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Luigi Grassi

Istat, Italia sempre più vecchia. Nencini, invertire rotta

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Un triste e progressivo primato, quello dell’invecchiamento del Paese dove la fascia di età dei giovani con meno di 15 anni è sempre più ristretta. Al 1° gennaio 2018 infatti il 22,6% della popolazione ha un’età superiore o uguale ai 65 anni, il 64,1% ha età compresa tra 15 e 64 anni mentre solo il 13,4% ha meno di 15 anni. L’Istat nel suo Rapporto sugli indicatori demografici rileva che l’età media della popolazione ha oltrepassato i 45 anni. Non si rilevano variazioni significative sulla speranza di vita alla nascita: 80,6 anni per gli uomini e 84,9 anni per le donne. Il gap di sopravvivenza tra donne e uomini scende a 4,3 anni.

“L’Italia è sempre più vecchia, nell’ultimo anno la popolazione si è abbassata di 100mila unità. L’Istat ci restituisce la fotografia di un Paese in cui fare una famiglia sta diventando un lusso”. Lo ha detto Riccardo Nencini, candidato della lista Insieme per il Senato nel collegio uninominale di Arezzo-Siena commentando gli ultimi dati diffusi dall’Istat sull’andamento demografico della popolazione italiana. “Una società che non cresce è destinata a indebolirsi sempre di più e a scomparire. Dobbiamo invertire questa rotta abbassando la pressione fiscale sulle famiglie e sostenendo le donne che lavorano e che aspettano un figlio” ha spiegato Nencini sottolineando quanto sia “fondamentale introdurre anche misure per favorire la natalità come, ad esempio, gli asili nidi gratuiti. Tra le priorità del programma di “Insieme”.

“L’invecchiamento della popolazione è influenzato da molteplici fattori che comprendono i livelli di mortalità, di fecondità, i servizi per la salute e gli stili di vita degli individui – sottolinea l’Istat – Fattori che non smettono di far sentire la loro azione anche in Italia e che, a ritmo lento ma regolare, stanno progressivamente mutando il profilo per età della popolazione”.

Andando a vedere il dettaglio nel rapporto si legge che nel 2017 sono nati in Italia 464mila bambini, il 2% in meno rispetto al 2016 quando se ne contarono 473mila. Risulta battuto, pertanto, il precedente record di minimo storico dall’Unità d’Italia. Le nascite registrano la nona consecutiva diminuzione dal 2008, anno in cui furono pari a 577mila. La riduzione delle nascite rispetto al 2016 interessa gran parte del territorio, con punte del -7,0% nel Lazio e del -5,3% nelle Marche. Soltanto in quattro regioni si registrano incrementi: Molise (+3,8%), Basilicata (+3,6%), Sicilia (+0,6%) e Piemonte (+0,3%).

Il 19,4% delle nascite stimate per il 2017 è da madre straniera, una quota in lieve flessione rispetto al 2016 (19,7%), mentre l’80,6% è da madre italiana. In assoluto, i nati da cittadine straniere sono stimati in 90mila, il 3,6% in meno dell’anno prima. Di questi, 66mila sono quelli avuti con partner straniero, 24mila quelli con partner italiano. I nati da cittadine italiane sono 374mila, con una riduzione dell’1,6% sul 2016.

La popolazione residente in Italia al 1° gennaio 2018 scende a 60 milioni 494mila, quasi 100 mila in meno rispetto all’anno precedente, con una diminuzione dell’1,6 per mille. Nel 2017 si stima un sostanziale pareggio di bilancio tra il saldo naturale (nascite-decessi), -183mila unità, e il saldo migratorio con l’estero, +184mila. Le ordinarie operazioni di assestamento e revisione delle anagrafi (saldo migratorio interno e per altri motivi) comportano, inoltre, un saldo negativo per 96mila unità. Nel complesso, pertanto, la popolazione diminuisce di 95mila unità.

Il calo della popolazione, rileva l’Istat, non riguarda tutte le aree del Paese. Regioni demograficamente importanti, come Lombardia (+2,1 per mille), Emilia-Romagna (+0,8) e Lazio (+0,4), registrano variazioni di segno positivo. L’incremento relativo più consistente è quello ottenuto nella Provincia autonoma di Bolzano (+7,1) mentre a Trento si arriva al +2 per mille. Sopra la media nazionale (-1,6 per mille) si collocano, seppur contraddistinte da variazioni di segno negativo, anche Toscana (-0,5) e Veneto (-0,8). Nelle restanti regioni, dove la riduzione di popolazione è più intensa rispetto al dato nazionale, si è in presenza di un quadro progressivamente caratterizzato dalla decrescita che va dalla Campania (-2,1 per mille) al Molise (-6,6).

Gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2018 sono 5 milioni 65mila e rappresentano l’8,4% della popolazione residente totale. Per gli stranieri risultano positivi sia il saldo naturale (+58mila) sia il saldo migratorio estero (+256mila). Tra le poste in negativo sono invece da segnalare 132mila cancellazioni per irreperibilità e 224mila cancellazioni per acquisizione della cittadinanza italiana (+11%).

Anche nel 2017 le immigrazioni internazionali si confermano più alte delle emigrazioni, contribuendo positivamente allo sviluppo demografico e compensando lo squilibrio determinato dalla dinamica naturale negativa. Il saldo migratorio netto con l’estero stimato è pari a +184mila unità (3 per mille residenti). Di entità superiore a quello dell’anno precedente (+144mila), quello conseguito nel 2017 è prodotto da un più elevato numero d’ingressi, pari a 337mila (+12%) e da una riduzione delle uscite, pari a 153mila (-2,6%). Le immigrazioni dall’estero risultano al terzo anno di crescita consecutivo dal 2014 mentre le emigrazioni registrano per la prima volta un’inversione di tendenza dopo un periodo di continua e repentina crescita durato ben nove anni (dal 2008 al 2016), in cui le uscite sono passate da 62mila a 157mila unità.

Ocse: in Italia cresce il reddito delle famiglie

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Cresce in Italia il reddito delle famiglie e, peraltro, secondo l’Ocse, il nostro è l’unico Paese tra i Grandi a mostrare un andamento fortemente sostenuto. “In Italia, il reddito pro capite reale delle famiglie è aumentato fortemente e è aumentato dello 0,8% nel terzo trimestre del 2017, superando la crescita del PIL reale pro capite che era stabile allo 0,4%” si legge in un rapporto su crescita e benessere economico. “Tra le sette grandi economie i cui dati sono disponibili, la crescita del reddito reale per abitante è nettamente rallentato in tutti i Paesi, ad eccezione dell’Italia”, sostiene l’organizzazione parigina.

Nel Rapporto, si legge che “il rallentamento è stato più accentuato nel Regno Unito, dove il reddito familiare pro capite reale è diminuito dello 0,3% nel terzo trimestre del 2017 dopo una forte crescita del 2,5% nel trimestre precedente. Il reddito familiare reale pro capite è ora diminuito in sei degli ultimi otto trimestri”. In Germania il reddito familiare pro capite reale si è invece contratto anche nel terzo trimestre dello 0,1%, rispetto a una crescita dello 0,5% nel trimestre precedente. D’altro canto, la crescita del PIL pro capite reale è aumentata dello 0,6% nel terzo trimestre, dallo 0,4% nel trimestre precedente.

Rallenta anche negli Stati Uniti, la crescita del reddito pro capite reale: è rimasta invariata dopo la crescita dello 0,4% nel trimestre precedente ed è stata significativamente superata dalla crescita del PIL reale pro capite (+ 0,6%) nel terzo trimestre. Anche in Canada la crescita del reddito reale delle famiglie e’ decelerata bruscamente allo 0,4% dall’1,1% del trimestre precedente, sebbene abbia ancora superato la crescita del PIL pro capite (0,0%), anch’essa in forte rallentamento.

Colpo di freno anche in Francia dove il reddito pro capite reale delle famiglie allo 0,4%. La crescita del reddito pro capite reale nell’Unione europea è rimasta stabile allo 0,7%, leggermente superiore alla crescita del PIL pro capite reale (0,6%). Nell’area dell’euro, invece, è rallentata allo 0,4% ed è stata superata dalla crescita del Pil reale pro capite per il sesto trimestre consecutivo.

Negli ultimi due anni, nell’area Ocse, la crescita del Pil pro capite ha superato la crescita del reddito familiare pro capite di 1,0 punti percentuali. Il divario è stato piu’ pronunciato nel Regno Unito (2,7 punti) e in misura minore negli Stati Uniti (1,1 punti). D’altro canto, la crescita del reddito pro capite delle famiglie ha superato il PIL pro capite in Italia (0,1 punti percentuali), Canada (0,4 punti percentuali), Germania (0,5 punti) e Francia (0,8 punti percentuali). Tra le sette principali economie il divario, dopo la crisi finanziaria (primo trimestre 2010), è stato più alto nel Regno Unito (6,4 punti percentuali), mentre negli Stati Uniti e in Canada, nello stesso periodo, il reddito pro capite reale ha marginalmente superato il PIL per crescita del capite.

Turchia, Locatelli: Erdogan rispetti i diritti umani

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Quasi un’ora di colloquio in Vaticano con Papa Francesco per il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, nel primo appuntamento della visita in Italia segnata da tensioni al sit-in di protesta dei curdi, dove sono stati fermati due manifestanti dei centri sociali. Erdogan, accompagnato da moglie, figlia e cinque ministri, è rimasto per oltre 50 minuti da solo con il Pontefice. Erdogan, primo capo di Stato turco a recarsi in Vaticano da 59 anni, ha ricevuto in dono da Francesco un medaglione con un angelo della pace che “strangola il demone della guerra, simbolo di un mondo basato sulla pace e sulla giustizia”, e il messaggio per la pace di quest’anno. Il presidente turco ha ricambiato con una panoramica di Istanbul in ceramica e quattro libri riguardanti sul massimo poeta mistico persiano. Nel colloquio si è parlato dello status di Gerusalemme, della questione dei migranti, delle persecuzioni dei cristiani e della “necessità di promuovere la pace e la stabilità” nella regione mediorientale “attraverso il dialogo e il negoziato, nel rispetto dei diritti umani e della legalita’ internazionale”. Probabile si sia fatto cenno anche all’offensiva di Ankara contro la provincia curda di Afrin, in Siria. Al termine, Erdogan ha visto il segretario di Stato della Santa Sede, Pietro Parolin, e con il seguito ha visitato la Basilica di San Pietro. La visita di Stato è proseguita nel pomeriggio con i colloqui al Quirinale, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Successivamente è atteso a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, poi la cena in hotel con un gruppo di imprenditore italiani dei gruppi che più investono in Turchia. Malgrado le imponenti misure di sicurezza con 3.500 uomini in campo, nell’unica manifestazione di protesta autorizzata si sono registrati scontri.

“Noi riteniamo che la Turchia possa aspirare a un futuro migliore – ha scritto Pia Locatelli, presidente del gruppo socialista a Montecitorio e presidente del comitato Diritti umani della Camera, in una lettera inviata al presidente Erdogan in occasione della sua visita a Roma – solo se saprà avanzare con decisione anche sul terreno della democrazia e delle libertà e per questa ragione vogliamo chiederle il più forte e deciso impegno al rispetto dei diritti umani e a garantire processi equi alle migliaia di persone che sono state arrestate dopo il tentato golpe del 2016. Riteniamo – ha aggiunto – che sia nel nostro reciproco interesse costruire un rapporto solido e duraturo, ma che ma che questo non può contenere margini di ambiguità sul rispetto dei diritti umani non solo perché tradiremmo la nostra storia, ma anche perché sarebbe un atto di miopia politica che getterebbe un’ipoteca colossale che prima o poi, inevitabilmente, giungerebbe all’incasso”.

Il sit-in promosso da Rete Kurdistan Italia nei giardini di Castel Sant’Angelo è degenerato quando un gruppo di attivisti dei centri sociali ha tentato di forzare il cordone di agenti antisommossa per muovere in corteo verso il Vaticano. La Polizia ha respinto i manifestanti e ci sono stati anche due fermi. Tra gli striscioni esposti “Boia Erdogan! Giù le mani dal Kurdistan” e “Stato turco assassino”. Un altro presidio si è tenuto a Venezia davanti alla Basilica di San Marco con qualche decina di attivisti dei Centri sociali del Nord-est e dell’associazione Ya Basta. Mentre Erdogan lasciava il Vaticano, l’Olanda ha annunciato il ritiro del suo ambasciatore in Turchia dopo che i recenti “colloqui non hanno offerto una prospettiva di normalizzazione delle relazioni bilaterali”. All’ambasciatore olandese ad Ankara viene negato l’accesso in Turchia dal marzo scorso.

Altro scivolone dei Bitcoin. Giù del 60% in pochi mesi

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Bitcoin ancora sotto pressione con un nuovo scivolone che ha portato la criptovaluta fin sotto la soglia degli 8.000 dollari. La criptovaluta perde il 12% e cala a 7.982 dollari, il livello più basso a dal 24 novembre. In caduta libera anche le monete rivali Ripple, Ether e Litecoin che vanno giù del 18%. Con il crollo dei Bitcoin ai minimi da due mesi a questa parte, nelle ultime 24 ore sono stati bruciati oltre 100 miliardi di dollari dalle diverse valute digitali sul mercato delle criptovalute. Dal picco di dicembre a circa 20.000 dollari, il Bitcoin ha perso il 60% del suo valore. In una intervista a Bloomberg tv, l’economista Nouriel Roubini, invita a prestare attenzione: “Bitcoin è “la madre di tutte le bolle” e le altre criptovalute sono anche peggio. Roubini spiega che la maggior parte delle altre criptovalute sono “una bolla alla seconda o terza potenza”, “anche peggio” dell’originale. Roubini, che individua nelle quotazioni raggiunte da Bitcoin quest’anno fattori di rischio ben maggiori rispetto alla bolla dei tulipani del ‘600 o alla Wall Street degli Anni Venti, non risparmia neanche la tecnologia sottostante alle criptovalute, blockchain: “’ in giro da 10 anni, e la sua unica applicazione sono state le criptovalute, che sono una truffa”, spiega l’economista della New York University.

Proprio in queste ore il Ministero del tesoro sta mettendo a punto uno schema di decreto per censire e comprendere il fenomeno delle valute virtuali. Il testo, sul quale è possibile inviare osservazioni e contributi fino al 16 febbraio, prevede, per chiunque sia interessato a svolgere sul territorio italiano l’attività di prestatore di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale, l’obbligo di comunicazione al Ministero. Riprendendo la definizione introdotta dal decreto legislativo 25 maggio 2017, il provvedimento chiarisce che la valuta virtuale seppur “utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi non è emessa da una banca centrale o da un’autorità pubblica” e “non è necessariamente collegata a una valuta avente corso legale”. Il decreto del 25 maggio prevede già che i prestatori di valuta virtuale debbano assolvere agli obblighi antiriciclaggio per evitare che le transazioni effettuate con le cripto valute possano essere utilizzate per fini illegali. “Lo schema di decreto – si legge in una nota del Mef – disciplina le modalità con cui i prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale sono tenuti a comunicare al Ministero dell’Economia e delle Finanze la loro operatività. Sono inclusi nell’obbligo di comunicazione anche gli operatori commerciali che accettano le valute virtuali quale corrispettivo di qualsivoglia prestazione avente ad oggetto beni, servizi o altre utilità”.

L’iniziativa mira a realizzare una prima rilevazione sistematica del fenomeno, a partire dalla consistenza numerica degli operatori del settore che, a regime, dovranno ad iscriversi in uno speciale registro tenuto dall’OAM, l’Organismo degli Agenti e dei Mediatori, per poter esercitare la loro attività sul territorio nazionale. La previsione di obblighi e cautele a carico dei prestatori di servizi relativi alle valute virtuali è coerente con le più stringenti regole dettate dalla quinta direttiva Ue antiriciclaggio, prossima alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della comunità europea, di cui l’Italia ha di fatto anticipato l’adozione prevedendo già dal 4 luglio 2017 (data di entrata in vigore decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90), norme più rigorose in materia di prevenzione dei reati finanziari.

Sempre l’OAM sarà incaricato di tenere anche un altro nuovo registro, quello dei compro-oro, dando attuazione alla regolamentazione del settore introdotta dal decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 92. Il Dipartimento del Tesoro ha ultimato l’istruttoria del decreto ministeriale recante le specifiche tecniche di alimentazione del registro che quindi dovrà essere avviato nei 3 mesi successivi all’entrata in vigore del decreto. “C’è un presupposto comune agli interventi regolatori sulle valute virtuali e sui compro-oro – spiega nella nota Roberto Ciciani, direttore della Direzione Generale competente in materia di prevenzione dei reati finanziari – Entrambi rispondono alla necessità di censire puntualmente e dettagliatamente nuovi fenomeni, capirne le dimensioni, comprenderne anche la diffusione sul territorio. In particolare per quanto concerne le criptovalute, con i relativi rischi di utilizzo per fini illeciti, quali il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, la normativa italiana già prevede che i prestatori di servizi relativi alla valuta virtuale siano annoverati tra i soggetti tenuti all’assolvimento di obblighi di adeguata verifica della clientela e di segnalazione alla UIF (Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia) delle operazioni sospette di riciclaggio e finanziamento del terrorismo. Il censimento e l’avvio del registro consentiranno anche di vigilare meglio sul rispetto delle regole da parte degli operatori e daranno loro certezza sull’esercizio legale della propria attività”.

Amazon: arriva il braccialetto elettronico

amazonAmazon non finisce di stupire. L’ultima trovata è quella del braccialetto elettronico. Oggetto che evoca strumenti di controllo destinati a chi deve essere controllato in modo continuo. Ovviamente le ragioni ufficiali di Amazon, che parla di sicurezza e benessere, sono altre. Il braccialetto elettronico controlla quali movimenti eseguono i lavoratori con le mani e vibra nel caso non siano quelli “giusti”. Ne dà notizia GeekWire, un sito internet che si occupa di tecnologia. “Non rilasciamo commenti relativamente ai brevetti. In Amazon – replica l’azienda interpellata da Radiocor – siamo attenti a garantire un ambiente di lavoro sicuro e inclusivo. La sicurezza e il benessere dei nostri dipendenti sono la nostra priorità”.

Ma i dubbi sul suo utilizzo restano. Solo poche settimane fa i dipendenti del colosso delle vendite online avevano scioperato per la prima volta per protestare contro i turni massacranti a cui erano sottoposti. Sceglie l’ironia la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso che entrando a un convegno sul lavoro organizzato al Cnel si chiede se “c’è anche la palla al piede? Si commenta da sola” l’iniziativa di Amazon che ha brevettato dei braccialetti elettronici per i dipendenti”.

A pensare tutto il “male possibile” è il leader della Uil, Carmelo Barbagallo. “Le multinazionali fanno il bello e il cattivo tempo dappertutto. Dobbiamo fare scioperi 4.0 contro le multinazionali per convincere anche i governi a cambiare le regole, bisogna colpirle nel portafoglio”. “Oggi – ha aggiunto – con la scusa che si fanno più soldi con le piattaforme digitali che con le piattaforme petrolifere si fa caporalato digitale pagando i giovani 3-5 euro l’ora. È una vergogna internazionale, bisogna dare più sovranità al sindacato europeo e mondiale perché non possiamo contrastare le multinazionali a Canicattì”.

Sulla stessa linea la leader della Cisl, Annamaria Furlan: “Amazon deve aprire un confronto con i sindacati e rispettare il modello di relazioni industriali del nostro paese”. “Evidentemente c’è ancora molto lavoro da fare per affermare in ogni dove la centralità della dignità e del rispetto della persona”.

Incertezza Catalogna. Salta l’elezione di Puigdemont

catalognaLa Generalitat catalana rimane senza il suo president. Non riuscendo a superare l’impasse, il presidente del Parlament catalano, l’indipendentista Roger Torrent, guadagna tempo e però non risolve l’impasse: ha rinviato ‘sine die’ la sessione inaugurale, prevista per il pomeriggio, in cui si doveva votare l’investitura di Carles Puigdemont. Una mossa che ha provocato polemiche e una frattura nel fronte indipendentista catalano. Nonostante il rinvio, Torrent ha però mantenuto la candidatura di Puigdemont, autoesiliatosi da tre mesi in Belgio perché in Spagna rischia l’arresto dopo la sfida autonomista a Madrid: Torrent non proporrà altri candidati.

“Né Soraya Sa’enz de Santamari’a, né la Corte Costituzionale decideranno chi dovrebbe essere il presidente della Generalitat. Mi impegno a garantire l’immunità di Puigdemont e andare fino alla fine”, ha promesso Torrent. In precedenza aveva detto alla Corte costituzionale che il deposto presidente della Catalogna ha “tutti i diritti” di essere un candidato della ricca regione spagnola e dei suoi 7,5 milioni di abitanti. Torrent non ha ceduto al pressing chi gli chiedeva di rinviare il plenum e trovare un nuovo candidato, né si è allineato a Junts per Catalunya e al CUP, che chiedevano comunque la sessione plenaria, anche se con un esito puramente simbolico e che sarebbe stato immediatamente sospeso dall’Alta Corte. E intanto guadagna tempo perché le tre forze indipendentiste trovino un accordo su investitura e programma di governo. Ma il gesto ha evidenziato la spaccatura interna agli indipendentisti.

Torrent ha fatto sapere che, prima di annunciare il rinvio, ha chiamato più volte Puigdemont, senza però ricevere nessuna risposta (l’ex presidente catalano voleva a tutti i costi che si tenesse la sessione). Torrent ha optato per una terza via che gli evita il reato di disobbedienza, ma gli risparmia anche l’accusa di essere ritenuto il responsabile dell’affossamento di Puigdemont. Sabato, la Corte costituzionale aveva infatti vietato la partecipazione di Puigdemont al voto e avvertito che un’eventuale elezione a distanza, non sarebbe stata valida. Puigdemont ha presentato un ricorso e la Corte oggi lo ha bocciato all’unanimità. Una decisione che si sicuramente attirerà sull’alto consesso, composto da giudici nominati principalmente dalla maggioranza conservatrice, nuove accuse di parzialità da parte dei separatisti, che contestano la Corte da quando ha annullato nel 2010 parte dello Statuto che accorda maggiore autonomia alla Catalogna, una delle radici del conflitto attuale.

E dunque tre mesi dopo la dichiarazione unilaterale di indipendenza votata in Parlamento il 27 ottobre, il braccio di ferro tra il governo e i separatisti non accenna ad allentarsi e non si intravede una strada verso il dialogo. Tutti si arroccano sulle loro posizioni. “Il Parlamento della Catalogna, come chiunque, deve rispettare ciò che decide la Corte Costituzionale”, aveva avvertito in mattinata il premier, Mariano Rajoy.

Blitz a Ostia. Bonelli: “Ora investire sul territorio”

Ostia: in corso controlli e perquisizioni

Una “associazione a delinquere di stampo mafioso, quale è quella degli Spada, che ha provocato un profondo degrado sul territorio, consentendo il dilagare di reati gravissimi e lesivi di beni primari”. Così afferma il giudice delle indagini preliminari Simonetta D’Alessandro nell’ordinanza con cui ha disposto 32 misure cautelari nei confronti di altrettanti appartenenti alla banda che fino a stamane comandava nella zona di Ostia. “Un sodalizio che ha fondato la sua potenza sull’organizzazione a base familistica e sulla ripartizione delle competenze”. E ancora: “L’attività investigativa ripercorre l’ultimo decennio di indagini effettuate nel territorio di Ostia ed evidenzia l’ormai profonda penetrazione della criminalità organizzata nelle attività economiche del litorale”.

Una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali, più il contributo di quattro collaboratori di giustizia ha consentito a polizia e carabinieri, coordinati dalla Dda di Roma, di azzerare il clan degli Spada con 32 misure cautelari, firmate dal gip, che ha contestato a vario titolo l’associazione per delinquere di stampo mafioso “che si avvale della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, al fine di commettere reati di omicidio, estorsione, usura, detenzione e porto di armi e di esplosivi, incendio e danneggiamento aggravati, ed altri reati contro la persona, di traffico di stupefacenti, di attribuzione fittizia di beni e di acquisire, in modo diretto e indiretto, la gestione e comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti e servizi pubblici, il controllo di attività di balneazione sul litorale lidense, di sale giochi e di esercizi commerciali di varia tipologia, finanziandoli con il prezzo, il prodotto e il profitto dei reati di estorsione, usura e traffico di stupefacenti e per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per il conseguimento ed il mantenimento delle finalità dell’associazione”.

In sostanza nulla si muoveva senza il volere del clan Spada. Al vertice del clan c’è Carmine Spada, 51 anni, detto Romoletto, ritenuto da chi indaga capo, promotore e vertice dell’organizzazione. C’è poi suo fratello, il 43enne Roberto Spada (quello della testata al giornalista Daniele Piervincenzi), che condivide con Carmine le scelte strategiche del sodalizio ed è dotato di potere decisionale. Altro fratello di Carmine è Ottavio Spada detto Maciste o Romolo. Poi Armando Spada, 51 anni, anche lui con funzioni di organizzazione dell’associazione. Ma ognuno con compiti diversi, come in una vera e propria azienda . Un altro Spada è Ottavio, che si muove nell’ambito dei settori degli stupefacenti, delle armi e delle intimidazioni. Ma l’elenco è ancora molto lungo.

Secondo il giudice D’Alessandro del tribunale di Roma è “in atto, da anni ormai, un continuo riposizionamento delle zone di influenza, come si evince dalla ininterrotta serie di attentati e di atti intimidatori che hanno interessato il litorale”. Tra questi episodi “spicca la gambizzazione di Massimo Cardoni, avvenuta ad Ostia ma soprattutto il duplice omicidio in danno di Giovanni Galleoni capo indiscusso del clan Baficchio, e di Francesco Antonini, commesso nel 2011 ad Ostia, dal clan Spada”. Sono stati questi fatti ad erodere pian piano il potere criminale dei “Baficchio (organizzazione criminale anch’essa di base familiare costituita dalle famiglie Galleoni-Cardoni), e la definitiva ascesa del clan Spada”.

“Ringraziamo – scrive in una nota il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, tra i promotori della lista Insieme – la magistratura e le forze dell’ordine per aver assestato un duro colpo alla criminalità ad Ostia. Gli arresti della scorsa notte rappresentano una svolta: tutti sapevano come il Clan Spada condizionava il territorio gestendo attività criminali”. “Grazie – prosegue Bonelli – al lavoro della giustizia, Ostia può essere liberata dalle organizzazioni criminali e aprire ad una nuova fase che affermi tutte le declinazione del principio di legalità. Ora bisogna lavorare per ripristinare il decoro e la legalità per consentire al tessuto produttivo sano di crescere ed è necessario investire sul territorio tutelato dalla legge. In questo momento però c’è un’amara constatazione da fare su chi si è battuto contro le mafie, ad esempio sulla giornalista Federica Angeli e l’associazione Libera sono stati prodotti dossier che includevano pesanti accuse su una loro non trasparenza. Tali dossier sono stati realizzati dal M5S. È arrivato il momento per qualcuno di loro di chiedere scusa”.

Luigi Grassi

Fmi: accelera la crescita globale. Bene l’Italia

PilLa crescita globale è in accelerazione dal 2016 e “tutti i segnali indicano che il rafforzamento continuerà quest’anno e il prossimo” e per questo “dovremmo essere incoraggiati ma non interamente soddisfatti”. Presentando per la prima volta a Davos – dove domani prenderà il via la 48ma edizione del World Economic Forum – l’aggiornamento al ‘World Economic Outlook’, la direttrice del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, ha voluto prima di tutto segnalare i “motivi di preoccupazione” che ancora emergono se si guarda al medio termine, rinnovando il consueto invito a “riparare il tetto mentre splende il sole”, cioè a sfruttare la finestra di opportunità data dalla ripresa per portare avanti riforme strutturali, con una variazione a tema. “Qui si spazzano le strade quando ha smesso di nevicare”, ha chiosato riferendosi alla coltre bianca che oggi copre la località sciistica svizzera, dopo aver lanciato l’invito a non seguire alla lettera le indicazioni del celebre aforisma di William Blake: “Nella semina impara, nel raccolto insegna, e in inverno godi”. L’Fmi ha alzato di due decimali le stime di crescita del Pil globale per il prossimo biennio: l’economia mondiale si espanderà dunque al ritmo del 3,9% sia nel 2018 che nel 2019. Ma anche quelle sulla crescita dell’economia dell’eurozona, data su un passo del +2,2% quest’anno e del 2% nel prossimo. Cifre, queste ultime, ritoccate verso l’alto di tre decimi di punto.

Lo stesso rialzo applicato al Pil italiano, che secondo le nuove previsioni crescerà dell’1,4% nel 2018 e dell’1,1% nel 2019, comunque al di sotto dei ritmi di Germania (+2,3% e +2%), Francia (+1,9 per tutto il biennio) e Spagna (+2,4% e +2,1%). Sulla valutazione del nostro Paese, come su quella di altre nazioni che si trovano in una situazione analoga, pesa anche l’incertezza politica data dall’approssimarsi delle elezioni, che secondo il Fondo “dà origine anche a rischi sull’attuazione delle riforme o sulla possibilità di una rielaborazione dei programmi politici”. Sempre in tema di riforme, il World Economic Outlook mette in guardia rispetto all’impatto di lungo termine delle modifiche apportate da Donald Trump al sistema fiscale degli Stati Uniti – la cui espansione economica è stata comunque rivista al rialzo del 2,7% nel 2018 e del 2,5% nel 2019 -, che presenteranno il conto “in un secondo tempo” rallentando la crescita per alcuni anni dal 2022 in poi. Per quanto riguarda la Cina, invece, la previsione è che “ridurrà lo stimolo fiscale degli ultimi due anni e, in linea con le intenzioni dichiarate delle sue autorità, frenerà la crescita del credito per rafforzare il suo sistema finanziario sovraesposto”. Processo, questo, che implica “una crescita futura più bassa”. Le stime di ottobre, per quanto riguarda il gigante asiatico, sono state per ora alzate solo di un decimale: +6,6% quest’anno e +6,4% il prossimo.Il consigliere economico del Fondo monetario internazionale, Maurice Obstfeld, ha spiegato che la tornata di rialzi nelle previsioni annunciata non è arrivata per caso, ma soprattutto alle “politiche accomodanti a livello economico, che hanno sostenuto la fiducia dei mercati e accelerato il naturale processo di guarigione” del sistema. Lagarde, dal canto suo, ha comunque puntato il dito contro le “potenziali vulnerabilità del sistema finanziario”, eredità del lungo periodo a tassi bassi, che per il prossimo anno invitano a restare “vigili”. Ma anche sul fatto che quella alla quale stiamo assistendo è “una ripresa soprattutto ciclica”. Motivo per cui, ha ribadito, è importante che si colga l’attimo per intervenire sulle debolezze del sistema.

Spd. Schulz agli iscritti: “Sostenete intesa con Merkel”

martin schultzUn appello a dare il via libera ai colloqui per la nascita di una Grande Coalizione per senso di responsabilità “nei confronti della Germania, dell’Europa e della Spd” stessa è stato rivolto da un gruppo di 37 politici socialdemocratici appartenenti a varie ali del partito ai partecipanti al voto che verrà celebrato al Congresso straordinario di domenica a Bonn. Mentre Martin Schulz si è rivolto agli iscritti, a due giorni dall’appuntamento di domenica, per sottolineare l’importanza di una vittoria del ‘sì’.

Nella mail, citata dalla Dpa, Schulz sottolinea l’importanza della decisione che verrà presa domenica e l'”enorme significato” che avrà “per il futuro della Germania”, “in tutta Europa e per la Spd”. Schulz ricorda poi che la Spd ha ottenuto molto in sede di accordo preliminare. La gente ha diritto ad una vita migliore. “Ma questo possiamo ottenerlo solo se accettiamo la nostra responsabilità comune”.

Per Schulz la sfida ora è quella di modernizzare il paese e garantire un nuovo inizio per l’Europa. Il leader del partito socialdemocratico si ripromette di convincere ancora molti nei prossimi giorni “naturalmente anche in sede di congresso straordinario”. “Vogliamo rinnovare il nostro paese lì dove non è moderno. Vogliamo recuperare la fiducia. Si tratta di questo”.

Tra i firmatari dell’appello partito dalla base, “socialdemocratiche e socialdemocratici attivi a livello federale e locale”, figurano anche una ex candidata alla presidenza federale della Germania, Gesine Schwan, e l’ex leader del partito Matthias Platzeck, già esponenti di spicco dell’ala giovanile della Spd, gli Jusos, gli stessi che contestano l’accordo raggiunto in sede di consultazioni preliminari, considerano il testo dell’intesa su un futuro governo privo di sufficienti garanzie sociali, criticano la rinuncia ad una tassa per i redditi più alti, le restrizioni in materia di flussi migratori, la mancanza di azione a favore delle fasce più povere della popolazione, e prendono le distanze dall’intesa sull’assicurazione malattia.

Critici nei confronti del progetto Grande Coalizione anche altri esponenti del partito, che temono di vedere scomparire la Spd in una coalizione a guida Cdu e preferirebbero guidare l’opposizione in un governo di minoranza della Cdu-Csu per dedicarsi alla rinascita di un movimento che alle ultime elezioni – dopo l’ultima esperienza di Grande Coalizione – ha ottenuto il peggior risultato elettorale dal 1949.

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, nel corso della conferenza congiunta a Parigi con il presidente francese Emmanuel Macron, si è detta “fiduciosa” sul voto del congresso della Spd domenica prossima e l’ok all’avvio delle trattative per la formazione di un nuovo governo a Berlino. “Mi auguro che diano luce verde”. “Abbiamo dovuto accettare dei compromessi, ed è normale che sia così”.

La lista dei firmatari comprende anche l’ex presidente del parlamento Wolfgang Thierse, oltre a molti deputati federali, regionali, politici locali, sindaci. I promotori sottolineano che la Spd aspira a più di quanto non contenga il documento. Il partito ha ambizioni che si estendono ben oltre questa legislatura: “Vogliamo ad esempio ottenere di più in materia di lavoro sicuro e ben retribuito, di una maggiore equità fiscale, di investimenti per il futuro e la fine della disparità di trattamento tra chi stipula un’assicurazione privata e chi rientra nel regime legale obbligatorio di assicurazione malattia”.

Le prossime consultazioni in vista della formazione del governo di Grande Coalizione dovranno servire a definire nel dettaglio l’intesa raggiunta e raggiungere nuovi obiettivi. Tuttavia, si fa notare, la Spd ha ottenuto al voto solo il 20,5 % delle preferenze. Potrà puntare a raggiungere molti dei suoi obiettivi quando tornerà ad avere il 30 per cento dei voti, possibilmente come principale forza nel Bundestag. E questo, scrivono gli autori, deve essere l’obiettivo su cui puntare.

Al Congresso straordinario partecipano 600 delegati provenienti dalle diverse federazioni regionali. Più soci ha una federazione più delegati manda al Congresso. Un quinto del totale circa (144) proverrà dal NordReno Westfalia, che conta oltre 117mila soci. Seguono Bassa Sassonia 81, Baviera 78, Assia, 72, Renania-Palatinato, 49 Baden-Württemberg, 47, Saarland, 24, Schleswig-Holstein, 24, Berlino, 23, Amburgo, 15, Brandeburgo, 10, Brema, Turingia, 7, Sassonia, 7, Sassonia-Anhalt, 6, Meclemburgo-Pomerania Anteriore,5.

Il Pil cinese accelera, è la prima volta dopo 7 anni

yuan-cinesiL’economia cinese supera le attese e gli obiettivi fissati dal governo nel marzo scorso, segnando una crescita del 6,9% nel 2017, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio Nazionale di Statistica di Pechino. L’ultimo dato segna anche un’accelerazione della crescita rispetto all’anno precedente: non accadeva dal 2010. In dettaglio, nel 2016, la crescita cinese era stata del 6,7%, ai minimi dal 1990. Stabile l’incremento negli ultimi tre mesi dell’anno, al 6,8%, in linea con il dato del terzo trimestre 2017, e al di sopra delle aspettative degli analisti, che avevano fissato la crescita al 6,7% per il periodo compreso tra ottobre e dicembre scorsi.

L’ottimismo sullo stato di salute dell’economia aveva coinvolto anche il primo ministro cinese, Li Keqiang, che a marzo scorso aveva fissato il tasso di crescita per il 2017 “attorno al 6,5%”, mentre settimana scorsa, dalla Cambogia, dove si trovava per un summit regionale, aveva rivisto al rialzo le stime per l’anno appena conclusosi fissandole attorno al 6,9%. A trainare il dato di oggi hanno contribuito la ripresa della domanda globale che ha favorito le esportazioni, cresciute del 10,8% nel 2017 nonostante le dispute sul piano commerciale con l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, e i consumi interni, con le vendite al dettaglio che hanno segnato una crescita del 10,2% lo scorso anno, di soli due punti decimali inferiore a quella del 2016, secondo i dati pubblicati oggi dall’Ufficio Nazionale di Statistica.

“L’economia nazionale ha mantenuto lo slancio e uno sviluppo solido e stabile”, si sottolinea nel rapporto di accompagnamento ai risultati del 2017 redatto dall’istituto pechinese. Scendendo nel dettaglio, nel 2017 gli investimenti nel settore immobiliare sono cresciuti del 7%, in lieve calo di un decimale rispetto al dato del 2016, mentre gli investimenti fissi sono cresciuti del 7,2% nel 2017, con un calo dello 0,3% rispetto al dato dei primi nove mesi dello scorso anno e di quasi un punto percentuale (-0,9%) rispetto al dato del 2016.

Ad adombrare i lusinghieri risultati pubblicati oggi dall’Ufficio Nazionale di Statistica sono i dubbi degli analisti sull’attendibilità dei dati pubblicati da Pechino, soprattutto in virtù degli scandali dei dati gonfiati provenienti da varie province, in particolare quelle del nord-est, che da anni crescono a un ritmo inferiore a quello nazionale. Una recente analisi compiuta dal Financial Times prende in considerazione gli anni dal 2012 al 2016, durante i quali emerge che molte le aree settentrionali del Paese hanno gonfiato i dati, nel caso della Mongolia Interna, addirittura del 40%. Una vicenda analoga, che ha generato un forte scandalo in Cina, è quello della provincia nord-orientale del Liaoning, che ha ammesso di avere falsificato i dati per anni, senza avere emesso un revisione degli stessi. Alla lista si aggiungerebbero anche la città portuale di Tianjin, alle porte di Pechino, e la provincia dello Shanxi, fortemente dipendente dal carbone, che assieme all’acciaio è stato al centro dell’intervento del governo per contenere la sovrapproduzione industriale.

Forse proprio per cercare di risollevare l’economia delle aree più difficili della Cina, il gigante del retail on line cinese, Jd, ha annunciato oggi investimenti per oltre tre miliardi di dollari (venti miliardi di yuan) nella “rust belt” cinese (ovvero le province del nord-est di Liaoning, Jilin e Heilongjiang) per l’ammodernamento industriale e la creazione di migliaia di posti di lavoro che potrebbero fare ripartire l’economia a livello locale. Nonostante l’inversione di tendenza del 2017, per l’anno da poco iniziato, le previsioni danno ancora un rallentamento per l’economia cinese, e la crescita, secondo le prime stime, dovrebbe attestarsi attorno al 6,4%. In base alle prime anticipazioni, nonostante il risultato sia al di sopra delle attese, per il 2018 l’obiettivo di crescita dovrebbe rimanere inalterato, attorno al 6,5%: la priorità per il governo sara’ quella di contenere i rischi di sistema (su cui insiste da tempo il presidente cinese, Xi Jinping) a cominciare dall’alto livello del debito, attorno al 260% del prodotto interno lordo, e che potrebbe arrivare al 327% nel 2022, secondo proiezioni Bloomberg. Il Fondo monetario internazionale, a dicembre scorso, aveva invece lanciato un avvertimento all’indirizzo della Cina, la cui economia potrebbe essere soggetta a “gravi rischi” di sistema.