BLOG
Lettere Direttore

Scrive Marco Andreini:
Un’occasione mancata

Caro Direttore,

appena avuta la notizia della rottura con Pisapia ho subito pensato di scrivere un pezzo perché  da molto tempo, troppo, solo l’Avanti! ormai  permette ai compagni, anche membri di seg nazionale di esprimere il loro pensiero e di farlo conoscere ai compagni.

E su questa vicenda io ritengo che il partito abbia precise responsabilità, nonostante vada di moda, come al tempo della rottura con Sel a Bagnoli, addossare tutte le colpe a quei cattivoni di comunisti.
Vede direttore noi siamo sempre capaci a guardare il nostro piccolo ombelico, siamo sempre capaci  di  rivendicare le nostre ragioni, ma ci attardiamo sempre poco a comprendere le ragioni degli altri.
Trovo preoccupante da parte nostra di non aver compreso che Campo progressista era un progetto vero che univa il civismo a un mondo ex Sel, che aveva decisamente rotto a congresso con Fratoianni e sinistra italiana, e noi avremmo dovuto fare passi veri verso un accordo politico senza dover chiedere ogni volta a Renzi il permesso. Per il sottoscritto è  facile, lo sostengo dal Congresso di Salerno, ma se si voleva davvero arrivare ad un accordo si doveva andare incontro alle ragioni degli altri, con cui si voleva dare una lista, che nel caso dello jus soli rappresentavano una nostra battaglia, non del Pd, del mondo socialista e radicale, e si doveva mettere in campo un vero rapporto tra le due aree.
E so di scrivere  a chi da anni ha lavorato per un accordo con il mondo radicale che doveva concretizzarsi all’Ergife. Il Psi ha dato l’impressione a tutti e probabilmente anche agli ex Sel di non avere la necessaria autonomia dal Pd, peraltro richiesta da svariate federazioni. Si è  mancato a mio parere volutamente proprio all’Ergife l’occasione di confrontarci tra posizioni diverse, infatti sono intervenuti tutti, Pisapia compreso, fuorché il Psi. Si è  privilegiato  contatti quasi riservati senza far crescere nel partito alcun vero interesse all’unico progetto politico che avrebbe dato un senso all’esistenza stessa del partito. É  indubbio che ora, chiuse tutte le strade ci verrà  riproposto lo stesso quesito in direzione del 2013 e io anticipo che  voterò  contro  questa ipotesi, perché una volta si può  anche sbagliare, ma come dice il proverbio perseverare è  diabolico.
Marco Andreini

Scrive Luigi Mainolfi:
Ignorare non crea sviluppo

La situazione irpina è preoccupante. I dati pubblicati dal <Sole 24 Ore> lo testimoniano. Se, poi, consideriamo che la posizione, nella classifica della qualità della vita, relativa al 2017 (102°) è peggiorata di 9 punti, rispetto al 2016 (93°), dalla preoccupazione si passa alla disperazione. Per me, la precipitazione non è una sorpresa. Limitandomi ad Avellino, non posso non evidenziare che la cattiva edilizia, nel tempo, ha diluito il “centro di gravità”; ha contribuito al caos del traffico; ha devastato l’ambiente con opere inutili e speculative. Indirettamente e lentamente gli aspetti attraenti della Città sono stati fatti essiccare. Sfido a trovare, negli anni, una cosa positiva, provocatrice del miglioramento della qualità della vita. Passiamo all’Irpinia ed elenchiamo, relativamente all’ultimo anno, gli argomenti di cui, si è parlato e su cui le forze politiche si sono confrontate: area vasta; progetto pilota Alta Irpinia; assistenza migranti; i problemi delle scuole , dopo che era iniziato l’anno scolastico; corso di politica con argomenti inutili, al fine dello sviluppo. E’ chiaro che la logica è sempre la stessa: consumare soldi, non a creare sviluppo.

Non c’è stato un convegno sul “CHE FARE?”, veniamo attratti solo da discussioni sul “CON CHI ANDARE?”, per essere eletto o nominato. Ogni tanto, per rincuorarmi, vado al

ragionamento, che ha portato alla nascita del Centro di ricerca Biogem di Ariano Irpino, frutto di una logica dinamica e lungimirante. I giornali locali hanno dato molto spazio ai dati indicativi delle posizioni occupate dalla nostra Provincia , per le diverse voci, nella classifica della qualità della vita. Ne richiamo alcuni: Pil pro capite 15.100 euro, 95° posizione; spesa sociale 17,7 euro pro capite,95° posizione; tasso occupazione giovani 35,9%, 80° posizione; importo pensioni 584,6 euro mensili , 80° posizione. La politica, ripeto, è uno strumento per fare migliorare le condizioni economico-sociali di un territorio, partendo dalla conoscenza delle risorse disponibili. Quale politico,finora, ha dimostrato di conoscerle. Ignorarle, non fa fare le conquiste concettuali necessarie ( Rossi-Doria), ma fa, solo, agitare e polemizzare. Negli ultimi 10 anni, cosa è stato ideato, progettato o posto in essere, per fare migliorare la qualità della vita, nel nostro territorio? Cosa è stato prodotto dalla Provincia, dalle Comunità Montane, dai Parchi, dall’ASI, dalla Città di Avellino, dai Gal, dai Piani di Zona, ecc? Abbiamo notato qualche esempio di buona volontà, ma si agitavano argomenti inefficaci, senza una capacità auto propulsiva. Alcune espressioni lette, mi facevano sorridere ( con rabbia): “Treno delle Castagne”, Treno turistico” o “Piantare alberi”. Gli scienziati, aspiranti amministratori dovrebbero sapere che il Lago di Conza era stato trasformato in un campo di Canottaggio; che il Teatro Gesualdo aveva ospitato Opere prodotte in Irpinia, con artisti irpini; che se il Teatro di Cesinali venisse trasferito ad Avellino ( locali del Convitto, già predisposti) ne trarrebbe vantaggio la Città e l’Irpinia; che è importante conoscere la differenza tra produrre e consumare cultura; che sarebbe positivo se qualche autore irpino venisse adottato nelle scuole irpine ; che i giovani laureati sono una risorsa e non dovrebbero essere costretti ad emigrare; che , nel 2001, fu costituito il Comitato Provinciale per lo Sviluppo. Ci sono altre idee, che hanno un grande potenziale, ma elencandole, si rischia di banalizzarle. Però, se uno le cerca, le può trovare. Se analizziamo le condizioni delle varie zone dell’Irpinia, troviamo indicazioni utili. Nei comuni delle zone che gravitano verso il napoletano e il salernitano non c’è riduzione del numero dei residenti, mentre, molti comuni dell’Alta Irpinia sono a rischio di estinzione demografica. Per molti economisti è importante la conoscenza dell’economia spaziale. Quanti amministratori hanno capito che il piano traffico è indicatore della qualità della vita cittadina? In città europee, si parla di traffico sincronizzato. Non faccio riferimento a ciò che andrebbe fatto in agricoltura, nell’artigianato e nell’innovazione, perché dovrebbe essere noto. Abbiamo avuto la fortuna di avere dei grandi pensatori, che hanno lasciato indicazioni e proposte, cadute nel dimenticatoio. Valgano per tutte quelle di Manlio Rossi-Doria. Secondo me, la prima cosa che bisognerebbe fare è “rottamare” la mentalità che si è dimostrata ottusa o borbonica. Einstein , nel 1905, sosteneva che i problemi non possono essere risolti dalla mentalità che li ha creati e Einaudi affermava “ Conoscere per programmare. L’ignoranza non crea sviluppo e non fa migliorare la qualità della vita.

Luigi Mainolfi

Scrive Manfredi Villani:
Marco Polo torna in Cina

Dalla Lombardia alla Cina è partito il 28 novembre il treno delle merci italiane. E’il primo collegamento ferroviario per i commerci stabili tra Italia e Cina. Dai binari dell’Interporto di Mortara, in provincia di Pavia il treno Marco Polo porterà in Cina prodotti enogastronomici, della moda, auto, mobili, piastrelle. La percorrenza di 10800 chilometri verrà coperta in 18 giorni, un tempo significativamente ridotto rispetto ai 40-45 necessari per il trasporto marittimo. Da gennaio 2018 la frequenza dei trasporti sarà di due coppie di treni settimanali che attraverseranno: Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Bielorussia, Kazakistan e Cina fino a Chengdu, capitale della logistica cinese.

A Mortara la Lombardia dispone dell’unica infrastruttura che associa la logistica alla presenza di un terminal ferroviario di 7 binari, 4 dei quali elettrificati per supportare locomotori a trazione elettrica. Dalla cittadina delle Lomellina già vengono spediti tre convogli giornalieri destinati in Olanda (Rotterdam), in Germania (Krefeld) ed in Belgio (Gent). Per dirla con l’intervista rilasciata da Giovanni Morandi sul quotidiano IL GIORNO, da Mortara si è stabilito quel filo che unisce le nostre terre con il paese del dragone e il sapere che da ora i cittadini di Mortara potranno vendere il loro prodotto tipico locale, ovvero il salame d’Oca anche a Pechino. E che in questo scambio di prodotti tipici ci arriveranno elettronica e impianti fotovoltaici e invieremo moda e magari il famoso riso di Mortara.I due protagonisti del viaggio sono per l’Italia la società POLO LOGISTICO INTEGRATO di Mortara e per la Cina è CHANGJIU LOGISTICS.

Tutti i treni merci in partenza da Mortara non transitano sulla tratta ferroviaria Mortara-Milano,sono diretti verso Novara.La stazione di Novara rappresenta uno snodo fondamentale lungo gli assi Nord-Sud, fra Genova e la Svizzera;ed Est-Ovest da Torino a Venezia.Entro il 2018,sulla tratta inaugurata il 28 novembre viaggeranno tre coppie di treni alla settimana e per il 2020 si parla già di 20 convogli alla settimana.Indubbiamente siamo in presenza di una prima data che rimarrà nella storia-ha detto,tagliando il nastro augurale,l’Assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Sorte.Il Centro Logistico di Mortara topologicamente risulta situato all’incrocio del Corridoio Mediterraneo e del Corridoio Reno-Alpi della rete TEN-T.Si connette agli attraversamenti alpini internazionali di Modane,Sempione-Lotschberg,Luino-Gottardo,al porto di Genova e all’Area Metropolitana di Milano.Alla presentazione e alla successiva cerimonia di inaugurazione erano presnti tutte le più importanti Aziende italiane ed europee del sistema di trasporto intermodale e della logistica.

Manfredi Villani

Scrive Luciano Masolini:
Le vie del socialismo

Il 21 agosto del 1943 a Firenze comparve un interessante periodico, la cui semplice testata era titolata “Socialismo”. Il secondo numero di questo foglio clandestino, portante la data 4 settembre – che almeno inizialmente aveva cadenza quindicinale -, si apriva con un luminosissimo incipit: “Sono diverse le vie che portano al socialismo. Vogliamo dire che si giunge al sentimento, all’idea, alla dottrina, all’attività per il socialismo, in vari modi e tutti legittimi. Vi si giunge quasi d’istinto, per vocazione dell’animo disposto dalla natura a sentire, piuttosto che a intendere per virtù di riflessione e di raziocinio, a sentire, diciamo, il bisogno e la bellezza e la bontà di un assetto sociale, in cui ogni essere umano abbia il suo posto al sole; sia fratello al suo simile, sia pari a lui nei diritti e nei doveri, goda di un tenore di vita adeguato ai suoi bisogni, al lavoro che compie, alle abilità e alle virtù che possiede. E allora il Socialismo diventa una religione, un anelito interiore, un’aspirazione, che poi si manifesta e si effonde in una gamma di sentimenti, di giudizi e di azioni, recanti tutti il sigillo di una socialità spontanea ed espansiva. Costoro li potremmo chiamare gli evangelici del socialismo. Con maggiore o minore perfezione rispetto al tipo da noi definito con le precedenti note, potrebbe dirsi che questi socialisti evangelici, i quali poco s’intendono e poco s’immischiano di politica quotidiana e contingente, costituiscono la grande moltitudine dei simpatizzanti, i quali sono attratti e seguono e confortano di simpatia, di adesione e di voti le organizzazioni, le iniziative, le battaglie politiche dei nuclei costituenti il Partito. Socialisti, dunque, più che altro, per sentimento…”. Convintamente socialista per istinto fin da giovane mi ritrovo appieno in questo meraviglioso scritto così profondamente intenso. Rimanendo ancora oggi assai ben veicolato da quell’anelito interiore e da quella sensibile aspirazione, che tanto continuano a parlarmi ed anche fortemente ad attrarmi.

Luciano Masolini

Scrive Adalberto Andreani:
La storia dimenticata

Gentile direttore,
scrivo questa lettera, affinché l’”Avanti!”, si faccia portavoce di una protesta che ritengo giusta ed opportuna.
I mass media, non so per quale oscuro disegno, oppure se per ignoranza della “historia magistra vitae”, stanno poco parlando di due eventi molto connessi tra di loro e cioè : la prima Guerra Mondiale del 1915-18, e la rivoluzione sovietica del 1917. Sono 100 anni esatti per ricordare questi 2 eventi, ma pochi ne stanno comprendendo effettivamente la grande importanza, anche perché 100 anni nella storia dell’umanità, oggettivamente non sono nulla.
Eppure dalle ceneri della prima ecatombe mondiale, è nato non solo il comunismo, ma in Italia e Germania il nazifascismo. I socialisti che hanno subito tali evidenti drammatici, debbono dibatterne, perché la storia drammatica non si ripeta, a distanza di un periodo cronologicamente così vicino, ed informarne i giovani.

Adalberto Andreani
Rieti

Scrive Luigi Mainolfi:
Non approfittare del “Non Profit”

L’inchiesta, pubblicata sul supplemento del Corriere della Sera di martedì 21.11.2017, pone la domanda:- Chi controlla le Ong? In un prospetto, vengono evidenziati i dati ,relativi a molte Ong e Associazioni, che lavorano in campo internazionale: Donatori privati, Dipendenti, Bilanci e i Paesi in cui lavorano più ONG italiane. Non possono non restare impressi i valori delle varie voci. Ne elenco alcuni. I donatori privati più numerosi sono 139.841, dell’ActionAid Italia; il bilancio più consistente è dell’ Unicef: 55.001.231 di euro; la COOPI Int.le ha 3.162 dipendenti, con una retribuzione annua dai 18.000 ai 63.000 euro. Apprendiamo che la cooperazione internazionale in Italia vale oltre 692 milioni di euro. A seguito dello scandalo della scorsa estate, si sta riducendo il numero dei piccoli donatori, fenomeno, che si è esteso anche a danno delle “ Non profit”. Secondo la Cavalcoli, autrice dell’inchiesta, nonostante i tentativi per apparire trasparenti, pubblicando i bilanci, sono ancora pochi quelli che forniscono informazioni complete, specie sui contratti e sugli stipendi dei vertici. L’ inchiesta ha attratto la mia attenzione perché del mondo delle Onlus, delle Cooperative sociali e delle ONG (che stanno in mezzo al mare), mi sono interessato per molto tempo. Dopo anni, l’interesse è diventato diffidenza, che è andata crescendo, grazie alla conoscenza di situazioni esistenti sul territorio, alle letture giornalistiche e ai servizi televisivi . In particolare, la notizia, che 5 Ong, su 9, hanno sede a Malta, che è un Paese, che non accoglie migranti. Incominciai ad interessarmi del volontariato e della protezione civile negli anni ’80, come Presidente Provinciale dell’A.I.C.S. Tra l’altro, costituimmo l’associazione di Protezione civile “Il Gabbiano” , con Sedi a Grottolella, ad Altavilla e a Rotondi. Sono stato sempre convinto che il volontariato dovesse essere fatto gratis e che non bisognava chiedere contributi agli Enti locali. Questi avrebbero dovuto favorire l’azione dei volontari, per renderla più agevole e più efficace. Organizzammo convegni sulla opportunità di prepararsi, come Enti locali, per far fronte alle esigenze, che stavano per esplodere: assistenza agli anziani, protezione ai deboli, lotta alle nuove povertà, ecc. Personalmente, avevo, come ho, la convinzione che l’organizzazione cooperativistica delle attività economiche e sociali è la più democratica e la più solidale.

Appena ventenne, incominciai ad impegnarmi per creare cooperative, anche con buoni risultati e qualche pericolo. Ricordo un concetto, esposto in un Convegno alla Camera di Commercio, nel 1982: “ Se la politica e le amministrazioni non si faranno promotrici della creazione di cooperative Pubblico-private, per gestire i servizi emergenti , il settore sarà inghiottito dalla camorra. Non fui ascoltato e la camorra invase il campo. Fu utilizzata la formula della Cooperativa sociale e il settore si chiamò “ Non Profit”. Dopo alcuni anni, fui indotto ad organizzare un Convegno sul tema “ Non approfittare del Non Profit”. Sarebbe interessante radiografare l’elenco delle onlus, dell’epoca. Dopo la lettura dell’ inchiesta, ho cercato di conoscere la situazione provinciale attuale, sapendo che passavo dai giganti ai nani, anche se le ragioni della loro esistenza, è simile. In Irpinia, ci sono 80 Cooperative Sociali –Onlus. Un numero importante, che potrebbe diventare uno strumento di sviluppo economico-sociale, di crescita civile e culturale. Non capisco perché, questo mondo, non emerge nel dibattito politico.

Dal numero, si deduce che sono moltissime le persone ( volontari o dipendenti) coinvolte nell’espletamento delle funzioni sociali. Purtroppo, abbiamo conosciuto l’esistenza e l’azione di qualche Onlus locale, solo per ragioni non chiare. Esiste anche l’esigenza di capire il rapporto tra le Cooperative sociali e gli Enti locali e di servizio. E’ un elemento, che dimostrala la natura dell’agire politico e della concretezza amministrativa . Mi auguro che le forze politiche, che aspirano ad amministrare gli Enti locali, dimostrino di dare importanza al mondo del Non Profit e di avere idee chiare per il loro utilizzo, efficace e trasparente, con l’obiettivo di evitare che i furbi approfittino del Non Profit e altri lo utilizzino come copertura.

La storia politica italiana dimostra che le Regioni italiane, che, nel tempo, hanno utilizzato il mondo della cooperazione in modo democratico, civile e intelligente hanno provocato lo sviluppo del territorio. Quelle, che sono state vittime della mentalità borbonica, non hanno conosciuto uno sviluppo armonioso e vivono ancora in uno stato di equilibrio instabile. Purtroppo, le cose che sentiamo e leggiamo, non lasciano prevedere la necessaria presa di coscienza.

Luigi Mainolfi

Scrive Antonio Ciuna:
Lavori pubblici. Aprire i cantieri
del Mezzogiorno

Gentile Direttore Mauro Del Bue,
Seguendo l’attuale politica nazionale e internazionale si ha l’impressione che i popoli sono governati da leader che, come per il passato, continuano a perseguire il principale ed unico obiettivo di realizzare il massimo benessere per la propria Nazione e sottovalutano le impellenti e ataviche necessità degli altri popoli più poveri e meno fortunati i quali sono retti, fra l’altro, da governanti corrotti e incapaci, il cui territorio nazionale ha potenziali economici di grande rilievo che continuano ad essere sfruttati dalle grandi lobby internazionali di origine coloniale.
La Comunità Europea, dopo la Brexit della Gran Bretagna e il risvegliarsi in alcuni Paesi dei movimenti di indipendenza regionale e la difficile gestione dei migranti e la non facile approvazione del Bilanci economici delle Nazioni con un alto debito pubblico, sta attraversando un periodo politico alquanto difficile aggravato dalla crisi in atto della Germania che non riesce a formare un Governo di coalizione fra tutte le forze politiche parlamentari.
Nel nostro Paese, anche se si registrano dati incoraggianti di ripresa economica, purtroppo si continua a constatare una grave instabilità politica di tutta la Sinistra che, già da molto tempo, non riesce più a coalizzare le varie anime politiche che lo compongono. Nel corso dei recenti colloqui tenutisi in diverse sedi dai massimi dirigenti delle varie forze politiche interessate, questi, oltre a non essere riusciti a raggiungere un minimo di accordo politico per affrontare le prossime elezioni politiche nazionali,si sono acuiti e inaspriti e le proprie ideologie nonché i rapporti personali. Pertanto ritengo anacronistiche le prese di posizioni dei vari leader delle correnti politiche della stessa Sinistra. Questi, pur rendendosi perfettamente conto che il Partito Democratico e le altre forze politiche della Sinistra non potranno avere un futuro politico per governare il Paese, hanno preferito indebolire politicamente se stessi e il Partito Democratico attuando un karakiri politico quanto incomprensibile.
La prima conseguenza della suddetta crisi si è avuta in Sicilia con il risultato delle recenti elezioni regionali in cui il Partito Democratico non è riuscito a fare rieleggere il proprio candidato alla Presidenza Regionale.
L’affermarsi delle forze conservatrici e populiste suscita non poca preoccupazione perché con il successo della coalizione politica della Destra si è rimessa in discussione la correttezza della Politica in generale,mentre con l’eventuale successo della Politica Populista verranno meno le realizzazioni delle più importanti e vitali infrastrutture già progettate per le regioni della Sicilia e della Calabria.
Si deve riconoscere che, con grave imprudenza, alcune forze politiche hanno inserito nelle proprie liste canditati a consiglieri regionali per nulla raccomandabili, pur di captare maggiori voti alla propria lista. E’ stato attuato un atto politico alquanto discutibile e disdicevole e ciò è quanto mai dannoso per il futuro politico della Regione Siciliana.
Il vedere, attraverso i mass media, le fotografie di gruppi di giovani gioiosi, sostenitori elettorali, attorno all’imberbe candidato eletto a consigliere regionale, con voti di discutibile provenienza, fa molto pensare e incute preoccupazione.
E’ importante però interpretare quelle immagini con una certa indulgenza. La partecipazione di molti giovani a sostegno delle forze politiche conservatrici o populiste deriva dal fatto incontrovertibile che la maggioranza dei giovani meridionali, da anni sono in cerca di lavoro che non trovano, il loro animo è depresso e sono scoraggiati . I più forti e i più determinati di loro e con maggiori possibilità economiche, emigrano in altre Regioni o in altre Nazioni ma la maggioranza di loro rimangono nella propria Terra magari eseguendo lavori umili ed in nero o aggrappandosi a qualche forza politica che durante le elezioni danno l’illusione o la speranza di trovare in futuro un lavoro dignitoso.

E’ urgente aprire i cantieri di lavori pubblici nel Meridione del nostro Paese per realizzare le opere infrastrutturali già progettati e approvati dagli organi competenti.

Antonio Ciuna

Scrive Luigi Mainolfi:
Anche la politica deve avere un Credo

Noto che in giro, e a tutti i livelli, ci sono molti che “si sono fatto il nome e vanno rubando” . Dall’alto della loro popolarità, emettono giudizi su tutto. Un argomento, che è diventato un “mantra” è il seguente: “La socialdemocrazia e il liberismo sono morti”. Non chiariscono da dove hanno dedotto questa Fake News. Qualche “opinionista” sentenzia: “Dai risultati elettorali”, manifestando approssimazione. Ho notato che i più convinti e ostinati nel sostenerlo sono quelli che hanno perso la loro identità politica. Non si capisce che alle elezioni sono candidate persone, che, possono utilizzare i simboli, anche, senza assorbirne i valori.

La storia è piena di esempi del genere. Domandiamoci, perché liste con lo stesso simbolo ottengono risultati diversi. Questa premessa, serve per capire CHE FARE, per uscire dal marasma concettuale attuale. Dovremmo adeguare, alla realtà attuale, il metodo seguito dai fondatori dei movimenti popolari. Partire da quello dei socialisti utopisti inglesi, del ‘700, che cercavano proposte utili a neutralizzare gli effetti della “rivoluzione industriale” , che aveva espulso lavoratori e fatta aumentare la disperazione sociale. Dobbiamo prendere atto che stiamo vivendo un’esperienza simile, invece della spoletta, però, ci sono i robot. Questi creano lavoro in Corea del Sud e lo riducono in Occidente ( Kai-Fu Lee).

Purtroppo, la politica attuale danneggia, non aiuta. Quando fu organizzata Tangentopoli, sostenevo che bisognava buttare l’acqua sporca, ma salvare il bambino, cioè i valori dei partiti storici: DC, PSI, PRI, PSDI e PLI. Purtroppo, ciò non avvenne, anche perché molti erano di poca fede e con una storia non limpida. Interi Gruppi Dirigenti crollarono sotto il peso del giustizialismo e del populismo Berlingueriano, lasciando il campo a chi, poi, si è dimostrato non adeguato. I poteri forti internazionali, uscirono dalle Caverne e piazzarono i loro uomini.

La caduta del muro di Berlino uccise anche il Partito, che poteva contrastarli. Il potere economico da portinaio del potere politico, diventò proprietario del Palazzo. Da allora è stato un crescendo e un minuendo: le privatizzazioni crescevano, togliendo società attive allo Stato e i diritti diminuivano. Quando il potere è stato gestito dagli eredi del PCI ( cosa 1 e Cosa 2), c’è stata l’esplosione della bomba mercantilistica e la distruzione delle leggi frutto dei valori cristiani, socialisti, repubblicani ed anche liberali . Tutto viene giustificato con frasi stupide ( sono cambiati i tempi, il mondo è globalizzato, ci vuole efficienza, è finito il tempo del posto fisso e i giovani devono voler lavorare). Come conclusione, si accetta quello che passa il convento. Se si fanno delle osservazioni, si viene tacciato di populismo. I poteri forti, con i loro tempi ecclesiastici e gli “algoritmi dei templari” fanno il bello e il cattivo tempo. Culturalmente, spingono verso i loro interessi: aumento della popolazione ( perché devono aumentare i consumatori), ridimensionare la classe media, trasformare i posti fissi in precari, fare aumentare l’insicurezza, ecc.

Nessuno si chiede verso quale modello di società dobbiamo andare; quale deve essere il rapporto con la natura; la differenza tra crescita e sviluppo; il rapporto tra cultura ed economia. E’ stato azzerata la nobile politica. Per avere il popolo come inconsapevole alleato, hanno neutralizzato il CREDO, sostituendolo con il “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Chi sta pagando di più è la sinistra. Luca Ricolfi si è chiesto come mai la sinistra è diventata antipatica e viene abbandonata dagli elettori . Implicitamente si richiamano i cattivi esempi dati da settori consistenti di quel mondo. Secondo me, non può esistere la SINISTRA senza un CREDO (unione di valori), bussola per scelte a difesa dei diritti dei lavoratori; della famiglie; dell’armonia tra i territori; della politica come scelta per il bene comune; di una giustizia, basata sulla saggezza e non affidata ad arbitrarie interpretazioni; di una scuola pubblica; ecc.

Alla sintesi di questi valori possiamo dare anche un nome, come avviene in tanti Paesi Europei. Ci può essere anche una distinzione tra laici e non laici, importante è la direzione di marcia. E’ bene che “ i piazzisti”, che vanno in televisione, si rendano conto che attaccare gli altri, ricorrendo a metodi e a parole del passato è controproducente. E’ finito il tempo di avere una parola per ogni occasione. Quando uno parla, può provocare, in chi ascolta, una affermazione:-Ti conosco mascherina. Spero che venga ripristinato il CREDO (laico).

Luigi Mainolfi

Scrive Leonardo Scimmi:
Contaminare con il riformismo

Cari tutti,
il seminario di Milano di Mondoperaio su Meriti e Bisogni è stato bellissimo. Si è parlato di formazione immigrazione lavoro e molto altro. Ho ricordato che oggi tra i meriti ci sono gli erasmus, gli emigrati che hanno appreso competenze in paesi spesso più avanzati dell’Italia. Occorre intercettare i loro voti e farne classe dirigente. Come negli anni ’80 intercettammo il ceto medio.

Oggi alla vigilia delle elezioni il collegio estero ha formulato 4 temi: Erasmus e Stati Uniti d’Europa; Cogestione dei lavoratori nelle imprese; Tutela del risparmio; Tutela ambiente.

Porteremo le nostre proposte in Europa in Lombardia a Roma nel PSI e nel PD. I tempi della chiusura sono finiti, occorre aprirsi contaminare di riformismo la società italiana, che ne ha bisogno.

A presto

Leonardo Scimmi

Scrive Claudio Cesaroni:
Una politica che sappia rivolgersi alle “prossime generazioni”

Ed eccomi qui, davanti ad un foglio bianco a cercare di esprimere che cosa rappresenta il socialismo oggi per un ragazzo under 35.
E’ qualcosa di grande come un mare, lo si sente coniugato da Marx, da Allende a Craxi,lo abbiamo visto declinato come nazionale,municipale,reale, liberale. Ora tutti si aspetteranno una citazione di Turati o Rosselli per effetto, per scena.

Mai come in questo momento storico, invece, dobbiamo essere pragmatici, dobbiamo guardare alla formazione di un centrosinistra riformista ed europeista, tracciando una linea nostra, identitaria, che si contrappone con fermezza alle destre e al populismo che dilaga in maniera preoccupante.

Oggi ritroviamo ragazze e ragazzi, disillusi da un sistema partitico che troppe volte ha dimenticato la base, i bisogni delle persone, la crescita del paese.
Un partitismo interessato e dilaniato più dalle lotte interne, alla sopravvivenza di questo o di quel dirigente piuttosto che a un reale progetto politico che guardi alle prossime generazioni. Ricostruire il centrosinistra in maniera progressista e democratico ricordandosi, come accennava Craxi in uno spot con Minoli, di quanto fosse importante per il Governo di un paese la stabilità Politica.

Abbiamo bisogno di riscoprire e far riscoprire la bellezza della politica. Come dicevano gli antichi greci, la politica è l’arte del buon governo e il compito del politico è quello di realizzare, attraverso l’azione politica, tutto ciò che è vantaggioso e utile per la collettività, avviando in questo modo la Nazione verso la crescita e il progresso.
Ecco, questi dovrebbero essere i capisaldi della bella politica, quella con la P maiuscola che si nutre di idee e proposte e si rafforza grazie al confronto/scontro tra persone di diverso orientamento, ma con l’intento di raggiungere una sintesi!

E’ il momento, perciò, di lanciare una sfida, di sfidare prima di tutto le nostre paure e incertezze.
Rilanciamo l’idea di una politica che abbia una visione lunga e larga, che sappia rivolgersi alle “prossime generazioni”. Bisogna saper osare, coraggiosamente. Rendendo protagonisti attivi del cambiamento le persone e non lasciando indietro più nessuno.
Un partito socialista moderno, convinto che prima delle politiche, occorra tuttavia, rivoluzionare anche le pratiche; che occorra ragionare sul metodo e sul merito.
L’obiettivo deve essere quello di cambiare profondamente e radicalmente la società per restituire ad essa una vitalità che produca un profondo benessere socio-economico.

Parafrasando gli Scout “la politica è per tutti ma non tutti sono per la politica” ed è vero, bisogna che il Partito si faccia carico di una politica selettiva e meritocratica e questo lo si può fare solo quando sono ben delineati i suoi valori ed un suo programma per questo rimane necessaria la costituzione di un progetto continuativo che ruoti attorno alle battaglie socialiste storiche e future.

Nel momento in cui si dibatte su leader di partito o coalizione, se candidare il Presidente della Camera o del Senato ricordiamoci che un paese ha bisogno di risposte.
Ripartiamo dai risultati delle Primarie delle Idee e rilanciamo delle Primarie programmatiche per costruire un progetto che possa rendere stabile Italia a livello Europeo e possa ragionare in maniera maggiormente coordinata e “internazionale” con le forze Socialiste,Laiche ed Ecologiste Europee.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di rilanciare il progetto di una lista di sinistra riformista alleata del Partito di Maggioranza ma che abbia il coraggio di “ sfidarlo” sui contenuti, sulle idee, sui progetti che possano portare l’Italia ad essere davvero protagonista in Europa.
Oggi più che mai il PSI deve scendere in campo con un suo progetto condiviso con le forze europeiste, ecologiste, radicali e progressiste.

Per poter cambiare il nostro paese E non, essere costretti a cambiare paese.

Claudio Cesaroni
PSI BARI