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Luciano Masolini

La crisi della sinistra

Tutta la sinistra italiana – ma in buona parte anche quella europea – è ormai sprofondata in una così consistente criticità da cui sarà molto difficile che possa riprendersi a breve. Davvero una bruttissima fase questa che sta vivendo e che, probabilmente, si sarebbe potuta anche evitare se solo fosse stato posto maggiore ascolto ai tanti disagi e alle tante attese degli italiani. Sono stati fatti davvero fin troppi errori, ignorando totalmente ciò che i cittadini andavano, appunto, chiedendo. Il Partito democratico, fortemente fallimentare alle elezioni politiche (ed ora anche a quelle amministrative) poteva per lo meno, visto che gli era stata data la possibilità, tentare un accordo con il Movimento Cinque Stelle per provare a mettere in piedi il governo. Forse avremmo evitato questa destrorsa situazione. Ora, comunque, l’unica cosa che rimane da compiere è far ritrovare alla sinistra quella credibilità che si è ormai smarrita. Non sarà un compito semplice, anzi. Ma bisognerà cercare in ogni modo di eseguirlo, anche perché in gioco non ci sono solo le sorti della sinistra, ma pure il destino dell’intera tenuta democratica dell’Italia.

Su questo complesso lavoro di recupero il Partito socialista – che è sempre così operoso – si è mosso per tempo. L’8 maggio scorso, infatti, partendo proprio da quei disastrati risultati elettorali, ha lanciato un appello dall’emblematico titolo, “Per un impegno comune sul futuro”, sottoscritto anche da rilevanti nomi di politici ed intellettuali. All’appello (al quale nel mio piccolo mi permetto di accodarmi molto volentieri, se pur dispiaciuto per il ritardo nel farlo) ha poi fatto seguito il 14 giugno un primissimo incontro tra quegli stessi firmatari e, come sappiamo, sabato prossimo si terrà un’altra convention, “Via dal presente” (esplicito titolo significativo) sempre organizzata grazie agli sforzi dei socialisti.

Un’assemblea rivolta ai tanti riformisti interessati a quel comune impegno sul futuro, con il quale poter gettare le basi per una costituente riformista e democratica, appunto. Da dove una sinistra totalmente rinnovata potrà riprendere il suo indispensabile percorso. Una convention questa che sta per iniziare, quindi, da seguire con sicuro interesse. Alla quale auguro una buonissima e costruttiva riuscita, e non solo per le tante qualità di coloro che vi prenderanno la parola.

Luciano Masolini

Scrive Luciano Masolini:
Oms e il salto di qualità per i Transgender

“È ormai chiaro che non si tratta di una malattia e classificarla come tale può causare una enorme stigmatizzazione per le persone transgender”. Con questa assennata considerazione l’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo scorso 19 giugno, ha deciso (e meno male) di non annoverare più la transessualità fra le malattie mentali. Il 17 maggio 1990 fu fatta la medesima cosa anche nei riguardi dell’omosessualità. Come vediamo i tempi per maturare certi cambi di rotta sono davvero infiniti, ma quando finalmente si giunge a questi eccellenti risultati quelle epocali attese sono per lo meno molto ben ripagate. Davvero un bel passo avanti, quindi, questa significativa ed utilissima decisione, e non solo per le persone transessuali ma pure per tutta la nostra società. Ora vediamo se anche la politica riuscirà a fare qualcosa sull’argomento, però sinceramente non ci credo più di tanto. Purtroppo all’orizzonte mi sembra che si stiano, infatti, riaffacciando nuovi oscurantismi. Sui diritti civili l’attuale neo governo eclissa, preferendo un totale e strano mutismo – e chissà poi perché. Forse il M5S teme di urtare le “democratiche” coscienze dei suoi alleati? Eppure migliorare le condizioni di vita di tutti i cittadini, offrendogli appunto anche giusti diritti – al di là del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere – dovrebbe essere una priorità per la politica non certo, invece, una lacerante divisione come purtroppo spesso avviene. E ancor più una priorità proprio per quei Paesi che come il nostro si reputano civili. Un costruttivo esempio lo possiamo già cogliere proprio da questa recente decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, con la quale si segna sicuramente una rilevante svolta. Una positivissima svolta ed anche molto incoraggiante, la quale non potrà fortunatamente (pur permanendo ancora tante cose da fare) che essere di vero sollievo e di grande aiuto per tutte le persone transgender, che da sempre vanno subendo – e con fin troppa ipocrisia – pesanti discriminazioni ed orribili incancellabili stigmatizzazioni, molto giustamente ben evidenziate dall’OMS.

“L’Esperanto” compie novantacinque anni di pubblicazioni

esperanto

Il nuovo numero del trimestrale “L’Esperanto”, che è giunto al suo novantacinquesimo anno di pubblicazioni ci riserva sempre piacevolissime sorprese, soprattutto da quando tre anni fa è stato – con l’apporto di diverse ed arricchenti migliorie – interamente rinnovato grazie all’apprezzabile impegno del suo egregio direttore Davide Astori e della storica Federazione Esperantista Italiana che, per la sua lunghissima e pregevole missione fin qui svolta, ha infiniti meriti. Gradevoli sorprese, dicevamo, puntualmente confermate anche in questo bel numero primaverile dove, tra gli altri vari servizi (e tutti ben guarniti da tante fotografie), ne appare uno alquanto interessante intitolato “Gramsci e l’esperanto”. In esso ci si sofferma, se pur brevemente, sul rapporto certo non amichevole tra Antonio Gramsci e, appunto, la lingua creata (centotrent’anni fa) dall’oculista Lazzaro Zamenhof (1859-1917).

Al futuro fondatore de l’Unità (1924), che in quel periodo non era ancora trentenne ed aveva aderito al Partito socialista che poi abbandonerà, la lingua ausiliare non lo convinceva. Ne scrisse infatti giudizi molto negativi, prima sull’Avanti! e poi sull’organo (settimanale) dei socialisti di Torino e provincia “Il Grido del Popolo” di cui, assieme all’edizione torinese dell’Avanti!, ne era redattore. Proprio su quel settimanale,
che si pubblicò dal 1892 al 1946, l’autore delle toccanti “Lettere dal carcere” (1947), firmandosi con le sole iniziali, compilò un lungo articolo (a due colonne), “La lingua unica e l’esperanto”, che uscì il 16 febbraio del 1918 addirittura in prima pagina. Ma poco più di due
settimane prima (il 29 gennaio), e stavolta con l’esplicita firma “Il redattore torinese anti-esperantista”, Gramsci aveva già inviato anche una missiva al direttore dell’Avanti! (nell’edizione milanese) nella quale si spinse fino a darne alcune forti censorie indicazioni: “(…)

L’Avanti! persegue un fine formativo ed educativo delle coscienze e dei cervelli. Come non darebbe il lasciapassare alla proposta di fondare delle comunità collettivistiche che fossero “ausiliarie” della società borghese, così dovrebbe perseguitare una mentalità utopistica dovunque essa cerchi un riparo e quindi anche nel falanstero esperantista. Che gli esperantisti continuino pure a propagandare le loro idee (…): perché si dovrebbe essere crudeli con gli esperantisti che hanno tanta buona volontà? Ma il Partito, che ha una disciplina ideale oltre che una disciplina politica, e gli organi del Partito, secondo me, dovrebbero combattere sistematicamente questa fioritura di “buona volontà” utopistica e spropositante, così come combattono le altre utopie…”. Di tutt’altro avviso fu invece il più
che ponderato riscontro – particolarmente ben appropriato – del responsabile dell’Avanti! di allora, il ligure Giacinto Menotti Serrati (1872-1926), che diresse il quotidiano socialista dal 1915 al 1922: “(…). Parliamoci dunque un poco chiaro, anche a proposito dell’esperanto. Che si possano sostituire i dialetti, creazioni naturali, colla diffusione di una lingua artificiale, qual è l’esperanto, ci pare cosa veramente difficile per non dire impossibile.

Né gli esperantisti – e questo diciamo non per dare l’appoggio di un organo del Partito alla propaganda esperantista, appoggio che dovrebbe essere deliberato da un congresso, ma per constatazione obiettiva – hanno mai pensato a tanto. Ma anche le attuali lingue ufficiali sono creazioni più o meno artificiali, imposte dalle convenienze consolidate dall’uso. A tutti sono noti i dibattiti che si sono svolti, spesso violenti e persistenti, prima di poter imporre una lingua sola a tutta una nazione. (…) Nelle colonie inglesi si parla l’inglese e si diffonde sempre più. I malgasci e i senegalesi parlano il francese, corrotto fin che si vuole, anti-artistico se vi pare. Gli esperantisti sperano di poter intendersi attraverso i confini parlando esperanto. Ognuno lo parlerà col proprio accento, con le naturali corruzioni. Evidentemente. Ma essi desiderano – continua Serrati, centrando appieno la questione –
di intendersi e si intendono. Utopia! Grida il nostro esperantofobo, che ha in orrore gli spropositi. E utopia sia. Ma gli esperantisti fanno quel che faceva il filosofo a chi negava il moto. Camminano. Ci si dice che nel 1913 si sono radunati a Berna – a congresso internazionale – (si fa accenno esattamente al nono Congresso universale, nda) esperantisti di ogni paese: inglesi, tedeschi, giapponesi e francesi, turchi e cristiani, svedesi e cinesi e quanti altri ancora. Hanno discusso. Si sono capiti. Nei congressi internazionali socialisti si parlano tre lingue – francese, inglese e tedesco – si perdono ore ed ore per le traduzioni e non ci si capisce… qualche volta. Dunque? Noi dobbiamo combattere intransigentemente tutto ciò che può tornare di danno all’azione, di classe, internazionale, del proletariato. Ma che ci si debba mettere a fare dell’intransigenza – cioè del purismo letterario – in difesa della glottologia scientifica – conclude molto ragionevolmente Menotti Serrati – davvero non lo comprendiamo…”.

Ancora tanti altri sono però gli interessanti servizi che si potrebbero menzionare (se solo lo spazio lo consentisse) di questa preziosa e accuratissima testata esperantista. I cui numeri, vista l’abbondante qualità, sono veramente tutti da conservare.

Luciano Masolini

Scrive Luciano Masolini:
La forza di Pastorelli e di altri compagni

“… Ho vissuto momenti ben più difficili di questo e non ho mai abbandonato il mio partito. Non lo farò certamente adesso…”. Così ha ieri dichiarato in una breve intervista rilasciata all’Avanti! il nostro carissimo compagno Oreste Pastorelli. Sono parole che, a mio modesto avviso, si possono ben adattare al nuovo percorso del Psi. Un percorso, che dopo gli amari risultati delle recenti elezioni, si sta presentando purtroppo assai più accidentato di prima e veramente tutto in salita. Ma non tutto è perso, fortunatamente. Sono infatti certo che pure stavolta riusciremo a far fronte a quella faticosa salita che si è profilata. Intanto sabato prossimo a Bologna (ma qualcosa si è già mosso a Livorno a fine marzo) si discuterà proprio del nostro futuro, con uno sguardo (più che prezioso) ad una nuova militanza – di cui c’è veramente tanto bisogno -. Nei suoi centoventicinque anni di storia, il Partito socialista (al di là di infinite denigrazioni subite) ha dato un grandioso contributo a tutto il nostro Paese, migliorandolo e rendendolo anche molto più libero. A tutti noi, dunque, il non facile compito di proteggere e tramandare questa speciale avventura, fatta di tanti straordinari progressi. Tenendo scrupolosamente presente, come sta ben scritto nel titolo della menzionata intervista, che è proprio nostro dovere rialzarsi e ripartire in questo frangente momento. Ecco perché insostituibili compagni come Oreste Pastorelli (che è giusto ringraziare) con la loro tanta forza, con la loro intensa preparazione e con le loro assennate proposte sono, come appunto stavo dicendo, da prendere come un bell’esempio di cui farsi carico. A questo punto, quindi, faccio molto sentitamente i miei migliori auguri all’imminente Conferenza bolognese e al futuro del nostro amatissimo Partito, che si merita davvero
sempre il meglio.

Scrive Luciano Masolini:
L’articolo commemorativo di Guidetti

Mi ha fatto molto piacere vedere l’altro ieri sulle pagine
dell’Avanti! un bel ricordo sui diciotto anni dalla scomparsa (19
gennaio 2000) di Bettino Craxi. Nel piacevolissimo articolo
commemorativo, il compagno Mario Guidetti parlando di colui che sulla
propria tomba fece scrivere: “La mia libertà equivale alla mia vita”,
ha giustamente evidenziato – fra le tante altre chiarificatrici cose –
la forte ipocrisia del Governo di quei tempi, che prima negò il
salvacondotto che sarebbe dovuto servire per permettere a Craxi di
curarsi in Patria e poi, però, andò concedendo i funerali di Stato.
Subito ovviamente respinti. Non ho mai conosciuto direttamente Bettino
Craxi e non mi sono mai certamente neppure considerato craxiano.
Tuttavia ho sempre ugualmente apprezzato il suo operato, riconoscendo
in lui un vero statista. Di sicuro, come ho detto altre volte,
l’ultimo di tale elevato livello. Non posso che concordare appieno,
quindi, con quanto ha scritto Guidetti: “… L’avere avuto problemi
con la magistratura non cambia il giudizio sull’uomo politico…”. Ed
è altrettanto vero, anzi verissimo che: “… Come tutti anche lui
commise errori e sottovalutò situazioni e però pagò il prezzo più
alto…”. Sì, pagò davvero il prezzo più alto. Articolo più bello di
questo l’Avanti! non poteva farlo. Anche per questo, dunque, proprio
mentre in questo stesso giorno in un cimitero di Hammamet si
depositeranno tanti garofani rossi (e simbolicamente anche il mio),
ringrazio più volte Mario Guidetti per quello che ha detto di così ben
ponderato sul politico Craxi. Il quale, in un lontano giorno dei primi
d’ agosto del 1992, alla Camera dei Deputati disse: “Qualcuno spero,
prima o poi ristabilirà il valore della verità, della giustizia ed il
quadro reale di tutte le responsabilità”.

Scrive Luciano Masolini:
Nenni e il Nuovo Avanti!

Nel 1942 Pietro Nenni, che in quello stesso anno si trovava ancora esule in Francia (ma non più come vedremo a Parigi, il luogo dove già dalla fine di novembre del 1926 aveva trovato riparo), appuntò in un taccuino – proprio in data 12 gennaio – questa sua memoria: “Ho ripreso la stampa di un bollettino clandestino cui do il nome di Nuovo Avanti!. Mi aiuta giuliana – la figlia primogenita di Nenni, nda – a poligrafarlo e Carmen – Carmen Emiliani, la moglie del leader romagnolo, nda – a spedirlo, parte da Perpignano, parte dai paesi vicini. Anche alcuni amici francesi mi danno una mano ma di mala voglia. Hanno l’aria di dire: “Chi te lo fa fare?”. Non solo la coscienza del dovere a farmelo fare, ma la vergogna che avrei di me a stare con le mani in mano”. E’infatti nella zona di Perpignan, più precisamente a Palalda che ritornò a farsi sentire la voce dei socialisti. Costretto a lasciare la capitale francese, in quanto nuovamente braccato, Nenni giunse in quel paese dei Pirenei nel giugno del 1940. Qui, in condizioni economiche alquanto disagiate, ma con la sua solita prorompente passione – che tanto arrichì il miglior socialismo di allora -, il nostro indimenticabile compagno ricominciò a redigere lo storico foglio dei socialisti. Ne uscirono però solo sei numeri. Di questi, a quanto pare, è rimasto purtroppo ben poco. Quanto ho presentato è parte di uno tra i numerosissimi episodi (meno ricordati) componente la lunga storia dell’Avanti!, il quale in quel convulso momento uscì in veste ridotta e tutta interamente ciclostilata. Una sporadica edizione, apparsa ancora una volta in terra straniera, ormai divenuta davvero molto rara.

Luciano Masolini

Scrive Luciano Masolini:
Solidarietà a Sebastiano Riso

Dispiace davvero tanto dover nuovamente prendere atto di un ennesimo feroce attacco omofobico. Ciò che è accaduto pochi giorni fa a Roma al giovane ed impegnato regista siciliano Sebastiano Riso, suscita non solo forte disgusto ma anche molto sdegno. Per fortuna il giovane che, oltre a vari insulti, ha subito anche diverse percosse non si è lasciato troppo intimorire, anzi. A quanto si è appreso la causa scatenante il rancoroso gesto è dovuto alla sua ultima pellicola, “Una famiglia”, uscita lo scorso 28 settembre e, al momento di scrivere, ancora in molti cinema. Il coraggioso film – che ha trovato un ottimo distributore – parla delle coppie di fatto (anche omosessuali), del complesso tema del cosiddetto utero in affitto e dell’altrettanto non facile argomento delle adozioni. Non mi permetto di addentrarmi in una critica che lascio agli addetti, mi auspico però che questo film dai contenuti molto interessanti e ultimamente così tanto dibattuti vadano a vederlo in parecchi. Al di là di questo auspicio di buon successo per il film, ma anche per la sua futura carriera da cineasta, mi sento di rivolgere a Sebastiano Riso – in questo suo brutto momento – non solo la mia simpatia, ma anche e soprattutto la mia più forte e sincera solidarietà. Sicuro del fatto che giovani così motivati potranno fare sempre tantissimo per eliminare quegli stupidi preconcetti che, purtroppo, continuano a ferire ancora fin troppi cittadini

Scrive Luciano Masolini:
Ho “ritrovato” Matteotti

In queste prime giornate autunnali, dove il sole della lunga e calda estate appena trascorsa sembra ancora incontrare una sua appendice, ho recuperato da uno scatolone dimenticato dal tempo – ricordo di un mio ormai lontano trasloco – un vecchio volume interamente dedicato a Giacomo Matteotti, una di quelle rare ed attraenti personalità che fin da giovane ho sempre seguito con tanta ammirazione. Fra le diverse cose contenute nel suddetto libro, vi è pure ritrascritta integralmente la solenne orazione che Filippo Turati rivolse proprio al martire di Fratta Polesine. Un paragrafo di essa, che qui vado riportando, reca nel suo titolo proprio le celeberrime parole dello stesso Matteotti: “La mia idea non muore”. Eccone il bellissimo pezzo: “(…) E parla. E ridice le parole sante, strozzategli nella gola, che furono da uno dei sicarii tramandate alle genti, che son Sue quand’anche non le avesse pronunciate, che son vere se anche non fossero realtà, perché sono l’anima Sua; le parole che si incideranno nel bronzo, sulla targa che mureremo qui o sul monumento che rizzeremo sulla piazza a monito dei futuri: “Uccidete me, ma l’idea che è in me non la ucciderete mai… La mia idea non muore… I miei bambini si glorieranno del loro padre… I lavoratori benediranno il mio cadavere… Viva il Socialismo!”. E’ qui trasfigurato, o colleghi. E di ciò il mio egoismo si duole, il mio piccolo egoismo di individuo, di fratello maggiore, di anziano, di padre: ché Egli non è più soltanto il mio figliolo prediletto. L’uomo di parte, l’assertore nobile ed alto di un’idea nobilissima, quegli che fu, per noi socialisti, tutto in una volta, il filosofo, il finanziere, l’oratore, l’organizzatore, il commesso viaggiatore, l’animatore sovratutto, il pensiero insomma e l’azione congiunti – anche l’azione più umile che altri sdegnava – l’unico, l’insostituibile; colui che, come già Leonida Bissolati pel Cremonese, travolto dalla sublime follia dell’amore dei suoi contadini, dal suo proletariato polesano, per esso aveva rinunziato indifferente agli agi e alla tranquillità della vita, alla seduzione degli studi cari in cui eccelleva. (…) Quest’uomo, questa figura così staccata e viva su lo sfondo verde e bigio di questo singolare paesaggio politico, non sparisce, no, non scolora, ma si riaffaccia oggi in troppo più ampia cornice…”. Queste le intense espressioni che Filippo Turati pronunciò il 27 giugno del 1924 a Montecitorio. Qualche mese prima, il 6 aprile, si erano svolte nel nostro Paese le elezioni politiche, adombrate però da alcune irregolarità. Il 30 maggio di quel medesimo anno, infatti, l’onorevole Matteotti alla Camera dei Deputati – in una famosa e, purtroppo, fatale seduta – tentò di denunciarne il furbesco raggiro. Ma ai fascisti, che dopo l’esito delle votazioni si spacciavano ormai per vittoriosi, il difensivo discorso andò di traverso. Talmente di traverso che difatti, stimolati poi come furono dall’ astiosa invettiva di Mussolini del 1° giugno, si spinsero fino a quel brutale e vigliacco epilogo che, da lì a pochi giorni, andrà consumandosi in una radura di un bosco della Quartarella.

Scrive Luciano Masolini:
Chi offende e calpesta i diritti
non è socialista

La gratuita ingiuria che in queste ultime ore ha coinvolto Riccardo Nencini, apostrofato come socialista “frocio”, per quanto di bassissima lega non suscita poi tutto sommato molto scalpore. La cosa che invece più indigna è che quell’aggettivo così dispregiativo è stato riportato su una pagina on line che si autoproclama addirittura “socialista”. Nencini ha fatto prontamente osservare che servirsi di questi ottusi epiteti non è da veri seguaci del socialismo, che da sempre va in ben altra direzione. Fin da quando è sorto esso, infatti, combatte per conquistarli i diritti non certo per calpestarli.

Sono perciò particolarmente vicino al nostro caro segretario e, nello stesso tempo, pure molto grato. Anche perché proprio sull’increscioso caso assumerà giusti e dovuti provvedimenti. Una civile presa di posizione la sua – davvero meritoria e da ringraziare più volte -, che potrà contribuire a contrastare quei tanti pregiudizi omofobi che colpiscono ancora fin troppe persone. Tra cui così spesso anche molti giovani, purtroppo.

Scrive Luciano Masolini:
L’Avanti! non si è mai fatto intimorire da nessuno

Carissimo Del Bue, cari compagni redattori,
è assai ripugnante il minaccioso gesto che l’altra settimana ha colpito il luogo in cui esercitate il vostro lavoro. Non è certo la prima volta che si tenta vilmente di mettere a tacere la voce del socialismo italiano. Fortunatamente l’Avanti! però, anche di fronte alle peggiori difficoltà, non si è mai fatto intimorire da nessuno. Rimanendo così sempre costantemente ben fedele al suo importante ruolo. Quel ruolo che, con tanta forza, è tutto scritto proprio in quel suo impareggiabile nome. Con l’augurio che questo brutto episodio possa venire archiviato quanto prima, vi esprimo tutta la mia più viva e forte solidarietà. Saluti ed orgogliosi abbracci socialisti a tutti voi!

Luciano Masolini