BLOG
Giuseppe Tamburrano

I poteri del Quirinale
e quello degli elettori

Ammetto onestamente che non ci capisco niente.

Risolta nel modo migliore l’elezione del Presidente della Repubblica, pur se tra tradimenti, trabocchetti e trasformismi (è bene quel che finisce bene!) siamo tornati, con qualche veleno in più, ai tradimenti, ai trabocchetti e ai trasformismi allo stato puro.

Renzi, abile fazendero, pensa solo a star più solidamente in sella e ad accrescere il “mucchio”. Berlusconi, reuccio decaduto, tenta di tenere sulla testa la corona ammaccata. L’“opposizione” interna al PD è spiazzata dalla elezione di Mattarella e dal fallimento del “patto del Nazareno”. Cinquestelle perde sangue. Salvini tenta di diventare il Le Pen italiano ma rosicchia solo briciole. La sinistra (?) segna il passo o arretra e immagina di marciare insieme con Syriza o con Podemos.

Che cosa mai può sollecitare all’impegno in questo squallido paesaggio?

Renzi è bravo! Bravo a fare che? È stato bravo Cavour che pur volendo solo un grande Piemonte ha unito l’Italia. E’ stato bravo Giolitti che pur essendo solo un abile tessitore ha fatto un’Italia più civile e più moderna e ha accettato di rendere un proletariato miserabile ed estraneo cittadini partecipi e motore del progresso.

Certo, abbiamo un Presidente della Repubblica degno del massimo rispetto e della massima fiducia. Ma che cosa potrà fare con i ridotti poteri di cui dispone?

Comunque ricordate: “C’è un giudice a Berlino!” E anche se metà degli elettori non va al seggio non facciamo volar via l’uccellino verde della speranza!.

Giuseppe Tamburrano
dal blog della Fondazione Nenni

Abolire Schengen?

È noto che nei momenti più drammatici ci sono le voci stonate. Nella tragedia francese la Spagna e la stessa Francia hanno espresso l’opinione che occorra rivedere il trattato di Schengen.

Sono in totale disaccordo: quel trattato è un atto di grande civiltà che avvicina i popoli europei che l’hanno firmato. Chi può credere che la revisione del trattato possa fermare la mano omicida del terrorismo?

Nessuno ha sollevato il problema dei profughi, eppure non si può escludere che molti terroristi arrivino in Italia sui barconi.

Questa via non è stata considerata, anzi, con i recenti accordi, si è permessa più libertà di accesso perché il pattugliamento di noi italiani a 30 chilometri dalle cose libiche consentiva di intercettare molti più barconi di quanto faccia lo spiegamento di natanti europei al largo del Mediterraneo.

Se la via di approvvigionamento di profughi – e tra loro forse di terroristi – è il percorso Libia-Italia bisogna andare all’origine. Qualcosa si è tentato in passato con Gheddafi creando le strutture di accoglienza sulle coste di partenza. Poi la “rivoluzione” libica ha travolto tutto ed oggi non abbiamo interlocutori, ma solo estremisti dei peggiori.

E qui cade appropriato un giudizio sull’intervento in Iraq di Bush e del “compagno” Blair. Quella guerra ha prodotto non solo tanti morti, ma anche la destabilizzazione della zona con quel che ne è seguito. Saddam non nascondeva strumenti di distruzione di massa, come ha falsamente affermato Bush e non costituiva una minaccia. Anzi era, paradossalmente, un elemento di stabilità della zona, nonostante la guerra, appoggiata dagli Stati Uniti, con l’Iran, e il tentativo di genocidio dei curdi irakeni.

Il bilancio della guerra di Bush è disastroso: un gran numero di morti e l’Iraq destabilizzato, probabilmente destinato ad essere il primo paese nelle mani dell’ISIS.

E dopo la “glorieuse” giornata di Parigi e ricordando Voltaire non puntiamo sulle restrizioni (che non siano di polizia!) ma cerchiamo di allargare gli spazi di civiltà là dove possiamo. Altrimenti la minaccia del terrorismo islamico diventerà più grave, ampia ed efficace.

Giuseppe Tamburrano
al Blog della Fondazione Nenni

Parole, parole, parole

Questo era il mio primo commento a Renzi. Non ne trovo un altro per giudicare la conferenza stampa di fine anno. Ormai lo conosciamo non solo per le parole, ma anche per i fatti. E se le parole sono aumentate enormemente i fatti sono pochi e sbagliati.

I lettori del Corriere della Sera gli hanno tributato il 39 per cento di approvazione e il 61 per cento di “no”.

La mia opinione è che il governo non goda di un grande consenso perché, appunto, non fa le cose di cui il Paese ha bisogno, fa cose che sono contro i lavoratori (il job’s act) o cose fuori della realtà drammatica dell’Italia, come la riforma del bicameralismo, trascurando i problemi reali.

È un grande affabulatore: trova le rispose azzeccate, ha una memoria di ferro, ha un eloquio fluente ed accattivante. Lo ascoltavo ed ero preso dalla chiarezza e dalla precisione. “Altro che Moro” – ha commentato mia moglie – “che parlava per non farsi capire: mi spezzo, ma non mi spiego”.

Già! Ma Moro, in condizioni diversissime, perseguiva un grande disegno che doveva rimanere “ascoso” e svolgersi quasi inavvertitamente: le “convergenze parallele” o, per capirci, l’allargamento dell’area della maggioranza democratica (cristiana?). Gli riuscì con i socialisti. Tentò di completare l’operazione con il PCI di Berlinguer con il governo della “non sfiducia”di Andreotti del 1976 che godeva dell’astensione “contrattata”del PCI. Fu rapito due anni dopo, il giorno in cui si stava compiendo la fase cruciale dell’operazione e cioè il primo passo dell’ingresso del PCI nel governo attraverso “uomini di paglia” molto vicini ai comunisti. Insomma Moro mirava con l’allargamento cauto (“si non caste caute”) dell’area occidentale alla grande forza comunista indebolendo quindi la “minaccia” sovietica.

La politica (con la “p” maiuscola) è questo: progetto, visione, anche un pizzico di utopia (“madre del vero”).

In Renzi non c’è nulla di tutto ciò. Per capire Moro bisognava interpretarlo, per capire Renzi basta starlo a sentire: ti ritrovi con la bocca aperta, ma in definitiva asciutta. A me piacciono gli uomini come Mitterrand: un grande disegno tessuto di cose e di compromessi.

Io non sono un sognatore, sono un cittadino di sinistra, un socialista, uno di quel 46 per cento e più che non vota e uno (dei pochi) che vede il pericolo di una deriva reazionaria dietro l’angolo.

Giuseppe Tamburrano
dal blog della Fondazione Nenni

Il vuoto in politica
viene sempre riempito

Immaginate la CGIL di Lama che fa uno sciopero generale contro un governo Berlinguer e la UIL che si dissocia dalla CISL per aderire allo sciopero della CGIL!

O che la mobilitazione del segretario della CGIL, Sergio Cofferati a difesa dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori, mobiliti quattro gatti invece di 3 milioni di partecipanti. Questi riferimenti rivelano quanto mutata è la “sinistra”! E aggiungete che il PCI che aveva più di due milioni di iscritti, sia ridotto come PD, cioè il PCI con l’aggiunta della Margherita, secondo i datti ufficiali, a duecentocinquantamila (i giornali avevano addirittura parlato di centomila).

E se volete continuare ad immaginare, per vedere la realtà nei suoi veri contorni, ipotizzate il PD di pochi anni fa che faccia accordi con il quotidianamente vituperato Berlusconi, sulle riforme elettorali, sulla elezione del Capo dello Stato e quant’altro. E immaginate l’Italia, additata in passato come paese con un’altissima percentuale di votanti, ridotta al livello del Giappone, con metà degli elettori che non partecipano al voto fra astensioni, schede bianche e nulle.

L’Italia, paese a più alta densità della sinistra in Europa (se si prescinde dalla Francia di Mitterand per l’espace d’un matin!) oggi non ospita più una sinistra: scomparsi i socialisti, evanescenti gli ex comunisti, penose le estreme.

Sembrava che una scissione del PD, benché di dimensioni ridotte, avrebbe caratterizzato l’Assemblea del PD e avviato la nascita di una nuova sinistra. I Fassina e soci hanno preannunciato l’evento, ma si sono ben guardati dal porlo in essere, hanno solo pronunciato discorsi polemici con Renzi che li snobba. I segni di inquietudine si limitano a marginali – spesso coperti – dissensi in sede parlamentare. E il PD – partito dei Greganti – risulta anch’esso contaminato dalla corruzione.

Eppure se c’è una condizione favorevole alla sinistra è la nostra: crisi strutturale del capitalismo globalizzato e crisi sociale (occupazione, redditi, valori, prospettive socio-economiche, aspettative, rapporti stato-cittadini).

E Renzi a quale mondo appartiene? A nessuno, non si può definirlo di sinistra e nemmeno di destra. Appartiene a se stesso, alla sua bravura di riempire di parole il vuoto di realizzazioni. Ma il vuoto in politica non può durare. E penso non tanto alla rinascita della sinistra – anche se lo spero – ma ad una nuova destra populista: Salvini.

Giuseppe Tamburrano
dal blog della Fondazione Nenni