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Giulio Levorato

Colombia e Venezuela, relazioni ai minimi storici

Maduro e santosBogotà, 5 febbraio – Con 2.219 chilometri di frontiera comune, Colombia e Venezuela hanno sufficienti ragioni per condividere progressi e problemi. Da 180 anni i due Paesi sudamericani, entrambi parte della Gran Colombia unita e divisa dagli eroi libertadores Simón Bolívar e Francisco de Paula Santander, hanno affrontato momenti di affinità e antagonismo senza che le rispettive popolazioni venissero risucchiate nell’abisso del conflitto. Una volta dissolta la Gran Colombia nel 1833, unica traccia di quel grande sogno Bolivariano che avrebbe voluto fare del Sud America un’unica grande Nazione, i cancellieri Lino de Pombo e Santos Michelena diedero forma al primo trattato per tracciare i confini territoriali tra i due nuovi Stati. Continua a leggere

Guerriglie colombiane,
anche l’Eln si apre al dialogo

colombia farcUn errore assai comune quando si parla del conflitto armato colombiano è quello di pensare che le Farc siano l’unica controparte del governo nella guerra civile in corso. Per quanto las Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia siano il gruppo guerrigliero più antico e influente del paese, sono numerosi i movimenti armati succedutesi in questo lunghissimo conflitto, alcuni ormai scomparsi mentre altri ancora attivi.

Sono diverse le teorie degli storici e dei politoligi circa le origini della guerra, tuttavia l’opinione comune suole identificare come l’inizio del conflitto un periodo storico ricordato eloquentemente come “La Violencia”. Questa fase della storia del paese viene comunemente racchiusa nel decennio tra il 1948 ed il 1958. Ma di cosa si trattò? Come nella maggior parte dei paesi latino americani, il potere in quegli anni era conteso tra due movimenti politici o gruppi di interesse, per meglio dire, e cioè il partito conservatore ed il partito liberale, difficilmente identificabili con le categorie di destra e sinistra, di fatto i due partiti erano ideologicamente molti simili, ciò che li contraddistingueva era piuttosto la rappresentanza di diversi settori della società colombiana; mentre i conservatori, infatti, si identificavano con la vecchia aristocrazia ed i grandi proprietari terrieri, i liberali rappresentavano la la classe media emergente.

Nel 1946, approfittando delle divisioni interne al partito liberale teso tra la vecchia ala elitista e quella nuova più vicina alla classe dei lavoratori capeggiata da Jorge Eliécer Gaitán (Gaitanismo), il partito conservatore riuscì a vincere le elezioni e a far nominare Mariano Ospina Pérez capo dello Stato. Nonostante le sue iniziali dichiarazioni rispecchiassero la volontá di formare un governo di unitá nazionale, i principali ministerio furono assegnati ai conservatori. A parte qualche tiepido successo gli anni successivi all’elezione di Pérez furono caratterizzati da corruzione e clientelismo e ben presto iniziarono a moltiplicarsi i motivi di discordia e di risentimento soprattutto tra le fila dei commercianti liberali.

Di questo malcontento si fece portavoce Jorge Gaitán, che si pose a capo delle proteste e finì in poco tempo con conquistare grande fama in tutto il paese e per guadagnarsi la leadership indiscussa del partito liberale. La tragedia avvenne il 9 aprile 1948, a Bogotá si celebrava la IX Conferenza Panamericana che avrebbe poi dato vita all’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), Gaitán all’uscita dal suo ufficio venne avvicinato da un uomo che estrasse la pistola e gli esplose un colpo alla testa. La commozione generale si trasformó presto in rabbia, la folla inferocita linció l’assassino e la capitale venne messa a ferro e fuoco. L’omicidio di Gaitán e le rivolte di Bogotá funzionarono come una miccia che innescó una serie di reazioni a catena. I liberali vinti si ritirarono nelle zone rurali dove organizzarono la resistenza con l’appoggio del neonato partito comunista.

Anni di rabbia repressa vennero alla luce: padri contro figli, fratelli contro fratelli, nemmeno le amicizie più durature resistettero all’effervescenza di quei momenti: non si trattava più di ideologie o partiti, era il fanatismo. A porre fine a questa fase fu un colpo di stato nel 1953 da parte del Generale Gustavo Rojas Pinilla. L’ordine recuperato fu però pagato a caro prezzo, seguirono infatti 5 anni di feroce repressione dittatoriale, solo nel 1958 la società civile riottenne il potere a seguito di un accordo tra i due partiti belligeranti che accettarono di alternasi nell’esercizio del potere appoggiando un unico candidato ciascuno e dividendosi gli incarichi pubblici (l’alternanza si protrasse fino al 2002, anno in cui il Partido de la U, di Alvaro Uribe Jorge Gaitán, vinse le elezioni presidenziali). A seguito dell’accordo la maggior parte delle guerriglie liberali, formatesi durante i dieci anni di conflitto, abbandonarono le armi approfittando dell’amnistia dichiarata dal governo, ma furono numerose le eccezioni, alcuni ex combattenti infatti rifiutarono l’armistizio, tra questi molti si diedero al banditismo e si convertirono in famosi criminali fino a quando non furono abbattuti dall’esercito. Manuel Marulanda Velez alias “Tirofijo” superò questa fase e sotto l’ideologia comunista fondò le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc).

Un altro impulso decisivo nella formazione dei gruppi armati di sinistra, non solo in Colombia, ma in tutto il continente americano, fu dato sicuramente dalla rivoluzione cubana e dalla vittoria dei fratelli Castro e del Che contro la dittatura del generale Batista fratelli Castro nel 1959.

Ecco un elenco di alcuni tra i più importanti gruppi armati che hanno operato in Colombia ad eccezione delle famose Farc:

Movimiento Obrero Estudiantil Campesino (MOEC): apparso in Colombia nel 1959, fu fondato da studenti delle università pubbliche. Questo movimento era sostanzialmente diviso in due linee, la prima con un carettere político-urbano, la seconda di carattere militare. Dopo diversi duri colpi ricevuti dell’esercito colombiano collassó nel corso degli anni 60.

Ejercito Revolucionario de Colombia (ERC): Fondato dall’ex guerrigliero liberale Roberto Gonzales, alias “Pedro brincos”, l’apparizione di questo gruppo rivoluzionario avvenne nel dipartimento settentrionale di Antioquia nel 1969. Ha avuto una vita breve, dopo gli scontri con l’esercito il suo fallimento fu inevitabile.

Fuerzas Armadas de Liberación (FAL): entrarono in scena a partire dal 1964, seguaci della teoría foquista del Che finirono per essere annichilite dall’esercito colombiano.

Ejercito Popular de Liberación (EPL): Fondato nel 1965 entró in azione influenzato dalle idee maoiste e proclamando la guerra popolare prolungata. Gli scontri militari tra il 1967 e il 1969 lo portarono quasi all’estinzione. Si sciolse definitivamente alla fine degli anni 80, le cellule rimaste confluirono per lo piú all’interno delle Farc.

Movimiento 19 de abril (M-19): nato nel 1972, l’M-19 è stato la risposta ad una presunta frode elettorale avvenuta il 19 aprile 1970, data da cui ha preso il suo nome. Parte dei suoi fondatori erano ex membri delle Farc o del partito comunista. L’M-19 si caratterizzó per una ideologia nazionalista che provó a reinterpretare le idee di Simón Bolívar. Fu un movimiento esclusivamente urbano, dopo la sua dissoluzione nel 1990, si integró all’attivitá politica.

Gustavo Petro, attuale sindaco di Bogotá ed ex membro dell’M-19

Gustavo Petro, attuale sindaco di Bogotá ed ex membro dell’M-19

Ejercito de Liberación Nacional (ELN): fu creato nel 1963 all’Avana. La sua attività inizió con 16 uomini e con la presa del municipio di Simatoca (localitá nel nord del paese). Al principio si dispiegó quasi exclusivamente nella regione di Santander (nord ovest del paese), zona caratterizzata da una forte instabilitá sociale. La sua azione fu particolarmente effettiva tra il 1966 e il 1972. Nonostante sia attualmente in crisi l’Eln rimane attivo in alcune zone del paese e, dopo le Farc, costituisce il secondo gruppo guerrigliero piú longevo del sud america. Ma anche per questa guerriglia le cose sembrano sul punto di evolversi

É di ieri, mercoledí 7 gennaio, in occasione del cinquantesimo anniversario della presa di Simatoca, un comunicato in cui si afferma che il governo di Juan Manuel Santos ha manifestato all’Eln la sua volontà di porre fine al conflitto armato e che in queste ore membri della guerriglia stanno partecipando ad un dialogo “per esaminare l’effettiva volontà dello Stato colombiano”. “Se durante questi colloqui concludessimo che le armi non sono necessare saremo disposti a considerare il loro abbandono” anuncia Nicolás Rodríguez Bautista, alias ‘Gabino’, massimo comandante di questa guerriglia. Il comunicato si conclude con parole che suonano ad augurio: “Il governo Santos ha la possibilità di proseguire la sua politica di guerra e di pacificazione o di osare e intraprendere un vero cammino di pace voluto da tutti i colombiani”.

Giulio Levorato

 

 

 

Giulio Levorato

Bogotá, 8.01.2015

Venti di pace: Colombia, FARC sì al cessate il fuoco

L’abbraccio tra Pablo Catacumbo e il leader delle vittime del massacro di Bojaya (El Espectador)

Villavicencio – Secondo numerose ricerche accademiche la guerra civile costebbe allo Stato colombiano tra 1 e 2 punti percuentuali di crescita economica all’anno. Se assumessimo interamente le stime fornite da queste ricerche il PIL pro capite della prossima generazione di colombiani (entro circa 35 anni) sarebbe del 32% superiore a quello che avrebbe se il conflitto con le FARC continuasse.

Questi dati ricorrono con frequenza in questi giorni, da quando mercoledí 17 dicembre il portavoce delle FARC all’Avana, alias “Iván Márquez”, ha dichiarato il cessate il fuoco unilaterale ed indefinito, iniziato ufficialmente alle 00.01 (le 06.01 in Italia) di sabato 20 dicembre. Di fatto non si tratta di una completa novitá; se scorressimo le pagine degli annali del conflitto scopriremmo infatti che vi furono altri casi di sospensione delle ostilitá; 5 per la precisione, tre dei quali in occasione delle celebrazioni natalizie e due in concomitanza con le elezioni presidenziali.

In tutti e cinque i casi il cessate il fuoco non fu rispettato da ambo le parti. Anche fuori dal Paese i precedenti sono numerosi. È il caso, per esempio, dell’ETA in Spagna, dell’IRA in Irlanda e dei gruppi guerriglieri comunisti e maoisti in Sri Lanka e Nepal. Precisamente per queste ragioni il presidente della repubblica Juan Manuel Santos ha accolto l’iniziativa del gruppo guerrigliero con una certa diffidenza, descrivendola come un fiore pieno di spine “che dovrá essere complementato con altri gesti volti a desintensificare questo conflitto”. Carlo Nasi, docente presso l’Universidad de los Andes, evidenzió nel 2012, durante il forum “Cessate il fuoco. Qual’é la posta in gioco?, la complessità di una possibile tregua con i guerriglieri. “Se fosse dichiarata una tregua con le FARC, bisogna tenere in considerazione che sono sparse su tutto il territorio nazionale, l’unica tregua che serve è una tregua che possa essere monitorabile. Per far ció, i guerriglieri dovrebbero essere concentrati su aree specifiche, il che costituirebbe per loro un enorme svantaggio militare”.

Nasi è stato cauto circa la possibilità di una tregua spiegando l’importanza di ridurre o di regolamentare la violenza piuttosto che sradicarla repentinamente. In pratica, dice, “la violenza è ‘tollerabile’ in un negoziato di pace, a condizione che sia data in momenti molto particolari. Ancora, secondo Page Fortna, professoressa di Scienze Politiche alla Columbia University, la cui ricerca si concentra sulla durata e la tenuta della pace, la fine della guerra ed il terrorismo, esistono tre meccanismi per i quali un cessate il fuoco bilaterale, potrebbe collassare.

“Il primo è l’agressione, intesa come un’azione deliberata di una delle parti. Il secondo è dato dalla paura, dalla mancanza di fiducia e dall’incertezza circa le intenzioni della controparte. In terzo luogo vi potrebbero essere incidenti o inconvenienti che spingono le parti a riaprire le ostilitá.”, dice Fortna.

Tuttavia l’annuncio del cessate il fuoco è stato accompagnato da altre due iniziative particolarmente significative, elogiate dalla societá civile colombiana. In primo luogo le FARC hanno proposto che la tregua venga controllata dalle Nazioni Unite e della Croce Rossa Internazionale, entrambe si sono giá dichiarate disponibili in attesa della risposta del governo colombiano. In secondo luogo il gruppo guerrigliero ha chiesto ufficialmente scusa, impegnandosi a risarcirle, alle vittime della strage di Bojaya, pueblo della costa pacifica, dove nel maggio 2002 la chiesa in cui si era rifugiato un gruppo di persone in fuga dagli scontri in corso tra guerriglieri e paramilitari venne colpita da una bomba lasciando 79 morti, tra cui 47 bambini.

“Dichiararlo oggi non ripara l’irreparabile, non riporterà in vita nessuna delle persone che sono morte né cancellerà la sofferenza di tante famiglie; sofferenza di cui siamo coscienti e per la quale speriamo di essere perdonati “, queste le parole del capo guerrigliero alias Pablo Catacumbo. La richiesta di perdono si è conclusa con un atto simbolico, l’abbraccio tra vittime e carnefici.

Un episodio storico nella lunga storia del conflitto armato che rimanda ai venti che soffiano a L’Avana. Difatti anche a livello internazionale la situazione ha subito una svolta inaspettata per due dei partner storici delle FARC: Venezuela e Cuba, i primi sull’orlo della bancarotta a causa del crollo del prezzo del greggio e i secondi ad una svolta storica di fronte al riavvicinamento degli Stati Uniti ed alla fine dell’embargo. Certo i dubbi e le difficoltà rimangono innumerevoli ma mai come oggi, dopo sessant’anni, si è stati cosí vicini alla firma di un armistizio in Colombia.

Giulio Levorato

L’abbraccio tra Pablo Catacumbo e il leader delle vittime del massacro di Bojaya (da El Espectador)

Colombia, liberato Alzate
torna il dialogo con le Farc

Generale Alzate-rilasciatoIl generale colombiano Ruben Dario Alzate è tornato a casa. Le Farc lo hanno liberato domenica, come avevano promesso, vicino al fiume Arquia, al nord di Quibdo. Era stato catturato nella regione del Chocó il 16 novembre, insieme ad un sottufficiale e a Gloria Urrego, avvocato che coordina i progetti speciali dell’esercito. Il sequestro dell’ufficiale, il piú alto in grado mai sequestrato dal gruppo guerrigliero, aveva obbligato il presidente Juan Manuel Santos a sospendere il processo di pace inaugurato all’Avana nel 2012. Alla domanda, mossa innanzitutti dallo stesso presidente, su cosa ci facesse un gerenale dell’esercito in abiti civili e disarmato nel bel mezzo di una zona notoriamente a rischio, Alzate ha risposto che si trattó di una manovra di distrazione terminata in un colossale disastro.

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Colombia, in salita
i negoziati di pace  

Colombia_Santos-pazI negoziati di pace tra il governo di Juan Manuel Santos e le Farc iniziarono formalmente il 18 Ottobre 2012 all’Avana. Questo processo di pace costituisce l’undicesimo tentativo di terminare il pluridecennale conflitto che ha martoriato il Paese fin dal 1948. Le FARC (Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia) e l’ELN (Ejèrcito de Liberaciòn Nacional) sono i gruppi guerriglieri più longevi di tutta l’America Latina, entrambi nati nel 1964 ed entrambi considerati organizzazioni terroristiche da diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Canada e Nuova Zelanda oltre che dalla stessa Unione Europea. Nonostante ciò a differenza di altri gruppi tacciati di terrorismo le Farc sono riconosciute come gruppo belligerante all’interno di un conflitto armato interno, il che le da il potere giuridico di interloquire con il governo Colombiano oltre che il diritto/dovere all’applicazione delle Convenzioni di Ginevra. Quest’ultimo tentativo di pace è stato accolto positivamente da buona parte dell’opinione pubblica; vi confluiscono le considerazioni di decenni di tentativi, in più, la linea militare delle FARC è stata scossa dalla morte dei suoi capi: ‘Tirofijo’, ‘Raul Reyes’, ‘Mono Jojoy’ e per ultimo ‘Alfonso Cano’; in altre parole, il fronte politico che si trova oggi a Cuba avrebbe la volontà e le capacità necessarie per porre fine alla lotta armata. Continua a leggere