione del ministro si era inserita, tuttavia, nel contesto di processi gia’ in corso, anticipandone le scadenze”. Le due Camere avevano infatti già espresso autonomamente l’intenzione di procedere in quella direzione.

Prima dell’intervento della Fornero, tuttavia, non si era giunti a un risultato definitivo. Oltretutto la riforma – anche nella versione uscita dal Senato il 24 novembre – avrebbe iniziato ad avere effetto solo dalla legislatura successiva, per non intaccare i “diritti acquisiti” dei parlamentari in carica.

Si decise invece di anticipare l’entrata in vigore al primo gennaio 2012, anche se non con effetto retroattivo (non si toccavano cioè i vitalizi già maturati dagli ex senatori e deputati) per evitare rischi di incostituzionalità. Il provvedimento fu votato dagli uffici di presidenza di Camera e Senato il 14 dicembre. La nuova disciplina prevedeva il passaggio da vitalizio a pensione, per i parlamentari, calcolata col metodo contributivo – quello che in base alla riforma Fornero vale per tutti gli italiani – e che scatta solo se viene completata un’intera legislatura a 65 anni (a 60 se le legislature sono due o più).

Il ddl Richetti

Il disegno di legge Richetti appena approvato dalla Camera che poi dovrà andare al Senato imporrebbe il ricalcolo col metodo contributivo per i vitalizi maturati in passato, che ad oggi non risentono della riforma del 2012. Si tratta di misure che – secondo le stime del presidente dell’Inps, Tito Boeri – riguardano 2600 ex parlamentari per una cifra che nel 2016 ha raggiunto i 193 milioni di euro, senza considerare gli incarichi al parlamento europeo e ai consigli regionali. Partito Democratico e Movimento 5 Stelle litigano sulla paternità del provvedimento, col deputato pentastellato Danilo Toninelli che afferma: “Si scrive Richetti ma si legge Lombardi”, dal nome della deputata grillina che aveva avanzato una proposta simile per il superamento dei vitalizi. La proposta di legge in discussione vede come primo firmatario Matteo Richetti, deputato Pd. È tuttavia vero che nel testo in discussione siano confluite anche altre proposte di legge, tra cui quella del M5S a prima firma Lombardi. Ma sono state unificate anche le proposte di legge di Lega Nord, Scelta Civica, Sel, e di singoli deputati.

I dubbi di costituzionalità

I dubbi di costituzionalità affondano le proprie radici nel seguente problema: si vara una nuova disciplina per delle situazioni già concluse nel passato, dei “diritti acquisiti”. Non sarebbe costituzionalmente legittimo, in particolare, ricalcolare delle prestazioni che per anni sono state erogate col metodo retributivo – e a tutt’oggi ancora lo sono – con il metodo contributivo. A maggior ragione se i destinatari sono una particolare categoria e non la generalità dei pensionati. C’è chi sostiene infatti che seguendo il precedente che seguirà a questo provvedimento tutte le pensioni potranno essere ricalcolate sulla base del sistema contributivo, che è molto ma molto meno vantaggioso del retributivo.

Anche dopo la riforma Fornero, infatti, per la grande maggioranza dei pensionati italiani è rimasto in vigore il calcolo retributivo. Quello contributivo riguarda solo i lavoratori andati in pensione successivamente. Compromettere questo principio dei “diritti acquisiti” per una sola categoria potrebbe risultare incostituzionale.

CONFRONTO APERTO

bandiera rossaErano già nell’aria. Chieste da più parti. Le pressioni insomma non erano mancate. E puntuali sono arrivate. Il ministro agli affari regionali Costa le ha infatti comunicate al presidente del consiglio Paolo Gentiloni. “Ho manifestato nei giorni scorsi – scrive Costa – la convinzione che sia il momento di lavorare ad un programma politico di ampio respiro che riunisca quelle forze liberali che per decenni hanno incarnato aspirazioni, ideali, valori, interessi di milioni di italiani che hanno sempre respinto soluzioni estremistiche e demagogiche”. Leggi Forza Italia. Costa aveva infatti apprezzato le parole con cui Berlusconi nei giorni scorsi si era riproposto come leader del centrodestra e ne aveva sposato il progetto. “Non posso far finta di non vedere – scrive ancora Costa – la schiera di coloro che scorgono un conflitto tra il mio ruolo ed il mio pensiero. E siccome non voglio creare problemi al Governo rinuncio al ruolo e mi tengo il pensiero”. Al primo ministro Gentiloni non è rimasto che ringraziare Costa per il contributo dato all’esecutivo e assumere l’interim degli Affari regionali.

A ritenere che le dimissioni siano tardive è il leader di Ap Afano. “Credevo lo facesse già un paio di giorni fa” afferma. “Lo diciamo da tempo: noi vogliamo costruire un’area autonoma, una forza indipendente da destra e da sinistra”. Noi, aggiunge, “abbiamo idee, forza e coraggio per fare qualcosa di grande. Comprendiamo che chi non ce la fa, faccia scelte diverse, ma noi andiamo avanti per la nostra strada senza metterci in fila da nessuna parte” conclude Alfano che guardando al futuro ha definito finita la stagione della sua alleanza con il Pd.

Intanto nelle dinamiche del centrosinistra la situazione resta molto fluida. Giuliano Pisapia continua a tessere la tela per lanciare la costruzione di un’area di centrosinistra. Anche se solo qualce giorno fa ha annunciato che non sarà candidato ma che farà solo il manovratore. Una tela che oggi soprattutto con la minoranza Pd. Ma c’è chi tra i democratici interpreta le manovre dell’ex sindaco di Milano come un tentativo di ‘Opa’ nei confronti del partito di Renzi. “Ma noi – spiega Rosato – valutiamo positivamente gli incontri di Pisapia con nostri esponenti”. Per il momento Cuperlo e Orlando non si muovono dal partito del Nazareno. Il tentativo è quello di influenzare la strategia dem e, sulla legge elettorale, di portare a settembre il segretario sulle posizioni di un premio alla coalizione, ma – spiega un esponente della minoranza – se i congressi provinciali di ottobre dovessero risultare come la caccia al non renziano si prenderanno le decisioni conseguenti.

Pisapia ai cuperliani e agli orlandiani ha riferito che si sta lavorando ad un progetto alternativo a quello del segretario del Nazareno. Un campo largo che si contrapponga al centrodestra. Lo stesso ragionamento illustrato anche agli ex Pd. Ma Pisapia ha messo dei ‘paletti’ chiari, viene riferito. C’è dialettica sul tema del governo: per l’avvocato milanese occorre tentare fino all’ultimo di dialogare con l’esecutivo, non bisogna procedere a strappi o ad accelerazioni. Anche sulla legge di bilancio. Non ci possiamo prendere la responsabilità di far cadere il governo, la riflessione.

Una iniziativa, quella di Pisapia, a cui guarda con attenzione anche il Psi. Lo afferma in una nota Gian Franco Schietroma, coordinatore politico del Psi, rispondendo a una dichiarazione di Bobo Craxi che affermava, in una dichiarazione, che il 27 luglio “inizierà un percorso di dialogo e di convergenza con i Democratici e socialisti, al fine di promuovere un terreno d’intesa più largo”, riferendosi al “nuovo soggetto politico che sta nascendo nel centrosinistra”.

“A Bobo Craxi – continua Schietroma – che ormai agisce autonomamente al di fuori del partito, dico che il Psi guarda con attenzione, da molti mesi, al generoso sforzo di Giuliano Pisapia di unire il centrosinistra”. “Il Psi, con proprie delegazioni – prosegue nella nota Schietroma – è stato presente ad entrambe le manifestazioni organizzate da Pisapia a Roma, l’11 marzo al Teatro Brancaccio ed il 1° luglio a Piazza Santi Apostoli. Il Psi continuerà a confrontarsi con Giuliano Pisapia, nella convinzione che egli sta lavorando seriamente per unire, pur nelle evidenti difficoltà che gli vengono a partire proprio dal suo stesso campo. A Craxi, che ormai si muove come un tutt’uno con MDP, voglio però ricordare che le tradizioni socialista ed ex comunista sono profondamente differenti” ha concluso Schietroma.

MAGGIORANZA TRASVERSALE

ius soli“Al Senato c’è una maggioranza trasversale tra i presidenti dei gruppi parlamentari per calendarizzare ora per settembre la discussione dello ius soli”. Lo ha affermato il segretario del Psi, Riccardo Nencini aggiungendo che “i socialisti suggeriscono di collegarla a tre misure da assumere contestualmente con apposite risoluzioni: chiunque risiede in Italia giuri sulla Costituzione; i profughi svolgano lavori socialmente utili per la comunità che li ospita; si dia un segnale certo della volontà di separare i profughi dai migranti economici”. Una proposta, quella socialista, che arriva nel mezzo di un dibattito aspro sull’immigrazione e dopo che il governo, per paura di qualche incidente parlamentare, ha deciso di allentare la tensione sull’argomento. Tema che rimane però all’ordine del giorno per la sua importanza. A parlarne oggi Laura Boldrini, presidente della Camera durante la cerimonia del Ventaglio. Appuntamento fisso a Montecitorio con i giornalisti della stampa parlamentare. “La cittadinanza – afferma Boldrini – è lo strumento principe dell’integrazione. Se non c’è, non c’è integrazione. L’integrazione è uno strumento di sicurezza, senza alimentiamo rabbia, risentimento, senso di frustrazione. Mi auguro che il provvedimento” sullo Ius soli “sia approvato entro la fine della legislatura. Perché è giusto, e rimandarlo sarebbe un torto”.

Per la presidente della Camera rimangono “imprescindibili” le politiche di integrazione, senza le quali si “arriva al conflitto sociale”. Lo Stato, ha sottolineato, “deve indicare un percorso a tappe. Noi chiediamo ai migranti che imparino l’italiano, che imparino i principi della Costituzione, giusto, ma stiamo proponendoglielo questo percorso di diritti e di doveri? Esiste questo percorso? Non può essere un atto spontaneo, non c’è bacchetta magica per l’integrazione”.

Pessimista Arturo Scotto, parlamentare di Mdp, per il quale “Paolo Gentiloni ha deciso di costruire insieme al Pd una scelta sbagliata, perché sacrificare i diritti rispetto all’opportunità politica è sempre un errore”. “Se Renzi, Salvini e Grillo – aggiunge Scotto – hanno deciso di affossare una scelta di civiltà lo devono dire agli italiani, perché a ottobre questa legge non tornerà perché ci saranno altre incombenze e quindi lo Ius soli finirà in un binario morto”. Poi Scotto apre a una discussione immediata: “Noi siamo convinti che lo Ius doli – dice – si possa votare in qualsiasi momento. Se c’è un ingorgo al senato tra il Dl Mezzogiorno, il Dl vaccini e altre questioni che sono occorse nelle ultime settimane, il senato può lavorare anche a Ferragosto, per votare una legge del genere”.

Sulla stessa posizione il segretario Nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni che ai microfoni del Tg3 afferma: “Il rinvio a settembre dello Ius Soli è inaccettabile. Si affossa una legge giusta attesa da migliaia di bambini che sono nati in Italia, che vivono nel nostro Paese accanto ai nostri figli, che studiano nelle nostre scuole”. Ma poi apre: “È per questo che dico a Gentiloni e al suo governo che noi in questi anni siamo stati sempre opposizione, non abbiamo mai appoggiato questo governo votando la fiducia. Siamo pronti al Senato una fiducia ‘di scopo’, per uno scopo giusto e nobile: riuscire ad approvare una legge di civiltà”. Una proposta che secondo la senatrice Pd Monica Cirinnà, va valutata. “È un’ottima offerta che dobbiamo prontamente valutare e, a mio umile parere, accogliere. Fui io stessa, nelle ore più drammatiche prima del voto di fiducia sulle unioni civili, a chiedere a quella parte politica un voto di scopo ed è positivo che oggi ci sia un cambio di rotta. Sui diritti umani e civili il superamento di tutte le barriere è una scelta giusta e che va anche ricercata”.

Dal partito democratico anche il capogruppo alla Camera Ettore Rosato afferma che “quando si parla di diritti non si può fare tutto con i sondaggi davanti, per calcolo elettorale non avremmo dovuto fare nemmeno le unioni civili”. E continua con una stoccata al ministro degli esteri e leader di Ap: “Oggi Alfano sente profumo di elezioni: mamma destra richiama e anche le battaglie sui diritti che dovrebbero sposare con la comunità cattolica cui dicono di essere vicini le hanno dimenticate per seguire le sirene di Salvini, che sono più appaganti nell’immediato”.

A Bari i 125 anni di storia socialista

camera conferenza stampa tagliata“A ben guardare siamo l’unica forza politica che nasce più o meno nei giorni in cui nasce l’unità d’Italia. A Bari presenteremo una storia degli anni che vanno dall’800 a oggi. Tutte le leggi e tutte le battaglie civili che hanno reso l’Italia più libera portano la firma, nelle piazze e nei Parlamenti, delle tante anime del socialismo italiano. A cominciare dalle otto ore di lavoro, alle prime proposte sul divorzio fino alle prime misure prese in età giolittiana per garantire uno stato sociale. La prima legislatura che protegge i minori porta la firma dei parlamentari socialisti nel primo novecento”. Sono le parole con cui Riccardo Nencini ha aperto la conferenza stampa di presentazione della due giorni di Bari che si aprirà giovedì prossimo in cui i socialisti celebreranno i 125 anni di storia del socialismo italiano. “Non siamo nati ieri. Siamo l’unico partito che rappresenta per intero la storia d’Italia, la storia di un popolo”. Ha detto ancora il Segretario del Psi, Riccardo Nencini.

Alla conferenza stampa, presso la sala stampa della Camera dei Deputati, hanno partecipato parlamentari e dirigenti del Psi, tra i quali  Pia Locatelli, Oreste Pastorelli, Enrico Buemi, Gian Franco Schietroma, Maria Pisani e Claudio Altini. Storici, rappresentanti del PSE, presidenti di fondazioni e associazioni, Claudio Martelli, Ugo Intini assieme ai tanti amministratori locali ed ai sindaci socialisti saranno impegnati in una due giorni dedicata al riformismo italiano. Ma non sarà appuntamento per parlare del passato. Anzi. Sarà un momento profondo di riflessione sul futuro e l’occasione per fare il punto sul dopo voto delle elezioni amministrative e sulle prossime sfide del centrosinistra. “Nelle radici la bussola per interpretare il futuro – ha sottolineato ancora Nencini – un’altra Europa con una politica fiscale comune ed Eurobond a sostegno dello sviluppo; ius soli ma giuramento di fedeltà alla Costituzione per i migranti che vivono in Italia; incentivi fiscali per le imprese che assumono; valorizzazione del Made in Italy. I socialisti lanceranno dalla Puglia il loro programma: elezioni a scadenza naturale, legge elettorale maggioritaria, un tavolo di tutti i riformisti che si impegni in un Patto con gli Italiani”.

Si parlerà della storia fino ai nostri giorni: “Nel secondo ‘900 la storia è più nota. A cominciare dal voto alle donne fino alle grandi riforme del primo centro sinistra fino a fatti che ormai appartengono alla storia quotidiana che risalgono al governo Craxi dal 1983 al 1987”. Una storia, sottolinea Nencini, fatta di “luci e di ombre” ma anche di grandi sconfitte. E però tutte le grandi innovazioni del ‘900 italiano passano decisamente per quella storia.

Nencini continua parlando del domani. Di quello che i socialisti proporranno all’indomani delle Primarie delle idee che ha raccolto circa 55 mila contributi. L’esito per Nencini è stato “non sorprendente, ma un esito che fa riflettere”. E spiega: “Quando leggo che ci si stupisce ancora di come il centrodestra vinca in città come Genova o Sesto San Giovanni, l’unica sorpresa è la sorpresa”. Non esistono più, spiega Nencini – zone rosse franche. “Anzi è l’esatto contrario. Ha cominciato l’Emilia Romagna parecchi anni fa. La Toscana è stata già ampiamente bucherellata”. “Se ci presentiamo ai cittadini con parole d’ordine ormai superate che non affrontano i temi caldi di questo secolo, non c’è più una zona franca che possa garantire elettoralmente il predominio”.

Il tema della sicurezza, della paura e della fragilità sociale per Nencini sono “temi propri ormai di fasce trasversali della popolazione”. Nencini spiega che con Bari i socialisti provano a “scrivere una sorta di bussola, figlia delle primarie delle idee, che consegniamo alla sinistra riformista. Una bussola fatta di pochi punti: Europa, lavoro, le nostre paure e le nostre insicurezze”.

“Difendiamo fino alla fine la norma dello Ius Soli, ma difendiamo anche la norma del giuramento alla Costituzione italiana” dice Nencin perché “serve un percorso di piena integrazione che permetta di vivere secondo i diritti e i doveri base del nostro Stato. Lo Ius Soli non può essere separato da questo”. In conclusione della conferenza stampa Nencini sottolinea tre questioni: “Si vota nel 2018. Quindi nessuna apertura a chi volesse pensare di anticipare questo termine. Secondo: il nostro auspicio per la legge elettorale è una soluzione non dissimile dal Rosatellum, che aveva un impianto maggioritario con quota proporzionale, immagino che oggi una maggioranza sia possibile anche al Senato”. “Terzo, non pensiamo ad una riedizione dell’Unione, che va da rifondazione a tutto il mondo riformista”. Ma l’alternativa all’Unione non è il nulla, è la saldatura tra pariti, tra forze riformiste, e nel centrosinistra ne sono rimaste veramente poche, e da quelle iniziare a costruire un programma e da lì un patto con gli italiani”.

Un passaggio sul centrodestra: “Ove si presenta unito, vince pressoché ovunque. È una novità rilevantissima. Fino ai giorni precedenti le elezioni questo aspetto era stato sottovalutato da tutti.

E sul centrosinistra aggiunge: “L’altro fattore, ed è l’altra novità, è che il centrosinistra si è presentato nei 4/5 dei comuni (con più di 15000 abitanti ndr), su un asse Pd – Psi, terzo ingrediente liste civiche. Non si trovano liste che fanno riferimento a Pisapia e si trova poco rappresentato il neo partito di Bersani, Articolo 1. È la conferma che non c’è bisogno di rifare l’Unione, anzi sarebbe un errore, ma tenere assieme le forze che si richiamano al socialismo europeo, aperte al mondo dei radicali, aperte alle liste civiche democratiche, continuiamo a pensare che quella sia la strada maestra da seguire. C’è tempo per costruire questo scenario, però prima lo mettiamo in piedi e meglio è”.