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Marilena Selva

Esplosione Gasdotto. Nessun allarme ma prezzo sale

esplosione gas austriaUn’esplosione nell’impianto di distribuzione di gas a Baumgarten an der March, in Austria, ha interrotto, questa mattina, il flusso che dalla Russia arriva nel nostro Paese, attraverso Tarvisio, provocando la morte di una persona e il ferimento di decine di operai sul posto. Le cause dell’esplosione non sono ancora chiare e in seguito all’esplosione dell’impianto di distribuzione in Austria, i flussi di gas dalla Russia verso l’Italia si sono interrotti.
In base al Regolamento europeo e al Piano di emergenza nazionale, il Ministero ha dichiarato lo stato di emergenza e monitora costantemente la situazione, in contatto con gli operatori interessati al fine di verificare i tempi necessari per la ripresa dei flussi. Da verificare, in particolare, gli eventuali danni alle infrastrutture, che potranno essere valutati solo una volta terminata la fase di primo soccorso degli operai rimasti coinvolti nell’incendio.
“In casi come questi – sottolineano dal Mise – la procedura per lo stato di emergenza scatta automaticamente ma non c’è alcun problema di approvvigionamento”, grazie agli stoccaggi esistenti. La situazione è dunque “sotto controllo”.
Le forniture di gas “potrebbero riprendere già nella giornata di oggi, se venissero confermate le prime indicazioni sull’assenza di danni alle infrastrutture di trasporto”, spiega Snam in una nota, dove ricorda che dopo l’incidente in Austria, il “flusso di importazioni di gas dalla Russia è stato temporaneamente interrotto”. La sicurezza del sistema italiano, ricorda, è “garantita dagli stoccaggi messi a disposizione da Snam”.
Il Ministro Carlo Calenda ha voluto invece precisare: “Se avessimo il Tap, oggi non dovremmo dichiarare lo Stato di emergenza per questa mancanza di fornitura”. Il gasdotto che va dall’Azerbaijan all’Italia, “serve a diversificare queste forniture di gas”. Mentre l’ad di Eni, Claudio Descalzi, ha spiegato: “Se finisse domani non è un problema” ma anche “se dovesse durare qualche settimana è una cosa che possiamo compensare: non c’è allarmismo tra gli operatori”. Spiegando però che “il gas sta salendo di prezzo. Dipende da quanto durerà il problema”. Quanto successo si inserisce “in uno scenario che porta ad un aumento generalizzato dei prezzi”. Già nelle ultime settimane, l’improvvisa ondata di gelo che ha colpito anche il nostro paese ha fatto salire alle stelle il prezzo del gas (salito al 50%) e dopo l’incidente i prezzi sono schizzati fino a crescere del 90 per cento.

Codice Appalti. Nencini: “Serve una nuova mentalità”

nencini 3Si torna a parlare di Codice degli Appalti. Stamattina a Palazzo Medici Riccardi c’è stato un convegno proprio sul codice degli appalti “È il momento del fare: realizzazione e controllo delle opere”. Tra i presenti Raffaele Cantone di Anac, Riccardo Nencini viceministro dei Trasporti, il senatore Stefano Esposito, Edoardo Bianchi di Ance, Fabrizio Monsani di Confindustria.
“Si sta cominciando, lo voglio dire con chiarezza, la campagna elettorale sul codice degli appalti: anche con qualche slogan che, devo dire, lascia a dir poco perplessi”, afferma Raffaele Cantone, presidente dell’Anac. “Chi sta puntando nella logica sfascista a far fallire questo codice – ha aggiunto – non fa altro che alimentare la solita istanza populista di un sistema che non funziona, per riprendere riforme che, abbiamo visto, da sole non sono in grado assolutamente di cambiare il Paese”. “Io non credo – ha proseguito il presidente dell’Anac – che se fallisce questo codice si possa dire che è fallito il Governo, o è fallita l’Anac: credo che sia fallita una grande occasione per il paese, una grande occasione di modernizzazione di cui tutti noi pagheremo le conseguenze”.
Il viceministro delle Infrastrutture, Riccardo Nencini, parlando coi giornalisti a margine del convegno, ha affermato: “Mancano alcune linee guida, mancano alcuni decreti. L’impegno del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è di chiuderli entro gennaio, massimo febbraio. Quello che, però, serve è una mentalità che approcci un codice completamente nuovo dentro la pubblica amministrazione. Altrimenti, l’aumento delle gare d’appalto, che sono cresciute del 12%, si tratta di fondi e investimenti numerosi immessi sul mercato delle infrastrutture e delle opere pubbliche, rischiano di rimanere marginali”. “Chiuderemo linee guida e decreti attuativi, in modo particolare quelli che riguardano il dibattito pubblico – aggiunge – quelli che riguardano le stazioni appaltanti”. Queste ultime “sono precipitate di numero, come è giusto che sia erano più di 40.000. Verranno ridotte a 5.000. Verranno formate, così come verranno formati i commissari di gara”.
E infine conclude: “Alcune amministrazioni lamentano il fatto che la mancanza ancora di tutti i decreti attuativi porti a un movimento che non è proprio un movimento spedito. Io ho la mia opinione: veri questi fattori, vero anche che a fronte di grandi cambiamenti non sempre la pubblica amministrazione li guarda con l’attenzione che dovrebbe”.

Famiglia di Dj Fabo con Cappato, la destra per il NO DAT

faboEntra nel vivo il processo su Marco Cappato, autodenunciatosi dopo aver accompagnato Dj Fabo in Svizzera per il suicidio assistito. In favore del tesoriere dell’Associazione Coscioni ha testimoniato la fidanzata del Dj, Valeria. La donna ha raccontato che con la battaglia “pubblica” Fabo si sentì di nuovo “vivo e utile” e fece anche lo “sciopero della fame” per non essere fermato. A lei disse anche: “Ora sarò energia nell’Universo”. Anche la madre ha testimoniato in difesa della scelta del figlio: “Vai Fabiano, la mamma vuole che tu vada”. Carmen Carollo si è messa a piangere in aula e il pm Tiziana Siciliano si è alzata e le ha dato un fazzoletto. Già dopo l’incidente stradale, ha spiegato, quando seppe di essere diventato cieco, Fabo decise di “andare a morire” in Svizzera. “Non voleva morire soffocato interrompendo le cure”, ha aggiunto. “Speriamo – ha detto ancora la madre di Dj Fabo – che sia la volta buona per avere una legge sul biotestamento, mio figlio ha lottato tanto per questo”.
Tuttavia mentre da una parte l’opinione pubblica chiede l’approvazione di una legge sul biotestamento, dall’altra gli esponenti del fronte parlamentare contrario alla legge sul fine vita e del movimento della famiglie italiane “Family day”, sono pronti a far battaglia contro il DAT. Lega Nord, Fratelli d’Italia e Forza Italia domani, martedì 5 dicembre, alle ore 12,30, terranno una conferenza stampa a Roma presso la Sala Nassiriya del Senato, per spiegare nel dettaglio le ragioni del “No” al ddl che dovrebbe essere calendarizzato prossimamente in aula al Senato.
Nel frattempo Filomena Gallo, coordinatore del collegio legale di difesa di Marco Cappato cui fanno parte gli avvocati Francesco di Paola e Massimo Rossi ha ricordato che si tratta di violazione della Costituzione
L’articolo 32 della Costituzione stabilisce che ‘La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana, i padri costituenti – dichiara Gallo – hanno garantito ai cittadini che nessuno “metterà la mano su di loro, sulla loro vita. Gli articoli 2,3, 13 e 32 della Costituzione mettono in risalto la sintesi di due diritti fondamentali della persona: quello all’autodeterminazione e quello alla salute”.

Irruzione Naziskin a Como, basta minimizzare

blitz-naziskin-a-comoI fascisti sono tornati, o forse non sono mai andati via. Aumentano i casi di razzismo e fascismo nel Belpaese che fanno discutere più gli schieramenti politici che l’opinione pubblica, quasi assuefatta da questi casi. Ieri un gruppo di naziskin con testa rasata e bomber nero hanno fatto irruzione presso un’associazione che si occupa dei migranti e letto un proclama “contro i migranti”. Il tutto ripreso da uno dei naziskin nella sala al primo piano del Chiostrino di Santa Eufemia mentre era in corso una riunione di Como Senza Frontiere, una rete che unisce decine di associazioni a sostegno dei migranti. Un’azione squadrista che ha lasciato perplessi gli stessi partecipanti alla riunione.
Proprio per questo è arrivata la condanna del gesto da parte di Matteo Renzi, il segretario del Pd: “Il Pd è in prima fila a dire che è uno scandalo e una vergogna, ma mi piacerebbe che lo fossero tutte le forze politiche”.
“Rivolgo un appello – continua – perché su questi temi non ci siano divisioni. Il Pd è molto preoccupato, anche per alcune considerazioni che sono state fatte in queste ore. C’è un atteggiamento quasi timido nel condannare gesti che sono di violenza e che vanno totalmente condannati da tutte le parti politiche”. E aggiunge: “Vedo stamattina dichiarazioni stravaganti, anche in trasmissioni televisive. Su questi temi il Pd non solo condanna con fermezza ma chiede a tutte le forze politiche di essere unanimi nel condannare ogni tipo violenza di impianto fascistoide”.
A farle eco Laura Boldrini: “Ritengo che sia necessario ricorrere a delle misure adeguate ma anche che sia necessario che ci sia una mobilitazione civile su questo, perchè non possiamo permettere a questi gruppi di sporcare la nostra bella Costituzione e la nostra democrazia, che non è compatibile con questi estremisti”. Così la presidente della Camera Laura Boldrini ha risposto oggi a Firenze ai cronisti che le chiedevano un commento sul blitz dei naziskin in un circolo attivo sul fronte del sostegno dei migranti a Como.
Subito la risposta contraria però dell’altro ‘Matteo’, il leader leghista Salvini. “Il problema dell’Italia è solo Renzi, non i presunti fascisti. Lui – dice Salvini – si occupa di fake news e del ritorno del fascismo che non esiste”. “Certo che entrare in casa di altri non invitati non è elegante – ma il tema dell’invasione dei migranti sottolineato dai skinheads è evidente”, conclude il segretario del Carroccio.
“La libertà è una palestra nella quale andare ogni giorno. Mentre assistiamo a la ricomparsa di metodi basati sull’intimidazione c’è chi, come Salvini, strizza l’occhio e prende sottogamba atteggiamenti minacciosi. E vorrebbe governare l’Italia”. Lo ha detto il segretario socialista Riccardo Nencini.
Mentre Giorgia Meloni minimizza sostenendo che quello avvenuto a Como “è un atto di intimidazione ma non è un atto di violenza. La violenza noi l’abbiamo invece vista un sacco di volte dai compagni dei centri sociali, quelli che distruggono intere città e bruciano le macchine degli italiani, e nessuno ha mai fatto appelli di condanna”.

Culle vuote. In calo anche figli di genitori stranieri

culle vuoteL’Italia si aggiudica sempre di più il triste primato di “Paese per vecchi”. Nel 2016 in Italia sono nati 473.438 bambini, oltre 12 mila in meno rispetto al 2015. Nell’arco di 8 anni (dal 2008 al 2016) le nascite sono diminuite di oltre 100 mila unità. Questa importante diminuzione è in parte dovuta al contemporaneo forte calo dei matrimoni, che hanno toccato il minimo nel 2014, anno in cui sono state celebrate appena 189.765 nozze (57 mila in meno rispetto al 2008). La “colpa” del calo negli ultimi otto anni è per quasi tre quarti dell’età delle donne: le donne italiane in età riproduttiva sono sempre meno numerose.
L’altra importante novità è quella che riguarda il calo anche dei figli da genitori stranieri che fino ad ora sono stati il traino di un’Italia sempre più vecchia. Dal 2012 diminuiscono, seppur lievemente (-7 mila), anche i nati con almeno un genitore straniero pari a poco più di 100 mila nel 2016 (21,2% del totale). Tra questi, a calare in maniera più accentuata sono i nati da genitori entrambi stranieri, che nel 2016 scendono per la prima volta sotto i 70 mila. Tra i nati stranieri, al primo posto si confermano i bambini rumeni (15.417 nel 2016), seguiti da marocchini (9.373), albanesi (7.798) e cinesi (4.602). Queste quattro comunità rappresentano il 53,6% del totale dei nati stranieri.
Viene invece confermato il trend di maggiore natalità nel Mezzogiorno, nonostante qualche calo, rispetto al Nord-Italia. È proprio in quest’ultima parte d’Italia che si registra una elevata frequenza di donne con un solo figlio (circa il 30%), mentre al Sud ci sono ancora donne con 2 o più figli.
Nonostante analisi ‘spicciole’ sui modelli occidentali si donne che non vogliono i figli è sempre il fattore di stabilità economica e sociale su cui si deve porre l’accento.
«Questi risultati – commenta l’Istat – documentano che il fenomeno delle donne (e delle coppie) senza figli per scelta è molto contenuto nel nostro Paese e che, per converso, a determinare l’aumento della quota di donne senza figli siano più gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione dei progetti familiari; non va trascurato l’effetto del rinvio che si può trasformare in rinuncia con l’approssimarsi delle età più avanzate della vita riproduttiva delle donne».

Bonino: “Insulto a donne che hanno avuto trauma”

bonino-emmaA pochi giorni dalla morte del boss Riina don Francesco Pieri, docente di teologia, su Facebook offende la leader dei Radicali, Emma Bonino, con una domanda retorica: «Ha più morti sulla coscienza lei o il capo della mafia?», alludendo alla battaglia per l’aborto dell’ex ministro degli Esteri.

In commenti successivi, il parroco ha ricordato che “il Concilio Vaticano II con la sua ‘Gaudium et spes’, mette l’aborto (non importa se legalizzato, ospedalizzato e mutuabile o no) in serie con genocidio, omicidio volontario e altri crimini orrendi tra cui certamente quelli di mafia”, e lo definisce “abominevole delitto”.

Ma Emma Bonino risponde sul Social per le rime: “Gli insulti qualificano chi li fa non chi li riceve e, comunque, immagino che questo Don Piero abbia fatto il mio nome per rappresentare milioni di donne che hanno subito in un modo o nell’altro il trauma dell’aborto. L’offesa quindi non l’ha rivolta a me ma a milioni di donne italiane”.

Nonostante siano passati 40 anni dalla cosiddetta Legge 194 per l’interruzione volontaria di gravidanza sono molte le difficoltà che le donne si ritrovano a dover affrontare per accedere a quello che è a tutti gli effetti un loro diritto. L’ostacolo più difficile da sormontare è probabilmente quello dell’obiezione di coscienza.

Biotestamento e Ius soli. Psi: “Approvarli subito”

parlamento“Dopo le dimissioni della relatrice Di Biasi, mi auguro che la legge sul testamento biologico venga discussa al più presto in Senato e approvata entro la fine della legislatura”.
Lo ha detto Pia Locatelli coordinatrice dell’Intergruppo per il testamento biologico.

“Oggi il capogruppo del Pd alla Camera, Rosato – ha aggiunto – ha indicato il provvedimento sul fine vita tra le leggi da varare prima dello scioglimento delle Camere:
i numeri in Senato, grazie al sostegno di parte delle opposizioni, ci sono, è solo questione di volontà politica. Non possiamo continuare a rinviare vanificare il lavoro fatto in questi anni: i cittadini non ce lo perdonerebbero”.
Due leggi necessarie per un Paese civile, sul Testamento biologico e sullo Ius soli, eppure entrambe sono finite nei cassetti. Oggi però dopo le dichiarazioni del Presidente del Senato, Pietro Grasso e del segretario del Pd, Matteo Renzi, torna nel vivo la discussione sulle due ‘mancate’ leggi. Maria Cristina Pisani, Portavoce del Partito Socialista, dopo anni di battaglie per una legge sul ‘fine vita’ ribadisce “la necessità di approvare il testamento biologico e lo ius soli prima della fine della legislatura”. “Sono provvedimenti – spiega Pisani – che da anni come Psi chiediamo con forza. È quello che vogliono milioni di cittadini, battaglie di civiltà che oggi dobbiamo finalmente vincere”. Già con il caso della morte di Dj Fabo in Svizzera la Portavoce del Psi aveva affermato: “La scelta di Fabo non è il trionfo della morte sulla vita, ma il rispetto della vita umana come bene indisponibile. Libertà di essere, libertà di scegliere, lo ripetiamo con il Segretario del PSI, Riccardo Nencini, da anni. Nessuno sembra voler capire”, puntando poi il dito contro il Parlamento: “È già vergognoso che la legge sul testamento biologico abbia subito l’ennesimo rinvio. La scelta di Fabo serva almeno per scuotere un Parlamento miope”. Tuttavia il clamore dei giorni scorsi per il processo a Cappato non sembra aver scosso molto Palazzo Madama, fino ad oggi quando in Direzione Pd i due temi sono tornati in primo piano. Approvare il testamento biologico e lo ius soli prima della fine della legislatura? “Ci stiamo lavorando da mesi per finirli in questa legislatura, sono due provvedimenti su cui c’è grande impegno e faremo tutto il possibile per approvarli anche al Senato”, ha detto Ettore Rosato arrivando al Nazareno.
Da parte dei Radicali l’invito a proseguire e a concludere l’iter per queste due leggi è ancora aperto. “Abbiamo chiesto a Renzi di fare l’impossibile per approvare ius soli e testamento biologico, che tra l’altro il Pd ha già votato in prima lettura”, afferma Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, al termine dell’incontro al Nazareno con Matteo Renzi, cui hanno partecipato Emma Bonino e Benedetto Della Vedova. “Sull’immigrazione abbiamo ribadito le nostre posizioni: abbiamo raccolto novantamila firme per una legge popolare che superi le parti peggiore della Bossi-Fini, per noi è una battaglia fondamentale”, aggiunge.
Affrontare questo tema durante la Direzione dei Dem è stato ravvisato da molti come una tattica in vista delle prossime elezioni, ma Matteo Renzi ha obiettato: “Dobbiamo togliere dal campo” del dibattito sulle coalizioni “il tema dei diritti. Non è che facciamo lo ius soli per fare l’accordo con Mdp. Lo facciamo perché un diritto è un diritto, senza scambiarlo in un accordo di coalizione. Cercheremo di farlo, senza creare alcuna difficoltà alla chiusura ordinata della legislatura, rispettando ciò che il governo e la coalizione vorranno fare, non pensiamo siano temi su cui fare l’accordo”.

100 anni dalla Rivoluzione, ma la Russia va avanti

San Pietroburgo (AP Photo/Dmitry Lovetsky)

San Pietroburgo (AP Photo/Dmitry Lovetsky)

Mentre in tutto l’Occidente sventolano le bandiere rosse per ricordare il centenario della Rivoluzione russa, nella patria delle ex Repubbliche socialiste quel giorno viene sostituito da un altro ricordo: il 7 novembre del 1941, giorno in cui i soldati sovietici marciarono al fronte direttamente dalla parata tenutasi sulla Piazza Rossa. Quel giorno i soldati dell’Armata Rossa partirono verso la linea del fronte orientale per bloccare l’inarrestabile avanzata dell’esercito tedesco. È questo giorno a unificare il popolo russo più della presa del Palazzo d’Inverno che tutt’ora porta ancora alla memoria anni difficili di un passato di povertà, purghe e carestie.
Per alcuni la colpa è del Presidente Vladimir Putin, secondo il direttore del Centro demoscopico Levada, Lev Gudkov, il presidente Putin ha operato uno svuotamento di significato dell’anniversario della Rivoluzione d’ottobre, necessario per legittimare l’idea di potere in Russia “non più rivoluzionario e comunista, ma nazionalista e imperialista”. Il Cremlino dunque ha voluto eliminare la rivoluzione bolscevica dalle feste del calendario laico, preferendo ricordare il giorno della vittoria sul nazismo, che si celebra il 9 maggio. Dal 2005 infatti il 7 novembre non è più festa nazionale
Mosca ha deciso così di ricordare quel giorno rimettendo in primo piano la prima volta che il popolo sovietico si unì per liberarsi dai nazisti, un’imponente parata militare sulla Piazza Rossa in cui l’esercito ha indossato le uniformi della seconda guerra mondiale.
Sicuramente quel giorno, il 7 novembre 1917, rappresenta non solo per la Russia, ma per tutto l’Occidente la prima volta in cui il comunismo e gli ‘ultimi’ al potere sconvolsero il mondo, con l’idea della praticabilità di un’uguaglianza. Ma per il momento per i russi resta indelebile il ricordo di tutte le conseguenze che quella vittoria portò ed è forse per questo che preferiscono guardare avanti.

Bolzaneto e Asti. Strasburgo condanna ancora l’Italia

bolzaneto1“I ricorrenti, trattati come oggetti per mano del potere pubblico, hanno vissuto durante tutta la durata della loro detenzione in un luogo ‘di non diritto’ dove le garanzie più elementari erano state sospese”. Così i giudici di Strasburgo definiscono, nella sentenza di condanna dell’Italia, la situazione vissuta da 48 persone a Bolzaneto. I togati evidenziano inoltre che “l’insieme dei fatti emersi dimostra che i membri della polizia presenti, gli agenti semplici, e per estensione, la catena di comando, hanno gravemente contravvenuto al loro dovere deontologico primario di proteggere le persone poste sotto la loro sorveglianza”.
La Corte europea dei diritti umani che ha condannato già l‘Italia per Diaz ora torna sul G8 di Genova per le azioni dei membri delle forze dell’ordine, e soprattutto perché lo Stato non ha condotto un’indagine efficace.
Nella sentenza è stato messo in risalto il fatto che “nessuno ha passato un solo giorno in carcere per quanto inflitto ai ricorrenti”. E la Corte osserva che questo è stato causato principalmente da due elementi: il primo l’impossibilità di identificare gli agenti coinvolti, sia perché a Bolzaneto non portavano segni distintivi sulle uniformi, che per la mancanza di cooperazione della polizia con la magistratura. Il secondo fattore invece “sono le lacune strutturali dell’ordine giuridico italiano” al tempo dei fatti. Nella sentenza la Corte afferma di “aver preso nota della nuova legge sulla tortura entrata in vigore il 18 luglio di questo anno, ma che le nuove disposizioni non possono essere applicate a questo caso”.
Tuttavia la condanna europea non dimentica che la tortura nelle carceri non si è fermata al G8: nella stessa sentenza l’Italia è stata condannata anche perché alcuni agenti di polizia penitenziaria di Asti nel 2004 hanno torturato due detenuti, Andrea Cirino e Claudio Renne. La Corte ha inoltre stabilito che lo Stato dovrà versare 80 mila euro per danni morali ad Andrea Cirino e alla figlia di Claudio Renne. Quest’ultimo ha subito torture da Paese incivile ed è morto all’inizio di quest’anno. Le cinque guardie carcerarie che nel 2004 avevano torturato i due detenuti, erano state tutte assolte dal tribunale di Asti. L’indagine era partita quando un ex agente, arrestato per spaccio di droga, aveva raccontato tutto alla polizia.

Cannabis. Pastorelli: “Occasione persa”

Fabbrica-militare-cannabisArriva l’Ok dell’Aula della Camera alla proposta di legge sulla coltivazione e la somministrazione della Cannabis ad uso medico. I voti a favore sono stati 317, 40 i
contrari, 13 gli astenuti. Il testo passa al Senato. Contro hanno votato i deputati di Fi e Lega, mentre Direzione Italia si è astenuta. Nonostante la buona notizia la pdl è un’occasione persa, come fanno i deputati progressisti dai banchi dell’Aula, così come dichiarato anche dal deputato socialista Oreste Pastorelli. “In questa legislatura abbiamo svolto un lavoro trasversale con oltre 220 parlamentari per arrivare a un testo che mirava a regolarizzare l’uso della cannabis, togliendo in via definitiva le droghe leggere dal monopolio delle organizzazioni criminali e consentendo il controllo del consumo senza per questo incentivarlo. Dopo tanto lavoro la sfida è persa, così come è persa l’occasione di accogliere le richieste dei circa 67 mila cittadini che hanno firmato la legge popolare promossa dall’Associazione Coscioni”, afferma Pastorelli, deputato del Psi, nel corso delle dichiarazioni di voto sulla pdl cannabis della quale il parlamentare socialista è cofirmatario. “Rimane un provvedimento mite – prosegue – che prevede l’utilizzo della cannabis per i soli scopi terapeutici e che avrà un’efficacia limitata. Tutto questo di certo non ridurrà il consumo della cannabis da parte delle popolazione: si continuerà a utilizzare quella illegale di qualità incontrollata e senza dubbio più nociva”. “Oggi la Camera vota un testo sfigurato, che ha bocciato persino la liceità della coltivazione personale a uso terapeutico. Resta il rammarico per l’occasione mancata, ma riconosciamo che almeno sul fronte dell’utilizzo medico si è compiuto un piccolissimo passo in avanti”, ha concluso il deputato socialista.
“Ritengo comunque un risultato importante l’aver portato a casa almeno uno degli obiettivi che ci eravamo prefissati: la disciplina della coltivazione e somministrazione della cannabis per uso terapeutico”, afferma invece la deputata Pd Vincenza Bruno Bossio. Tuttavia come fanno notare da Alternativa popolare, l’uso terapeutico della cannabis è già regolamentato. “Alternativa popolare è convintamente a favore dell’uso terapeutico della cannabis. Questo deve essere chiaro, a scanso di equivoci”, afferma il capogruppo di Ap in commissione Affari sociali alla Camera, Rosanna Scopelliti che precisa: “Ma questa è una materia già regolamentata dal Ministero della Salute, con uno specifico e apposito decreto ministeriale aggiornato nel 2015. Uno strumento che sta funzionando. E in merito Ap condivide pienamente l’azione portata avanti del ministro Lorenzin. Evidentemente, però, per qualcuno non era sufficiente. Riteniamo sbagliato, dunque, il modo con il quale si è proceduto, sollecitando il Parlamento a intervenire su una materia già disciplinata”. Non solo, ma come fanno notare i cinquestelle che hanno votato con l'”amaro in bocca”, la pdl non prevede la coltivazione da parte dei pazienti per il loro esclusivo uso personale. Lo annuncia nell’Aula della Camera Vittorio Ferraresi, M5S, in dichiarazione di voto per il suo gruppo.
Tuttavia la “Maggioranza schiacciante”  per l’ok alla pdl “non lascia alibi ad una rapida approvazione al Senato. Questa legislatura si chiude con una promessa, ovvero con un impegno affinché le cose mancanti si concretizzino”. Lo afferma il deputato di Sinistra Italiana-Possibile Daniele Farina.