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Marco Andreini

Marco Andreini
La sinistra ha cancellato la cultura laica

Le elezioni del 4 marzo hanno sicuramente determinato la fine della seconda repubblica,ma hanno anche sancito che l’unico raggruppamento che si era messo in salvo dal terremoto di tangentopoli e cioè il Pd, nato con una fusione a freddo tra ex comunisti ed ex democristiani della sinistra cattolica di fatto è imploso. Questa drammatica elezione non è altro che la fine politica di una cosa che brillantemente da D’Alema venne definito un amalgama mal riuscito. È stato completamente smarrito dai vari gruppi dirigenti del Pd che si sono succeduti quello che fu il connotato principale dei partiti nati dal movimento dei lavoratori, e cioè il rapporto con il popolo di riferimento e con il territorio.
Quella fusione a freddo che fu il Pd, tenne scientificamente fuori dalla sua costruzione la cultura del Socialismo,la cultura che aveva vinto nella competizione a sinistra e che aveva combattuto il comunismo dei vari Marchais, Berlinguer, Carrillo e co., nonostante tutta l’intellighenzia del paese tifasse apertamente per il Pci e per quella che al tempo era la sinistra democristiana erede di Dossetti. Il Pci di allora era un forte partito di massa in attesa del sol dell’avvenir e per queste ragioni con una endemica ripulsa verso qualsiasi scelta politica di governo. Contro la Nato e allineato di fatto con i nemici del paese. Un partito che colpito dalla vicenda Cilena inventò persino la teoria del compromesso storico che altro non era che l’anticipazione teorica del progetto Pd. In questo preciso disegno degli eredi di quel Pci la cultura laica e socialista che aveva dato vita alle più grandi riforme dalla casa, alla scuola, dal lavoro, alla famiglia e ai diritti civili andava emarginata e cancellata dai libri di storia. Ma la forza di quel partito era data soprattutto dal fatto che era stata applicata alla società scientificamente la pratica gramsciana dell’egemonia per cui tutti gli intellettuali più importanti, tutto il mondo della scuola e dell’università, la magistratura, i mass media erano in piena sintonia con l’operato del partito. Così come il mondo del sindacato, il mondo dell’artigianato, della cooperazione rappresentavano soprattutto in Emilia Toscana, la loro reale e inattaccabile base di consenso. È tutto questo sistema che di fatto è saltato il 4 marzo e pensare di ricostruire il centro sinistra come nulla fosse accaduto ci porterà ad una debacle come accaduto con il Pasok greco.
Il Psi se vuole sopravvivere, se vuole aiutare la sinistra a rinascere ha solo un compito ed è quello di riscrivere l’intero vocabolario della sinistra e per farlo non deve avere alcun steccato e non deve chiedere il permesso a nessuno, partendo proprio dalle prossime elezioni amministrative. E soprattutto ciò che dovrebbe fare è avere orizzonti molto più ampi della solita trita e ritrita diaspora del socialismo. Lo sguardo va rivolto al mondo del lavoro, alle partite Iva, ai piccoli artigiani al mondo vero e non finto della cooperazione. Continuare a guardarsi nello specchio e rimembrare i fasti del passato aiuta solo ad avvicinarsi a grande velocità alla fine di una esperienza politica che non nasce a Genova, nella fine dell’800, ma a Montecatini nel 2008. Se qualcuno cominciasse a capirlo non sarebbe male.

Marco Andreini
Lettera aperta al Segretario

Caro Segretario

Siccome non hai ritenuto utile sentire ancora il parere dei tuoi membri di segreteria, approfitto del nostro giornale on line per dirti qui quello che ti avrei detto in Segreteria nazionale.
Tu hai preso in mano la guida del partito nel 2008 a Montecatini dopo il disastro elettorale, il sottoscritto che non aveva aderito alllo Sdi, non ti votò perché faceva riferimento al progetto nato a Bertinoro e votò Pia, e ricordo che tanti di quelli che oggi strepitano ti votarono, rammento fra gli altri il mio amico Franco Bartolomei e il buon Angelo Sollazzo.
Dopo 10 anni, credo sia opportuno fare un bilancio della tua gestione e del partito.
In qualsiasi azienda, ma anche nei partiti è giusto e doveroso fare il bilancio del proprio operato. E ciò dovrebbe essere fatto indipendentemente dalle persone che ti invitano a farlo, né più ne meno come ha fatto Renzi, pur a suo modo, constatando il totale fallimento del suo progetto.
Certo tu potrai dire a tuo vanto di aver ottenuto un gran risultato ad Arezzo, ed hai perfettamente ragione,credo sia una tua vera vittoria personale e tanti non avrebbero avuto il coraggio di accettare quel collegio.
Ma tu sei il segretario di un partito che con un nome storico ha subito un disastro elettorale ben più grave di quello pur disastroso subito nel 2008 da Boselli, considerando anche l’endorsement di Prodi, tralascio il risultato ottenuto nelle regionali di Lombardia e Lazio, dove il Buon Fichera avrebbe strameritato di essere eletto.
Avrei preferito e lo avrebbero preferito tutti i compagni che si sono comunque impegnati nelle elezioni di leggere due tue parole di ringraziamento, invece le abbiamo lette rivolte ai 100.000 cittadini che ti hanno votato ad Arezzo 88.000 del Pd e solo 1887 della nostra lista.
Avrei preferito una assunzione di responsabilità vera nei confronti del partito,la ritenevo doverosa,avrei preferito un tuo messaggio che dicesse, cari compagni ci vediamo a Roma per discutere sul dopo elezioni e vi anticipo che mi dedicherò al mio ruolo in Parlamento passando la mano e avviando un percorso pari e identico a quello che si é aperto nel Pd.Invece solo silenzi e riunioni esterne agli organismi.
Il mio caro amico Segretario regionale della Liguria mi ha detto che è sbagliato addossarti tutte le colpe e che tutti noi del gruppo dirigente dovevamo condividerle. Sono come spesso capita d’accordo con lui da sempre ritengo che il suo impegno debba essere svolto a Roma e non in Liguria,ma se mi é consentito scriverlo,sono stato fra i pochi a lavorare per un progetto politico vero, come nel passato lavorai per creare Sel ,sono stato tra i pochi a chiedere un rapporto con Campo progressista perché ero convinto che il pd era in caduta libera e pensavo si dovesse mettere in piedi un soggetto politico alleato, ma competitivo con il pd.
E questo subito dopo piazza santi apostoli e prima che nascesse Liberi e uguali.
Non è stato possibile farlo perché purtroppo così come è stato fatto con la lista +Europa le carte le ha date Renzi portandoci tutti nel baratro. Per tutte queste ragioni ti chiedo di lasciare la guida del partito e di consentirci insieme ai tanti giovani bravi che abbiamo di avviare da subito una nuova gestione del partito che sappia cogliere e valorizzare il lavoro svolto nei territori. La slavina non si può fermare con le mani ma ai progetti politici si può e si deve lavorare da tempo e pur in un disastro epocale che di fatto mette in discussione il valore stesso dei partiti della sinistra a livello mondiale, rimane il fatto che l’allenatore deve ringraziare i giocatori per l’impegno al di là del risultato e come accaduto nel Milan, che ora sta volando, per il bene della sua comunità, deve saper anche fare un passo indietro.

Marco Andreini

Marco Andreini
più convinzione nelle scelte

L’ormai certa approvazione del Rosatellum in Senato aprirà ufficialmente la campagna elettorale più dura e più importante per il paese dal 1948, quando da una parte c’era l’occidente e dall’altra il soviet di Stalin. E meno male che allora perdemmo, visto che Nenni, facendo il più grande errore della sua vita schierò il partito nel Fronte Popolare. Sento dire da più parti e in modo solo informale che il partito ha deciso cosa fare.

Bene come membro della segreteria nazionale mi farebbe piacere essere coinvolto nelle decisioni, visto che a quello che sento, sembra si stia andando verso la direzione da me indicata sia a Salerno che a Roma, e molto spesso derisa, perché giudicata velleitaria e illusoria. Non mi interessa rivendicarne la paternità, mi interessa quello si, precisarne i contorni e il significato. C’è una profonda differenza fra una alleanza elettorale e un progetto politico.

Proprio per queste ragioni non condivido per niente il modo in cui stiamo arrivando alla meta. Da una attenta lettura delle schede che i sondaggisti stanno inviando agli Italiani si evince l’assenza del Psi,e notate bene sono nominati fra le scelte sia il partito animalista, sia quello della Falcone e di Montanari, rinascimento di Sgarbi e il movimento di Portas. E se noi non ci siamo non è perché siamo vittima di un disegno plutogiudaico massonico teso a cancellare i socialisti dal parlamento, ma perché in questi anni abbiamo privilegiato la nostra appartenenza al governo a scapito della nostra autonomia politica. Noi non ci siamo perché l’opinione pubblica e gli addetti ai lavori ci considerano di fatto una costola del Pd. Questa è la pura realtà e se non lo dicessimo mentiremmo a noi stessi. Il dramma di questa situazione quasi Kafkiana è che proprio per questa ragione in quasi tutti i territori abbiamo seri problemi con i dirigenti locali del Pd. Attenzione, ciò non vuol dire che noi in questi anni non abbiamo portato avanti proposte autonome, anzi molto spesso il Pd le ha rubate, penso alla battaglia sulla ludopatia, alla legge sull’omicidio stradale, al testamento biologico, alle lobby e a tante altre nostre proposte, il punto è che non abbiamo mai trasmesso l’idea di avere un progetto autonomo dal Pd che, come la vicenda Visco dimostra, sta percorrendo una strada populista e non certamente riformista.

Certo la mancanza di una chiara legge elettorale ha portato a questo, ma ci voleva più convinzione nelle scelte se si credeva realmente a quel percorso. Andava creato un rapporto politico vero con Pisapia e il civismo non sporadico e relegato a rapporti esclusivamente personali. Andava messa in piedi una iniziativa politica programmatica a cui invitare Pisapia, Bonelli, la Bonino, al limite il ministro Calenda. Andava presa l’iniziativa, così non si sarebbe dovuti andare a pietire il 1 luglio in piazza Santi Apostoli la nostra partecipazione per stoppare i socialisti movimentisti, che vista la legge a mio parere dovremmo reincontrare, Renzi non pone veti a D’alema, non vedo perché noi oggi dovremmo porre veti ai nostri vecchi compagni, che hanno certamente sbagliato ma che fanno ancora parte della nostra comunità. Temo che ormai però sia quasi tardi per tutto, perché le stalle si chiudono prima che i buoi scappino e temo fortemente che finirà come nel 2013. Sarò felicissimo di essere smentito dai fatti.

Marco Andreini

Marco Andreini
Discutere su cosa
vuole fare il partito

Tutti i grandi soloni della politica per molti mesi si sono sperticati per dirci che, dopo la sconfitta del tedeschellum in parlamento si sarebbe andati a votare con il sistema del cosiddetto consultellum, uscito dalla Corte costituzionale, improntato al proporzionale.
Peccato che, come spesso capita ai sondaggisti, la realtà attuale parli invece di una concreta possibilità di andare a votare con il famoso rosatellum che prevede come da nostra richiesta le coalizioni.

Certo, si dirà, aspettiamo che passi, e poi cominciamo a muoverci in funzione elettorale, ma al sottoscritto piacerebbe invece che si cominciasse a discutere e seriamente di quello che vuole fare il partito. Perché se veramente si crede al rosatellum e io ho seri dubbi che Renzi ne sia così entusiasta, ci si deve incamminare verso quella via e quella via porta automaticamente alla cessazione di ogni tipo di intifada nella sinistra, compreso al nostro interno. Se davvero si crede alle coalizioni si deve dire con chi si vorrebbero fare non aspettare Godot e venirci a dire che è troppo tardi.

Il sottoscritto ha sostenuto da sempre, fin dal congresso di Salerno, che noi dovevamo lavorare per un progetto politico che comprendeva Pisapia, il civismo di Milano di Zedda a Cagliari di Giordani a Padova, di Orlando a Palermo di altre realtà ad esempio in liguria , il mondo ambientalista dei verdi e il nostro mondo socialista. E questo progetto, questa alleanza potrebbe raggiungere il 3% e potrebbe intercettare un’area che oggi non si sente rappresentata dal Pd e potrebbe essere utile a Renzi come lo fu il nostro risicato risultato del 2013 a Bersani per vincere le elezioni. É utopia come per molto tempo mi sono sentito dire o è l’unica vera opportunità che ci resta, tanto più ora che Pisapia ha tracciato una linea netta con D’Alema.

E non abbiamo più tempo per tergiversare perché nessuno parla di noi. Né Maria Teresa Meli parlando di Bobo in Mdp e dimenticando appositamente di citare da dove viene, né nelle feste dove vanno tutti compreso Brunetta e Franceschini.
Non è compito mio dimostrare che si crede davvero nella proposta che introduce le coalizioni, è compito del segretario nazionale. Posso solo permettermi di suggerirgli, visto che di questo non si può nemmeno discutere in Segreteria nazionale, che se passa il rosatellum dovremmo un minuto dopo organizzare una iniziativa pubblica fra noi, Pisapia, il movimento del civismo e i Verdi a meno che sotto sotto non si tifi per far saltare il banco e come nel gioco dell’oca si torni punto a capo e come nel 2013 all’ultimo minuto ci si verrà a dire, di qua non si può, di la neanche e quindi ci resterà solo una strada ed evito persino di scrivere quale sia perché tutti la conoscono e la conosceranno quel giorno.

Marco Andreini

Marco Andreini
Curiamoci del ‘Minoritarismo’

Alcuni mesi  fa, nell’ultima segreteria nazionale tenutasi  a inizio estate, nella quale  abbiamo discusso sulle prospettive politiche, ho sostenuto e ribadisco oggi che il Pd e Renzi hanno esaurito la loro spinta propulsiva riformatrice e intendono solo governicchiare senza più affrontare le criticità del nostro sistema e senza avere un vero progetto strategico.

Il Pd è nato in un sistema bipolare  e  in un sistema a più poli  rischia di non avere alcun senso come progetto politico. La fusione a freddo di Veltroni fra la cultura comunista e la sinistra dc  alla base della nascita del Pd si fondava  sulla esclusione predefinita  della cultura socialista e laica  da questo progetto  e non a caso da anni  assistiamo a  cerimonie celebrative della nostra storia che mirano a cancellare il ruolo dei socialisti e dei laici,messe in opera da un sistema mediatico complice in questa operazione tendente a cancellare dalla memoria degli italiani i meriti storici del socialismo e del laicismo .Uno stravolgimento della realtà che fa apparire risultati storici come  l’ingresso nellaNato,la costruzione europea, lo statuto dei lavoratori, la scuola per tutti, la programmazione economica, la nazionalizzazione dell’Enel, o la liberazione dal nazifascismo e la carta costituzionale come successi scaturiti dall’opera esclusiva del partito comunista da una parte e della Democrazia cristiana dall’altra, come che Il Psi il Pri il Pli e il Psdi non fossero mai esistiti.
Nel campo socialista sembra che il Pd sia sempre stato membro del Pse e che il partito socialista ne sia ospite.È ora di dire basta a tutto questo.Non si tratta di alzare bandiere e simboli,si tratta solo di rivendicare con forza la nostra storia  e mettere in campo strategie e operazioni politiche che pur pressupponendo come ineludibile l’alleanza con il pd ,consentano al partito di  avere autonomia e di alzare il suo potere contrattuale. E l’unico modo per farlo è cominciare a farlo a partire dai territori e a livello nazionale cominciare a  ritagliarci insieme a Pisapia e al mondo vasto del civismo esempio Zedda, Padova, del mondo dei difensori dei diritti civili, penso ad esempio a Englaro, Maria Coscioni, un ruolo di ponte e cerniera con il Pd, che non sia solo subalterno ed in attesa solo delle loro scelte anche in tema di legge elettorale.
Se non prendiamo l’iniziativa noi costringeremo Pisapia da un lato a scegliere di stare con gli antagonisti del Pd e da un lato a fare da solo un accordo politico con il Pd.
Siccome spesso il Direttore ci sprona, voglio dirgli una cosa che ho imparato da ragazzo e da dirigente sindacale della Uil e che mi ha insegnato  Benvenuto: un conto è essere minoranza ed essere piccoli, un conto è il minoritarismo, bene io vorrei che il Psi si curasse da questa malattia che ci pervade a tutti i livelli e ci consuma.
Marco Andreini
Segreteria Nazionale Psi

Marco Andreini
Per il nostro partito

Il forum dell’8 e 9 settembre ad Orvieto degli amministratori riveste una grandissima importanza, ma allo stesso modo diventa decisivo per la nostra stessa soppravvivenza, cominciare a discutere a tutti i livelli del nostro posizionamento alle elezioni del prossimo anno. Personalmente, sostengo da molto tempo che il Pd ha esaurito insieme al suo segretario la spinta propulsiva che lo portò ad essere l’unica speranza della sinistra per battere la destra e il populismo antidemocratico dei m5s. Renzi ha rappresentato realmente nella sua prima fase una speranza per il paese, ma non ha saputo capitalizzare la grande fiducia che gli Italiani avevano riposto in lui alle europee. Invece di intervenire, come promesso, sulle grandi questioni aperte da sempre nel paese, il potere della burocrazia nelle istituzioni a tutti i livelli, nell’equilibrio dei poteri fra Regioni provincie e comuni, nel sistema delle relazioni industriali e nella definizione di un programma di politica industriale e della rappresentanza dei corpi intermedi, ha fatto ben altro.
In realtà il suo governo verrà ricordato per quattro grandi Riforme: il Job act, la riforma delle provincie, la buona scuola e il referendum del 4 dicembre.
Non mi e non ci deve interessare ora come partito analizzare la positività di tali riforme, anche se abbiamo espresso critiche e presentato emendamenti per eliminare alcune distorsioni e palesi incongruenze dalla sconclusionata riforma delle province e alcune esagerazioni su art 18 e statuto nel job act.
Mi interessa oggi mettere al centro un dato di fatto,dalle elezioni europee Renzi ha subito solo sconfitte e a mio parere si è ormai esaurita la sua spinta propulsiva inizialmente rivoluzionaria e ben vista dal paese e con lui si è esaurita anche la capacità attrattiva del Pd. Ormai clamorosamente stanno emergendo i danni terribili prodotti da una fusione a freddo che unì gli apparati di Margherita e Ds e tentò di unire due culture politiche, gli ex comunisti con gli ex democristiani di sinistra che come nel passato, quando stavano nel Pci e nella Dc, su una cosa erano e rimangono uniti, nell’aver voluto emarginare e cancellare dalla storia del paese la cultura laica e socialista che ha prodotto come lor signori sanno benissimo le grandi riforme e la grande trasformazione del paese. I Socialisti sono stati leali nel sostenere il Governo nonostante i tanti rospi che abbiamo dovuto ingoiare. Riccardo anni fa chiese a Renzi di aprire una fase due che affrontasse la questione centrale ormai esplosiva della povertà, senza citare Nenni, la sinistra se non pensa agli ultimi della scala non trova la sua stessa ragione di esistere e su questa priorità per il paese abbiamo invitato Renzi a intervenire ad esempio al congresso di Salerno, ma non c’è stato nulla da fare.
Renzi si è lanciato nello scontro mortale del Referendum che ci ha portato tutti a sbattere e da quel giorno a mio parere non ne ha imbroccata più mezza. Tralasciando la sua palese volontà di ottenere al più presto la sua rivincita provando a cambiare la legge elettorale pro domo Pd, osservo con particolare preoccupazione le sue prese di posizioni e la sua diversità di opinioni sulla questione Stx,dal governo e da Calenda. Hollande aveva esaltato l’accordo con Fincantieri che avrebbe salvato i cantieri di Saint Nazaire passati dal fallimento prima della gestione dei norvegesi,poi dei Coreani e invece di appoggiare la forte e giusta reazione del nostro governo ad una vera e propria scorrettezza fra Stati amici ,ha pensato di dire che Macron fa bene a difendere il proprio paese,come che noi non facessimo abbastanza sul tema.Una vera e propria opera di dissociazione, incomprensibile da parte del segretario del maggior partito che sostiene il governo.Così sul tema delle alleanze, dal rapporto con Alfano e dal partito della nazione come obiettivo strategico alla proposta di allargamento a Pisapia fatta a freddo e senza alcuna maturazione politica a uso e consumo dei mass media.
Meno male che la spasmodica voglia di protagonismo dei fautori delle grandi sconfitte del centro sinistra,Bersani in primis sembra aver congelato per ora ogni ipotesi di creazione di un nuovo partito.
Noi in questa fase storica abbiamo un solo compito, tenere in piedi la nostra comunità, ma a partire dal fatto che la legge elettorale sarà come ormai appare certo,in maggioranza proporzionale, noi dobbiamo avere la capacita di giocarci la partita e credo che Riccardo ponendo il partito come ponte fra l’operazione di Pisapia e Renzi abbia davvero trovato la nostra giusta collocazione, e spero che questa sia la linea politica vincente che uscirà dal prossimo consiglio nazionale.

Marco Andreini

La sinistra e il futuro di Pisapia

Ogni osservatore politico italiano o internazionale, quando esamina la situazione politica del nostro paese comincia a balbettare, perché il caos domina la nostra politica .

Considerati però i miei trascorsi politici e i miei viaggi per lavoro in Cina mi permetto di citare ad hoc il grande Timoniere che diceva testualmente “il caos regna sotto il cielo, la situazione è eccellente.

E il politico vero di razza, si vede proprio quando sa uscire dal caos, proponendo soluzioni vincenti, non solo per se stesso ma per il suo paese lo è stato a suo tempo Craxi. lo fu Berlusconi e anche Prodi, lo è stato Renzi, lo è Macron. La domanda che tanti si pongono oggi è: lo sarà anche Pisapia?

La risposta non può che essere complessa e forse si potrebbe di getto rispondere ai posteri l’ardua sentenza,ma oggi su questo quesito si poggia il futuro della Sinistra e del Paese. Ieri Pisapia ha incontrato i vari leader o presunti tali che si stanno avvicinando a lui, fra i quali Bonelli. Oggi leggendo il Corriere mi ha fatto specie vedere che Pisapia sembra aver chiesto che Bonelli partecipi alla cabina di regia di Insieme e che abbia preteso che venga considerato con lo stesso identico peso di Speranza. Tutti noi sappiamo chi è Bonelli e tutti sappiamo che non ha nessun appeal ne elettorale ne soprattutto organizzativo sul territorio. E a questo punto direbbe Lubrano, la domanda sorge spontanea e noi, e il Psi che fa, dove si posiziona? Credo che questa domanda ormai se la pongono tutti i compagni e non solo quelli che hanno ruoli dirigenti, ma ogni nostro iscritto o simpatizzante. Come qualcuno saprà ho partecipato come rappresentante della segreteria insieme a Rometti e Cinquepalmi alla manifestazione che si è tenuta il 1 luglio in piazza santi apostoli e abbiamo potuto constatare che l’ingombrante presenza delle bandiere di articolo 1 aveva dato e sta dando parecchio fastidio a Pisapia.

Ma l’operazione rimane in piedi e con i dovuti distingui che Pisapia pone ogni giorno nel rapporto con il Pd e Renzi e con il governo.Certamente noi fino ad oggi siamo stati alleati con il Pd e condividiamo insieme il percorso nel Pse.
Ma le cose stanno cambiando, Renzi sta perdendo il feeling con il paese, sta vivendo la stesso identico rapporto con l’opinione pubblica che visse Craxi a suo tempo, D’alema e Berlusconi, amati dai suoi, straodiati dalla maggioranza. Renzi sta passando quindi dall’essere la speranza di questo paese, l’uomo del cambiamento, della rivoluzione ad essere uno dei tanti leader che intende governicchiare e tirare a campare prospettando come  disegno strategico e non tattico la grande coalizione.E a mio parere questa è una operazione politica suicida, che ad esempio nella mia regione, la liguria e nella mia città , La spezia, ha portato al potere il centro destra. Perché noi, come partito, dovremmo assecondare un tale disegno e il disegno egemonico totalitario di un partito con il quale in tutti i territori abbiamo ormai pessimi rapporti, mi sfugge.

Anche perché sono convinto che come con Bersani, ci offriranno solo le briciole, che, come nel passato, i sovrani nei loro banchetti lasciavano al popolo affamato.E passi se questo lo fa il re Sole, ma diventa avvilente e poco dignitoso accettarlo se a farlo è un re travicello.

Marco Andreini

Marco Andreini
Una valutazione politica sulle legge elettorale

Penso che tutti i compagni abbiano visto che il Segretario ha assunto posizioni nette e pubbliche sulla legge elettorale. Molti compagni mi hanno chiesto se ho condiviso i giudizi positivi espressi sulla legge.
Non so davvero come e dove rispondere,non solo non li ho condivisi, ma nessun organismo, direzione o segreteria è stato convocato per decidere la posizione ufficiale del partito.
La mia posizione l’ho espressa sia nel documento di Salerno, sia al congresso di Roma, ritengo che con questo Pd, non si possa avere nessuna prospettiva politica, se l’orizzonte è volto verso destra, invece che a Sinistra. Non si tratta di battaglia di retroguardia sugli sbarramenti, si tratta di pura valutazione politica sulla prospettiva del partito e della Sinistra. So che la mia posizione può essere assolutamente minoritaria all’interno del partito, ma per dignità e coerenza rimango totalmente contrario a quanto si sta prospettando.
Vedo un disegno politico che sembra tendere alla rinascita della vecchia democrazia cristiana e non del pentapartito, come qualcuno sembra vedere. Un disegno politico non più riformatore teso alla pura e semplice gestione del potere che manda in soffitta ogni volontà anche leopoldiana.Certo dobbiamo fare i conti con i grandi partiti che sembra si siano messi d’accordo, ma rimango convinto che un conto è una prospettiva politica di fusione nel Pd nel quale possa entrare la cultura riformista laica e radical socialista, un conto è essere eletti nelle liste di un Pd, che non ha perso, anzi ha rafforzato la sua cultura egemonica, come dimostra anche sui territori. Perdonate gli eretici io rimango su percorsi diversi.

Marco Andreini
Segreteria nazionale Psi

Marco Andreini
Con il sistema tedesco
si rischia una rivolta sociale

Mauro nel suo ultimo editoriale ha cercato di metterci in guardia rispetto alle scelte da fare in merito alla legge elettorale e noi come partito dovremo riflettere sulle sue osservazioni Così come dovremmo riflettere sui ragionamenti fatti in un intervista da Mattias Piller, il più importante corrispondente tedesco nel nostro paese che sostiene che da noi il sistema tedesco non funzionerebbe e porterebbe a una rivolta sociale perché renderebbe il paese ingovernabile. È assolutamente inutile raccontarci frottole accettare il 5% imposto come sbarramento da un accordo fra i maggiori partiti equivale di fatto ad ammettere la fine dell’esperienza politica del partito, e del resto cancellare la storia politica del riformismo e del laicismo è l’obiettivo a cui aspira il Pd attraverso questo perverso accordo fatto sulla pelle degli italiani.

E forse ciò avrebbe una sua logica se non ci fosse stato il 4 dicembre, ma per loro e nostra sfortuna il 4 dicembre c’è stato e ha rappresentato la sconfitta del progetto riformatore della macchina amministrativa burocratica istituzionale del paese. Forse avrebbe una sua logica la volontà egemonica del Pd di natura ex comunista o ex democristiana poco importa, se nel frattempo non ci fossero state le scissioni in casa loro e se non ci fosse stato appunto il 4 dicembre.

Forse avrebbe una sua logica se ad esempio nella mia città, La Spezia, si discutesse solo di percentuali di voti da prendere al primo turno, visto che si è quasi sempre eletto il sindaco al primo turno, ma le cose stanno così solo nel libro dei sogni. La realtà è un’altra ed è che il candidato sindaco è del Psi e la loro grande macchina da guerra se non avesse le nostre liste di supporto neanche arriverebbe al ballottaggio, come successo a Napoli Roma e in tanti altri posti.

E quindi noi cosa dovremmo fare come partito, consentirgli di vincere nei territori, pur eleggendo un nostro compagno, e di trattarci come semplici ascari a Roma visto che loro sono il Pd e oltre che, pronti per il voto sono anche pronti per allearsi con Berlusconi. Bene Parigi varrà bene una messa, ma noi dovremmo anche cominciare a capire e a mio parere lo vedremo già in queste elezioni che la loro grande macchina da guerra di una volta è finita e che i conti in politica si fanno alla fine e fare un accordo su una legge elettorale a dieci giorni da una tornata elettorale che porterà alle urne un quinto del paese è opera di scarsa lungimiranza politica e noi come partito non possiamo barattare la rappresentatività di un sistema con la governabilità, dando il nostro assenso a questo accordo.

Marco Andreini
Segreteria nazionale Psi

Marco Andreini
Coinvolgere i compagni per evitare altre defezioni

Sono passati pochi giorni dal congresso e a mente fredda e senza retropensieri mi permetto di darne una mia personale lettura.
Il congresso di Roma lo abbiamo organizzato in tutta fretta per rispondere alla sentenza del giudice che aveva sospeso le deliberazioni di Salerno e gli organismi eletti, ripristinando la validità di quelli eletti al congresso di Venezia.
Sentenza da azzeccagarbugli direbbe il Manzoni, che ha comportato il primo intervento attivo della magistratura nella vita di un partito. Il partito aveva due possibilità, aspettare i tempi della giustizia, oppure scegliere la strada di un nuovo congresso. Ha scelto con mia profonda perplessità la strada della convocazione di un congresso straordinario. Logica politica e correttezza avrebbe voluto, viste le premesse che si ripetesse a grandi linee il congresso di Salerno.

Quel congresso rappresentò una profonda svolta nella gestione del partito e vide un grande rinnovamento generazionale degli organismi e attraverso la presentazione del documento integrativo che presentai con Michele Pascale ed Enrico Ricciuto primi firmatari, vide anche il coagularsi di un’area politica di sinistra, nazionale, non territoriale, di compagni che non avevano seguito sia la strada di Risorgimento Socialista del mio vecchio capo Franco Bartolomei, sia del gruppo di Area Socialista che aveva scelto lo scontro frontale con il partito.

Due operazioni politiche chiare che vedevano nel segretario del Partito il Suo primo vero sponsor, consapevole che un partito muore se non ha dialettica politica interna e se non opera un grande rinnovamento generazionale del suo gruppo dirigente.
Purtroppo devo constatare che il congresso di Roma sembra andare più verso il passato che verso il futuro. Si ha la sensazione che qualcuno abbia voluto cancellare in modo furbesco, dal gruppo dirigente nazionale, alcuni compagni eletti a Salerno che hanno solo la colpa di pensare in libertà. Purtroppo il danno è fatto, auspico e spero che il Segretario sappia trovare il modo come solo lui sa fare per coinvolgere i compagni che sono rimasti fuori dal consiglio nazionale nella vita del partito, per evitare altre defezioni, ad esempio nella preparazione programmatica della conferenza sui meriti e bisogni 2.0 che terremo a Milano a giugno o nella gestione politica sui territori E del resto sarebbe alquanto paradossale che quest’area di compagni di sinistra che, in più occasioni ha proposto una collocazione politica che guardi con interesse all’operazione di Campo progressista, ora che il partito sceglie strategicamente questa opzione, venga emarginata all’interno del partito.

Marco Andreini