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Liberato Ricciardi

Cucchi. Ilaria: “Bisogna avere fiducia nella Giustizia”

Sentenza-Cucchi“I carabinieri sono accusati di omicidio, calunnia e falso. Voglio dire a tutti che bisogna resistere, resistere, resistere. Ed avere fiducia nella giustizia”. Così Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il giovane geometra morto per i pestaggi subiti il 22 ottobre 2009, commenta l’inchiesta bis della Procura di Roma. “Ci gettiamo alle spalle sette anni durissimi, di dolore, di sacrifici, di tante lacrime amare. Ma valeva la pena continuare a crederci”, spiega ancora Ilaria Cucchi.
Dopo ben quattro processi si dirada la nebbia su una violenza negata e inspiegabile che fino ad oggi, di sentenza in sentenza, tra omissioni, atti falsificati, tentativi di depistaggio ha portato al nessun colpevole. Stefano Cucchi è stato pestato con violenza fino a fratturargli due vertebre, tanto che i carabinieri per nascondere la verità avrebbero detto il falso, arrivando persino a calunniare i colleghi pur di allontanare da loro la grave responsabilità.
Stefano Cucchi fu colpito dai tre carabinieri che lo avevano arrestato con “schiaffi, pugni e calci”. Lo scrivono il procuratore della repubblica Giuseppe Pignatone ed il sostituto Giovanni Musarò nell’avviso di chiusura indagine. Le botte, per l’accusa, provocarono “una rovinosa caduta con impatto al suolo in regione sacrale” che “unitamente alla condotta omissiva dei sanitari che avevano in cura Cucchi presso la struttura protetta dell’ospedale Sandro Pertini, ne determinavano la morte”.
La procura di Roma ha infatti chiuso l’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi e ha contestato l’accusa di omicidio preterintenzionale ai tre carabinieri che lo arrestarono il 15 ottobre. I tre sono ritenuti responsabili del pestaggio del giovane geometra. Per altri due carabinieri sono ipotizzati i reati di calunnia e di falso.
Le accuse sono contestate ad Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, carabinieri in servizio, all’epoca dei fatti, presso il Comando Stazione di Roma Appia, che procedettero all’arresto di Stefano Cucchi in flagranza di di reato per detenzione di droga. Tedesco è accusato anche di falso. A Roberto Mandolini, comandante Interinale della stessa stazione di Roma Appia sono attribuiti i reati di calunnia e falso. Accusa di calunnia anche per lo stesso Tedesco, e per Vincenzo Nicolardi, anch’egli militare dell’Arma.

Gli Usa si preparano ad abrogare l’Obamacare

Donald Trump si è insediato e già parte lo smantellamento di una delle iniziative più importanti del Presidente democratico uscente, l’Obamacare: il programma di assicurazione sanitaria atrump firma del presidente Barack Obama.

Tutto parte dal Senato dove questa notte i senatori repubblicani hanno votato a favore dell’istituzione di Commissioni del Congresso incaricate di preparare la legislazione per revocare la normativa promulgata nel 2010.

Il voto è passato per poco 51-48. La risoluzione «Repeal Resolution» passa ora alla Camera dei Rappresentanti e prevede di votarla questa settimana. La rottamazione dell’Obamacare è una priorità assoluta per le maggioranze repubblicane per entrambe le camere e per il presidente eletto Donald Trump.

Ora a rischiare sono 20 milioni di americani che usufruivano dell’assicurazione sanitaria statale, l’Obamacare era stato un vero successo, tanto da essere rivendicato dallo stesso presidente anche nel suo discorso di commiato.

Nonostante la revoca resta una delle priorità del presidente eletto Donald Trump, nei giorni scorsi alcuni repubblicani hanno espresso preoccupazione per l’attuale strategia del partito di votare per l’abrogazione senza avere un piano di sostituzione. Tanto che a schernirli ci ha pensato proprio il noto senatore del Vermount, Bernie Sanders, che ha fatto notare come nonostante la fretta per smantellare l’assicurazione sanitaria a firma di Obama non hanno nessuna idea di come portare avanti un progetto sostitutivo.

Morto Claudio Renne, denunciò le torture in carcere

CARCERE DI NAPOLI“Morire di carcere. È morto Claudio Renne, uno dei detenuti torturati nel carcere di Asti più di cinque anni fa. Mi ha dato la triste notizia il Garante dei detenuti del Piemonte, Bruno Mellano”. Lo scrive su facebook Rita Bernardini, Radicali italiani. “Claudio era ricoverato alle Molinette dal 27 dicembre, giorno in cui Bruno Mellano lo aveva ancora visto in carcere, perché rifiutava di andare in ospedale, ma nella stessa giornata si era convinto e lo avevano trasferito; stava molto male. Con la Garante comunale Gallo e l’avvocato, Mellano sta seguendo la vicenda del risarcimento legato alla detenzione di Asti dove furono accertati episodi di maltrattamento e ‘tortura’”. Conclude Bernardini nel suo post.
La storia di Claudio Renne ha dell’incredibile per un Paese civile come dovrebbe essere l’Italia. Nel dicembre del 2004 mentre era detenuto in carcere ad Asti. Renne viene spogliato completamente, messo in cella di isolamento, priva di vetri alle finestre, di materasso, di lavandino, sedie e di sgabelli. Viene lasciato così per due mesi. Per due giorni viene lasciato completamente nudo. Gli viene razionato il cibo, gli viene dato solo pane e acqua.
Claudio Renne viene picchiato ripetutamente, anche più volte al giorno, con calci e pugni su tutto il corpo. Gli viene diagnosticata la frattura di una costola. Gli viene impedito di dormire e viene picchiato più volte al giorno. Gli viene strappato con le mani il codino che aveva ai capelli.
A far partire l’inchiesta fu un’assistente carceraria riuscita a entrare nel braccio dell’isolamento, area che non è nemmeno videosorvegliata. Vedendo Renne con il volto tumefatto, chiamò l’ambulanza e lo fece ricoverare. Fece una segnalazione e partì l’indagine. In pochi mesi il commissario di polizia Antonella Reggio raccolse numerose testimonianze, comprese quelle di Andrea Cirino e Claudio Renne che all’inizio negarono. Renne era diventato una delle vittime predilette di una squadretta composta da 15 poliziotti che, protetti da un muro di omertà, li aveva sottoposti a feroci pestaggi e vessazioni. Dopo l’inchiesta si venne infatti a sapere che i detenuti e agenti sapevano, come l’allora direttore del carcere di Asti Domenico Minervini.
Nonostante le inchieste e i giudizi per i responsabili accertati non c’è stata nessuna condanna perché a tutt’oggi il reato di tortura non esiste

Alitalia. Un nuovo piano, ma a rischio 1600 lavoratori

L'amministratore delegato di Alitalia, Cramer Ball. ANSA/UFFICIO STAMPA ALITALIA +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

L’amministratore delegato di Alitalia, Cramer Ball.

L’anno nuovo non si prospetta bene per la Compagnia che oggi al Mise ha incontrato il Governo. Durante l’incontro si è discusso della richiesta, da parte dell’Esecutivo, di presentare “entro le prossime settimane – ha spiegato una nota del Mise – un piano industriale dettagliato condiviso dagli azionisti, dalle banche e dalle istituzioni finanziarie creditrici”. I vertici di Alitalia (più banche e azionisti italiani) e i ministri Carlo Calenda e Graziano Delrio (rispettivamente Sviluppo economico e Trasporti) si sono incontrati per parlare del piano industriale, le discussioni sui temi occupazionali, invece, verranno affrontate solo in seguito.
“È stato un incontro molto positivo”, così l’amministratore delegato dell’Alitalia, Cramer Ball, ha definito l’incontro al Ministero dello Sviluppo economico, nessun commento specifico, invece, dal vice presidente James Hogan che si è limitato a osservare: “Oggi è una bella giornata”.
Proprio Hogan qualche mese fa aveva attaccato il Governo del quale ora ha però bisogno Alitalia. Non è un mistero il fatto che la Compagnia navighi in cattive acque, il baratro è evitato solo grazie alla riapertura del credito da parte di Intesa e Unicredit. Alitalia ha quindi bisogno di ottenere il sostegno dell’esecutivo sulle rotte nazionali che presentano più difficoltà, ossia quelle per le quali le perdite risultano difficilmente arginabili con le solo forze commerciali, e un’ulteriore liberalizzazione su Milano Linate, dopo la sospensione dei voli Roma-Malpensa e le agevolazioni per la continuità territoriale su Roma-Reggio Calabria. Non sono bastati infatti gli aiuti precedenti dello Stato: 7,4 miliardi pubblici secondo Mediobanca spesi dal 2008 ad oggi, dopo la cordata per far restare Alitalia ‘italiana’.
Per quanto riguarda infine gli esuberi, per il momento si tratterebbe di 1600 lavoratori, ma tutto sarà chiarito mercoledì quando ci sarà l’incontro con i sindacati, dopo le tensioni che si sono acuite con la decisione dell’azienda di congelare gli automatismi contrattuali a partire dal 1 gennaio.

Turchia. Autobomba e spari al tribunale di Smirne

smirneLa Turchia di nuovo sotto attacco, stavolta l’attentato è avvenuto al Tribunale di Izmir (Smirne), all’ingresso riservato ai giudici e procuratori.
L’esplosione sarebbe stata provocata da due autobombe provocando nell’immediato la morte di un poliziotto e un impiegato del tribunale davanti al Palazzo di Giustizia. Nel successivo scontro a fuoco tra terroristi e polizia, i due attentatori sono stati uccisi, mentre il terzo è ancora in fuga. I feriti sono undici, tra questi alcuni agenti.
Gli attentatori entrati in azione di fronte al tribunale di Izmir, in Turchia, rende noto il governatore di Izmir, Erol Ayyildiz, avevano due Kalashnikov e otto bombe a mano. Le armi sono state sequestrate dalla polizia. Secondo Ayyildiz, i primi indizi lasciano intravedere la mano dei curdi del Pkk dietro l’attentato.
E mentre si cerca ancora il killer di Capodanno, Erdogan sta imponendo all’interno una forte repressione antidemocratica. Tutte queste spinte rendono lo stato turco suscettibile di attacchi di diversa matrice.
Ieri a Izmir sono stati eseguiti oltre 30 arresti in relazione all’attentato della notte di Capodanno a Istanbul.

Putin risponde ‘diplomaticamente’ a Obama

putinL’ossessione di Washington sulle spie rischia di far franare i già delicati rapporti con Mosca, ma stavolta la Russia non cede alle ‘provocazioni’ americane. Il Presidente Vladimir Putin ha infatti risposto augurando un buon anno alla famiglia Obama, ma non ha usato la stessa ‘carta’ del suo omologo americano. La Russia “non creerà problemi ai diplomatici americani e non espellerà nessuno” in risposta all’offensiva di Obama, dichiara Putin, di fatto respingendo la proposta del suo ministro che premeva per far allontanare dalla Federazione 35 diplomatici statunitensi, tanti quanto gli agenti russi coperti da prerogative diplomatiche dei quali il governo di Washington ha già decretato l’espulsione.
Ieri era arrivata infatti la decisione del presidente Barack Obama di espellere 35 diplomatici russi definiti ‘agenti dell’intelligence’ di Mosca e autori di attività di hackering durante le elezioni presidenziali che hanno visto vincere Donald Trump.
Inizialmente però sembrava prevalere il solito spirito da rappresaglia tra le due Potenze. “La reciprocità è la legge diplomatica nelle relazioni internazionali – dice il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov -. Per questo proponiamo al presidente della Russia di dichiarare persone non gradite 31 funzionari dell’ambasciata Usa a Mosca e altri quattro del consolato Usa a San Pietroburgo”. Dopodiché però la decisione finale è stata diversa e inaspettata.putin
La Russia si “riserva il diritto” di rispondere agli Stati Uniti ma non intende scendere al livello di una “diplomazia irresponsabile”.
La decisione del Presidente Putin non solo va contro ogni aspettativa, ma di fatto ‘scavalca’ anche l’autorità di Obama. Putin non solo ha rimarcato come questa sia una delle sue ultime decisioni, ma ha anche scritto al successore dell’attuale presidente Usa.
Vladimir Putin ha inviato un messaggio d’auguri al presidente eletto Usa Donald Trump, auspicando un salto di qualità nei rapporti Washington-Mosca. Il leader del Cremlino scrive al futuro inquilino della Casa Bianca: “Spero che i nostri due Paesi, agendo in chiave costruttiva e pragmatica, sappiano ripristinare i meccanismi di cooperazione bilaterale in vari campi e portare a un livello qualitativamente nuovo l’interazione nell’arena internazionale”.

Aleppo, l’Onu da’ l’ok all’evacuazione dei civili

aleppo-estDopo una guerra durata cinque anni che ha decimato la popolazione siriana e una diplomazia che tarda a trovare una soluzione, mentre ad Aleppo Est si denunciava il massacro dei civili, ora il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità la risoluzione che prevede l’invio di osservatori ad Aleppo per il monitoraggio delle operazioni di evacuazione di civili e ribelli. Il Consiglio di sicurezza ha adottato la risoluzione presentata dalla Francia che prevede il rapido invio degli osservatori ad Aleppo per monitorare le operazione di evacuazione e riferire sulle condizioni dei civili. Nella risoluzione si domanda poi all’Onu e ad altre istituzioni “di effettuare un adeguato monitoraggio, diretto e neutro, sulle evacuazioni da Aleppo”. Il testo è una versione modificata della bozza francese con emendamenti russi. Alla fine il testo è stato votato anche dalla Russia, principale alleato del regime di Bashar al Assad. In molti criticano il colpevole ritardo con cui si sono mosse le Nazioni Unite.
Oltre 1.000 persone sono state evacuate questa mattina, dopo forti ritardi, dalle ultime aree controllate dai ribelli ad Aleppo: lo hanno reso noto fonti mediche, secondo quanto scrive Al Arabiya che cita la stampa internazionale.
In contemporanea con la ripresa del trasferimento dei civili da Aleppo Est, dieci autobus hanno portato in salvo stamane i civili asserragliati nei villaggi sciiti di al-Foua e Kefraya, assediati dai miliziani anti-Assad. Lo riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus), organizzazione con sede in Gran Bretagna. L’evacuazione dei feriti e di altri civili da questi due villaggi sciiti era una pre-condizione, posta dal governo di Damasco e dai suoi alleato russi e sopratutto iraniani, per completare le operazioni di sgombro da Aleppo Est.
Due incontri sulla questione siriana e, in particolare, per discutere del dopo-Aleppo si svolgeranno domani a Mosca tra rappresentanti degli Esteri e della Difesa di Russia, Iran e Turchia. Lo riferisce la tv panaraba al Mayadin, vicina all’Iran, che cita fonti basate a Teheran. Proprio l’Iran, secondo la tv, ha chiesto un incontro a Mosca con rappresentanti russi e turchi. Il primo incontro vedrà la partecipazione dei ministri della Difesa dei tre paesi; il secondo sarà invece riservato ai responsabili della diplomazia di Ankara, Mosca e Teheran. Già da oggi sono in corso contatti telefonici tra le parti alla vigilia delle due riunioni.

Brasile. Scontri per il piano austerità del Governo Temer

brasiliaIl Governo di Michel Temer arrivato a Brasilia dopo l’impeachment della socialista Rousseff mostra ora il suo vero volto. Con un emendamento costituzionale, denominato «PEC 55», il governo di Michel Temer punta a riportare sotto controllo la finanza pubblica e a far affluire nel Paese nuovi investimenti dall’estero, ma a discapito della popolazione più povera e disagiata.
Il Senato brasiliano, con 53 voti a favore e 20 contro, ha approvato ieri un provvedimento di austerità che prevede 20 anni di congelamento della spesa sociale, una modifica alla Costituzione che punta a contenere la spesa pubblica per i prossimi 20 anni e che ha portato a scontri e tumulti in tutto il paese sudamericano. Le proteste contro la misura sono deflagrate in maniera violenta nella capitale Brasilia e almeno in una dozzina di Stati. Il timore è che l’austerity colpirà principalmente settori quali sanità e istruzione, che sono già sottofinanziati.

Limitare la spesa pubblica attraverso una modifica della Costituzione è senza precedenti in Brasile e una mossa che dovrebbe essere seguita da un’altrettanto impopolare riforma del sistema pensionistico. Il governo brasiliano ha recentemente avviato una serie di misure di austerità per sistemare i conti pubblici e far fronte, dopo anni di crescita, alla recessione economica.

Migliaia di manifestanti sono scesi in strada durante la sessione di lavori del Senato per protestare contro il piano. Dopo il voto le proteste sono diventate violente: alcuni manifestanti hanno dato fuoco ad un autobus a Brasilia e hanno dato l’assalto agli uffici della tv locale Globo ritenuta filogovernativa. L’assalto è stato respinto dalla polizia in assetto antisommossa.

Aleppo liberata dai russi e dall’esercito siriano

aleppo-2“Tutto l’Est di Aleppo si trova sotto il controllo delle forze siriane. L’Esercito siriano sta perseguendo gli ultimi terroristi nascosti dietro le loro ultime postazioni nei quartieri a sud”, hanno comunicato ieri i media siriani, citando le fonti militari.
Dopo quattro settimane di controffensiva governativa, appoggiata dalle forze armate russe, i ribelli si sono ritirati da sei altri quartieri di Aleppo e di loro non rimane ormai che una piccola sacca di resistenza nella strategica città della Siria settentrionale, attualmente infatti le truppe siriane e i miliziani jihadisti sono impegnati in feroci combattimenti negli ultimi tre quartieri dove sono trincerati i ribelli, che sono Al-Ansari, Zabadiye e Al-Mashad.
“La battaglia di Aleppo è vicina alla fine”, ha dichiarato Rami Abdel Rahmane, direttore dell’Osservatorio siriano dei diritti umani, che ha reso nota l’evacuazione dal quartiere di Boustane al Qasr, uno dei più fortificati.
La scorsa settimana il presidente siriano Bashar al-Assad ha sottolineato che una vittoria dell’Esercito siriano ad Aleppo sarà un grande passo verso la fine della guerra nel paese arabo. Perdendo le ultime posizioni ad Aleppo, la ribellione subisce la peggiore sconfitta dall’inizio della guerra nel marzo 2011. La riconquista della città permetterà al regime di Bashar al Assad il controllo delle cinque città più importanti della Siria: oltre Aleppo anche Damasco, Homs, Hama e Latakia.
Tuttavia mentre arrivano le notizie dei festeggiamenti nella città, l’Unicef ha chiesto di evacuare immediatamente i civili dalle poche zone della città ancora in mano ai ribelli e assediate dai soldati di Assad. Sono decine i bambini rimasti intrappolati in un edificio ad Aleppo est, sotto il fuoco delle forze lealiste siriane. Il direttore regionale Unicef Geert Cappelaere ha detto di essere inoltre “profondamente scosso” per le uccisioni indiscriminate di civili, bambini compresi.
Stamattina l’ONU ha affermato che un’ottantina di civili, fra cui donne e bambini, sono stati uccisi dalle forze lealiste. La Francia ha chiesto all’organizzazione di far immediatamente chiarezza su quanto sta avvenendo, mentre la Turchia ha dichiarato di voler intensificare il dialogo con la Russia e gli altri paesi impegnati nella battaglia per stabilire un cessate il fuoco.
“Avendo ben presenti i precedenti, visto che i militanti sfruttano ogni tregua per radunare le forze e ricevere rifornimenti in munizioni dall’esterno e terrorizzare la popolazione pacifica in modo ancora più feroce, dobbiamo prima trovare l’accordo sui dettagli dei possibili corridoi umanitari. E su questo ci possiamo accordare con gli americani piuttosto rapidamente” ha detto il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov in conferenza stampa bocciando così la proposta americana di una tregua umanitaria immediata per la seconda città siriana.
Da Ginevra l’organismo multinazionale punta il dito su Damasco per l’alto numero di civili uccisi nel corso dei bombardamenti sulle zone controllate dai ribelli.aleppo
Rupert Colville, portavoce dell’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite:
“I civili hanno pagato un prezzo brutale durante questo conflitto e siamo consapevoli della profonda inquietudine per chi è rimasto in questo angolo infernale tenuto dall’opposizione. Ieri sera abbiamo ricevuto segnalazioni molto preoccupanti su numerosi corpi abbandonati per strada e sull’impossibilità per i residenti di recuperarli a causa degli intensi bombardamenti e per il rischio di venire colpiti”.
Intanto si viene a sapere da Al-jazeera che il governo siriano ha aperto un corridoio da cui sono uscite circa 50.000 a 60.000 persone, tuttavia molti civili preferiscono affrontare le bombe piuttosto che rischiare di essere presi da Damasco. Il timore è accompagnato dalla notizia che centinaia di uomini “scompaiono in un unico luogo, altri sono in fila per l’esecuzione sommaria”.

Siria. Tensione Usa-Russia fa saltare i colloqui a Ginevra

siria-guerraTorna il ‘gelo’ tra Mosca e Washington a causa dell’offensiva delle truppe governative sostenute dalla Russia ad Aleppo. Ieri infatti le forze governative siriane e i loro alleati sono avanzate in un’altra area controllata dai ribelli ad Aleppo est, ma gli insorti hanno lanciato colpi di mortaio contro la zona occidentale della città.
I rappresentati per la politica estera di Washington e Mosca avevano in programma un incontro a Ginevra ma il summit è saltato. A renderlo noto il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov. “Ieri – ha detto Lavrov – abbiamo ricevuto” dalla parte americana “un messaggio secondo cui loro domani purtroppo non riusciranno a incontrarci” a Ginevra “perché hanno cambiato idea” su come risolvere la situazione ad Aleppo. In particolare, ha chiarito Lavrov, gli Usa hanno ritirato una proposta su Aleppo avanzata il 2 dicembre a Roma a margine della Conferenza Med 2016 e “ieri” ne hanno inviata a Mosca un’altra. Una proposta che l’esponente del Cremlino definisce “inaccettabile” perché “a nostro avviso mira a far tornare tutto indietro, sembra un tentativo per temporeggiare e permettere ai miliziani di rifiatare e riorganizzarsi. Siamo consapevoli che non è possibile avere un colloquio serio con i nostri partner americani, così come accaduto lo scorso 9 settembre. Allora avevamo raggiunto un accordo che era entrato in vigore ma poi gli Stati Uniti hanno trovato dei pretesti per uscirne”.
“C’è la consapevolezza – ha detto Lavrov – che non ce la si fa ad avere un colloquio serio con i nostri partner americani. Così è successo con gli accordi del 9 settembre, che erano stati raggiunti ed erano entrati in vigore, ma poi gli Usa hanno cominciato a cercare dei pretesti per uscirne e alla fine li hanno trovati. Adesso la situazione è molto simile”.
Il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha comunque assicurato che a Ginevra continuano i contatti sulla Siria a livello di esperti tra Russia e Usa. Peskov ha poi negato che Mosca non voglia trovare un accordo con Washington sulla Siria prima dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Il neopresidente americano Donald Trump ha dichiarato che un incontro con Vladimir Putin è tra le prime cose in agenda e, indirettamente, ha aperto anche al presidente siriano Bashar al-Assad definendolo “necessario per la lotta al terrorismo”. Ma Trump non si è ancora insediato alla Casa Bianca e c’è chi pensa che Mosca stia aspettando questo momento per poter intavolare un vero dialogo con la controparte. Ma Il Cremlino intanto fa sapere che “il fatto che i miliziani si siano rifiutati” di lasciare Aleppo “non significa ancora niente. Non c’è nulla da rifiutare, gli accordi non sono ancora stati conclusi. Comunque, se qualcuno si rifiuta di uscire” da Aleppo est “sarà eliminato, non c’è alternativa”.
Nonostante tutto però la Russia è rimasta praticamente da sola a interessarsi della Siria. Nello stesso tempo però sempre ieri Mosca ha posto ancora una volta il veto ad una risoluzione sulla Siria al Consiglio di Sicurezza dell’Onu durante il voto di un documento che chiedeva “una tregua di sette giorni ad Aleppo” e la garanzia da tutte le parti di un’attuazione immediata della cessazione delle ostilità.
La Russia ha comunque espresso il suo rammarico per il disinteresse della Comunità internazionale sulla tragedia siriana.
“Ci dispiace molto che la comunità internazionale, inclusi i nostri partner in America, rispondano più che modestamente alla tragedia che si è verificata”, ha detto Peskov. Per poi aggiungere: “Ci dispiace molto che la parte russa sia ormai praticamente da sola nel tentativo di fornire assistenza umanitaria a quelle persone che escono da Aleppo Est, sfuggendo dalla prigionia dei militanti. Saremmo lieti di avere un approccio più attivo dei nostri partner occidentali, in questo contesto”.