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Marco Flavi

Ilva, slitta decisione a maggio. Sciopero degli operai

enrico laghiSlitta ancora la decisione sull’acquirente del colosso Ilva, uno dei tre commissari straordinari, Enrico Laghi, ha confermato le voci secondo le quali avverrà entro il mese di maggio la scelta sulla cordata che acquisirà il più grande gruppo siderurgico italiano.
L’aggiudicazione di Ilva a uno dei due contendenti Am Investco Italy e Arcelor Mittal da una parte e Acciai Italia dall’altra avverrà “a maggio. Intorno alla metà del mese” ha detto il commissario straordinario di Ilva e presidente del collegio sindacale di Acea a margine dell’assemblea degli azionisti dell’azienda capitolina. “Siamo molto soddisfatti. La competizione è molto accesa, e questo è positivo per noi”. Alla domanda se possano cambiare le compagini, Laghi ha risposto: “non prima dell’aggiudicazione se mai dopo”.
Leonardo & Co., advisor dei commissari straordinari di Ilva insieme a Rothschild e Boston Consulting, sta valutando le offerte. La scelta definitiva sul vincitore sarà poi sancita definitivamente con un decreto del ministero per lo Sviluppo Economico.
Successivamente scatterà un periodo di 30 giorni per verificare la rispondenza del piano ambientale presentato dall’azienda assegnataria alle indicazioni del ministero dell’Ambiente, che entro l’autunno emetterà un proprio decreto. A quel punto, scatterà l’esecutività del contratto di acquisizione.
Nel frattempo ieri e oggi sono stati indetti a Taranto due giorni di sciopero da Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltrasporti per i lavoratori delle pulizie industriali e civili all’interno dell’impianto siderurgico.
A motivare la protesta sono le cattive condizioni di lavoro presenti in alcune aziende dell’indotto (in particolare le ditte appaltatrici Ecologica spa e Quadrato spa, ma chiamata in causa è anche l’Ilva), contrassegnate dall’assenza di strutture, servizi e spazi adeguati.
Filcams Cgil Fisascat Cisl Uiltrasporti Uil insieme con i lavoratori “contestano le logiche economiche connesse al massimo profitto aziendale ed improntate al massimo ribasso, peraltro imposto dalla committente cioè l’Ilva, considerando che tali logiche determinano pessime condizioni di lavoro, non per ultimo per effetto di sostanze dannose alla salute veicolate all’esterno dello stabilimento senza alcun tipo di precauzione e per l’insicurezza sociale che tutto ciò genera”, si legge in un comunicato.

Def. Si punta su taglio cuneo e stop aumento Iva

defL’obiettivo principale della nuova manovra è disattivare le clausole di salvaguardia per il 2018. Altro obiettivo è quello di ridurre la spesa sanitaria, in rapporto al PIL, per allinearla alla media europea, oltre a rendere le prestazioni più eque ed aumentare la qualità ed efficienza delle prestazioni.
Quella presentata dalla maggioranza, analoga a palazzo Madama e Montecitorio, punta
tra l’altro su “interventi selettivi sul cuneo fiscale”, “riduzione della pressione fiscale” anche attraverso la revisione delle aliquote Irpef, disattivazione delle clausole di salvaguardia con lo stop al previsto aumento dell’Iva, “rafforzamento degli investimenti pubblici” sul territorio, “nuova fase della spendig review, più selettiva”, e “una rapida attuazione alla legge delega per il contrasto alla povertà”.
Tutte misure che hanno avuto il plauso dei socialisti. nella dichiarazione di voto favorevole, la Capogruppo alla camera del Psi, Pia Locatelli, ha infatti affermato:
“Siamo particolarmente favorevoli all’impegno per rafforzare le politiche attive del lavoro e l’azione di contrasto all’evasione fiscale, una zavorra insopportabile per l’Italia”, ha detto la deputata socialista che ha precisato: “Proprio su questi due ultimi punti vorremmo un impegno più deciso, ma ci rendiamo conto delle difficoltà del Governo a fronte del susseguirsi di scadenze politiche”.
“Anche per questo ci piacerebbe che, a iniziare dalla stessa maggioranza, vi fosse una maggiore assunzione di responsabilità ricordando che abbiamo il debito pubblico in valore nominale più alto tra i 27, che si avvicina la fine del Quantitative Easing e che ogni rinvio di scelte, potrebbe innescare una esiziale ventata di sfiducia nelle nostre capacità di ripresa”, ha concluso Locatelli.
La risoluzione della maggioranza mette in luce anche che le misure per il contrasto della povertà non sono sufficienti ed impegna il governo a dare rapida attuazione alla legge delega, attraverso la definizione del Reddito di Inclusione per sostenere economicamente i nuclei in difficoltà. È necessario poi rafforzare le politiche attive del lavoro, rendendo effettivo l’assegno di ricollocazione.
Ma nella risoluzione, la maggioranza chiede al governo di impegnarsi pure nel rafforzamento degli investimenti pubblici (“con priorità per quelli riguardanti la cura del territorio e il contrasto del dissesto idrogeologico e per quelli, anche riguardanti le grandi infrastrutture, delle aree del Mezzogiorno”), nel favorire “forme di reale autonomia e responsabilità finanziaria degli enti locali, creando le condizioni per il superamento del sistema di finanza derivata”, nel garantire “l’effettivo esercizio delle funzioni fondamentali da parte delle province e delle città metropolitane, anche mediante l’attribuzione a carattere strutturale di adeguate risorse finanziarie”.
Contro la risoluzione del Def gli azzurri di Forza Italia. “Il governo ha messo insieme manovrina e Def per non far capir nulla agli italiani”. Così il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta, a margine di una conferenza stampa al Senato tenutasi assieme al presidente dei senatori Paolo Romani. “Il governo Gentiloni ha mixato il ‘libro dei sogni’ con la ‘manovrina’ che si doveva fare a gennaio e non ad aprile, visto che più è concentrata verso fine anno più ha un effetto depressivo spalmandosi su un numero di mesi minore”, dice Renato Brunetta.”Evidentemente il governo non sapeva che pesci pigliare e dove trovare i 3,4 miliardi e ha aspettato il Def per fare un ‘ministrone'”. Secondo Brunetta “se guardiamo il testo del ‘minestrone’ non c’è scritto nulla su come si neutralizzerà il rialzo dell’Iva o sul cuneo fiscale. C’è una ‘devianza’ informativa, come c’è devianza quando si dice ‘non aumenteremo le tasse’. Non è così”.

Il referendum sull’autonomia di Veneto e Lombardia

zaia e maroniA un ventennio dalla fondazione del Partito della Lega Nord Padania, il Carroccio annuncia il referendum per l’autonomia di due regioni roccaforte della Lega: il Veneto e la Lombardia. In particolare il presidente Roberto Maroni al termine della riunione della Giunta della Regione Lombardia, a Bergamo, ha annunciato che il referendum consultivo per l’autonomia della regione da lui governata si terrà domenica 22 ottobre, lo stesso giorno del referendum in Veneto.
“Credo che nessuno lombardo possa votare No un referendum che dice: vuoi che una parte rilevante dei 53 miliardi di tasse lombarde rimangano qui, per aiutare chi ha bisogno, per realizzare gli ospedali, per abolire il bollo auto? Quale cittadino lombardo può dire di no?”, ha detto Maroni a chi gli chiedeva se si aspetti un sostegno trasversale al referendum sull’autonomia.
Ma l’entusiasmo dell’ex fedelissimo di Umberto Bossi viene malcelato dall’altra punta di diamante del Carroccio, Luca Zaia. Tuttavia il governatore del Veneto, dopo l’iniziale disappunto per la mancata telefonata, ha finito per concordare con il suo omologo lombardo. “Ottima la notizia che arriva dal collega Maroni”, ha affermato Zaia. “Ho parlato con Roberto Maroni, e abbiamo valutato che da quattro mesi il Veneto attende una risposta dal Ministero dell’interno sul protocollo d’intesa da sottoscrivere con le Prefetture per seggi e componenti, ma anche che siamo come Regione perfettamente in linea con i tempi per quanto attiene a sistema informatico per la gestione della consultazione e dei voti espressi, oltre che per la stampa delle schede elettorali. E abbiamo cominciato a trarre qualche conclusione”.
La data precede, di poco, la dead line fissata dal Pirellone, che nell’estate del 2016 ha approvato un emendamento che stabiliva che il referendum dovesse essere fatto entro la fine del 2017.
“Avevo in mente varie date — ha spiegato Maroni —, ma mi sono consultato con il governatore del Veneto Luca Zaia che mi ha proposto la data del 22 ottobre e lo faremo insieme, Lombardia e Veneto”. Per Maroni “sarà l’inizio di una fase nuova che porta la Lombardia e il Veneto nelle condizioni di poter amministrare maggiori risorse e io dico anche verso la ‘specialità’: la Lombardia merita di essere una Regione a statuto speciale, meritiamo di tenerci tutte le tasse pagate che oggi vanno disperse in mille rivoli”.
Dal Pd intanto arriva il disappunto per un referendum considerato inutile e oneroso per le casse statali.
“Il referendum per l’autonomia della Lombardia è inutile e costerebbe 46 milioni di euro che potrebbero essere, invece, spesi per il sostegno al lavoro e ai cittadini più in difficoltà. Torno a chiedere a Maroni di proporre subito al governo l’apertura formale del confronto sul federalismo differenziato senza spendere denaro pubblico con il referendum”. Così dai microfoni di Radio Popolare il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina.
Il quesito su cui i lombardi saranno chiamati a esprimersi è questo: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”. Si tratta di un referendum consultivo: se dovessero vincere i sì, la giunta lombarda potrà chiedere al governo maggiore autonomia in alcuni campi, come l’istruzione e la tutela dell’ambiente. Sarà la prima consultazione che, in Lombardia, si svolgerà anche con il voto elettronico.

Tap. Bocciato il ricorso della Puglia, al via i lavori

Al via i lavori dell’espianto degli ulivi nel Salento per la costruzione del gasdotto Tap, il Tar del Lazio ha infatti respinto il ricorso della Regione Puglia.
Il 6 aprile scorso il Tar del Lazio, accogliendo il ricorso della Regione, aveva sospeso l’espianto sino alla data del 19 aprile, cioè ieri.
tap protesteLa motivazione per cui il tribunale amministrativo del Lazio ha respinto il ricorso della Regione Puglia sul Tap è che si tratta di un’opera “dichiarata infrastruttura strategica, di preminente interesse per lo Stato”. Quindi, è il Ministero dell’Ambiente il “titolare di una facoltà di controllo, in ordine al rispetto di quanto previsto nel decreto Via” sulla valutazione di impatto ambientale.
Ma già in precedenza il ministero dell’Ambiente, con l’Avvocatura dello Stato, ha replicato osservando che la Regione Puglia non ha revocato le autorizzazioni all’espianto degli ulivi date in precedenza, né ha impugnato nei tempi previsti
gli atti del ministero che hanno evidenziato il rispetto delle procedure e delle prescrizioni da parte di Tap. Ministero e Tap hanno anche osservato che l’attività di espianto è in gran parte completata (211 gli ulivi interessati). L’espianto era partito a marzo e più volte ha dovuto interrompersi a causa delle accese proteste degli oppositori, manifestatesi anche con blocchi stradali nell’area di cantiere.
Resta ancora una quota residua di alberi da sistemare che, sebbene espiantati, non erano stati messi a dimora nella nuova area, nè risistemati.
Quindi il nodo non è ancora sciolto visto che il Comitato No Tap ha annunciato nuove proteste al riguardo. Attivisti, cittadini e amministratori salentini – che da 35 giorni presidiano il cantiere – sono intenzionati a continuare a manifestare contrarietà rispetto a tali interventi. Nell’area presidiata dalla polizia, a più riprese si sono susseguiti scontri e manifestazioni di protesta.
Inoltre continua lo scambio di accuse tra attivisti che paventano il pericolo e l’impatto ambientale per gli alberi sradicati e i promotori della Tap che invece accusano gli attivisti di aver impedito la sistemazione degli ulivi a causa dei blocchi e delle proteste.

Tap, attesa decisione Tar sul ‘destino’ degli ulivi

tapEntro domani il Tar del Lazio deciderà se confermare o meno la sospensione dell’espianto degli ulivi richiesta e ottenuta dalla Regione Puglia lo scorso sei aprile, nel cantiere in prossimità della spiaggia di San Foca, nella marina di Melendugno (provincia di Lecce). Il Tribunale Amministrativo, accogliendo il ricorso della Regione Puglia, ha fermato i lavori fino al 19 aprile, per domani è atteso quindi il “verdetto”.
Nei giorni scorsi Tap ha comunque rimosso altri 19 ulivi, già espiantati ma bloccati nel cantiere, a causa delle proteste, che sono stati comunque portati nella masseria del Capitano dove risiedono gli altri ulivi.
“La discussione è stata lunga e articolata. Dal canto suo Tap ha evidenziato che gli ulivi da espiantare sono solo 12 rispetto ai complessivi 211, già rimossi, e quindi ritengono che il danno per la regione non sussista”, ha detto il legale della Regione Puglia, Mariano Alterio, al termine dell’udienza di merito di stamattina.
Intanto il comitato No Tap si è mobilitato con una lettera, indirizzata ai 94 Sindaci che avevano firmato l’appello rivolto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e annunciando un presidio per domattina, accanto al cantiere di San Basilio.
“Non è più tempo di messaggi di solidarietà, non è più tempo di firme né tantomeno di dichiarazioni pubbliche in piazze tornate a vivere: l’unica solidarietà adesso possibile – si legge nel lungo post del Comitato – è quella da mettere in atto nei confronti del territorio, una consapevolezza attiva, una responsabilità dalla quale nessuno può né deve sentirsi estraneo. Crediamo che i giochi non si chiuderanno facilmente.
Organizzatevi, come stiamo facendo tutti e tutte noi, determinati e uniti ogni giorno: dividetevi i compiti, unite le forze, fate i turni!”.

Alitalia: referendum, si vota dal 20 al 24 aprile

alitalia_aeroportoIl referendum dei dipendenti dell’Alitalia inizierà giovedì 20 aprile alle ore 6 per chiudersi alla mezzanotte del 24. Saranno allestiti 7 seggi, di cui 5 all’aeroporto romano di Fiumicino, uno a Malpensa e uno a Linate. Non ci saranno assemblee. Lo ha reso noto il segretario generale della Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi, al termine di una riunione intersindacale. “Non c’è modo di convocare le assemblee, ha spiegato “dal momento che c’è una corsa contro il tempo per tutte le modalità operative, dall’allestimento dei seggi alla stampa delle schede”.

La Uiltrasporti non si schiera a favore o contro il referendum Alitalia ma “lascia il voto alla libera coscienza di ogni lavoratore”. E’ quanto ha affermato il segretario generale dell’associazione, Claudio Tarlazzi, conversando con i giornalisti al termine dell’incontro sindacale che ha deciso le modalità del referendum. Riguardo la posizione assunta dal responsabile dei piloti della Uiltrasporti, Ivan Viglietti, che si e’ schierato per il “no”, Tarlazzi ha affermato che “si tratta di una posizione personale e non dell’associazione”.

Riguardo al quesito referendario, come ha osservato Tarlazzi, sarà molto semplice e chiederà ai lavoratori se condividono il verbale d’incontro del 14 aprile scorso.

Alitalia: raggiunto un pre-accordo. Referendum cruciale

ALITALIAE’ stato raggiunto nella notte, in extremis, un pre-accordo tra Alitalia e sindacati per salvare la compagnia aerea. Il verbale di confronto siglato dalle parti diventerà un vero e proprio accordo solo dopo il via libera dei lavoratori. Cruciale dunque diventa l’esito del referendum che si terrà dopo Pasqua (da martedì o mercoledì e terminerà domenica), mentre il prossimo incontro con governo, azienda e sindacati è fissato per il 26 aprile. E’ bene ricordare infatti che non sempre le consultazioni sottoposte ai lavoratori hanno dato esiti positivi, basta pensare al caso del sito di Almaviva di Roma.

Da più parti ci si appella al senso di responsabilità. “Non è stato facile arrivare a un punto di incontro che mi auguro che sia confermato dai lavoratori”, sottolinea il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. “L’impegno del governo in questi mesi è stato incessante – aggiunge – e non ha risparmiato gli sforzi per ottenere un piano industriale che mi auguro sia condiviso al referendum”. Anche il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, giudica il pre-accordo positivamente ma sottolinea: “Se questa manovra fallisse, l’amministrazione straordinaria butterebbe sullo Stato italiano tutti costi della gestione Alitalia e/o della liquidazione, e sarebbero costi altissimi: solo l’amministrazione straordinaria costerebbe oltre un miliardo di euro. L’obiettivo prioritario del governo – conclude – è mettere meno soldi possibili”.

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, sottolinea la necessità di trovare nuovi soci e risorse: su Alitalia “c’è preoccupazione perché l’azienda è oggettivamente in uno stato di grandissima difficoltà. Siamo consapevoli che ci sarà bisogno di altre persone che hanno fiducia nel futuro di Alitalia e che mettano altre risorse, ma intanto bisognava salvare Alitalia, grazie a uno sforzo un po’ di tutti e a un’ulteriore sensibilità strappata all’azienda. Comunque siamo soddisfatti del lavoro fatto”.

Intanto stamattina si è tenuto un Cda della compagnia proprio per “raccontare cosa è successo ieri”, come spiega il presidente ‘in pectore’, Luigi Gubitosi. “Il consiglio di amministrazione è soddisfatto, così si sblocca la situazione”, afferma il manager, “evidentemente abbiamo fatto un grosso passo avanti. Non abbiamo ottenuto tutto ciò che volevamo ma, comunque, ci fa piacere soprattutto perché sono stati rispettati i tempi previsti. Come dicono anche i sindacati riteniamo che sia stato fatto tutto il possibile”. L’amministratore delegato dell’Alitalia, Cramer Ball ha commentato: “Sono soddisfatto per il rispetto della deadline”.

Entrando nel dettaglio del pre-accordo gli esuberi previsti per il personale a tempo indeterminato scendono da 1.338 a 980, attraverso il superamento “dei progetti di esternalizzazione delle aree manutentive e di altre esternalizzazioni”, il ricorso alla Cigs entro il maggio 2017 per due anni, l’attivazione di programma di politiche attive del lavoro (riqualificazione e formazione del personale) e misure di incentivazione all’esodo, oltre ai miglioramenti di produttività ed efficienza” che saranno definiti in ambito aziendale entro maggio. La riduzione della retribuzione del personale navigante, originariamente da un minimo del 24% a un massimo del 30%, nel verbale è prevista all’8%. I tagli chiesti al personale navigante scendono da 369 milioni nell’arco di 5 anni a 258. E sempre per il personale navigante, il verbale prevede “scatti di anzianità triennali con il primo scatto nel 2020, un tetto di incremento retributivo in caso di promozione pari al 25%, l’applicazione ai neoassunti dei livelli retributivi “cityliner (il vettore del breve raggio) indipendentemente dall’aeromobile d’impiego”. In relazione alla produttivita’ del personale navigante è prevista la riduzione di un assistente di volo negli equipaggi a lungo raggio e una riduzione dei riposi dai 120 annuali a 108 con minimo di 7 al mese. Inoltre si annunciano esodi incentivati per piloti e assistenti di volo. Per il personale navigante ci sarà poi il superamento e riproporzionamento delle fasce di indennità di volo oraria per il personale part-time. I sindacati ora guardano all’esito del referendum.

Quella per Alitalia è stata “una trattativa molto complessa”, sottolinea la leader della Cisl, Annamaria Furlan. “L’intesa raggiunta chiama gli azionisti a investire nuovamente e a dare un contributo forte al costo del lavoro”, aggiunge, “ora con la consultazione referendaria la parola passa ai lavoratori: credo nel loro senso di responsabilità e di partecipazione”. Il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, sottolinea: “La preoccupazione che abbiamo e che vogliamo trasmettere ai lavoratori è che bisogna provare a salvare un’azienda che cosi è sull’orlo della chiusura. Questo è lo sforzo che abbiamo fatto, sapendo bene che ancora una volta si chiedono sacrifici ai lavoratori e questi sacrifici devono essere ricompensati da scelte vere sul piano industriale e di rilancio perché il mantenimento dello status quo non serve”. “Mi auguro che il buon senso prevalga fra tutti”, afferma il segretario confederale della Uil, Carmelo Barbagallo, “speriamo che i lavoratori si rendano conto dello sforzo che è stato fatto e delle risorse che sono state investite e che i loro sacrifici non devono essere ancora una volta vanificati”.

Svizzera. Ancora un viaggio per la “dolce morte”

eutanasia cappato welbyDopo dj Fabo, un altro malato è stato accompagnato in Svizzera dall’Associazione Coscioni per la “dolce morte”. Lo rende noto Marco Cappato, tesoriere dell’associazione, su facebook. “Mina Welby – scrive – sta accompagnando in Svizzera Davide. Malato di sclerosi multipla dal ’93, si è rivolto a me per l’eutanasia. Aiutiamo anche lui”.

Davide ha 53 anni, e faceva il barista in una città toscana quando, ben 26 anni fa, si è ammalato di sclerosi multipla. “Vivere mi fa troppo male”, aveva confessato lo scorso dicembre in un’intervista a ‘Libero’. “Potevano spegnermi una sigaretta addosso – raccontava – darmi una coltellata, ma ero completamente insensibile”. La malattia (che lui chiama “la stronza”), come sempre avviene, si è via via aggravata, finché pochi mesi fa Davide ha chiesto alla madre 73enne di aiutarlo a farla finita. La donna ha scritto a una clinica svizzera, ma ha scoperto che la “dolce morte” ha un prezzo non solo umano, ma anche economico: per l’esattezza 9.500 euro, troppi. E’ allora che Davide ha chiesto aiuto al sito soseutanasialegale.it, gestito da Marco Cappato, Mina Welby e Gustavo Fraticelli. Sono loro ad aiutarlo a trovare i soldi necessari, e a organizzare il viaggio, proprio come fecero con dj Fabo.

Oggi la partenza insieme a Mina Welby verso quello che lui considera un sollievo: “Ho dolori 24 ore al giorno – aveva detto a ‘Libero’ – qualsiasi movimento, anche il piùpiccolo, mi procura sofferenze atroci”. E concludeva: “Per me il viaggio sarà una liberazione. Come un sogno. Come una vacanza. Mi daranno da bere un liquido, e io lo berrò”.

Da marzo 2015, mese d’inizio dell’azione “SOS Eutanasia” dell’Associazione Luca Coscioni, è stata fornita assistenza informativa a 268 persone presentatesi in forma non anonima, e di queste 3 sono state accompagnate fisicamente. Si tratta di Piera Franchini nel 2012, Dj Fabo e Davide. Una, Domenique Velati è stata aiutata solo economicamente. Nelle risposte, oltre a dare informazioni sulla sospensione delle terapie in Italia, l’associazione che oggi ha accompagnato l’uomo malato di sclerosi multipla in Svizzera, fornisce informazioni, precisa l’associazione, sulle cliniche elvetiche solo a coloro che potrebbero avere i requisiti, fermo restando che saranno poi le cliniche stesse a decidere sulla base della legislazione del paese.

Lavoratori ‘tartassati’. L’Italia quinta nel mondo

Il modello 730 per la denuncia dei redditi, 19 giugno 2014. ANSA/FRANCO SILVI

L’Italia continua a scalare le classifiche di brutte graduatorie. Secondo i dati pubblicati dall’Ocse, l’Italia è al quinto posto nella classifica relativa al peso delle tasse sui salari. Il cosiddetto cuneo fiscale – cioè la differenza tra costo del lavoro e stipendio netto pagato al dipendente – per un single senza figli è complessivamente al 47,8% contro una media europea al 36 per cento. È una media superiore di oltre dieci punti rispetto agli altri. I (pochi) casi di incidenza ancora maggiore sono il Belgio (54%), la Germania (49,4%), l’Ungheria e la Francia (48,1%). L’Italia è invece al terzo posto per il cuneo fiscale nel caso di una famiglia monoreddito con due figli (38,6%). Lo rileva l’Ocse nel rapporto ‘Taxing Wages’ per il 2017.
Dal rapporto emerge che in Italia il salario medio lordo è di poco meno di 40 mila euro, al di sotto di quello medio Ocse che supera i 40 mila euro. Inoltre i salari lordi italiani sono tassati del 31,1% contro il 25,5% della media Ocse.
Inoltre in Italia il peso maggiore del costo del lavoro è sulle spalle delle imprese, i cui contributi rappresentano il 24,2% del totale, mentre i contributi dei lavoratori pesano per il 7,2% e la tassazione sul reddito per il 16,4%.
Tuttavia nel confronto con gli anni passati, il cuneo fiscale nel nostro Paese risulta diminuito rispetto al 2015 di 0,1 punti per le famiglie e di 0,08 per i single, mentre Francia e Finlandia sono scese rispettivamente di 0,47 e 0,34 punti e di 0,30 e 0,22.

Terrore a Stoccolma. Camion sulla folla in centro

camion stoccolma

L’incubo si ripete a Stoccolma, come Londra, Berlino e Nizza. Un camion ha falciato un gruppo di persone che camminavano nel centro di Stoccolma, per poi schiantarsi dentro Ahlens City, il centro commerciale più grande della città. L’uomo alla guida del camion, che indossava un passamontagna, è fuggito. Subito dopo è iniziata una sparatoria vicino al commerciale Ahlens City in Fridhemsplan, una delle più grandi catene commerciali della città.
Almeno cinque morti e otto feriti, mentre è stata subito smentita dalla polizia la notizia di un arresto. Le autorità hanno invitato gli abitanti a evitare il centro della città, chiuse tutte le metropolitane, evacuata la stazione ferroviaria.

Il primo ministro svedese Stefan Lofven ha detto: «La Svezia è stata attaccata e tutto fa supporre un attentato terroristico». È stata invece smentita dalla polizia la notizia dell’arresto di una persona.
«Un attacco contro uno dei nostri stati membri è un attacco contro tutti noi» ha detto il presidente della Commissione Europa Jean-Claude Juncker. «Una delle nostre città più colorate e vibranti sembra essere stata colpita da quelli che le vogliono male» e che vogliono male «al nostro modo di vivere» si legge in una nota. «Siamo solidali, fianco a fianco, col popolo – aggiunge – e le autorità svedesi possono contare sul sostegno della Commissione europea in qualsiasi modo ci sia possibile». «Il mio cuore è a Stoccolma» ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Il re di Svezia Carlo Gustavo ha fatto sapere che la famiglia reale è «sgomenta» davanti a quanto accaduto a Stoccolma. «Il nostro pensiero va alle vittime e alle loro famiglie» si legge nella nota. «Siamo insieme contro il terrorismo» ha twittato Steffen Seibert, portavoce della Cancelliera tedesca Angela Merkel.

I fatti alle 15.00

Torna l’incubo attentati in Europa. A Stoccolma un camion si è diretto contro la folla in una via centrale, il furgone è finito in un negozio di un centro commerciale all’incrocio con Drottninggatan, la via pedonale più frequentata della capitale svedese. La zona è la stessa del duplice attentato dell’11 dicembre 2010 con autobomba, in quello che all’epoca era il primo attentato suicida nei paesi scandinavi.
Secondo la radio svedese sono stati sparati dei colpi di arma da fuoco, nel luogo dove un camion ha colpito la folla. La radio non ha precisato se i colpi siano stati sparati dalla polizia o meno. Sempre dalla radio svedese arriva la notizia da parte di un reporter della radio pubblica Ekot che riferisce di aver visto tre vittime, non confermate però da fonti ufficiali.
La polizia parla per il momento di “possibile attacco terroristico”, mentre sono all’opera tutte le indagini sull’accaduto.
Polizia e vigili del fuoco hanno evacuato la zona e stanno compiendo una vasta operazione di ‘bonifica’ dell’area.
Secondo Aftonbladet, il camion, di proprietà della società Spendrups, è stato dirottato o rubato mentre l’autista era in procinto di effettuare una consegna a un ristorante.