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Marilena Selva

Pm Trani, multe e condanne per Standard&Poor’s

standard e poorsLa piccola procura di provincia continua a sfidare il gotha della finanza. Dopo la richiesta di condanna per l’analista di Fitch, anche Standard & Poor’s finisce nel mirino della requisitoria del pm Michele Ruggiero nel processo “rating” in corso di svolgimento a Trani. Ora il processo dinanzi al tribunale di Trani (presidente Giulia Pavese) per manipolazione del mercato a carico di cinque tra analisti e manager di Standard & Poor’s e della stessa società di rating, imputata in base alla legge sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, è arrivato alle richieste di condanna.
Il sostituto ha chiesto la condanna per manipolazione del mercato a 2 due anni di reclusione e 300 mila euro di multa per Deven Sharma, all’epoca dei fatti presidente mondiale di S&P, e a 3 anni di reclusione ciascuno e 500 mila euro di multa per Yann Le Pallec, responsabile per l’Europa, e per gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. Per la società Standard e Poor’s è stata chiesta la condanna alla sanzione pecuniaria di 4,647 milioni di euro. “Contro di loro un bazooka fumante”, annuncia il pm di Trani Michele Ruggiero.
Nel 2011 l’Italia “stava messa meglio di tutti gli altri” Stati europei, ma da parte di S&P c’è stata “la menzogna, la falsificazione dell’informazione fornita ai risparmiatori” mettendo così “in discussione il prestigio, la capacità creditizia di uno Stato sovrano come l’Italia”, ha detto il pm Ruggiero. In particolare una mail del manager di S&P Renato Panichi “non ci ha dato la pistola fumante, ma il bazooka fumante” perché sia con quello scritto sia con la sua deposizione in aula, “ha affondato la sua società e ha fatto gli interessi dei risparmiatori”.
La pubblica accusa ha ricordato che il giorno stesso in cui nel 2012 Standard & Poor’s declassò l’Italia, il 13 gennaio, esprimendo giudizi negativi anche sulle banche, il responsabile per gli istituti di credito di S&P Panichi inviò una mail agli autori del report contestando loro di aver espresso giudizi contrari alla realtà sul sistema bancario.
In pratica i vertici di S&P avrebbero fornito “intenzionalmente ai mercati finanziari un’informazione tendenziosa e distorta (come tale anche falsata) in merito all’affidabilità creditizia ed alle iniziative di risanamento e rilancio economico adottate dal governo italiano, in modo da disincentivare l’acquisto di titoli del debito pubblico italiano e deprezzarne, così, il loro valore”. A corollario dell’impianto accusatorio anche un recente patteggiamento fatto da Moody’s con il Dipartimento di giustizia americano per definire una maxi sanzione nata dall’accusa di aver gonfiato il rating di mutui ipotecari rischiosi negli ani della crisi del 2008-2009. Fatti diversi ma che confermerebbero il modus operandi (non corretto) delle agenzie di rating.
S&P ha sempre parlato di accuse “totalmente infondate” e ha messo in dubbio la competenza territoriale di Trani. Da parte sua Fitch ha definito la richiesta di giudizio “senza precedenti e infondata”. Nell’ambito delle indagini è stato sentito anche il governatore della Bce Mario Draghi. Senza dimenticare che un anno fa furono chiamati a testimoniare il ministro Pier Carlo Padoan (che dichiarò: “Il declassamento dell’Italia mi sorprese”) e l’ex premier Mario Monti.

Unioni civili diventano… ufficiali con i decreti definitivi

Matrimoni gay-USALe unioni civili escono dal limbo del regime transitorio ed entrano a pieno titolo nell’ordinamento italiano. Sul tavolo del Consiglio dei ministri di domani approderanno infatti, per il via libera definitivo, i tre decreti legislativi che attuano la legge Cirinnà 76/2016 in vigore dal 5 giugno scorso.
Dopo aver ricevuto il parere favorevole delle competenti commissioni parlamentari a inizio dicembre i testi tengono conto delle osservazioni espresse da Camera e Senato. In particolare, sono adeguate le norme di diritto internazionale privato e di diritto penale, oltre che l’ordinamento dello stato civile. Sullo stato civile andrà disciplinato l’ormai famoso gap sulla scelta del cognome: le schede anagrafiche dei gli uniti “devono essere intestate al cognome posseduto prima dell’unione civile“. Se quindi con i decreti provvisori alcune di essere erano state aggiornate erroneamente col cognome del partner, questo va cancellato entro 30 giorni. Sul diritto penale si confermano le posizioni già adottate: “agli effetti della legge penale il termine matrimonio si intende riferito anche alla costituzione di un’unione civile tra persone dello stesso sesso“. Costituisce quindi per i reati circostanza aggravante la qualità di “unito civilmente”, come per i coniugi. Eliminato anche il requisito della “coabitazione”, che avrebbe limitato la causa di non punibilità per reati contro il patrimonio.
Sul diritto internazionale invece, arriva finalmente il chiarimento che tutti aspettavano: in caso di nulla osta all’unione civile negato al cittadino straniero, il documento può essere sostituito da un atto che attesti “la libertà di stato“. I cittadini residenti in stati che non riconoscono le unioni tra persone dello stesso sesso quindi non avranno più problemi e potranno unirsi civilmente col proprio partner italiano.

Testamento biologico. Locatelli: “Non è eutanasia”

testamento biologicoA oltre dieci anni dopo la morte di Welby l’Italia non ha ancora una legge sul testamento biologico. Oggi è scaduto il termine per presentare gli emendamenti alla commissione Affari Sociali del Senato per la legge sul testamento biologico, la prima delle due leggi richieste da 100mila firmatari, con iniziativa popolare. L’altra è l’eutanasia. Gli emendamenti sono arrivati ‘a pioggia’, oltre 1.000 presentati in commissione Affari sociali della Camera al testo unificato sul testamento biologico. È quanto riferiscono gli uffici della commissione.
La proposta di legge, il cui testo racchiude le 16 diverse proposte presentate dai vari gruppi, secondo calendario stilato dalla conferenza dei capigruppo approderà in Aula il prossimo 30 gennaio. “Con il voto alla Camera il 31 gennaio diventa possibile l’approvazione in questa legislatura”. Lo ha affermato in una dichiarazione Marco Cappato, promotore della campagna Eutanasia legale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni per la ricerca scientifica e le libertà civili.
Il capogruppo di Ncd, Maurizio Lupi, ha sollevato alcune perplessità, suggerendo ancora un po’ di tempo per la conclusione dell’esame del testo e del conseguente
approdo in Aula. Con una posizione più netta, viene ancora riferito, la Lega ha espresso tutta la sua contrarietà, annunciando oggi una “pioggia di emendamenti” in commissione, con l’obiettivo di rallentare l’iter del provvedimento.
La proposta di legge “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari” è ora all’esame della commissione Affari sociali della Camera.
“Si tratta di un testo improponibile che non vedrà mai la luce”. Afferma il deputato della Lega dei popoli-Noi con Salvini, Alessandro Pagano. “La sacralità della vita deve essere un principio inviolabile, dall’inizio alla fine, e in tal senso la Lega è oggi avanguardia politica di queste battaglie”, dice il leghista.
“Non si tratta di eutanasia, ma semplicemente di dare la possibilità di scegliere anticipatamente a quali cure sottoporsi o meno, quando non si sarà più in grado di esprimere la propria volontà”. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo PSI alla Camera e coordinatrice dell’Intergruppo sul fine vita. “Il testo uscito dal comitato ristretto della commissione Affari sociali è molto equilibrato e ci auguriamo che possa essere largamente condiviso. L’obiettivo è quello di arrivare a una buona legge prima della fine della legislatura e di mettere fine al vuoto legislativo che ad oggi viene spesso colmato dalle sentenze della magistratura”.
L’iter delle proposte di legge sul Testamento biologico è stato lungo e non privo di ostacoli. Alcune delle 16 diverse proposte presentate in commissione Affari sociali della Camera risalgono a oltre 3 anni fa, nel 2013.
“Dopo oltre 3 anni dal deposito della proposta di legge di iniziativa popolare dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà scientifica – ha affermato Marco Cappato – il Parlamento compie dunque un altro passo importante verso l’obiettivo per cui si batte ALC, il riconoscimento ufficiale del diritto di scegliere come e
quando terminare la propria vita e interrompere la propria sofferenza. Un diritto degli italiani – richiesto dal 77% secondo una recente indagine Swg – che non deve essere riconosciuto esclusivamente a chi è cosciente o a chi è attaccato a una macchina, escludendo molti altri malati terminali, ma che deve essere universalmente riconosciuto grazie alla legalizzazione del Testamento biologico”.

Poletti non si dimette e promette modifiche ai Voucher

poletti-3La pausa natalizia non ha sopito gli animi e le incandescenze scaturite dopo l’esternazione infelice del ministro del lavoro e del welfare, Giuliano Poletti: “Giovani che vanno all’estero? Un bene che ci restino”.
Anche se molti scommettevano che il Ministro non si sarebbe nemmeno presentato in Senato, invece Poletti si è presentato per riferire sulle sue dichiarazioni che hanno messo in imbarazzo l’esecutivo e causato sdegno nell’opinione pubblica.
La mozione di sfiducia è stata depositata dal Movimento 5 Stelle e verrà probabilmente votata il 18 gennaio. Oltre ai pentastellati, hanno annunciato il voto contro il ministro la sinistra PD, Sinistra Italiana, la Lega di Salvini più qualche ‘cane sciolto’ di Forza Italia. Non c’è stata infatti alcuna linea ufficiale da parte degli azzurri, tuttavia a uscire fuori dal coro ci ha pensato già prima della discussione in Senato, Maurizio Gasparri, che ha chiesto una riunione del gruppo forzista al Senato per affrontare la questione.

“Intorno alle dichiarazioni da me rilasciate il 19 dicembre, insieme alla comprensibile e giustificata polemica politica, si è sviluppata, in particolare sui social media, una campagna di insulti e minacce che non ha colpito solo me, ma ha coinvolto la mia famiglia: mia moglie e mio figlio”. Lo ricorda il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, durante l’informativa al Senato sui giovani che lasciano il Paese per cercare opportunità all’estero.

“Ringrazio – continua- tutti coloro che mi sono stati vicino e hanno espresso a me, e alla mia famiglia, la loro solidarietà per questi episodi che, al di là della preoccupazione e del disagio che provocano alle persone direttamente coinvolte, non possono trovare alcuna giustificazione e allarmano perché testimoniano un clima di tensione. Sono episodi che non hanno nulla a che vedere con le critiche e le contestazioni, anche aspre, che si mantengano nell’ambito di un confronto civile e rispettoso”.

Sulle frasi sui giovani che lasciano l’Italia, ricorda il ministro del lavoro, “mi sono scusato subito, scuse che confermo in questa aula parlamentare“.

“I giovani che vanno all’estero sono una risorsa importante– conclude il ministro- A tutti dobbiamo dare l’opportunità di realizzare il loro futuro nel nostro paese o dove li portano i loro percorsi professionali e personali”.

Il ministro si è espresso anche sui voucher: “In relazione alle prime evidenze registrate dal monitoraggio sui voucher il governo considera necessaria la revisione di questo strumento per riportarlo all’origine di una copertura dei lavori occasionali per portarli fuori dal lavoro nero”. Per quanto riguarda i voucher, il Parlamento potrebbe modificare prima dell’eventuale referendum la normativa e così scongiurare o depotenziare il voto.

Alle scuse del ministro rispondono gli attacchi della Lega: “Ci aspettavamo una dichiarazione con un po’ di sentimento e non una nota letta con la quale si tenta di far passare azioni di cui il governo si dovrebbe vergognare”, ha detto il senatore Sergio Divina, mentre l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha avanzato una critica più nel merito: “Io credo che lei non debba essere privato della fiducia per le cose che ha detto sui giovani, ma per non aver capito i fenomeni che dovrebbe gestire nel suo ruolo”. Infine da Sinistra Italiana, Giovanni Barozzino denuncia: “Le scuse sono accettate solo se sono vere”. “Quando un chirurgo dopo aver salvato migliaia di vite asporta l’arto sano al posto di quello che è malato non bastano le scuse”, afferma il senatore di Ala, Lucio Barani.

M5S. Lo schiaffo di Alde che non vuole l’alleanza

grillo-guy-755x515Colpo di scena sul fronte delle alleanze europee, dopo ore di battibecchi sull’entrata dei pentastellati nell’eurogruppo di Alde in Europa, è proprio la contro parte a non volere più l’accordo.
“Sono arrivato alla conclusione che non ci sono sufficienti garanzie di portare avanti un’agenda comune per riformare l’Europa” ha dichiarato l’ex premier belga e capogruppo dell’Alde, Guy Verhofstadt, aggiungendo che “non c’è abbastanza terreno comune per procedere con la richiesta del Movimento 5 Stelle di unirsi al gruppo Alde”. “Rimangono differenze fondamentali sulle questioni europee chiave”.
Prima dello stop ufficiale al Movimento, erano arrivate le parole delle eurodeputate francesi del Mouvement Démocrate (gruppo Alde) Sylvie Goulard e Marielle De Sarnez, che si erano dette contrarie a un eventuale ingresso del M5S nel gruppo. “Non c’è ancora una decisione del gruppo Alde – aveva detto Goulard – se ho capito bene anche Beppe Grillo è a favore della democrazia, quindi un po’ di democrazia anche dall’altra parte non fa male. Inoltre, non sono a favore perché non vedo come si può fare un compromesso tra persone che sono su posizioni così diverse”. “Vedremo – osservava ancora – sinora ci sono delegazioni nazionali, come Francia, Finlandia, Svezia e Danimarca, una parte dei tedeschi…io non ho l’impressione che sarà così facile. Può darsi che capiti, ma può darsi che non capiti”.
L’accordo sembrava certo, anzi, addirittura sottoscritto già il 4 gennaio. Tra i temi principali, sottolineati ieri nel post di Beppe Grillo, c’erano la “riforma dell’eurozona” oltre che “i diritti e libertà”. Inoltre stamattina sul blog di Grillo già le decisioni prese dopo il voto dei pentastellati: “hanno partecipato alla votazione 40.654 iscritti certificati. Ha votato per il passaggio all’Alde il 78,5% dei votanti pari a 31.914 iscritti, 6.444 hanno votato per la permanenza nell’Efdd e 2.296 per confluire nei non iscritti”. Il gruppo del Movimento 5 Stelle si iscriverà, dunque, ad Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa, presieduto dal belga Guy Verhofstadt nel Parlamento europeo, lasciando il gruppo creato a inizio mandato con l’Ukip di Nigel Farage e altri raggruppamenti minori.

‘Tregua di Natale’ Equitalia, stop cartelle fino a befana

equitaliaStop alle cartelle, congelati quasi tutti gli atti della riscossione. Gli atti di riscossione congelati sono circa 380mila: saranno notificati solo quelli inderogabili, ad esempio quelli vicini alla prescrizione. Il provvedimento è stato firmato dall’amministratore delegato di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini. “È una sospensione – spiega – che rientra nel quadro di riforma di un sistema di riscossione che deve essere più dalla parte dei cittadini e non contro”.

Dal 24 dicembre all’8 gennaio 2017 era previsto l’invio di poco meno di 450mila cartelle. “Non è e non può essere – spiegano da Equitalia – un blocco totale in quanto alcuni atti cosiddetti inderogabili saranno comunque notificati anche durante queste due settimane, anche se in buona parte attraverso la posta elettronica certificata”.

Inoltre in vista dello scioglimento di Equitalia, confermato per il primo luglio 2017 quando sarà sostituita dall’Agenzia delle entrate e riscossione, prosegue la rottamazione delle cartelle: le domande potranno essere presentate entro il 31 marzo e potranno riguardare anche le iscrizioni a ruolo affidate ai concessionari della riscossione nel corso del 2016.

Sala torna a fare il Sindaco dopo l’autosospensione

sala-beppeÈ proprio il Primo cittadino di Milano Giuseppe Sala ad annunciare la fine della sua “autosospensione” e soprattutto a definire “irrituale” la sua scelta di autosospendersi da sindaco alla notizia di essere indagato. Ma in un lungo post su Facebook in cui ha annunciato il suo ritorno a fare il sindaco ha spiegato le proprie ragioni. “Ho deciso di autosospendermi – ha detto – poiché su un punto non si può transigere: un professionista, un uomo d’azienda e, tanto più, un amministratore pubblico hanno nell’integrità morale l’elemento insostituibile della propria credibilità”.
La decisione di tornare in ‘sella’ al Municipio milanese è stata apprezzata anche dal Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che ha telefonato in mattinata il Sindaco Sala per complimentarsi per la scelta “nell’interesse dei milanesi e di Milano”.
Prima ha ricordato di aver appreso dell’avviso di garanzia da notizie di stampa, e ha sottolineato che si tratta di un’inchiesta per cui i pm avevano chiesto l’archiviazione. “A fronte di questa situazione, avrei potuto limitarmi a una risposta ‘normale’, e forse anche un po’ scontata, di ‘fiducia nell’operato della magistratura’ – ha proseguito -. Ma io non credo che le cose si debbano sempre risolvere così. Ho fiducia nella magistratura, certo. Ma non posso negare il mio stupore nell’aver appreso la notizia dalla stampa. Mi direte, non è certo la prima volta. Vero, ciò nondimeno dobbiamo tutti insieme fare uno sforzo per non considerare la cosa ‘normale’. Non lo è se riguarda un cittadino e non lo è se riguarda il Sindaco di Milano, con le responsabilità che porta verso la collettività”.
Il sindaco ha spiegato di non aver “alcun motivo di polemizzare con la magistratura, di cui rispetto il lavoro, tanto essenziale nel funzionamento di un sistema democratico. Ne’ ho motivo di lamentarmi per le inchieste che riguardano Expo 2015: lo sforzo di trasparenza che è stato compiuto ha aiutato la credibilità internazionale dell’evento”. Ma ha rivendicato “di aver agito sempre nell’unico interesse di portare Expo 2015 al successo, con tutte le opere pronte il giorno dell’inaugurazione. Come so perfettamente di non aver mai goduto di nulla che non fosse il mio regolare stipendio e di non aver mai utilizzato i miei poteri per favorire qualcuno”.
Dopo l’autosospensione, il sindaco aveva incaricato il suo legale Salvatore Scuto di capire i contorni delle accuse a lui mosse: quella nota, per falso materiale e ideologico, non provocherebbe comunque la decadenza del sindaco in base alla legge Severino, se anche si arrivasse a una condanna. Per questo motivo lunedì mattina il legale ha incontrato i magistrati della procura generale, facendo poi formale richiesta (regolata dall’articolo 335 del codice di procedura penale) di sapere se Sala risulti indagato in altre inchieste e per quali reati. Non un dettaglio, per la decisione del sindaco: perché, per riprendere le funzioni – in questi giorni prese in carico dalla vicesindaca Anna Scavuzzo – vuole essere certo che, al momento, non ci siano altri possibili terremoti giudiziari alle porte. Rassicurazione che Sala sembra aver avuto, scrivendo: “Le verifiche svolte dai miei legali in queste intense giornate hanno chiarito sufficientemente il merito dell’indagine e l’inesistenza di altri capi di imputazione”.

IL DEBUTTO

paolo_gentiloni1-1353x900“È la prima volta che ho l’onore di rappresentare l’Italia nel Consiglio europeo. Oggi la principale questione che affronteremo tra tante sarà l’immigrazione: sapete che da questo punto di vista l’Italia è molto esigente, perché non siamo ancora soddisfatti della discussione sul regolamento di Dublino che fissa le regole dell’accoglienza dei rifugiati”. Lo ha detto il neo presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, parlando con i cronisti all’uscita dal pre-vertice del Pse oggi a Bruxelles, poco prima dell’inizio del Consiglio europeo.
“Abbiamo lanciato un programma per fronteggiare insieme i fenomeni migratori dall’Africa”, ha ricordato Gentiloni, “l’abbiamo lanciato a gennaio e ci aspettiamo risultati concreti”, ha detto aggiungendo che al vertice Ue di oggi, comunque, “sarà fatto un passo avanti che a mio avviso è importante, perché insieme a Francia e Germania con il Niger firmeremo un primo accordo che vale un centinaio di milioni e che cerca di mettere più forza nella gestione dei flussi migratori dal Niger verso la Libia”.
“Consideriamo che il Niger è l’anticamera dei flussi verso la Libia”, ha spiegato il primo ministro italiano, “e quindi nel contesto di un politica che deve fare molti passi avanti, adesso con Hollande e Merkel e insieme al presidente nigerino Mahamadou Issoufou ne facciamo uno piccolo ma significativo”.
Temevano che la bocciatura del referendum avrebbe precipitato il Paese verso una rapida deriva populista. Perciò dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker arriva subito una sponda al nuovo esecutivo: “Sentiamo che ci sono problemi molto gravosi nel Mediterraneo e non possiamo disconoscere la situazione in Italia. Ribadisco: non possiamo lasciar sola l’Italia nell’ambito della crisi migratoria”, dice parlando alla plenaria del Parlamento europeo. E assicura: “I fondi che l’Italia mette a disposizione per mitigare la crisi migratoria non possono rientrare nel campo d’applicazione del patto di Stabilità. Quanto l’Italia fa per migranti, e l’Italia fa molto, non deve portare a conseguenze negative in termini di bilanci per il Paese”.
L’immigrazione non è il solo punto focale su cui si discuterà in Europa, in agenda oggi e domani ci saranno anche Ucraina, Siria e, quindi, inevitabilmente la questione della Russia. Tema sul quale l’Italia potrebbe essere di nuovo protagonista. Roma, infatti, è sempre stata orientata a una normalizzazione dei rapporti con Mosca. E se i rapporti Usa-Russia, con la nomina a segretario di Stato di Rex Tillerson, amministratore delegato di ExxonMobil e amico di Vladimir Putin, vanno verso il disgelo, potrebbe essere proprio il nostro Paese – che nel 2017 ospiterà il G7 – la sponda di Washington in Europa in questa direzione. Strada però a Bruxelles tutta in salita, non solo per le riserve dei Paesi centro-orientali, ma anche visti gli sviluppi ad Aleppo, ancora una volta teatro delle stragi compiute dal regime di Assad con il supporto russo.
Ma già da martedì, nella lettera di congratulazioni a Gentiloni, cogliendo subito l’importanza del tema sisma per la tenuta del nuovo Governo, aveva assicurato: “La Commissione europea continuerà ad essere al fianco dell’Italia per sostenere il percorso di riforme e assicurare una rapida e completa ricostruzione delle aree colpite dal terremoto nei mesi scorsi”. Insomma niente ostacoli per Roma, non servono manovre aggiuntive: “È corretto dire che quello che è richiesto all’Italia è tutto incluso nell’opinione” della Commissione Ue di novembre “e non abbiamo altre parole da aggiungere”, chiarisce una portavoce della Commissione Ue rispondendo ai giornalisti che chiedono precisazioni sul punto. Sembra insomma un momento d’oro per l’Italia a Bruxelles. Anche il Parlamento europeo, infatti, sarà dal 2017 con ogni probabilità a guida italiana, essendo i due principali candidati gli italiani Antonio Tajani per il Ppe e Gianni Pittella per il Pse. Non a caso, Gentiloni domani parteciperà alla riunione dei leader del Pse che precede sempre il Consiglio europeo. Riunione alla quale la presenza italiana non è sempre garantita.
Il presidente del Pes Sergei Stanishev dopo aver incontrato il Presidente del Consiglio italiano ha detto: “Siamo molto felici di accogliere Paolo Gentiloni, il primo ministro del nuovo governo italiano guidato dal Partido Democratico. Non vediamo l’ora di lavorare con i nostri colleghi italiani sulla nostra agenda nel contesto del prossimo 60 ° anniversario del Trattato di Roma”.
Gianni Pittella, leader del gruppo Socialista & Democratici di deputati, è stato acclamato dai leader del PES come candidato per la presidenza del Parlamento europeo. I leader hanno convenuto che la presidenza Pittella sarebbe una pietra miliare per l’agenda sociale PES nelle istituzioni dell’UE.
“I socialisti non staranno a guardare mentre l’ossessione della destra con austerità e tagli mette in pericolo il futuro dei cittadini europei. Solo gli investimenti in grado di fornire posti di lavoro di buona qualità potranno far tornare in Europa una crescita forte e sostenibile”, dice Stanishev.
“Abbiamo concordato oggi che siamo pronti a combattere nei nostri paesi, al Parlamento europeo e al Consiglio europeo – a partire da oggi -. Per l’investimento sociale di cui i nostri cittadini hanno bisogno”.

Borsa. Mediaset ‘tiene’ nonostante l’offensiva di Vivendi

SILVIO BERLUSCONI

A Milano gli occhi sono sempre puntati su Mediaset, dopo la mossa di Vivendi salita oltre il 12% e Fininvest al 38,26% e quasi al 40% dei diritti di voto. Mediaset è quindi anche oggi regina di Piazza Affari mentre si infiamma lo scontro con Vivendi. Le azioni del Biscione, dopo la seduta record di ieri, proseguono la corsa, salendo del 5% a 3,764 euro. Forti anche oggi i volumi: a meta seduta sono già stati scambiati 53 milioni di titoli, pari al 4,5% del capitale.
L’attacco dei francesi di Vivendi porta Vincent Bolloré all’assalto dell’impero audiovisivo Cavaliere, dopo che ieri hanno raggiunto il 12,32% del Biscione ed è molto probabile che continueranno a salire ancora oggi per arrivare intorno alla soglia del 20%, come prospettato.
“Vincent Bollorè e Vivendi – si legge nel comunicato di Mediaset – hanno mostrato quelli che erano fin dall’inizio i loro veri progetti su Mediaset. L’accordo strategico raggiunto in primavera e seguito pochi mesi dopo dall’incredibile voltafaccia, con la violazione di un contratto preceduto da lunghe e dettagliate trattative e assolutamente vincolante, facevano parte di un disegno ben preciso che Vivendi svela con la mossa odierna: creare le condizioni per far scendere artificiosamente il valore del titolo Mediaset e lanciare a prezzi di sconto quella che si presenta come una vera e propria scalata ostile. Senza avere neppure la decenza di risparmiarsi l’ipocrita giustificazione di voler portare avanti quel progetto industriale che con motivazioni assurde solo pochi mesi fa Vivendi aveva calpestato. Ma Vivendi deve sapere che Fininvest non intende arretrare neppure di un passo dalla sua posizione di azionista di riferimento di Mediaset, e che si tutelerà in tutte le sedi e con tutti i mezzi per bloccare quello che ritiene non una normale operazione di mercato ma un gravissimo inganno che delle leggi del mercato fa scempio”.
Ma il titolo di Mediaset sul mercato azionario, anche se oggi è in salita è crollato di oltre il 30% dal 25 luglio, quando Vivendi aveva annunciato di abbandonare l’acquisto del 100% del pacchetto di canali a pagamento Premium, in base all’accordo dell’8 aprile 2016.
“Vivendi – è stato l’annuncio dei francesi – intende continuare ad acquistare azioni Mediaset in base alle condizioni del mercato, fino a diventare, ove possibile, il secondo maggiore azionista industriale di Mediaset, con una partecipazione che, in un primo tempo, potrebbe rappresentare tra il 10% e il 20% del capitale di Mediaset”.
Intanto Silvio Berlusconi è pronto a serrare le fila per difendere le sue tv dall’attacco francese. L’ex Cavaliere – che era atteso a Roma alla presentazione del libro di Bruno Vespa poi annullata – sarebbe oggi ad Arcore per seguire di persona la vicenda con i figli e i vertici aziendali.

MPS in ‘gioco’ senza lo Stato con conversione bond

Giornalisti, cameraman e fotografi, davanti alla sede della Banca Monte dei Paschi di Siena dove si tiene un'Assemblea straordinaria di Mps, Siena, 25 Gennaio 2013. ANSA/MAURIZIO DEGL INNOCENTI

Giornalisti, cameraman e fotografi, davanti alla sede della Banca Monte dei Paschi di Siena dove si tiene un’Assemblea straordinaria di Mps, Siena, 25 Gennaio 2013.
ANSA/MAURIZIO DEGL INNOCENTI

Si scioglie almeno un nodo nella matassa chiamata MPS. La prospettiva di un Esecutivo a breve “ci da’ fiducia sulla possibilità di perfezionare il nostro piano”, ha spiegato una fonte vicina al board senese. Perché per ricapitalizzare la banca con 5 miliardi, trovandoli solo sul mercato, “i tempi ci sono”. Nel giorno del cda convocato a Milano per tracciare una strada alternativa all’intervento dello Stato, Paolo Gentiloni ha ricevuto l’incarico per formare un nuovo Governo.
Dopo la decisione, comunicata nella tarda serata, da parte del Cda di Mps di tentare in extremis la strada della conversione dei bond in mano al retail, il ministero dell’Economia ha fatto sapere di avere “fiducia” nell’operazione ma anche che se non dovesse funzionare è pronto il piano B del Tesoro e “la continuità della banca e il risparmio dei clienti verranno preservati in qualunque scenario”. Quindi ancora una volta è lo Stato a dare fiato e ‘fiducia’ a Mps.

“Qualora l’operazione non avesse successo – hanno spiegato fonti interne al Mef – interverrebbe la ricapitalizzazione preventiva dello Stato secondo le previsioni dell’art. 32” della direttiva Brrd che consente l’intervento pubblico.

Una volta ottenute le autorizzazioni, Mps quindi riaprirà l’offerta di conversione dei bond subordinati della banca in nuove azioni Mps al servizio dell’aumento di capitale da 5 miliardi. La precedente offerta di conversione chiusa lo scorso 2 dicembre aveva registrato adesioni per 1.028 milioni. Riaprendo l’offerta di conversione si punta a raccogliere adesioni, Mifid permettendo, presso gli obbligazionisti subordinati retail di Mps che detengono, tra il bond 2008-2018 e parte di quelli quotati sull’Extramot, obbligazioni per un ammontare nominale ampiamente superiore ai 2 miliardi di euro.
L’operazione dovrà concludersi entro la fine dell’anno, visto che la Bce ha risposto picche alla richiesta senese di poter prorogare la scadenza di 20 giorni.
Verrà così avviato un processo di raccolta ordini (book building) per la sottoscrizione di nuove azioni Mps tra “investori che avevano manifestato interesse. A tal fine, e coerentemente con la struttura sopra delineata, le banche del consorzio hanno confermato la disponibilità a supportare l’operazione di aumento di capitale su base best effort, venendo così meno il precedente accordo di pre-underwriting. Il nuovo accordo – conclude la nota – è attualmente in fase di negoziazione. In parallelo, proseguono le fasi finali delle negoziazioni tra i senior lenders e Quaestio Capital Management SGR in merito alla struttura del finanziamento senior. Tutte le decisioni sono comunque soggette alle approvazioni delle autorità competenti con cui la Banca è in costante contatto”.