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Luca Pellegri
Commissione Nazionale Garanzia PSI

Luca Pellegri
Ma il Frontismo non è la risposta

Gli avvenimenti legati alla nascita del nuovo Governo non sono sconcertanti esclusivamente per le parole ed opere dei Leaders e comprimari della nuova Maggioranza, ma anche e soprattutto per il silenzio del tutto a-politico di tutto il mondo della Sinistra sconfitta alle ultime elezioni. Due omissioni gravi siamo già in grado di riscontrare: da una parte, l’assenza di una seria analisi del voto e di un necessario passaggio autocritico che sia di premessa ad una nuova proposta ai Cittadini Italiani, dall’altra, avere colpevolmente lasciato solo il Presidente della Repubblica di fronte ad un passaggio delicatissimo della storia della nostra Repubblica (peraltro magistralmente gestito).

Queste due gravi mancanze vanno ben oltre il cosiddetto Aventino (nel 1924 fu certo un grave errore politico, ma tragicamente motivato dall’assassinio di Matteotti) sfociando in una specie di disinteresse pigro e acefalo, inaccettabile.

Su queste scelte nichiliste si deve misurare la febbre del mondo della Sinistra, e attribuire le responsabilità.

Innanzitutto, ci appare curioso come ai due campioni dello sfascio, non si associ la “terza punta” del tridente: Matteo Renzi.

Egli dà dimissioni post-datate, e forte della propria maggioranza nei gruppi parlamentari, tiene in ostaggio tutto il PD; non fa, disfa. Non va a guardare le carte del Movimento 5 stelle (mancando di rispetto, lo ripetiamo, al Presidente della Repubblica), convoca assemblee a cui, per capriccio fa modificare l’Ordine del Giorno, squalifica in TV (da Fazio!) il lavoro del reggente Martina e pare divertirsi un mondo. Se tante battute grossolane si sono sprecate su Di Maio e Salvini, forse anche il bullismo di Renzi meriterebbe qualche attenzione.

Chi scrive ha molto rispetto del PD come forza politica, ma fino a quando, cari amici e compagni sopporterete tali umiliazioni? Per ora siete vittime del padrone, ma accade, come dimostrano molti studi di psicologia sperimentale, che con il tempo la vittima diventi complice.

Riprendetevi in mano il vostro destino, non avete da perdere che le vostre catene, avrebbe detto un noto barbuto.

E i Compagni di LeU? Ancora storditi? Si sorpassano l’un con l’altro a sinistra? Riguardano con nostalgia gli album fotografici di “quando erano Re”? Una parola, diamine!, almeno una parola.

E noi Socialisti? Residuali in Italia, ma pur sempre decisivi negli equilibri Europei, non abbiamo nulla da dire o da sussurrare?

Ebbene sta emergendo, a tentoni, l’idea di un “Fronte repubblicano”, non tanto ispirato alla Resistenza, quanto al celebre teorico del Socialismo Internazionale, Jovanotti:

“Io credo che a questo mondo /Esista solo una grande chiesa /Che passa da Che Guevara E arriva fino a madre teresa /Passando da Malcom X /Attraverso Gandhi e San Patrignano /Arriva da un prete in periferia /Che va avanti nonostante il Vaticano” (Penso Positivo in Opere Complete Ed. “Il Manifesto”)

Tutto molto suggestivo ed entusiasmante, se non per il trascurabile fatto che un potenziale nuovo elettore di Sinistra, eh sì perché servono nuovi elettori e nuovi militanti, davanti ad un accordo che vada da Alfano a Fratoianni (per tacer del Cavaliere riabilitato), dopo un comprensibile passaggio al Pronto Soccorso, comincerebbe un percorso per ottenere la cittadinanza Svedese.

Uscendo dal sarcasmo, che è comunque indice di angoscia, appare più sensato fare un appello e discutere con chi si sente legato alla storia dei Movimenti Progressisti Europei per una forza transnazionale che rilanci il progetto libertario, solidale ed egualitario per un’Europa riformata, unita, un’Europa di pace e di piena e compiuta Cittadinanza.

I Socialisti sono pronti a rinunciare ad un po’ di sovranità e ad ogni rendita, in nome di un progetto più ambizioso, serio, credibile. E voi, amici e Compagni, cosa siete disposti a fare?

Luca Pellegri
Consiglio nazionale Psi

“Il socialismo lo fanno i socialisti”

Pia LocatelliIeri, grazie all’organizzazione dell’Associazione Salvemini e di Gabriele Martinelli, si è svolto a Lucca un interessante Convegno dal titolo “Partito Socialista Europeo, crisi o rilancio?”. Alla presenza del Sindaco Tambellini (centrosinistra), dei Socialisti della Lucchesia e di tutta la Regione, sono intervenute due importanti personalità del Socialismo italiano: Pia Locatelli e Valdo Spini, Compagni che non hanno bisogno di ulteriori presentazioni.

Il Sindaco di Lucca ha aperto i lavori, ma è bene tenere in fondo al resoconto la sintesi del suo ragionamento, tutto sommato sorprendente, provenendo da un uomo certamente di centrosinistra, ma non appartenente alla tradizione Socialista.

Pia Locatelli, grazie alla sua esperienza Internazionale, ha rivolto il suo sguardo analitico verso i principali Partiti Socialisti Europei, descrivendone i cambiamenti occorsi negli ultimi vent’anni, la crisi di consensi, le scissioni e la difficoltà diffusa di interpretare i mutamenti socio-economici della contemporaneità. Pur rilevando, anche all’interno dei Partiti Socialisti, il privilegiare delle questioni Nazionali rispetto al Continente Europeo, ha voluto giustamente sottolineare che, nonostante gli ostacoli, una riforma dell’Europa in senso più politico e federale non può darsi fino a quando i Socialisti Europei non si organizzeranno seriamente in forme transnazionali.

Valdo Spini ha voluto sottolineare come i nazionalismi e l’architettura stessa dell’Europa (scarso potere legislativo dell’ Europarlamento, l’eccessivo peso del Consiglio Europeo, il non ben ponderato allargamento a 27 paesi membri) siano elementi critici di un’ Europa che è invece sempre più necessaria, soprattutto nel campo della Politica Estera e nell’obbligatorio grande piano di investimenti pubblici che sostenga ed irrobustisca la ripresa economica nel Continente, una condivisibile posizione keynesiana che trovò, negli anni ’30 attuazione nel “new Deal” di Roosevelt.

Anche in questa proposta si conviene sul ruolo promotore indispensabile del pensiero e della prassi Socialista Democratica.

Al di là dei brillanti interventi è parso di cogliere dei ragionamenti non esplicitati, ma in qualche modo ricorrenti.

Il definitivo tramonto della “questione comunista”: se in Italia un certo establishment culturale, tuttora egemone, ancora si balocca sulla beatificazione di Berlinguer e delle rimembranze di un PCI bucolico mai esistito nella realtà, in Europa il problema non si pone: sinistra=Socialismo Democratico, alle forze che lo rappresentano l’onore e l’onere di costruire un Europa ancora più libera, ancora più fraterna, ancora più eguale. Nel successo o nel fallimento del progetto sta lo sviluppo o l’involuzione del progetto Europeo.

L’esaurimento o fallimento della cosiddetta “terza via” dei Blair e degli Schroeder. Come ha ben illustrato Locatelli, vi è un recupero, non nostalgico, ma funzionale, in tutti i partiti Socialisti di Europa di una visione, potremmo dire più “classica” del Socialismo Democratico. Per intenderci, quello dei Mitterand/Delors, dei Brandt/Schmidt, dei Gonzales, dei Palme, dei Craxi. Gli attuali successi del Labour e del Partito Socialista Portoghese, vengono studiati e finalmente metabolizzati.

La necessità di Partito transnazionale: forse l’operazione più difficile, ma obbligata. Gli Stati/nazioni sono diventati troppo piccoli per il progetto Socialista e Democratico.

Come accennato all’inizio, in questo breve resoconto, ci teniamo per ultimo il senso dell’intervento del sindaco di Lucca Alessandro Tambellini, uomo di centrosinistra, come si è detto, ma non Socialista; ebbene, il Sindaco dopo una lucida analisi della recente gravissima sconfitta della Sinistra in Italia, ha fatto trapelare un messaggio che ci è parso di cogliere.

“Negli ultimi vent’anni, nelle sue varie declinazioni, il centrosinistra ha provato a fare politiche Socialiste e democratiche, ma ormai è evidente che il Socialismo, nella teoria e nella prassi, lo conoscono e lo sanno fare solo i Socialisti, bisogna prenderne atto”.

Interessante, no? Che fare, quindi?

Luca Pellegri

 

Luca Pellegri
Giovinezza, giovinezza

E’ di queste ore uno scambio di messaggi tra il Direttore Mauro Del Bue e giovani Compagne e Compagni dirigenti del PSI. Oltre al fatto che questo scambio pare nascere più da una equivoca interpretazione di un post su Facebook del Compagno Del Bue, non mi avventuro in giudizi. In qualità di esodato della Politica (vecchio tra i giovani, giovane tra i vecchi), mi resta la testimonianza di una militanza che fu e che è reiniziata un paio di anni fa.

Entrato nella FGS nel 1986 (16 anni), ne divenni Segretario di federazione a 18 e Segretario regionale nel 1990. Fin qui tutto bene, a parte un epico scontro con Bettino Craxi, che, volendo legiferare sulla Droga su ispirazione del fondatore di San Patrignano Vincenzo Muccioli, ordinò alla FGS di raccogliere le firme per sostenere le nuove norme anti-stupefacenti. Raccoglievamo le firme insieme ai ragazzi di San Patrignano e accadde questo: uno di loro mi chiamò di nascosto e mi chiese una sigaretta con aria cospiratrice. Stupito, nel porgergli la bionda (una Lucky strike senza filtro) gli chiesi conto dell’aria clandestina: “Vedi”, mi disse “ ci sono concesse 5 sigarette al giorno, altrimenti veniamo puniti”. Stupito e scandalizzato approfondii il discorso e si aprì il vaso di Pandora di soperchierie, regime carcerario, punizioni persino corporali, settarismo e plagio a cui erano sottoposti ragazze e ragazzi che dovevano liberarsi della maledetta Eroina. Dopo quell’agnizione, comunicai il mio rifiuto di collaborare ulteriormente ad una legge non condivisibile nel merito e nel metodo. Il prezzo che pagai fu tutto sommato modesto e cioè un terribile cazziatone di Craxi al telefono (i contenuti sono irriferibili); a Bobo, anche lui su posizioni libertarie ed antiproibizioniste, andò pure peggio, visto che fu mandato a fare il marmittone.

Fin qui tutto bene, dicevo. Nel 1993, in piena tragedia, fui eletto Segretario del PSI di Forlì (23 anni) per due ragioni: la stima dei Compagni ed il fatto che nessuno ambiva a quel ruolo: ancora non so quale fosse la ragione predominante.

Cominciò ad andare meno bene. Tre settimane di Guardia di Finanza al Partito, 8 ore al giorno, 5 giorni su sette sempre in mia presenza. Piccola nota surreale: un giorno, il Maresciallo mi chiede “ma lei perché è sempre qua?” “ E’ mio dovere, sono il segretario del Partito” (lo sguardo dell’investigatore si illumina) “Ah! E quando è stato assunto?”. Le ore seguenti dovetti tenere una lezione sul fatto che il Segretario di un Partito non viene “assunto” ma “eletto” con esibizione del verbale Congressuale. Dopo tre settimane estenuanti, ci fu fatto un verbale di 400.000 Lire, non ricordo per quale irregolarità formale, con la seguente spiegazione: “Sapete, siamo stati tre settimane qui, qualcosa dovevamo pur contestare”. Naturalmente cercavano ben altro, un altro che semplicemente non esisteva, come il mitico tesoro di Craxi che gli consentiva una vita da Sardanapalo ad Hammamet.

Le cose peggiorano. Nel 1994 Elezioni Amministrative e Politiche, per la prima volta con l’elezione diretta del Sindaco. Ci accordiamo come coalizione di centro-sinistra chiedendo al PDS una rosa di nomi su cui discutere per un approccio al nuovo sistema realmente unitario. Il Segretario del PDS è molto disponibile ma, purtroppo muore ancor giovane in un terribile incidente stradale al rientro di una riunione di Partito (Ciao Davide). Siamo in pre-campagna elettorale e arriva il Commissario del PDS. La rosa dei nomi viene buttata nel cestino, a noi alleati viene dato un nome secco, mi ribello, faccio interviste, scrivo articoli, il PSI è compatto con me. Alla riunione decisiva, ripropongo il problema della collegialità ed il Commissario del PDS, interrompendomi, dice “Pellegri mi hai rotto i coglioni, voi Socialisti dovete stare molto attenti, ché un Esposto in Procura arriva in un attimo”. Gelo degli astanti, terrore mio. Con vergogna (che resiste nel tempo), mi piego.

Nel frattempo, telefono sotto controllo, l’immancabile “Socialista ladro” davanti al mio portone ed altre prelibatezze. Gli unici che ci tendono una mano sono i Popolari con cui facciamo la lista: 6%, 5 consiglieri, ma, per il gioco delle preferenze nessun Socialista. Avrei dovuto candidarmi io, per tante ragioni scelsi di non farlo, sbagliai. Riuscimmo però a mettere un Socialista in giunta.

Completamente svuotato, terrorizzato (24 anni), umiliato oltre il ragionevole, mi dimetto irrevocabilmente e mi ritiro completamente dalla vita pubblica. Chiudo tutti i contatti (la nascente FI e il PDS mi corteggiavano, gli uni perché avevano bisogno di ceto politico, gli altri perché ero da loro battezzato non-Craxiano), e mi rifugio in sala operatoria, in Clinica Chirurgica a Bologna, dove ero Allievo interno. Poi la malattia mia, i problemi di mio padre che lo porteranno alla morte per una malattia degenerativa ed altre cose che qui non hanno alcun interesse, mi conducono ad una sorta di eremitaggio fino all’inizio del 2016.

Questa è la storia di un ex-giovane del PSI: c’è una morale nel racconto? Non lo so. C’è un messaggio? Non lo so.

E’ una testimonianza, piuttosto intima e dolorosa, che mi sento di regalare a Compagne e Compagni dai 18 ai 99 anni.  Fatene quel che volete. Un abbraccio fraterno a tutti

Luca Pellegri
Una giornata Socialista a Livorno

Sabato 24 Marzo, a Livorno, si è tenuta un assemblea di Socialisti, autoconvocata e aperta per un confronto ad ampio raggio sulle prospettive culturali, ideali e politiche del movimento Socialista nella realtà odierna ed alla luce della recente disfatta elettorale del campo della Sinistra alla elezioni Politiche.

Oltre 200 Compagne e Compagni provenienti da tutta Italia, tra iscritti al PSI, esponenti di associazioni e Fondazioni di ispirazione Socialista, si sono ritrovati attraverso il passaparola sui Social-Network, per discutere insieme sul presente e sul possibile futuro del pensiero e dell’azione nella nostra Società del movimento Socialista. Un dibattito molto partecipato, oltre 40 interventi, introdotti da Massimo Bianchi (ex vice Sindaco di Livorno) e da Dario Allamano del “Gruppo di Volpedo”. Nonostante l’elevato numero di interventi, sono sembrate emergere delle direttrici comuni, non scontate e soprattutto non ripiegate nella pericolosa china della nostalgia e del reducismo.

A fronte di una sincera capacità autocritica è emersa una necessità di ripensamento culturale, organizzativo e politico di tutte le forze che occupano il sempre più ristretto spicchio a Sinistra degli Emicicli Parlamentari. Forte si avverte la necessità di aprire la forma Partito ad istanze di cui sono portatori territori, il mondo del Terzo settore, della cooperazione, delle nuove forme di lavoro precarizzato e, spesso, sottopagato. Grande importanza si è data ad una nuova conoscenza delle realtà periferiche, del vissuto quotidiano, al fine di comprendere e dare risposte concrete verso una Società sempre più atomizzata, dispersa e non ancora in grado di costituire una massa critica di rappresentanza di legittime istanze.

In parte quindi una specie di ritorno alle origini, non percepito in chiave nostalgica, bensì come efficace strumento per avvicinare alla vita pubblica chi ne è escluso, dando loro parola, voto, strumenti per incidere nella vita politica del Paese.

Nei confronti del PSI, a differenza di chi ne paventava i rischi, le posizioni critiche sono parse legittime, costruttive e, fondamentalmente, identiche a quelle rivolte a tutte le forze dal PD a LEU e cioè di avere smarrito il legame di stretta interdipendenza tra Partiti classici e Cittadini.

“Aprire porte e finestre”, “mescolarsi”, “abbattere gli steccati” all’interno del mondo della Sinistra: queste sono le parole d’ordine risuonate, e, chiaramente, essendo state espresse da un’assemblea Socialista, interrogano e spronano soprattutto il nostro PSI a prendere una iniziativa che vada in direzione di una nuova prospettiva, politica certamente, ma anche culturale e formativa di una nuova generazione di Socialisti.

Ha chiuso i lavori Aldo Potenza. Turi Lombardo ha invece sottoposto all’approvazione dell’assemblea la votazione di due Documenti, uno più di indirizzo generale, l’altro più operativo che, contenendo dei discutibili e fraintendibili riferimenti ad un nuovo soggetto politico di ispirazione socialista, è stato “congelato” per le numerose e comprensibili obiezioni mosse dalla platea. I presenti che hanno partecipato al voto sul primo documento lo hanno approvato, con una astensione

Luca Pellegri
Un Macron al lampredotto

Le coalizioni sono fatte, le candidature presentate, può iniziare lo show della Campagna Elettorale e cioè quella realtà parallela in cui viene prospettato ai Cittadini una specie di giardino dell’Eden in cui l’Italia è in grado di spendere 80 miliardi di Euro per il benessere dei suoi concittadini: pensione a 40 anni, tasse al 10%, bonus night club e lap dance, abolizione per decreto di malattie e morte.
Tutto normale nel Belpaese, già visto e già sentito, ma qualche novità c’è. Il sistematico avvelenamento dei pozzi della Politica che risale al primo avvento di Re Silvio, ha definitivamente contagiato tutto lo spettro del pensiero politico dai Trotzkisti a Casapound. Per far un esempio, solo apparentemente piccolo, quasi tutti i simboli presenti sulla scheda elettorale sparano il nome del Leader, il taumaturgo, lo sciamano, l’essere metafisico in grado di sanare tutte le ferite del Paese con la sola evocazione del proprio nome. Così abbiamo Meloni, Salvini, Berlusconi,Di Maio, Lorenzin, Bonino, Grasso. Wow!

Due sono le eccezioni: il PD e la lista “Insieme” alleanza politica tra Socialisti, Verdi, Civici.

Quella di “Insieme” di non mettere nomi è una scelta precisa, un indizio, si potrebbe dire, che vuole significare una Politica condivisa, il senso della complessità, la necessità di fare una comunità larga senza servi né padroni.

Poi c’è il PD che, come ognuno può vedere, non necessita di mettere la firma sul simbolo, dal momento che ha un padrone implicito: Matteo Renzi, il garbato, dialogante, inclusivo Segretario del Partito. Verificata la attuale malaparata nei sondaggi, tra scissioni un po’sfiatate ed epurazioni in sede di compilazioni delle liste elettorali, ha avuto una idea meravigliosa: un partito gassoso, padronale, senza passato a disposto a qualsiasi futuro. Siccome pareva inelegante definirsi “Forza Italia vent’anni dopo”, ecco che provvidenzialmente, appena sfornato e croccante come una baguette, arriva il nuovo modello: Macron, l’uomo che è riuscito nel miracolo di diventare Presidente della Repubblica Francese con il 30 % dei consensi e spinto alla Presidenza dal ballottaggio contro l’oggettivamente invotabile Le Pen. Tosto, il Renzi è volato all’Eliseo per un corso accellerato di Bonapartismo e Grandeur, ricavandone preziosi insegnamenti tra cui la misurazione del tasso di fedeltà al capo come esclusivo metro di valutazione, la piena disponibilità ad assecondare qualsiasi vento porti al Governo del Paese e la confortante sensazione di essere indispensabile per “le magnifiche sorti e progressive” dell’Italia. Peccato che a differenza del Macron originale, vera e dirompente novità del panorama politico Francese, il Renzi incappi in Italia nel Maestro, nel vero, unico ed inimitabile fondatore del Nulla e cioè il Silvio, con il quale, in qualche modo dovrà venire a patti.

Ecco, noi Socialisti di “Insieme” abbiamo liberamente accettato l’alleanza con il PD, convinti che fosse una grande forza in grado di unire ed equilibrare tutte le tradizioni e le aspirazioni del Centro sinistra Italiano. Se, il 5 marzo, ci ritroveremo di fronte una specie di “En marche” al sapor di lampredotto (che pure amiamo sul piano gastronomico), beh, ci sarà molto da discutere.

Luca Pellegri
Consiglio Nazionale Psi

Luca Pellegri
E se è una femmina si chiamerà… Futura

La novità della Settimana è la scelta – dopo il Congresso di Radicali Italiani – di dare vita insieme al PSI, Verdi e, forse, con il mondo che in qualche modo si richiama a Giuliano Pisapia, ad un progetto politico che sfoci in una Lista autonoma alle prossime Elezioni Politiche, nel campo del centro-sinistra.

Non si tratta di un’ammucchiata caotica e divergente costruita per raccogliere voti per poi, ad urne chiuse, dimenticarsi della responsabilità della rappresentanza. Si parte, invece, da un terreno comune, storico e culturale, per dare voce a chi percepisce un vuoto nel panorama politico Italiano nei territori della Sinistra di governo, e che negli ultimi anni è stato quasi costretto a votare “il meno peggio” o, addirittura, ad astenersi.

Il terreno comune è quello dei Diritti Civili che da sempre si devono accompagnare ai Diritti Sociali; un Pensiero Ecologico moderno – che vede nella nella sostenibilità ambientale una grande chance di progresso economico, coesione sociale, sviluppo di una nuova visione industriale – e un Civismo diffuso attento al proprio campanile, ma mai campanilistico.

Infine, fortemente legato all’idea di uno sviluppo dell’Europa in senso federalista, più politica che contabile, più solidale che sovranista, più protagonista in un Mondo rimpicciolito, in cui solo le grandi potenze hanno reali possibilità di costruire benessere e sicurezza per i Cittadini e di redistribuire le ricchezze che i nuovi soggetti economici globalizzati accumulano e sequestrano; soggetti economici slegati dai territori e spesso dall’Economia reale, ormai astratti, quasi metafisici.

Un Europa che investe in ricerca, tecnologia e sviluppo immettendo nel sistema una mole di risorse che nessun Stato-Nazione oggi è in grado di sostenere e, all’interno di un quadro Continentale più vasto, un’ Italia che protegge e cura il proprio meraviglioso e fragile Territorio, che esalta il proprio patrimonio di Bellezza, che fa programmazione industriale guardando al futuro privilegiando una manifattura ad altissimo valore aggiunto, in grado di creare un’ Occupazione qualificata e stabile.

Per meglio capirsi l’Italia, più che produrre automobili, deve produrre i robot che sostituiranno gli operai di linea, produrre sistemi di irrigazione a basso consumo e basso impatto ambientale, fare nuovi brevetti e poi vendere la propria opera nel Mondo. L’Italia ha questa vocazione da sempre ed è ora di riportarla in auge e farne Sistema.

Quando, negli ultimi due anni, si è pensato, elaborato, lavorato per riunire le culture Socialiste, Radicali, Ambientaliste in un unico progetto politico, a chi scrive queste righe – nel gioco delle libere associazioni, di derivazione psicoanalitica – è emersa inconsciamente una definizione: “serietà Repubblicana”. Una definizione, in ultima analisi, un po’ amara che deriva dalla percezione di un’ assenza, di un desiderio irrisolto, ma anche di una speranza.

Nella comoda e, un po’ ipocrita, sentenza di morte di tutte le ideologie, abbiamo assistito ad un progressivo svuotamento di contenuti e di capacità di avere uno sguardo lungo in Italia, in Europa, nel Mondo, prova ne siano i circa 600 cambi di casacca Parlamentare in questa Legislatura.

Il mondo post-ideologico non è stato riempito di idee e di ideali, si è dato per scontato quello che non lo è per definizione, la Democrazia e la Pace. Si è cercato di curare i malanni della Società contemporanea con i cerotti, piuttosto che intraprendere un piano terapeutico, più faticoso e ambizioso, certo, ma in grado di curare e guarire; si sono preferiti i bonus piuttosto che affrontare la struttura di un turbocapitalismo nichilista e distruttivo, che tanto ricorda i “robber barons” di fine Ottocento, che nel caotico sviluppo della rivoluzione industriale portarono alla Grande Depressione del 1929 ed alle tragedie assolutiste che ne derivarono.

La proposta Socialista, Radicale, Ambientalista non ha la presunzione di cambiare da sola il Mondo, ma quella di fare un passo in avanti, sì.

Luca Pellegri

“E chissà come sarà lui domani
Su quali strade camminerà
Cosa avrà nelle sue mani, le sue mani
Si muoverà e potrà volare
Nuoterà su una stella
Come sei bella
E se è una femmina si chiamerà Futura”

(Lucio Dalla, Futura, 1980)

Chi ha paura di Pisapia?

Assistiamo negli ultimi giorni, con stupore e rammarico,ad un’ escalation di attacchi nei confronti di Giuliano Pisapia e del suo tentativo di federare in autonomia ed unità una Sinistra di governo che non si riconosce più nel PD, pur considerandolo un interlocutore obbligato. La grossolanità dell’ultima polemica scatenatasi sulla foto che lo ritrae insieme alla Sottosegretaria Boschi, ha raschiato, se possibile, il fondo della decenza del dibattito politico.

Cosa ha fatto dunque di male Pisapia? Si propone come federatore e non come monarca dal pugno di ferro, evidentemente un peccato mortale in un periodo di riflusso in cui si cercano figure carismatiche che rispondano al motto “Ghe pensi mi”.

E’ programmaticamente aperto al dialogo con tutte le forze progressiste, in tempi in cui le seduzioni identitarie ed elitistiche trovano nuova linfa; altro peccato mortale.

Ha l’ambizione di ricostruire un centro sinistra credibile di governo, inclusivo ed autorevole, in un periodo in cui una parte della Sinistra si rifugia in stereotipi scambiati per tradizioni, in rancori spacciati per linea politica, in una antica vocazione egemonica e discriminatoria, all’insegna del celebre motto Dalemiano “Capotavola è dove mi siedo io”.

Questo si imputa a Pisapia: il tentativo di unire e di dare una forma dignitosa ad una Sinistra che, ad oggi, risulta soccombente sul piano elettorale.

Naturalmente, come da tradizione, gli attacchi, sempre più virulenti e tendenti a richiamare la vecchia usanza medievale di “impiccare in effigie”, vengono tutti da una Sinistra di duri e puri, impermeabili alla contemporaneità, indisponibili a mettere in discussione il candore delle proprie anime per quisquilie quali sono salvare il Paese dall’avanzata delle Destre, l’antieuropeismo montante, il declino sociale e culturale del Paese.

E se invece fosse solo paura? Paura di chi ha l’ambizione di governare mettendo al centro l’Europa solidale, l’immensa questione sociale, i diritti, l’emergenza ambientale? Paura di dovere dismettere il riflesso condizionato di essere solo “contro” ed invece scegliere di sporcarsi le mani con una realtà aspra e foriera di insidie e di pericoli?

La strada che ha scelto Pisapia, pur nel nobile solco della tradizione Riformista italiana, è tutta da costruire, velocemente ma senza fretta. Basta con i processi alle intenzioni, soprattutto quando certe intenzioni sono del tutto inventate.

Prima si dialoga, poi si giudica.

Luca Pellegri

Caro Pisapia, ti scrivo

Caro Giuliano Pisapia,

Ti scrivo queste righe per capire, riflettere, eventualmente agire.

Capire innanzitutto se il tuo ragionare sta maturando in direzione di una discesa nell’agone Politico per rafforzare un Centro-Sinistra pallido e disorientato.

Riflettere sul fatto che la scissione dei Demoprogressisti si regge su un ossimoro- alleati del PD ma mai alleati di Renzi- e sul sottile, quanto consueto nell’universo della Sinistra, ricatto morale fondato sul purismo e l’ortodossia. Contraddizioni, a ben guardare, che segnalano un vuoto politico, quello dell’arcipelago della Sinistra riformatrice, Europea, razionalmente Ambientalista.

Caro Giuliano,

Lo vedi questo mondo, lo percepisci?

Comprendi che in te, in molti ambienti, si intravvede la figura del Federatore?

Davvero ci dobbiamo rassegnare alla riproposizione della minestra sciapa delle larghe intese ed alla banalizzazione del discorso politico sull’avvenire del nostro Paese fondato sulle schermaglie di quattro leaders il cui principale scopo è egemonizzare il Parlamento, soffocando ogni possibilità di pluralismo?

Pensi anche tu che il recente fenomeno dell’astensionismo di Sinistra sia stupefacente oltre che grave?

Non credi che il disagio sociale, il governo dei fenomeni migratori, i nuovi necessari diritti abbiano bisogno di uno sguardo lungo verso un Europa unita e Politica che vada oltre quella burocratica e tecnocratica attuale, dal momento che nessuno Stato-Nazione può realisticamente pensare di essere autosufficiente?

Non pensi, infine, che i Cittadini italiani, dopo tanti sacrifici, meritino una ragionevole speranza per la quale valga la pena di tornare ad occuparsi della Cosa Pubblica?

Caro Giuliano, nessuno vuole pasticci frettolosi, ma una certa velocità sì, per confrontarsi, per costruire credibilità, per porre al PD un’offerta alternativa alla deriva delle Grosse Coalizioni sbilanciate verso Destra.

La cultura, il pensiero, il Partito Socialista hanno una grande predisposizione all’ascolto, una peculiare apertura alle novità, una profonda disponibilità al ragionamento ed una storica capacità a trasformare il pensiero in realtà. Sono elementi sufficienti per un incontro?

Ti saluto fraternamente

Luca

Riflessione sulla crisi del Socialismo Democratico in Europa

E’ possibile individuare due grandi linee di frattura che, negli ultimi vent’anni hanno allontanato l Sinistra riformista dal suo Popolo:
In primo luogo,il patto di non ingerenza tra Politica e Capitale. Ben oltre i confini posti dal pensiero Liberale, la cessione di sovranità al Capitale da parte delle forze Riformiste in cambio di consenso politico, ne ha determinato dapprima la trasformazione in senso prevalentemente finanziario, liberandosi così da lacci e lacciuoli, e quindi la fuga per il Mondo alla ricerca di una Fiscalità di vantaggio. L’Europa della libera circolazione dei Capitali non ha provveduto a dotarsi di una sovrastruttura politica di controllo e di mediazione delle inevitabili sperequazioni e diseguaglianze. Gli effetti di ciò, esplosi con la grande crisi del 2008, hanno messo in crisi, ed a volte avvelenato, il rapporto tra Sinistra e popolo, creando nuovi pericolosi fenomeni sia in senso regressivo (populismi, sovranismi, nuovi fascismi) sia in senso massimalista (una Sinistra estrema, sterile, che pretende di opporsi ai nuovi Reazionari usando gli stessi argomenti).
Viene poi la Sindrome di appagamento. Conclusosi in Europa il lungo ciclo di riforme, iniziato negli anni ’60, all’insegna del mutualismo, dello Stato Sociale, della dialettica virtuosa tra Capitale e Lavoro, la Sinistra Socialista e Democratica si è come seduta. Ha commesso l’errore storico di considerare irrevocabili i Diritti acquisiti ed ha pensato che lo sviluppo ed il progresso fossero ormai come gemelli siamesi, inscindibili. Così non è, e la cronaca provvede a dimostralo quotidianamente.

Nessuno può pensare che esistano soluzioni semplici a problemi complessi, ma, anche alla luce dell’instabilità Globale, sull’orlo di una spaventosa escalation bellica, non si può non riflettere sul fatto che la Socialdemocrazia, messa all’angolo, debba reagire e rilanciare soprattutto su un Europa Politica unita nella triade di Libertà, Fraternità, Uguaglianza. Una grande Europa di 400 milioni di Cittadini che pretendano pace, prosperità ed obbiettivi comuni da raggiungere. Per questo oggi guardiamo con apprensione le Elezioni in Francia, le stesse che avremo per le Elezioni in Germania e, nel 2018, in Italia.

Luca Pellegri

Luca Pellegri
Il PSI è il secondo Partito della sinistra Italiana

Il titolo è vero, ma non vuole suscitare festeggiamenti, bensì una riflessione.

Il titolo corrisponde a verità perché il PSI, con “soli” 19000 iscritti, risulta dopo il PD il secondo Partito della sinistra classica come numero di tesserati-militanti.

Il titolo è vero poiché la congruità del tesseramento è stata sottoposta alla Magistratura Civile, ed è costantemente verificata da Avvocati e Notai (anche questo è strano ma vero: due Avvocati ed un Notaio partecipano alle riunioni della Segreteria).

Dovremo quindi ringraziare per questa certificazione chi ha fatto causa al Partito?

Naturalmente no; chi è ricorso alla Magistratura ha messo in mora la vita quotidiana del PSI, costringe ad un Congresso Straordinario, e, soprattutto, ha dimostrato una scarsa dimestichezza con la quotidianità di un Partito che non fa le tessere a Roma (meno del 5% del totale), ma nei Comuni, nelle Federazioni, nelle Regioni. Si voleva mettere in difficoltà la Segreteria Nazionale- e il motivo continua a sfuggire-, mentre si è ottenuto il risultato di mettere in discussione il quotidiano e faticoso lavoro sul territorio per mantenere vivo il Socialismo Italiano. Complimenti vivissimi!

Il Congresso straordinario, dunque: anche se imposto dalla necessità, resta comunque una grande occasione di incontro e confronto in un anno particolarmente delicato, un anno elettorale in Europa ed in Italia, in un contesto di turbolenze internazionali.

Un Congresso, si augura, ricco di contenuti politici, non di un assalto allo scarno buffet degli incarichi di Partito, aperto ai contributi di realtà autonome e vicine alla tradizione Socialista, non a primarie nebbiose a due Euro al voto.

Un Congresso che parli di presente e futuro e non di nostalgie reduciste e di “C’era una volta…”.

Al Congresso vorremmo sentire le declinazioni del concetto di Europa, la testarda volontà di contribuire al governo dei mutamenti epocali che la realtà ci sottopone. Vorremmo dissolvere l’equivoco che vuole mistificare una alleanza obbligata e necessaria con il PD rappresentandola come una fusione opaca, nel momento in in cui 19000 Compagne e Compagni aderendo al PSI ne sanciscono la sua sopravvivenza e la sua autonomia.

Al Congresso vorremmo spiegare come le battaglie ambientaliste possono portare ad una profonda ristrutturazione dell’economia reale, generando una nuova prosperità.

Si scriveva prima che non c’è da brindare; il PSI è ancora piccolo, scientificamente ostracizzato dai mezzi di comunicazione, addirittura sabotato anche al suo interno, spesso per ingenuità ma senza tacere una piccola dose di malafede. Tuttavia il PSI ha il dovere di non deprimersi, deve andare avanti, non fosse altro per il rispetto di quei 19000 cittadini che qualcuno si è permesso di sospettare che non esistessero.

Benvenuti al Congresso straordinario!