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Maria Rosaria Cuocolo

Alma Cappiello. Il valore sociale della politica attiva

CAPPIELLO 2

Undici anni fa ci lasciava la compagna Agata Alma Cappiello, mia conterranea di origini, milanese di nascita, valente avvocato civilista, docente di diritto, consigliera comunale di Milano, deputata socialista dal 1987 al 1992 e senatrice dal 1992 al 1994. Nel suo impegno parlamentare, durato circa dieci anni, fu membro delle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia dellaCamera dei Deputati e del Senato della Repubblica, nonché dellaCommissione Bicamerale per le Riforme Istituzionali e della Commissione Vigilanza RAI. Fu, inoltre, coordinatrice della Commissione Nazionale Parità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e Vicepresidente del Comitato delle Pari Opportunità presso il Ministero del Lavoro. In materia di pari opportunità lavorò alla redazione della legge 10 aprile 1991, n. 125, riguardante l’accesso delle donne nel lavoro, e della legge 25 febbraio 1992, n. 215, meglio conosciuta come legge sull’imprenditoria femminile, nonché si occupò delle adozioni, dell’affidoe della legge sui Pacs. Nel 1988 iniziò la sua battaglia per il riconoscimento delle coppie gay.

Ho conosciuto Alma, da giovanissima dirigente nazionale della FGSI, nel suo ruolo di Responsabile Nazionale Femminile del PSI e dalla sua passione e razionale convinzione della fondamentale importanza della svolta culturale sulla parità di genere ho mutuato la determinazione, che tutt’oggi mi accompagna, sulla importanza e sul valore sociale della politica attiva.

La parità tra uomini e donne, però, è uno degli obiettivi ancora da realizzare a pieno, la cui costruzione passa necessariamente per la soluzione della madre di tutti i problemi: il lavoro, quella sfida essenziale ed ambiziosa che è la piena occupazione in generale, e l’occupazione femminile in particolare. Oggi più che mai rafforzare la presenza delle donne nel mercato del lavoro è importante, perché aumentare l’occupazione femminile significa agevolare lo sviluppo dei Paesi, farne crescere la ricchezza economica, sociale e culturale. Crescita economica, perché implementando la forza lavoro si rafforza il mercato, la sua produttività;crescita sociale e culturale, perché il contributo femminile porta innovazione, capacità di cogliere prospettive nuove che arricchiscono le possibilità di sviluppo del mercato e della società. Oggi non solo l’Italia ma l’Unione Europea e tutti i suoi paesi si stanno muovendo in questa direzione: oggi abbiamo l’opportunità di riflettere sul nostro percorso comune, per capire dove siamo arrivati, che cosa ci separa dalla meta, in che modo proseguire.

I dati sull’occupazione in Europa ci dicono che in questi anni tante donne sono entrate nel mercato del lavoro, tante, ma non abbastanza. Perché diventino di più, dobbiamo ragionare sugli ostacoli che le donne incontrano nel mercato del lavoro: per entrarci, per restarci, per crescervi. Abbiamo bisogno, e sono convinta che le azioni che stiamo mettendo in campo, come PSI a livello nazionale e come PES Women a livello europeo, abbiano le caratteristiche più idonee per fornire un determinante contributo a l raggiungimento di tale risultato, di ritornare ad ascoltare ed a confrontarci con il pensiero delle cittadine e dei cittadini, di porci come i reali intermediari delle loro esigenze, di trovare concrete e rapide soluzioni alle loro necessità, di ridare loro fiducia nel diritto di cittadinanza, di offrire loro risposte politiche inclusive in grado di far sentire ciascun italiano e ciascun europeo parte attiva e determinante di un percorso politico che lo veda sempre più protagonista e destinatario di processi di sviluppo sociale, politico ed economico.

Penso ad azioni transnazionali a tema, dove il PSI ed il PES possanoconcretamente porsi come identificabile e qualificante punto di riferimento, mediante le quali sviluppare una politica comune che possa essere di indirizzo a quelle comunità politiche locali dove più complessa possa risultare la realizzazione di tale percorso. Penso che ci voglia tanta determinazione, quella determinazione che deriva solo dall’essere cittadine europeesocialiste.

Maria Rosaria Cuocolo
Responsabile Nazionale PSI Parità di Genere

Maria Rosaria Cuocolo
In risposta a Ricciuto, sulla situazione napoletana

Caro Direttore, ultimamente la nostra gloriosa testata sta ospitando gli interventi di alcuni compagni che tendono a giustificare una scelta dissennata che ha portato la Federazione Napoletana a ritrovarsi priva di direzione politica alla vigilia dell’appuntamento elettorale delle passate amministrative per il rinnovo del Consiglio comunale di Napoli.
Le posizioni in campo sono già note e non mi interessa qui alimentare una polemica sterile che troverà la sua naturale composizione nell’ambito del prossimo Congresso nazionale.
Ciò che mi preme riconfermare è la verità dei fatti per come si sono svolti:
1) dopo approfonditi e ripetuti incontri degli organismi direttivi del Partito napoletano, nonostante le riserve espresse da pochissimi compagni, si decise di aderire alla Coalizione di Centro sinistra partecipando alle primarie di coalizione, che vedevano in campo, per il PD, l’ex sindaco Bassolino e la deputata Valente ed alle quali partecipammo con una nostra autonoma candidatura (le primarie si svolsero nel 2016 ben cinque anni dopo i fatti ricordati dal compagno Ricciuto ed ai quali non mi pare egli facesse riferimento quando sosteneva entusiasticamente la necessità di parteciparvi).
2) Dalle primarie, nonostante tutti i sondaggi favorevoli a Bassolino (che, forse, anche qualcuno fra i nostri dava per scontati), uscì vincente la candidatura della Valente. In seguito a tale risultato, il Partito napoletano ritenne a maggioranza che questo fatto giustificasse il defilarsi dalla Coalizione e l’appoggiare la candidatura del Sindaco uscente De Magistris, verso il quale ci avevano caratterizzato cinque anni di durissima opposizione politica.
3) Alla vigilia della formazione dele liste, l’ultima riunione di Direttivo provinciale, a cui presenziò anche il compagno Schietroma quale Coordinatore della Segreteria nazionale, il Segretario provinciale dichiarò l’impossibilità per il Partito di presentare liste autonome del PSI ne’ a sostegno della Valente ne’ a sostegno di De Magistris, formalizzando, al contempo, le proprie irrevocabili dimissioni dalla carica. Per convinta solidarietà, l’intera Segreteria provinciale, compreso il Presidente del Direttivo provinciale, compagno Ricciuto, si dimisero a loro volta, lasciando il Partito privo di guida politica alla vigilia di un appuntamento fondamentale per la Città di Napoli, quale la competizione elettorale comunale.
4) In seguito a questo “vulnus”, la Segreteria nazionale dovette intervenire nominando un Commissario pro tempore per affrontare le incombenze elettorali, cosa che venne fatta predisponendo, in soli quaranta giorni, liste autonome del Partito sia per il Consiglio comunale che per le Municipalità (per quanto riguarda queste ultime, non furono presentate per scelta politica e non, certo, per incapacità organizzativa). È evidente che liste in tal modo formate non potessero, certo, raggiungere risultati eclatanti, pur tuttavia il Partito, grazie anche all’entusiasmo profuso dai suoi candidati (nonostante l’impegno a contrario di numerosi “dirigenti” della vecchia Segreteria, che ritennero, nella migliore delle ipotesi, di defilarsi dalla competizione e, nella peggiore, di candidarsi direttamente in liste alternative a quelle di Partito), ottenne uno 0,44%, a fronte dello 0,83% raggiunto alle precedenti comunali con una lista civica che ci vedeva uniti ai Verdi e con la presenza del nostro segretario provinciale dell’epoca.
In conclusione, non si è trattato di alcun colpo di mano ne’ di alcuna imposizione dei vertici nazionali contro quelli locali, come da lungo tempo si va cianciando, ma la semplice manifestazione di incapacità di un sedicente “Gruppo dirigente” che ha dimostrato di essere irresponsabile e, in alcuni casi, di essere incapace di anteporre il bene della comunità socialista alle proprie aspirazioni personali.
Mi dispiace che il compagno Ricciuto rifiuti di leggere la Mozione di Nencini, in essa ritroverebbe, ne sono sicura, spunti di riflessione importanti per ribadire l’appartenenza del Partito ad un’area laica e riformista, che si contrappone ai populismi ed alla demagogia dilaganti in questo difficile frangente politico.
Ci vediamo al Congresso.

Maria Rosaria Cuocolo

Maria Rosaria Cuocolo
Creare un “assessorato antiviolenza” a tutela delle donne

Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Tale data è stata scelta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1999 in ricordo del brutale assassinio delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie contro il dittatore dominicano Rafael Trujillo, avvenuto nel 1960.

In Italia questa ricorrenza riveste particolare rilievo in quanto il fenomeno della  violenza contro le donne assume connotati ampi e diffusi: l’indagine Istat 2015 rileva che 6 milioni 778 mila donne hanno subito, nel corso della loro vita, una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% di queste sono tra i 16 ed i 70 anni di età.

Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. A questo aspetto “fisico” del fenomeno si affianca una manifestazione di violenza di forma psicologica ed economica, che sconfina o può sconfinare in gravi situazioni di limitazione, controllo e svalorizzazione della donna, fino a giungere a vere e proprie minacce ed intimidazioni.

Da questo spaccato si evince che le donne vengono rese vulnerabili in determinate condizioni dalla violenza che gli uomini esercitano in determinate condizioni: è, quindi, il contesto sociale e culturale che va riformato, perché la violenza degli uomini sulle donne è strutturale e si nutre di prototipi anacronistici e di stereotipi datati.

Il PSI che, per tradizione, cultura e vocazione, vive questi temi con particolare sensibilità politica, ritiene che i pregiudizi sociali, che sono alla base della non parità ed alla radice della violenza, vadano combattuti in maniera sistemica.

E’ necessario, pertanto, pur dando atto dello sforzo sostenuto negli ultimi due anni dal Viminale, porre in essere azioni positive che coinvolgano sempre di più le pubbliche istituzioni.

Il Partito Socialista Italiano, pertanto, propone, in tutte le sedi istituzionali (comuni, città metropolitane, regioni) la creazione di un “assessorato antiviolenza” che possa, con tutti i mezzi e le potestà che la derivazione da un potere amministrativo conferisce, essere luogo di accoglienza e di tutela per tutte le cittadine colpite da questo aberrante fenomeno.

Maria Rosaria Cuocolo
Responsabile Nazionale “Parità di genere” Psi