BLOG
Marco Agostini

Anas, tangenti sugli appalti: 19 arresti

ARMOCIDA - ARMOCIDA - AUTOSTRADE: PEDAGGI PIU' CARI DAL 2012Diciannove arrestati e diciassette indagati, tra imprenditori, dirigenti e funzionari Anas. Tutti impegnati a vario titolo ad eliminare una penale, facilitare i pagamenti alle aziende, far vincere un appalto a una società amica, in cambio di denaro ovviamente. Raggiunto da indagini anche Marco Martinelli, deputato di Forza Italia, a cui è stato notificato un avviso di garanzia. I numeri dell’operazione sono importanti: sequestrati 800 mila euro frutto di tangenti. 250 uomini impegnati. Oltre 50 le perquisizioni fra Lazio, Sicilia, Calabria, Puglia, Lombardia, Trentino Alto Adige, Piemonte, Veneto, Molise e Campania. Al setaccio le sedi Anas di Roma, Milano e Cosenza.

L’inchiesta prende il nome ‘Dama Nera 2’ e segue quanto accaduto nell’ottobre scorso quando gli arresti furono 10. A mettere in moto questa seconda ondata di indagini, le dichiarazioni di Antonella Accoglianò, la ‘dama nera’ appunto,  dirigente Anas e considerata il fulcro del sistema tangenti. Sono state proprio le sue ammissioni, confermate dai riscontri degli investigatori, a dare nuovo impulso alla Nucleo di Tributaria della Fiamme Gialle. A galla sono venuti elementi inconfutabili, come si vede in un video agli atti dove alla Accoglianò viene consegnata una mazzetta da un imprenditore che estrae una busta dalla giacca e parla di “un pensiero… un dovere morale”.

L’indagine ha ricostruito come tra il 2011 e il 2014 siano stati manipolati diversi appalti pubblici. Ad avere un ruolo sarebbe stato proprio Martinelli. Nei suoi confronti le accuse sono di turbativa d’asta e corruzione. Al centro della vicenda che avrebbe messo nei guai,   un appalto per la statale 117 Centrale sicula. Secondo l’accusa il parlamentare, come componente della commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici, era in grado di garantire la nomina di un presidente di gara che non fosse ostile all’impresa interessata. In cambio avrebbe ricevuto dall’imprenditore un acconto di 10 mila euro, per un regalo totale da oltre 250 mila. Una somma da dividere con altri due dirigenti Anas.

La politica era già entrata nella vicenda,  nella prima fase era risultato coinvolto un ex sottosegretario del governo Prodi, Giuseppe Meduri, sospeso dal Pd. Nel mirino anche altre opere: dall’itinerario basentano alla SS 96 Barese, dalla SS 268 del Vesuvio alla nuova sede Anas di Campobasso. Insomma un vero e proprio sistema, “un marciume diffuso all’interno di uno degli enti pubblici più in vista nel settore economico degli appalti” per  il gip Giulia Proto.

I reati contestati, secondo le diverse posizioni, sono la concussione, la corruzione, la turbata libertà degli incanti, l’autoriciclaggio, il favoreggiamento e la truffa. Fra gli indagati anche altri dirigenti e funzionari Anas, incluso il capo dell’organismo di vigilanza. Sugli arresti, secca e puntuale la precisazione di Anas: “Coinvolgono solo una dipendente dell’azienda, già oggetto nei mesi scorsi di trasferimento”. Invece i dirigenti e funzionari finiti in carcere a ottobre “erano già stati tempestivamente licenziati”, mentre “un altro dipendente non fa più parte degli organici dal 1° gennaio 2016”. Non solo. “Gli arresti di stamani erano attesi – ha sottolineato il CDA – vogliamo ringraziare pubblicamente la Procura di Roma per l’aiuto fondamentale che sta dando al nuovo vertice di Anas nel fare chiarezza sul passato, mettere ordine e tutelare la parte sana dell’Azienda, che è costituita dalla stragrande maggioranza dei dipendenti”.

Marco Agostini

Roma: arrestato imam che progettava attentato

Terrorismo, misure di sicurezza rafforzate a RomaStava progettando un attentato terroristico nella Capitale. Non hanno dubbi gli investigatori che oggi hanno fermato nel centro di accoglienza molisano “Happy Family” di Campomarino, in provincia di Campobasso, un imam somalo di 22 anni. Un soggetto definito “pericoloso, intelligente e istruito”, a cui era stato negato lo status di rifugiato. Un soggetto che più volte, aveva inneggiato allo Stato islamico, esaltato il massacro di Charlie Hebdo e il martirio della jihad. Secondo gli investigatori il giovane, nel giro di poche ore, sarebbe fuggito dalla struttura che lo ospitava, per dirigersi nella Capitale. Nel mirino “una stazione ferroviaria”.

Il procuratore capo di Campobasso, Armando D’Alterio, nel raccontare alcuni dettagli dell’operazione della Digos, ha spiegato chiaramente: “abbiamo un riscontro tecnico preciso sulla possibilità che stesse organizzando un attentato a Roma”. Secondo chi indaga è accertato infatti che il somalo avesse progettato di fuggire dalla struttura nella giornata di oggi. Una volta ottenuta la concessione dell’asilo politico in Italia, però, si sarebbe recato in Siria per addestrarsi, per poi tornare in Italia e lanciare l’attacco. Da specificare che il giovane, sottolineano gli inquirenti, era in fase di “mobilitazione”. Non ci sono prove che confermino che era in grado di passare a quella “operativa”, né dalle conversazioni intercettate, né dagli elementi raccolti. Ma non mancano segnali chiari. Nella sua stanza gli agenti lo hanno filmato con una telecamera nascosta mentre guardava sul cellulare, immagini di cruenti attentati. Durante la sua permanenza nella struttura, aveva fatto proseliti per la guerra santa e aveva chiesto a molti di unirsi a lui nel suo prossimo viaggio. Era anche riuscito a prendere il posto del precedente imam, accentrando attorno a sé molte attenzioni. Ai suoi compagni ha mostrato le immagini di diversi attentati firmati da gruppi islamisti estremisti e ha poi invitato molti a compiere azioni altrettanto violente.

Ecco alcune delle frasi pronunciate del giovane imam nel centro di accoglienza: “cominciamo dall’Italia, andiamo a Roma e cominciamo dalla stazione”. E ancora,  in una delle conversazioni che hanno fatto scattare l’intervento della polizia: “la guerra continua – ripete più volte il 22enne – Charlie Hebdo era solo il precedente di quello che sta succedendo adesso”. Non solo: “c’è una strada più semplice, quella di attrezzarsi e farsi saltare in aria”. Parole che non potevano passare inosservate.

Dopo circa due mesi di indagini, grazie all’ausilio di intercettazioni ambientali, gli agenti della Digos di Campobasso sono riusciti a capire la reale portata di quelle parole e delle sue intenzioni. Quindi una volta concretizzatosi il pericolo di fuga è scattato il blitz. Ora il somalo si trova in stato di fermo a Larino insieme a un altro connazionale con l’accusa di “istigazione alla commissione di delitti con finalità di terrorismo”. Sull’accaduto è intervenuto con un tweet il ministro dell’ Interno Angelino Alfano: “Arrestato a #Campobasso giovane imam somalo, presunto terrorista. Ancora una volta nostro sistema di #prevenzione ha funzionato. #guardialta”.

Marco Agostini

Voto USA. Clinton e Sanders divisi sulla pena di morte

Bernie Sanders e Hillary Clinton nell'ultimo duello televisivo

Bernie Sanders e Hillary Clinton nell’ultimo duello televisivo

Malessere e protesta questi i sentimenti degli americani all’avvio della lunga corsa elettorale che porterà ad eleggere il 45esimo presidente degli Stati Uniti.

Mancano pochi giorni alle primarie nel New Hampshire, ma il malcontento contro l’establishment si legge bene, secondo la stampa americana, nei dati relativi all’affluenza alle urne nello stato dell’Iowa, dove si sono appena tenute le prime votazioni, i caucus. 4 elettori su 10 hanno sostenuto di votare al comitato elettorale per la prima volta. E questo la dice lunga sullo stato d’animo degli americani, che potrebbe scaldarsi con il passare delle settimane, man mano che i candidati inizieranno a riscuotere successi e sconfitte. Gli Stati Uniti, in questi giorni si stanno ancora interrogando su chi sia il vero vincitore della prima tornata di inizio febbraio. Una cavalcata che potrebbe portare a molte sorprese nei prossimi mesi.

A spiccare finora, sul versante repubblicano tre risultati: quello del vincitore matematico, il senatore del Texas Ted Cruz, con il 27,7% dei voti che si è aggiudicato il primo posto. Il secondo, la sconfitta del magnate Donald Trump con il 24,3% e il risultato eccellente incassato dal senatore della Florida Marco Rubio con il 23,1%.

“Hillary Clinton è il passato, io sono il futuro” disse Rubio all’indomani della sua candidatura. In rampa di lancio ora, verso il ruolo di astro nascente, i repubblicani confidano in lui per riconquistare appeal verso le minoranze etniche. Una propensione a cui sarebbero meno deputati l’estremista religioso texano Ted Cruz e il pittoresco ma popolare tycoon Trump.

Per il New York Times infatti, il voto repubblicano è frammentato, perché diviso tra gli evangelici e i membri del Tea Party a favore di Cruz, i nuovi “blue-collar” di Trump e il mix di conservatori e “repubblicani pragmatici affamati di vittoria” di Rubio.

Previsioni finali? Ted Cruz rischia di passare come un estremista religioso che difficilmente potrà solleticare la pancia d’America. Donald Trump, tra provocazioni e sortite colorite, rischia di perdere in credibilità per il ruolo di presidente degli Stati Uniti. Tra le sue ultime, la richiesta di annullamento del voto in Iowa a causa di una fuga di notizie che avrebbe favorito i suoi rivali.

Clinton Sanders 2Anche in casa democrat intanto, si scaldano gli animi, come hanno potuto constatare gli americani nelle scorse ore, grazie al primo duello tv tra Hillary Clinton e Bernie Sanders nel New Hampshire: proprio lì alla vigilia di primarie che vedono il senatore del Vermont largamente in testa ai sondaggi.

Il dato incoraggiante è tutto per lo sfidante dell’ex segretario di Stato, data per favorita alla convention finale, ma che in Iowa ha vinto di misura: 49,9%, contro il 49,5% di Sanders. Temi caldi del dibattito: la pena di morte. Per la Clinton una “punizione adeguata” per “un certo numero di crimini molto limitato e particolarmente efferati”, per il senatore, lo Stato non dovrebbe essere “parte di un omicidio”.

Secondo USA Today, la Clinton nonostante abbia ottenuto finora un risultato migliore rispetto alle primarie del 2008, quando si classificò al terzo posto, ancora una volta arriverà alle primarie in New Hampshire con “qualcosa da dimostrare”.

Per capire meglio, appuntamento il 9 febbraio  nel secondo degli Early States, il primo a svolgere verie primarie.

Marco Agostini

Giulio Regeni. Segni di tortura e giallo sulla morte

regeniBruciature di sigaretta, ferite da coltello e segni di una “morte lenta”, il procuratore egiziano ha riferito questo alla Associated Press. Giulio Regeni, ricercatore italiano dell’Università di Cambridge, scomparso al Cairo lo scorso 25 gennaio, dunque, è stato torturato e poi è morto.
La Procura di Roma non ha dubbi e procede per il reato di omicidio. L’indagine è ancora contro ignoti e il magistrato ha affidato la delega alla polizia giudiziaria a svolgere i primi accertamenti preliminari.

Il corpo di Giulio è stato ritrovato nelle scorse ore in un fosso, seminudo, lungo una strada alla periferia della capitale egiziana. In un primo momento, il direttore dell’amministrazione generale delle indagini di Giza, ha detto che gli accertamenti “preliminari parlano di un incidente stradale” e ha smentito che Regeni “sia stato raggiunto da colpi di arma da fuoco o sia stato accoltellato”.

Ma la verità è, che una versione ufficiale ancora non c’è e non si sa cosa sia accaduto davvero al giovane italiano.

Di vero c’è che Giulio, 28 anni, era un brillante studente friulano, ricercatore universitario, si era trasferito al Cairo lo scorso settembre per lavorare alla sua tesi sullo sviluppo dell’economia egiziana. Scriveva sotto pseudonimo sulle pagine del Manifesto. E le ipotesi al vaglio in Italia, è che il ragazzo possa essere stato arrestato o comunque preso da qualcuno che voleva o tappargli la bocca perché lo riteneva una minaccia o semplicemente punirlo perché straniero. Nell’ultimo periodo infatti, sembra siano finiti nel mirino dei servizi di sicurezza egiziani molti sospetti con lo scopo di prevenire manifestazioni in favore della rivolta di cinque anni fa in piazza Tahir.

Altro elemento sospetto, riguarda il fatto che Regeni, all’indomani della sua scomparsa non risultava presente nelle carceri o negli ospedali egiziani. 10 giorni di buio e l’arrivo del suo corpo all’obitorio in circostanze da verificare. Tanto che un avvocato per la difesa dei diritti umani egiziano, Mohamed Sobhy, la notte scorsa avrebbe riferito sulla sua pagina Facebook che il corpo di Giulio Regeni si trovava nell’obitorio di Zeinhom, nel centro del Cairo. Il ministero dell’ “Interno si rifiuta di farmi vedere il corpo” e quindi “non si è sicuri della presenza di ferite sul suo corpo”.

“È molto difficile ricostruire le ultime ore di Giulio” scrive il Manifesto, che poi riferisce come secondo le notizie della stampa locale, la sera del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir, Giulio avrebbe dovuto raggiungere i suoi amici per una festa di compleanno. Appuntamento a cui non è mai arrivato e a quel punto i suoi compagni avrebbero lanciato l’allarme.

Sulle circostanze di un possibile arresto, l’unica testimonianza che è stata citata da fonti non ufficiali – racconta il giornale – viene da una giornalista egiziana che avrebbe visto uno straniero mentre veniva arrestato dalla polizia in zona Giza, quindi qualche fermata della metro più avanti rispetto alla presunta meta di Giulio.

Da qui in poi, il buio.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha sentito nel pomeriggio il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi al quale ha rappresentato l’esigenza che il corpo di Giulio Regeni sia presto restituito alla sua famiglia. Renzi ha espresso al presidente egiziano l’esigenza che l’italia partecipi alle indagini e che sia dato pieno accesso ai nostri rappresentanti per seguire da vicino tutti gli sviluppi.

L’ambasciatore egiziano Amr Mostafa Kamal Helmy, convocato oggi alla Farnesina, “ha espresso a nome del suo Paese profondo cordoglio per la morte di Regeni e – si legge in una nota – ha assicurato che l’Egitto fornirà la massima collaborazione per individuare i responsabili di questo atto criminale”.

A Fiumicello, paese di origine del giovane , in provincia di Udine, il sindaco ha proclamato il lutto cittadino e annullato i festeggiamenti del 14 febbraio per il santo patrono. Avvolta nel silenzio, la famiglia del ragazzo a cui è arrivato il cordoglio e la promessa di verità del Governo Italiano.

Marco Agostini

Affittopoli Roma, una voragine da 100 milioni

affittopoli1100 milioni di euro all’anno. A tanto ammonta la stima sui mancati introiti per il Campidoglio a causa di ‘affittopoli’. E forse “una volta terminato il lavoro su tutto il patrimonio del Comune arriveremo a proiezioni ben superiori”, ne è sicuro il il commissario di Roma Francesco Paolo Tronca.

Sul caso degli immobili del Comune in affitto a prezzi stracciati non ha dubbi: è necessario un censimento definitivo per riportare la regolarità. “Va fatto in tempi rapidissimi e con la tecnologia più avanzata”, ha detto Tronca, che ha aggiunto: “dobbiamo andare fino in fondo, lo dobbiamo ai romani ma anche ai dipendenti dell’amministrazione. Dobbiamo far vedere che certe cose si possono fare se si vogliono fare. Stiamo lavorando incrociando le banche dati, un sistema che deve essere implementato, magari con una piattaforma informatica dedicata. Ora – spiegato Tronca – partiranno squadre che faranno accertamenti su pratiche delle singole locazioni, verifiche sul campo e poi vedremo di capire quali sono le reali dimensioni del fenomeno. Io e il mio staff, quando siamo arrivati, siamo rimasti stupiti dal fatto che non ci fosse un censimento completo: è un’anomalia per un’amministrazione”.

Ed è proprio questo la scandalo nello scandalo: dando un’occhiata agli elenchi del comune di Roma ci sia accorge presto delle anomalie. Cifre irrisorie a titolo di locazione mai aggiornate, e in molti al Campidoglio probabilmente sapevano da tempo.

Ancora qualche esempio. A via dei Chiaramonti c’è una casa che costa 0,60 centesimi l’anno. 87,75 euro ogni dodici mesi per stare in via dei Coronari. 25 euro per un locale in affitto a via La Spezia , a due passi da San Giovanni, tanto per allontanarsi leggermente dalla zona del Colosseo dove si pagano tra i 60 e i 70 euro mensili per vivere con l’affaccio sui Fori.

A occuparsi degli affitti scaduti e mai rinnovati oppure intestati ad altri, una concessionaria, che ha lasciato al termine del suo incarico i fascicoli sul tavolo, di Alemanno prima, e dell’ assessore Alessandra Cattoi con Ignazio Marino, poi. Ma non c’è stato il tempo di mettere mano alla faccenda. E così anche se in molti sapevano, la giungla degli affitti ha continuato a proliferare a danno delle casse comunali.

Intanto in attesa dell’arrivo delle carte sulla nuova ‘affittopoli’ romana, il procuratore Giuseppe Pignatone e l’aggiunto Francesco Caporale hanno fatto oggi il punto sulle inchieste attualmente aperte a piazzale Clodio e che riguardano il patrimonio immobiliare del Campidoglio.

Al momento sono due i procedimenti, tutt’ora aperti, avviati dai magistrati capitolini: uno che riguarda i criteri e le modalità di assegnazione degli alloggi a privati e affidato al pm Corrado Fasanelli. Un secondo fascicolo è al vaglio del sostituto Alberto Galanti e riguarda un migliaio di appartamenti per i quali non sarebbe stato pagato alcun tipo di affitto. Non è escluso che l’incartamento che a breve il Campidoglio invierà ai magistrati possa confluire in uno dei due fascicoli già aperti.

Una volta in possesso dei risultati della maxiverifica sul patrimonio immobiliare disposta da Tronca, i pm valuteranno per quali profili penali procedere.

Marco Agostini

Qui di seguito il Pdf consultabile con le locazioni e i relativi prezzi.

Tronca promette guerra
ai furbetti degli affitti

06-tronca-i“Ora allargherò il monitoraggio in tutti i Municipi di Roma” è questa la promessa del Commissario straordinario di Roma capitale Francesco Paolo Tronca che ha dichiarato guerra alla nuova Affittopoli romana.

L’obiettivo è uno: far luce sul caso delle abitazioni nel centro storico affittate a canoni irrisori.
Numeri da schiaffo alla miseria, quelli dell’ennesimo scandalo della Roma ingorda: quella dove c’è gente che non arriva alla 3°settimana e quella dove si pagano anche 10,29 euro al mese per un alloggio a Borgo Pio, a due passi da San Pietro. Oppure 23,36 auro per una casa con affaccio sui Fori Imperiali o poco più di 25 euro mensili per vivere al Colosseo. Gli esempi sono tanti.

Trema ora, un numero non precisato di dirigenti comunali, rei di non aver mai aggiornato i canoni di locazione. E con lo loro anche decine di inquilini che per anni hanno potuto godere di residenze di pregio a meno di un euro al giorno.

La prima necessità è “individuare di chi sia la responsabilità – ha sottolineato Tronca- si tratta di analizzare posizione per posizione”. E per farlo, si passeranno al vaglio, secondo il Campidoglio, almeno 574 affitti. Poi le carte andranno nelle mani all’autorità giudiziaria, sia ordinaria che sia contabile.

Senza contare che il numero di casi sospetti potrebbe allargarsi, visto che la segreteria tecnica di Tronca e lo stesso commissario, fin dall’insediamento, hanno garantito la verifica del patrimonio immobiliare della Capitale. Quindi, non è escluso che la nuova ‘affittopoli’ si allarghi ben oltre i confini del I municipio di Roma, ovvero il centro storico.

Non solo. Sotto la lente, anche eventuali casi di occupazioni abusive, visto che i canoni irrisori potrebbero aver favorito enormi speculazioni. E qualche discrepanza tra residenti e proprietari al momento sembra già essere emersa.
Il Comune si è detto pronto ad eventuali azioni volte al recupero dei beni in capo all’Amministrazione. I fascicoli dell’indagine interna finiranno sulle scrivanie della Procura e non è escluso che nei prossimi giorni la Capitale assista a qualche sgombero forzato.

Soddisfazione per l’indagine di Tronca è stata espressa anche dall’ Unione Inquilini che ora auspica il blocco immediato delle vendite di tutti gli immobili coinvolti in attesa di sviluppi.

Ma resta il dubbio, visto il prezzo medio degli affitti di Roma, dell’entità del danno economico subito dall’amministrazione e dalla stessa economia romana. Un danno che qualcuno già stimato come ‘incalcolabile’.

Marco Agostini

Giachetti al Campidoglio? Arriva il sì di Matteo Renzi

campidoglio1“Secondo me Giachetti conosce Roma meglio di chiunque altro, ha fatto il capo di gabinetto e ha fatto uno sciopero della fame per la legge elettorale. E’ romano e…romanista”. Cosi il premier Matteo Renzi a Repubblica Tv ha lanciato il vicepresidente della Camera dei deputati per il Pd nella corsa al Campidoglio. Ma attenzione: “Il candidato sindaco a Roma lo decideranno le primarie – ha ribadito il Presidente del Consiglio – “deciderà lui se candidarsi o no”.

Immediato il ‘no comment’ di Giachetti che al momento non sembra intenzionato a rispondere alle avances del premier. L’ex radicale intanto ha ricevuto centinaia di ‘like’ ai post che riportavano le dichiarazione di Renzi sul suo profilo facebook. Quel che è certo è che il nome di Roberto Giachetti circolava già da tempo e le parole di Renzi, suonano dunque come un tentativo di investitura cavalleresca. Se non ufficiale, quantomeno falsamente ufficiosa. Anche perché la caccia del Pd al candidato sindaco per la Capitale sembra finora non aver sortito risultati interessanti. E lo spettro del disastro Ignazio Marino ancora circola nei corridoi del Nazzareno, freddando soprattutto gli animi dei fautori di una candidatura proveniente dalla cosiddetta ‘società civile’.

Ai democrat serve un politico e Renzi lo sa. E il nome del vice presidente della Camera sembra trovare il suo posto, almeno per caratteristiche, nella lista dei papabili. Partito dai movimenti studenteschi, a 18 anni è entrato nel Partito Radicale fino al 1989 conservandone però la tessera. Consigliere circoscrizionale per i Verdi, quindi prima capo della Segreteria e poi Capo di Gabinetto del Sindaco di Roma Francesco Rutelli dal 1993 al 2001. Anno questo, in cui diviene Segretario cittadino di Roma e eletto per la prima volta alla Camera dei deputati. Già tra i fondatori della Margherita viene confermato alle elezioni politiche del 2006 nelle liste dell’Ulivo e alle elezioni politiche del 2008 nelle liste del PD. Partito che lo traghetta fino alla storia recente, quando nel 2013 viene eletto vicepresidente della Camera dei Deputati con 253 preferenze.

Noto a Roma e nella politica per le sue battaglie dall’anima radicale: gli scioperi della fame. Nel 2002, per sollecitare il Parlamento ad eleggere due giudici della Corte Costituzionale e ripristinare il plenum, nel 2004 per sollecitare la calendarizzazione della legge sul conflitto di interessi, nel 2007 per far definire al Pd la data certa dell’assemblea costituente del partito, nel 2008 per ottenere le elezioni primarie nella città di Roma, le stesse che ora dovrà decidere se affrontare.

E in ultima, la battaglia del 2012 in segno di protesta contro le aule del Parlamento per la mancata approvazione di una nuova legge elettorale. Timide per ora le reazioni. Nessun commento da parte del Presidente del Pd Matteo Orfini. Ancora stizzita Sel dopo lo strappo in Campidoglio e le polemiche sul candidato Fassina: “Giachetti è persona stimabile – fa sapere il coordinatore romano Paolo Cento – ma la domanda che facciamo è semplice: il Pd a Roma ha avuto gli ultimi 2 sindaci di centrosinistra Veltroni e Marino. Credo sia giunto il momento di un passo indietro del Pd se vuole davvero unire il centrosinistra. E quindi – ha concluso Cento – perché la candidatura di Fassina non va bene?”.

“Auguri a Giachetti, che può essere sfidato in qualunque quartiere della città”. A scriverlo, il leader de La Destra, Francesco Storace, vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio e candidato Sindaco di Roma.

Marco Agostini

Mafia Capitale, 2 anni
all’assessore del PD

Daniele Ozzimo, assessore PD della Capitale

Daniele Ozzimo, assessore PD della Capitale

Due anni e 2 mesi di reclusione: questa la condanna inflitta a Daniele Ozzimo, ex assessore alla casa del PD in Campidoglio. Due anni e quattro mesi invece a Massimo Caprari, ex consigliere comunale di Centro Democratico. Le prime condanne a rappresentanti politici nell’ inchiesta Mafia Capitale, sono arrivate nella mattinata di giovedì 7 gennaio. A stabilirle il gup Alessandra Boffi che, nello stesso giudizio con rito abbreviato, ha assolto Ozzimo da una seconda accusa di corruzione, per asservimento della funzione,  così come aveva sollecitato anche la procura.

All’ex assessore il giudice, ha inflitto la pena chiesta dai pm Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini per l’accusa di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. Ozzimo, secondo l’accusa, avrebbe accettato una tangente di 20 mila euro sotto forma di contributi elettorali nel maggio del 2013 e ottenuto l’assunzione di un’amica, Tatiana Tomassetti, al Bioparco di Roma. Episodio che la difesa ha spiegato come un’azione di “umanità” verso una persona che viveva in condizioni difficili. In cambio, l’ex assessore si sarebbe speso per far lievitare i fondi per i lavori di pulizia delle spiagge e la manutenzione del verde pubblico appaltati alle coop di Buzzi nel X municipio, quello di Ostia. Municipio, da ricordare, sciolto per mafia.

Ma attenzione, specifica Buzzi:  “Ozzimo è uno serio e non prende soldi”.  Grazie al riascolto in aula dell’intercettazione in cui il ras delle cooperative  pronuncia questa frase, sfuggita in un primo tempo, l’ex responsabile alla casa del Campidoglio era tornato in libertà già alla vigilia di Natale. Su questo, parere favorevole anche della procura, visto che era decaduta l’accusa di corruzione per asservimento della sua funzione pubblica.

“Me l’ aspettavo – ha commento l’ex assessore uscendo dall’aula – ma è una sentenza sbagliata, ricorreremo in appello”. Sulla stessa linea il suo avvocato Luca Petrucci che ha parlato di “sentenza senza fondamento. Perché una volta in cui la procura riconosce, chiedendo l’assoluzione, che non vi è nessun asservimento della funzione, Ozzimo viene condannato per aver preso 20 mila euro in campagna elettorale regolarmente registrati, e perché ha chiesto a Buzzi di far lavorare una povera diavola, per altro licenziata 4 mesi dopo, a 300 euro al mese. Credo –  ha aggiunto – che sia un monito per la politica italiana e credo che nessun politico ne possa uscire vivo”. A rispondergli con un tweet il segretario nazionale de La Destra e vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio Francesco Storace: “l’avvocato di Ozzimo si lamenta per la condanna sui soldi ‘legalmente avuti’ da Buzzi. Ma non tutti i politici li chiedevano  #mafiacapitale”.

L’ex capogruppo di Centro democratico Massimo Caprari è stato invece condannato per corruzione a un mese in più di quanto chiesto dagli inquirenti. Aveva scritto di lui il Riesame: “Vende le proprie funzioni per votare la delibera sui debiti fuori bilancio, manifestando una particolare spregiudicatezza soprattutto se rapportata al ruolo di neofita del consiglio comunale”. In cambio del sì a quel provvedimento, che consentiva alle coop di Buzzi di ottenere appalti in emergenza, Caprari avrebbe chiesto tre assunzioni.

Non solo. Si è concluso con quattro patteggiamenti il procedimento nei confronti di Domenico Cammisa, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita e Francesco Ferrara, i tre ex dirigenti de “La Cascina”, coinvolti in uno dei filoni dell’inchiesta Mafia Capitale. In particolare, il gup ha accolto le richieste di patteggiamento già concordate tra procura e imputati, stabilendo una pena di due anni e sei mesi ciascuno per Cammisa, Menolascina e Parabita e di due anni e otto mesi per Ferrara. I quattro imputati hanno messo a disposizione della procura l’equivalente della corruzione che gli viene contestata: 400 mila euro che sono già stati confiscati. Secondo l’accusa, gli ex dirigenti de “La Cascina”, avrebbero corrotto Luca Odevaine per ottenere l’appalto per la gestione del Cara di Mineo. Cammisa, Menolascina e Parabita furono arrestati e mandati ai domiciliari nell’ambito della seconda tranche dell’inchiesta sulla cupola romana, mentre Ferrara finì in carcere.
Marco Agostini

Stampanti 3D, il ‘fai da te’
che crea anche gioielli

Gioielli 3dSara Barroccu, 32enne sarda trapiantata a Roma, architetto laureata alla ‘Sapienza’, ideatrice e creatrice di Barsa Design, progetta, realizza e rifinisce a mano gioielli in 3D. La sua storia è quella di tanti giovani che hanno ottime idee ma per cultura e disinformazione del pubblico guardano continuamente all’ estero.
“In Italia – ci dice – si fatica tantissimo per far capire le potenzialitá di questa tecnologia, mentre all’estero farei fortuna”.

Sara, 4 anni fa sei stata tra le prime in Italia ad approcciare alla tecnologia 3D per il mercato retail nella creazione di gioielli. Come è andata?
“Ho scoperto la tecnologia 3D per caso 4 anni fa, acquistando degli orecchini creati da un architetto a Parigi. In Italia ancora nessuno ne sapeva nulla di questa tecnologia. Non c’erano riferimenti, manuali o riviste, solo articoli in inglese provenienti dagli Stati Uniti. Sperimentando e sbattendo la testa, alla fine ce l’ho fatta. Mi sono informata, ho iniziato a studiare e poi sono andata a Londra al ‘3D Print Show’ e ho scoperto le stampanti 3D’ low cost’. La cosa che mi ha colpito è il fatto che se hai un’idea tu la puoi far diventare realtà. Puoi avere quell’indipendenza che non ti lega ai marchi e alle grandi filiere inarrivabili”.

Qual è la difficoltà maggiore che hai incontrato finora?
“È difficile in questo momento, il posizionamento. I prodotti fatti in 3D sono ancora di nicchia. Ho fatto molte fiere. In quelle di settore chi conosce la tecnologia , può ad esempio vedere un anello e apprezzarlo. Ma ad ‘Artigiani in Fiera’ , a Milano, 3 milioni di visitatori circa, mi sono resa conto che la massa non comprende ancora il nostro lavoro, perchè confonde i materiali utilizzati per la stampa 3D con la semplice plastica. Non conosce il prodotto”.

Al momento si lavora con dei polimeri e pian piano si sviluppano lavorazioni di materiali come ceramica o metalli, ma c’è ancora molto da esplorare. È forse il limite vero di questa tecnologia?
“Spero che la gamma dei materiali venga implementata. C’è molta ricerca e spero che a breve si possano lavorare anche con mix di polimeri e metalli preziosi. Intanto lavoriamo sul design, una caratteristica tutta italiana”.

Foto 1

Si è appena conclusa a Roma la Maker Faire, la fiera dell’ innovazione. Che cosa vuol dire essere un maker oggi in Italia, quante possibilità hanno le nuove idee di diventare realtà?
“Realizzare idee? Io ne ho fatto la mia attività. Non sono le idee che mancano. A volta dire Maker è come dire niente, fuffa. Bisogna finalizzare le idee e questa è la vera sfida italiana. Il problema è che c’è ancora troppa disinformazione. In Italia siamo indietro. Ho ricevuto proposte dalla California, dove viene apprezzato il profilo dell’artigiano italiano che si mischia alle nuove tecnologie. Noi italiani abbiamo tante idee, ma qui non è facile, e nessuno ti aiuta, partecipare ad una fiera per farti conoscere ad esempio, ti costa più di 1000 euro. Quindi per lavorare devi avere già dei fondi. Non è facile trovare finanziatori, ma io non mi arrendo”.

Collana cicogna

Se ne parla troppo poco nelle scuole e nelle università?
“Il fatto è che Roma non ha una minima cultura di queste tecnologie. Milano invece è diversa, c’è più attenzione e la gente apprezza diversamente la cultura del design  e della tecnologia 3D”.

Marco Agostini

Maker faire, boom di idee
che fa bene all’economia

Maker Faire-FablabIl successo della Maker Faire di Roma, il boom dei FabLab (i laboratori di idee), le numerose startup digitali, l’universo delle nuove tecnologie e dei makers, quanto fruttano al Paese? Hanno un impatto sulla crescita economica?

Risponde a questa domanda la Fondazione Nord Est con la sua ultima ricerca: il rapporto sul Digital Manufacturing.
Un’analisi che tenta di capire quanto e come le politiche italiane abbiano scommesso finora su mezzi della produzione come le stampanti 3D o la robotica. Il rapporto sul Digital Manufacturing ci spiega le reali potenzialità delle nuove tecnologie.
Stefano Miceli

Stefano Miceli

Vedendo cosa è accaduto nel triennio 2012-2014, se le aziende di manifattura italiana continueranno a credere nelle nuove tecnologie, le stime sull’ impatto sul valore della produzione parlano di un netto + 8,6 MLD su base annua. La crescita addizionale avrà ottime ricadute anche dal punto di vista occupazionale con un netto +39.000 addetti, sempre su base annua.
Ne parliamo con Stefano Miceli, co autore della ricerca, saggista e docente di economia e gestione delle imprese all’universitá Ca Foscari di Venezia.

Per capire quanto vale il mondo dei Makers oggi in Italia, le chiedo, qual è il valore aggiunto di un’azienda che investe in nuove tecnologie?
Quello che si può dire quanto pesano le tecnologie che i makers utilizzano nel made in Italy sia in quello d’avanguardia, sia in quello più tradizionale come il sistema casa e il sistema moda.
Il digital manufacturing, le stampanti 3D e la robotica sono più diffusi di quello che si pensa, sono oggi un plotone di aziende, il 15% del totale. Parliamo di aziende innovative che hanno risultati importanti, che riescono a conquistare mercati internazionali. Se noi confrontiamo i risultati economici delle imprese più innovative con quelli delle imprese più in ritardo vediamo uno scarto che ormai è impressionante. Fatto 100 di fatturato nel 2000, chi ha investito in tecnologia:nella robotica e nel 3D, oggi fa 170, chi invece non ha investito è tornato a 100.

Maker Faire

Una forbice che si è allargata ancora di più nel 2009, anno della crisi economica. Cosa significa?

La forbice dal 2009 in poi si è drammatizzata. La crisi ha radicalizzato le differenze di performance fra i primi della classe e i più resistenti alla tecnologia. La tecnologia e l’innovazione pagano.

Non basta però. Le aziende italiane sembrano ancora più attente a vendere che a rinnovarsi. Si investe poco sul capitale tecnologico e umano?
Le aziende italiane sono appassionatissime di nuove strumenti, anche per fare meglio le cose vecchie con tecnologie manufatturiere d’avanguardia. Oggi il vero problema, riconducibile al capitale umano, è riconducibile al tema dei business model. Ovvero: una volta che ho questi strumenti in casa che ci posso fare? Posso fare meglio le cose che già facevo ma sicuramente posso farne anche di altre. Su questo, solo una generazione di giovani che frequentano la Maker Faire potrebbero rappresentare il punto di partenza per una nuova generazione di prodotti e servizi. Dell’ internet delle cose, di cui tanto si parla.

Quali sono dunque le reali potenzialità? E come possono leggere le aziende questa nuova Legge di Stabilità?
Le potenzialità sono impressionati perché parlano di un possibile valore aggiunto di valore della produzione e occupati importante. Se noi riuscissimo a portare sulla frontiera tecnologica tante aziende che non hanno sviluppato un percorso di questo tipo, il beneficio che potremmo portare all’economia italiana è di 39mila addetti. Molti dei quali molto qualificati.
L’investimento in tecnologia è in realtà uno dei veri argini alla fuga dei cervelli di cui tanto parliamo. Ma le politiche che il Governo Renzi ha promosso attraverso la Legge di Stabilità parlano di questo. Le nuove regole sul superammortamento del 140% sono grandi incentivi a fare questo tipo di investimenti e far introdurre nelle aziende tecnologie di tipo innovativo.

Marco Agostini