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Lettere Direttore

Scrive Giovanni Alvaro:
Un vento nuovo soffia sull’Europa

Le elezioni tenutesi in Francia, domenica 23 aprile, del primo turno per la scelta del nuovo inquilino dell’Eliseo, hanno visto collocarsi al primo posto Emmanuel Macron con un buon 23,75% (che è un successone se si pensa che ha fondato di recente il suo partito ‘En Marche!’ dopo essere uscito dal Partito Socialista), e Marine Le Pen con un 21,53% (che, attestandosi al secondo posto, ha superato i candidati dei due partiti storici della sinistra e del fronte del centro-destra). Ballottaggio, quindi, tra Macron e Le Pen, domenica 7 maggio.

Questo risultato è stato salutato, con grida di giubilo, dai due Matteo de noantri che come sempre confondono la realtà con le proprie aspirazioni. Renzi si è autoproclamato simile a Macron; Salvini presenta il risultato della Le Pen come un proprio risultato e si esalta oltre misura. Ma oltre ai due, che incarnano la sinistra sbandata e sconquassata, e l’estremismo sovranista anti europeo, il risultato è stato salutato, con un sospiro di sollievo, dall’opinione pubblica che, aldilà dell’agorà mediatico dominato dalla pancia, la dice lunga su cosa realmente frulla nel corpaccione italiano ed europeo.

Anche se l’ondata di consensi registrata subito dopo il voto, con le dichiarazioni di sostegno e con l’invito chiaro ai propri elettori a sostenere Macron al ballottaggio fatte dai candidati perdenti, può subire qualche sfaldamento soprattutto nelle ali più oltranziste della sinistra e dei gollisti, resta chiaro che l’incremento del FN della Le Pen, il 7 maggio, può arrivare al massimo al 38%, come rilevano i primi sondaggi, e Macron può raggiungere e superare il 62% di chi andrà a votare.

Lo sfaldamento giova alla Le Pen sia se calamita sostegni ma anche se si dovesse trasformare in astensione che, ovviamente, andrebbe a suo beneficio, ma non può determinare il capovolgimento di dette previsioni se a votare dovesse recarsi una percentuale di votanti superiore al 60%. Perché in ballo non c’è la semplice vittoria di un candidato rispetto ad un altro ma c’è il rifiuto dei francesi di innescare processi come la Brexit e l’uscita dall’Euro. La chiarezza del Macron sostenitore dell’Europa, anche se ‘rigenerata’, taglia la testa ai sofismi dei salotti mediatici.

Ciò che è avvenuto, con le elezioni in Francia (fuori l’establishment interno) non è trasferibile automaticamente in Italia (che ha già subìto l’esperienza della liquidazione della Prima Repubblica), mentre la corrente di paura del salto nel vuoto è identica. Gli italiani criticano fortemente l’Europa a trazione tedesca ma capiscono pure che una disgregazione della stessa sarebbe un disastro per l’idea dei reclusi di Ventotene e, di conseguenza, per i singoli Paesi che hanno usufruito finora non solo di un periodo di Pace, lungo oltre 70 anni, ma anche di uno scudo sui singoli debiti nazionali che sono stati pagati con interessi veramente irrisori.

Salvini e i sovranisti di vari colori, sbagliano a pensare solo ad accrescere il proprio pieno di consensi (che non servono per essere promossi a forze di governo), ma dovrebbero aprire gli occhi per capire la realtà che solo chi non vuol vedere può continuare ad ignorare. La nostra liretta verrebbe sgretolata dalle divise forti dietro le quali stanno economie robuste, e l’inflazione volerebbe peggio di come vola in alcuni paesi dell’America Latina. E quando l’inflazione è senza freni a pagarne le conseguenze sono, in primis, i lavoratori a reddito fisso e i pensionati, e subito dopo la stessa democrazia e la libertà che abbiamo goduto dalla caduta del fascismo.

I risultati elettorali della Francia, se confermati al ballottaggio, dimostreranno che quanto anticipato da Austria e Olanda che hanno battuto i populismi anti-ue e anti euro (ce lo ricordava Paolo Pillitteri) non sono come le famose rondini che non fanno primavera. L’Italia, senza fughe estremiste, tra autunno e primavera prossimi, potrà fare altrettanto perché c’è il leader, che ha naso per queste cose, e c’è una platea, di italiani, che attende d’essere motivata su detto impegno.

Giovanni Alvaro

Scrive Valentina Grani:
Quando il Pd vuol fare l’americano

“Tu vuo fa l’americano” cantava Carosone nel 1956. Detto-fatto. Oggi girovaghiamo con le “mele” nella tasca dei jeans, intoniamo canzoni English Pop e mangiamo hamburger e hotdog.

Non siamo i nostri vicini francesi che onorano Liberté, Égalité, Fraternité ed il 4 luglio commemorano volutamente la loro storia; non siamo gli inglesi che alle 17 prendono il the col latte e nelle case appendono l’immagine di Elisabetta. Noi, non siamo conservatori, noi siamo gli adolescenti d’Europa, siamo i giovanotti del caso, abbiamo solo poco più di settant’anni di Costituzione, insomma, nemmeno l’INPS ci manderebbe in pensione!

Nel nostro Paese abbiamo una Grande Storia e l’incommensurabile voglia di crearne della nuova emulando i giovani cow boy di oltre oceano, mentre a casa PD, alcuni compagni si dividono la pagnotta guadagnata, altri consumano la suola delle scarpe propagando volantini per le strade e altri ancora smettono di essere “mammoni” e abbandonano la casa famigliare. Storia nuova o semplicemente storia vecchia rimpastata, fatto sta che, all’imminente Congresso, a dare il proprio parere sono invitati i delusi, gli amareggiati, gli scontenti, gli arrabbiati ma soprattutto gli svogliati.

Ma chi ne ha voglia di alzarsi dal divano per esprimere il proprio parere scrivendo su quella cosa obsoleta derivante dagli alberi, oltretutto utilizzando quella cosa strana di legno contenente l’ematite, quando abbiamo Facebook con la quale possiamo esprimere le nostre opinioni aggiungendo improperi quasi anonimi?

Detto ciò, vorrei mi consentiste di sfoggiare il Patriottismo affermando: “Ma si’ nato in Italy”, e quando la Democrazia chiamata, non v’è scusa che può reggere. Analizziamo quindi celermente (ma non veloce quanto la sua organizzazione!) l’importanza del Congresso”: orbene, il Partito Democratico è or ora un puzzle scomposto in bilico su di un sostegno poco reggente, questo puzzle rappresenta il Centro Sinistra, ovvero una buona parte della politica Nazionale. All’interno e all’esterno, c’è chi vuole assistere con birra e popcorn al match di wrestling e chi vuole poter credere ancora nelle distinzioni di filo politico delineate dai partiti stessi. In onor del futuro, i cittadini sono quindi chiamati ad esprimere il loro parere su chi diventerà Leader o Re di questo suddetto Partito e purtroppo, tutto ciò è ben poco Americano ma, di tanto in tanto, perché non provare ad essere italiani anche se “sient’a mme nun ce sta niente ‘a fa’, tu vuo fa ll’america”?!?!

Valentina Grani

Scrive Manfredi Villani:
Sconcertante inchiesta sulla Tav

La Rai News il 25 aprile 2017 ha pubblicato una notizia sconcertante sulle Grandi Opere Ferroviarie: La TAV Milano-Genova-Terzo Valico dei Giovi ha interessato la magistratura di Roma. Il gup di Roma ha rinviato a giudizio 20 persone in uno dei filoni dell’inchiesta sulle “Grandi Opere” relativo in particolare agli appalti per la realizzazione delle infrastrutture della TAV Milano-Genova-Terzo Valico dei Giovi. I reati contestati, a seconda delle posizioni, sono associazione per delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e tentata estorsione. Il procedimento giudiziario si svilupperà tra alcuni mesi. La notizia degli appalti TAV sotto inchiesta è sconvolgente soprattutto per il pericolo di rallentamento dei lavori in corso delle linea ferroviaria Genova-Milano-San Gottardo-Svizzera. La tratta suddetta è fondamentale per la linea ferroviaria dei due mari Genova-Rotterdam. Rivolgo a Riccardo Nencini lo stimolo politico per interessare senza indugi il ministro Del Rio ed il Premier Gentiloni affinché venga rinnovata la dirigenza apicale dell’area Terzo Valico dei Giovi.

Manfredi Villani

Scrive Giovanni Alvaro:
Il profondo sud ignorato dal governo

Non hanno alcuna vergogna, non ce l’hanno per niente, se continuano imperterriti a trattare il Sud come una fastidiosa appendice che non serve a nulla, o addirittura che sia una zavorra per il resto del Paese, e tale vorrebbero farlo restare. Basta dare un’occhiata al nuovo Def approntato con l’elenco delle opere prioritarie per le quali il governo intende accelerare la loro realizzazione e quelle che debbono essere sottoposte ad una revisione progettuale (scelta, questa, che ha il sapore di far credere che non viene dimenticata alcuna zona del Paese). Scorrendo l’elenco ci si accorge che ci troviamo dinanzi ad un governo che al massimo cura gli interessi del Centro-Nord e lascia alla deriva la parte meridionale del Paese. In soldoni sembra essere un Governo canaglia.

Nel primo elenco (opere da realizzare) figurano il completamento del corridoio del Brennero, la Venezia-Trieste, il potenziamento della direttissima Firenze-Roma e della linea Adriatica ed il nodo di Milano. C’è poi l’autostrada A22 Bolzano-Verona, una nuova tratta della A4 Venezia-Trieste, la statale Ravenna-Venezia, la E78 Grosseto-Fano, le pedemontane di Lombardia, Veneto e Marche, la Roma-Latina e le ciclovie: Verona-Firenze, Venezia-Torino e il raccordo anulare delle piste ciclabili romane (tutte opere al Centro-Nord).

Nel secondo elenco (opere da riconsiderare), al primo posto c’è il Ponte sullo Stretto (verificare «le possibili opzioni di attraversamento, sia stabili che non stabili»), l’alta velocità Salerno-Reggio Calabria (valutare «modalità più efficienti» per velocizzare i collegamenti), la statale 106 calabro-pugliese (il cui completamento richiede «la verifica di nuove soluzioni progettuali per individuare l’alternativa più sostenibile») e, tra gli altri, anche il progetto di ampliamento delle piste dell’aeroporto di Catania (rivalutare o riconsiderare soprattutto opere localizzate al Sud).

Sembra una vera e propria provocazione e per il Ponte siamo veramente all’assurdo. Cosa c’è, infatti, da verificare sul progetto del Ponte realizzato da fior di ingegneri ed architetti, un po’ da tutto il mondo, e poi, letteralmente, copiato dalla Turchia per i suoi ponti a Istanbul? Gli sprechi e le corruttele passano sempre dalle riconsiderazioni, dalle verifiche e dalla criminalizzazione di un progetto per il quale non era stato, magari, coinvolto qualche gruppo di tecnici rimasto al palo che, quindi, oggi continua a sbraitare contro.

L’incredibile è che le più penalizzate, dagli ultimi governi, sono le regioni Calabria e Sicilia, che hanno, attualmente, classi dirigenti senza spessore ma che annoverano nelle Istituzioni le due più alte cariche dello Stato: Mattarella e Grasso che magari non si accorgono dei disagi per l’isolamento che siciliani e calabresi patiscono, anche perché viaggiano su aerei di Stato, ma non possono ignorare la triste realtà dell’emarginazione non solo dall’Europa ma anche dalla stessa Italia. Un isolamento che riduce sensibilmente l’afflusso di turisti che viaggiano sul Milano-Roma in meno di tre ore mentre dovrebbero fare Roma-Reggio da un minimo di 6 ore (un solo treno) alle 7, 8 o 9 ore per gli altri treni. Senza parlare che chi va in Sicilia deve aggiungerci altre 4, 5 o 6 ore.

Chiamateci pure terrun quanto volete, perché ce lo meritiamo per non esserci ribellati quando era necessario, ma smettetela di continuare a credere che ciò non succederà mai perché tutto potrebbe avvenire quando meno ve lo aspettate. Abbiamo diritto anche noi di uscire dalla crisi ed è anche nell’interesse del resto dell’Italia che ciò avvenga per finire d’essere catalogati come zavorra.

Giovanni Alvaro

Scrive Celso Vassallini:
In cammino verso il 30 aprile

Cortese Direttore,

mi piacerebbe che queste prossime settimane fossero l’occasione per avvicinare gli elettori più convinti ma anche quelli che di Matteo Renzi vedono pregi e difetti, qualità e limiti. Da qui a Domenica 30 aprile ci aspetta un grande compito portare il confronto fra i sostenitori e coinvolgerli nella scelta del Segretario, riconquistare attenzione e fiducia nei cittadini. Come riuscirci? Ricordandoci che il PD non deve essere una collettività dove ognuno fa e dice quello che vuole, ma una COMUNITÀ dove ci si confronta, rispetta e, una volta deciso, si va avanti uniti! Per questo spero che Matteo Renzi abbia letto con attenzione un piccolo saggio di Massimo L. Salvadori pubblicato da Donzelli nei giorni scorsi. Si apre (e si intitola) con una “Lettera a Matteo Renzi”, di cui riporto uno stralcio, che ho condiviso molto: “Caro Renzi, tenga duro. So bene che è una esortazione superflua, poiché Lei è uno che ha incorporato nel suo carattere la parola d’ordine di Salvemini: «Non mollare». Andrò alle primarie a votare Lei, perché, come ho detto e ridetto, sono tra coloro che credono nella sua leadership e nella sua capacità di fare tesoro degli insegnamenti che le vengono dalla sua esperienza, negli aspetti più positivi e in quelli meno positivi, di segretario e di premier. Concludo questa lettera consegnandole le seguenti parole di Max Weber, su cui ha attirato recentemente la mia attenzione l’amico Michele Salvati: «La politica consiste in un lento e tenace superamento di dure difficoltà da compiersi con passione e discernimento al tempo stesso. E’ certo del tutto esatto,e confermato da ogni esperienza storica, che non si realizzerebbe ciò che è possibile se nel mondo non si aspirasse sempre all’impossibile». Occorre «armarsi di quella fermezza interiore che permette di resistere al naufragio di tutte le speranze, già adesso, altrimenti» non si sarà «in grado di realizzare anche solo ciò che oggi è possibile». «Soltanto chi è sicuro di non cedere» alle difficoltà che gli si parano innanzi, «soltanto chi è sicuro di poter dire di fronte a tutto questo: “Non importa, andiamo avanti”, soltanto quest’uomo ha la “vocazione” per la politica». Naturalmente le qualità di un leader non sono soltanto la volontà e la determinazione. Queste, per quanto essenziali, sono preliminari. La più autentica misura è data da come egli affronta le circostanze quando diventano più difficili. Tali sono le condizioni in cui versa oggi l’Italia e con le quali occorre misurarsi. Se Lei sarà chiamato a reggere prima la guida del PD e poi, dopo le prossime elezioni, mi auguro anche quella del Paese, dovrà fare i conti con uno scenario complicato, disseminato di molti ostacoli all’interno e all’esterno. La mancata approvazione della riforma della Costituzione, un sistema dei partiti estremamente conflittuale e divisivo nelle stesse coalizioni in competizione, le crepe che caratterizzano la traballante Unione europea – ma si potrebbe continuare – peseranno negativamente sulle spalle dei leader di partito e dei governanti. E dunque un leader forte ha bisogno di affiancare alla volontà e alla determinazione le doti dell’attenzione, della valutazione prudente dei passi da compiere, della capacità di manovra e di trattativa, della disposizione non soltanto a parlare agli altri per trascinarli ma anche ad ascoltare prima di scegliere e di prendere le proprie decisioni. Il governo degli uomini è cosa assai più complessa dell’indicare loro la direzione di marcia, che pure è la funzione di un leader.” Mentre alle porte dell’#Europa, in #Turchia, si assiste alla più grande frode elettorale, l’Unione Europea sta ferma e zitta. È inaccettabile, speriamo che con una vittoria di #Macron in Francia, di #Schulz in Germania e di #Renzi in Italia, l’Unione possa rimettersi in moto e tornare protagonista nel mondo.

Celso Vassalini
Cittadino Europeo. COMITATO “Matteo Renzi”.

Scrive Antonio Ciuna:
Ponte sullo Stretto,
si ricomincia da zero

Gentile Direttore Mauro Del Bue,

Facendo seguito alla mia lettera del 30 marzo u.s. nella quale si auspicava che per risollevare l’economia della Sicilia e della Calabria era di vitale importanza risolvere una volta per tutte l’attraversamento stabile dello Stretto di Messina realizzando il Ponte di collegamento stradale e ferroviario fra le due regioni,con sconcertante sorpresa si apprende ora, dalla lettura del Documento Economico Finanziario del governo centrale, che la suddetta opera dovrà essere riesaminata ex novo e per la fattibilità e per la convenienza economica e nel contempo si dovranno approfondire gli studi per progettare alternative di trasporto sullo Stretto per velocizzare le comunicazioni fra le due sponde.
Un dato certo e inconfutabile è che l’avere lasciato per decine di anni in assoluta precarietà i trasporti sullo Stretto ha impoverito ulteriormente in modo grave e irreversibile le economie e delle due città metropolitane di Messina e Reggio C. nonché delle due regioni della Sicilia e della Calabria.

Detta carenza ha provocato fra l’altro l’abbandono dalle due città e dalle due regioni di migliaia di giovani per la mancanza di lavoro. In passato e al presente le forze politiche nonché i governi hanno sempre speculato per fini elettorali sul Ponte Si,sul Ponte No,sul Ponte Ni. Ora devo ritenere che si è raggiunto il livello più basso della politica quando si afferma che per realizzare la grande opera si devono riesaminare di nuovo la fattibilità e lo sviluppo economico e altre analisi tecniche.
La suddetta motivazione suscita sconcerto, incredulità e infinita perplessità. Se una grande opera non si vuol più fare lo si dica in modo chiaro e con assoluta onestà. Mettere di nuovo in discussione il tutto quando la grande opera era stata già appaltata ed esiste il progetto definitivo e si è certi che si dovranno pagare pesanti penali per l’annullamento del contratto non si comprende perché si continua impunemente a illudere ancora i calabresi e i siciliani che i trasporti sullo Stretto troveranno una soluzione ,quando si è certi che nessun altro mezzo di trasporto navale o aereo (ciclovie !?!?) potrà velocizzare il traffico dei veicoli stradali e ferroviari sulle due sponde. Vorrei esortare i nostri politici a non prendertici più in giro, non lo meritiamo.

La gran parte dei 35 miliardi stanziati dal D.E.F. saranno impiegate per realizzare le opere infrastrutturali strategiche nel Centro- Nord del nostro Paese.
Con rammarico ,ancora una volta devo constatare che le due regioni della Sicilia e delle Calabria sono abbandonate al loro destino e per le loro future economie saranno collocate ai margini e del nostro Paese e dell’Europa.

Antonio Ciuna

Scrive Manfredi Villani:
Russia e Unione Europea
su base paritaria

Il Presidente Sergio Mattarella ieri ha incontrato il Presidente russo Putin al Cremlino. Mattarella ha rinnovato le condoglianze per l’attentato a San Pietroburgo:E’ stato un episodio atroce nella sua città. Ha sottolineato che l’amicizia tra Russia e Italia è molto forte e malgrado le difficoltà di questo periodo siamo riusciti a mantenere un buon livello di cooperazione.A Mosca Mattarella ha incontrato anche il Premier Medvedev. Sarà a Mosca per tre giorni.Con Putin il Capo dello Stato ha detto:Serve sempre una maggiore collaborazione e coordinamento contro il terrorismo.Insieme si può contrastare con più efficacia il terrorismo. L’uso di armi chimiche è inaccettabile.Ha auspicato che Mosca eserciti”tutta la sua influenza “per fermare simili attacchi. Quanto accaduto in Siria,ha ribadito Mattarella, dimostra l’urgente esigenza di trovare soluzioni condivise alla crisi,con un dialogo a molteplici livelli tra parti siriane contrapposte ed attori internazionali.Serve una soluzione politica sostenibile sotto l’egida dell’ONU,occorrono sforzi comuni.Sul dialogo con Mosca,ha sottolineato:è basato su fiducia e rispetto reciproco.Infine un monito:troppi focolai di tensione sul piano internazionale,ora scelte responsabili.

Il Presidente Putin ha riaffermato:E’interesse comune ricostruire i rapporti pratici fra Russia ed UE su base paritaria.L’incontro con Mattarella aiuterà a far progredire la cooperazione fra Russia e Italia.Fra noi,ha continuato,c’è stata conversazione franca e concreta.Sono felice di poterla accogliere al Cremlino,noi stessi viviamo un tempo non facile,ma spero veramente che la sua visita dia un impulso positivo e che riusciremo a superare tutti gli ostacoli e le divergenze che ci sono. L’Italia è un partner buono e affidabile,purtroppo il nostro interscambio è crollato, ma nonostante questo c’è una tendenza positiva, con una crescita dell’interscambio all’inizio del 2017 di oltre il 33%.

Tra UE e Russia si sta palesando la strategia della Commissione Europea avviata con determina del 24-01-2017.Il documento, preannunciato alla riunione informale dei ministri degli Affari esteri dell’UE a Carcassone il 18-19 marzo 2017, indica la volontà di stingere rapporti più stretti con la Russia,evitando nuove divisioni in Europa,mediante il rispetto della democrazia e dei diritti umani.

Scrivono Paolo Cristoni e Mauro Veronesi:
Cooperative Riformiste

È bene informare o ricordare che l’art.45 della Costituzione (Titolo 3 – Rapporti Economici) esiste ancora. Esso recita: “La Repubblica riconosce la funzione sociale della Cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità. La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato”. Non vuole essere una provocazione ma una vera necessità di istruzione culturale per tutti, giovani e non, accerchiati da fatti di malaffare (o di errori di conduzione imprenditoriale)che interessando alcune società cooperative trovano nella Stampa un’eco esagerata e strumentale. Non è la forma societaria responsabile del malaffare ma il comportamento delle singole persone che ne sono responsabili. La forma cooperativa è l’unica tipologia societaria che trova espresso riferimento in quasi tutte le Costituzioni degli Stati ed è lo strumento imprenditoriale di riferimento di auto emancipazione dei lavoratori. Trattasi di una forma societaria che non viene scelta dai “ricchi capitalisti” o dagli industriali per le loro imprese improntate sul massimo guadagno. Può avvenire l’inverso (la legge lo permette) che una Società Cooperativa si trasformi in una SpA. Di certo un impresa che non distribuisce utili, che non può consolidare il proprio personale patrimonio, che come semplici Soci (non azionisti) obbliga la paritarietà nelle espressioni di Voto,non interessa lo “speculatore” o l’investitore. Eppure lo sviluppo delle cooperative in vari settori è stato determinante ed ancora decisivo (Agricoltura, Abitazione, Servizi, Lavoro, Sociale…) ed oggi non più sostituibile ma indispensabile in tutto il mondo (l’ONU ne stabilisce periodicamente l’anno di “riferimento internazionale” ; nessun altro tipo di Impresa gode di tale riconoscimento). È importante e doveroso ricordare come “organizzare” i lavoratori in forma Cooperativa sia stato argomento importante e politicamente contrastato nel secolo scorso (anche di recente con i governi di centrodestra) anche nella Sinistra Italiana. In Emilia ricordare Giuseppe Massarenti di Molinella (BO) e Camillo Prampolini (R.E.) non è solo un dovere culturale ma pure morale e politico. Entrambi sostenitori e costruttori del SOCIALISMO RIFORMISTA, entrambi perseguitati ed esiliati, entrambi strumentalmente combattuti dal fascismo e dal Comunismo.
Sabato 8 aprile si commemora il 150° anniversario della nascita di Massarenti al cui funerale nel 1950 intervenne il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.
Camillo Prampolini, pochi giorni prima della morte avvenuta il 30 luglio 1930 in esilio a Milano, ricevette un messaggio augurale da parte degli esuli in Francia tra i quali Turati, Treves, Buozzi, Saragat, Nenni, Rosselli ed altri. Il funerale, voluto da Prampolini, fu senza cerimonie ma sulla salma l’amico Nino Mazzoni posò un mazzo di garofani rossi come omaggio “del Socialismo Italiano al Maestro”.
Di recente l’assessore regionale Mezzetti (ex PCI e SEL) ha richiamato il Socialismo Democratico; il Presidente della Giunta regionale Bonaccini ha citato Prampolini; anche Bersani si è cimentato in tali riferimenti commettendo però grossolani errori. Tralasciamo. Alla assemblea della Legacoop Emilia Ovest in febbraio è stato distribuito un bellissimo volume su Prampolini. Il governatore della Toscana Rossi ha proposto il nome “Democratici e Socialisti” al nuovo partito uscito dal PD ma senza Successo!?
Il vocabolo Socialista è impronunciabile(ipocritamente) mentre Riformista è divenuto Indispensabile per tutti (nessuno usa più rivoluzionario). Un vocabolo, riformista, per anni deriso a Sinistra con toni anche offensivi quali “Socialfascisti” o “Socialtraditori”. Vista la attuale situazione della Sinistra Italiana sarebbe opportuno riprendere la scelta del 1922 di dare vita al Partito Socialista Unitario. Così nella Cooperazione è importante la volontà di costituire una unica Associazione Sindacale di Rappresentanza delle società Cooperative aderenti alle tre storiche associazioni: AGCI, LEGACOOP, CONFCOOPERATIVE. L’iter iniziato 6 anni fa è in itinere pervenendo ad una importante semplificazione operativa e ad un rilevante aumento della forza Sindacale (10% del PIL nazionale).

Le tre Associazioni si sono trovate unite nel proporre una Legge sulle cooperative spurie e sui necessari controlli di legalità. La Cooperazione potrà così tornare ad essere un riferimento operativo unitario dell’emancipazione dei lavoratori.

Paolo Cristoni e Mauro Veronesi

Scrive Manfredi Villani:
Riscoprire i navigli milanesi

I Navigli di Milano per oltre ottocento anni hanno avuto un ruolo cruciale nella vita meneghina.Furono coperti tra il 1929 e gli anni sessanta da via Melchiorre Gioia alla Darsena.Oggi possono essere riaperti con un progetto che guarda al futuro e ad uno sviluppo qualitativo della città per la realizzazione di un grande spazio pubblico.Secondo Roberto BIscardini,Presidente dell’Associazione Riscoprire i Navigli,questo intervento di recupero,già condiviso dalla maggioranza dei milanesi e dal Politecnico di Milano,è fattibile dal punto tecnico,urbanistico e finanziario ed è compatibile con un piano di riorganizzazione del traffico urbano,I Navigli saranno riaperti seguendo il senso dell’acqua,da Cassina dè Pom,là dove il Naviglio Martesana oggi si infossa  sotto via Melchiorre Gioia,verso la Cerchia  del Navigli fino alla Darsena.Otto chilometri di Navigli in Milano,per ripristinare il grande sistema idroviario milanese e lombardo,restituendo alla Lombardia la navigabilità dei suoi canali dal Lago Maggiore e dal Lago di Como fino all’Adriatico.La realizzazione della nuova rete dei Navigli rappresenta una straordinaria occasione per riqualificare la città.Sarà fonte di nuova attrattività internazionale.Garantirà lo sviluppo dell’economia,del tempo libero e della cultura.Farà di Milano una città più giovane a dimostrazione che una diversa idea di città metropolitana è possibile.Con la riapertura dei Navigli,Milano potrà sviluppare la propria vocazione turistica facendo riscoprire il valore dei propri monumenti,dell’arte e del suo paesaggio.Ora il sogno di Roberto Biscardini è più vicino:Da una recente intervista apprendo del consenso del segretario leghista Matteo Salvini e del vicepresidente del Consiglio regionale lombardo Fabrizio Cecchetti.Riaprendo i Navigli milanesi  si potrà realizzare il completamento dell’idrovia Locarno-Milano-Venezia,essenziale per conquistare l’eccellenza turistico-culturale per acque interne a Milano e in Europa.Il progetto potrebbe altresì riguardare l’utilizzo della via d’acqua per il trasporto logistico in una città che rischia infrazioni comunitarie per lo sforamento delle polveri sottili.

Manfredi Villani

Scrive Luigi Mainolfi:
È ora di tornare al punto di partenza

Parto dalle conclusioni alle quali arrivava Palomba, per indicare la mentalità più adeguata al fine di avere una società più refrattaria alla degenerazione tendente a far riemergere il concetto “l’uomo è lupo per l’altro uomo”. Il binomio socialismo–cristianesimo garantiva una società basata sull’armonia tra bisogni spirituali e bisogni materiali. Comportamenti guidati dal valore “umanità” non vanno in contrasto con comportamenti improntati “all’aldilà”. In un articolo di Joseph Ratzinger, pubblicato su “La STAMPA” del 4 u.s., abbiamo letto che, “dopo 2000 anni di storia cristiana, troviamo gli stessi orrori, angosce e speranze di prima e di sempre” e che “l’esistenza umana è caratterizzata dal disagio anche nei confronti della scienza”.

L’altro vertice del triangolo, “la politica”, che non può contare sulla nobiltà della scienza, né sulla nobiltà della religione, è ai minimi storici della credibilità e lascia intravedere più la sua morte che la sua rinascita. Questi brevi riferimenti vorrebbero essere utili a chiarire che il comportamento dei politici è influenzato dalla cultura stratificata dei popoli: ogni popolo agisce guidato dal suo “Credo”, che può essere religioso, filosofico, sociologico. Chi pensa di poter “ arrostire ” le differenze tra i vari “Credi” con la parola globalizzazione è un ingenuo o uno strumento, consapevole o inconsapevole, dei nuovi padroni dell’economia. Considerare il denaro “ lo sterco del demonio”, come fa il Cristianesimo, o come una “grazia di Dio”, come la pensano i calvinisti, non poteva non avere conseguenze sui comportamenti sociali e politici dei due schieramenti. Nel mondo, ci sono società, che non hanno il Creatore, mentre hanno un “cloroformio” da “Libretto Rosso” o da filosofie orientali. Il cloroformio sociale consente ai loro Governanti di alimentare Dumping commerciali, che rappresentano, per gli altri, la più pericolosa arma da guerra economica. Negli ultimi anni, mentre in occidente l’economia reale cedeva lo scettro alla Finanza e alla Banche ( attività condannate dai Creatori), nei Paesi del “Gruppo dell’appetito” il settore manifatturiero, che crea più occupazione e più armonia sociale, esplodeva, anche grazie a imprenditori occidentali, creando occupazione e ricchezza. Inoltre, in quei Paesi, la Triade è statale.

Tra i Paesi dell’Occidente, l’Italia è il Paese, nel quale gli effetti deleteri si fanno sentire di più. Siamo il Paese, nel quale lo spostamento verso il settore bancario – assicurativo-finanziario è stato più repentino e non controllato. Quasi tutti gli imprenditori hanno trasferito i propri interessi dall’economia reale alla demoniaca triade (Banche, Finanza, Assicurazioni). Questa triade succhia risparmio, utilizzando i moderni magliari, che non si rendono conto di essere “braccianti”, che vanno in giro, promettendo sicurezza futura, mentre la triade guadagna oggi, associando al rischio quelli che volevano tranquillità. Intanto, il “Credo” nella Tecnologia ha richiamato molti intellettuali, che, però, trovano difficoltà a spiegare la loro nuova FEDE. Di fronte all’avanzare di un processo,che porta all’essiccamento dei valori seriamenti umani, parlano solo i potenti per trovare accordi per i loro affari. Anche prima della seconda guerra mondiale, i Potenti facevano incontri tranqullizzanti, ma la guerra non fu evitata. Oggi, gli incontri tra il Presidente USA e quello Cinese, pieni di gentilezze formali, cercano l’accordo per neutralizzare nemici economici comuni, ma i segni di una lotta economica tra i due Paesi sono chiari. Intanto, gli opinionisti pretendono di parlare di sistemi complessi con la logica delle “quattro operazioni”. In una situazione mondiale piena di incognite e di lupi contro lupi, a quali valori bisogna ricorrere? Torniamo al punto di partenza.

Luigi Mainolfi