avatar
BLOG
Luigi Covatta

Analizzare la fine di questa campagna elettorale

Monti-Bersani-Grillo-BerlusconiFinisce una delle peggiori campagne elettorali della storia repubblicana. Innanzitutto per la fuga dalla responsabilità delle forze politiche maggiori: col leader del partito di maggioranza relativa che si impegna a rimborsare cash l’importo di una tassa che senza il suo voto determinante non sarebbe mai stata imposta; con il leader dello schieramento alternativo che si candida soltanto a dirigere il traffico delle future (e inevitabili) alleanze; col premier “tecnico” che diventa goffamente “politico”, birrette e cagnolini inclusi; perfino col candidato della scuola di Chicago che si fa beccare senza laurea da un professore di Chicago, e con la punta di lancia del partito dei giudici che non è capace neanche di sfruttare gli assist che gli vengono generosamente offerti dai suoi colleghi ancora in servizio.

Continua a leggere

L’obiettivo di Marco Biagi era adeguare il mercato del lavoro agli standard europei

In Italia c’è stata una generazione di cattolici che non volevano “morire democristiani” e che comunque non temevano di poter “morire socialisti”. Purtroppo ad alcuni di loro, anzi, toccò in sorte di morire prematuramente proprio in quanto socialisti. Fu il caso di Walter Tobagi, massacrato per aver detto che non erano samurai né i brigatisti che colpivano le loro vittime alle spalle, né i tipografi che pretendevano di censurare il Corriere della Sera. Ed è stato, dieci anni fa, il caso di Marco Biagi. Marco si era affacciato alla politica giovanissimo attraverso il movimento di Labor, e quando questo confluì nel partito socialista aveva trovato nel magistero di Federico Mancini la conferma di quella scelta: era uno dei viandanti che si erano incontrati in quel “grande crocevia culturale” che secondo Gino Giugni era diventata la socialdemocrazia europea, e che nei suoi anni migliori fu anche il partito socialista italiano.
Continua a leggere

L’Italia è tornata un paese normale

Il no della Consulta al referendum, il no della Camera all’arresto di Cosentino: in un paio d’ore l’Italia è tornata un paese normale, in cui le leggi elettorali non resuscitano per opera e virtù di 111 costituzionalisti che tirano per la giacca la Corte, e i parlamentari non vanno in galera per un mediocre calcolo politico. Nel caso, per la verità, anche Cosentino si è salvato per calcolo di quanti nella Lega non sopportano Maroni. Continua a leggere