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Leonardo Scimmi

Leonardo Scimmi
La mozione del collegio estero

Cari membri del Consiglio Nazionale,

Il collegio estero presenterà la sua mozione in occasione della futura convocazione del Congresso. I punti trattati saranno i seguenti:

– visto l’ottimo risultato delle elezioni all’estero con 1695 preferenze a seguito di una campagna molto identitaria
– visto che il PD non e’in grado da solo di salvaguardare l’interesse nazionale, poiche’ha anteposto interessi personali a quello dell’Italia consentendo un governo lega- 5stelle anziche’puntare ad una esclusione dei pericolosi 5stelle dal governo
– visto il disgregarsi di Forza Italia
– visto il magro risultato e l’irrilevanza decennale del PSI

Si propone:
– ritorno al simbolo del garofano immediato
– riunione con i socialisti presenti in Forza Italia
– campagne politiche mirate a coinvolgere erasmus, sindacati e partite iva
– proporre un erasmus della politica contro nazionalismi
– proporre la cogestione nelle imprese fra lavoratori e proprietà
– proporre la riorganizzazione delle professioni con esami e giurie riviste per avvocati commercialisti architetti etc
– proporre un registro centrale degli italiani all’estero con i curricula per il loro rientro in quanto portatori di know how qualificato
– proporre la figura del compliance officer obbligatorio all’interno dei partiti per il rispetto delle regole
– comporre la segreteria nazionale con esponenti di tutti i territori, estero incluso
– creare ufficio studi del partito in materia economica, esteri e formazione

La mozione sarà elaborata e presentata al prossimo Congresso.

Le vostre adesioni saranno apprezzate.

Leonardo Scimmi

Il Pd e il nodo del Governo

Alla vigilia di una Direzione storica del PD, che non esito a definire simile alla famosa Bad Godesberg per la SPD quanto a portata innovatrice, credo sia importante sottolineare alcuni brevi punti.

L’alleanza potenziale con il 5stelle, oggetto della discussione di domani, segnerà forse una spaccatura nel PD, che però ne uscirà rafforzato nella sua identità. Identità che sarà inevitabilmente riformista, democratica, socialdemocratica, europea. L’abbraccio dei 5stelle sarà respinto.

Il PD ha avuto una nascita recente ed ha già vissuto spaccature e cambi di identità. L’ultimo, storico, l’ingresso nel PSE, Partito del Socialismo Europeo. E’ un partito maturo, forte, che cresce e si definisce. La Direzione farà bene al PD, lo renderà più forte, scevro da pulsioni massimaliste.

I 5 stelle dal canto loro sono una forza numerica priva di identità, tenuti assieme solo da odio ribellione e pronti a seguire qualunque ideologia pur di agguantare il potere. Potere che difficilmente saprebbero gestire, visti i precedenti romani, con danni inestimabili per l’Italia.

I 5 stelle sono forza che nasce dai Vaffa, dal complottismo, dall’anti politica, dal giustizialismo e dal sogno della decrescita felice.

Sono una parte malata della sinistra e della destra, essi sommano le pulsioni anti-capitaliste della sinistra e della destra, e le pulsioni anti democratiche, anti casta, contro le “procedure” lente della politica che sono invece garanzia di libertà per tutti.

Il linguaggio violento “apriremo il Parlamento” con un apriscatola etc fa emergere un disprezzo per le istituzioni oggi occupate solo come mero “entrismo”, con il malcelato scopo di modificare l’assetto costituzionale del Paese, dopo averne difeso opportunisticamente la Costituzione in occasione del Referendum.

Il giustizialismo giacobino rappresenta una anticipazione pericolosa della giustizia sommaria, fatta tramite media e sulla base di pregiudizi.

La decrescita felice é un incubo che ci sbatterebbe fuori dai mercati dall’Europa isolati ed in bancarotta.

I 5 stelle sono un passo indietro di circa un secolo anche in relazione alla scienza, ai vaccini, alle teorie del complotto che emergono dai siti le cui fonti sono senza controllo.

Il lavoro difficile fatto negli utlimi 5 anni dai governi Letta Renzi Gentiloni per tenere sulla giusta rotta la barca italiana non puo’ essere affidato alle mani inesperte dei 5stelle.

Il potere di governare l’Italia richiede capacità, esperienza, controllo e nessuno si sognerebbe di mettere l’On. Di Maio in un CDA di una società quotata, perchè dovremmo farlo sedere alla Presidenza del Consiglio?

Perché ha preso tanti voti.
E’ vero, ma non sufficienti a governare e non c’entra la legge elettorale, che non affida appunto alcun premio di “governabilità”, cioé ognuno vale quello che ha preso, e l’On. Di Maio ha preso 32%. Non basta, occorre il 51%.

I 5stelle sono voto di protesta e saranno probabilmente riassorbiti nei prossimi anni. Questa legislatura serva a governare bene e a non disperdere il buon lavoro fatto. L’economia é in ripresa e le forze democratiche possono aumentare gli effetti del ciclo favorevole governando bene nell’interesse nazionale.

Sul fronte del centrodestra, apparentemente unito, occorre ricordare a Salvini che il suo partito si aggira intorno al 18% e quindi se il centrodestra dovesse essere chiamato dal Presidente della Repubblica a governare perché maggioranza nel Paese, il Premier non dovrà essere necessariamente espresso dalla Lega. Se davvero vuole dare un governo al paese, abbassi i toni e scenda dalla ruspa, i suoi elettori sono molto più moderati di lui.

Leonardo Scimmi

Fughe in avanti e schizofrenia in casa Pd

Ho seguito con grande attenzione l’intervista di Renzi in tv da Fazio. Un ragionamento sviluppato con lucidità da un uomo che forse, ormai, si trova più a suo agio nei salotti televisivi piuttosto che nelle sedi di partito. Ma poiché Renzi è persona intelligente e accorta, i messaggi lanciati in televisione non possono che avere ripercussioni sulla situazione interna al Pd, con Martina che infatti si è velocemente affrettato a spiegare che un partito, in queste condizioni, è ingovernabile e altri dirigenti a spiegare le difficoltà di discutere quando l’uomo della maggioranza interna lancia messaggi trancianti rispetto ai temi da affrontare, coerentemente, con serietà, in direzione nazionale.

Alcune cose dette dall’ex premier sono ineccepibili. La crisi del Pd è iniziata con la sconfitta al referendum del 4 dicembre, e la sua colpa è stata quella di personalizzare troppo la contesa, scatenando un “con me o contro di me” che ha fatto fallire riforme indispensabili e, di fatto, segnato la stessa crisi anche interna al partito che ha vissuto la polarizzazione tra renziani e anti-renziani. Vero è anche che il risultato elettorale è stato penalizzante per il Pd e la sinistra in generale (visto il risultato davvero mediocre di LeU e la sostanziale inesistenza delle altre formazioni ancora più a sinistra), ma quello che Renzi, volutamente o no, finge di non capire, è che gli elettori che si recano a votare, in una democrazia parlamentare e con una legge elettorale, non votano per farti fare opposizione, ma votano per dare uno specchio rappresentativo alle componenti parlamentari. I riti e le regole della democrazia parlamentare prevedono poi che le maggioranze si cerchino in parlamento. E il Pd, con le sue pattuglie di deputati e senatori, rappresenta una forza non trascurabile in un percorso possibile di costruzione di una maggioranza parlamentare.

Chiudere la porta in faccia al Movimento Cinque Stelle prima ancora di sedersi a un tavolo, è stata una mossa, a mio modesto avviso, azzardata. Una mossa che chiude a un dialogo altresì suggerito da alcuni dirigenti nazionali (Franceschini, Cuperlo e altri), e che vede isolarsi il Pd in una posizione aventiniana poco consapevole dei risvolti del nostro sistema politico parlamentare. In più, l’azzardo è doppio, in quando la direzione nazionale non si è ancora riunita per discutere della possibilità di aprire il dialogo ed, eventualmente, su quali basi attuarlo. Di certo un dialogo non può essere tra sordi, il Pd non potrà dimenticare gli insulti dei grillini in campagna elettorale e prima, una forza che ha governato non potrà mai accettare che le riforme fatte con sacrificio vengano smontate in pochi attimi. Ma a quale prezzo viene chiusa quella porta?

Dal punto di vista parlamentare, non restano molte soluzioni: siamo sicuri che il Pd sia pronto a una nuova massacrante tornata elettorale? Non è che questa rappresenti un mostruoso salto nel buio? L’aver inoltre posto paletti fermi al lavoro della direzione, rappresenta un sostanziale disprezzo delle regole interne a un partito che, nel nome, si dice democratico. Può dire bene Renzi di essere soltanto uno dei tanti senatori democratici, ma non può certo ignorare il peso che conserva negli organismi dove molti fedelissimi occupano ruoli chiave.

Insomma, il potenziale deflagrante delle sue dichiarazioni non potrà che avere ripercussioni sia sugli equilibri interni al Pd che sullo scenario nazionale. Meglio avrebbe fatto Renzi, a mio parere, a lavorare su una delegazione, di cui avrebbe fatto parte a pieno titolo, pronta a sedersi al tavolo con Di Maio e soci, ottemperando al richiamo del capo dello stato. Da quel pulpito, avrebbe potuto far valere alcune regole di principio e di programma, su cui ci sarebbe stato un confronto. Spingendo invece verso una posizione di assoluta intransigenza, l’ex premier isola ancora di più il Pd rischiando di condannarlo, in via definitiva, all’inconsistenza.

Leonardo Raito

Leonardo Scimmi
Prendere subito l’iniziativa

Il risultato del PSI alle elezioni – tolto l’estero dove si é avuto un buon numero di preferenze – é deludente. Il risultato del PD alle elezioni é deludente.Il risultato di LEU alle elezioni é deludente. Oggi la sinistra è spettatrice di un gioco che riguarda solo destra e 5 stelle, entrambi con pulsioni anti-europeiste.

L’Italia ha evidenziato due problemi: immigrazione e povertà. La sinistra deve perciò ricostituirsi, riunirsi e trovare un nuovo progetto e comunicazione. L’autoelogio non ha convinto gli elettori.

Il Partito Democratico deve ritrovare la sua anima “sociale”, diventare un Partito Socialdemocratico. Il PSI deve prendere l’iniziativa ora, prima di tutti, per riunire tutti i socialisti e spingere il PD ad una riflessione identitaria.

Se convinceremo le giovani classi dirigenti dei nostri partiti a seguire questa road map, avremo reso un servizio utile all’Italia ed all’Europa.

Leonardo Scimmi

Leonardo Scimmi
Elezioni, il Psi estero ne esce rafforzato

Cari compagni,
grazie a tutti per il sostegno che avete mostrato in questa campagna elettorale. Ho ricevuto dei voti dall’Italia, parenti di compagni che risiedono in Francia o Germania o Inghilterra. E’ stato molto bello vedere compagni dalla Campania dalla Toscana dalle Marche indicare ai loro parenti il mio nome, da votare nel collegio Europa, senza che neanche glielo chiedessi. Di loro iniziativa.

Grazie di cuore. E’ questo lo spirito che dobbiamo avere. La mia candidatura nelle liste del PD in quota PSI non aveva chance, lo sappiamo. E’ stata tuttavia utile alla coalizione con il PD, che ha ricevuto i nostri voti, è stata utile alla coalizione in Italia poiché abbiamo mostrato fedeltà come alleati ed è stata utile soprattutto al PSI, che ne è uscito rafforzato all’estero.

l PSI all’estero é presente in ogni paese di emigrazione italiana ed abbiamo
– recuperato i vecchi compagni socialisti.
– trovato nuovi compagni che condividono le nostre idee e passione.

Il risultato del 2018 non è un caso. Abbiamo lavorato per 5 anni a questo progetto e grazie a coloro che ci hanno creduto abbiamo fatto un risultato ottimo. Ora io sono arrivato ultimo nella lista, lo so bene. Ma 1645 voti per un partito piccolo come il nostro senza struttura all’estero e con un dramma storico sulle spalle ed un deficit di visibilità consistente, non è poco.

Il nostro risultato è frutto della passione dei giovani e della rete delle associazioni che hanno trovato in noi dei buoni rappresentanti. Consideriamo che ci scontravamo contro lo scetticismo di tutti, poiché nessuno ci considerava un’organizzazione forte e credibile, tanto meno all’estero.

Ebbene oggi lo possiamo affermare, siamo credibili e presenti ed utili alla sinistra ed al PSE. Oggi tuttavia il PSI in Italia si trova in difficoltà. Io credo che il PSI debba ritrovare la sua identità.  La nostra campagna estera è stata molto identitaria ed ha funzionato.

Noi siamo il PSI e chi è stato PSI una volta nella vita non può  non riconoscere il nostro appello, la nostra chiamata all’impegno.

Tuttavia dobbiamo essere costanti. La politica non si fa guardando indietro. Va bene. Ma oggi l’identità é qualcosa difficile da costruire, noi ce l’abbiamo. La nostra storia di partito é talmente dolorosa che ha segnato tutti e tutti risponderanno all’appello unitario ed identitario se fatto con costanza. Noi abbiamo una comunità identitaria che funziona, occorre unirci intorno a questa comunità ed identità. I nostri voti debbono tornare a casa. Questa la prima tappa.

Primum vivere. Grazie a tutti.
Leonardo Scimmi

Leonardo Scimmi
United States of Europe

Oggi finalmente si parla di Stati Uniti d’Europa. Oggi si parla di europeisti, di democrazia di partiti transnazionali di cultura europea di Euro e dei suoi vantaggi economici, della stabilita’ dei risparmi e delle pensioni grazie all’Euro, dello stato sociale europeo per tutti, che gli americani non hanno e tanto meno i cinesi. Si parla del modello di pace e sicurezza europeo, che in Medio Oriente purtroppo non ha nessuno. Si parla di Europa quale baluardo di garantismo e benessere in un mondo che cambia troppo velocemente. Si parla di Europa democratica con un Governo eletto dal Parlamento europeo e che rappresenti i cittadini. Si parla di educazione europea, di pedagogia europea, di comunicazione europea.

La nostra proposta dall’estero al Partito Socialista sugli Stati Uniti d’Europa arrivo’ durante la Conferenza Programmatica di Roma nel 2015. Noi socialisti in Belgio in Francia in Svizzera in Lussemburgo in Spagna in UK in Polonia in Ungheria in Romania in Ucraina siamo stati anticipatori del tema chiave della campagna: gli Stati Uniti d’Europa.

Oggi l’alleanza europeista e riformista sostiene gli Stati Uniti d’Europa, come fanno Martin Schulz e Macron. Sarà noi, europeisti, contro loro, lega e grillini, nazionalisti sovranisti anti-moderni, chiusi nelle battute sulla razza, invocando ruspe per i poveri e decrescita felice per chi lavora. Uno scenario che spaventa e che invita a scegliere il buon senso, la competenza, la razionalità anziché l’odio e l’improvvisazione. Non facciamo salti nel buio, non replichiamo il caso di Roma.

Noi vogliamo invece una socialdemocrazia competitiva, che produca ricchezza e la redistribuisca a tutti gli europei. Semplice. Noi socialisti guardiamo Avanti!da 120 anni. Fidatevi. Unitevi a noi in questa fondamentale battaglia per scongiurare il rischio di un’Italia grillina e leghista. Impegniamoci tutti in questa fondamentale battaglia elettorale.

Leonardo Scimmi
Coordinatore socialisti all’estero ( Europa)

Leonardo Scimmi
Insieme, un ottimo punto
di partenza

La presentazione della lista Insieme Psi Verdi e Civici è un ottimo punto di partenza. L’alleanza con il PD ci consente di fare una campagna visibile e con il nostro simbolo. Abbiamo posto le basi per il nostro futuro, lavorato sodo e mantenuta l’alleanza col PD in autonomia. Ottimo!

Ora occorre pensare al futuro e fare spazio a nuove leve di socialisti con esperienze professionali e politiche e rinnovare il glorioso Partito socialista italiano. Occorre immettere nella governance nuove competenze nuove skills nuove esperienze. Nuovi linguaggi capaci di intercettare le nuove generazioni, attrarre voti freschi ed intelligenze capaci di guidare le federazioni ed il partito sui territori ed a livello nazionale.

Bisogna pensare a trovare nuovi voti. Il PSI ha una forte ed orgogliosa tradizione che garantisce un elettorato identitario. Per crescere occorre ora rivolgerci al mercato elettorale con nuove proposte idee diverse visibili che portino da noi nuove intelligenze.

Occorrono candidature fresche per crescere. La società è cambiata ed il grillismo è dietrol’angolo. Di Maio ha poco piu’ di 30 anni. Renzi 42. Occorre ringiovanire il partito.

All’estero sta funzionando. Abbiamo molti nuovi socialisti vicini e curiosi, gente nuova che ama l’erasmus la internazionalita’ l’Europa il dibattito politico la giustizia sociale ed ha acquisito competenze in paesi avanzati e lavorando per aziende globali. Facciamoli fare! Può funzionare anche in Italia.

Leonardo Scimmi
Direzione Nazionale

Leonardo Scimmi
La delegazione Psi al Congresso SPD

Cari compagni

Il PSI ha partecipato il 6 e il 7 dicembre al congresso SPD a Berlino insieme alla delegazione PD e PSE.
Presente io stesso e On. Pia Locatelli abbiamo consolidato le relazioni con la SPD.

Molti gli incontri con dipartimento esteri SPD con Achim Post con Udo della SPD Bruxelles con ambasciatore italiano a Berlino con delegazione PD e con giornalisti della FAZ e del NRW ed altri.

Schulz ha aperto alla Grosse Koalition ma la strada e’ ancora lunga.

Schulz però ha fatto finalmente quello che tutti si aspettavano da mesi ed in campagna elettorale: lanciare gli Stati Uniti d’Europa. Un progetto necessario perdare benessere ai cittadini e sconfiggere i nazionalismi.

Per questo motivo la SPD deve andare al governo.

A presto

Leonardo Scimmi,
Direzione Nazionale
Coordinatore italiani in Europa

Leonardo Scimmi
Collegio Europeo, umanesimo socialista

Forse non tutti sanno che il Partito Socialista Italiano ha una presenza all’estero. Ebbene in vista delle prossime elezioni del 2018, che si presentano come uno spartiacque fondamentale per l’Italia e per l’Europa, il PSI sarà presente e rappresentato, ed in gara, anche all’estero. Si, tutti gli italiani residenti all’estero ed iscritti all’AIRE potranno votare per il parlamento italiano, delegando parlamentari residenti all’estero a rappresentare i loro interessi a Roma.

Quali interessi ? Beh, vi sono molti interessi, dai servizi consolari ai corsi di lingua, dalle tasse sulla casa in Italia alle scuole per i figli degli emigrati o espatriati che siano. Quello che però sta a cuore al PSI esteri è soprattutto il capitale umano.

Migliaia di giovani hanno lasciato l’Italia negli ultimi anni, in dieci anni circa un milione. Sono italiani che hanno votato con i piedi come si dice, andando via dal Bel Paese e lasciando dietro tutto. Una perdita secca per l’Italia in termini di capitale umano, conoscenze, competenze e tasse.

Eh si perché queste persone pagheranno tasse in Svizzera in Belgio in Inghilterra in Francia o Germania, ma non in Italia, se non per la casa di proprietà lasciata sul suolo patrio, se ne hanno. E l’Italia, con il suo pensare solo dentro ai confini, cosa fa per recuperare queste competenze e queste tasse, questa forza lavoro fatta di operai, impiegati, ricercatori, studenti, professionisti, medici, ingegneri, fisici, chimici, tutto know how perso dall’Italia e regalato senza batter ciglio agli altri paesi ?

L’Italia fa poco a nostro avviso, ed il PSI esteri sta cercando di alzare il livello di attenzione su questo tema, in modo chiaro e duraturo. La nostra campagna elettorale sarà incentrata su questo, il recupero del capitale umano. Le nostre federazioni presenti in Svizzera Belgio Francia Germania Lussemburgo Inghilterra Polonia Germania Romania ed Ungheria – con i Comites e CGIE – sono pronte a veicolare e passare questo messaggio, attraverso i loro contatti in loco, nelle capitali e città dei rispettivi paesi, una rete orgogliosa e presente, ricostruita con il lavoro di tutti i socialisti negli anni, ripartendo dalle federazioni storiche che sono sempre state presenti come a Liegi e Mons, a Bruxelles, a Sion a Zurigo ed a Bienna, a Ginevra, a Nizza ed a Lussemburgo ed allargando l’interesse alle nuove generazioni tradizionalmente apolitiche o apartitiche.

Questo lavoro si è accompagnato alla costruzione di un ponte importante con l’Italia, a Roma, dove il PSI centrale é stato costantemente informato dell’attività dei socialisti all’estero, dei contatti intrapresi con associazioni, patronati, camere di commercio e con i partiti del centro e della sinistra, nell’ottica di favorire la costruizione di una coalizione riformista competitiva nelle elezioni del 2018. Una coalizione che non deve essere un mero agglomerato contro la destra o i 5 Stelle.

Come socialisti vogliamo una coalizione riformista che con coraggio e determinazione ponga in essere una politica forte e con risultati visibili, basata sul ristabilimento di una reputazione valida e rispettata in Europa per l’Italia, una politica del lavoro che porti la disoccupazione giovanile ai minimi termini, una politica che riduca il debito pubblico, una politica che tuteli l’ambiente, una politica che dia più diritti di cogestione ai lavoratori nelle fabbriche, una politica che sistemi le banche e tuteli il risparmio, una politica che favorisca la creazione di grandi gruppi industriali necessari a competere nel mondo grande e globale, una politica che creda fermamente nell’Europa unita e federale, una politica che introduca nelle scuole elementi di europeismo, materia condivise con l’Europa, lingue condivise con l’Europa, una politica che ristabilisca l’orgoglio italiano all’interno dell’Europa ed investa sul capitale umano, dentro e fuori dall’Italia, perché ogni società, ogni stato, ogni impresa, ogni comunità é fatta, alla fine, di donne e di uomini, di persone, il centro di ogni politica.

Leonardo Scimmi

Leonardo Scimmi
Fare un nuovo soggetto politico 

Lo hanno capito in molti che il PD non è la sinistra dei nostri sogni. Un corpaccione organizzato si, ma con spinte a destra e a manca, senza più un leader sicuro di sé, senza una linea politica vera e propria. Una portaerei nello scenario politico italiano, stazionata però nel Mediterraneo senza una direzione chiara.
Dopo il Referendum del 4 dicembre la leadership politica di Renzi é diminuita, nonostante le primarie vinte.
Molte cose sono cambiate ovviamente, dalla scissione di D’Alema alla nuova proposta di legge elettorale in senso proporzionale ma che ammette la formazione di coalizioni.
Poi il referendum di ieri sulla autonomia lombardo-veneta, dove il PD si é schierato addirittura in favore, almeno il candidato alla regione Lombardia Gori, attuale sindaco di Bergamo, ed anche il Sindaco di Milano Sala, hanno sostenuto il referendum autonomista. Una sorpresa scioccante.
Da europeista convinto credo che sostenere una parcellizzazione regionalista dell’Italia sia un errore totale, una inversione di marcia dove anziché tendere alla formazione di un superstato europeo con competenze forti si insegue un autonomismo per ora moderato ma che nasconde insidie. Si torna al campanilismo, ai dialetti, alla parcellizzazione che non fa massa critica e risulta inefficiente. Si pensi all’istruzione, devoluta alle regioni, significa forse che si insegnerà il veneto nelle scuole?
Sognavamo una scuola europea che insegnava a tutti un’educazione civica europea, una storia europea, musica arte letteratura e lingue europee, un Erasmus della politica e ci ritroveremo a studiare il veneto ed il lombardo?

Ovvio che la direzione é sbagliata, ed il PD complice.

C’é bisogno quindi di una nuova proposta riformista, da strutturare in modo cross-borders, trans-nazionale, nell’ambito del PSE e dei socialisti europei, assieme al PS francese alla SPD tedesca ai belgi ai danesi agli svedesi ai portoghesi agli spagnoli e tutti coloro che credono nell’Europa federale ed al socialismo riformista.

Il PSI in questa ottica ha due asset : l’appartenenza al PSE, di cui é fondatore, ed una struttura organizzativa leggera ma diffusa su tutto il territorio italiano ed estero (notare la presenza di federazioni PSI anche in Francia Germania Svizzera Spagna Belgio Lussemburgo Polonia UK).

Su questa base occorre aggregare nuove forze politiche di estrazione riformista verde laica e cattolica italiane, chiunque non abbia problemi a riconoscersi nel PSE.
Significa entrare in negoziazioni sulla governance, sulla leadership, sulla ripartizione delle competenze. Significa rinunciare a qualche posto ma assicurarsi un futuro politico progettuale ed utile al paese.

Ricordo che il PD nasce da PCI + DC. Non credo che sia un problema per il PSI unirsi con altre formazioni partitiche e perfino cambiare nome.

Occorre pero’ una cosa : che il progetto sia serio e di lunga durata. Non possiamo fermarci al solito cartello elettorale.

Mantenere un partito orgogliosamente socialista ha senso solo se inseguiamo l’unità dei socialisti, con un congresso aperto a tutti gli ex PSI, di unità, e chiamando per esempio il partito PSU – partito socialista unitario. Questo avrebbe un senso politico e storico.

Al di fuori di questa opzione identitaria, finora comunque non perseguita, occorre pensare ad una nuova opzione che aggreghi altri movimenti e rimetta in gioco l’identità socialista riformista al fine di avere :

Peso elettorale
Giocare un ruolo propositivo concreto nello scenario socio economico
Quindi delle due l’una : o rilanciare l’unità socialista, se ce ne sono i presupposti, e sembra non ci siano, oppure entrare in una fusione partitica con altri soggetti simili.
La base programmatica avrà come collante ovviamente il tema europeista della riforma costituzionale degli stati ed europea con la formazione degli Stati Uniti d’Europa ed il tema del lavoro, da riportare al centro dell’Agenda 2025 con investimenti pubblici e cogestione delle imprese. Terzo ma non ultimo tema la tutela dell’ambiente.
Occorre farsi promotori di questo nuovo progetto in nome dell’Europa e del riformismo socialista e cattolico.
Occorre all’Italia un partito EUROPEO e RIFORMISTA.

Leonardo Scimmi
Direzione Nazionale
Coordinatore italiani in Europa