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Marilena Selva

Schulz ottiene 100% dei voti, ora la sfida è con Merkel

sculzMartin Schulz si mette a fare il socialista per davvero, con discorsi che entusiasmano la platea dell’Spd e fanno ripartire il partito spaventando la Merkel.
Non a caso è stato eletto a capo dei socialdemocratici tedeschi e candidato alla cancelleria con il cento per cento dei voti dei delegati.
“Cari compagni e compagne, lasciatemi dire una cosa: questo è un momento travolgente, non solo per me. Grazie per la vostra fiducia, credo che questo risultato sia l’inizio della nostra conquista della cancelleria e quindi io accetto l’elezione”, ha detto alla platea che lo aveva votato. In realtà, l’inizio c’è già stato. La crescita repentina della Spd nei sondaggi dopo l’annuncio, in gennaio, della rinuncia alla candidatura di Sigmar Gabriel e il passaggio del testimone a Schulz ha scosso e mobilitato in modo deciso il partito.
Fino a pochi mesi fa, la Spd era un partito dato in declino quasi finale; oggi si ritrova unita attorno a un uomo che ha riacceso le speranze di vittoria con il solo fatto di non essere stato coinvolto nel governo di Grande Coalizione che ha visto i socialdemocratici in posizione di minoranza al fianco dell’Unione Cdu-Csu di Angela Merkel.
L’ex presidente del Parlamento europeo ha promesso di rendere la Germania più equa: “Se non lo faremo noi, non lo farà nessuno”. Schulz ha anche detto che “La Germania e l’Europa sono inseparabili” e che “dobbiamo ottenere un’Europa forte attraverso una Germania forte”. Inoltre punta tutto sul Welfare impegnandosi a chiudere l’”insopportabile” differenziale tra gli stipendi delle donne e degli uomini ma anche quello tra le buste paga dell’Est e dell’Ovest, con l’aiuto dei sindacati. Schulz ha avuto anche il coraggio di attaccare le riduzioni fiscali annunciate dalla Cdu: “Sono piani estremamente iniqui”: per il politico Spd “servono investimenti”. È tornato poi a promettere la formazione gratuita, “dall’asilo all’università”.

“Le donne guadagnino meno”. Sospeso eurodeputato

janusz-korwin-mikke“Sapete in che posto si sono piazzate le prime donne o ragazze alle Olimpiadi di fisica teoretica polacche? Ve lo dico io: all’800esimo! Sapete quante donne ci sono tra i primi cento giocatori di scacchi? Nessuna! È giusto che le donne guadagnino meno di me, perché sono più deboli, più piccole e meno intelligenti… Quindi devono guadagnare di meno, è così e basta”. È quanto ha affermato durante un dibattito sul gap di genere nei salari l’eurodeputato polacco Janusz Korwin-Mikke.
Parole non passate inosservate, ma stavolta l’Europarlamento non si è limitato a un rimprovero, è arrivata così la sanzione: trenta giorni senza diaria (ovvero circa 10 mila euro), più dieci giorni di sospensione dai lavori parlamentari e un anno senza poter rappresentare il Parlamento europeo in qualsiasi delegazione parlamentare conferenza parlamentare o qualsiasi foro interistituzionale. La ‘punizione’ è “senza precedenti” per l’istituzione Ue, ovvero la pena massima prevista dal regolamento comunitario.
L’eurodeputato polacco era presente in aula durante la lettura delle sanzioni e si è unito ironicamente all’applauso della plenaria.
Intervenendo prima dell’inizio della votazione a Strasburgo, Tajani ha annunciato la decisione di sanzionare Janusz Korwin-Mikke per le sue dichiarazioni contro la parità di genere.
“Non tollererò un simile comportamento, specialmente quando si tratta di una persona che dovrebbe esercitare, con la dovuta dignità, le proprie funzioni in qualità di rappresentante dei popoli europei. Offendendo tutte le donne, l’eurodeputato esprime disprezzo per i nostri valori fondamentali”, ha affermato il Presidente Antonio Tajani. Il presidente del Parlamento europeo si è quindi scusato con tutti coloro che sono stati offesi dall’intervento del 74enne Korwin-Mikke. Dopo l’intervento del deputato polacco, Tajani era stato immediatamente informato dell’incidente da diversi deputati.
Le prime ad andare su tutte le furie, però, sono state le eurodeputate, come la spagnola Iraxte Garcìa, che dopo averlo ascoltato è sbottata. “Ascolti signor deputato, secondo lei e le sue teorie io non avrei il diritto di essere seduta qui tra i deputati? So che questo la fa infuriare, lei è spaventato dal fatto che le donne oggi possano rappresentare i cittadini così come fa lei. Io sono qui per difendere le donne d’Europa da uomini come lei”.
Ma non è solo contro le donne che si è scagliato l’eurodeputato polacco, appartenente al partito di estrema destra Coalition for the Renewal of the Republic Freedom and Hope, in passato aveva infatti detto riguardo all’immigrazione: “Questa è una politica ridicola che in Europa ha causato un’inondazione di spazzatura umana. E sia chiaro: spazzatura umana che non vuole lavorare. L’America ha costruito il suo potere perché ha preso immigrati disposti a lavorare senza dare loro una ricompensa. Questa politica sta rovinando l’Europa”.

Consip, Padoan: “L’AD Marroni non sarà rimosso”

padoan 3Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, fa scudo sull’amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni. “L’ad di Consip non si trova in una condizione per la quale lo statuto della società contempli la decadenza”. È questa la stringata risposta di Padoan, durante il question time alla Camera, alle interrogazioni di Sinistra italiana e Forza Italia che chiedevano chiarimenti su Marroni.
Padoan ha inoltre ricordato che l’attuale Consiglio di amministrazione della Consip resterà in carica fino all’approvazione del bilancio 2017. Il titolare del Mef ha precisato che Marroni aveva il profilo idoneo per essere nominato amministratore delegato di Consip, “previa verifica dei requisiti di eleggibilità, professionalità, onorabilità e autonomia” previsti dalle norme e che è “avvenuta da parte degli uffici del dipartimento del Tesoro sulla base delle significative esperienze attestate dal suo profilo professionale”.
Non ci sono quindi gli estremi per la decadenza di Luigi Marroni dalla carica di amministratore delegato di Consip, la centrale nazionale di acquisto di beni e servizi per la PA sulla quale grava un’inchiesta della magistratura sugli appalti.
Nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti Consip, è stato arrestato a inizio marzo a Napoli l’imprenditore Alfredo Romeo con l’accusa di corruzione. Nello stesso sono indagati tra gli altri, con accuse diverse, il ministro dello Sport Luca Lotti, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio; l’imprenditore Tiziano Renzi (padre dell’ex premier Matteo Renzi), indagato per traffico di influenze; il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette, l’ex parlamentare di Alleanza Nazionale Italo Bocchino e Carlo Russo, un imprenditore farmaceutico toscano amico di Tiziano Renzi. I magistrati indagano su una presunta mazzetta da 100.000 euro che sarebbe andata a un dirigente della Consip.
Nel frattempo la procura di Roma dice no alla scarcerazione di Alfredo Romeo, principale indagato nell’inchiesta Consip, detenuto a Regina Coeli dal primo marzo scorso per corruzione. Il procuratore aggiunto Paolo Ielo ed il sostituto Mario Palazzi hanno espresso il proprio parere sulla richiesta di revoca dell’ordinanza di custodia cautelarec avanzata dalla difesa di Romeo. La decisione del gup Sturzo è prevista entro la fine della settimana.

Corte UE, nessun obbligo di accogliere i migranti

sfollati“Gli Stati membri non sono tenuti, in forza del diritto dell’Unione, a concedere un visto umanitario” ai profughi che “intendono recarsi nel loro territorio con l’intenzione di chiedere asilo, ma restano liberi di farlo sulla base del rispettivo diritto nazionale”. Così una sentenza della Corte Ue, secondo cui “il diritto Ue stabilisce solo le procedure e i requisiti per il rilascio dei visti di transito o per soggiorni previsti sul territorio degli Stati membri della durata massima di 90 giorni”.
La Corte si è espressa sul ricorso presentato da una coppia siriana con tre figli minori, che il 12 ottobre 2016 hanno presentato domanda per cinque visti umanitari all’ambasciata del Belgio a Beirut, in Libano. L’intento della famiglia era ottenere dei lasciapassare con validità territoriale limitata per presentare una domanda d’asilo in Belgio e lasciare Aleppo, la città siriana in cui erano residenti. Uno dei due genitori, nella domanda, ha spiegato di essere stato sequestrato da un gruppo armato che, prima di liberarlo su cauzione, lo ha torturato. Nella richiesta i coniugi hanno espresso timori di possibili persecuzioni visto che la famiglia professa una fede cristiano ortodossa. Pochi giorni dopo la presentazione della domanda, però, l’Ufficio per gli stranieri belga ha respinto la richiesta, ritenendo che in realtà le intenzioni della famiglia fossero quelle di restare in Belgio per un periodo superiore a 90 giorni, il tempo previsto dal visto territoriale limitato che i cittadini siriani avevano richiesto. Dopo il rifiuto, la famiglia ha fatto ricorso alla Corte europea appellandosi alla Convenzione europea per i diritti umani.
La sentenza mette a repentaglio i diritti umani dei rifugiati in un’Europa sempre più divisa e incerta proprio sulla questione dei migranti.
Sempre oggi è arrivato anche il via libera a grande maggioranza da parte del Parlamento ungherese alla reintroduzione della detenzione sistematica per i migranti che giungono nel paese. La misura era stata soppressa nel 2013 per le pressioni dell’Unione europea e dell’alto Commissariato Onu per i rifugiati (UNHCR). La legge è stata adottata con 138 voti a favore, 6 contrari e 22 astenuti. La norma prevede che i migranti vengano collocati in «zone di transito» alle frontiere con la Serbia e la Croazia, dove saranno detenuti in attesa dell’esame della domanda di asilo.
“Siamo in stato d’assedio – ha detto il premier ungherese, Viktor Orban – La tempesta migratoria non è finita, si è soltanto provvisoriamente calmata”. Budapest è decisamente contraria alla politica Ue di ricollocazione dei migranti nei diversi paesi dell’Unione e Orban ha definito l’immigrazione “un cavallo di Troia per il terrorismo”. Le nuove misure si applicheranno non soltanto a chi arriverà prossimamente nel paese, ma anche a quanti già vi si trovano e che a febbraio risultavano essere 586. I migranti verranno alloggiati in container, che potranno lasciare soltanto se decideranno di fare ritorno al loro paese d’origine.

Maternità surrogata. Per la prima volta l’ok a due papà

maternità surrogataDue uomini, padri di due bambini nati negli Usa con la maternità surrogata, sono stati riconosciuti genitori dalla Corte d’appello di Trento, è la prima volta che si riconosce la paternità a una coppia gay. Il sito di studi giuridici Articolo 29 parla di decisione storica. I giudici d’appello hanno emesso un’ordinanza che ha disposto il riconoscimento di efficacia giuridica “al provvedimento straniero che stabiliva la sussistenza di un legame genitoriale tra due minori nati grazie alla gestazione per altri e il loro padre non genetico”.
Secondo la Corte, infatti, “l’insussistenza di un legame genetico tra i minori e il padre non è di ostacolo al riconoscimento di efficacia giuridica al provvedimento straniero: si deve infatti escludere che nel nostro ordinamento vi sia un modello di genitorialità esclusivamente fondato sul legame biologico fra il genitore e il nato; all’opposto deve essere considerata l’importanza assunta a livello normativo dal concetto di responsabilità genitoriale che si manifesta nella consapevole decisione di allevare ed accudire il nato; la favorevole considerazione da parte dell’ordinamento al progetto di formazione di una famiglia caratterizzata dalla presenza di figli anche indipendentemente dal dato genetico, con la regolamentazione dell’istituto dell’adozione; la possibile assenza di relazione biologica con uno dei genitori (nella specie il padre) per i figli nati da tecniche di fecondazione eterologa consentite”.
Nell’ordinanza della Corte d’Appello di Trento, che porta la data 23 febbraio, si stabilisce un “principio importantissimo”, come spiega il direttore del portale di studi giuridici di “Articolo 29”, Marco Gattuso, e cioè “l’assoluta indifferenza delle tecniche di procreazione cui si sia fatto ricorso all’estero, rispetto al diritto del minore al riconoscimento dello status filiationis nei confronti di
entrambi i genitori che lo abbiano portato al mondo, nell’ambito di un progetto di genitorialità condivisa”.
Si tratta di “una pronuncia di assoluta rilevanza”, aggiunge Gattuso, in quanto “per la prima volta un giudice di merito applica, in una coppia di due padri, i principi enunciati dalla Corte di cassazione, con la sentenza n. 19599/2016, in tema di trascrizione dell’atto di nascita straniero recante l’indicazione di due genitori dello stesso sesso”.

Ius soli. Italiani senza cittadinanza in attesa della Legge

bambini-stranieriNati e cresciuti in Italia, eppure non hanno la cittadinanza italiana. In Italia infatti non esiste la legge sullo ius soli, cioè l’acquisto della cittadinanza in base al luogo di nascita, ma vige il principio dello ius sanguinis che la conferisce in base alla nazionalità dei genitori.
Il testo per una legge in tal senso è fermo da mesi, dall’aprile 2016, in Commissione Affari Costituzionali e, dopo ripetute sollecitazioni da parte di vari parlamentari, era stato calendarizzato per l’esame dell’Aula del Senato per il 21 febbraio “ove concluso dalla Commissione”. In Commissione tuttavia pendono 8.700 emendamenti, il che ha fin qui impedito la conclusione dell’esame. Se il governo ponesse la questione di fiducia, tutti gli emendamenti decadrebbero. Proprio per questo è intervenuto il presidente del Pd Matteo Orfini: “Resto convinto della mia opinione: sullo ius soli si può e si deve mettere la fiducia, se necessario”, ha scritto su Twitter rilanciando un articolo di “Avvenire” secondo cui Papa Francesco ha firmato un manifesto per la cittadinanza ai bambini stranieri che sono nati o hanno studiato in Italia. Immediata la replica della capogruppo di Ap in Senato, Laura Bianconi: “Orfini su ius soli e fiducia ricorda che errare è umano ma perseverare è diabolico”.
Nel frattempo però è partita la mobilitazione, domani infatti alle 15:30 partirà il flash mob in Piazza del Pantheon perché il Senato approvi il testo sulla riforma della Cittadinanza.
La Cisl e l’Anofl Cisl parteciperanno domani, insieme ad altre associazioni laiche e di ispirazione cattolica, alla manifestazione che in piazza del Pantheon, a Roma a partire dalle 15, per sollecitare il Senato ad approvare subito la riforma della legge sulla cittadinanza, che consentirebbe a un milione di giovani di seconda generazione di essere finalmente riconosciuti cittadini italiani a tutti gli effetti. “Da anni la Cisl insieme all’Anolf conduce una campagna per la riforma della Legge sulla Cittadinanza, con l’obiettivo di raggiungere un traguardo di civiltà e consentire a migliaia di giovani nati e cresciuti in Italia, figli di immigrati che hanno scelto di vivere nel nostro Paese, di essere riconosciuti come cittadini italiani”, sottolinea la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. “La nostra organizzazione, portatrice di valori di integrazione e di coesione per l’intera società – prosegue Furlan – è stata ed è ancora oggi un punto di riferimento per gli immigrati e per le loro famiglie. Le istanze di tutela e di promozione richieste dai nostri giovani di seconda generazione non possono essere disattese. Siamo convinti che i tempi siano ormai maturi affinché la riforma della Legge 91/92 possa e debba compiersi”. “Questo progetto di riforma – conclude – è ormai ampiamente sostenuto dalla società civile e da altre componenti dell’associazionismo cattolico e laico che, condividendo queste sensibilità, hanno a loro volta dato vita ad altre campagne a favore della riforma della legge”.
“Il Senato deve approvare quanto prima in via definitiva la legge sullo Ius soli perché l’Italia non può perdere l’occasione storica di riconoscere e includere un milione di ragazzi nati o cresciuti in Italia da genitori stranieri. Per questo domani 28 febbraio alle 15 saremo tutti in Piazza del Pantheon per sostenere la battaglia di questi giovani ‘nuovi italiani’ e dire con forza che chi nasce o cresce in Italia è italiano. Riconoscere la cittadinanza a chi ne ha diritto è il modo migliore per disinnescare ogni tipo di odio ed estremismo; l’inclusione e le politiche di integrazione e convivenza sono alla base della pace sociale, per questo le forze politiche che si oppongono a questa legge di buon senso sono proprio quelle che soffiano sul fuoco della paura e raccattano voti sul disagio dei cittadini senza indicare una via per una coesistenza civile”. Lo ha detto Khalid Chaouki, deputato PD e coordinatore dell’intergruppo parlamentare sull’immigrazione.

Bracciante morta di fatica, sei arresti per ‘Caporalato’

caporalatoPaola Clemente lavorava nei campi ed era addetta alla cosiddetta acinellatura dell’uva. E ogni notte si alzava e percorreva 300 chilometri per raggiungere Andria alle 5 e lavorare fino al primo pomeriggio sotto un sole docente per circa due euro l’ora. La donna 49enne è stata stroncata da un malore nelle campagne di Andria nel luglio 2015, a seguito del quale il marito, Salvatore Arcuri, supportato dalla Cgil ha denunciato i capi che sfruttavano la donna di San Giorgio Jonico.
Sei persone sono state arrestate nel corso di un operazione della guardia di finanza e della polizia coordinate dal magistrato tranese Alessandro Pesce. Truffa ai danni dello Stato, illecita intermediazione, sfruttamento del lavoro: la nuova legge contro il caporalato non ha fatto sconti.
Gli arrestati sono il responsabile dell’agenzia interinale per la quale lavorava la donna, Pietro Bello, di 52 anni, e i suoi due collaboratori-dipendenti, Oronzo Catacchio, di 47, e Gianpietro Marinaro, di 29; assieme a loro sono finiti in carcere Ciro Grassi, di 43 anni, titolare dell’agenzia di trasporto, e Lucia Maria Marinaro, di 39 anni, moglie di Grassi e lavoratrice fittizia; ai domiciliari è finita, invece, Giovanna Marinaro, di 47, che avrebbe avuto il compiuto di reclutare le braccianti agricole.
L’indagine per omicidio colposo sulla morte di Paola Clemente è tuttora in corso a carico di sette persone. Da questa indagine ne è nato uno stralcio che oggi ha portato ai sei arresti, e che ha permesso agli inquirenti di ricostruire le modalità di reclutamento e di sfruttamento dei braccianti da parte della stessa agenzia interinale che aveva assunto la donna.
Nel corso delle indagini furono acquisiti nelle abitazioni delle lavoratrici in provincia di Taranto carte e documenti in cui sarebbero emerse differenze tra le indicazioni delle buste paga dell’agenzia interinale che forniva manodopera e le giornate di lavoro effettivamente effettuate dalle braccianti. Dai documenti era emersa una differenza del 30 per cento tra la cifra dichiarata in busta paga e quella realmente percepita da alcune lavoratrici. Le braccianti sfruttate nei campi – secondo la Procura di Trani – percepivano ogni giorno 30 euro per essere al servizio dei caporali per 12 ore: dalle 3.30 del mattino, quando si ritrovavano per essere portate nei campi a bordo dei pullman, alle 15.30, quando ritornavano a casa dopo essere state al lavoro tra Taranto, Brindisi e Andria.
Paola Clemente, è emerso, era stata assunta da un’agenzia interinale ma non era stata sottoposta, o quanto meno non risulta, a una visita medica. L’autopsia accertò che si era trattato di una “sindrome coronarica acuta”. La donna, stabilirono gli esami eseguiti dal medico legale Alessandro Dell’Erba con il tossicologo Roberto Gagliano Candela, era affetta da ipertensione (che stava curando) e da cardiopatia.

Pd. Guerra fredda e “Cosa Rossa”, 48 ore per decidere

pd scissione“È come quei film intellettualoidi che uno esce dal cinema senza aver capito come è andata a finire”. È questo il commento di Chicco Mentana e che meglio riesce a rappresentare i ‘giochi’ e gli scontri in casa Pd di questa domenica. Dopo quasi sette ore di dibattito, nessun fatto certo, e Michele Emiliano ha riaperto la partita, mettendo sul piatto la proposta di un accordo che, a suo dire, sarebbe vicino. Tuttavia però lo scontro si è riaperto sulla carne viva di una scissione, anche se restano ancora 48 ore per decidere. Intanto la politica infetta l’economia. Standard and Poor’s scrive nel rapporto sull’Italia “A stronger eurozone economy, despite higher volatility on bond markets”. Insomma: “L’economia italiana sembra alle prese con una debolezza strutturale di crescita e inflazione che permette al partito populista del ‘Movimento 5 Stelle’ di sostenere che lasciare l’euro possa risolvere i problemi dell’economia del Paese”. L’Italia è invischiata in uno stallo politico, in una situazione che potrebbe trasformare il 2017 in un anno perso per quanto riguarda le riforme, di cui il Paese ha bisogno.
Nel frattempo si scaldano i motori della nuova “Cosa Rossa”, la linea e l’eventuale nuovo Partito della minoranza e degli scissionisti, dove ci sono nomi di peso, fra cui due governatori in carica come Michele Emiliano ed Enrico Rossi, due ex segretari nazionali come Pier Luigi Bersani e Guglielmo Epifani, un ex segretario della Cgil (lo stesso Epifani), un ex primo ministro (Massimo D’Alema) e un ex capogruppo alla Camera, Roberto Speranza. In tutto 60 parlamentari con un bacino di preferenze concentrato soprattutto al Sud che secondo il presidente del coordinamento del no al referendum di dicembre, Guido Calvi, prenderebbe molti di 6 milioni di voti per il no arrivati dal Pd.
Oltre che dai fuoriusciti del Pd, il nuovo gruppo sarebbe formato anche da alcuni parlamentari dell’ex Sel, ora diventata Sinistra Italiana (Si), e conterebbe una cinquantina di deputati e 15-20 senatori.
Neppure Renzi intende “staccare la spina” al governo approfittando della scissione, ha detto una fonte dell’esecutivo, ma ha avvertito che il pericolo potrebbe venire, nei prossimi mesi, dall’Ncd del ministro degli Esteri Angelino Alfano, nel caso in cui il centrodestra si ricompattasse attorno a Silvio Berlusconi, che sta cercando di costruire una nuova alleanza anche con Lega ed ex An.
ma il fronte degli scissionisti ha avvertito che appoggerebbe comunque Gentiloni e in una nota unitaria Emiliano, Rossi e Speranza attaccano l’ormai ex segretario: “Anche oggi nei nostri interventi in assemblea c’è stato un ennesimo generoso tentativo unitario. È purtroppo caduto nel nulla. Abbiamo atteso invano un’assunzione delle questioni politiche che erano state poste, non solo da noi, ma anche in altri interventi di esponenti della maggioranza del partito. La replica finale non è neanche stata fatta. È ormai chiaro che è Renzi ad aver scelto la strada della scissione assumendosi così una responsabilità gravissima”. Il vice segretario Lorenzo Guerini si dice “esterrefatto e amareggiato” perché “chiunque abbia seguito il dibattito della assemblea nazionale si è potuto rendere conto che esso andava in tutt’altra direzione, intervento dopo intervento. Segno che questa presa di posizione, del tutto ingiustificata alla luce del confronto odierno nel Pd, era evidentemente una decisione già presa”. Toni che allontanano una volta di più le parti, ma che ancora non segnano la parola fine al tentativo di tenere unito il partito. Da parte della maggioranza, spiega una fonte renziana, c’è ancora “disponibilità piena a fare la conferenza programmatica, mentre sui tempi siamo distanti”. “Il congresso si concluderà prima delle amministrative”, ribadisce la vice segretaria Debora Serracchiani. “Renzi può arrivare al massimo a fare le primarie il 7 maggio, più in là non si può andare”, spiega un parlamentare renziano. Bisogna vedere se per il candidato-governatore sarà sufficiente. “Martedì daremo vita alla commissione congresso, in direzione, – conclude un renziano – e vedremo chi accetta di entrare e chi no”.
Intanto Renzi non demorde e ha detto che intende ricandidarsi e i sondaggi della scorsa settimana tra gli elettori Pd lo danno nettamente in testa. Sempre l’ex presidente del Consiglio riferendosi all’assemblea commenta: “È andata benissimo. Ora il congresso entro maggio e il voto a settembre”. C’è già anche una data per le primarie: 7 maggio. La rotta è segnata, ma restano altre due tappe per non far naufragare il Partito. Un primo appuntamento per capire se la scissione passerà dagli annunci ai fatti, è già domani, quando nel pomeriggio si riunisce la direzione del Pd, per nominare la commissione che dovrà fissare regole e data del congresso e delle primarie per l’elezione del nuovo segretario. I tre principali sfidanti di Renzi, l’ex capogruppo alla Camera Roberto Speranza, il presidente della Puglia Michele Emiliano e Rossi non hanno ancora deciso se parteciperanno alla riunione della direzione, né se entreranno nella commissione che dovrà fissare il congresso. “Se non succede qualcosa di clamoroso entro 48 ore, siamo fuori”, dice una fonte vicina all’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani.

Ultimo tentativo per cercare di ricucire i rapporti è quello del Guardasigilli, Andrea Orlando, che domani inaugura il blog “Lo stato presente”, intervenendo ad Agorà su RaiTre, lancia un appello: “Non mi pare serva mettere altri candidati alla segreteria in lizza. La questione non è che non hanno un candidato. Ne hanno anche troppi. Se la mia candidatura impedisse la scissione, sarei già candidato. Non ho capito quale sia il problema in questo passaggio…”.

“Noi – ha aggiunto – abbiamo troppo concentrato la nostra attenzione sulle persone. Se le forze politiche stanno insieme solo su un leader e non su un programma alla prima curva rischiano di ribaltarsi. Dobbiamo dire prima di tutto come riposizioniamo il Pd dopo la sconfitta al referendum del 4 dicembre”.

PROROGHE E GRATTACAPI

finocchiaro e gentiloniNuovo Governo, vecchi metodi. Come con il Governo Renzi, anche Gentiloni blinda il decreto milleproroghe e incassa la fiducia del Senato sul maxiemendamento al decreto milleproroghe. Il provvedimento è stato approvato con 153 sì e 99 voti contrari. Il testo del dl passa all’esame della camera.

Come da tradizione, nel decreto legge Milleproroghe c’è spazio per una grande varietà di misure: pensioni, affitti, tasse ed energia, ma anche vino e pesca. Il dl deve essere convertito in legge entro il 28 febbraio. Diversi i settori interessati dai 16 articoli del provvedimento.

Entusiasta il ministro per i rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro: “La proroga dei modelli Ires e Irap” consente “di recepire la riforma dei bilanci delle imprese, i 17 milioni di euro che andranno a finanziare la cassa integrazione in deroga nel settore della pesca, le norme a sostegno delle popolazioni terremotate (Centro Italia, ma anche Abruzzo ed Emilia-Romagna), che integrano quelle già varate dal Consiglio dei ministri nel decreto-legge apposito”.
“Insomma – prosegue la senatrice del Pd- grazie a un lavoro di costante raccordo con i gruppi parlamentari del Senato, abbiamo voluto confermare anche in questo provvedimento che le misure di sostegno sociale rimangono la priorità di questo Governo, insieme al necessario rilancio economico del Paese”.

Protesta dei tassisti per la norma pro-Uber
Forti polemiche per alcune misure introdotte nel dl, prima fra tutte quella che rinvia l’applicazione delle norme “anti-Uber” e la stretta sugli Ncc che ha scatenato le proteste dei tassisti in tutta Italia.
Rinviato fino a fine 2017 il termine per l’emanazione delle norme “anti-Uber” e contro i taxi abusivi da parte del Ministero dei Trasporti. Previsto poi che la sospensione dell’efficacia della riforma del trasporto di persone con autoservizi non di linea, varata nel 2008, operi fino al 31 dicembre 2017.
I sindacati dei tassisti sono sul piede di guerra.”Il ministro Delrio si assuma la responsabilità del governo – tuona Nicola Di Giacobbe di Unica taxi Cgil – La legge 21 si può migliorare ma solo con il consenso delle categorie. Gli impegni presi si rispettano”.
Nella Capitale, l’agitazione si è estesa anche negli aeroporti di Fiumicino e Ciampino, praticamente svuotati di auto bianche. Un migliaio di tassisti si e’ raccolto spontaneamente per un sit-in nei pressi di Palazzo Madama.
A Roma, in Corso Rinascimento, davanti al Senato, c’è un presidio di un migliaio di taxi – buona parte di quelli in turno nella città – contro l’emendamento inserito nel decreto Milleproroghe che – questa l’accusa – favorirebbe servizi alternativi, come Uber o il noleggio senza conducente.
“Non è dunque un emendamento contro qualcuno, ma un intervento che ripristina una situazione normativa che tiene conto della sentenza del Consiglio di Stato del 2015 e della circolare del ministero dei Trasporti del 2016. La definizione della nuova normativa del settore dovrà avvenire attraverso il confronto con gli operatori, tanto è vero che oggi è in corso un incontro tra i tassisti e il ministero dei trasporti”. Spiega il senatore del Pd Stefano Collina, relatore al Milleproroghe.

Roma nel caos, protestano anche i Vigili del Fuoco
Oltre ai tassisti, un presidio di diverse centinaia di persone, guidato dal Conapo, si è riunito di fronte alla Camera sotto lo slogan “Non siamo cittadini di serie B”. I pompieri chiedono “parità con gli altri corpi” di polizia per quanto riguarda il profilo pensionistico e retributivo. Sono arrivati da tutta Italia ci sono rappresentanze da Avellino, Asti, Lazio, Toscana. Molte le grida, i fischi e qualche sirena durante gli interventi che si alternano sul palco allestito per i comizi. Siamo stanchi, dicono “di medaglie e pacche sulle spalle”.

Protesta dei commercianti per la Bolkestein
I commercianti ambulanti hanno bloccato corso del Rinascimento contro la direttiva Bolkestein che le associazioni di categoria e i loro aderenti considerano vitale per stabilire una proroga di due anni della scadenza delle concessioni delle attività commerciali sulle aree pubbliche. ”Siamo qui a manifestare perché abbiamo saputo che la prima Commissione Affari Costituzionali del Senato è riunita per approvare un emendamento che fa partire da subito i Bandi di concorso della Bolkestein e il termine governativo del 31 dicembre 2018 non è più di proroga alle concessioni, ma termine ultimo per rinnovare ai nuovi concessionari vincitori di concorso”. Così Vittorio Baglioni (Fivag Cisl Ambulanti) spiega le ragioni della protesta degli ambulanti anti Bolkestein, in corso davanti a Palazzo Madama. ”Nessun diritto acquisito, nessun rispetto per gli avviamenti commerciali, aziende commerciali azzerate. È un esproprio di Stato ai piccoli e micro commercianti. Si profila una battaglia per il lavoro contro le multinazionali e la grande distribuzione che vogliono far uscire dal mercato ogni possibile forma di concorrenza”.

Acquisti agevolati per le case ad alta efficienza energetica
Tra le 96 modifiche convalidate, spuntano anche novità in tema energia, come la proroga degli acquisti agevolati per le case ad alta efficienza energetica. La misura è stata introdotta con la legge di Stabilità 2016 e contemplava per lo stesso anno una detrazione Irpef commisurata al 50 per cento dell’IVA dovuta sull’acquisto di abitazioni in classe energetica A o B, da ripartire in dieci quote annuali di pari importo.
Nella lettura del Senato saltano in extremis le norme sulle accise per l’autoproduzione di energia e sulla sospensione dei mutui contratti per il pagamento delle imposte sospese a seguito del terremoto in Emilia dopo i rilievi della Ragioneria generale dello Stato che individuato problemi di copertura in entrambi gli emendamenti al decreto.

Proroga Cedolare secca
Niente obbligo di indicare nel 730 la registrazione del contratto di affitto per usufruire della cedolare secca al 30% del reddito imponibile derivante da contratti di affitto a canone concordato.

Spesometro semestrale
Le fatture Iva emesse e ricevute nel primo anno di applicazione del nuovo spesometro dovranno essere inviate con cadenza semestrale. “Per il primo anno di applicazione” del nuovo spesometro, si legge nel testo, “le comunicazioni possono essere effettuate per il primo semestre entro il 16 settembre 2017 e per il secondo semestre entro il mese di febbraio 2018”. Per le liquidazioni restano invece i quattro invii previsti dl decreto fiscale collegato alla manovra.

Sanità, Farmacia e Ricerca Animale

Il decreto fa slittare al 31 dicembre 2017 la scadenza per la revisione della governance farmaceutica, inizialmente prevista per la fine del 2016; rinvia ancora una volta la riforma del sistema di remunerazione di grossisti e farmacisti; proroga la validità della graduatoria del concorso straordinario delle farmacie 2012 (sei anni a partire dalla data dal primo interpello per l’assegnazione delle sedi); fa slittare fino al 28 febbraio gli adempimenti previsti a carico dei veterinari iscritti agli Albi professionali per l’invio al Sistema tessera sanitaria dei dati relativi alle spese veterinarie sostenute dai cittadini nel 2016. In tema di sperimentazione animale, il decreto sposta al 2020 la decorrenza di alcuni divieti introdotti dal decreto 26/2014 che recepiva (e ulteriormente restringeva) i criteri della direttiva europea sulla protezione degli animali in ambito scientifico. In particolare il Milleproroghe posticipa l’entrata in vigore del divieto di ricerche sugli xenotrapianti (o trapianti di organi tra animali di specie diverse). Altre misure riguardano il personale del Servizio sanitario nazionale. Il testo del decreto posticipa al 31 dicembre 2018 i termini di conclusione delle procedure concorsuali straordinarie per l’assunzione di personale medico, tecnico-professionale e infermieristico, necessarie per far fronte al fabbisogno emerso dal recepimento della direttiva Ue sul giusto orario di lavoro in sanità.

Proroga CIG dipendenti Partiti e disoccupazione Co.Co.Co.
Proroga della Cassa integrazione guadagni per i dipendenti dei patiti. Sostanzialmente si concede un anno in più. Nel testo si precisa che il trattamento “può essere ulteriormente concesso, alle medesime condizioni a suo tempo richieste, comunque nel limite delle risorse disponibili”. Prorogata fino al 30 giugno 2017 la possibilità di richiedere l’indennità di disoccupazione per i lavoratori con un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa. La misura dovrebbe riguardare circa 6.000 lavoratori con un assegno medio di 800 euro per 4 mesi. L’onere della proroga previsto per il 2017 è pari a 19,2 milioni di euro.

Salvi i precari Istat
I precari Istat ottengono la proroga dei contratti fino al dicembre 2018, data entro la quale dovrà essere bandito un concorso per stabilizzarli.

Più contributi Editoria
Aumenta la soglia limite dei contributi pubblici alle imprese editrici.La norma conferma che il contributo non possa superare il 50% del fatturato ma quest’ultimo verrà calcolato al lordo del contributo e non più al netto.

Ilva, ambiente e nucleare
È stata rinviata di tre mesi la scadenza per la presentazione del piano ambientale per l’Ilva. Il termine, precedentemente fissato il 30 giugno 2017, “è prorogato al 30 settembre 2017, ovvero alla data di entrata in vigore del Dpcm di approvazione delle modifiche del Piano se antecedente. Resta comunque ferma l’ulteriore prorogabilità del termine di 18 mesi. Ridotto l’ammontare complessivo delle compensazioni ai comuni che ospitano centrali nucleari in dismissione o depositi di materiale radioattivo. Oggi è previsto un prelievo di 0,15 centesimi calcolato su ogni kW/h consumato mentre l’emendamento riduce la base del prelievo ai kW/h prelevati dalle reti pubbliche con obbligo di connessione a terzi.

Stop a multe per i partiti che non hanno presentato rendiconti
Prorogato il termine ultimo per l’invio dei documenti dal 15 giugno al 31 dicembre 2017. Sventato così il rischio, per i partiti, di dover sborsare 200mila euro di sanzione amministrativa, come previsto da una norma inserita a sua volta nel Milleproroghe dello scorso anno attraverso un emendamento del Pd.

Nuovi agenti penitenziari e un anno in più a concorsi agenzie fiscali
Via libera a 887 assunzioni nella Polizia penitenziaria con lo scorrimento delle graduatorie dei concorsi e, per i posti residui, “mediante lo scorrimento delle graduatorie degli idonei non vincitori approvate in data non anteriore al 2012.
Un anno in più invece per il concorso dei dirigenti delle Agenzie fiscali. La data entro cui devono concludersi i concorsi viene spostata dalla precedente scadenza del 31 dicembre 2016 al 31 dicembre 2017.

Novità per Anas e nuove sedi giudiziarie
Per il triennio 2017-2019 l’Anas sarà esentata dalle norme sulla spending review e dal blocco delle assunzioni per quanto riguarda posizioni tecniche, ingegneristiche e personale tecnico-operativo. Tempi più lunghi per le nuove sedi degli uffici giudiziari, vengono prorogati i termini per i lavori. Si passa da un anno a tre anni.

PA. Arriva la Riforma Madia per regolarizzare i precari

Il ministro della Pa Marianna Madia con i leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, Susanna Camusso, Annamaria Furlan, Carmelo Barbagallo e Paolo Capone, oltre ai rappresentanti delle diverse categorie del pubblico impiego durante l'incontro a Palazzo Chigi tra il governo ed i sindacati sui temi riguardanti la Pubblica amministrazione alla luce della riforma della Pa e della legge di stabilit‡, Roma, 17 novembre 2014. ANSA/ANGELO CARCONI


ANSA/ANGELO CARCONI

Il ministro della Semplificazione e della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, cerca di trovare una soluzione al precariato, almeno per quanto riguarda la Pubblica amministrazione. Madia infatti ha incontrato le organizzazioni sindacali per per discutere del riordino della disciplina sul lavoro pubblico, sul tavolo il piano straordinario di assunzioni per il superamento del precariato storico della Pubblica amministrazione che interesserà quanti hanno maturato almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, purché abbiano superato un concorso pubblico.
Il progetto era già stato annunciato ma ora prende forma, con la definizione dell’anzianità minima richiesta per accedere. Inoltre chi ha già fatto un concorso può essere assunto senza doverne fare di nuovi, mentre gli altri avranno l’opportunità di poter partecipare a un concorso contando su una riserva, su una quota consistente di posti a loro dedicati. Lo stesso tetto vale per il privato e rientra nella riforma del pubblico impiego, rispondendo così anche ai richiami dell’Europa, che da tempo ha acceso i fari sull’abuso di contratti a termine rinnovati all’infinito. Come il caso dei precari dell’Istat, per i quali la soluzione è arrivata ieri sera ed è stata salutata con soddisfazione anche dalla ministra della P.A, Marianna Madia, che si è detta “contenta che tutto sia andato nel modo giusto”.
In sostanza una nuova piattaforma contrattuale: non sarà più infatti la legge a dettare ogni aspetto, ma conservando il ruolo di cornice invalicabile, rimetterebbe al contratto la possibilità di intervenire. Si supererebbe così la riforma Brunetta che, a differenza di quanto avviene nel privato, aveva individuato la legge come strumento quasi esclusivo di regolazione dei rapporti di lavoro. Il passaggio cruciale, seguendo l’impostazione tracciata in passato da D’Antona, sta nel riconoscere ai contratti la possibilità di derogare la legge quando questa dovesse ‘invadere’ profili che riguardano il rapporto di lavoro nel pubblico impiego.
Le possibili discussioni sul tavolo con i sindacati riguarderebbero però l’arco di tempo entro cui far rientrare l’anzianità minima: un nodo ancora da sciogliere. Fonti sindacali parlano di cinque anni, quindi se si inizia nel 2018, il conto partirebbe dal 2013, che poi è l’anno in cui, secondo la ragioneria generale dello stato, le stabilizzazioni hanno esaurito la loro spinta. L’altro punto da discutere riguarda invece la copertura.
Da parte del sindacato però ci sono spiragli per la riuscita della Riforma. Su tutti i nodi aperti della PA, si è già espresso ieri il segretario confederale della Cisl, Maurizio Bernava che ha provato a fare il punto sull’esigenza massima della Pubblica Amministrazione nel settore assunzioni. “È importante sanare una lunga storia di precariato e permettere di utilizzare nella p.a forme di contratto come l’apprendistato qualificato, così da dare spazio a giovani laureati”. Non solo, la Cisl insiste con il Governo per inserire nel decreto Madia anche la defiscalizzazione dei premi: “su questo siamo a buon punto, e l’inizio è positivo”, commenta il segretario generale della Confsal Unsa. L’incontro di oggi vedrà l’attenzione dell’intera PA per capire se le proposte del ministro verranno accolte dalla maggioranza dei sindacati e si vedrà confermato quel primo accordo del 30 novembre scorso.
Il piano del ministro Madia si ispira a quello lanciato dal governo l’estate scorsa, che ha consentito alla amministrazioni comunali di risolvere il problema del personale scolastico, precario, di materne e asili nido.