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Marco Flavi

Una soft-Brexit per evitare un salto nel vuoto

A sette mesi dal referendum con il quale la Gran Bretagna ha votato di lasciare l’Unione europea, Theresa May ha illustrato cosa significherà e che sembianze avrà la rottura, nonché su quali punti incentrerà i negoziati. Nel referendum dello scorso giugno “i britannici hanno votato per il cambiamento”. Ha detto Theresa May iniziando il suo atteso discorso sulla Brexit. La premier britannica ha illustrato alla Lancaster House di Londra i suoi piani e indicato la strategia che verrà seguita dal Regno Unito, sulla base di 12 precisi punti. Sarà un abbandono graduale per evitare “un dannoso salto nel vuoto”. Un “processo per gradi di attuazione” nell’interesse reciproco di Ue e Gran Bretagna. Sarà il Parlamento a votare sull’accordo finale che emergerà dai negoziati. “I britannici hanno votato per forgiare un futuro migliore per il nostro Paese. Hanno votato per uscire dall’Unione europea e abbracciare il mondo”, dice, pronta ad annunciare l’abbandono del mercato unico. E’ questo uno dei passaggi più importanti del piano del governo, volto a garantire il controllo dell’immigrazione.

“Non vogliamo più essere membri del mercato unico europeo” conferma, annunciando che la Gran Bretagna riprenderà così il controllo dell’immigrazione dai Paesi Ue e si ritirerà dalla giurisdizione della Corte europea di Giustizia. Puntando, però, a un accordo di libero scambio con l’Ue, senza contribuire al bilancio europeo. La premier lancia quindi una visione globale. “In questo momento, stiamo abbandonando l’Europa e pianifichiamo un vertice biennale del Commonwealth. Costruiremo una Gran Bretagna veramente mondiale” aggiunge, dicendo che la Brexit è una lezione anche per l’Ue se vuole avere successo. “Non vogliamo che l’Unione europea si smembri, ma da parte dell’Ue è mancata la flessibilità nei confronti di Londra e i britannici se ne sono accorti”.

Il Regno Unito vuole avere una visione sempre più globale, ma, promette, resterà amica dei Paesi Ue. “La tutela dell’Unione- dice- è al cuore di ogni azione della Gran Bretagna, perché soltanto uniti possiamo cogliere le opportunità che ci attendono”. E soltanto uniti si può condurre una efficace lotta al crimine e al terrorismo: tutti i Paesi europei hanno interessi e valori in comune e la ”nostra risposta non può essere quella di cooperare meno”. Il richiamo della premier all’unità nazionale, minato proprio dal Referendum sulla Brexit che ha diviso il paese tra chi voleva restare e chi, invece, sosteneva l’uscita dall’Ue, è stato accolto con indifferenza dalla Scozia, che a poche ore dall’esito del voto aveva subito paventato l’eventualità di un contro-referendum. Non solo: il 26 dicembre scorso Edimburgo ha presentato un piano per restare nel mercato unico europeo, precisando che resta sul tavolo l’opzione di uno Stato indipendente dentro la Ue. Il piano di Londra “non è nel nostro interesse nazionale” replica oggi la First Minister Nicola Sturgeon. “E’ ormai chiaro che il Regno Unito sta andando verso una hard Brexit – commenta, riferendosi alla decisione di lasciare il mercato unico europeo – che minaccia di essere economicamente catastrofica”.

Le Borse europee migliorano dopo il discorso, solo Londra ferma Le piazze europee sono migliorate dopo il discorso sulla Brexit di Theresa May. Solo la Piazza di Londra si è appesantita e adesso cede lo 0,7%, mentre Milano mantiene il guadagno (+0,25%). Deboli, ma positive, le altre piazze, che per tutta la mattinata sono state invece in perdita: Francoforte, Parigi e Madrid sono ora in crescita dello 0,1%.

Tobruk contro ambasciata italiana “nuova occupazione”

Libia-HaftarGli Italiani ancora una volta sono in mezzo alla bufera libica, stavolta accusati di essere dei ‘colonizzatori’ come nel 1911. Le autorità di Tobruk, nell’est della Libia, si scagliano contro la riapertura dell’ambasciata italiana a Tripoli definendola una “nuova occupazione”. Lo riferisce il sito ‘The Libya Observer’. Appena tre giorni fa era stata riaperta da Roma la sede diplomatica italiana in Libia, con grande entusiasmo dell’ambasciatore Giuseppe Perrone che aveva fatto sapere di essere stati i primi: “C’è sempre una situazione di rischio, ma considerato il nostro ruolo particolare in Libia abbiamo deciso di fare questo investimento politico”.
Ma il vero problema non è solo l’ambasciata per i libici di Tobruk: il ministero degli esteri del ‘governo’ guidato da Abdullah al-Thani e al quale fa riferimento il generale Khalifa Haftar, ha inviato ieri una “nota diplomatica urgente” a tutte le ambasciate e i consolati libici all’estero per informarli di quello che viene definito “il ritorno militare dell’Ambasciata italiana” a Tripoli. “Una nave militare italiana carica di soldati e munizioni è entrata nelle acque territoriali libiche. si tratta di una chiara violazione della carta delle Nazioni Unite e una forma di ripetuta aggressione”, sostiene la nota di Tobruk, sempre secondo quanto riferisce Libya Observer.

Ma Tobruk mostra i muscoli anche perché sostenuta dal gigante russo: Putin infatti continua a sostenere il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica che non nasconde la sua aspirazione a controllare anche Tripoli.

Ma ora il problema riguarda anche gli italiani nel territorio libico, senza dimenticare la questione Eni. Infatti le milizie di Zintan (alleate di Haftar) dalle alture a sud della capitale ribadiscono la minaccia di attaccare le strutture Eni che fanno capo al terminale di Mellitah non lontano dal confine con la Tunisia.

IL GIUDIZIO

poletti-camusso-675-675x275Dopo una lunga attesa arriva finalmente il verdetto della Consulta sul referendum sull’articolo 18 voluto dal sindacato della Cgil. Il quesito referendario che avrebbe reintrodotto l’art.18 e smontato il Jobs act, è stato bocciato dalla Corte Costituzionale.
Nell’odierna camera di consiglio la Corte Costituzionale ha dichiarato: ammissibile la richiesta di referendum denominato “abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti” (n. 170 Reg. Referendum); ammissibile la richiesta di referendum denominato “abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)” (n. 171 Reg. Referendum); inammissibile la richiesta di referendum denominato “abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi ” (n. 169 Reg. Referendum).
Ma la Cgil non si arrende, Susanna Camusso dopo la sentenza ha annunciato: “Continueremo la nostra iniziativa contrattuale e valuteremo di ricorrere alla Corte Europea, perché siamo convinti di aver rispettato le regole”. Mentre da parte del Professor Vittorio Angiolini, legale che ha rappresentato le istanze della Cgil di fronte alla Corte Costituzionale sui referendum sul Jobs Act l’attenzione resta sui voucher: “Ora sui voucher è necessario che il Governo appronti modifiche sostanziali”. E aggiunge: “Prima del referendum, con la tracciabilità dei voucher – spiega l’avvocato – c’era già stato un intervento correttivo che però non è stato sufficiente. Anche una nuova normativa che venisse predisposta ora, deve soddisfare il quesito referendario. Lo strumento dei voucher, che è stato introdotto per le prestazioni occasionali e per rendere trasparente il lavoro nero, è stato usato in maniera scorretta e impropria. Serve una modifica che riformi la sostanza dell’istituto”.
“Da oggi inizia la campagna elettorale sui due sì al referendum sui voucher e sugli appalti, sarà una grande e impegnativa campagna elettorale, il tema è: ‘Libera il lavoro'”, ha detto Susanna Camusso. “Da oggi chiederemo tutti i giorni al governo la data in cui si voterà”. La richiesta del segretario Cgil sui voucher è: nessun correttivo ma il coraggio di azzerarli. “Abbiamo sentito il presidente del consiglio parlare di correttivi. I voucher sono uno strumento malato, bisogna avere il coraggio di azzerare una cosa che promette solo malattia”, ha affermato. Infine, per rispondere ad alcune critiche che erano piovute sul suo sindacato, Camusso ha detto che la Cgil utilizza in voucher l’equivalente di 3 persone e mezzo all’anno, secondo dati forniti dall’Inps.
La decisione come al solito ha diviso il mondo politico tra chi commenta positivamente il giudizio della Consulta e chi invece parla di una sentenza “politica”. La prima a sottolinearlo è stata proprio la Camusso: “Si è dato per scontato l’intervento del governo e dell’Avvocatura che invece non era dovuto ed è stata una scelta politica”.
“Prendiamo atto con rispetto e grande soddisfazione del pronunciamento della Corte Costituzionale sui quesiti referendari. Ciò consente di proseguire, senza cesure, il percorso di riforma del mercato del lavoro, per migliorarne le condizioni nei confronti dei lavoratori rendendolo, nel contempo, più efficiente”. Afferma Lorenzo Guerini, vicesegretario del Partito Democratico.
Su Twitter Andrea Marcucci, senatore Pd, scrive: “Una decisione ineccepibile della Consulta sull’articolo 18. Jobs act è una buona legge, sui voucher sono necessarie modifiche”.


Da parte di Sinistra Italiana invece la decisione è inconcepibile. “Con tutto il dovuto rispetto per le sentenze della Corte Costituzionale, non condividiamo la decisione di dichiarare inammissibile il più importante e significativo tra i referendum sul lavoro, quello sull’art. 18”. Afferma la capogruppo di Sinistra italiana al Senato Loredana De Petris, presidente del Gruppo Misto. “Dal momento che in circostanze analoghe erano stati dichiarati ammissibili altri referendum, è difficile evitare il dubbio che abbiano prevalso considerazioni di natura politica più che costituzionale”. Dice ancora la capogruppo di Sinistra italiana che invita il Governo ad agire: “Ora è dovere del governo fissare subito la data dei due referendum approvati dalla Corte e non cercare di aggirarli con espedienti e trucchi. Ricordiamo che il quesito referendario propone l’abolizione dei voucher e non una loro semplice revisione: rimaneggiare i voucher per evitare il referendum significherebbe espropriare il popolo del suo diritto costituzionale a esprimersi col referendum”.
Fuori dal coro invece il giudizio di Cesare Damiano, Pd. “I problemi sollevati dai referendum sul lavoro – afferma Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera – vanno comunque affrontati perché evidenziano alcune criticità: l’abuso dei voucher, la tutela dei lavoratori nella catena degli appalti e la crescita, dopo il Jobs Act, dei licenziamenti per motivi disciplinari. Tocca ora alla politica intervenire, indipendentemente dalla tenuta dei Referendum”.
Dalla Lega invece arriva invece l’invito alla Corte Costituzionale di affrettarsi sulla legge elettorale. “La Consulta ha lavorato bene, dimostrando piena autonomia, adesso ci aspettiamo che lavori altrettanto bene, e rapidamente, per arrivare subito ad una sentenza sulla legge elettorale, in modo da poter tornare al voto il prima possibile”. Lo afferma il senatore Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato e responsabile organizzazione e territorio della Lega Nord. “Comunque il dato che politicamente oggi emerge è che, a poco più di un mese dal referendum che lo ha spazzato via e dalle sue dimissioni, Renzi ormai non conta proprio più nulla”, conclude.
Non entra nel merito della sentenza, ma attacca il Governo il vicepresidente M5s della Camera, Luigi Di Maio: “Questa primavera saremo chiamati a votare per il referendum che elimina la schiavitù dei voucher. Sarà la spallata definitiva al Pd, a quel partito che ha massacrato i lavoratori più di qualunque altro e mentre lo faceva osava anche definirsi di sinistra!”

Cyberspionaggio. Nel mirino Renzi, Monti e Draghi

cyberspionaggioLa polizia postale ha arrestato due persone accusate di aver spiato almeno dal 2012 politici, figure istituzionali e imprenditori italiani, e di aver monitorato anche le email dell’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi e del presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi.
L’indagine, condotta dalla Polizia postale e coordinata dalla procura di Roma, ha portato all’arresto di due persone, l’ingegnere nucleare Giulio Occhionero, di 45 anni, e la sorella Francesca Maria, residenti a Londra ma domiciliati a Roma e conosciuti nel mondo dell’alta finanza capitolina. L’indagine è coordinata dal pm Eugenio Albamonte della Procura di Roma.

Ai due vengono contestati i reati di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, accesso abusivo a sistema informatico aggravato ed intercettazione illecita di comunicazioni informatiche e telematiche. Le indagini degli investigatori del Cnaipic, il Centro nazionale anticrimine informatico della Polizia postale, hanno accertato che i due fratelli gestivano una rete di computer (botnet) – infettati con un malware chiamato ‘Eyepyramid’ – che avrebbe loro consentito di acquisire, per anni, notizie riservate e dati sensibili di decine di persone che, a vario titolo, gestiscono la funzione pubblica e delicati interessi, soprattutto nel mondo della Finanza.

Secondo il sito Linkedin, Giulio Occhionero è managing director della società Westlands Securities, con sede principale in Cina.

Non è stato possibile per il momento raggiungere i familiari o i legali dei due.
Tra i nomi delle vittime che compaiono nell’ordinanza, oltre a quelli di Renzi e Draghi, anche l’ex premier Mario Monti, ex dg di Bankitalia ed ex ministro Fabrizio Saccomanni, gli ex ministri Piero Fassino e Ignazio La Russa, del cardinale Gianfranco Ravasi.

Secondo gli inquirenti, gli Occhionero avrebbero infettato, a partire dal 2012, una serie di computer con un malware denominato Eyepiramid (noto dal 2008, che consente di controllare a distanza i pc), ottenendo informazioni riservate su “numerosissime” vittime, e le avrebbero poi custodite su server negli Stati Uniti. Per questo, all’indagine collabora anche la Cyber Division dell’Fbi, dice la nota.

Lotti indagato, ma il Ministro nega

Conferenza stampa di presentazione del concerto di commemorazione del Centenario della Prima Guerra Mondiale a RedipugliaIl neo ministro Luca Lotti, secondo “il Fatto Quotidiano” che riporta la notizia in apertura, è indagato per rivelazione di segreto e favoreggiamento nell’ambito dell’indagine avviata dalla procura di Napoli sulla corruzione in consip. Per “il Fatto” il fascicolo contenente le ipotesi di reato sulle fughe di notizie è stato stralciato dal filone principale sulla corruzione (che vede indagati Alfredo Romeo e il dirigente della Consip Marco Gasparri) ed è finito a Roma per competenza territoriale, dunque al procuratore Giuseppe Pignatone.

Luca Lotti, scrive il quotidiano, è indagato a seguito delle dichiarazioni di Luigi Marroni. “L’ex Assessore alla Sanità della regione Toscana, promosso da Renzi a capo della Consip”, riporta il Fatto, “nel suo esame come persona informata dei fatti, ha tirato in ballo anche il generale dei Carabinieri Emanuele Saltalamacchia, comandante della legione Toscana, indagato per le stesse ipotesi di reato”. A far partire gli accertamenti che hanno portato a indagare tre persone, oltre a Lotti e Saltalamacchia c’è anche il comandante generale dell’arma dei carabinieri Tullio Del Sette, sarebbe stata “una bonifica contro le microspie”.

Il ministro risponde su Facebook “Sarei indagato per rivelazioni di segreto d’ufficio”, scrive. “È una cosa che semplicemente non esiste. Inutile stare a fare dietrologie o polemiche. Sto comunque tornando a Roma per sapere se la notizia corrisponde al vero e, in tal caso, per chiedere di essere sentito oggi stesso. È una cosa che non esiste e non ho voglia di lasciarla sospesa”. “Noi non scappiamo dalle indagini: siamo a totale disposizione di ogni chiarimento da parte dell’autorità giudiziaria. La verità – del resto – è più forte di qualsiasi polemica mediatica e non vedo l’ora di dimostrarlo”, sottolinea il ministro.

Almaviva. 1.666 lavoratori a rischio licenziamento

almaviva-napoli-2Sembra che la partita si fosse chiusa positivamente. Invece è arrivato il colpo di scena. Vi è infatti stato una improvvisa marcia indietro nella vertenza Almaviva Contact, il gigante dei call center del Gruppo Almaviva per il quale ieri, a tarda serata, azienda e sindacati avevano accettato la proposta di mediazione del Governo. Le Rsu di Roma hanno deciso di non firmare. E ora per i 1.666 lavoratori di quella sede si apre inevitabilmente il baratro del licenziamento.

Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e il viceministro Teresa Bellanova ieri avevano convocato le parti per trovare un soluzione in extremis per evitare i licenziamenti (2.511) e la chiusura delle sedi di Roma e Napoli. C’era tempo fino alla mezzanotte per trovare l’intesa, a conclusione dei 75 giorni canonici di procedura. L’accordo invece è stato trovato solo per la sede di Napoli.

A ottobre Almaviva Contact aveva avviato la procedura di riduzione del personale, solo a pochi mesi da un precedente accordo, raggiunto a maggio, per scongiurare il licenziamento di 3mila persone a seguito di un’altra procedura aperta a marzo. Delocalizzazioni, abbassamento dei costi e gare al massimo ribasso hanno piano piano minato le fondamenta di un settore in cui Almaviva Contact vanta 10mila dipendenti. A qualche mese di distanza dall’accordo di maggio, quindi, arriva la seconda procedura per Almaviva Contact, motivata con l’aggravarsi della situazione dei conti dell’azienda. Fino all’epilogo di ieri in tarda serata con l’accordo raggiunto al Mise: tre mesi in più di tempo, fino al 31 marzo 2017, per trovare un’intesa su produttività e riduzione dei costi. Intanto congelamento degli esuberi e garanzia, da parte del Governo, della rete di protezione degli ammortizzatori sociali. Anche i tre leader dei sindacati confederali, Camusso, Furlan e Barbagallo, erano stati convocati al Mise, a significare che il Governo ha voluto portare la trattativa al più alto livello. E nella notte il tweet del viceministro Bellanova: “Raggiunta intesa transitoria per evitare i licenziamenti. Rsu Napoli firmano e lavoriamo per intesa duratura. Roma scelgono di no”. Il leader della Uil Carmelo Barbagallo, uscendo dal Mise in serata, aveva commentato dicendo: “Abbiamo evitato che esplodesse la bomba. Ora lavoriamo per disinnescarla”. La bomba però, nonostante tutto, almeno a Roma è scoppiata.

Il Premio Lidu assegnato a Pia Locatelli

locatelli-1Il Premio annuale istituito dalla Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo (Lidu Onlus) per celebrare la Dichiarazione Universale, approvata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1948, è stato assegnato per il 2016 a Pia Locatelli, presidente del Comitato permanente sui Diritti umani della Camera dei deputati e presidente onoraria dell’“Internazionale Socialista Donne”.

Nella motivazione, la Lidu evidenzia il costante impegno per i diritti umani e civili della deputata, da sempre attiva in particolare sulle questioni delle pari opportunità. Pia Locatelli ha inoltre seguito con attenzione i processi di democratizzazione in Cile, in Sudafrica e nei Balcani e il suo lavoro come parlamentare, sia a livello europeo (nella legislatura 2004-2009) che alla Camera dei deputati, ha riscosso numerosi apprezzamenti al di sopra delle differenziazioni politiche.

Negli scorsi anni il premio è stato assegnato, fra gli altri, a Emma Bonino, Franco Frattini, Andrea Riccardi, Arrigo Levi, alla popolazione di Lampedusa, a Daniel Barenboim, Elio Toaff, Marco Pannella ed a Luigi Manconi.

“L’assegnazione del premio a Pia Locatelli” – ha affermato Antonio Stango, presidente della Lidu – riconosce un intero percorso di vita, fino alle iniziative delle ultime settimane contro la schiavitù in Mauritania e per la protezione dei difensori dei diritti umani nel mondo”.

A Pia Locatelli e ai parteciparti è giunto  un messaggio del Presidente della Camera Laura Boldrini: “Pia Locatelli  – scrive la Presidente della Camera – testimonia, con la forza dell’impegno quotidiano, cosa significhi  agire con passione e, al tempo stesso, con concretezza per la difesa dei diritti umani e civile e per l’affermazione dei diritti delle donne. Vi giungano quindi i miei migliori auguri per il pieno successo dell’evento”.

“Innanzitutto voglio ringraziare la LIDU – ha detto Pia Locatelli – per il grande onore che mi ha concesso con l’assegnazione di questo premio. La difesa dei diritti umani (mi piace di più del termine “diritti dell’uomo”) è sempre stato un tema a cui mi sono appassionata e dedicata con impegno, ma che – confesso – è stato anche fonte di frustrazione. Mi accade di avere la sensazione di mulinare nel vuoto, di fare la fine di Don Chisciotte o, nella migliore delle ipotesi, di svuotare il mare con un cucchiaino, ma immagino che anche tanti di voi siano passati, passino attraverso frustrazioni continue, che però non fermano chi dell’impegno per i diritti umani ha fatto una ragione di vita”.

Leggi l’intervento integrale

Scoppia il caso del ministro dell’Istruzione senza laurea

valeria-fedeliNell’Italia della meritocrazia mancata a far da ‘scuola’ sono le Istituzioni. A meno di ventiquattr’ore dall’annuncio dei ministri del Governo Gentiloni, a finire sotto accusa è proprio uno dei pochi ministeri ‘cambiati’, quello dell’Istruzione.
Sulla biografia ufficiale nel sito della senatrice Valeria Fedeli, che prima di entrare nell’esecutivo ricopriva la carica di vicepresidente del Senato, infatti viene riportato che la Fedeli avrebbe conseguito il diploma di laurea in Scienze Sociali, presso la Scuola per Assistenti sociali Unsas di Milano.
L’ex sindacalista sul suo sito ufficiale dichiara: “Sono nata a Treviglio (Bg) il 29 luglio 1949 (…) Finite le scuole mi sono trasferita a Milano dove ho conseguito il diploma di laurea in Scienze Sociali, presso Unsas (Scuola per assistenti sociali, ndr)”.
Un lettore del sito Dagospia, ha fatto notare però, attraverso una lettera, che il diploma di laurea di scienze sociali in Italia è stato istituito solamente nel 1998, ma in via sperimentale solo a Trieste e Roma, e più a larga scala dal 2000 quando la Fedeli era già segretaria nazionale del sindacato dei tessili. Insomma, siamo di fronte ad un diploma di scuola secondaria scambiato per laurea sulla propria biografia su internet.
Ma non è l’unica bufera che fa storcere il naso a chi si ritrova di fronte al nuovo ministro dell’Istruzione. Quelli con una lunga memoria hanno ricordato come mesi fa la vicepresidente del Senato su Twitter divenne bersaglio di diversi sfottò dopo aver sbagliato un calcolo banalissimo. Tentava di vantare i roboanti numeri della presunta ripresa italiana: “Passando dal -0,4 al +0,6, l’Italia in un anno ha recuperato oltre un punto di Pil”. Una bella cantonata sottolineata subito da Claudio Borghi Aquilini: “Se da 100 vai a 99,6 e poi vai a 100,2 dove lo vedi l’aumento di un punto? Ma studi ripartendo dalle medie – ha attaccato il leghista – Studi qualcosa”.

Regeni: L’Egitto consegna la documentazione richiesta

Giulio-Regeni“I magistrati della procura generale egiziana hanno consegnato tutta la documentazione richiesta dalla procura di Roma con la rogatoria del settembre scorso”. E’ quanto emerge da un comunicato congiunto emesso dalle due autorità giudiziarie (Procura di Roma e del Cairo) che indagano sull’omicidio di Giulio Regeni, scomparso il 25 gennaio scorso e trovato morto il 3 febbraio successivo lungo la strada che collega Il Cairo ad Alessandria.

Nel corso del vertice sul caso Regeni, la delegazione egiziana ha “consegnato – si legge nel comunicato congiunto – egiziani – il verbale delle dichiarazioni rese dal capo dei sindacati indipendenti degli ambulanti del Cairo da cui emerge come lo stesso abbia spontaneamente riferito alla polizia dei contatti da lui avuti con Giulio Regeni fino al 22 gennaio 2016”. Gli egiziani hanno anche “consegnato un video dell’incontro avvenuto ai primi di gennaio tra Regeni e il capo dei sindacati indipendenti degli ambulanti del Cairo realizzato da quest’ultimo”.

L’Egitto dopo aver negato pubblicamente, anche con il ministro degli Interni Magdy Abdel Ghaffar, di aver mai indagato su Regeni, è stata costretto ad ammettere che la polizia politica aveva aperto un procedimento su Giulio (poi chiuso nei primi giorni di gennaio) dopo la denuncia di Abdallah. Ora si scopre, in realtà, che l’inchiesta è andata avanti fino almeno al 22, seppur in maniera non ufficiale. Chi l’ha condotta? E perché? A queste due domande dovranno provare a rispondere i nostri inquirenti analizzando i documenti che sono stati loro consegnati. Compreso quel “breve video”, di cui si parla nel comunicato congiunto, “relativo a un incontro avvenuto ai primi di gennaio tra Giulio e Abdallah e realizzato da quest’ultimi”.

I magistrati del Cairo hanno anche riferito di “aver sentito il personale di polizia che ha proceduto agli accertamenti effettuati su Regeni nei primi giorni di gennaio 2016, sia di quello coinvolto nella sparatoria in cui sono morti i cinque componenti della banda criminale, nonché del personale di polizia coinvolto nel rinvenimento, che suscita interrogativi, dei documenti di Giulio il 24 marzo”.Gli italiani hanno invece consegnato, così come richiesto, gli accertamenti sui conti correnti bancari di Giulio in Italia e nel Regno Unito.

“Entrambe le parti – si legge ancora nel documento – hanno assicurato che la collaborazione continuerà attraverso lo scambio di atti fino a quando non sarà raggiunta la verità in ordine a tutte le circostanze che hanno portato alla morte di Regeni”.

“Come eravamo”. La storia d’amore di due persone agli antipodi

come-eravamoAmori che fermano il tempo, e magari non si consumano, ma conquistano l’anima per sempre. Il regista Francesco Bellomo, anche autore del testo con Mauro Graiani e Riccardo Urterà, dedica il suo nuovo spettacolo, “Come eravamo”  in scena al Teatro Tirso dal 7 al 18 dicembre, ai sentimenti… quelli che restano nonostante lo scorrere del tempo, quelli che quando esplodono lasciano un segno indelebile e niente sarà mai più lo stesso.

Passeranno i giorni, gli anni ma quegli amori non li dimenticheremo. Mai. Il protagonista Giulio Corso, sul palco con Alessandra Ferrara, Marco Paolo Tucci, Federica Pinto, Ilenia Tocco, Eleonora Bruno,  vive la storia di uno di questi amori, un viaggio nel tempo, sul fiume dei ricordi e delle passioni.

Dagli sfavillanti anni ottanta fino ai nostri giorni, si consuma la storia d’amore tormentata di due persone agli antipodi. Sonia è un’operaia e promessa sposa di Augusto, titolare del cotonificio dove lei lavora. E’ una ragazza semplice, razionale, che aspira ad una famiglia e ad una vita borghese, sicura e senza stenti; quella che proprio Augusto le può dare.

Eppure l’incontro con Andrés, un famoso ballerino argentino dal carattere passionale e travolgente, sconquassa tutte le sue certezze e le fa scoprire una passione che non sapeva di avere. Lei e Andrés sono razionalmente inconciliabili, ma le loro anime sono affini, fatte l’una per l’altra. Questo Andrés lo capisce subito, dal primo sguardo e la purezza di Sonia lo cattura e lo travolge.

Le loro prospettive di vita sono distanti anni luce, ma Sonia non riesce ad ignorare ciò che Andrés le suscita nel profondo e mette in discussione tutte le sue certezze, tutti i suoi progetti che, fino a quell’incontro, sembravano solidi e inattaccabili… come il matrimonio con Augusto. Sullo sfondo di questa travolgente storia d’amore c’è uno spettacolo di musical da montare, regalo di Augusto alla sua amata Sonia che ha sempre sognato di fare la protagonista di un musical e per il quale Augusto ha scritto il copione e ingaggiato il noto coreografo Fred e come corpo di ballo Lara, Sara e Chiara, anche loro come Sonia sue dipendenti al cotonificio.