BLOG
Marco Andreini

Marco Andreini
Portiamo la responsabilità nel nome della nostra storia

L’atmosfera estiva invita spesso a riflessioni che investono l’intera sfera della conoscenza.Molto spesso queste riflessioni nascano dalle letture che si fanno soprattutto in vacanza quando la mente è sgombra. Le mie nascono da un libro che ho letto “Origin” di Dan Brown.In questo thriller filosofico si parla dell’ origine della vita sul pianeta, con le classiche domande, da dove veniamo,chi siamo,dove andiamo.Le stesse domande le posi durante il mio intervento al congresso di Salerno,se qualcuno le rammenta, dissi che il nostro futuro non poteva essere accomunato alle sorti del Pd.

Ovviamente la strada che intraprese il partito fu altra,una assoluta accondiscendenza ad ogni proposta politica del Pd,che di fatto ci ha impedito a livello territoriale di differenziarsi,portando i nostri potenziali elettori ad allontanarsi da noi,votando altri,ad esempio il Pd o stando a casa.Ora leggendo la mail inviata ai membri del consiglio nazionale dal Segretario nazionale, leggo, devo dire, un po basito, che non possiamo aspettare le decisioni del Pd, perché è un partito in preda al caos,e senza linea.Se ne desume da ciò che prima del 4 marzo,a guida Renzi il Pd aveva una precisa linea e che questa era totalmente condivisa dal Psi. La linea di chi ad es non èmai venuto a un nostro congresso, solo perché ci considerava di fatto come proprietà loro, basta chiedere a quasi tutti i nostri dirigenti dei territori.Il partito non ha perso ruolo per l’ineluttabilità delle cose,ma perché si è rifiutato scientemente di mostrare al Pd e al paese la propria autonomia.Porto ad esempio solo la mancata presentazione degli emendamenti in parlamento sul job a ct,l’assoluta pervicacia a difenderlo come fosse intoccabile e la questione ius soli,che sarà anche impopolare, ma avrebbe impedito a molti di noi di votare Bonino. Tralascio tutta la gestione della campagna elettorale che ha escluso di volta in volta ogni compagno ,e che ha visto molto spesso i nostri compagni essere surclassati nelle candidature dai Verdi e Civici, inesistenti nei territori.Questa analisi mi portò pochi giorni dopo le elezioni a chiedere le dimissioni del Segretario,perché come ogni buon amministratore chi subisce un disastro deve o dovrebbe assumersene la responsabilità.

Pensavo fosse logico e normale che come avvenuto nel Pd si passasse la mano e si aprisse una discussione politica, congressuale e non, che non escludesse persino la chiusura del partito, perché portiamo la responsabilità nel nome della nostra storia, e onestamente penso che i nostri padri storici allibiscano a vedere come si è ridotto il partito da loro fondato.

Come sono andate le cose dopo è noto, dopo che a Bologna e a Napoli si è proposto alla sinistra di creare un nuovo soggetto politico, facendo fare a tutti i dirigenti della sinistra responsabili del disastro un passo indietro, mettendo in moto un vero salto generazionale nei gruppi dirigenti, posizione che avevo apprezzato e condiviso, appena si è visto che il Pd era in preda al caos si è ritornati alla gestione solipsistica del partito come nulla fosse. Si è creata la teoria del nuovo diciannovismo, del nuovo fascismo e ipotizzato la creazione di un fronte di opposizione alla quale per ora hanno aderito tre o quattro parlamentari, riuscendo persino a polemizzare con Calenda che da tempo parla di Fronte di opposizione. Tornando al titolo e al libro il leader è colui che sa lavorare in squadra ,e valorizza, premiandoli il lavoro dei propri collaboratori ,e si fida di loro e delle proprie competenze,a tutti i livelli. Un leader deve bucare. I social non saranno tutto, ma Salvini quando fa un Twitter conta i like a milioni, noi, sulle dita di una mano. L’antitesi del leader è il capo, il quale fa finta di ascoltare, ascolta soprattutto la gente fuori dal proprio ambito per non mettere in discussione la propria autorità che deve rimanere indiscussa. Il Psi ha bisogno di un leader, oggi, da ricercarsi subito fra i nostri giovani,se non vuole morire.

Marco Andreini

Decreto dignità, aria fritta e mistificazione della realtà

dimaioconte

Le parole sono macigni, il titolo “decreto dignità” dovrebbe far pensare a una vera e propria rivoluzione del mercato del lavoro. In realtà la montagna ha partorito il topolino. Pura operazione di maquillage, nemmeno fatta bene, non si interviene ne sul decreto 276 che regola tutto il mercato, voluto da Maroni e Sacconi, né sull’impianto strutturale del Job acts. Si lasciano invariate tutte le forme di assunzione, si riduce solo le proroghe della somministrazione da 5 a 4, e si interviene solo ripristinando le causalità, facendo trasparire che si sta colpendo a morte la precarietà.

Niente di più falso e se ci è consentito una vera e propria opera di mistificazione della realtà. Prima del decreto di Poletti n 81 /2015 c’erano sei proroghe e si facevano regolari contratti a termine o di somministrazione anche con le causalità. Le ragioni per ricorrere a contratti a termine erano tecniche, organizzative, produttive e sostitutive, quanto previsto nel rivoluzionario decreto dignità. Facciamo un esempio: Amazon o un azienda x prevede che gli entri un carico di lavoro imprevisto e vuole ricorrere come ovvio a forme di flessibilità. Di Maio cosa fa? Ci vuole forse raccontare che gli sarà impedito? Basta leggere art 1 comma b del decreto e ci si accorge che non è cambiato nulla è si ritorna solo al regime precedente e l’azienda potrà procedere tranquillamente a ricorrere ai contratti a termine almeno fino al 20% della sua forza effettiva.

Tanto tuonò che piovve,in campagna elettorale si raccontava che il primo atto del governo sarà il ripristino dell’art 18. Chi l’ha visto il tema sul decreto, semplicemente non pervenuto. Le uniche cose interessanti sono sulla delocalizazione, ma vanno attentamente analizzate, e sulla ludopatia, con un elemento di stranezza, se i privati non possono pubblicizzare il gioco d’azzardo non si vede come ciò debba essere consentito allo Stato, stranezza degli innovatori, sempre più fans di Tomasi di Lampedusa.

In ultimo abbiamo trovato interessanti le reazioni di fatto positive da Cgil e sinistra escluso Pd, pronti a dire che finalmente si va verso la giusta direzione. Critiche dal mondo imprenditoriale. Semplice gioco delle parti, si critica per ottenere qualcosa o per far vedere ai propri associati che le associazioni tutelano i loro interessi. Sanno benissimo che non cambia nulla e che la rivoluzione auspicata dal mondo giallo blu o verde è aria fritta e così come allo stesso modo, l’eventuale accusa di fascismo che tutti vedono imperare dal governo. Fa tutto parte del grande teatrino della politica e sarebbe bene non cascarci, come si fece per tanti anni con il fronte anti Berlusconi.

Marco Andreini
Resp nazionale
Psi Settore Sindacale.

Marco Andreini
Gli hashtag, nuova malattia infantile della Sinistra

Ho pensato a lungo prima di scrivere, ma onestamente questa politica fatta a slogan e fatta con gli # non mi piace. E non mi piace anche quando la facciamo noi. Riccardo l’anno scorso inascoltato anche da quei geni del Pd disse che era in atto un progetto politico di alleanza fra Grillo e Salvini, ricordo le battute in casa nostra, figuriamoci se Salvini va con Di Maio, figuriamoci se fanno un governo insieme. Come è andata è sotto gli occhi di tutti. Ma mentre la Lega era al 17 il 4 marzo oggi rischia di volare sopra il 30% e onestamente e sommessamente credo, anzi ne sono totalmente convinto, questo risultato è il frutto di una gestione della crisi altalenante fatta dal Colle. Fatto salvo gli insulti e le minacce degli ultimi giorni che vanno respinti al mittente e che vanno perseguiti per legge, Mattarella si è fatto bellamente giocare da Salvini,né più ne meno come qualcuno ricorderà, Craxi si fece mettere in scacco da Bossi trattandolo come il solito barbaro di turno.

Lo dissi a Parma, lo ripeto ora, non mi convince la concentrazione repubblicana contro i barbari, come non mi convinse al tempo la concentrazione democratica contro il berlusconismo. Lo ha detto D’Alema, conoscendo le sue capacità speriamo che sbagli come sempre, ma questi in questo modo rischiano di fare cappotto e di governare per tanti anni. E la concentrazione che fa dopo, va sui monti visto il richiamo di Del Rio ai partigiani della Costituzione? No questi si battono politicamente affrontandoli caso mai senza i soliti leader perdenti, sul loro terreno.Riccardo disse su Huffpost, riprendendo Pittella che questa Europa non ci piace che si deve ridiscutere il fiscal compact e i trattati, bene questa è la linea da far uscire giovedì e se al Pd non piace meglio.

Sull’Europa temo che stiamo prendendo un abbaglio clamoroso, siamo caduti nel gioco di Salvini che in qualche modo su questa ambiguità ha creato il suo successo. Gli imprenditori del lombardo veneto,del Varesotto che conosco bene non ci pensano neanche lontanamente di abbandonare l’Euro e Salvini sa benissimo visto che lo votano in massa che perderebbe una marea di consensi, non solo, ma aprirebbe la gestione della lega ad un fronte diverso composto da Zaia e Maroni. Solo un genio delle sconfitte come Renzi può pensare che questi faranno la campagna elettorale dicendo che vogliono uscire dall’euro. Questi, come ha detto la Ghisleri faranno la campagna dicendo che loro sono i difensori del popolo e degli Italiani e tutti noi saremmo dipinti come gli amici delle banche, dello status quo e dell’establishment. Sarà un gioco al massacro che rischia di avere come prodotto finale l’esito del Pasok al 6,27% nel 2015. Forse è difficile invertire la tendenza ma i nostri giovani con il loro seminario ci hanno indicato la via. Per una volta vi scongiuro diamogli retta non abbiamo nulla da perdere.

Marco Andreini
Segreteria Nazionale

Marco Andreini
Il Consiglio nazionale occasione unica e irripetibile

A breve il Partito convocherà i suoi organismi e penso che sarebbe il caso di prendere esempio da quanto accaduto nell’assemblea del Pd; convocata per discutere sull’elezione del segretario ha spostato la discussione sul disastro elettorale del 4 Marzo. Credo che il partito invece che discutere sul contenitore e cioè su una cervellotica riforma organizzativa, già emendata da tante federazioni provinciali e regionali ,debba discutere al proprio interno sulle cause che hanno prodotto il disastro del 4 marzo,e sul contenitore e cioè su quale forma organizzativa sia utile sia per il paese, sia per portare avanti i valori del socialismo,senza escludere a mio parere neanche la scelta più drastica di chiudere il partito stesso.Una comunità sta insieme quando condivide valori politici e umani e quando ha chiaro il suo percorso, la strada che deve percorrere,ma per arrivare a questo vanno analizzate le cause della sconfitta.E non mi si venga a dire che il popolo non ha capito il nostro messaggio,no io credo che si sia sbagliato proprio l’approccio ai problemi del paese. Si sia davvero sbagliato sulle scelte e la causa di questo va ricercata nel fatto che si è perso in particolare nel Nord il contatto con il mondo produttivo. Quel mondo che ragiona in modo pragmatico e non ideologico e che abituato a scontrarsi con la realtà. Per troppo tempo si è identificata la questione fiscale del nord, con quella di imprenditori interessati solo a non pagare le tasse e a usare i lavoratori come merce e si è privilegiato nelle scelte la grande impresa, finanche le multinazionali come Amazon e Google o Apple, per poi accorgersi nelle urne che quelle multinazionali, non solo non votano,ma usano realmente i lavoratori come merce per ottenere profitto,vedi braccialetto elettronico e si è regalato completamente il rapporto con questo mondo, lavoratori e aziende alla lega e al centro destra.Il successo della flat tax fra queste aree di imprenditori deve far capire la sinistra che la questione del cuneo fiscale è e doveva essere la priorità assoluta del paese.Se un operaio guadagna 1200 euro netti e l’azienda ha un costo di 3000 ogni ragionamento sull’occupazione è perdente se non si interviene lì. Allo stesso modo se il famoso decreto 276 della legge Biagi prevede 47 forme di assunzioni,se non lo si modifica, ogni battaglia contro il precariato non può che rivelarsi inutile ed infatti ormai l’unico modo di assumere le persone e i giovani è il contratto a tempo determinato che impedisce la realizzazione di una vita stabile.Tengo a ribadire questi concetti perché dal 4 marzo stranamente vedo riavvicinarsi al partito personalità che da 25 anni hanno incarnato i valori della destra.
In alcuni territori si stanno avvicinando al partito socialista dirigenti di Forza Italia vista la crisi del loro partito,ma noi dobbiamo avere chiaro che la nostra barra è volta a sinistra, leu, pd, pap, più Europa sono i nostri riferimenti ,e francamente trovo parossistico questo ritorno al passato,perché ritengo al contrario che sia davvero giunto il momento di mettere in atto quel processo di rinnovamento che si sviluppò al congresso di Salerno e che venne snaturato al congresso di Roma. Riccardo ci ha parlato di un contenitore nuovo, bene quel contenitore in piccolo si è delineato nell’ottimo seminario organizzato dai giovani in sede con tutta la sinistra, se qualcuno vuol far nascere altri tipi di contenitori è bene come facemmo a Fiuggi che ci confrontiamo e se del caso ci contiamo su due idee diverse di partito.

Marco Andreini

Direzione Nazionale Psi

Marco Andreini
La sinistra ha cancellato la cultura laica

Le elezioni del 4 marzo hanno sicuramente determinato la fine della seconda repubblica,ma hanno anche sancito che l’unico raggruppamento che si era messo in salvo dal terremoto di tangentopoli e cioè il Pd, nato con una fusione a freddo tra ex comunisti ed ex democristiani della sinistra cattolica di fatto è imploso. Questa drammatica elezione non è altro che la fine politica di una cosa che brillantemente da D’Alema venne definito un amalgama mal riuscito. È stato completamente smarrito dai vari gruppi dirigenti del Pd che si sono succeduti quello che fu il connotato principale dei partiti nati dal movimento dei lavoratori, e cioè il rapporto con il popolo di riferimento e con il territorio.
Quella fusione a freddo che fu il Pd, tenne scientificamente fuori dalla sua costruzione la cultura del Socialismo,la cultura che aveva vinto nella competizione a sinistra e che aveva combattuto il comunismo dei vari Marchais, Berlinguer, Carrillo e co., nonostante tutta l’intellighenzia del paese tifasse apertamente per il Pci e per quella che al tempo era la sinistra democristiana erede di Dossetti. Il Pci di allora era un forte partito di massa in attesa del sol dell’avvenir e per queste ragioni con una endemica ripulsa verso qualsiasi scelta politica di governo. Contro la Nato e allineato di fatto con i nemici del paese. Un partito che colpito dalla vicenda Cilena inventò persino la teoria del compromesso storico che altro non era che l’anticipazione teorica del progetto Pd. In questo preciso disegno degli eredi di quel Pci la cultura laica e socialista che aveva dato vita alle più grandi riforme dalla casa, alla scuola, dal lavoro, alla famiglia e ai diritti civili andava emarginata e cancellata dai libri di storia. Ma la forza di quel partito era data soprattutto dal fatto che era stata applicata alla società scientificamente la pratica gramsciana dell’egemonia per cui tutti gli intellettuali più importanti, tutto il mondo della scuola e dell’università, la magistratura, i mass media erano in piena sintonia con l’operato del partito. Così come il mondo del sindacato, il mondo dell’artigianato, della cooperazione rappresentavano soprattutto in Emilia Toscana, la loro reale e inattaccabile base di consenso. È tutto questo sistema che di fatto è saltato il 4 marzo e pensare di ricostruire il centro sinistra come nulla fosse accaduto ci porterà ad una debacle come accaduto con il Pasok greco.
Il Psi se vuole sopravvivere, se vuole aiutare la sinistra a rinascere ha solo un compito ed è quello di riscrivere l’intero vocabolario della sinistra e per farlo non deve avere alcun steccato e non deve chiedere il permesso a nessuno, partendo proprio dalle prossime elezioni amministrative. E soprattutto ciò che dovrebbe fare è avere orizzonti molto più ampi della solita trita e ritrita diaspora del socialismo. Lo sguardo va rivolto al mondo del lavoro, alle partite Iva, ai piccoli artigiani al mondo vero e non finto della cooperazione. Continuare a guardarsi nello specchio e rimembrare i fasti del passato aiuta solo ad avvicinarsi a grande velocità alla fine di una esperienza politica che non nasce a Genova, nella fine dell’800, ma a Montecatini nel 2008. Se qualcuno cominciasse a capirlo non sarebbe male.

Marco Andreini
Lettera aperta al Segretario

Caro Segretario

Siccome non hai ritenuto utile sentire ancora il parere dei tuoi membri di segreteria, approfitto del nostro giornale on line per dirti qui quello che ti avrei detto in Segreteria nazionale.
Tu hai preso in mano la guida del partito nel 2008 a Montecatini dopo il disastro elettorale, il sottoscritto che non aveva aderito alllo Sdi, non ti votò perché faceva riferimento al progetto nato a Bertinoro e votò Pia, e ricordo che tanti di quelli che oggi strepitano ti votarono, rammento fra gli altri il mio amico Franco Bartolomei e il buon Angelo Sollazzo.
Dopo 10 anni, credo sia opportuno fare un bilancio della tua gestione e del partito.
In qualsiasi azienda, ma anche nei partiti è giusto e doveroso fare il bilancio del proprio operato. E ciò dovrebbe essere fatto indipendentemente dalle persone che ti invitano a farlo, né più ne meno come ha fatto Renzi, pur a suo modo, constatando il totale fallimento del suo progetto.
Certo tu potrai dire a tuo vanto di aver ottenuto un gran risultato ad Arezzo, ed hai perfettamente ragione,credo sia una tua vera vittoria personale e tanti non avrebbero avuto il coraggio di accettare quel collegio.
Ma tu sei il segretario di un partito che con un nome storico ha subito un disastro elettorale ben più grave di quello pur disastroso subito nel 2008 da Boselli, considerando anche l’endorsement di Prodi, tralascio il risultato ottenuto nelle regionali di Lombardia e Lazio, dove il Buon Fichera avrebbe strameritato di essere eletto.
Avrei preferito e lo avrebbero preferito tutti i compagni che si sono comunque impegnati nelle elezioni di leggere due tue parole di ringraziamento, invece le abbiamo lette rivolte ai 100.000 cittadini che ti hanno votato ad Arezzo 88.000 del Pd e solo 1887 della nostra lista.
Avrei preferito una assunzione di responsabilità vera nei confronti del partito,la ritenevo doverosa,avrei preferito un tuo messaggio che dicesse, cari compagni ci vediamo a Roma per discutere sul dopo elezioni e vi anticipo che mi dedicherò al mio ruolo in Parlamento passando la mano e avviando un percorso pari e identico a quello che si é aperto nel Pd.Invece solo silenzi e riunioni esterne agli organismi.
Il mio caro amico Segretario regionale della Liguria mi ha detto che è sbagliato addossarti tutte le colpe e che tutti noi del gruppo dirigente dovevamo condividerle. Sono come spesso capita d’accordo con lui da sempre ritengo che il suo impegno debba essere svolto a Roma e non in Liguria,ma se mi é consentito scriverlo,sono stato fra i pochi a lavorare per un progetto politico vero, come nel passato lavorai per creare Sel ,sono stato tra i pochi a chiedere un rapporto con Campo progressista perché ero convinto che il pd era in caduta libera e pensavo si dovesse mettere in piedi un soggetto politico alleato, ma competitivo con il pd.
E questo subito dopo piazza santi apostoli e prima che nascesse Liberi e uguali.
Non è stato possibile farlo perché purtroppo così come è stato fatto con la lista +Europa le carte le ha date Renzi portandoci tutti nel baratro. Per tutte queste ragioni ti chiedo di lasciare la guida del partito e di consentirci insieme ai tanti giovani bravi che abbiamo di avviare da subito una nuova gestione del partito che sappia cogliere e valorizzare il lavoro svolto nei territori. La slavina non si può fermare con le mani ma ai progetti politici si può e si deve lavorare da tempo e pur in un disastro epocale che di fatto mette in discussione il valore stesso dei partiti della sinistra a livello mondiale, rimane il fatto che l’allenatore deve ringraziare i giocatori per l’impegno al di là del risultato e come accaduto nel Milan, che ora sta volando, per il bene della sua comunità, deve saper anche fare un passo indietro.

Marco Andreini

Marco Andreini
più convinzione nelle scelte

L’ormai certa approvazione del Rosatellum in Senato aprirà ufficialmente la campagna elettorale più dura e più importante per il paese dal 1948, quando da una parte c’era l’occidente e dall’altra il soviet di Stalin. E meno male che allora perdemmo, visto che Nenni, facendo il più grande errore della sua vita schierò il partito nel Fronte Popolare. Sento dire da più parti e in modo solo informale che il partito ha deciso cosa fare.

Bene come membro della segreteria nazionale mi farebbe piacere essere coinvolto nelle decisioni, visto che a quello che sento, sembra si stia andando verso la direzione da me indicata sia a Salerno che a Roma, e molto spesso derisa, perché giudicata velleitaria e illusoria. Non mi interessa rivendicarne la paternità, mi interessa quello si, precisarne i contorni e il significato. C’è una profonda differenza fra una alleanza elettorale e un progetto politico.

Proprio per queste ragioni non condivido per niente il modo in cui stiamo arrivando alla meta. Da una attenta lettura delle schede che i sondaggisti stanno inviando agli Italiani si evince l’assenza del Psi,e notate bene sono nominati fra le scelte sia il partito animalista, sia quello della Falcone e di Montanari, rinascimento di Sgarbi e il movimento di Portas. E se noi non ci siamo non è perché siamo vittima di un disegno plutogiudaico massonico teso a cancellare i socialisti dal parlamento, ma perché in questi anni abbiamo privilegiato la nostra appartenenza al governo a scapito della nostra autonomia politica. Noi non ci siamo perché l’opinione pubblica e gli addetti ai lavori ci considerano di fatto una costola del Pd. Questa è la pura realtà e se non lo dicessimo mentiremmo a noi stessi. Il dramma di questa situazione quasi Kafkiana è che proprio per questa ragione in quasi tutti i territori abbiamo seri problemi con i dirigenti locali del Pd. Attenzione, ciò non vuol dire che noi in questi anni non abbiamo portato avanti proposte autonome, anzi molto spesso il Pd le ha rubate, penso alla battaglia sulla ludopatia, alla legge sull’omicidio stradale, al testamento biologico, alle lobby e a tante altre nostre proposte, il punto è che non abbiamo mai trasmesso l’idea di avere un progetto autonomo dal Pd che, come la vicenda Visco dimostra, sta percorrendo una strada populista e non certamente riformista.

Certo la mancanza di una chiara legge elettorale ha portato a questo, ma ci voleva più convinzione nelle scelte se si credeva realmente a quel percorso. Andava creato un rapporto politico vero con Pisapia e il civismo non sporadico e relegato a rapporti esclusivamente personali. Andava messa in piedi una iniziativa politica programmatica a cui invitare Pisapia, Bonelli, la Bonino, al limite il ministro Calenda. Andava presa l’iniziativa, così non si sarebbe dovuti andare a pietire il 1 luglio in piazza Santi Apostoli la nostra partecipazione per stoppare i socialisti movimentisti, che vista la legge a mio parere dovremmo reincontrare, Renzi non pone veti a D’alema, non vedo perché noi oggi dovremmo porre veti ai nostri vecchi compagni, che hanno certamente sbagliato ma che fanno ancora parte della nostra comunità. Temo che ormai però sia quasi tardi per tutto, perché le stalle si chiudono prima che i buoi scappino e temo fortemente che finirà come nel 2013. Sarò felicissimo di essere smentito dai fatti.

Marco Andreini

Marco Andreini
Discutere su cosa
vuole fare il partito

Tutti i grandi soloni della politica per molti mesi si sono sperticati per dirci che, dopo la sconfitta del tedeschellum in parlamento si sarebbe andati a votare con il sistema del cosiddetto consultellum, uscito dalla Corte costituzionale, improntato al proporzionale.
Peccato che, come spesso capita ai sondaggisti, la realtà attuale parli invece di una concreta possibilità di andare a votare con il famoso rosatellum che prevede come da nostra richiesta le coalizioni.

Certo, si dirà, aspettiamo che passi, e poi cominciamo a muoverci in funzione elettorale, ma al sottoscritto piacerebbe invece che si cominciasse a discutere e seriamente di quello che vuole fare il partito. Perché se veramente si crede al rosatellum e io ho seri dubbi che Renzi ne sia così entusiasta, ci si deve incamminare verso quella via e quella via porta automaticamente alla cessazione di ogni tipo di intifada nella sinistra, compreso al nostro interno. Se davvero si crede alle coalizioni si deve dire con chi si vorrebbero fare non aspettare Godot e venirci a dire che è troppo tardi.

Il sottoscritto ha sostenuto da sempre, fin dal congresso di Salerno, che noi dovevamo lavorare per un progetto politico che comprendeva Pisapia, il civismo di Milano di Zedda a Cagliari di Giordani a Padova, di Orlando a Palermo di altre realtà ad esempio in liguria , il mondo ambientalista dei verdi e il nostro mondo socialista. E questo progetto, questa alleanza potrebbe raggiungere il 3% e potrebbe intercettare un’area che oggi non si sente rappresentata dal Pd e potrebbe essere utile a Renzi come lo fu il nostro risicato risultato del 2013 a Bersani per vincere le elezioni. É utopia come per molto tempo mi sono sentito dire o è l’unica vera opportunità che ci resta, tanto più ora che Pisapia ha tracciato una linea netta con D’Alema.

E non abbiamo più tempo per tergiversare perché nessuno parla di noi. Né Maria Teresa Meli parlando di Bobo in Mdp e dimenticando appositamente di citare da dove viene, né nelle feste dove vanno tutti compreso Brunetta e Franceschini.
Non è compito mio dimostrare che si crede davvero nella proposta che introduce le coalizioni, è compito del segretario nazionale. Posso solo permettermi di suggerirgli, visto che di questo non si può nemmeno discutere in Segreteria nazionale, che se passa il rosatellum dovremmo un minuto dopo organizzare una iniziativa pubblica fra noi, Pisapia, il movimento del civismo e i Verdi a meno che sotto sotto non si tifi per far saltare il banco e come nel gioco dell’oca si torni punto a capo e come nel 2013 all’ultimo minuto ci si verrà a dire, di qua non si può, di la neanche e quindi ci resterà solo una strada ed evito persino di scrivere quale sia perché tutti la conoscono e la conosceranno quel giorno.

Marco Andreini

Marco Andreini
Curiamoci del ‘Minoritarismo’

Alcuni mesi  fa, nell’ultima segreteria nazionale tenutasi  a inizio estate, nella quale  abbiamo discusso sulle prospettive politiche, ho sostenuto e ribadisco oggi che il Pd e Renzi hanno esaurito la loro spinta propulsiva riformatrice e intendono solo governicchiare senza più affrontare le criticità del nostro sistema e senza avere un vero progetto strategico.

Il Pd è nato in un sistema bipolare  e  in un sistema a più poli  rischia di non avere alcun senso come progetto politico. La fusione a freddo di Veltroni fra la cultura comunista e la sinistra dc  alla base della nascita del Pd si fondava  sulla esclusione predefinita  della cultura socialista e laica  da questo progetto  e non a caso da anni  assistiamo a  cerimonie celebrative della nostra storia che mirano a cancellare il ruolo dei socialisti e dei laici,messe in opera da un sistema mediatico complice in questa operazione tendente a cancellare dalla memoria degli italiani i meriti storici del socialismo e del laicismo .Uno stravolgimento della realtà che fa apparire risultati storici come  l’ingresso nellaNato,la costruzione europea, lo statuto dei lavoratori, la scuola per tutti, la programmazione economica, la nazionalizzazione dell’Enel, o la liberazione dal nazifascismo e la carta costituzionale come successi scaturiti dall’opera esclusiva del partito comunista da una parte e della Democrazia cristiana dall’altra, come che Il Psi il Pri il Pli e il Psdi non fossero mai esistiti.
Nel campo socialista sembra che il Pd sia sempre stato membro del Pse e che il partito socialista ne sia ospite.È ora di dire basta a tutto questo.Non si tratta di alzare bandiere e simboli,si tratta solo di rivendicare con forza la nostra storia  e mettere in campo strategie e operazioni politiche che pur pressupponendo come ineludibile l’alleanza con il pd ,consentano al partito di  avere autonomia e di alzare il suo potere contrattuale. E l’unico modo per farlo è cominciare a farlo a partire dai territori e a livello nazionale cominciare a  ritagliarci insieme a Pisapia e al mondo vasto del civismo esempio Zedda, Padova, del mondo dei difensori dei diritti civili, penso ad esempio a Englaro, Maria Coscioni, un ruolo di ponte e cerniera con il Pd, che non sia solo subalterno ed in attesa solo delle loro scelte anche in tema di legge elettorale.
Se non prendiamo l’iniziativa noi costringeremo Pisapia da un lato a scegliere di stare con gli antagonisti del Pd e da un lato a fare da solo un accordo politico con il Pd.
Siccome spesso il Direttore ci sprona, voglio dirgli una cosa che ho imparato da ragazzo e da dirigente sindacale della Uil e che mi ha insegnato  Benvenuto: un conto è essere minoranza ed essere piccoli, un conto è il minoritarismo, bene io vorrei che il Psi si curasse da questa malattia che ci pervade a tutti i livelli e ci consuma.
Marco Andreini
Segreteria Nazionale Psi

Marco Andreini
Per il nostro partito

Il forum dell’8 e 9 settembre ad Orvieto degli amministratori riveste una grandissima importanza, ma allo stesso modo diventa decisivo per la nostra stessa soppravvivenza, cominciare a discutere a tutti i livelli del nostro posizionamento alle elezioni del prossimo anno. Personalmente, sostengo da molto tempo che il Pd ha esaurito insieme al suo segretario la spinta propulsiva che lo portò ad essere l’unica speranza della sinistra per battere la destra e il populismo antidemocratico dei m5s. Renzi ha rappresentato realmente nella sua prima fase una speranza per il paese, ma non ha saputo capitalizzare la grande fiducia che gli Italiani avevano riposto in lui alle europee. Invece di intervenire, come promesso, sulle grandi questioni aperte da sempre nel paese, il potere della burocrazia nelle istituzioni a tutti i livelli, nell’equilibrio dei poteri fra Regioni provincie e comuni, nel sistema delle relazioni industriali e nella definizione di un programma di politica industriale e della rappresentanza dei corpi intermedi, ha fatto ben altro.
In realtà il suo governo verrà ricordato per quattro grandi Riforme: il Job act, la riforma delle provincie, la buona scuola e il referendum del 4 dicembre.
Non mi e non ci deve interessare ora come partito analizzare la positività di tali riforme, anche se abbiamo espresso critiche e presentato emendamenti per eliminare alcune distorsioni e palesi incongruenze dalla sconclusionata riforma delle province e alcune esagerazioni su art 18 e statuto nel job act.
Mi interessa oggi mettere al centro un dato di fatto,dalle elezioni europee Renzi ha subito solo sconfitte e a mio parere si è ormai esaurita la sua spinta propulsiva inizialmente rivoluzionaria e ben vista dal paese e con lui si è esaurita anche la capacità attrattiva del Pd. Ormai clamorosamente stanno emergendo i danni terribili prodotti da una fusione a freddo che unì gli apparati di Margherita e Ds e tentò di unire due culture politiche, gli ex comunisti con gli ex democristiani di sinistra che come nel passato, quando stavano nel Pci e nella Dc, su una cosa erano e rimangono uniti, nell’aver voluto emarginare e cancellare dalla storia del paese la cultura laica e socialista che ha prodotto come lor signori sanno benissimo le grandi riforme e la grande trasformazione del paese. I Socialisti sono stati leali nel sostenere il Governo nonostante i tanti rospi che abbiamo dovuto ingoiare. Riccardo anni fa chiese a Renzi di aprire una fase due che affrontasse la questione centrale ormai esplosiva della povertà, senza citare Nenni, la sinistra se non pensa agli ultimi della scala non trova la sua stessa ragione di esistere e su questa priorità per il paese abbiamo invitato Renzi a intervenire ad esempio al congresso di Salerno, ma non c’è stato nulla da fare.
Renzi si è lanciato nello scontro mortale del Referendum che ci ha portato tutti a sbattere e da quel giorno a mio parere non ne ha imbroccata più mezza. Tralasciando la sua palese volontà di ottenere al più presto la sua rivincita provando a cambiare la legge elettorale pro domo Pd, osservo con particolare preoccupazione le sue prese di posizioni e la sua diversità di opinioni sulla questione Stx,dal governo e da Calenda. Hollande aveva esaltato l’accordo con Fincantieri che avrebbe salvato i cantieri di Saint Nazaire passati dal fallimento prima della gestione dei norvegesi,poi dei Coreani e invece di appoggiare la forte e giusta reazione del nostro governo ad una vera e propria scorrettezza fra Stati amici ,ha pensato di dire che Macron fa bene a difendere il proprio paese,come che noi non facessimo abbastanza sul tema.Una vera e propria opera di dissociazione, incomprensibile da parte del segretario del maggior partito che sostiene il governo.Così sul tema delle alleanze, dal rapporto con Alfano e dal partito della nazione come obiettivo strategico alla proposta di allargamento a Pisapia fatta a freddo e senza alcuna maturazione politica a uso e consumo dei mass media.
Meno male che la spasmodica voglia di protagonismo dei fautori delle grandi sconfitte del centro sinistra,Bersani in primis sembra aver congelato per ora ogni ipotesi di creazione di un nuovo partito.
Noi in questa fase storica abbiamo un solo compito, tenere in piedi la nostra comunità, ma a partire dal fatto che la legge elettorale sarà come ormai appare certo,in maggioranza proporzionale, noi dobbiamo avere la capacita di giocarci la partita e credo che Riccardo ponendo il partito come ponte fra l’operazione di Pisapia e Renzi abbia davvero trovato la nostra giusta collocazione, e spero che questa sia la linea politica vincente che uscirà dal prossimo consiglio nazionale.

Marco Andreini