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Livio Valvano

Livio Valvano
La bussola socialista

Buona l’aria che si respira oggi in Basilicata dopo le elezioni di domenica. Per i socialisti lucani, il lavoro serio, onesto fatto di fatiche quotidiane degli amministratori lucani, alla fine viene riconosciuto dagli elettori. Gli elettori scelgono sempre bene, bisogna sempre ricordarselo. Alle parole vuote e alle suggestioni pruriginose di chi non ha cultura di governo e che, anzi, preferisce starne lontano, l’elettore lucano preferisce i fatti e la concretezza della buona amministrazione di tante persone appassionate che in Basilicata
continuano a ispirarsi ai valori e alla bussola socialista che è unperno importante della coalizione di centrosinistra.

Ad Albano di Lucania e a Rapolla i sindaci socialisti Rocco Guarino e Biagio Cristofaro
brillano per serietà, passione e amore per le loro comunità e quindi per la Basilicata.
Insieme a loro i tanti amministratori eletti nelle liste degli altri comuni, a partire da Marsico
Nuovo dove si è consumato un difficile confronto che alla fine ha trovato nei due eletti socialisti Giovanni Votta e Giovina Castaldo il perno determinante per la vittoria della coalizione, poi a Ruoti, Bella, Senise, Episcopia e gli altri Comuni, saranno un punto di riferimento prezioso per i cittadini lucani.

Livio Valvano

Livio Valvano
Al Gay pride per far avanzare diritti di libertà e inclusione

Non penso che la mera esibizione del proprio orientamento sessuale rappresenti il senso di una manifestazione come il gay pride.
Così come non posso condividere l’idea di chi chiama alla mobilitazione i cattolici in preghiera, in una piazza alternativa a quella del gay pride a Potenza, in programma sabato 3 giugno.
Una mobilitazione CONTRO, basata su un’idea di cattolicesimo integralista, fuori dal tempo, intollerante, omofobo, che non credo corrisponda al più avanzato sentimento di inclusione universale espresso da PAPA FRANCESCO.
Chi sono costoro per stabilire se spetti o meno il diritto di cittadinanza piena e non parziale a ogni essere umano, anche se di diverso orientamento sessuale?
Non è pensabile ne accettabile contrapporre la fede religiosa a un movimento pacifico che vuole semplicemente affermare il riconoscimento pieno di ogni essere umano. É la libertà in tutte le sue forme e manifestazioni ad essere il bene supremo da tutelare e su cui è possibile potenziare il senso di appartenenza a una società che deve saper coniugare al prioritario interesse collettivo, la garanzia di pari dignità a prescindere dalla fede religiosa, dall’orientamento politico, dalla razza, dalla differenza di genere e anche dagli orientamenti sessuali.
Una società moderna è più coesa se è capace di includere le differenze, anziché occultarle. Includerle non può significare semplicemente tollerarle, cioè far finta che non esistono. Includerle significa accettarle pienamente ed esplicitamente mettendo al bando ogni forma di discriminazione.
Per questo se potevo avere un dubbio se partecipare o meno all’apertura della manifestazione sabato pomeriggio, la medioevale e prepotente chiamata al boicottaggio, con lo scopo di definire chi sta da una parte e chi dall’altra, mi ha convinto ad annullare altri impegni e a partecipare al gay pride che per i socialisti lucani domani avrà il senso di una manifestazione pacifica per allargare gli spazi di libertà e dignità di tutti gli esseri umani.

Petrolio, Gentiloni
e il provincialismo a 5 stelle

Le dichiarazioni di Gentiloni sulla vicenda petrolio e le polemiche sull’impatto ambientale non sono condivisibili ove mai si riferissero anche al caso Basilicata. Non si può liquidare come “provincialismo” la motivata preoccupazione della popolazione di fronte a una storia accertata di contaminazione ambientale.

Dal mio punto di vista si è trattata di una infelice valutazione del Presidente del Consiglio che andava evitata, sempre che Gentiloni intendeva riferirsi anche al caso lucano. ENI deve fare la sua parte e deve farla anche in fretta con il massimo impegno, cioè facendo gli investimenti di ammodernamento tecnologico dell’impianto in Val D’Agri.

Il Governo regionale di Basilicata sta facendo bene la sua parte con atti concreti che certo non si arricchirebbero delle sterili provocazioni che giungono dal grillismo europeo, cioè da chi della disputa fine a se stessa ne fa una ragione di vita. Ciò che di provinciale c’è nel dibattito è la miope attività velenosa di chi vuole fare della vicenda petrolio un totem ideologico.

Petrolio si, petrolio no. Come se fossimo di fronte alla scelta di approvare la legge sul fine vita. A questo si aggiunge, poi, la perenne tensione l’attenzione dal merito dei problemi alle succose vicende giudiziarie. Questo non agevola alcuna soluzione e soprattutto non rappresenta una visione innovativa e alternativa utile al paese.

Se il partito del comico Genovese è in grado di mettere in campo da subito una politica industriale priva delle fonti fossili lo dicesse. É con la proposta concreta e articolata, sottoposta al vaglio democratico che si governa un paese.

Lo dico pur sapendo che parlo degli appassionati della protesta, di coloro che sfruttano il disagio popolare, quello vero, reale che c’è, ma che viene utilizzato “contro” chi governa.

È solo uno stratagemma dialettico noto, già utilizzato da altri, che prima o poi ti presenta il conto (vedi il sig. Di Pietro), ma che nel frattempo non aiuterà a risolvere il danno ambientale in Basilicata che, invece, stiamo affrontando seriamente,  con massima attenzione senza fare sconti all’Eni che bene fa a subordinare qualunque nuovo piano di investimento alla condivisione della comunità locale. 

Condivisione che per adesso non potrà esserci.

Livio Valvano
Segretario regionale PSI Basilicata

Jobs Act, una riforma
a rischio conflittualità

Lavoro-precarioManca qualcosa nella riforma sul lavoro varata dal governo Renzi?
A parte il lavoro che verrà, per cui facciamo il tifo affinché si riproducano casi di successo come quello della FIAT a Melfi, dove si esporta all’estero la produzione e “si importa occupazione”, si ha la sensazione che i provvedimenti varati sfiorino, senza affrontarlo, il tema centrale del tempo che stiamo vivendo.

LA DISUGUAGLIANZA, fortemente cresciuta negli ultimi 20 anni.
La rottura del tabù dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori in qualche modo collega le regole astratte del mercato del lavoro alla mutata realtà della competizione globale; Melfi è un grande esempio, un laboratorio per l’intero paese, una sfida sulla competitività spinta, una partita del campionato mondiale. La partita la vinciamo se mettiamo in campo le risorse più competitive: giovani sotto i 30 con diplomi tecnici, formazione, tecnologie coinvolgimento dei lavoratori e dialogo negoziale con i sindacati.
E quelli che restano fuori? Gli espulsi di oggi e, soprattutto, quelli di domani (gli ultra 40enni) che potranno essere licenziati nei momenti ciclici del mercato, dopo aver perso le qualità competitive, tra cui il vigore della giovane età, quali chance avranno?
È una lettura condivisa quella che vede nel mondo la crescita della disuguaglianza, statisticamente segnata dall’avanzare prepotente di un numero limitato di persone che detiene una fetta crescente della ricchezza prodotta ogni anno.
Se questo è, l’azione strategica della politica interna degli Stati dovrebbe essere concentrata, prioritariamente, a contrastare questo fenomeno che quotidianamente fotografiamo nelle nostre città in tutta la penisola.
La riduzione dei vincoli rende il mercato del lavoro sicuramente più moderno e più adatto ad affrontare le sfide globali; ma quella riforma deve essere completata.
Da sola peggiorerebbe le sofferenze e i contrasti sociali e finirebbe per ignorare i processi di riequilibrio delle economie mondiali che ci dicono che dobbiamo più probabilmente prepararci a un tempo di stagnazione delle economie più avanzate che, stanno cedendo progressivamente in favore delle economie in via di sviluppo. Salvo clamorosi e benvenuti spartiacque tecnologici, mutuando dalla fisica, il principio dei vasi comunicanti ci ricorda che un serbatoio con un determinato livello di liquido se viene messo in connessione con un altro serbatoio senza contenuto o con un livello più basso produce uno spostamento del liquido fino al raggiungimento dell’equilibrio sulla parità di livello in entrambi i contenitori. È proprio ciò che sta accadendo dall’anno 2008 e che dovrebbe indurre il Governo a spingere molto di più sulle politiche redistributive in grado di affiancare alla riforma del lavoro quei presìdi di sostegno sociale capaci di compensare disuguaglianza e riduzione della domanda di lavoro, evitando di sperare in una ripresa significativa della crescita economica.
Dobbiamo accompagnare i cittadini che hanno un “basso valore” sul mercato del lavoro.
Gli ultra quarantenni devono essere sostenuti e incentivati sia per rientrare nel mercato del lavoro che per avviare una attività autonoma.
È necessario considerare l’ipotesi di una parziale reintroduzione, almeno in una ragionevole “quota sociale” della graduatoria pubblica dei disoccupati, accompagnata da un sistema di incentivi che compensi il probabile minor valore dei disoccupati di lunga durata che non riescono a collocarsi nel mondo produttivo. Così come si deve pensare di potenziare la dotazione finanziaria degli ammortizzatori sociali.
Sono misure possibili, ad esempio, reindirizzando le notevoli risorse destinate al bonus 80 euro che oggi finisce nella busta paga di chi un lavoro e un reddito ce l’ha. Sono 10 miliardi che possono essere oggi più opportunamente destinati a chi un lavoro e un reddito non ce l’ha.
Una visione di riequilibrio dei rapporti economici e sociali che ci consentirebbe di sostenere con maggiore convinzione le nuove leggi sul lavoro che hanno introdotto oggettivi spazi di squilibrio nei rapporti tra impresa, capitale e lavoro, squilibrio che solo una correzione in chiave moderna del welfare può garantire. Se l’impresa spinge per avere maggiore libertà di licenziare, dobbiamo compensare con il sostegno al reddito e con strumenti concreti che consentano al cittadino di ritornare nel mondo del lavoro, subordinato o autonomo.
È la quarta gamba che manca, indispensabile per mantenere in piano il tavolo dei rapporti sociali ed evitare di cadere verso una inevitabile conflittualità sociale.

Livio Valvano