BLOG
Marco Di Lello
Coordinatore Nazionale PSI

Scrive Marco Di Lello:
Perché vado nel Pd

Cara Compagna e caro Compagno,

ti invio questa mail per spiegare meglio il senso della mia intervista riportata dal Corriere della Sera lo scorso 31 luglio.

Il socialismo italiano ha varcato il secolo XXI grazie all’azione e alla passione di chi, tra tante vicende drammatiche e con tanti sacrifici personali, si è impegnato a mantenere vivo ed autonomo un movimento politico tra i più importanti della storia d’Italia. Il principale merito spetta al PSI che ha continuato a rappresentare nella sinistra italiana, nell’Internazionale Socialista e nel Partito socialista europeo una fondamentale tradizione politica.

Con questo spirito abbiamo cercato di dare una prospettiva alle idee dei nostri padri fondatori che, fin dalla nascita del partito alla fine dell’Ottocento, combattevano per dare la speranza di un futuro migliore a chi viveva in condizioni di grande disagio sociale ed economico. Gli “ultimi”.

E per venti anni abbiamo provato in ogni modo a dare un futuro al pensiero e alla comunità socialista.

Dagli anni ’80 abbiamo sempre lo stesso problema: la costituzione in Italia di una forza riformista, maggioritaria, secondo il modello delle socialdemocrazie europee, che sapesse soddisfare le nuove richieste di un mondo che avanza e nel quale però non automaticamente vi è più libertà, più giustizia sociale, più benessere, più sicurezza e più pace. Anzi, a fronte della rapida accelerazione del cambiamento della società, si assiste all’aumento vertiginoso delle disuguaglianze sociali, si restringono e si spostano i centri di decisione, si registra l’acutizzazione dei conflitti sociali, interetnici, religiosi e geopolitici.

In questo quadro sarebbe un errore irreparabile fare un’opera di pura resistenza al cambiamento o peggio ancora pensare che piccole, se pur importanti, realtà nazionali possano far fronte alle sfide globali del nuovo millennio. Vanno ricercate nuove formule di organizzazione sociale (quindi anche politica) e la sfida tra conservatorismo e modernità diviene, quindi, per noi socialisti il terreno su cui rilanciare l’azione politica consci che per porre freno ad una deriva populistica e qualunquistica bisogna ricercare convergenze ampie su questioni che rappresentano, in ambito non più nazionale ma europeo, il “minimo comune multiplo”.

Questa sfida impone che il gruppo dirigente del PSI conduca una seria e profonda riflessione sull’adeguatezza della propria proposta politica e organizzativa a rispondere pienamente ai compiti che gli derivano sul piano politico.

Per questo scopo dobbiamo porci almeno due domande. Si può perseguire questo obiettivo in autonomia – o meglio solitudine – e pensare di farlo senza il Pd, che è l’unica forza di centrosinistra organizzata (alla sua sinistra c’è solo una diaspora di forze personali, quelle di Vendola, di Fassina e di Civati…ognuno la propria piccola “ditta” cui si aggiunge, certamente con maggiore nobiltà, il PSI, che è un’altra piccola forza non suscettibile di crescita)?

La seconda domanda: il Pd ha risolto ormai definitivamente la questione con la sua esistenza ed è adeguatamente rappresentativo delle tante emergenze sociali che affliggono il paese?

La risposta ad entrambe è “no”. Non si può prescindere dal Pd, ma non si può essere soddisfatti del Pd così come è.

Non basta la “modernità” renziana che va capita e con cui bisogna saper interloquire. Ma il rischio è che se non è poggiata su profonde radici rischia di trovarsi spiazzata da ulteriori mutamenti di scenario. In questi anni, nel partito laburista britannico come nella SPD, le versioni “moderne” degli anni 90 sono già state sottoposte a critica. Il leader, l’aggiornamento 2.0 del modello conta, ma più di tutto conta l’identità e la “vision” di fondo, e quella non si cambia ogni cinque o dieci anni con qualche “svolta”.

Non è marketing, non è cambiamento per il cambiamento: è una “vision” secolare, di giustizia sociale, solidarietà, diritti.

Proprio la “vision” è, senza presunzione alcuna, il valore aggiunto che i socialisti, forti della propria tradizione, possono e debbono apportare per affrontare la grande sfida per il cambiamento nel quadro di una alleanza strategica con il PD con cui condividono l’appartenenza alla grande famiglia del socialismo europeo e internazionale.

Obiettivi che il PSI non scopre ora e che da sempre sono patrimonio del proprio impegno politico e parlamentare a partire dalla costruzione di una Europa madre e non matrigna per i suoi cittadini, fondata sui valori della solidarietà e della partecipazione, al ruolo che l’Italia deve saper svolgere nel Mediterraneo; da una nuova “vision” sui diritti civili che sappia dare risposte in tema di unioni civili, di PACS per tutti, di fine vita, di jus soli, di fecondazione assistita alla rinnovata tensione garantista che sappia tutelare, non a fasi alterne, i diritti recitati in Costituzione; dalla difesa della salute per tutti, soprattutto per coloro che si trovano in condizioni di difficoltà e di emarginazione, ad una nuova politica per lo sviluppo che possa eliminare il pesante fardello della disoccupazione e restituire ai giovani la speranza di un futuro migliore.

Sono solo alcuni degli ambiti di azione che non esauriscono il compito che ci viene affidato, ma che, invece, mi induce a immaginare per il PSI, l’obiettivo ambizioso di poter svolgere un ruolo che non sia di mera testimonianza, ma che sappia invece rendere fecondo il prezioso patrimonio ideale e politico ricevuto. Non si tratta di tenere “comunque” aperta la bottega come altri protagonisti usano dire: la politica non è bottega, è bene comune, è parlare a tanti, se non a tutti.

A differenza di quanto affermano alcuni zelanti polemisti, che si sono affrettati a marcare in modo acritico la propria distanza dai contenuti dell’intervista e non hanno saputo o voluto cogliere l’occasione che ho offerto per animare un dibattito interno da lungo tempo assente, tali mie riflessioni, note da tempo al Segretario del partito, sono state palesate pubblicamente in più occasioni (ad esempio al convegno “La libertà degli uguali” tenutosi a Roma il 3 luglio) e, inoltre, ampiamente esposte nella riunione della segreteria nazionale del 27 luglio. E siccome non mi rassegno, approfitto di queste righe per riprovarci ancora una volta.

A questa mia sfida che ha l’ambizione di proiettare nel futuro, da protagonista, la comunità dei socialisti sono state contrapposte prospettive fondate su ipotesi di alleanza o innaturali, quale quella con Dellai e Tabacci, o anacronistiche, quale quella di una rinnovata Sinistra arcobaleno con Ferrero, Fassina e Landini. L’unica prospettiva praticata prevede un tentativo d’accordo al ribasso da rincorrere qualche settimana prima del voto.

Anche l’ipotesi di un percorso autonomo, che per tanti anni io per primo ho contribuito a perseguire, appare, nella realtà non più praticabile per le soglie di sbarramento della legge elettorale, la carenza di risorse ma, soprattutto per i cambiamenti avvenuti nella società italiana, sempre meno ideologizzata.

L’ambizione, quindi, è di far parte di una grande forza, “senza alcuna conversione”, sicuri di poter portare un’esperienza e un contributo politico e culturale, che il PD oggi stenta a rappresentare, affinché quella “vision” universale, generale, che noi chiamiamo socialismo abbia uno strumento politico per esprimersi.

Il Pd è oggi la cosa più vicina a un grande partito popolare e riformista. Credo che oggi un Nenni o un Turati non avrebbero dubbi su dove portare la loro battaglia. Senza subalternità.

Occorre avere coraggio per buttare il cuore oltre l’ostacolo: “rinnovarsi o perire” era il monito di Pietro Nenni. Oggi la scelta che abbiamo davanti è tra la custodia gelosa dell’ortodossia socialista, che porta ad una fine per consunzione, settimana dopo settimana, oppure far vivere, ed incidere, il socialismo in un grande partito riformista iscritto al PSE.

Questo il pensiero che volevo condividere con voi. Ciascuno rifletta.

Fraternamente

Marco Di Lello

Interrogazione a risposta scritta al ministro dell’Ambiente

Premesso che:

– non bastavano i veleni, gli affari tra casalesi e il clan Mallardo a complicare le vicende inerenti la discarica “Resit” di Giugliano in Campania, adesso si abbatte anche l’inchiesta “Mafia Capitale”, quella che ha coinvolto il Comune di Roma e portato in carcere grossi esponenti del crimine organizzato, della politica e del mondo imprenditoriale;

– la discarica di Giuliano, già di proprietà dell”avvocato Chianese, attualmente indagato per 416 bis, salito agli onori della cronaca per essere diventato il simbolo stesso del disastro ambientale provocato dal traffico di rifiuti e dagli intrecci tra politica, camorra e massoneria è, relativamente agli interventi di risanamento ambientale nuovamente sotto la lente di ingrandimento della magistratura romana;

– si tratta della discarica più pericolosa della Campania che, per molti anni, è stata utilizzata come sito di smaltimento di veleni di ogni tipo, in maniera anche illegale;

– l’appalto relativo ai predetti lavori è stato affidato alla Sogesid, società in house del Ministero dell’Ambiente e delle Infrastrutture e all’associazione temporanea d’imprese tra la romana “Tre Erre” e la napoletana Italrecuperi;

– il consiglio d’amministrazione della società affidataria dell’appalto per la bonifica dell’invaso è stato però anch’esso investito da questa grossa inchiesta antimafia;

– tra i membri del CDA sembra essere coinvolto Luigi Lausi oltre a Riccardo Mancini che, in diversi periodi, è stato sia consigliere di amministrazione che presidente della società. Sta di fatto che l’attuale presidente, Enrico Testa, e tutto il CDA, seppur la società non sia coinvolta direttamente nell’inchiesta si sono, nei giorni scorsi, dimessi;

– è vero però che il protocollo di legalità firmato dalla stessa società, come ha sottolineato nei giorni scorsi, nell’incontro tenutosi in regione il Commissario per le bonifiche Mario De Biase, prevede la rescissione immediata del contratto nel caso in cui fossero rinvenute infiltrazioni mafiose o presunte
tali;

Si chiede di sapere:
– quali iniziative urgenti il ministro interrogato ha intenzione di assumere al fine di verificare la permanenza dei requisiti previsti dalla normativa in capo alla società “Tre Erre” per svolgere un appalto così delicato magari anche avvalendosi del supporto dell’Authority Anti corruzione al cui vertice si trova il Dott. Raffaele Cantone vista la conoscenza del territorio e la lunga esperienza nella lotta alle mafie.

On. Marco Di Lello

 

Interrogazione a risposta scritta al ministro dell’Interno

Premesso che:

– nell’ambito dell’operazione antimafia che ha portato a circa 37 arresti
nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale si è scoperto un intreccio politico-affaristico-mafioso che estende i propri tentacoli sino alla Sicilia coinvolgendo anche il Consorzio Caltino Terra d’Accoglienza, l’ente attuatore del CARA di Mineo, cioè il più grande centro d’Europa per richiedenti asilo, in provincia di Catania;

– al centro della vicenda sembra esservi Luca Odevaine “esperto conoscitore delle problematiche legate all’immigrazione”- così viene definito – il quale viene nomiato consulente del Consorzio Calatino;

– lo stesso, che in passato ha avuto una serie di incarichi di prestigio nelle amministrazioni della Capitale, faceva parte della Commissione che ha deciso l’ultima gara di appalto per la gestione dei servizi del CARA vinta, lo scorso luglio, dagli stessi gestori negli ultimi tre anni;

– l’appalto, per un importo di circa 97 milioni di euro, vede arrivare una sola offerta “valida” – così si riporta sui quotidiani – con un ribasso di appena l’uno per cento;

– comunque, il ruolo centrale del Signor Odevaine è quello di sedere al Tavolo di coordinamento nazionale insediato presso il Ministero dell’Interno – Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione che gestisce le politiche di accoglienza predisposte dal nostro Paese;

– a tal proposito si ricorda che il sistema di accoglienza è alquanto articolato per cui accanto ai centri di accoglienza ordinaria e quelli di accoglienza straordinaria vi sono altri centri, ordinari, per quanti chiedono asilo: i c.d. CARA cioè centri di protezione per richiedenti asilo e rifugiati;

– si tratta di un servizio articolato che, almeno in teoria, dovrebbe accompagnare il migrante in un percorso di inclusione nella società, di apprendimento della lingua e di formazione professionale. Nei CARA i migranti dovrebbero stare sino a 35 giorni in attesa che la loro pratica sia esaminata dalla commissione territoriale competente invece rimangono in media tra i 9 e i 12 mesi, con rilevanti costi per l’amministrazione;

– infatti, attualmente per ogni richiedente asilo lo Stato versa in media 35 euro al giorno agli enti gestori dei centri con cui questi assicurano vitto, alloggio, vestiti, qualche corso e una somma di 2,5 euro al giorno agli ospiti per piccole spese. Per una struttura di grande capienza come il CARA di Mineo si tratta di un “business” non indifferente: con una capienza sino a 4.000 persone porta a chi lo gestisce tra i 70.000 e i 140.000 euro al giorno;

– in realtà risulta all’interrogante, a seguito della visita fatta al CARA di
Mineo il 21 novembre scorso alla guida di una delegazione del Migration Committee dell’Internazionale Socialista, che il costo della gestione per il contribuente ammonta a circa € 200 per ospite;

– a tal proposito, con riferimento al giro di affari che gravita intorno a questi centri, si legge in una intercettazione telefonica del Sig. Odevaine che sembra essere la stessa “relazione continua con il Ministero” a favorire la distorsione del denaro in quanto afferma: “sono in grado un po’ di orientare i flussi che arrivano da giù, anche perché spesso passano per il Ministero e poi vengono smistati in giro per l’Italia : se loro hanno strutture che possano essere adibiti a centri per l’accoglienza da attivare subito in emergenza senza gara….”;

Si chiede di sapere:

– quali iniziative urgenti il Ministro interrogato ha intenzione di porre in
essere al fine di verificare la regolarità delle gare di appalto sopra citate visto il coinvolgimento di persone ai vertici della commissione nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale, anche al fine di valutare l’opportunità di procedere ad un annullamento delle stesse;

– quali iniziative il Ministro interrogato intende assumere al fine di superare quello che il Capo Dipartimento libertà civili ed immigrazione del Ministro dell’Interno ha definito come “logistica puramente emergenziale” in merito  al sistema di accoglienza con riferimento alla molteplicità di centri sia con riferimento al sistema di distribuzione dei fondi agli enti gestori affinché non si senta più dire , come riportato in alcune intercettazioni, che: “si fanno più soldi con gli immigrati che con il traffico di droga”.

On. Marco Di Lello

Intervento Marco Di Lello Camera 10 marzo 2014 parità di genere

Qui di seguito l’intervento di lunedì 10 marzo di Marco Di Lello sulla parità di genere nella nuova legge elettorale in discussione alla Camera.
“Signora Presidente, ho già detto in altre occasioni che il contributo dei socialisti a questo provvedimento sarebbe stato sui grandi principi. Quello sulle pari opportunità e sulla rappresentanza di genere lo è certamente. Il sessismo in politica è un virus da estirpare: sono le parole di grande saggezza con cui il Presidente Napolitano ha ricordato non solo i pregiudizi verso le donne impegnate in politica, ma anche le difficoltà che le stesse incontrano per affermarsi. Tantissimi colleghi hanno celebrato con tante buone parole l’8 marzo, possono farlo anche oggi, con il proprio voto, il 10 marzo, dimostrando che l’8 marzo lo si pratica ogni giorno. Era proprio il 10 marzo del 1946, quando per la prima volta le donne furono ammesse al voto alle elezioni amministrative. Sono trascorsi 68 anni, ma i passi in avanti sono stati davvero pochi, se alle ultime tre elezioni regionali, in Molise, Basilicata e Sardegna, su 101 consiglieri eletti solo sette – dico sette ! – sono donne.
È il sud, mi dicono. Anche la Campania è il sud: lì, con una legge voluta dal socialista Corace, sono il 25 per cento.
Altrove, invece, percentuali degne del Qatar o del Tuvalu, come ricordava la deputata Locatelli, che non è qui perché è alle Nazioni Unite a difendere i diritti delle donne. Percentuali che ci collocano al centoventiseiesimo posto nella statistica delle unioni parlamentari. È a quei modelli che questo Parlamento si ispira ? Proprio questo, composto per quasi un terzo da donne, può votare un clamoroso arretramento sul terreno della parità ? In 27 Paesi europei, Belgio, Francia, Grecia, Portogallo, Slovenia e Spagna impongono quote nelle proprie leggi elettorali; in altri 15 le quote sono applicate spontaneamente dai partiti; in solo 6, invece, non è previsto alcun correttivo: sono la Bulgaria, la Danimarca, l’Estonia, la Finlandia e la Lettonia.
Conosco sorrisi e battute dei colleghi uomini. Rispondo citando uno dei più grandi socialisti italiani, che in quest’Aula tuonò: «C’è poco da ridere, onorevoli colleghi: anche una donna può diventare Presidente della Repubblica, sapete ?» Era Sandro Pertini: non è ancora successo, ma accadrà. Intanto col voto di oggi possiamo fare un passo avanti in questa direzione: non quote rosa, quote di civiltà; non un favore alle donne, ma un favore all’Italia. È questo che ci accingiamo a votare, e il nostro voto è un voto palese”.

Pietro Lezzi, socialista napoletano
tutto d’un pezzo

Pietro-Lezzi“Capabianca” era l’appellativo affettuoso con cui amici e compagni erano soliti chiamare Pietro Lezzi, che se n’è andato lunedì a quasi 91 anni, lasciandosi dietro uno lunghissima scia di amicizie, simpatie ma sopratutto rispetto. Per i socialisti, in particolare quelli partenopei, era un punto di riferimento. La figura del “sindaco galantuomo” era una muraglia incrollabile che non ha mai ceduto alle offese della cronaca che si sono riversate sul partito socialista, ed è anche grazie a lui se questa storia può essere difesa anche da noi. Pietro Lezzi era ed è sempre stato orgoglioso di essere socialista; uno che non ha mai dimenticato il Psi anche se non sempre era d’accordo con la sua linea politica. Ma è stato anche un ottimo amministratore in uno dei periodi più difficili di Napoli. Tra i primi a riconoscere l’importanza della difesa dell’ambiente e a valorizzare il patrimonio culturale della città; dobbiamo a lui se le Ville vesuviane sono scampate allo sfacelo. Continua a leggere

Il Governo senza alternative, per definizione non può fallire

PRESIDENTE: “Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Di Lello. Ne ha facoltà!”

MARCO DI LELLO: “Onorevoli colleghi, avevamo immaginato questa occasione come il varo dell’alternativa di Governo. Voteremo, invece, il Governo senza alternative. La delegazione socialista voterà la fiducia a lei a al suo Governo, pur non facendone parte, in omaggio a quel senso di responsabilità che prima al Presidente Napolitano e poi a lei avevamo garantito. Nel sottolineare il particolare apprezzamento sulle politiche da lei annunciate nel suo primo intervento, all’esito del dibattito le consegnerò le tre proposte di legge che i parlamentari socialisti hanno già depositato in materia di incentivi all’occupazione di giovani e donne, di estensione delle tutele in materia di ferie, malattie e congedi parentali ai lavoratori precari e quelle in materia di attuazione dell’articolo 49 della Costituzione. Balza agli occhi, onorevole Presidente del Consiglio, l’assenza di ogni riferimento ai diritti civili, alla tutela delle coppie di fatto, al testamento biologico, al divorzio breve, al riconoscimento dello ius soli. Continua a leggere

Un passo avanti per uscire dall’impasse

Marco Di Lello-PsiEgregio Presidente Berlusconi,
Le scrivo questa lettera nel tentativo di superare il muro della incomunicabilità e provare ad impedire che la credibilità del Parlamento diminuisca ulteriormente. Chi Le scrive, da socialista laico e libertario, Le è sempre stato orgogliosamente avversario politico, ma non la ha mai demonizzata, riconoscendole la legittima rappresentanza di milioni di italiani. Mi appello a Lei convinto che occorra che ognuno faccia un passo in avanti nell’interesse dell’Italia, perché questo è il motivo per cui ciascuno di noi è stato eletto. Continua a leggere

Governo? Grillo e Berlusconi non servono

Il 30 aprile, il governo, quale esso sia, deve presentare il DEF, (Documento di Economia e Finanza) con le previsioni aggiornate sul 2013 e 2014. E questo è solo il primo degli appuntamenti di un percorso durissimo fatto di tappe che devono tenere conto delle scadenze dei conti dello Stato e dei vincoli europei. Nei mesi successivi, infatti, il governo dovrà rispondere alle questioni legate al Patto di Stabilità e di Crescita, la presidenza del nuovo semestre europeo, il Six Pack (regolamenti in materia economico-finanziaria), il Fiscal Compact (Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria,) e il Two Pack (misure più rigide di sorveglianza budgetaria che entrerà in vigore tra breve). Parliamo della politica economica del Paese; del presente e del futuro di 60 milioni di italiani oltre che dei riflessi che le nostre decisioni avranno a livello europeo e mondiale. Continua a leggere

Il Cavaliere e il signor Rossi

E’ stato davvero meglio sospendere il processo di Milano per il caso Ruby. Indubbiamente Berlusconi non solo non è più premier, ma non è neppure ufficialmente, come ha fatto notare con una buona dose di acida intelligenza il Pm Ilda Boccassini, candidato premier. Dunque che ragioni avrebbe avuto di reclamare un trattamento diverso da quello di un qualunque signor Rossi? Continua a leggere