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Marco Flavi

Inceneritori. La Lega rispolvera ‘prima il Nord’

roberto ficoArriva lo scontro che rimanda alle origini della Lega Nord Padania. Il contrasto parte dal Movimento Cinque Stelle fortemente contrario agli inceneritori in Campania. “È il passato, ormai non è più un investimento che guarda al futuro” osserva Barbara Lezzi, ministra per il Sud, secondo la quale bisogna “ripartire da una visione virtuosa dell’ambiente che possa finalmente apportare benessere e salute ai cittadini. L’inceneritore va nella direzione opposta”. Ma Salvini sembra pronto a fare ‘a modo suo’ ancora una volta. “Se trovano la localizzazione bene, altrimenti ci pensiamo noi” ha detto ieri a Napoli il ministro dell’Interno scatenando la dura reazione del collega di governo. E oggi un chiaro segnale al titolare del Viminale arriva dalla terza carica dello Stato che non le manda a dire. Ma Salvini ribadisce la sua posizione mentre i ministri pentastellati fanno quadrato. Il Presidente della Camera non proviene solo dai ranghi pentastellati, è campano.
“In questa regione – scandisce Fico – vi assicuro, non si farà neanche un inceneritore in più, ma molti più impianti di compostaggio, raccolta differenziata e impianti di trattamento meccanico manuale”. Secondo il presidente della Camera, “è uno schiaffo forte ai cittadini di questa città e di questa regione venire qui e dire che ci vuole un inceneritore per provincia, dopo le lotte fatte, dopo l’avanzamento delle nuove tecnologie”. ”In questa regione abbiamo bisogno di impianti di compostaggio, di trattamento meccanico manuale, di raccolta differenziata porta a porta, di riuso, riciclo e di riduzione a monte dei rifiuti. Se dopo tanti anni lo dobbiamo ridire, lo diremo ancora più forte e siamo pronti a lottare per questo”, avverte Fico. Che commenta anche quanto dichiarato ieri da Salvini dopo il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica: “Non mi piace che si arrivi qui e si dica al sindaco di Napoli di mangiarsi i rifiuti. Nessuno parla così al sindaco di Napoli, che comunque è il sindaco della Capitale del Sud Italia, e capitale fondamentale del Mediterraneo. Da questo punto di vista nessuno passa”.
Nel frattempo l’altro Vicepremier prova a correggere il tiro verso l’alleato di Governo. “Mi spiace che Salvini abbia deciso di lanciare questa polemica e di creare tensioni nel governo”, Luigi Di Maio si dice “dispiaciuto perché questa polemica, che si fonda su un tema che non è nel contratto di governo, quello degli inceneritori, non si pone. Noi abbiamo un ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, che è un generale dei carabinieri, che è campano e conosce la Camorra e tutto il ciclo dei rifiuti campano. Quindi affidiamoci al ministro”. Se Salvini “si preoccupa per la Campania”, il capo politico dei Cinquestelle ricorda che “lì c’è la mia famiglia, io sono la persona più preoccupata di tutti. Nelle preoccupazioni però so anche che si respira aria cattiva quando si respira vicino a un inceneritore”.
Interpellato dai giornalisti sulla querelle tra Salvini e Di Maio il premier Giuseppe Conte risponde: “Lunedì saremo nella Terra dei fuochi, affronteremo il problema in modo organico e ne avrete di nuove”. A Caserta, rende noto Palazzo Chigi, verrà firmato un ‘Protocollo d’intesa per un’azione urgente nella Terra dei fuochi’.

Pensioni. Boeri, mancano i fondi per la quota 100

Boeri-InpsIl Presidente dell’Inps ancora una volta incalza il Governo su promesse che non potranno essere mantenute. In particolare sulla Manovra, Tito Boeri fa sapere che per quota 100 mancano “risorse aggiuntiva per il 2020 e il 2021 rispetto al primo anno”.
“Secondo tutte le nostre simulazioni -ha spiegato Boeri a margine di un evento organizzato dalla Fondazione Umberto Veronesi all’Università Bocconi di Milano -, costa in alcuni casi un terzo in più e in altri casi addirittura due volte in più rispetto al primo anno”.
“Eppure nella legge di bilancio, è previsto che la dotazione del fondo che paga quelle pensioni è praticamente la stessa e vari di poche centinaia di milioni: 6,7 miliardi nel 2019 e 7 miliardi nel 2020 e 2021”, ha spiegato Boeri. “È doveroso – ha aggiunto – dare le giuste informazioni a tutti gli italiani, se noi permettiamo di andare in pensione prima, come ad esempio un requisito di 38 più 62, e il primo anno prevediamo delle finestre che di fatto ritardano l’uscita verso la pensione, inevitabilmente il secondo anno questa misura costerà di più che nel primo”.

E aggiunge che “il governo si è posto come obiettivo quello di aumentare i pensionati. Quando si chiede perché si vogliono aumentare i pensionati, ci viene detto che serve per incrementare il tasso di occupazione dei giovani, ma se questo è l’obiettivo allora bisogna abbassare le tasse sul lavoro e creare occupazione e non capisco cosa c’entrino le pensioni”.
Affermazioni che non sono piaciute al Vicepremier Matteo Salvini che ha subito replicato al numero uno dell’Inps su Twitter: “È in perenne campagna elettorale: ha stufato. Si dimetta, si candidi col Pd alle Europee e la smetta di diffondere ignoranza e pregiudizio”.

Polemiche per la presidente commissione diritti umani

stefania-pucciarelli-lega-commissione-diritti-umani“In questa giornata il mio pensiero va ad Asia Bibi, e a tutti i cristiani perseguitati dai fondamentalisti islamici a causa della loro fede. In medio Oriente e in Asia è in corso da tempo un sistematico genocidio di cristiani, che lede i fondamentali diritti umani e non può lasciare indifferenti le istituzioni di un Paese a maggioranza e tradizione cattolica come il nostro”. Lo ha detto Stefania Pucciarelli, senatrice leghista, appena eletta presidente della Commissione per i diritti umani del Senato. La notizia ha portato subito a polemiche e sgomento, la senatrice spezzina appena un mese fa, lo scorso 3 ottobre, era stata convocata dal Tribunale di La Spezia “per il reato di cui all’art. 3 c. 1 legge 654/1975” che riguarda coloro che propagandano “idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi e/o per chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.
Ma la donna che succederà a Luigi Manconi, si difende: “Quelle dichiarazioni non sono mie, e tempo addietro ho pubblicamente dichiarato di non condividerle. Se non ci sarà una smentita ufficiale con tanto di scuse procederò per vie legali. In queste ore un piccolo numero di personaggi rancorosi stanno commentando la notizia sulla mia pagina social con insulti, paragoni tra me e i nazisti, e altre idiozie a cui non intendo dare alcuna visibilità. Ma a differenza degli anonimi leoni da testiera un rappresentate politico non può permettersi di divulgare fake news offensive senza assumersene la responsabilità”. infatti il motivo per cui era stata convocata era l’aver messo un like a un post che diceva “Certe persone andrebbero eliminate dalla graduatoria dal tenore di vita che hanno. E poi vogliono la casa popolare. Un forno gli darei”. A denunciarla era stata Aleksandra Matikj, presidente del “Comitato per gli Immigrati e contro ogni forma di discriminazione”. Il procedimento si era chiuso con l’archiviazione.
Tuttavia pochi giorni fa, l’8 novembre  su Fb, la senatrice scriveva: «#Ruspe nel campo nomadi di via Gragnola, a Castelnuovo Magra. Un altro passo avanti per ristabilire la legalità. 🚜🚜». «Finalmente al campo rom di via Gragnola sono ritornate le ruspe dopo che le autorità avevano già demolito in passato alcuni caseggiati abusivi», aveva poi dichiarato soddisfatta per la demolizione dell’insediamento nello Spezzino.

Tim, la ‘cacciata’ di Genish voluta dal nuovo Governo

genish amosUn fulmine a ciel sereno in casa Tim, anche se i conflitti erano risaputi e interessavano un po’ tutti. Il consiglio di amministrazione della società di telecomunicazioni si è riunito in via straordinaria questa mattina ha sfiduciato l’amministratore delegato, Amos Genish, le deleghe sono passate al presidente del cda, Fulvio Conti. Il manager israeliano Genish sarebbe considerato l’ultimo ostacolo per lo scorporo della rete ed è stato così defenestrato, contro il parere della società francese Vivendi. “È stata una mossa molto cinica e volutamente pianificata in segreto, per creare la massima destabilizzazione e influenzare i risultati di Tim”, ha commentato un portavoce di Vivendi, azionista del gruppo telefonico al 24%, criticando il passo odierno del cda. Una decisione assunta “mentre il ceo stava negoziando a nome di Tim e portando avanti i suoi doveri dall’altra parte del mondo”, ha affermato. “Denunciamo la destabilizzazione di questa decisione e il metodo vergognoso” ha concluso. Il dito sembra essere puntato tutto su Elliott, ma in realtà la decisione arriva da molto più in alto. La cacciata di Genish è tutta nella volontà dei 5 Stelle – così come dichiarato anche dal Vicepremier Di Maio – di portare avanti il progetto della creazione di una società unica.
L’obiettivo è quello creare una rete unica tra Telecom e Open Fiber in una struttura che sia in grado di raccogliere le risorse per accelerare la sostituzione del rame.
Tuttavia proprio sulle ingerenze c’è chi mette le mani avanti e sul futuro della rete Stefano Buffagni, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, oggi è tornato a chiarire che “il governo non comanda quell’azienda. Siamo contro l’esproprio. Gli scontri tra azionisti come gli scontri ovunque creano solo danno per tutti e questo vale in tutti i settori” ha detto commentando le decisioni del cda di Tim. A chi gli faceva notare che questo sta accadendo proprio quando Tim e Open Fiber stanno raggiungendo un accordo commerciale per lavorare insieme sulla rete, Buffagni ha replicato: “Noi non vogliamo fare la rete unica, non vogliamo obbligare nessuno a fare nulla. Noi stiamo creando le condizioni normative affinché ci sia il vantaggio per tutto il sistema per portare l’Italia nel futuro andando tutti sulla fibra”.
Nel frattempo dopo la ‘burrasca’ di oggi tutto verrà deciso in nuova riunione fissata per domenica 18 novembre eleggerà la nuova guida del primo operatore di tlc del paese. Si profila una scelta interna al board stesso, con in pole l’ex braccio destro in Fiat di Sergio Marchionne, il tarantino Alfredo Altavilla. Tra i consiglieri, si fanno anche i nomi di Rocco Sabelli e Luigi Gubitosi.

Lecce, 19enne muore in fabbrica di fuochi

cosmaEsplosione nella fabbrica di fuochi d’artificio Pirotecnica dei fratelli Cosma di Arnesano, nella provincia di Lecce. Due gli operai colpiti, il più giovane è morto, Gabriele Cosma, soli 19 anni e figlio del titolare della fabbrica, Dario. Con lui, nell’esplosione, è rimasto gravemente ferito Gianni Rizzo, di 41 anni di Carmiano.
Gabriele aveva seguito sin da ragazzo l’attività lavorativa di famiglia, che aveva visto protagonisti prima il nonno – fondatore dell’azienda pirico Fratelli Cosma – e poi il padre, Dario, e gli zii Andrea e Gianluca che al momento dello scoppio non si trovavano molto lontani dal ragazzo.
A causare l’esplosione potrebbe essere stata una fiammata improvvisa generata dal macchinario per l’asciugatura dei colori.
La deflagrazione ha provocato anche il cedimento di una parte della tettoia della struttura.
Sulla vicenda indaga il nucleo investigativo dei carabinieri di Lecce. Intervenuto anche il personale dello Spesal. Tutta l’area esterna della fabbrica è sotto sequestro.

Ue, Italia ultima per la crescita. Governo contesta i dati

pierremoscovici-465x390L’Italia maglia nera d’Europa dopo il piccolo passo in vanti degli ultimi due anni il BelPaese fa un lungo passo indietro e si arresta dietro agli altri Paesi comunitari. Le previsioni Ue tagliano il Pil 2018 da 1,3% a 1,1%, e ritoccano quello 2019 da 1,1% a 1,2%. “Dopo una crescita solida nel 2017 l’economia italiana ha rallentato nella prima metà di quest’anno per l’indebolimento dell’export e della produzione industriale. Una ripresa degli export e una maggiore spesa pubblica sosterranno la crescita moderatamente ma l’associato rischio nel deficit, assieme ad interessi più alti e considerevoli rischi al ribasso, mette in pericolo la riduzione dell’alto debito”, si legge nel testo.
Bruxelles rivede al rialzo le stime sul deficit italiano: nel 2018 dall’1,7% previsto in primavera sale a 1,9%, per poi schizzare al 2,9% nel 2019 “a causa delle misure programmate” come reddito di cittadinanza, riforma Fornero e investimenti pubblici che “aumenteranno significativamente la spesa”. Nel 2020 sfonda il tetto del 3%, raggiungendo il 3,1%. La Ue precisa che tale cifra non tiene in considerazione la clausola di salvaguardia, cioè l’aumento dell’Iva, data la “sistematica sterilizzazione”. Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, risponde però che le previsioni Ue “sottovalutano l’impatto positivo della nostra manovra economica e delle nostre riforme strutturali. Andiamo avanti con le nostre stime sui conti pubblici, sulla crescita che aumenterà e sul debito e il deficit che diminuiranno. Non ci sono i presupposti per mettere in discussione la fondatezza e la sostenibilità delle nostre previsioni. Per questo riteniamo assolutamente inverosimile qualsiasi altro tipo di scenario sui conti pubblici italiani”.
Mentre il ministro Tria si dice “dispiaciuto” della “défaillance tecnica della Commissione”. E aggiunge: che la “defaillance tecnica” non “influenzerà la continuazione del dialogo costruttivo con la Commissione stessa in cui è impegnato il Governo italiano. Rimane il fatto che il Parlamento italiano ha autorizzato un deficit massimo del 2,4% per il 2019 che il Governo, quindi, è impegnato a rispettare”.
“La qualità del lavoro della Commissione Ue e la sua imparzialità non possono essere messe in causa”, per questo le stime di Bruxelles, diverse da quelle del governo italiano, “non devono prestarsi alla minima polemica”. Così il commissario Pierre Moscovici. “L’Italia non è stata oggetto di un trattamento particolare ma ha avuto lo stesso di tutti gli altri Paesi”, con cui “sono abituali scarti tra le previsioni”, ha detto Moscovici. “L’Italia non è sola in questa situazione”, c’è già stata anche “con i governi precedenti”.

Asi. I social comunicano la ‘cacciata’ di Battiston

battistonRoberto Battiston non è più presidente dell’Agenzia spaziale italiana: stamattina è stato sollevato dall’incarico dal ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. “Oggi il Ministro Bussetti con mia sorpresa mi ha comunicato la revoca immediata dell’incarico di Presidente Asi. È il primo spoil system di Ente di Ricerca”, ha scritto Battiston su Twitter. “Grazie – ha aggiunto – alle migliaia di persone con cui ho condiviso quattro anni fantastici di spazio Italiano”.


Trentino, sessantadue anni, Roberto Battiston era al suo secondo mandato come presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, dopo la prima nomina avvenuta nel 2014.Ordinario di Fisica Sperimentale all’Università di Trento, insieme al premio Nobel Samuel Chao Chung Ting è considerato il “papà” dello spettrometro magnetico (AMS-2), dal 2011 in orbita agganciato alla Stazione spaziale internazionale, per effettuare per la prima volta misure di precisione dei Raggi Cosmici nello Spazio.È stato anche presidente della seconda commissione dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) per la Fisica Astroparticellare ed è membro del Tifpa, il nuovo Centro Nazionale dell’Infn a Trento.
Tuttavia fonti interne al ministero hanno fatto filtrare che il cambio al vertice dell’Asi è stato deciso dopo un’attenta verifica sull’attività svolta dall’Asi negli ultimi mesi e in attuazione delle vigenti norme di legge. Nella fattispecie, gli uomini di Bussetti hanno fatto notare che la nomina di Battiston era stata firmata dal ministro Fedeli lo scorso 7 maggio, con un governo che aveva perso la fiducia degli italiani alle elezioni del 4 marzo e agiva in ordinaria amministrazione. Quindi non poteva procedere a rinnovare l’incarico in questione.

Prescrizione, arriva il ‘dispetto’ della Lega

bonafedeLa lite nel Governo tocca anche il versante dei cinquestelle che dopo il no di alcuni senatori pentastellati al dl Sicurezza, adesso si vedono ripagati con la stessa moneta dai colleghi della Lega. Igor Iezzi della Lega fa sapere che sulla prescrizione l’intesa con i pentastellati è ormai lontana.
“Saranno Salvini e Di Maio a sciogliere i nodi, ma noi non possiamo permettere che una riforma così importante venga fatta in due righe. Sui principi siamo concordi, ma non sullo strumento che si è deciso di scegliere”, ovvero un emendamento.
La relatrice al ddl anticorruzione Francesca Businarolo del M5s ha ritirato l’emendamento ma subito dopo ha presentato un nuovo testo. Questo è identico a quello ritirato e cambia solo il titolo. L’emendamento-fotocopia da un lato mira a superare solo alcuni rilievi foprmali ma dal punto di vista politico ribadisce la volontà dei pentastellati di “tenere il punto” sullo stop alla prescrizione. Per superare l’ostacolo dell’inammissibilità per estraneità di materia, si modifica il titolo del ddl aggiungendo “nonché in materia di prescrizione del reato”.
“È evidente che il nostro obiettivo sulla giustizia è diminuire i tempi, accelerare i processi e non garantire più l’impunità. Per farlo dobbiamo riformare la prescrizione, cosa che si fa in tre righe, dicendo da quando si ferma, cioè da quando è sicuro che una persona arriverà al terzo grado di giudizio. Quindi un colletto bianco non la farà più franca per reati finanziari, di corruzione o i soliti furbetti. E questo si scrive in un emendamento di tre righe che deve entrare nel disegno di legge Bonafede”. Afferma il vicepremier Luigi Di Maio da Shanghai, a proposito delle tensioni nella maggioranza sulla prescrizione. Di rincalzo anche il premier Giuseppe Conte ha ribadito dall’Algeria: “La prescrizione è nel contratto di governo, manterremo il punto. Lasciatemi chiamare a raccolta Bonafede e gli altri partner per un ultimo vertice per portare a casa un punto di incontro che tutti si sono dichiarati disponibili a raggiungere”

Decreto Genova rinviato per mancate coperture

genova ponteTutto rimandato ancora per l’esame degli emendamenti al Decreto Genova. “Chiudiamo la settimana prossima – ha detto ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro al termine della conferenza dei capigruppo – in modo che il decreto possa essere trasmesso velocemente al Senato e approvato, perché finché non viene approvato, non si possono dare i soldi ai cittadini di Genova che sono stati toccati dal crollo”. Il voto finale sul decreto a Montecitorio si svolgerà entro le ore 15 di mercoledì prossimo, ovvero prima dello svolgimento del Question time, così come stabilito dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio.
In realtà primi rinvii dell’esame del decreto, stamattina, sono stati chiesti perché i membri della commissione Bilancio non avevano avuto il tempo di visionare gli atti della Ragioneria dello Stato, con cui il governo doveva chiarire alcuni aspetti relativi alle coperture finanziare. Il controllo si era reso necessario dopo la presentazione di alcuni emendamenti che avevano spostato, anche in maniera considerevole, i milioni destinati alla città colpita dal crollo del ponte Morandi. In particolare mancava la garanzia dello Stato prevista sulle eventuali anticipazioni delle spese da parte del Commissario alla ricostruzione del Ponte Morandi, in caso di inadempienze del concessionario autostradale.
Per i parlamentari dem Raffaela Paita e Enrico Borghi, “come si evince dal parere della commissione Bilancio non torna il meccanismo di anticipazione per il ponte, che nessuno ancora sa ancora quanto costerà, per poi rivalersi su Autostrade“. Se dovessero esserci ricorsi, sottolineano, “dov’è il complessivo fondo statale che copre i costi. Quel che manca ancora è il progetto con i relativi costi. Come fa il commissario Bucci a muoversi senza alcuna certezza sulle cifre e le coperture?”.
Mentre l’Azzurro Andrea Mandelli esprime “imbarazzo” per il Governo nei confronti dei cittadini di Genova che “avrebbero diritto a più chiarezza e a più certezza sul loro futuro”. Invece la commissione è rimasta “paralizzata”, hanno ribadito gli azzurri. “Il governo e la maggioranza sono in confusione” aggiunge il capogruppo di Liberi e Uguali Federico Fornaro, “non riescono a dare risposte a Genova e ai genovesi” anche perché “è diventato un decreto che ha allargato ad altre urgenze, una sorta di omnibus sulle emergenze. Più si accumulano problematiche, più si mettono insieme cose differenti più si perde linearità”.

Indagine Ue su interferenze della Casaleggio

grillo_casaleggioÈ tutto iniziato quando l’europarlamentare Daniela Aiuto ha lasciato i Cinque stelle dopo aver denunciato gravi interferenze da parte del Movimento fondato da Beppe Grillo. “Nel Movimento 5 Stelle gli eletti sono al servizio della comunicazione, e non il contrario. Comunicazione fatta di persone di solito provenienti dalla Casaleggio, o scelte lì. Queste persone sono diventate il gestore delle nostre esistenze, non della comunicazione soltanto”, lo annunciava Daniela Aiuto, qualche giorno fa, dopo essere stata accusata di aver chiesto dei rimborsi all’Europarlamento per uno studio copiato da Wikipedia. “Entrano nelle nostre vite perché possono decidere il successo o l’affossamento mediatico del singolo eletto”.

Ieri sera l’Ufficio di Presidenza del Parlamento europeo ha deciso di avviare un’istruttoria sulla Casaleggio Associati, la società che gestisce la comunicazione del Movimento 5 stelle. “Finalmente si farà chiarezza sulle voci di gravi interferenze della Casaleggio Associati sul mandato dei parlamentari”, afferma David Sassoli (Pd), Vicepresidente del Parlamento europeo. A chiedere all’Eurocamera di indagare era stato il Partito democratico.
“L’ufficio di Presidenza dell’Europarlamento – ha aggiunto Sassoli – ha invitato il presidente Antonio Tajani ad ascoltare l’onorevole Aiuto e accertare eventuali violazioni alla libertà e indipendenza dei parlamentari, così come prevede l’articolo 2 del Regolamento del Parlamento europeo. Spero che in tempi rapidi – conclude Sassoli – sia fatta piena luce sulle modalità di interferenza più volte denunciate dalla stampa”.