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Marco Flavi

Istat. Cresce il Made in Italy verso Paesi extra europei

commercioBuone nuove sul fronte del commercio. Per il nostro Paese a gennaio si è registrato un incremento sia per le esportazioni (più 2,8 per cento) che per le importazioni (più 1,7 per cento), rispetto a dicembre. Il dato davvero significativo è però quello della crescita su base annua, nell’ordine del 19,7 per cento per l’export e del 22,3 per cento per l’import.
L’Istat infatti ha fatto sapere che a gennaio il saldo italiano del commercio estero extra europeo ha mostrato un disavanzo di 889 milioni di euro, a fronte del deficit di 486 milioni segnato un anno prima.
A dicembre 2016 si era registrato un avanzo di 5,673 miliardi di euro (rivisto da 5,678 miliardi) a fronte di un surplus di 5,887 miliardi di un anno prima.
Per l’Istat tale aumento è condizionato in buona parte dal livello di vendite particolarmente contenuto a gennaio 2016 e dalla presenza a gennaio 2017 di alcune transazioni straordinarie (commesse speciali e vendite di mezzi di navigazione marittima). Resta tuttavia che i numeri sono molto positivi per le esportazioni italiane extra Ue. Le vendite interessano in particolare Mosca, nel giro di un solo anno, hanno registrato un aumento del 39,4%. Ma la crescita tendenziale è diffusa a tutti i principali partner commerciali, anche i Paesi cosiddetti Asean – Association of South-East Asian Nations (+57%), la Cina (+36,6%), gli Stati Uniti (+35,8%), il Giappone (+29,0%) e i Paesi Mercosur – ovvero l’America meridionale (+23,1%). Anche per l’import si rileva una dinamica crescente che coinvolge in particolare: Opec (+53,4%), Russia (+43,3%) e Turchia (+29,6%).
Cresce quindi anche il deficit della bilancia commerciale, con un disavanzo che a gennaio 2017 sale a meno 889 milioni, contro i meno 486 milioni di gennaio 2016. Il valore delle importazioni supera tuttavia quello delle esportazioni, con conseguente uscita netta di capitale monetario dalla nazione. Il surplus nell’interscambio di prodotti non energetici (più 2,3 miliardi) è in notevole aumento rispetto a gennaio 2016 (più 1,3 miliardi).

Roma, la Raggi ricoverata dopo lieve malore

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Lieve malore per il sindaco di Roma Virginia Raggi che è ricoverata in ospedale. Raggi si trova al pronto soccorso del San Filippo Neri per alcuni accertamenti diagnostici. Le condizioni cliniche del sindaco di Roma “appaiono in netto miglioramento”, si legge nel bollettino medico letto dal primario dell’ospedale. “Sono stati eseguiti gli accertamenti clinici e diagnostici necessari e non sono state riscontrate alterazioni significative – fa sapere l’azienda sanitaria. Il sindaco verrà mantenuto regolarmente in osservazione per valutare la sua dimissibilità nelle prossime ore”.

Bipartisan gli auguri di pronta guarigione. Ma i nodi restano. Per oggi era previsto un incontro decisivo sulla controversa questione dello stadio. Incontro che dovrebbe tenersi lo stesso, ma qualche ora più tardi per la volontà della sindaca di Roma Virginia Raggi di parteciparvi.

Roberto Giachetti, suo avversario alle elezioni, invia i suoi migliori auguri di pronta guarigione”, ma non lesina le critiche per come è stata gestita la situazIone. “Roma bloccata, dopo consultazioni di una settimana con il capo Grillo cosa deciderà di fare la  sindaca Raggi con lo stadio della Roma? Sarà lei, eletta dai cittadini, a decidere o le tante aree del MoVimento? Il progetto dello stadio della Roma non riguarderà solo i tifosi o gli  amanti del calcio, ma coinvolgerà tutti i cittadini romani, soprattutto quelli che risiedono o lavorano nella zona di Tor di Valle. Questo progetto prevede infatti la bonifica dell’area, la creazione di un parco naturale grande quanto villa Borghese e completamente video-sorvegliato e più di 400 milioni di investimenti per l’urbanizzazione della zona. Tutto a carico dei privati”.

E sul rischio idrogeologico Giachetti afferma: “Un fosso al lato dell’area che è già previsto venga messo in sicurezza nel progetto presentato. Roma deve tornare ad attirare investimenti privati, non deve respingerli come si è fatto per troppi anni. L’ho detto per mesi in campagna elettorale: ogni investimento, sia esso pubblico o  privato, dovrà avvenire secondo criteri di legalità e sicurezza, ma bloccare tutto perché non ci si mette d’accordo in maggioranza è inaccettabile”.

Roma ricorda Valerio Verbano, 37 anni dopo

valerio-verbanoAnche quest’anno, il 22 febbraio, c’è stato il ricordo di Valerio e oramai anche della mamma Carla Verbano, con la deposizione alle 16 alla lapide in via Monte Bianco e dopo le 17, un corteo cittadino che si è snodato per le vie della zona.
37 anni fa, in quelli che ancora sono ricordati come gli anni di piombo, il 22 febbraio 1980 un commando di estrema destra assassinò Valerio Verbano, giovane militante di sinistra, nella sua casa in via Monte Bianco, nel quartiere di Montesacro. Valerio aveva appena 19 anni quando venne assassinato in casa con i suoi genitori, irrompono tre uomini, più o meno mascherati con due pistole: legano e imbavagliano i genitori con del nastro adesivo, li tengono sottomira e sparano al giovane.
Roma in quegli anni è divisa a macchia di leopardo: ci sono i quartieri di destra e quelli di sinistra, le scuole di destra e quelle di sinistra.
Verbano svolge dapprima un’attività di documentazione molto importante sugli sfratti nei quartieri popolari, documentati a fini di rappresentazione politica, poi usa il teleobiettivo per quell’attività di catalogazione, schedatura e documentazione dell’ambiente eversivo della destra romana; redige un vero e proprio fascicolo, poi chiamato Dossier Nar (Nuclei armati rivoluzionari), nel quale raccoglie nomi, foto, luoghi di riunione, amicizie politiche e presunti legami dei neofascisti con gli apparati dello Stato. Proprio la sua attività contro i Nar gli costa la vita. L’omicidio è attribuibile fin da subito all’area dell’estrema destra, in particolare al gruppo dei Nar, ma le indagini della magistratura non approdano a nulla e presentano anzi gravi errori e depistaggi.
Oggi Roma lo ricorda ancora: il Consigliere metropolitano Paolo Ferrara, in rappresentanza della Città metropolitana di Roma Capitale, e il vicesindaco Luca Bergamo hanno deposto una corona d’alloro sulla lapide commemorativa dell’uccisione di Valerio Verbano.
Anche Napoli ha voluto ricordare il giovane ucciso in casa. Pietro Spaccaforno, militante del Centro sociale Insurgencia di Napoli, a margine della commemorazione che si è tenuta stamattina a Scampia in memoria di Valerio Verbano ha affermato: “Non assicuriamo un corteo pacifico in occasione della venuta di Salvini qui a Napoli: speriamo in un corteo colorato e partecipato, ma che abbia anche un senso di conflitto verso chi porta odio nelle città italiane”.

IL MURO DEL RIMPIANTO

ceuta muroCeuta e Melilla rappresentano dalla fine degli anni 90 un ostacolo che impedisce agli immigrati l’arrivo e l’accesso in Europa. Stanotte però circa 800 migranti hanno assaltato e sfondato con bastoni e cesoie la barriera alta sei metri che separa l’enclave spagnola dal territorio marocchino. Circa 500 sono riusciti a superare la barriera di filo spinato e a entrare in territorio europeo scontrandosi con la polizia spagnola. Quello di Ceuta e Melilla però non è solo un muro, ma una vera e propria ‘grande muraglia europea’, costituita da una doppia recinzione alta sei metri, lunga otto chilometri ed estesa dalla terraferma fino alle acque marine, dotata di camminamenti interni per i soldati della Guardia Civil ed i loro mezzi, continuamente sorvegliata su entrambi i fronti da milizie spagnole e marocchine, corredata da torri d’avvistamento, filo spinato e lame di metallo, telecamere a circuito chiuso e rilevatori di vario tipo per un monitoraggio diurno e notturno della frontiera.ceuta

Non è la prima volta però che la recinzione viene assaltata. Già all’inizio di quest’anno c’era stato un altro tentativo massiccio di sfondamento con circa 1.100 profughi che avevano assaltato il muro. Giorno dopo giorno uomini, donne e bambini provenienti dai più svariati Paesi africani ed asiatici danneggiati da guerre, povertà e persecuzioni attraversano interi Stati per poi provare a varcare la soglia sbarrata di Ceuta o Melilla, in alternativa al viaggio per mare verso le coste spagnole, italiane, maltesi, greche o cipriote.
Stavolta però la polizia spagnola non ha potuto fermare il gran numero di persone che premevano sulle entrate. Decine e decine di migranti si sono arrampicati sulla recinzione di filo spinato di sei metri e hanno festeggiato per le strade nelle prime ore del giorno, gridando “libertà” e sono stati accolti nei campi della Croce Rossa locale. Circa trenta migranti e almeno dieci agenti spagnoli, secondo la Ap, sono stati leggermente feriti e hanno dovuto essere medicati in ospedale.
ceuta cartinaMa le politiche europee intanto sono tutte concentrate sul tentativo di fermare gli sbarchi e gli arrivi. Con l’appoggio politico della Commissione Ue, l’Italia è vicina a un accordo con Tunisi per la gestione dei rifugiati. La Tunisia ha accettato di ricevere migranti di qualunque nazionalità partiti dalla Libia e intercettati in acque extraterritoriali dalle squadre italiane e europee di salvataggio e avrebbero diritto a ripartire per l’Europa i rifugiati se viene accettata la domanda d’asilo. In contropartita l’unico governo democratico del Maghreb ottiene dall’Italia e dall’Unione Europea sostegno su alcuni fronti che lo interessano.
Intanto nel Mediterraneo si continua a essere uccisi dalle politiche di non accoglienza europee. Nel 2016 sono morte 5 mila e 96 persone; nel 2017, nel solo mese di gennaio, i morti o dispersi sono già 256, di cui 222 sulla rotta del Mediterraneo centrale. A certificare i numeri è l’Unhcr, Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Nave La nave di salvataggio Aquarius ha salvato 8.755 vite e accolto a bordo più di 13 mila persone, in 64 operazioni di soccorso in mare. L’83% dei profughi salvati sono uomini; il 17% donne; i minori,invece, sono stati il 24% e di questi nell’84% dei casi erano non accompagnati.
“Le migrazioni non sono un pericolo, sono una sfida per crescere”. Lo ha affermato papa Francesco durante la visita all’Università di Roma Tre. “Ogni Stato deve vedere che possibilità ha di accogliere, ma tutti devono farlo”, ha sottolineato. “L’Europa è stata fatta di invasioni e migrazioni. Da soli, come fosse una preghiera – ha chiesto il Pontefice – pensiamo al Mare nostrum che è diventato un cimitero”.
Sulla stessa falsariga lo scrittore francese Pennac. “I migranti sono il capo capro espiatorio dell’Europa. Sos Mediterranee è l’onore dell’Europa e della Francia, in un momento di totale regressione morale”. Lo ha detto lo scrittore Daniel Pennac, a Palermo, intervenendo alla conferenza stampa bordo della nave di salvataggio Aquarius, per illustrare il bilancio di un anno di attività nelle operazioni soccorso nel Mediterraneo che ha consentito di salvare 8.755 vite umane.pennac
La Sicilia come sempre è in prima linea nell’accoglienza. Trapani tramite la Prefettura e l’Asp, ha iniziato un nuovo progetto in favore dei migranti che coinvolte tutte le altre Prefetture siciliane e le Aziende sanitarie, fatta eccezione per Palermo. Si chiama Silver ed è il progetto europeo per il reintegro dei migranti vittime di traumi psicologici legati al viaggio o al contesto di partenza. Prevede, in particolare, la realizzazione di interventi presso le strutture di accoglienza con i servizi psicosocio-sanitari pubblici, anche attraverso unità mobili di supporto con la presenza di equipe multidisciplinari.
Nel frattempo la Procura di Catania ha aperto un’inchiesta conoscitiva sugli interventi in mare per soccorrere migranti da parte di Ong nel Canale di Sicilia. Lo scrive Repubblica citando il procuratore Carmelo Zuccaro che al quotidiano spiega: “vogliamo capire chi c’è dietro tutte queste organizzazioni umanitarie che sono proliferate in questi ultimi anni, da dove vengono tutti questi soldi che hanno a disposizione e soprattutto che gioco fanno”. Per questo, aggiunge, “insieme a Frontex e alla Marina militare stiamo cercando di monitorare queste Ogn che hanno dimostrato di avere una grande disponibilità finanziaria”. “È ovvio – sottolinea Zuccaro – che non mettiamo in discussione organizzazioni umanitarie di chiara fama”. Secondo un rapporto di Frontex all’Ue ai migranti “verrebbero date chiare istruzioni prima della partenza sulla direzione da seguire per raggiungere le imbarcazioni Ong”, le cui navi spesso si spingerebbero vicino la costa libica come dei ‘taxi’, ipotizzando presunti “contatti con scafisti”.

Slitta PDL su Testamento biologico. Appello dei Medici

testamento_biologico_1L’Italia rinvia ancora la discussione di una legge sul Testamento biologico. È stato infatti rimandato di una settimana l’arrivo in aula del progetto di legge sul testamento biologico e, giovedì sera, in commissione Affari sociali alla Camera, seduta notturna dalle 16 a mezzanotte per chiudere l’esame del provvedimento. È quanto stabilito dall’ufficio di presidenza della XII commissione di Montecitorio.
“Speriamo che il rinvio in Aula della discussione sulla legge sul testamento biologico sia l’ultimo”. Ha detto Pia Locatelli, Capogruppo del Psi alla Camera. “Non vorremmo che fossimo di fronte a un tentativo di prolungare il più possibile i tempi della discussione nella speranza di evitare l’approvazione di un provvedimento, voluto da oltre il 70 % del Paese, che si limita a rendere accessibili a tutti pratiche che già esistono e vengono applicate, come dimostra il recente caso di Montebelluna”. Lo ha detto Pia Locatelli presidente del Comitato Diritti umani della Camera e coordinatrice dell’Intergruppo per il testamento biologico. “Non si tratta di eutanasia, ma semplicemente di permettere che il paziente possa decidere sempre e comunque a quali cure sottoporsi e di far sì che la sua volontà venga rispettata anche quando non sarà più in grado di esprimerla”, conclude la deputata socialista. Il disegno di legge in discussione in Italia punta alla sospensione delle cure e come ha più volte spiegato la Locatelli non ha nulla a che fare con l’eutanasia, che prevede invece un’azione per provocare intenzionalmente, nel suo interesse, la morte dell’individuo.
“Giovedì, comunque andranno le votazioni, si chiuderà il provvedimento – ha fatto sapere il presidente della commissione Mario Marazziti – Nel caso in cui non si riuscirà a votare tutti gli emendamenti la parte rimanente del testo arriverà in aula nella sua formulazione originaria. La settimana successiva le altre commissioni esprimeranno i pareri dovuti e alla fine daremo mandato alla relatrice di riferire in aula. Scriverò alla presidente Boldrini per chiedere il rinvio in aula il 27 febbraio”.
Nel frattempo a mobilitarsi sono i medici con un appello per avere al più presto una legge per il testamento biologico. Per dare ai malati terminali “l’ultima parola”. “Perché è a loro che spetta decidere”. Il testo è stato presentato oggi alla Camera dei deputati nell’ambito di una conferenza organizzata dall’Associazione Luca Coscioni.
“Quella sul fine vita è una battaglia che conduco da 25 anni”, spiega Carlo Alberto Defanti, Primario emerito Ospedale Niguarda, membro della Consulta di Bioetica e medico di Eluana Englaro. “Una delle prime iniziative della Consulta di bioetica, risale al ’92, quando fu preparata una carta di autoderminazione dei malati. Abbiamo steso diversi documenti come la Biocard del ’95 o il primo disegno di legge del ’96, ma non abbiamo ancora ottenuto una legge in materia”, dice Defanti.
“L’Italia è in ritardo – afferma Defanti – già nel ’76 fu emanata la prima legge in California, si chiamava Natural Death Act. Il caso di Eluana Englaro ha bloccato perché con la sua storia si è scatenata ‘una guerra di religione’ fra persone a favore e persone contrarie”.

Ilva. Gip Milano boccia accordo, a rischio il risanamento

milanoSi riannoda la questione Ilva. Il gip di Milano Maria Vicidomini ha bocciato le richieste di patteggiamento di Adriano, Fabio e Nicola Riva in uno dei procedimenti milanesi su Ilva. La decisione però rischia di far saltare l’accordo per finanziare il risanamento ambientale dello stabilimento di Taranto, il più grande impianto siderurgico d’Europa, proprio mentre è in corso l’iter per la vendita di Ilva dopo due anni di amministrazione straordinaria.
Nelle settimane scorse, la Procura di Milano aveva dato il via libera a questi patteggiamenti in seguito alla decisione della famiglia Riva di rinunciare a ogni contenzioso con lo Stato italiano sul “tesoretto” da 1,3 miliardi di euro, attualmente bloccato in Svizzera, dopo il sequestro effettuato nel 2013 dalla Guardia di Finanza. Soldi destinati al risanamento ambientale dello stabilimento di Taranto. Per il gip però le pene patteggiate sono troppo basse per ratificare il patteggiamento.
L’intesa tra lo Stato e la famiglia Riva con la rinuncia a ogni contenzioso era stata annunciata a Novembre dal Capo dell’Esecutivo Matteo Renzi. I pm Mauro Clerici e Stefano Clerici assieme al procuratore capo Francesco Greco avevano dato il placet al patteggiamento dopo la decisione della famiglia Riva di rinunciare ai contenziosi che, di fatto, apriva al rientro in Italia dei capitali destinati ai progetti di risanamento e riqualificazione degli impianti dell’Ilva.
Adriano Riva, accusato di bancarotta, truffa ai danni dello Stato e trasferimento fittizio di valori, aveva concordato con la Procura milanese due anni e mezzo di reclusione. Il nipote, Fabio, accusato solo di bancarotta, aveva invece chiesto un patteggiamento per quattro-cinque anni di reclusione, in continuazione con una condanna per altro reato già diventata definitiva. L’altro nipote, Nicola, accusato di bancarotta, aveva chiesto una pena inferiore ai due anni di carcere.
La famiglia Riva era proprietaria del 90% della più importante azienda siderurgica, poi sottoposta all’amministrazione straordinaria dopo la crisi provocata anche da un’inchiesta della magistratura per disastro ambientale.
Ieri, intanto, il Tribunale federale svizzero ha rinviato al 31 marzo una decisione sulla somma congelata. Secondo i media svizzeri, alcune questioni giuridiche nell’accordo tra Riva e Stato italiano sull’Ilva non sarebbero ancora risolte, ragione per la quale gli ex proprietari dell’azienda hanno depositato la richiesta di sospensiva

Visite fiscali, dall’Inps cambiamenti in vista

Boeri-Inps

Già per gli statali è così, ma la regola dovrà valere anche per i lavoratori privati. Le visite fiscali, in caso di malattia, andranno svolte nell’arco di 7 ore: questo il lasso di tempo in cui dovrà essere garantita la reperibilità. È questa la novità lanciata oggi dal presidente dell’Inps Tito Boeri secondo cui “non ha senso che ci siano differenze tra i lavoratori pubblici e quelli privati”.

Oggi infatti quest’ultimi devono garantire una reperibilità per 4 ore, a differenza dei primi per i quali vige la regola delle 7. Per i lavoratori del settore privato, nel dettaglio, la fasce orarie della visita fiscale sono dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19. Sia il datore di lavoro sia l’Inps possono richiedere il controllo medico fiscale nei confronti del dipendente che ha comunicato la malattia, o la sua assenza dal lavoro per effettuare una visita o degli esami. L’obbligo di reperibilità inizia il primo giorno della malattia e prosegue per tutto il periodo indicato sul certificato medico, inclusi sabato, domenica e festività. E quindi anche a Natale, Capodanno, Befana, Pasqua. Ci si può sottrarre a questo ‘regime’ di fasce orarie in caso di patologie che richiedono terapie salvavita e stati patologici connessi a situazioni di invalidità riconosciuta, in misura pari o superiore al 67%. Per i dipendenti statali e pubblici, i controlli vengono effettuati dai medici della mutua, ossia, dell’Asl di riferimento, su richiesta dell’Amministrazione pubblica. Gli orari di visita fiscale: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. Non solo nelle visite fiscali ma anche nel ricorso alla legge 104 “ci sono differenze forti tra pubblico e privato e tra comparti del pubblico che fanno pensare che ci possano essere potenziali forme di abuso”.

Boeri ha parlato anche della legge 104 e degli interventi per razionalizzarla. “Probabilmente ci sono delle forme di abuso”, ha aggiunto Boeri, parlando della legge che consente di assentarsi dal lavoro per prendersi cura di un parente malato. Nel valutare le differenze di utilizzo della legge 104 nel pubblico e nel privato occorre considerare “il differenziale di genere” è la replica della segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso. “Il presidente dell’Inps pensa che con un po’ di controlli si possano ricavare risorse – ha dichiarato Camusso -. Ci è noto l’intento provocatorio del presidente ma la discussione va fatta in modo diverso. Al netto degli abusi, la legge 104 è più usata nel pubblico perché nel privato ci sono maggiori sanzioni nei comportamenti delle donne che prendono il permesso. Mi porrei una domanda sul differenziale di genere”.

Terremoto. Buemi: “Ora norme per i lavoratori”

Terremoto NorditaliaIl premier Paolo Gentiloni si è recato oggi nelle zone colpite dal terremoto. “Una parte del nostro paese è stata ripetutamente colpita in modo molto grave. Non si è trattato solo di un episodio ma purtroppo di una sequenza. Questo non deve incrinare la coesione delle nostre comunità e la fiducia nel futuro. Però bisogna lavorare e lavorare in fretta perché solo se le Istituzioni saranno veramente unite e rapide questo potrà consentire di restituire fiducia ai nostri territori”. Ha detto il premier nel corso della sua visita.

Nello stesso giorno i rettori delle Università di Camerino e Macerata, Flavio Corradini e Francesco Adornato, hanno sposato l’iniziativa per l’istituzione di una zona franca nei comuni delle aree del cratere sismico presentata dai socialisti una decina di giorni fa.

“Sfugge però ai magnifici rettori – spiegano i parlamentari Enrico Buemi, Serenella Fucksia e Remigio Ceroni – che da mesi ci stiamo occupando del terremoto portando avanti tutte le necessità del territorio marchigiano e che sin da subito abbiamo chiesto per i nostri conterranei case e non casette provvisorie. Ricordiamo ai magnifici rettori che lo Stato ha promesso la sospensione delle tasse che, terminata l’emergenza, si dovranno comunque pagare. Che questa popolazione martoriata dovrà pagare tasse e imposte ‘vecchie’ a cui si aggiungeranno quelle ‘nuove’ e che per le piccole aziende questo rappresenterà un ulteriore terremoto”.

Fucksia, Ceroni e Buemi spiegano quindi che “l’istituzione di una zona franca è fondamentale per consentire ai lavoratori autonomi e alle piccole e micro imprese, localizzati nei comuni del cratere, di beneficiare di agevolazioni fiscali per far ripartire la vita, l’economia, la normalità. La proposta di questo disegno di legge da noi sottoscritta, che indica in un triennio il periodo congruo di esenzione dalle imposte durante il quale si spera che l’opera di ricostruzione possa ripristinare quanto perduto, ci appare una misura efficiente ed efficace, oltre che doverosa, per dare un supporto adeguato a chi ha subito gravi perdite e si troverà ad operare nel prossimo futuro in una situazione di estrema difficoltà. In questo modo – concludono – i piccoli centri colpiti dal sisma potranno rinascere perché non è sufficiente ricostruire le case se contemporaneamente non si propongono norme specificatamente dedicate a garantire il lavoro e i lavoratori. A questo, a testa bassa e senza tanti proclami, stiamo lavorando”.

Istat, sale il fatturato dell’industria

Italia-crescita-industriaA novembre per l’industria si rileva – rispetto al mese precedente – un aumento significativo sia del fatturato (+2,4%), sia degli ordinativi (+1,5%). Lo comunica l’Istat evidenziando come l’incremento del fatturato è maggiore sul mercato interno (+3,1%) rispetto a quanto rilevato sul mercato estero (+0,9%). Gli ordinativi, invece, aggiunge l’istituto, registrano incrementi maggiori sul mercato estero (+2,4%) rispetto all’interno (+1,0%). Su base annua corretto per gli effetti di calendario il fatturato totale cresce del 3,9%, con un incremento del 4,8% sul mercato interno e del 2,2% su quello estero. Rispetto a novembre 2015, l’indice grezzo degli ordinativi si mantiene invece sostanzialmente stabile (+0,1%). L’incremento più rilevante si registra nella fabbricazione di apparecchiature elettriche (+11,6%), mentre la flessione maggiore si osserva nell’elettronica (-54,7%).

Nella media degli ultimi tre mesi, spiega l’Istat, l’indice complessivo del fatturato aumenta dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti (-0,1% per il fatturato interno e +0,7% per quello estero); quello degli ordinativi diminuisce del 2,3%.

Le prime firme di Trump. L’ambiente sotto i piedi

casa-biancaSeduto nello Studio Ovale il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato i primi decreti. Si tratta di ordini esecutivi, provvedimenti di efficacia immediata che quindi che non devono passare dal Congresso per essere operativi.
Sono alcuni dei temi su cui aveva puntato molto in campagna elettorale. La prima firma è in calce a un ordine esecutivo per ritirare formalmente gli Stati Uniti dal Trans-Pacific Partnership (TPP). Il secondo decreto è quello con cui si ristabilisce il bando sull’erogazione di fondi federali alle Ong internazionali che praticano aborti o forniscono informazioni a riguardo. Si tratta di un provvedimento che, da quando fu introdotto dall’amministrazione repubblicana nel 1984, è stato revocato dalle amministrazioni democratiche e reintrodotto da quelle repubblicane che si sono succedute. L’ultima volta era stato il presidente Barack Obama a cancellare il bando.

Il presidente Donald Trump ha rilanciato il suo slogan anche nel suo primo incontro alla Casa Bianca con i leader del business, promettendo inoltre di tagliare del 75% il quadro regolatorio e una riduzione delle tasse per la middle class e per le società dall’attuale 35% al 15%-25%”. “Tutto quello che dovrete fare è stare qui, non andar via. Non licenziare la vostra gente negli Usa”, ha detto il neo presidente.

È poi tornato a parlare delle politiche energetiche. “I giacimenti sotto i piedi degli statunitensi c’è – dice Trump – talmente tanta energia che bisognerebbe prendere il fiato prima di esprimerne il valore: 50mila miliardi di dollari. Sfruttiamo questa ricchezza, nel piano energetico che ha appena presentato, e che si chiama «An America first energy plan» (Un piano energetico Prima l’America). Usando le risorse nazionali, riscoprendo il carbone (però “carbone pulito”), togliendo vincoli e burocrazia, i costi energetici per gli statunitensi potrebbero scendere così tanto da poter rappresentare fra 7 anni un aumento salariale pari a 30 miliardi di dollari”.

Insomma il documento di Trump pubblicato sul sito web della Casa Bianca è ambiguo. No a politiche climatiche, no a vincoli ambientali, basta con la Legge Acque e con il Piano Clima. “Per troppo tempo siamo stati trattenuti dal freno delle normative sull’industria energetica”. Però al tempo stesso il documento dice sì a legge forti per difendere l’aria e le acque dall’inquinamento. Il piano energetico di Trump dice che «l’energia è una parte essenziale della vita statunitense ed è un punto centrale dell’economia mondiale. L’Amministrazione Trump si impegna in politiche energetiche che ridurranno i costi per i lavoratori statunitensi e per massimizzare l’uso delle risorse statunitensi, liberandoci dalla dipendenza dal petrolio straniero», anche per accrescere il grado di sicurezza energetica. Il documento aggiunge: “Abbiamo vaste riserve energetiche interne non sfruttate, proprio qui. L’Amministrazione Trump abbraccerà la rivoluzione dello shale oil e dello shale gas per creare posti di lavoro e per dare prosperità a milioni di statunitensi”.