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Lettere Direttore

Scrive Alessandro Todde:
Vedere il figlio è diritto anche del padre

Buongiorno Egregia Redazione,
mi presento:mi chiamo Alessandro Todde, sono un papà di un bellissimo e sfortunato bambino che da tre anni sta (stiamo) subendo una ostinata e dolorosa sottrazione di minore.

La madre di mio figlio, di nazionalità Rumena, ha sottratto il bambino ormai quasi tre anni fa e da un anno e mezzo-cioè da quando ho ottenuto con Sentenza definitiva della Corte di Appello di Bucarest l’ordine di rimpatrio di mio figlio Gabriel, in base alla Convenzione Aja alla quale mi sono prontamente appellato – non sono più riuscito a vedere nè a sentire mio figlio, data l’irreperibilità della madre, la quale ha pensato bene di sparire per non rispettare la sentenza.
Ad Aprile di quest’anno ho ottenuto in primo e secondo grado l’affido esclusivo di Gabriel, poiché in base alle Leggi Internazionali la Romania ha riconosciuto la competenza in materia di affido ai Tribunali Italiani,ed é solo questione di tempo perché la Romania riconosca la Sentenza in base al certificato art.39.
Ormai non si contano più le cause che abbiamo dovuto sostenere e le denunce effettuate e depositate verso la madre di mio figlio e le altre persone coinvolte.Purtroppo, come spesso accade,stiamo incontrando serie difficoltà nell’ottenere il supporto e l’intervento delle Autorità della cittadina dove la madre sottrattrice dice di risiedere,nonostante le sentenze tutte a mio favore!!!
Ci stiamo battendo senza sosta e più volte abbiamo chiesto aiuto al Ministero della Giustizia,Autorità Centrale,Dipartimento Protezione Minorile,Consolato,Ministero Esteri,tenendoli informati di ogni sviluppo.L’autorità Centrale continua a sollecitare l’omologa Autorità Rumena dandomene comunicazione.Attualmente la madre di mio figlio sarebbe ufficialmente ricercata dalla Direzione Investigativa Anticrimine della Romania e dall’Interpol,in base alle comunicazioni ricevute…..
Mio padre si é indebitato fino al collo per aiutarmi e riportare Gabriel a casa,ma a parte quello siamo esausti di fronte a tanta cattiveria,ignoranza ed ostinazione e nel dover constatare l’intenzione della signora e della sua famiglia di cancellarmi come padre,come se non esistessi.In questi tre anni,come può ben immaginare abbiamo subìto di tutto,dalle intimidazioni agli sfottò anche in Tribunale.
Abbiamo davvero bisogno di aiuto,non abbiamo mai chiesto soldi ma azioni davvero concrete.
Non é possibile che nessuno vada a cercare questo bambino e che la madre possa girare libera ignorando sentenze,denunce,ufficiali giudiziari e convocazioni ufficiali della Polizia.
Per concludere,mio figlio soffre di una rara forma di anemia e per questo era in cura presso il centro ematologico del Policlinico Umberto I di Roma; la madre ha inconsciamente condotto il bambino in un luogo dove non ci sono strutture allo stesso livello, come riconosciuto anche dai Tribunali, o comunque lontane dal luogo di residenza. Questo è stato un motivo determinante, oltre alla negazione della figura paterna, per cui la madre è stata ritenuta non idonea a crescere il bambino.
In realtà credo che lei se ne prenda cura dal punto di vista meramente pratico,ma sia lei che tutto il tessuto che ha intorno stanno mettendo a rischio la salute fisica,mentale ed emotiva di Gabriel.Dietro a questa assurda storia c’é infatti la famiglia materna che ha manipolato il tutto per vari motivi.
Io sono convinto che un figlio abbia il diritto di crescere con entrambi i genitori salvo un pericolo reale per il minore,come stabilisce anche la Legge,e mai vorrei far crescere mio figlio senza madre,ma non c’é mai stata possibilità di un accordo civile con la controparte per via del loro rifiuto categorico poi sfociato nel semplice ed assordante silenzio.Sia chiaro che se anche riuscirò a riportare mio figlio a casa non gli impedirò mai di non avere contatti con sua madre.Sarebbe una crudeltà inaudita nei confronti del bambino,nonostante tutto.
Io non sono perfetto e spesso in coppia si arriva a non trovarsi più,ma non merito che mi venga negato un figlio,e su questo nessuno ha dei dubbi, nemmeno la mia ex cioé la madre di Gabriel. Tutto questo è una follia ed un qualcosa di crudele e doloroso.

Questa in breve è l’attuale storia mia e di mio figlio,
Vi ringrazio in anticipo per il tempo che avete speso nel leggerla e spero e Vi chiedo solo di aiutarmi, se potete, semplicemente portando la mia storia un pò più in superficie,o mettendomi in contatto con chi può davvero fare qualcosa per rendere giustizia a Gabriel,a me ed alla mia famiglia.

I miei Migliori Saluti

Scrive Francesco Lena:
Tasse e servizi

Pagare le tasse è un dovere per tutti i cittadini, è anche un bel modo civile per avere dei servizi.

Come dovremmo sapere tutti le tasse che i cittadini pagano, servono per avere tanti servizi e possibilmente ben funzionanti ed efficienti.

A livello locale, scuole, asili nido, manutenzione delle strade, acquedotti, fognature, centri sociali per anziani, case di riposo e molti altri servizi.

A livello nazionale, esercito militare, forze per la pubblica sicurezza, servizio sanitario nazionale, istruzione e formazione, università, trasporti, infrastrutture sul territorio nazionale, protezione civile, ambiente, salute e tantissimi altri servizi.

Se tutti pagassero il dovuto, si pagherebbe di meno tutti e si avrebbero più risorse per avere servizi migliori.

Cari giornalisti e mezzi d’informazione vi chiedo, fate più informazione, formazione, con più trasparenza e obiettività.

Vi chiedo anche perché non dite che chi evade il fisco, chi porta i soldi all’estero, quelli che fanno il lavoro nero, i corrotti, il mal affare, i mafiosi, perché non dite che tutti questi che fanno cose illegali, godono dei servizi che pagano con le tasse i tanti cittadini onesti.

Perché non dite che questi disonesti se vogliono godere dei servizi pubblici, se li dovrebbero pagare.

Cari giornali e tutti mezzi d’informazione, uscite dal generico e delle discussioni inutili, entrate in merito al dovere delle tasse, che vanno pagate, fate chiarezza trasparente, limpida, servirebbe per far crescere la  coscienza e consapevolezza nei cittadini del bene comune, che è un nobile dovere civile e sociale pagare il dovuto.

E ne trarrebbero vantaggio tutti i cittadini, il paese e tutta la società.

Francesco Lena
Bergamo

Scrive Manfredi Villani:
Le motivazioni della sentenza
per la strage di Viareggio

I giudici del Tribunale di Lucca hanno diffuso le motivazioni della sentenza del 31 gennaio 2017 per la strage di Viareggio.Quella strage,del 29 giugno 2009,nella stazione ferroviaria e suoi ambiti comunali,provocò la morte di 32 persone;tra loro tre bambini di 2,3 e 5 anni.Quelle persone potevano essere ancora in vita se i responsabili di Rete Ferroviaria Italiana,della multinazionale Gatz Rail e dell’Officina Jungenthal avessero attuate le misure di sicurezza vigenti per trasportare gas propano liquido mediante carri cisterna.Vennero sottovalutate le situazioni di pericolo,perduranti nel tempo,derivanti da carenze strutturali del segnalamento ferroviario e del materiale rotabile e trazione.Le motivazioni rispondono alle aspettative popolari.I familiari delle vittime hanno inciso mediaticamente e non hanno perso una delle 140 udienze durante oltre tre anni di processo.Con le motivazioni,espresse nelle 1300 pagine redatte dai giudici di Lucca,emerge la convinzione che quella strage poteva essere evitata,che era in qualche modo”prevedibile”.La sentenza di primo grado riguarda 23 dei 33 imputati e 6 società(3 le assolte).Tra le persone condannate si evidenziano:Mauro Moretti(7 anni) e Michele Mario Elia(7 anni e sei mesi) nella loro qualità dirigenziale di amministratori delegati di RFI, il primo fino al 2006,poi sostituito dal secondo in veste di titolare AD all’epoca della strage.Ad entrambi i giudici imputano la mancanza di “una adeguata analisi e valutazione dei rischi”connessi alla circolazione dei convogli trasportanti merci pericolose sulla rete ferroviaria nazionale e di aver consentito la circolazione del materiale rotabile senza la sicurezza della indispensabile tracciabilità,disattendendo regole e standard stabiliti dalla stessa RFI.Per Mauro Moretti il collegio giudicante ha avanzato il dubbio di concomitanza tra la funzione conclamata di AD delle Ferrovie dello Stato e la qualità di amministratore di fatto di Trenitalia e RFI.Il suo difensore,l’avvocato Armando D’Aponte,ha annunciato appello poichè ritiene:è una sentenza pregevole per molti aspetti ma cade miseramente su affermazioni motivate in modo apodittico.La disputa legale-giudiziaria viene seguita dai familiari delle 32 vittime tramite Marco Piagentini,Presidente dell’associazione “Il Momdo che vorrei”.Un primo stimolo utile per la questione “sicurezza”il Piagentini lo ha anticipato riaffermando che “non è stata risolta”dopo il 31 gennaio.Interessandoci proprio della sicurezza dei treni prepareremo per il nostro Avant!,dopo le ferie agostane,un approfondimento sui controlli non distruttivi ai veicoli ferroviari e sui sistemi di protezione marcia treni,cominciando dallo standard europeo ERTMS.Per quanto attiene l’infrastruttura ferroviaria le Ferrovie dello Stato stanno già impiegando il sistema “Laser Mobile Mapper” per i rilievi geometrici-dimensionali ad alta efficienza dei tracciati ferroviari.

Scrive Luigi Mainolfi:
Costruire l’Europa dei popoli

L’argomento politico  più gettonato è  l’ Unione Europea, che  è diventato popolare quasi come il gioco del calcio. Come, nel passato, tutti si consideravano allenatori , così’, oggi, tutti si considerano  professori di economia,  di geografia, di sociologia  e di Diritto comunitario. La spinta  a monopolizzare bocche ed orecchi deriva dagli effetti negativi, veri o presunti, che le scelte europee hanno avuto sulle economie dei vari paesi e sulle famiglie.

Anche le maggioranze, che governano il nostro Paese, trovano comodo trasferire proprie  responsabilità all’ Unione Europea. Le diverse  opinioni  trovano la loro giustificazione nell’ estemporaneità con la quale le forze politiche  trattano la materia e in ciò che la parola “austerità” evoca.  Anche  la diversa cultura degli “opinionisti” e la superficialità con cui sono state affrontate  le problematiche derivanti  da un processo, che doveva provocare una rivoluzione geo-politica, contribuiscono all’inquinamento concettuale.  Popoli, che erano stati in lotta durante le seconda guerra mondiale, tendevano ad unirsi e ad  allearsi in un mondo, che, diventando globalizzato, annullava le posizioni di rendita dei Paesi dell’Occidente e , quindi, dell’Europa. La lungimirante prospettiva, che alcuni sintetizzavano in “Stati Uniti d’Europa”, doveva portare vantaggi sociali ed economici alle popolazioni interessate. Purtroppo,  i mercanti  rubarono  la gestione del processo, orientandolo  nella direzione a loro favorevole, snobbando  le intenzioni di quelli, che avevano partorito l’idea.   Mi sorprende che nessuno richiami le responsabilità delle forze politiche, che si dimostrarono alleate dei mercanti. Negli anni, il potere dei mercanti,  ( negli ultimi anni: Banche, Assicurazioni e Finanza) è aumentato e ciò non poteva non avere conseguenze negative sulle condizioni economiche e sociali degli Stati membri. Purtroppo, le negatività, invece di essere base di discussioni per superarle, vengono utilizzate come argomenti di  lotta politica. Metodo, che ha sempre trovato terreno fertile nel nostro Paese.  Ciò alimenta la confusione  e fa diventare causa, gli effetti.  Intanto, ciò che è vitale per il futuro dell’Unione Europea viene  sistematicamente trascurato, facendola diventare gradualmente marginale nel  mondo  globalizzato.  Per i populisti, di destra e di sinistra, è facile e comodo richiamare l’attenzione sulle cose che non vanno. A me, fanno tornare alla mente un episodio.  Un giorno un padre condusse il figlio  alla foce di un fiume. Giuntovi, il padre disse al figlio: ”Vedi come è inquinato”?    Il figlio pensoso rispose:” Papà, lo vedo, ma vorrei capire dove incomincia l’inquinamento”?  Quanti sono come il padre e quanti sono come il figlio? Quando avvertiamo il peso  di scelte fatte dalla BCE o dal Parlamento europeo, dovremmo porci  la domanda: “ Quando è iniziato il processo, che sta portando l’Unione  ad essere  causa di non sviluppo e di aumento delle diseguaglianze”?  Mi permetto di richiamare le cose che si leggevano e si ascoltavano agli inizi del processo di unificazione europeo.   Mi limito all’essenziale. C’erano sostenitori dell’Europa dei popoli e quelli, che, senza dirlo,  cullavano il desiderio di avere l’Europa dei mercanti. Sarebbe interessante capire chi  sono gli  eredi delle due posizioni. Possiamo dire che la volontà dei Padri del Manifesto di Ventotene è stata utilizzata, in modo subdolo, per  unificare i mercanti.  Quasi a dimostrare la validità di un’affermazione di De Filippo: “i milioni si conoscono, si chiamano e cercano di incontrarsi, solcando gli oceani o scavalcando le montagne”.  L’aver fatto emigrare, nei paesi dell’Est, settori  dell’economia reale, ha fatto spostare l’interesse dei poteri forti sui settori (virtuali) bancario-assicurativo-finanziario, che richiedono più braccianti che lavoratori dipendenti. In questi ultimi mesi, addirittura, la stessa attività bancaria  sta perdendo  spazio a favore della finanza e delle assicurazioni.

Ho detto, in un precedente articolo, che, l’aver posto fine alla separazione tra Banche e Assicurazioni,  ha fatto esplodere l’accordo tra i mercanti e la preferenza verso attività che spostano ricchezza, senza crearne. E’ sotto gli occhi di tutti , la concentrazione  di più banche in poche mani , che si accompagna al licenziamento di dipendenti  e all’aumento del costo dei loro servizi.  In questo marasma, l’unione trascura tutto ciò che dovrebbe contribuire a ridurre le diseguaglianze tra i vari popoli e tra persone dello stesso paese. Si danno direttive nei settori che interessano i mercanti, mentre i deboli si lasciano in balia delle politiche nazionali. Per farla breve, affermiamo che l’E.U. è solo Europa dei mercanti.  I fatti, che avrebbero dovuto dimostrare l’esistenza  della volontà di  costruire l’ Europa dei popoli, sono assenti.  Mi auguro che si riparta dal punto in cui la strada incominciò a deviare .

Luigi Mainolfi

Scrive Luciano Masolini:
Un manuale per l’esperanto

Uno dei migliori manuali divulgativi sulla lingua esperanto prodotti in questi ultimi tempi è sicuramente quello di Pedro Aguilar Sola. L’accurato libro, intitolato “Corso intensivo di esperanto per allievi e autodidatti”, già pubblicato nel 2014 dal meritorio marchio della Federazione Esperantista Italiana (che si sta accingendo a fine mese ad Heraclea, in provincia di Matera, ai lavori del suo 84esimo Congresso nazionale. Tanti auguroni!), è stato riproposto con successo nell’aprile dello scorso anno nella sua seconda edizione, riveduta e pure accresciuta di oltre venti pagine. Appositamente concepito per andare incontro a quanti vogliono apprendere tale lingua, anche senza il supporto dell’ insegnante, questo corso è davvero molto efficace. Il testo si compone di quindici capitoli. Ognuno di essi contiene le note grammaticali, seguite da utili esercizi e vari dialoghi con annessa chiave. In appendice è riportato un vocabolarietto di base esperanto-italiano. Trattasi di un manuale con il quale l’autodidatta (e non solo) si troverà veramente facilitato e ottimamente guidato.

Ricorrendo proprio in questo 2017 l’anniversario della morte (Varsavia, 14 aprile 1917) di Lazzaro Ludovico Zamenhof, il medico oculista che nel 1887 creò con non poca bravura tale lingua, le lezioni contenute nell’agile e ben mirato corso possono essere, quindi, sicuramente una buona occasione per conoscere più da vicino questo suo bel progetto da cui derivò, appunto, quella facile lingua dagli infiniti simbolici ponti. Una neutrale lingua che, per le sue peculiari caratteristiche, trovò diversi ammiratori anche nel mondo socialista.

Luciano Masolini

Scrive Saulè Karpseitova:
Quanti nomi illustri da conoscere…

Buongiorno, mi chiamo Saulè Karpseitova e scrivo da Biella.
Ho letto per caso l’articolo di Raffaele Tedesco su Ernesto Rossi (pubblicato il 09/02/2017) e ho scoperto un filone di nomi e di idee che danno una visione imparziale ed onesta dei periodi di grande rilievo del ‘900. La preparazione culturale, le idee e la chiarezza d’espressione dei loro pensieri mi hanno fatto ricordare il periodo quando anch’io credevo in qualche cosa di alto, vero, giusto. Iniziavo avere dei dubbi…

Perché scopro solo adesso questi grandi nomi? Sono in Italia dal 2005; appassionata lettrice di saggi, sono in ricerca delle idee valide per poter leggere e capire i tempi passati, l’attualità e per gioco cerco di immaginare il futuro, ma il nome di Ernesto Rossi non ho mai sentito nominare. Mi scuso per la mia ignoranza (come aveva ragione Socrate!…).
Scrivo questa lettera per chiedere di consigliare i nomi dei personaggi dei vari campi che commentano e fanno delle previsioni con l’onesta intellettuale e soprattutto con il bagaglio culturale acquisito con passione.

Saulè Karpseitova

Scrive Lucio Garofalo:
La differenza tra “no vax”
e “free vax”

Premetto, a titolo di chiarificazione, che non sono aprioristicamente contro la pratica delle vaccinazioni, che ritengo una misura assai utile di profilassi medica. Non a caso, ogni anno decido di sottopormi al vaccino antinfluenzale come atto di prevenzione per il tipo di professione svolta a stretto contatto con il pubblico, soprattutto con soggetti ad alto rischio di infezione e contagio. Nel contempo, mi dichiaro contro un provvedimento liberticida e subalterno (o quantomeno succube) rispetto agli affari delle potenti multinazionali del farmaco. La differenza tra le due posizioni esiste ed è notevole. In sintesi, il mio orientamento si può formulare in questi termini: non mi definisco un “no vax”, bensì un “free vax”. Vi pare poco? In linea di principio tendo a rifiutare ogni tipo di coercizione che possa inficiare la libertà di scelta degli individui, ma in materia di igiene e di prevenzione sanitaria, a maggior ragione è da evitare qualsiasi forma di imposizione, mentre conviene perseguire il più possibile un percorso di efficace e capillare opera di sensibilizzazione e di informazione (a scopo persuasivo ed educativo) dei cittadini. Ebbene, non mi pare che sia la strada intrapresa dal governo.

Lucio Garofalo

Scrive Luciano Masolini:
L’Avanti! è la nostra voce.

Osservando, e purtroppo per l’ennesima volta, quanto sia sempre più avara l’attenzione che i mezzi d’informazione riservano al Partito socialista, si capisce sempre di più quanto sia rilevante il ruolo che l’Avanti! va compiendo in questo silenzioso contesto. E’ vero che trattasi di un piccolo quotidiano, ma con un’enorme esperienza alle spalle di cui può essere davvero più che fiero e che, proprio grazie ad essa, nulla ha da imparare da certi giornaloni. I quali, anche in occasione di un evento come quello di Bari sul centoventicinquesimo anniversario del Psi, si sono ben guardati da darne notizia.

Qualcosa ricordo è stata fatta vedere nel Tg2 serale del primo luglio, meglio che niente. Di fronte a questo misero vuoto la preziosità dell’Avanti!, come stavo dicendo, ritorna a mostrarsi in tutta la sua veridicità. Il compito di noi socialisti credo che dovrebbe essere anche quello, quindi, di salvaguardare e sostenere questa antica testata, che poi è la nostra voce. Il compagno Nicola Olanda ha avanzato la proposta di ricreare gli Amici dell’Avanti!. Una giusta e buona idea che ho subito appoggiato, augurandomi che possa incontrare molti consensi. Intanto, concludendo, ringrazio infinite volte il nostro direttore Mauro Del Bue e la sua redazione per questa loro assidua attività. Ogni tentativo di metterci a tacere sarà vano fintantoché vivrà l’Avanti!. E visti i tempi e i modi come siamo spesso trattati non è certamente cosa da poco, anzi. Buona estate a tutti, carissimi compagni!

Luciano Masolini

Scrive Luigi Mainolfi:
La politica come Agatha Christie

Le ultime vicende politiche, partitiche, amministrative e governative presentano caratteristiche simili a quelle dei romanzi di Agatha Christie. L’elezione di Mattarella, la fine dei Governi Prodi, Monti, Letta e come si è cercato di far fuori Gentiloni richiamano un clima da “racconto giallo”. Questa convinzione mi ha aiutato e mi aiuta a capire quello che si vede, che si sente e quello che sta dietro l’ufficialità. Una decisione legislativa, una licenza, una nomina e una concessione governativa possono essere un delitto economico – sociale e possono creare i presupposti per danni alla società. Anche il trascurare la soluzione di problemi può provocare delitti ( vedi danni provocati dagli incendi, dai rifiuti, dalle frane, dai crolli, ecc).

Per risolvere un Giallo ci vuole Poirot, per scoprire un assassino politico- sociale, cosa ci vuole? Fino a pochi giorni fa, seguivo il metodo Poirot e partivo dalla domanda: gli effetti di un comportamento quali sono e a chi portano vantaggi? Cosa fanno i 600 lobbistI nei palazzi del Parlamento? I casi di MPS e delle Banche Venete avrebbero richiesto dei giudici tipo Poirot. Come mai, per reati giganteschi, nessuno paga e nessuno va in galera?

C’è solidarietà tra rei e giudici? Dove sta la cupola per gli incontri? I reati vengono preparati con cura e con la logica anti – Poirot? Grazie a una mia amica, adesso, ho altri elementi, che mi aiutano ad individuare le sedi in cui si preparano i piani per i delitti sociali e anche il perché non si preoccupano di quello che può pensare il popolo “sovrano”. Ho letto le 10 regole del controllo sociale di Noam Chomsky.

Le elenco: 1) “La strategia della distrazione”. Serve ad impedire che pubblico si di interessi delle discipline essenziali per capire ciò che avviene (il comportamento di Renzi è guidato da questa strategia); 2) “Creare problemi e poi offrire la soluzione”, in omaggio alla triade “problemi-reazione-soluzione”. Le ultime dichiarazioni di Gentiloni, sul problema dei migranti, sono una dimostrazione ; 3) “La strategia della gradualità”. La riduzione dei diritti dei lavoratori è avvenuta con questo metodo; 4)” La strategia del differire”. Si sbandiera un pericolo futuro (fallimento dell’INPS) per fare accettare la riduzione della spesa e spingere i genitori a stipulare polizze per i figli; 5) “Rivolgersi al pubblico con tono infantile”. In televisione c’è l’esplosione di questa tattica, che è il contrario di quello che avviene nelle riunioni di Partito; 6)”Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione”. L’emozione rende debole il destinatario del messaggio e lo si porta dove si vuole, come un gregge; 7)” Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità”. L’uso di parole come algoritmo, bond, globalizzazione,PIL e di termini non italiani serve a far prendere coscienza, a chi ascolta, della sua inadeguatezza a giudicare, restandogli solo la possibilità di accettare ; 8) “Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità”. Perciò, si ritiene normale che gli eletti possano essere ignoranti; 9)”Stimolare l’auto colpevolezza”. Ormai, le persone ammettono che è colpa loro se sono governati da incompetenti e corrotti; 10) “

Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano”. I partiti utilizzano filosofi, biologi, psicologi, neurobiologi, ecc. per essere aiutati a conoscere gli individui vittime delle loro scelte. Grazie a queste regole, mi è più facile capire il prodotto politico e governativo. Cari lettori, scusatemi , se cerco di trasferire a voi una mia convinzione: chi lavora per se, in modo visibile e comprensibile, è meno pericoloso di chi lavora per conto altrui. Gli ultimi governi hanno dimostrato di lavorare per i poteri forti, che non si vedono, a “occhio nudo”. Ma la logica di Poirot e il decalogo di Chomsky rendono visibili e, perciò individuabili, i fabbricatori di fake news. I governi fantocci sudamericani , nei secoli scorsi, grazie a persone vanitose e incompetenti, fecero arricchire i loro padroni ( U.S.A) e impoverirono l’America del SUD. Se non corriamo ai ripari, l’Italia farà la fine dell’Argentina di Peron. Purtroppo, la Giustizia italiana non è affidabile. Se le cose stanno così, prepariamoci ad essere dei giudici illuminati alle prossime elezioni. Se non possiamo disporre di partiti seri e utili a difendere la dignità dei lavoratori ed a costruire un mondo migliore, per le nuove generazioni, dobbiamo agire e partecipare. Non è utopia. Nell’Europa ci sono partiti , che non hanno tradito la ragioni della loro nascita e i risultati si vedono.

Luigi Mainolfi

Scrivono Gioacchino Assogna e Dino Morandi:
Un disastro la stagione Balneare di Ostia

Abbiamo fatto questa mattina un giro sul Lungomare di Ostia e alla Pineta di Castelfusano, riflettendo che il paesaggio spettrale e scheletrico della Pineta dopo i molteplici incendi, rappresenta la Cartolina più vera delle condizioni disastrate di Ostia.

Hanno coraggio i Gestori degli Stabilimenti a minimizzare l’andamento della stagione Balneare, evidenziando che il bel tempo “ha aiutato ad avere gente, nonostante la crisi”.

Non si è mai visto “nel mese di Luglio” ad Ostia un Lungomare senza macchine in cui sono più i parcheggi vuoti che le macchine in sosta, con pochissima gente anche nei tratti di Spiaggia Libera, causata dall’assenza di Bagnini e la mancanza di Servizi igienici, di Bar e di Spiaggia.

Certamente ci sono Gestori che si accontentano delle entrate sicure derivanti dagli Abbonamenti, mentre mancano i consumi giornalieri legati alla frequentazione delle Spiagge (Caffè, Cappuccini, Bevande e Ristoro).

Vi è stata una distorsione profonda anche per la non conoscenza della nostra realtà e storia Balneare scoppiata con l’insensata e infondata “Ostia Mafiosa”, che è una infamia che ha già prodotto pesanti costi sia nei valori patrimoniali svalutati, che nell’inevitabile respingimento degli investimenti in quanto nessuno è scemo di investire dove le stesse Istituzioni dicono esserci “Infiltrazioni Mafiose”.

Si è partiti con la bandierina assurda dell’Apertura dei Varchi, già in precedenza aperti e abbandonati nell’ovvio degrado senza cura e manutenzione, quando bastava che l’Ordinanza rendesse chiaro che l’accesso è libero e i servizi si pagano, senza stupide tensioni agli ingressi.

È ignoranza vera non aver considerato che ormai da molti anni le Aziende non riescono più a dare soldi ai Dopolavori Aziendali titolari di gran parte degli Stabilimenti, in quanto gli Imprenditori di una volta Sacerdoti, Pasotti, Corti e qualche altro hanno da tempo abbandonato le nostre Spiagge che hanno dovuto ricorrere a Bagnini per continuare in modo ibrido le gestioni.

Questo ha dato luogo a successivi inserimenti più volti alla gestione dei Bar e Ristoranti, che nell’esperienza della gestione delle Spiagge sottoposta a profondi cambiamenti e ad una domanda più qualificata.

La precarietà e l’incertezza nelle stesse Concessioni ha accresciuto le riserve sugli eventuali investimenti migliorativi di tanti nuovi Gestori degli Stabilimenti.

Ci si aspettava che le promesse del Commissario Prefettizio che nell’autunno del 2015 aveva detto che “prima della Stagione Balneare 2016” avrebbe definito tutti i problemi degli Stabilimenti “rimuovendo gli abusi e le illegalità, normalizzando quello che poteva essere sistemato amministrativamente”. Invece dopo 2 anni siamo ancora in attesa che vengano definiti i punti precisi in cui si trovano i singoli Stabilimenti, passando da paradossali atti “di sequestro” seguiti da immediati atti “di dissequestro”, significando la presenza di qualche eccesso nell’uso degli articoli di legge.

Se dovessimo peraltro valutare il periodo di Commissariamento sulla base dei ritardi e degli errori persino nei Bandi Pubblici, dovremmo metterci le mani nei capelli se non si è stati in grado neppure di predisporre per tempo e in modo regolare i Bandi Pubblici, che hanno causato anche mancati introiti come per le Palestre con danni al Bilancio del Comune e del Municipio.

I cittadini di Ostia e di Roma sono rimasti basiti dai mancati Bandi per l’assegnazione delle Spiagge Attrezzate, per aver aperto la stagione senza Bagnini e senza servizi, per il bizzarro divieto “di non consumare i pasti nelle cabine”, mentre è possibile sotto l’ombrellone e di aver imposto norme che hanno fatto scappare da Ostia la tradizionale “Movida” non distinguendo i luoghi in prossimità delle abitazioni alle altre che non hanno problemi di decibel che infastidiscono i residenti.

Qualcuno ipotizza che ci sia un disegno di far morire il nostro territorio proprio per aprirlo ai Mafiosi che possono reinvestire soldi sporchi per prendersi le attività messe in grave crisi e quindi in liquidazione.

Noi siamo per sostenere l’urgente riscatto e il rilancio del nostro territorio ricco di bellezze Ambientali e Archeologiche, con un Mare straordinario anche per ampiezza, un Fiume collegato con Roma e una Pineta e una Riserva de Litorale da rendere operativa assumendo con convinzione una connotazione Turistica, Culturale e Ambientale di grandi prospettive avendo il vantaggio di avere a pochi Kilometri quasi 3 milioni di persone pronte a qualsiasi richiamo serio e ben organizzato.

In autunno dobbiamo “pretendere” il nostro diritto di sceglierci i nostri Amministratori e Consiglieri che dovranno essere animati dalla ferma volontà di rivendicare il potere delle nostre autonome scelte per Ostia e il X Municipio con l’obiettivo di farne il Primo Comune Metropolitano nell’ambito della Città Metropolitana chiamando tutti i residenti ad un sostegno per un cambiamento profondo in favore dello Sviluppo, dell’occupazione e della soluzione dei problemi che interessano il vivere dignitoso di tutti.

Gioacchino Assogna e Dino Morandi
S.O.S.-Soccorso Cittadino