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Luigi Grassi

Da Palazzo Chigi fumata bianca sulla nomina Cdp

consiglio ministri conteDopo lunga attesa e lunghi diverbi interni, da Palazzo Chigi è arrivata la fumata bianca sulla nomina del vertice del Cdp. Il premier Conte e i ministri Tria e Di Maio, insieme al Sottosegretario Giorgetti, hanno raggiunto l’intesa sul nome di Fabrizio Palermo, attuale direttore finanziario di Cdp, come amministratore delegato dell’Istituto.

Il nuovo direttore generale del Tesoro dovrebbe essere Alessandro Rivera. Lo riferiscono fonti di governo al termine del vertice sulle nomine a Palazzo Chigi.

L’accordo raggiunto tra M5S e Lega con il ministro dell’Economia e il presidente del Consiglio sulle nomine in Cdp sarebbe un’intesa ampia che, per quanto riguarda la Cassa, coinvolge l’intera governance dell’istituto. E’ quanto filtra da ambienti vicini alle trattative secondo le quali l’attuale riserbo del governo sulla diffusione dell’ identità dei candidati prescelti deriverebbe proprio dalle necessarie verifiche avviate su tutto l’organigramma in via di rinnovo, comprese le deleghe da affidare. Verifiche che richiederanno tempo e che potrebbero tardare l’ufficializzazione dei nomi dei candidati. Per questo anche dal ministero si fa notare che formalmente la comunicazione della lista dei candidati dovrebbe avvenire nel luogo deputato a questo, e cioè l’assemblea degli azionisti riconvocata per il 24 luglio.

Immigrazione, Salvini e Fico su sponde opposte

guardia costiera diciotti

Nella continua sfida tra Salvini e Di Maio su che tiene in mano la guida della maggioranza, si inserisce a intervalli regolari il premier Conte, tanto per non far dimenticare ai più distratti che esiste il presidente del Consiglio e si incarna nella sua persona. Lo fa in una lettera inviata Juncker e Tusk in cui chiede all’Europa un maggiore impegno sui temi migratoti. Punto sui cui il Ministro Salvini batte ormai senza sosta, facendo passare l’idea che l’Italia e il mediterraneo si trovino in una situazione di emergenza da controbbattere con tutti i mezzi. Nulla di più falso. Le emergenze sono altre, più profonde e più gravi. Ma nel dibattito politico non ve ne è traccia. Un modo per nascondere la polvere sotto il tappeto.

Per Conte “è essenziale dotarsi da subito di un meccanismo europeo di gestione rapida e condivisa dei vari aspetti relativi alle operazioni di Search and Rescue” attraverso “una sorta di cellula di crisi” che abbia il compito di “coordinare le azioni” degli Stati “riguardo all’individuazione del porto di sbarco e dei Paesi disposti ad accogliere le persone soccorse. Il mio suggerimento è che tale meccanismo venga coordinato dalla Commissione europea”. In una intervista al Fatto Quotidiano, il premier ha detto di aver inviato martedì scorso la missiva: “Martedì ho scritto la seconda lettera a Juncker e Tusk per chiedere che quel che è avvenuto domenica”, cioè la suddivisione dei migranti, “diventi una prassi, affidata non più alle nostre telefonate ai partner, ma a un gabinetto o comitato di crisi sotto l’egida della Commissione Ue, che poi si faccia mediatrice con i vari governi”. Il premier annuncia inoltre che c’è in cantiere “una riforma organica, direi rivoluzionaria, del fisco, basata su due aliquote e una no tax area, consentiremo a chi ha col fisco pendenze senza colpa di azzerarle”. “Giuro che non ci saranno condoni”, assicura inoltre il premier. “La Costituzione impone giustamente la progressività fiscale e noi la rispetteremo”, ha aggiunto.

Nel dibattito si inserisce il presidente della Camera Roberto Fico che durante la cerimonia del ventaglio mette al primo posto “il salvataggio di vite in mare”. E insiste con l’Europa, ribadendo che l’Italia è un Paese dell’Europa, “altrimenti l’Europa così non ha senso”. “Come terza carica dello Stato non posso non stare dove c’è sofferenza e ci sarò sempre. Il concetto di collaborazione, di comprensione e di dialogo per la pace io li ribadirò sempre. Ciò non toglie che io sarò un presidente istituzionale di garanzia verso le minoranze”, ha sottolineato Fico con parole che appaiono in netta antitesi rispetto a quelle del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, secondo il quale “nessuna minaccia potrà fermare la difesa dei confini e i rimpatri dei clandestini, la musica è cambiata”.

Sulla questione immigrazione è intervenuta anche la Conferenza episcopale italiana: “Rispetto a quanto accade – afferma la Cei in una nota ufficiale – non intendiamo né volgere lo sguardo altrove né far nostre parole sprezzanti e atteggiamenti aggressivi. Non possiamo lasciare che inquietudini e paure condizionino le nostre scelte, determinino le nostre risposte, alimentino un clima di diffidenza e disprezzo, di rabbia e rifiuto”.

Marcia indietro su Alitalia. Stop alla vendita

ALITALIA

Marcia indietro su Alitalia. La compagnia di bandiera non ha tregua. Sono ormai anni, dall’arrivo dei capitani coraggiosi messi insieme in fretta e furia da Berlusconi, che il destino del vettore vede improvvisi cambiamenti di destinazione. Dopo il matrimonio con la compagnia araba Ethiad finito prematuramente, il futuro della compagnia è tutto da definire. Attualmente in mano a degli amministratori l’Alitalia con l’inizio della nuova legislatura le offerte dei compratori sono ferme.

Per il ministro dei trasporti M5S Danilo Toninelli “l’italianità è un punto fondamentale nel futuro” di Alitalia e nel contempo emergono “i danni straordinari” compiuto da manager spesso dipinti come molto efficienti. “Torneremo a farla diventare compagnia di bandiera con il 51% in capo all’Italia e con un partner che la faccia volare”.

Il 20 giugno scorso la Camera ha approvato in via definitiva il decreto che ha spostato a fine ottobre il termine per la vendita di Alitalia e al 15 dicembre la scadenza per la restituzione del prestito ponte da 900 milioni.

La compagnia è stata messa in vendita dal governo Gentiloni dopo che nella primavera del 2017 era stata posta in amministrazione straordinaria. Nel corso della procedura di vendita di Alitalia, i commissari hanno raccolto tre offerte e quella di Lufthansa era stata indicata come la più interessante.

Hanno ufficializzato di aver manifestato interesse per la compagnia anche EasyJet, che agisce come capofila, secondo ricostruzioni di stampa, con Air France e Cerberus, e la low cost ungherese Wizz Air.

Salvini: “I porti italiani li vedranno in cartolina”

ongNon arretra di un passo. Il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, prosegue sulla linea dura e annuncia dai suoi profili social: “Le due navi di Ong  spagnole che sono tornate nel Mediterraneo in attesa del loro carico di esseri umani. Risparmino tempo e denaro, i porti italiani li vedranno in cartolina”.  Nelle scorse settimane Salvini – in visita al centro di accoglienza per migranti di Pozzallo –  aveva annuciato l’intenzione di incontare il pm Carmelo Zuccaro, il capo della procura catanese che aveva indagato su presunte collusioni tra Ong e trafficanti di esseri umani perché, aveva sottolineato, “nessuno mi toglie dalla testa che c’è un business sui bambini che poi muoiono. E questo mi fa molto arrabbiare”. Lo scontro con le Ong era comunque nell’aria. Nei giorni scorsi Msf si era detta pronta, quando servirà, a tornare in alto mare. E lo stesso ha fatto ieri la Open Arms, sfidando direttamente il Viminale: “Astral, in missione di osservazione, torna nella zona di salvataggio – hanno annunciato gli spagnoli guidati da Oscar Camps – anche se l’Italia chiude i porti, non può mettere porte al mare. Navighiamo verso quel posto dove non ci sono clandestini o delinquenti, solo vite umane in pericolo. E troppe morti sul fondo”. Una dichiarazione che aveva scatenato l’immediata reazione del ministro leghista. “Le navi Ong che stanno tornando in acque libiche risparmino tempi fatica e denaro perché in Italia non ci arrivano”. Nel recente viaggio in Russia, Salvini ha detto che nella riunione di domani a livello europeo va ridiscusso l’accordo ‘Sophia’ (che prevede tra l’altro l’uso dei porti italiani per gli sbarchi dei migranti da parte delle navi che partecipano alle missioni internazionali) e ha chiesto al governo di Putin di collaborare alla lotta al traffico di esseri umani. Precisando che i migranti che arrivano a bordo delle carrette del mare “non sono naufraghi, ma è una tratta di essere umani, un business organizzato dalle mafie”. Il ministro dell’Interno ha anche ribadito che l’obiettivo del nuovo esecutivo rimane sempre lo stesso: “Salvare, soccorrere, nutrire e riportare dove sono partite queste imbarcazioni”. Intanto, “per il momento”, è già una “vittoria” riuscire a “ricollocare, bloccare le Ong, rivedere le missioni internazionali”. Oltre, ovviamente, ad aiutare la Libia “a garantire i diritti umani e raccogliere nei Paesi africani le domande di asilo fondate”.

Ma nasce subito un altro scontro con la denuncia di Proactiva Open Arms che ha pubblicato su twitter un messaggio in cui la secondo la Ong, la Libia, avrebbe lasciato morire una donna e un bambino che erano a bordo di un gommone in difficoltà. “La Guardia Costiera libica ha detto di aver intercettato una barca con 158 persone fornendo assistenza medica e umanitaria – ha scritto il fondatore della Ong Oscar Camps – ma non hanno detto che hanno lasciato due donne e un bambino a bordo e hanno affondato la nave perché non volevano salire sulle motovedette”. Nelle foto si vedono i corpi di una donna e di un bambino, ormai privi di vita e appoggiati a quello che resta del gommone. “Quando siamo arrivati – dice ancora Camps – abbiamo trovato una delle donne ancora vive ma purtroppo non abbiamo potuto far nulla per l’altra donna e il bambino”.

Secondo Camps i due sarebbero morti poche ore prima che la nave di Open Arms arrivasse nella zona. A bordo della nave c’è anche il deputato di Leu Erasmo Palazzotto. “Matteo Salvini – ha scritto su twitter pubblicando la foto della donna e del bambino – questo è quello che fa la guardia costiera libica quando fa un salvataggio umanitario. Open Arms ha salvato l’unica superstite mentre i tuoi amici libici hanno ucciso una donna e un bambino. Almeno oggi abbi la decenza e il rispetto di tacere e aprire i porti”. “Ogni morte è la conseguenza diretta di quella politica”. È l’accusa che la Ong Proactiva Open Arms lancia nei confronti dell’Italia. Per il ministro Salvini si tratta solo di “bugie e insulti di qualche Ong straniera”. In questo modo continua Salvini si conferma “che siamo nel giusto: ridurre partenze e sbarchi significa ridurre i morti, e ridurre il guadagno di chi specula sull’immigrazione clandestina”.

Intanto l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha reso noti gli ultimi numeri sugli sbarchi nel Mediterraneo: un totale di 50.872 migranti e rifugiati sono giunti in Europa via mare dall’inizio del 2018 al 15 luglio scorso e 1.443 persone sono morte mentre tentavano di raggiungere le coste europee. La rotta del Mediterraneo centrale verso l’Italia resta la più letale, con 1.104 vittime registrate dall’inizio del 2018, quasi quattro volte il numero di annegamenti notificati sulla rotta per la Spagna (294), benché i numeri degli arrivi nei due Paesi siano quasi identici. Secondo i dati della organizzazione, la Spagna ha superato l’Italia per numero di arrivi di migranti dall’inizio dell’anno al 15 luglio: 18.016 quelli sbarcati sulle coste spagnole, lungo la rotta del Mediterraneo occidentale, rispetto ai 17.827 arrivati attraverso la rotta centrale dalla Libia all’Italia.

Istruzione in Europa. Noi in fondo alla classifica

scuola

Non siamo gli ultimi ma i penultimi. Di certo non messi bene nella classifica che misura il livello di istruzione tra i paesi europei. Siamo il paese di Dante, di Petrarca, di tanti scienziati e matematici. Di scopritori e di ricercatori, ma i numeri purtroppo sono chiari e impietosi. Nel 2017, in Italia, il 60,9% della popolazione tra i 25 e i 64 anni ha almeno un titolo di studio secondario superiore. In base ai dati dell’Istat, il valore italiano è molto al di sotto della media europea, che si attesta al 77,5%. Secondo l’istituto di ricerca, sulla differenza pesa in particolare la bassa quota di titoli terziari: 18,7% in Italia e 31,4% nella media Ue.

L’Istat certifica inoltre che dal 2008 allo scorso anno la quota di popolazione con almeno il diploma secondario superiore è in deciso aumento. Più contenuta, rispetto alla media europea, è invece la crescita della quota di popolazione con un titolo terziario (ovvero università, Afam e altri titoli post-laurea o post-Afam).

In Italia il 26,9% ha una laurea, penultimi in Ue – La quota di 30-34enni in possesso di titolo di studio terziario (laurea, Afam e post laurea) è invece pari al 26,9% (39,9% la media Ue) nel 2017. Nonostante un aumento dal 2008 al 2017 di 7,7 punti, l’Italia è la penultima tra i Paesi dell’Unione e non è riuscita a ridurre il divario con l’Europa. La quota di 30-34enni laureati, già bassa nel Nord e nel Centro (30% e 29,9%), nel Mezzogiorno si riduce al 21,6%, con un divario territoriale in aumento.

Livello di istruzione più elevato nelle donne – Il livello di istruzione delle donne risulta più elevato di quello maschile: il 63% ha almeno un titolo secondario superiore (contro 58,8% degli uomini) e il 21,5% ha conseguito un titolo di studio terziario (contro 15,8% degli uomini). Inoltre, i livelli di istruzione femminili stanno aumentando più velocemente di quelli maschili.

Il 14% dei 18-24enni ha abbandonato gli studi, 18,5% al Sud – L’Istat ha poi evidenziato come nel 2017 la quota di 18-24enni che hanno abbandonato precocemente gli studi si stima pari al 14%; per la prima volta dal 2008 il dato non ha registrato un miglioramento rispetto all’anno precedente. Le differenze territoriali negli abbandoni scolastici precoci sono molto forti – 18,5% nel Mezzogiorno, 10,7% nel Centro, 11,3% nel Nord – e non accennano a ridursi.

Immigrazione, l’asse della destra europea si rafforza

nave_diciotti_trapaniUna odissea senza fine. È arrivata nel porto di Trapani la nave ‘Diciotti’ della Guardia costiera con a bordo i 67 migranti, salvati sabato, e prelevati domenica dal cargo italiano Vos Thalassa, dopo le presunte tensioni a bordo per il timore di tornare in Libia. Forze dell’ordine, Capitaneria di porto, Croce rossa, protezione civile e organizzazioni umanitarie hanno atteso per ore i migranti nel molo Ronciglio. La nave ha sostato a lungo nel tratto di mare tra Birgi e Favignana in attesa del via libera dopo le indagini per individuare i presunti facinorosi. Poi, quando sembava a un passo dall’attracco, è tornata al largo, di fronte alle isole Egadi. Lo sbarco atteso alle 8 è stato effettuato quasi sette ore dopo, in un tira e molla estenuante. Termina, dunque, una vera e propria odissea per gli stranieri, tra cui sei bimbi e tre donne, da cinque giorni in mare. Ora inizia la partita giudiziaria. Due i denunciati, un ghanese e un sudanese, per minacce, violenza e dirottamento, ma sarà la procura di Trapani, dopo l’esame del rapporto della Squadra mobile e dello Sco e ulteriori accertamenti, a decidere su eventuali provvedimenti, compresi i fermi.

In Procura a Trapani è in corso un vertice tra i magistrati per decidere quali provvedimenti adottare sulla vicenda della Vos Thalassa, il mercantile che ha soccorso 67 migranti in acque libiche. Sul tavolo del procuratore Alfredo Morvillo c’è la relazione della squadramobile della Questura e dello Sco della polizia di Roma sugli eventi accaduti sull’imbarcazione e la denuncia di due dei 67 migranti per impossessamento di nave, minacce e violenza. Salvini:non autorizzo a scendere da Diciotti Io non voglio farmi prendere ingiro. Finché non c’è chiarezza su quanto accaduto io non autorizzo nessuno a scendere dalla Diciotti: se qualcuno lo fa al mio posto se ne assumerà la responsabilità”. Lo ha detto il ministro Matteo Salvini: “o hanno mentito gli armatori denunciando aggressioni che non ci sono state e allora devono pagare o l’aggressione c’è stata e allora i responsabili devono andare in galera”.

“E’ giusto ragionare su quello che accadrà tra qualche mese ma in Italia stanno arrivando altri due barconi con centinaia di migranti. Il mio problema è oggi nontra qualche mese”, ha commentato Salvini a Innsbruck dove dopo il trilaterale con i colleghi Horst Seehofer (Germania) e Herbert Kickl (Austria) è stato annunciato un ‘asse dei volenterosi’ per frenare gli sbarchi in Europa. L’asse della destra europea si rafforza.

Vaccini con il trucco. Obbligatori ma senza sanzione

vaccino

“I bambini che frequentano la scuola dell’obbligo che non sono al primo anno sostanzialmente non devono fare nulla. Mentre per quanto riguarda la prima iscrizione devono autocertificare che si sono vaccinati. Il termine del 10 luglio non diventa un termine perentorio”. Lo ha detto il ministro della Salute, Giulia Grillo, durante la conferenza stampa sul tema delle vaccinazioni che si è svolta questa mattina a Roma e alla quale ha partecipato anche il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti.

Un modo confuso di salvare capra e cavoli. I vaccini restano obbligatori ma per entrare a scuola basterà un’autocertificazione in cui si dirà che il proprio figlio ha fatto tutti i vaccini previsti dalla legge. In sostanza dal prossimo settembre non sarà più necessaria la certificazione di avvenuta vaccinazione da parte della Asl, la cui scadenza di presentazione era prevista per il 10 luglio 2018. I no vax, a cui i grillini hanno a lungo accarezzato il pelo, sono accontentati. E allo stesso tempo non si toglie l’obbligo. Un obbligo senza sanzione però. È come dire che non vi è nessun obbligo. È come creare un limbo normativo dove ognuno fa come vuole. Ma quando si parla di salute questo atteggiamento diventa pericoloso. Non si tratta di libertà di coscienza, ma di salute pubblica. E uno Stato, un governo, ha il dovere di tutelarla.

Il tutto tramite un atto amministrativo. “Si tratta solo con una proposta di legge parlamentare – ha infatti aggiunto il ministro della salute – noi faremo un testo serio. Ci vogliono i giusti tempi. Al momento abbiamo fatto solo un atto di semplificazione amministrativa”. Il commento di Beatrice Lorenzin, ex ministro della Salute, non si è fatto attendere: “L’obbligatorietà vaccinale non è il fine della legge Lorenzin ma il mezzo per raggiungere l’immunità di gregge, cioè proteggere la nostra popolazione da pericolose malattie”. “L’autocertificazione di per sé non è un male – ha aggiunto – ma c’è il tema dei controlli: chi garantirà che i bambini a scuola sono effettivamente in una condizione di sicurezza tale da permettere ad altri bambini troppo piccoli per essere vaccinati o non vaccinabili di frequentare in sicurezza le classi? Questa domanda rimane inevasa dalla circolare ministeriale”.

Lifeline, Odissea verso la fine

life

La Lifeline attraccherà a Malta. Dopo lunga attesa lo ha annunciato il premier maltese Joseph Muscat. Anche l’Olanda ha appena confermato che darà assistenza, fa sapere sempre Muscat: sono così otto i Paesi che collaboreranno per assistere i 234 migranti a bordo, fatto che rende l’accordo raggiunto “un caso unico” per una nave “in cui il capitano ha disobbedito agli ordini”. Il premier maltese aveva infatti posto come condizione la disponibilità da parte di dei paesei europei con concedere aiuto nell’accogliere i migrati a bordo della Ong.

Questi saranno ricollocati, dopo le cure, in otto Paesi dell’Ue che hanno dato l’assenso. Sono, oltre alla stessa Malta, Francia, Italia, Irlanda, Portogallo, Belgio, Olanda e Lussemburgo. Mentre, ha aggiunto Muscat, “Altri Stati membri si sono rifiutati di accogliere i migranti”. Anche il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer sarebbe favorevole all’accoglienza dei profughi della Lifeline, ma ad una serie di condizioni, prima fra tutte che la nave non venga più usata successivamente.

Il premier maltese ha ringraziato il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, per aver proposto di ridistribuire i naufraghi. La Lifeline invece, ha spiegato, “sarà sequestrata per l’avvio di un’indagine: il capitano dell’imbarcazione ha ignorato le leggi internazionali, non si è trattato di uno scontro tra due Stati membri”.

A puntare il dito contro il ministro dell’Interno tedesco è Axel Steier, co-fondatore di Mission Lifeline, in una nota apparsa sul sito della della Ong che sottolinea come, ancora dopo sei giorni, gli Stati europei non siano giunti a una soluzione umanitaria. “Se la situazione sulla nave si aggraverà nelle prossime ore a causa della stanchezza e della debolezza delle persone soccorse e del generale peggioramento delle condizioni meteorologiche, sarà assoluta responsabilità del ministro Seehofer trarne le conseguenze. Si comporta come una versione tedesca del suo collega italiano Salvini e rende il governo tedesco complice della mancata assistenza a persone in pericolo”.

“Con più di 200 persone a bordo – si legge nell’appello della Ong -, oggi è il sesto giorno in cui Lifeline è bloccata in mare, con il peggioramento delle condizioni meteorologiche e una situazione di salute sempre più labile delle persone soccorse. Stando ai resoconti dei media, era vicina una soluzione allo stallo, con diversi Stati dell’Ue che hanno negoziato con Malta per aprire i porti e distribuire le persone nei diversi Paesi. Diversi paesi e comuni si sono offerti di accogliere persone, e in Germania, dopo Berlino, Schleswig Holstein ha proposto di accogliere anche le persone soccorse dall’equipaggio di Lifeline. Ma il ministro degli interni tedesco Horst Seehofer – si legge ancora – sta bloccando qualsiasi soluzione, combattendo il gioco di potere interno al suo partito sulla vita e sulla sicurezza delle persone”.

Migranti, la proposta di Salvini respinta dalla Libia

salvini libia

Stabilire “una formula globale per far fronte al fenomeno” dei migranti irregolari “che tenga conto dei suoi vari aspetti di sicurezza, economico e umanitario”, attribuendo “la massima importanza alla messa in sicurezza dei confini meridionali attraverso programmi di addestramento delle forze libiche e l’attenzione allo sviluppo locale”. E’ quanto hanno concordato il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il presidente del Consiglio presidenziale del governo di concordia nazionale libico, Fayez al-Serraj, che si sono incontrati a Tripoli presso la sede del Consiglio.

Un accordo trovato dopo il no di Tripoli alla proposta di Salvini di campi per i migranti in Libia. “Hotspot dell’accoglienza in Italia? Sarebbe problema per noi e per la Libia stessa perché i flussi della morte non verrebbero interrotti. Noi abbiamo proposto centri di accoglienza posti ai confini a Sud della Libia per evitare che anche Tripoli diventi un imbuto, come Italia” aveva scritto in un tweet Salvini. Ma lo stop di Tripoli è arrivato subito: “Rifiutiamo categoricamente la presenza di campi per migranti in Libia. Questo non è accettato dai libici né è consentito dalla legge libica”, ha dichiarato il vice premier libico, Ahmed Maitig.

A margine della conferenza congiunta a Tripoli, Salvini ha poi detto che “proteggere le frontiere esterne, europee e libiche, è obiettivo comune di entrambi i nostri popoli e governi. Come fermare le navi delle Ong, che aiutano il traffico di esseri umani, è priorità di entrambi i governi”.

In presenza dell’ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Perrone, di alcuni funzionari del governo italiano, del ministro degli Esteri del governo di concordia nazionale libico Mohammed Siala, di quello dell’Interno Abdul Salam Ashour, del suo vice Mohammed al-Marhani, del comandante della Guarda costiera libica Abdullah Toumia e del capo dell’apparato per la lotta all’immigrazione irregolare Mohammad Bishr, la riunione ha preso in esame “le vie per sviluppare la cooperazione multisettoriale, tra cui la lotta all’immigrazione irregolare e alle reti del traffico di esseri umani” si legge in un comunicato dell’ufficio stampa di Serraj pubblicato su Facebook.

“La Libia è un Paese amico dell’Italia e il mio impegno sarà massimo per definire una più stretta collaborazione per contrastare l’immigrazione illegale ma anche per realizzare iniziative comuni in materia economica e culturale”, ha detto ancora Salvini. “Questo Paese rappresenta un’opportunità di sviluppo – ha aggiunto –. Saremo vicini alle autorità libiche anche con i necessari supporti tecnici ed economici per garantire insieme la sicurezza nel Mediterraneo e rafforzare la cooperazione investigativa e più in generale la collaborazione in tema di sicurezza”. Inoltre, “aspetto al più presto il ministro Ashour a Roma” ha concluso il ministro.

CHIACCHIERE E PENSIONI

Inps

Le pensioni sono stati uno dei punti centrali della campagna elettorale della Lega che ha giurato di smantellare punto per punto la legge Fornero colpevole, a detta di Salvini, di ogni male. Al suo posto sta prendendo piede l’ipotesi della cosiddetta quota 100. Si va in pensione quanto la somma tra l’età anagrafica e quella contributiva arriva a 100. Le perplessità in merito all’introduzione di questa soluzione sono tante. E non solo per la platea di lavoratori che potrà accedere all’assegno pensionistico, secondo il piano programmatico dell’esecutivo, ma anche per l’importo della pensione stessa che ciascun lavoratore andrà a percepire. E proprio qui nascono le perplessità in merito all’introduzione della nuova quota 100 per tutti. La quota 100 non sarebbe infatti conveniente per le nuove generazioni che, come purtroppo ben sappiamo, sono costrette ad affrontare i problemi relativi alle loro carriere discontinue. Inoltre, l’introduzione della quota 100 per tutti andrebbe a ribassare l’importo mensile della pensione spettante al lavoratore.

Contrario alla quota 100 il segretario della Uil Carmelo Barbagallo che ha parlato di “rischio boomerang” nei confronti delle nuove generazioni, le quali devono convivere con lunghi periodi di inattività, un ingresso tardivo nel mondo del lavoro e carriere discontinue, dove vige la regola non scritta dell’alternanza lavoro-disoccupazione. Durante la campagna elettorale, sia il Movimento 5 Stelle che la Lega Nord hanno parlato di abolizione della legge Fornero come punto dirimente. La posizione di entrambe le forze politiche, oggi al governo, si è ammorbidita, anche se Salvini è solito usare spesso il concetto di “smantellare pezzo per pezzo” l’attuale riforma previdenziale.

Carmelo Barbagallo, fa alcuni conti e immagina come punto di riferimento la spesa da 70 miliardi che il governo dovrebbe affrontare qualora realmente si scegliesse la strada della cancellazione della Fornero. La linea di pensiero della Uil può essere così riassunta: sì a modifiche alla legge Fornero, no ad un suo taglio netto. La misura cardine che la Uil continua a difendere come sindacato è l’introduzione della pensione anticipata una volta raggiunti i 63 anni di età, la stessa età (salvo adeguamenti automatici dell’aspettativa di vita) richiesta oggi per accedere all’Ape social e all’Ape volontaria, due misure – quest’ultime – in bilico con il nuovo governo. Il problema è che le riforme costano. E quando si parla di pensioni costano anche molto. La legge Forneno è entrata in vigore in un momento particolare della storia repubblicana, per evitare il collasso del Paese dopo 4 anni di governo Berlusconi. Il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Di Maio ha la sua ricetta per trovare i soldi. Il taglio dei vitalizzi e la revisione  delle pensioni d’oro.  ”È pronto un provvedimento – dice Di Maio – per creare un fondo in cui far confluire i tagli ai vitalizi e alle pensioni d’oro da destinare ai pensionati minimi”. È sempre facile fare propaganda. I soldi che si ricaverebbero dai vitalizi sono evidentemente poca cosa rispetto alla mole di risorse necessarie per le promesse elettori di Salvini e company. Soldi a cui si sommano alle risorse necessarie per le altre “priorità” lanciate nel Contratto come reddito di cittadinanza e flat tax.

Luigi Grassi