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Luigi Incarnato

Calabria, cambiamento e buoni amministratori

Ascolto con particolare stupore che in questi giorni sta venendo fuori dai dibattiti televisivi nazionali una consapevolezza che giudico di estrema importanza, cioè che questo Paese ha bisogno di Amministratori bravi.

Lo ha dichiarato anche, tra gli altri, Pierluigi Bersani, che giudico persona di alto profilo politico e di grande serietà. Stupore perché noi socialisti abbiamo fondato la nostra storia anche su questa specifica capacità negli enti locali e nei posti di Governo di ogni ordine e grado. Noi siamo convinti da sempre che solo onesti e bravi Amministratori possono contribuire a riprendere questo Paese. Spero che questo dibattito coinvolga la nostra società per far prevalere l’analisi al populismo.

Nella nostra regione purtroppo assistiamo all’esatto contrario, siamo alla ricerca del cambiamento e nessuno spiega cosa si intende per cambiamento. Se il cambiamento è un giovane al posto di uno di 70 anni, magari donna se è possibile, se è uno della società civile e possibilmente non abbia una tessera in tasca (dimenticando gli ultimi 20 anni), se il cambiamento è eleggere a Presidente della Regione uno che sia nuovo e non si sa di che cosa. Io penso che il cambiamento non sia una formula da applicare una tantum, ma il cambiamento debba essere una costante di Governo una pratica che richiede capacità, visione, esperienza, buonsenso e ovvietà. Ci sono tantissimi giovani capaci che possono contribuire al cambiamento, non offrendogli il ‘sogno americano’, ma aiutandoli nel loro protagonismo ed allargando il campo delle opportunità e non costringendoli alla rabbia, alla depressione e alla disperazione generazionale.

Nelle pubbliche amministrazioni, per esempio, l’assenza di professionalizzazione porterà nei prossimi anni una perdita di 3 punti del PIL; a questo tema bisogna rispondere con lo svecchiamento ed offrire ai tanti giovani bravi e motivati una possibilità, nell’ottica della produttività e dell’efficienza della spesa pubblica. In Calabria c’è bisogno di un Presidente della Giunta regionale che assuma il ‘cambiamento’ come metodo e come scelta, privilegiando conoscenza, competenza, capacità e, soprattutto, volontà di mettere le mani, come farebbe un buon chirurgo, in un corpo malato qual è la Calabria. Solo così si rompono finalmente logiche consolidate tra gruppi politici ed imprenditoriali che hanno bloccato fino a oggi crescita e progresso della regione.

Luigi Incarnato

Renzi e il suo PD,
un cambiamento reale

Ho letto un commento fatto da un Dirigente del PD che, parlando di Renzi, nella sostanza traduce, anche se in maniera diversa – ma nello stesso tempo consolida – la mia opinione sulle differenze storiche tra PCI e PSI.

In molti sono convinti che la differenza, sostanziale, tra il PCI e il PSI era tra massimalismo e riformismo. Il Riformismo fu introdotto in maniera incisiva dal Governo Craxi ma anche tradotto, furbamente, in chiave delatoria negli anni 80, nel Craxismo, ostacolato e combattuto dal PCI dell’epoca e dalla CGIL. Questa differenza era ed è opinione diffusa.

Io ho sempre sostenuto che la differenza tra il PCI ed il PSI (nemmeno la favoletta dei partito di classe) era che il PSI era forza di Governo ed il PCI era forza d’opposizione. Il PSI era il partito della Programmazione e dell’elaborazione politica il PCI era il partito della conservazione.

Detto questo oggi il PD di Renzi restituisce 20 anni di assenza della sinistra Italiana, impegnata a mutuare il Berlusconismo, a competere sul terreno del populismo e cavalcando gli umori degli Italiani e non i loro problemi.
Ventanni di Bunga Bunga su un terreno che ha nutrito Berlusconi, che crolla sul sistema giudiziario e non sulla Politica: film già visto.

Il problema vero è che ci sono ancora forti resistenze nella cultura conservatrice e della ancora radicata parte dell’ex PCI,  i quali non hanno compreso la necessità di cambiare, ma attenzione non il cambiamento generazionale (che può essere anche un tema naturale), ma il cambiamento, inteso sul fatto che bisogna prendere atto che la società è cambiata. Non ieri o oggi ma già dagli anni ’70 quando al modello fordista di società della Fabbrica, della produzione Industriale si sostituisce un modello di società post-industriale, della tecnologia, dell’informatica, dei servizi, del mercato, del mondo dei lavori ecc ecc.. ed in particolare è cambiato il mondo dell’istruzione della Formazione che prepara le Generazioni future alle nuove e moderne sfide, una cultura del patto di stabilità e non dei governi della spesa pubblica.

Ecco, per chiudere, una cultura Socialista adeguata e riveduta, è quello che Renzi a mio avviso sta interpretando, cambiando completamente la vecchia impostazione: prima la società e poi il Partito, prima la società e poi l’impresa partito, mentre per il PCI prima il Partito, prima l’impresa e poi il resto del mondo. Un Idea di società innanzitutto, da Guidare e da Governare. Anticipare i processi e non esserne travolti. Poi per il Resto Dio ce la mandi buona.

Luigi Incarnato

Un voto di speranza
e non di rabbia

Ormai siamo alle ultime battute per il voto in molti Comuni della Calabria e per l’europarlamento.

É necessario far vincere i candidati del centro sinistra per affrontare la sfida regionale, assieme ai tanti comuni che hanno voglia di riscattare, con noi, la nostra Regione.

Se a vincere le elezioni europee sarà il PD – PSE, l’Italia sarà più forte e più autorevole nel Parlamento Europeo, se, invece, a prevalere sarà la parte populista rappresentata dal grillismo e dalle destre, il nostro Paese rischia un arretramento.

Quindi è determinante spendere tutte le energie affinché gli elettori calabresi esprimano un consenso per la speranza e non per la rabbia. Il Centro sinistra calabrese appare in questi giorni diviso e posizionato sulla questione Regione attorno al tema delle Primarie.

Noi abbiamo espresso con chiarezza la nostra posizione. Primarie sì, ma a tre condizioni. Dopo aver tentato la strada della politica per scegliere una figura largamente condivisa al tavolo della coalizione. Primarie vere, con garanzia di trasparenza e di controlli. Ed infine primarie che servono ad affermare delle differenti posizioni su progetti e non scontri tra persone.

Detto questo però a me sembra, che, in presenza di un incertezza sulla data delle elezioni regionali trovo paradossale che ci si concentri su questo tema trascurando l’importanza delle europee, con l’aggravante che nelle poche iniziative, a sostegno della lista PD, il tema che prende il sopravvento, in alcuni settori e ne coinvolge gli animi, sono le primarie.

Il messaggio che passa, naturalmente, è quello di un centro sinistra diviso, non attrattivo, che rischia di perdere consensi mentre invece dovrebbe svolgere una funzione di catalizzatore dei bisogni dei calabresi, delusi dal centro destra di Scopelliti e Gentile.

Noi dobbiamo concentrarci nell’obbiettivo europeo e coinvolgere gli elettori sulla strada giusta, che è contro le destre di Berlusconi, di Alfano e contro Grillo, affermare la nostra totale volontà di essere pronti a rompere gli schemi calabresi, fatti di trasversalismi e di interessi di lobby che hanno sempre governato con il potere al comando.

Il Centro sinistra calabrese ha un problema più serio, che non è quello di trovare un candidato a Presidente oppure di non sapere come Governare la Regione, ma di offrire e ridare un’impronta Culturale alla Calabria, attraverso l’ elaborazione politica, di quel filone che ha rappresentato le culture della sinistra e del cattolicesimo democratico in una visione riformista, di una crescita all’interno di un modello di società ambiziosa, creativa e orgogliosa della propria storia, per ridare speranze ed opportunità ai nostri giovani in un sistema di diritti e non di figli privilegiati.

Ripartire dalla visione culturale di società e non di individualità ma valorizzare l’individuo e la famiglia come centralità delle società, porta di fatto con sé ad alimentare una diversa cultura di responsabilità educativa, formativa e ricostruisce un’identità collettiva ed un’ambizione di comunità.

Il contrario lo rappresenta l’egoismo dei politici che alimentano interessi dei singoli, di lobby, di trasversalismi finalizzati ad arricchimenti individuali. Tutto questo è materia del centro destra e non dovrebbe riguardare il centro sinistra.

Quindi credo e spero, che, in questi ultimi giorni prevalga il senso di responsabilità e tutti ci concentriamo per far partecipare la Calabria al progetto del PSE europeo che Renzi e Nencini hanno attuato mettendo in campo una scelta ambiziosa e spero che tanti calabresi la condividano con noi.

Luigi Incarnato
Segretario Regionale PSI Calabria