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Ida Peritore

Cicchitto: lavoro a intesa
fra area di centro e Psi

fabrizio cicchitto

Intervista a Fabrizio Cicchitto,  Presidente della III Commissione (Affari Esteri e Comunitari) della Camera dei deputati e capogruppo di ALTERNATIVA POPOLARE-CENTRISTI PER L’EUROPA-NCD. 

Onorevole Cicchitto, il suo intervento è stato molto applaudito al congresso del PSI. Non pensa di poter ritornare con loro ora che il centro sembra tramontato?

La mia cultura politica è laica, riformista, liberal-socialista. Poi dopo la distruzione del PSI per via mediatico-giudiziaria ho ritenuto che l’impegno politico più efficace per bloccare il giustizialismo del PDS fosse Forza Italia. La mia attuale collocazione politica in Alternativa Popolare discende da quella scelta. Adesso sto lavorando perché si possa stabilire un’intesa federativa fra l’area di centro e il PSI guidato da Nencini.

Lei pensa che il governo Gentiloni avrà una navigazione tranquilla? Oppure deve temere anche i risultati delle primarie del pd?

Mi auguro che nessuno sia così irresponsabile da mettere in crisi il governo Gentiloni. A fronte della pericolosa iniziativa di stampo populista e protestatario del M5S, alla deriva lepenista del centro-destra, alle contraddizioni esplose nel PD, l’Italia può basarsi su due punti di riferimento: il presidente della Repubblica Mattarella e il governo Gentiloni. Ci auguriamo che nessuno del PD pensi di giocare carte destabilizzanti per arrivare a elezioni anticipate come una sorta di rivincita nei confronti dei risultati del referendum, anche perché sarebbe probabile una riperdita. I riflessi di questa azione sull’economia e sull’equilibrio finanziario del paese potrebbero essere devastanti. Inoltre al M5S e al lepenismo della Lega si può rispondere solo con l’azione del governo per la crescita.

L’ex premier Letta ha dichiarato che voterà alle primarie del Pd e voterà Orlando. Secondo lei tornerà alla politica attiva? E Orlando potrebbe essere l’uomo della pacificazione a sinistra?

Rispetto al congresso del PD ho una posizione di attesa. Il punto fondamentale è capire qual è la linea reale di Renzi sul piano politico (quali alleanze e quale rapporto col governo) e sul piano programmatico (impegno per la crescita, taglio per la spesa pubblica per favorire la riduzione della pressione fiscale, le privatizzazioni in funzione degli investimenti e del debito, resistere o meno alla linea conservatrice della CGIL).

Secondo lei l’Italia come ha usato la flessibilità concessa dall’Europa? Ci sono delle responsabilità perché le cose non sono andate nella direzione auspicata?

Il governo Renzi ha fatto una serie di cose giuste, dal Jobs Act, ad una parziale riduzione della pressione fiscale sulle imprese, ad una serie di altri provvedimenti. Il limite è stato costituito dalla scarsa incisività nella spending review e nel fatto che alcune risorse sono state disperse in bonus di stampo elettorale. Ma si è trattato a mio avviso di peccati veniali. Adesso però il governo Gentiloni è di fronte a compiti assai impegnativi e non si può negargli la mano dicendo no a tutto, no alle tasse, no ad ogni privatizzazione.

Proporzionale o no, sulla legge elettorale sembra che i partiti prendano solo tempo. Crede che davvero si riuscirà a trovare un’intesa su un sistema che renda omogenei sistemi di Camera e Senato?

Mi auguro che si trovi una larga intesa. Si può lavorare con un proporzionale accompagnato da un “premietto di maggioranza”, ma ciò si intreccia con le scelte di linea politica del PD: è un po’ poco fare il congresso solo su Renzi si, Renzi no, come di fatto sta avvenendo.

Testamento biologico, lei ha dichiarato che voterà in dissenso dal suo gruppo. Quanto pesano i temi etici sulle scelte dei politici?

Per me molto, ma in senso personale e individuale. Sui temi della bioetica non c’è disciplina di partito che tenga, né in un senso, né in un altro. Ma anche i laici in quanto tali o gli stessi cattolici possono dividersi a seconda delle sensibilità personali. Io, per esempio, condivido in materia di eutanasia e di suicidio assistito quello che ha scritto Umberto Veronesi. Nel contempo, però, ho il massimo rispetto per chi fa una scelta di segno opposto. Penso a quello che ha scritto Socci su sé stesso e sua figlia o ad altre esperienze. La legge non può imporre scelte né in un senso né nell’altro. Bisogna offrire una strada sia a chi voglia resistere in condizioni di estrema menomazione sia a chi arrivato ad un certo punto ritenga che la vita non valga più la pena di esser vissuta. Affrontiamo di petto il problema: è più umano e civile dare la possibilità di scegliere la via della sedazione a chi reputa di non poter più andare avanti o girare ipocritamente la testa dall’altra parte quando una persona si toglie la vita in modo traumatico buttandosi da una finestra o sparandosi un colpo di pistola? A mio avviso bisogna offrire una strada sia a chi vuole resistere ad ogni costo, sia a chi vuole abbandonare una vita ritenuta improponibile. Al fondo di queste valutazioni c’è anche una scelta culturale di stampo liberale-illuminista. Alla Camera ho ricordato l’art. 4 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo della Rivoluzione francese del 1789: “La libertà consiste nel potere fare tutto ciò che non nuoce ad altri”.

Ida Peritore

Legge elettorale. Lauricella:
Tempi ancora lunghi

Legge_elettorale_ItalicumSi procede a rilento sulla legge elettorale. Pare non ci sia più tanta fretta di giungere a un’intesa su un nuovo sistema. Alla Commissione Affari Costituzionali sono state presentate ad oggi ben 28 proposte di legge. Sembra improbabile che per il 27 marzo ci sia un testo pronto da presentare in Aula. Ne abbiamo parlato con l’onorevole del Pd Giuseppe Lauricella, professore di diritto costituzionale all’Università di Palermo.

Onorevole Lauricella dopo la sentenza della Consulta che ha modificato in parte l’italicum come si possono armonizzare le due leggi di Camera e Senato? Lei ha presentato una proposta di legge che va in questa direzione. Ci spiega perché?
GIUSEPPE-LAURICELLALa mia proposta di legge, presentata subito dopo l’esito del referendum costituzionale e prima della sentenza della Corte, coincide con i principi fatti salvi dalla Corte stessa. La proposta prevede l’estensione del sistema, già previsto per la Camera, al Senato: eliminazione del ballottaggio, premio di maggioranza, che viene assegnato alla lista che raggiunga il 40 per cento dei voti validi, sia alla Camera che al Senato, su base nazionale. Con tale soluzione, l’omogeneità, richiesta dal Presidente Mattarella e dalla Stessa sentenza della Corte costituzionale, verrebbe garantita. Infatti, se la lista raggiunge il 40 per cento in entrambe le elezioni di Camera e Senato, la maggioranza è omogenea. Se, invece, nessuna lista raggiunge tale risultato, i seggi vengono distribuiti proporzionalmente tra tutte le liste che abbiano superato le soglie di sbarramento e, pertanto, la maggioranza di governo risulterà omogenea perché formata dalla stessa coalizione in entrambe le Camere. La mia proposta ha il pregio di non rinunciare all’idea maggioritaria e di prevedere il risultato proporzionale quale soluzione residuale.

Le due soglie di sbarramento da lei proposte non rendono farraginoso il sistema elettorale?
Le soglie di sbarramento presenti nei sistemi attualmente in vigore – 3 per cento su base nazionale per l’elezione della Camera e 8 per cento su base regionale per l’elezione del Senato – possono creare una disomogeneità certa. La mia proposta prevede la stessa soglia del 3 per cento, su base nazionale, per la Camera, mentre il 4 per cento, su base regionale, per il Senato. In tal modo, le forze presenti in una Camera corrisponderebbero a quelle del Senato, semplificando, anzi, agevolando il sistema.

Il 40 per cento per il premio di maggioranza non è un po’ troppo alto per poterlo raggiungere?
È alto se si fa riferimento alle forze e alla situazione politica di oggi. A parte il fatto che un sistema elettorale dovrebbe essere pensato per durare nel tempo e, dunque, prescindendo dalle esigenze di parte e contingenti, porre una soglia del 40 per cento per ottenere il premio di maggioranza è ragionevole per due ordini di fattori. In primo luogo, perché offre un livello di legittimazione adeguato in favore della forza politica che dovesse raggiungerla, atteso che persino la Corte costituzionale, nella recente sentenza, ha ritenuto tale misura (correlata al premio del 54 per cento dei seggi) “non manifestamente irragionevole”, quasi a voler dire che sotto tale misura potrebbero sorgere dubbi di costituzionalità. In secondo luogo, perché la possibilità di raggiungere tale soglia, può finire con il favorire la polarizzazione del voto, nel senso del c.d. “voto utile”, facendo aumentare la probabilità di raggiungerla. Non va, comunque, sottaciuta la proposta di prevedere anche il premio alla coalizione. È evidente che, in tale caso, la coalizione verrebbe formata prima delle elezioni, unicamente per avere maggiori possibilità di raggiungere la soglia e vincere le elezioni, con conseguenze già note nel rapporto tra maggioranza e governo. Ma se ciò serve ad agevolare la modifica della legge elettorale, mi sembra il male minore.

C’è anche un altro punto che non trova d’accordo molti parlamentari. I capilista bloccati. Si può intervenire per modificarlo?
Le critiche ai capilista bloccati mi sembrano un’ipocrisia. La stessa Corte ha affermato che tale scelta appartiene al potere che la Costituzione attribuisce ai partiti politici. In ogni caso, l’affidare ai partiti la scelta dei capilista bloccati non mi sembra più “lesiva” rispetto alla scelta dei capilista imposti dai partiti – e, dunque, di fatto, bloccati – fino agli inizi degli anni novanta, o ai candidati dei collegi “sicuri” dei collegi uninominali. I capilista bloccati sono previsti anche nella mia proposta: se non li avessi previsti, nessuno avrebbe preso in considerazione la proposta stessa. Ma il tema c’è e spero si possa risolvere. Ma non con le preferenze. Sembrerò politicamente scorretto, ma pensò che oggi le preferenze possono persino essere criminogene, perché rischiano di favorire non la qualità dei candidati ma la quantità dei detentori dei pacchetti di voti. Ritengo che le preferenze vadano superate, dando rilievo all’offerta politica di ciascuna forza politica, chiamata ad assumersi la responsabilità non solo per la proposta politica ma anche per la formazione delle liste, come, peraltro, è sempre avvenuto, tranne quando si è delegato alle c.d. “parlamentarie” o alla scelta via web. Le liste dovrebbero essere totalmente bloccate, come avviene in molti altri sistemi elettorali esteri, dove non si prevedono voti di preferenze. Sistema, peraltro, costituzionalmente legittimo, come di recente ribadito dalla stessa Corte costituzionale.

Tutto comunque è rinviato a dopo il congresso del PD non crede?
Penso che andrà proprio così. E mi sembra politicamente logico. D’altra parte, visto l’evolversi della situazione, non mi sembra che vi sia più neanche l’urgenza. Invece, spero che vi sia, in tempi ragionevoli, davvero la volontà di correggerla per rispondere all’esigenza di omogeneità manifestata dal Presidente della Repubblica e dalla Corte costituzionale. Diversamente, andremmo a votare con i sistemi vigenti, certamente disomogenei, che condurrebbero all’impossibilità di formare maggioranze omogenee e, dunque, ad un nuovo scioglimento delle Camere. Scenario che nessuno può sperare e che non si può consentire.

A proposito di congresso. Lei si è schierato con Orlando. Perché?
Credo che il Partito democratico abbia bisogno di un segretario che faccia il segretario e si dedichi a tempo pieno al Partito. Non ci possiamo più consentire un segretario che conquisti la segreteria come viatico per guidare il governo. Il Partito quale ponte per accedere al governo. Sarebbe, probabilmente, un colpo letale. Il Partito ha bisogno di essere ripensato, ricostruito, ristrutturato partendo dalla periferia, dal territorio. Tornare ad essere la sede del confronto, del dialogo, per costruire le scelte condivise, dal centro alla periferia. Ripensare alla partecipazione quotidiana e non solo nelle occasioni elettorali. Ecco, in questo senso credo che Orlando sia la scelta adeguata. Renzi avrebbe dovuto pensare ad un altro ticket: Orlando alla segreteria e lui al futuro governo. Il ticket con Martina mi fa sospettare che Renzi continui a non pensare a dedicarsi al Partito ma, piuttosto, a utilizzare il Partito per tornare al governo, lasciando Martina alla guida del Partito.
Dunque, voti Renzi ma ti ritrovi Martina segretario, artatamente legittimato dal ticket. Ma non presentato come segretario. Ecco perché per la segreteria scelgo Orlando, candidato per fare il segretario.

Ida Peritore