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Karen Odrobna Gerardi

Materia, forma e spazio nella pittura
di Alberto Burri

alberto-burriUn Convegno Internazionale e una Mostra ricordano il celebre artista umbro, Alberto Burri, nel centenario dalla nascita.

La Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello promuove, per il Centenario della nascita del Maestro Alberto Burri, l’evento Materia Forma e Spazio nella pittura di Alberto Burri. Il Convegno Internazionale si terrà i prossimi 20 e 21 novembre nell’Aula Magna della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Perugia, la Mostra a cura di Bruno Corà invece, si terrà sabato 21 novembre 2015 alla Galleria Tesori d’Arte, Fondazione per l’Istruzione Agraria. Il doppio appuntamento è stato realizzato in stretta collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia nel Complesso Monumentale dell’Abbazia Benedettina di San Pietro.

Al Convegno Internazionale interverranno illustri personalità del mondo dell’arte, come Bernard Blistène, direttore del Musée National d’Art Moderne di Parigi, Megan Fontanella del Solomon R. Guggenheim di New York, Lisa Melandri del Contemporary Art Museum di St. Louis e numerosi studiosi e critici che si sono occupati nel tempo dell’opera di Alberto Burri, tra i quali Enrico Crispolti, Vittorio Brandi Rubiu, Carlo Pirovano, Carlo Bertelli, Giuliano Serafini, Italo Tomassoni, Arturo Carlo Quintavalle, Marco Vallora, Claudio Spadoni e Stefania Petrillo dell’Università di Perugia, Francesco Tedeschi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Chiara Sarteanesi della Fondazione Burri.

La Materia, la Forma, lo Spazio hanno costituito i cardini di molta parte dell’opera pittorica e plastica di Alberto Burri. In occasione del Centenario della sua nascita pertanto, accanto alle numerose iniziative che si susseguono quest’anno in Italia e all’estero – dal completamento del Grande Cretto Gibellina, al ripristino del Teatro Continuo a Milano, dalle mostre al Parlamento Europeo a Bruxelles, a Palermo, a Pistoia, a Sansepolcro, a Rende, ai Convegni di Morra e di Milano, al meeting-mostra internazionale di artisti e studiosi a Città di Castello Au rendez-vous des amis (Giugno-Dicembre 2015), fino alla straordinaria retrospettiva tuttora in corso al Guggenheim Museum di New York – non poteva mancare un appuntamento di ampia riflessione storico-critica sul lavoro rivoluzionario di uno dei protagonisti indiscussi della scena artistica europea e internazionale dal secondo dopoguerra ad oggi.

Grande Cretto Gibellina Alberto Burri

Il pubblico può iscriversi preventivamente ai lavori del Convegno Internazionale on-line a www.burricentenario.com. dove è disposta la traduzione simultanea in due lingue ed è prevista la pubblicazione degli atti integrali del Convegno.

Alle ore 17,00 nei locali della Galleria Tesori d’Arte della Fondazione per l’Istruzione agraria, situata anch’essa all’interno dello storico Complesso Monumentale dell’Abbazia Benedettina di San Pietro, sarà inaugurata la mostra I Mixoblack di Alberto Burri, serie di dieci mixografie su carta a mano realizzate nel 1988. La mostra resterà aperta fino al 5 Gennaio 2016.

Un particolare ringraziamento va alla Regione Umbria, al Comune di Perugia, al Comune di Città di Castello, al Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università degli Studi di Perugia, alla Fondazione per l’Istruzione Agraria per la concessione della prestigiosa sede e alle Casse di Risparmio dell’Umbria per il sostegno alla realizzazione dell’evento.

Karen Odrobna Gerardi

Nell’arte lo stile è conseguenza

In Reflecting on style cercherò di suggerire idee, argomenti e pensieri sullo stile, sulla sua funzione, sulla sua necessità, sui limiti e sulle prospettive che può produrre, prendendo come riferimento l’esperienza di compositrice.

Come definire lo stile? Come si genera? Quanto è importante per un’attività creativa? Spesso, per i giovani compositori e per i giovani artisti (magari ancora studenti) uno dei grandi problemi è costituito dall’originalità, dall’ossessione di dover essere originali a tutti i costi. In questa prospettiva è ovvio che lo stile diventa un’importante necessità. Tuttavia è mia opinione che lo stile non sia altro che una fotografia, una immagine che mostra chiaramente, più che le nostre possibilità, i nostri limiti.

Se ammettiamo l’idea che ogni composizione musicale sia espressione di un pensiero – che sia cioè un oggetto che riflette le idee che noi combiniamo utilizzando i suoni, oppure che sia l’insieme dei suoni che noi combiniamo utilizzando le possibilità del nostro pensiero – allora possiamo affermare con certezza che in un brano musicale ci sono due distinti elementi che costituiscono la composizione stessa: i suoni e il pensiero, cioè il materiale sonoro e le strategie ad esso applicate per generare l’opera. Il risultato finale sarà il brano musicale, un oggetto che “suonerà” le idee in esso contenute.

Questi sono dunque gli elementi che determinano le caratteristiche di un brano musicale e il lavoro di un compositore: il materiale (scale, sequenze gestuali, timbri ecc…) e le strategie o i pensieri che egli ha impiegato nella sua opera; entrambi sono fondamentali per rendere possibile definire cosa intendiamo per stile.

Se il principale interesse di un compositore verte su un oggetto sonoro (il materiale, appunto), egli dovrà elaborare quell’oggetto applicando ad esso dei processi che puntino alla “materializzazione” di quell’oggetto in un altro oggetto che sarà appunto il brano musicale. Se il compositore utilizza lo stesso materiale sonoro in differenti modalità e per brani diversi e lo fa partendo dalla ripetizione delle caratteristiche intrinseche al materiale stesso, il compositore potrebbe realizzare, come conseguenza, uno stile particolare e “riconoscibile”.

Diversamente, può accadere che l’attenzione del compositore si rivolga, piuttosto che al materiale sonoro, a particolari processi o strategie compositive. Sebbene egli possa usare materiali sonori diversi, sarà possibile riconoscere ed individuare che l’elaborazione e i processi applicati ad essi siano sempre gli stessi. Il risultato sarà che i vari brani che il compositore realizzerà “suoneranno” molto simili l’uno all’altro. Questa circostanza dà all’ascoltatore l’idea di percepire delle caratteristiche specifiche all’ascolto della musica di questo o quest’altro compositore (per esempio Bach, Schumann o Chopin).

Ovviamente, entrambi gli aspetti che abbiamo esaminato possono aiutare il compositore, a maggior ragione se intenzionalmente egli voglia caratterizzare la sua musica. Ma a questo punto appare chiaro come nel perseguire un determinato obiettivo o nel determinare oggetti differenti con le stesse caratteristiche, il compositore utilizzerà risorse limitate e ignorerà altre possibilità della sua creatività.

Diverso è l’approccio che ha lo scopo di indagare pochi elementi, di individuare le diverse facce di un oggetto e magari trovare, alla fine della ricerca, le diverse facce di una stessa personalità o le sue specifiche caratteristiche. La fantasia non consiste nell’avere tante idee ma diversi punti di vista su di una idea singola. Mi piace pensare che la cosa importante non sia guardare ai vantaggi che sarebbe possibile ottenere da certi approcci ma semplicemente provare ad essere autentici.

Muriel Barbery, una giovane scrittrice francese ha scritto: “l’arte è emozione senza desiderio”. Se siamo d’accordo con quest’affermazione, lo stile ovviamente non è importante e non appartiene a questo bellissimo pensiero.

Non credo che nel corso della storia della musica lo stile sia mai stato un problema per i compositori; piuttosto, focalizzando la ricerca sullo stile è possibile per esempio individuare le caratteristiche sonore e compositive di un determinato periodo storico e finanche alcuni aspetti della personalità dei vari compositori. Quando analizziamo vari pezzi di musica prendendo come riferimento questo o quel periodo, possiamo ritrovare in essi materiali sonori e strategie intellettuali comuni che producono quindi risultati simili. Ma è altrettanto difficile, per esempio, definire la musica di Igor Strawinsky: possiamo forse dire esattamente quale sia il suo stile? Forse Schoenberg segue uno stile particolare? Direi piuttosto che all’ascolto di più brani dodecafonici dello stesso Schoenberg, la “somiglianza” è determinata dalle strategie e dai processi della sua tecnica compositiva.

Come ho sottolineato precedentemente, nell’idea della musica come pensiero, come scienza, come filosofia, come arte, probabilmente lo stile dipende dagli interessi del compositore, dalle sue possibilità e dai suoi limiti; lo stile non dovrebbe costituire un obiettivo, ma piuttosto essere una conseguenza, non una finalità ma un percorso.

L’arte non è semplice. Non è necessariamente nemmeno complicata ma, di sicuro, non è semplice. D’altronde, nemmeno la bellezza lo è.

Karen Odrobna Gerardi

Spoleto, al via la 58esima edizione del Festival

Spoleto FestivalÈ Fernando Botero, artista di indiscussa fama internazionale, l’autore del manifesto che sarà immagine della 58° edizione del Festival dei Due Mondi. La città di Spoleto infatti, apre ancora una volta i suoi spazi unici all’interno dei quali, ogni estate e da ogni parte del mondo, convergono le grandi arti dello spettacolo. La 58° edizione del Festival dei Due Mondi si svolgerà quest’anno dal 26 giugno al 12 luglio prossimi, e riserverà al suo pubblico 17 giorni di grande arte con opere, concerti, balletti, recital, pièces teatrali, rassegne di cinema, laboratori, convegni, incontri, premi, concorsi, eventi speciali, con uno sguardo attento anche all’arte contemporanea.

“Un appuntamento antico che si rinnova – dice Giorgio Ferrara, al suo ottavo anno di direzione artistica – mai eguale tuttavia, se non nei luoghi e nell’amore per ciò che è bello. Un appuntamento per ritrovarsi nel suono delle voci e delle musiche, per perdersi nel gridio delle rondini alto sulle piazze, in questi vicoli d’ombra e di sole”. Storico luogo di incontro tra culture diverse, il Festival di Spoleto conferma anche quest’anno il suo carattere originale e il prestigio di un importante appuntamento internazionale. Un incontro che tiene il filo del dialogo tra passato e presente, avanguardia e tradizione, nuove generazioni e mostri sacri, restando fedele alla qualità e all’eccellenza delle proposte e aprendo i suoi confini a tutte le espressioni artistiche più vitali e interessanti.

Il Festival di Spoleto ha il sostegno di chi fortemente crede nella efficacia e nel coraggio della cultura. Primo tra tutti, del ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo che continua con convinzione a investire nel Festival; delle Istituzioni del territorio; delle Fondazioni private – Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto, Fondazione Carla Fendi e Fondazione Roma Arte-Musei – nuove protagoniste del mecenatismo italiano; degli Istituti bancari – Banca Popolare di Spoleto del Gruppo Banco Desio e Casse di Risparmio dell’Umbria del Gruppo Intesa San Paolo; di Eni, Monini, Mercedes-Benz Italia; dello sponsor di progetto Poste Italiane, unitosi quest’anno. La Rai rinnova quest’anno la sua presenza al Festival con un accordo di Mediapartnership, riservando alla manifestazione una specifica programmazione su RaiNews24, Rai Cultura e RaiRadio 3 con collegamenti quotidiani in diretta, interviste e servizi.

Continuano anche le collaborazioni del Festival con prestigiose istituzioni artistiche italiane per raggiungere obiettivi di comune interesse nel campo dello spettacolo: il Festival di Ravenna, la Fondazione Teatro Coccia di Novara, il Teatro Metastasio Stabile di Prato. A queste si aggiunge quest’anno il gemellaggio artistico internazionale con il Beiteddine Art Festival con l’intento di creare una piattaforma culturale comune per Medio Oriente ed Europa.

Karen Odrobna Gerardi 

 

 

Tutto pronto per il debutto
milanese di ‘Coin du Roi’

Coin Du RoiManca meno di una settimana al debutto del “Serse” di Haendel, realizzato dall’innovativa compagnia d’opera milanese “Coin di Roi” al Teatro Litta di Milano. Lo straordinario teatro di corte infatti, ospiterà il capolavoro haendeliano i prossimi 28 e 29 maggio, mentre il 2 giugno l’opera sarà replicata al Teatro Goldoni di Venezia.

Ma il vero, grande debutto è proprio per “Coin du Roi”, rivoluzionaria compagnia d’opera fondata da tre giovani amanti della musica e dell’arte in risposta all’odierna crisi economica e culturale. Christian Frattima, Valentino Klose e Alberto Luchetti sono infatti i fondatori dell’unica compagnia d’opera privata in Europa, l’unica che offra l’opera lirica con strumenti interamente filologici e l’unica che abbia, tra gli obiettivi principali, quello di proporre un repertorio in Italia purtroppo dimenticato: l’opera barocca.

Riproporre l’opera del Settecento significa per i tre ragazzi soprattutto far rivivere il valore fortemente sociale che all’epoca essa portava in seno; significa ricreare a Milano, oggi, allo storico teatro della famiglia Litta, un punto d’incontro privilegiato per l’anima della cittadinanza. Un luogo d’elezione per chiunque creda nel valore più alto della cultura e desideri perciò circondarsi di persone che condividano questa visione.

Christian Frattima tra gli ideatori di 'Coin Du Roi'

Christian Frattima tra gli ideatori di ‘Coin Du Roi’

L’impegno è dunque duplice: non solo valorizzare un repertorio in Italia poco eseguito, ma anche dare lustro e visibilità agli splendidi teatri sociali e di corte che per scarsa tutela e iniziativa non riescono solitamente a proporre l’opera.

“Vogliamo infrangere gli schemi tradizionali della fruizione dell’opera lirica – spiega in un’intervista Christian Frattima, – viviamo in un mondo di condivisioni di esperienze, eppure proprio il teatro, che è la forma più antica di social media, ha perso la sua funzione aggregativa originaria. Proprio guardando al passato, al Settecento e al suo teatro di affetti e di invenzioni, riscopriamo un’estetica molto vicina a quella di oggi, a pieno titolo neobarocca. Riproponiamo un coinvolgimento attivo, riportando il teatro d’opera al centro della socialità cittadina dove si discute, si critica anche accesamente lo spettacolo, dove il convivio durante gli intervalli diventa parte integrante del processo di assimilazione dello spettacolo in corso. Non più semplici spettatori, ma una societas di amanti della cultura e del bello che si riuniscono per partecipare attivamente a una esperienza completa che non si esaurisce al calare del sipario”.

Il progetto è unico in Italia: ‘Coin du Roi’ è attualmente la sola compagnia privata specializzata in opera barocca e preromantica; gli allestimenti sono interamente scenici e filologici, nonché prodotti nella loro totalità in Italia; i cast sono selezionati da tutto il mondo fra i migliori specialisti in questo repertorio, mentre l’orchestra stabile è formata da musicisti italiani guidati da prime parti di livello internazionale. Quest’anno la compagnia ha in programma, oltre al “Serse” di Haendel, anche “Il re pastore” di Mozart, in scena dal 15 al 25 ottobre e le due opere “Livietta e Tracollo” e “La serva padrona” di Pergolesi per tutto il mese di dicembre.

Karen Odrobna Gerardi

‘UmbriaEnsemble’
in concerto
al Parlamento Europeo

Umbria

Il quartetto d’archi umbro: Angelo Cicillini e Luca Venturi, violini; Luca Ranieri, viola e M. Cecilia Berioli, violoncello

Non è senza una punta d’orgoglio campanilistico che racconteremo della bella  performance che ‘UmbriaEnsemble’ ha tenuto in Francia qualche giorno fa. Lo scorso 29 aprile infatti, il quartetto d’archi umbro (Angelo Cicillini e Luca Venturi, violini; Luca Ranieri, viola e M. Cecilia Berioli, violoncello) si è esibito, con la grande interprete lirica Michela Sburlati a Strasburgo, nella Sala Munsterhof del Parlamento Europeo.

L’evento, dal titolo ‘Impressioni di Guerra. Musicisti tra entusiasmo e disperazione’, è stato organizzato dall’Istituto di Cultura di Strasburgo e si inserisce nelle celebrazioni ufficiali per il Centenario della Grande Guerra. La realizzazione del concerto è stata resa possibile grazie al contributo del “Centro Studi Musica e Grande Guerra” operante con l’Alto Patrocinio della Struttura di Missione per la Commemorazione del Centenario della Prima Guerra Mondiale – Presidenza del Consiglio dei Ministri, di cui ‘UmbriaEnsemble’ è membro.

Un invito di grande rilievo ed un ulteriore riconoscimento per ‘UmbriaEnsemble’,  gruppo già definito dalla critica “punta di diamante della produzione musicale” attuale. Per questa particolare occasione gli artisti hanno presentato un repertorio originale, integralmente composto negli anni che vanno dal 1915 al 1918. In programma brani di compositori francesi, in omaggio alla Nazione ospite, e di alcuni tra i maggiori compositori italiani del Novecento come Casella e Malipiero, profondamente toccati, dal punto di vista personale ed artistico, dalle vicende belliche.

‘UmbriaEnsemble’ ha proposto anche composizioni per quartetto d’archi e soprano di Autori meno noti ma che hanno rappresentato, e rappresentano tuttora, una significativa testimonianza storica, umana ed artistica della catastrofe nella quale si sono trovati direttamente coinvolti. Nelle partiture dei musicisti-soldati è rintracciabile la condizione emotiva e creativa che ha accompagnato quegli anni: il passaggio dall’atmosfera entusiastica del periodo interventista fino  alla disperazione di fronte a una inattesa e incomprensibile tragedia di dimensioni colossali che ha segnato indissolubilmente la fine di un’epoca.

Karen Odrobna Gerardi

            

Un ricordo di Luigi Nono
a un quarto di secolo
dalla sua scomparsa

L’8 maggio 1990 moriva a Venezia Luigi Nonouno dei più importanti compositori italiani del XX secolo. Di antica famiglia veneziana di artisti, Nono studiò con Malipiero, Maderna e Scherchen e tenne seminari ai corsi di Darmstadt fino al 1958. Partecipe del rinnovamento del linguaggio delle avanguardie degli anni Cinquanta, si mosse costantemente nella direzione di una musica che fosse veicolo di un esplicito impegno civile e morale di ispirazione marxista. In un’intervista, Nono confessò che tutte le sue esperienze nascevano sempre da uno stimolo umano: un avvenimento colpiva il suo istinto e la sua coscienza ed esigeva che egli, come musicista e come uomo, ne desse testimonianza. Continua a leggere

Zubin Mehta incanta
il Duomo di Orvieto
nel tradizionale concerto

zubin-mehtaNon poteva che essere un trionfo il connubio tra la bacchetta di uno dei più grandi direttori d’orchestra del mondo e lo splendido scenario del Duomo di Orvieto. Zubin Metha ha diretto lunedì scorso, per la settima volta, il tradizionale concerto del lunedì dell’Angelo, trasmesso in differita su Rai 1.

Altra protagonista dell’evento, l’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, fiore all’occhiello delle orchestre italiane, che Mehta ha diretto a Firenze per oltre vent’anni. Le volte della Cappella dei Brizi affrescate dal Beato Angelico e da Luca Signorelli nella seconda metà del Quattrocento hanno fatto da cornice alla celebre Sinfonia n.6 “Patetica” di Cajkovskij e all’Ouverture dalla “Leonora” di Beethoven.

Il concerto, il cui ricavato sarà interamente devoluto all’Unicef  Italia,  è stato organizzato anche quest’anno dall’associazione Omaggio all’Umbria di cui è sovrintendente la cantante lirica Laura Musella, ed è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto e l’Opera del Duomo di Orvieto. L’evento è stato sostenuto dal Ministero dei Beni Culturali, dalla Regione Umbria e dal Comune di Orvieto.

La serata ha anche inaugurato la nuova edizione di “Assisi nel Mondo”, festival organizzato all’interno dell’ambizioso “Progetto Omaggio all’Umbria” in programma fino a novembre e che quest’anno avrà, fra i protagonisti più autorevoli, anche Riccardo Muti e Uto Ughi. Il progetto, giunto ormai alla sua decima edizione, gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, del patrocinio e coordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dei Beni Culturali.

Karen Odrobna Gerardi

A Spoleto, la rassegna
concertistica del Teatro
Lirico Sperimentale  

Spoleto-Mecum-DominoFino al prossimo 8 aprile, a Spoleto, si terrà la prima rassegna concertistica “Cantate Mecum Domino”, dedicata alla Settimana Santa. La rassegna, organizzata dal Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli”, in collaborazione con il Comune di Spoleto e la Regione Umbria, prevede una serie di cinque concerti barocchi, lirico vocali e strumentali. Ad esibirsi saranno giovani cantanti e pianisti oltre ad affermati esecutori (ricordiamo, tra gli altri, il direttore e clavicembalista Francesco Massimi, il tiorbista Michele Carreca, il pianista Lorenzo Orlandi e il flautista Luca De Marchis).

La rassegna è stata inaugurata lo scorso 31 marzo presso la Sala Pegasus, in Piazza Bovio, con il primo dei cinque concerti interamente dedicato a musiche del “divino” Claudio Monteverdi. Nel secondo concerto, tenutosi il 1 aprile scorso nella stessa sala, cantanti e strumentisti hanno affrontato splendidamente un repertorio di musiche di Händel e Vivaldi. E’ invece dedicato alla memoria del Presidente del Teatro Lirico Sperimentale Carlo Belli, scomparso un anno fa, e della figlia Stefania Belli, il concerto di oggi 3 aprile. In occasione delle celebrazioni del Venerdì Santo, il concerto si terrà presso il Teatro del Complesso Monumentale di S. Nicolò; cantanti e strumentisti eseguiranno brani di Delalande, Couperin, Lully, oltre allo Jephte, il suggestivo oratorio di Giacomo Carissimi composto nel 1648.

Ancora alla Sala Pegasus il concerto di martedì 7 aprile, con una serata dedicata al flauto solista. Luca De Marchis, primo flauto dell’O.T.Li.S, Orchestra del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, sarà accompagnato al pianoforte da Lorenzo Orlandi e si esibirà in brani di Mouquet, Pèrilhou, Enescu, Faurè e Casella. La rassegna si concluderà giovedì 8 aprile nella stessa sala, con l’ultimo dei concerti previsti. In programma, brani celebri tratti da opere di Wolfgang Amadeus Mozart e Gioacchino Rossini.

Karen Odrobna Gerardi

Ronconi e l’indimenticabile
genialità del suo
“Orlando Furioso”

Ronconi-melato-orlando-furioso

Ho incontrato Luca Ronconi un paio di anni fa, in occasione della conferenza stampa per la presentazione della stagione 2013-2014 del Piccolo Teatro.

In quel periodo vivevo a Milano e quel 15 maggio avevo una vera e propria “mission” da compiere: consegnare un biglietto autografo di mio padre direttamente al grande regista.

Per la prima volta la conferenza si sarebbe svolta al Teatro Studio anziché al Piccolo di Via Rovello; era da pochissimo tempo scomparsa Mariangela Melato e la sala, in memoria della grande attrice, era stata intitolata a lei.

Lo spazio cominciava a riempirsi di persone, alcuni si salutavano amichevolmente, altri erano presi a correggere i propri appunti, altri erano al cellulare, altri ancora si davano da fare per organizzare l’evento al meglio.

Riconobbi Ronconi in un piccolo gruppo di persone, vicino alla tavola destinata ai partecipanti alla conferenza stampa. Mi fece fare qualche minuto di “anticamera” per poi sorridermi e concedermi la parola. Mi presentai e gli consegnai il biglietto di papà che lesse immediatamente:

“Caro Luca, ho letto con piacere il bell’elogio di Paolo Isotta per i tuoi ottant’anni. Noi ci siamo incontrati con l’Orlando televisivo che proprio in questi giorni ho rivisto nell’edizione pubblicata dal Corriere della Sera in memoria di Mariangela Melato. Un miracolo di genialità. Quegli anni rispondono ai migliori della mia vita e spesso ricorrono nei miei pensieri. Non posso che unire i miei complimenti ai molti che avrai già ricevuto e augurarti tanti anni ancora di lavoro e di successi. Franco Gerardi”

Ronconi fu molto contento del biglietto e disse sottovoce: “Già… l’Orlando Furioso… è passata una vita…”. Mi sembrò che mi guardasse senza vedermi, come se cercasse di ripercorrere velocemente le atmosfere, gli avvenimenti, i personaggi e l’intera esperienza che portò alla creazione di uno dei più grandi capolavori di tutti i tempi. I suoi occhi si fecero improvvisamente nostalgici e colmi di tenerezza infinita.

Si riprese velocemente e sorridendomi di nuovo, mi ringraziò e mi congedò.

Posso unire a questo ricordo personale del grande regista, qualche piccolo aneddoto che papà, che fu con Bruno Paolinelli il produttore esecutivo dell’Orlando Furioso televisivo, mi raccontava spesso di quell’esperienza. La scelta di un cast straordinario, con una Ottavia Piccolo giovanissima, lo spostamento continuo della troupe dagli interni del Palazzo Farnese di Caprarola, alle Terme di Caracalla, al Teatro Farnese e al Palazzo della Pilotta di Parma, la magia dei costumi, le difficoltà nel doppiaggio e poi nel montaggio di alcune scene.

Tuttavia un racconto prevaleva sugli altri. Quello di Ronconi che davanti alla telecamera, con tutti i macchinisti pronti, gli attori e le comparse già truccati e in costume, si bloccava e si metteva a pensare a come poter girare quella scena. Poi si alzava e salutando tutti diceva ad alta voce: “Oggi non si gira”. Forse non gli era venuta “l’ispirazione” o non c’era la luce che avrebbe voluto. A quel punto il produttore si strappava i capelli e si allontanava infuriato… un’altra giornata da pagare senza aver girato nemmeno un minuto!

Ma nonostante tutto, mio padre aveva capito che si trattava di un regista geniale che avrebbe creato un’opera unica nel suo genere, assolutamente innovativa, e che sarebbe presto stata considerata unanimemente come “il prodotto di più alta levatura artistica mai realizzato in tutta la storia della televisione italiana”.

Karen Odrobna Gerardi

Nyky Trio, un insolito
ensemble per la musica
contemporanea

Nyky-Trio-casa-menottiSi è svolto il 18 gennaio scorso al Teatro Keiros di Roma, il concerto “Contemporaneo Italiano” tenuto dal ‘Nyky Trio’, insolito ensemble costituito dal flauto di Andrea Biagini, dal pianoforte di Irene Boschi e dal sassofono di Michele Bianchini. Continua a leggere