BLOG
Lettere Direttore

Scrive Andrea Zirilli:
Lo Staff Leasing

Secondo l’Inps nel 2017 ci sono stati -117mila contratti a tempo indeterminato, + 536mila contratti a termine, +58mila apprendistati, + 10mila contratti stagionali.
Volevo soffermarmi con Lei su una tipologia di contratto a tempo indeterminato, lo “staff leasing” (o somministrazione di lavoro a tempo indeterminato), in quanto lo reputo un contratto di qualità che coniuga flessibilità e tutele. Si definisce Staff Leasing, il servizio di fornitura di personale che un’Agenzia per il Lavoro effettua in favore di un’azienda: viene fornita manodopera qualificata la cui assunzione a tempo indeterminato è in capo all’Agenzia per il Lavoro, titolare del contratto commerciale con l’azienda utilizzatrice e del rapporto di lavoro con il lavoratore.
L’Agenzia per il Lavoro in questo caso, assicura al lavoratore continuità di impiego, oltre che una robusta dote formativa, piene tutele previdenziali e il riconoscimento della parità di trattamento con i lavoratori dipendenti dell’azienda in cui sono mandati in missione. Un lavoratore assunto a tempo indeterminato da un’Agenzia per il lavoro non è come può vedere, un lavoratore di serie B.
Lo staff leasing esalta tra l’altro lo schema della codatorialità. E’ come se il lavoratore avesse due datori di lavoro: il primo, l’utilizzatore che lo impiega ogni giorno, il secondo l’agenzia per il lavoro che si occupa di lui nel mercato del lavoro.
L’Agenzia per il lavoro supporta così il lavoratore dal punto di vista dell’orientamento, della formazione e di quella che è la continuità professionale e la gestione della carriera.
Proprio le agenzie, più di ogni altro attore del mercato, hanno gli strumenti per favorire la ripresa del mercato occupazionale. Spesso ci si dimentica della loro importanza per il Paese ed è bene sempre ricordarlo.

Scrive Andrea Zirilli:
Il futuro del lavoro

Si parla sempre più spesso del “futuro del lavoro”. Si chiede alle nuove generazioni di essere curiose e di coltivare i propri sogni. Si investe (giustamente) tanto in “macchine”, ma il nostro Paese ha anche sempre più bisogno di “teste pensanti” su cui investire.

La speranza è nei giovani e nel loro talento, per poter ipotizzare un futuro migliore. Ma servono anche persone (in particolare Manager e Professori), pronte a battersi per premiarne l’impegno, il merito e capaci di valorizzarne il lavoro.
Solo così il nostro Paese potrà crescere ed ipotizzare un futuro nel lavoro.

Andrea Zirilli

Scrive Luciano Masolini:
Il rischio di una brutta deriva antieuropeista

Mancano ormai davvero pochi giorni alle elezioni. Presto sapremo, quindi, chi saranno finalmente coloro che prenderanno in mano le redini di questo nostro Paese, sempre ovviamente ammesso che venga raggiunta la maggioranza. Dai sondaggi sembra che tanti saranno coloro che non si recheranno ai seggi. Si teme, infatti, un’ennesima forte astensione. Un male certo non di ora e che, comunque, ha una sua motivazione. Del resto, anche una legge elettorale così articolata ed anche abbastanza raffazzonata come quella con la quale ci accingiamo ad andare alle urne non è certo delle più invitanti. In un clima assai sfilacciato e dalle tinte particolarmente rissose come quello a cui stiamo assistendo, il rischio di una vittoria da parte dei grillini, dei leghisti e dei Fratelli d’Italia è davvero molto forte.

Se questi dovessero raggiungere l’obiettivo – ha giustamente osservato Riccardo
Nencini – l’Italia verrebbe strappata dalle sue radici europeiste. E tra le tante altre cose anche i dritti civili – che in questo Paese sono purtroppo così deboli – rischierebbero un eventuale arresto. Proprio per questo mi auguro fortemente che la lista “Insieme” – di cui il Partito socialista ne è parte non secondaria e dove incontriamo ottimi candidati -, riesca ad ottenere buoni consensi. Sconfiggendo così quella brutta deriva antieuropeista e fortemente destrorsa che tanto sta incalzando.

Luciano Masolini

Scrive Fabio Zanini:
Risposta a Matteo Renzi sul paragone Craxi-Di Maio

Caro Matteo, lo so non sei cattivo è solo il tuo carattere, non sopporti i compagni di Partito che non siano tuoi fedelissimi, ti immagini sopportare gli alleati, e speriamo bene per gli italiani che non ti votano e non ti voteranno!
A cominciare da Letta per passare alla Bonino, poi Alfano, Bersani, Prodi e l’Ulivo intero e adesso finalmente i Socialisti, trovare un bersaglio da colpire, per te, non è più una scelta ma è diventata una forma di bulimia da serial killer della politica.
Ormai solamente Berlusconi può essere destinatario di qualche parola gentile da parte tua.
Sono convinto che sia una malattia e non un tuo volere. Infatti non puoi essere politicamente così deficiente (nel senso latino del termine), da non vedere i risultati disastrosi che hai davanti. Purtroppo per te noi non siamo la cura, noi siamo alleati al tuo partito in parte per mancanza di scelte alternative, in parte per cercare di non lasciare in mano il Paese al populismo più gretto ma soprattutto per la voglia di costruire, finalmente, un centro-sinistra degno di questo nome.
Non siamo tuoi nemici (non lo meriti) ma non siamo neanche tuoi amici (non lo meritiamo). Il problema lo hai creato solamente in parte a noi nel proporzionale, anche perché oggi chi è iscritto al Partito Socialista sicuramente non lo fa per fare carriera, ma molto di più lo hai creato ai tuoi candidati all’uninominale. Adesso toccherà a loro scegliere se richiamare alle urne i voti socialisti prendendo le distanze da te o lasciare i voti in libertà.
Per quanto riguarda Craxi ti voglio lasciare con un mio slogan personale, almeno su un punto, sono certo saremo sicuramente d’accordo: meglio Craxi a Sigonella che D’Alema al Cermis.

Fabio Zanini
Segretario Provinciale PSI Gorizia

Scrive Renzo Torsi:
Lista Insieme, un’alleanza positiva

Ritengo la Lista Insieme una alleanza positiva per le elezioni ponendo l’accento in particolare sull’ambiente. Ma ho alcune riserve riguardo al programma impostato in quanto lo ritengo interessante ma incompleto.
Sento tendenze accentuate nella gente riguardo alla sicurezza e alla gestione dell’immigrazione, temi che sembrano sottovalutati nel programma rispetto alla preoccupazione esistente che obbliga parecchi cittadini a comportamenti prudenti ma non accettabili. Un conto è non farsi coinvolgere nella rissa mediatica su questi temi, un conto è ritenerli quasi questioni secondarie.

Per quanto concerne altri argomenti penso che un po di interessamento-propaganda sulle pensioni supportate da versamenti non starebbe male. Mi riferisco al problema del recupero di potere d’acquisto di molte pensioni medio basse che hanno subito negli anni una decurtazione significativa. Una revisione del paniere o qualcosa del genere non sarebbe una proposta sbagliata.

Si ha l’impressione invece che i pensionati ultimamente vengano considerati dei privilegiati se non addirittura degli aristocratici .

Più in generale credo che la Lista Insieme dovrebbe lanciare un messaggio sulla necessità di un recupero di una maggiore normalità, da parte di tutti, di una più efficace propensione al senso civico e alla correttezza.

Mentre le istituzioni dovrebbero cercare di essere maggiormente in sintonia con i cittadini. Si assiste spesso invece a una ricerca confusa della propria affermazione e basta, non supportata da una cultura e da una visione generale (propria dei vecchi partiti) sulla gestione del paese.

Vedi vendita aziende italiane, propensione alla illegalità anche da parte delle imprese, mancanza di omogeneità nelle regioni con radici italiane, ecc..

Credo che questo “frazionamento” sociale e il senso di sovranità parziale richiederebbe una capacità maggiore di governabilità e va creando un disagio latente che si potrebbe forse riassumere nella richiesta di un “intervento politico più energico” nel paese.

Renzo Torsi
Castelnuovo del Garda-Verona

Scrive Andrea Zirilli:
Integrare scuola e lavoro

Il fenomeno dell’alto numero di giovani che ha terminato la scuola, ma purtroppo non ha ancora trovato un lavoro, è il risultato di uno dei difetti più gravi del nostro mercato del lavoro: il cattivo coordinamento tra sistema scolastico-formativo e tessuto produttivo, che si manifesta anche nella mancanza di servizi efficienti e capillari di orientamento scolastico e professionale. E’uno scenario di cui i giovani non sono direttamente responsabili. Cosa si deve fare?
Serve un serio programma di “prevenzione”, soprattutto nei confronti dei più giovani, per affrontare in particolare la sfida dei cosiddetti “neet” (persone “not in education, employment or training”): i giovani che “non fanno niente”, non vanno a scuola, né cercano occupazione.
Occorre ripensare i modelli di istruzione e di formazione professionale al fine di fare incontrare le esigenze dei giovani con le richieste del mercato del lavoro.
C’è da ripensare l’orientamento scolastico.
C’è da rivalutare l’apprendistato.
C’è da ridare importanza alla formazione tecnica.
C’è da trovare raccordi fra percorsi formativi e percorsi di lavoro per consentire una maggiore spendibilità delle competenze.
C’è da istituzionalizzare percorsi di orientamento per gli studenti dai 14 ai 19 anni, alla presenza delle imprese.
C’è da sfruttare al massimo le agenzie per il lavoro che in questi anni hanno dimostrato di essere soggetti efficaci non solo nell’intermediare domanda e offerta di lavoro, ma anche nell’inserire le persone in percorsi formativi e di continuità professionale e nell’accompagnare i lavoratori in percorsi di ricollocazione professionale.

Scrive Luigi Mainolfi:
Letture, come oasi concettuali

Ogni tanto, vado a rileggere articoli di sociologi, politici, economisti, conservati come reliquie. Sento il bisogno, come il viandante, che nel deserto cerca l’oasi, di rinfrescarmi con analisi intelligenti. Nei giorni scorsi, ho riletto un articolo, del 1985, di Alberoni, dal titolo “ L’Italia del 2000 e i grandi progetti ”, dal quale ho estratto un concetto, che è di stridente attualità. Uscire dalla logica del trasferimento di risorse dallo Stato a pensionati, a disoccupati, a inoccupati e a famiglie bisognose. Alberoni richiamava un modello matematico, costruito assieme a Colasanti, Mebane e Bonolis, per capire cosa bisognava fare per uscire dal dilemma:- Assistere i bisognosi e fare aumentare il debito pubblico o subordinare tutto alla non crescita del debito? Non riteneva saggio pensare che il sommerso, la buona volontà degli artigiani e dei piccoli imprenditori fossero sufficienti per provocare sviluppo. Suggeriva di investire in grandi progetti e di agire per evitare la fuga dei cervelli. Un altro articolo ha richiamato la mia attenzione: “ Il Pci e l’impresa “ di Napoleone Colajanni, su la Repubblica del 10 settembre 1985. Si parlava di un dibattito tra De Benedetti e Reichlin ( come non pensare alla polemica attuale tra De Benedetti e Scalfari?). L’autore constatava che, allora, per il Pci, parlare della funzione dell’impresa significava cedere al capitalismo. Mi sono ricordato delle polemiche che facevo con i comunisti, senza riuscire a far capire loro che una cosa è il capitale e altra cosa è il capitalista e che una cosa è l’impresa e altra cosa sono le regole per la gestione dei lavoratori della stessa. Non bisognava arrivare alla Cina di oggi, per capire che può esistere anche il Capitalismo di Stato, non sempre migliore di quello dei privati. Calajanni , nell’articolo prendeva atto che le resistenze ideologiche del Pci erano dure da superare. Ciò, era dannoso anche per i lavoratori. E’ stato consequenziale domandarmi :- Gli eredi del PCI hanno preso coscienza? E, i “duri e puri” che fine hanno fatto? Un’altra rinfrescata mi è stata provocata, leggendo un’intervista a Ralf Darhendorf, pubblicata sul Corriere della Sera del 28 febbraio 1989. L’intervistato sosteneva che la crescita degli anni ’80 aveva due volti, uno benigno e uno crudele. Accanto alla nascita di nuovi ricchi, sarebbe esplosa anche una situazione drammatica per alcuni ceti, lasciati indietro senza compassione. Il volto crudele aveva fatto saltare la solidarietà sociale e nascere un darwinismo sociale, con la conseguenza che i gruppi, tagliati fuori dal miglioramento economico, incominciavano ad allearsi tra di loro e con la criminalità. Nell’intervista, si parlava, anche, con lucidità di quello che, poi, si è verificato, relativamente all’evoluzione del Terzo Mondo. Alcuni Stati si sarebbero sviluppati, mentre altri sarebbero diventati ancora più poveri ed emarginati, diventando problemi per l’occidente, verso il quale si sarebbero riversati. Mentre leggevo cose scritte nel 1989, rivedevo ciò che, oggi, sta venendo intorno a noi, conseguenza della miopia politica della seconda Repubblica, la quale nonostante “avvisata” da menti eccelse, ha assecondato il darwinismo e bloccata l’evoluzione sociale, senza creare ostacoli all’espansione dei disperati. Un altro articolo, nel quale l’autore, richiamava l’oggetto misterioso del film ”2001, Odissea nello spazio”, mi ha spinto a prendere il numero di Argomenti Socialisti, che riportava gli atti del Convegno di Rimini “ Governare il cambiamento”, del 1982. In quel Convegno, tra l’altro, si sosteneva che il Mondo stava diventando multipolare e i nuovi protagonisti avrebbero provocato un processo difficilmente controllabile. Martelli usò l’espressione “ incontrollabile come l’oggetto misterioso del film “2001, Odissea nello spazio”. Furono evidenziate tre esigenze: 1) Non perdere la sfida con i Paesi, che investivano nella ricerca; 2) Ridurre i costi della burocrazia e quelli sul lavoro, per non perdere la sfida dei Paesi, con manodopera a basso costo; 3) Rafforzare le Partecipazioni Statali, perché nell’ economia globalizzata, nessuna impresa privata italiana poteva competere con i giganti del Mondo. Purtroppo, la politica, invece di attrezzarsi per poter competere, si inquinava, spostando gli interessi dal bene comune alla soddisfazione di ambizioni personali. Nella nuova realtà, le variabili, che influenzano le scelte e le convenienze, andavano aumentando ed erano sensibili solo al mercatismo. Molti Stati si sono messi in cammino e conquistano settori economici e mercato. In Italia, i gruppi politici sono diventati “tanti carrocci” e curano solo l’apparire e l’attaccare. Le cose proposte dagli autori degli articoli, richiamati, non hanno trovato esecutori. Le cose paventate, invece, si stanno concretizzando. E, le stelle stanno a guardare. Non si capisce che la superficialità può farci, rivivere, esperienze negative, anche se sotto altra forma.

Luigi Mainolfi

Scrive Andrea Malavolti:
Florida, una strage da suprematisti

Caro Direttore,
secondo l’Anti Defamation League, organizzazione impegnata nella lotta all’antisemitismo, Nikolas Cruz, responsabile della strage alla Marjory Stoneman Douglas High School, aveva fatto un addestramento paramilitare con la milizia suprematista bianca Republic of Florida. La polizia di Tallahassee – si legge sulla newsletter Pagine Ebraiche – ha poi smentito di aver trovato legami organici con la milizia, mentre il suo leader Jordan Jereb ha detto che l’aggressore ha agito di propria iniziativa. Il giorno dopo la strage, ha parlato invece il presidente Usa Donald Trump che, scrive la Stampa, ha sorvolato “sul problema armi” e impostato “il discorso post tragedia sulle malattie mentali”. “Secondo i dati forniti dall’associazione Everytown For Gun Safety, quella di San Valentino è stata la diciannovesima sparatoria in una scuola statunitense a partire dall’inizio dell’anno, grosso modo una ogni due giorni: che la vendita indiscriminata di armi vada fermata è ormai chiaro anche ai bambini”, scrive in un commento sul Messaggero Alessandro Perissinotto, citando il problema della sicurezza nelle scuole anche in Europa: “il 19 marzo del 2012,- ricorda l’articolo del Messaggero – Mohammed Merah compie un attentato alla scuola ebraica di Tolosa, nel sud della Francia; da allora, nelle scuole francesi niente è più come prima: gli accessi sono sorvegliati e in molti istituti sono stati collocati tornelli di ingresso; l’innocenza perduta non si ritrova. Al contrario, gli Stati Uniti sembrano ritrovarla ogni volta”.

Andrea Malavolti

Scrive Marina Maurizi:
Ah, se tornasse Sandro!

È in visione nelle sale cinematografiche il film “Sono tornato”, diretto da Luca Miniero, con Massimo Popolizio e Frank Matano, una commedia – documentario che immagina le reazione di un Mussolini redivivo nell’impatto con la nostra società dominata dalla televisione e dai social media e documenta i comportamenti di cittadini ripresi per strada di fronte all’attore (Massimo Popolizio) che impersona il duce, con tanto di divisa da gerarca fascista.
Il film si ispira a una pellicola tedesca dello scorso anno, “Lui è tornato”, sull’improvviso riapparire di Hitler per le strade di Berlino.
Per promuovere il film, il regista e gli attori stanno facendo il classico “giro delle sette chiese” con interviste nei vari salotti televisivi e sui giornali, nei quali Miniero ha più volte dichiarato il suo stupore per le reazioni dei cittadini di fronte al risorto capo del fascismo: oltre a qualcuno che s’indigna e protesta, molti sono gli italiani che «giudicano il Duce con una certa indulgenza: non è un tabù come Hitler in Germania, il suo fantasma si aggira anche in campagna elettorale. Non dimentichiamo che Mussolini ha inventato la propaganda sfruttando i media. È l’emblema del populismo». «Guardando il film tedesco si evince che i tedeschi di fronte a Hitler sono schifati – afferma Popolizio – gli italiani invece con Mussolini vogliono farsi i selfie».
Il paradosso del film assume un aspetto inquietante alla luce della sparatoria fascista di Macerata. A parte la vergogna di dover assistere alle adunate a base di saluti romani e inneggiamenti al fascismo di Forza Nuova e Casa Pound (ma non c’è un magistrato in Italia che voglia aprire un fascicolo per l’ipotesi di reato di apologia del fascismo o di violazione della “Legge Mancino” del 1993 ?), vi immaginate cosa accadrebbe se alle elezioni vincesse il centro-destra e, come gli ha proposto Berlusconi, il nuovo ministro degli Interni diventasse Matteo Salvini ? E la Meloni ministro della Difesa ?
Vorrei proporre al regista Miniero la trama per un possibile nuovo film, dal titolo “Sandro è tornato”, ovviamente il nostro Pertini, il Presidente più amato dagli italiani.
Si ricorderebbero di lui gli oggi cinquantenni che, da bambini e ragazzi, sono stati da lui ricevuti a migliaia prima alla Presidenza della Camera e poi al Quirinale ?
Che direbbero gli italiani di quegli ideali di libertà e democrazia per i quali Pertini è stato costretto all’esilio in Francia, ha trascorso 14 anni in carcere e al confino (“in villeggiatura”, direbbe Berlusconi), è scampato per poco al massacro alle Fosse Ardeatine grazie a una rocambolesca evasione dal carcere di Regina Coeli assieme a Giuseppe Saragat ?
Ah, se tornasse Sandro!

Marina Maurizi,
vice-segretario del PSI della provincia di Ancona, candidata nelle Marche della Lista “Insieme”

Scrive Angelo Moscariello:
L’Italia trainata da Traini

Liquidare la strage di Macerata come il gesto isolato di un folle è riduttivo e pericoloso. L’evidente instabilità mentale dell’autore non giustifica da sola il gesto visto che esso si innesta in un percorso politico nutrito delle peggiori teorie razziste di matrice nazista, un percorso approdato a un delirio di onnipotenza indirizzato alla missione patriottica di salvare la razza bianca,come dimostra la bandiera tricolore da cui Traini era avvolto nel ruolo di giustiziere da lui assunto dopo la morte della ragazza di cui era stato complice un giovane nigeriano. I fatti di Macerata sono il prevedibile esito di una predicazione messa in atto da forze politiche di destra o leghiste al motto di “prima gli italiani” e si inseriscono in un panorama più ampio di regressione culturale e civile favorito dalla crisi economica che vede in atto una guerra tra poveri. Mai come in questo periodo la coscienza collettiva degli italiani è stata a rischio di frantumazione, divisa come è tra spinte ideologiche opposte dentro un arcipelago di richiami disorganici e mistificanti. Il fenomeno non è nuovo nella storia ed è dovuto al riemergere di pulsioni oscure rimosse che ora si aprono il varco a causa dell’indebolimento della sfera razionale sul piano collettivo. Per usare i termini cari a Carl Gustav Jung oggi in Italia l’Ombra sta invadendo la casa dell’Io, proprio come accadde in Germania all’avvento di Hitler. Se tale catastrofe della psiche non viene subito compensata in modo da riequilibrare le opposte pulsioni collettive, allora non è esagerato prevedere che da noi il razzismo e il fascismo sono ancora da venire.