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Lettere Direttore

Scrive Aldo Boraschi:
La versione di Bruno

Di solito non mi avvisano nemmeno, soprattutto quando si tratta di parenti lontani e amici comuni. Ma quando morì Bruno fui il primo a saperlo, anche se ero diasporato in qualche nazione che non era l’Italia. Quel settembre di qualche anno fa, per me, morì anche la politica.

Bruno mi insegnò che si poteva far del bene anche facendo politica e, secondo la sua versione (che subito feci mia), la strada era quella di diventare socialista.

Partivamo in macchina avvolti dalla spessa nebbia della pianura padana, per andare ad incontri carbonari in sperdute frazioni. Ci chiamavamo tutti Compagni e questo mi dava uno straordinario senso di appartenenza.

Nella nebbia giallastra galleggiavano le osterie, che erano le sezioni del partito da cui partivano le opere di proselitismo che cercavamo di mettere in atto. I rarissimi passanti che si incontravano per strada, molti dei quali inforcavano improbabili biciclette, sembravano soldati di guardia alla trincea del socialismo. Bruno conosceva e salutava tutti e di tutti sussurrava: “Quello è un compagno”. Quando eravamo nei pressi della sezione mi affacciavo dal finestrino per chiedere informazioni, ma ricevevo in cambio solo mugugni e vaghe indicazioni su qualcosa di sempre più prossimo alla meta, ma mai esattamente la meta stessa che raggiungevamo, così, a tentativi.

Il circolo tale, la sezione talaltra, erano luci disperse nel cosmo nero e muto della campagna addormentata. Erano porte che si aprivano come d’incanto nel deserto di una strada, spesso nascoste in cortili interni dove la nebbia ghiacciata faceva sudare le pareti delle case. Le sezioni erano di uno squallore talmente tattile da sembrare metafisico. Le pareti – altissime, bianchissime e scrostatissime – erano scaccheggiate dal ritratto di Pertini, dal sorriso rassicurante di Nenni, dallo sguardo intenso di Matteotti.

La prima cosa da fare, quasi un rito iniziatico, era l’accensione della sigaretta. Fumavamo tutti; di solito il segretario di sezione metteva in bocca la pipa (ma su questo, penso, abbia pesantemente influito il carisma di Pertini).

Sotto quei soffitti oramai fradici di riunioni e interventi, uomini con la camicia azzurra di terital, sbracciati e sudati in pieno inverno, agitavano le mani arrossate e le puntavano oltre ogni orizzonte possibile, oltre le loro fabbriche e le loro case. Spesso di trattava di vaniloqui universali sulla raccolta del mais in Sudamerica e la possibile rivolta degli indios. L’epilogo di quelle riunioni era un bicchiere di vino rosso, con una moglie, una figlia o una sorella che metteva su l’acqua per gli spaghetti; quelle stesse donne erano quelle che manufacevano tortelli e abbrustolivano salsicce alla festa dell’Avanti! (tutto questo gratuitamente, particolare non secondario). Una macchina perfetta, un laboratorio artigianale di politica, forse anche un ideale di vita.

Già si faceva strada, però, il colpo di cancellino: compagni, sezioni e discussioni sui destini del mondo lasciavano spazio alle cronache giudiziarie dei mariuoli nostrani. Un segno netto, una linea di demarcazione. Era arrivato il momento del Disanganno. Anche per Bruno arrivò il radde rationem, l’abbandono del Socialismo, almeno di quello delle fumose sezioni di periferia.

Per me, già da molto tempo prima spuntò il cinismo del ragazzo di vent’anni con il culo nel burro, la spocchia del pseudo quasi intellettuale. La ritrosia del bambino viziato. Di questo ti devo chiedere scusa, cristosanto, Bruno. Ti devo chiedere scusa tanti anni dopo.

Adesso ti lascio e ti saluto. Ti sia lieve la terra, Compagno.

Aldo Boraschi

 

Scrive Andrea Malavolti:
Quale futuro per l’Ungheria?

Caro Direttore,

oggi c’è una doppia intervista sul Corriere 7 a firma di Rossella Tercatin sul futuro che si prospetta davanti all’Ungheria di Orban e alla sua permanenza nell’Unione europea: a parlarne, Edith Bruck, 85 anni, scrittrice sopravvissuta alla Shoah, e il politologo Antonio Villafranca. Secondo la Bruck, “con un nazionalismo esasperato come quello che anche la grande maggioranza della popolazione ha dimostrato di condividere, non si capisce nemmeno perché gli ungheresi stessi nell’Unione Europea dovrebbero volerci restare”. “Purtroppo – aggiunge – questo tipo di tendenza non è presente solo in Ungheria: mi pare che nazionalismo e desiderio dell’uomo forte al comando stiano tornando in tutto il mondo, Italia compresa”.
(Fonte Pagine Ebraiche)

Andrea Malavolti

Scrive M.Conti:
Grosseto e Via Almirante

A Grosseto la giunta comunale di centro destra, ha di nuovo ferito la memoria della resistenza, intitolando una via a chi si è reso responsabile di gesti gravissimi, anche in questa terra,

Dopo la bocciatura nel febbraio scorso, da parte della maggioranza di centro destra della mozione sui valori dell’antifascismo e della convivenza civile, assistiamo all’ennesimo affronto a questa città, dove la bandiera antifascista e i valori della resistenza sono sempre stati alti, dove Socialisti e comunisti, hanno combattuto per un paese libero e democratico.

M.Conti

Scrive Aldo Boraschi:
Nuove ipotesi di governo

Un colloquio tra un qualunquista e un altro qualunquista (Di Maio e Salvini) occupa intere pagine di tutti i giornali e settimanali con toni del tutto simili a quelli che hanno accompagnato gli incontri tra Israele e Palestina.

Ma nessuno si deve allarmare. Anzi. Lo scollamento tra società e politica ha raggiunto limiti talmente alti che alla frenesia isterica della prima, corrisponde appena un fremito della seconda, geneticamente catatonica.

Ma su questo leggerissimo fremito, purtroppo, sono sintonizzati tutti i sismografi dell’informazione (e dei social in particolare).

Massimo Cacciari, tempo fa, con felice intuizione, definì l’agone politico come un “un caos immobile”.

I fatti di questi giorni sembrano però dar torto all’acuto maitre a penser della politica italiana. Infatti, da Brunico a Trapani, da Bari a Domodossola, carovane di cronisti/e e sciampisti/e (non vorrei che la Boldrini se ne avesse a male), intasano autostrade e tangenziali per raccogliere dichiarazioni surreali.

Il tenore è questo: Toni è d’accordo con Pino, ma disposto ad incontrare Ciccio, purché non discrimini Berto. Sono quindi interessati a Gianni, ma non ostili Nando.

Nel frattempo in Siria succede, incidentalmente, qualcosa di importante e gli operai vanno in cassa integrazione.

Di questo, certo, ne parlerà Giobatta a Breccanecca, potete scommetterci.
Certo, se ne parlerà in un conclave, aperto a Renzo, ma non ostile a Mimmo O’Meccanico…

Aldo Boraschi

Scrive Romeo Tarone:
Lettera aperta al Presidente della Repubblica

Illustrissimo Presidente Mattarella,
quante volte, avete dato risalto al problema della disabilità, un problema che affligge migliaia di famiglie Italiane. Ma a prescindere dai vostri appelli, i disabili gravissimi vivono ancora in condizioni disagiate, nei giorni scorsi un padre ha deciso di porre fine alla vita della propria figlia disabile grave, un problema che le famiglie cercano di risolvere in tutti i modi, ma a volte vengono circondate da uno sconforto, che lacera la voglia di vivere e di combattere contro la malattia. Per questo vi chiedo ancora una volta, di fare un appello al buon senso delle Istituzioni della Repubblica, affinché affrontano in modo significativo e umano, il problema dei disabili più gravi, in una Nazione democratica , non si può e non si deve girare la faccia, verso questioni di rilevanza umana, e sempre dimenticate da tutte le Istituzioni Governative.

Romeo Tarone
Coordinatore Movimento Italiano Disabili Ariano Irpino- Zungoli

Scrive Manfredi Villani:  
Attacco in Siria, pregiudizio apodittico

Il segretario generale dell’ONU,Antonio Guterres,già primo ministro socialista del Portogallo,ha ricordato nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ,dopo il raid del 13 aprile 2018 deciso dagli USA,con l’appoggio di Francia e Gran Bretagna che la Siria è un Paese vittima di potenze straniere.Il Presidente Trump ha twittato”Missione compiuta”,senza vergognarsi che la sua iniziativa goliardesca d’attacco è un pregiudizio apodittico.Per la Russia l’attacco è “aggressione”. La Siria sta pagando le alleanze regionali e gli interessi all’occidente. Siamo in presenza di un obbligo che esiste e va rispettato come si debba agire coerentemente con la Carta dell’ONU e con il diritto internazionale.I bombardamenti in Siria,perpetrati con missili ed aerei,hanno colpito nella notte di venerdì laboratori di produzione di armi chimiche e depositi di armi non convenzionali nelle regioni di Damasco e Homs. L’attacco è avvenuto proprio mentre stava per iniziare in Siria la missione degli ispettori dell’ONU chiamati ad indagare sull’uso delle armi chimiche attribuito al regime di Damasco. Siamo in presenza della manifestazione di potere dell’Occidente-che alimenta il commercio delle armi-e degli alleati sauditi nella regione perchè sarebbe assurdo che la Siria usi armi letali proprio mentre il suo esercito ha riconquistatola regione di Ghouta. In effetti l’attacco contro obiettivi militari in Siria è sbagliato perchè non cambia niente. La Russia aveva assunto l’impegno formale ad occuparsi dello smantellamento dell’arsenale chimico siriano.Il pregiudizio ha portato a fare anche la Francia e la Gran Bretagna a fare un gesto molto rischioso che avrebbe potuto alimentare altre possibili escalation.Comunque scopriamo le prime polemiche negli USA in quanto Trump avrebbe sferrato l’attacco alla Siria senza ottenere prima un’autorizzazione del Congresso,violando così la Costituzione americana.

Manfredi Villani

Scrive Luigi Mainolfi:
Avellino merita altro

Da un po’ di tempo, appena tento di seguire un dibattito televisivo, scatta l’esigenza di evidenziare la differenza, e le sue cause, tra i politici di una volta e quelli, che, oggi, vogliono essere giudicati salvatori della Patria. L’esigenza è aumentata da quando, ad alcuni dibattiti, ho visto la presenza di Pomicino, Mastella, Scalfari e qualche altro della Prima Repubblica, che, nonostante una loro non lusinghiera nomea, sono apparsi giganti rispetto ai nani attuali. Sono partito dalla convinzione che una persona, che pretende di essere qualificata come politico, deve conoscere diverse discipline e anche il territorio, nei suoi tre aspetti ( animale, vegetale e minerale), per poter costruire proposte per lo sviluppo sociale ed economico. Deve cercare di capire, anche, cosa propongono le forze politiche avversarie e concorrenti. A questa convinzione, ho adeguato il mio agire politico. Infatti, non mi sono limitato a fare “l’uomo di partito” , il testimone di ideologie o il “Cipputi”, ma il mio impegno mi spingeva verso tutti i settori e verso il come cercare di concretizzare idee e programmi.

Mi sono interessato anche dell’informazione, ritenendola uno strumento indispensabile per apprendere ed approfondire. Oltre a collaborare alla nascita di alcuni periodici, tipo “ Il Paese” di Andrea Preziosi, ho sempre cercato di conoscere le idee e le proposte altrui, grazie ai quotidiani provinciali. A tal fine, cercavo di leggere gli articoli degli altri operatori politici e non solo, anche per essere preparato nei frequenti incontri o confronti e per orientare l’azione degli Enti, nei quali eravamo politicamente impegnati. Purtroppo, spesso mi è toccato constatare che presunti politici, incominciavano a cercare di capire i problemi solo dopo essere stati eletti o nominati, facendo esperienza sulla pelle degli amministrati. Quello che sono costretto ad osservare, da molti anni, mi ha fatto convincere della “superficialità facoltativa e presuntuosa” della quasi totalità degli attuali aspiranti a cariche politiche.

Per capirne la causa, mi sono deciso ad osservare il comportamento degli uscenti e di quelli, che vogliono entrare, per organizzare un loro curriculum. Cosa che bisognerebbe conoscere per decidere chi scegliere. Sono partito dal ricordare ciò, che scoprii tanto tempo fa. De Mita, Bianco, Gargani, Mancino e D’Ambrosio mi fecero capire che leggevano i miei articoli. Cosa che mi sorprese e che considerai un onore. Ricordo, con piacere quello che mi disse De Mita: – Quando scrivi sembri Pirandello, quando agisci, sei birichino. Risposi:- Presidé, con un concorrente come Voi, come faccio a non essere birichino? Dissi a me stesso:- Questi leggono tutto. E, li presi come esempio, da seguire. Questo preambolo, non per vanità, ma perché ho l’impressione che gli attuali “ aspiranti” o titolari di cariche, regionali, provinciali e locali, dimostrano di non ritenere utile leggere i giornali. Basta ascoltare le dichiarazioni televisive. Perché questa convinzione? Ogni mattina, sfoglio i giornali locali alla ricerca di articoli utili alla comprensione del clima politico provinciale. Al di la di interessanti articoli di persone autorevoli, ma non coinvolte nella gara politica, non c’è quasi niente. Sarei grato a chi mi indicasse scritti di qualcuno degli aspiranti sindaci di Avellino.

Non mi capita mai di leggere commenti ad articoli, che io trovo interessanti e dai quali traggo spunto per le mie considerazioni. Spesso, mi viene da fare una battuta:- Prima, la politica serviva a far cresce la cultura del popolo, oggi , i padroni della società consigliano di diventare simpatici, anche se inconcludenti. La conseguenza di tale mentalità è l’analfabetismo strumentale, che significa non saper leggere la società e non capire i suoi problemi. Quindi, non ci possono essere proposte per risolvere problemi che non si conoscono. In sintesi, potremmo dire che si preferisce più improvvisare, che programmare, per la qualcosa, come diceva Einaudi, “bisogna conoscere”. Il 10 giugno 2018, si deve votare per il rinnovo del Consiglio Comunale di Avellino. In giro, si sentono nomi di aspiranti Sindaci , in rappresentanza di Partiti e di liste civiche.

Delle problematiche della Città, nemmeno una sillaba. Intanto,la situazione è drammatica: riduzione dei residenti, migliaia di appartamenti sfitti e riduzione del loro valore, giovani laureati disoccupati, aumento degli anziani soli, l’attività commerciale viene indebolita dalla concorrenza di Amazon, una Sanità non entusiasmante, un Teatro, da luogo di arte e cultura a Cimitero, un traffico caotico e inquinante, Enti di Servizio non controllati ,il territorio della periferie trascurato e inutilizzato, piante organiche dei vari Enti borboniche, corrotte e costose, un rapporto oscuro tra il Comune e le Cooperative dei servizi,ecc. Domanda:- Chi ha dimostrato di avere un progetto per fare rinascere e amplificare il fascino di Avellino? Quasi tutti pensano che sia sufficiente criticare gli altri, senza pensare che l’interlocutore possa chiedergli :-E, TU? Povera Avellino!

Luigi Mainolfi

Scrive Antonio Ciuna:
Referendum, una bocciatura deleteria

Gentile Direttore Mauro Del Bue,

l’insensato, assurdo e anacronistico logoramento attuato nel tempo dai massimi esponenti della Sinistra Italiana che hanno continuamente osteggiato, con scarso senso politico, la politica dell’allora Segretario Democratico Matteo Renzi, anche se sotto alcuni aspetti poteva essere soggetto di critica, si aveva il dovere di assecondarla per evitare in prospettiva che lo stesso partito subisse nel tempo gravi ripercussioni negative come poi in effetti si è verificato.

La bocciatura del Referendum del dicembre 2016 è stata deleteria per la politica italiana. Se fosse stata approvato avrebbe potuto consentire la modifica della parte seconda della nostra Costituzione con il grande vantaggio e della eliminazione di un ramo del Parlamento e in conseguenza si sarebbero accorciati i tempi di approvazione delle Leggi,. in particolar modo quelle riguardanti  le Riforme dello Stato e si sarebbero ridotte le spese della Politica

Le recenti elezioni politiche per il rinnovo dei due rami del Parlamento Nazionale hanno fatto emergere e rafforzato forze politiche populiste che singolarmente però non sono in grado di raggiungere una forza parlamentare di maggioranza che possa consentire di eleggere un nuovo governo per il nostro Paese.

Il caos politico che si è generato è uno dei più gravi della nostra storia nazionale. Nell’esaminare i programmi politici delle forze populiste che tentano di allearsi fra loro per realizzare una maggioranza politica parlamentare, sono quanto mia utopistici ed irrealizzabili perché non rispettano le più elementari leggi dell’economia politica.

Si ha l’impressione di trovarsi nel paese di Bengodi o della Cuccagna o di Pinocchio che semina monete d’oro. Il tagliare le tasse,elargire sussidi alle famiglie più bisognose,dare a tutti gli aventi diritto il reddito di cittadinanza,aumentare le spese e del servizio sanitario e per la scuola e per ristrutturare gli edifici scolastici in precarie condizioni di stabilità e per mettere in sicurezza tutto il territorio nazionale e per garantire nei quartieri delle città la presenza fisica degli agenti della Pubblica Sicurezza,pagare le penali per la mancata realizzazione delle grandi infrastrutture strategiche, peraltro già appaltate :terzo valico per il collegamento dei trasporti dal Centro Europa con il porto di Genova,alta velocità tra Francia e Italia,Ponte sullo Stretto di Messina,diminuire i Debito Pubblico occorrono ingenti risorse finanziare che non potranno mai essere coperte dalla riduzione degli emolumenti dei parlamentari,delle alte cariche dello Stato,dalla riduzione e delle spese della politica,e dei servizi pubblici e della burocrazia e chiedere alla Comunità Europea tolleranza nel superare l’indice del 3%nel rapporto del Deficit con il PIL. Tutto sa di fantascienza economica e politica.

L’andare a nuove elezioni non risolverà il nostro grave problema economico e politico. C’è solo la speranza che i migliori studiosi di economia politica ci indicano la strada migliore per uscire dalla attuale crisi economica della nostra Nazione.

Cordiali saluti

Antonio Ciuna

Scrive Andrea Zirilli:
 La loro libertà

Qualche settimana fa sono andato allo Stadio per vedere una partita di calcio. Ho comprato dei biglietti di curva e ho portato mia figlia di 7 anni. Intorno a me due diverse generazioni: alla mia sinistra un gruppo di quattro ragazzi tra i 15 e i 17 anni, sotto di me al lato destro un gruppo di tre quarantenni. I gruppi erano formati da uomini e donne.

Quello che mi ha colpito di tutti i gruppi era il disinteresse completo per la partita: avevano solo la voglia di stare assieme e (citando uno dei quarantenni) “spaccarsi a bestia”!
Prima della partita, la media era di almeno 3 birre per ogni persona dei due gruppetti. Al fischio d’inizio i 3 “caciaroni” dei due gruppetti, tirano fuori il tabacco, le cartine e il loro pezzettino di fumo con una normalità disarmante e da lì un rito veloce e ripetitivo per i due gruppi: prendono una noce di tabacco mista a fumo, la squagliano con l’accendino e la sfilacciano nel palmo della mano. Arrotolano la cartina, inseriscono il filtro e girano la sigaretta tra le dita in modo che il tabacco misto a fumo potesse scorrere uniformemente. Poi il rito dell’accensione e il passaggio tra i membri dei vari gruppi.

Tutto nella completa normalità con quel l’odore acre che aleggiava in libertà. Purtroppo accanto a noi avevo mia figlia e un suo amichetto e che per la libertà di questi ragazzi di spaccarsi a bestia, sono stati costretti a respirare il loro fumo per 2 ore. Ragionando sull’accaduto si capisce che gli assuntori di cannabis non sono più identificabili con un unico ceto sociale e si distribuiscono in tutte le classi e in tutte le fasce di età, senza distinzioni di sesso. È cambiata la percezione della droga che dissociandola dall’immagine dell’eroinomane emarginato, è vista come una sostanza del tutto compatibile con una normalissima vita. Si sa che presenta dei rischi, anche se prevale un’idea d’innocuità di queste sostanze e un’atmosfera di normalità che si sta diffondendo. Sono sostanze che facilitano la socialità e non sono sostanze da inoculare e quindi non lasciano segni visibili.

Il mondo del consumo è spesso caratterizzato dalla poliassunzione, abbinato anche con sostanze “lecite”: si beve alcol e alla fine con una canna ci si rasserena gli animi. Sono cambiati gli assuntori, ragazzi e ragazze giovani che studiano o lavorano ma anche professionisti di fascia alta. Cambiano anche i luoghi di consumo, non solo durante le partite, i rave e in discoteca, ma anche tra le mura domestiche.
Ciò che preoccupa è che tutto questo avviene davanti a tutti, senza preoccupazioni: è normale.

Alla fine della partita ho contato almeno una media di otto birre e di quattro canne per uno.
Una domanda per chi legge: questi due gruppetti fumavano perché il prodotto era proibito o perché soddisfavano un bisogno (quello di spaccarsi)? La proibizione è legata all’offerta, ma l’offerta esiste perché c’è una domanda e la domanda c’è, non perché il prodotto è proibito, ma perché corrisponde ad un bisogno la cui origine è psicologica e sociologica. La domanda di droga se non affrontata in maniera adeguata continuerà a crescere.

Andrea Zirilli

Scrive Luigi Mainolfi:
Tutto da rifare

Una volta si diceva che ì liberisti sapevano produrre la ricchezza, ma non sapevano distribuirla, mentre i comunisti sapevano distribuirla, ma non sapevano crearla. Non era una bestemmia. Lo stesso Lenin, il 17.3.1922, disse che i comunisti non erano in grado di gestire i processi economici. A farmi balenare, nelle mente, questi ricordi , sono state le stupidità sfornate dagli eletti improvvisati del 4.3.2018. Per chi è abituato a partire dalle condizioni generali del Paese, per capire cosa va posto in essere per migliorarle, in una logica riformista e democratica, sono improvvisazioni comiche, le cose che si sentono e quelle che si leggono . Ho detto altre volte che, in politica, una proposta va inquadrata in un programma complessivo. Il prospetto del Prof. Marrama, allievo di Caffè, faceva capire che i costi sono influenzati dalle entrate e le entrate sono influenzate dallo sviluppo, che, a sua volta, è influenzato dalle politiche sociali, economiche, sindacali e dai rapporti internazionali. Tutte le voci di un bilancio si influenzano reciprocamente. Inoltre,in un mondo globalizzato, la qualità della politica richiede più conoscenze e autorevolezza internazionale. In Italia, la politica, da molti anni, viaggia in senso antiorario. Proporre il reddito di cittadinanza e la Flax Tax, senza valutare ciò, che sta a monte e ciò, che si può provocare a valle, è propaganda elettorale alla Lauro o alla frittura di pesce di De Luca. Da dove, viceversa, bisognerebbe partire? Dalle debolezze economiche, sociali , territoriali e ambientali. Quali sono? Prima di elencarle, devo chiedere di cancellare dalla nostra mente le seguenti voci: debito pubblico, disoccupazione, fuga dei cervelli e cose affini. Perché sono effetti, destinati a crescere, se non si neutralizzano le cause. Purtroppo, le capere televisive e i loro ospiti dimostrano di non conoscerle. Veniamo alle cause: 1) Gli imprenditori, che, spinti dagli orrori della burocrazia, dai costi obbligatori ingiustificati e da un sindacalismo irresponsabile, hanno trasferito altrove le loro attività, eliminando milioni di posti di lavoro; 2) Dagli anni 60, l’esplosione di un consumismo arruffone, da “pezzenti sagliuti”, ha provocato un consumo esagerato di risorse ambientali, togliendo migliaia di ettari di terreno fertile all’agricoltura, distruggendo paesaggi incantevoli e Km di coste e disgregando le Città. Una politica urbanistica pilotata ha fatto, anche, peggiorare la qualità della vita. L’effetto moltiplicatore positivo degli anni del boom è diventato negativo, provocando la morte di oltre il 50% delle imprese edili e la perdita di circa il 50% delle unità lavorative; 3) L’aumento esagerato dei costi per le utenze familiari ( Luce, Gas, Acqua , Rifiuti, Telefoni e Cellulari) e l’obsolescenza programmata dei servizi casalinghi, hanno provocato una diminuzione dei consumi; 4) Una Sanità lacunosa e provocatrice di un aumento delle disparità tra Nord e Sud; 5) Una scuola organizzata per i Clienti dei sindacati , dei Baroni e degli avventurieri politici, senza fare orientamento intelligente, anzi confondendolo con la pubblicità; 6) L’aumento dei ticket sanitari e la riduzione delle esenzioni, che hanno danneggiato milioni di famiglie; 7) L’assenza della volontà di diventare europei; 8) Un manicomio tributario ingiusto e alleato degli evasori e una burocrazia ignorante e presuntuosa; 9) Una Giustizia inadeguata alla società moderna, che, con i tre gradi di giudizio, è come se moltiplicassimo per tre il numero delle Leggi., che è elevatissimo; 10) L’inserimento nella società italiana di altre negatività. Tutti i migranti che cercano l’elemosina, diventeranno un costo per la società futura. Una domanda ai buonisti:- I mendicanti si stanno integrando o si stanno allenando per vivere alle spalle delle pie donne e dello Stato? ; 11)L’inconsistenza del nostro Paese sulla scena internazionale. Mi fermo, per cercare di esaminare ciò che propongono le forze politiche che, in base ai risultati elettorali governeranno la nostra amata Italia. I 5Stelle hanno chiesto voti, sbandierando il reddito di cittadinanza e la fine dei vitalizi. Due voci, che non creano ricchezza, ma ,il primo, migliore distribuzione e il secondo, solo recupero. E, non è sicuro che il reddito di cittadinanza faccia aumentare i consumi. La lega si è fatta portabandiera dei cittadini, che vedono, nell’invasione dei migranti, una minaccia per la sicurezza e un indebolimento della capacità di contrattazione dei lavoratori italiani. Atteggiamenti , che non hanno niente di razzista. Bene, ma è solo un particolare della vita economica e sociale. La Flax Tax , non semplifica il manicomio tributario, che richiede un’altra medicina, che può essere prodotta da un’altra logica della convivenza. Infine la lotta alla corruzione è un’espressione usata da tutte le forze politiche, ma più si afferma di volerla lottare e più essa aumenta. Il povero Bartali avrebbe detto:-E’ tutto da rifare. Perciò, ci vogliono forze politiche non improvvisate e con una base culturale riformista ed europea.

Luigi Mainolfi