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Angelo Santoro - Marco Polizzi

Un “prelievo”
per morire di gioco

Gioco-dazzardo-patologicoCento firme in pochissimi giorni sono un risultato eccellente. La campagna per l’istituzione della Giornata Nazionale contro il Gioco d’Azzardo patologico ha egregiamente raggiunto il suo primo importante traguardo; indice indubbiamente di una sensibilità che si fa sempre più diffusa nel Paese nei riguardi di questa nuova patologia mentale che va progressivamente diffondendosi a dismisura. Lo stesso Ministero della Salute parla ormai di milioni di persone a rischio.

Questo riguarda soprattutto le grandi periferie delle metropoli e quelle fasce della popolazione non più esclusivamente considerate “marginali” (come ad esempio disoccupati, espulsi dal mercato del lavoro, tossicodipendenti o alcolisti), bensì anche coloro che sono perfettamente integrati nel sistema sociale come operai, impiegati, pensionati, nonché sorprendentemente anche gli adolescenti che giocano al videopoker su internet con la carta di credito presa dalla borsa della mamma: come possiamo permettere che tutto ciò avvenga?!

Appare evidente, dunque, come questa patologia, ora riconosciuta anche ufficialmente come tale dalla scienza medica, si sviluppa a partire da, e come, conseguenza della drastica riduzione delle possibilità d’accesso alle risorse materiali e culturali cui, soprattutto a seguito della crisi e delle politiche d’austerità, sono esposti strati sempre più ampi della cittadinanza. In questo senso, è strettamente necessario che le Istituzioni si impegnino a rendere operativi quei principi costituzionali che vedono nell’inclusione sociale del cittadino la premessa ineluttabile per il pieno sviluppo di una società democratica, prendendo atto della domanda che viene dalla periferia degli ultimi, dalle associazioni, dalle famiglie e da parte delle stesse istituzioni.

E’ importante, dunque, che si apprestino quanto prima ad istituire la Giornata Nazionale contro il Gioco d’Azzardo, che chiediamo a gran voce ormai da tempo. Ciò, per dar conto della maturata sensibilità che cittadini ed “opinione pubblica” mostrano riguardo a tale problematica e per cominciare fin da subito a mettere in pratica strategie e operazioni atte a prevenire in special modo a contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo patologico, di cui è avvertita sempre maggiormente l’urgenza di infliggere una sconfitta.

Angelo Santoro e Marco Polizzi

Un “prelievo”
per morire di gioco

prelievoCento firme in pochissimi giorni sono un risultato eccellente. La campagna per l’istituzione della Giornata Nazionale contro il Gioco d’Azzardo patologico ha egregiamente raggiunto il suo primo importante traguardo; indice indubbiamente di una sensibilità che si fa sempre più diffusa nel Paese nei riguardi di questa nuova patologia mentale che va progressivamente diffondendosi a dismisura. Lo stesso Ministero della Salute parla ormai di milioni di persone a rischio.

Questo riguarda soprattutto le grandi periferie delle metropoli e quelle fasce della popolazione non più esclusivamente considerate “marginali” (come ad esempio disoccupati, espulsi dal mercato del lavoro, tossicodipendenti o alcolisti), bensì anche coloro che sono perfettamente integrati nel sistema sociale come operai, impiegati, pensionati, nonché sorprendentemente anche gli adolescenti che giocano al videopoker su internet con la carta di credito presa dalla borsa della mamma: come possiamo permettere che tutto ciò avvenga?!

Appare evidente, dunque, come questa patologia, ora riconosciuta anche ufficialmente come tale dalla scienza medica, si sviluppa a partire da, e come, conseguenza della drastica riduzione delle possibilità d’accesso alle risorse materiali e culturali cui, soprattutto a seguito della crisi e delle politiche d’austerità, sono esposti strati sempre più ampi della cittadinanza. In questo senso, è strettamente necessario che le Istituzioni si impegnino a rendere operativi quei principi costituzionali che vedono nell’inclusione sociale del cittadino la premessa ineluttabile per il pieno sviluppo di una società democratica, prendendo atto della domanda che viene dalla periferia degli ultimi, dalle associazioni, dalle famiglie e da parte delle stesse istituzioni.

E’ importante, dunque, che si apprestino quanto prima ad istituire la Giornata Nazionale contro il Gioco d’Azzardo, che chiediamo a gran voce ormai da tempo. Ciò, per dar conto della maturata sensibilità che cittadini ed “opinione pubblica” mostrano riguardo a tale problematica e per cominciare fin da subito a mettere in pratica strategie e operazioni atte a prevenire in special modo a contrastare il fenomeno del Gioco d’Azzardo Patologico, di cui è avvertita sempre maggiormente l’urgenza di infliggere una sconfitta.

Angelo Santoro e Marco Polizzi

Uscire dal “gioco”
per liberare la vita

gioco d'azzardoInteressi Comuni  vuole promuovere una giornata di incontro con i detenuti di Rebibbia sul tema “Gioco d’Azzardo e Resilienza. Uscire dal “gioco” per liberare la vita”. Scopo dell’iniziativa è quello di promuovere lo sviluppo di strumenti cognitivi e di strategie pratico-operative in grado di contrastare e prevenire la diffusione del Gioco d’Azzardo Patologico. Questo “disturbo psichico-comportamentale” si presenta oggi come una vera e propria piaga sociale, soprattutto in quelle fasce della popolazione delle aree metropolitane maggiormente esposte alla contrazione delle risorse economiche e delle possibilità di accesso ai servizi e alla cultura. Strumenti, questi, imprescindibili per la realizzazione di quell’inclusione sociale alla base di una compiuta cittadinanza attiva e democratica. In questo senso, l’iniziativa nasce dentro l’esperienza dell’equipe di Primo Consumo, che già da anni è volta al contrasto del GAP.

Il nostro lavoro vuole rivolgersi proprio a coloro i quali, per la loro condizione, sono maggiormente esposti al rischio di cadere vittime del perverso meccanismo che sta all’origine proprio del Gioco d’Azzardo Patologico; ovvero la percezione di deprivazione materiale e “psicologica” e l’erronea credenza che il gioco d’azzardo possa rappresentare la soluzione ottimale per uscire da tale condizione. Come contrasto all’insorgenza e alla diffusione di tale patologia, i relatori si fanno promotori di una “cultura della resilienza”, intesa come l’insieme delle strategie psicologiche e comportamentali la cui adozione si pone come necessaria per reagire e far fronte alle difficoltà materiali e psicologiche che l’individuo e le comunità sperimentano nel corso della vita. Una cultura della resilienza, in altre parole, è l’antidoto più efficace per prevenire e contrastare problematiche come quella, appunto, del Gioco d’Azzardo Patologico.

Sarà dunque una occasione per richiamare l’attenzione dei presenti sul pericolo ed i rischi connessi al gioco d’azzardo, per rendere operativo l’obiettivo della tutela del cittadino dalla dipendenza dal gioco e per sensibilizzare l’uditorio e le istituzioni al riconoscimento dei diritti delle persone che vivono l’esperienza di questa malattia sociale. Infine, Interessi Comuni e Primo Consumo, hanno dato vita ad una petizione per promuovere la Giornata Nazionale contro il Gioco d’Azzardo.

Angelo Santoro e Marco Polizzi

La Banca d’Italia e gli Arbitri Bancari Finanziari

Arbitro bancario finanziarioSi tratta di un sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie previsto dal testo unico bancario. Ma de che?!?

Nel senso che abbiamo l’impressione, suffragata da molteplici casi di cui ci siamo occupati, che si sono inventati una sorta di stanza di compensazione dove far sfogare cittadini, consumatori e piccole aziende i quali stanno correndo in massa sempre più numerosi ad affrontare il muro di gomma costruito al solo fine di dispensare gettoni di presenza agli arbitri dai “fischietti” d’oro.

I dati dimostrano che la crescita del numero delle controversie ogni anno è enorme, evidente segnale della crescente frustrazione che l’utenza vive con il sistema bancario e finanziario pure.

Nel 2014 oltre 11.000 ricorsi + 43 % sui dati 2013. I dati però che la Banca D’Italia non fornisce riguardano le entità, non dei ricorsi accolti che ricomprendono anche quelli parziali, ma dei risarcimenti riconosciuti alla clientela rispetto alle domande, ma su questo, in mancanza di risposte della Banca d’Italia ci torneremo dopo approfondita analisi di casi concreti a nostra disposizione.

Oggi ci soffermiamo su elementi di costo degli arbitri che in un’Italia sempre più stritolata dalla crisi economica ci appaiono estremamente gravosi. Si dirà: ma caspita, le retribuzioni degli arbitri sono a carico del sistema bancario! Allora come mai queste aziende, votate al profitto per statuto, hanno deciso di sopportare questi oneri?

Nessuno ci risponderà ma secondo noi tali retribuzioni rappresentano un insulto alla povera gente; nei costi di funzionamento di questa macchina che sta diventando sempre più imponente vengono peraltro innestati uffici pubblici che gravano la comunità: ma andiamo con ordine.

Infatti non è ancora chiaro, anzi, dopo tanti anni siamo ancora nel buio più assoluto, direi buio pesto! Quello che invece è chiaro, scritto bene, e senza equivoci, è il testo: “La Banca d’Italia ha stabilito i compensi dei membri dei Collegi in cui si articola l’Organo decidente dell’Arbitro Bancario Finanziario nella misura di seguito indicata”. Dunque nella prima parte Membro, Organo e Misura, appaiono i requisiti essenziali, e se non li avete non fate manco domanda perché è impossibile partecipare. Poi il testo continua e cita: “E’ prevista l’attribuzione di un compenso annuo fisso (tipo una stretta di mano e vai?!?) a ciascun membro effettivo dei Collegi. A tutti i partecipanti alle riunioni è inoltre attribuito un compenso variabile”. Quindi sembrerebbe proprio che conti il Membro, ma non ne siamo sicuri!

Ecco, adesso tutto torna chiaro infatti il testo della Banca d’Italia continua: “I compensi sono differenziati per il Presidente e per gli altri componenti. Ai partecipanti alle sedute che non risiedono nel comune ove ha sede il Collegio è anche riconosciuto un contributo forfettario per ciascuna riunione a titolo di rimborso spese”. E voilà, ecco a voi l’Arbitro Bancario Finanziario delle controversie a disposizione delle Prefetture Italiane.

In che senso le Prefetture? Semplice ogni cittadino che si vede negato il proprio merito creditizio può coinvolgere una delle oltre cento prefetture del territorio nazionale che a questo punto riceve il ricorso del cittadino, lo esamina, chiede conto alla Banca accusata delle “porcherie” del caso, chiede documenti relativi e svolge un’istruttoria e dopo, se la questione appare fondata, la rimette al Collegio ABF competente con una sua approfondita relazione.

Giustizia è fatta. E’ fatta? Mi solleva sapere che se vado in banca e chiedo 1000€ per comperare una lavatrice e quell’insolente del direttore me ne vuole prestare solo 500€ io posso far valere le mie ragioni. Ma che dico, di più, mi sento protetto dall’Arbitro Bancario Finanziario che dentro, proprio dentro, rompe le scatole pure ai Prefetti che vengono retribuiti con i nostri soldi!

Il Prefetto Pecoraro ha firmato una relazione su mancata concessione di credito su cui poi, con calma, si sono riuniti i componenti del Collegio per valutare il caso sottoposto. Anzi sul caso ci hanno fatto pure un paio di sedute perché la prima era nulla a causa di errori di procedura, ma una seduta in più è remunerata bene e se poi non si esamina neanche il ricorso, lo è di più; ma torneremo in altre puntate con maggiori dovizie di particolari.

Ma che importanza ha, dicevamo, se questi signori si insaccano svariate centinaia di migliaia di Euro che aumentano ad ogni seduta, se prevale l’equità e perfino, appunto, la giustizia? Solo ci chiediamo, ma quanto caspita costa alla fine sta lavatrice?!? Allora, riepiloghiamo i conti, anzi i costi di questo impeccabile servizio a carico della comunità.

Siccome non vogliamo fare dichiarazioni prive di supporto spieghiamo che i danari sono a carico della comunità perché i costi dei banchieri per le loro spese e speculazioni – Monte Paschi di Siena e Grecia docet – ricadono sul popolo – aspettando il “bail-in” che invece li farà ricadere sui correntisti… ma questo avverrà da gennaio 2016 non adesso – perché sino ad oggi i disastri li abbiamo coperti noi cittadini che prendiamo la metropolitana. E se poi coinvolgiamo nelle nefandezze bancarie gli oltre cento Prefetti italiani, che si avvarranno dei loro vice prefetti, dei vice del vice che hanno altri vice del vicino di casa e stanno appunto “vicini vicini” abbiamo coinvolto migliaia di persone a carico delle imposte dei contribuenti per far funzionare cosa?!?

Un po’ di conti a questo punto ci vogliono: al Presidente compenso annuo fisso € 20.000 oltre € 1.500 per ogni presenza; agli altri membri del collegio compenso annuo fisso € 10.000 oltre € 1.000 per ogni presenza. Sono presenze impegnative? Certo che sì, ma a contare i soldi!

Secondo una media di circa 60 sedute annue per collegio (178 annuali nel 2014 dati Banca D’Italia) avremo un surplus da aggiungere al fisso di € 20.000,00 di altri

€ 90.000,00 per i Presidenti ed  € 60.000,00 da aggiungere alla parte fissa di € 10.000,00 per gli altri componenti il tutto oltre rimborsi e tasse. Avete capito bene, sveglia, vi siete addormentati oppure vi siete incacchiati?!?

Considerati 3 Collegi con 15 elementi in Italia i soli arbitri costano circa 1.200.000,00 di remunerazione oltre imposte “porcaccia della miseria”!!!

Insomma gli ELETTI incassano somme da capogiro per i poveri mortali e magari le cumulano con altre somme derivanti da pensioni stratosferiche che provengono dal vecchio sistema retributivo, ma occupiamoci dei soldi pubblici che, se possibile, fanno arrabbiare ancora di più.

I Prefetti e gli uomini degli staff, moltiplicati per oltre cento prefetture che si occupano delle questioni bancarie, hanno lauti stipendi e uffici pagati dalla comunità, il costo è decisamente un super multiplo del precedente ma le prefetture svolgono altre funzioni per cui si spendono (in questo caso si) giustamente i soldi dei cittadini.

Ma di questa preziosissima funzione in seno all’ABF allora perché la relazione di Banca D’Italia non ci dice nulla? Perché nella relazione del 2014 non emergono gli effetti prodotti da questi uffici prefettizi per il meritorio (meritorio?!?) lavoro svolto a fianco dei cittadini?

Quanti accessi al credito si sono avuti grazie al lavoro svolto dai Prefetti? Secondo noi nessuno, diciamo così per essere smentiti, sbugiardati, criticati, ma succederà?!? Vedremo!

Quanti milioni di euro, che compensano lautamente quelli spesi nell’ABF, sono stati erogati per i maggiori crediti concessi grazie all’intervento dei prefetti in favore dei cittadini e delle aziende italiane?

Il Governatore della Banca D’Italia certamente ci risponderà, ci risponderà?!? con questo dato “misterioso” e noi vi terremo aggiornati sul loro assordante silenzio.

Angelo Santoro e Marco Polizzi

 

 

Abf: il Bolt delle Prefetture!

banca denaroAbracadabra Baby è l’entrée di una trasmissione televisiva che ci fa vedere quanto i bambini siano più efficaci e veloci di noi. Ecco, è a loro che dovremmo far decifrare ciò che a noi adulti è incomprensibile. Stiamo parlando dell’Arbitro Bancario, delle Prefetture e di ricorsi legali che farebbero venire una cefalea a grappolo anche a Bartezzaghi. Comunque, siccome siamo testoni e vogliamo capire, per non lasciare nulla di intentato abbiamo sentito anche il parere di noti accademici che, sommati a norme, decisioni, ricorsi già in nostre mani, ci hanno dato un quadro della situazione da velocisti (Usain Bolt, appunto).

Infatti, dall’insieme di questa sommatoria informativa si evince che il collegio ABF è composto dal Presidente, da due membri a scelta della Banca D’Italia, uno a scelta degli intermediari finanziari, uno a scelta dei clienti, per un totale di un Collegio giudicante di cinque membri. Il Presidente, secondo canoni di equità, dovrebbe assegnare ciascun ricorso ad un relatore scelto tra i componenti il Collegio. Nel nostro caso, invece, ecco che dal cappello dell’ABF non viene fuori il classico coniglietto bianco ma un sesto componente pittato con l’arcivernice per mascherarcene l’identità. E’ il segreto di Pulcinella perché in molti conosciamo Tiramolla. Tutto qui?!? Macché, l’ABF con la segreteria tecnica … (settimo soggetto componente il complesso organo a trazione bancaria da cui il Collegio riceve cospicui emolumenti anche se, ad onor del vero, ci avevano inviato per e-mail una poesia di Gioacchino Belli che citava: “sette so’ li mejo bocconi…”, ma noi non abbiamo capito). Scusate, dopo la divagazione della parentesi ci ricolleghiamo!

Dicevamo: l’ABF con la segreteria tecnica rifiuta di fornire le controdeduzioni dell’intermediario ed il ricorrente deve fare un giudizio, ma soprattutto un reclamo, all’oscuro delle difese avverse. Nella pronuncia alla nostra attenzione l’ABF omette addirittura di articolare su metà delle domande poste nel ricorso! Il ricorrente, impresa o cittadino che sia, lamenta la mancata concessione di credito da parte dell’intermediario e la sua responsabilità precontrattuale relativamente a due pratiche istruite dalla banca, la prima per € 170.000,00 e la seconda per € 100.000,00, ma l’Arbitro Bancario Finanziario emette la sua decisione solo sulla prima domanda basando la pronuncia su (documenti?) affermazioni della banca che la difesa del privato non conosce!

Aiutatemi voi, e scusate se non sono stato molto chiaro ma pure io che faccio l’Avvocato me so’ perso un attimo, uno sbandamento momentaneo, mi girava tutto e non ho più capito dov’ero, che dicevo, addirittura ho pensato che mi fosse venuto un coccolone. Paura, paura… Ah ecco, mi sono ritrovato, ora ricordo tutto. Noi abbiamo fatto istanza di correzione senza cognizione di cosa la banca abbia prodotto e senza manco conoscere le sue difese, oltretutto con quel famoso sesto Giudice che, nonostante sia il relatore di tutta la causa, non si è ancora rivelato. E noi, che eravamo così sicuri fosse Tiramolla, ora siamo in confusione! E se si togliesse l’arcivernice?

Eppure, a pag. 18 delle “Disposizioni sui sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari” è previsto che “… la segreteria tecnica trasmette al ricorrente copia delle controdeduzioni”. L’ABF, con l’aiuto del Prefetto a fianco dei privati, farà giustizia! Ma de’ che?!?” Un indovinello che possiamo leggere solo in chiave “Indietrotutta” perché, come diceva il suo ideatore, “la vita è tutta un quiz!”. Ricordate la famosa trasmissione di Renzo Arbore, vero? Rammentiamo pure Mario Marenco nei panni dello scolaretto lentigginoso con il grembiulino a quadretti bianchi e celesti, tanto per trovare una liaison, un fermo immagine, con i bambini di Ballarò! Ora fatemi pensare: come possiamo inquadrare la figura dell’Arbitro prefettizio all’interno di questo “show”? Ah, ecco, trovato! Qualcuno ha memoria della trasmissione “Quelli della notte”?!? Le banalità del trombettista Massimo Catalano?!? Ma sì, le massime del nulla, tipo: “è meglio essere ricchi e sani che poveri e malati!” Di Massimo ricordo la grandissima ironia e soprattutto il suo sorriso. Bando ai ricordi ed alle tristezze… Questa storia dell’Arbitro prefettizio ha rimesso in pista inutili sciocchezze, solo che con Catalano ridevamo, qui ci infuriamo.

Angelo Santoro e Marco Polizzi

Banche, Tremonti,
Monti… e la “zingarata”

bancheEravamo nel 1956 quando Fred Buscaglione ci deliziava con la sua canzone “Che bambola”, un ritornello anticipato da un fischio compiaciuto. Tre anni dopo, nel 1959, usciva con un altro brano fantastico “Eri piccola così”. L’immagine di un sogno e del suo ridimensionamento, una magica poesia che si è “schiantata” (come il suo autore). Un po’ la stessa situazione in cui ci siamo venuti a trovare nel folle mondo del credito che abbiamo vissuto in questi ultimi anni. Andato a sbattere fischiettante sotto l’ebrezza di una “zingarata”.

Raccontiamo una storia tratta dalle “estemporaneità” di Giulio Tremonti, capo incontrastato della nostra economia nei “brutti” tempi andati. Che a lui non stessero simpatiche le banche lo avevamo capito, ma che potesse arrivare ad una cosa tanto assurda non ci sarà mai dato modo di capirlo. Di un fatto siamo certi: quando hanno inventato questa “supercazzola” si sono scompisciati dalle risate come fossero i protagonisti del film “Amici miei”! Ma il presidente del Consiglio Monti, che non credo conosca il significato della parola ridere, ha riesumato il “cadavere” del mediatore prefettizio perché ci credeva davvero?!? O vuoi dire che voleva imbucarsi nella trama del film di Monicelli accompagnato dall’ironia anglosassone! Ebbene, siamo ancora qui che ci chiediamo: ma da quale scienza nasce l’idea di coinvolgere le Prefetture per risolvere un contenzioso tra privati?!? In molti pensavamo fossero cose di competenza della magistratura, invece no! Eppure nel prosieguo della nostra ricerca abbiamo trovato Arianna, pronta con il suo filo ma del labirinto non c’era traccia. Solo dopo abbiamo saputo dai protagonisti della nostra favola che era talmente “fantastico” che non lo avevano neanche disegnato! Signori, che suspense, che storia, che follia, che gran presa per i fondelli! Noi siamo arrivati alla conclusione che solo pochissimi sciamani conoscano questa magia, ma Monti, e Tremonti, pur avendola praticata, non sono fra questi! Comunque glielo andremo a chiedere, ma ora cerchiamo di mettere in fila le cose!

Giulio Tremonti, nel 2009, pensò di contrastare il credit crunch con l’Osservatorio sul credito istituito presso le Prefetture. L’obiettivo doveva essere quello di monitorare e facilitare l’accesso ai prestiti bancari per imprese e cittadini: obiettivo fallito anche per gli scarsi risultati ed ecco che l’Osservatorio viene messo a riposo, ma si, va in pensione. Almeno era ciò che pensavamo! Nel 2012, però, a sorpresa, riprende nuova energia e con il Governo Monti, viene messo pure in campo direttamente il Prefetto. L’art. 27 bis comma 1-quinquies del D.L. 24.1.2012, convertito e poi modificato con leggi successive (come già scritto nel nostro articolo precedente) quasi a rilanciarne con maggior vigore la funzione civica di tremontiana istituzione. Questo consente ora al Prefetto, in versione Monti, di esaminare la pratica relativa al credito (negato, revocato o ridotto) che riguarda il cliente della banca e, là dove il Prefetto lo ritenga meritevole di approfondimento, la questione è da lui sottoposta all’ABF (Arbitro Bancario Finanziario), con tutta l’autorevolezza della sua carica pubblica!

Quindi, il Prefetto, se accerta che possa esserci stato un comportamento lesivo da parte della banca nei confronti del soggetto privato, sottopone la controversia all’ABF perché valuti il comportamento dell’istituto di credito “tiranno”. In questo caso, il ricorso presentato sempre dal Prefetto e supportato da una relazione a sua firma dovrebbe avere una maggiore forza in seno all’ABF che emetterà il suo verdetto sempre secondo diritto, ma suffragato, nell’eventuale condanna della banca, dalla posizione necessariamente critica assunta dal rappresentante del Governo.

Insomma, un vero e proprio paladino dei cittadini e delle imprese vessate, che si erge innanzi ad un organismo che fonda la sua imparzialità solamente sulla competenza tecnica degli arbitri; poiché la nomina dei giudicanti è decisamente sbilanciata in favore dei banchieri… ops degli istituti di credito. Eh cari lettori, è proprio così! L’Arbitro Bancario Finanziario è sulla carta un organismo con funzioni stragiudiziarie, creato per dirimere le controversie tra privati (imprese o semplici cittadini) ed intermediari finanziari (siamo essi banche, finanziarie o Poste Italiane). In Italia ci sono solo 3 Collegi giudicanti a Milano, Roma e Napoli. Ciascun Collegio è composto da 5 giudicanti. Il Presidente del Collegio e due membri sono scelti da Banca d’Italia, uno dall’associazione che rappresenta gli intermediari finanziari, e l’ultimo, ma che dico ultimo, l’ultimissimo (in tutti i sensi) è individuato dall’associazione che rappresenta tutti noi privati; dulcis in fundo poi la segreteria tecnica, che funge da Giudice istruttore, è composta da dipendenti della Banca D’Italia. Avete capito?!? l’Istruttore della causa e quattro su cinque componenti il Collegio dell’ABF sono “manovrati” dall’Olimpo: gli Istituti di Credito!!! E costoro dovrebbero dare pareri negativi contro la banca di turno?!? Come direbbe Totò: “… ma mi faccia il piacere …”.

Insomma, Monti avrebbe dovuto sembrare più severo di Tremonti, e con il Prefetto, “ringalluzzito” dal nuovo ruolo, bilanciare le forze in campo e riportare l’impresa ed il cittadino al centro della polis. Senza lasciare, almeno in apparenza, che banche e Banca d’Italia la facessero da padroni in un Paese dilaniato dalla finanza! Ricordo ancora che Bankitalia è partecipata nell’azionariato per oltre il 94% da Istituti di Credito ed Assicurazioni. Ancora una volta Monti, Tremonti & C. hanno messo in campo alcune “false” attività solo “apparentemente” per tutelare le imprese e le famiglie. Invece (statistica docet), tutti i ricorsi a tali arbitrati o Prefetture, e le loro decisioni finali, non hanno in alcun modo riequilibrato ne’ ridato pari dignità ai rapporti tra cittadini e sistema bancario italiano. Sarà per la prossima volta! O no?!?

 Angelo Santoro e Marco Polizzi