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Luigi Grassi

Siemens taglia 6.900 posti e chiude due fabbriche

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Siemens taglia 6.900 posti nel mondo e chiude due fabbriche in Germania. I tagli verranno fatti nei prossimi. Il colosso tedesco, che nei giorni scorsi aveva annunciato “tagli dolorosi”, ha ufficializzato oggi la decisione a Monaco. La metà degli impieghi sarà soppressa in Germania, 1’100 nel resto d’Europa e 2’500 in altri continenti, di cui 1’800 negli Stati Uniti.

Con la ristrutturazione il gruppo reagisce al cambiamento strutturale in corso nel settore delle energie fossili e delle materie prime, si legge in una nota. La divisione più colpita è “Power and Gas”, con la prevista cancellazione di 6’100 impieghi, di cui 2’600 in Germania. L’altro comparto coinvolto dal ridimensionamento è quello dei processi industriali. Il sindacato Ig Metall ha commentato aspramente la decisione, annunciando battaglia: “Un taglio di posti di queste dimensioni, alla luce della eccellente situazione dell’impresa, è inaccettabile”. Secondo il sindacato, inoltre, con le misure previste, “si ignorano i problemi strutturali” e a pagare sono solo i lavoratori.

Gli stabilimenti che verranno chiusi sono quelli di Görlitz(720 impieghi) e Lipsia (200). Inoltre le attività Solutions nei siti di Offenbach e Erlangen saranno riunite. Altri 640 posti saranno cancellati a Mülheim an der Ruhr e 300 a Berlino. Lo stabilimento di Erfurt potrebbe inoltre essere venduto. Contattata dall’ats, la società indica che la Svizzera dovrebbe essere interessata solo marginalmente: nelle divisioni interessate Siemens non è attiva nella Confederazione.

Pil accelera, Gentiloni: “Non dilapidare risultati”

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La crescita in Italia c’è e si rafforza: il Pil accelera nel terzo trimestre secondo i dati diffusi dall’Istat che conferma le stime del governo e della Banca d’Italia. Soddisfatto il governo con il premier, Paolo Gentiloni che invita a “non dilapidare i risultati”. Tra luglio e settembre il prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,5% rispetto al trimestre precedente (contro il +0,3% di aprile-giugno) e segna la tredicesima variazione congiunturale positiva consecutiva. La crescita tendenziale del Pil si attesta all’1,8%, la piu’ alta da oltre sei anni, ovvero dal secondo trimestre del 2011 quando aveva toccato +2,6%. Il valore assoluto di 400,547 miliardi di euro è al top dal quarto trimestre del 2011. La variazione acquisita per il 2017 è pari a +1,5%.

La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura e di un aumento nei settori dell’industria e dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia di quella estera (esportazioni al netto delle importazioni). Nello stesso periodo il PIL e’ aumentato in termini congiunturali dello 0,7% negli Stati Uniti, dello 0,5% in Francia e dello 0,4% nel Regno Unito. In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 2,3% negli Stati Uniti, del 2,2% in Francia e dell’1,5% nel Regno Unito.

Rallenta invece l’inflazione: a ottobre l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,2% su base mensile e aumenta dell’1,0% rispetto ad ottobre 2016 (era +1,1% a settembre), confermando la stima preliminare. Il lieve rallentamento, spiega l’Istat, è dovuto quasi esclusivamente all’inversione di tendenza dei prezzi dei servizi vari (-1,1%, da +0,6% di settembre), dovuta al forte calo di quelli dell’istruzione universitaria a seguito dell’entrata in vigore delle nuove norme sulla contribuzione studentesca introdotte con la Legge di Stabilità.

Tornando al Pil, l’esecutivo, alle prese con la manovra, incassa i risultati ottenuti. “L’economia italiana accelera e lo fa per merito delle famiglia, delle imprese e dei lavoratori”, commenta il presidente del Consiglio, Gentiloni. “I governi – aggiunge – hanno cercato di incoraggiare questa spinta ma se la crescita è dell’1,8% quando le previsioni erano pochi mesi fa dello 0,8%, questo è perché il sistema si è rimesso in moto. Di questo dobbiamo essere orgogliosi”. Ora “non dobbiamo dilapidare questi risultati ma insistere e accelerare ancora lungo questa strada. Il governo – assicura infine – farà la sua parte e una parte rilevante della manovra è il pacchetto impresa 4.0”. Da Londra il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan twitta: “Oggi a Londra anche per ricordare agli investitori che dal 2014 in Italia PIL pro capite cresce più che altrove”.

Il ministro per lo sviluppo economico Carlo Calenda, invita ad andare avanti con gli investimenti. Mi pare che il paese si è messo in marcia. Anche se c’è da fare ancora molto e soprattutto non sciupare, come ha detto giustamente Gentiloni, quello che si è fatto”, afferma. “Bisogna continuare a insistere su investimenti, stimoli agli investimenti privati e investimenti pubblici. È questa la chiave di volta”. “I dati sono positivi – sottolinea Calenda – l’Italia sta camminando, ma bisogna fare attenzione a non perdere l’abbrivio, bisogna continuare a mettere al centro gli investimenti”. Su Twitter il segretario del Pd, Matteo Renzi, rivendica quanto fatto: “Quando siamo partiti il Pil era al 2% ma aveva il meno davanti: -2%. Istat oggi dice che nell’ultimo anno il Pil è stato quasi al 2%, ma ha il più davanti: +1.8%. Il tempo dimostra chi aveva ragione: non si molla, avanti assieme”.

Luigi Grassi

Gentiloni, non dilapidare i risultati del lavoro di tutti

Immigrati/Migranti, Gentiloni: Ue troppo lenta, serve politica comuneL’Italia non sarà un modello di stabilità quanto ad assetti di governo ma la sua affidabilità come partner economico e, soprattutto, come socio fondatore dell’Unione europea, e come alleato atlantico, sono fuori discussione. Anzi, si tratta di asset il cui peso si fa sentire sempre di più e Paolo Gentiloni li rivendica, parlando a una platea di imprenditori e protagonisti delle istituzioni. Ci sono anche – rispettivamente come ospite e relatore del dibattito organizzato dal Messaggero dell’Economia sui destini di Ue e Brexit – l’ambasciatore britannico e il negoziatore Ue, Barnier, ma è a quanti sono fuori dalla sala delle Scuderie di Palazzo Altieri che il presidente del Consiglio rivolge un ammonimento: bisogna evitare di disperdere i passi avanti fatti sin qui dal Paese.

Progressi, segnala, arrivati con il suo e co i governi precedenti ma, in ultima analisi, “è l’Italia che ha riagganciato la crescita, non questa o quella parte politica”. Si guarda avanti, con lo sguardo a un calendario politico-istituzionale che fissa nel via libera alla legge di Bilancio il momento iniziale, di fatto, della campagna elettorale. Una fase, questo è il messaggio esplicitato dall’attuale inquilino di Palazzo Chigi, che non deve “trasformare l’Italia in un supermarket di paure o illusioni”.

Insomma, nessun liberi tutti elettorale che finisca per picconare dall’interno progressi da consolidare, anzi, all’interno e da vantare all’esterno. Perché, chiosa Romano Prodi poco dopo Gentiloni, “in Germania si è votato il 24 settembre e prima del nuovo anno niente governo. Se in Italia ci sono dieci minuti di incertezza politica succede un’ira di dio…”.

“Si parla molto della nostra instabilità politica, data dall’avvicendarsi di governi. Non mi spingerei a dire che si tratta di una fake news, come si dice oggi, e tuttavia non conosco instabilità più solide di quella italiana nei fondamentali delle nostra scelte, come quella europeista”, aveva detto il presidente del Consiglio. Gentiloni, dunque, finisce per giocare dialetticamente sopra quel tratto più volte brandito verso l’Italia quando si tratta di controllarne i fatidici compiti a casa, ma lo fa per individuare il peccato da cui liberarsi: “Dobbiamo rendere stabili i risultati ottenuti e tradurli in benefici per il mondo del lavoro e le famiglie, perché abbiamo raggiunto risultati importanti da non dilapidare”. Ci sono frutti che rivendica, oltre il suo stesso governo perché abbracciano i precedenti e impegnano i successivi:

“Disperderli sarebbe irresponsabile: non sono risultati di questa o quella parte ma dell’impegno di tutti”, segnala il presidente del Consiglio. “La vera posta in gioco nella fase che ci attende dopo l’approvazione della legge di Bilancio è di proseguire sulla strada della crescita, di accompagnare il percorso positivo che è in atto. Non ridurre l’Italia a un supermercato di paure e illusioni”, chiarisce in un appello che traguarda, piuttosto esplicitamente, al passaggio che porta in zona campagna elettorale per le prossime Politiche.

“L’Italia va a testa alta alla discussione in Europa, rivendicando il suo orgoglio europeista e il credere in progetto integrato e vincente”, segnala Gentiloni. La Brexit? “Ricordo la notte del 23 giugno: andammo a dormire – spiega – piuttosto ottimisti, perché sembrava a tarda sera che il ‘Remain’ prevalesse. Ci svegliammo verso le 4 di mattina, per fare un punto a livello di governo sulla vittoria del ‘Leave’, non del tutto attesa ma accolta con il rispetto che si deve – ribadisce – alle decisioni di un Paese libero e democratico”. “Era – osserva ancora Gentiloni – il culmine di una ‘tempesta perfetta’, dell’accumularsi di crisi su piani diversi. Sembrava che quel divorzio non potesse che segnare l’avvio del declino dell’Ue. A un anno e qualche mese da quella notte, per fortuna dell’Ue, le cose hanno preso un corso diverso, il che non vuol dire che bisogna esultare ma – annota – viviamo un clima diverso da quella ‘tempesta perfetta’. Potremmo anzi dire che l’inverno dello scontento ha cominciato a sciogliersi al sole di Roma, in Campidoglio, quando 27 Capi di Stato e di governo hanno firmato la Dichiarazione per i 60 anni dei Trattati di Roma”.

“Oggi l’Eurozona ha tassi di crescita al di sopra del 2 per cento ed è una delle zone più interessanti per tutti gli investitori, per affidabilità e crescita”, sottolinea ancora Gentiloni che si richiama a Macron e a Juncker “che hanno delineato un’ambizione europea la cui messa a terra sarà tutt’altro che semplice, ma delinea traguardi molto interessanti”.

Aran, congedo matrimoniale anche per le unioni civili

Unioni civili

Le unioni civili valgono come i matrimoni su permessi, congedi e non solo. La novità è contenuta nella prima bozza del nuovo contratto per gli statali in senso stretto, proposta dall’Aran ai sindacati, al fine di “assicurare l’effettiva tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall’unione civile tra persone delle stesso sesso”, come previsto dalla legge del 2016. I conviventi potranno cosi’ godere, tra l’altro, dei 15 giorni di stop retribuito riconosciuti per le nozze.

Di “norma” i permessi previsti dalla legge 104 del 1992 sulla disabilità vanno inseriti in una “programmazione mensile”. La prima bozza di rinnovo contrattuale per gli statali proposta dall’Aran ai sindacati precisa come in caso di “documentata necessita’” la domanda possa anche essere “presentata nelle 24 ore precedenti”. In ogni caso, si specifica, la richiesta di permesso non può arrivare “oltre l’inizio dell’orario di lavoro”.

Nella bozza si parla anche delle tutele previste per le terapie salvavita in fatto di assenze (retribuzione piena ed esclusione dal periodo di tolleranza dopo il quale termina il rapporto di lavoro). Esse vengono estese anche ai “giorni di assenza dovuti agli effetti collaterali” di questi trattamenti. Cosi’ la prima bozza di rinnovo contrattuale per gli statali proposta dall’Aran ai sindacati. Ora bisognerà vedere se sarà posto un tetto massimo ai giorni esentati dalle penalizzazioni.

Nella prima bozza del nuovo contratto per gli statali si parla anche di ferie: “Le ferie sono sospese da malattie adeguatamente e debitamente documentate che si siano protratte per più di tre giorni o abbiamo dato luogo a ricovero ospedaliero”. E sulle ferie spunta un punto curioso con la possibilità per il lavoratore della pubblica amministrazione di, su base volontaria e a titolo gratuito, cedere ad un altro dipendente, che abbia necessità familiari (figli piccoli) o di salute, la parte che eccede le quattro settimane di ferie di cui ognuno deve necessariamente fruire.

Si tratta di una novità che attua quanto suggerito dalle linee guida sui rinnovi. Lo stesso vale per la possibilità di ‘spacchettare’ in ore, oggi sono riconosciuti in giorni (nel limite di 3) i permessi come quelli per motivi familiari o personali (per un totale di 18 ore). Arrivano inoltre i permessi ad hoc, da godere su base giornaliera od oraria (sempre per un massimo di 18 ore annue) per viste specialistiche od esami diagnostici. Nella bozza viene precisato che nel tetto di ore previste sono inclusi “i tempi di percorrenza da e per la sede dell’ufficio”. Il regime di questi permessi è identico a quello delle assenze per malattia (anche ai fini retributivi).

Svimez, il Sud riparte ma resta alta la povertà assoluta

lavoroIl Mezzogiorno è uscito dalla lunga recessione e la ripresa si consolida. Il rimbalzo non si è però ancora tradotto in un miglioramento del contesto sociale: un cittadino meridionale su 10 resta in povertà assoluta e tripla è la possibilità di caderci. Il reddito pro-capite resta poco più della metà di quello del Centro-Nord e il 66% di quello nazionale. Il quadro emerge dal Rapporto Svimez 2017, secondo cui il Pil del Sud aumenterà quest’anno dell’1,3%, contro una media nazionale dell’1,5%, mentre nel 2018 la crescita si attesterà all’1,2% contro l’1,4% medio dell’economia italiana.

“Le previsioni per il 2017 e il 2018”, si legge nel Rapporto, “confermano che il Mezzogiorno è in grado di agganciare la ripresa, facendo segnare tassi di crescita di poco inferiori a quelli del Centro-Nord. Tuttavia la ripresa congiunturale è insufficiente ad affrontare le emergenze sociali. Il tasso di occupazione nel Mezzogiorno è ancora il più basso d’Europa (35% inferiore alla media Ue), nonostante nei primi 8 mesi del 2017 siano stati incentivati oltre 90 mila rapporti di lavoro nell’ambito della misura ‘Occupazione Sud’. La povertà e le politiche di austerità deprimono i consumi. Il Sud è un’area non più giovane né tantomeno il serbatoio di nascite del Paese”.

LA CRESCITA PROSEGUE: Secondo la Svimez, il Pil italiano crescerà quest’anno dell’1,5%, sintesi del +1,6% del Centro-Nord e del +1,3% del Sud. Nel 2018 il saggio di crescita del Pil nazionale si collocherà invece al1’1,4% con una variazione territoriale dell’1,4% nel Centro-Nord e dell’1,2% al Sud. A trascinare l’evoluzione positiva del Pil l’andamento della domanda interna. Nel 2018 la Svimez prevede un significativo aumento sia delle esportazioni che degli investimenti totali, che cresceranno più nel Mezzogiorno che al Centro-Nord: le esportazioni del 5,4% rispetto a +4,3%, gli investimenti del 3,1% rispetto a +2,7%. Aumento apprezzabile dell’occupazione: +0,7% al Sud sia nel 2017 che nel 2018 e +0,8% in entrambi gli anni al Centro Nord.

CAMPANIA E BASILICATA LE REGIONI PIÙ BRILLANTI: Nello specifico delle singole Regioni meridionali, il Pil 2016 più performante è quello della Campania (+2,4%), seguita da Basilicata (+2,1%), Molise (+1,6%), Calabria (+0,9%), Puglia (+0,7%), Sardegna (+0,6%), Sicilia (+0,3%), Abruzzo (-0,2%).

PIL PRO CAPITE ANCORA BASSO: Nel 2016 il prodotto per abitante è stato nel Mezzogiorno pari al 56,1% di quello del Centro Nord (66% di quello nazionale). Il Pil per abitante della regione più ricca d’Italia, il Trentino Alto Adige, con i suoi 38.745 euro pro capite, è più che doppio di quello della regione più povera, la Calabria, che è pari a 16.848 euro ad abitante.

CONSUMI E INVESTIMENTI: I consumi delle famiglie meridionali sono aumentati dell’1,2%, contro l’1,3% del Centro Nord: in particolare, la spesa alimentare e quella per abitazioni cresce al Sud meno che nel resto del Paese. Nel 2016 gli investimenti sono cresciuti nel Mezzogiorno del 2,9%, un incremento sostanzialmente in linea con quello del Centro Nord. Nell’industria il prodotto è cresciuto al Sud (+3%) più che al Centro Nord (+1%). Positivo nel Mezzogiorno anche il valore aggiunto delle costruzioni (+0,5%), rispetto al centro Nord (-0,3%). Nel terziario il valore aggiunto del Mezzogiorno con +0,8% ha superano quello del Centro Nord (+0,5%).

INTERDIPENDENZA TRA SUD E NORD: La domanda interna del Sud, data dalla somma di consumi e investimenti, attiva circa il 14% del Pil del Centro-Nord (nel 2015, un ammontare di circa 177 miliardi di euro). I recenti referendum in Lombardia e Veneto hanno riaperto la discussione sul tema del residuo fiscale. I flussi redistributivi verso le regioni meridionali sono in calo di più del 10%, da oltre 55,5 a circa 50 miliardi. Peraltro le risorse che, sotto diverse forme, affluiscono al Sud, non restano circoscritte al solo Mezzogiorno, ma hanno effetti economici che si propagano all’Italia intera. Secondo la Svimez, su 50 miliardi di residui fiscali di cui beneficia il Mezzogiorno, 20 ritornano direttamente al Centro-Nord, altri contribuiscono a rafforzare un mercato che resta, per l’economia dell’intero Paese, ancora rilevante.

SEMPRE MENO INVESTIMENTI PUBBLICI: Nel 2016 gli investimenti pubblici hanno toccato il punto più basso della serie storica: la spesa in conto capitale è stata il 2,2% del Pil, nel Mezzogiorno appena lo 0,8%. Il crollo della spesa per infrastrutture nell’ultimo cinquantennio è stato del 2% medio annuo a livello nazionale, sintesi di un -0,8% nel Centro-Nord e -4,8% nel Sud. In termini pro capite, gli investimenti in opere pubbliche nel 1970 erano pari a livello nazionale a 529,6 euro, con il Centro-Nord a 450,8 e il Mezzogiorno a 673,2 euro. Nel 2016 si è passati a 231 euro a livello nazionale, con il Centro-Nord a 296 e il Mezzogiorno a meno di 107 euro pro capite.

CALANO I DIPENDENTI PUBBLICI: Il Sud, si legge nel Rapporto, resta un’area penalizzata nel godimento di alcuni diritti di cittadinanza e nell’offerta dei servizi pubblici. C’è un forte ridimensionamento della P.A., in termini di risorse umane e finanziarie, tra il 2011 e il 2015: -21.500 dipendenti pubblici (nel Centro-Nord sono calati di -17.954 unità) e una spesa pro capite corrente consolidata della P.A. pari al 71,2% di quella del Centro-Nord. Un divario in valore assoluto di circa 3.700 euro a persona. Ciò a dispetto dei luoghi comuni che descriverebbero un Sud inondato di risorse e dipendenti pubblici.

LA RIPRESA NON MIGLIORA IL CONTESTO SOCIALE: Nel 2016 10 meridionali su 100 risultano in condizioni di povertà assoluta, contro poco più di 6 cittadini nel Centro Nord. L’incidenza aumenta nelle periferie delle aree metropolitane e nei comuni più grandi. Il rischio di cadere in povertà è triplo al Sud rispetto al resto del Paese. Nelle due regioni più grandi, Sicilia e Campania, sfiora il 40%. L’emigrazione sembra essere l’unico canale di miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie meridionali.

CREDITO, I DEPOSITI AL SUD FINANZIANO L’ECONOMIA DEL CENTRO-NORD: Il rapporto tra impieghi – incluse le sofferenze – e i depositi è strutturalmente più elevato nel Centro-Nord rispetto al Mezzogiorno: nel 2016 esso è pari a 1,14 al Sud contro 1,74 nel resto del Paese. Questo divario evidenzia il trasferimento della raccolta dalle regioni meridionali a quelle centro-settentrionali. Nel 2016 nel Mezzogiorno, a fronte di depositi raccolti dalle banche operanti nell’area per 283 miliardi, ci sono solo 278 miliardi di impieghi. Livelli di impieghi inferiori ai depositi si riscontrano in tutte le regioni del Mezzogiorno, a eccezione delle Isole. Il rapporto tra impieghi e depositi risulta particolarmente basso in Molise, Basilicata e Calabria. Al contrario, nelle regioni centro-settentrionali, si osserva un fenomeno opposto: a fronte di 959 miliardi di depositi raccolti, ci sono 1.610 miliardi di impieghi.

IN ‘FUGA’ 200.000 LAUREATI, IN 15 ANNI PERSI 30 MLD: Negli ultimi 15 anni circa 200 mila laureati meridionali hanno abbandonato il loro territorio. Se si moltiplica questa cifra per il costo medio che serve a sostenere un percorso di istruzione elevata, la perdita netta in termini finanziari del Sud ammonterebbe a circa 30 miliardi, trasferiti alle regioni del Centro Nord e in piccola parte all’estero. Quasi 2 punti di Pil nazionale. E si tratta di una cifra al ribasso, che non considera altri effetti economici negativi indotti. Nel complesso il Mezzogiorno continua a presentare un saldo migratorio profondamente negativo. Alla fine del 2016 il Mezzogiorno ha perso altri 62 mila abitanti. Il saldo migratorio totale del Sud sfiora le 28 mila unità in meno, mentre nel Centro Nord è in aumento di 93.500. In particolare, nel 2016 la Sicilia perde 9.300 residenti, la Campania 9.100, la Puglia 6.900. Il pendolarismo nel Mezzogiorno nel 2016 ha interessato circa 208 mila persone, di cui 54 mila si sono spostate all’interno del Sud, mentre ben 154 mila sono andate al Centro-Nord o all’estero. Questo aumento di pendolari spiega circa un quarto dell’aumento dell’occupazione complessiva del Mezzogiorno di circa 101 mila unità nel 2016.

Onu: Assad ha usato armi chimiche a Khan-Sheikhun

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Un rapporto delle Nazioni Unite ha rivelato come il regime del presidente siriano Bashar Assad sia da ritenere responsabile per l’utilizzo di armi chimiche a Khan-Sheikhun. Lo ha sottolineato l’ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite Nikki Haley. “I risultati resi noti dall’Organizzazione per il divieto di armi chimiche (OPCW) e dal Meccanismo di investigazione comune (JIM) dell’Onu portano a concludere che il regime di Assad ha usato armi chimiche su oltre 100 civili innocenti utilizzando il sarin a Khan Sheikhoun il 4 aprile scorso” ha sottolineato Haley che ha fatto riferimento anche all’impiego da parte dell’Isis di materiali vietati (la senape di zolfo) nell’attacco dello scorso 16 settembre a Um-Housh.

Alla luce di quanto denunciato dal rapporto, Human Rights Watch ha esortato la comunità internazionale a infliggere sanzioni alla Siria. “Il Consiglio di Sicurezza dovrebbe muoversi velocemente per assicurare la presa di responsabilità imponendo sanzioni su individui ed entità responsabili per gli attacchi chimici in Siria”, ha dichiarato l’organizzazione umanitaria in una nota. Per Ole Solvang, vice direttore emergenze di Hrw, il rapporto “dovrebbe mettere fine all’inganno e alle false teorie che sono state diffuse dal governo siriano”. Puntando il dito contro “l’uso ripetuto da parte della Siria di armi chimiche” Solvang ha sottolineato che “tutti i Paesi hanno un interesse nell’inviare un forte segnale che queste atrocità non saranno tollerate”.

Corre in difesa di Assad la Russia che ha definito incongruente il rapporto dell’Onu. Secondo il vice ministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov nel rapporto vi sono “molte incongruenze, discrepanze logiche, testimonianze dubbie e prove non verificate”. Per Ryabkov altri Paesi stanno cercando di usare il documento presentato al Consiglio di Sicurezza per “risolvere le loro personali questioni geopolitiche in Siria”. Mosca, ha aggiunto, analizzerà il rapporto e presenterà presto una risposta.

Karoshi. In Giappone si muore ‘per troppo lavoro’

giappone lavoratoreIn Giappone si muore di lavoro si tratta del fenomeno del «karoshi». Secondo le statistiche rilasciate dal governo, negli ultimi 18 mesi sono almeno 2 mila i lavoratori che si sono suicidati a causa dell’eccessivo carico di lavoro, mentre decine di altre vittime sono morte per attacchi di cuore, insufficienze respiratorie e altri malanni provocati dal karoshi. Per questo il governo sta cercando di porre rimedio con l’introduzione del “Premium Friday”.

L’ultima vittima conosciuta è una giornalista trentunenne Miwa che è stata stroncata da un infarto che secondo i medici è stato causato dallo stress accumulato.
In base alle rilevazioni dell’ufficio del lavoro nipponico, rese pubbliche nel maggio 2014, la reporter Miwa Sado aveva fatto 159 ore di straordinario, con solo due giorni liberi, appena un mese prima di morire per complicazioni cardiache, nel luglio del 2013. Se ne parla oggi poiché i genitori oggi hanno fatto appello affinché si trovi una soluzione a questo fenomeno culturale che stronca le menti più brillanti. “Ancora oggi non possiamo accettare la morte di nostra figlia come qualcosa di reale – si legge nel comunicato -. Speriamo che il dolore di una famiglia distrutta non vada sprecato”.
Il Governo è a lavoro dal 2015 e tra le tante proposte presentate c’è quella di massimizzare gli straordinari mensili a 100 ore e di introdurre sanzioni per le aziende che consentono ai loro dipendenti di superare il limite. Tuttavia i numeri pubblicati nel 2016 dal Governo di Abe restano allarmanti: almeno uno su 5 dipendenti in Giappone è a rischio morte per il sovraccarico di lavoro e il 22,7% delle aziende intervistate dichiarano che una parte dei loro dipendenti accumula in media 80 ore di straordinari al mese.

Maxi sequestro armi di Pyongyang dirette in Egitto

armiVentiquattromila granate a razzo più il materiale per costruirne altre seimila. È il carico sequestrato da una nave nord-coreana, ma battente bandiera cambogiana, in acque egiziane, poco prima dell’ingresso nel canale di Suez. Lo rivela un’inchiesta condotta dal Washington Post, su quello che viene definito da un rapporto dell’Onu come “il più grande sequestro di munizioni nella storia delle sanzioni contro la Repubblica Democratica Popolare di Corea”, il nome ufficiale della Corea del Nord.

A ordinare il quantitativo di armi da Pyongyang, sarebbero stati uomini d’affari egiziani, in base all’indagine dell’Onu: le armi, per un valore complessivo di 23 milioni di dollari, erano state nascoste sotto un carico di minerali di ferro, e avrebbero avuto come destinazione finale l’esercito egiziano.

La vicenda ha contribuito a fare luce sulle vendite di armi da parte della Corea del Nord, da cui il regime, sottoposto a otto round di sanzioni economiche dell’Onu per i suoi programmi missilistico e nucleare, trae parte del sostentamento. Rimane da chiarire se la Corea del Nord abbia ricevuto il pagamento di 23 milioni di dollari per le armi, ma l’Egitto non è l’unico Paese sulla lista degli acquirenti di armi convenzionali di Pyongyang: tra i nomi citati dal quotidiano Usa figurano Myanmar, Siria, Iran, Cuba ed Eritrea e il gruppo di Hezbollah.

La nave, Jie Shun, poco più che un rudere dalle descrizioni, era salpata dal porto nord-coreano di Haeju il 23 luglio scorso, con 23 uomini a bordo. Registrata a Phnom Penh, batteva bandiera cambogiana, anche se di proprietà nord-coreana, per evitare di attirare attenzioni sgradite. Passata attraverso lo stretto di Malacca, l’Oceano Indiano e il Mar Rosso, la nave è stata fermata, su segnalazione degli Usa, per un’ispezione da un’imbarcazione egiziana prima di raggiungere il canale di Suez. Al porto di al-Adabiyah venne scoperto il quantitativo di armi, tutte copie dei Pg-7 di fabbricazione sovietica. A un’analisi più attenta, compiuta da ispettori dell’Onu, era emerso, pero’, un altro particolare: le armi non erano affatto nuove, come avrebbe fatto credere l’etichetta posta

su ognuna di loro, datata marzo 2016, ma giacenze di magazzino, vendute a prezzi più bassi delle armi in commercio. Le armi vennero poi distrutte, sotto la supervisione degli ispettori delle Nazioni Unite, che le ritengono destinate, appunto, all’esercito egiziano, ma l’episodio sarebbe stato l’ultimo di una serie che avrebbe contribuito ad aumentare la diffidenza di Washington nei confronti del Cairo. Proprio pochi mesi prima, durante l’incontro tra Trump e al-Sisi alla Casa Bianca, il presidente Usa aveva sottolineato il “magnifico lavoro” che il presidente egiziano stava conducendo, ma in privato aveva sottolineato l’importanza di rispettare le sanzioni alla Corea del Nord e di “smettere di fornire aiuti economici e militari” a Pyongyang. L’irritazione di Washington era sfociata, alcuni mesi più tardi, nella decisione dell’amministrazione Trump di tagliare 291 milioni di dollari di assistenza economica e militare al Paese. La cooperazione tra il Cairo e Pyongyang sul piano della vendita di armi, scrive il magazine The Diplomat, risale addirittura agli anni Settanta, ma ancora negli anni Novanta, l’ex presidente, Hosni Mubarak, aveva acquistato missili scud da Pyongyang.

La Corea del Nord ha aiutato gli scienziati egiziani a produrre il loro sistema missilistico in cambio di valuta, e l’import dalla Corea del Nord aiuta a diversificare le fonti di approvvigionamento oltre a quelle tradizionali (Usa e Russia). L’interesse verso la tecnologia missilistica nord-coreana è riemerso dopo gli ultimi test di missili balistici iraniani. L’Egitto sarebbe particolarmente interessato ai missili terra-terra nord-coreani. Washington è preoccupata per il rifiuto di ispezioni da parte del governo egiziano riguardo al programma nucleare e Pyongyang è vista come un possibile fornitore di materiale nucleare al Cairo, nel caso in cui l’Egitto intenda procedere con i suoi piani per l’arricchimento dell’uranio.

Axelero recensioni
sul digital 4.0

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La nuova rivoluzione economica digitale è ormai alle porte, se non fa già parte della nostra realtà. E’ di questa opinione la maggioranza degli analisti che seguono l’andamento dell’economia italiana e non solo, e che studiano i flussi economico-occupazionali della nostra nazione. Quella che oggi viene chiamata, con un termine ormai abusato, economia 4.0 promette di cambiare completamente il nostro modus operandi, in ogni ambito della vita sociale e lavorativa. Le ultime recensioni raccontano che una grande percentuale delle popolazione italiana è direttamente coinvolta in questa rivoluzione, o come fruitori passivi, la maggior parte, o come lavoratori del settore. Secondo l’opinione di axelero, la digital company italiana che dedica parte dell’attività alla formazione tramite la sua academy dedicata (axeleroacademy.it il sito di axelero dedicato alla formazione), nei prossimi anni il rapporto fra lavoratori e utilizzatori è destinato a ribaltarsi. E ciò è quello che sperano anche tanti giovani d’oggi, le cui opinioni in merito sono tutte rivolte in questa direzione.

Recensioni axelero sulla cultura digitale

Lo sperano anche tutti coloro che hanno a cuore l’Italia, in quanto la strada a livello mondiale è ormai tracciata, e la nostra nazione sconta ancora un certo gap rispetto ai partner europei e d’oltreoceano. Il vero problema che sottolinea axelero è quello della differenza di formazione tra i nostri lavoratori e quelli stranieri. Se si analizzano i dati che provengono dagli istituti di statistica e li si confronta con quelli di altre nazioni, si nota come la differenza culturale in ambito digitale sia ancora piuttosto ampia. Ad oggi le recensioni sulle competenze richieste nel digital parlano di un ventaglio di possibilità in continua crescita, a riprova di un interesse sempre più pressante.

Il digital, e l’economia che vi ruota attorno, è spesso visto come un problema per l’occupazione. Le opinioni in merito sottolineano come l’introduzione di macchinari “intelligenti”, che non hanno bisogno di aiuto umano per funzionare, possano sostituire le persone. E’ qui che sta la vera sfida della prossima rivoluzione 4.0 secondo axelero, che mette in luce come nelle nazioni che prima dell’Italia hanno iniziato a percorrere questa strada, i tassi di crescita del PIL hanno fatto registrare dei progressi paragonabili a quelli pre-crisi. Anche in Italia le recensioni delle aziende che si stanno digitalizzando contrastano con l’opinione comune, dettata più che altro dalla paura del futuro.

Opportunità per i giovani: la recensione di axelero

I numeri confortano chi da tempo con le proprie opinioni sottolinea le opportunità che si possono cogliere perseguendo questa strada. Chi ha già intrapreso la via del rinnovamento registra i primi risultati, con tassi di crescita molto interessanti. Non è un caso che le recensioni dei giovani in merito all’evoluzione verso l’economia 4.0 siano entusiaste, potendo essi sfruttare a proprio vantaggio i nuovi scenari che si potranno aprire. Tuttavia anch’essi hanno necessità di una preparazione specifica che manca anche ai cosiddetti “nativi digitali”, che spesso sono dei grandi fruitori di tecnologia, senza capirne potenzialità e opportunità. A loro axelero dedica una sezione della sua academy, ideale per creare nuovi talenti in quelle professioni digitali che ormai sono sempre più richieste dal mercato. Ecco, dunque, che trovano risposta le preoccupazioni dei più in ambito occupazionale, basti pensare ai tassi di crescita che questo settore sta avendo in tutto il mondo e anche in Italia. La problematica, tutta italiana, è proprio che spesso mancano le competenze, e questo frena uno sviluppo che potrebbe essere la vera svolta per l’uscita stabile dalla crisi.

L’economia digitale può rappresentare una grande opportunità per la sviluppo economico italiano che ancora stenta a riprendersi dopo la crisi che ha investito tutto il mondo industrializzato. Le recensioni sui dati statistici confortano chi si è già incamminato verso la strada dell’evoluzione digitale, tuttavia ancora molto si deve fare, soprattutto nell’ambito della formazione. Investire sul capitale umano, diviene la vera chiave del successo, per cercare di colmare il gap culturale.

 Luigi Grassi