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Luca Pellegri
Commissione Nazionale Garanzia PSI

Luca Pellegri
Giovinezza, giovinezza

E’ di queste ore uno scambio di messaggi tra il Direttore Mauro Del Bue e giovani Compagne e Compagni dirigenti del PSI. Oltre al fatto che questo scambio pare nascere più da una equivoca interpretazione di un post su Facebook del Compagno Del Bue, non mi avventuro in giudizi. In qualità di esodato della Politica (vecchio tra i giovani, giovane tra i vecchi), mi resta la testimonianza di una militanza che fu e che è reiniziata un paio di anni fa.

Entrato nella FGS nel 1986 (16 anni), ne divenni Segretario di federazione a 18 e Segretario regionale nel 1990. Fin qui tutto bene, a parte un epico scontro con Bettino Craxi, che, volendo legiferare sulla Droga su ispirazione del fondatore di San Patrignano Vincenzo Muccioli, ordinò alla FGS di raccogliere le firme per sostenere le nuove norme anti-stupefacenti. Raccoglievamo le firme insieme ai ragazzi di San Patrignano e accadde questo: uno di loro mi chiamò di nascosto e mi chiese una sigaretta con aria cospiratrice. Stupito, nel porgergli la bionda (una Lucky strike senza filtro) gli chiesi conto dell’aria clandestina: “Vedi”, mi disse “ ci sono concesse 5 sigarette al giorno, altrimenti veniamo puniti”. Stupito e scandalizzato approfondii il discorso e si aprì il vaso di Pandora di soperchierie, regime carcerario, punizioni persino corporali, settarismo e plagio a cui erano sottoposti ragazze e ragazzi che dovevano liberarsi della maledetta Eroina. Dopo quell’agnizione, comunicai il mio rifiuto di collaborare ulteriormente ad una legge non condivisibile nel merito e nel metodo. Il prezzo che pagai fu tutto sommato modesto e cioè un terribile cazziatone di Craxi al telefono (i contenuti sono irriferibili); a Bobo, anche lui su posizioni libertarie ed antiproibizioniste, andò pure peggio, visto che fu mandato a fare il marmittone.

Fin qui tutto bene, dicevo. Nel 1993, in piena tragedia, fui eletto Segretario del PSI di Forlì (23 anni) per due ragioni: la stima dei Compagni ed il fatto che nessuno ambiva a quel ruolo: ancora non so quale fosse la ragione predominante.

Cominciò ad andare meno bene. Tre settimane di Guardia di Finanza al Partito, 8 ore al giorno, 5 giorni su sette sempre in mia presenza. Piccola nota surreale: un giorno, il Maresciallo mi chiede “ma lei perché è sempre qua?” “ E’ mio dovere, sono il segretario del Partito” (lo sguardo dell’investigatore si illumina) “Ah! E quando è stato assunto?”. Le ore seguenti dovetti tenere una lezione sul fatto che il Segretario di un Partito non viene “assunto” ma “eletto” con esibizione del verbale Congressuale. Dopo tre settimane estenuanti, ci fu fatto un verbale di 400.000 Lire, non ricordo per quale irregolarità formale, con la seguente spiegazione: “Sapete, siamo stati tre settimane qui, qualcosa dovevamo pur contestare”. Naturalmente cercavano ben altro, un altro che semplicemente non esisteva, come il mitico tesoro di Craxi che gli consentiva una vita da Sardanapalo ad Hammamet.

Le cose peggiorano. Nel 1994 Elezioni Amministrative e Politiche, per la prima volta con l’elezione diretta del Sindaco. Ci accordiamo come coalizione di centro-sinistra chiedendo al PDS una rosa di nomi su cui discutere per un approccio al nuovo sistema realmente unitario. Il Segretario del PDS è molto disponibile ma, purtroppo muore ancor giovane in un terribile incidente stradale al rientro di una riunione di Partito (Ciao Davide). Siamo in pre-campagna elettorale e arriva il Commissario del PDS. La rosa dei nomi viene buttata nel cestino, a noi alleati viene dato un nome secco, mi ribello, faccio interviste, scrivo articoli, il PSI è compatto con me. Alla riunione decisiva, ripropongo il problema della collegialità ed il Commissario del PDS, interrompendomi, dice “Pellegri mi hai rotto i coglioni, voi Socialisti dovete stare molto attenti, ché un Esposto in Procura arriva in un attimo”. Gelo degli astanti, terrore mio. Con vergogna (che resiste nel tempo), mi piego.

Nel frattempo, telefono sotto controllo, l’immancabile “Socialista ladro” davanti al mio portone ed altre prelibatezze. Gli unici che ci tendono una mano sono i Popolari con cui facciamo la lista: 6%, 5 consiglieri, ma, per il gioco delle preferenze nessun Socialista. Avrei dovuto candidarmi io, per tante ragioni scelsi di non farlo, sbagliai. Riuscimmo però a mettere un Socialista in giunta.

Completamente svuotato, terrorizzato (24 anni), umiliato oltre il ragionevole, mi dimetto irrevocabilmente e mi ritiro completamente dalla vita pubblica. Chiudo tutti i contatti (la nascente FI e il PDS mi corteggiavano, gli uni perché avevano bisogno di ceto politico, gli altri perché ero da loro battezzato non-Craxiano), e mi rifugio in sala operatoria, in Clinica Chirurgica a Bologna, dove ero Allievo interno. Poi la malattia mia, i problemi di mio padre che lo porteranno alla morte per una malattia degenerativa ed altre cose che qui non hanno alcun interesse, mi conducono ad una sorta di eremitaggio fino all’inizio del 2016.

Questa è la storia di un ex-giovane del PSI: c’è una morale nel racconto? Non lo so. C’è un messaggio? Non lo so.

E’ una testimonianza, piuttosto intima e dolorosa, che mi sento di regalare a Compagne e Compagni dai 18 ai 99 anni.  Fatene quel che volete. Un abbraccio fraterno a tutti

Luca Pellegri
Una giornata Socialista a Livorno

Sabato 24 Marzo, a Livorno, si è tenuta un assemblea di Socialisti, autoconvocata e aperta per un confronto ad ampio raggio sulle prospettive culturali, ideali e politiche del movimento Socialista nella realtà odierna ed alla luce della recente disfatta elettorale del campo della Sinistra alla elezioni Politiche.

Oltre 200 Compagne e Compagni provenienti da tutta Italia, tra iscritti al PSI, esponenti di associazioni e Fondazioni di ispirazione Socialista, si sono ritrovati attraverso il passaparola sui Social-Network, per discutere insieme sul presente e sul possibile futuro del pensiero e dell’azione nella nostra Società del movimento Socialista. Un dibattito molto partecipato, oltre 40 interventi, introdotti da Massimo Bianchi (ex vice Sindaco di Livorno) e da Dario Allamano del “Gruppo di Volpedo”. Nonostante l’elevato numero di interventi, sono sembrate emergere delle direttrici comuni, non scontate e soprattutto non ripiegate nella pericolosa china della nostalgia e del reducismo.

A fronte di una sincera capacità autocritica è emersa una necessità di ripensamento culturale, organizzativo e politico di tutte le forze che occupano il sempre più ristretto spicchio a Sinistra degli Emicicli Parlamentari. Forte si avverte la necessità di aprire la forma Partito ad istanze di cui sono portatori territori, il mondo del Terzo settore, della cooperazione, delle nuove forme di lavoro precarizzato e, spesso, sottopagato. Grande importanza si è data ad una nuova conoscenza delle realtà periferiche, del vissuto quotidiano, al fine di comprendere e dare risposte concrete verso una Società sempre più atomizzata, dispersa e non ancora in grado di costituire una massa critica di rappresentanza di legittime istanze.

In parte quindi una specie di ritorno alle origini, non percepito in chiave nostalgica, bensì come efficace strumento per avvicinare alla vita pubblica chi ne è escluso, dando loro parola, voto, strumenti per incidere nella vita politica del Paese.

Nei confronti del PSI, a differenza di chi ne paventava i rischi, le posizioni critiche sono parse legittime, costruttive e, fondamentalmente, identiche a quelle rivolte a tutte le forze dal PD a LEU e cioè di avere smarrito il legame di stretta interdipendenza tra Partiti classici e Cittadini.

“Aprire porte e finestre”, “mescolarsi”, “abbattere gli steccati” all’interno del mondo della Sinistra: queste sono le parole d’ordine risuonate, e, chiaramente, essendo state espresse da un’assemblea Socialista, interrogano e spronano soprattutto il nostro PSI a prendere una iniziativa che vada in direzione di una nuova prospettiva, politica certamente, ma anche culturale e formativa di una nuova generazione di Socialisti.

Ha chiuso i lavori Aldo Potenza. Turi Lombardo ha invece sottoposto all’approvazione dell’assemblea la votazione di due Documenti, uno più di indirizzo generale, l’altro più operativo che, contenendo dei discutibili e fraintendibili riferimenti ad un nuovo soggetto politico di ispirazione socialista, è stato “congelato” per le numerose e comprensibili obiezioni mosse dalla platea. I presenti che hanno partecipato al voto sul primo documento lo hanno approvato, con una astensione

Luca Pellegri
Un Macron al lampredotto

Le coalizioni sono fatte, le candidature presentate, può iniziare lo show della Campagna Elettorale e cioè quella realtà parallela in cui viene prospettato ai Cittadini una specie di giardino dell’Eden in cui l’Italia è in grado di spendere 80 miliardi di Euro per il benessere dei suoi concittadini: pensione a 40 anni, tasse al 10%, bonus night club e lap dance, abolizione per decreto di malattie e morte.
Tutto normale nel Belpaese, già visto e già sentito, ma qualche novità c’è. Il sistematico avvelenamento dei pozzi della Politica che risale al primo avvento di Re Silvio, ha definitivamente contagiato tutto lo spettro del pensiero politico dai Trotzkisti a Casapound. Per far un esempio, solo apparentemente piccolo, quasi tutti i simboli presenti sulla scheda elettorale sparano il nome del Leader, il taumaturgo, lo sciamano, l’essere metafisico in grado di sanare tutte le ferite del Paese con la sola evocazione del proprio nome. Così abbiamo Meloni, Salvini, Berlusconi,Di Maio, Lorenzin, Bonino, Grasso. Wow!

Due sono le eccezioni: il PD e la lista “Insieme” alleanza politica tra Socialisti, Verdi, Civici.

Quella di “Insieme” di non mettere nomi è una scelta precisa, un indizio, si potrebbe dire, che vuole significare una Politica condivisa, il senso della complessità, la necessità di fare una comunità larga senza servi né padroni.

Poi c’è il PD che, come ognuno può vedere, non necessita di mettere la firma sul simbolo, dal momento che ha un padrone implicito: Matteo Renzi, il garbato, dialogante, inclusivo Segretario del Partito. Verificata la attuale malaparata nei sondaggi, tra scissioni un po’sfiatate ed epurazioni in sede di compilazioni delle liste elettorali, ha avuto una idea meravigliosa: un partito gassoso, padronale, senza passato a disposto a qualsiasi futuro. Siccome pareva inelegante definirsi “Forza Italia vent’anni dopo”, ecco che provvidenzialmente, appena sfornato e croccante come una baguette, arriva il nuovo modello: Macron, l’uomo che è riuscito nel miracolo di diventare Presidente della Repubblica Francese con il 30 % dei consensi e spinto alla Presidenza dal ballottaggio contro l’oggettivamente invotabile Le Pen. Tosto, il Renzi è volato all’Eliseo per un corso accellerato di Bonapartismo e Grandeur, ricavandone preziosi insegnamenti tra cui la misurazione del tasso di fedeltà al capo come esclusivo metro di valutazione, la piena disponibilità ad assecondare qualsiasi vento porti al Governo del Paese e la confortante sensazione di essere indispensabile per “le magnifiche sorti e progressive” dell’Italia. Peccato che a differenza del Macron originale, vera e dirompente novità del panorama politico Francese, il Renzi incappi in Italia nel Maestro, nel vero, unico ed inimitabile fondatore del Nulla e cioè il Silvio, con il quale, in qualche modo dovrà venire a patti.

Ecco, noi Socialisti di “Insieme” abbiamo liberamente accettato l’alleanza con il PD, convinti che fosse una grande forza in grado di unire ed equilibrare tutte le tradizioni e le aspirazioni del Centro sinistra Italiano. Se, il 5 marzo, ci ritroveremo di fronte una specie di “En marche” al sapor di lampredotto (che pure amiamo sul piano gastronomico), beh, ci sarà molto da discutere.

Luca Pellegri
Consiglio Nazionale Psi

Luca Pellegri
E se è una femmina si chiamerà… Futura

La novità della Settimana è la scelta – dopo il Congresso di Radicali Italiani – di dare vita insieme al PSI, Verdi e, forse, con il mondo che in qualche modo si richiama a Giuliano Pisapia, ad un progetto politico che sfoci in una Lista autonoma alle prossime Elezioni Politiche, nel campo del centro-sinistra.

Non si tratta di un’ammucchiata caotica e divergente costruita per raccogliere voti per poi, ad urne chiuse, dimenticarsi della responsabilità della rappresentanza. Si parte, invece, da un terreno comune, storico e culturale, per dare voce a chi percepisce un vuoto nel panorama politico Italiano nei territori della Sinistra di governo, e che negli ultimi anni è stato quasi costretto a votare “il meno peggio” o, addirittura, ad astenersi.

Il terreno comune è quello dei Diritti Civili che da sempre si devono accompagnare ai Diritti Sociali; un Pensiero Ecologico moderno – che vede nella nella sostenibilità ambientale una grande chance di progresso economico, coesione sociale, sviluppo di una nuova visione industriale – e un Civismo diffuso attento al proprio campanile, ma mai campanilistico.

Infine, fortemente legato all’idea di uno sviluppo dell’Europa in senso federalista, più politica che contabile, più solidale che sovranista, più protagonista in un Mondo rimpicciolito, in cui solo le grandi potenze hanno reali possibilità di costruire benessere e sicurezza per i Cittadini e di redistribuire le ricchezze che i nuovi soggetti economici globalizzati accumulano e sequestrano; soggetti economici slegati dai territori e spesso dall’Economia reale, ormai astratti, quasi metafisici.

Un Europa che investe in ricerca, tecnologia e sviluppo immettendo nel sistema una mole di risorse che nessun Stato-Nazione oggi è in grado di sostenere e, all’interno di un quadro Continentale più vasto, un’ Italia che protegge e cura il proprio meraviglioso e fragile Territorio, che esalta il proprio patrimonio di Bellezza, che fa programmazione industriale guardando al futuro privilegiando una manifattura ad altissimo valore aggiunto, in grado di creare un’ Occupazione qualificata e stabile.

Per meglio capirsi l’Italia, più che produrre automobili, deve produrre i robot che sostituiranno gli operai di linea, produrre sistemi di irrigazione a basso consumo e basso impatto ambientale, fare nuovi brevetti e poi vendere la propria opera nel Mondo. L’Italia ha questa vocazione da sempre ed è ora di riportarla in auge e farne Sistema.

Quando, negli ultimi due anni, si è pensato, elaborato, lavorato per riunire le culture Socialiste, Radicali, Ambientaliste in un unico progetto politico, a chi scrive queste righe – nel gioco delle libere associazioni, di derivazione psicoanalitica – è emersa inconsciamente una definizione: “serietà Repubblicana”. Una definizione, in ultima analisi, un po’ amara che deriva dalla percezione di un’ assenza, di un desiderio irrisolto, ma anche di una speranza.

Nella comoda e, un po’ ipocrita, sentenza di morte di tutte le ideologie, abbiamo assistito ad un progressivo svuotamento di contenuti e di capacità di avere uno sguardo lungo in Italia, in Europa, nel Mondo, prova ne siano i circa 600 cambi di casacca Parlamentare in questa Legislatura.

Il mondo post-ideologico non è stato riempito di idee e di ideali, si è dato per scontato quello che non lo è per definizione, la Democrazia e la Pace. Si è cercato di curare i malanni della Società contemporanea con i cerotti, piuttosto che intraprendere un piano terapeutico, più faticoso e ambizioso, certo, ma in grado di curare e guarire; si sono preferiti i bonus piuttosto che affrontare la struttura di un turbocapitalismo nichilista e distruttivo, che tanto ricorda i “robber barons” di fine Ottocento, che nel caotico sviluppo della rivoluzione industriale portarono alla Grande Depressione del 1929 ed alle tragedie assolutiste che ne derivarono.

La proposta Socialista, Radicale, Ambientalista non ha la presunzione di cambiare da sola il Mondo, ma quella di fare un passo in avanti, sì.

Luca Pellegri

“E chissà come sarà lui domani
Su quali strade camminerà
Cosa avrà nelle sue mani, le sue mani
Si muoverà e potrà volare
Nuoterà su una stella
Come sei bella
E se è una femmina si chiamerà Futura”

(Lucio Dalla, Futura, 1980)

Chi ha paura di Pisapia?

Assistiamo negli ultimi giorni, con stupore e rammarico,ad un’ escalation di attacchi nei confronti di Giuliano Pisapia e del suo tentativo di federare in autonomia ed unità una Sinistra di governo che non si riconosce più nel PD, pur considerandolo un interlocutore obbligato. La grossolanità dell’ultima polemica scatenatasi sulla foto che lo ritrae insieme alla Sottosegretaria Boschi, ha raschiato, se possibile, il fondo della decenza del dibattito politico.

Cosa ha fatto dunque di male Pisapia? Si propone come federatore e non come monarca dal pugno di ferro, evidentemente un peccato mortale in un periodo di riflusso in cui si cercano figure carismatiche che rispondano al motto “Ghe pensi mi”.

E’ programmaticamente aperto al dialogo con tutte le forze progressiste, in tempi in cui le seduzioni identitarie ed elitistiche trovano nuova linfa; altro peccato mortale.

Ha l’ambizione di ricostruire un centro sinistra credibile di governo, inclusivo ed autorevole, in un periodo in cui una parte della Sinistra si rifugia in stereotipi scambiati per tradizioni, in rancori spacciati per linea politica, in una antica vocazione egemonica e discriminatoria, all’insegna del celebre motto Dalemiano “Capotavola è dove mi siedo io”.

Questo si imputa a Pisapia: il tentativo di unire e di dare una forma dignitosa ad una Sinistra che, ad oggi, risulta soccombente sul piano elettorale.

Naturalmente, come da tradizione, gli attacchi, sempre più virulenti e tendenti a richiamare la vecchia usanza medievale di “impiccare in effigie”, vengono tutti da una Sinistra di duri e puri, impermeabili alla contemporaneità, indisponibili a mettere in discussione il candore delle proprie anime per quisquilie quali sono salvare il Paese dall’avanzata delle Destre, l’antieuropeismo montante, il declino sociale e culturale del Paese.

E se invece fosse solo paura? Paura di chi ha l’ambizione di governare mettendo al centro l’Europa solidale, l’immensa questione sociale, i diritti, l’emergenza ambientale? Paura di dovere dismettere il riflesso condizionato di essere solo “contro” ed invece scegliere di sporcarsi le mani con una realtà aspra e foriera di insidie e di pericoli?

La strada che ha scelto Pisapia, pur nel nobile solco della tradizione Riformista italiana, è tutta da costruire, velocemente ma senza fretta. Basta con i processi alle intenzioni, soprattutto quando certe intenzioni sono del tutto inventate.

Prima si dialoga, poi si giudica.

Luca Pellegri

Caro Pisapia, ti scrivo

Caro Giuliano Pisapia,

Ti scrivo queste righe per capire, riflettere, eventualmente agire.

Capire innanzitutto se il tuo ragionare sta maturando in direzione di una discesa nell’agone Politico per rafforzare un Centro-Sinistra pallido e disorientato.

Riflettere sul fatto che la scissione dei Demoprogressisti si regge su un ossimoro- alleati del PD ma mai alleati di Renzi- e sul sottile, quanto consueto nell’universo della Sinistra, ricatto morale fondato sul purismo e l’ortodossia. Contraddizioni, a ben guardare, che segnalano un vuoto politico, quello dell’arcipelago della Sinistra riformatrice, Europea, razionalmente Ambientalista.

Caro Giuliano,

Lo vedi questo mondo, lo percepisci?

Comprendi che in te, in molti ambienti, si intravvede la figura del Federatore?

Davvero ci dobbiamo rassegnare alla riproposizione della minestra sciapa delle larghe intese ed alla banalizzazione del discorso politico sull’avvenire del nostro Paese fondato sulle schermaglie di quattro leaders il cui principale scopo è egemonizzare il Parlamento, soffocando ogni possibilità di pluralismo?

Pensi anche tu che il recente fenomeno dell’astensionismo di Sinistra sia stupefacente oltre che grave?

Non credi che il disagio sociale, il governo dei fenomeni migratori, i nuovi necessari diritti abbiano bisogno di uno sguardo lungo verso un Europa unita e Politica che vada oltre quella burocratica e tecnocratica attuale, dal momento che nessuno Stato-Nazione può realisticamente pensare di essere autosufficiente?

Non pensi, infine, che i Cittadini italiani, dopo tanti sacrifici, meritino una ragionevole speranza per la quale valga la pena di tornare ad occuparsi della Cosa Pubblica?

Caro Giuliano, nessuno vuole pasticci frettolosi, ma una certa velocità sì, per confrontarsi, per costruire credibilità, per porre al PD un’offerta alternativa alla deriva delle Grosse Coalizioni sbilanciate verso Destra.

La cultura, il pensiero, il Partito Socialista hanno una grande predisposizione all’ascolto, una peculiare apertura alle novità, una profonda disponibilità al ragionamento ed una storica capacità a trasformare il pensiero in realtà. Sono elementi sufficienti per un incontro?

Ti saluto fraternamente

Luca

Riflessione sulla crisi del Socialismo Democratico in Europa

E’ possibile individuare due grandi linee di frattura che, negli ultimi vent’anni hanno allontanato l Sinistra riformista dal suo Popolo:
In primo luogo,il patto di non ingerenza tra Politica e Capitale. Ben oltre i confini posti dal pensiero Liberale, la cessione di sovranità al Capitale da parte delle forze Riformiste in cambio di consenso politico, ne ha determinato dapprima la trasformazione in senso prevalentemente finanziario, liberandosi così da lacci e lacciuoli, e quindi la fuga per il Mondo alla ricerca di una Fiscalità di vantaggio. L’Europa della libera circolazione dei Capitali non ha provveduto a dotarsi di una sovrastruttura politica di controllo e di mediazione delle inevitabili sperequazioni e diseguaglianze. Gli effetti di ciò, esplosi con la grande crisi del 2008, hanno messo in crisi, ed a volte avvelenato, il rapporto tra Sinistra e popolo, creando nuovi pericolosi fenomeni sia in senso regressivo (populismi, sovranismi, nuovi fascismi) sia in senso massimalista (una Sinistra estrema, sterile, che pretende di opporsi ai nuovi Reazionari usando gli stessi argomenti).
Viene poi la Sindrome di appagamento. Conclusosi in Europa il lungo ciclo di riforme, iniziato negli anni ’60, all’insegna del mutualismo, dello Stato Sociale, della dialettica virtuosa tra Capitale e Lavoro, la Sinistra Socialista e Democratica si è come seduta. Ha commesso l’errore storico di considerare irrevocabili i Diritti acquisiti ed ha pensato che lo sviluppo ed il progresso fossero ormai come gemelli siamesi, inscindibili. Così non è, e la cronaca provvede a dimostralo quotidianamente.

Nessuno può pensare che esistano soluzioni semplici a problemi complessi, ma, anche alla luce dell’instabilità Globale, sull’orlo di una spaventosa escalation bellica, non si può non riflettere sul fatto che la Socialdemocrazia, messa all’angolo, debba reagire e rilanciare soprattutto su un Europa Politica unita nella triade di Libertà, Fraternità, Uguaglianza. Una grande Europa di 400 milioni di Cittadini che pretendano pace, prosperità ed obbiettivi comuni da raggiungere. Per questo oggi guardiamo con apprensione le Elezioni in Francia, le stesse che avremo per le Elezioni in Germania e, nel 2018, in Italia.

Luca Pellegri

Luca Pellegri
Il PSI è il secondo Partito della sinistra Italiana

Il titolo è vero, ma non vuole suscitare festeggiamenti, bensì una riflessione.

Il titolo corrisponde a verità perché il PSI, con “soli” 19000 iscritti, risulta dopo il PD il secondo Partito della sinistra classica come numero di tesserati-militanti.

Il titolo è vero poiché la congruità del tesseramento è stata sottoposta alla Magistratura Civile, ed è costantemente verificata da Avvocati e Notai (anche questo è strano ma vero: due Avvocati ed un Notaio partecipano alle riunioni della Segreteria).

Dovremo quindi ringraziare per questa certificazione chi ha fatto causa al Partito?

Naturalmente no; chi è ricorso alla Magistratura ha messo in mora la vita quotidiana del PSI, costringe ad un Congresso Straordinario, e, soprattutto, ha dimostrato una scarsa dimestichezza con la quotidianità di un Partito che non fa le tessere a Roma (meno del 5% del totale), ma nei Comuni, nelle Federazioni, nelle Regioni. Si voleva mettere in difficoltà la Segreteria Nazionale- e il motivo continua a sfuggire-, mentre si è ottenuto il risultato di mettere in discussione il quotidiano e faticoso lavoro sul territorio per mantenere vivo il Socialismo Italiano. Complimenti vivissimi!

Il Congresso straordinario, dunque: anche se imposto dalla necessità, resta comunque una grande occasione di incontro e confronto in un anno particolarmente delicato, un anno elettorale in Europa ed in Italia, in un contesto di turbolenze internazionali.

Un Congresso, si augura, ricco di contenuti politici, non di un assalto allo scarno buffet degli incarichi di Partito, aperto ai contributi di realtà autonome e vicine alla tradizione Socialista, non a primarie nebbiose a due Euro al voto.

Un Congresso che parli di presente e futuro e non di nostalgie reduciste e di “C’era una volta…”.

Al Congresso vorremmo sentire le declinazioni del concetto di Europa, la testarda volontà di contribuire al governo dei mutamenti epocali che la realtà ci sottopone. Vorremmo dissolvere l’equivoco che vuole mistificare una alleanza obbligata e necessaria con il PD rappresentandola come una fusione opaca, nel momento in in cui 19000 Compagne e Compagni aderendo al PSI ne sanciscono la sua sopravvivenza e la sua autonomia.

Al Congresso vorremmo spiegare come le battaglie ambientaliste possono portare ad una profonda ristrutturazione dell’economia reale, generando una nuova prosperità.

Si scriveva prima che non c’è da brindare; il PSI è ancora piccolo, scientificamente ostracizzato dai mezzi di comunicazione, addirittura sabotato anche al suo interno, spesso per ingenuità ma senza tacere una piccola dose di malafede. Tuttavia il PSI ha il dovere di non deprimersi, deve andare avanti, non fosse altro per il rispetto di quei 19000 cittadini che qualcuno si è permesso di sospettare che non esistessero.

Benvenuti al Congresso straordinario!

Luca Pellegri
Referendum: chi ha vinto e chi crede di avere vinto

Dopo una lunghissima ed estenuante campagna elettorale, il Referendum Costituzionale si è svolto dando una schiacciante vittoria al NO. In apparenza, quindi, nulla cambia; in sostanza, le conseguenze Politiche del voto muteranno il panorama del Paese.

Chi ha vinto? Negli attuali rapporti di forza, le uniche formazioni che possono capitalizzare in termini di consenso politico il voto referendario sono la Lega ed il M5S: la prima lanciando un OPA sulla leadership del centrodestra, la seconda, nel suo splendido isolamento, mantenendo ed eventualmente rinforzando il proprio forte consenso in Italia, tetragono ad ogni forma di dialogo, in attesa di ottenere dagli Italiani un futuro plebiscito, che li porti a governare “come sanno bene loro”.

Ha vinto con forza anche il “terzo Medium”,e cioè la Rete, che, con il suo meccanismo di propagazione dell’informazione e della disinformazione, si diffonde in progressione geometrica, arrivando in maniera capillare a tutti. L’ultimo esempio è stato “lo strano caso delle matite copiative”, forse cancellabili, forse no, che ha tenuto avvinti molti cittadini per tutta la giornata di Domenica, spesso con esiti comici ed imbarazzanti, ma certamente con una impressionante capacità di penetrazione nelle coscienze.

A proposito, che fine hanno fatto i paventati, anzi sicuri brogli, che hanno scosso come una corrente elettrica gli ultimi giorni di campagna elettorale? Dissolti, evaporati, svaniti con la vittoria del NO. Evidentemente siamo in pochi a pensare che il fatto che un risultato elettorale possa a seconda delle convenienze, essere frutto di broglio o cristallino, abbia un deficit di logica, ma tant’è.

Chi crede di avere vinto?

Sicuramente molti Chiarissimi Professori di Diritto Costituzionale, in splendida ribalta per lunghi mesi e che ora possono tornare serenamente alle proprie confortevoli Cattedre, senza alcuna coscienza delle conseguenze politiche che comunque altri avanno il compito di gestire.

Crede di avere vinto una certa Sinistra antiquaria, soffocata da un senso di identità del tutto sovrastimato, che gioisce nelle stanze dei propri Partiti-museo: hanno brillato per una sola sera, ma condannati alla coazione a ripetere del NO, sempre e comunque, si accontentano di restringere e compattare il proprio spazio di azione, sempre più vuoto, sempre più sterile.

Questo è il panorama che ci si presenta di fronte.

E noi Socialisti? Abbiamo appoggiato il SI, ma con molta attenzione alle ragioni del NO. Abbiamo fatto una campagna elettorale molto tradizionale, promuovendo incontri il cui Format prevedeva sempre il confronto- dialogo tra le ragioni del SI e quelle del NO. Abbiamo in sostanza dato la giusta libertà di coscienza ai nostri Compagni senza gli isterismi Stalinisti di una certa Sinistra (ANPI e PD su tutti) che hanno subordinato il voto referendario al concetto di fedeltà alla linea.

Per noi, comunque, la Politica non si ferma con un voto, e, nel suo divenire, ci vede costretti ad esserci, a confrontarci con il mondo Laico, Radicale, Ambientalista, per dare vita ad un soggetto politico che, in naturale alleanza con il PD, si proponga al Paese come vera coalizione di centro-sinistra, alla larga dalle larghe intese ( ormai logore in tutta Europa), e, soprattutto in ferma opposizione ai Populismi identitari Sovranisti, antieuropei, efficaci nel raccogliere i frutti del malcontento, ma fumosi e velleitari nella proposta.

Salvini e Grillo? NO, grazie.

Luca Pellegri
Partito Socialista Italiano

La farfalla Trump e l’uragano in Europa

Il cosiddetto “effetto farfalla”, ci dice che il battito d’ali di una farfalla a Washington può, per una serie di eventi concatenati, scatenare un uragano in Europa. Per dirla più tecnicamente, in rispetto ai modelli fisici-matematici della Teoria del Caos,si tratta della “dipendenza sensibile alle condizioni iniziali”.
Insomma nel rapporto causa-effetto tutto si tiene, tutto è collegato.

Il 45° Presidente degli USA è da oggi Donald Trump, che ha battuto con ottimo margine Hillary Clinton. Trump è un multimiliardario del settore immobiliare che si è rappresentato agli elettori come paladino del ceto medio Americano impoverito dalla Grande crisi del 2008. Trump è il turbo capitalista che non disdegna di utilizzare nei suoi cantieri manodopera di immigrati a basso costo e che, contemporaneamente, propone un nuovo miracolo economico per la classe operaia, rigorosamente Bianca.

Trump vuole muri alla frontiera con il Messico e non vuole immigrazione di religione Islamica. Trump vuole abbassare le imposte sui redditi più alti per dare una scossa all’economia, e, probabilmente vuole introdurre nuovi dazi doganali per disincentivare le importazioni. Alla Duma, il Parlamento Russo, la notizia dell’elezione di Trump è stato accolta con un applauso.

Trump non ama l’Europa occidentale. Trump sarà il Presidente degli USA per quattro anni e per noi Europei c’è poco da gioire e molto da temere, anche si può sperare che l’Alto Ufficio a cui è chiamato possa modificare il Trump che abbiamo visto in campagna elettorale. Trump, però, non è solo una possibile causa di un ripiegamento populista e reazionario del nostro Occidente, ma ne è soprattutto un effetto, certamente tra i più clamorosi.

Se noi, infatti, osserviamo i grandi sommovimenti politici ed Istituzionali che attraversano la nostra società globalizzata, potremo osservare come i possibili Trump siano già tra di noi. Ecco un piccolo catalogo dei focolai di tempesta a noi più vicini:

– Tuchia: il Presidente Erdogan, in seguito al fallito colpo di Stato del 15 Luglio 2016, ha messo in moto una macchina repressiva estesa e durissima, con l’arresto di giornalisti, magistrati, insegnanti ed anche deputati di opposizione (perlopiù Curdi)

– Ungheria: il Premier Orban si distingue per una politica avversa alla immigrazione, è un nazionalista convinto, reprime la libertà di stampa e costruisce ai confini muri con filo spinato.

– Francia: si voterà nel 2017 e la leader del Front National, formazione di estrema destra, Marine Le Pen andrà certamente al ballottaggio Presidenziale.

E potremmo continuare, valutando come anche in Italia forze di stampo isolazionista e populista si contendano un elettorato ben presente e desideroso di farsi maggioranza nelle Istituzioni, e naturalmente ci riferiamo alla Lega ed al Movimento 5 Stelle.

Perchè dunque questo successo di un pensiero reazionario, aggressivo nei toni e ripiegato in una ideologia nazionalista, chiusa e asfittica? La causa prima è la Globalizzazione, soprattutto nelle sue manifestazioni più ingiuste, delle cui colpe sarebbero egualmente responsabili le forze politiche Progressiste e Conservatrici classiche; è una argomento forte che contiene anche elementi di verità, ma l’ossessiva ricerca di colpevoli Politici da maltrattare ed additare alla pubblica gogna mettono in secondo piano il fatto che il fenomeno della globalizzazione è reale esclusivamente per il Capitale, il quale, ormai quasi del tutto svincolato dalle necessità produttive di beni e servizi, e quindi libero da vincoli territoriali e dal confronto con la società reale, si sposta, potremmo dire in tempo reale, da un angolo all’altro del Pianeta alla continua ricerca di una fiscalità vantaggiosa e di manodopera a basso costo. In questo modo, il Capitale, senza radici e quindi incontrollabile, si muove vorticosamente senza generare benessere, sia in maniera diretta e cioè migliorando i salari, sia in maniera indiretta e cioè finanziando con le tasse il Welfare.

L’altra causa è la grande crisi economica che ci affligge dal 2008, una crisi dapprima finanziaria ma che, per salvaguardare la massa di ricchezza “mobile” di cui parlavamo prima, ha scaricato tutti i danni di una speculazione selvaggia sull’economia reale, letteralmente cancellando il Lavoro e le tutele che ogni Democrazia deve ai propri cittadini (sanità, istruzione, previdenza).

Purtroppo, soprattutto in Europa, con la sola eccezione della banca Centrale Europea, la risposta alla crisi è stata quella dell’austerità e quindi la progressiva contrazione dei bilanci pubblici, attraverso tagli feroci della spesa soprattutto nel campo delle tutele del Cittadino.

Ecco così che una Politica timida, esautorata dalle proprie capacità di intervento, si è assunta la responsabilità di compiere un “lavoro sporco” peggiorando drammaticamente il rapporto fiduciario dei Cittadini, i quali, fisiologicamente hanno rivolto le proprie attenzioni a nuovi movimenti che promettono soluzioni semplici a problemi complessi, e che vagheggiano un imprecisato ritorno ad un passato in cui tutti erano più felici. Per quanto di grande successo, ci troviamo di fronte ad una enorme e cinica mistificazione di una realtà difficile, in cui si sfruttano le giuste paure dei Cittadini per ottenere un facile consenso elettorale, utile nell’immediato, ma incapace di una lunga visione programmatica, anzi, tesa a proporre soluzioni esclusivamente cosmetiche, quando va bene, e potenzialmente pericolose per la Pace, quando va male.

In questa situazione di caos ed incertezza, i Socialisti di tutta Europa e del Mondo devono, urgentemente, assumersi la responsabilità di proporre una nuova Politica: una Politica di investimenti, una Politica non più nazionale ma Internazionale, una Politica che si assuma un ruolo di regolatore di una Economia ormai impazzita, una Politica di giustizia sociale, una Politica partecipata, una Politica di Pace ed inclusione.

Solo così i Trump che si aggirano nel mondo torneranno nelle osterie per liberarci finalmente degli imbonitori e dei ciarlatano che spacciano acqua zuccherata come elisir di lunga vita.