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Ilda Sangalli Riedmiller

Quando si è costretti a tenere conto della realtà percepita

Decreto Minniti: quando si è costretti a tenere conto della realtà percepita.
Con 330 voti a favore, 161 no e un astenuto, la Camera ha votato la fiducia posta dal Governo al decreto Minniti. Il Psi ha votato a favore pur essendo stato un voto non convinto.

Come in tutti i decreti vi sono parti positive e parti negative da migliorare. La sensazione è che si stia procedendo per prove ed errori avendo piena coscienza di dover coniugare i diritti dei migranti con le paure, giustificate, di gran parte della popolazione, paura fomentata anche ad arte da gran parte dei populisti e dalle destre in cerca di voti.
Ben vengano i lavori socialmente utili per i migranti, in questo modo diminuendo l’inattività di troppi giovani diminuiremo anche la noia che è sempre cattiva consigliera.
L’istituzione di sezioni specializzate presso i tribunali ordinari mirano a snellire i tempi, che sono annosi, dei procedimenti.

Salta un grado di ricorso: contro la decisione si potrà ricorrere solo in Cassazione. È positivo, è negativo? Conoscendo l’iter della giustizia italiana non riesco a vederne tanta negatività quanta ne vedono le varie associazioni, il problema è che la giustizia che abbiamo è farraginosa oltre ogni limite (e qui bisognerebbe mettere mano seriamente soprattutto per i cittadini italiani che hanno la sfortuna d’incappare in questo girone), ed essendo farraginosa i gradi di giudizio costringerebbero il richiedente asilo a rimanere in un limbo insostenibile.

Preoccupa maggiormente l’autorizzazione data al ministero dell’interno a bandire concorsi per l’assunzione fino a 250 impiegati a tempo indeterminato per “l’esercizio di funzioni di carattere specialistico” . Abbiamo una macchina burocratica che si è avvolta su se stessa con leggi e leggine, e loro relative interpretazioni, che finiscono per congelare tutto. Auguriamoci che queste 250 nuove immissioni possano lavorare e non rimangano prigioniere delle loro mansioni .

Da CIE a CPR non è certo il cambio del nome che ci può dare garanzia di funzionalità ma comunque il fatto che questi centri non possano ospitare più di 100/150 persone è estremamente positivo per la dignità umana.
L’unico auspicio è augurarci che le leggi possano essere applicate e funzionino nell’interesse dei diritti dei più deboli e non affoghino nel mare della corruzione.

Ilda Sangalli Riedmiller
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La lezione della Shoah, salviamo i bambini dai ghetti di oggi

bambini romRicorre il 27 gennaio il giorno in cui viene ricordata la tragedia della shoah, vorrei porre attenzione sui minori: inizio trascrivendo il testo del Salmo 23, le maestre ebree facevano cantare ai bambini: “Anche se andassi per le valli più buie di nulla avrei paura perché tu sei al mio fianco se tu sei al mio fianco il tuo bastone, il tuo bastone mi dà sicurezza”. In tutto, si calcola che almeno un milione e mezzo di bambini e ragazzi sia stato ucciso dai nazisti. Più di un milione erano ebrei, mentre le altre decine di migliaia erano Rom, polacchi e sovietici, e bambini tedeschi con handicap fisici e/o mentali.
​Il loro destino era di venire uccisi al loro arrivo o subito dopo la nascita, o destinati al lavoro forzato o usati per esperimenti medici
Voglio ricordare un episodio vissuto in prima persona in occasione di un viaggio organizzato, circa 15 anni fa, dalla comunità ebraica di Parigi per visitare il campo di Auschwitz. Una guida del luogo ci spiegava che non esistevano bambini nel campo. Ma un nostro accompagnatore, salendo le scale in fretta e con affanno, gridò: ”Non dategli retta, io c’ero ed una sera all’imbrunire assistetti ad una scena che vi prego di riportare ai vostri figli. Ero nella baracca quando ad un certo punto vidi come una processione di tanti bambini, tutti in fila, che venivano accompagnati ai forni. Ecco perché i bambini piccoli non erano nei campi, venivano eliminati subito perché improduttivi!”.
​​Anche i bambini non ebrei non vennero risparmiati, come, ad esempio, i bambini Rom (Zingari) uccisi nel campo di concentramento di Auschwitz. Le autorità tedesche confinarono anche altri bambini nei campi di transito, costringendoli a vivere in condizioni spaventose.
​Ma nonostante ciò, molti bambini trovarono il modo di sopravvivere Ad esempio, alcuni di loro contrabbandarono il cibo all’interno dei ghetti. A tale ultimo riguardo posso riportare qui la testimonianza di una mia vicina di casa a Tel Aviv, che mi raccontò come, internata all’età di 12 anni, salvava se stessa ed il fratellino perché parlava le lingue facendo da interprete ai nazisti e… rubava, rubava, rubava tutto il cibo che poteva….
Finita la Seconda Guerra si cominciò a cercare in tutta Europa i bambini dispersi. Migliaia di orfani si trovavano nei campi profughi, molti bambini ebrei sopravvissuti erano fuggiti e si erano diretti verso Yishuv, la zona d’insediamento ebraico e poi nello Stato di Israele, dopo la sua costituzione nel 1948.
​Si stima che i nazisti abbiano assassinato complessivamente circa 2 milioni di bambini, tra ebrei, zingari e slavi.
​​Su di loro furono esercitate violenze inaudite e inenarrabili. Nei lager molti furono i medici delle SS che condussero crudeli ed infami esperimenti sui bambini prigionieri per poter dimostrare scientificamente la superiorità della “razza ariana”e, una volta scoperti i meccanismi della gemellarità, incrementare con nascite gemellari la consistenza della popolazione tedesca ariana.
​Se le povere vittime non morivano durante gli esperimenti, si provvedeva a farle sopprimere con una puntura di fenolo al cuore.
​​Questi sono i bambini che ricordiamo oggi, questi sono i bambini per i quali piangiamo, questi sono i bambini che ci fanno ancora e sempre dire “MAI PIU'”
​Ma qualcosa dobbiamo fare per questi bambini. L’unico modo che ci resta come esseri umani per onorarli è ricordare la situazione dei tanti bambini per cui qualcosa possiamo e dobbiamo ancora fare.
​Non parlo dei bambini siriani o africani, ma parlo di quelli che sono qui, nel nostro Paese.
​Mai sentito parlare del ghetto dei bulgari di Foggia, ove i bambini vivono tra sporcizia, e rifiuti senza abiti adeguati per l’inverno? ​
Nel ghetto, in questo momento, vivono circa 100 persone e, tra queste, vi sono 37 bambini. Le condizioni igieniche in cui stanno vivendo sono pessime. Non ci sono bagni, ma latrine poste accanto a vere e proprie discariche a cielo aperto. Abbiamo riscontrato la presenza di escrementi anche lungo la via principale che attraversa il ghetto”, “Tutto intorno è un pantano di fango, rifiuti di ogni genere anche tossici, baracche messe su alla meno peggio, con legno e materiali di ogni tipo”.
​“Sappiamo che la situazione, che oggi è già drammatica, è destinata a peggiorare già da marzo, quando nel campo torneranno molti dei nuclei familiari che arrivano in Capitanata in prossimità dell’inizio dei lavori agricoli stagionali. Per questo motivo è fondamentale intervenire subito. I bambini versano in condizioni pietose: sono sporchi, scalzi, indossano abiti che non possono proteggerli dal freddo. I bambini del ghetto giocano tra fango e rifiuti, nessuno di loro è scolarizzato e hanno tutti serie difficoltà a comprendere e a parlare la lingua italiana. Ad oggi, sono soltanto i volontari a recarsi nel ghetto per fornire qualunque tipo di assistenza. Non si può pensare di nascondere sotto il tappeto dell’indifferenza situazioni come quella del ghetto dei bulgari”.
​Ritengo di dover segnalare un altro problema di non poco conto, che dovrebbe mobilitarci tutti ma veramente tutti.
​Nei primi 8 mesi del 2016 in Italia sono arrivati – attraverso il Mediterraneo – 16.800 minori non accompagnati. Si prevede che per la fine dell’anno il numero dei minori non accompagnati salirà a 20mila. (ricerca Ismu, Istituto per lo Studio della Multietnicità).
​”Ogni giorno in Italia ventotto minori non accompagnati scompaiono. Il sistema d’accoglienza è inefficace, non fornisce supporto necessario”. Così denuncia il documento “Grandi speranze alla deriva”, che afferma come, nei primi sei mesi del 2016, si siano perse le tracce di 5.222 minori, in maggioranza “scappati dai centri di accoglienza”.
​Ragazzi che diventano così invisibili, uscendo dai radar della legge e diventando conseguentemente ancor più esposti a fenomeni di violenza e sfruttamento.
​La maggior parte dei bambini che arrivano da soli via mare sulle coste italiane, provengono da Egitto, Gambia, Eritrea, Nigeria e Somalia. Fuggono da situazioni di guerra, insicurezza e povertà
Che fine hanno fatto i bambini migranti? La domanda è d’obbligo di fronte a un numero sconvolgente: almeno diecimila minorenni arrivati in Europa da soli sono scomparsi. Eclissati, volatilizzati. Di loro non si hanno più notizie e in questi casi l’elemento di per sé porta a pensare a situazioni di pericolo e di illegalità. Giovani vite finite nelle mani dei mercanti di esseri umani o delle organizzazioni criminali che fanno affari con la prostituzione minorile? ​
​“Se siano registrati o meno, stiamo parlando di circa 270.000 bambini. Non tutti sono soli, ma sappiamo che tanti di loro potrebbero esserlo”, ha spiegato Brian Donald, funzionario di Europol che ha poi lanciato l’allarme su quella che ha definito “una sofisticata ‘infrastruttura criminale’ europea che prende di mira i migranti. “Non è assurdo dire che stiamo cercando 10 mila e più bambini. Non tutti sono sfruttati dai criminali; alcuni potrebbero essersi riuniti a familiari. Solo non sappiamo dove siano, cosa stiano facendo e con chi siano”.
​La preoccupazione è che i minorenni arrivati in Europa possano essere finiti nelle maglie della rete di criminali che li sfruttano, anche sessualmente.​A livello europeo esisterebbe una sofisticata rete criminale che sta prendendo di mira proprio i migranti in arrivo dall’Africa o dal Medio Oriente, e in particolare proprio gli adolescenti e i ragazzi giovanissimi .
​In conclusione, dunque, interessarci e risolvere questi problemi è un modo dignitoso di rendere vivo il ricordo di quei tanti bambini massacrati nei campi di concentramento!

Ilda Sangalli Riedmiller

Ilda Sangalli Riedmiller
Seppellire la riforma sarebbe
un salto nel buio

Le elezioni americane hanno dimostrato quanto ogni voto politico abbia due aspetti: uno concreto e uno simbolico. Sappiamo poco del programma elettorale di Trump anche perché in questi ultimi mesi ha detto molte cose in contrasto tra di loro. Sarà più isolazionista, più unilaterale, più muscolare nei rapporti internazionali. Ma è ancora troppo vago. La valenza simbolica della sua vittoria ha però già segnato uno spartiacque che vale di più (almeno per ora) di qualsiasi provvedimento reale. Vince il maleducato, il maschilista retrivo. Perché la gente, soprattutto quella più povera e disagiata, si identifica in questi atteggiamenti e allo stesso tempo sogna di diventare come il leader: ricco, potente, di successo (capace di restituire dignità ai “bianchi”). Vince chi urla di più. Chi promette una rivoluzione anti sistema. Vedremo cosa accadrà nei prossimi mesi.

Aspetti concreti e simbolici riguardano anche il referendum costituzionale del 4 dicembre. Vale la pena parlare del merito dei cambiamenti? Probabilmente solo pochi cittadini hanno il tempo e la voglia di orientare il proprio voto a seconda del proprio giudizio sui punti principali della riforma; molti altri decideranno secondo parametri diversi, in primis il favore o l’avversione al governo Renzi. La tradizione politica socialista però chiama a una politica diversa, basata sul confronto razionale intorno a battaglie chiare e comprensibili. Non si può discettare sull’inesistente. Dibattere a suon di insulti e di slogan, utili solo per confondere. Scriveva Luigi Einaudi più di 50 anni fa: la mente umana “è pigra e nel tempo stesso amantissima delle novità specie se popolari e seducenti ed odia le novità che promettono poco in seguito a lunga fatica”. Ma lui stesso credeva che soltanto una politica fondata sui fatti, sui dati, su ipotesi credibili e su soluzioni non azzardate sia l’unica a poter risolvere i problemi. Con Einaudi crediamo invece ancora al motto “conoscere per deliberare”.

Siamo di fronte alla proposta più ampia di modifica della Costituzione mai messa in campo. A qualcuno ciò spaventa, ma se pensiamo che la prima parte della Carta non viene toccata, siamo sicuri che i principi “usciti” dalla Resistenza rimangono tali e quali. Non sono in questione i contrappesi democratici. Neppure fantasmi di svolte autoritarie. La riforma cerca di chiarire maggiormente i poteri del premier (per esempio disciplinando l’utilizzo dei “decreti legge”) e supera il bicameralismo paritario. A mio avviso questo è un passo in avanti benché, forse, si sarebbe potuto fare qualcosa di più. Ma la politica deve fare i conti con l’esistente ed il meglio è nemico del bene Anche il capitolo sul regionalismo sembra sia un tentativo di riordinare una materia complessa che, purtroppo, era rimasta troppo farraginosa con la riforma del titolo V avvenuta nel 2001. Il federalismo non ha funzionato o almeno non ha funzionato come ci aspettavamo e bisognava assolutamente delimitare i poteri delle Regioni.

Non credo che ci sia un pericolo di neocentralismo. Anche perché, come dimostrano i paragrafi dedicati alle Autonomie speciali, non ci troviamo di fronte a un governo ostile agli enti locali. Per il Trentino si sancisce che non potrà cambiare nulla se non dopo la revisione dello Statuto di Autonomia, modificabile soltanto attraverso un’intesa pattizia tra lo Stato e la Provincia. Se la riforma venisse bocciata, qualsiasi ulteriore futura modifica sarà peggiorativa per l’autonomia del Trentino: questo va detto con chiarezza perché i centralisti più convinti sono quasi tutti sul fronte del NO.

Esiste però anche una valenza simbolica della consultazione. L’impatto di un voto negativo segnerebbe la legislatura e forse anche il governo Renzi. Sarebbe un’altra vittoria della politica delle grida, della negazione. Senza un orizzonte ulteriore, se non quello di una palingenetica rinascita dalle macerie. Avremmo solo macerie. Lo scenario nazionale, europeo e internazionale ci chiama a una scelta diversa, a scommettere sul futuro partendo da qualcosa di concreto, da una riforma che si attende da 40 anni. Il governo Renzi resta uno degli esecutivi più europeisti del continente. Un NO al referendum verrebbe interpretato come una vittoria delle forze anti europeiste.

Stiamo viaggiando in terra incognita. Seppellire la riforma sarebbe un ulteriore salto nel buio.

Ilda Sangalli Riedmiller 

Per l’Unesco il Muro del Pianto non è simbolo ebraico

muro-del-pianto-israeleIsraele ha “sospeso tutte le operazioni” con l’Unesco. L’agenzia delle Nazioni Unite per la cultura è accusata di aver approvato una risoluzione che riconoscerebbe la Spianata delle Moschee – chiamata Monte del Tempio dagli ebrei – come luogo sacro dei soli musulmani. Secondo la mozione approvata dall’organizzazione Onu, Gerusalemme è sacra alle tre religioni monoteiste, e il Monte del Tempio e il Muro del Pianto sono sacri soltanto per la religione musulmana, approvando l’utilizzo del solo nome arabo.


 

Decisione Antistorica 

di  Ilda Sangalli

L’Unesco sta per approvare una mozione che nega i legami ebraici con quello che gli ebrei chiamano il Monte del Tempio e i musulmani il Nobile Santuario.

Non è una novità che alle Nazioni Unite vi sia sempre una automatica maggioranza contro Israele.
I paesi arabi, più quelli musulmani, più quelli dipendenti dagli aiuti economici petroliferi, si trovano sempre d’accordo quando si tratta di un voto contro Israele, che non comporta nessun lato negativo.

L’Unesco poi ha un primato in questo campo, primato raggiunto con decenni di vergognose decisioni che non stiamo qui a elencare, perché quella recente supera molte altre.
Non si tratta di una decisione politica, ma di una decisione anti storica e anti religiosa ma politicamente pericolosa. La mozione è stata promossa dai palestinesi. Non sappiamo esattamente quali Paesi abbiano votato a favore, ma sappiamo che gli unici che hanno votato contro sono gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Germania, l’Olanda, la Lituania e l’Estonia. La Francia ha votato a favore, mentre gli altri paesi europei si sono astenuti. Anche l’Italia si è astenuta.

È una decisione anti storica se non altro perché il fatto che in quel luogo vi fosse il Tempio distrutto dai romani di Tito non è contestato ne è contestabile da nessuno.
È una decisione anti religiosa perché i Vangeli scrivono chiaramente sugli interventi di Gesù nel Tempio, e quindi il negare questo fatto oltre a essere anti ebraico è anti cristiano.
È una decisione politicamente pericolosa perché offre un ulteriore motivo alle destre israeliane per affermare che non vi è nessuno con cui parlare.

Promuove un’alleanza fra gli estremisti israeliani e gli estremisti arabi.

La storia di Israele
secondo Colette Avital

Colette AvitalGerusalemme, 30 agosto 2014 – Intervista a Colette Avital già ambasciatrice israeliana in Portogallo ed a New York, direttrice generale aggiunta del Ministero degli Esteri, membro del Parlamento israeliano dal 1999 al 2009 (Partito del lavoro), attualmente Presidente dell’organizzazione dei sopravvissuti dell’olocausto in Israele, Segretaria internazionale del partito Meretz, e vice Presidente dell’internazionale socialista. Un’intervista con una donna politica importante che ha attraversato la storia di questo Paese, praticamente dalla sua nascita, essendosi trasferita qui con la famiglia già nel 1950.
Ed eccoci qui a Gerusalemme per tentare di capire ciò che sta succedendo e che succederà da un osservatorio privilegiato: il suo. Continua a leggere

Israele: la sinistra
e il desiderio di pace

Manifestazione Tel AvivHo partecipato alla manifestazione pacifista delle sinistre, a Tel Aviv in piazza Rabin, lo scorso sabato, 16 agosto. Stimate presenze in circa diecimila persone. La manifestazione è stata promossa da Meretz, Adash e Peace Now. Momenti intensi di partecipazione, tanti tantissimi giovani. Zava Galon, presidente del Partito Meretz, ha affermato che Netanyahu ha fallito, non come risultato di questa operazione, ma per aver rifiutato per cinque anni di muoversi decisamente verso la pace. Nethanyahu ha rifiutato di discutere l’iniziativa di pace araba, promossa dall’Arabia Saudita che proponeva la pace completa, non solo con i palestinesi, ma con tutti gli arabi in cambio di un ritiro completo entro i confini del 1967.

Il fallimento dei colloqui con Abu Mazen tramite il segretario di Stato americano Kerry, il rifiuto di riconoscere il governo di unità palestinese con la presenza di Hamas e l’autorizzazione ad ampliare gli insediamenti esistenti hanno contribuito a causare uno stallo pericoloso della situazione. Inoltre, Zava Galon ha continuato dicendo che qualsiasi sarà il risultato finale avrebbe potuto essere raggiunto senza le morti verificatesi da ambo le parti e le distruzioni di Gaza. David Grossman, in un intervento coinvolgente, ha sostenuto che entrambe le parti proclamano la vittoria nella guerra, ma la verità è che entrambi le parti sono state sconfitte.

Vi sono immagini di morte e di distruzione e di gente che da ambo le parti ha dovuto abbandonare la casa, non c’è una soluzione militare del conflitto fra Israele e Hamas. La gente nel Sud di Israele e a Gaza non potrà vivere liberamente finchè la situazione di Gaza non sarà alleggerita. Esiste una via alternativa alla guerra dinanzi alla società israeliana, quella piu’ difficile della ricerca della pace attraverso la trattativa. I vicini saranno vicini anche in futuro e dovranno convivere con loro nel rispetto reciproco, nella sicurezza nostra e loro e per un futuro migliore. Ha parlato poi il Presidente di Hadash, partito comunista israelo-arabo, un residente di Sderot (sud di Israele), e rappresentanti delle famiglie che hanno perso i loro congiunti in questa guerra.

Vi è stata inoltre l’esibizione della cantante Noa con la sua canzone Shalom. Girando fra la gente ho potuto cogliere che molte erano le presenze convinte di poter arrivare a  una convivenza pacifica, ma tra la gente si coglieva anche la riflessione chiara ed inequivocabile che dopo anni di bombardamenti da parte di Gaza verso il sud del paese altre scelte rispetto a quella delle reazione con la forza nell’immediato non fosse possibile.

Ilda Sangalli Riedmiller

Una visita in Israele per il PSI e per la pace

pace-israele-e-palestinaHo preso parte il 3 agosto scorso a Gerusalemme, come rappresentante del PSI, ad un incontro tra parlamentari italiani e il partito israeliano Meretz, aderente all’Internazionale socialista. L’occasione era la visita in Israele di una delegazione dell’intergruppo parlamentare italiano per la pace, composto da parlamentari di Pd, Sel e lista Tsipras guidati dalla vicepresidente del Parlamento europeo Morgantini. All’incontro erano presenti per il Meretz Roberto Della Rocca, Mossi Raz, con Giuseppe Franchetti fondatore di Sinistra per Israele in Italia. Un incontro soprattutto denso di pathos in quanto i parlamentari avevano avuto modo di entrare in contatto con la realtà della guerra ancora in corso.

L’introduzione dei due dirigenti del Meretz ha posto l’attenzione, soprattutto, sulla posizione del partito, che dall’opposizione parlamentare rilancia con convinzione il principio dei due Stati per due popoli all’interno dei confini del 1967, principio che deve proprio ora essere sostenuto con energia dalle forze democratiche internazionali. La situazione è veramente deteriorata, i negoziati condotti nell’ultimo anno sono stati senza risultato e per questo il Meretz ha duramente criticato il governo israeliano. Dopo l’uccisione dei tre ragazzi (che non erano coloni) è avvenuta l’uccisione del ragazzo palestinese. Questi assassinii avrebbero dovuto fermare tutto e far riflettere. Invece, dopo questi fatti, e’ esplosa la guerra a Gaza, da dove il lancio di missili continuava da anni, periodicamente, terrorizzando la popolazione del sud di Israele e siamo così arrivati a questa guerra con 1800 palestinesi e 67 soldati israeliani uccisi.

Una discussione che si è svolta con un alto tasso di coinvolgimento emotivo come era prevedibile, le domande hanno posto problemi di ordine politico ed umanitario, di rapporto fra società civile israeliana e politica. I dirigenti del Meretz hanno saputo entrare nel merito di tutte le domande poste, cercando di dare risposte puntuali e non sottraendosi a quelle più scomode, ricordando però la storia che parte dal 1947, ricordando che Israele e’dal 2005 che ha lasciato la striscia di Gaza e che Hamas dopo la presa del potere ha ucciso ben 300 dirigenti dell’ANP, con i quali avrebbe dovuto condividere il
potere. Anche sulla questione “apartheid”, molto delicata e sentita, si è cercato di puntualizzare che non vi sono casi di separazione imposta sul territorio israeliano, ma vi sono stati casi nei territori contesi e occupati (in Cisgiordania) in cui auto dirette a degli insediamenti di coloni sono state raggiunte da spari provenienti da auto che le incrociavano e le sorpassavano, e quei ridotti tratti di strada sono stati preclusi ad auto non israeliane, avendo cura di prevedere un percorso alternativo per le altre.

La posizione del Meretz si può così riassumere: innanzitutto parlare con il governo palestinese, poi arrivare ad una conferenza regionale (finire l’occupazione militare e creare due stati per due popoli, riconoscimento da parte dei paesi arabi dello Stato di Israele, e ritirarsi subito, come poi è avvenuto, da Gaza), poi riunire la parte moderata israeliana e la parte moderata palestinese, isolando gli estremismi, per raggiungere la pace. Per Mossi Raz il Meretz difende i diritti umani ed è contrario alle colonie, un impedimento alla pace, e non è facile sostenere questa posizione in Israele perché non esiste fiducia nei confronti dei palestinesi. Per Raz uccidere dei civili di qualsiasi parte e’ un crimine di guerra. Zhava Galon (la leader del Meretz) era contro la guerra.

Ovviamente la critica al governo non significa che il Meretz possa mai essere in accordo con Hamas che viene giudicata un’organizzazione terrorista. L’accordo tra Hamas ed ANP ha di fatto bloccato i negoziati da parte del governo israeliano, ma Meretz vedeva l’accordo fra Hamas ed ANP in modo positivo, una possibilità d’allargare la base della trattativa. Quando “Bibi“ dice che vogliamo la striscia senza missili Meretz è in questo d’accordo. La discussione ha evidenziato posizioni molto spesso diverse fra loro, ma che alla fine trovano un punto di incontro nella volontà comune d’arrivare ad una convivenza pacifica, la volontà comune di rifiutare la violenza, la guerra, il terrorismo. Si deve riuscire a far emergere le parti moderate ed aiutarle a poter andare incontro alla creazione di uno stato “democratico”, per questo si dovrebbe realizzare l’impiego di una forza internazionale di interposizione che aiuterebbe soprattutto la popolazione civile di Gaza, ostaggio di una forza terrorista, e lo Stato di Israele che dal ’48 continua ad avere problemi di sopravvivenza, la sopravvivenza di un piccolo Stato.

A nome del Partito socialista italiano ho evidenziato come da sempre siamo a favore della soluzione dei due stati per due popoli entro confini che permettano a tutti e due i popoli una gestione autonoma e pacifica, e che la guerra difficilmente risolve i problemi se non con uno strascico di odio e di sangue, perciò le trattative debbono riprendere ad ogni costo. Ed anche la trattativa deve vedere tutti i contendenti in gioco. Certo non sarà facile parlare con Hamas (gruppo terrorista riconosciuto), ma noi che anche nel momento del rapimento Moro abbiamo sempre sostenuto la necessità di un contatto anche con le Brigate Rosse per salvare la vita di un ostaggio, pensiamo possa essere utile avere il coraggio di aprire anche questa strada.

In un momento in cui vi è una grande difficoltà ad essere di sinistra, sia in Italia che in Israele, avere la possibilità di fare iniziative comuni e costruttive in Italia per la distensione delle due parti, che vedano insieme tutte le forze religiose e laiche, sarebbe di estrema importanza. Penso a iniziative come la rivista Keshet che vede impegnati all’interno della propria redazione un arabo, un monsignore, un rabbino ed il direttore e l’ex direttore dell’Unità Peppino Caldarola, da sempre vicino al PSI. Vorrei concludere con le parole del grande scrittore Yeoshua: “Dopo la distruzione e le morti a Gaza ed in Israele lo Stato ebraico non deve accontentarsi di accordi momentanei, ma deve prendere l’iniziativa e con l’aiuto dell’Egitto e di altri Stati ricostruire Gaza, smantellarne i razzi, distruggere i tunnel, ma allo stesso tempo interromperne l’isolamento e ripristinare i legami della Striscia con il suo popolo mediante un corridoio sicuro che colleghi Gaza alla Cisgiordania, come previsto negli accordi di Oslo. Un tunnel legittimo e ben strutturato di circa 30 km. sotto la supervisione congiunta del governo di unità nazionale palestinese e di Israele”.

Ilda Sangalli Riedmiller

Da quando Grillo ha smesso di far ridere

Non fa ridere! Non fa proprio ridere! La o le tesi espresse da Beppe Grillo nell’intervista rilasciata al quotidiano israeliano Yediot Ahronot ricalcano paro paro quelle di Hitler e persino dell’ultimo Stalin! La polizia zarista compilò i famosi Protocolli dei Savi di Sion per sostenere le proprie tesi antisemite. Ora per Grillo Beppe vi è il Mossad! Famosa agenzia dei servizi segreti che veglia sulla sicurezza d’Israele. Un ex agente del Mossad ha organizzato una agenzia internazionale che si chiama Memri : tutte le notizie che riceviamo da Israele, Palestina e Medio Oriente provengono da questa agenzia e sarebbero perciò, secondo lui, “taroccate” .

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