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luciano masolini

Scrive Luciano Masolini:
La forza di Pastorelli e di altri compagni

“… Ho vissuto momenti ben più difficili di questo e non ho mai abbandonato il mio partito. Non lo farò certamente adesso…”. Così ha ieri dichiarato in una breve intervista rilasciata all’Avanti! il nostro carissimo compagno Oreste Pastorelli. Sono parole che, a mio modesto avviso, si possono ben adattare al nuovo percorso del Psi. Un percorso, che dopo gli amari risultati delle recenti elezioni, si sta presentando purtroppo assai più accidentato di prima e veramente tutto in salita. Ma non tutto è perso, fortunatamente. Sono infatti certo che pure stavolta riusciremo a far fronte a quella faticosa salita che si è profilata. Intanto sabato prossimo a Bologna (ma qualcosa si è già mosso a Livorno a fine marzo) si discuterà proprio del nostro futuro, con uno sguardo (più che prezioso) ad una nuova militanza – di cui c’è veramente tanto bisogno -. Nei suoi centoventicinque anni di storia, il Partito socialista (al di là di infinite denigrazioni subite) ha dato un grandioso contributo a tutto il nostro Paese, migliorandolo e rendendolo anche molto più libero. A tutti noi, dunque, il non facile compito di proteggere e tramandare questa speciale avventura, fatta di tanti straordinari progressi. Tenendo scrupolosamente presente, come sta ben scritto nel titolo della menzionata intervista, che è proprio nostro dovere rialzarsi e ripartire in questo frangente momento. Ecco perché insostituibili compagni come Oreste Pastorelli (che è giusto ringraziare) con la loro tanta forza, con la loro intensa preparazione e con le loro assennate proposte sono, come appunto stavo dicendo, da prendere come un bell’esempio di cui farsi carico. A questo punto, quindi, faccio molto sentitamente i miei migliori auguri all’imminente Conferenza bolognese e al futuro del nostro amatissimo Partito, che si merita davvero
sempre il meglio.

Scrive Luciano Masolini:
L’articolo commemorativo di Guidetti

Mi ha fatto molto piacere vedere l’altro ieri sulle pagine
dell’Avanti! un bel ricordo sui diciotto anni dalla scomparsa (19
gennaio 2000) di Bettino Craxi. Nel piacevolissimo articolo
commemorativo, il compagno Mario Guidetti parlando di colui che sulla
propria tomba fece scrivere: “La mia libertà equivale alla mia vita”,
ha giustamente evidenziato – fra le tante altre chiarificatrici cose –
la forte ipocrisia del Governo di quei tempi, che prima negò il
salvacondotto che sarebbe dovuto servire per permettere a Craxi di
curarsi in Patria e poi, però, andò concedendo i funerali di Stato.
Subito ovviamente respinti. Non ho mai conosciuto direttamente Bettino
Craxi e non mi sono mai certamente neppure considerato craxiano.
Tuttavia ho sempre ugualmente apprezzato il suo operato, riconoscendo
in lui un vero statista. Di sicuro, come ho detto altre volte,
l’ultimo di tale elevato livello. Non posso che concordare appieno,
quindi, con quanto ha scritto Guidetti: “… L’avere avuto problemi
con la magistratura non cambia il giudizio sull’uomo politico…”. Ed
è altrettanto vero, anzi verissimo che: “… Come tutti anche lui
commise errori e sottovalutò situazioni e però pagò il prezzo più
alto…”. Sì, pagò davvero il prezzo più alto. Articolo più bello di
questo l’Avanti! non poteva farlo. Anche per questo, dunque, proprio
mentre in questo stesso giorno in un cimitero di Hammamet si
depositeranno tanti garofani rossi (e simbolicamente anche il mio),
ringrazio più volte Mario Guidetti per quello che ha detto di così ben
ponderato sul politico Craxi. Il quale, in un lontano giorno dei primi
d’ agosto del 1992, alla Camera dei Deputati disse: “Qualcuno spero,
prima o poi ristabilirà il valore della verità, della giustizia ed il
quadro reale di tutte le responsabilità”.

Scrive Luciano Masolini:
Nenni e il Nuovo Avanti!

Nel 1942 Pietro Nenni, che in quello stesso anno si trovava ancora esule in Francia (ma non più come vedremo a Parigi, il luogo dove già dalla fine di novembre del 1926 aveva trovato riparo), appuntò in un taccuino – proprio in data 12 gennaio – questa sua memoria: “Ho ripreso la stampa di un bollettino clandestino cui do il nome di Nuovo Avanti!. Mi aiuta giuliana – la figlia primogenita di Nenni, nda – a poligrafarlo e Carmen – Carmen Emiliani, la moglie del leader romagnolo, nda – a spedirlo, parte da Perpignano, parte dai paesi vicini. Anche alcuni amici francesi mi danno una mano ma di mala voglia. Hanno l’aria di dire: “Chi te lo fa fare?”. Non solo la coscienza del dovere a farmelo fare, ma la vergogna che avrei di me a stare con le mani in mano”. E’infatti nella zona di Perpignan, più precisamente a Palalda che ritornò a farsi sentire la voce dei socialisti. Costretto a lasciare la capitale francese, in quanto nuovamente braccato, Nenni giunse in quel paese dei Pirenei nel giugno del 1940. Qui, in condizioni economiche alquanto disagiate, ma con la sua solita prorompente passione – che tanto arrichì il miglior socialismo di allora -, il nostro indimenticabile compagno ricominciò a redigere lo storico foglio dei socialisti. Ne uscirono però solo sei numeri. Di questi, a quanto pare, è rimasto purtroppo ben poco. Quanto ho presentato è parte di uno tra i numerosissimi episodi (meno ricordati) componente la lunga storia dell’Avanti!, il quale in quel convulso momento uscì in veste ridotta e tutta interamente ciclostilata. Una sporadica edizione, apparsa ancora una volta in terra straniera, ormai divenuta davvero molto rara.

Luciano Masolini

Scrive Luciano Masolini:
Solidarietà a Sebastiano Riso

Dispiace davvero tanto dover nuovamente prendere atto di un ennesimo feroce attacco omofobico. Ciò che è accaduto pochi giorni fa a Roma al giovane ed impegnato regista siciliano Sebastiano Riso, suscita non solo forte disgusto ma anche molto sdegno. Per fortuna il giovane che, oltre a vari insulti, ha subito anche diverse percosse non si è lasciato troppo intimorire, anzi. A quanto si è appreso la causa scatenante il rancoroso gesto è dovuto alla sua ultima pellicola, “Una famiglia”, uscita lo scorso 28 settembre e, al momento di scrivere, ancora in molti cinema. Il coraggioso film – che ha trovato un ottimo distributore – parla delle coppie di fatto (anche omosessuali), del complesso tema del cosiddetto utero in affitto e dell’altrettanto non facile argomento delle adozioni. Non mi permetto di addentrarmi in una critica che lascio agli addetti, mi auspico però che questo film dai contenuti molto interessanti e ultimamente così tanto dibattuti vadano a vederlo in parecchi. Al di là di questo auspicio di buon successo per il film, ma anche per la sua futura carriera da cineasta, mi sento di rivolgere a Sebastiano Riso – in questo suo brutto momento – non solo la mia simpatia, ma anche e soprattutto la mia più forte e sincera solidarietà. Sicuro del fatto che giovani così motivati potranno fare sempre tantissimo per eliminare quegli stupidi preconcetti che, purtroppo, continuano a ferire ancora fin troppi cittadini

Scrive Luciano Masolini:
Ho “ritrovato” Matteotti

In queste prime giornate autunnali, dove il sole della lunga e calda estate appena trascorsa sembra ancora incontrare una sua appendice, ho recuperato da uno scatolone dimenticato dal tempo – ricordo di un mio ormai lontano trasloco – un vecchio volume interamente dedicato a Giacomo Matteotti, una di quelle rare ed attraenti personalità che fin da giovane ho sempre seguito con tanta ammirazione. Fra le diverse cose contenute nel suddetto libro, vi è pure ritrascritta integralmente la solenne orazione che Filippo Turati rivolse proprio al martire di Fratta Polesine. Un paragrafo di essa, che qui vado riportando, reca nel suo titolo proprio le celeberrime parole dello stesso Matteotti: “La mia idea non muore”. Eccone il bellissimo pezzo: “(…) E parla. E ridice le parole sante, strozzategli nella gola, che furono da uno dei sicarii tramandate alle genti, che son Sue quand’anche non le avesse pronunciate, che son vere se anche non fossero realtà, perché sono l’anima Sua; le parole che si incideranno nel bronzo, sulla targa che mureremo qui o sul monumento che rizzeremo sulla piazza a monito dei futuri: “Uccidete me, ma l’idea che è in me non la ucciderete mai… La mia idea non muore… I miei bambini si glorieranno del loro padre… I lavoratori benediranno il mio cadavere… Viva il Socialismo!”. E’ qui trasfigurato, o colleghi. E di ciò il mio egoismo si duole, il mio piccolo egoismo di individuo, di fratello maggiore, di anziano, di padre: ché Egli non è più soltanto il mio figliolo prediletto. L’uomo di parte, l’assertore nobile ed alto di un’idea nobilissima, quegli che fu, per noi socialisti, tutto in una volta, il filosofo, il finanziere, l’oratore, l’organizzatore, il commesso viaggiatore, l’animatore sovratutto, il pensiero insomma e l’azione congiunti – anche l’azione più umile che altri sdegnava – l’unico, l’insostituibile; colui che, come già Leonida Bissolati pel Cremonese, travolto dalla sublime follia dell’amore dei suoi contadini, dal suo proletariato polesano, per esso aveva rinunziato indifferente agli agi e alla tranquillità della vita, alla seduzione degli studi cari in cui eccelleva. (…) Quest’uomo, questa figura così staccata e viva su lo sfondo verde e bigio di questo singolare paesaggio politico, non sparisce, no, non scolora, ma si riaffaccia oggi in troppo più ampia cornice…”. Queste le intense espressioni che Filippo Turati pronunciò il 27 giugno del 1924 a Montecitorio. Qualche mese prima, il 6 aprile, si erano svolte nel nostro Paese le elezioni politiche, adombrate però da alcune irregolarità. Il 30 maggio di quel medesimo anno, infatti, l’onorevole Matteotti alla Camera dei Deputati – in una famosa e, purtroppo, fatale seduta – tentò di denunciarne il furbesco raggiro. Ma ai fascisti, che dopo l’esito delle votazioni si spacciavano ormai per vittoriosi, il difensivo discorso andò di traverso. Talmente di traverso che difatti, stimolati poi come furono dall’ astiosa invettiva di Mussolini del 1° giugno, si spinsero fino a quel brutale e vigliacco epilogo che, da lì a pochi giorni, andrà consumandosi in una radura di un bosco della Quartarella.

Scrive Luciano Masolini:
Chi offende e calpesta i diritti
non è socialista

La gratuita ingiuria che in queste ultime ore ha coinvolto Riccardo Nencini, apostrofato come socialista “frocio”, per quanto di bassissima lega non suscita poi tutto sommato molto scalpore. La cosa che invece più indigna è che quell’aggettivo così dispregiativo è stato riportato su una pagina on line che si autoproclama addirittura “socialista”. Nencini ha fatto prontamente osservare che servirsi di questi ottusi epiteti non è da veri seguaci del socialismo, che da sempre va in ben altra direzione. Fin da quando è sorto esso, infatti, combatte per conquistarli i diritti non certo per calpestarli.

Sono perciò particolarmente vicino al nostro caro segretario e, nello stesso tempo, pure molto grato. Anche perché proprio sull’increscioso caso assumerà giusti e dovuti provvedimenti. Una civile presa di posizione la sua – davvero meritoria e da ringraziare più volte -, che potrà contribuire a contrastare quei tanti pregiudizi omofobi che colpiscono ancora fin troppe persone. Tra cui così spesso anche molti giovani, purtroppo.

Scrive Luciano Masolini:
L’Avanti! non si è mai fatto intimorire da nessuno

Carissimo Del Bue, cari compagni redattori,
è assai ripugnante il minaccioso gesto che l’altra settimana ha colpito il luogo in cui esercitate il vostro lavoro. Non è certo la prima volta che si tenta vilmente di mettere a tacere la voce del socialismo italiano. Fortunatamente l’Avanti! però, anche di fronte alle peggiori difficoltà, non si è mai fatto intimorire da nessuno. Rimanendo così sempre costantemente ben fedele al suo importante ruolo. Quel ruolo che, con tanta forza, è tutto scritto proprio in quel suo impareggiabile nome. Con l’augurio che questo brutto episodio possa venire archiviato quanto prima, vi esprimo tutta la mia più viva e forte solidarietà. Saluti ed orgogliosi abbracci socialisti a tutti voi!

Luciano Masolini

Scrive Luciano Masolini:
Regali di Natale

In questi ultimi giorni dell’anno, contrassegnati dalle immancabili luci colorate e dal consueto scambio di regali, entrando in una piccola ed accogliente libreria di Firenze – nella elegante Via Maggio – mi sono trovato davanti ad uno scaffale dove ho subito notato una copertina ritraente il viso di Sandro Pertini. Il volume (che tanto mi ha colpito), curato da Franco Cazzola, uscito due anni fa presso una giovane casa editrice fiorentina, le edizioni Clichy della omonima libreria – il cui catalogo è prevalentemente rivolto alla letteratura francese, ma tratta anche diverse altre tematiche -, è inserito nella economica collana denominata “Sorbonne”, che va riservando piacevoli sorprese. La identica collanina dove nel maggio scorso è pure apparso l’ultimo bel lavoro di Valdo Spini, occupantesi dei fratelli Rosselli – di cui il prossimo anno ricorrerà l’ottantesimo anniversario della loro uccisione, avvenuta il 9 giugno 1937 a Bagnoles de l’Orne. Nei primi giorni di giugno nel medesimo luogo del martirio è stato inaugurato l’avvenuto restauro del vecchio monumento. Meritorio ripristino voluto proprio dallo stesso Spini – . Le centoquarantaquattro pagine di “Sandro Pertini. Il presidente di tutti” sono scorrevolissime. Lontane da pretese intellettuali, hanno però il merito di far capire (e molto bene) chi era Pertini e quale fu il suo ideale. Il piacevole testo è suddiviso nei seguenti nove capitoli: “biografia”, “Il presidente di tutti”, “Parole e immagini”, “Fascismo e Resistenza”, “La militanza socialista”, “I giovani”, “La pace, l’Europa, il mondo”, “L’Italia e gli italiani” ed infine “Politica e politici”. In chiusura del testo, dove compaiono varie fotografie, incontriamo anche una breve bibliografia. “Sono socialista da più di mezzo secolo – racconta Pertini in un punto del volume -. Per me socialismo vuol dire esaltazione della dignità dell’uomo; e quindi il socialismo non può andare disgiunto dalla libertà”. Viste le ormai imminenti feste, donare una copia del presente libro può essere una buona idea. Magari unendovi anche l’altrettanto agile e riuscito testo sui Rosselli. Un regalo da ben indirizzare anche ai ragazzi. Per una interessante e davvero edificante lettura. Con un costo, tra l’altro, più che contenuto.

Scrive Luciano Masolini:
Socialismo è giustizia sociale

“Il Partito Socialista continua la sua battaglia secolare per una maggiore giustizia sociale lottando contro le diverse forme di povertà e di emarginazione, fin da quelle che riguardano i primi anni di vita. I sistemi di sicurezza sociale, a cominciare da quelli della casa, della sanità, dell’istruzione e della previdenza devono contribuire a migliorare le condizioni di vita dei cittadini, devono prevenire i rischi di impoverimento e di esclusione e devono essere completati abolendo privilegi e garanzie corporative che danneggiano gli interessi dei più bisognosi”.
Mettendo a confronto la recente Legge di bilancio con quanto sopra, che è uno tra i vari punti cardini – ritrascritto per intero – del Manifesto dei Valori del Partito socialista (parallelo certo azzardato), ne sono rimasto abbastanza perplesso. Sinceramente mi aspettavo infatti altre cose da questa manovra: intanto il rimanere magari un po’ più in linea ed anche un po’ più in coerenza con quelle necessarie riforme che questo Governo vuole tanto giustamente perseguire e di cui, appunto, ne ha fatto una sua priorità. In effetti però, dal mio punto di vista, questa Legge – se non verranno apportate eventuali modifiche – sta già mostrando alcune stonature.
Per esempio, perché (dal momento che si parla così spesso di risparmi) su certe privilegiate pensioni – non a caso definite d’oro – e su alcuni generosi vitalizi (e meno male che almeno quelli a sei ex parlamentari condannati li hanno attualmente revocati) non sono stati presi migliori provvedimenti in tale direzione? Purtroppo siamo quindi ancora parecchio lontani (e non tanto per questa bollente questione) da quella maggiore giustizia sociale – estremamente necessaria – di cui ben si occupa quel nostro bellissimo Manifesto. Mi auguro, comunque, che questo prezioso obiettivo – al di là dei tanti ostacoli, potenti e sempre molto interessati – prima o poi lo si possa raggiungere. E’ la mia socialista speranza e soprattutto è ciò in cui io tanto credo.

Luciano Masolini

Scrive Luciano Masolini:
Sempre Avanti!

“Avanti! avanti! il braccio arma di fede, e il core! Sorgi al novello albore di nuova civiltà! Avanti! avanti! è il grido dei popoli fratelli; l’amore rinnovelli l’intera umanità! Avanti! avanti! è invito a ogn’uomo che lavora; laggiù la nuova aurora annuncia libertà! Avanti! avanti! è aspra lunga la strada e il piede vacilla ma non cede: la fe’ lo sosterrà. Avanti! avanti ancora! lunga è la via, ma in fondo risplenderà sul mondo giustizia e libertà. Avanti! avanti, è il giorno! Avanti! è anche… il giornale dei socialisti, al quale ognuno s’abbonerà”.

Le presenti propagandistiche frasi inerenti l’allora nascente giornale socialista possiamo leggerle su un affiche del 1897, contrassegnato da una di quelle belle e simboliche illustrazioni tipiche dell’Ottocento che però, in effetti, saranno ancora in auge almeno fino agli anni Trenta del Novecento. Dette parole, che prendo in prestito per un solo momento, provo ad adattarle all’Avanti! dei nostri giorni, ormai così lontano dalle vecchie rotative del passato. Per quanto l’accostamento appaia in un primo momento di forte contrasto, credo tutto sommato che certe frasi – al di là del retorico linguaggio di quei tempi – possano benissimo trovare ancora una loro applicazione.

In fondo, l’Avanti! non è che oggi non abbia bisogno di aiuti, anzi. Sarebbe, infatti, cosa molto opportuna offrirgli da parte nostra una maggiore attenzione e, nel possibile, essergli anche un po’ più riconoscenti.

È pur sempre la nostra voce che con tanta fermezza, fin da quei lontani giorni in cui affissero il sopramenzionato manifesto, va inneggiando ai popoli fratelli. Con la non facile ma straordinaria ambizione di rinnovare l’intera umanità. Avanti!, avanti dunque! Sempre con tanta forza socialista ed anche sempre in sua buona compagnia.

Luciano Masolini