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Lettere Direttore

Scrive Andrea Zirilli:
La riduzione della domanda
di droga

Azioni di prevenzione adeguatamente concepite, possono tenere i giovani lontani dalle droghe e incoraggiare i tossicodipendenti a interromperne l’uso o a ridurre il consumo.
L’Unione Europea considera interventi di riduzione della domanda “tutte le attività svolte nell’ambito di sistemi sanitari, sociali, scolastici e giudiziari al fine di prevenire il consumo di droghe, di assistere e curare i tossicodipendenti e di promuovere il reinserimento
sociale di persone che hanno abusato di droghe”.
Per un’efficace azione nell’ambito della prevenzione serve una diversificazione d’interventi tra loro coordinati, ovvero una vasta promozione educativa e sanitaria rivolta alla popolazione in generale, integrata da azioni specifiche mirate a gruppi vulnerabili e a rischio.
La scuola deve avere un ruolo fondamentale, affrontando a livello preventivo il problema del disagio giovanile, migliorando le relazioni fra coetanei e diminuendo l’incidenza degli abbandoni scolastici. A questi interventi, si devono associare azioni di informazione tra i giovani e formazione degli operatori scolastici.
Già nel 1986 la Comunità Europea, aveva proposto che tutte le scuole elementari e medie avrebbero dovuto includere nei loro programmi, nozioni sugli stupefacenti.
Agli operatori del pubblico e del privato sociale spetta il compito più difficile. Questi soggetti sono formati prevalentemente per contrastare l’eroina, ma spesso con
competenze che non sono adeguate ai nuovi consumi e alle nuove utenze.
Nuove utenze perché il nuovo consumatore non è identificabile con un singolo ceto sociale, ma si distribuiscono praticamente in tutte le classi di età e in tutte le classi sociali.
Ulteriore figura strategica, è il medico di medicina generale che è chiamato ad intervenire sia in fase di prevenzione che in fase di intervento.
Serve anche per loro un’adeguata formazione sulle nuove tendenze in modo da poter individuare precocemente le situazioni di disagio e indirizzare il soggetto verso
strutture ad hoc.
Per ciò che riguarda le azioni sui gruppi vulnerabili e a rischio, servirebbe identificare interventi ad hoc su gruppi etnici e su genitori e figli di tossicodipendenti.

Andrea Zirilli

 

Scrive Manfredi Villani:
Austria, una spinta per fare le riforme

L’esito del voto in Austria è un chiaro mandato per realizzare le riforme e i cambiamenti voluti dai cittadini. Il cancelliere in pectore austriaco,Sebastian Kurz,il quale ha raccolto il 31,6% dei voti,è il giovane vincitore di questa tornata elettorale.Il Presidente Van der Bellen ha confermato che il risultato definitivo ci sarà giovedì, dopo lo spoglio dei voti per posta.Il Cancelliere uscente Kern ha sottolineato che in Austria c’è una svolta a destra che non favorisce i movimenti socialdemocratici.Il Partito Popolare(Oevp) con il candidato Kurz ha avuto oltre 7 punti in più  rispetto alle ultime elezioni politiche.Tengono i socialdemocratici(Spoe) del Cancelliere uscente Christian Kern con il 26,9%.

A seguire Heinz Christian Strache,candidato della destra oltranzista che è balzata di 5 punti al 26%.Negli ultimi exit poll si ravvisano proiezioni finali sulla base del 100% dei voti scrutinati,comprese le proiezioni dei   voti all’estero che saranno contati giovedì. I verdi hanno ricevuto una batosta che col 3,9% restano fuori dal Parlamento austriaco,mentre entrano gli scissionisti di Pilz col 4,3%.Guadagnano un seggio i liberali di Neosm con il 5,3%.Il Presidente del Parlamento Europeo,Antonio Tajani,si è congratulato con il leader del partito conservatore austriaco(Ovp),Sebastian Kurz,per la vittoria nelle elezioni generali in Austria.In effetti Kurz, l’enfant prodige, porta l’Austria a destra e con i suoi 31 anni potrebbe diventare il più giovane premier europeo.Da membro del consiglio comunale di Vienna, il Kurz aveva ottenuto il suo primo incarico politico-sottosegretario all’integrazione nel ministero Interno-all’età di 24 anni. A 27 era ministro degli Esteri.Con Strache torna l’incubo neonazista,atteso che potrebbe diventare il vice-Cancelliere austriaco.L’attuale Cancelliere,leader dei socialdemocratici austriaci, il 51enne Christian Kern, ha assunto la leadership del partito il 17 maggio 2016. Kern è un manager,volto noto esterno alle dinamiche dei partiti.Era arrivato alla politica dal mondo degli affari:aveva lavorato nella società energetica austriaca, ed aveva guidato per 6 anni la Rete Ferroviaria in Austria.Anche in Germania,con il voto in Bassa Sassonia,c’è stata la rimonta dee’SPD.I socialdemocratici tedeschi hanno battuto la CDU di Angela Merkel.Il partito di Martin Schulz ha ottenuto il 37,1% dei voti contro il 33,9% della CDU.I verdi si attestano all’8,6%,i liberali al 7,3% mentre la Linke resterebbe fuori dal Parlamento con il 4,6%.L’estrema destra della Afd si è fermata al 6%,ma ha raggiunto l’obiettivo di conquistare seggi anche in questa Land.I socialisti italiani vengono,amio parere,confortati dagli esiti elettorali dei socialdemocratici austriaci,Ancora di più lo sono per il successo regionale in Bassa Sassonia di Martin Schulz.Il primo commento di Sebastian Kurz è stato:Grazie mille per la fiducia.Oggi non è un trionfo sugli altri,ma un’opportunità per il cambiamento.Ci assumiamo la responsabilità con grande umiltà.Nessun dubbio.Ritengo che con la presenza giovanile ai Vertici di Governo sia in Francia con Macron,che in Austria con Kurz si abbassa l’asticella anagrafica sul campo del leader di partito di vecchio conio.

Manfredi Villani

Scrive  Andrea Malavolti:
 Il nuovo corso dell’Unesco

Venerdì è stata nominato a Parigi il nuovo direttore generale dell’Unesco: la francese Audrey Azoulay, ex ministro della Cultura del governo Hollande ed ebrea di origine marocchina, è la guida dell’organizzazione dell’Onu che si occupa della tutela della cultura e dell’educazione nel mondo. La Azoulay – si legge su Pagine Ebraiche – deve far fronte all’annuncio da parte di Washington, e in seguito di Gerusalemme, di voler lasciare l’Unesco a seguito delle tante risoluzioni in chiave anti-israeliana approvate dall’organizzazione. “La sua prima missione – scrive Pietro Del Re su Repubblica – consisterà nell’evitare ogni pretesto che possa prestarsi alla politicizzazione dell’agenzia Onu. Inoltre, come ha dichiarato la direttrice uscente, la bulgara Irina Bokova, dovrà ‘riunire le forze in campo e trovare nuovi fondi’”. Per farlo, servirà convincere Trump e Netanyahu che l’Unesco ha cambiato corso.

Scrive Celso Vassalini:
Al Paese serve una legge elettorale

Egregio Direttore,

Sulla nuova legge elettorale (in attesa ancora dell’approvazione da parte del Senato) sono state scritte tante cose e sprecati tanti superlativi assoluti. La verità è che non si può andare al voto senza una legge elettorale, fatta dal Parlamento, omogenea per entrambi i rami del parlamento. Una legge necessariamente non perfetta perché dovendo essere condivisa da una maggioranza parlamentare la più larga possibile, non può che essere frutto di compromessi, accettabili, ma pur sempre compromessi. Se poi davvero funzionerà alla prova del fuoco delle urne oggi non possiamo saperlo. Possiamo solo augurarcelo, nell’interesse del paese non di uno o un altro partito.

È una legge maggioritaria per un terzo dei seggi (dunque, almeno per questa parte, non la si può definire di nominati dai partiti, come sinora è stato invece per la totalità dei seggi senza aver sollevato grandi reazioni dai segretari dei partiti di ieri), e proporzionale con listini plurinominali corti per i restanti seggi, come avviene in molte altre democrazie europee e come aveva legittimato la ns Corte costituzionale nella sentenza di bocciatura dell’Italicum.

Si poteva fare una legge migliore? Probabilmente si, in altra condizione parlamentare.
Non é un colpo di stato nè un golpe. È semplicemente un testo la cui approvazione ha preso in contropiede partiti contrari (che contavano sui franchi tiratori) e giornalisti militanti per una prospettiva di caos.

Celso Vassalini

Scrive Giovanni Alvaro:
Senza sostegno politico il sì
al ponte è aria fritta

La prima telefonata che ho ricevuto, nella qualità di membro del Comitato ‘Ponte Subito’ è stata quella di un amico che mi chiedeva cosa ne pensassi delle dichiarazioni dell’Amministratore delegato delle Ferrovie italiane, Renato Mazzoncini. Dichiarazioni con le quali, in un forum organizzato su L’Economia del Corrierone, auspica una “rivoluzione nei trasporti” per far del trasporto su rotaie una delle gambe fondamentali della mobilità del Paese, sia per ridurre quell’80% che si serve essenzialmente dell’auto privata, che di quel 93% di trasporto merci che usa il gommato.
Ma il vero motivo della telefonata era riferito al ragionamento che Mazzoncini ha fatto soprattutto in riferimento al Ponte sullo Stretto. Mazzoncini tra le altre cose ha sottolineato che il gap di infrastrutture tra Nord e Sud va colmato e il “Ponte sullo Stretto va fatto nell’ambito del Corridoio ferroviario cha va dalla Scandinavia alla Sicilia”. “Non c’è alcun motivo – ha continuato – per non completare il corridoio. Il problema del Ponte è il modello di project financing: è sbagliato pensare che possa essere finanziato al 100% dai privati. Fa parte del corridoio ferroviario perciò va finanziato con gli stessi criteri”.
E’ una bufala o no? Andiamo per gradi. Il ragionamento del ceo delle FS, e quanto prima anche dell’Anas che verrà accorpata, sembra un rilancio del Ponte ma… il fatto d’aver totalmente ignorato l’importanza del Ponte nel trasporto dei container che viaggiano su nave e che potrebbero viaggiare su rotaia utilizzando la naturale disposizione dell’Italia nel Mediterraneo, può avere due risposte: o una cattiva informazione o un tentativo di non spaventare la cara Angela Merkel che sta dietro al ‘compitino a casa’ portato a termine da Mario Monti con la liquidazione per legge del Ponte.
Nel primo caso, se si tratta di disinformazione, si ha la prova che l’importanza del Ponte nel ‘catturare’ una buona fetta del trasporto marittimo delle merci, da e verso l’Estremo Oriente, mettendole su rotaia, non passa minimamente per la testa dell’attuale Amministratore delegato delle FS che, quindi, pensa al Ponte solo come infrastruttura per il traffico domestico, e questo, certamente, sarebbe estremamente negativo perché si continuerà a considerarlo senza valore strategico, per l’economia dell’intero Paese, e come tale di difficile realizzazione.
Nel secondo caso, quello di non voler spaventare la Merkel (impegnata, finora, a difendere il ruolo dei porti del Northern Range come Rotterdam, Augusta e Anversa), si scorge un elemento positivo convalidato dal successivo “Bisogna capire come farlo rientrare nei corridori ferroviari europei dal punto di vista normativo” che dimostra che Mazzoncini ha ben chiare le coordinate del problema reso più difficile, in questi ultimi anni, per la contemporanea presenza sulla scena di 5 ‘NO al Ponte’ ideologici come quelli del Governo centrale, delle Regioni interessate Sicilia (Crocetta) e Calabria (Oliverio) e dei Sindaci di Messina (Accorinti) e Reggio Calabria (Falcomatà).
Val la pena ricordare che tutti i 5 personaggi votati al ‘benaltrismo’, che è il becero luogo comune per il NO al Ponte, sono dello stesso colore politico. Se si indovina qual’è, si capisce subito con chi prendersela se fino ad oggi è prevalso il NO. E sarà, purtroppo, sempre NO se a vincere, non volesse il cielo, ci saranno magari i nuovi parvenu della politica col vestito della festa.

Giovanni Alvaro
Reggio Calabria

Scrive Giovanni Alvaro:
Il livello delle tasse è incivile

Ho avuto modo di sentirmi apostrofato da qualcuno che, per difendere l’operato dei governi di sinistra che si sono succeduti da Monti in poi, sosteneva che le tasse sono una necessità degli Stati ed è impossibile abolirle. Vero, verissimo che non si possono abolire perché con esse si organizza il Paese in cui si vive e lo si rende più vivibile con la sua organizzazione e le sue infrastrutture. Ciò che si contesta ai governi di sinistra non sono le tasse che nessuno può pensare di poter abolire, ma la loro assurda entità che ci sta, letteralmente, soffocando.

‘Si – mi ha risposto l’interlocutore – è facile a dirsi ma non a farsi’. E no! Le cose non stanno così come si crede: le tasse alte non sono un accidente della natura o una necessità imprescindibile, ma il frutto di politiche errate e sperperatrici decise da chi inseguiva la scorciatoia per conquistare il consenso elettorale, non badando al futuro e evitando di impegnarsi in investimenti strutturali.

Va ricordato che per far quadrare i conti di uno Stato ci sono, essenzialmente, due modi: o si aumentano le entrate o si riducono le uscite. Sulle prime la sinistra pensa sia giusto ottenerle con l’aumento delle tasse inventandosene una al giorno (qualche ministro di sinistra, in passato, dichiarò che ‘le tasse sono bellissime’ ma forse, in quel momento, pensava a quelle degli altri); mentre le seconde le affrontano, con coraggio, solo le forze moderate e liberali.

Mentre le prime (le entrate), in questi anni, sono servite e si vorrebbero farle servire ancora solo per finanziare i bonus e le mance, di ogni ordine e grado, per conquistare il consenso che si pensa, erroneamente, che possa essere eterno ma che non è servito a niente neanche a incentivare i consumi come Renzi prevedeva. Domandate, però, al giovane di Rignano quanto è costato il suo esordio con gli 80 euro e se si è trattato, o meno, di svariati miliardi letteralmente sperperati quando, invece, potevano essere utilizzati per avviare la ripresa dopo la drammatica crisi che non è ancora cessata malgrado gli evviva suoi e del ministro Padoan.

La seconda ‘medicina’ preferita dalle forze di centrodestra poteva liberare somme, bloccate da un uso clientelare, senza dilapidare oltre 6 miliardi (quanto sono costati gli 80 euro nel 2015 che, comunque, vengono ripetuti negli anni successivi), potendo permettere all’Italia di affrontare giorni migliori di quelli patiti. La sinistra ha solo pensato di usare questa ‘medicina’ ma la spendig review, affidata a due autorevoli economisti quali erano e sono Cottarelli e Perotti non è mai riuscita ad arrivare al capolinea.

I due economisti erano arrivati alle stesse conclusioni ma Corrarelli è stato rimosso dall’incarico con una promozione europea targata Renzi, mentre Perotti è stato costretto a dimettersi perché non ha voluto sottoscrivere una ‘porcata’ di ‘riduzione della spesa’. I due signor ‘forbici’ avevano individuato in oltre 8.000 le società partecipate da portare, nel giro di alcuni anni, a sole 1.000. Dai ‘rubinetti’ dello sperpero potevano uscire somme consistenti per innescare politiche di sviluppo. Ma purtroppo non è solo mancato il coraggio ma non si è voluto bloccare uno dei canali principali del clientelismo.

Ora non passa giorno senza la notizia di una nuova gabella pensata, ideata e proposta dal governo. Le ultime in ordine di tempo sono quelle della tassa su ogni sigaretta che si accende e, più di recente, quella che penalizza le pensioni degli anziani che hanno bisogno di una badante. La sinistra continua a non capire che con l’aumento delle tasse si spingono i contribuenti ad utilizzare mille scappatoie per ridurre il salasso rischiando, comunque, di essere scoperti e costretti a subire le conseguenze. Ma se le tasse scendono nessuno vorrà rischiare dette conseguenze. Il rischio non varrebbe la candela.

Questo, comunque, è uno dei nodi principali di chi sarà chiamato al governo del Paese. Se si vuol cambiare registro bisogna evitare di far continuare gli esperimenti alla sinistra, così come è autolesionista affidare le sorti del Governo a chi non sa amministrare neanche una città. Nei momenti difficili, comunque, gli italiani sanno scegliere. Ne siamo più che convinti.

Giovanni Alvaro

Scrive Andrea Zirilli:
Prevenire è meglio che curare

La droga non si combatte solo con provvedimenti di ordine sanitario e giudiziario, ma anche instaurando nuove relazioni umane, ricche di valori affettivi.

La tossicodipendenza è passata nello spazio di qualche decennio da una diffusione relativamente ristretta, a un fenomeno di massa, che tocca innanzitutto gli adolescenti
e i giovani, divenendo per loro un aspetto ordinario della loro vita.Infatti, un gran numero di quanti fanno uso di droga è costituito da giovani, e l’età di approccio al problema si abbassa sempre più.

Per questo motivo la preoccupazione va innanzitutto ai giovani perché sono le prime vittime di questa “dipendenza chimica”. Sono i soggetti più vulnerabili ad incorrere in questo grave “errore di valutazione”, così definito da Philip K. Dick che diceva: “l’abuso della droga non è una malattia, ma una decisione, come quella di andare incontro ad una macchina che si muove. Questo non si chiama malattia, ma un errore di valutazione. Quando un certo errore comincia a essere commesso da un bel po’ di persone, allora diviene un errore sociale, uno stile di vita. E in questo particolare stile di vita il motto è: “Sii felice oggi perché domani morirai”; ma s’incomincia a morire ben presto e la felicità è solo un ricordo”.

E’ compito delle istituzioni pubbliche impegnarsi in una politica seria, volta a riparare situazioni di disagio personale e sociale, tra le quali emergono la crisi della famiglia, principio e fondamento della società umana, la disoccupazione giovanile, la casa, i servizi socio-sanitari, il sistema scolastico.
Lo Stato ha per compito di vegliare al benessere dei cittadini. L’aiuto dello Stato ai cittadini deve rispondere al principio dell’equità e della sussidiarietà: cioè deve innanzitutto proteggere, fosse anche contro se stesso, il più debole e povero della società. Non ha dunque il diritto di dimettersi dal suo dovere di tutela di fronte a coloro che ancora non hanno avuto accesso alla maturità e che sono vittime potenziali della droga.
Si deve partire da un presupposto: sulla base delle nuove evidenza scientifiche, le sostanze stupefacenti, prescindendo dai diversi effetti psicoattivi di ciascuna,
sono tutte egualmente dannose e pericolose per la salute delle persone.
A mio parere deve interessare poco se le sostanze danno dipendenza fisica o psicologica, ma bisogna partire dal presupposto che danneggiano, in maniera più o meno accentuata, l’organismo.

La prevenzione si deve ritenere prioritaria e fondamentale per la riduzione della domanda di droga. A livello preventivo, è necessario che una informazione medica, saggia e precisa sia data in particolare ai giovani, sottolineando gli effetti devastanti della droga a livello somatico, intellettuale, psicologico, sociale e morale. Ma la scuola non deve intervenire con una prevenzione centrata solo sull’informazione e sulla dissuasione, ma anche deve lavorare sulle condizioni che favoriscono l’iniziazione precoce all’alcool e al fumo e affrontare in modo serio le condotte marginali e contro normative che si sviluppano prima dei 14 anni.
Da qui inizia la prevenzione.

Scrive Rino Capezzuoli:
Unire la sinistra. Renzi e Dalema facciano un passo di lato

La sinistra così come è oggi non può che perdere le prossime elezioni che verrebbero vinte da Berlusconi e dalle destre che grattano la pancia agli italiani sui migranti, sulla sicurezza sulla cittadinanza fomentando paure e razzismo come accade in molte parti d’Europa.

Nessuno che alzi i vessilli della civiltà Europea ed i principi d ed i principi di uguaglianza di solidarietà di tolleranza di cui siamo stati la culla fin dall’antichità e rimasti nel mondo ,non a caso” solo” ad appannaggio di papa Francesco. La sinistra ha smarrito la via di questi principi che sono divenuti in mano alle attuali classi dirigenti inette ed incapaci strumenti di propaganda della destra politica e xenofoba. Veniamo dopo questa premessa a Renzi che si è un po defilato ma che vorrebbe tornare a galla dopo la batosta del referendum, con la politica dei due forni di Andreottiana memoria a destra Alfano a sinistra i moderati di questa zona cioè di sinistra lui al centro e per far questo usa lo strumento della mancanza di risorse e del debito pubblico da gettare in faccia agli italiani che avendo in gran parte lavorato e tirato la cinghia non comprendono e votano per chi gli gratta la pancia con argomenti semplici e strumentali.

Dalema viene visto come l’incarnazione del vecchio PCI e di una sinistra già stata al governo che non è stata capace di cambiare le cose in Italia e nel mondo, dimenticandosi che la sinistra è stata al governo in alcuni paesi solo in posizione subalterna ed il massimo di contenuti lo si è visto solo con le socialdemocrazie e con il laburismo, essendo miseramente fallito il comunismo ed essendo in crisi il capitalismo.

Quindi in Italia la sinistra per vincere deve disfarsi di questi due “personaggi” Renzi e Dalema sostituendoli con principi e facce nuove, Pisapia, Orlando, Franceschini, Martina capaci di unire sui contenuti senza personalismi.

Rino Capezzuoli

Scrive Antonio Ciuna:
Lo sfaldamento dell’Europa

Gentile Direttore Mauro Del Bue,
Si assiste con non poca apprensione allo sfaldamento in Europa delle Unità Nazionali per l’insorgere in modo anacronistico delle etnie regionali in alcuni importanti Stati democratici,ricchi di storia e di grande coltura,benché questi Stati sono dotati di moderne Costituzioni e sono retti da governi legittimi approvati dal Parlamento Nazionale.
La spinta rivoluzionaria delle etnie regionali non è ispirata da nobili sentimenti “risorgimentali” di riscatto da oppressioni politiche e economiche del Governo Centrale,bensì da semplici ed egoistiche ragioni economiche. Le etnie delle regioni più industrializzate,con le migliori infrastrutture e quindi con una economia e una maggiore ricchezza rispetto alle altre regioni più arretrate economicamente,aspirano sempre alla totale indipendenza e politica ed economica dalla ” Madre Patria”.

In considerazione dei recenti fenomeni politici locali,sarà quanto mai difficile gestire in futuro la Politica Europea qualora dovessero prevalere nel tempo i movimenti di indipendenza delle numerose etnie (circa un centinaio) esistenti nel nostro Continente.Ritengo che le maggiori concause che hanno favorito il verificarsi dei suddetti fenomeni sono dovuti a più fattori:

a) la mancata approvazione di una moderna Costituzione Europea nella quale si sarebbe potuta regolamentare e disciplinare in una forma equa le aspirazioni delle minoranze locali salvaguardando nel contempo l’Unità Nazionale dei Paesi interessati;

b) le politiche delle autonomie locali con tendenze estreme di indipendenza è stata e sarà sempre oggetto di particolare attenzione da parte della Politica speculativa dei populisti ,di qualunque colore politico, che non perde mai l’occasione per alimentare il dissenso popolare con ogni mezzo,ricorrendo spesso ad informazioni infondate e pretestuose al fine di ottenere un maggiore consenso elettorale dalle stesse etnie.

C’è il rischio che tale fenomeno politico qualunquista si ripercuoterà in altre regioni della Spagna e si risveglieranno le aspirazioni di indipendenza e dei Paesi Baschi e della Galizia.
La grave instabilità politica che sta attraversando il Continente Europeo che, anziché unirsi, si divide in più staterelli (come nel Medio Evo), si corre il rischio di bloccare le politiche economiche e di sviluppo comunitario e in conseguenza l’Europa continuerà a non avere né una Politica Estera comune né tanto meno potrà dotarsi di una valida Costituzione condivisa da tutti gli stati.L’indebolimento politico dell’Europa potrà favorire nel tempo le azioni terroristiche dell’estremismo islamico.

Al verificarsi dei fenomeni politici delle etnie che chiedono,con dimostrazione di piazza,l’indipendenza politica ed economica della propria regioni,con tempismo sconcertante altre etnie dei Paesi europei,compreso il nostro,si risvegliano e rivendicano le loro presunte giuste aspirazioni,chiedendo magari nuove elezioni per riformare le leggi esistenti per richiedere più autonomia fiscale,diminuzione delle tasse e dell’IVA,nonché maggiori investimenti in opere pubbliche da parte del Governo Centrale. E’ chiaro che se venissero concesse le suddette agevolazioni fiscali per le regioni del Nord-Est del nostro Paese,le Casse delle Stato subiranno minore Entrate e in qualche modo tali minore entrate dovranno essere compensate o tagliando le spese pubbliche,quindi in pratica meno servizi sociali, o gravando di nuove tasse le rimanti regioni dello Stato.
Il continuo affermare da parte dei responsabili politici di alcune forze politiche,con un forte consenso elettorale nelle regioni del Nord,nel senso che le regioni del Sud del nostro Paese vengono sostenute economicamente in massima parte con le risorse e con la ricchezza prodotta con il loro lavoro e con la propria produzione industriale lascia il cittadino dl Sud quanto mai perplesso e sconcertato.

Le suddette gravi affermazioni, fatte più volte nel tempo,dai alcuni politici del Nord sono false e non hanno alcun fondamento storico. Nei successivi anni dell’Unità d’Italia,si è verificato tutto il contrario,certamente le regioni del Sud dell’Italia non hanno mantenuto le regioni del Nord,comunque la grande maggioranza degli elettori e dei politici del Nord Italia sanno benissimo che per lo sviluppo industriale e commerciale delle loro regioni,fin dal 1861 contribuirono in maniera determinante oltre le finanze dello Stato,le finanze e del Banco di Napoli e del banco di Sicilia.

Nel periodo Borbonico del Regno delle Due Sicilie le suddette banche erano depositarie di importanti risorse finanziarie derivate dalla ricchezza prodotta in gran parte e dalla agricoltura e dalle miniere di zolfo,di salgemma,dalle floride linee marittime commerciali che attraversavano e il Mar Mediterraneo nonché gli oceani, dai noli marittimi.
Lo sviluppo economico delle regioni settentrionali certamente era necessario e per agevolare le esportazioni si è reso indispensabile realizzare le piccole e grandi infrastrutture per migliorare le comunicazioni e i trasporti delle persone e delle merci con l’entroterra dell’Europa del Nord,dell’Est e dell’Ovest.nonché nel settentrione del Paese Infatti nel tempo vennero realizzati nella catene delle Alpi e degli Appennini ben oltre 16 trafori e gallerie stradali e ferroviarie,per una lunghezza complessiva di oltre 200 Km. A titolo informativo il costo medio di un Km di galleria si aggira attualmente intorno al miliardo e 400 milioni di euro,ciò dà l’idea delle ingenti risorse finanziare che sono state impiegate per realizzare tali grandi opere certamente col contributo finanziario di tutti i cittadini italiani. E’ bene precisare inoltre che allo sviluppo economico e industriale del Nord Italia contribui in maniera decisiva la manodopera proveniente dal meridione dell’Italia.
E’ da sottolineare ancora una volta, in modo particolare in Sicilia,dall’Unità d’Italia a tutt’oggi non è stata realizzata alcuna importante grande infrastruttura. Nel 1871 enne completata la linea ferroviaria,ad un solo binario,Messina-Catania-Siracusa e nel 1895,sempre ad un solo binario,la Messina -Palermo-Trapani e nel 1899 entrarono in servizio sullo Stretto di Messina le prime due navi di traghetto.Le due principali linee ferroviarie della Sicilia vennero elettrificate nel decennio 1950-1960 e alcuni tratti delle suddette linee sono state portate a due binari.Sono state realizzate inoltre in detta regioni le autostrade che collegano le più importanti città dell’isola.

E’ evidente il forte divario economico che si è creato nel tempo fra il Nord ed il Sud dell’Italia. Da studi recenti si è rilevato che il reddito medio pro-capite di un cittadino del Nord e quasi il doppio del reddito di un cittadino del Sud.

La responsabilità di detta grave situazione economica e della più alta disoccupazione giovanile esistente nel nostro meridione ricade nella politica perseguita dai governi centrali dal dopoguerra in poi che nei decenni successivi non hanno saputo realizzare le infrastrutture idonee a sviluppare i potenziali economici del regioni meridionali.

Cordiali saluti

Antonio Ciuna

Scrive Giovanni Alvaro:
Il doppiopesismo dei 5 Stelle

La vicenda di Virginia Raggi, rinviata a giudizio per possibili reati commessi nel ruolo di Sindaco di Roma, offre la possibilità non tanto di ragionare sul doppiopesismo che il M5S usa in casi analoghi verso amministratori di altri partiti, e neanche quello di mettere a confronto i casi nei quali sono stati coinvolti amministratori dello stesso Movimento come, per citare i casi più eclatanti, quelli di Federico Pizzarotti, espulso ma capace di farsi rieleggere, con lista propria, a Sindaco di Parma, e quello di Marika Cassamatis a Genova estromessa dalla candidatura perché invisa a Grillo.

Quanto sta avvenendo a Roma, se ce ne fosse ancora bisogno, mette in luce i pericoli che può correre il Paese se dovesse vincere le elezioni un Movimento, totalmente sottomesso al suo vero capo, che non è Di Maio (piccolo burattino col vestito della festa) ma è Beppe Grillo che comanda realmente e a cui tutti debbono obbedienza. Difficilmente osano contraddirlo avendo ben capito che se si dovessero ribellare sarebbero sbattuti fuori e non avrebbero la possibilità d’essere riammessi. Ma anche se sprovveduti si guardano bene dal farlo perché la porta d’uscita sarebbe impossibile utilizzarla all’incontrario.

In casi analoghi a quelli del Sindaco di Roma, la platea grillina si è orientata in modo completamente diverso, e non è difficile capirlo. Quando si è percepito, infatti, che Grillo voleva liquidare il ribelle di turno la stragrande maggioranza lo ha assecondato e per il malcapitato non c’è stata speranza di salvezza, mentre per la Virginia Raggi, avendo afferrato che Grillo la difendeva, si sono allineati tutti compresi quelli che, il volere del capo, lo hanno capito in ritardo come per esempio la Lombardi.

Tutto, quindi, dipende dal comico genovese il quale, con i casi di ferrea disciplina dei quali è stato protagonista, ha assoggettato ai suoi voleri sia i gruppi parlamentari che gli iscritti alla piattaforma Rousseau moltissimi dei quali, semplici marionette, sperano d’entrare nelle grazie del ‘padrone’ ed essere prescelti nella prossima tornata elettorale. Se fosse solo un problema di assenza di democrazia all’interno di un movimento senza regole certe e senza statuto, se pur grave, sarebbe solo e soltanto di competenza dei suoi aderenti.

Ma quello del quale parliamo è un movimento che fino a poco tempo fa lo si dava vincente alle elezioni politiche di primavera, e le ricadute di un evento simile interessano tutti perché sarebbero deleterie per l’intero Paese non solo sul terreno economico e sociale (con le idee bislacche tipo la decrescita felice), ma anche, se non soprattutto, per le libertà e la democrazia che sarà, come soleva dire Winston Churchill, ‘la peggior forma di governo, ma aggiungendo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme finora sperimentate’.

Già con il recente referendum costituzionale, che ha spento i sogni di Renzi dell’ “uomo solo al comando”, gli italiani si sono pronunciati sulle derive autoritarie anche se interpretate da un giovanotto di belle speranze che dava l’impressione di poter aiutare l’Italia a sollevarsi pur se era partito con lo sperpero degli 80 euro. Ma non c’è voluto molto per riuscire a capirne pienamente l’indole.

E’ improbabile che in così poco tempo possa ripetersi, con altri soggetti, la stessa rappresentazione perché sarebbe una vera jattura che al governo possano andare un gruppo di incapaci o incompetenti sull’onda di una lunghissima crisi che ha creato guasti profondi nella società, di un martellante luogo comune contro la politica e i politici (come se i grillini non lo fossero pienamente), e con il rischio che a decidere su ogni cosa delicata possano essere personaggi deliranti, sognatori anch’essi di un’alba di ‘soli al comando’. L’Italia non lo merita e non lo potrà permettere.

Giovanni Alvaro

Reggio Calabria 03.10.2017