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Marilena Selva

La Lega e la laurea da appendere ‘al chiodo’

matteo salviniNon è una novità, sono anni che l’Istruzione viene massacrata e relegata a diletto per pochi fortunati. Dai tempi de ‘Con la Cultura non si mangia’, ai continui tagli alla Ricerca e al guardare inermi ‘la fuga dei cervelli’, i Governi negli ultimi anni non sembrano considerare i titoli universitari dei meriti.
Pochi giorni fa la ‘cacciata’ insensata dell’Ordinario di Fisica Sperimentale all’Università di Trento, Roberto Battiston, dalla presidenza dell’Asi, da parte del ministro leghista Bussetti. Ieri invece il vicepremier Matteo Salvini dice che vorrebbe abolire il valore legale della laurea. “Dobbiamo mettere mano alla riforma della scuola e dell’università, affrontando la questione del valore legale del titolo di studio”. La laurea, insomma, non sarebbe – o non dovrebbe essere – un requisito fondamentale per accedere a concorsi pubblici e per fare carriera. Il motivo, spiegava ieri il ministro dell’Interno alla scuola politica della Lega a Milano, sarebbe che “negli ultimi anni la scuola e l’università sono stati serbatoi elettorali e sindacali: ecco perché l’abolizione del valore legale del titolo di studio è una questione da affrontare”. Tuttavia è lo stesso Marco Bussetti a frenare l’idea del leader del suo Partito, a margine di un convegno a Milano, dice: “È un tema di cui si dibatte da tanti anni, ma in questo momento non è in programma, non è detto che poi possa essere analizzato in futuro”.

Prescrizione al via tra un anno. Bagarre in Aula

bonafedeHa fatto tentennare il Governo Giallo-verde, ma alla fine si è trovato un accordo per il ddl Anticorruzione. La prescrizione entra nel ddl ma slitta di un anno. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, titolare del ddl anticorruzione in cui il M5S ha inserito, con un emendamento, il blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia in caso di condanna che di assoluzione.
“Ci sarà una legge delega che entro il dicembre 2019 stabilirà tempi certi per la durata dei processi: non c’è chi ha perso o chi ha vinto, ma piena sintonia. Noi abbiamo chiesto sempre un collegamento tra prescrizione e durata certa dei processi. E cosi è”, ha detto il ministro Giulia Bongiorno, al termine del vertice di Palazzo Chigi.
Hanno votato a favore solo le forze di maggioranza, M5s e Lega, mentre hanno votato contro tutte le opposizioni che hanno duramente protestato durante la seduta delle commissioni.
Nelle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia, dove si è votato, si è sfiorata la rissa, sedata a malapena dai commessi. Le opposizioni contestano che sia stata effettuata la votazione.
“Non è stata indetta la votazione – ha detto Gennaro Migliore del Pd – né chiarito l’oggetto della deliberazione”.
Il deputato forzista Enrico Costa ha denunciato l’assenza del Guardasigilli: “Bonafede diserta la commissione e partecipa a vertici politici di maggioranza che i media riferiscono essere oggetto proprio dei lavori della commissione. Il ministro della Giustizia non può svilire il lavoro di una commissione che da giorni è ostaggio di una ‘bomba atomica’ quale è la richiesta di cancellare l’istituto della prescrizione”.
Le opposizioni ora chiedono che sia convocata subito una Conferenza dei capigruppo. La richiesta, formalizzata in Aula, è stata portata all’attenzione del presidente della Camera, Roberto Fico.

Il Governo rischia di spaccarsi sulla ‘Sicurezza’

paola-nugnesEra già arrivato il no altisonante dell’ex comandante della Marina, Gregorio De Falco, sul decreto Sicurezza, ma sembrava che tutto potesse rientrare. Invece pare che non si tratti di una semplice scaramuccia e la tensione arriva alle stelle.
La maggioranza gialloverde al Senato è composta da 167 senatori, soltanto sei in più rispetto alla soglia di 161. E sarebbero già 4 i firmatari degli emendamenti che rischiano di far saltare il Dl Salvini: Paola Nugnes, Gregorio De Falco, Elena Fattori e Matteo Mantero. Ma la fronda potrebbe essere ancora più ampia, nonostante l’appello del vicepremier Luigi Di Maio a rientrare nei ranghi che, per ora, sembra caduto nel vuoto.
Il capo politico e vicepremier Luigi Di Maio ha convocato, per le 21.30 di stasera, un’assemblea congiunta per sciogliere i nodi relativi ai dossier più spinosi: dal Tap al decreto sicurezza, passando per la manovra finanziaria. Ma la riunione sarà disertata dalla senatrice Paola Nugnes, tra i più accesi oppositori del dl immigrazione e sicurezza targato Matteo Salvini. “Io – dice – sono portatrice della visione originaria, iniziale, del movimento e non condivido questa sua trasformazione alla quale sto assistendo”.
Ma il Vicepremier e Ministro degli Interni prova a smorzare le polemiche: “Nessuna polemica e maggioranza compatta nel nome del diritto alla Sicurezza. In questi istanti il decreto sicurezza sta viaggiando spedito al Senato. I giornali parlano di polemiche, ma siamo al trentesimo articolo, il dl arriva in porto e porterà più ordine e disciplina”.
Da Nuova Delhi il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, prova a ricompattare le divisioni che sono visibili tra i senatori pentastellati e quelli leghisti: “Le osservazioni critiche sono benvenute ma c’è un momento in cui bisogna fare una sintesi. I parlamentari che si riconoscono nella maggioranza devono assumere un atteggiamento di consapevolezza e responsabilità” attenendosi “al contratto di governo”.
“Quando un provvedimento si radica nelle previsioni del contratto di Governo secondo me bisogna dimostrare un atteggiamento conseguente”, ha detto Conte ai giornalisti. E sull’eventuale espulsione dei frondisti, il premier fa un passo indietro. “Non spetta a me valutarlo, non sono il leader del M5S”, si limita a constatare.
Nel frattempo voci di corridoio parlano dell’ipotesi di ricorrere al voto di fiducia, con il conseguente rischio di un incidente “franchi tiratori”. “Il decreto sicurezza? Io non lo voterò, se votare contro o non votarlo lo deciderò la notte prima, al momento sono più per non votarlo. Anche se ci fosse la fiducia” ha detto Matteo Mantero. “Me ne assumo la responsabilità, come farà chi voterà a favore. Siamo tutti compatti come una testuggine, bisogna vedere però in che direzione va: in questo momento ha ‘scarrocciato’ verso destra, bisognerebbe riportarla più al centro della strada” ha aggiunto nonostante i vertici del M5s abbiano definito inammissibile il voto contrario.

Antisemitismo. Da Pittsburgh a Predappio

auschwitzland-300x225L’Antisemitismo è tornato, o forse non è mai andato via, è questa l’impressione che si ha due giorni dopo l’attentato negli Stati Uniti. L’America e l’Europa vengono sconvolte da quanto avvenuto a Pittsburgh, il 27 ottobre, dove un 46enne americano, bianco e spinto da un movente razzista è entrato nella sinagoga “Tree of Life Congregation” e ha iniziato a fare fuoco gridando “Gli ebrei devono morire tutti”. La strage antisemita più sanguinosa nella storia degli Stati Uniti: undici gli ebrei uccisi e otto feriti durante le funzioni dello Shabbat.
Cecilia Wang, vice direttore dell’American Civil Liberties Union, punta il dito contro il Presidente Trump e la sua amministrazione: “Le numerose dichiarazioni che rilascia, il fatto che si definisce un nazionalista, e i cori di minacce contro George Soros ai suoi comizi: è tutto collegato”. Ma la strage passa in secondo piano in territorio americano per spingere i repubblicani su altri fronti a loro cari: la pena di morte. Robert Bowers è stato incarcerato per 29 capi d’accusa fra cui il crimine d’odio. A parlare di pena di morte per Bowers è stato il giorno stesso il ministro della Giustizia americano, Jeff Session: ”Tutti gli americani hanno il diritto di frequentare in sicurezza i loro luoghi di culto. Oggi 11 persone innocenti sono state uccise durante un servizio religioso e diversi agenti sono stati feriti. Questi presunti crimini sono riprovevoli e completamente ripugnanti rispetto ai valori di questo Paese”. Mentre già Trump aveva detto: “Dovremmo rafforzare le nostre leggi sulla pena di morte”.
Il giorno dopo quel crimine nel BelPaese si celebra la dittatura mussoliniana a Predappio. Uno stuolo di omaggi e di manifestazioni da sempre condannate come contrarie alla Repubblica, allo Stato e alla Costituzione italiana, ma che quest’anno hanno portato a ulteriori polemiche. Selene Ticchi, tra gli organizzatori della manifestazione per l’anniversario della marcia su Roma, è finita la centro del ciclone per una maglietta nera con la scritta bianca “Auschwitzland” e un logo che richiama quello della Disney. Rappresentando il campo di concentramento di Auschwitz come uno ‘scherzo’. “Ma dai, è humor nero. In giro, su Facebook soprattutto, ci sono i compagni che fanno le caricature del Duce a testa in giù. Bene, questa maglietta è la stessa cosa. E non è la prima volta che me la metto. Anzi, ci vado anche in giro per lavoro, mica solo quando faccio i cortei“, si è giustificata la donna militante di Forza Nuova ed ex candidata a sindaco di Budrio, in provincia di Bologna per la lista neofascista “Aurora italiana”.
Dopo le polemiche sui social per quello che si tratta di ‘negazionismo’ oltre che di apologia fascista, il senatore di Leu Francesco Laforgia, ha presentato un’interrogazione al Ministro dell’Interno Salvini. “L’apologia del fascismo – ha scritto – nell’ordinamento giuridico italiano, è un reato. Chiedo al Ministro se intende applicare questa legge, se condivide il paragone di un campo di sterminio ad un parco giochi e quali misure intenda promuovere al fine di evitare il ripetersi di simili episodi”.
A dissociarsi stavolta anche l’estrema destra italiana: Forza Nuova l’ha sospesa a tempo indeterminato da ogni attività del movimento, mentre il leader nazionale di CasaPound, Simone Di Stefano, che su Facebook scrive: “Maledetti pagliacci mascherati che ogni anno andate a Predappio a disonorare i morti con le vostre sguaiate marcette e fate a gara con chi si mette la maglietta più imbecille perché siete le scimmie ammaestrate degli antifascisti, uscisse Mussolini dalla tomba vi prenderebbe a schiaffi”.

Nel frattempo in queste ore arriva un’altra notizia che offende gli ebrei e le vittime delle leggi razziali. Molti organi di stampa riportano che a ottant’anni esatti dalle leggi razziali, il governo Lega-M5S avrebbe tagliato gli assegni previsti fin dal 1955 alle vittime delle leggi razziali e a chi è stato vittima di persecuzioni politiche durante il fascismo. Si tratta di piccoli importi pari a 500 euro al mese destinati a persone nate prima del 1945, che quindi oggi hanno superato i 70 anni di età. Lo stanziamento totale “risparmiato” è pari a 50 milioni di euro, circa 80 centesimi a testa all’anno per ogni italiano. Poche ore dopo arriva la smentita giunta una nota ufficiale del Ministero dell’Economia: “Nessuna riduzione delle pensioni di guerra, né dei vitalizi ai perseguitati politici e razziali. I titolari degli assegni non subiranno alcuna decurtazione. Quanto riportato da alcuni organi di stampa è pertanto privo di fondamento. Il decreto-legge n.119 del 23 ottobre 2018 (conosciuto come ‘decreto fiscale’) ha semplicemente operato un allineamento dello stanziamento in bilancio alla effettiva erogazione delle risorse in base ai diritti soggettivi degli interessati. Ma non sono state introdotte misure che limitano il beneficio o i requisiti di accesso”.
Tuttavia esiste un allegato che sembra smentire a sua volta quanto dichiarato dal governo

Dj Fabo. L’Associazione Coscioni torna nelle piazze

eutanasia cappato welbyCome aveva auspicato lo stesso Marco Cappato, in attesa della decisione della Consulta, sarà il Parlamento che dovrà ‘rispondere’. Dopo due giorni di attesa, alla fine la Corte costituzionale ha rilevato che l’attuale assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti. Per consentire in primo luogo al Parlamento di intervenire con un’appropriata disciplina, la Corte ha deciso di rinviare la trattazione della questione di costituzionalità dell’articolo 580 codice penale all’udienza del 24 settembre 2019. La Consulta doveva decidere, su richiesta dei giudici di Milano, se è conforme alla Costituzione l’articolo 580 del codice penale, che punisce l’istigazione al suicidio. Nell’articolo 580, redatto nel 1930, sotto il regime fascista, si equipara l’istigazione al suicidio all’aiuto dato da Marco Cappato a Fabiano Antoniani a terminare la propria esistenza in Svizzera.
Subito dopo la decisione, che di fatto invita ancora una volta la politica ad occuparsi della questione, il leader radicale dell’Associazione Coscioni ha twittato:

“Anche la Consulta ha confermato quello che ripetiamo da tempo: è compito del Parlamento esprimersi su questioni che riguardano la dignità delle persone e che non possono essere stabilite da un tribunale”. È quanto ha affermato il Segretario del Psi, Riccardo Nencini. “Soltanto lo scorso gennaio il Senato ha approvato la DAT, una legge di civiltà. Un passo avanti. Ma non basta”, ha proseguito Nencini. “Giace da tempo una proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall’associazione Luca Coscioni che deve ancora essere discussa. Chiederò all’intergruppo parlamentare sulle scelte di fine vita, di cui faccio parte, di invitare i presidenti di Camera e Senato ad avviare urgentemente la discussione parlamentare. Il tema non è più rinviabile”, ha concluso.

“È necessario rendere obbligatoria la pronuncia del Parlamento sui disegni di legge di iniziativa popolare, con puntuale calendarizzazione – come recita il Contratto di Governo di Lega e Movimento 5 Stelle. Questo è il momento, dunque, di dare seguito a questo proposito”, afferma ancora Marco Cappato che aggiunge: “Ora infatti il Parlamento ha la strada spianata per affrontare finalmente il tema, e per discutere la nostra proposta di legge di iniziativa popolare per l’eutanasia legale, depositata nel 2013, sull’esempio di quanto sta accadendo anche nel Parlamento spagnolo. Questa sentenza è un grande successo della nonviolenza e della disobbedienza civile, che trasmette a ciascuna e ciascun Parlamentare la forza necessaria per finalmente approvare buone regole per vivere liberi fino alla fine. Mi auguro che già da oggi arrivino nuove adesioni al nostro intergruppo per l’eutanasia legale e il finevita”.
Per questo l’Associazione Coscioni ha deciso di puntare ancora una volta sugli italiani, sei su dieci dei quali si dicono a favore dell’Eutanasia. Dal 26 al 28 ottobre in oltre 30 piazze italiane saranno presenti tavoli di raccolta firme per sollecitare il Parlamento a calendarizzare la discussione in aula della proposta di legge di iniziativa popolare “Eutanasia Legale” e i Parlamentari all’adesione all’intergruppo per le scelte di fine vita.
L’avv. Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni, ha affermato: “Quello della Corte costituzionale non è solo un rinvio, e meno che mai una decisione pilatesca, come alcuni affermano di ritenere. La Corte ha infatti evidenziato con ordinanza che l’attuale, che l’assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti”.
“Attendiamo le motivazioni – ha aggiunto Filomena Gallo – ma possiamo già dire che la Costituzione ha prevalso sulle istanze paternalistiche del codice penale del 1930 e sulla grave inerzia del legislatore, che nonostante le varie sollecitazioni, non si è mai determinato a regolare la materia del suicidio medicalmente assistito. La Corte ha esercitato a pieno il ruolo giudici delle leggi. È esattamente quanto la disobbedienza civile di Marco Cappato si prefiggeva”.

LE PIAZZE FINORA AL CENTRO DELLA MOBILITAZIONE (IN CONTINUO AGGIORNAMENTO)

26 ottobre – Firenze, dalle 9 alle 19 in Piazza Beccaria angolo Borgo La Croce.

26 ottobre – Roma, dalle 15 alle 18 a Largo di Torre Argetina, fronte Feltrinelli.

26 ottobre – Casalecchio di Reno (BO) all’incrocio tra Via Garibaldi e Via Porrettana, tra l’edicola e la Casa della Conoscenza, ore 13-19. Per aiutare al tavolo, contattare flavia.mezja@gmail.comQui l’evento Facebook.

26 e 27 ottobre – Trento, all’interno del Bar Lucky in via del Brennero 46. Venerdì apertura dalle 7 alle 20 e il sabato dalle 8 alle 13.

26 e 27 ottobre – Santa Marinella (RM), venerdì 26, dalle 17.30, in Piazza Gentilucci. Sabato 27, dalle 10 alle 13, in Via Aurelia in zona antistante i portici, bar “Luna Blu”.

26, 27 e 28 ottobre – Genovadalle 15.30 alle 19, in via XX settembre altezza Kasanova. Per aiutare al tavolo, contattare cellulagenova@associazionelucacoscioni.it.

27 ottobre – Napoli, dalle ore 10.00 alle ore 13.00 in Via Giosuè Carducci, altezza Liceo Classico Umberto I (quartiere Chiaia). Per aiutare al tavolo, contattare cellulacoscioninapoli@gmail.com.

27 ottobre – Prato, in Piazza del Comune dalle 15.30 alle 19.30. Per aiutare al tavolo, contattare gstmtt@gmail.com.

27 ottobre – Lecco, dalle 9.30 alle 18 in Piazza XX Settembre davanti al Museo della Paure. Per aiutare al tavolo, contattare cellulacoscionilecco@gmail.com.

27 ottobre – Venezia, in Campo Santa Margherita dalle 15 alle 19.

27 ottobre – Brescia, in Corso Zanardelli zona Feltrinelli, dalle 10.00 alle 18-19 circa. Per aiutare al tavolo, contattare pannocchia.bs@gmail.com.

27 ottobre – Mestre (VE), in piazza Ferretto dalle 10 alle 13. Qui l’evento Facebook.

27 ottobre – Palermo, presso Circolo UAAR di Palermo, via Matteo Bonello 39, dalle 17 alle 19. Qui l’evento Facebook.

27 ottobre e 11 novembre – RavennaPunto Coop di Via Faetina, dalle 15 alle 18. Per aiutare al tavolo, contattare ravenna@uaar.it.

27 e 28 ottobre – Milano, dalle 10 alle 14, in Moscova (angolo corso Garibaldi con via Statuto). Per aiutare al tavolo, contattare cellulamilano@associazionelucacoscioni.it.

27 e 28 ottobre – Pavia, in Strada Nuova 86. Sabato dalle 16 alle 19.30, domenica dalle 10.30 alle 19.

27 e 28 ottobre – Latina, dalle 17 alle 20 in Via Diaz, angolo piazza del popolo (zona pedonale).

27 e 28 ottobre – Padova, in Via Roma – Canton del Gallo, dalle ore 10 alle ore 19. Per aiutare al tavolo, contattare padova@uaar.it.

27 ottobre e 3 novembre – Arzignano (VI), dalle 9 alle 13 in Piazza Libertà. Per aiutare al tavolo, contattare p.tarperi@gmail.com.

28 ottobre – Mercallo (VA), dalle 8.30 alle 13 in Piazza Balconi. Per aiutare al tavolo, contattare maura.marcato@gmail.com.

28 ottobre – San Benedetto del Tronto (AP), Viale Secondo Moretti, dalle 11 alle 18.

28 ottobre – VareseVia Marcobi/angolo via Veratti (di fronte alla Socrem) dalle 14 alle 18. Per aiutare al tavolo, contattare michael.muscolino@outlook.com.au.

28 ottobre – Torino, dalle 11:00 alle 13:00, in Via Garibaldi angolo via San Dalmazzo (in caso di pioggia, via Roma angolo Piazza Castello). Nell’occasione si raccoglieranno firme anche per l’iniziativa dei cittadini europei “Welcoming Europe“.

Siamo inoltre in attesa di poter comunicare indirizzo e orari per le postazioni di: BresciaCagliariCittà di Castello (PG), LecceMassaRimini Vicenza.

Dj Fabo. Ora la Consulta. Cappato: “Aspetto la Politica”

cappato-eutanasia-1 (1)Il Caso di Fabiano Antoniani, il 40enne milanese conosciuto con il nome d’arte “Dj Fabo”, tetraplegico e completamente cieco che nel febbraio 2017 si è sottoposto al suicidio assistito in Svizzera, è arrivato alla Corte Costituzionale.
Stasera o domani arriverà la sentenza della Consulta che dovrà così decidere se aiutare un malato terminale a ottenere il suicidio assistito è un reato penale oppure se, al contrario, è un’azione necessaria per metterlo in condizione di esercitare il suo diritto fondamentale della libertà di scelta per una morte dignitosa.
Nel frattempo Marco Cappato, il leader radicale dell’associazione Luca Coscioni, accusato di istigazione e aiuto al suicidio e i rappresentanti dell’avvocatura dello Stato, in rappresentanza del governo, risponde alle accuse: “Avevo capito che tra gli obiettivi di questo governo ci fosse la rapida e certa trattazione delle leggi di iniziativa popolare. Noi da 5 anni attendiamo l’intervento del legislatore sulla nostra legge di iniziativa popolare per l’eutanasia legale“. Cappato si rivolge direttamente al presidente Giuseppe Conte: “Se un presidente del Consiglio a nome del governo interviene in giudizio contro di me invocando l’inammissibilità e infondatezza della questione rimandando all’intervento del legislatore, questa è un’assunzione di responsabilità politica”.
Il governo si è costituito a difesa della legge e sarà rappresentato dall’avvocato dello Stato Gabriella Palmieri. In udienza sono presenti lo stesso Cappato, Mina Welby e la compagna di dj Fabo, Valeria Imbrogno.
Oggi alle 19, a Piazza Montecitorio, la mobilitazione non solo dell’Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, Mina Welby, Filomena Gallo, ma di tutti quelli che promuovono la campagna Eutanasia Legale, per commentare la sentenza della Corte costituzionale che deciderà sulla legittimità costituzionale del reato di aiuto al suicidio.

Verona, morto operaio 26enne folgorato su un traliccio

marco-camposilvanEnnesimo morto sul lavoro per mancanza di sicurezza. Questa mattina all’ospedale Borgo Trento di Verona è morto Marco Camposilvan, 26 anni compiuti il 7 ottobre, operaio elettricista di un’azienda di Marano Vicentino che ieri è stato vittima di un grave incidente.
L’infortunio è avvenuto sotto un traliccio mentre il giovane stava operando su una piattaforma aerea all’interno di una gru mobile quando, avrebbe inavvertitamente urtato i cavi. Non è ancora chiaro se il contatto sia avvenuto direttamente sul corpo del 26enne o sul metallo del “cestello”. In una frazione di secondo ventimila volt hanno provocato una fiammata che ha avvolto l’operaio. Solo i vigili del fuoco del distaccamento di Schio, giunti con due mezzi tra cui un’autoscala, sono riusciti a raggiungere il giovane. Le sue condizioni gravissime avevano portato alla richiesta dell’intervento dell’elisoccorso del 118. Ancora da accertare le cause dell’incidente. Lo Spisal (Servizio Prevenzione Igiene e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro) dell’Ulss7 sta intanto procedendo con le verifiche per individuare le cause del drammatico incidente di ieri pomeriggio ed individuare eventuali responsabilità. Marco Camposilvan, che lavorava alla Itel di Marano Vicentino.
“I fili erano a nudo, ma – come spiega Liviano Vianello, responsabile Spisal – il piano sicurezza di un cantiere deve prevedere tale situazione e predisporre gli interventi necessari per consentire agli operatori di lavorare senza rischio alcuno”.

Anche Ferrara presenta mozione contro l’aborto

Una manifestazione a favore della legge sull'aborto a Roma il 5 novembre 1975. ANSA/ARCHIVIO

Una manifestazione a favore della legge sull’aborto a Roma il 5 novembre 1975.
ANSA/ARCHIVIO

Sulla scia di Verona, anche Ferrara si appresta a contestare la 194. Ieri il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Alessandro Balboni, 26 anni, ha presentato un documento quasi identico a quello approvato il 4 ottobre 2018 dal comune di Verona che l’ha proclamata “città a a favore della vita”.
Nell’anno in cui la legge che ha portato avanti i diritti delle donne compie quarant’anni, Ferrara, medaglia al valore contro il Fascismo, propone una mozione con “iniziative per il sostegno alla maternità e alla prevenzione delle condizioni che portano all’aborto […] contro la mancata applicazione della legge sull’aborto”.
La differenza con Verona sta nell’individuazione delle associazioni: nella mozione 434 presentata dalla Lega ne venivano indicate 2, esplicitamente cattoliche, che perseguirebbero secondo i firmatari gli intenti politici della proposta.
“La 194 intendeva legalizzare l’aborto in casi particolari, come la violenza carnale, l’incesto, gravi malformazioni del nascituro ed altri, come di contrastare l’aborto clandestino – dichiara Balboni -; mentre ha condotto all’aumento del ricorso all’aborto quale strumento contraccettivo e non ha debellato l’aborto clandestino, tanto che durante un question time alla Camera nel 2017 l’allora ministro Lorenzin stimò tra i dodicimila e i quindicimila gli aborti clandestini per le donne italiane, a cui sono da aggiungere tra i tremila e i cinquemila casi ipotizzati tra le donne straniere”. In realtà non solo è sbagliato anche pensare che l’aborto sia usato come metodo contraccettivo, come se si trattasse di togliersi un dente, ma nei fatti la 194 è disattesa e non viene applicata per il crescente numero di obiettori di coscienza tra i ginecologi.
Non manca per il giovane di FdI fare infine il riferimento alla “diffusione della pillola abortiva Ru 486” che “rende più difficile un approccio di reale e concreto aiuto per la donna incinta, lasciandola sola in un momento particolarmente critico”. Che a quanto pare si sentirebbe “meno sola” in una “città che tutela gli indifesi” come Balboni vorrebbe ribattezzare Ferrara, non potendo essere “a favore della vita”, titolo già assegnato a Verona.

#ComingOutDay, dichiararsi fa ancora paura in Italia

bandiera-arcobaleno-omosessuale-sbattere-le-ali-abbondanzaOggi, 11 ottobre, si celebra il Coming Out Day. La prima volta che si è tenuto un coming out day è stato l’11 ottobre 1988 negli Stati Uniti e venne scelta questa data durante il primo anniversario della seconda marcia nazionale su Washington per i diritti delle lesbiche e dei gay, tenutasi appunto l’11 ottobre 1987. L’idea di celebrarlo con una ricorrenza è stata di Robert Eichberg, psicologo del New Mexico, e Jean O’Leary, politico ed attivista Lgbt di Los Angeles.
Ma mentre in tutto il mondo occidentale l’orientamento sessuale è ormai un fattore poco rilevante (si veda anche il mancato quorum del referendum in Romania), l’Italia invece continua a fare passi indietro. Non sono solo le dichiarazioni di un Ministro della Repubblica (Lorenzo Fontana) o le continue cronache che riportano pestaggi e insulti ai danni degli omosessuali ma proprio le statistiche. Una ricerca fatta dalla società di consulenza Boston Consultuing Group (Bcg) in occasione del Coming Out Day su 12 Paesi di Europa e America rivela come il nostro Paese, dopo la Spagna, è il Paese dell’Europa occidentale con la percentuale più alta di gay, lesbiche e transgender non dichiarati sul lavoro, rispettivamente il 33% e il 38%. Ben lontano dalle percentuali dell’Olanda (7%), dell’Inghilterra (11%), ma anche a di Germania, Svizzera e Austria (16%), della Francia (24%) e poi del Nordamerica (18%) Messico (20%) e Brasile (22%).
Inoltre la ‘discriminante’ colpisce ancora una volta le donne: in Italia è molto più facile fare coming out per gli uomini che per le donne, che sul lavoro sono discriminate due volte, per il genere e per l’orientamento sessuale. A dichiararsi omosessuale è il 57% dei lavoratori lgbt contro il 43% delle lavoratrici lgbt. Se invece si guarda il solo orientamento sessuale, quelli che si dichiarano meno sono i bisessuali maschi e femmine (lo fa solo il 37%, contro il 59% dei gay e il 54% delle lesbiche).

Aborto. Pisani: “Diritto della donna da rispettare”

papa moscheain un momento in cui l’Italia scivola sempre di più in basso in materia di diritti, a calcare pesantemente la mano ci pensa anche il Pontefice Francesco. “Interrompere una gravidanza è come fare fuori una persona. È giusto fare fuori una vita umana per risolvere un problema?”, ha domandato Papa Francesco nella sua catechesi sul quinto comandamento, “non uccidere”.
“Fare fuori un essere umano è come affittare un sicario per risolvere un problema”, ha continuato il Papa. “Ogni bambino malato è un dono. È un approccio contraddittorio quello che consente anche la soppressione della vita umana nel grembo materno in nome della salvaguardia di altri diritti. Ma come può essere terapeutico, civile, o semplicemente umano un atto che sopprime la vita innocente e inerme nel suo sbocciare? Da dove viene tutto ciò?”, ha detto il Papa.
“Leggo il Pontefice dire che ‘abortire è come affittare un sicario per risolvere il problema?’ Ognuno ha le sue opinioni, ma il linguaggio, i diritti, il diritto di una donna di scegliere per la propria vita e il proprio corpo deve essere rispettato. Che poi la pietas cristiana cos’e’? Per fortuna siamo uno Stato laico, meravigliosamente laico”, ribatte la portavoce del PSI, Maria Cristina Pisani sulla sua pagina Facebook.
È di queste ore inoltre la notizia che in tutta la regione Molise, per via dei medici obiettori, l’unico a praticare gli aborti è Michele Mariano, medico di 64 anni che opera nell’ospedale di Campobasso.