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Lettere Direttore

Scrive Marco Giolo:
Se la Rai non vuole il cartoon su Ilaria Alpi

Nell’ottobre del 2008 ho cominciato questa odissea perché pensavo fosse una buona idea far conoscere agli adolescenti tante storie italiane così importanti (note o meno note) come quella di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, in quanto vedevo che tutto ciò che veniva prodotto dalla Rai in merito non era pensato per quella fascia di target. Così cominciai a proporre il mio progetto prima a tutti i produttori indipendenti (i quali mi rispondevano che non avevano soldi), poi proponendolo ai vari festival, poi alla Rai e ai vari ministeri. Tutti hanno cominciato coi complimenti e finito col rifiuto (è tutto scritto nei particolari nella sezione diario di produzione), e qualche volta consigliandomi di dedicarmi ad altro.
Decisi così di realizzare un “pilot” (un breve demo che illustra come potrebbe essere il risultato finale) credendo che il motivo del rifiuto fosse da attribuirsi al fatto che io non ero un nome conosciuto e che sarebbe potuto servire a dimostrare le ns capacità. La sua realizzazione, la ricerca di materiale, di permessi e di fondi mi è costata 4 anni di lavoro. Nonostante il pilot, l’assicurazione che sarebbe stato tutto realizzato in Italia da artisti italiani (= lavoro!) ed un budget richiesto pari ad un terzo di un singolo episodio di una delle loro serie animate (es. Winx), il progetto venne di nuovo rifiutato da Rai, ministeri, regioni ecc. [cfr Avviso importante! ]. Grazie alla disponibilità e l’aiuto di molte persone (in primis i miei genitori affatto benestanti) che hanno fatto quello che potevano (chi aiutandomi economicamente, chi offrendo il loro aiuto professionale gratuitamente come l’illustre cast che ha doppiato il film gratuitamente [cfr. credits ], chi semplicemente incoraggiandomi [cfr. iscritti alla pagina Facebook del film]) dopo altri 4 anni di lavoro ho realizzato il film tutto da solo (detiene ad oggi il record del film d’animazione più lungo realizzato interamente da una sola persona, musiche comprese; record tutto italiano!), superando molte difficoltà, tra le quali la perdita del mio lavoro di docente… Terminato il film, dopo soli 2 giorni ho trovato un distributore, ma la Rai ha continuato coi complimenti e col rifiuto di mandarlo in onda, nonostante Rai Cinema si fosse offerto di acquisire l’antenna del film nel caso una rete l’avesse voluto trasmettere, e nonostante io non avessi richiesto nessun compenso per la messa in onda. Il resto segue sotto [cfr. risposte sottostanti].

Allora ci si dovrebbe chiedere: quello che la Rai decide di produrre e/o trasmettere è davvero nell’interesse degli italiani rispetto a quello che decide di non produrre/trasmettere? Il contribuente canone-pagante sarebbe stato disposto a rinunciare ad un pezzetto di un singolo episodio delle meravigliose avventure di Jules Verne fatto dalla Music Cartoon per conto della LuxVide per conto di Rai Fiction in un paese a basso costo di manodopera (est-europa, Cina, ecc., cfr. made in italy ) coi ns. fondi pubblici per mostrare ai loro figli il film d’animazione su Ilaria Alpi e Miran Hrovatin fatto tutto in Italia da artisti italiani (inclusi i miei studenti che sono costretti ad arrontondare facendo i camerieri o i braccianti)? Secondo la Rai evidentemente no, che si tratti di Ilaria Alpi, Giovanni Falcone, Peppino Impastato, Palmina Martinelli, Giancarlo Siani, Giuseppe Fava, Nicola Calipari, o chicchessia, perché dopo tutto questo casino non credo mi daranno mai la possibilità di lavorare con/per loro…

Marco Giolo

Scrive Manfredi Villani:
Socialista, il popolo del Sì

I socialisti in marcia per il futuro mietono consensi. Dal quotidiano “Avvenire” apprendo, da una intervista a Zanetti, segretario di Scelta Civica, l’auspicio per far sviluppare la missione politica di Matteo Renzi al fine di trasformare il popolo del sì in un movimento di convergenza centripeda di larghe intese che non si esaurisca nell’egemonia del Pd. In effetti l’ex premier Renzi ha traghettato dal 2014 un galleggiante da “One man show”. Al popolo del sì serve un natante nuovo perchè il Pd con trazione a sinistra non ha appeal. Zanetti ha spiegato che Renzi è il solo capace di federare un’area politica nuova e rendere possibile un progetto di cambiamento del Bel Paese. E’ indispensabile mostrare il coraggio di cambiare nome al Pd anche se non sarà una scelta indolore e sarà inevitabile che qualcuno ne esca.In ambito europeo il Pd, appoggiato dal Psi di Riccardo Nencini, è collocato nel Partito Socialista Europeo e fa parte dell’Internazionale Socialista. Per il futuro del socialismo il popolo del sì è già caratterizzato nell’organico renziano del Pd. Basta esplicitarlo con fiducia e coraggio. Da ieri il Consiglio dei ministri, presieduto dal Premier Gentiloni, ha dato via libera ai 3 decreti attuativi sulle unioni civili e prorogati gli incarichi dei comandanti apicali dei Carabinieri, della Difesa e dell’Esercito.

Sono stati nominati anche i Viceministri ed approvato le relative deleghe. Riccardo Nencini è stato confermato nella carica di Viceministro delle Infrastrutture e trasporti. La convergenza avviata con gli attuali alleati di governo ha mutato radicalmente la fisionomia del Pd rendendolo sempre più simile al Labour di Tony Blair e anche ai socialdemocratici tedeschi.Un sasso nello stagno dei renziani è stato lanciato da Claudio Martelli sul QN Il Giorno.Si asserisce che i renziani,dopo la batosta del referendum del 4 dicembre 2016, non si sono ancora ripresi e la convalescenza pare essere lunga. Anche il numero uno di Forza Italia, Silvio Berlusconi, sembra volersi avvicinare al Pd: una strada giusta per riguadagnare i voti perduti o un passo falso? Lasciatemi citare una pertinente frase di Don Luigi Sturzo: Un programma politico non si inventa, si vive. Il nostro Segretario Riccardo Nencini, impegnato nella non facile organizzazione dell’imminente Congresso del Psi, dovrebbe valutare la tendenza del Pd liquido e di FI verso un connubio esplorativo e consentire al Premier Gentiloni di resistere in veste di Capo del Governo fino alla scadenza ordinaria del 2018 affinchè in Parlamento si possa approvare,senza accelerazioni caratteriali, una nuova legge elettorale.

Manfredi Villani

Scrive Antonio Ciuna:
Brexit, le ripercussioni
devono ancora arrivare

Gentile Direttore Mauro Del Bue,

Seguendo attraverso la stampa,la radio e la TV i commenti di alcuni giornalisti in merito all’uscita dalla Comunità Europea della Gran Bretagna che secondo loro, non avrebbe arrecato nessun turbamento nell’economia europea, devo far notare che se al momento  non si sono avute ripercussioni negative nell’economia è perché il mondo finanziario e il Capitalismo in genere  è sempre  molto duttile ai fenomeni economici e trova sempre la soluzione per superare eventuali e temporanee difficoltà operative.

Le ripercussioni economiche negative  purtroppo, avverranno nel tempo per molte  nazioni europee e in particolar modo per i Paesi più deboli economicamente, che, fra l’altro, oltre ad avere un alto debito pubblico, non hanno ancora attuato le riforme per rimodernare il proprio Paese e sono carenti  di importanti infrastrutture. che solo con il contributo della stessa Comunità potranno essere realizzate nel tempo.
 Voglio sperare che il fenomeno della BREXIT non si verificherà in altri Paesi della Comunità Europea,altrimenti assisteremo allo sfascio della stessa Comunità e si butteremo alle ortiche e i grandi ideali dei Padri Fondatori della Comunità Europea nonché i tanti anni di  duro e difficile lavoro delle Commissioni Parlamentari  e delle Istituzioni della stessa Comunità  e dei Parlamenti Nazionali per attuare una comune politica economica ed estera.  Come ripeto però ,l’errore più grave è stato commesso negli anni passati dai Leader e dai Politici di molte Nazioni Europee,in particolare modo dalla Francia e dai  Paesi Bassi che solo  per egoismo e per discutibile prestigio nazionale hanno impedito,a seguito bocciatura referendaria, che l’Europa si dotasse di una valida Costituzione che avrebbe consentito un governo europeo unitario e autorevole per attuare una unica politica estera e realizzare comuni  istituzioni per rendere operative le politiche sociali ed economiche e dei diritti umani,valori irrinunciabili per ogni Paese che ha a cuore la democrazia.
Sono lieto di apprendere che l’esponente più autorevole del movimento politico di 5 Stelle si è deciso, con il consenso dei suoi sostenitori,di distaccarsi, nel Parlamento Europeo , da un gruppo politico contrario alla politica europea per aderire ad altro gruppo politico che sostiene la politica dell’euro.Meglio tardi che mai.
I pericoli di gran lunga  maggiori che gravano in massima parte in Europa ,in Asia,Africa ed in Medio Oriente,provengono dal terrorismo  attivato dall’ISIS ,organizzazione terroristica che si ispira ad un Allah che ha per obbiettivo la eliminazione fisica degli infedeli che non si convertono alla religione dell’Islam .
Per affrontare tale gravissimo pericolo è necessario che quanto prima si realizzi un trattato di pace tra Israele e la Palestina che consente ai palestinesi di avere un proprio territorio e una propria Nazione e nel contempo  garantisca gli israeliani un maggiore sicurezza da atti terroristici provocati dagli estremisti palestinesi. Inoltre è importante che l’Europa , gli Stati Uniti d’America,la Russia  e tutte le altre Nazioni del mondo seguano una politica comune per fronteggiare il nuovo terrorismo con mezzi più idonei e con più efficaci scambi d’informazioni.
Attivare altre politiche che favoriscono alcuni popoli a scapito di altri popoli,verrebbero interpretate dal mondo arabo e dai musulmani come una grava provocazione foriera di ulteriore violenza e alimenterebbe il terrorismo per un tempo indefinito.
Cordiali saluti
Antonio Ciuna

Scrive Luigi Mainolfi:
Proseguire sulla strada
dell’Unione Europea

Non ne posso più di sentenze pronunciate da persone, che confondono la politica con il gioco del calcio. Le più frequenti sono: 1) Non se ne può più di questa Europa; 2) La globalizzazione ci ha rovinato; 3) Il potere Bancario tedesco ci sta uccidendo; 4) L’euro è una sciagura. Le naturali conseguenze di queste affermazioni dovrebbe essere l’uscita dall’Europa; tornare alla lira; fermare il mondo e riportarlo indietro di molti decenni. A caldo, mi vengono da fare le osservazioni, che seguono.

L’economista Mansholt ha affermato che l’elemento più importante, per che lo sviluppo di un Paese, è la demografia. Se osserviamo il comportamento degli U.S., notiamo il tentativo di sommare la popolazione dell’America del Sud a quella del Nord e a quella Centrale, per contrapporsi all’ espansione dei Paesi del Birc. Questi, non a caso, vengono indicati come “Gruppo dell’appetito”. Anche la Russia cerca accordi con altri popoli per paura di diventare marginale. L’Italia è lo 0,85% del mondo, da sola sarebbe un gustoso bocconcino. E’ vitale, per noi, l’appartenenza all’Europa. Bisogna riprendere la proposta dei socialisti, che volevano l’Europa dei popoli, non quella dei mercanti. Ci vuole più Europa, invece della sommatoria delle varie sovranità. Si tratta di avanzare, non di indietreggiare. Per i mercanti, non è un problema: trovano sempre il modo per fare affari. Anzi, più Stati, più opportunità. Sul secondo punto, ricordiamo che la globalizzazione esiste da quando esiste il mondo. Più si allargava il mondo conosciuto e più aumentava. La storia ce lo insegna. I Romani, i Barbari, i Galli, Marco Polo, la Compagnia delle Indie, la Colonizzazione, la scoperta dell’America e tanti altri fatti storici, lo confermano. Negli ultimi decenni, è aumentata la marcia dei popoli del Terzo Mondo. Quando stavano fermi e tutti facevano a gare per apparire terzomondisti. Ora, che si sono messi in cammino, creano problemi. Chi pensava che fossero rimasti sempre “ terzo mondo”, oltre ad essere ipocrita, era anche cretino. Se l’occidente, peccando di orgoglio, si sente in pericolo e trasformato in territorio della paura, non è colpa della globalizzazione, ma della superbia del mondo capitalista, che pensava di essere onnipotente e irraggiungibile. Se imprenditori occidentali vanno ad investire dove il costo della manodopera è basso, indebolendo l’economia reale dell’occidente, la colpa è degli Stati, che non riescono a neutralizzare questa tendenza. Le prime mosse di Trump sono da osservare. Sul terzo punto. Il Governo tedesco non ha mai perso il controllo del suo sistema bancario. Lo Stato tedesco partecipa alla proprietà della Banche. In Italia, anche la Banca d’Italia sta nelle mani di privati. I guai della MPS e delle Quattro Banche sono colpa della disinvoltura delle forze politiche, che stanno governando da 26 anni (un quarto di secolo). Se Banche tedesche hanno interessi nelle Banche italiane e perché, gli scienziati nostrani hanno fatto uscire il Pubblico dalle attività economiche, facendo “entrare” il Pubblico straniero (l’esempio più eclatante: Telecom). Una cosa da fare è ripristinare le Partecipazioni Statali, non abbaiare alla luna. La causa delle nostre debolezze è solo la stupida furbizia italiana e l’abbassamento del livello della politica nostrana. Tornare al periodo delle monete nazionali è interesse delle Banche, che trarrebbero vantaggio dalle differenze esistenti tra i vari Bilanci Statali e dalla differenza tra i differento interessi gravanti sui titoli di Stato. E, arriviamo al quarto punto. L’euro è uno strumento. Se gli effetti sono diversi per i singoli Stati, la colpa non è dello strumento, ma di chi lo usa. E’ bene sapere, che il valore dell’Euro che è di 1936,70 lire e di 1,955 Marchi. Prima dell’introduzione dell’Euro, il Marco valeva 990 lire. Se moltiplichiamo 1,9555 X 990 abbiamo 1936. Quindi, non è cambiato il rapporto tra Marco e Lira. Una delle cause della situazione attuale è anche il trasferimento degli interessi di imprenditori dall’ economia reale alla Finanza e al Bancario. Meno male che l’economia reale sta riprendendo il suo ruolo primato. L’andamento della Borsa manifesta la discesa delle quotazioni dei titoli delle Banche e una ripresa del valore delle azioni dell’economia reale. Il movimento delle merci sta recuperando sul movimento dei capitali. Ripeto, bisogna andare avanti sulla strada dell’Unione Europea. Noi italiani, dobbiamo capire che non si deve cercare di fermare chi sta avanti, ma dobbiamo essere noi ad andare più veloci. Mi auguro che le energie giovanili serie e preparate si impegnino in politica e non lascino il campo libero agli allievi dei mestieranti.

Luigi Mainolfi

Scrive Giovanni Alvaro:
Ultima inchiesta antimafia
ma Reggio non ci sta

Punire chi delinque è una necessità ed un dovere. La necessità è quella di permettere alla collettività di poter vivere senza la preoccupazione e la paura di quanti la soffocano, soprattutto in modo organizzato che non è più una malattia delle regioni meridionali ma dell’intero Paese, dato che ormai il virus delle consorterie mafiose o della ‘ndrangheta si è diffuso anche nelle regioni settentrionali. Il dovere, oltre che della parte pulita della società, è compito di chi è pagato dallo Stato per mettere la società in ‘sicurezza’ punendo adeguatamente chi commette reati, così come è previsto dalle leggi, e senza inutili impasti alla ‘maionese’.

L’ultima inchiesta, dal nome altisonante di ‘Gotha’, con l’obiettivo di riscrivere la storia di Reggio Calabria degli ultimi 40 anni, che è stata partorita il 30 dicembre scorso dalla Procura di Reggio Calabria, dà proprio questa impressione, la sensazione di un inutile quanto incredibile groviglio, un ammasso di inchieste con le quali si tritano e ritritano gli stessi concetti con una unificazione che ha la pretesa di diventare la prosecuzione dell’inchiesta ‘Olimpia’, meglio conosciuta come ‘Teoremi di Olimpia’ che, ben 22 anni fa, doveva far segnare la fine della malapianta della ‘ndrangheta.

Così non è stato se continua, con sistematica cadenza, anche se con nuovi musicisti, la stessa musica delle inchieste precedenti che cominciano ad essere accolte con scetticismo dall’opinione pubblica. Un conto è infatti contrastare le mafie senza bisogno di conferenze stampa, luci e splendori della ribalta, ed un altro conto è l’inseguimento continuo e ostinato del fantomatico cosiddetto ‘terzo livello’ che cresce e si sviluppa nella testa degli inquirenti ma che finora ha prodotto grami risultati dato che si è giunti solo a dubbie condanne, per ‘concorso esterno’, di alcuni presunti responsabili. Come suol dirsi solo una verità giudiziaria e nient’altro.

Le novità in questa ultima inchiesta sono due: la quantità di carte fascicolate che è di gran lunga più consistente di quella precedente, se non altro perché raggruppa almeno 5 procedimenti giudiziari (‘Mammasantissima’, ‘Alchimia’, ‘Reghion’, ‘Fata Morgana’ e ‘Sistema Reggio’) con migliaia e migliaia di pagine che rendono molto problematico lo studio di quanto inserito non solo agli stessi poveri avvocati difensori, ma anche alla stessa stampa locale che stavolta, dopo aver dato la notizia il giorno dopo, ha ‘snobbato’ il grande lavoro della DDA reggina; e, seconda, la gran quantità di persone inserite nell’elenco degli indagati che con la mafia sono come i cavoli a merenda.

Bastano alcuni esempi sulla trentina di presenze, su 72, che affiorano nell’elenco. Che si inserisce a fare il dottor Peppe Raffa Presidente della Provincia che nella qualità (come normalmente si fa con autori reggini), ha comprato per l’Ente 200 copie di un libro da distribuire nelle varie biblioteche? E che ci sta a fare nello stesso elenco uno stimato Magistrato in pensione come Giuseppe Tuccio, autore del libro stesso? E che ci fanno la giornalista Teresa Munari, il giovane politico reggino, un medico, un cancelliere del Tribunale, un Consigliere Provinciale, un sindaco e un ingegnere? Qualcuno dirà perché facevano parte del ‘Gotha’ ma, se si va a spulciare le carte, essi erano inseriti in Associazioni palesi che servivano (questa è la convinzione dell’accusa) a tenere segrete le finalità del Gotha invisibile. Sembrano salti mortali carpiti con coefficiente di difficoltà 5,3 da trampolino.

Altri, invece, occupano in queste inchieste un posto fisso. Si tratta dell’avv.to Paolo Romeo colpito dal Taterschuld (pratica dominante nella Germania nazista per liquidare ebrei, omosessuali, zingari ecc.) che va sotto il nome di ‘Colpa d’autore’ ma dicevano i latini ‘nullum crimen, nulla poenia sine culpa’; del sen. Totò Caridi, consegnato alla Procura ed al carcere, da un Senato infingardo e giustizialista; dell’avv.to Giorgio De Stefano che è marchiato da una colpa d’origine; e dell’ex Assessore Regionale Alberto Sarra presentato come trait d’union tra i suddetti e il resto del mondo.
Per tenerli al gabbio non si attende il giudizio dei Tribunali ma li si arresta per ‘associazione mafiosa’, reato che non deve attendere i risultati e le pronunce dei Giudici ma che si applica, con la privazione della libertà, con le decisioni di chi è, aldilà delle leggi, solo e soltanto un ‘avvocato dell’accusa’. E’ vero che poi, per convalidare o rigettare le scelte degli inquirenti, ci sono anche Gip e Tribunali della Libertà, ma l’esperienza ci dice che sono strumenti spuntati e poco efficaci soprattutto quando si tratta di reati mafiosi, anche se presunti.

Spesso poi gli ‘avvocati dell’accusa’ si accontentano del gran clamore che le loro inchieste determinano e non gli interessa, più di tanto, sapere che fine faranno i loro sforzi accusatori. E’ tempo, quindi, che si rifletta su come opera la giustizia nel nostro Paese e ci si regoli di conseguenza. C’è necessità di una profonda riforma del ‘mondo giustizia’ senza ulteriori rinvii ma superando i tentennamenti del Ministro Orlando. Lo chiede l’intero Paese ed anche la stessa città di Reggio che ormai ‘diserta’ le iniziative pro-Procura, come fatto il 2 gennaio passato, con una partecipazione di ‘quattro gatti’ come veniva rimarcato, dal palco della manifestazione, dal solito sacerdote impegnato nel sociale.

Giovanni Alvaro

Scrive Luigi Mainolfi:
L’arte nobile della politica

Durante la Prima Repubblica, i confronti e gli scontri politici erano esaltanti e stimolanti. Quando si polemizzava con i rappresentanti di un altro partito, si sapeva chi si aveva di fronte. C’era il sistema proporzionale e i partiti importanti erano otto ( DC. PCI, PSI, PSDI, PLI, PRI, MSI, Partito Monarchico). Ogni partito aveva un modello di società a cui subordinava la sua azione e il tentativo di concretizzarlo era la sua ragione di esistere. Il PCI era statalista; la DC era interclassista, nel senso di mediare tra gli interessi delle varie classi, sociali, partendo dai valori sociali della Chiesa; il PSI era per la presenza dello Stato nei settori vitali della società e per il primato della politica sull’economia; il PLI era per il liberismo, senza perdere l’ispirazione liberale; il PSDI si discostava dal PSI, per la Politica estera; il PRI era per la Politica dei redditi; il MSI era l’erede del Fascismo; il Partito Monarchico era fedele ai Savoia. L’Italia, con questi Partiti e con un sistema elettorale proporzionale, affrontò il dopoguerra, provocò il miracolo economico, creò fiducia nell’avvenire e sostituì l’assistenza con la previdenza.

Ci furono molti Governi. Questo, dagli improvvisati di oggi, giudicato come la più grande delle negatività. Per me, la storia del nostro Paese non poteva avere una soluzione migliore, dopo la Dittatura e con una lotta ideologica, che lasciava intravedere un pericolo incombente. I Governi nascevano su difficili accordi di programma e le crisi era causate da diverse interpretazione degli eventi, non per capricci, da “capere”. La capacità di mediare, per il bene del Paese, era una delle virtù dei partiti della prima Repubblica. Giudico negativa l’incomunicabilità, che esiste, oggi, tra le forze, che dicono di essere dello stesso schieramento. Inoltre, chi ha capito il Modello di Società che sta nella mente del PD? Chi ha capito il Modello di Società del partito di Alfano e di quello di Verdini? Quale modello di società hanno i 5stelle? Ovviamente, l’intermezzo Berlusconi ( effetto e causa) ha contribuito allo scivolamento verso il basso. Se la politica è diventata un autobus per Cinecittà, lo si deve al processo di perdita dell’identità delle forze politiche. Tale processo, ha avuto due punti di partenza, che con il tempo si sono fusi e il risultato è stato assorbito da chi, non avendo storia politica, è diventato più credibile. I due punti sono : Tangentopoli e la caduta del muro di Berlino. Tangentopoli partorì l’ideologia giustizialista e qualunquista; la caduta del Muro, fece perdere l’identità agli ex-PCI. Con tangentopoli, la DC e il PSI, per loro colpe, furono spazzati via. Il PCI, potenziale beneficiario, diventò inadeguato e obsoleto. I comunisti non ebbero l’umiltà di prendere atto della vittoria del socialismo riformista sul comunismo e diventarono “Cosa una”, “Cosa due”, senza capire che andavano perdendo l’identità e diventando “ una cosa inutile”. Questa crisi esistenziale, secondo me, fu la causa, che li spinse verso il matrimonio di interesse con gli eredi della DC. E, venne il PD.

In una stato confusionale, fu facile, a chi dava l’impressione di rappresentare la società civile, raggiungere strepitosi consensi. Intanto, il processo di essiccamento dei valori è andato avanti, per arrivare alla negazione del confronto politico e alla sua sostituzione con il metodo della rottamazione e con argomenti da “Uomo Qualunque”. Il particolarismo ottuso (Mauro Magatti) e la politica senza idee (Paolo Macry) la fanno da padroni. Questo modo di concepire l’agire politico non poteva non essere considerato offensivo da chi ha avuto la fortuna di apprendere che la politica è arte nobile e che i consensi, si chiedono proponendo cose utili allo sviluppo della società, non indicando chi doveva essere “ rottamato”.

Un contenitore costruito sulla demagogia e sul “moralismo immorale”, per dirla alla Ugo La Malfa, non poteva contenere proposte di lungo respiro, miranti a uno sviluppo armonioso della società. Si va avanti all’insegna del “dacci oggi il nostro pane quotidiano” e del cercare di avere ragione sul particolare, aspettando che lì’avversario faccia qualche errore, per poter dire: “Io esisto”. Intanto i problemi si aggravano. Speriamo che al più presto arrivi un ”concreto universale” e che la vera Politica riprenda il suo primato.

Luigi Mainolfi
Avellino

Scrive Celso Vassalini:
Ora Grillo fa il garantista

Egregio Direttore,
Omertà, Omertà, Omertà, Omertà……!?!?!
A Beppe Grillo il nuovo anno ha portato più indulgenza e garantismo. Ciò peraltro sarebbe un bene, se valesse per tutti e non solo per quelli del suo Movimento e soprattutto per salvare la Raggi simbolo della vittoria di Grillo-Pirro. A proposito, scordatevi la coerenza, l’onestà e la trasparenza, perché Il “gestore del sito” c’ha ripensato, non andranno più di moda.

Il punto stavolta non è solo il suo vantaggioso lucrare dai click-Casaleggio degli attivisti sul suo blog. Il punto è che la tanto sbandierata coerenza e richiamo all’onestà su cui si è basata la nascita del suo Movimento, viene palesemente smentito dal voltagabbana di Grillo-e tutti quelli che lo voteanno che adesso che i suoi sono indagati in tutto il paese, pubblica alla spicciolata un codice di comportamento etico nel quale indica la non gravità dell’indagabilità dei grillini dalle firme false cronate e bugiarderie-disastrose ovunque siedono. Anche la silente Torino sta trattenendo il fiato del proprio collasso della nuova Sindaca! Sono preoccupanti i suoi codici ed i suoi contratti, superiori alla Costituzione ed alle attuali norme costituzionali.

Loro fanno Repubblica a sé. sono superiori a queste cose. Sono diversi. Vengono da Marte zona trasparenza-fiscale non ancora controllata. Non sono solo i clik a portare denaro alla Casaleggio, ma la specifica richiesta di versamenti su un conto del quale nulla si sa. Io credo che solo una riforma del sistema partiti potra’ fare un po’ di luce su questo movimento-azienda e sui relativi bilanci. Ora, premesso che la cosa mi vede d’accordo, bisogna anche precisare che detto da uno che fino a ieri faceva un giorno sì e l’altro pure campagne denigratorie sugli indagati di Forza Italia e del Pd, mi suona tanto come una corsa ai ripari prima che tutto il castello di menzogne su cui è costruito il suo movimento crolli giù senza possibilità di “arresto” oltre al rumoroso Carro-carroccio-Lega che fa rumore, perché è vuoto. E non si creda che il Presidente della Repubblica intenda seguire un’agenda sua, svincolata da quella di quel Parlamento di cui egli è forse il più fine conoscitore; così come sarebbe sbagliato pensare che la sua cultura politica tolleri un inane “tirare a campare”: da questo punto di vista i partiti e il Parlamento dovranno guardare al Quirinale come un esaminatore attento di quel che succede e soprattutto di quello che non succede.

Lo si dovrebbe tenere a mente, a proposito della discussione sulle elezioni anticipate. A Sergio Mattarella tocca dunque un compito delicatissimo, quello di ricucire una tela politica che regga alle pressioni di un’opinione pubblica, essa sì, sfibrata. Un compito tutto politico, non da notaio.

Celso Vassalini

Scrive Celso Vassallini:
Prevenzione e sicurezza del VVF

I nostri Angeli, Vigili del Fuoco -uomini e donne- ingabbiano a protezione la basilica di San Benedetto da Norcia, segnale di speranza e di pace per tutti. A seguito del terremoto di Norcia è purtroppo crollata -come tutti sanno- la Basilica di San Benedetto, in ginocchio davanti alle macerie suore, monaci, ma anche turisti giapponesi e americani: svegliatisi a Norcia dalla terribile scossa, si sono ritrovati nella piazza principale della cittadina umbra, davanti ad una cattedrale di cui rimaneva quasi solo la facciata. Il loro primo gesto, istintivo, carico di disperazione ma anche di fede, è stato quello di mettersi in ginocchio e pregare davanti alle macerie. E tra i destinatari di queste preghiere c’era San Benedetto, Santo della città umbra e Padre Patrono d’Europa, il 24 ottobre 1964: il Beato Papa Paolo VI proclama San Benedetto da Norcia Patrono Principale dell’intera Europa, un evento molto forte dentro una carica simbolica. E’ come se in questa crisi dell’Europa, il crollo della Basilica col suo Santo Patrono fosse un annuncio premonitore di una genesi di possibili catastrofi, segnale da non sottovalutare. I luoghi della fede se non vengono da noi riconosciuti e custoditi adeguatamente possono diventare simboli della cecità umana, e della nostra incapacità di vedere quanto ci è stato donato che non è semplicemente un luogo di culto ma la casa di San Benedetto che grazie al Beato Papa Paolo VI è diventata riferimento unico Europeo di bene e di pace. In questi tempi, si è alzata la protesta molto forte contro un’Europa, percepita come luogo della burocrazia, come luogo di conflitti tacitati, poco sedati fra potenti, crisi economiche e prospettive del mondo assai incerte. La realtà, quella che l’Europa di questi settant’anni è stata un grande periodo immeritato di pace conquistata nel 1945, periodo più breve per chi l’ha ottenuta nel 1989. Dopo il restauro e ricostruzione della Basilica di San Benedetto da Norcia non dovremo dimenticarci che questo luogo di culto riferimento cristiano europeo che rappresenta la pace, pace che dovrà essere ascoltata e percepita da tutti i popoli europei e non. Un 2017 nel solco della Prevenzione – Sicurezza per tutti coloro che fanno ciò che devono fare. O che non lo fanno. La sicurezza degli utenti piccoli e grandi è un imperativo assoluto negli edifici per la formazione. L’istruzione è un bene prezioso. Essa assicura il futuro di una società. Chiunque partecipi, direttamente o indirettamente, alla formazione dei giovani si fa carico di una grande responsabilità. Anche nella progettazione degli edifici scolastici. Sono questi infatti i luoghi di apprendimento e per molti anni lo spazio vitale di bambini, adolescenti e giovani adulti. Essi influiscono sul benessere e sulle prestazioni dei loro utilizzatori in maniera determinante. I problemi sono ancora tutti lì dove li avevamo lasciati e non riguardano solo il reperimento delle risorse come affermava sapientemente Eraclito, “ho indagato me stesso”; dunque, indaghiamo noi stessi, L’idea che l’architettura sia l’espressione esteriore dell’individuo e della società è un tema ricorrente dei miei pensieri. Prendiamo, per esempio, la lettura 3 di Kindergaten Chats (1901): “ogni edificio che vedi è l’immagine di un uomo che non vedi”. L’uomo è la realtà, l’edificio è la sua prole”. E continuia: “se noi voliamo sapere perché certe cose sono come sono nella nostra deprimente architettura, dobbiamo guardare alle persone, poiché gli edifici, nel loro insieme, non sono altro che un immenso schermo dietro al quale vi sono le nostre personalità nel loro insieme. È la storia di una nazione che ha trascurato tutte le vere forme del bello e della Prevenzione della Sicurezza, che si fa seria solo nel perseguire le espressioni più ovviamente utilitaristiche e che, di conseguenza, e tragicamente sopra alle teste delle nostre generazioni. Ogni che crolla soffitto o edificio che prende fuoco ha un suo cursus temporale: un inizio e una fine. I requisiti degli edifici scolastici sono molteplici e derivano dall’uso in questione. Ma che si tratti di asili, scuole, università o altre istituzioni… L’ambiente didattico fa il successo dell’apprendimento. La qualità dell’apprendimento dei giovani dipende in misura determinante dall’ambiente Sicuro in cui studiano. Nella progettazione delle strutture scolastiche, pertanto, tutti gli interessati dovrebbero essere consapevoli delle loro particolari responsabilità e impegnarsi nella pianificazione di un ambiente positivo e favorevole all’apprendimento. Si tratta infatti di creare spazi di studio in cui studenti e insegnanti si sentano a loro agio, per operare con piacere e restare in buona salute. L’intera atmosfera deve invitare all’apprendimento con i suoi colori, le sue forme, le sue funzioni e i materiali. Perché più gli utenti si sentono a loro agio, maggiore sarà il successo nell’apprendimento. Un 2017 nel solco della Prevenzione – Sicurezza per tutti coloro che fanno ciò che devono fare. O che non lo fanno. Vedere l’ennesimo tetto in fiamme per la non cura e la pulizia della canna fumaria sono fondamentali per ottenere un perfetto funzionamento del sistema di aspirazione dei fumi della caldaia, e conoscere cosa dice la normativa sulla manutenzione e pulizia della canna fumaria di stufe e camini è basilare.
Celso Vassalini
Volontario Vice Presidente Aifos – Protezione Civile.

Scrive Manfredi Villani:
Tav Torino-Lione, ultimo ok

La Camera dei deputati ha approvato con 285 voti a favore l’accordo Italia-Francia per la TAV Torino-Lione. L’ampio ventaglio dei SI è stato aperto dal Pd, Forza Italia, Psi, Ap-Ncd, Civici e innovatori, Lega Nord, Fratelli d’Italia, Ala-Scelta civica, Democrazia solidale Cd.

Sono stati 103 i NO espressi da M5S, Sinistra italiana-Sel e Alternativa libera. Gli astenuti sono stati 3. In coincidenza con il crepuscolo d’autunno i deputati hanno votato l’OK definitivo, dopo 26 anni dalla prima intesa del 1989 per la realizzazione della linea ferroviaria della valle Susa ed il traforo delle alpi tra Italia e Francia. L’Italia investirà 2,9 miliardi di euro. Nei primi mesi del 2017 la società Telt, incaricata della costruzione e della gestione del tunnel di base di 57,5 chilometri, emanerà i bandi di gara europei per l’avvio dei lavori. I primi cantieri partiranno dopo il SI dell’Assemblea nazionale francese, alla fine del 2017. I lavori della sezione transfrontaliera di 65 chilometri riguarderanno la tratta, da Saint Jean del Maurienne a Susa, che correrà in galleria per l’89%.

La realizzazione dei lavori costerà 8,6 miliardi di euro dei quali il 40% sarà finanziato dall’Unione Europea. La Francia investirà 2,2 miliardi di euro. L’accordo Italia-Francia si è concretizzato durante la fase di governo di Matteo Renzi ed è stato siglato a Parigi il 24 febbraio 2015. L’accordo richiese un protocollo addizionale con allegato, fatto a Venezia l’8 marzo 2016 con annesso regolamento dei controlli adottato a Torino il 7 giugno 2016. L’opera ferroviaria strategica europea riguarderà la realizzazione di una tratta internazionale di 235 chilometri di binari ad Alta Velocità-Alta Capacità per il trasporto merci e passeggeri fra Torino e Lione.

Non guasta la presente narrativa riaffermare che il voto favorevole parlamentare è stato dato anche dai deputati di Forza Italia.Quel voto conferma il clima di “opposizione responsabile di governo” espressa da Silvio Berlusconi. Il leader Berlusconi durante un incontro natalizio al Quirinale, manifestando la sua “apertura” al governo Gentiloni, ha chiosato: “Se un provvedimento è positivo per il Paese lo votiamo, altrimenti NO. Della svolta riformista e democratica di Forza Italia in futuro ne beneficerà anche il nostro Paese”.

Manfredi Villani

Scrive Manfredi Villani:
Alternativa di governo

Il sistema di potere con un uomo solo al comando, improntato nel 2013 da Matteo Renzi,è caduto per l’arroganza di chi pensava di detenere il 40% di maggioranza politica.Tanti dirigenti del Pd e dell’alleanza di partiti che avevano in primis accettato Renzi sono stati zittiti ma non possono cedere all’amarezza o al rancore. Bene,benissimo hanno fatto per appoggiare il governo supplente di Gentiloni. Già Bersani, durante l’iniziativa a Roma della minoranza Pd, ha sottolineato che la fase Renzi si è chiusa,ora basta col blairismo rimasticato, ora ci vuole una novità forte perché si sta producendo un fatto politico rilevante: siamo quì a caricarci di compiti nuovi politici e organizzativi per creare un’alternativa nel Pd e promuovere un nuovo campo largo di centrosinistra alternativo alla narrazione di Renzi. Ha rincarato la dose nel Pd il dissidente Speranza che ha avanzata la sua candidatura alla segreteria utilizzando lo slogan “Davide contro Golia”.

Anche secondo Silvio Berlusconi sta per nascere un’alternativa di governo per una nuova stagione di riforme costituzionali vere e-nell’immediato-a una riforma della legge elettorale che consenta agli italiani di votare al più presto possibile. Berlusconi prosegue: Dal governo Gentiloni e dal Pd ci aspettiamo che facilitino in sede parlamentare questo processo per una legge condivisa che garantisca il funzionamento della vita democratica. Con queste premesse mi punge suggerire alla dirigenza nazionale del Psi l’ipotesi di approfondire il progetto di alternativa di governo mediante una fase di convergenza centripeta delle forze politiche, sensibili e moderate, del centrosinistra e del centrodestra aprendosi alla collaborazione di Forza Italia per creare uno sbarramento aprioristico all’invadenza del M5S.

Dal Congresso di Salerno scaturì un documento politico ampio,con priorità che confermano anche la presenza del Psi al governo Gentiloni per contribuire a fronteggiare l’arretramento economico e culturale del Paese, per porre rimedio al dramma delle nuove povertà,per occuparsi del rafforzamento socialista perchè il futuro italiano è nel socialismo democratico, laico e cattolico. La mozione congressuale: “La sinistra libera e responsabile” di Salerno, con i 262 firmatari, aveva previsto in 6 argomenti il ventaglio del dibattito. Si apriva con il retorico “Noi” e proseguiva con “Il Psi da Venezia a Salerno”; continuando con le prospettive: -Pace Terrorismo Sicurezza – Il Governo italiano, l’Europa, la crisi – Nella sinistra riformista un polo socialista, liberale, riformista – Rinnovare il Partito-.

Quella mozione venne approvata all’unanimità e con un solo astenuto. Riccardo Nencini venne confermato Segretario dai congressisti i quali erano stati delegati dagli iscritti del Psi (circa 23 mila) che pagano regolarmente le tessere e costituiscono la base legittima di quell’assise. Lasciatemi aggiungere una ulteriore priorità per l’argomento “Rinnovare il Partito”. A Milano, dalla scorsa primavera, manca la persona per ricoprire la carica di Segretario Politico della Federazione provinciale. Risulta che il titolato Pier Paolo Pecchiari non ricopre più la suddetta carica perchè dimissionario. Per affermare il socialismo a Milano e per affrontare la competizione elettorale del 2017 è indispensabile indire e celebrare il Congresso dell’Area Metropolitana Milanese.

Manfredi Villani