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Marco Flavi

Marcia su Roma. Nencini, quando mancano idee si copia

forza nuovaIl ministro degli Interni l’aveva già detto in passato, la marcia su Roma è in “contrasto con l’ordinamento giuridico che prevede alcuni fondamentali presidi di legalità: la legge Scelba vieta la ricostituzione, sotto qualsiasi forma, del disciolto Partito fascista e punisce l’apologia del fascismo e la Legge Mancino condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista”. E ancora oggi Marco Minniti lo ribadisce: “Con le motivazioni da me già espresse in Parlamento – afferma – ho già dato disposizione al questore di Roma di non concedere l’autorizzazione per la manifestazione promossa da Forza Nuova a Roma il prossimo 28 ottobre”. Ma Forza Nuova insiste: il 28 ottobre, nell’anniversario della marcia su Roma, ci sarà “la marcia dei patrioti”. Sui social appare anche un orario e un luogo: alle 16 in piazzale Pier Luigi Nervi, all’Eur.
“E mentre a sinistra si litiga, con ex comunisti e grillini che parlano di fascismo, Forza Nuova organizza la celebrazione della Marcia su Roma. Proprio vero: quando mancano le idee originali, si copia”. Così il segretario del Psi, Riccardo Nencini, commentando l’iniziativa di Forza Nuova a Roma nell’anniversario della Marcia su Roma di Mussolini del 28 ottobre 1922.
Ad aggiungere paletti a una manifestazione anacronistica, anticostituzionale e non autorizzata anche l’Anpi. “Lo Stato antifascista deve intervenire per bloccare la marcia su Roma. Non si tratta più di semplici boutade ma di un piano eversivo che va sconfitto”, afferma il presidente romano dell’Anpi, Fabrizio De Sanctis. “Questo Stato dovrebbe essere pienamente antifascista, sorretto da una costituzione antifascista – spiega – Noi come Anpi abbiamo incontrato associazioni e partiti per organizzare una serie di iniziative ma lo Stato deve intervenire”.
Ma Forza Nuova non molla e il segretario Roberto Fiore fa sapere: “Ho consegnato la comunicazione necessaria per l’autorizzazione con un percorso non centrale, ma che definirei ‘romanissimo’. Il tema del corteo si potrebbe definire costituzionale: accoglie le preoccupazioni di tanti che vedono le libertà degli italiani restringersi sempre di più, mi riferisco al diritto di criticare l’invasione e le continue discriminazioni antitaliane”. Così il segretario di Fn sulla pagina Facebook dell’organizzazione ricordando anche le “tante adesioni da tutta Italia al corteo”.

Nasce la Procura antifrode sui fondi europei

Immigrazione-UEDopo il via libera in commissione libertà civili anche il Parlamento europeo dà semaforo verde all’implementazione della procura Ue antifrode (Eppo) con 456 voti favorevoli, 115 contrari e 60 astensioni.
La Procura europea (European Public Prosecutor’s Office – EPPO) consentirà lo scambio rapido di informazioni, il coordinamento delle indagini di polizia, il congelamento e sequestro dei beni, nonché l’arresto transfrontaliero degli indagati. Inoltre, lavorerà in stretta collaborazione con Eurojust, l’Agenzia dell’UE per la giustizia penale, e con l’OLAF, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode, per garantire un maggiore successo delle azioni penali e un recupero efficace delle somme truffate.
Attualmente solo le autorità nazionali possono indagare e perseguire le frodi connesse al bilancio dell’UE, come l’uso improprio dei fondi strutturali o le frodi transfrontaliere relative all’IVA, ma la loro giurisdizione è limitata alle frontiere nazionali.
“L’istituzione di una Procura europea ci permetterà di compiere un importante passo avanti nell’azione di contrasto alle frodi, consentendo di combattere le frodi transfrontaliere mediante un migliore coordinamento tra gli Stati membri”, commenta il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani.
“Dobbiamo tutelare gli interessi finanziari dell’UE da qualsiasi tentativo di abuso. Ogni irregolarità deve essere investigata, accertata e perseguita in giustizia, in maniera uniforme e sistematica. Questo è quello che i nostri cittadini ci chiedono e si aspettano: la massima responsabilità e correttezza su come vengono spesi i soldi dei contribuenti”, aggiunge Tajani.
Infatti solo nel 2015 le frodi hanno interessato 637,6 milioni di euro di fondi Ue spesi negli Stati membri. I reati avvengono il più delle volte attraverso documenti falsi o falsificati. Le frodi all’Iva costano ai contribuenti europei circa 50 miliardi di euro all’anno.
Il Consiglio aveva raggiunto un accordo a giugno sulla creazione dell’ufficio, che avrà il potere di indagare e perseguire crimini contro il bilancio dell’Unione, come frodi nell’utilizzo dei fondi europei, corruzione e frodi transfrontaliere sull’Iva.

Fca. Per Marchionne l’auto elettrica non conviene

marchionne“Stiamo lavorando su tutte le forme di auto elettrica, ma non possiamo ignorare alcuni elementi importanti”, ha detto Sergio Marchionne, il manager di FCA, dopo aver ricevuto la laurea ad honorem in Ingegneria dalle mani del Rettore Paolo Collini questa mattina al Polo di Meccatronica di Rovereto. Marchionne, facendo l’esempio della Fiat 500 elettrica: “l’abbiamo lanciata 5 anni fa in California, per ogni 500 elettrica venduta negli Usa perdiamo 20mila dollari”, ha spiegato e quindi lanciarla “su larga scala sarebbe un atto di masochismo”.
La questione chiave, ha continuato, è come viene prodotta l’energia, infatti, “prima di pensare che i veicoli elettrici siano la soluzione, dobbiamo considerare tutto il ciclo di vita” di queste vetture. Le emissioni di un’auto elettrica, quando l’energia è prodotta da combustibili fossili, “sono equivalenti” a quelli di un altro tipo di auto. Quindi, ha sottolineato Marchionne, le auto elettriche sono “un’arma a doppio taglio”. “Quella dell’elettrico è un’operazione che va fatta senza imposizioni di legge e continuando nel frattempo a sfruttare i benefici delle altre tecnologie disponibili, in modo combinato”, ha proseguito l’Ad di Fca. “È certamente più utile – ha sottolineato Marchionne – concentrarsi sui miglioramenti dei motori tradizionali e lavorare alla diffusione di carburanti alternativi, soprattutto il metano, che per la sua origine e le sue qualità è oggi il più virtuoso e più pulito in termini di emissioni”
Il numero Uno di Fca lo fa dall’alto degli ultimi successi incassati con il nuovo marchio che continua a trainare la borsa italiana. Da marchio in crisi con debiti e perdite in un decennio la Fiat si è trasformata in un gruppo globale e con una redditività operativa che oggi vale il 6% dei ricavi. Lo sa bene l’Ad che punta anche al prossimo scorporo di Magneti Marelli.
Magneti Marelli vale 7,9 miliardi di euro di fatturato, conta 43mila dipendenti, 86 poli produttivi e 14 centri di ricerca e sviluppo in tutto il mondo, ma l’eventuale cessione dell’azienda lombarda in seguito allo scorporo potrebbe dare una grossa sforbiciata al debito di Fca, che a fine giugno ammontava a oltre 6 miliardi di euro. Secondo gli analisti, infatti, la Marelli potrebbe valere fino a 3 miliardi. Tuttavia Sergio Marchionne a margine della lectio magistralis a Rovereto ha fatto sapere che lo spinoff di Marelli da Fca non partirà quest’anno, ma verrà discusso dal cda il prossimo anno, sottolineando anche che lo scorporo di Alfa e Maserati potrebbe non rientrare nemmeno nel piano 2018-2022.
La Cerimonia non è stata esente da contestazioni: fuori dal Polo di Meccatronica una cinquantina di manifestanti hanno protestato contro la decisione dell’Università di Trento di attribuire il riconoscimento al manager FCA, accusato di “devastazione e sfruttamento”.

Pfas nell’acqua. Il Veneto chiede lo stato d’emergenza

pfasLa Regione Veneto chiede di avocare a sé le competenze per affrontare la “contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche” che preoccupa centinaia di migliaia di cittadini. Il presidente del Veneto Luca Zaia ha chiesto, in relazione all’allarme Pfas, la deliberazione dello Stato di emergenza con poteri commissariali con una lettera, inviata il 19 settembre scorso, al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e ai ministri della Salute Beatrice Lorenzin e dell’Ambiente Gianluca Galletti. Nella missiva, datata 19 settembre, il giorno successivo alla nota del Dipartimento Prevenzione del Ministero della Salute che respingeva la richiesta della Regione Veneto di fissare limiti nazionali per l’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche, Zaia ha ribadito la richiesta di riduzione dei limiti a livello nazionale, e ha chiesto lo sblocco dei fondi statali (80 milioni) necessari alla realizzazione di nuovi acquedotti che permettano di portare acqua di buona qualità nelle zone colpite.
Nel testo, la Regione risponde anche indirettamente alle critiche sui ritardi accumulati negli anni (il primo allarme data infatti 2013) dicendo di “aver messo in atto ogni possibile sforzo per affrontare nel modo più adeguato la situazione, mantenendo un flusso informativo costante e trasparente”. Ieri era arrivato l’annuncio della fissazione di nuovi limiti, ” i più drastici esistenti al mondo” secondo Zaia, ai composti inquinanti. “Non è vero – aveva subito risposto Greenpeace -. I limiti non sono i più bassi neppure in Europa, visto che in Svezia sono pari a 90 nanogrammi per litro per tutti i Pfas, sia a catena corta che a catena lunga, mentre in Veneto, una volta in vigore il nuovo provvedimento, saranno pari a 390”.
Dall’allarme lanciato dal Ministero nel 2013, presentando uno studio del Cnr, il Veneto si pone dunque come realtà all’avanguardia in Italia, pur richiedendo la fissazione di limiti nazionali, come avviene in Germania e Svezia. “Ci sono voluti – commenta al riguardo Zaia – ben quattro mesi per ricevere da Roma una risposta sulla nostra richiesta formale e ci è stato detto, appunto, che solo noi abbiamo questo problema e di attivarci direttamente per fissare i limiti. Stiamo sondando un ambiente nuovo, per cui abbiamo fissato spannograficamente questi limiti. Non ci stiamo a essere trattati come guastafeste, anche se siamo pronti ad un lavoro di squadra con Roma per la fissazione di limiti nazionali. Siamo pronti a correggere il tiro, ma, se questi saranno più alti, in ogni caso, noi rimarremo sulle nostre posizioni, pur sapendo che ci aspetta un dialogo non facile con i consorzi e costi per almeno un milione l’anno nella sola zona rossa, che comunque metteremo in seguito sul conto di chi verrà condannato”.
“La gravità e l’estensione dell’inquinamento da Pfas in Veneto, e in particolare nelle province di Vicenza Verona e Padova, richiedono una stretta e leale collaborazione tra tutte le istituzioni per essere affrontate in modo risolutivo. Non servono certo polemiche legate più a questioni di consenso per il referendum consultivo del Veneto che alla tutela dell’ambiente e della salute”.
È quanto sollecitano una interrogazione ai ministri dell’ambiente e della salute Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente e Alessandro Bratti (PD), presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali ed esse correlate.

Giappone, Shinzo Abe indice elezioni anticipate

abeIl Primo ministro giapponese Shinzo Abe ha annunciato lo scioglimento della Camera bassa per il 28 settembre, una misura che comporta automaticamente la convocazione di elezioni entro i 40 giorni successivi che saranno quindi anticipate. Il premier in carica dal 2012, ha deciso di capitalizzare così la grande popolarità che avrebbe nel Paese secondo i sondaggi e il contestuale momento disastroso per l’opposizione. Il premier ha infatti dichiarato che attraverso il voto i giapponesi avranno la possibilità di esprimersi sul suo programma economico: la tassa sui consumi passerà dall’8 al 10 per cento, ma aumenteranno gli investimenti sociali e verrà posticipato l’obiettivo del pareggio di bilancio previsto per il 2021.
A lungo il governo di Abe ha avuto difficoltà nel mantenere un consenso, ma in suo aiuto è corso il leader nordcoreano Kim Jong Un. I suoi test nucleari e balistici, a partire da quello di metà agosto con un missile che ha sorvolato il Giappone, hanno di fatto riportato fiducia attorno a un leader e a un governo che punta a fornire al Sol levante una maggiore capacità di reazione militare.
Shinzo Abe non ha fornito una data per le elezioni anticipate ma, secondo l’agenzia di stampa Kyodo, i piani della coalizione di governo sono di portare i giapponesi alle urne il 22 ottobre.
Molti analisti politici ritengono che Abe – reduce da un paio di scandali che ne avevano intaccato la popolarità – intenda cavalcare la recente ripresa dei consensi legata alla crisi internazionale innescata dalla Corea del Nord e soprattutto cercare di non dare troppo tempo alle opposizioni per riorganizzarsi. Così, per quanto il suo partito abbia oggi una larghissima maggioranza alla Camera Bassa difficilmente replicabile, Abe ha deciso di chiedere agli elettori un rinnovo del mandato.

Ryanair, la lista dei voli cancellati per personale in ferie

Irish low-cost airline Ryanair's CEO, Michael O'Leary speaks at a press conference about the future plan in The Netherlands at Schiphol Airport, The Netherlands, 06 July 2017. ANSA/ROBIN VAN LONKHUIJSEN

Irish low-cost airline Ryanair’s CEO, Michael O’Leary ANSA/ROBIN VAN LONKHUIJSEN

Rischio caduta libera per la compagnia low cost Ryanair che tra sabato e domenica ha bloccato 162 voli e altri 164 dovrebbero essere cancellati domani, così da portare al tonfo del titolo Ryanair che ha perso fino al 3% in Borsa. La compagnia ha annunciato nei giorni scorsi in una nota che fino alla fine di ottobre dovrà annullare poco meno del 2% dei suoi 2.500 collegamenti quotidiani (quindi tra 1.680 e 2.100 in tutto) “per migliorare il tasso di puntualità dei viaggi, passato dal 90% a meno dell’80% nelle prime due settimane di settembre a causa degli scioperi dei controllori di volo, dal maltempo e dall’impatto crescente delle ferie di piloti e personale di cabina”.
Nonostante il timido recupero in borsa, le associazioni dei consumatori sono già sul piede di guerra. Il Codacons, che sta ricevendo le richieste di aiuto di centinaia di passeggeri cui è stato cancellato il volo, ha annunciato un esposto all’Enac. “Abbiamo deciso di rivolgerci all’Enac affinché sia aperto un procedimento formale nei confronti della compagnia aerea, e sia fatta luce su come il vettore stia informando i viaggiatori – spiega il presidente Carlo Rienzi – Al di là del rimborso del biglietto, il vero nodo è il risarcimento che spetta agli utenti in caso di cancellazione in prossimità della data del volo, e che può arrivare a 600 euro a seconda della tratta. Ryanair deve assolutamente dare informazioni chiare ed esaustive ai viaggiatori, e disporre i risarcimenti in modo automatico senza alcuna spesa per i consumatori”.
Il CEO della compagnia aerea O’Leary ha ha cercato di correre ai ripari spiegando che il problema è nato perché la compagnia, per far fronte alla crescente domanda, ha sovraccaricato di lavoro gli equipaggi, i quali hanno accumulato i riposi, costringendola ad affrettarsi a far rispettare le regole previste dalle autorità irlandesi. “Abbiamo cercato di dare ai piloti troppi blocchi di riposo di quattro settimane”, ha sottolineato O’Leary. “Abbiamo gestito male il processo”.
Nel frattempo Ryanair ha pubblicato sul suo sito una lista dei voli cancellati fino a mercoledì 20 settembre. Dagli aeroporti italiani, fermi oggi i voli da Bergamo Orio al Serio per Lourdes, Cracovia, Madrid, Barcellona El Prat.

Domani, 19 settembre, non si partirà da Bergamo Orio per Napoli, Norimberga, Bordeaux e Colonia.

Mercoledì 20 settembre niente voli da Brindisi per Bergamo Orio, da Bergamo per Luxembourg, per Brindisi e per Trapani, e da Trapani per Bergamo.

Ryanair offre ai passeggeri in possesso di titolo di viaggio per voli cancellati due opzioni: chiedere un rimborso totale o modificare la propria prenotazione.

OGM. L’Ue richiama l’Italia sul divieto nella coltivazione

gmLe istituzioni dell’Ue non possono adottare misure di emergenza contro gli Ogm, quali il divieto di coltivazione, se i prodotti non comportano “un grave rischio per la salute umana”. Lo stabilisce una sentenza della Corte di giustizia europea sul caso di Giorgio Fidenato, agricoltore penalmente perseguito nel nostro Paese perché nel 2014 piantò mais Ogm autorizzato dall’Ue nonostante un decreto interministeriale del 2013 ne vietasse la coltivazione. Dinanzi al tribunale di Udine a carico dell’agricoltore friulano Giorgio Fidenato che, assieme a Leandro e Luciano Taboga, erano stati accusati dalle autorità italiane di avere messo a coltura la varietà di mais geneticamente modificato (MON 810), in violazione della normativa nazionale che ne vieta la coltivazione.
La Corte Europea di Giustizia ha così chiuso definitivamente la “querelle interpretativa” dell’articolo 34 del regolamento europeo (n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003) relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati, nonché degli articoli 53 e 54 del regolamento n. 178/2002 (del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002), che stabilisce i principi e i requisiti generali per la sicurezza alimentare.
La Corte ricorda anche che in quell’occasione l’Italia aveva chiesto alla Commissione di adottare misure di emergenza alla luce di alcuni nuovi studi scientifici realizzati da due istituti di ricerca italiani. “Sulla base di un parere scientifico emesso dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), la Commissione ha concluso che non vi erano nuove prove scientifiche a supporto delle misure di emergenza richieste che fossero capaci di invalidare le proprie precedenti conclusioni sulla sicurezza del mais MON 810. Nonostante ciò, nel 2013 il governo italiano ha adottato un decreto che vietava la coltivazione del MON 810 nel territorio italiano”.
La Corte ricorda “che tanto la legislazione alimentare dell’Unione quanto la legislazione dell’Unione concernente gli alimenti e i mangimi geneticamente modificati sono volte ad assicurare un livello elevato di tutela della salute umana e degli interessi dei consumatori, garantendo al contempo l’efficace funzionamento del mercato interno, del quale la libera circolazione degli alimenti e dei mangimi sicuri e sani costituisce un aspetto essenziale”. “Il principio di precauzione, inoltre – sottolinea la Corte – che presuppone un’incertezza sul piano scientifico in merito all’esistenza di un certo rischio, non è sufficiente per adottare tali misure”.
Plaude alla sentenza l’Associazione Coscioni. “La decisione della Corte del Lussemburgo sull’atto di disobbedienza civile di Fidenato, iscritto Associaizone Luca Coscioni – e dei Taboga – ha affermato l’Associazione Luca Coscioni in una nota – solleva l’enorme problema politico generale della necessità di porre al centro delle decisioni normative e politiche le evidenze scientifiche”. Mentre resta contrariato la Coldiretti. “L’Italia è tra la maggioranza dei Paesi membri dell’Unione che ha scelto di vietare la semina di Ogm sulla base della direttiva Ue approvata nel 2015. Per l’Italia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

Ilva. Trattativa sindacale rinviata. Uil, fatto grave

ilva-operaiTutto rinviato, la trattativa tra i sindacati e il consorzio guidato dal gigante dell‘acciaio ArcelorMittal per definire il numero dei dipendenti della “nuova” Ilva, slitta al 9 ottobre. A darne notizia, attraverso una lettera, il Segretariato Generale del Ministero dello Sviluppo Economico, inviata a Am Investo Italy, ai Commissari straordinari di Ilva e ai sindacati.
“Il rinvio – si legge nella lettera – si giustifica con la necessità di completare l’iter di approvazione delle norme che consentiranno la corretta esecuzione del piano ambientale, nonché per consentire la preparazione più esauriente possibile di tutta la documentazione necessaria al corretto avvio del confronto tra le parti per il raggiungimento di un’intesa”. In altre parole, per avviare la trattativa il Mise attende le valutazioni del Ministero dell’Ambiente sui rilievi fatti, tra l’altro, da Comune di Taranto, Regione Puglia e Fiom. La questione riguarda il piano ambientale presentato a luglio dal consorzio che comprende ArcelorMittal, Gruppo Marcegaglia e Banca Intesa per il sito di Taranto dell’Ilva. Entro fine settembre il ministero dell‘Ambiente dovrà indicare le nuove prescrizioni. Il piano è stato criticato dall’Arpa, l’agenzia regionale per l’ambiente della Puglia, secondo cui le date indicate per completare interventi sugli impianti sono troppo lontane e c’è il rischio di un’infrazione alle procedure Ue.
“Un fatto gravissimo”, dice il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, oggi a Bari dove partecipa ai lavori dell’Assemblea Uil delle Regioni meridionali tuttora in corso presso la Fiera del Levante di Bari, che spiega: “Si riducono i tempi per un serio confronto tra le parti dopo che in sede istituzionale sono stati resi noti più di 4.000 esuberi. Una condizione inaccettabile che contrasteremo in ogni dove. Stigmatizziamo e ci opponiamo a questo rinvio, assicurando i lavoratori che faremo tutto ciò che è possibile per salvaguardare i livelli occupazionali ed il rilancio di quelli produttivi”.
“La siderurgia è strategica per il Sud – ha continuato Palombella – ed in tal senso basti considerare il ruolo che svolge il sito siderurgico di Taranto nell’economia regionale e nazionale”. E conclude: “Ma se non salviamo con determinazione e coraggio la siderurgia nazionale, salvaguardando la condizione di chi ci lavora, rischiamo di rimanere con un pugno di mosche in mano e vanificare ogni ipotesi di possibile crescita industriale”.

Catalogna. Barcellona sfida Rajoy con una nuova legge

epa06026311 Catalonain regional president Carles Puigdemont during the regional cabinet meeting held in Barcelona, Spain, 12 June 2017. The Catalan Government will hold a referendum on their independence from central government on 01 October under the question 'Do you want Catalonia to be an independent state in the form of a republic?'. The planned vote will be held with the total opposition from the central government of the conservative Popular Party (PP), which has consistently appealed to the Constitutional Court to block the referendum. EPA/ALEJANDRO GARCIA

Carles Puigdemont EPA/ALEJANDRO GARCIA

Si intensifica il braccio di ferro spagnolo sull’indipendenza catalana. Da parte di Madrid si continua a dichiarare ‘illegale’ il referendum già dichiarato fuorilegge da precedenti sentenze della consulta.
Il procuratore capo di Madrid José Manuel Maza ha ordinato alla polizia spagnola di indagare su ogni azione “volta alla tenuta del referendum illegale”. Sono iniziate perquisizioni in tipografie sospettate di produrre materiale per il voto. Da parte di Barcellona intanto si continua dritti verso ‘la secessione’: il parlamento catalano ha approvato questa notte per iniziativa della maggioranza assoluta secessionista la legge di ‘rottura’ con Madrid che entrerà in vigore se il ‘sì’ vincerà al referendum di autodeterminazione del 1 ottobre, dichiarato “illegale” da Madrid. La minoranza ‘unionista’ è uscita dall’aula al momento del voto. La legge sulla Transitorietà giuridica e la fondazione della repubblica deve costituire la base giuridica nella transizione verso un futuro stato indipendente catalano se e quando uscirà dalla Spagna.
Nel frattempo il Governo di Rajoy sembra più che deciso a impedire questo referendum ad ogni costo.
La Guardia Civil spagnola ha rafforzato la propria presenza in Catalogna e la notte scorsa è stato annullato il trasferimento di 200 agenti in altre regioni. Uno dei primi obiettivi della polizia spagnola sarà cercare di trovare e sequestrare le 6mila urne che Puigdemont, presidente della Generalitat de Catalunya. ha detto di avere già. Puigdemont e il vice-president Oriol Junqueras hanno confermato che andranno avanti, pronti a uscire dalla legalità spagnola in nome della “legittimità catalana”.
Oltre 560 dei 948 sindaci catalani hanno già sfidato la Corte costituzionale spagnola, che ha sospeso ieri la convocazione del referendum di indipendenza catalano del primo ottobre, sottoscrivendo il decreto di convocazione e schierandosi al fianco del governo di Barcellona. Nella sentenza di sospensione la consulta spagnola ieri ha diffidato ‘personalmente’ i 947 sindaci catalani dal cooperare all’organizzazione del voto. Il presidente catalano Carles Puigdemont ha chiesto ai 948 sindaci di confermare entro questa sera la disponibilità dei locali usati abitualmente come seggi elettorali per il 1 ottobre. Oltre 7mila volontari si sono già proposti per contribuire all’organizzazione del voto.

Emergenza abitativa. Raggi chiede aiuto a Minniti

sfrattiDopo le polemiche sullo sgombero del palazzo occupato a via Curtantone, Virginia Raggi chiede aiuto al Viminale, proponendo a Minniti di riqualificare le caserme in disuso per farvi alloggiare famiglie in difficoltà. Già in passato il Sindaco Raggi aveva denunciato: “A Roma ci sono circa 200mila case vuote: il Governo studi misure urgenti per disincentivare il fenomeno degli immobili sfitti o invenduti”.
L’incontro di oggi si è svolto “in un clima pienamente costruttivo”. Minniti e Raggi, informano in una nota congiunta, “hanno convenuto sull’importanza di una collaborazione interistituzionale, come quella già in corso con la Regione, per affrontare il tema dell’emergenza abitativa, delle politiche migratorie e dell’accoglienza, stabilendo delle priorità nel rispetto dei principi di legalità e di umanità”. Il ministro Minniti, spiega poi la nota “ha illustrato le linee guida in via di definizione da parte del ministero, fondate su due pilastri, uno nazionale e uno territoriale a partire dalle Città Metropolitane per affrontare il problema degli sgomberi e il tema delle fragilità sociali”.
La sindaca Raggi ha presentato “tra le altre due proposte: la messa a disposizione delle caserme, quelle che hanno peraltro gli alloggi di servizio e che quindi potrebbero essere riadattate per abbassare le liste di attesa. Ricordiamo che a Roma ci sono oltre 10mila persone che attendono una casa da oltre 10 anni. Un’altra proposta a mio avviso interessante è quella di riattivare il mercato immobiliare”.
Il Sindaco di Roma potrebbe così ufficializzare, sul fronte dell’emergenza abitativa, la richiesta di assegnare alle amministrazioni locali caserme e forti con “relative risorse per riqualificarli, renderli disponibili” e “darli alle famiglie” in difficoltà.
Nel frattempo in piazza dell’Esquilino è in corso un sit-in dei movimenti per il diritto alla casa, già ieri Cristiano Armati, del Movimento per il diritto all’abitare ha affermato: “La protesta continua anche perché queste famiglie non hanno un posto dove andare”. Dal tavolo del 30 agosto in Prefettura, infatti, non è emersa alcuna soluzione alternativa. “Gli sgomberati non sono soli: rappresentano uno spaccato costituito da milioni di persone che vivono in povertà assoluta. Eppure non esiste una risposta politica concreta a questo dramma sociale”. Le famiglie sgomberate da Cinecittà vivono per strada dal 10 agosto. Quelle di piazza Indipendenza, prevalentemente composte da rifugiati provenienti dal Corno d’Africa, dal 19.