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Lettere Direttore

Scrive Andrea Malavolti:
L’anniversario dell’eccidio
delle Fosse Ardeatine

Caro Direttore,
nel 73esimo anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine le più alte cariche dello Stato hanno reso omaggio alle 335 vittime del commando nazista guidato da Erich Priebke. Una pagina di Memoria che è parte integrante del nostro presente, come si è voluto sottolineare con una nuova iniziativa lanciata proprio oggi: l’inaugurazione del sito web mausolefosseardeatine.it nato da un’idea del Ministero della Difesa e della Regione Lazio con la collaborazione dell’Associazione nazionale famiglie italiane martiri caduti per la libertà di Patria. “Un progetto fondamentale per condividere con voi, ragazzi, quello che è successo in questi luoghi e il tragico insegnamento che ne deriva” ha sottolineato Rosina Stame, presidente Anfim, dopo aver deposto una corona insieme al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Numerose le scuole presenti oggi alla commemorazione, segnata come di consueto da una rilevante partecipazione ebraica.

Andrea Malavolti

Scrive Andrea Malavolti:
Una Francia sottomessa

Caro Direttore,
con “Les Territoires perdus de la République” lo storico francese Georges Bensoussan denunciava già nel 2004 la fabbrica di odio, di antisemitismo e di sessismo che devastava le periferie francesi. Queste ampie aree che sono ormai divenute i territori proibiti della Repubblica hanno visto infine crescere la minaccia terroristica che ha cambiato la storia e la politica della Francia.
Insegnanti, infermieri, assistenti sociali, sindaci, educatori e poliziotti testimoniano dell’impossibilità di compiere il loro lavoro. Confrontati alla violenza quotidiana, abbandonati dallo Stato, dimenticati dai politici, questi protagonisti della vita pubblica sono ostaggio di una forma inaccettabile di intimidazione.
La nuova inchiesta di Georges Bensoussan aggiorna questo quadro drammatico e misura gli effetti dei settarismi che mettono ogni giorno sempre più in pericolo la democrazia.
Una denuncia di grande attualità, soprattutto di fronte all’appuntamento elettorale che rischia, dopo anni di passività nei confronti dell’estremismo islamico, di portare alla vittoria una destra populista e antisemita.
“Une France soumise” non è solo una denuncia, ma anche un’opera collettiva che Bensoussan ha coordinato con molti studiosi e che apre con la luminosa prefazione della scrittrice, filosofa e femminista Elisabeth Badinter. Solo il suo appello a salvare la Francia e a salvare l’Europa valgono una lettura appassionata.

Scrive Mario Michele Pascale:
Ecco perchè ho deciso
di lasciare il Psi

Cari compagni,

ho deciso di lasciare il Partito Socialista Italiano.

Lo faccio dopo l’appuntamento congressuale, presa visione delle direttrici del partito. Prima del congresso, dalle pagine de L’Avanti, avevo chiarito il mio pensiero. O si andava ad un rafforzamento del fronte del socialismo europeo, quindi alla creazione di un unico contenitore politico, o si faceva una scelta autonomista, che presupponeva una organizzazione diversa, meno territoriale, meno feudale, più ideologica e con un orizzonte ben definito in grado di dare risposte alle sfide del futuro.

Il congresso, invece, ha fatto l’unica cosa che non doveva fare: evitare di decidere. Si è iniziato con l’elogio dell’eterna e disgraziata rosa nel pugno, che non decollò all’epoca e non vedo perché dovrebbe decollare ora. Abbiamo proseguito, nel dibattito congressuale, beatificando quel “Campo Progressista” di Pisapia che è stato marginalizzato dalle scissioni del PD, che gli hanno tolto gran parte dello spazio politico. Abbiamo chiuso con un avvicinamento a dir poco incestuoso ai nuovi moderati di centro ex UDC. Cicchitto, intervenendo ai lavori, ha fatto bella mostra di sé, ricevendo i complimenti e l’interesse di gran parte del nostro gruppo dirigente. Ora, per quanto si cerchi di ciurlare nel manico della dialettica hegeliana, mascherando l’indecisione e la paura di scegliere auspicando una grande alleanza, per forza di cose attaccata con il nastro adesivo, “che vada dai Popolari Democratici al Campo progressista”, è evidente che la faccenda è utopica ed irrealizzabile al pari “dell’unica chiesa cha va da Che Guevara a madre Teresa”. Insomma, per l’ennesima volta abbiamo perso tempo eludendo il vero nodo gordiano.

Mi rendo conto che, non avendo chiara la nuova legge elettorale, si cerchi di non sbilanciarsi. Ma uno straccio di posizione, nella vita, bisogna pure averla. Turati è una cosa, Don Abbondio un’altra.

Taluni dicono che questo congresso è stato un successo perché “crocevia di politica”. Faccio sommessamente notare che la politica si fa nell’Agorà, che è una piazza e non un crocicchio. Agli incroci, come ogni buon manuale di magia nera ci può dire, si evocano i demoni, che magari ti assecondano pure, ma poi vincono sempre loro, portandoti via l’anima…

Rimango basito perché il baricentro del partito è ancora la centralità degli amministratori locali. “Un sindaco che viene da noi” è valutato come un successo di capitale importanza. Va bene. Ma faccio notare che di tanti “sindaci che sono venuti da noi”, la maggior parte ha preso un taxi per approdare altrove. Di tanti notabili “con i voti” che sono transitati sotto le bandiere del Psi, ben pochi sono rimasti, dopo aver fatto i loro comodi. Si persevera in un errore fatale. Dopo cento venti anni di storia ci riduciamo a lista civica. Mentre dovremmo essere un partito, che è un’altra cosa. Questo congresso ha di nuovo avallato la linea degli amministratori locali al centro. Perdiamo così in prospettiva politica e progettazione del futuro.

Resto della mia idea. Una scelta nella vita va fatta e bisogna agire di conseguenza.

Dopo tanto civismo e movimenti, presi, alla veneranda età di 42 anni, la mia prima tessera di partito. Quella del PSI. Il mio reclutamento avvenne su due direttrici precise, che mi enunciò, all’epoca, Gerardo Labellarte:

a)      I socialisti sono SOLO ED ESCLUSIVAMENTE quelli iscritti al Psi

b)      Il Psi è un partito di sinistra (è la sinistra) che non esce dal campo del socialismo europeo

Oggi, sentire dare del “compagno” a Cicchitto, che un tempo fu socialista, ma che è stato alla corte di Berlusconi per poi scoprirsi cattolico centrista, è deprimente. Scopriamo che i socialisti non sono più quelli iscritti al partito, ma esiste una rete trasversale di simpatie ed empatie. Non oso chiedere a cosa sia dovuta …

Faccio presente, inoltre, che l’alleanza con i radicali o con Campo Progressista rompe il fronte unitario del socialismo europeo. Questo è un fatto.

Io un minimo di spina dorsale me la ritrovo e faccio la mia scelta, etica e morale, non ravvisando più unità di intenti tra la mia coscienza, il mio modo di intendere il socialismo, e la “non linea” espressa dal congresso del Psi.

Fin qui le mie motivazioni. Ora i ringraziamenti perché, al di là delle divisioni e dei problemi, la mia esperienza nel Psi ha avuto anche molti lati positivi che vanno ricordati. Il primo va a coloro i quali mi sono stati compagni di attività, battaglie, discussione ed elaborazione teorica. Regina D’Eramo, Marco Andreini, Graziano Luppichini, Enrico Ricciuto, Roberto Bulgarini e a tutti quei compagni che hanno sostenuto il documento di Salerno e le sue conseguenze. Ringrazio il compagno Roberto Sajeva, con il quale dal fioretto siamo passati all’amicizia e i ragazzi della Federazione dei Giovani Socialisti. Sono loro il nostro futuro. Ringrazio i nostri parlamentari: Enrico Buemi, Pia Locatelli ed Oreste Pastorelli. Con Buemi abbiamo portato avanti la battaglia per salvare il Salone del Libro di Torino. Con la Locatelli abbiamo cercato di incidere sull’ultima legge finanziaria a favore dell’arte. Con Pastorelli si è fatto presente il gravissimo problema rappresentato dall’amianto a Civitavecchia. Tutte battaglie importanti. Sia lode, inoltre, al direttore dell’Avanti, Mauro Del Bue, e a tutta la redazione del nostro organo d’informazione. Per quanto scomode ed irriverenti siano state le mie posizioni esse hanno sempre trovato spazio sul nostro giornale on line. Grazie a Sandro Fontana per la sua saggezza. Grazie anche a tutti coloro i quali hanno, anche silenziosamente, condiviso e dibattuto le mie idee.

Oggi voglio stabilire anche un primato: sarò il primo che esce dal PSI senza parlare male di Riccardo Nencini. In lui ho trovato, al di là degli esiti delle scelte politiche, sempre attenzione e cortesia.

In ultimo voglio salutare coloro i quali godranno di questa mia scelta. Cari amici (compagni sarebbe troppo) ho cercato di farvi capire che la politica non è usare il bastone pesante: prima o poi arriva qualcuno che avrà un bastone ancora più pesante del vostro e ve lo suonerà in testa. In politica contano tre cose: i voti, le capacità organizzative e la visione intellettuale. Chi reputa la politica solo l’elezione di tizio alla carica amministrativa, scambia il PSI con un’azienda. Un partito che è solo capi area e forza vendita è destinato all’estinzione.

Fraterni saluti a voi tutti

Mario Michele Pascale

Scrive Manfredi Villani
Un programma politico non si inventa, si vive

Carissimo compagno Riccardo,
mi  pregio esprimerti tantissimi complimenti ed auguri per la tua riconferma a Segretario del Psi. Concordo con la narrazione congressuale della Redazione Avanti! Sono convinto della bontà di “Una comunità nel rispetto”. Certamente dobbiamo ricominciare a Milano una rilettura dei meriti e dei bisogni. A tal fine ripeto una massima di Don Luigi Sturzo: Un programma politico non si inventa, si vive.

Manfredi Villani

Scrive Antonio Ciuna:
Euro, la follia di chi vuole uscirne

Gentile Direttore Mauro Del Bue,
Uscire dall’euro (U.M.E.) non è semplice perché tale azione politica non è prevista in nessun trattato della Comunità Europea. Ciò non vuol dire che un Stato Sovrano non possa più rinunciare all’euro e ritornare a emettere la propria moneta nazionale di un tempo.

E’ bene chiarire subito che se uno Stato membro dell Comunità Europea vorrà uscire  dall’euro, i tempi per realizare l’uscita saranno certamente molto più lunghi e più complicati di quelli  che saranno necessari per la BREXIT della Gran Bretagna, in quanto detta facoltà risulta già inserita  nel Trattato di Lisbona.
Alla luce di quanto sopra è  importante far presente che la Gran Bretagna, anche se è stata membro della Comunità Europea, ha continuato a utilizzare la sterlina anziché l’euro.  E’ da prendere in considerazione inoltre che l’economia reale e politica della Gran Bretagna,la quale non ha un alto debito pubblico, è molto più forte della nostra economia
Non sfugge certamente a nessun responsabile delle forze politiche nazionali i gravissimi rischi che l’Italia correrebbe non appena si dovesse solo accennare e attivare  la lunga procedura  per abbandonare l’euro.
Deve essere quindi a tutti chiaro che i grandi speculatori finanziari nel mondo, che in atto possiedono oltre il 40% dei nostri Titoli di Stato (una buona parte del Debito Pubblico) ne chiederanno il rimborso per non subire nel tempo l’inevitabile deprezzamento  dei titoli stessi. L’Italia in mancanza di investitori e di liquidità non potendo subito mettere in circolazione la propria moneta sarà costretta a emettere nuovi Titoli di Stato ad un tasso di interesse più elevato che farà crescere il Debito Pubblico, quindi c’è il fondato rischio che il nostro Stato possa  fallire ancora prima dell’uscita dall’euro, come si è verificato anni fa, anche se in maniera diversa, sulla grave svalutazione del Peso Argentino .
E’ certo che molti capitali nazionali si trasferiranno all’estero e rimarranno all’estero anche i capitali provenienti dalle nostre esportazioni e difficilmente i grandi capitalisti stranieri investiranno i loro capitali in Italia se non saranno coperti e assicurati dal dollaro  o dall’euro .Altrettanto difficoltà avranno le nostre Imprese che sono indebitate con le imprese e le banche straniere.
Si è tutti coscienti che l’inflazione sarà inevitabile ed è prevedibile che all’inizio raggiungerà dal 35% al 40% e i piccoli risparmiatori, per tutelare i loro modesti depositi unitamente ai capitalisti, cercheranno in tutti i modi di portare all’estero i loro piccoli o grandi capitali, per evitare che vengano dimezzati del loro valore. Le banche saranno quindi nelle condizioni di liquidità monetaria per poter fronteggiare in breve tempo  la restituzione dei  risparmi ai propri clienti ? Deve essere chiaro a tutte le forze politiche che nel nostro Paese si provocheranno delle  ulteriori gravi crisi economiche e  per la rivalutazione dei salari e per il fallimento di molte imprese.
Pertanto non posso ritenere che tali forze politiche vogliono realmente che il nostro Paese esca e dall’euro e dalla Comunità Europea e ritengo invece che per accattivarsi gli elettori e cavalcare il malcontento generale lanciano continuamente slogan elettorali brevi ma incisivi :  “usciamo dalla Comunità Europea, l’euro danneggia la nostra economia” ” sopprimiamo le indennità dei parlamentari”  “eliminiamo gli enti inutili”  “garantiamo un salario minimo a tutti i cittadini”
L’affermarsi del populismo e del nazionalismo non farà crescere né il nostro Paese né l’Europa. L’Europa rischia di disintegrarsi e potrebbero  rigenerarsi ambizioni territoriali e richieste delle etnie locali per ricongiungersi alla madre Patria,tutte azioni politiche quanto mai pericolose, che in passato sono state concause di conflitti in tutta l’Europa.
Non si comprende la necessità di tornare indietro  di molti decenni nella storia europea. Tutti siamo consapevoli che la crisi economica è scaturita dalla crisi mondiale e dalla nostra esclusiva incapacità politica, negli anni passati ,di affrontare e risolvere i nostri antichi e gravi problemi che derivano dalla mancata attuazione delle riforme,dalla mancata riduzione del Debito Pubblico,dagli insufficienti investimenti nel realizzare importanti infrastrutture che avrebbero potuto contribuire ad aumentare la ricchezza nazionale. Cercare di attribuire ad altri la responsabilità delle nostre attuali difficoltà economiche è fuori da ogni logica e dalla reale storia dell’Europa.
Se l’Italia e gli stati membri della Comunità resteranno uniti,l’Europa potrà avere ancora un ruolo importante nella storia dell’umanità altrimenti saremo le eterne cenerentole e dovremo sottostare alle leggi economiche dei Paesi più forti nel mondo.
Antonio Ciuna

Scrive Andrea Malavolti:
L’attentato di Orly e i quotidiani italiani

Caro Direttore,
l’attacco all’aeroporto di Orly riaccende l’attenzione dei giornali sul tema della sicurezza. Secondo Repubblica, i vertici della sicurezza nazionale restano convinti che il terrorismo jihadista colpirà anche in Italia. Non è fatalismo, viene spiegato, “ma l’analisi dei segnali aggiornata continuamente e che mostra aspiranti kamikaze privi di armi ma capaci di usare qualunque strumento per cercare di uccidere: un coltello, un auto, un camion”. Una minaccia che si cerca di contrastare ogni giorno, con ottomila soldati a presidiare piazze e monumenti e con la richiesta agli agenti di girare sempre armati, anche quando sono fuori servizio.

Il Messaggero tra gli altri dà voce ad alcuni esperti di sicurezza degli scali. Tra le maggiori criticità al riguardo l’impossibilità di verificare tutte le auto che entrano nel perimetro dell’aeroporto, come si fa in Israele, o di piazzare i metal detector all’ingresso dell’aerostazione, come si fece, ma solo per alcune settimane, a Bruxelles dopo l’attentato del 22 marzo dello scorso anno. Misure che, viene detto, creano un rischio supplementare: provocano code e file di persone al di fuori degli edifici, “che diventano a loro volta facili obiettivi dall’esterno”.

“I piccoli incidenti si stanno moltiplicando e credo che la tensione sia destinata ad aumentare. Le elezioni francesi sono cruciali, i vertici dell’Isis cercheranno di influenzarne l’esito con una campagna di attentati. La sicurezza è destinata a tornare al centro della campagna” dice al Corriere l’intellettuale francese Pascal Bruckner, recente autore di un saggio sull’islamofobia.

Si legge infine su Libero: “Calma, camerati e nostalgici del Duce. Benito Mussolini avrà avuto certo delle virtù. Ma, anche a prescindere dalle abominevoli leggi razziali, ha avuto un torto immarcescibile: è stato lo statista che ha trasformato l’Italia in un avamposto filomusulmano del mondo occidentale. Quasi quasi è stato un leader italo-arabo, le cui conseguenze si stanno trascinando ancora oggi, dato che siamo la terra di approdo privilegiata da qualunque migrante della Mezzaluna”. (Dalla newsletter Pagine Ebraiche)

Andrea Malavolti

Scrive Andrea Malavolti:
Golda Meir, un importante anniversario

 

Caro Direttore,
il 17 marzo 1969 Golda Meir è stata eletta Primo Ministro di Israele e prima donna a guidare il governo del suo Paese. Molto prima che Margaret Thatcher ereditasse il titolo, Golda è stata descritta come la ‘Lady di ferro’ della politica di Israele a causa del suo carattere risoluto .Il suo piglio deciso era celebre anche in patria: gli israeliani, secondo una battuta ricorrente, solevano definirla “l’unico vero uomo in Israele”, e anche David Ben-Gurion, ex primo ministro israeliano, era solito riferirsi a lei come “il miglior uomo al governo”. Nonostante questa nomina, verso la fine della sua carriera, Golda Meir ha saputo mantenere un’aura materna, che la faceva apparire come “la nonna del popolo israeliano” .Una notevole donna e una grande leader.

Scrive Andrea Malavolti:
Per gli hacker turchi Berlino e l’Aja sono naziste

Caro direttore,
leggo stamane su un quotidiano cartaceo le notizie che seguono: Istanbul cancella il gemellaggio con Rotterdam, hacker pro-Turchia attaccano account Twitter a sostegno di Erdogan, l’unione dei produttori di carni rosse della Mezzaluna decide di rispedire al mittente 40 mucche tipicamente olandesi di razza Holstein in segno di dissenso nel confronti dell’Aja. In particolare i pirati informatici turchi hanno twittato nella loro lingua: “Germania nazista, Olanda nazista”, slogan accompagnato da una svastica. Insulti a cui Berlino ha risposto con “un segnale che i tedeschi rispettano i principi democratici”. I cittadini turchi che vivono in Germania avranno infatti la possibilità di votare per il referendum turco del prossimo 16 aprile.

Scrive Andrea Malavolti:
Ondata di antisemitismo negli USA

Caro Direttore,
un’ondata di antisemitismo sta investendo l’America. Da Gennaio 100 scuole e istituzioni ebraiche in 28 Stati sono state evacuate in seguito ad allarmi bomba; cimiteri ebraici sono stati vandalizzati, alcune svastiche sono state disegnate nei dormitori di alcuni campus universitari. Se pensiamo che l’antisemitismo riguardi soltanto gli ebrei, commettiamo un grandissimo sbaglio. Non è così. Ecco perché:

Per 3000 anni gli Ebrei sono stati il “canarino dei minatori” del Mondo.
I minatori di carbone portavano i canarini con sé all’interno delle miniere perché i canarini erano sensibili ai gas dannosi. Reagivano ai gas prima dell’uomo, quindi se i minatori vedevano che i canarini si sentivano male o morivano, sapevano che l’aria era letale e scappavano a gambe levate.

Questo è ciò che gli Ebrei rappresentano per il mondo. Essi sono il sistema d’allarme primario del mondo.Dove c’è il male, dove c’è odio, gli Ebrei ne sono colpiti per primi.
Hitler colpì gli Ebrei prima di colpire la civiltà occidentale, e questo avrebbe dovuto allertare il mondo su che razza di persona fosse, ma il mondo fraintese il segnale. Se l’Occidente avesse compreso che l’odio verso gli Ebrei è un odio contro la libertà e conto l’umanità, e avesse quindi affrontato prima Hitler, decine di milioni di innocenti non ebrei non sarebbero stati uccisi nella Seconda Guerra Mondiale.

Questo è il motivo per il quale gli uomini di tutte le fedi o di nessuna, dovrebbero alzarsi insieme per combattere l’antisemitismo. Perché l’odio che inizia con gli Ebrei, non finisce mai con gli Ebrei. Se un ebreo non è al sicuro in una sinagoga in America, allora nessun americano è al sicuro.

Andrea Malavolti

Scrive Luigi Mainolfi:
La politica e i concetti incommensurabili

In algebra, non è possibile eseguire operazioni tra grandezze incommensurabili. Si può sommare il valore delle patate al valore delle cipolle, non si possono sommare le patate con le cipolle.  Con le chiacchiere, molti pensano che sia possibile fare sempre operazioni dialettiche, tanto non esiste l’incommensurabilità.  L’incomprensione dei fenomeni e la non conoscenza dell’algebra delle parole producono rumori, non conclusioni. Chiedo scusa se quanto vado scrivendo appare incomprensibile. Rubo una frase ad Abbatantuono e dico: Mi spiego. In politica, gli argomenti utilizzati per giustificare la richiesta di consensi sono solidarietà, accoglienza, protezionismo, superamento dell’identità, crescita economica, inflazione, razzismo, Europa, globalizzazione, ecc. Siccome lo stesso argomento  assume un significato diverso  in contesti diversi, ogni epoca e ogni mentalità rappresentano un campo sul quale le forze politiche e le Nazioni si confrontano.  Se quelli che si confrontano non stanno, con la mente, nello stesso contesto culturale, le parole diventano grandezze incommensurabili. Giordano Bruno, nel libro “La Cena delle  ceneri”  si rivolge ai filosofi, suo interlocutori, dicendo “Voi ripete cose detta Grandi uomini, ma quelli non avevano conosciuto Copernico, Newton, Galileo, Keplero e altri. Se  li avessero conosciuti, avrebbero modificato il loro dire”.

Primo esempio di concetti   incommensurabili.  Più vicino a noi,  una cosa era l’800, altra cosa era il ‘900, altra cosa ancora è l’inizio del terzo millennio. Teniamo presente quello che ha  scritto Vercesi su SETTE, supplemento del Corriere:  “Di questi tempi, per gli aggeggi elettronici, le mode, i cicli politico-economici , le illusioni economiche, un lustro vale come un salto di generazione”.  Un esempio, per tutti:  “ Il cambio del Papa, da Benedetto XVI  a Papa Francesco, e  il passaggio da Monti a Renzi hanno modificato  stile di vita e   interpretazione di avvenimenti.  Ritenere commensurabili  interpretazioni di fenomeni  sociali,  che richiedevano  una password aggiornata, ha provocato  giganteschi errori nelle valutazioni di fatti politici.  La serie di previsioni sbagliate come il risultato delle elezioni americane,  dei referendum sulla Brexit  e  del 4 dicembre 2016, il crollo della Borsa americana,  dimostrano che gli opinionisti  non erano in possesso dell’  algebra sociologica  aggiornata.  Nell’800, l’Europa era la padrona del mondo. A tale posizione era giunta, partendo dalla rivoluzione industriale. Nei primi 70 anni del ‘900, i padroni diventarono due o quasi tre. Negli ultimi trent’anni del ‘900,  il mondo diventò multipolare.  I socialisti, negli anni ’80 del ‘900,intuirono che il mondo stava diventando come l’oggetto misterioso del film “2001, Odissea nello spazio” (Claudio Martelli 1982) e che il cambiamento andava governato. Quando ascolto giudizi sul comportamento dei Paesi del Gruppo  “dell’appetito” noto che ognuno  è una grandezza incommensurabile rispetto agli altri. Perciò, chi ritiene che non bisogna fare niente rispetto all’invasione cinese dell’occidente e chi vuole ricorrere al protezionismo. Vado ad elencare alcuni casi di grandezze   incommensurabili:1) Lotta alla povertà e aiuto ai poveri; 2) Politica come servizio e politica come lavoro; 3) Leader come capo e leader come servitore del popolo; 4) I lavoratori come variabile dipendente e lavoratori come variabile indipendente;5) Essere cresciuto nell’Azione Cattolica e essere cresciuto  sulla strada.  Da socialista, ritengo che lottare la povertà significa creare lavoro per tutti,  Renzi  con la sua cultura (da  Caritas) regala  il piatto caldo.  Io ho bisogno di idee, Renzi ha bisogno di poveri. E’ chiaro perché Renzi ed io siamo grandezze incommensurabili. Se il popolo non capisce la differenza, preferirà  chi gli dà  il piatto caldo a chi vuole dargli un lavoro. Quanto innanzi , vuole essere l’inizio  di un confronto per aiutare le persone a non  farsi prendere  in giro. Se non sono riuscito ad essere chiaro, chiedo scusa.

Luigi Mainolfi