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Luigi Mainolfi

Scrive Luigi Mainolfi:
La moneta cattiva scaccia quella buona

Quando penso all’effetto provocato dalle argomentazioni delle oche televisive, invitate come opinionisti o politici, sugli ingenui tele ascoltatori, mi vengono i brividi. L’effetto è amplificato dalla convinzione che le Bufale (Fake News) vengano accettate più dei ragionamenti seri e culturalmente validi. D’altra parte, si dice che la moneta cattiva scaccia quella buona. La mia avversione alle Fake News si rafforza, quando incontro amici, che, pensando di aver scoperto una verità religiosa, mi sbattono in faccia i concetti, ascoltati la sera precedente, dagli economisti, alla Cazzola o da personaggetti (alla De Luca). Voglio tentare di smontare alcune Bufale.

1) Di Maio, per fissare un punto di partenza negativo, ha affermato che prima c’era immobilismo. Magari, ci fosse stato. Nella seconda Repubblica, c’è stata un cambiamento deleterio: svendita di imprese pubbliche; le Banche sono diventate anche Assicurazioni e Finanziarie e queste sono diventate anche Banche; le Poste italiane sono anche diventate un Bazar ; sono state annullate quasi tutte le conquiste che i lavoratori avevano ottenuto, grazie alle lunghe lotte sindacali; le Società, che gestiscono servizi ( telefoni, energia elettrica e Gas, Rifiuti, Autostrada, ecc) hanno poteri assoluti; è stata fatta una riforma della Scuola, che ha abbassato il livello e dato più potere al Sindacalismo clientelare; è stata favorito il trasferimento all’estero di imprese italiane; è stato aumentato il costo della politica. Forse Di Maio non conosce la differenza tra rivoluzione e contro rivoluzione.
2) I vari Cazzola e Mastella affermano che i vitalizi sono diritti acquisiti, grazie al versamento di contributi. Un bestemmia. I contributi si versano in relazione a uno stipendio, conseguenza di un rapporto di lavoro, non per le indennità di carica. I Parlamentari non sono dei lavoratori e non dovrebbero essere come S. Antonio, con il dono dell’ubiquità. Candidarsi, non è come fare la domanda per la pensione (con il trucco). La politica è una scelta , per il bene comune, non per il vitalizio. Tanto è vero che la maggior parte dei “fannulloni” continua a svolgere la propria attività lavorativa. È normale percepire due o tre e, qualcuno, quattro emolumenti? Le indennità non sono stipendi e sono a tempo determinato. Se non fosse così, dovrebbero avere il vitalizio tutti quelli, che hanno preso un’indennità, come i Presidenti delle Provincie, della C.M, i Sindaci, gli Assessori Comunali e quelli Provinciali e gli amministratori di Enti di Servizio. Per inciso, nella Prima Repubblica fui Presidente di una Comunità Montana e Assessore Comunale e non percepivo nessuna indennità. È scandaloso aver diritto al vitalizio dopo pochi mesi di “comodità parlamentari”, mentre i veri lavoratori, per avere una pensione di fame, devono lavorare 40 anni? L’affermazione che, eliminando i vitalizi, la politica la farebbero solo i ricchi è una vomitata. I nostri padri politici non erano ricchi: sono ricchi il nobile Gentiloni, la Presidente della Camera e quasi tutti quelli, che percepiscono i vitalizi. Se la “Bufala” fosse vera,i ricchi dovrebbero rinunciarvi.
3) La Fornero va predicando che per ridurre il debito pubblico, occorre ridurre la spesa . Anche un alunno delle medie sa che il D.P. è la differenza tra entrate e uscite. Perché, non si cerca di fare aumentare le entrate? Cosa, che può avvenire anche usando l’intelligenza tributaria ( quanto si evade, grazie alla domanda : con fattura o senza? ) e invogliando, a tornare in Patria, le imprese manifatturiere espatriate e i pensionati, che, per colpa delle nostre Leggi, sono diventati consumatori di altri Stati. La logica della Fornero e dei politici ignoranti fa aumentare la povertà, l’insicurezza fisica e sociale e le diseguaglianze.
4) Molti, per darsi un tono, affermano:- Qua ci vuole il sistema maggioritario. Con questo sistema, sono stati eletti: Erdogan, Orbàn, Putin, Trump, Assad, il Presidente cinese, Pinochet, Chàvez, ecc. Nei Paesi democratici vige il proporzionale. Immaginate, Grillo vittorioso con il sistema maggioritario. Il nostro Paese aveva il sistema proporzione quando si sviluppò e i Gruppi Politici non erano 49.
5) L’affermazione “ ci vogliono i giovani, i vecchi devono essere rottamati “ è un’altra Bufala. Molti , la ripetono, ignorando che, nella seconda Repubblica, hanno governato giovani, furbastri e lecchini. D’Alema, Veltroni, Rutelli, Casini, Fini, Minniti, Fassino e altri personaggi, ora, hanno dai 60 ai 65 anni. Nel 1990, avevano (60 meno 27= 33) un’età intorno alla trentina. Alcuni, comandano da prima degli anni ’90.
Così, anche a livello periferico. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Governare richiede conoscenza e le elezioni non sono come l’arruolamento nell’esercito (che richiede sana e robusta costituzione). Cari lettori, le Bufale possono inquinare le menti. Scacciamole!

Luigi Mainolfi

Scrive Luigi Mainolfi:
Siamo tutti opinionisti

Non se ne può più di dibattiti televisivi intorno al risultato elettorale e alle prospettive governative. Ancora più insopportabili sono diventate le discussioni intorno a singoli punti programmatici, come: reddito di cittadinanza e Flax Tax. Cambio canale, non appena il rappresentante di un partito, invece di parlare del suo programma, vuole indicare cosa deve fare una delle Forze politiche avversarie. Il ridicolo si raggiunge quando leader dei partiti, che hanno vinto, pretendono da quelli, che hanno perso, sottomissione e disponibilità a consentire la formazione del Governo. In democrazia, le competizioni elettorali vanno affrontate con uno stile civile e rispettoso delle idee altrui. In Italia, abbiamo assistito a un volgare teatrino: più una “corsa nei sacchi” di una sagra paesana che una sfida culturale e programmatica. In coerenza con il mio giudizio negativo, sulla Politica degli ultimi anni e sul comportamento del PD di Renzi, mi auguravo che il PD avesse una lezione, per poter, poi, rifondare la nobile politica. Adesso, incomincio a pensare che, raggiunto lo scopo di liquidare Renzi, i problemi, di cui si parla, stanno diventando di più difficile soluzione, mentre altri, più importanti, sono scomparsi dall’agenda politica. Anche la speranza di vedere nascere forze politiche serie, con modelli di società chiari e strategie efficaci per concretizzarli, va scemando. Compare sempre più spesso l’incubo del “gattopardismo”. Mi sorprende che, quelli che hanno dimostrato di considerarsi onniscienti e lungimiranti, non vadano con il pensiero al di là dell’inciucio e delle accuse. Un’immagine televisiva mi ha provocato una considerazione: Grillo, come tutti i comici, ha bisogno di fatti e di personaggi per essere stimolato a creare monologhi. Adesso li dovrà cercare nella sua famiglia politica o “sulla sabbia”. Veniamo alla politica. I nostri maestri ci fecero capire che, per un Partito, la prima cosa da fissare è il modello di società da perseguire. Questo è la conseguenza di conquiste concettuali ispirate da ideologie, da valori, da filosofia di vita o da Religioni. Il Comunismo, il Socialismo, il Popolarismo cristiano, il Fascismo, lo Stato Liberale e il Partito Repubblicano differivano non per un particolare, ma per la visione della società. Alcune volte, due o più partiti, potevano accordarsi per realizzare punti programmatici comuni, senza che nessuno rinunciasse ai suoi valori di base e al suo obiettivo finale. Da studente universitario, capii che, in politica, i particolari devono risiedere nel generale. L’occasione fu una lezione di Scienze della Finanze (Prof. Scheggi) intorno alla ricerca del modo più giusto di applicare un’imposta sulla benzina, per coprire il costo per la manutenzione delle strade. Ne parlammo per diverse ore, e, solo alla fine, capii che senza stabilire la qualità dei rapporti tra le varie fasce sociali del Paese, nessuna soluzione poteva essere giudicata giusta. I partiti di una volta differivano anche per la qualità dei rapporti, che ognuno propugnava, tra le varie componenti della società. Le diverse impostazioni ideologiche o ideali, non vietavano, però, che, su problemi particolari, ci potessero essere convergenze per il bene del Paese. Ad esempio, all’epoca del centrosinistra,socialisti e democristiani affrontarono in pieno accordo alcuni grossi problemi, come il Mezzogiorno, la Nazionalizzazione dell’Enel, la Sanità e la Scuola pubblica,ecc.
Si collaborava, senza perdere la propria identità. Dopo tangentopoli, iniziò un processo di essiccamento degli ideali e dei valori. Le forze politiche iniziarono a trasformarsi in gruppi “del Capitano”, che, per attirare consensi, cercavano di apparire simpatici, facevano promesse e, consigliati da esperti in psicologia delle masse e in Marketing, esponevano concetti di pronto effetto: giovanilismo, localismo, costo della politica,lotta alla corruzione, rottamazione, regalie e immigrazioni. Ogni forza politica ne utilizzava uno o alcuni. Si instaurava, cosi, un legame efficace nel breve periodo, ma facilmente sostituibile dall’adesione ad un altro argomento. Intanto l’economia veniva lasciata ai poteri forti, che l’hanno utilizzata per aumentare i loro utili (i dati lo dimostrano), fregandosene dell’aumento delle diseguaglianze e dell’aumento dei poveri. L’economia reale scompariva, come argomento politico, cedendo il campo alle attività bancarie, finanziarie e assicurative. Queste attività sfuggono al controllo politico, sia nazionale che europeo. A livello globale, solo le dittature e il capitalismo di Stato, tipo quello cinese, riescono a controllarle, ma non per il bene delle società occidentali. Il nostro Paese, che fa parte del “Gruppo della paura”, avrebbe bisogno di una Politica di alto livello e di leader saturi di conoscenza, di esperienza e di motivazioni morali. Invece, abbiamo leader, che possono partecipare, non tutti, alla “corsa nei sacchi” delle fiere paesane. Finora, si sta parlando del nulla politico e di cose minime. Speriamo che la nottata passi presto e la visione politica prevalga sulla “Tragica comicità”.

Luigi Mainolfi

Campagna elettorale o teatrino italico

Ai Giochi Olimpici, in cui si gareggia per stabilire quelli che sono i più bravi atleti del Mondo, se qualche vincitore risulta dopato, viene squalificato e non può gareggiare per un certo periodo. Nelle “ GARE” politiche dovrebbero esistere regole simili. Purtroppo, nella campagna elettorale, che stiamo vivendo, si stanno scoprendo molti “drogati”, tra i candidati al Parlamento. Persone, che non cercano soft power, ma dimostrano di essere affamati di Sharp power (potere disastroso) e lo cercano con ogni mezzo, tra cui false promesse e Fake news. Le elezioni per eleggere il Parlamento di uno Stato, decidono a quale Forza Politica affidare le sorti del Paese, per governarlo nei successivi cinque anni. Durante la competizione, i concorrenti dovrebbero sforzarsi di dimostrare, agli elettori, che conoscono i problemi della società e che hanno proposte valide per risolverli. Conoscerli è impegnativo, non è come fare una fotografia. Essi non sono statici, ma in continua trasformazione, che è influenzata, oggi più di ieri, anche da dinamiche apparentemente lontane o insignificanti. Nel secolo passato, fino agli anni ’80, il territorio era soggetto a meno turbolenze ed era facile capire di che cosa avesse bisogno. Le forze politiche più lungimiranti, allargando l’orizzonte delle ricerche, ipotizzavano trasformazioni economiche e sociologiche, valutando anche gli effetti delle innovazioni tecnologiche e delle scelte di altri Stati, vicini e lontani. Era sempre la politica, che decideva la direzione e la velocità di marcia. La programmazione economica era, quasi, obbligatoria. Ogni Partito aveva un modello di società, a cui si ispirava. Le divisioni nascevano sulla valutazione delle priorità. Ad esempio, prima gli interessi degli imprenditori o quelli della classe lavoratrice?. Nelle campagne elettorali i confronti sui programmi erano cosa normale. Le Tribune politiche, con diversi giornalisti che interrogavano i leader dei partiti, erano lezioni per i contenuti e per lo stile. Oggi, non è più così. Per Luciano Fontana siamo “Un Paese senza leader”. Si è passati dall’Università alle elementari, nel mentre il controllo sociale dei popoli è diventato più difficile. Sono diventate più numerose “le agenzie culturale” e i fatti economici influenzano i comportamenti e le mentalità. Nel mondo globalizzato, un territorio è influenzato da fattori, non facilmente individuabili o difficili da controllare. Da tutto ciò, derivano gli sfasamenti temporali, nel capire cosa fare. Sociologi ed economisti vanno richiamando l’interesse politico su argomenti, finora considerati marginali per la comprensione delle dinamiche sociali. Ad esempio, partiamo dalla constatazione che il 70% dei comuni italiani ha una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti e che nel 3,4% dei Comuni risiede il 33,4% della popolazione. Molti Comuni perdono residenti e sono a rischio di estinzione demografica. Il loro valore patrimoniale diminuisce e migliaia di abitazioni restano vuote. Nel contempo, nelle grandi Città c’è un rafforzamento delle posizioni di rendita dei proprietari di appartamenti, accanto a un’esplosione del peggioramento della qualità della vita e dell’insicurezza sociale. Se la politica continua ad ignorare, i pericoli imminenti, la situazione diventerà drammatica. L’ impegno politico amministrativo riguarderà la gestione dei rifiuti, la mobilità urbana, i problemi dell’acqua, dell’energia , dell’illuminazione pubblica la qualità dell’istruzione, ecc. Purtroppo, alcune modifiche, presuntuosamente chiamate riforme, hanno aggravato le condizioni. Eliminare le Province e creare le Città Metropolitane è stata una manifestazione di infantilismo politico. Giuseppe Galasso sosteneva che, 99 anni fa, il cambio del Sistema elettorale portò a una crisi, che si concluse con l’avvento del fascismo. Modificare continuamente il sistema elettorale, come si è fatto nel nostro Paese, crea confusione e insicurezza politica, clima nel quale ogni degenerazione è possibile. Ma non finisce qui. Le Imprese tedesche, che operano nei Paesi dell’Est europeo, sono soggette a una tassazione irrisoria, dallo 0,4% al 2,5% e ad un costo della manodopera pari al 30% di quello tedesco. Ciò crea seri problemi di concorrenza all’economia italiana. Finora, nessuna Forza Politica ha dimostrato di dare importanza a tale fenomeno. Un altro capitolo, che, indirettamente, influenza lo sviluppo di uno Stato è l’ambiente. Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera del 14 u.s, paragona, l’interesse dimostrato ultimamente dal Partito comunista cinese a tale argomento, all’assenza della parola ambiente dalle filastrocche dei candidati italiani. Con tante incertezze, che influenzano la nostra vita economica, sociale e civile, le forze politiche in campo, invece di proporre soluzioni, cercano di distrarre gli elettori con proposte fasulle e con promesse, che non saranno mantenute. Quasi tutti i commentatori vanno affermando che , dopo il 4 marzo, sarà difficile formare un Governo. È facile immaginare il caos italico, utile solo ai corrotti, alle mafie e a quelli che stanno teleguidando la politica della seconda Repubblica.

Luigi Mainolfi

Scrive Luigi Mainolfi:
Risparmio, consumi e investimenti

In questi giorni, si è parlato molto del risparmio degli italiani. Amici telespettatori mi hanno fatto convincere che le “capere” televisive stanno creando solo confusione. Il compito delle “capere”, a pagamento, è quello di indirizzare le masse verso “ i negozi “ dei poteri forti. Non so se attribuire all’ignoranza, alla dipendenza dai gruppi finanziario-assicurativi o all’ interesse diretto, il silenzio di quelle forze politiche, che dovevano vigilare sulle tendenze dei processi economici, per evitare l’esplosione della speculazione finanziaria e la sua demoniaca attrazione. Ha ragione Formica, che ha affermato: “la cosiddetta sinistra ha compiuto un parricidio e ha navigato verso le terre del capitale” (UNIPOL-SAI si comporta come GENERALI Ass.ni, aggiungo io). Spero di riuscire a chiarire qualche punto, chiedendovi un poco di pazienza. Parto da una convinzione: la politica dovrebbe puntare allo sviluppo armonioso della società, che si può ottenere se c’è armonia tra i diversi settori economici; tra giovani e vecchi; tra presente e futuro: tra i sessi e tra i territori. Per avere armonia tra i diversi settori economici ci vuole una politica capace di controllare e orientare i fenomeni e, all’occorrenza, intervenire in modo efficace e lungimirante. Mi soffermo sul rapporto tra l’economia reale e quella virtuale. La prima trasforma le merci e crea valore aggiunto, la seconda sposta solo ricchezza, come il gioco dello Zecchinetto ( se c’è chi vince, ci deve essere chi perde). Nei decenni passati, c’era armonia tra il settore manifatturiero, quello dei servizi alla persona, quello bancario e quello assicurativo. Non è più così. Per cercare di capire quello che è avvenuto, partiamo da quando si evidenziava, con insistenza, che, mentre in Italia, le Banche riconoscevano un interesse sui risparmi, al di là delle Alpi, i depositi bancari non producevano interessi. I fatti hanno dimostrato che i Poteri Forti avevano chiaro l’obiettivo da raggiungere e, anche con l’aiuto di quelli che pensavano di essere intelligenti, lo hanno raggiunto e superato. Sarebbe interessante calcolare il valore degli interessi sottratti ai risparmiatori, nel corso degli anni, provocando una riduzione dei consumi. I commentatori cercano di convincere gli italiani che l’aumento del risparmio affidato alle assicurazioni e alle finanziarie è indicativo della crescita del Paese. Nascondono o ignorano “il paradosso del risparmio” , utilizzato polemicamente da Keynes per dimostrare come un aumento del risparmio destinato al settore finanziario può essere la causa di una riduzione del reddito nazionale, dell’occupazione e degli investimenti. In economia, si studia che la propensione al consumo, comporta una richiesta di bene e servizi, per produrre i quali bisogna fare investimenti. Questi producono richiesta di lavoratori. Se la propensione al risparmio, alimentata dalla non fiducia nel futuro, cresce, le famiglie consumano di meno. I produttori , di fronte a una riduzione della domanda, riducono gli investimenti. L’effetto moltiplicatore fa amplificare le conseguenze e la crisi esplode. Perciò, tra gli investimenti, il risparmio e i consumi ci deve essere un rapporto virtuoso, che può essere alimentato solo da un politica, che abbia come bussola il bene comune. Nel sistema italiano attuale, purtroppo, il significato che il popolo recepisce, di questi concetti, dipende dalla capacità dei persuasori occulti di distrarre e far credere fischi per fiaschi. Come sembra lontano il tempo in cui si parlava di Politica di Piano per cercare di neutralizzare l’azione delle lobby economiche, che cercavano di influenzare le scelte politiche. Oggi, invece, i padroni dei politici, grazie all’informazione televisiva prezzolata, riescono ad alimentare paure funzionali a far accogliere i loro “messaggi pubblicitari”, come : 1) I giovani avranno, se l’avranno, una pensione di fame; 2) I giovani devono dire addio al posto fisso; 3) L’età pensionabile deve essere aumentata, perché i conti dell’INPS sono a rischio. Queste paure hanno spinto le persone nella direzione favorevole alle Società Assicuratrici e Finanziarie. L’ ISTAT ci ha fatto sapere che il risparmio privato è aumentato, soprattutto quello depositato nei Fondi Pensione e nei Fondi di Investimenti finanziari. Intanto, il livello dei consumi è di oltre 3 punti inferiore a quello del 2007. Minori consumi significa minore necessità di beni e servizi; minore produzione, minore esigenza di lavoro. Perciò, il numero di ore lavorative annuali, è fortemente diminuito. E’ stato pubblicizzato un aumento dell’occupazione, considerando occupato, anche chi ha lavorato un’ora al giorno. Il valore dell’occupazione dovrebbe essere indicato con il numero di ore lavorative. Si offende il popolo quando si vuole far credere che un’ora sia uguale a un giorno. Mi auguro che la nottata concettuale passi al più presto e l’alba porti una Politica, degna di questo nome.

Luigi Mainolfi

Scrive Luigi Mainolfi:
Le Fake News si battono con la ragione

Una Fake news si sconfigge con il ragionamento. Per evitare di far vincere i servi dei poteri forti, occorre distruggere le loro impostazioni concettuali, tenendo presente che essi dispongono delle pericolose e famose 10 regole per il controllo sociale e di quasi tutti i mezzi di comunicazione. Come prima cosa, bisognerebbe avere l’umiltà di ammettere che siamo tornati al tempo in cui c’erano i latifondisti e i cafoni. Quando la ricchezza e la potenza si manifestavano con la proprietà terriera, i padroni erano gli Imperatori, i Baroni, i Conti , i Marchesi e i latifondisti; i poveri erano i braccianti e gli affittuari. Adesso, la ricchezza è rappresentata del possesso delle finanze, in qualsiasi moneta. Gli omologhi degli Imperatori sono le poche decine di persone, che posseggono il 25% della ricchezza mondiale; dei Marchesi, le migliaia (upper class), che possiedono un altro 30% della ricchezza; dei cafoni , l’85% della popolazione mondiale, che deve dividersi il 45% della restante ricchezza. Dieci ettari di terreno del ‘700 possono corrispondere a oltre 10 milioni di euro, di adesso. Dopo tre secoli, siamo tornati al punto di partenza. Siccome, chi più ha, più vuole, la corsa a succhiare ricchezza è senza fine, sia come Stati, che come persone. Se c’è chi succhia, ci deve essere chi si lascia succhiare. Non a caso, Annamaria Lusardi consiglia di prendere la “patente dei risparmiatori”, ai poveri cristi. A supporto di questa tendenza, c’è la caduta della democrazia in quasi tutti gli Stati, piccoli e grandi, ricchi e poveri ( Stati Uniti, Russia, Corea del Nord, Turchia, Venezuela Qatar, ecc). Quasi dappertutto l’economia, reale e virtuale, sta sconfiggendo la democrazia, che ha visto morire i suoi presuntuosi difensori. Veniamo all’Italia. Dopo “arrubbata a Santa Chiara” , ai braccianti dicono che c’è crisi e che è opportuno accettare la riduzione dei salari e dei diritti. In questi giorni, i persuasori si stanno sforzando per convincere il popolo che ciò, che si sta verificando dipende dagli algoritmi, non dalla qualità della politica. Chi non conosce questa parola, da la colpa alla Germania e alla globalizzazione. Dicono mezze verità, se non il contrario della verità. Ad esempio, dicono le l’occupazione sta aumentando, ma non chiariscono se è solo occupazione a tempo indeterminato o anche quella a tempo determinato; se è protetta, dall’articolo 18, o non è protetta. Nel calcolo degli occupati, mettono anche chi lavora qualche ora alla settimana e quelli che accettano la paga di 600 euro mensili, per sei mesi (Percepiscono di più i cumparielli della camorra). Inoltre, i numeri si scelgono in funzione dell’obiettivo. Prendiamo la percentuale dei disoccupati del 2017, se la paragoniamo a quella del 2014, anno in cui c’era il premio per chi assumeva, abbiamo una leggera diminuzione, ma se la paragoniamo a quella del 2004 abbiamo un notevole incremento. Cerchiamo di smontare le argomentazioni che stanno portando la classe media verso il cimitero. Non è vero che in Italia il costo del lavoro è il più alto in Europa. Nei Paesi del Nord Europa la tassazione è molto più pesante che in Italia. Gli stipendi e i salari in Italia sono tra i più bassi. Non è vero che in Italia i dipendenti pubblici sono più numerosi di quelli degli altri Paesi dell’ E.U.. Le ore di lavoro dei dipendenti italiani sono molto di più di quelle dei colleghi europei. Le pensioni degli altri paesi sono più alte di quelle italiane. I giovani degli altri Stati, che sono costretti , per il loro lavoro, a trasferirsi in Città diverse da quelle di origine, hanno dallo Stato la disponibilità di un monolocale a 350,00 euro al mese, mentre in Italia devono pagare, ai privati o alla Chiesa, dai 450,00 ai 900,00 euro al mese. Ciò, ha una conseguenza sui consumi e sugli investimenti. I giovani, pagando fitti alti hanno poca disponibilità per i consumi; se le somme che pagano i giovani non vanno al pubblico, questo ha minore disponibilità per gli investimenti. Come mai, con tanti vantaggi per gli imprenditori, non si crea occupazione e i nostri laureati sono costretti ad andare all’estero? Come mai, anche i sindacati, che invocano lavoro, comprano bandiere e cappellini Made in China? Mi sono convinto che la seconda Repubblica ha portato solo sciagure e, in politica, i bidelli sono diventati presidi. Ormai, non c’è più ‘SCUONO. Tutti si sentono autorizzati a fare i furbi. D’altra parte, i settori della società sono come i vasi comunicanti: se uno è inquinato, tutti gli altri diventano inquinati. Speriamo che il popolo si renda conto che deve agire e non aspettare che “passi la nottata”. C’è il pericolo che la nottata diventi più nera e più duratura.

Luigi Mainolfi

Scrive Luigi Mainolfi:
Il mea culpa del Mezzogiorno

L’editoriale di Gianni Festa, “E se fossero i meridionali i nemici del Sud ? , ha richiamato alla mia mente ricordi di cose scritte, fatte e proposte, durante gli anni, nella convinzione che la risposta alla domanda fosse: SI. Da segretario provinciale della FGSI ( ero fresco di studi sulla Storia economica del Mezzogiorno e fondatore della Cooperativa Agricola “Valle Caudina, 1962”) scrissi un articolo per “Il progresso irpino” di Nicola Vella dal titolo “I nemici del Sud sono i meridionali”. In quegli anni, avevo maturato convinzioni “meridionaliste attive”. Non accettavo che fotografi dell’esistente venissero considerati meridionalisti e non digerivo, l’assenza di cooperative agricole in un territorio vasto e a forte vocazione agricola. Nemmeno da immaginare, la costituzione di Casse Rurali e Artigiane o di Casse di Mutualità. I dirigenti dei partiti di sinistra erano parolai e populisti e si limitavano a criticare gli uomini della DC. Una volta, era il 1967, nella sezione PSI di Cervinara, dopo aver svolto una relazione sulla opportunità di costituire una “Cassa Rurale”, l’Avv. Michele Ceccarelli , ottimo oratore e “carrista”, mi rimproverò, dicendo che “la sinistra non doveva intraprendere iniziative economiche”. Più ascoltavo, più leggevo, più osservavo e più mi rendevo conto che gli “intelletuali della Magna Grecia” erano depositi di nozioni, ma la politica, come strumento per provocare sviluppo, era assente dai loro forbiti interventi, sia scritti che orali. Ho negli orecchi ancora le citazioni e i riferimenti nozionistici, non ricordo proposte e azioni utili allo sviluppo. Quando, nel 1971, fu resa obbligatoria l’assicurazione R.C, per le auto, calcolai il totale dei premi assicurativi ( una montagna di soldi) che dal Sud andavano verso il Nord, non esistendo Società Assicuratrici del SUD.

Un mio articolo, su Il Giornale di Napoli, aveva questo titolo “Battaglioni di milioni vanno verso il nord”. Proposi la costituzione di una Società Assicuratrice pubblico-privata, tramite i consiglieri regionali socialisti. Nessuno prese la proposta in considerazione. E cosa dire della gestione del risparmio tramite le Banche? Finalmente, stanno emergendo gli intrallazzi fatti a danno del Banco di Napoli. Ovviamente, questi concetti sono estensinbili a tutto il Mezzogiorno. Nemmeno Manlio Rossi-Doria, nonostante la sua fama e il suo prestigio, fu preso in considerazione, sia quando da candidato al Senato ( elezioni 1968) presentò il suo programma di sviluppo per l’Alta Irpinia, sia all’indomani del terremoto del 1980. Mi andavo rendendo conto che la refratterietà a recepire la politica del fare era un problema culturale. Perciò, nel 1979, sui Quaderni de “Il Paese” pubblicai il saggio “Imperialismo culturale e imperialismo economico”. Anche, strumenti efficaci, come la Cassa per il Mezzogiorno, nata grazie a uomini illuminati, dopo un periodo entusiasmante, fu trascinata nella politica degli amministratori locali miopi, che chiedevano , come diceva Rossi-Doria, solo Caserme dei Carabinieri e orinatoi pubblici. Dopo il terremoto si parlava di ricostruzione e di sviluppo.

La ricostruzione , bene o male ci fu anche se consumò molto territorio, ma dell’opera di sviluppo autopropulsivo nemmeno l’ombra. Sarebbe interessante fare l’elenco dei PRENDITORI dei soldi, che sono stati più di quelli che Bonn spese per la RDD. Cosa dire dei i Patti territoriali? Diedero la Laurea di economista a un intralazzarore, come Borgomeo, che continua a mietere successi personali, senza provocare sviluppo. Quando la Regione Campania propose la creazione di attrattori turistici, nessuna Provincia Campana eleborò un progetto degno di questo nome. La cosa ridicola avvenne in Irpinia. La giunta, della quale facevo parte, tra la mia proposta, che era stata giudicata “geniale” da Marino Niola, e una serata con Battiato in quel di Gesualdo, preferì Battiato. E cosa dire, delle conseguenza della presenza di mafia,camorra sacra corona e ‘ndrangheta? Potrei fare altri esempi, ma mi fermo qui. Dalle cose lette e dai dati economici in mio possesso, ritengo che è tutto il Mezzogiorno a dover recitare il Mea Culpa e preoccuparsi del futuro, cambiando modo di pensare e di concepire la politica. Perciò , la risposta alla domanda iniziale è: la colpa del sottosviluppo del Mezzogorno è dei MERIDIONALI.

Luigi Mainolfi

Scrive Luigi Mainolfi:
Il ‘Che fare’ nell’economia Meridionale

Per parlare seriamente del Mezzogiorno e di cosa fare per frenare il suo scivolamento verso l’emarginazione sociale ed economica, bisognerebbe partire dalla conoscenza delle tendenze del processo economico nazionale in atto e delle interdipendenze tra il nostro territorio e l’esterno, senza trascurare considerazioni sulle influenze della globalizzazione. Non è saggio, parlare dell’oggi e del domani con il linguaggio del passato. Quando l’agricoltura era l’attività economica prevalente e il Nord, grazie a uomini illuminati e alla mentalità riformista, aveva sviluppato un percorso basato sulla cooperazione e sull’intraprendenza della borghesia, al Sud la nobiltà, proprietaria delle campagne, si limitava a raccogliere i canoni di affitto dai cafoni. Era naturale tentare di occupare le terre e farle diventare produttive. Quando l’industria diventò il settore trainante dell’economia, con un Nord sintonizzato, mentre il Sud era ancora borbonico, era normale invocare l’industrializzazione del Sud. Infatti, la nascita della Repubblica e l’azione dei partiti popolari, pur con i loro limiti ideologici, fecero nascere un processo , prima culturale e poi pratico,tendente a ridurre la distanza tra il Nord e il Sud. La politica partorì importanti provvedimenti legislativi come il Piano Verde e la Cassa del Mezzogiorno. Successivamente, in una logica unitaria, fu approvata la Programmazione economica. Anche la Sanità, la Scuola e l’Energia furono organizzate in una logica nazionale. Il sindacalismo non era settoriale, ma la solidarietà nazionale rappresenntava il suo “credo”. Con la seconda Repubblica, in modo subdolo, si è diluita la logica unitaria e provocata la ripresa dello scivolamento del Sud verso il sottosviluppo, di cui la riduzione della popolazione è un indicatore. Le ultime ricerche ci fanno sapere che dal 2007 al 2015, la differenza tra il reddito pro capite del Nord e del Sud è passata da 14.255 euro a 14.905 euro; la soglia di povertà al Sud è passata dal 42,7% del 2007 al 46,4% del 2015; la differenza del tasso di occupazione tra Nord e Sud è passato dal 20,1% del 2007, al 22,5% del 2015. Dalle chiacchiere televisive, constatiamo la mancanza delle conquiste concettuali propedeutiche ad una politica economica virtuosa per il Sud. Molti balbettano frasi fatte e luoghi comuni. Occorre domandarsi: – Quali sono le conquiste concettuali da fare?
Quelle, di cui parlano, a Davos, economisti e Premi Nobel. Ne elenco alcune:
1) Il mondo non è più bipolare, ma concorrenzialmente multipolare;
2) Il terzo mondo si è messo velocemente in cammino, diventando “mondo dell’appetito”, che,mangiando, aumenta;
3) Il settore manifatturiero è stato trasferito nei paesi asiatici e dell’est europeo;
4) I settori bancari, finanziari e assicurativi succhiano risorse del Sud, utilizzando più braccianti che agenzie, riducendo le quali, si riduce l’occupazione , mentre aumenta il reddito, che finisce tutto al Nord ;
5) La concentrazione della ricchezza in territori e in strati della società sta facendo crescere il settore della moda e del lusso, presente soprattutto al Nord (Milano) e difficilmente trasferibile al Sud;
6) L’importanza del fattore demografico al fine dello sviluppo, sempre più debole al Sud;
7) L’importanza del settore sanità e della formazione dei giovani, come settori produttivi;
8) Conoscenza e valorizzazione delle risorse intellettuali e culturali;
9) L’industria 4.0 riduce il numero degli operai e richiede specializzazioni adeguate, che al Sud sono quasi assenti. Mi fermo, per il momento.
Dall’elenco, si capisce come è impegnativo capire il “CHE FARE”. Purtroppo, mentre i problemi sono diventati più difficili da risolvere, la politica si trova nelle mani di incompetenti, bravi solo a cogliere l’attimo fuggente per diventare eletti-nominati e assicurarsi il vitalizio. Il mio amico Gigino Rosanova diceva: i difetti sono fratelli, dove sta uno, stanno anche gli altri. Non ci vuole un potere divinatorio per capire che, ormai la corruzione è diventata la normalità e la camorra, la mafia e le altre associazioni delinquenziali sono le padrone del campo. Poiché i “vittoriosi” di tangentopoli, si sono dimostrati più corruttibili di quelli che li avevano preceduti, tanto da trasformare i partiti in associazioni per il potere e in vuoti a perdere, solo i giovani, rendendosi conto che devono diventare artefici del loro futuro, possono far nascere la speranza e riscoprire la politica, che è sempre un’arte nobile e uno strumento per lo sviluppo delle società. Speriamo bene!

Luigi Mainolfi

Scrive Luigi Mainolfi:
Il bombardamento del populismo al voto

Il bombardamento subito con i proiettili del “populismo” mi ha spinto a studiare il fenomeno e quelli, che utilizzano tali armi. La favola del lupo, che accusava l’agnello di inquinare l’acqua del ruscello, mi ha aiutato. Ho cercato, nella storia, esempi di populismo e le cause che lo partorivano. Ne ho trovato di diversa natura: religiose, politiche, sociali, economiche e affaristiche. Da non sottovalutare, la megalomania di qualche personaggio, che riusciva a farsi applaudire, nel mentre diceva di voler mandare in guerra i figli di quelli che lo applaudivano. Ogni causa influenzava le espressioni utili a rendere più efficace l’azione del populista. Del periodo post Liberazione, sono rimasti famosi: lo slogan della DC “ Nella cabina, Dio ti vede” ; l’accusa del PCI “ I democristiani sono forchettoni”; la risposta della DC “ i comunisti mangiano i bambini”; l’espressione anti- Craxi “Ali Babà e i 40 ladroni”. Ho dedicato molta attenzione al periodo Berlingueriano, durante il quale svològevo un ruolo politico non marginale. Ricordo l’effetto che fece su di me un’intervista di Giorgio Amendola, nella quale accusava il suo partito di dare poca importanza alle scelte di politica economiche, imposte al centrosinistra dal PSI, come la Nazionalizzazione dell’energia elettrica, la Programmazione Economica, la Sanità pubblica, la Scuola pubblica, la politica a sostegno del Mezzogiorno, il prestigio dell’Italia in Politica estera. L’azione politica veniva ridotta al giudizio moralistico sugli avversari. La questione morale berlingueriana diventava l’unico credo dell’ideologia comunista. Gli attivisti del PCI e del Manifesto diventarono i “terroristi” del nuovo credo e invece di leggere Marx, lanciavano “ le “monetine”. Nei vari convegni, invece di valutare le proposte dei rappresentanti del centrosinistra, volavano solo offese volgari all’indirizzo di Craxi, Andreotti e degli appartenenti alla DC e al PSI. Da parte mia, avevo intuito l’effetto diseducativo del moralismo e, oltre a fare mio il concetto amendoliano, assorbii ( non per legittima difesa) anche il concetto lamalfiano del “moralismo immorale” . Chi mi conosce, sa che ho cercato di fare dell’onestà la mia bussola, ma il moralismo contiene una disonestà mentale accompagnata da una non conoscenza dei problemi da risolvere e dalla mancanza di un modello di società a cui ispirarsi. Oggi, Grillo viene indicato come il campione del populismo, che coltiva con il moralismo. Grillo, però, ripete quello che diceva contro Craxi trovando nel berlinguerismo il suo sostegno e la sua giustificazione culturale. Allora, Grillo aveva la concorrenza dei berlingueriani, oggi naviga da solo, anche perché i suoi ex-concorrenti hanno perso anche la credibilità moralistica. Queste idee mi frullavano nella mente, quando mi è venuto in soccorso l’ articolo di Luigi Curini su LA LETTURA del 21 maggio 2017. Curini ci fa sapere che dagli anni sessanta, la polarizzazione programmatica dei partiti è scesa del 40%, mentre, per lo stesso periodo, c’è stata una spettacolare crescita ( 90%) dello spazio che i partiti dedicano al parlare di corruzione e di questione morale (degli altri). Il Professore invoca il ritorno delle ideologie, (sarebbe più corretto parlare di ideali e di valori) come antidoto alla retorica populista. Non è marginale il fatto che mentre chi parla di programmi cerca il confronto, il moralista –populsta non si stanca mai di attaccare, perché, per lui, criticare è come cantare. Quando è nato il populismo? Con il mondo, ma ci sono stati dei momenti, in cui ha avuto una spinta funzionale alla sete di potere del populista. Grazie a Dio, i populismi non sono eterni e quelli, che lo hanno utilizzato per fini ignobili non hanno fatto una bella fine. Spero che si verifichi quanto affermato da molti studiosi: dopo un disastro rinasce, sempre, la voglia di fare bene.

Luigi Mainolfi

Scrive Luigi Mainolfi:
I Luoghi comuni… dell’ignoranza

Quando leggo articoli di opinionisti e di uomini di cultura, per capire i fenomeni politici e quelli economici, spesso vado in crisi. Con amarezza, constato la lontananza delle analisi che leggo da quelle suggeritemi dagli insegnamenti ricevute dai miei professori, dai miei maestri socialisti, in particolare da Rossi-Doria, e dagli scritti, ai quali ho cercato di abbeverarmi per colmare le mie lacune. Non riesco a capire, come mai quelli, che negli anni della prima Repubblica avevano dimostrato di avere certezze, adesso balbettano e non sanno districarsi nella giungla della globalizzazione. Per raffreddare la mente, mi tuffo nei miei libri di economia, visto che giornalisti, che passano per economisti sono solo dei conoscitori di segmenti dei fenomeni politico-economici. Molti nomi sono diventati altisonanti grazie all’ignoranza dei destinatari dei loro proclami. Faccio un esempio: agli occhi di chi, quelli che parlano di attività bancarie e finanziarie, sono economisti? Alla Facoltà di Economia e commercio, negli anni ’60, l’esame di Economia Bancaria, che io sostenni, era complementare. L’attività bancaria era considerata uno strumento a servizio dell’ attività economica e la moneta era strumento di misura dei fatti economici. L’attività finanziaria non crea ricchezza, la sposta. Non è un caso che il prestito (finanza) era considerato peccato dalle Religioni monoteiste.
La moneta nacque per superare il baratto, come strumento per pagare le merci. Purtroppo, nel tempo da strumento di misura è diventata arma per sfruttare le debolezze altrui. Da alcun decenni, è diventato più redditizio spostare moneta, che merci. Molti imprenditori hanno trovato utile estendere i loro interessi ai settori bancario- finanziario- assicurativo, anche per i minori vincoli politico-sindacali e la possibilità di più ampie manovre gestionali e speculative. Questa mentalità ha portato, anche alla scomposizione della disciplina economica in settori monovalenti, che, spesso, non sono nemmeno comunicanti. Ciò, ha fatto perdere alla disciplina “economia” la componente sociale. Molti studiosi stanno mettendo in evidenza che il mondo politico e giornalistico, invece di discutere di economia, si confronta solo su e con “luoghi comuni”.
La confusione concettuale ha indotto l’ economista dell’Università Cattolica di Milano, Boltani, a scrivere “Sette luoghi comuni in economia”. Essi sono: 1) L’Euro ha causato danni; 2) Senza riforme, non si esce dalla crisi; 3) La crisi è colpa delle Banche e della Finanza; 4) Servono grandi investimenti; 5) Se il debito pubblico è alto, la situazione peggiora; 6) Bisogna ridurre il ruolo delle Stato, in economia; 7) L’austerità fa peggiorare la situazione. I luoghi comuni hanno dato fiato agli apatici mentali, che, purtroppo, hanno trovato eserciti di imitatori e ripetitori. Nei vari dibattiti televisivi, si tocca con mano che ognuno suona un suo strumento. I vari suoni si neutralizzano reciprocamente e alla fine fa effetto, giustamente, solo il populismo e la questione morale.
Ho l’impressione che l’Italia, ormai vedova di ideologie, non allenata al Riformismo, è la Patria dei luoghi comuni. A questo punto, ritengo più illuminante porre qualche domanda:-1) Come mai, le industrie tessili tedesche vanno a gonfie vele, mentre quelle italiane ( Prato) sono fallite? 2) Perché, gli stipendi in Germania sono più alti che in Italia? 3) I consumi sono alimentati più dai giovani o dai vecchi? 4) Perché, un giovane lavoratore in Germania può avere in fitto un monolocale, dall’Ente Pubblico, a 400 euro al mese, tutto compreso, mentre a Roma questa possibilità non esiste e un monolocale, da privati, costa un fitto di 800 euro mensili? Ciò,ha ripercussione sui consumi? 5) Perché tanti giovani Ricercatori Universitari vengono tenuti in condizione precaria? 6) Perché in Italia, il pubblico viene venduto ai privati, anche stranieri, e la Germania, la Cina, la Francia vengono ad acquistare società pubbliche italiane? Per finire, che gusto c’è per i milanisti e per gli interisti vedere in Tribuna i proprietari cinesi delle due squadre? Se un aspetto particolare dell’economia è diventato lenzuolo che copre il tutto, non abbiamo economisti, ma improvvisatori. E’ come se un pizzaiolo pretendesse di essere considerato un Masterchef.

Partiti senza punti di riferimento

Un giovane, dopo la caduta del fascismo, sentiva le parole Comunismo, Democrazia Cristiana, Socialismo, Liberale, Repubblicano, Socialdemocrazia e, se voleva, capiva la differenza tra le stesse. Ogni parola indicava un modello di società, un programma, uno stile. Ogni partito, faceva capire i suoi riferimenti internazionali e le categorie sociali alle quali si rivolgeva. Al di là della diversa capacità di conquistare i consensi, ogni partito faceva capire cosa voleva per l’immediato e dove voleva portare la società italiana. Anche allora c’era chi ricorreva al populismo. Lo slogan “Nella cabina, Dio ti vede” non era populismo? Le espressioni “I democristiani sono forchettoni” e “I comunisti mangiano i bambini” non erano populiste? Questo richiamo, per dimostrare che gli eredi di quei partiti non possono accusare gli altri di populismo.
I Padri della Repubblica, colti, onesti, disinteressati e altruisti diedero all’Italia una Carta Costituzionale, che è stata imitata da altri Stati. Anche il sistema elettorale proporzionale dimostrava la serietà della politica. Chi lo preferisce, sa che difficilmente potrà comanderà da solo e deve, necessariamente, trattare con altri partiti sia i punti programmatici che i nomi dei componenti Governo. Il sistema proporzionale è una garanzia per la Democrazia e di qualità. Con questi presupposti politici, dalla fine del Fascismo, l’Italia si mise in moto e progredì economicamente, socialmente e civilmente. Fotografiamo l’Italia di oggi.
Alla scarsa inflazione economica corrisponde un’inflazione dei cosiddetti Partiti, nessuno dei quali si ispira a un modello di società. Sono associazioni di amici , ma non come quelli della canzone di Paoli. Non si confrontano, si lottano con luoghi comuni e con offese plateali e cafonesche. Ognuno è strumento nelle mani di Lobby. La preferenza del sistema maggioritario con premio di lista dimostra l’ipocrisia e la non predisposizione al confronto. Sanno di non raggiungere il 50% più uno e, invece di fare accordi con altre forze politiche, vogliono, in modo furbesco, il premio di maggioranza. I Media , servi del potere economico e politico, contribuiscono a far prevalere le Fake News. Il popolo bombardato dalle Fake news prende per buono ciò che è velenoso. E, un’accusa falsa diventa un luogo comune. Non appartengo alla categoria di quelli che cercano, criticando, medicina per le loro frustrazioni. Con le stesse convinzioni giovanili, sono preoccupato per il futuro del nostro Paese e delle nuove generazioni. Le conquiste fatte, grazie ai partiti della prima Repubblica, al nobile sindacalismo e ai movimenti civili, sono state annullate. Chiedo ai gentili lettori: -Secondo Voi chi ( Partito, non persona)ha voluto eliminare la sostanza dello Statuto dei lavoratori e perché? Come mai, le diseguaglianze stanno esplodendo? La voce “Cessione del quinto dello stipendio” è la più importante delle operazioni finanziarie. Come mai, l’insicurezza sta aumentando e la società si sta incattivendo? Come giudicare i personaggi cretini che ripetono di non preoccuparci perché i reati sono diminuiti? Confondere il numero dei reati con le loro specificità è come confondere chi ruba le galline con chi uccide una donna o aggredisce un anziano solo. A parte il fatto che la politica deve tendere ad eliminare le delinquenza. Un eletto ,che non ha capito che sta diventando normale non rispettare il prossimo, è un “eletto per caso” e, perciò, è inadeguato. Il popolo sta lanciando numerosi segnali, che fanno capire di non avere più fiducia in quelli, che dovrebbero rappresentarli. Il milione di persone che hanno acclamato il Papa fa capire che il popolo ha fiducia in un uomo che, con l’esempio, dimostra di esserne degno. È un fatto positivo. Sarebbe ancora più positivo se alla fiducia nel rappresentante di Dio in terra, ci fosse un po’ di fiducia in chi è rappresentante del popolo, nelle stanze. La fiducia, però, si conquista, non si compra con le regalie. Spero che al più presto parta un risorgimento dei valori, non per aiutare i poveri, ma per sconfiggere la povertà.

Luigi Mainolfi