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Guerrino Mattei

Il Coro della Collina. La battaglia di Mentana
in musica

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Chiesa San Nicola ore 21.00 La battaglia di Mentana fu uno scontro a fuoco avvenuto nel Lazio a due passi da Roma nel 1867. L’evento bellico si svolse a novembre, quando le truppe pontificie (coadiuvate da un battaglione francese) si scontrarono con i volontari di Giuseppe Garibaldi, diretti a Tivoli per sciogliere la Legione essendo fallita la presa della Capitale per la mancata insurrezione dei romani.

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Il Maestro Ludovico Versino

Questa sera però con circa 150 anni di ritardo, ma con la gioia  natalizia nel cuore, gli amanti del bel canto si ritroveranno nella Chiesa di San Nicola a Mentana per un concerto vocale offerto da “Il Coro della Collina”, nato nella primavera del 2013 dall’idea di alcuni inquilini del condominio solidale “la Collina del Barbagianni”, una comunità di cinque famiglie che alcuni anni fa ha realizzato il sogno di andare ad abitare insieme in un casale della periferia romana. L’idea di radunare attraverso il canto d’assieme altri amici, amici ed… amici degli amici, con cui condividere in allegria alcuni momenti del proprio tempo libero è stata una naturale prosecuzione di questo stile di vita sotto la  direzione sapiente, ironica e generosa del giovanissimo maestro Dodo Versino, già direttore del Coro Cantering e dell’Anonima Armonisti.

L’organico, che alle prime prove contava solo una quindicina di elementi “diversamente giovani”, nel tempo si è allargato ed è arrivato a superare i cinquanta cantori “non più esattamente pischelli” (per dirla con le amorevoli parole del giovane direttore).

Ludovico (Dodo) Versino, nato a Roma nel 1982, sin da piccolo sviluppa una grande passione per il canto corale: il padre è corista e il piccolo non si perde un concerto. Nel frattempo studia pianoforte classico. A sedici anni entra nel coro Entropie Armoniche come basso. Con la maggiore età intraprende la carriera di attore, partecipa ad alcuni spettacoli in teatro e, in tempi recenti, lavora come doppiatore. Parallelamente collabora come tastierista in alcuni gruppi rock. Nel 2003 fonda il settetto vocale a cappella Anonima Armonisti, di cui è attualmente direttore, arrangiatore e basso.

Il repertorio è costituito sostanzialmente da alcuni tra i più bei brani della tradizione popolare regionale ed internazionale, ma non si disdegna tutto ciò che è… cantabile!

Alcuni coristi li conosciamo già attraverso le professioni che esercitano. Per loro cantare è levare al cielo la propria soddisfazione per avere il dono più usato  ma meno apprezzato dall’umanità: una bella voce. La casa dei cori vocali ha porte sempre aperte per tutti. Dentro vi “abitano” medici, operai, impiegati, cardiologi, neurologi, casalinghe, studentesse, cameriere e tutta l’umanità che abbia voglia di stare insieme e portare sollievo a quanti ne richiedano, magari afflitti in nosocomi o luoghi non sempre di svago e di sana ilarità come scuole od asili, a vantaggio di tutta la collettività.

Coristi: (Soprani): Beatrice Lombardo, Paola Pietrini, Marta Dante, Cinzia Armelisasso, Francesca Emmi Lucia Valdarnini Stella Bacalov Maria Grazia Onorato, Marisa Mercurio, Alessandra Libotte, Silvia Fasciolo, Milena Muià. Cynthia Forghieri, Sabrina Mori, Angela Digaetano;

(Contralti): Silvia Prosperi, Sabrina Dalla Vecchia, Maria Luisa (Chicca), Valenti Elena Lungaro, Maria Bachelet, Chiara Giuli, Cristina Ferrini, Enza Boccia, Maria Rita Amari, Silvia Romiti, Francesca Lorenzini, Patrizia Lauricella, Virginia Venturiello, Cecilia Fortunato, Carla Germani, Letizia Ceccarelli, Daniela Cacace, Cecilia Mochi, Manuela Montagner, Tonina Gardu, Simona Buscemi.

(Tenori): Andrea Bernardini, Enrico Grillo, Nino Pernice, Giacomo Muratori,
Alberto Barone Ricciardelli, Tommaso Giuntella, Andrea Coscetti, Franco Ranucci, Saverio Vittori, Ida Taviani, Andrea Serra.

(Bassi): Carlo Malfatti, Enzo Cardogna, Filippo Gelosi, Gigi Versino, Giorgio Benigni, Giovanni Bachelet, Marco Nardis, Massimo Corsi, Michele Dau, Andrea Taviani.

Guerrino Mattei

Cavalleria e Pagliacci
in scena
al Pergolesi di Jesi

William Graziosi

William Graziosi

Al termine della stagione lirica 2016 del Teatro Pergolesi di Jesi è andato in scena, il 2 e 4 dicembre scorsi,  un nuovo allestimento di Cavalleria Rusticana e Pagliacci, rispettivamente di Pietro Mascagni e Ruggero Leoncavallo, della Fondazione Pergolesi Spontini in coproduzione con Opera Théâtre de Metz Métropole e Opèra de Toulon. Sul podio Daniel Martinez Gil de Tejada, direttore spagnolo noto nei palcoscenici internazionali, direttore musicale di Òpera a Catalunya e presenza costante all’Òpera de Sabadell di Barcellona.

La regia è firmata da Paul-Émile Fourny, che torna nella città federiciana dopo il successo di Werther nel 2007. Le scene sono state curate da Benito Leonori; i costumi da Giovanna Fiorentini; le luci da Fabrizio Gobbi. Assistente alla regia Giovanna Spinelli; alle scene Elisabetta Salvatori. Ha suonato l’Orchestra Sinfonica “G. Rossini”. Il Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini” è stato diretto da Carlo Morganti e quello delle voci bianche, il Pueri Cantores “Domenico Zamberletti”, da Gianluca Paolucci.

Da addetti ai lavoro spesso non ci rendiamo conto come mai nelle piccole realtà o in ottimi teatri di provincia tutto ciò che si ascolta si sente, si capisce, e si fruisce meravigliosamente. Non sarà che il vecchio adagio popolare che tutto “dipende dal manico”, cioè dalla guida di chi ne è a capo, soprattutto nei grandi e sfarzosi allestimenti è attuale, e che i troppi soldi erogati politicamente spesso si perdono in rigagnoli clientelari sempre sotterranei e difficili da individuare?

Questo non fa parte della  nostra professione di critici musicali ma conviene ricordare che l’amministratore delegato della Fondazione Pergolesi di Jesi, William Graziosi,   fa salti mortali per amministrare senza sprechi un teatro  “pulito”: riesce a tenere il bilancio a pareggio con fondi pubblici che raramente  sforano i cinquecentomila euro a stagione.

Pagliacci-foto-di-scena

Pagliacci-foto-di-scena

Il 29 novembre scorso è stato rieletto nel direttivo nazionale dell’ATIT (Associazione Teatri Italiani di Tradizione), presso la sede dell’AGIS a Roma, nel Consiglio di presidenza a fianco del nuovo presidente Gianfranco Gagliardi, confermandosi in un ruolo già rivestito con grande impegno nel triennio 2013-2016 sotto la reggenza di Giuseppe Gherpelli.

La storia delle due tragedie è arcinota al grande pubblico. Purtroppo sono destinate quasi sempre per la loro breve stesura ad essere rappresentate insieme, nonostante che Cavalleria Rusticana, sanguigna, dai toni aspri e le passioni violente, sia una delle più belle opere in circolazione, diretta per la prima volta al Costanzi di Roma nel maggio del 1890.

Per il  melodramma di Mascagni, in un atto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, tratto dal dramma omonimo di Giovanni Verga, tutti gli interpreti sono stati liricamente eccezionali, agili su un palcoscenico impervio, allestito scenograficamente con dune di sale che si trovano in Sicilia lungo il Mediterraneo, testimoni anche della crudezza e la povertà ambientali. Personaggi e interpreti principali: Santuzza  Norma Fantini, Turiddu Alin Stoica, Alfio Fabian Veloz, Lucia Giovanna Lanza,  Lola Cristina Alunno.

cavalleria-rusticana

cavalleria-rusticana

Pagliacci,  la cui prima rappresentazione avvenne al Teatro Dal Verme a Milano nel 1892,  è un dramma in un prologo e due atti, opera relativamente corta che ha  bisogno sempre di essere accoppiata: il solo atto di Cavalleria ben la supporta. Personaggi e interpreti: Nedda Maria Teresa Leva, Canio Ilya Govzich, Tonio Fabian Veloz, Silvio Modestas Sedlevičius, Beppe Christian Collia.

Rappresentate per la 49/a stagione Lirica di Tradizione  del Teatro G. B. Pergolesi, le due opere una riflessione la legittimano a chi segue la lirica per mestiere: perché gli interpreti in questi allestimenti, quasi tutti, non sono della terra ove il bel “si” suona?

Guerrino Mattei

Olindo Guerrini, poeta
e grande romagnolo

casa-del-poetaLa storia della letteratura italiana è rigonfia di nomi autorevoli che sono stati presto dimenticati o relegati fra gli ingegni minori dei nostri narratori. Uno di questi che visse a cavallo tra Ottocento e Novecento è Olindo Guerrini, conosciuto nei testi scolastici più con lo pseudonimo di Lorenzo Stecchetti che col suo vero nome.
I ricordi studenteschi vanno subito a quella vena di tristezza con la quale disegnava tutte le sue malinconie passando poi a versi di una spiritosaggine ed argutezza sorprendenti.
Nacque a Forlì il 4 ottobre 1845 ma crebbe a Sant’Alberto piccolo centro del ravennate, nel quale amava spesso ritornare. Il 21 ottobre di quest’anno ricorreva il primo centenario dalla morte.
La sua vera attività di scrittore, poeta e satiro arguto, nonché inventore anche di ricette per cucina con l’utilizzo dei rimasugli poveri, la espletò a Bologna dove dirigeva la Biblioteca universitaria. Università ove ebbe la cattedra Giosuè Carducci fino alla morte avvenuta nel 1906. Ed è qui che lo conosce e vi lega una solida amicizia. Fu grande amico anche di Pellegrino Artusi, con cui condivideva l’amore per la cucina.
Fu assessore comunale a Ravenna, e avviò il locale corpo dei Vigili del Fuoco; fu Console del Touring Club Italiano; fu grande appassionato di bicicletta, ed effettuò diversi viaggi in bici – anche assieme al figlio – nell’Italia settentrionale.
Da qualche mese si è costituita a Sant’Alberto nella sua casa, ora museo, l’Associazione Amici di Olindo Guerrini, a cui si devono alcune delle iniziative più importanti (fra cui nel mese di ottobre una mostra, un convegno e un’edizione critica dei Sonetti romagnoli) che coordina il calendario delle manifestazioni.olindo-guerrini
“Poeta italiano – si legge nella scheda biografica dell’enciclopedia Treccani – compilò anche alcune opere erudite (La vita e le opere di G. C. Croce, 1908). Sotto lo pseudonimo di Lorenzo Stecchetti, che egli presentò come un giovane morto di tisi, pubblicò Postuma (1877), Polemica e Nova polemica (1878), versi che costituirono il manifesto del Verismo poetico italiano”.
Quella di Guerrini è una delle voci che si oppongono allo stanco sentimentaleggiare del tardo Romanticismo italiano. Abile polemista, dalle accese punte anticlericali, Il poeta battagliò a lungo contro di esso. Guerrini fu un fecondo verseggiatore dal gusto goliardicamente incline alla beffa e allo scandalo”.
Le cronache dell’epoca e il materiale museale nella raffinata residenza di Sant’Alberto ce lo regalano come un personaggio vanitoso che seppe districarsi da professionista anche nell’arte della fotografia, della musica e della pittura: un piccolo paesaggetto agreste in una teca questa propensione macchiaiola lo rivela.
Alcuni oggetti, come svariate pipe di foggia originale che si faceva fare su ordinazione e una nutrita biblioteca che vantava di aver letto tutta, sono la cornice di un personaggio troppo in fretta relegato in soffitta, anche se i suoi Amici tenacemente dopo cento anni dalla morte a questo non si rassegnano.

Guerrino Mattei

Dido & Aeneas al Costanzi, Opera all’insegna
della modernità

foto-di-scenaIl Teatro dell’Opera di Roma ha riaperto  i battenti dopo la pausa estiva con Dido & Aeneas di Henry Purcell. Regia e coreografia curate da Sasha Waltz, in scena la Tanzcompagnie Sasha Waltz & Guests. Christopher Moulds dirige l’Akademie für Alte Musik e il Vocalconsort di Berlino. L’allestimento ha le scene di Thomas Schenk e Sasha Waltz, i costumi di Christine Birkle, le luci di Thilo Reuther. L’opera è eseguita nella ricostruzione musicale di Attilio Cremonesi.

Grande attesa e accoglienza trionfale da parte del pubblico del Costanzi che mercoledì 14 settembre scorso ha assistito ad un lavoro coreograficamente bello, quasi privo di scenografia, a metà fra il balletto e l’opera, con repliche giovedì 15 (ore 20), sabato 17 (ore 18.00) e domenica 18 settembre (ore 16.30).

È una proposta che abbiamo voluto fare – dichiara il Sovrintendente Carlo Fuortes – per non limitare il repertorio del nostro teatro al grande melodramma fra Sette e Ottocento. In passato abbiamo accolto molti lavori contemporanei. Questo Dido & Aeneas sono certo che interesserà i molti appassionati della musica barocca. Non a caso lo presentiamo nella versione innovativa di Sasha Waltz”.

La rappresentazione, capolavoro del Seicento inglese, ha un libretto di Nahum Tate basato sul quarto libro dell’Eneide di Virgilio, nel quale si raccontano le vicende della regina cartaginese e dell’eroe troiano. Henry Purcell (1659-1695) è stato uno dei maggiori protagonisti della musica inglese ed europea in generale. La sua breve esistenza (36 anni, quasi come quella di Mozart), fu ricca di composizioni, tra cui alcune opere: Dido & Aeneas, l’unica di stile italiano, è anche la sola che ci è giunta pressoché completa.

Dimenticata, dopo il successo iniziale per circa due secoli, fu riscoperta nel tardo Ottocento ed oggi è considerata uno dei capolavori del teatro musicale. Molto probabilmente all’epoca della sua prima rappresentazione nel 1689 a Chelsea l’opera comprendeva alcune danze, certamente diverse dai movimenti rigorosi, spesso atletici, e dalla continua inventiva con cui Sasha Waltz firma le sue coreografie.

Con questa versione, che viene presentata per la prima volta a Roma, la Waltz ha iniziato nel 2005 il suo percorso in quella che lei stessa chiama “opera coreografica”. In precedenza l’artista tedesca, figura di punta della danza contemporanea, aveva firmato una serie di lavori nei quali dialogavano vari generi e forme artistiche. Sulla scena del Dido & Aeneas, ai 12 danzatori della sua compagnia, si aggiungono 51 interpreti fra strumentisti, solisti e cantanti del coro. Tutti insieme partecipano a una coreografia collettiva, che trascende e combina insieme le funzioni loro consuete in uno spettacolo.

Lo stesso personaggio è interpretato sia da un cantante sia da uno o più danzatori e/o da elementi del coro. Se regia e coreografia dello spettacolo sono radicalmente innovative, un’assoluta fedeltà al testo musicale è invece garantita dai componenti dell’Akademie für Alte Musik, dal Vocalconsort e dal direttore Christopher Moulds, tutti specialisti nell’interpretazione della musica antica.

Lo abbiamo visto con piacere ed accettato anche un direttore d’orchestra  la cui bravura  fa ben scusare l’abbigliamento  (camicia alla coreana) certamente non classico. La musica vola alta con brani di assoluto lirismo, anche se a volte la sua segmentazione con pause lunghe toglie continuità alla magistrale esecuzione.

Dove andrà l’opera moderna con i giovani compositori che si affacciano sullo scenario internazionale? Certamente in queste direzioni: rinnovamento e fantasia.

Pirandelliana
Marcello Amici “figlio legittimo”di Pirandello

Scena - Enrico IV (1)

Scena – Enrico IV

La differenza fra figlio legittimo e figlio illegittimo fra gli artisti a volte è difficile da spiegare per mancanza di riconoscimenti certificabili. Per quanto riguarda il drammaturgo Luigi Pirandello, crediamo che niente può essere più vero dell’assunto iniziale per l’attore Marcello Amici, figlio “legittimo” e “illegittimo” al tempo stesso, del grande scrittore siciliano.

Dopo XX anni di ininterrotta stagione sulle opere di Pirandello, la maggior parte di questi recitati d’estate nella terrazza della Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio all’Aventino, il fondatore della Compagnia delle Maschere e ideatore della Pirandelliana si meriti a pieno titolo i due riconoscimenti, se non altro spirituali,  consapevoli che il genio di Girgenti andrebbe fiero di questa caparbietà quasi ossessiva di Amici nel rendere omaggio al teatro dell’ambiguo e all’uomo insignito nel 1934 del premio Nobel per la letteratura.

Marcello Amici – La giara

Attualmente, dal 7 luglio fino a domenica 8 agosto, si recitano a giorni alterni due spettacoli: Enrico IV (il martedì, il giovedì, il sabato) e L’altro figlioLa giara  (il mercoledì, il venerdì, la domenica).

Gli astanti, oltre che godere di uno scenario che fa da retroguardia alle rappresentazioni e un Tevere sornione che scorre quasi indolente al di sotto dei contrafforti della chiesa con  in lontananza la nitida sagoma del “Cupolone”, possono veramente sorprendersi  di come le opere  prodotte dalla Pirandelliana, tutte indistintamente, si capiscano alla perfezione: vuoi la bravura di  uno stuolo di attori che animano le scene con la gioia del teatro nel sangue ed anche per le scenografie essenziali, minimaliste al massimo,   supportate da una costumistica a firma della signora Natalìa Adriani, colonna storica di tutta la Compagnia.

Marcello Amici, Sara Berni, Giacomo Bottoni, Andrea Carpiceci, Lorenzo D’Agata, Mario De Amicis, Lucilla Di Pasquale, Alessandra Ferro, Valeria Iacampo, Salvatore Iermano, Valerio Ludovici, Katia Maglione, Giulia Paoletti, Anna Varlese, Marco Vincenzetti, sono gli attori- araldi di  questa stagione. Alcuni vanno e tornano come gli uccelli che migrano,  altri, tutti bravi indistintamente, sono fedelissimi al loro Capo comico: fra questi la bandiera da veterano spetta a Marco Vincenzetti, erede naturale per il proseguimento del Progetto Pirandello e la divulgazione dei suoi drammi teatrali.

Pirandelliana, organizzata dalla Compagnia Teatrale La bottega delle maschere, diretta da Marcello Amici – cosi viene annunciata nei comunicati stampa – è una delle rassegne teatrali più importanti e seguite dell’Estate Romana. Le prime due edizioni (1997, 1998) vennero  rappresentate nel Teatro Romano di Ostia Antica. La rassegna ha poi  proseguito nel Giardino della Basilica di Sant’Alessio, uno degli spazi più intensi dell’Aventino, che si affaccia come un solenne balcone sulla Città. Un luogo antico, austero, silenzioso ed elegante. L’aria che si respira nel Teatro della Bottega non è raddensata, austera, severa, ma è ironica tragedia e commedia tragica. È quella di un teatro che affronta il problema della solitudine esistenziale che opprime e condiziona”.

Le opere in cartellone sono le più rappresentate e conosciute dal grande pubblico, eccezion fatta per L’altro figlio nel quale protagonista è una donna anziana ridotta in miseria con due figliacci, lontani da anni, che non danno più notizie di loro. Ad ogni partenza degli emigranti da Fàrnia, la donna diventa l’interprete di un rituale grottesco: la stesura di una lettera da consegnare ai suoi figli, a Rosario di Santa Fè. Nel lamento della vecchia madre c’è dissonanza con la sua personalità forte e complessa: in giro, non c’è pietà per la sua desolazione. Una stagione tutta da vedere ed applaudire.

Guerrino Mattei

Alle Terme di Caracalla arriva Madama Butterfly
a “stelle e striscie”

Butterfly, foto di scena

Butterfly, foto di scena

Madama Butterfly del compositore versiliese Giacomo Puccini, ultima opera del cartellone lirico estivo del Teatro dell’Opera di Roma, va in scena questa sera alle Terme di Caracalla alle ore 21.
L’allestimento firmato dal regista Àlex Ollé de La Fura dels Baus (lo stesso che firmò al Costanzi nel 2009 Le Grand Macabre di György Ligeti), aveva debuttato con successo lo scorso anno. Sul podio anche un grande ritorno quello del Maestro Yves Abel, che dirige l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma anche nel Barbiere di Siviglia (repliche giovedì 28 luglio e, ad agosto, lunedì 1, giovedì 4 e mercoledì 10).
La struggente tragedia giapponese in tre atti, con Cio-Cio-San che attende fiduciosa di poter cantare “un bel di vedremo levarsi un fil di fumo”, ha un libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, tratto da John Luther Long e David Belasco.
Francamente l’allestimento moderno e la spigliatezza della protagonista, definita da noi nell’edizione precedente “madame a stelle e striscie”, più che convincerci ci ha spiazzati: panta rei!
Siccome tutto cambia, secondo il pensiero del filosofo greco Eraclito, bisogna dire che il pubblico di questa sera, davanti ad uno scenario antico offerto all’aperto dai ruderi delle terme caracalliane e un allestimento moderno, ove la protagonista si muove nell’attesa del ritorno del suo Pinkerton con grinta, shorts jeans e maglietta a stelle e striscie americanizzando la scena, rimarrà sorpreso ma non più di tanto: la musica pucciniana e l’eccellente performance di tutti i cantanti fanno da contraltare alla novità.

Svetlana Aksenova, Cio-Cio-San

Svetlana Aksenova, Cio-Cio-San

“Lavorare a Caracalla è un piacere – ha commentato il regista Àlex Ollé in conferenza stampa – perché ci troviamo in un posto reale, con il background delle rovine che è un po’ una metafora della storia della povera Cio-Cio-San”. Nella sua lettura la giovane geisha è una ragazza comune, non più ingenua o romantica di tante altre nel mondo; Pinkerton un ricco uomo d’affari “che – spiega Ollé – diventa simbolo di uno tsunami neoliberista, ultima conseguenza del feroce colonialismo, capace di distruggere ogni cosa. Agli occhi della protagonista appare come un semidio venuto dal lontano paese della modernità e del potere accecante che è l’America”. I sogni verranno però infranti, le promesse non mantenute. “Madama Butterfly – conclude il regista – conserva il sapore di questi falsi paradisi perduti”.
L’allestimento torna con le scene di Alfons Flores, i costumi di Lluc Castells, le luci di Marco Filibeck e i video di Franc Aleu. Il Coro del Teatro dell’Opera di Roma, in quest’opera atteso in particolare nel coro a bocca chiusa dell’Atto.

Guerrino Mattei

Teatro Greco
a Taormina. La Traviata sotto la luna

La traviata - foto d'insiemeCon uno scenario naturale, che pochi al mondo possono vantare, La traviata di Giuseppe Verdi (Busseto1813 – Milano 1901) non poteva trovare migliore allestimento rappresentativo del Teatro Greco di Taormina. Prodotta dal Massimo Bellini di Catania per la regia, scene, costumi e luci di Massimo Gasparon e diretta dallo spagnolo Jordi Bernàcer, quest’opera su libretto di Francesco Maria Piave è forse la migliore del repertorio del grande compositore emiliano.Con una prima d’eccezione il 16 luglio scorso per partecipazione di pubblico e aspettativa dell’evento, si chiude questa sera dopo due repliche che hanno visto la terra dei ciclopi letteralmente invasa da stranieri e non, tutti  in rigoroso silenzio davanti alla bella voce del soprano leggero Desirée Rancatore, affiancata da quella del  giovanissimo tenore rumeno Stefan Pop.

Desirée Rancatore e  Stefan Pop Foto Donatella Turillo

Desirée Rancatore e Stefan Pop
Foto Donatella Turillo

Inutile dire che le “arie”, tutte all’ombra di un amore tormentato fra la bella Violetta cagionevole di salute e il focoso Alfredo, sono proposte dagli interpreti con partecipazione visiva e carnale.

Un bella coppia e una scenografia essenziale, che pur paludando nei figuranti costumi d’epoca, risulta rispettosa della storia millenaria che il teatro offre a corollario di qualcosa di veramente godibile, soprattutto in un luogo che di tragedie ne ha viste storicamente tante.

L’Orchestra e il Coro del  Bellini catanese ha fatto il resto, riempiendo d’armonia mura austere con fornici che in passato hanno ospitato altre rappresentazioni coralmente più drammatiche. La palermitana Rancatore nata nel 1977, ha studiato violino e piano prima di cominciare a 16 anni lo studio del canto con la madre Maria Argento, per poi trasferirsi a  Roma e perfezionarsi con Margaret Baker Genovesi. A soli 19 anni debutta come Barbarina ne Le nozze di Figaro al Festival di Salisburgo. Canta per la prima volta in Italia nel 1997, inaugurando la stagione del Teatro Regio di Parma con L’Arlesiana di Cilea. Da quel momento, e nonostante la giovane età, diventa una presenza abituale dei principali teatri d’Europa e Asia, mentre comincia a raccogliere premi come quello del Concorso Ibla di Ragusa (1995), il Vincenzo Bellini di Caltanissetta (1995) e il Maria Caniglia di Sulmona (1996).

Voce ancora duttile e magistralmente consumata, qualche apertura vocale non ben controllata all’inizio della performance canora ce l’ha “regalata”, ma il freddo e  l’occhieggiare di qualche nuvoletta maliziosa non hanno promesso niente di meglio. Comunque, bella e superba, a volte affatto compatibile come malata vuoi la foga dell’interpretazione, questa Violetta verdiana ha tenuto tutti sulla corda pronti a scatenare applausi.

Cosa diversa per il tenore  Pop, brioso e non ancora trentenne che, con la fluidità di una voce giovane non del tutto matura, seppure impostata professionalmente senza sbavature, ha reinventato il ruolo a volte patetico dell’amante Alfredo dandogli nuova vitalità e carattere battaglieri.

Nato a Bistrita (Romania,1987) si è diplomato all’Accademia musicale “Gheorghe Dima” di Cluj Napoca ed ha vinto numerosi concorsi internazionali quali: “Sigismund Toduta”, “Hariclea Darclée”, “Martian Negrea”, “Ion Perlea”, “Sabin Dragoi”, International Music Competition a Seoul, il Primo premio ed il premio del pubblico al concorso “Operalia”.

Bellissima voce e presenza scenica quella del padre del protagonista Giorgio Germont (baritono Giuseppe Altomare). Loredana Rita Megna vive bene il ruolo di Flora Bervoix, senza trascurare la devota e bella Piera Bivona, in quello di Annina.

Il direttore Bernàcer ha un curriculum lunghissimo per essere ancora relativamente giovane, formatosi sotto la guida di direttori internazionalmente famosi di cui abbiamo parlato in altre occasioni: la loro eredità è ben salda nella sua bacchetta.

Guerrino Mattei

Verdi apre Caracalla.
Luca Salsi protagonista
del Nabucco

Nabucco, Terme di Caracalla

Nabucco, Terme di Caracalla

Nabucco, capolavoro di Giuseppe Verdi, ha aperto il 9 luglio, in uno scenario storicamente irripetibile, la stagione lirica alle Terme di Caracalla, sede estiva dell’Opera di Roma.
Sotto la bacchetta dell’americano John Fiore (e il 9 agosto di Carlo Donadio) Luca Salsi è protagonista assoluto del capolavoro verdiano.

«Anche quest’anno la Fondazione del Teatro dell’Opera di Roma – ha dichiarato il Sovrintendente Carlo Fuortes – ha puntato molto sul rilancio della stagione di Caracalla. La proposta di venticinque serate è un impegno notevole per il Teatro, così come lo è la scelta di produrre un nuovo allestimento del Nabucco verdiano che apre la stagione lirica estiva. Abbiamo proseguito nella linea di dare fiducia a giovani registi italiani e il nome di Federico Grazzini ci sembra dare tutte le garanzie di una lettura innovativa, ma insieme fedele, allo spirito del capolavoro».
«Le rovine delle Terme sono state il punto di partenza per immaginare lo spazio scenico – spiega Federico Grazzini, al suo primo impegno con la Fondazione capitolina – le abbiamo trattate come un simbolo di terrore e devastazione, ma anche magnificenza dell’animo umano. Nabucco è a capo di un esercito che distrugge, invade e profana lo spazio sacro degli Ebrei, un luogo ambiguo fatto di macerie, arcaico e contemporaneo allo stesso tempo, che si pone in continuità con le Terme. Caracalla diventa il teatro di un conflitto universale, quello tra oppressi e oppressori».
Composto su libretto di Temistocle Solera, Nabucco fece il suo debutto il 9 marzo 1842 al Teatro alla Scala di Milano alla presenza di Gaetano Donizetti.

Csilla Boross e Luca Salsi

Csilla Boross e Luca Salsi

È stata spesso letta come l’opera più risorgimentale di Verdi, poiché gli spettatori italiani dell’epoca potevano riconoscere la loro condizione politica in quella degli ebrei soggetti al dominio babilonese.
Questa interpretazione fu, in effetti, il risultato di una lettura storiografica retroattiva che volle, alla luce degli avvenimenti storici occorsi, sottolineare l’attività artistica del compositore in senso risorgimentale. L’evocazione fu incentrata soprattutto sul famosissimo coro Va’, pensiero, sull’ali dorate, intonato dal popolo ebreo. Il resto è costruito sulle figure drammatiche del re di Babilonia Nabucodonosor II e della sua presunta figlia Abigaille.
In origine il nome dato da Verdi era Nabucodonosor ma, per la lunghezza dello stesso sulla locandina, venne diviso in due righe: Nabucco, e a capo, Donosor. La gente però faceva caso solo alla prima riga. Da qui la diffusione del nome dell’opera fino ad oggi: per i primi due anni il titolo fu sempre Nabucodonosor. Per trovare la prima attestazione storica dell’ipocorismo del titolo in Nabucco si dovrà attendere l’allestimento dato a Corfù nel 1844.
Salsi (baritono) torna nel ruolo del titolo, nel quale si alterna con Sebastian Catana (30 luglio e 2, 5, 9 agosto). Già apprezzate dal pubblico romano proprio in quest’opera anche Csilla Boross, che interpreta Abigaille in alternanza con Raffaella Angeletti (30 luglio e 5 agosto), e Simge Büyükedes, che sarà Anna.

Ancora nel cast Alisa Kolosova (Fenena), Antonio Corianò (Ismaele), Vitalij Kowaljow (Zaccaria), Alessio Cacciamani (Il Gran Sacerdote di Belo), Pietro Picone (Abdallo). Sul palcoscenico delle Terme anche il Coro del Teatro dell’Opera diretto dal maestro Roberto Gabbiani.

Firma le scene di questo nuovo allestimento Andrea Belli, i costumi sono di Valeria Donata Bettella, movimenti coreografici Marta Iagatti, luci di Alessandro Carletti e video di Luca Scarzella.

Dopo la prima di sabato 9, Nabucco è replicato a luglio lunedì 11, sabato 23 e sabato 30; ad agosto martedì 2, venerdì 5 e martedì 9. Tutti gli spettacoli iniziano alle ore 21.00.

Guerrino Mattei

Così fan tutte, Mozart chiude la stagione all’Auditorium

Artisti alla ribaltaCon i campionati europei in corso, l’Italia che giocava con la Spagna e un clima da ponte tutto romano per i S.S. Pietro e Paolo ieri sera, in replica al Parco dell Musica, si è chiusa la stagione concertistica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con Così fan tutte, o La scola degli amanti,  celeberrima opera giocosa di Mozart che andò in prima assoluta al Burgtheater di Vienna il 26 gennaio 1790 con un discreto successo di critica e pubblico, un anno prima della morte del genio salisburghese. Ad eseguirla in forma di concerto, dopo la prima del 27 scorso, sono stati l’Orchestra e il Coro dell’Accademia  ceciliana diretti dal maestro russo Semyon Bychkov, classe 1952.

Cast di rilievo internazionale: con Corinne Winters  (Fiordiligi) giovane soprano, definita dal New York Times “una straordinaria attrice e una cantante di straordinaria grazia e finezza”; il mezzosoprano Angela Brower  che ha vestito i panni di Dorabella, ruolo che, nonostante la sua giovane età le ha portato il prestigioso Munich Festival Prize; Sabina Puértolas soprano spagnolo, vincitrice tra gli altri del prestigioso concorso Operalia (2003 Zarzuela Price) impegnata nel personaggio di Despina; il celebre e giovane tenore Paolo Fanale (Ferrando); il basso austriaco Markus Werba  (Guglielmo); e infine Pietro Spagnoli che è Don Alfonso.

Il “dramma giocoso” in due atti – su libretto di Lorenzo Da Ponte – narra una vicenda fatta di simmetrie e di scambi, nella quale si confrontano fermezza morale e libertà individuale. Mette in scena sei personaggi – due coppie di innamorati, un filosofo amico dei quattro e una serva – ai quali la musica di Mozart infonde specifiche caratteristiche psicologiche delineandone i caratteri, i sentimenti, le idee e scandagliandone l’anima per coglierne ogni minima vibrazione.

“Eppure in questa opera buffa, Mozart fa entrare un’aria nuovissima – osservazioni dell’ufficio stampa – che si esprime nella musica in un tono elegiaco e disincantato dove accanto ai momenti più esplicitamente giocosi si insinua la verità dei sentimenti umani, siano questi di delusione, rabbia, incertezza, gioia, amore dove insomma i sussulti interiori ammantano il meccanismo del gioco delle coppie di una profondità psicologica del tutto inedita”.

È superfluo ricordare a chi ci legge che noi questa forma di opera in concerto la preferiamo in quanto scintillio di luci, coreografie a volte azzardate  e scenografie troppo futuristiche finiscono per disorientare il pensiero, lo sguardo e perfino la gioia di un ascolto.

Così ha funzionato tutto a meraviglia. Gli intervenuti, per la verità numerosi oltre ogni aspettativa, visto le concomitanze sportive giornaliere, hanno potuto ammirare gioiosità, sotterfugio, ammiccamento e tanta bravura da parte di tutti gli interpreti, soprani in testa. Belle voci che forse hanno preso anche la mano dello straordinario direttore perché il secondo atto l’ha menato un po’ per le lunghe, “sfrasando” di parecchi minuti oltre il limite: per lo meno di “un tempo supplementare” sulla lunghezza di marcia!

Semyon Bychkov, direttore

Semyon Bychkov, direttore

Applausi a non finire. Il presidente dall’Ongaro visibilmente soddisfatto  ha abbandonato per ultimo la platea, mentre commenti e apprezzamenti di grande riconoscimento uscivano lentamente insieme ad un pubblico felice, ma provato dopo oltre tre ore e mezzo di concerto.

Quando la musica è bella poco importa se manca lo sfarzo dell’allestimento, i costumi e gli effetti speciali. In clima di risparmi questa politica del Santa Cecilia  crediamo che sia vincente nella formula “giovani alla ribalta e costi sostenibili”.  Noi la pensiamo così e ci piace anche ricordarlo a chi ci legge. La musica è per tutti. La dovizia scenografica e tutto il resto non apportano qualcosa in più: spesso distraggono.

Il Coro di Santa Cecilia è diretto da Ciro Visco.

Guerrino Mattei

Caracalla omaggia Nureyev: balla l’étoile Friedemman Vogel

Caracalla, Serata NureyevNello storico scenario delle Terme di Caracalla il 22 giugno alle ore 21.00, repliche 24 e 26, si è inaugurata la stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma 2016 con la première del programma Serata Nureyev.
In scena
i Primi Ballerini, i Solisti e il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, diretti da Eleonora Abbagnato. Ospite d’eccezione l’étoile internazionale Friedemann Vogel, Principal Dancer allo Stuttgart Ballet, che danza con le prime ballerine Alessandra Amato e Rebecca Bianchi.

Nonostante le previsioni e l’accortezza di qualcuno munito di ombrello lo spettacolo il 24 scorso è stato graziato dalla pioggia e ancora una volta la magia delle terme caracalliane ha miracolato il gremitissimo pubblico presente.
Abbiamo assistito ad una grande
performance danzante con giovani interpreti tutti preparati e alcuni già individuabili come future promesse. Unica nota poco “accordata” nel contesto di una rappresentazione bella e raffinata è la musica registrata che, pur dando sicurezza esecutiva, toglie fascino e vive sonorità a tutto l’allestimento.

L’evento è un omaggio all’artista Rudolf Nureyev (1938- 1993) – acclamato e consacrato nella storia del balletto mondiale come ballerino dal virtuosismo generoso e dalla straordinaria capacità interpretativa – autore di una serie di riletture, preziose e personali, di grandi classici: il ballerino russo, affascinato dall’opera del coreografo francese Marius Petipa (1818-1910), rimonta tutti i suoi balletti più importanti.

Il virtuoso Friedemann Vogel è Jean de Brienne in Raymonda e Siegfried nel Pas de Trois del cigno nero da Il lago dei cigni; è étoile ospite delle più prestigiose compagnie internazionali come il Teatro Mariinsky di San Pietroburgo, il Bolshoi Ballet Theatre di Mosca, l’English National Ballet e un graditissimo ritorno per il pubblico del Teatro dell’Opera di Roma.

Friedemman Vogel, étoile

Friedemman Vogel, étoile

Il programma Serata Nureyev si compone di tre estratti da celebri balletti quali Raymonda, Il lago dei cigni e La Bayadère, ripresi da Patricia Ruanne, ripetitrice del Repertorio Nureyev, assistita dal primo maître Frédéric Jahn e dal maestro ospite Laurent Hilaire (primo ballerino uomo della storia del balletto a essere nominato étoile da Rudolf Nureyev).

Apre il programma il terzo atto di Raymonda. A seguire, da Il lago dei cigni, La Polonaise del primo atto (ripresa da Laurent Hilaire) e il Pas de Trois del cigno nero, del terzo atto. In conclusione il terzo atto di Bayadère. Mentre il primo titolo compariva già nel programma Grandi Coreografi in scena al Teatro Costanzi lo scorso inverno, i due successivi costituiscono una novità assoluta per l’ensemble del Teatro dell’Opera.

Raymonda è il primo balletto che Rudolf Nureyev mette in scena dopo aver lasciato l’Unione Sovietica nel 1961. Nel 1964 lo presenta in Italia al Festival di Spoleto con il London Royal Ballet. Nureyev ne fa seguire altre tre versioni e propone quella definitiva all’Opéra di Parigi nella Stagione 1983/84 quando diviene direttore della Compagnia. In questa versione Nureyev sceglie di seguire il soggetto di Petipa senza infondere ai personaggi alcuna particolare introspezione psicologica.

Il lago dei cigni va in scena all’Opera di Vienna nel 1964 e all’Opéra di Parigi nel 1984. Nel terzo atto Nureyev trasforma il famoso Pas de Deux del cigno nero di Petipa in un Pas de Trois inserendo delle brillanti variazioni per Rothbart che danza fin dall’adagio iniziale.
Infine La Bayadère di cui Nureyev presenta l’Acte des Ombres nel 1974 all’Opéra di Parigi e la sua versione integrale in tre atti nel 1992, qualche mese prima della sua morte. Nureyev conclude la coreografia con l’atto delle ombre, ripreso integralmente da Petipa ad eccezione dell’entrata e delle variazioni di Solor.

Guerrino Mattei