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Lettere Direttore

Scrive Angioletta Massimino:
Ad ognuno le proprie responsabilità

Care Compagne e cari Compagni,

I passi avanti nel nostro amato PSI dobbiamo pretendere si facciano rivoluzionando tutto nei fatti, quindi ancor prima nelle persone, ossia si devono cambiare tutti i soggetti che hanno fatto parte della segreteria e della direzione, nessuno escluso!

Gente nuova, idee nuove, comportamenti nuovi, cui chi ha già dato, nel bene e nel male, dia il proprio apporto, se vorrà, da dietro le quinte, avendo doverosamente fatto un passo indietro a favore di un fisiologico ricambio generazionale.

Gli inciuci devono scomparire e i giochetti per accaparrarsi le poltrone, fregandosene dei Compagni, non sono più accettabili.

Ancor meno accettabile sarà l’Opera dei Pupi, meglio lasciarla al teatro siciliano, non vogliamo Pupari che reggano i fili per far muovere i Pupi magari in scenografie congressuali ben allestite, ma che anche per i fessi starà a dimostrare che la musica non è cambiata affatto e il modo di pensare e di agire è sempre lo stesso.

Mi sono ‘rotta’ davvero, passatemi il termine, vi prego, perché intendo dire che si è rotto qualcosa dentro di me e NON ME NE STARÒ IN SILENZIO, in quanto con questo Partito si sarebbero potute fare grandi cose per questo nostro Paese Italia e altre grandissime cose per la mia/nostra Sicilia.

Con un vice ministro alle Infrastrutture e Trasporti che c’era capitato di avere, Riccardo Nencini, mentre si poteva fare di tutto e di più per cambiare il volto triste e rassegnato specialmente di questa Sicilia, siamo invece ancora con strade, autostrade e ferrovie inadeguate, ponti crollati mai ricostruiti, che, per es., fanno fermare un treno a Caltagirone, perché dopo non si può più proseguire per crollo del ponte su cui passava la ferrovia, o che per arrivare al Nord, partendo in treno dalla Sicilia, si debba intraprendere un interminabile quanto avventuroso viaggio come se si provenisse dalla profonda Africa. Tutto ciò è oggi anacronistico quanto ridicolo!

In Sicilia sono stata lasciata da sola a combattere le mie battaglie, che volontariamente ho intrapreso col cuore socialista che mi ritrovo, ed ho dovuto combattere non solo contro i nemici esterni, ma soprattutto contro quelli peggiori che sono i nemici interni, convinti padroni del feudo PSI, i quali non solo non collaborano ma fanno boicottaggio e ostruzionismo contro chi agisce fuori dagli schemi di un potere mirante a tenere la gente nel bisogno, per poi sfruttare tali bisogni, con il metodo clientelare, in tempo di elezioni!

Credo abbiate ormai capito tutti che la dirigenza, avendo sbagliato quasi tutte le mosse e le scelte politiche, non è più possibile pretenda di comandare questo Partito in autonomia.

Ritengo, invece, sia necessaria da parte dei dirigenti l’umiltà per tendere l’orecchio ad ascoltare le voci della base, anziché tacitare ancora i Compagni, come avvenuto nell’ultima riunione di Consiglio Nazionale a Roma, per la quale non mi sono preparata neanche un intervento, intuendo già quale spazio si sarebbe dato, come al solito, agli interventi: NESSUNO!

Adesso siamo arrivati all’ultima tappa di questo cammino, il ‘Congresso straordinario’ del prossimo Marzo, se si sbaglierà anche stavolta sarà la fine di un Partito dalla storia più lunga (1892), anche se martoriata, rispetto a quella di tutti gli altri Partiti italiani (PRI 1895) ed ognuno consegnerà a questa storia le proprie responsabilità.

Angioletta Massimino

Scrive Luigi Mainolfi:
Dalla politica alla geometria e alla statistica

Il geniale Prof. Flores fece domanda alla Provincia di Avellino per essere nominato Difensore Civico. Quando seppe che era stato preferito un Giudice in pensione, inviò una lettera a tutti i Consiglieri. Mentre la leggevo, mi soffermai su queste parole “Pensavo che il Difensore Civico dovesse avere Saggezza, non conoscenza di articoli, come un Vigile Urbano”. Questo concetto mi accompagna da 20 anni e influenza i miei giudizi sulle cose che osservo e valuto. Esso è rafforzato dalla seguente considerazione. Nella Prima Repubblica, si parlava di programmi a lunga e a breve scadenza, mentre adesso veniamo annoiati ed inondati da dati mutevoli e inaffidabili e si viaggia verso il ridicolo, quando quelli, che li citano, non sanno se stanno parlando di effetti o di cause. I protagonisti della sceneggiata, antipatica e senza fine, si sforzano per apparire censori, come i vigili urbani,

pronti per fare contravvenzioni. Invece di gareggiare a chi avanza proposte migliori, si cercano difetti degli avversari e dei loro parenti. Qualche forza politica, imitando aspiranti dittatori, indica falsi nemici da odiare. Purtroppo, a una maggioranza populista, che si dichiara di destra, si contrappone un’opposizione confusa, per niente attraente, che si dichiara di sinistra. La mancanza di identità li costringe a ciò. Le parole sinistra e destra fanno pensare alla geometria o all’esercito di Franceschiello. E i due “recinti”, come contenuto si equivalgono, l’ex Ministra Fedele da una parte e Toninelli e la Castelli dall’altra. Quante volte abbiamo sentito dire che la Politica è ARTE e che richiede intuizione, creatività e voglia di fare? Chi aspira ad essere giudicato Politico deve dimostrare di avere volontà e capacità di fare il bene della società, in una logica dinamica. Il vero Politico, tra l’altro, deve possedere saggezza e conoscenza, che si acquisiscono ascoltando maestri di vita e diffusori di cultura. Il vecchio detto “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” ha un suo fondamento e ci indica il primo strumento per capire chi abbiamo di fronte. Se confrontiamo la qualità delle persone che, noi giovani della prima Repubblica, avemmo come guida e che frequentavamo, con le caratteristiche di quelli che hanno “formato e creato” gli attuali dirigenti politici e gli attuali governanti, c’è da ridere e da piangere. La comicità sta diventando tragedia. Paragonare le Tribune Politiche della prima Repubblica con Omnibus,Tagadà, Carta Bianca, Annunziata, Gruber , è come confrontare il film “Roma, città aperta” con i film di Natale con Boldi e Cristian De Sica. Allora, si parlava di Programmazione economica, Cassa per il Mezzogiorno, la Sanità Pubblica, Scuola Pubblica, Formazione Professionale, ecc. Oggi, se escludiamo il problema della Sicurezza, il Reddito di Cittadinanza e la Rottamazione, argomenti che, nelle democrazie avanzate non sono problemi, non resta niente.Un’altra cosa preoccupante è confondere la qualità di un fenomeno con il dato statistico. Il femminicidio diventa meno grave, se il numero delle donne uccise è inferiore a quello dell’anno precedente. Se diminuisce il numero dei migranti rispetto all’anno precedente, il fenomeno non esiste. Del rapporto DP/PIL e dello Spread si polemizza sul valore non sulle vere cause, dalle quali dipendono. Anche la statistica contribuisce ad annullare la Politica. Un altro argomento, che evidenzia il cambiamento del verso della Politica, è l’Europa. Uomini, come Spinelli e Rossi, intuirono la necessità di un’integrazione dei Paesi del vecchio continente, anche per uscire dalla morsa Stati Uniti-URSS, Imperialismo economico da una parte e Imperialismo militare dall’altra. Qualcuno pensava anche all’Europa dei popoli. Oggi, si critica l’E.U., per apparire difensore degli interessi nazionali, senza capire che senza l’Europa, l’Italia sarà divorata dalle economie forti del mondo. C’è un altro aspetto da valutare. Prima, tra la Politica nazionale e quella locale c’era un rapporto leggibile e collaborativo. Adesso, ogni realtà viene lasciata sola e diventa un mercato rionale. Se limitiamo il ragionamento all’Irpinia, notiamo differenze ancora più profonde, tra ieri e oggi. I Partiti avevano nome, identità e programmi e la classe dirigente era di qualità. Come sarebbe istruttivo confrontare le fotografie dei Consigli Comunali di Avellino di ieri (Aurigemma, Donatiello, Rossi-Doria, Mancino, Benigni, Iannelli, Pionati, Costantino Preziosi, ecc) con quelle dei Consigli Comunali del terzo millennio ( è meglio non fare nome ). L’effetto sarebbe sociologicamente illuminante. Negli anni ’80, si parlava del Progetto 21, che aveva come argomento portante lo sviluppo delle zone interne e il riequilibrio tra le “zone dell’osso e quelle della polpa”, felicissima definizione di Rossi-Doria. I Partiti organizzavano convegni di alto livello culturale e politico. Grazie a Rossi-Doria, si ebbe la possibilità di discutere il suo Piano di sviluppo dell’Irpinia, che purtroppo trovò alcune forze politiche refrattarie o interessate a non farlo concretizzare. Mi sento di poter affermare che impegnarsi in Politica era esaltante. Nella seconda Repubblica, tutto è stagnante, regna la sfiducia e la rassegnazione. Spero che nasca una nuova utopia.

Luigi Mainolfi

Scrive il Centro di ricerca per la pace:
Decreto sicurezza razzista e incostituzionale

Chiarissimi professori,
vi preghiamo di voler rivolgere, col valore della vostra competenza accademica, della vostra sapienza giuridica, della vostra umana saggezza, una corale richiesta al Presidente della Repubblica affinché difenda la Costituzione e non promulghi l’incostituzionale “decreto sicurezza” che – subendo il diktat del Governo della disumanità – una obnubilata maggioranza parlamentare di protervi e di insipienti ha scandalosamente avallato e convertito in legge.

A nessuna persona pensante sfugge che il cosiddetto “decreto sicurezza” reca misure razziste palesemente incostituzionali.
La prestigiosa “Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione” ha evidenziato numerosi e fin sesquipedali profili di incostituzionalita’.
L’autorevole Presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia ha stigmatizzato quelle misure razziste ed incostituzionali con la lapidaria definizione di “apartheid giuridico”.
Le voci più stimate della riflessione morale e dell’impegno civile nel nostro paese hanno evidenziato l’anomia, l’insensatezza e la disumanità di misure persecutrici che violano fondamentali diritti umani.

Chiarissimi professori,
riteniamo che un vostro autorevole appello sarebbe ascoltato con estrema attenzione dal Capo dello Stato.
Vi preghiamo pertanto di rivolgerglielo con la massima tempestività.
E’ questo il momento di esprimervi e farvi ascoltare in pro del bene comune, di essere per cosi’ dire portavoce non solo della cultura giuridica ma anche della civiltà tout court, del sentire comune di ogni persona sollecita del pubblico bene.

Chiarissimi professori,
chiedete al Presidente della Repubblica di respingere una scellerata follia; chiedete al Presidente della Repubblica di difendere la legalità costituzionale; chiedete al Presidente della Repubblica di difendere i diritti umani di tutti gli esseri umani.
Chiedete al Presidente della Repubblica di non promulgare e di rinviare alle Camere quel testo affinché ne siano cassate tutte le abominevoli misure razziste ed incostituzionali.

Centro di ricerca per la pace e i diritti umani
Viterbo

Scrive Carlo Lorenzo Corelli:
Si scrive abajur, si legge scusate se disturbiamo da oltre un secolo

In via Ghibuzza l’Aurora è presente da ben 114 anni, da sempre luogo di vita culturale e politica, che ha attraversato la storia del Borgo e della città, per giungere indenne ai nostri giorni, nonostante gli assalti che non sono mancati, quelli del ventennio fascista, in primis.

Né si può dire che non ospiti da sempre un circolo che da decenni svolge attività di ritrovo e di aggregazione volte a creare occasioni di incontro ricreativo e culturale. A maggior ragione ora che Ravenna è diventata città universitaria.

Il circolo Abajur lo sta facendo nel totale rispetto delle disposizioni amministrative che regolano i circoli, come dimostrano gli esiti sempre nulli dei controlli ripetutamente effettuati dai vari corpi di polizia chiamati costantemente da qualche vicino. Il circolo, per altro, limita le proprie attività soltanto a cinque giorni la settimana, con orari molto ridotti che non vanno oltre l’una di notte e resta chiuso nei tre mesi estivi. Con i suoi circa 2000 iscritti si rivolge a una platea mediamente giovane, di universitari, personalità della cultura, dello spettacolo e della vita cittadina. Le sue qualificate iniziative culturali, dal cinema alla musica, alle forme letterarie, fino a laboratori dedicati ai più piccoli, attirano l’interesse anche da fuori città.

L’accanimento nel sollecitare continue verifiche e controlli si può perciò ben definire persecutorio se già quando l’attività del circolo era ripresa da pochi giorni dopo la pausa estiva, è stata oggetto di un esposto che ha prodotto l’accertamento sulle emissioni acustiche, come regolate da una normativa che prevede limiti da più parti considerati inadeguati e pressoché impossibili da rispettare anche nelle situazioni più tranquille, ed è quindi bastato davvero poco per superarli.

Dunque, sorge spontanea la domanda se, nel rispetto delle regole, sia impossibile a Ravenna qualsivoglia attività serale, anche la più meritoria sul piano culturale e ricreativo.

Di questo passo diventerà problematico poter svolgere pure attività di associazione e riunione, diritti garantiti dalla Costituzione, nella storica sede socialista dell’Aurora nata nel 1904 come circolo politico, crocevia di tante vite povere, proletarie e operaie, che ebbe un ruolo centrale nella emancipazione di donne e uomini dei ceti più deboli.

Non riusciamo neppure a immaginare che il segno dei tempi abbia tanto cambiato l’anima di questo piccolo dedalo di viuzze rispetto a quando tutto il quartiere si mobilitò per salvare l’Aurora dall’incendio appiccato dai fascisti. Con gli uomini al lavoro, furono le donne e i bambini a passarsi di mano in mano i secchi d’acqua per spegnerlo.

Si scrive Abajur, si legge scusate se disturbiamo da oltre un secolo!

Carlo Lorenzo Corelli
Segretario provinciale Psi

Scrive Luigi Mainolfi:
‘O zicchinet’ politico

La lettura dei giornali e l’ascolto di trasmissioni radiofoniche e televisive fanno tornare, spesso, alla mia mente, episodi, dei quali sono stato testimone. Il più frequente è il seguente. Una sera, di moltissimi anni fa, due miei paesani, mi chiesero di accompagnarli a Pannarano (BN). Durante il viaggio, mi dissero che andavano per giocare allo Zecchinetto. Arrivati a Pannarano, mi fecero parcheggiare nei pressi di un Bar e mi dissero di seguirli. Dopo dieci di minuti, mi trovai in una stanza, dove, intorno a un grande tavolo, erano seduti dei signori, che salutarono, con calore, i miei due trasportati. Dopo un poco, mi resi conto di essere arrivato in una bisca. Notai che le persone, tra di loro, si comportavano come vecchi amici. A me, non restò che diventare un silenzioso spettatore. Iniziarono a giocare e il pensiero andò ai miei paesani, che si erano rovinati, giocando nella bisca rotondese di Zi Carlo, nota come “Camera a gas”. Incominciai a sgranare gli occhi, nel vedere i “bigliettoni” che ogni giocatore faceva cadere sulla carta, sulla quale aveva scelto di “puntare”. Il tavolo sembrava un campo di battaglia. La stanza incominciò a riempirsi di fumo e di bestemmie. La bravura di un giocatore si deduceva da come mischiava le carte e da come riusciva a distrarre gli altri giocatori. L’atto, che richiedeva più abilità, era la “cartetta”, pericolosa per chi dava le carte. Tra me e me, feci una considerazione: “Sono amici, ma ognuno cerca di fregare l’altro e spera di vincere a danno degli altri”. Dopo mezzanotte, prendemmo la strada del ritorno, con Nicola che aveva vinto, Alberto, che aveva perso una bella somma e il sottoscritto, con un’esperienza in più. Quando osservo e rifletto su quello, che avviene, oggi, nella vita politica italiana, vado sempre a quel ricordo. Nel “Convento o nel Casino Politico”, si mischiano le parole, per confondere e per creare Fake News; si nascondono carte e documenti per sviare indagini, politiche e giudiziarie; si alterano dati e si costruiscono algoritmi, per fare apparire gli altri inadeguati. Da alcuni anni, le Forze politiche stanno alimentando una psicosi sociale: le paure valgono più della ragione. Fanno diventare lo spread simile a un mostro, per intimorire, e a un mantello, per coprire tutte le loro deficienze culturali e politiche. Cercano di distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi. Tutto ciò disorienta e intimorisce i risparmiatori, facendoli diventare clienti di consulenti, per essere aiutati a capire come orientarsi. Ciò fa godere gli ideatori del gioco e gli esecutori delle loro volontà. Le Banche, da debitrici dei risparmiatori e finanziatrici di Imprese, si sono trasformate in intermediari di Fondi Comuni e del Mercato Azionario; hanno partorito Società Assicuratrici (Con Sede nei paradisi fiscali), “sorellastre” dell’INPS, che “tifano” per l’aumento dell’età pensionabile. Ogni anno in più, fa ritardare l’inizio del pagamento delle Pensioni integrative. Se un milione di assicurati ha maturato una pensione integrativa di 300 euro mensili, le Assicurazioni dovrebbero sborsare 300 milioni di euro al mese (3.600 milioni all’anno). Perciò, le Assicurazioni tifano per la Fornero e per l’austerità. Le Banche, nelle cui Filiali scompaiono gli sportelli e compaiono salottini, come confessionali, licenziano dipendenti e coinvolgono, pagandoli a peso d’oro, consulenti. I quali devono orientare i risparmiatori, utilizzando gli argomenti strombazzati in TV, verso prodotti più redditizi per i loro “datori di lavoro”. Non ci vuole molto per capire che, per i settori dell’economia virtuale, l’instabilità politica, l’incertezza economica, la paura del futuro e i disagiati sono i migliori alleati. Lo spread non è un mostro, ma è effetto di scelte sbagliate. Esso è la differenza di rendimento tra i titoli di debito pubblico italiano (Btp a 10 anni) e tedesco (Bund). Supponiamo che l’interesse sui BTp a 10 anno sia del 2,41, mentre quello sui Bund, a 10 anni, sia dello O,41, lo spread è 206. Il tasso d’interesse sui titoli di debito pubblico dipende dall’affidabilità dello Stato, che è conseguenza di diversi fattori: debito pubblico, Pil, stabilità politica, tendenza sociologica, programma governativo, programma politico, quotazione internazionale. La Politica, invece di pensare a far migliorare i diversi parametri, “mischia le carte” per favorire i pochi potenti. Ho constatato che ai dibattiti televisivi, partecipano economisti, che sono consulenti di Banche, Finanziarie, Fondi Comuni, Imprenditori, Ong, Associazioni di categorie, ecc. Devono parlare per difendere gli interessi di chi li paga. Alcuni studi televisivi mi ricordano la bisca di cui innanzi e i partecipanti sembrano i giocatori di zecchinetto. C’è, però, una differenza: i giocatori di zecchinetto si danneggiano tra di loro, gli opinionisti e i rappresentanti di una politica arruffona danneggiano il popolo e la società. Creano, anche, ansia. Io, per rilassarmi, penso alla bisca di Pannarano.

Luigi Mainolfi

Scrive Moreno Menotti:
La forza della tradizione socialista

Caro direttore,
potremmo dire che nonostante la concretezza dell’esperienza storica, un fantasma aleggia ancora nel nostro paese e purtroppo ancor più nelle aule parlamentari: è quello del giustizialismo.

La giustizia intesa e coartata a strumento di vendetta, il principio costituzionale e prima ancora di diritto sostanziale del giusto processo ed il suo corollario della sua ragionevole durata, elusi e addirittura rinnegati, tutto questo evidentemente si nasconde dietro la sospensione della prescrizione dopo il primo grado di processo: non più quindi il principio di non colpevolezza, la parità processuale dell’impianto accusatorio del processo penale, ma il ritorno al sistema inquisitorio ed alla sostanziale violazione non solo dei diritti civili ma delle norme costituzionali. Quasi una giustizia intesa e soddisfare la sete vendetta, in una sorta di linciaggio istituzionale che da sfogo all’attuale politica mediatica e non più quindi come applicazione del Diritto.

Stupisce, o forse a chi ha memoria storica non troppo, che a sostegno del fine processo mai si schieri anche qualche noto magistrato.

La questione è oltremodo attuale, non solo sotto il profilo giuridico ma anche sotto il profilo politico e di prospettiva, per il Paese ma anche e sopratutto per nostro il Partito Socialista.

In primo luogo è stata giustamente rilanciata con nuovo vigore l’idea di “un’alleanza europeista con chi ci sta” naturalmente inclusiva delle migliori forze politiche progressiste non solo rivolte ai temi mai dimenticati dei diritti e doveri sociali ma anche dei diritti e doveri civili che rievocano anche l’impegno comune di socialisti e radicali ma e di tanta parte della sinistra, dell’esperienza liberale o liberal-socialista se si preferisce. Quindi il tema della giustizia giusta e del giusto processo sono nostri temi e sono molto meno lontani di quanto taluni possano pensare dall’esperienza quotidiana di ogni cittadino. La sospensione della prescrizione potrebbe essere l’apertura al sostanziale arbitrio della discrezionalità dell’azione penale che se esiste in alcuni paesi anglosassoni è temperata dall’elettività del magistrato inquirente; tale sospensione se non fortemente connessa a tempi certi del processo lascerebbe i cittadini inermi dinnanzi ad un potere dello stato e tanto più inermi quanto più deboli per condizione sociale ed economica. Persino la Lega, cui il giustizialismo non è stato storicamente estraneo, ha giustamente richiesto, sembra senza troppo successo, che almeno la sospensione della prescrizione vada di pari passo con la riforma della giustizia: ma i tempi delle due questioni sono evidentemente non coordinati e coincidenti (entro il 2020?!).

Ma, in secondo luogo, il tema della giustizia e della giustizia giusta è un nostro tema che storicamente appartiene al riformismo socialista non solo sotto il profilo squisitamente politico ma anche sotto quello della nostra cultura giuridica: basta ricordare gli insegnamenti di Francesco De Martino e di Giuliano Vassalli fra i giuristi di più insigni e di Ministri della giustizia come Claudio Martelli affiancato dall’indimenticato Giovanni Falcone (certo non socialista ma attento alle regole della buona amministrazione della giustizia).

Quindi contro il giustizialismo spiccio e dannoso possiamo evocare la lezione del prof. De Martino che rammenta, assieme alla sua scuola giuridica, il ruolo che i giuristi possono svolgere nella “correzione” dell’immanenza della legislazione consentendo di ricercare e di riportare questa entro i canali di una comune tradizione giuridica europea in gran parte mutuata dalla fondamentale tradizione classica.

Non dimeno è indispensabile ricordare l’opera di Giuliano Vassalli e qui per sintesi e per materia il suo nuovo Codice di Procedura Penale che ha introdotto la sostanziale parità fra le parti (accusa e difesa) nel processo penale mettendo in soffitta il rito inquisitorio di triste memoria e che ha nei giustizialisti e nei loro alleati nostalgici più o meno inconsapevoli. E’ bene ricordare, anche se brevemente, che con nel rito accusatorio, introdotto con il codice Vassalli, il cittadino esce dalla condizione di suddito di fatto in cui lo relegava la forma inquisitoria del processo, pur mantenendo nel Pubblico Ministero il il dovere al perseguimento della verità processuale.

Da ultimo non possiamo tacere come taluno che sostiene ed ispira le suddette scelte giustizialiste proponga addirittura non la riforma ma l’abolizione delle Direzioni Antimafia volute da Giovanni Falcone e dal Ministro Martelli. Ci piace ricordare il rigore con il quale Giudice Falcone, di fatto nemico del giustizialismo, richiamava i propri colleghi al rispetto delle regole costituzionali ed al rispetto degli inquisiti prima e degli imputati poi, anche di fronte ai poi condannati per più reati efferati: un esempio di capacità professionale e di integrità morale per tutti e per quanto qui oggi ci attiene per una giustizia che funzioni secondo regole certe e che non cerchi facili scorciatoie sulla pelle e sui diritti dei cittadini.

L’epilogo prevedibile della vicenda della sospensione della prescrizione sarà con ogni probabilità quello di infrangersi contro le prime eccezioni di legittimità costituzionale e/o contro le censure delle Corti di Giustizia internazionali. Ma intanto ad essere beffate saranno proprio le vittime dei reati che si intenderebbero tutelare: fine processo mai significa nessuna identificazione in tempi certi delle responsabilità. La saggezza classica della storia del diritto, ecco che qui ritorna, ci dice che la giustizia tardiva equivale a nessuna giustizia: un risarcimento od una condanna dopo 20 o più anni a chi gioverebbe e a quale senso della giustizia può appartenere.

La nostra tradizione socialista politica e culturale ci richiama quindi al dovere di tradurla oggi in iniziativa politica che riproponga le nostre grandi idee di civiltà e di difesa dei diritti civili e di affermazione della giustizia sociale giacché, come ricordava anche Sandro Pertini, gli uni senza l’altra si vanificano.

Ecco quindi che la proposta di un allargamento dell’iniziativa riformista a tutte le migliori componenti della società va perseguita anche con la riaffermazione, oggi più che mai necessaria, dei principi contenuti nel discorso sul merito e sul bisogno per una nuova alleanza sociale e civile; per una proposta politica che rimetta insieme idealità, diritti e doveri civici, e iniziative direttamente legate a sostenere chi è in difficoltà e valorizzando le migliori energie intellettuali e imprenditoriali della nostra società.

E’ il lavoro e l’indipendenza economica che assieme alle libertà civili ci fa essere cittadini liberi e solidali e non sudditi rancorosi.

Moreno Menotti

Scrive Luigi Mainolfi:
Il macigno concettuale

Caro Direttore,
ci sono alcune affermazioni che rappresentano un macigno concettuale sulla strada della chiarezza e della comprensione di fatti e di idee. Ne prendo due: “Basta con i professionisti della politica” e “ci vuole un rinnovamento della classe politica”. Le trovo stupide e fuorvianti. Vediamo il perchè. Il professionista della politica è chi campa solo con le entrate “politiche”, senza avere ne arte ne parte, o chi si impegna, togliendo tempo e denaro alla sua famiglia e alla sua professione? Il troppo impegno disinteressato può essere scambiato per professione? Lo scarso impegno, accompagnato dagli “intrallazzi” sotterranei, può far apparire una persona “verginello” disinteressato? Ciò si riscontra nei settori non direttamente politici,ma beneficiati dalla politica, nei quali si celano anche i seguaci di Grillo.
Molti cercano di mettere a posto “l’anima ed il corpo” e trovano comodo e utile stare fuori e dentro. Trovate un misfatto posto in essere senza la collaborazione di un non politico. Il problema non è sostituire un politico con un non politico (da che cosa è motivato il non politico?), ma sostituire un politico disonesto, quindi incapace, con un politico onesto, quindi capace e forte, anche con i “poteri forti”. La disonestà, soprattutto quella intellettuale, è la madre di tutte le diseconomie: scelte sbagliate,inefficienza,collusione con la camorra,disinteresse per il merito,sfruttamento delle povertà, utilizzo speculativo delle risorse umane ed ambientali,ecc.

La disonestà utilizza per il male anche le buone intelligenze. Le elezioni, in un paese civile e democratico,a questo dovrebbero servire. Ho partecipato a parecchie competizioni e ho acquisito elementi per poter affermare che molti elettori vogliono essere comprati, non capire. Di qualcuno, so anche il prezzo. So anche distinguere la delusione dalla presa di coscienza. Parlo con molte persone, che non riescono ad uscire dal dubbio amletico “sono i politici che si offrono ai corruttori o questi che cercano i corruttibili?”. Ci vuole poco a fare pulizia, basta volerlo. Il popolo dovrebbe capire che sono i servi che fanno i padroni e non viceversa. Quando non si vuole seguire la strada maestra,si invocano scorciatoie inesistenti.

Una buona classe dirigente non si invoca,si “autocostruisce”, come dopo il fascismo. La seconda affermazione è collegata alla prima ed è ugualmente negativa. Se un anziano è serio dà ai giovani la possibilità di emergere. Se un giovane è parimente serio non pretenderà di avanzare senza meriti e senza sacrifici. Non ho conosciuto buoni professori,che da giovani non sono stati bravi alunni. Il problema non è l’età. Si fa il bene della società,se si ha talento e curiosità.

Se ci guardiamo intorno ci rendiamo conto di questa esigenza. Molti vogliono risolvere problemi, restando nel recinto culturale di chi li ha creati, senza far ricorso alla fantasia e alla curiosità. Diceva Einstein che la fantasia è più importante della conoscenza.

Se l’Irpinia versa in condizioni pietose, forse lo si deve alla troppa erudizione e alla scarsa creatività. L’ordinario non è mai diventato straordinario. La fondazione Agnelli ha organizzato un seminario dell’Aspen dal titolo:“Il merito non l’età è il fattore discriminante.

Luigi Mainolfi

Scrive Adalberto Andreani:
I progressisti giochino a carte scoperte

Caro direttore,

In questa fase politica è bene che anche i progressisti giochino a carte scoperte. Si è capito che forze estranee alla Unione Europea, stanno dandosi da fare perché non si realizzi il sogno di SPINELLI ed altri, cioè gli STATI UNITI D’EUROPA. Ciò stà avvenendo, forse anche con congrui finanziamenti a forze politiche ITALIANE, e di altre nazioni dell’Europa comprese FRANCIA e GERMANIA, oltreché la già fuoriuscita INGHILTERRA. Il gioco è fin troppo evidente.

Bisogna essere chiari, SOPRATTUTTO PER I NOSTRI GIOVANI, i quali non possono e non debbono tornare indietro. Nel NOVECENTO ci sono state 2 GUERRE MONDIALI, scaturite proprio dai nazionalismi FRANCESI, INGLESI E TEDESCHI. Vogliamo che i nostri giovani tornino a massacrarsi per l’anacronistica idea di NAZIONE…? Oppure che circolino liberamente e trovino lavoro nel continente Europeo..? Posto che il grave errore di questi anni è stato l’allargamento dell’Europa agli ex paesi comunisti ora tendenzialmente sovranisti-fascisti-, la SX  Europea appare troppo debole nel lanciare un messaggio unionista, quando invece PAPA FRANCESCO a più riprese si prodiga per una EUROPA UNITA CRISTIANO-SOCIALE. Se non vogliamo seguire il messaggio ECUMENICO del PAPA, diciamolo pure, senza doppie soluzioni, preferendo evidentemente di essere un paese a SOVRANITA’ LIMITATA, come siamo stati dalla fine della 2 guerra mondiale ad oggi.

Forse solo CRAXI, recentemente aveva dato prova di cercare e voler trovare una via, una svolta opposta, ma come sappiamo ha pagato duramente all’uopo.

Andreani Adalberto
Rieti

Scrive Irene Agovino:
Cinque stelle, giù la maschera

Sì chiamano sinistra, si fanno passare per tale. Sono dei personaggi di poco spessore, ma sono furbi. Sono giovani, spesso giovanissimi e già hanno capito come andare al potere e rimanerci.

Tutto iniziò nel lontano 2006 con i vaffa in piazza e con i progetti ambientalisti. All’epoca il capo del movimento era Grillo, non più a capo da quando ha passato il testimone al “bel ragazzo di Pomigliano”, Luigi Di Maio.

Poi la prima infatuazione con la giravolta da che Guevara a Mussolini. Dal 2015 in poi, fino al legame con la Lega lepeniana di Salvini. Sempre restando in disparte, sempre facendo finta di piegarsi a lui, solo per semplice calcolo politico. Cosi da poter dire che il decreto sicurezza è colpa del troppo peso della Lega e magari provare- pur di restare al potere- ad abbracciare il Pd.

Mi dispiace vedere che molti “di sinistra” ex Pci, ex DC e persino ex Psi, abbiano votato per il Partito dei Lavoratori Tedesco, ehm, volevo dire, per il Movimento. Ma qualcuno deve togliergli i prosciutti che hanno e fargli capire l’errore che hanno e stanno continuando a fare.

I cinque stelle non sono la sinistra, sono populisti di destra quanto e più del ministro dell’Interno.

Sono i degni eredi di Ponzio Pilato e come lui, fingono di lavarsi le mani, accusando gli altri di fascismo e xenofobia, come le vergini ingenui di fronte al Don Giovanni. Ma non siamo a teatro e questa non è una tragedia spagnola d’età seicentesca.

Ne volete delle prove? Sarete accontentati subito.

Nel 2013 sul suo blog, Grillo esaltava lo squadrismo contro il Pd romano, colpevole secondo lui di ogni nefandezza. E sempre nel 2013, alienandosi la base, definiva gli immigrati: “delinquenti e portatori di malattie”.

Nel 2015 la Lombardo citava il Mussolini del periodo 1919-1925 come il migliore statista e qualche mese dopo l’ex leader Grillo, affermava che c’erano convergenze con Casapound, ma non con Forza Nuova (e non certo per l’antifascismo). Anzi, sulla questione antifascismo, persino Crosetto di FDI ha sciolto il nodo dichiarandosi assolutamente antifascista e figlio dell’esperienza partigiana- seppur anticomunista- invece i vari Grillo, Di Maio e compagni- meglio dire camerati- si sono sempre definiti più interessati all’oggi che a ottanta anni fa (citando Iannone e Di Stefano del movimento romano di estrema destra).

Non solo, sia la Lega di Salvini, che i grillini hanno fatto a gara a chi citava più frasi del Duce, di Hitler o di altri gerarchi. Persino la frase sui pennivendoli non è di Di Battista, ma è copiata in parte da Farinacci, che definì proprio prostitute gli addetti alla stampa antifascista.

Un atteggiamento che non ha mai avuto nemmeno Almirante negli anni Sessanta e che forse dovrebbe far saltare sulla sedia anche la persona meno antifascista di questo mondo.

Certo, non vogliono un partito unico, né hanno un capo o una capa come altri movimenti più o meno destrorsi. Certo è che Lega e Cinque Stelle stanno facendo soli disastri e li stanno facendo insieme.

Basti vedere le posizioni del Ministro Marco Bussetti sulla Scuola, più vicine ai grillini che non al suo partito, la Lega o sulla questione Sicurezza, dove a parte qualche dissidente, sono tutti concordi. Per non citare il famoso gesto in Senato del Ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, un pugno alla Black Panter, che denota non idee radicali, ma poco rispetto del Parlamento. Lo stesso poco rispetto che ebbero in Italia i fascisti, facendo bagarre poco dopo la presa del potere, fino al discorso di Mussolini sul “bivacco di manipoli”.

Perciò dobbiamo decidere quale sinistra amare. Se quella totalitaria o quella di Lelio Basso, di Craxi, di Nenni, persino di Turati e Treves. E se decidiamo per questa, allora mai più nemmeno un voto a questi personaggi.

Irene Agovino

Scrive Angioletta Massimino:
Sistema Montante, la mafia civile dell’antimafia

E’ ormai chiaro a tutti, o quasi, in quale modo in Sicilia abbia funzionato il sistema di Antonello Montante, ex dirigente di Confindustria, attualmente in custodia cautelare in carcere, accusato di aver creato una rete corruttiva di spionaggio delle Istituzioni al fine di ottenere informazioni riservate in proprio favore, per cui il 15 Novembre è fissata a suo carico la prima udienza del processo con rito abbreviato, presso il Tribunale di Caltanissetta.

Aveva ‘montato’ una specie di organizzazione parallela tramite la quale infiltrarsi nella pubblica amministrazione, simulando anche un impegno sul fronte della legalità, tanto da essere chiamato ‘Apostolo dell’antimafia’.

Trattasi, invece, di mafia dell’antimafia, la cosiddetta mafia civile, dato che i soggetti sono dei ‘colletti bianchi’ e non ci sono morti ammazzati in stile Provenzano e Riina.

In questo sistema vige la regola dell’omertà e il Montante, per proteggersi da eventuali rigurgiti di verità, teneva tutti sotto scacco avendo creato dei dossier sulla vita di personaggi di ogni tipo, con accurata documentazione su eventuali scheletri negli armadi di ognuno, secondo un principio che sull’avversario è meglio conoscere quante più informazioni sia possibile e al momento opportuno sfruttarle a proprio vantaggio. Se si elargisce un favore, invece, meglio lasciarne traccia per poi “presentare il conto”.

Un sistema questo per “fidelizzare” i suoi interlocutori e creare una vasta rete di rapporti “improntanti a logiche clientelari”, logiche ben note anche al mondo della bassa politica, in cui la raccomandazione ne è l’emblema.

Chi entrava nel sistema Montante aveva, pertanto, il privilegio di far parte di una grande famiglia con sede presso ‘Banca Nuova’, secondo quanto appreso dalla trasmissione REPORT di Rai 3, in cui ci sono personaggi di ogni tipo, ma delle alte sfere, appartenenti ai Carabinieri, alla Polizia di Stato, alla Polizia tributaria, alla Guardia di Finanza, ai Servizi Segreti, alla Magistratura, alla Politica, alle Banche, alla Sanità, al campo farmaceutico, legale, ingegneristico, imprenditoriale e chi più ne ha più ne metta.

E quando si fa parte di una grande famiglia, così come accade nella Massoneria, qualsiasi cosa accada… basta una telefonata o un appuntamento per un breve incontro e il problema è subito risolto.

E così accade che i soggetti entrati nel sistema, diventati intoccabili, si credano pertanto onnipotenti.

Nessuna denuncia potrà mai sfiorarli, poiché ben protetti nelle alte sfere, e in questo delirio di onnipotenza arrivano a pensare di poter fare di tutto e di più rimanendo sempre impuniti, anche di fronte ad azioni di vera e propria delinquenza.

Per chi subisce è una estenuante lotta, perché si trova davanti un muro di gomma su cui tutto rimbalza e torna contro.

Nessuno è disposto ad applicare la giustizia richiesta a gran voce dalle vittime, puntualmente osteggiate da un ordine superiore di soprassedere o archiviare, e la disperazione di chi cerca giustizia trova spazio insieme allo sbigottimento.

C’è un però… e ci viene in soccorso un proverbio siciliano, che traduco in italiano: “Bel tempo e mal tempo non durano tutto il tempo”.

Accade sempre qualcosa che scoperchia le pentole e allora il sistema comincia a scricchiolare, dagli armadi cominciano a fuoriuscire gli scheletri, molti accoliti cominciano a prendere le distanze, per poi scappare a gambe levate, si viene assaliti dunque dalla paura e le azioni non sono più moderate ma diventano estreme, rischiando il tutto per tutto nella speranza di raggiungere l’obiettivo prima di essere scoperti completamente.

E lì casca il solito ‘asino’ e sotto di lui troverà solo un terribile precipizio in cui tutto sarà perduto e non si potrà salvare nulla di quanto ottenuto con l’imbroglio, la corruzione, le minacce, i ricatti, l’arroganza e l’interazione del potere economico.

E’ così che dalle stelle si passa alle stalle… e fu subito sera, buio, solitudine, disprezzo da parte degli altri, vergogna che si imprime sulla pelle come un tatuaggio indelebile, condizione che rende la vita un calvario… peggiore di quello che si è fatto vivere alle vittime prescelte.

Nessuna pietà per questa gente, che la giustizia vera faccia il proprio corso e liberi la Sicilia da quest’altro tipo di mafia, nascosta da facciate perbeniste truccate di antimafia, che hanno fatto un gioco sporco ed inquietante.

Un veleno, questo, che ha distrutto la vera antimafia, fatta da tante persone oneste e per bene, anche a costo della propria vita, perché ove questi sistemi non fossero stroncati duramente, la Sicilia buona, quella rappresentata in maggior parte da gente onesta, ne rimarrebbe schiacciata e distrutta per sempre.

C’è un grande desiderio che fermenta tra i Siciliani, poiché non ne possiamo più di tutto questo putridume, ed è la voglia di riscatto, di pulizia, di orgoglio siciliano, che possa sconfiggere questa cancrena di gente, che non vogliamo faccia parte della nostra società.

Gente più opportunamente da assemblare nella spazzatura tra i rifiuti indifferenziati, perché composta da elementi vari con un’unica matrice in comune: la disonestà!

Saremo vigili, perché i Siciliani si sono ormai svegliati dal lungo sonno, pronti anche alla rivoluzione, quella vera, però, una rivoluzione sociale che parta dal popolo e non quella prospettata da fantocci opportunisti.

Angioletta Massimino