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Liberato Ricciardi

Rivolta M5S contro Di Maio, interviene Di Battista

di-battista-di-maioPronta la resa dei conti anche in casa pentastellata. Nel mirino c’è il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio, che a norma dello statuto del MoVimento è “capo politico”, colpevole non solo di aver permesso che la Lega fagocitasse il Movimento Cinque Stelle, ma anche per la gestione del partito da parte dell’attuale direttivo. Crescono i malumori soprattutto per le nomine di governo decise dal capo, già oggetto di critiche nell’ultima assemblea dei deputati, quella in cui era stato ratificato il nuovo direttivo. In cui soprattutto i nuovi eletti avevano lamentato di essere stati esclusi dall’esecutivo, a scapito dei veterani. E di non aver avuto voce in capitolo sui nomi del direttivo, di fatto calati dall’alto. E così avevano invocato “più condivisione”.
Da qui l’idea di una raccolta firme per cambiare gli statuti dei gruppi di Camera e Senato. Attualmente il nome del presidente del gruppo è “proposta” dal capo politico e quindi ratificata a maggioranza assoluta dai membri. Ma il capo, cioè Di Maio, conserva il potere di revocare il presidente e può proporgli i nomi che andranno a costituire il direttivo. Praticamente un dominus incontrastato.
Nel mirino dei cinquestelle però non c’è solo il Vicepremier, ma anche uno dei suoi fedelissimi, il suo braccio destro e oggi ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
Nel frattempo torna a farsi sentire l’ex parlamentare grillino, Alessandro Di Battista, che dalle americhe lancia un nuovo messaggio a supporto del Movimento ormai oscurato completamente dall’altro Vicepremier, Matteo Salvini. “Trovo fuorviante incentrare tutto il dibattito politico esclusivamente sul tema dell’immigrazione. Questo sta facendo tirare un sospiro di sollievo a un mucchio di persone. Parlo dei colletti bianchi che delinquono, dei politici corrotti, di banchieri senza scrupoli, dei ras delle cliniche private, di criminali vari. Costoro gongolano nel vedere tutta questa attenzione concentrata su un solo tema. Costoro gioiscono nel constatare in Italia l’esistenza di una guerra tra poveri che non fa altro che alimentare il loro potere”. Poi parla proprio dei ministri grillini, salva solo Di Maio: “Dai ministri del Movimento 5 Stelle pretendo un atteggiamento di lotta ancora più ostinato. Quello che sta dimostrando Luigi tra l’altro, il quale combatte sempre come un leone”.
In ogni caso stupisce la continua ‘interferenza’ del Dibba, da un lato perché aveva annunciato la sua uscita di scena dalla politica, dall’altro perché è sempre stato l’altra faccia della medaglia dell’eletto Di Maio. Dibba, è stato sempre il “prescelto” nella leadership pentasteallata e rappresenta una parte notevole degli elettori e dei simpatizzanti M5S, quella barricadiera. Esattamente l’opposto della tenuta istituzionale di Di Maio.

Decreto dignità, Foodora apre a Di Maio

foodora.5591774“Da ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico – aveva dichiarato Luigi Di Maio – ho tutta la volontà di favorire la crescita di nuove attività legate alla gig economy e nessuno vuole demonizzare le attività legate all’uso di piattaforme innovative. Ma ho il dovere di tutelare i ragazzi che lavorano in questo settore. I riders oggi sono il simbolo di una generazione abbandonata dallo Stato”. “Le innovazioni servono a far migliorare la qualità della vita dei cittadini e se si creano ingiustizie a scapito di giovani o meno giovani, spetta allo Stato intervenire con fermezza”. Per questo per Di Maio, “la mia intenzione è garantire da un lato le condizioni migliori per i lavoratori, dall’altro consentire alle aziende di operare con profitto per creare nuovo lavoro. Se lavoriamo insieme l’Italia diventerà il modello da seguire per le attività legate alle imprese che operano su piattaforme digitali. Ma sia chiaro. Non si accettano ricatti. I nostri giovani prima di tutto”.
Oggi la prima schiarita tra Luigi Di Maio e i rappresentanti delle piattaforme di food delivery riguardo alla tutela del lavoro dei rider, in un incontro dove “c’è stato molto dialogo e trasparenza”. Così come ha detto il ceo di Foodora, Gianluca Cocco, al termine del tavolo istituzionale con Di Maio. “Il ministro è stato molto positivo e anche noi penso che lo siamo stati. Siamo partiti col piede giusto”, ha aggiunto.
C’erano state infatti aspre critiche da parte dell’amministratore delegato di Foodora Italia che in una intervista rilasciata al Corriere delle Sera aveva ‘bocciato’ il decreto Dignità proposto da Di Maio giovedì scorso: “Se le anticipazioni fossero vere, le piattaforme digitali sarebbero costrette ad abbandonare l’Italia”.
La proposta presentata da Di Maio alle aziende della Gig economy è quella di aprire un tavolo di contrattazione tra i rappresentanti dei riders e quelli delle piattaforme digitali e “chissà che non si arrivi al primo contratto nazionale della Gig economy”. Il ministro ha precisato che “le aziende sono disponibili. Se poi il tavolo non dovesse andar bene interverremo con la norma che avevamo progettato”.
I punti fondamentali del nuovo decreto, descritti da StudioCataldi.it sono iseguenti:
Addio Spesometro e Redditometro
In primis, quello che il ministro preannuncia come un importante segnale di avvicinamento tra Stato e imprese, ovvero l’eliminazione di spesometro, redditometro e studi di settore, affinché siano abbandonate “scartoffie inutili” e strumenti “che stanno rendendo un inferno la vita degli onesti e non stanno perseguendo i disonesti”.
No incentivi per chi delocalizza all’estero
Il decreto inoltre, si rivolge in particolare alle multinazionali laddove, come secondo punto, mira a disincentivare le delocalizzazioni destinando fondi pubblici solo a chi non andrà all’estero: lo scopo è quello di creare lavoro stabile, nonché “ben retribuito e tutelato” per i lavoratori italiani.
Stop precarietà lavoro
Terzo punto è la lotta alla precarietà e, in particolare, al Jobs Act che, secondo il ministro “è andato nella direzione dell’eliminazione di diritti e tutele”.
Lotta alla ludopatia
Infine, si punta a combattere la ludopatia attraverso il divieto di pubblicizzare il gioco d’azzardo, così come è avvenuto per le sigarette, posto che “entrambi nuocciono gravemente alla salute dei cittadini”.
Reddito cittadinanza
Nel post c’è spazio anche per un accenno al reddito di cittadinanza: nella legge di Bilancio di quest’anno, anticipa il ministro, “si dovrà avviare il fondo per il reddito di cittadinanza in modo da renderlo operativo il prima possibile. Non è possibile che ci sia gente che non riesce a campare mentre c’è chi percepisce pensioni d’oro e vitalizi”, scrive il leader del Movimento 5 Stelle.
Tutele per i giovani
Inoltre, Di Maio ha promesso che il decreto offrirà “tutele per i giovani del lavoro 4.0, che non hanno un contratto, né uno status giuridico, che non hanno una tutela assicurativa e hanno seri problemi di precarietà e sicurezza”.
Tutele per i rider
Il Ministro fa riferimento espresso alla figura dei c.d. “rider” e ritiene che il provvedimento in arrivo “contribuirà a migliorare la vita degli italiani. Non voglio celebrarlo come svolta storica ma sui rider credo diventeremo tra i Paesi più avanzati al mondo”.
Nonostante i buoni propositi da parte del nuovo Ministro del Lavoro, riuscire nell’intento è abbastanza difficile, anche se rappresenta un buon punto di partenza per combattere la precarietà. Su Wired Valerio De Stefano, docente di diritto del lavoro all’università di Lovanio, e Antonio Aloisi, ricercatore dell’università Bocconi di Milano, spiegano come le conseguenze della manovra voluta da Di Maio (che comprende anche provvedimenti su studi di settore, gioco d’azzardo e delocalizzazioni) possano esondare oltre il perimetro del lavoro digitale. Perché chiama in causa l’articolo 2094 del codice civile, che dal 1942 identifica le caratteristiche del lavoratore subordinato. “Allargare il campo dei diritti sul lavoro è positivo ma la bozza di decreto non è solo sulle piattaforme, ma su tutto il lavoro subordinato”, commentano. E questo, per i due studiosi, “non si può fare per decreto legge”. Perché “non ci sono i presupposti di urgenza”. Né “si può cambiar definizione di lavoro subordinato provvisoriamente, con il Parlamento che può modificarla tra pochi mesi. Se si vuole modificare 2094 è indispensabile passare dal Parlamento, con legge o con legge delega per fare un decreto legislativo”.

Via Almirante. Quando il M5S si mosse contro via Craxi

bettino-craxiUn Movimento a targhe alterne, i cinquestelle ignorano completamente il passato e la storia d’Italia. A Roma la mozione per intitolare una via a Giorgio Almirante, già repubblichino, fascista ed esponente missino, ha ottenuto i voti favorevoli di gran parte del gruppo consiliare M5s con la sola astensione dei consiglieri Valentina Vivarelli e Pietro Calabrese e il voto contrario della consigliera Maria Agnese Catini. “La decisione del Consiglio Comunale di votare una mozione per intitolare una via a Almirante è una vergogna per la storia di questa città. Chi ha ricoperto il ruolo di segretario di redazione del Manifesto per la Difesa della Razza, senza mai pentirsene, non merita una via come riconoscimento”, fa sapere subito in una nota la comunità ebraica di Roma. Insomma non viene rispettata non solo la memoria, ma anche un’intera comunità di cittadini. Eppure per i pentastellati non è stato un problema. Tuttavia proprio in nome del ‘popolo e dei cittadini’ il M5S si è battuto con foga contro la decisione di intitolare una via al leader socialista, Bettino Craxi, nella sua città, Milano. “Intitolare una via a una persona serve per preservarne la memoria, valorizzarne le gesta”, scriveva sul blog delle stelle Stefano Buffagni, ex capo dei 5Stelle nel consiglio lombardo e neo deputato, legato al giro Casaleggio Associati e in buoni rapporti con la Lega. Quindi valorizzare le gesta di Almirante che in passato ha propugnato la ‘difesa della Razza’ e offeso gli ebrei per i cinquestelle va bene…
Ad ogni modo per Buffagni intitolare una via di Milano a Craxi era “un insulto ai milanesi, alla città e al suo futuro”.
Buffagni però non è solo il plenipotenziario di Luigi Di Maio, ma è anche l’uomo che commentò così l’arresto per corruzione di un famoso medico: “Questa gente deve essere linciata ed esposta in pubblica piazza affinchè casi di questo genere non succedano mai più”.
La via a Bettino Craxi è arrivata a Sesto San Giovanni, anche se recentemente c’è stato un nuovo atto vandalico contro la targa che richiama il nome del leader socialista. Tornando ai cinquestelle un altro caso in cui si sono battuti i militanti del Movimento è quello relativo a Viale Craxi ad Albano laziale, dove hanno persino raccolto delle firme per rimuovere la targa. Dalla primavera del 2010 i 5S di Albano hanno segnalato quella che loro definiscono “anomalia nella toponomastica stradale”.

Dopo il ‘tradimento’ Lega, Berlusconi rilancia FI

Berlusconi-campagnaSilvio Berlusconi ha creduto fino all’ultimo nel suo alleato Salvini. L’ex Cavaliere aveva chiesto ed era stato anche rassicurato da Giancarlo Giorgetti sull’assegnazione della delega alle Telecomunicazioni, ma nonostante le promesse nella distribuzione tra i vari ministeri dei vice e del sottosegretari: la delega delle Tlc è finita nelle mani del capo politico del M5S e oggi ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio. Una decisione che porta grattacapi al leader di Forza Italia che teme per le sue industrie televisive e che secondo indiscrezioni è andato su tutte le furie con Salvini. Anche se di fatto il centrodestra non è più unito da tempo, la Lega ha comunque rassicurato che “Di Maio avrà la delega ma poi tutto verrà affidato ai tecnici del ministero”. Ma i rapporti tra i pentastellati e Berlusconi non sono mai stati rosei e il leader forzista sa bene che il vicepremier grillino dovrà dar prova del “cambiamento” anche nell’ambito delle telecomunicazioni.
Inoltre sul fronte delle Alleanze, Berlusconi vede crescere il centrodestra, ma a trazione leghista, con i voti degli Azzurri a vantaggio del Carroccio. A maggior ragione il l’ex Cavaliere ha deciso di rilanciare Forza Italia. L’intenzione è quella di tornare a rendere il partito azzurro il luogo della proposta e dello sviluppo, raccogliendo i frutti della semina alle prossime elezioni europee. E Berlusconi è intenzionato a farlo rivedendo tutto l’asset organizzativo del suo Partito.
Il primo segnale del cambiamento, a quanto si apprende, è la nomina di un ‘vicepresidente’, del ‘comitato esecutivo’ e di un coordinatore nazionale più una nuova ‘consulta del presidente’ aperta anche a personalità non iscritte a Fi con le ‘comunità azzurre’ come braccio operativo sui social.

Aquarius. Spagna: “Non è buonismo, ma diritto”

dolores-delgadoDopo la soddisfazione del neo ministro degli Interni per aver evitato di accogliere i migranti della nave Aquarius, la Spagna a governo socialista non mostra certo di essere un Paese debole e dopo aver messo a disposizione il porto di Valencia rimprovera Roma. “Non è questione di buonismo o generosità, ma di diritto umanitario: ci possono essere responsabilità penali internazionali per la violazione dei trattati sui diritti umani”. A indicarlo, commentando la decisione italiana di non accogliere nei propri porti la nave Aquarius, con 629 migranti a bordo, è il ministro della Giustizia spagnolo, Dolores Delgado. “La situazione di queste 629 persone su un’imbarcazione al limite è critica” e la soluzione alla crisi migratoria “deve venire da tutti gli Stati, quelli che sono frontiera e quelli che non lo sono”, ha sottolineato la Delgado. “È questione di umanità ma anche di rispettare gli accordi e i trattati dei quali tutti gli Stati sono parte”, ha aggiunto. E l’Italia potrebbe aver violato le convenzioni adottate a livello internazionale. La decisione del governo spagnolo di accogliere nel porto di Valencia Aquarius “è un gesto che dimostra che bisogna rispettare gli accordi e a partire da qui pensare a una politica coordinata in materia di immigrazione”, ha detto intervistata dalla radio Cadena Ser.
Saranno navi italiane a portare i 629 migranti, salvati dalla Ong davanti alle coste della Libia, al porto di Valencia, in Spagna. Per farlo non compieranno nessuna tappa intermedia e non attraccheranno in nessun porto italiano.

Sul caso Aquarius, interviene anche Parigi che al contrario della Spagna si è sempre contraddistinta per le azioni riprovevoli nei confronti dei migranti a spese proprio dell’Italia. Ricordiamo Ventimiglia e Bardonecchia, solo per citare i casi più noti.
La posizione del governo italiano sui migranti “è da vomitare”, dice il portavoce del partito di maggioranza francese La République En Marche del presidente Emmanuel Macron, Gabriel Attal, intervistato questa mattina dalla tv Public Sénat. “Io – ha spiegato Attal – ho innanzitutto un pensiero per le 629 persone che sono su questa nave”. Poi l’affondo: “Considero che la linea del governo italiano sia vomitevole. È inammissibile fare della piccola politica su delle vite umane (…) Lo trovo immondo”.
A stretto giro parla anche il portavoce dell’Eliseo: il presidente francese Emmanuel Macron denuncia “una forma di cinismo e di irresponsabilità” da parte dell’Italia nel caso della nave Aquarius, ha detto Benjamin Griveaux. Emmanuel Macron ha reso omaggio al coraggio della Spagna e ha tenuto a “ricordare il diritto marittimo”, secondo cui in caso di problemi è “sempre la costa più vicina ad assumere la responsabilità dell’accoglienza”. “Se una nave avesse la Francia come costa più vicina – ha spiegato – potrebbe attraccare” in Francia perché “questo è il diritto internazionale”.

Governo verso fiducia. Scintille tra Berlusconi e Salvini

berlusconi-salvini-625x350Primo banco di prova per il Governo, dopo le Conferenze dei capigruppo di Senato e Camera di oggi pomeriggio, probabilmente si voterà la fiducia a Palazzo Madama domani, mentre a Montecitorio mercoledì.
Ma nel frattempo per Salvini resta il ‘nodo’ Berlusconi, il leader di Forza Italia, dopo aver sostenuto il suo alleato, adesso cambia idea e annuncia di votare contro il nuovo Esecutivo. Silvio Berlusconi in occasione della Festa della Repubblica ha detto: “Questo non è un governo scelto dagli italiani, fatto da programmi opposti all’insegna del populismo”. “Per questo – avverte il Cav – noi non possiamo che votare ‘no’ alla fiducia a questo governo”. In tal senso Berlusconi infatti dice: “Noi siamo per l’Europa, perché ha il grandissimo merito di averci garantito, dopo due guerre mondiali, settant’anni di pace e la libera circolazione delle persone, delle imprese e dei capitali”. Mi auguro che dai propositi si passi ai fatti. “Siamo in campo e per questo rivolgo a voi appello accorato – conclude Berlusconi – oggi l’alternativa che abbiamo davanti è o noi o loro”.
Tuttavia Salvini ha provato a ricucire i rapporti: “Ho sentito spesso Berlusconi. Penso e spero di portare in governo delle parti del programma del centrodestra che non siamo riusciti a realizzare perché non ci è stato permesso. Gli elettori di Forza Italia sappiano che farò di tutto per portare anche la loro voce al ministero dell’Intero e dentro il governo. Per quello che mi riguarda la coalizione c’era, c’è e ci sarà”.
Più conciliante l’ex Capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta che richiama il leader del Carroccio al suo dovere: “Salvini voleva andare dal notaio prima delle elezioni per garantirsi da un possibile inciucio con la sinistra di Berlusconi. Rispondo con un sorriso. Forse bisognava andare dal notaio non per Berlusconi, ma per Salvini perché l’inciucio lo ha fatto lui con i 5 stelle e ce lo aveva in testa fin dalla campagna elettorale”.
E puntualizza: “A Salvini voglio dire due cose. Come ministro degli Interni lo preferirei al Viminale dalla mattina alla sera e non in giro a far campagna elettorale. La sua posizione politica ha cambiato natura. Un ministro degli Interni deve fare quello e non il capo politico. È un problema di principio”. Infine Renato Brunetta conclude: “Anche io giro il Veneto per sostenere i candidati della Lega ma io sono un parlamentare e non il ministro degli Interni. Poi gli dico, torna a casa Matteo, ‘il centrodestra aspetta a te’, il governo coi grillini non porterà nulla di buono per il Paese. Se necessario fai un giro o due con i tuoi amici grillini e poi ti renderai conto che sono eversivi nei confronti della democrazia e dell’economia”.
La sfida tra ‘noi e loro’, anticipata da Berlusconi, ha assunto per certi versi quella tra forzisti e leghisti. L’ex ministra del Turismo nel IV Governo Berlusconi, Michela Vittoria Brambilla, risponde alle recenti affermazioni xenofobe del neo ministro Lorenzo Fontana. “Il ministro Fontana si deve occupare delle famiglie arcobaleno, è il ministro della Famiglia. Che cosa sia una famiglia non ce lo dicono le parole. La famiglia è lì dove c’è amore e si crescono i figli”. “Penso che non si possa fare il ministro senza avere davanti agli occhi il quadro complesso della società italiana”, dice Brambilla. “Ci sono diritti garantiti dalla legge – ha specificato – che vanno salvaguardati, senza riserve. Ecco perché Forza Italia, di ispirazione liberale, in Parlamento controllerà. Come sentinelle, vigileremo su tutti i diritti di tutte le famiglie”.

Meloni pronta per il Governo, Berlusconi in bilico

Berlusconi-processiSalvini è ormai pronto per l’Esecutivo e detta le regole non solo ai pentastellati, ma anche al Centrodestra. Da una parte Giorgia Meloni che per giorni ha ripetuto che la strada corretta sarebbe stata quella di affidare l’incarico a Matteo Salvini che, con tutto il centrodestra, avrebbe potuto trovare i voti in parlamento e che ora è al tavolo con il leader della Lega per trattare sulla sua entrata al Governo. Dall’altra invece Berlusconi, il cui partito è ormai stato fagocitato dal Carroccio. Forza Italia secondo i sondaggi si è dimezzata nel giro di appena tre mesi: dal 14 all’8 per cento.
Per ora, sembra che il segretario del Carroccio non voglia rompere la coalizione, anche se lavora con il M5S. Lo stesso Cavaliere parla di un colloquio telefonico rassicurante con Salvini, ma nel frattempo non è chiaro come si risolverà la questione tra Berlusconi (osteggiato dagli alleati della Lega, i 5s) e Salvini (ormai a capo della coalizione).
“Il nostro rapporto con Salvini non è certo in discussione”, dice Deborah Bergamini, responsabile Comunicazione di Forza Italia.
Da parte di Fratelli d’Italia, l’unione con i cinque stelle è sbocciata dopo la richiesta da entrambe le parti dell’impeachment del presidente Mattarella, ma adesso in ballo è anche il dicastero della Difesa che potrebbe andare alla Meloni o a Guido Crosetto.

Calenda e il Fronte Repubblicano che già divide

calenda 3L’ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, prova a creare un’àncora per la sinistra in alto mare. “Ora la gravità della situazione è evidente. I cittadini che lavorano e producono. Dobbiamo costruire un fronte repubblicano molto ampio, che abbia un unico obiettivo: tenere l’Italia in Occidente e in Europa. Ci vuole una mobilitazione civica sul territorio che, abbandonando ogni interesse di parte e agenda personale, vada in soccorso della Repubblica”, afferma Calenda in un’intervista al Corriere. Per il ministro uscente “le prossime saranno elezioni come quelle del 1948, definiranno cioè se l’Italia vuole restare in Europa o finire in Africa. Serie A o serie C. Gli italiani non consentiranno che tutto quello che è stato costruito nel Dopoguerra venga distrutto. Noi dobbiamo dare una voce e sostanza a questo fronte di resistenza allo sfascio”. L’invito è subito accolto dal segretario reggente del PD, Maurizio Martina, questa mattina a Radio anch’io (Rai Radio1) ha così commentato: “Il Pd sarebbe la lista fondamentale di questo nuovo schieramento che deve nascere, crescere, raccogliere nuove energie; poi le formule le vedremo. Si può ragionare su tutte le ipotesi utili di lavoro. Per me la cosa importante è lavorare a un progetto largo, di coalizione, che aiuti tutte le energie che vogliono dare una mano all’Italia a stare in partita”.
Dubbi invece dai fuoriusciti dem, in primis da Pier Luigi Bersani che risponde alle rimbeccate su Twitter di Calenda: “Caro Calenda, cerchiamo di capirci. Io non voglio un fronte della sopravvivenza, voglio un fronte del cambiamento dal lato popolare, democratico e costituzionale. Che la proposta arrivi agli italiani con segno della novità e della generosità. Inutile ammucchiare senza cambiare”.
Mentre per il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, il problema è ricreare ‘vecchie situazioni’, anche se con contenitori nuovi: “Caro Carlo Calenda ok schieramento repubblicano per salvare il Paese, ok nuovo simbolo per Pd, ma senza una forza socialista e un programma radicale per i ceti popolari il rischio è che destra populista vinca ancora. Anche uomini nuovi”.
Perplessità anche da Possibile. “La confusione è già tanta e bisogna fare chiarezza: Pier Luigi Bersani e il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, esprimono un’opinione personale sull’eventuale partecipazione al fronte repubblicano invocato dal ministro Calenda e benedetto anche da Renzi e Martina. Insomma, non è la posizione di Liberi e Uguali. Possibile non condivide questa impostazione e la discussione non è mai partita”. Lo dichiara la segretaria di Possibile, Beatrice Brignone. “L’assemblea di Leu svoltasi sabato – aggiunge Brignone – aveva invocato uno slancio unitario, che però alla prima curva sembra sbandare con dichiarazioni personali. Sarebbe il caso di non esporsi: il rischio è quello di alimentare ulteriore confusione nell’elettorato”.

Centrodestra. Salvini detta la linea all’Alleanza

salvini 6Il giorno dopo la ‘bufera’ che ha investito il mancato governo giallo-verde, Matteo Salvini si scopre più forte di prima e diventa a tutti gli effetti il vero condottiero dell’Alleanza di Centrodestra. Il Leader del Carroccio rispolvera l’unione con Forza Italia e Fratelli d’Italia e dopo l’incarico all’economista Carlo Cottarelli, lancia un monito chiaro ai suoi alleati: “Se Berlusconi vota il governo Cottarelli addio alleanza: la nota di ieri era la stessa di Renzi, del Pd”. Dice Salvini riferendosi alla nota diffusa da Forza Italia in cui si leggeva: “Prendiamo atto con rispetto delle decisioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e osserviamo con preoccupazione l’evolversi della situazione politica. Come sottolineato dal Presidente Mattarella in un momento come questo il primo dovere di tutti difendere il risparmio degli italiani, salvaguardando le famiglie e le imprese del nostro Paese. Il movimento Cinquestelle che parla di impeachment è come sempre irresponsabile. Forza Italia attende le determinazioni del Capo dello Stato, ma ove necessario sarà pronta al voto”. “Berlusconi ha difeso Mattarella? – ha detto poi Salvini al suo arrivo alla Camera – Ha sbagliato. Chiedete agli italiani se vogliono un governo per i loro problemi o altro. Io oggi sono inca….to nero, quindi ora voglio essere arrabbiato poi a mente fredda ragioniamo su tutto il resto. L’arbitro non ha fatto l’arbitro”. Tuttavia la risposta di Forza Italia è stata quella di fiancheggiare l’invito di Salvini. “È inevitabile e urgente ridare la parola agli elettori. È evidente quindi che non voteremo un eventuale governo Cottarelli. Deve riprendere ora il cammino della coalizione di centrodestra. Noi siamo pronti”, ha scritto su Facebook Anna Maria Bernini, capogruppo FI al Senato.
Da parte di Giorgia Meloni invece c’è sempre stata ‘fedeltà’ al Carroccio e all’Unione di Centrodestra. “Se mi fido di Salvini? Mi fido solo di me stessa, non siamo fidanzati”. Così Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, a margine di un’iniziativa elettorale a Massa, commenta lo stato del centrodestra: “La vita o la morte della coalizione – dice – passa dal voto a Cottarelli”, che “viene dal Fondo Monetario Internazionale” e che per questo “può essere un nuovo Monti”. E anticipando Salvini ha replicato secca “Manco morti” ai cronisti che le chiedono se il nuovo nome avrà la fiducia di Fratelli d’Italia, nella convinzione che però serva avere “una posizione comune di tutto il centrodestra. Se si vuole che il centrodestra sopravviva mi aspetto che tutti votino contro, perché è uno schiaffo in faccia agli italiani”. Le modalità con cui si è arrivati alla scelta di Cottarelli non piacciono a Fdi. “Stiamo valutando, ma il punto che adesso a me interessa sottolineare è che, se le cose sono andate come ci hanno riferito, ci sono tutti i presupposti costituzionali per attivare l’art.90 della Costituzione. Nessuno minaccia nessuno. Secondo svariati costituzionalisti di livello, il Presidente Mattarella ha fatto una cosa che non poteva fare”.
Su questo punto però Salvini prende le distanze. Il Leader leghista sulla messa in stato d’accusa per Sergio Mattarella chiesta sia dal M5S sia da Fdi, dice: “Io le cose le faccio se ho elementi concreti: al momento non li ho, devo vedere, devo studiare”. Anche se il leader della Lega non ha risparmiato altri attacchi al presidente della Repubblica: “Non ha dato l’incarico al centrodestra perché non aveva i voti e ora arriva il signor Cottarelli senza i voti? Mi sembra una forzatura”. Con il M5S, comunque, Salvini vorrebbe portare in Parlamento “una legge elettorale grazie alla quale chi prende un voto in più va al governo. Vediamo se anche il Parlamento è a sovranità limitata o no”.
Tuttavia proprio dai pentastellati arriva la cocente delusione nei confronti Salvini: “Ci ha usati per tornare al voto”, è quanto afferma sia il Capo politico Luigi Di Maio che Davide Casaleggio.

Centrodestra. In bilico le giunte e l’addio di Crosetto

meloni berlusconiMatteo se n’è andato e non ritorna più… o forse sì. Sembrava ormai disfatta certa per l’Alleanza di Centrodestra dopo l’Esecutivo della Lega con i cinquestelle, ma ora a cercare di riparare lo strappo è proprio Matteo Salvini consapevole che in pericolo ci sono le centinaia tra amministrazioni regionali e comunali in cui, soprattutto al nord, la Lega governa insieme a Forza Italia e Fratelli d’Italia. Con una diretta Facebook nel commentare l’incarico a Giuseppe Conte, si è rivolto ai suoi vecchi alleati Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni: “Dico a tutti gli amici del centrodestra, di Fratelli d’Italia e di Forza Italia, di avere fiducia. Vi assicuro che faremo tutto quello che non siamo riusciti a fare in passato. Certo, anch’io avrei preferito un governo di centrodestra ma il presidente Mattarella non ci ha dato l’incarico. O si tornava a votare o si faceva un governo con i Cinquestelle, inserendo quanto di più possible del nostro programma”. Salvini quindi punta il dito contro il Capo dello Stato, ma la donna dell’Alleanza, Giorgia Meloni, mette i puntini sulle ‘i’ e ribadisce quanto detto negli ultimi mesi: “Io gli avevo detto di chiedere l’incarico per il leader della Lega per poi presentarsi in Parlamento e dar vita a un governo di centrodestra. La coalizione di centrodestra non esiste più, Salvini lo ha tradito”. La delusione è cocente e forte da parte della Leader di Fratelli d’Italia che si ritrova ad affrontare in queste ore un’altra ‘perdita’ importante. Guido Crosetto, colonna portante di FdI, ha annunciato il suo addio alla Camera:
“Mi sono dimesso da parlamentare. Me ne vado con grande dispiacere, come ho scritto nella lettera che dieci giorni fa ho inviato al presidente della Camera”. “La mia decisione – ha precisato Crosetto – è dovuta a motivi personali e non di dissenso sulla linea politica. Mi dispiace perché avrei voluto partecipare e impegnarmi in prima persona in questa fase politica che ritengo sarà molto interessante e importante per il Paese”. Non è il primo addio del deputato di FdI che già nel 2014 aveva annunciato il suo ritiro dall’attività politica. Crosetto è ritornato, alla fine del 2017, su richiesta e sollecitazione di Giorgia Meloni che lo ha convinto a darle una mano ai vertici di Fratelli d’Italia.
Tuttavia Giorgia Meloni lascia un margine al Governo in costruzione: “Se chiedono il voto su cose presenti anche nel programma che abbiamo firmato insieme con Salvini e Berlusconi noi siamo disponibili”.
L’altro alleato, Silvio Berlusconi, fa sapere che Forza Italia ha avuto un atteggiamento “responsabile”, che è stato “determinante” per la formazione del nuovo governo, ma non darà la fiducia all’esecutivo. “Tale governo – sottolinea in una nota il Cavaliere – non potrà però vedere il sostegno di Forza Italia, sia per la partecipazione di una forza politica con noi del tutto incompatibile come il Movimento Cinque Stelle, sia per i programmi già annunciati, gravemente insufficienti a dare una risposta ai bisogni degli italiani”.
Nel frattempo Salvini sta cercando man forte nel suo predecessore Roberto Maroni in ottimi rapporti con il Cavaliere per trovare una soluzione soprattutto per le giunte del Veneto (Luca Zaia) e Lombardia (Attilio Fontana), in cui un addio di FdI e Fi potrebbe far saltare tutto. Inoltre proprio Zaia si trova in queste ore ad affrontare le dure proteste dell’opposizione grillina. Jacopo Berti, capogruppo del M5S in Regione afferma: “Sono un soldato e faccio quel che mi dice il Movimento ma non mi si può chiedere di cambiare radicalmente idea rispetto a tutto ciò che abbiamo detto e fatto in questi anni in Veneto, dove la Lega non è il partito antagonista che vediamo a Roma ma il tassello fondamentale di un sistema di potere che domina la Regione da vent’anni. Può creare dei problemi? Lo capisco e mi dispiace. Ma su Pedemontana, Mose, Banche Popolari, Pfas io non arretro di un centimetro”.