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Ginevra Matiz

Manovra con fiducia. Nencini: “Modificare l’Italicum”

SenatoTempi record per l’approvazione della manovra in Senato. Il governo infatti chiederà la fiducia sulla legge di bilancio per arrivare al voto in Aula entro mercoledì sera. La decisione è arrivata dopo il faccia a faccia di Renzi con il Capo dello Stato Mattarella ed è dettata dalla volontà del presidente del consiglio di accelerare l’approvazione dopo il congelamento delle sue dimissioni.

Le dichiarazioni di voto cominceranno intorno alle ore 12 e la prima chiama è prevista per le 13,30. A precisarlo è il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, Luciano Pizzetti.  Già in mattinata il Pd, che domani riunirà la direzione più difficile dell’era Renzi,  aveva fatto sapere di voler accelerare. Sulla legge di bilancio – aveva detto il capogruppo Pd in commissione Bilancio Giulio Santini –  “chiederemo di fare il più presto possibile”.

Il Psi riunisce i gruppi parlamentari
Il Psi ha riunito nel pomeriggio di martedì i gruppi parlamentari e i dirigenti socialisti nella sede della direzione nazionale a Roma.  “L’Italia – ha detto Nencini – deve essere in cima ai nostri pensieri. L’approvazione della legge di bilancio e del decreto terremoto costituiscono la priorità immediata dell’azione di questo governo”.

E nel giorno in cui la Corte costituzionale ha fissato per l’udienza del 24 gennaio 2017 la discussione sulle eccezioni di costituzionalità sollevate sulla legge elettorale, Nencini ha ddeto che affiché “il Paese non corra il rischio futuro della ingovernabilità, urge mettere mano alla riforma dell’Italicum ed al coordinamento tra le leggi elettorali di Camera e Senato”.  “Lo schema di modifica messo a punto dalla Commissione del PD del tutto simile al disegno di legge presentato dai socialisti, costituisce un ottimo punto di partenza” ha aggiunto Nencini parlando ai dirigenti socialisti. “Sento parlare di governi deboli o in alternativa di un governo tecnico: gli italiani pensano a ben altro. Per dare stabilità a qualsiasi governo c’è bisogno innanzitutto di una nova legge elettorale che garantisca maggioranze stabili ed omogenee per evitare distonia tra le due camere” ha affermato ancora il segretario del Psi. “Un percorso di questo genere può essere consentito da un esecutivo istituzionale che si assuma questa responsabilità fissando in modo corale le nuove regole del gioco”.

Nencini, facendo un’analisi del voto ha aggiunto che “nella vittoria del NO spiccano le posizioni antieuropeiste del Movimento 5 Stelle e della Lega. Per la prima volta, un forte estremismo populista mette radici in Italia. Bisogna sconfiggerlo. È tempo di formare una ‘coalizione riformista’ che si riunisca attorno al suo leader, che parli agli italiani il linguaggio della giustizia sociale e del merito” – ha concluso il segretario del Psi.

La fiducia sarà posta sull’articolo 1
Secondo quanto ha spiegato la presidente dei senatori di Ap-Ncd, Laura Bianconi, al termine della Conferenza dei capigruppo, la fiducia sarà posta sull’articolo 1 del testo, quello che contiene le misure della legge di Bilancio. Dopo il voto di fiducia, verso le 14,45, si passerà al voto degli emendamenti sulla seconda sezione di Bilancio, cioè la parte della manovra che contiene gli stanziamenti per i ministeri e i saldi, e ci sarà il voto finale sulla manovra con procedura elettronica. Se non ci saranno sorprese quindi la legge di Bilancio verrà approvata in via definitiva domani stesso.

Legge di stabilità, Pastorelli: “Sforzo per la crescita”

renzi-padoanCon 290 voti a favore e 118 contrari la Camera ha approvato la legge di stabilità. Il testo approderà al Senato per la seconda lettura dopo il voto referendario, ovvero da martedì 6 dicembre. “Al Senato – ha detto in proposito il premier Matteo Renzi parlando in conferenza stampa – cosa accadrà? L’attività parlamentare va avanti e il Senato ha tutto il tempo per chiudere in tempi ragionevoli la legge di bilancio. Il fatto di aver approvato prima del referendum il ddl alla Camera è un elemento di serietà che spero verrà apprezzata da tutti”.

Per la sanità – ha detto Renzi – “c’è un aumento a 113 mld, due in più rispetto all’anno scorso, più il fondo per la non autosufficienza che è 450 mln con un più 50 mln rispetto all’anno scorso”. Alcune buone notizie ulteriori – ha detto ancora Renzi – sono arrivate dal passaggio alla Camera. E’ ricca di buone notizie e non è all’Achille Lauro”.  “Le tasse – ha proseguito – continuano ad andare giù: va giù l’Ires, via l’Irpef agricola, interventi sulle partite Iva con buona pace del presidente Monti”. Con la manovra – aggiunge Renzi – arrivano “30-50 euro per le pensioni più basse, sotto i mille euro”. Renzi quantifica l’intervento sulla previdenza e sottolineando allo stesso tempo di non essere “riusciti ad arrivare a 80 euro”.

Per il deputato del Psi Oreste Pastorelli “dalle misure contenute nella manovra emerge chiaramente lo sforzo del Governo e della maggioranza di promuovere la crescita, aumentare l’occupazione e migliorare gli istituti di equità sociale. Nel provvedimento vi sono disposizioni che, sebbene non autorizzino spese improduttive, ci allontanano dall’austerità. La legge rappresenta un chiaro messaggio agli altri Paesi dell’eurozona: l’austerità non può essere l’unica risposta per superare la crisi economica”.

“Certo – ha proseguito Pastorelli nella dichiarazione di voto in Aula – sarebbe stato preferibile non porre la questione di fiducia su questo testo. Se tutte le forze politiche, infatti, si fossero misurate sul testo votando unicamente sul merito delle norme, si sarebbero dovute assumere la piena responsabilità del proprio voto sulle singole misure, senza l’alibi della sopravvivenza del Governo. A quel punto, sarebbe stato interessante, soprattutto per la cittadinanza, scoprire chi avrebbe votato contro le misure a sostegno delle neo-mamme, contro l’istituzione dei fondi per il settore della pesca e per la difesa del suolo, contro l’estensione delle detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica ed edilizia o ancora contro gli sgravi contributivi per le nuove assunzioni”.

Sisma. Pastorelli, bene governo. Ora accelerare

Terremoto Amatrice

Dopo il terremoto che ha sconvolto il centro Italia, il presidente del Consiglio Matteo Renzi  è intervenuto oggi nell’informativa alla Camera ribadendo che per il governo le spese per l’edilizia scolastica, “non solo nei territori colpiti dal sisma”, vanno scomputate dal Patto di Stabilità. “Non considerare evento eccezionale il sisma sarebbe un atto profondamento ingiusto, al punto di definirlo illegittimo, rispetto alle regole vigenti”. “Ribadisco anche qui in Parlamento – ha aggiunto il premier – che tutto ciò che servirà all’edilizia scolastica, non solo nei territori interessati dal sisma, dovrà essere scomputato dal Patto. E questo non perché vogliamo violare le regole. Al contrario, noi le stiamo rispettando perché le regole Ue parlano di eventi eccezionali e non trovo altro modo di definire un sisma se non evento eccezionale”.

“Gli eventi sismici hanno ulteriormente gravato i danni agli edifici scolastici. Stiamo facendo una nuova analisi puntuale, edificio per edificio, e naturalmente il nostro metodo di lavoro prevede la sistemazione in altri istituti magari con doppi turni”, degli studenti. “O in assenza di questa soluzione il ricorso a moduli temporanei sostitutivi degli edifici scolastici. Come ad Amatrice, dove il liceo è stato terminato il 7 novembre”. In emergenza Italia ha pochi paragoni La violenza della scossa anche se non ha fatto morti non può far fare “finta di non vedere che si è creato un problema di natura straordinaria: le altre scosse non avevano avuto questo livello di profondità e violenza”, ha detto Renzi.

“Da 1200 persone assistite al 26 ottobre – spiega il premier – si è passati a oltre 30 mila assistiti in 4 regioni, un terzo in alberghi e strutture ricettive, gli altri in strutture comunali. Al 25 ottobre erano 2500 gli operatori impegnati nell’assistenza, ora sono 6500, un lavoro per il quale il governo vuole esprimere gratitudine. Ancora una volta si è dimostrato che nell’emergenza l’Italia ha pochi paragoni al mondo e questo ha consentito di salvare 228 persone dalle macerie”. La scelta sui container sta a Comuni Dopo le più recenti scosse nel centro Italia, “in pieno ottobre, in territorio montano, abbiamo cercato di evitare le tendopoli. Questo ha creato qualche elemento di tensione soprattutto all’inizio ma è chiaro che non potevamo permettere le tende a quelle altitudini”, ha dichiarato il premier. “Con le casette di legno dovremo probabilmente affrontare l’intera fase della ricostruzione – spiega – ma intanto l’arrivo dei container è una scelta che rimettiamo alla decisione delle amministrazioni locali con le quali il rapporto è costante e anche complicato ma molto positivo per lo spirito che questi amministratori stanno mettendo a disposizione delle loro comunità”.

“Le prime risposte date dal Governo dopo l’ultimo terremoto sono state positive”. Ha detto il deputato del Psi Oreste Pastorelli dopo l’informative del premier. “Condivisibili le misure messe in campo, come i finanziamenti per il prosieguo dell’attività scolastica e il sostegno al comparto agroalimentare, vero motore dell’economia del territorio colpito. Ciò però non basta”. “Serve – ha detto ancora Pastorelli – un’accelerazione decisa sotto il profilo abitativo e della viabilità. Le zone colpite devono ripartire dal lavoro e dalla messa in sicurezza degli immobili. Il primo passo è stato fatto con l’ampliamento dell’ecobonus. Ma ora appare quanto mai indispensabile istituire la Carta d’Identità degli Immobili, così da rendere note le caratteristiche degli edifici. Le Istituzioni devono ascoltare i cittadini e comportarsi di conseguenza. La volontà della popolazione è stata espressa chiaramente, anche in quest’Aula dai sindaci interessati. Ora sta allo Stato – ha concluso – non deludere le loro aspettative”.

Ginevra Matiz

BASTA POPULISMO

aula-camera-vuotaTorna in commissione alla Camera il ddl sul trattamento economico e previdenziale dei membri del Parlamento. È la decisione presa dall’Assemblea di Montecitorio con 109 voti di differenza. Ha votato a favore del rinvio in commissione la maggioranza. Contro tutte le altre forze politiche tranne i deputati di Conservatori e riformisti che si sono astenuti. Fuori, in piazza Montecitorio, gli attivisti dei Cinque Stelle, erano già pronti a montare la protesta con i deputati pentastellati, a cominciare da Alessandro Di Battista, pronti a improvvisare un comizio

“L’indennità parlamentare – ha commentato il segretario del Psi Riccardo Nencini – non può prescindere dalla presenza e dal lavoro svolto dal deputato in Aula e nelle commissioni. Tante assenze, tanto abbattimento dell’indennità. Abbattimento non simbolico, ma concretissimo. Quanto al rimborso delle spese, sacrosanto distinguere il parlamentare che risiede a Roma o nel Lazio da chi risiede altrove.  Questa la posizione che terranno i deputati socialisti”. Ha concluso Nencini. “Riguardo all’indennità parlamentare – ha aggiunto il deputato socialista Oreste Pastorelli – non bisogna prendere in giro i cittadini lasciandosi andare a demagogia e populismi. Di certo è che lo stipendio di un parlamentare non può prescindere dal lavoro svolto dallo stesso in Aula e nelle commissioni. Altro discorso riguarda i rimborsi, che vanno riconosciuti a chi risiede fuori Roma. Allo stesso tempo, però, sarebbe corretto che i deputati presentassero tutta la rendicontazione inerente alle spese di mandato”.

Il ddl era a stato presentato dai deputati dei 5 Stelle e per l’occasione  anche Beppe Grillo era a Montecitorio per assistere ai lavori parlamentari sul provvedimento. “Questa non è una legge per tagliare, che è una brutta parola, una parola violenta, un atto di buona volontà di cui anche la Chiesa è contenta… Pensate il Papa come ne sarebbe contento”, aveva detto Grillo.

Durissimo il commento del Senatore del Psi Enrico Buemi: “Di fronte a questa sarabanda di invidiosi e nullafacenti, di amorali percettori di indennità parlamentare che altro non fanno se non invocare la moralità verso degli altri, che predicano male e razzolano peggio, sodali di Grillo e associati, dico, si cominci a dare risposta ai problemi veri del Paese invece di metterla in caciara tutte le volte”. Il senatore socialista Buemi, a cui è attribuito da Open polis un indice di presenza dell’83 per cento, pur essendo entrato in Senato con due mesi di ritardo, e con un indice di produttività di 634, undicesimo su 324 senatori, ha poi aggiunto: “A Grillo dico, dimezzi i propri cachet teatrali e separi i propri interessi artistico – economici da quelli politici di cui c’è a tutt’oggi una commistione indescrivibile. Chi ha bisogno di approfondimenti consulti i fuoriusciti dal M5S – ha concluso – che possono raccontare la realtà vista dal di dentro e vissuta direttamente”.

Il blog di Grillo, con un post di Di Maio, aveva chiesto a Renzi di presentarsi in aula e di dare ai suoi indicazione di voto favorevole, e allo stesso tempo aveva  annunciato per il pomeriggio “un sit-in in piazza a Montecitorio di incoraggiamento al Pd prima della votazione in Aula”.

Dopo il voto dell’aula della Camera che ha stabilito il ritorno in commissione della pdl targata M5S, i 5 Stelle puntano a riportare in aula a Montecitorio la proposta di legge nel mese di novembre.  La prima firmataria della pdl, Roberta Lombardi, ha spiegato che “nella conferenza dei capigruppo di oggi abbiamo già chiesto di prevedere per l’aula di novembre l’esame della nostra proposta di legge, ove concluso in commissione. Perché già sapevamo come sarebbe andata a finire e che il Pd e gli altri avrebbero votato per il rinvio in commissione”.

Ginevra Matiz

Italicum, il Pd trovi una posizione condivisa

Italicum-legge elettoraleLa data del referendum si avvicina e contemporaneamente si intensifica il dibattito sulla modifica alla legge elettorale. Chi ne chiede una modifica, e sono in tanti, da forze di maggioranza a quelle di opposizione, vuole vedere una bozza di proposta prima del voto referendario. Il Pd ha istituito al proprio interno una commissione per stendere un documento preparatorio su cui lavorare anche se in molti si dicono non troppo ottimisti di vedere un risultato concreto. Le divisioni interne del Pd e lo scontro con la minoranza interna, è un freno.

“Capisco. Prima di tessere incontri con gli altri partiti che sostengono il governo – ha detto il segretario del Psi Riccardo Nencini –  il PD ha bisogno di trovare una posizione condivisa sulla modifica dell’Italicum. Bene”. “Va fatto sapere – ha aggiunto – che comunque gli incontri dovranno tenersi ben prima del 4 dicembre in modo tale da incardinare nei lavori d’aula, fino dai giorni precedenti il Natale, un testo da discutere. I socialisti – ha concluso Nencini – presenteranno la prossima settimana la loro proposta”.

Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, a proposito dell’Italicum ha affermato di essere convinto che serva “un meccanismo che faccia vincere una coalizione in base al diritto dei cittadini di scegliere, premiando anche se di poco chi deve governare”. “Tradotto in termini ancora più semplici – ha aggiunto – se dovesse capitare che non vincessimo un’altra volta, sarebbe per me insopportabile l’idea di andare a costruire per la terza volta un governo di larghe intese col centrodestra”. Poi Rossi ha parlato della necessità di rivedere la nomina dei primi 100, e addirittura la possibilità  di stare presenti in più collegi”. Punto dirimente è il premio di maggioranza. Il governatore toscano si è detto a favore a un premio di maggioranza alla coalizione: “Mi sembra interessante, può essere utile per aggregare intorno al Pd forze anche a sinistra che attualmente, altrimenti, non sarebbero in partita, e mi pare che ci sia da allargare la partecipazione”. In ogni caso, ha concluso Rossi, “bisognerebbe che trovassero un modo per non rompere” all’interno della commissione sull’Italicum.

Ginevra Matiz

Referendum, il Tar rinvia la decisione

referendumPer oggi nessuna decisione da parte del Tar del Lazio sul ricorso proposto dal Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana per contestare la formulazione del quesito referendario. Potrebbe essere domani la giornata giusta per la decisione dei giudici della seconda sezione bis, presieduti da Elena Stanizzi. Restano valide, allo stato, tutte le possibilità, già emerse nel corso dell’udienza in camera di consiglio di ieri: quella della pubblicazione di un’ordinanza cautelare, quella della pubblicazione di una decisione di remissione alla Corte costituzionale, quella della decisione nel merito con pubblicazione di una sentenza, quella infine della riunione di tutti i ricorsi proposti sullo stesso tema (a rivolgersi al Tar sono stati anche il Codacons e il Presidente emerito della Consulta Valerio Onida) per una maxi udienza la prossima settimana.

Continua intanto la campagna del Psi per il Sì al Referendum. Giovedì 20 ottobre, il Partito Socialista terrà manifestazione a Roma con il Segretario Riccardo Nencini, dal titolo “Referendum costituzionale: dopo il Sì”. Oltre all’intervento del Segretario del PSI Riccardo Nencini è prevista la partecipazione di Stefano Ceccanti, ordinario di diritto pubblico comparato presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università La Sapienza di Roma e del Direttore di Mondoperaio, Luigi Covatta, che coordinerà i contributi al dibattito. Parteciperanno, tra gli altri, Paolo Pombeni, Professore Emerito dell’Università degli studi di Bologna, Cesare Pinelli, ordinario di Diritto Pubblico dell’Università La Sapienza di Roma, Giuseppe Bedeschi, Docente di Storia della Filosofia all’Università La Sapienza di Roma e Giuliano Urbani, ex Ministro dei beni e delle attività culturali.

E mentre si parla di referendum, entro giovedì potrebbe arrivare un nuovo passo della maggioranza Dem verso una posizione condivisa sulle modifiche all’Italicum, facendo emergere ancora più netta la distanza tra chi, come Pier Luigi Bersani e i parlamentari a lui vicini, ha già deciso per il No al referendum e avviato una battaglia anche sulla manovra, e chi invece, come Gianni Cuperlo, crede nel dialogo e nell’impegno di Matteo Renzi sulla legge elettorale. La commissione per le modifiche all’Italicum, presieduta da Lorenzo Guerini, potrebbe riunirsi giovedì mattina  e offrire a Cuperlo quella risposta ‘politica’ che lui, nominato nella commissione in rappresentanza di tutta la minoranza Dem, non si stanca di invocare. Qualche parlamentare ipotizza la presentazione di un documento con una serie di enunciazioni di principio sulle possibili modifiche alla legge elettorale. Un testo che non vincoli per il futuro (a seconda che vinca il Sì o il No si aprirebbero del resto due scenari totalmente diversi) ma segni un impegno chiaro su temi, come i collegi uninominali e il premio alla coalizione (o l’apparentamento al secondo turno). Ma il senatore della minoranza PD, Federico Fornaro paragona la commissione del PD “all’araba fenice: che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. A quasi dieci giorni dalla Direzione del PD, infatti, non si conoscono né la data di convocazione né l’obiettivo preciso della commissione. Questi tempi la dicono lunga anche sulla reale volontà della maggioranza del PD di ricucire lo strappo sull’Italicum che si realizzò nel 2015 quando la minoranza PD non votò la legge né alla Camera né al Senato. Resta un dato incontrovertibile che nessuna Commissione potrà comunque modificare: il giorno del voto degli italiani sul referendum costituzionale la legge in vigore per l’elezione della Camera sarà l’Italicum”.

Intanto sul referendum Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini  hanno tenuto un vertice per trovare una posizione comune. Al termine dell’incontro hanno diffuso una nota congiunta in cui bocciano il lavoro dell’esecutivo e si schierano per il no. “La scelta per il No fatta da Berlusconi – è il commento di Fabrizio Cicchitto, deputato di Ncd – è un errore sia per l’oggi che per il domani. Per l’oggi Berlusconi scuote l’albero e qualora passasse il NO a raccogliere i frutti sarebbero le posizioni estremiste: da un lato il M5S dall’altro lato Lega Nord e Fi che poi gli presenterebbero il conto chiedendo elezioni immediate e le primarie del centrodestra. In più non si capisce quale alleanza può fare Berlusconi con Salvini che sostiene la doppia uscita: dall’Europa e  alla Nato”.

Ginevra Matiz

Sud. Più italiani che stranieri nei centri Caritas

caritasSono gli italiani a costituire la maggioranza assoluta delle persone che si rivolgono ai centri Caritas per i poveri nelle regioni del Mezzogiorno, ma anche le regioni del centro-nord hanno registrato un vistoso aumento del peso degli italiani. Sono i dati che emergono dal rapporto 2016 di Caritas italiana su povertà ed esclusione sociale dal titolo “Vasi comunicanti”, pubblicato oggi in occasione della Giornata internazionale contro la povertà.

Nel 2015 le persone incontrate nei centri inclusi nella rilevazione sono state 190.465 (in media circa 115 persone a centro): il 44,8% ha fatto riferimento a servizi collocati nelle regioni del Nord, il 32,2%a CdA (centri di ascolto) del Centro e il 23,0% a strutture del Mezzogiorno.

Il forte sbilanciamento dell’utenza verso i servizi del Settentrione, prosegue il rapporto Caritas 2016, non rispecchia l’incidenza della povertà in Italia ma è probabilmente ascrivibile da un lato alla maggiore ricettività e dimensioni dei centri di queste zone rispetto a quelli del Sud, dall’altro alla più alta percentuale di presenze straniere che nel Settentrione hanno fatto riferimento alle Caritas diocesane. Gli stranieri al Nord rappresentano il 64,5% delle persone ascoltate (a livello nazionale il 57,2%); nelle regioni del Mezzogiorno al contrario sono gli italiani a costituire la maggioranza assoluta del totale.

Emergono quindi due diversi profili di povertà: un Nord e un Centro per i quali il volto delle persone aiutate coincide per lo più con quello degli stranieri; un Mezzogiorno più povero e con una minor incidenza di immigrati, dove a chiedere aiuto sono prevalentemente famiglie di italiani. Anche le regioni del Centro-Nord, tuttavia, nel corso degli anni hanno registrato un vistoso aumento del peso degli italiani.

I bisogni più frequenti che hanno spinto a chiedere aiuto sono perlopiù di ordine materiale: spiccano i casi di povertà economica (76,9%) e di disagio occupazionale (57,2%), ma non sono trascurabili anche i problemi abitativi (25,0%) e familiari (13,0%). E sono frequenti le situazioni in cui si cumulano due o più ambiti problematici.

Sono 7.770 i profughi e richiedenti asilo che si sono rivolti ai Centri di ascolto della Caritas nel corso del 2015. Si tratta per lo più di uomini (92,4%), con un’età compresa tra i 18 e i 34 anni (79,2%), provenienti soprattutto da Stati africani e dell’Asia centro-meridionale. Queste persone, sottolinea il dossier Caritas, sono spesso analfabeti (26%) o di modesta scolarità (licenza elementare 16,5%, licenza di scuola media inferiore 22,8%). In termini di bisogno prevalgono le situazioni di povertà economica (61,2%), ma è alto anche il disagio abitativo, sperimentato da oltre la metà dei profughi intercettati (55,8%). Tra i profughi è proprio la “mancanza di casa” la necessità più comune; seguono le situazioni di precarietà o inadeguatezza abitativa e di sovraffollamento.

Secondo l’organismo della Cei, in risposta al forte incremento della povertà assoluta in Italia l’unica strada è quella di un Piano pluriennale di contrasto, che porti all’introduzione di una misura universalistica contro la povertà assoluta. E’ inoltre urgente attivare politiche del lavoro tese a contrastare la disoccupazione, in particolare quella giovanile e promuovere percorsi di studio e formazione per i giovani

Verdini e Zanetti
fanno gruppo unico

verdini-zanettiScelta Civica, il partito fondato da Mario Monti mentre era a Palazzo Chigi fresco di nomina a Senatore a vita, cambia ancora veste. La formazione dell’ex premier, passata ora nelle mani del viceministro dell’Economia Enrico Zanetti uscito che è uscito dal partito portandosi dietro nome e simbolo, si ‘fonde’ alla Camera con i verdiniani dando vita a un gruppo unico sul quale arriva il via libera di Montecitorio. Un ‘placet’ giunto con colpo di scena finale: una lettera inviata all’Ufficio di Presidenza della Camera da Monti in cui il Professore rivendica il diritto esclusivo su nome e simbolo del partito provando a bloccare l’operazione. Ma, alla fine, la spuntano Zanetti e, indirettamente, Denis Verdini. Tra le ire di Monti, che attacca la Camera che ha preso – dice – una “decisione politica su pressione del Pd”.

Indirettamente il senatore Verdini, ex forzista e ex consigliere privilegiato di Silvio Berlusconi, entra in pianta stabile con la maggioranza. Un avvicinamento lento ma constante con il quale ha portato un appoggio, a volte determinante, al governo la cui maggioranza al Senato è stata qualche volte in affanno.

Per ora, tuttavia, la Presidenza di Montecitorio risolve il groviglio giuridico-politico creatosi con l’ultima faida interna ai civici concedendo una deroga a tempo indeterminato al gruppo “Scelta Civica-Verso i Cittadini per l’Italia-Maie” formato da 16 deputati: verdiniani, ‘zanettiani’, l’ex tosiano Marcolin e un membro del Maie. Ai 15 deputati che non hanno seguito Zanetti, restando nel gruppo fino a oggi chiamato Scelta Civica, viene dato “un tempo congruo” affinché si arrivi alle 20 unità necessarie per formare il gruppo. E il nome? Resta in capo a Zanetti mentre gli ormai ex Sc optano per cambiare denominazione: si chiameranno ‘Civici e innovatori’.

Sembra chiudersi, così, una querelle parlamentare che andava avanti da tre mesi. Querelle nella quale, dopo settimane di silenzio, oggi interviene anche Monti tentando di stoppare l’uso del nome del partito da lui fondato per un’operazione “contraria ai valori” di Scelta Civica, attacca l’ex premier. “Mi chiedo se il Mario Monti che oggi bacchetta Sc per l’alleanza con Ala è lo stesso che nel 2013 impose l’alleanza con Fini e Casini”, replica Zanetti pungolando il suo ex alleato. “La sua lettera è stato un incredibile colpo di scena per uno che da tre anni ha abbandonato il partito. E non credo che il suo nome porti un plus di voti oggi”, sottolinea il viceministro spiegando come la sua volontà fosse di tenere solo la denominazione ‘Scelta Civica’ e non ‘Scelta Civica con Monti per l’Italia’.

L’ok della Camera arriva proprio mentre i parlamentari del nuovo gruppo, Verdini compreso, sono riuniti con Marcello Pera per fare il punto sulla campagna referendaria. Sabato i Comitati Liberi Sì terranno una nuova convention a Bologna. È al 4 dicembre, infatti, che guardano Zanetti e Verdini. E ad una proposta politica di stampo liberale che, a dispetto del progetto di Stefano Parisi, ha in Matteo Renzi l’interlocutore principe.

Ma Ala-Sc farà valere il suo peso anche con una proposta elettorale per eliminare il premio alla lista. Un peso che, al Senato, intanto, i verdiniani non faranno mancare in Aula: “Per noi non vale la disciplina di governo”, è il loro ragionamento. Ragionamento curioso visto che il leader del movimento, Zanetti, è viceministro. Ma ognuno si crea le regole che preferisce. O che gli fanno più comodo.  Insomma mani libere. E, con l’ok ufficiale al nuovo gruppo, altri arrivi potrebbero registrarsi. Benché Monti sembri ancora lontano dall’arrendersi alla perdita del suo marchio.

Ginevra Matiz

IL PEZZO MANCANTE

puzzle“Per riformare l’Italicum,  credo che il tutto non possa essere delegato alle lotte interne al Pd. Sarebbe opportuno che le forze che sostengono il governo propongano un’ipotesi di revisione dell’Italicum e poi discutano con il Pd”. Cosi  Riccardo Nencini, Segretario del PSI, intervenendo stamane a Studio24. “Ora che il Pd ha una sua commissione mi sembra un fatto positivo” – ha aggiunto. “Faremo in modo, avendo una delegazione formalizzata – ha proseguito Nencini – che possa incontrarsi prima del 5 dicembre per vedere quale risposta il premier e il suo partito daranno. Non ho mai avuto dubbi che la discussione su come riformare l’Italicum andava presa prima del 4 dicembre, ma dal punto di vista delle operazioni legislative non c’è dubbio che vada incardinata dopo il referendum. Questo però comporta l’obbligo di discuterne sin da domani mattina”.

“E’ vero – ha proseguito il segretario Nencini sulla ‘personalizzazione’ – che Renzi ha personalizzato e si è poi fermato. Il fronte del no però continuerà a personalizzare fino al 3 dicembre svuotando di contenuto la riforma. Io sento in giro due desideri: – ha continuato Nencini parlando della legge elettorale – di avere certezza di stabilità di un governo scelto dagli italiani alle prossime elezioni politiche; l’altro desiderio è che vi sia rappresentanza dal voto espresso dal cittadino. Questo è un pezzo che manca all’interno dell’Italicum. Ho sempre difeso l’idea che non possiamo consegnare l’Italia ad una qualsiasi forza politica che può arrivare al ballottaggio e vincerlo, facendo cappotto, rappresentando soltanto un quarto degli elettori italiani”.

“Temo che da qui al 4 dicembre la tendenza delle opposizioni, compresa l’opposizione interna al Pd, non molleranno questa parte del campo, giocando una partita per affossare ciò che già c’è. È per questo che ogni tentativo di mediazione la trovo decisamente molto complicata” – ha concluso il Segretario del PSI.

La direzione del Pd di ieri infatti si è conclusa con una spaccatura. La proposta di Renzi di rivedere la legge elettorale dopo l’esito referendario non è piaciuta alla minoranza che invece vuole passare subito dalle parole ai fatti. Dopo un lungo dibattito si è prodotto uno stallo che ha evitato la rottura definitiva. Ma a chi parla di scissioni Speranza risponde “Il Pd è il mio partito. Per me le scissioni non esistono”. La proposta è quella di cominciare dopo il referendum, in commissione alla Camera, una discussione nel merito sull’Italicum, che preveda quattro possibili punti di cambiamento: su ballottaggio, premio di lista o di coalizione, modalità di elezione dei deputati, e di scelta dei senatori del nuovo Senato (adottando in questo caso la proposta di Vannino Chiti). Una proposta per la quale Renzi indica anche la squadra del partito che dovrebbe occuparsene.

L’ex segretario Pd Bersani in Transatlantico afferma che sulle riforme “non è mai esistito e non esiste e non può esistere alcun vincolo di partito sulle riforme costituzionali” e poi aggiunge che “chi guarda le cose di cui stiamo discutendo in buona fede non può non vedere, non tener conto, che l’incrocio tra le due riforme, quella della Costituzione e l’Italicum, comporta una modifica profonda della forma di governo, una modifica che io ritengo negativa e con quel che succede nel mondo, anche pericolosa”. E poi conclude: “Io ricavo come logica complessiva della giornata di ieri che si vuol tirare diritto, visto che una commissione non si nega a nessuno. Se si tira diritto, non si può tirar diritto col mio Sì. Si tirerà diritto con il mio No”. E sul governo aggiunge: “Il giorno dopo il referendum sul piano sociale economico e anche della permanenza del governo, noi saremo come il giorno prima” perché “il referendum sulle riforme non è un’Apocalisse e Matteo Renzi dovrà restare presidente del Consiglio comunque vada il voto”. Alla minoranza il presidente Renzi risponde con poche parole: “Per favore, parliamo di cose serie”:

Il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio. Invita a cogliere l’apertura di Renzi. “E’ giusto pensare ad una riforma correttiva che, però, non sia una palingenesi. Non perché una palingenesi sarebbe sgradita, ma perché occorra lavorare sul possibile e non sull’utopia. Dunque riforma elettorale subito”. Mentre i 5 Stelle, come da tradizione consolidata,  rifiutano anche iniziare un confronto. I centristi dell’Ncd invece, con Cicchitto, auspicano che “tutta l’area di Centro che sostiene il governo avanzi una proposta unica. Per parte sua l’Ncd ha messo a punto delle idee che auspicabilmente vanno confrontate con tutti gli altri soggetti dell’area centrista”.

L’APERTURA

“La riforma della legge elettorale è troppo importante per essere lasciata alle lotte intestine del PD. L’ho già detto ad Alfano: non possiamo aspettare, siano i partiti che sostengono il governo ad avanzare una proposta e a discuterla col PD”. È questa la posizione del Psi sottolineata dal Segretario Riccardo Nencini qualche ora prima della riunione della Direzione del Pd. Prima della Direzione il premier aveva già sottolineato di rispettare “le posizioni di tutti” ma aveva anche evidenziato che “Bersani ha votato per tre volte la riforma”.

La direzione numero 31,.come ha sottolineato Renzi in apertura dei lavori:  “La direzione è stata riunita in tutti i passaggi chiave. Abbiamo scelto la democrazia interna e non i caminetti dei big o presunti tale. Lo avevamo promesso nelle primarie e l’impegno congressuale vale più dei mal di pancia dei leader quindi parliamo qui”.  “Tra le stime del governo e le stime del Fmi – ha detto Renzi nel suo intervento in direzione Pd – che non è un covo di pericolosi comunisti, si possono fare valutazioni ma che si aprano discussioni sui quotidiani per due giorni fa scattare un sorriso anche perché le stesse voci preoccupate non si levarono quando nel 2012-2013 la crescita era del meno due per cento. Dal meno due siamo passati al più 1, non è ancora sufficiente ma è chiaro che la direzione è tornata giusta”.

E poi l’apertura: “Provo a offrire una soluzione, nel rispetto di tutti – ha detto ancora Renzi alla direzione Pd -. Io ho il compito politico di affrontare il tema del cosiddetto combinato disposto tra riforma costituzionale e legge elettorale. Essendo così importante la riforma costituzionale mio compito è cercare ulteriormente le ragioni di un punto di accordo. Se ognuno immagina di usare la legge elettorale come alibi, lo smontiamo, per non perdere l’occasione della riforma costituzionale”. “Ballottaggio sì o no – e sapete come la penso – premio alla lista o alla coalizione e modo in cui si eleggono i parlamentari (collegi, preferenze o – ma non lo consiglierei – sorteggio). Su questi punti apriamo una discussione profonda, seria”. E poi l’apertura alla minoranza: “Propongo una delegazione formata dal vicesegretario del Pd come coordinatore, i capigruppo, il presidente, più un esponente della minoranza: siamo totalmente disponibili a lavorare, chiedo solo che la delegazione senta tutti gli altri partiti, anche i 5 stelle: siamo per utilizzare queste settimane e mesi per togliere tutti gli alibi”. E assicura di incardinare una proposta di legge subito dopo il referendum per la modifica dell’Italicum. “L’impegno è iscriverlo in discussione nelle commissioni competenti nelle due settimane immediatamente successive”. Ha detto ancora Renzi.

Gianni Cuperlo della minoranza ha accolto con favore le parole del premier e ha parlato di “segnale da cogliere. Il tema però – ha detto ancora – e se esiste la volontà e per questo penso bisogna andare a vedere la sostanza perché il Pd deve avere una proposta. Oggi abbiamo fatto un passo per evitare la frattura”. “L’idea di bloccare per due mesi il Paese su un referendum che comunque vada non avrà impatto diretto sui grandi temi che ci circondano resta per me una cosa incomprensibile. Così come trovo sbagliato stressare il paese su una contraddizione tra vecchio e nuovo”. Ma avverte: “E’ un primo passo. “Sia fatto prima del 4 dicembre, oppure voto No e un minuto dopo, comunicherò le dimissioni alla presidente della Camera”.

Ginevra Matiz