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Liberato Ricciardi

Piazza Grande. Il Pd cerca una strada senza Renzi

gentiloni-zingarettiUna domenica dal palco dell’ex dogana di san Lorenzo. Il Pd riparte da sinistra e lo fa puntando su un quartiere storicamente tale. Sul palco di ‘Piazza Grande’, la kermesse dei Dem, è salito non solo Nicola Zingaretti, ma anche l’ex Presidente del consiglio, Paolo Gentiloni. Salutato da una ovazione scandisce: “Questo governo, in pochi mesi, ha mandato in fumo la fatica di anni degli italiani. Ci sono persone che cominciano a pensare che quelle strabilianti promesse rischiano di non essere mantenute”.
Tuttavia anche se Gentiloni è lì per supportare il Governatore del Lazio, rivolge un messaggio distensivo alla controparte renziana abbracciando l’idea “di una strada nuova per il Pd”, così come era stata enunciata da Zingaretti, “purché non si tratti di una strada fatta di abiure”.
Proprio Zingaretti attacca il Governo soprattutto sul caso di Riace: “Quello di Salvini è un atto immondo. Sugli immigrati stanno giocando una partita sporca, esaltando le paure. L’immigrazione è una sfida reale, ma c’è un modello alternativo all’odio”. Ma non dimentica di respingere le accuse, soprattutto di molti personaggi vicini all’ex segretario dem, di volersi alleare con il Movimento. “Sospetti che mi hanno ferito”, spiega: “Io non voglio allearmi con il Movimento 5 Stelle, lo avrei già fatto in Regione se lo avessi voluto. Invece li ho sconfitti”. Almeno su questo l’incidente è risolto visto che lo stesso Renzi, oggi in una intervista, ha salutato positivamente il fatto che Zingaretti abbia fatto chiarezza ieri con argomenti che puntavano sull’inadeguatezza dei grillini al governo. “Hanno cominciato a tradire le promesse elettorali e stanno lasciando alle nuove generazioni un Paese più ingiusto e più povero. Quello che manca è qualcuno che cominci a costruire un progetto e li mandi presto a casa”.
A Piazza Grande arriva per ascoltare anche un altro candidato alla segreteria, Matteo Richetti che afferma: “Le primarie sono un momento di confronto su tesi differenti ma anche un momento di ascolto, siamo competitor ma anche colleghi di partito. Domani l’impegno sarà comune”. All’arrivo dell’ex portavoce di Renzi non manca il messaggio da Firenze, dall’ex segretario. “Il problema di questo paese non è il Pd ma un governo che rischia di far andare a sbattere l’Italia”, ha detto Renzi. E ha chiesto: “Basta guerre interne”.
Tuttavia Renzi non sembra intenzionato a cedere il passo e lo ha dimostrato ampiamente nei suoi interventi da neosegretario dimesso che collidevano con quelli del segretario reggente, Maurizio Martina. “Noi la prossima settimana alla Leopolda, con Padoan, presenteremo una contro proposta di legge di bilancio”, dice l’ex presidente del Consiglio e annuncia: “Quella di quest’anno rischia di essere l’edizione più partecipata di sempre”. Matteo Renzi sta lavorando da tempo alla nuova edizione della Leopolda, in programma dal 19 al 21 ottobre prossimi a Firenze, dove presenterà anche, con Padoan, una ‘contromanovra’. Il tema quest’anno è ‘Ritorno al futuro’ e, come ha chiarito lo stesso senatore dem, “si parla dell’Italia” e “non di correnti dentro il Pd né di candidati al Congresso”. Del quale però l’appuntamento è a Salsomaggiore a inizio novembre, quando si ritroveranno i renziani per parlare del Pd e del Congresso.

Legge uguale per tutti. Bonafede contro Grillo e Salvini

bonafedeIl Guardasigilli Alfonso Bonafede ha firmato nove richieste di autorizzazioni a procedere per presunte offese al Capo dello Stato, tra queste, come annunciato dallo stesso Ministro sulla sua pagina Facebook il fondatore del Movimento di cui fa parte, Beppe Grillo, Carlo Sibilia, il padre di Alessandro Di Battista e il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, accusato però di vilipendio delle istituzioni costituzionali. Diverse procure avevano chiesto al Guardasigilli di poter avviare alcuni procedimenti per i reati di vilipendio e offesa al presidente della Repubblica: la legge prevede infatti che il ministro della Giustizia dia l’autorizzazione per questo tipo di reati. Per Grillo e Sibilia le accuse riguardano il precedente Capo dello Stato, il presidente emerito Giorgio Napolitano, sbeffeggiato dall’ex comico come complice della trattativa Stato-Mafia. Mentre Salvini è finito nel mirino perché il 14 febbraio 2016, durante un intervento a Collegno, al congresso del Carroccio piemontese, usò l’espressione “magistratura schifezza”, che gli è valsa un’indagine da parte della procura di Torino. Più recenti le accuse per Di Battista senior che bersagliò l’attuale presidente Mattarella lo scorso 23 maggio.
“Per evitare ogni forma di strumentalizzazione o illazione, vi comunico che fra le persone per cui ho firmato l’autorizzazione a procedere, per presunte offese al capo dello Stato, ci sono: il ‘padre fondatore’ e garante del Movimento, Beppe Grillo, il mio collega e amico, Carlo Sibilia, il padre del mio amico fraterno Alessandro Di Battista e il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, accusato invece di vilipendio delle istituzioni costituzionali. Ovviamente non ho fatto alcuna distinzione e ho firmato tutte le richieste; mi chiedo come mai fossero state lasciate lì a prendere polvere oppure, come ho potuto constatare, lasciate a dormire in segreteria dopo che era stato negato il consenso. Il cambiamento passa anche da qui”, rivendica il guardasigilli.

Sfida sulla Fornero. Fico e Tria: “Abbassare i toni”

Christine-LagardeL’Italia naviga a vista e oggi lo spread è salito ancora toccando punte di 315. Dopo i moniti dell’Unione non si mette bene nemmeno sul fronte internazionale, l’FMI oggi ha rivisto le stime per la crescita del Pil italiano limandole al ribasso: “Si avvia ad aumentare dell’1,2% nel 2018 e a rallentare poi, con un incremento di appena l’1%, nel 2019”. Inoltre anche l’Fmi sottolinea l’esigenza di seguire le regole Ue: “È importante che agisca nel contesto delle regole europee anche per mantenere la stabilità dell’Eurozona”. Poi va a toccare un punto dolente dell’ultimo decennio italiano, la riforma Fornero. Il Fondo Monetario Internazionale insiste sulla necessità in Italia di “preservare le riforme pensionistiche e del mercato del lavoro“. Il Vice premier Matteo Salvini coglie la palla al balzo per attaccare l’Istituto guidato dalla Lagarde: “Sulla riforma della Fornero niente e nessuno ci potrà fermare. Andiamo avanti tranquilli, l’economia crescerà anche grazie alla modifica della legge Fornero, un’opera di giustizia sociale che creerà tanti nuovi posti di lavoro”. Ad aggravare la situazione anche le dichiarazioni del ‘mancato’ ministro dell’Economia, Paolo Savona. Per il ministro degli affari europei se l’Ue dovesse bocciare il programma economico del governo sarà ”il popolo” a decidere. “Cosa succederebbe se l’Unione europea si mettesse in una posizione conflittuale verso questo programma del governo così cauto e moderato? Io non lo so, deciderà il popolo non io, io mi metto da parte”, afferma Savona. ”Alcune provocazioni, con un certo stile” sono “piuttosto pesanti” afferma, in riferimento al botta-risposta tra il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker e il vice premier Matteo Salvini. Tuttavia, sottolinea, “il messaggio che ‘il mercato insegnerà agli italiani come votare’ io lo trovo molto più insultante di quello che risponde ‘non è sobrio quando parla”. Quanto ai rischi dell’impatto della fine del Qe per l’Italia, il ministro Savona dice di non aver “perso fiducia”. “Draghi resta lì fino al 2019 – conclude -. Non credo che nessuno abbia interesse che l’Italia entri in una grande crisi”.
Ma a cercare di smorzare la tensione ancora una volta l’attuale ministro dell’Economia che afferma durante l’audizione sulla nota di aggiornamento al Def: “La Commissione Ue ha espresso preoccupazione circa la modifica del percorso programmatico. Ora si apre una fase di confronto costruttivo con la Commissione che potrà valutare le fondate ragioni della strategia di crescita del governo delineata dalla manovra. Sono d’accordo con il presidente della Camera Fico, sulla necessità di abbassare i toni”.
Sull’andamento dello spread e sul timore dei mercati Tria ha dato rassicurazioni. “Finora non c’è stata un’esplosione dello spread come alcuni paventavano, certo ai livelli attuali non è accettabile. Pensiamo che spiegando la manovra possa scendere a livello normale. L’incertezza sui mercati invece è legata al dubbio sul cosiddetto piano B e stiamo ripetendo che non c’è, già collegialmente il governo lo ha chiarito”. Il ministro dell’Economia ha infine spiegato: “Siamo impegnati a fare convergere lo spread verso i fondamentali creando fiducia. Se c’è lo spread a 500? Il governo fa quello che deve fare di fronte a una crisi inaspettata, perché non ce la aspettiamo”.

Europee. Renzi contro i sovranisti ignora i socialisti

RENZI_MACRONMentre in Europa avanzano i partiti nazionalisti, i progressisti provano a fare scudo e ad organizzarsi. Il punto di riferimento sembra ancora una volta il giovane Macron, dichiarato da Orban e Salvini come il principale nemico politico da battere nella prossima campagna per le Europee.
“Risvegliamo l’Europa!”. È il nome dell’appello firmato da due socialdemocratici come Matteo Renzi e il maltese Joseph Muscat, tre liberaldemocratici come l’ex premier romeno Dacian Ciolos, il leader di Alde Guy Verhofstadt e il leader di Ciudadanos Albert Rivera, ovviamente Christophe Castaner di En Marche, Oliver Chastel (Presidente del Movimento Riformatore in Belgio) e Alexander Pechtold (Leader del partito olandese Democrazia 66).
Nel manifesto come si può notare mancano esponenti dei Socialisti, gruppo di cui fa parte il PD, mentre ci sono i principali partiti che formano l’ALDE, un gruppo che a Bruxelles raccoglie i centristi e i liberali.
Per i leader è una corsa contro il tempo, “ci restano otto mesi” e la strada, secondo i sondaggi, è in salita. “L’Europa – concludono – merita un nuovo progetto e che i cittadini meritano quest’Europa rifondata. Otto mesi è il tempo che ci diamo per il riscatto dell’Europa”. Anche se gli otto leader sembrano aver ormai chiaro che c’è un nuovo schema di elezioni che ha completamente ribaltato la vecchia contrapposizione: popolari e socialisti, dimenticano due fattori importanti da non sottovalutare. Il primo riguarda la testa dello scudo attorno a Macron, sicuramente una ‘sorpresa’ e una vittoria inaspettata in Francia, ma che poco ha a che vedere con la sinistra. La seconda è che l’Europa che rivendicano “con fierezza i valori fondatori di pace, di libertà, di prosperità e di solidarietà” nel loro manifesto è stata fondata da quei socialisti dai quali sembrano volersi smarcare. Infine l’unico Paese dove i socialisti (e la sinistra) non sono in crisi è l’Inghilterra dove Corbyn ha riaffermato i vecchi valori di una sinistra ‘vicina al popolo’.

Atreju. Meloni punta a nuovo partito sovranista

meloni atrejuNon solo a sinistra, anche a destra continuano le ‘mescolanze’. Dopo la nascita dell’intergruppo ultracattolico, adesso la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, punta a creare un nuovo partito per non farsi fagocitare da Salvini e dal suo crescente nazionalismo.
“Fratelli d’Italia – dice la Meloni, durante la kermesse del suo partito, Atreju – è disposta a mettersi in discussione, a mettere a disposizione la sua casa politica per farne la casa politica di chi in Italia condivide queste idee. Penso che dobbiamo muoverci adesso, fare un primo passo insieme alle prossime elezioni europee, e se le cose andranno come credo, celebrare insieme subito dopo il congresso fondativo di un nuovo grande movimento, che abbia un leader scelto con le primarie”.
La leader di FdI pensa a nuovo contenitore politico per la destra mettendo in campo un progetto con Toti e Musumeci e con ogni probabilità con Raffaele Fitto con cui si sta dialogando e Nunzia De Girolamo, anche lei presente ieri alla Festa di Atreju. La Meloni punterebbe già al suo nuovo progetto per le Europee, dove il suo pensiero resta euroscettico e sovranista come già detto dopo l’incontro con Steve Bannon, ma l’ostacolo per le elezioni resta quello della soglia, attualmente al 4%, ma che secondo alcuni retroscena potrebbe raggiungere il 5%.
“Voglio gettare il cuore oltre l’ostacolo – spiega dal palco – e lancio un appello deciso, non solo alla destra, ma anche a chi si è sempre definito liberale o conservatore, o patriota o semplicemente italiano, partendo dalle tante personalità che hanno partecipato ad Atreju in questi giorni, primi fra tutti Giovanni Toti e Nello Musumeci. E penso anche a tante altre esperienze civiche, e a tutti quelli che per ragioni diverse non si sentono rappresentati dalla Lega o non accettano di entrarne a far parte da comprimari. A tutti loro dico che Fratelli d’Italia è disposta a mettersi in discussione, a mettere a disposizione la sua casa politica. Penso che dobbiamo muoverci adesso, fare un primo passo insieme alle Europee, e se le cose andranno come credo, celebrare insieme subito dopo il congresso fondativo di un nuovo grande movimento, che abbia un leader scelto con le primarie”.

Infanzia di serie B, dopo la tragedia di Rebibbia

bambini carcere“Adesso i miei figli sono liberi, gli ho dato la libertà”, ha detto al suo avvocato dopo il gesto la donna di 33 anni, detenuta a Rebibbia che lo scorso 18 settembre ha gettato i due figli dalla tromba delle scale. La piccola di sei mesi è morta sul colpo, mentre il bambino di un anno e mezzo è morto ieri sera in ospedale. Il gesto ha riportato alla memoria il problema della situazione nelle carceri in Italia, ma soprattutto ha portato alla luce le problematiche a molti sconosciuti, di bambini che passano scontano le pene con le loro madri.
Nel XIII rapporto di Antigone al 30 giugno 2016 sono ancora 41 i bambini conviventi in istituto con la madre, 38 le madri detenute con figli in carcere e 8 quelle incinte. Inoltre, stando al dettaglio delle presenze al 31 dicembre 2016, su un totale di 33 madri detenute, presenti in Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Sardegna e Veneto, 23 (più di due terzi) sono cittadine straniere, mentre le cittadine italiane sono 106.
Il Governo che sta facendo battaglie per la tutela della famiglia e dei figli pare aver dimenticato questi bambini, ma non è il solo. Esiste la legge per le “Misure alternative alla detenzione a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori”, che è stata pubblicata, simbolicamente, l’8 marzo 2001. Il testo prevede, per le madri con figli di età inferiore ai dieci anni, l’applicazione di due tipi di provvedimenti: detenzione speciale domiciliare ed assistenza esterna dei figli minori. Purtroppo i primi mesi di applicazione della nuova legge non hanno portato a risultati significativi. Sono infatti pochissime le detenute che ne hanno potuto usufruire. Ciò è dovuto soprattutto al fatto che la legge in questione riguarda soltanto le donne che scontano una condanna definitiva, quindi appena la metà sul totale delle recluse.
Nel 2011 poi è stata approvata la legge 21 aprile 2011 n. 62 sulle detenute madri, un provvedimento che sarebbe dovuto servire a interrompere la barbarie dei bambini reclusi in un strutture carcerarie, inadeguate a una crescita sana. A qualche anno dall’entrata in vigore della suddetta legge, gli esperti del settore sostengono che il testo normativo presenta dei limiti, e che sinora non è stato capace di risolvere la questione.
Tornando al caso di Rebibbia, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha deciso per la ‘linea dura’ dopo quanto accaduto e ha sospeso la direttrice e la vicedirettrice della sezione femminile del carcere e inoltre il vicecomandante del reparto di Polizia Penitenziaria.
“Non so di quale errore siano responsabili. So però che non meritavano, alla luce della loro preziosa carriera, tale sospensione dall’incarico”, ha commentato Patrizio Gonnella, presidente Associazione Antigone che ha spiegato: “Di certo, da oggi le detenute del carcere romano non staranno meglio di prima. Una volta che il capro espiatorio è servito dovremo affrontare un altro tema, ossia cosa vogliamo che accada quando una madre di un bimbo piccolo finisce in carcere. Sono molti i Paesi dove i bambini sono destinati all’istituzionalizzazione”.

Ilva, Taranto per il sì, Landini ‘fugge’ da Calenda

Ilva-incidente-operaio mortoLa partita Ilva sta per chiudere il primo round con il referendum. Lo spoglio di Taranto sta confermando le tendenze degli altri siti del colosso siderurgico, ovvero il sì all’accordo viaggia sopra il 90%. Ratificato l’accordo, dalla prossima settimana Mittal entrerà in azienda e per un mese e mezzo sarà in coabitazione e collaborazione stretta con Ilva. Il subentro effettivo e formale della multinazionale avverrà il primo novembre una volta chiuse tutte le pratiche legali connesse al passaggio. Ma oltre alle critiche dei giorni scorsi per lo svolgimento del referendum (accuse di pressioni sui lavoratori) in queste ore un altro nodo viene al pettine e riguarda i numerosi lavoratori in appalto soprattutto nella sede tarantina. “La partita Ilva non è chiusa. Non lo è perché opportuno mantenere alta la guardia sugli accordi sottoscritti, ma non lo è, soprattutto, perché c’è un capitolo, quello legato ai lavoratori degli appalti, che secondo noi merita ulteriori garanzie e ulteriore approfondimento”. Lo afferma Giovanni D’Arcangelo, della segreteria provinciale e responsabile del coordinamento politiche industriali della Cgil di Taranto, richiamando l’attenzione su un tema “finora rimasto sullo sfondo”.
L’addendum presentato “dall’affittuario del siderurgico tarantino e diventato parte integrante dell’accordo – spiega – al punto 8.3 riprende la questione relativa ai fornitori dell’indotto e allo ‘sviluppo di sinergie relative a iniziative di economia circolare, ma al tempo stesso ha bisogno di contenuti più dettagliati che mettano proprio i lavoratori e le garanzie che a suo tempo chiedemmo sotto forma di clausola sociale, al centro di questa azione”.
Nel frattempo l’ex capo del Mise, Carlo Calenda, si scontra ancora sulla vicenda che interessa il Colosso Ilva e stavolta con il sindacalista Maurizio Landini, segretario Fiom.
“Ilva? Con questo accordo siamo di fronte a un fatto nuovo: non solo si garantisce l’occupazione, perché non ci sono licenziamenti e si mantengono sia i diritti salariali, sia l’art. 18. Ma l’accordo prevede anche più di 4 miliardi di investimenti”. Afferma Landini a L’Aria che Tira (La7) sull’accordo Ilva. Poi sull’ex ministro Calenda dice: “Non abbiamo fatto l’accordo col ministro Calenda non per una ragione politica, ma perché alla fine erano previsti licenziamenti. Mittal cioè non aveva l’impegno di assumere, i numeri iniziali erano diversi e sull’ambiente c’era bisogno di forzare qualcosa in più. Quando ci siamo incontrati la prima volta col nuovo governo, e in particolare col ministro Di Maio, gli abbiamo detto con molta chiarezza che per noi quello stabilimento e il gruppo non andavano chiusi. E gli abbiamo spiegato chiaramente perché non avevamo fatto l’accordo prima, chiedendo al governo di battersi insieme a noi per far cambiare idea a Mittal”.
Alle repliche di Carlo Calenda, ospite in Studio di Myrta Merlino, il segretario Fiom risponde abbandonando la diretta e passando dalla parte dei lavoratori a quella ‘del torto’. “I confronti non vanno di moda in questo periodo, e invece sono utili per cercare di far capire le cose”. È il commento che l’ex ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, pronuncia sulla reazione di Maurizio Landini che riporta anche su Twitter:

Berlusconi non cambierà FI, Salvini punta sui moderati

Berlusconi-Nazareno“Il tema del ‘partito unico’ semplicemente non esiste, non ne abbiamo mai neppure discusso, né al nostro interno, né con altre forze politiche: Forza Italia va avanti, perché il futuro del centro-destra è un futuro liberale”, è quanto fa sapere Silvio Berlusconi in merito alle voci di questi giorni su un eventuale accordo su un partito unico con Salvini, voci che si sono fatte insistenti in queste ore in cui è stata emessa la sentenza sui fondi della Lega.
“Da mesi stiamo lavorando in tutt’altra direzione, per un rilancio, una riorganizzazione, un rinnovamento profondo di Forza Italia. Naturalmente la nostra prospettiva politica rimane il centro-destra, che anzi vogliamo far ripartire, ma abbiamo ben chiaro il nostro ruolo politico – ben diverso da quello di altre forze della coalizione – e soprattutto i nostri valori di riferimento, la nostra identità, la nostra storia orgogliosamente liberale, la nostra concezione dell’impresa come nucleo vitale della società, i nostri programmi che hanno dettato quello della coalizione con cui ci siamo presentati agli elettori pochi mesi fa”, aggiunge l’ex premier. Anche se il leader di Forza Italia, aveva già smentito un mese fa le voci su un accordo con il Partito democratico e quelle sul cambio di nome di Forza Italia in ‘Altra Italia’. Berlusconi aveva detto di lavorare “al rilancio e al rafforzamento” di FI e annunciava “significative novità nel senso della partecipazione” e “della democrazia dal basso”. “Il nostro orizzonte politico è e rimane quello del centro-destra”, ribadiva l’ex premier, aggiungendo che “ogni altra prospettiva, e in particolare gli accordi con il Pd, sono ovviamente esclusi”.
E se ancora non è chiaro come si muoverà il partito degli Azzurri, la Lega dal canto suo prova a far incetta di voti moderati, almeno sul fronte economico. Non è solo sulla Flat Tax che il programma leghista converge con quello degli alleati di Fi, ma anche sul tema europeo, dove, dopo gli iniziali disaccordi Salvini sembra essersi ormai allineato alle direttive europee (e di Tria): non si sfora il tetto del 3% e acuendo ancora la spaccatura con i pentastellati. Per i leghisti va bene la propaganda sovranista, ma “qui il punto non è la rottura con l’Ue, bensì la sua conquista”.

Di Battista fa capolino per richiamare la base M5S

di battistaMentre la Lega continua a crescere nei sondaggi, nonostante la spada di Damocle di una sentenza sui fondi irregolari, i cinque stelle continuano ad essere oscurati dal protagonismo del Vicepremier. Ma ancora una volta a intervenire è uno dei principali leader del Movimento, l’ex parlamentare grillino, Alessandro Di Battista che parla dal Guatemala, dove è in viaggio con il figlio Andrea e la sua compagna Sahra: “Per l’establishment l’obiettivo è far credere che Salvini sia Churchill e noi gli sfigatelli che non riusciamo a fare politica ma non è così e si vedrà anche sul tema autostrade, che per me è la cosa principale”.
In un intervento alla Festa del Fatto Quotidiano il “Dibba” parla con Peter Gomez del governo pentaleghista, senza risparmiare critiche al Carroccio: “Se questo governo riuscirà a ridare al popolo italiano autostrade avrà fatto la cosa più grande che si possa fare ed è lì che si vedrà poi veramente la Lega. Io lo sostengo questo governo, anche perché non c’erano alternative”. Di Battista cerca in realtà di marcare le distanze con un alleato che sta fagocitando il Movimento e scontentando la base grillina. E non lo fa rimettendo in causa la questione ‘migranti’ come l’altro alter ego di Di Maio, Roberto Fico. E attacca il Vicepremier Salvini usando i suoi stessi toni da campagna elettorale. “Non leggo i sondaggi, ma vedremo se la Lega sarà davvero al 30%…”, dice il grillino. Il ministro dell’Interno è avvertito: chi parla non lo considera un buon alleato con cui “si lavora bene”, ma un avversario da battere alle elezioni. “Salvini si gioca la sua partita e la stampa lo attacca – polemizza Di Battista – Lo vedete come si atteggia, dice ‘Processatemi’, dice che rischia 20 anni di galera… Ma cosa rischia? Non rischia nulla”.
Il ritorno di Di Battista potrebbe essere sicuramente un altro modo di tenere unita la base, come già fatto in passato, ma molto più probabilmente potrebbe trattarsi forse di una sua candidatura alle Europee.

Scalfari mette il carico da 11 sui ‘dolori’ del Pd

scalfariNon bastava Veltroni a ricordare quante strade interrotte avesse percorso il Centrosinistra in Italia, in particolare quel Pd che mostra più ossa rotte che muscoli. Adesso interviene anche Eugenio Scalfari e lo fa incitando Veltroni invece di invitarlo a una riflessione che vada oltre le continue prese di posizione contro i dem.
“Walter Veltroni ha scritto ieri su questo giornale uno splendido articolo fondato su tre punti capitali: la democrazia, la sinistra italiana, l’Europa”, scrive in un editoriale il fondatore di Repubblica e afferma: “Non è un’intervista quella di Veltroni: è il suo pensiero, gli ostacoli che ha incontrato e di nuovo sta incontrando, il modo per superarli con la memoria di quanto è accaduto e con la volontà di creare un mondo nuovo tenendo presenti i pregi e i difetti di quello antico”. Ancora una volta la proposta è quella di riprendere da capo, dal passato, da come dice lui stesso ‘dall’antico’. Un invito che suona stonato da chi per primo acclamava il leader della rottamazione. Nello stesso tempo mentre ancora si guarda indietro o al massimo si tenta di scaricare le colpe sul capro espiatorio di turno, nessuno si accorge del segretario reggente. Maurizio Martina ha fatto ‘qualcosa di sinistra: è andato in questi giorni all’Ilva, dove la situazione sta superando ogni soglia di criticità tra fondi agli sgoccioli, operai senza certezze e un ministro del Mise che invece di cercare soluzioni crea problemi (si veda il caso della Gara). Una buona opposizione avrebbe fatto le pulci a un Governo che giustamente sposta continuamente l’attenzione su qualche dozzina di disperati in arrivo.
In queste ore però un altro giornalista prova a fare le analisi di una sinistra che sembra perdere continuamente colpi, Enrico Mentana, scrive sul suo account Facebook: “In tutte le fasi di crisi rispunta perentoria la ricetta: “La sinistra torni a fare la sinistra!”, come quando si va a cercare un vecchio vestito perché si dice che possa tornare di moda. Senza pensare che un adulto non può tornare bambino, nell’illusione di poter guardare il mondo con occhi più innocenti. Se la sinistra di governo è stata punita contemporaneamente in tutta Europa in modo tanto brutale la diagnosi è chiara: quel modello di partito e quel riformismo di governo non funzionano, non bastano, e quei gruppi dirigenti ne visualizzano la disfatta. Ogni palliativo, ogni maquillage, ogni ritorno al passato lascia il tempo che trova: ci vuole aria nuova, gente nuova, ma soprattutto idee nuove, e non per concorso”.