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Kawa Goron

Scrive Kawa Goron:
1956, Patto di Baghdad, caccia ai curdi

Nel 1956 tra la Turchia, Iraq e l’Iran con la benedizione della Gran Bretagna e degli stati unti, era stata firmata un patto politico, in una delle clausole di questo patto si prevedeva la repressione coordinata di un eventuale rivolta all’interno di questi stati. Era evidente che tale clausola era stata studiata per la repressione dei curdi, dato che i curdi si trovavano all’interno di ognuno di quegli stati.
Il patto ebbe applicazione subito, e più volte quegli stati sconfinarono i loro confini alla caccia dei curdi in periodi e anni diversi, fino ai giorni nostri. Sembra un paradosso surreale, o una fiaba, ma succedeva proprio ieri, e succede ancora.
Dopo la Cacciata dei tagliagole dell’Isis dall’Iraq con l’aiuto dei Peshmarga, e dalla gran parte della Siria con l’aiuto delle unità di protezione popolare (YPG) curdi, il successo dei curdi e la loro speranza di creare un’entità indipendente o autonoma all’interno dello stato siriano, ha irritato il governo turco, da tempo minaccia di attaccare le aree occupate delle forze curde nel nord occidentale della Siria. La minaccia della Turchia non era solo a parole, nei giorni scorsi, più volte ha cannoneggiato le postazioni curde,e ha dispiegato migliaia di soldati lungo il confine nord,minacciando di attaccare le città curde come Afrin.
In risposta alle minacce della Turchia, i curdi hanno reagito e a loro volta minacciano di rispondere con le armi le prevaricazioni della Turchia, in tanto, hanno rafforzato le difese intorno ai loro territori.
Il paradosso è questo, nonostante il governo siriano non veda a buon’occhio la presenza e la forza politico e militare dei curdi, il governo siriano si mostra contrario alle minacce turche e comunica che non permetterà alle forze turche di penetrare nel territorio siriano.
Erdogan, presidente della Turchia, è ancora convinto che con la repressione politico militare, riuscirà un giorno a distruggere la volontà di libertà del popolo curdo. D’altronde, dopo quasi cento anni, nessuno dei governi turco, iraniano e iracheno è mai riuscito a domare o assimilare del tutto il popolo curdo.

Emilie Konig, foreign fighter arrestata dai curdi

emilie konigIeri il giornale curdo Kurdistan24 ha pubblicato una notizia in cui una foreign fighter dell’Isis in Siria di nome Emilie Konig è arrestata dalle milizie curde di YPG in Siria, Emilie era tra le più note nelle liste nere del terrorismo internazionale.
Originaria della Francia, dove i suoi genitori vivono tuttora, da poco sua madre ha fatto sapere al giornale francese Ouest France che sua figlia aveva un ruolo importante nello svolgere attività di propaganda e proselitismo attraverso internet a favore dell’Isis. La madre aveva inoltre detto che sua figlia l’ha contattata e dicendo di essere prigioniera in un campo militare dei curdi in Siria, chiedendo inoltre di sollecitare le autorità francesi di aiutarla a ritornare in Francia con i suoi tre figli nati proprio in Siria.
Emilie aveva già altri due figli avuti da un precedente matrimonio e li aveva lasciati dalla madre per poter si recare da sola in Siria dove instaura una nuova relazione con un terrorista dell’Isis con il quale ebbe tre figli, ma il compagno successivamente viene ucciso in combattimento.
Nel 2014 e 2015 nelle liste dei nomi dei terroristi pericolosi pubblicati dalle nazioni unite e dagli stati uniti il nome di Emilie Konig spiccava in testa.

Kawa Goron

Guerra all’Isis. Se l’Iraq diventa colonia dell’Iran

barzani macronDopo la disfatta dell’Isis in Iraq, le numerose milizie popolari sciite, create nel 2014 su richiesta dell’Iran sono diventate una forza di minaccia per le forze e le aree abitate dai curdi. In alcune località la tensione è andata alle stelle tra la popolazione curda e le milizie sciite. A Xurmatw, località curda nel centro nord addirittura ci sono stati scontri armati, lì, le milizie sciite hanno attaccato i cittadini curdi e i loro beni.
A Shangal (principale centro della comunità Ezida che sono anche essi di etnia curda) le milizie sciite hanno attaccato le istituzioni locali. la valle di Shangal e i suoi abitanti Ezidi, sono sempre stati obbiettivi delle scorribande di vari eserciti islamici regionali, massacrati e depredati dei loro beni perché erano considerati infedeli dall’Islam. Anche l’Isis ha lasciato la sua firma nella valle di Shangal, oltre il massacro di donne, uomini e bambini, ancora oggi migliaia di Ezidi sono nelle mani dei tagliagole di Isis.
L’Iran coordina e usa direttamente le milizie sciite come una forza di minaccia alle ispirazioni di libertà e indipendenza del popolo curdo. Non mancano minacce anche contro l’esercito iracheno stesso, come è accaduto di recente nelle vicinanze della città di Musul. Ciò evidenzia che la sovranità dell’Iraq ora è nelle mani degli Ayatollah iraniani.
La guerra fatta dalla coalizione occidentale con i loro alleati contro il regime Alauita (sciita) siriano, con la speranza di cacciare via il presidente Assad e magari sostituirlo con uno sunnita, ha permesso all’Iran sciita di entrare in scena sia in Siria che in Iraq, ciò ha consolidato il progetto iraniano di creare un’ asse che parte dall’Iran e finisce per ora in Libano. Ovviamente la Russia in questo scenario fa da regista, e interviene dove è necessario.
Nella lotta all’Isis, i curdi sono stati fondamentali e hanno pagato un prezzo molto alto in termini di vite umane, ma alla fine della disfatta dei tagliagole, i curdi sono stati costretti ad affrontare le minacce dell’Iran,Iraq e la Turchia circa il futuro politico del Kurdistan e dell’Iraq.
Sul piano diplomatico qualcosa si sta muovendo, sabato 2/12/2017 il presidente francese Emmanuel Macron all’Eliseo ha ricevuto una delegazione curda capeggiata dal primo ministro del governo regionale del Kurdistan iracheno Nechirvan Barzani. Macron nel corso del suo discorso, ha confermato la sua vicinanza alla situazione curda e ha ribadito che il governo iracheno dovrà rispettare la costituzione dell’Iraq e sciogliere definitivamente le milizie popolari sciite, perché questi ultimi rappresentano una minaccia alla stabilità dell’Iraq intero.
Nel deserto dell’indifferenza e della realpolitik, Macron s’è mosso coraggiosamente interessandosi del problema curdo in Iraq, il suo gesto di invitare una delegazione curda e mostrandosi con la bandiera curda e francese affiancate, ha fatto arrabbiare il governo iracheno, iraniano e turco.
Il problema curdo dovrebbe essere affrontato dalla comunità internazionale, perché la società delle nazioni nel 1923 con il trattato di Losanna ingiustamente e contro la volontà e con la forza contro gli abitanti del Kurdistan ha fatto nascere quattro stati in parte sul territorio del Kurdistan. La popolazione del Kurdistan dovrebbe essere l’unica ad avere la legittimità sul territorio del Kurdistan.

Kawa Goron

Curdi e cristiani in Iraq senza una strategia comune

Il referendum riguardante l’indipendenza della regione autonoma del Kurdistan del 25 settembre è stato dichiarato dalla Corte suprema irachena incostituzionale. La Corte, che una settimana prima della consultazione aveva chiesto invano di sospendere l’iniziativa in attesa della sentenza, ha affermato ora che sono illegali “tutti i risultati e le conseguenze” del referendum. La consultazione, pur non essendo legalmente vincolante, era stata contestata sia dal governo di Baghdad sia da quasi tutta la comunità internazionale, in particolare i vicini Iran e Turchia che hanno forti minoranze curde all’interno dei loro confini.Una disfatta per i curdi, nonostante i peshmerga hanno rappresentato il primo vero argine all’espansione territoriale del Califfato e per anni hanno combattuto contro l’Isis lungo un fronte di centinaia di chilometri, in particolare a Mosul e a ovest di Kirkuk.

IRAQ_-_cristiani_e_referendumCon la penetrazione e nascita del terrorismo islamico in Iraq già dagli anni novanta del secolo scorso, derivante dall’ideologia di Bin Laden, alcune minoranze etnico religiose presenti in quel paese, come i curdi, i cristiani e gli Ezidi, hanno pagato un prezzo molto alto. I video dei Daish pubblicati proprio da loro stessi, circa il massacro di quelle minoranze testimoniano le loro atrocità e perversa ideologia.
Oggi I Daish sono stati sconfitti dalla forza della coalizione internazionale e dagli uomini e donne Peshmarga curdi in molte aree del fantomatico stato islamico. E chi sa ora dove si nascondono quei tagliagole che non hanno voluto percorrere la strada verso il paradiso promesso. Ma i problemi delle minoranze in Iraq non sono finiti, anzi, con la creazione delle milizie popolari sciite in Iraq già dal 2014 e sono direttamente coordinate e dislocate in Iraq dall’ Iran, la vita delle minoranze è sempre più in pericolo.
Dopo l’occupazione delle aree di Musul da parte dei Daish nel 2014, quasi tutti i cristiani presenti in quelle zone sono fuggiti verso il vicino Kurdistan iracheno. Oggi quei cristiani non vogliono ritornare nelle loro aree perché non si fidano e hanno pura delle milizie popolari sciite che hanno letteralmente occupato tutta quella zona. La città di Kirkuk per anni amministrata da curdi e da poco occupata dell’esercito iracheno con aiuto delle milizie sciite, molto presto qui sono già iniziate perquisizioni e arresti tra la popolazione curda, non sono mancati scontri tra i Peshmarga e le milizie, e ciò ha peggiorato la situazione dei curdi e dei cristiani in tale area. Molte famiglie sono fuggite verso le aree vicine amministrate dai curdi.
Il numero dei cristiani in Iraq nel 2003 raggiungeva circa 1400,000 persone, oggi ne rimangono circa 275,000, una parte di essi è stata trucidata dai Daish, altri si sono rifugiati nelle zone curde e la maggior parte ha preferito lasciare il proprio paese e cercare asilo soprattutto nei paesi dell’Europa.
Da millenni i cristiani abitano nell’attuale Iraq, hanno conservato e tramandato la loro antica lingua. La fuga dei cristiani da quelle aree verso altre destinazioni, non è soltanto una questione di salvaguardia della propria incolumità, ma tale atto reca un impoverimento economico e socio culturale dell’ intera area.
Dopo aver combattuto i Daish, i curdi sono stati abbandonati dall’occidente, i curdi sono probabilmente colpevoli di non avere avuto una strategia comune nell’affrontare la loro questione delle loro indipendenza dall’Iraq con il referendum indetto il 25 di settembre, ma sicuramente non hanno trovato un sostegno comune da parte dell’occidente circa la loro ispirazione, e ciò ha spaventato alcuni partiti curdi.
L’Iran sciita continua a rafforzare la sua presenza in Iraq sotto il silenzio drammatico di tutti. L’occidente invece sembra privo di strategie politiche in quell’area martoriata.

Kawa Goron

Le milizie popolari
e il ruolo dell’Iran

IRAN

Sembra un paradosso, la repubblica islamica sciita dell’ Iran doveva essere sotto controllo da parte dell’ occidente in particolare gli stati uniti. Eppure l’Iran degli Ayatollah continua ad espandersi nel medio oriente, la sua influenza e la sua presenza in quell’area sembra inarrestabile.

Daish (ISIS) è stato quasi sconfitto grazie anche al sacrificio di migliaia di civili e Peshmarga Kurdi con l’ appoggio della coalizione internazionale, ma il vincitore di tale opera sembra l’ Iran senza aver fatto sacrifici significativi.

Nel giugno del 2014 l’ esercito iracheno fuggì di fronte all’ avanzata dell’ esercito di taglia gole lasciando cosi cadere la città di Musul nelle mani di Daish. La ferocia dei Daish nei confronti dei civili e la distruzione delle opere d’ arti li conosciamo tutti. Ninve fu la capitale degli Assiri che oggi si trova nell’ area territoriale di Musul.

Allora La guida spirituale e politica degli Sciiti in Iraq Ali Sistani ( di origini iraniane) chiese alla popolazione sciita di prendere armi contro i Daish, cosi nacquero vari gruppi di milizie popolari per combattere lo stato islamico. Questi gruppi erano inesperti , deboli e mal armati, a questo punto entra in scena a loro soccorso l’ Iran sciita. L’ Iran manda in Iraq il generale di brigata Qasem Soleimani per organizzare e coordinare le attività militari delle milizie create da poco contro i Daish. Ma non solo per combattere i Daish, dopo la sconfitta dello stato islamico, queste milizie potevano essere utili per minacciare contro irrefrenabile volontà del popolo kurdo per l’ indipendenza.

Infatti, il 25 di settembre del 2017 con un referendum i kurdi del Kurdistan iracheno erano chiamati ad esprimersi per l’ indipendenza del loro territorio dal resto dello stato iracheno, quasi il 94% della popolazione votò SI per l’ indipendenza. Ma come sempre i kurdi rimasero soli anche questa volta.

Gli stati confinanti all’ Iraq come Turchia, Iran e il governo sciita iracheno stesso hanno iniziato a minacciare i kurdi e di non voler sapere della volontà dei kurdi. Subito dopo tale data, l’ esercito iracheno con le milizie popolari sciite hanno attaccato diverse città e località kurde, costringendo i kurdi a ritirarsi dalla città di Kirkuk, dalle aree intorno a Musul e altre parti. Tutto questo avveniva nel silenzio totale dell’ alleato occidentale che poco prima proprio con le forze kurde hanno sconfitto i Daish.Non dimentichiamo che tali aree erano state difese dalle forze kurde perché costantemente erano sotto le minaccia dello stato islamico.

L’ Iran coordina direttamente le variegate milizie popolari creati in Iraq, non solo, l’ Iran ha costretto il governo iracheno a trasformare 120.000 unità di tali milizie come una forza ufficiale e retribuita.

Alcuni gruppi di tali milizie sono già nelle liste dei gruppi terroristici segnalati dagli stati uniti. La loro ferocia non è molto diversa da quella dei Daish.

Il piano dell’ Iran è chiaro, vuole creare un’ asse politico militare che parte dall’ Iran e finisce per adesso in Libano.

Kawa Goron

I curdi combattono l’Isis
ma l’Occidente fa molto poco

Isis-califfatoDa poco sono rientrato in Italia dal Kurdistan sud (iracheno), precisamente sono stato nella provincia della città petrolifera di Kirkuk nel nord dell’Iraq, dove sono riuscito a raggiungere la prima linea di combattimento tra le forze kurde e quella dello stato islamico. Kirkuk produce da sola più del 40% del petrolio dell’Iraq.

Gli uomini del califfo erano arrivati alle porte di questa città e avevano l’intenzione non solo di occuparla ma soprattutto controllare la produzione del petrolio che è vitale per l’intero paese. Quindi sono stati subito respinti dalle forze kurde e costretti a ritirarsi verso aree interne della provincia di Kirkuk. La linea di difesa dei kurdi è composta dai Peshmarga (guerriglieri storici) e dalle forze kurde del partito dei lavoratori del PKK. Non è una sorpresa che le forze del PKK siano in questa area, al contrario, a loro va dato molti meriti circa il respingimento delle forze dei taglia gole. Il PKK è una forza fondamentale per l’intero Kurdistan contro lo stato islamico e altri eventuali nemici dei kurdISIS-cartinai. La linea di difesa lunga vari chilometri e a distanze ravvicinate è difesa dai Peshmarga e le forze del PKK, ovviamente insieme attaccano e respingono gli attacchi dello stato islamico. Personalmente ho raggiunto le postazioni del PKK da dove si vedevano a occhio le basi militari dei taglia gole. In una postazione di queste ho discusso con i responsabili del sito e mi hanno informato del motivo della loro presenza lì e della situazione in generale. Ovviamente eravamo sotto tiro delle armi degli uomini in nero e mi informavano che le bombe dei loro mortai raggiungono tranquillamente questi siti. Questo sito dove sono insediati i guerriglieri del PKK era un villaggio strappato dallo stato islamico e ora per motivi di sicurezza non è abitato. Qui tra le file dei guerriglieri ho conosciuto delle ragazze molto giovani addirittura qualcuna di questa aveva solo 19 anni, erano lì già da un anno, molto determinate e convinte di combattere il ‘nemico dell’ umanità’ come chiamavano loro gli uomini dello stato islamico.

Uno dei responsabili mi riferiva che i Daish (uomini dello stato islamico) sono nemici dell’umanità, che i Daish non sono un partito politico ma è un programma, che la Turchia collabora con loro, la Turchia fa parte della Nato, e la Nato è al corrente della collaborazione della Turchia con lo stato islamico, perciò diceva il responsabile che le forze alleate dell’ occidente non sono serie nel combattere i Daish.

Non è un mistero che la Turchia collabori con le forze dei Daish, c’è molto materiale che testimoniano tale attività, la Russia pubblicamente ha accusato la Turchia a tale riguardo.

Riflettendo sulla situazione e la politica di quell’area, si comprende facilmente che la coalizione occidentale con il suo portabandiera Stati Uniti, non ha nessun piano politico programmato, la loro incapacità politica sta causando distruzioni, morti e spostamento di intere popolazioni. La cultura e tradizione millenaria di quell’area per qualcuno vale molto meno del valore di un barile di petrolio.

Kawa Goron