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Luca Pellegri
Commissione Nazionale Garanzia PSI

Luca Pellegri
Un Congresso in ascolto

E dunque, Congresso sarà. L’organo sovrano del partito tornerà a riunirsi per stabilire la linea politica, programmatica ed organizzativa del futuro della comunità dei Socialisti italiani.

È importante sottolineare che la data del 29 Marzo segnerà la sintesi di un percorso lungo, di fatto già iniziato durante il Consiglio Nazionale del 17 Novembre scorso con la convocazione del Congresso.

Un viaggio quindi, che inizierà nelle Federazioni, continuerà nelle Regioni e culminerà nell’appuntamento nazionale.

È molto importante sottolineare questa scansione di eventi dal momento che, fattivamente, risponde all’esigenza di inclusione di Compagne e Compagni che vogliono dare un contributo alla ricostruzione di una forza unitaria Socialista sotto le insegne del partito Socialista Europeo e dell’Internazionale.

Un Socialismo necessario, dunque, all’interno di un quadro internazionale instabile in cui riemergono fantasmi che credevamo definitivamente sconfitti ed in cui dominano, purtroppo anche nel nostro Paese, classi dirigenti di sonnambuli. Disuguaglianze ormai insostenibili, conflitti aspri, popoli senza terra in continua migrazione, cicli economici sempre più rapidi e spesso distruttivi rappresentano una miscela instabile e pericolosa, da governare e risolvere pacificamente con spirito di solidarietà e di fraternità.

La piena consapevolezza delle difficoltà oggettive del periodo che stiamo attraversando ci impongono, in quanto militanti, di offrire un contributo collettivo di analisi e proposte, facendo mettere temporaneamente tra parentesi assetti e gerarchie.

Per questa ragione è importante dare piena agibilità politica ai territori, aprire le porte delle Federazioni a Compagne e Compagni; ancora più importante è che chi ha oneri ed onori di appartenere al gruppo dirigente del PSI di spogliarsi Francescanamente dei propri abiti e di mettersi in ascolto di chi, più di altri, vive la realtà quotidiana delle città, dei borghi, delle campagne, dei monti. Solo così questi mesi che ci separano da fine marzo saranno credibili, autorevoli, fecondi.

Prima la Politica, prima i Programmi; gli esecutori verranno di conseguenza.

Si sente parlare di nuovo Midas, tappa cruciale del nostro Partito. Chi scrive queste righe è convinto di ritrovare analogie più funzionali e suggestive con il Congresso di fondazione del 1892.

Care Compagne e Compagni, a voi la parola

Luca Pellegri

Luca Pellegri
Concretezza Socialista

Il Segretario Provinciale del PSI di Caserta Francesco Brancaccio apre le sue porte di casa al Sindaco di Riace Mimmo Lucano, a cui sono stati revocati gli arresti domiciliari, sostituiti dal divieto di dimora nel suo paese: una specie di confino. Già il GIP aveva demolito gran parte dell’impianto accusatorio, evidenziando come talune forzature del Sindaco, pur perseguibili, non avessero recato alcun vantaggio indebito allo stesso Lucano.

I Socialisti apprezzano il modello di integrazione di Riace, e, pur con il massimo rispetto per la Magistratura, sono solidali con il Sindaco.

Il gesto del Compagno Brancaccio può apparire solo una provocazione ma, in realtà, Francesco ha disponibilità di locali per ospitare e la competenza politica e territoriale per far conoscere a Mimmo Lucano realtà complesse sul tema dell’integrazione come Castelvolturno.

Questo è il Socialismo che resiste e che agisce. Grazie Francesco e grazie a Mimmo Lucano, eretici e corsari.

Luca Pellegri

Pedrelli, la politica ridotta a operazione di marketing

pedrelli

Enrico Maria Pedrelli, 21 anni, di Cesena, o, meglio, di Montiano, è il candidato unitario per il difficile ed entusiasmante ruolo di Segretario Nazionale della FGS, nel Congresso che si terrà a Roma dal 19 al 21 ottobre prossimo. Studi Classici alle spalle, studente alla Facoltà di Giurisprudenza di Bologna, è anche diplomato in Tromba al Conservatorio “Bruno Maderna” di Cesena. Con grande piacere lo intervistiamo per le pagine dell’“ Avanti!”

Enrico, 21 anni e socialista italiano, perché?
Ho respirato socialismo in casa, mio padre, mio nonno socialisti. Ricordo fin da piccolo su una parete di casa il celebre quadro di Pelizza da Volpedo “Il quarto stato” che guardavo cercando di dare un nome a quelle donne e quegli uomini in marcia. È ovvio che abbia sviluppato una forte sensibilità di sinistra, dapprima vaga, e poi, attraverso letture importanti come l’epistolario di Sandro Pertini sono approdato al socialismo italiano. Devo dire che anche gli studi peculiari del Liceo Classico ed il confronto con i compagni di scuola portavano quasi naturalmente all’impegno politico. Così a 15 anni decido di iscrivermi alla FGS di Cesena per fare attività politica.

Noi socialisti siamo un mondo, con una lunga storia e molte sfumature. Tu, che socialista sei?
Direi autonomista, prima di tutto, e umanista. Autonomista perché credo fermamente che le varie sfaccettature del movimento socialista internazionale abbiano una forte dignità di pensiero sia storicamente che filosoficamente, umanista perché il centro di ogni riflessione deve essere l’uomo, le sue relazioni con gli altri, con l’ambiente che lo circonda ed anche con le sue angosce e difficoltà. Credo inoltre che il nostro socialismo sia una declinazione storica del pensiero cristiano; per dirla con Max Weber “Prega cristiano, agisci socialista”

Ci racconti un aneddoto dei primi anni di militanza socialista?
Ricordo, ad esempio, quando le “Sentinelle in piedi” manifestarono a Cesena contro la legge Scalfarotto sull’omofobia. Nel mondo giovanile della sinistra c’era voglia di una manifestazione contro di loro. È evidente che la mia sensibilità e convincimenti fossero in contrasto con quelli delle “sentinelle”, ma queste persone non facevano altro che stare in piedi immobili con un libro in mano. Piuttosto di fare una contromanifestazione, agitando bandiere, slogan ed urlare “fascisti, fascisti” preferii organizzare un dibattito sulla questione nella sede del Partito per approfondire l’argomento. Andò molto bene con molti under 20 che parteciparono attivamente. Fu un successo

Domanda secca, la politica oggi?
Purtroppo è ridotta a marketing, a cercare di vendere un prodotto ad un pubblico parcellizzato con pochissime certezze e sovrastimolato. Quando Bauman parlava di “società liquida” non solo teorizzava ma osservava una realtà concreta. Non sono certamente un Luddista, ma la rivoluzione tecnologica, oltre ad indubbi benefici, ha come effetto collaterale quello di separare le persone, identificandole come target commerciale, in base a quella che io chiamo la “religione dell’algoritmo” di cui la casta dei programmatori è il sommo sacerdote. Io penso invece che la politica debba ritrovare solidità nel confronto diretto con le realtà territoriali, sociali, sindacali ed anche religiose; la Politica deve essere di carne ed ossa e deve essere prossima alle persone ed al Popolo, soprattutto a coloro che sono in maggiore difficoltà. La società sta mutando in tempi rapidissimi e noi dobbiamo comprendere e governare questi cambiamenti. Il pensiero socialista ha, tutt’ora, gli strumenti culturali e la vocazione a compiere quest’opera, a patto che vengano superati vecchi schemi, autoreferenziali, al riparo in qualche palazzo. Bisogna esserci nel reale senza timori e costruire insieme dei progetti plausibili. Altrimenti la politica si estinguerà schiacciata dal peso del neo-capitalismo tecnologico che tutto tende ad omologare. Non mi vergogno a dire che esiste anche un sano populismo.

La tua mozione, che presto leggeremo si intitola “Nel tempo di Giano”, perché?
Giano è il dio bifronte che guarda in due direzioni opposte. Penso che il Giano di oggi sia la rivoluzione tecnologica che permea di se le nostre esistenze. In che direzione sta guardando Giano oggi? Verso l’Uomo che dovrebbe servire o solo verso il mostruoso e nichilistico profitto? Noi giovani Socialisti vogliamo cercare di capirlo e, nel caso, di correggerlo.

E’ un bell’impegno; credi che i Socialisti Italiani possano risolvere il problema?
No. Una delle cose migliori del pensiero Socialista è che è Internazionale ed Universale. Certamente i Socialisti Italiani possono portare importanti contributi, ma ragionare in termini Universali, Internazionali, Europei è un passo necessario ed imprescindibile da compiere. Di fronte ad una sfida globale, ci vuole un movimento globale.

In bocca al lupo, Enrico, siamo tutti con la Fgs e con te
I miei “in bocca al lupo” vanno a tutte le Compagne e Compagni con i quali camminiamo insieme, naturalmente “Avanti!”

Luca Pellegri

Luca Pellegri
Comunità, identità. Unità?

Ci sia consentita una breve riflessione ed un auspicio fondato sulla bella Festa dell’“Avanti!” a Caserta lo scorso fine settimana.

Grazie all’ostinazione ed all’impegno dei compagni Casertani, di Mauro Del Bue e del PSI abbiamo vissuto tre giorni certamente pieni di dibattiti politici, ma soprattutto un momento di incontro reale, direi fisico, della comunità socialista, dal Piemonte alla Sicilia, senza mediazioni telefoniche, virtuali, “Social media”.

Ora, è proverbiale la litigiosità intrinseca del socialista medio, tanto da farsi maniera e caricatura, che pur essendo una deformazione, nasce sempre da un principio di verità. Ne siamo perfettamente consapevoli. Eppure la festa è stata davvero Festa; senza ipocrisia ma in maniera spontanea, nelle coscienze delle compagne e compagni ha prevalso lo spirito di fratellanza.

Questo clima che tutti ha avvolto si è basato, molto probabilmente su due evidenze immediate ed inconfutabili: siamo una Comunità reale fondata su un’Identità molto forte, storica, culturale, politica.

Questa evidenza è rafforzata, per contrasto, nell’osservare lo smarrimento, e di questa osservazione nessuno ce ne voglia, degli amici e compagni del PD, palesemente afflitti da una profonda e forse irreversibile crisi di identità tanto da apparire come una foto completamente sfuocata e “mossa”. Questa crisi identitaria inevitabilmente pesa e rende più laschi i vincoli di Comunità.

Da aggiungere che in molte parti d’Italia, compagni che si richiamano con forza all’identità socialista lavorano e si sacrificano come matti per creare occasioni di incontro reale, spinti soprattutto da una necessità interiore a mantenere solida, e lo riscriviamo per sottolineare il concetto, la propria identità socialista.

Chi scrive queste righe ritiene, con molta umiltà, di aver compreso questo meccanismo virtuoso: il mio ritorno alla militanza attiva dopo tanti anni è certamente legato alla necessità interiore di ristrutturare la mia identità socialista e quindi di farlo in mezzo ai socialisti.

Nel titolo di questo articoletto, dopo la parola unità c’è un punto interrogativo. Archiviando per sempre la questione della “diaspora socialista” ripartiamo da questi due mattoni: identità, comunità.

10, 100, 1000 Caserta, se son rose (anzi garofani) fioriranno

Grazie Caserta

Grazie Avanti! Grazie a tutte le Socialiste e Socialisti d’Italia

Luca Pellegri

Luca Pellegri
Ma il Frontismo non è la risposta

Gli avvenimenti legati alla nascita del nuovo Governo non sono sconcertanti esclusivamente per le parole ed opere dei Leaders e comprimari della nuova Maggioranza, ma anche e soprattutto per il silenzio del tutto a-politico di tutto il mondo della Sinistra sconfitta alle ultime elezioni. Due omissioni gravi siamo già in grado di riscontrare: da una parte, l’assenza di una seria analisi del voto e di un necessario passaggio autocritico che sia di premessa ad una nuova proposta ai Cittadini Italiani, dall’altra, avere colpevolmente lasciato solo il Presidente della Repubblica di fronte ad un passaggio delicatissimo della storia della nostra Repubblica (peraltro magistralmente gestito).

Queste due gravi mancanze vanno ben oltre il cosiddetto Aventino (nel 1924 fu certo un grave errore politico, ma tragicamente motivato dall’assassinio di Matteotti) sfociando in una specie di disinteresse pigro e acefalo, inaccettabile.

Su queste scelte nichiliste si deve misurare la febbre del mondo della Sinistra, e attribuire le responsabilità.

Innanzitutto, ci appare curioso come ai due campioni dello sfascio, non si associ la “terza punta” del tridente: Matteo Renzi.

Egli dà dimissioni post-datate, e forte della propria maggioranza nei gruppi parlamentari, tiene in ostaggio tutto il PD; non fa, disfa. Non va a guardare le carte del Movimento 5 stelle (mancando di rispetto, lo ripetiamo, al Presidente della Repubblica), convoca assemblee a cui, per capriccio fa modificare l’Ordine del Giorno, squalifica in TV (da Fazio!) il lavoro del reggente Martina e pare divertirsi un mondo. Se tante battute grossolane si sono sprecate su Di Maio e Salvini, forse anche il bullismo di Renzi meriterebbe qualche attenzione.

Chi scrive ha molto rispetto del PD come forza politica, ma fino a quando, cari amici e compagni sopporterete tali umiliazioni? Per ora siete vittime del padrone, ma accade, come dimostrano molti studi di psicologia sperimentale, che con il tempo la vittima diventi complice.

Riprendetevi in mano il vostro destino, non avete da perdere che le vostre catene, avrebbe detto un noto barbuto.

E i Compagni di LeU? Ancora storditi? Si sorpassano l’un con l’altro a sinistra? Riguardano con nostalgia gli album fotografici di “quando erano Re”? Una parola, diamine!, almeno una parola.

E noi Socialisti? Residuali in Italia, ma pur sempre decisivi negli equilibri Europei, non abbiamo nulla da dire o da sussurrare?

Ebbene sta emergendo, a tentoni, l’idea di un “Fronte repubblicano”, non tanto ispirato alla Resistenza, quanto al celebre teorico del Socialismo Internazionale, Jovanotti:

“Io credo che a questo mondo /Esista solo una grande chiesa /Che passa da Che Guevara E arriva fino a madre teresa /Passando da Malcom X /Attraverso Gandhi e San Patrignano /Arriva da un prete in periferia /Che va avanti nonostante il Vaticano” (Penso Positivo in Opere Complete Ed. “Il Manifesto”)

Tutto molto suggestivo ed entusiasmante, se non per il trascurabile fatto che un potenziale nuovo elettore di Sinistra, eh sì perché servono nuovi elettori e nuovi militanti, davanti ad un accordo che vada da Alfano a Fratoianni (per tacer del Cavaliere riabilitato), dopo un comprensibile passaggio al Pronto Soccorso, comincerebbe un percorso per ottenere la cittadinanza Svedese.

Uscendo dal sarcasmo, che è comunque indice di angoscia, appare più sensato fare un appello e discutere con chi si sente legato alla storia dei Movimenti Progressisti Europei per una forza transnazionale che rilanci il progetto libertario, solidale ed egualitario per un’Europa riformata, unita, un’Europa di pace e di piena e compiuta Cittadinanza.

I Socialisti sono pronti a rinunciare ad un po’ di sovranità e ad ogni rendita, in nome di un progetto più ambizioso, serio, credibile. E voi, amici e Compagni, cosa siete disposti a fare?

Luca Pellegri
Consiglio nazionale Psi

“Il socialismo lo fanno i socialisti”

Pia LocatelliIeri, grazie all’organizzazione dell’Associazione Salvemini e di Gabriele Martinelli, si è svolto a Lucca un interessante Convegno dal titolo “Partito Socialista Europeo, crisi o rilancio?”. Alla presenza del Sindaco Tambellini (centrosinistra), dei Socialisti della Lucchesia e di tutta la Regione, sono intervenute due importanti personalità del Socialismo italiano: Pia Locatelli e Valdo Spini, Compagni che non hanno bisogno di ulteriori presentazioni.

Il Sindaco di Lucca ha aperto i lavori, ma è bene tenere in fondo al resoconto la sintesi del suo ragionamento, tutto sommato sorprendente, provenendo da un uomo certamente di centrosinistra, ma non appartenente alla tradizione Socialista.

Pia Locatelli, grazie alla sua esperienza Internazionale, ha rivolto il suo sguardo analitico verso i principali Partiti Socialisti Europei, descrivendone i cambiamenti occorsi negli ultimi vent’anni, la crisi di consensi, le scissioni e la difficoltà diffusa di interpretare i mutamenti socio-economici della contemporaneità. Pur rilevando, anche all’interno dei Partiti Socialisti, il privilegiare delle questioni Nazionali rispetto al Continente Europeo, ha voluto giustamente sottolineare che, nonostante gli ostacoli, una riforma dell’Europa in senso più politico e federale non può darsi fino a quando i Socialisti Europei non si organizzeranno seriamente in forme transnazionali.

Valdo Spini ha voluto sottolineare come i nazionalismi e l’architettura stessa dell’Europa (scarso potere legislativo dell’ Europarlamento, l’eccessivo peso del Consiglio Europeo, il non ben ponderato allargamento a 27 paesi membri) siano elementi critici di un’ Europa che è invece sempre più necessaria, soprattutto nel campo della Politica Estera e nell’obbligatorio grande piano di investimenti pubblici che sostenga ed irrobustisca la ripresa economica nel Continente, una condivisibile posizione keynesiana che trovò, negli anni ’30 attuazione nel “new Deal” di Roosevelt.

Anche in questa proposta si conviene sul ruolo promotore indispensabile del pensiero e della prassi Socialista Democratica.

Al di là dei brillanti interventi è parso di cogliere dei ragionamenti non esplicitati, ma in qualche modo ricorrenti.

Il definitivo tramonto della “questione comunista”: se in Italia un certo establishment culturale, tuttora egemone, ancora si balocca sulla beatificazione di Berlinguer e delle rimembranze di un PCI bucolico mai esistito nella realtà, in Europa il problema non si pone: sinistra=Socialismo Democratico, alle forze che lo rappresentano l’onore e l’onere di costruire un Europa ancora più libera, ancora più fraterna, ancora più eguale. Nel successo o nel fallimento del progetto sta lo sviluppo o l’involuzione del progetto Europeo.

L’esaurimento o fallimento della cosiddetta “terza via” dei Blair e degli Schroeder. Come ha ben illustrato Locatelli, vi è un recupero, non nostalgico, ma funzionale, in tutti i partiti Socialisti di Europa di una visione, potremmo dire più “classica” del Socialismo Democratico. Per intenderci, quello dei Mitterand/Delors, dei Brandt/Schmidt, dei Gonzales, dei Palme, dei Craxi. Gli attuali successi del Labour e del Partito Socialista Portoghese, vengono studiati e finalmente metabolizzati.

La necessità di Partito transnazionale: forse l’operazione più difficile, ma obbligata. Gli Stati/nazioni sono diventati troppo piccoli per il progetto Socialista e Democratico.

Come accennato all’inizio, in questo breve resoconto, ci teniamo per ultimo il senso dell’intervento del sindaco di Lucca Alessandro Tambellini, uomo di centrosinistra, come si è detto, ma non Socialista; ebbene, il Sindaco dopo una lucida analisi della recente gravissima sconfitta della Sinistra in Italia, ha fatto trapelare un messaggio che ci è parso di cogliere.

“Negli ultimi vent’anni, nelle sue varie declinazioni, il centrosinistra ha provato a fare politiche Socialiste e democratiche, ma ormai è evidente che il Socialismo, nella teoria e nella prassi, lo conoscono e lo sanno fare solo i Socialisti, bisogna prenderne atto”.

Interessante, no? Che fare, quindi?

Luca Pellegri

 

Luca Pellegri
Giovinezza, giovinezza

E’ di queste ore uno scambio di messaggi tra il Direttore Mauro Del Bue e giovani Compagne e Compagni dirigenti del PSI. Oltre al fatto che questo scambio pare nascere più da una equivoca interpretazione di un post su Facebook del Compagno Del Bue, non mi avventuro in giudizi. In qualità di esodato della Politica (vecchio tra i giovani, giovane tra i vecchi), mi resta la testimonianza di una militanza che fu e che è reiniziata un paio di anni fa.

Entrato nella FGS nel 1986 (16 anni), ne divenni Segretario di federazione a 18 e Segretario regionale nel 1990. Fin qui tutto bene, a parte un epico scontro con Bettino Craxi, che, volendo legiferare sulla Droga su ispirazione del fondatore di San Patrignano Vincenzo Muccioli, ordinò alla FGS di raccogliere le firme per sostenere le nuove norme anti-stupefacenti. Raccoglievamo le firme insieme ai ragazzi di San Patrignano e accadde questo: uno di loro mi chiamò di nascosto e mi chiese una sigaretta con aria cospiratrice. Stupito, nel porgergli la bionda (una Lucky strike senza filtro) gli chiesi conto dell’aria clandestina: “Vedi”, mi disse “ ci sono concesse 5 sigarette al giorno, altrimenti veniamo puniti”. Stupito e scandalizzato approfondii il discorso e si aprì il vaso di Pandora di soperchierie, regime carcerario, punizioni persino corporali, settarismo e plagio a cui erano sottoposti ragazze e ragazzi che dovevano liberarsi della maledetta Eroina. Dopo quell’agnizione, comunicai il mio rifiuto di collaborare ulteriormente ad una legge non condivisibile nel merito e nel metodo. Il prezzo che pagai fu tutto sommato modesto e cioè un terribile cazziatone di Craxi al telefono (i contenuti sono irriferibili); a Bobo, anche lui su posizioni libertarie ed antiproibizioniste, andò pure peggio, visto che fu mandato a fare il marmittone.

Fin qui tutto bene, dicevo. Nel 1993, in piena tragedia, fui eletto Segretario del PSI di Forlì (23 anni) per due ragioni: la stima dei Compagni ed il fatto che nessuno ambiva a quel ruolo: ancora non so quale fosse la ragione predominante.

Cominciò ad andare meno bene. Tre settimane di Guardia di Finanza al Partito, 8 ore al giorno, 5 giorni su sette sempre in mia presenza. Piccola nota surreale: un giorno, il Maresciallo mi chiede “ma lei perché è sempre qua?” “ E’ mio dovere, sono il segretario del Partito” (lo sguardo dell’investigatore si illumina) “Ah! E quando è stato assunto?”. Le ore seguenti dovetti tenere una lezione sul fatto che il Segretario di un Partito non viene “assunto” ma “eletto” con esibizione del verbale Congressuale. Dopo tre settimane estenuanti, ci fu fatto un verbale di 400.000 Lire, non ricordo per quale irregolarità formale, con la seguente spiegazione: “Sapete, siamo stati tre settimane qui, qualcosa dovevamo pur contestare”. Naturalmente cercavano ben altro, un altro che semplicemente non esisteva, come il mitico tesoro di Craxi che gli consentiva una vita da Sardanapalo ad Hammamet.

Le cose peggiorano. Nel 1994 Elezioni Amministrative e Politiche, per la prima volta con l’elezione diretta del Sindaco. Ci accordiamo come coalizione di centro-sinistra chiedendo al PDS una rosa di nomi su cui discutere per un approccio al nuovo sistema realmente unitario. Il Segretario del PDS è molto disponibile ma, purtroppo muore ancor giovane in un terribile incidente stradale al rientro di una riunione di Partito (Ciao Davide). Siamo in pre-campagna elettorale e arriva il Commissario del PDS. La rosa dei nomi viene buttata nel cestino, a noi alleati viene dato un nome secco, mi ribello, faccio interviste, scrivo articoli, il PSI è compatto con me. Alla riunione decisiva, ripropongo il problema della collegialità ed il Commissario del PDS, interrompendomi, dice “Pellegri mi hai rotto i coglioni, voi Socialisti dovete stare molto attenti, ché un Esposto in Procura arriva in un attimo”. Gelo degli astanti, terrore mio. Con vergogna (che resiste nel tempo), mi piego.

Nel frattempo, telefono sotto controllo, l’immancabile “Socialista ladro” davanti al mio portone ed altre prelibatezze. Gli unici che ci tendono una mano sono i Popolari con cui facciamo la lista: 6%, 5 consiglieri, ma, per il gioco delle preferenze nessun Socialista. Avrei dovuto candidarmi io, per tante ragioni scelsi di non farlo, sbagliai. Riuscimmo però a mettere un Socialista in giunta.

Completamente svuotato, terrorizzato (24 anni), umiliato oltre il ragionevole, mi dimetto irrevocabilmente e mi ritiro completamente dalla vita pubblica. Chiudo tutti i contatti (la nascente FI e il PDS mi corteggiavano, gli uni perché avevano bisogno di ceto politico, gli altri perché ero da loro battezzato non-Craxiano), e mi rifugio in sala operatoria, in Clinica Chirurgica a Bologna, dove ero Allievo interno. Poi la malattia mia, i problemi di mio padre che lo porteranno alla morte per una malattia degenerativa ed altre cose che qui non hanno alcun interesse, mi conducono ad una sorta di eremitaggio fino all’inizio del 2016.

Questa è la storia di un ex-giovane del PSI: c’è una morale nel racconto? Non lo so. C’è un messaggio? Non lo so.

E’ una testimonianza, piuttosto intima e dolorosa, che mi sento di regalare a Compagne e Compagni dai 18 ai 99 anni.  Fatene quel che volete. Un abbraccio fraterno a tutti

Luca Pellegri
Una giornata Socialista a Livorno

Sabato 24 Marzo, a Livorno, si è tenuta un assemblea di Socialisti, autoconvocata e aperta per un confronto ad ampio raggio sulle prospettive culturali, ideali e politiche del movimento Socialista nella realtà odierna ed alla luce della recente disfatta elettorale del campo della Sinistra alla elezioni Politiche.

Oltre 200 Compagne e Compagni provenienti da tutta Italia, tra iscritti al PSI, esponenti di associazioni e Fondazioni di ispirazione Socialista, si sono ritrovati attraverso il passaparola sui Social-Network, per discutere insieme sul presente e sul possibile futuro del pensiero e dell’azione nella nostra Società del movimento Socialista. Un dibattito molto partecipato, oltre 40 interventi, introdotti da Massimo Bianchi (ex vice Sindaco di Livorno) e da Dario Allamano del “Gruppo di Volpedo”. Nonostante l’elevato numero di interventi, sono sembrate emergere delle direttrici comuni, non scontate e soprattutto non ripiegate nella pericolosa china della nostalgia e del reducismo.

A fronte di una sincera capacità autocritica è emersa una necessità di ripensamento culturale, organizzativo e politico di tutte le forze che occupano il sempre più ristretto spicchio a Sinistra degli Emicicli Parlamentari. Forte si avverte la necessità di aprire la forma Partito ad istanze di cui sono portatori territori, il mondo del Terzo settore, della cooperazione, delle nuove forme di lavoro precarizzato e, spesso, sottopagato. Grande importanza si è data ad una nuova conoscenza delle realtà periferiche, del vissuto quotidiano, al fine di comprendere e dare risposte concrete verso una Società sempre più atomizzata, dispersa e non ancora in grado di costituire una massa critica di rappresentanza di legittime istanze.

In parte quindi una specie di ritorno alle origini, non percepito in chiave nostalgica, bensì come efficace strumento per avvicinare alla vita pubblica chi ne è escluso, dando loro parola, voto, strumenti per incidere nella vita politica del Paese.

Nei confronti del PSI, a differenza di chi ne paventava i rischi, le posizioni critiche sono parse legittime, costruttive e, fondamentalmente, identiche a quelle rivolte a tutte le forze dal PD a LEU e cioè di avere smarrito il legame di stretta interdipendenza tra Partiti classici e Cittadini.

“Aprire porte e finestre”, “mescolarsi”, “abbattere gli steccati” all’interno del mondo della Sinistra: queste sono le parole d’ordine risuonate, e, chiaramente, essendo state espresse da un’assemblea Socialista, interrogano e spronano soprattutto il nostro PSI a prendere una iniziativa che vada in direzione di una nuova prospettiva, politica certamente, ma anche culturale e formativa di una nuova generazione di Socialisti.

Ha chiuso i lavori Aldo Potenza. Turi Lombardo ha invece sottoposto all’approvazione dell’assemblea la votazione di due Documenti, uno più di indirizzo generale, l’altro più operativo che, contenendo dei discutibili e fraintendibili riferimenti ad un nuovo soggetto politico di ispirazione socialista, è stato “congelato” per le numerose e comprensibili obiezioni mosse dalla platea. I presenti che hanno partecipato al voto sul primo documento lo hanno approvato, con una astensione

Luca Pellegri
Un Macron al lampredotto

Le coalizioni sono fatte, le candidature presentate, può iniziare lo show della Campagna Elettorale e cioè quella realtà parallela in cui viene prospettato ai Cittadini una specie di giardino dell’Eden in cui l’Italia è in grado di spendere 80 miliardi di Euro per il benessere dei suoi concittadini: pensione a 40 anni, tasse al 10%, bonus night club e lap dance, abolizione per decreto di malattie e morte.
Tutto normale nel Belpaese, già visto e già sentito, ma qualche novità c’è. Il sistematico avvelenamento dei pozzi della Politica che risale al primo avvento di Re Silvio, ha definitivamente contagiato tutto lo spettro del pensiero politico dai Trotzkisti a Casapound. Per far un esempio, solo apparentemente piccolo, quasi tutti i simboli presenti sulla scheda elettorale sparano il nome del Leader, il taumaturgo, lo sciamano, l’essere metafisico in grado di sanare tutte le ferite del Paese con la sola evocazione del proprio nome. Così abbiamo Meloni, Salvini, Berlusconi,Di Maio, Lorenzin, Bonino, Grasso. Wow!

Due sono le eccezioni: il PD e la lista “Insieme” alleanza politica tra Socialisti, Verdi, Civici.

Quella di “Insieme” di non mettere nomi è una scelta precisa, un indizio, si potrebbe dire, che vuole significare una Politica condivisa, il senso della complessità, la necessità di fare una comunità larga senza servi né padroni.

Poi c’è il PD che, come ognuno può vedere, non necessita di mettere la firma sul simbolo, dal momento che ha un padrone implicito: Matteo Renzi, il garbato, dialogante, inclusivo Segretario del Partito. Verificata la attuale malaparata nei sondaggi, tra scissioni un po’sfiatate ed epurazioni in sede di compilazioni delle liste elettorali, ha avuto una idea meravigliosa: un partito gassoso, padronale, senza passato a disposto a qualsiasi futuro. Siccome pareva inelegante definirsi “Forza Italia vent’anni dopo”, ecco che provvidenzialmente, appena sfornato e croccante come una baguette, arriva il nuovo modello: Macron, l’uomo che è riuscito nel miracolo di diventare Presidente della Repubblica Francese con il 30 % dei consensi e spinto alla Presidenza dal ballottaggio contro l’oggettivamente invotabile Le Pen. Tosto, il Renzi è volato all’Eliseo per un corso accellerato di Bonapartismo e Grandeur, ricavandone preziosi insegnamenti tra cui la misurazione del tasso di fedeltà al capo come esclusivo metro di valutazione, la piena disponibilità ad assecondare qualsiasi vento porti al Governo del Paese e la confortante sensazione di essere indispensabile per “le magnifiche sorti e progressive” dell’Italia. Peccato che a differenza del Macron originale, vera e dirompente novità del panorama politico Francese, il Renzi incappi in Italia nel Maestro, nel vero, unico ed inimitabile fondatore del Nulla e cioè il Silvio, con il quale, in qualche modo dovrà venire a patti.

Ecco, noi Socialisti di “Insieme” abbiamo liberamente accettato l’alleanza con il PD, convinti che fosse una grande forza in grado di unire ed equilibrare tutte le tradizioni e le aspirazioni del Centro sinistra Italiano. Se, il 5 marzo, ci ritroveremo di fronte una specie di “En marche” al sapor di lampredotto (che pure amiamo sul piano gastronomico), beh, ci sarà molto da discutere.

Luca Pellegri
Consiglio Nazionale Psi

Luca Pellegri
E se è una femmina si chiamerà… Futura

La novità della Settimana è la scelta – dopo il Congresso di Radicali Italiani – di dare vita insieme al PSI, Verdi e, forse, con il mondo che in qualche modo si richiama a Giuliano Pisapia, ad un progetto politico che sfoci in una Lista autonoma alle prossime Elezioni Politiche, nel campo del centro-sinistra.

Non si tratta di un’ammucchiata caotica e divergente costruita per raccogliere voti per poi, ad urne chiuse, dimenticarsi della responsabilità della rappresentanza. Si parte, invece, da un terreno comune, storico e culturale, per dare voce a chi percepisce un vuoto nel panorama politico Italiano nei territori della Sinistra di governo, e che negli ultimi anni è stato quasi costretto a votare “il meno peggio” o, addirittura, ad astenersi.

Il terreno comune è quello dei Diritti Civili che da sempre si devono accompagnare ai Diritti Sociali; un Pensiero Ecologico moderno – che vede nella nella sostenibilità ambientale una grande chance di progresso economico, coesione sociale, sviluppo di una nuova visione industriale – e un Civismo diffuso attento al proprio campanile, ma mai campanilistico.

Infine, fortemente legato all’idea di uno sviluppo dell’Europa in senso federalista, più politica che contabile, più solidale che sovranista, più protagonista in un Mondo rimpicciolito, in cui solo le grandi potenze hanno reali possibilità di costruire benessere e sicurezza per i Cittadini e di redistribuire le ricchezze che i nuovi soggetti economici globalizzati accumulano e sequestrano; soggetti economici slegati dai territori e spesso dall’Economia reale, ormai astratti, quasi metafisici.

Un Europa che investe in ricerca, tecnologia e sviluppo immettendo nel sistema una mole di risorse che nessun Stato-Nazione oggi è in grado di sostenere e, all’interno di un quadro Continentale più vasto, un’ Italia che protegge e cura il proprio meraviglioso e fragile Territorio, che esalta il proprio patrimonio di Bellezza, che fa programmazione industriale guardando al futuro privilegiando una manifattura ad altissimo valore aggiunto, in grado di creare un’ Occupazione qualificata e stabile.

Per meglio capirsi l’Italia, più che produrre automobili, deve produrre i robot che sostituiranno gli operai di linea, produrre sistemi di irrigazione a basso consumo e basso impatto ambientale, fare nuovi brevetti e poi vendere la propria opera nel Mondo. L’Italia ha questa vocazione da sempre ed è ora di riportarla in auge e farne Sistema.

Quando, negli ultimi due anni, si è pensato, elaborato, lavorato per riunire le culture Socialiste, Radicali, Ambientaliste in un unico progetto politico, a chi scrive queste righe – nel gioco delle libere associazioni, di derivazione psicoanalitica – è emersa inconsciamente una definizione: “serietà Repubblicana”. Una definizione, in ultima analisi, un po’ amara che deriva dalla percezione di un’ assenza, di un desiderio irrisolto, ma anche di una speranza.

Nella comoda e, un po’ ipocrita, sentenza di morte di tutte le ideologie, abbiamo assistito ad un progressivo svuotamento di contenuti e di capacità di avere uno sguardo lungo in Italia, in Europa, nel Mondo, prova ne siano i circa 600 cambi di casacca Parlamentare in questa Legislatura.

Il mondo post-ideologico non è stato riempito di idee e di ideali, si è dato per scontato quello che non lo è per definizione, la Democrazia e la Pace. Si è cercato di curare i malanni della Società contemporanea con i cerotti, piuttosto che intraprendere un piano terapeutico, più faticoso e ambizioso, certo, ma in grado di curare e guarire; si sono preferiti i bonus piuttosto che affrontare la struttura di un turbocapitalismo nichilista e distruttivo, che tanto ricorda i “robber barons” di fine Ottocento, che nel caotico sviluppo della rivoluzione industriale portarono alla Grande Depressione del 1929 ed alle tragedie assolutiste che ne derivarono.

La proposta Socialista, Radicale, Ambientalista non ha la presunzione di cambiare da sola il Mondo, ma quella di fare un passo in avanti, sì.

Luca Pellegri

“E chissà come sarà lui domani
Su quali strade camminerà
Cosa avrà nelle sue mani, le sue mani
Si muoverà e potrà volare
Nuoterà su una stella
Come sei bella
E se è una femmina si chiamerà Futura”

(Lucio Dalla, Futura, 1980)