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Jeremy Corbyn

L’ortodossia ha fallito. Ricostruiamo l’economia UE

Corbyn_Jeremy_Big_BenDavid Cameron sta attraversando l’Europa, apparentemente senza un’idea precisa di quello che vuole raggiungere nella sua annunciatissima rinegoziazione che precede il referendum del 2016 o 2017. Se il Primo Ministro pensa di poter indebolire i diritti dei lavoratori e al tempo stesso aspettarsi benevolenza dall’Europa per tenerci dentro l’UE, sta commettendo un grosso errore. Il supporto di Cameron ad un progetto di legge che indebolirebbe i sindacati, e il taglio delle detrazioni fiscali questa settimana, dimostrano che i diritti degli impiegati sono sotto attacco. Si può immaginare che i molti diritti che provengono dalla legislazione europea, che sostiene le ferie pagate, l’assicurazione sul lavoro, la maternità e la paternità, siano minacciati.

È opinione diffusa che  l’Europa sia più un club esclusivo che un forum democratico per il progresso sociale. Smantellare i nostri diritti sul lavoro rafforzerebbe questa opinione. Il partito Laburista si opporrà in ogni modo al tentativo del Governo conservatore di minare i diritti sul lavoro sia nella legislazione interna che in quella europea.

Il nostro Governo ombra ha chiarito che, quando noi saremo a Downing Street nel 2020, la risposta a qualunque cambiamento dannoso che risulterà dal negoziato di Cameron non sarà l’uscita dall’Unione Europea, ma piuttosto l’impegno a ribaltarli.

La difesa dei diritti  sul posto di lavoro è vitale sia per i lavoratori immigrati per evitare che vengano espulsi, sia per i lavoratori britannici per evitare che vengano sottopagati. Migliori diritti sul lavoro aiuterebbero anche anche i datori di lavoro onesti che altrimenti si troverebbero ad affrontare la concorrenza sleale degli altri imprenditori.

Resteremo in Europa per negoziare migliori condizioni per i lavoratori e per gli imprenditori.

Il dibattito sul referendum è stato fin troppo monopolizzato dagli xenofobi e dagli interessi dei consigli di amministrazione delle imprese mentre milioni di britannici che vorrebbero un reale dibattito sul nostro rapporto con l’Europa vengono lasciati fuori.

Non possiamo continuare a percorrere la strada di un mercato senza regole, che cerca di privatizzare servizi pubblici e di diluire i benefici sociali europei. La bozza delle regolamentazioni per le ferrovie che è stata attualmente presentata al Parlamento Europeo potrebbe implementare il modello frammentato e privatizzato che finora in Gran Bretagna è fallito.

L’accordo, negoziato a porte chiuse, per il commercio e gli investimenti tra Europa e Stati Uniti (TTIP), contro cui ci siamo battuti, è l’ennesimo esempio di approccio dannoso. Non c’è futuro per l’Europa se facciamo una corsa al ribasso. Dobbiamo investire nel nostro futuro e nelle capacità degli europei. Il modo in cui è stata trattata la Grecia ha sconcertato anche molti tra quanti si consideravano europeisti convinti. Il debito greco è semplicemente non rimborsabile, le condizioni sono insostenibili e insistere che ciò che non si può pagare deve essere pagato allarga la crisi umanitaria in Grecia e aumenta i rischi per l’Europa intera.

L’ortodossia in voga ha fallito. Abbiamo bisogno di un nuovo assetto economico.

Dobbiamo essere grati a Gordon Brown che in qualità di Cancelliere, ha tenuto il Regno Unito fuori dalla moneta unica mentre altri membri del Governo sostenevano il contrario. Dalla nostra posizione fuori dall’eurozona, possiamo e dobbiamo influenzare la riforma economica dell’Unione europea. Dobbiamo lavorare con le undici nazioni della UE che stanno collaborando per arrivare a una fiscalità europea.

Contrariamente all’attuale Cancelliere, che ha sprecato i soldi dei contribuienti in una fallimentare causa legale per bloccare le tasse, noi vogliamo prendere parte a negoziaziati per regolamentare al meglio il mercato finanaziario e per aumentare le entrate.

Noi laburisti siamo convinti che dobbiamo rimanere nell’Unione Europea. Ma vogliamo vedere le riforme. La scorsa settimana agricoltori provenienti da tutto il continente hanno manifestato a  Bruxelles. La politica agricola comune deve fare riforme in modo che le sovvenzioni vadano a supporto degli agricoltori e dell’economia rurale piuttosto ai proprietari. L’Europa è l’unico forum dove possiamo discutere tematiche fondamentali per il nostro Paese come i cambiamenti climatici, il terrorismo, i paradisi fiscali e più recentemente l’esodo di massa dei rifugiati  dalla Siria che cercano un futuro in Europa.

Non avremo alleati e non influenzeremo l’Europa se ci rifiutiamo di dimostrare il nostro peso. Il Partito Laburista vuole vedere cambiamenti in Europa che vadano a favore degli europei. Vogliamo essere soci migliori e unire le nostre esigenze per costruire un’Europa migliore. Lo faremo attraverso i nostri parlamentari a Strasburgo, i sindacati e i movimenti sociali in Europa.

Se Cameron fallirà o farà ridurre le conquiste che abbiamo ottenuto in passato in Europa, i laburisti rinegozieranno per ristabilire i nostri diritti e promuovere un’Europa socialmente avanzata.­

Jeremy Corbyn
Leader del Partito laburista