BLOG
Marilena Selva

Buemi, Salvini non conosce centri accoglienza libici

migranti libia tortura“Dobbiamo cambiare la normativa e rendere i porti libici porti sicuri. C’è questa ipocrisia di fondo in Europa in base alla quale si danno soldi ai libici, si forniscono le motovedette e si addestra la Guardia Costiera ma poi si ritiene la Libia un porto non sicuro”. È quanto afferma il ministro dell’Interno Matteo Salvini in una conferenza stampa a Mosca, dove si trova per assistere alla finale dei Mondiali, indicando quale sarà l’obiettivo dell’Italia nell’incontro di dopodomani per ridiscutere la missione Sophia.
“Affermare che la Libia sia porto sicuro per il rimpatrio di coloro che vengono recuperati in mare è ridicolo oltre che una stupidaggine”, così Enrico Buemi, responsabile Giustizia del Psi e Senatore nella XVII Legislatura, ha commentato le recenti dichiarazioni del Ministro dell’Interno Salvini. “Questo non solo perché manca il controllo sul territorio da parte di un’organizzazione statale certa libica ma anche perché è assolutamente incerto che su quel territorio siano applicati trattamenti rispettosi del diritto umanitario internazionale”, ha continuato Buemi. “Consiglierei a Salvini, invece di perdere tempo con partite di calcio, di andare a visitare i centri di accoglienza libici senza preavviso, magari fermandosi qualche giorno, e verificando sulla propria pelle il trattamento umanitario riservato, con la cautela di non farsi accompagnare né da membri dei servizi segreti italiani né da forze di polizia libiche, cosicché la verifica sarà più naturale e reale”, ha concluso Buemi.
Contro le dichiarazioni di Salvini arriva la risposta europea. “Nessuna operazione europea e nessuna imbarcazione europea” riporta i migranti salvati in mare in Libia, perché “non consideriamo che sia un paese sicuro”. Lo dice la portavoce della Commissione, Natasha Bertaud, rispondendo ai giornalisti che chiedevano un commento della Commissione sulle parole del ministro degli Interni italiano. Salvini però insiste e replica su Twitter: “L’Unione Europea vuole continuare ad agevolare lo sporco lavoro degli scafisti? Non lo farà in mio nome, o si cambia o saremo costretti a muoverci da soli”. Ma stavolta interviene anche l’italiana Lady Pesc, Federica Mogherini, che spiega al Vicepremier: “La decisione rispetto al fatto che i porti libici non siano porti sicuri è una decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo, quindi è una valutazione puramente giuridica sulla quale non c’è una decisione politica da prendere”.

Il caso Casalino e i giornali di Partito

vitaliziBufera sul Partito al Governo, il M5S, stavolta nel mirino il portavoce del presidente del Consiglio e da anni capo della comunicazione del Movimento, Rocco Casalino. A scatenare la bufera odierna, le parole con cui l’ex concorrente del Grande Fratello ha apostrofato Salvatore Merlo, giornalista de Il Foglio: “Adesso che il Foglio chiude, che fai? Mi dici dici a che serve il Foglio? Non conta nulla… Perché esiste?”.
Tutto è iniziato quando ieri durante i festeggiamenti per il taglio dei vitalizi, evento a base di palloncini e spumante organizzato da Casalino, ai quali era presente il giornalista Merlo per fare il suo lavoro, ma il Portavoce di Conte a cui non piacciono le critiche e dopo la serie di “legnate” prese su Il Foglio, si avvicina proprio a Merlo e lo insulta.
Tuttavia al giornalista l’uscita ha portato a ironizzare ancora si più sul Movimento, bersagliando proprio Casalino: “amore, amore”, urla Rocco a un deputato, battendo le mani, “tienilo più in alto quel palloncino!”
inoltre è servita meglio di una pubblicità in piazza, la difesa del cronista è arrivata forte e bipartisan.
Andrea Romano del Pd ha chiesto di “fare piena luce sulle minacce e intimidazioni rivolte da Rocco Casalino contro il Foglio e il suo giornalista Salvatore Merlo”. Mentre dall’altra parte degli schieramenti Guido Crosetto, FdI ha twittato: “Per quanto non condivida parte della linea editoriale del Foglio e molte delle posizioni di Claudio Cerasa, questa mattina sono corso a comprarne una copia ed oggi pomeriggio farò l’abbonamento on-line. Mi hanno convinto a farlo le parole di Rocco Casalino”. Il quale però si difende: “Era solo una battuta rivolta al giornalista del Foglio, in un momento informale di festeggiamenti per i vitalizi. Sono certo che Merlo ne fosse ben consapevole, considerando che ho specificato anche con lui che stavo scherzando. Credo fortemente nella libertà di stampa e nel pluralismo dell’informazione, sono il primo a volere che ci siano più mezzi di informazione possibili, ovviamente abolendo il finanziamento pubblico”.
Ma la polemica monta. Il dem Michele Anzaldi sollecita l’Ordine dei giornalisti di Milano ad aprire un’istruttoria.
La frase di Casalino è quindi anche un chiaro riferimento al fatto che il Foglio percepisce finanziamenti pubblici come giornale di partito, tanto che il direttore Cerasa era stato rimbeccato per non esser stato un po’ più morbido con il nuovo Esecutivo e per restare in tema, il solo giornale di Partito che non riceve finanziamenti pubblici è ancora e attualmente il nostro Avanti!

Di Maio “gira” la questione Ilva a Cantone

ilva 3“In queste ore abbiamo provveduto a inviare tutte le carte all’Anac affinché faccia le dovute verifiche sulla procedura di aggiudicazione” per la cessione dell’Ilva ad Arcelor Mittal. Lo ha annunciato il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, in audizione davanti alle Commissioni riunite di Industria, commercio, turismo e Lavoro, previdenza sociale di Camera e Senato, spiegando che “stiamo approfondendo ulteriormente la regolarità della procedura di aggiudicazione, soprattutto a seguito di varie segnalazioni pervenute”.
Un’iniziativa che risponde alla lettera del Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ha scritto al ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, per sollevare perplessità sulla gara per l’aggiudicazione di Ilva. Nella lettera, di due giorni fa, Emiliano chiede a Di Maio di rivedere i passaggi della gara che il 26 maggio 2017 ha affidato alla cordata Arcelor-Mittal la proprietà dell’Ilva. Secondo il governatore ci sarebbero alcuni punti a rischio incostituzionalità. Tuttavia la decisione del neo Capo del Mise potrebbe portare ad allungare ulteriormente l’iter Ilva, tanto che è intervenuto sull’argomento anche l’ex Ministro del Mise, Carlo Calenda, contrario all’iniziativa di Di Maio che non farebbe altro che riflettere strumentalizzazione politiche: “Emiliano d’accordo con Di Maio offre al suo ‘nuovo’ leader scuse per non decidere su Ilva. Per questo scrive a 13 mesi dalla gara! E per questo Di Maio pubblica la lettera di Emiliano dopo 13 minuti. Evidente gioco delle parti. Asilo nido sulla pelle di operai e tarantini”.
Secondo Emiliano l’aggiudicazione è stata disposta a favore di una cordata che “notoriamente concentra una cospicua fetta della produzione di acciaio a livello europeo e mondiale, nonché quote di mercato Ue – fa notare ancora Emiliano – con un evidente e conclamato rischio Antitrust, essendo superiori al 40%”. Tant’è che la Commissione europea ha dato il suo via libera “sotto condizione” ovvero “l’eliminazione del gruppo Marcegaglia dal consorzio di acquisto e numerose cessioni di altri impianti” fatto questo che sostanzialmente cambierebbe il profilo del soggetto aggiudicatario. Di qui la richiesta a Di Maio di “opportune verifiche sulla correttezza della procedura di gara espletata, eventualmente avvalendosi dell’Anac”, l’autorità anticorruzione.
Ma Carlo Calenda spiega che nella procedura di gara — passata al vaglio della Commissione Ue e dell’Antitrust — c’è stata un’importante differenza di prezzo tra le due cordate: 1,8 miliardi di AmInvestCo contro 1,2 miliardi di AcciaItalia. E aggiunge Calenda che “il prezzo è stato decisivo per il 50%. Il piano occupazione di ArcelorMittal era migliore. L’altro tema, quello per la riconversione ambientale, ha dato un punteggio superiore ad AcciaItalia. Ma ArcelorMittal ha accettato in toto il piano di copertura dei parchi minerari previsto dai commissari”.

Dietro lo sciopero di Melfi per l’acquisto di Ronaldo

cr7Sono 117 i milioni complessivi che il club bianconero sborserà per avere CR7, Cristiano Ronaldo, una cifra che ha fatto incrociare le braccia agli operai dello stabilimento Fiat di Melfi, a cui invece la società continua a chiedere sacrifici.
Appena una settimana fa un accordo sulla solidarietà per oltre 5mila operai della provincia potentina dal 23 luglio al 31 gennaio 2019.
“Di fronte a tanta iniquità non si può che scioperare”. Così inizia il comunicato dell’Unione Sindacale di Base dello stabilimento Fca di Melfi dopo l’annuncio di Cristiano Ronaldo alla Juventus: “È inaccettabile che mentre ai lavoratori di Fca e Cnh Industrial l’azienda continui a chiedere da anni enormi sacrifici a livello economico, la stessa decida di spendere centinaia di milioni di euro per l’acquisto di un calciatore”. E ancora: “Gli operai Fiat hanno fatto la fortuna della proprietà per almeno tre generazioni, arricchiscono chiunque si muova intorno a questa società, e in cambio hanno ricevuto sempre e soltanto una vita di miseria”. Per questo l’Unione Sindacale di Base di stabilimento ha proclamato lo sciopero alla Fca di Melfi dalle ore 22 di domenica 15 luglio fino alle ore 6 di martedì 17 luglio 2018.
Nello stabilimento Fca di Melfi si producono la Jeep Renegade e la 500 X.

Salvini chiude i porti alla nave della Guardia costiera

guardia costiera diciottiIl Ministro degli Interni alza i toni sull’immigrazione e arriva a bloccare la nave della Guardia costiera, la Diciotti, che nella notte ha preso a bordo i 66 migranti soccorsi lunedì da un rimorchiatore battente bandiera italiana al largo delle coste della Libia. La nave italiana Vos Thalassa, un rimorchiatore a servizio di piattaforme petrolifere è, infatti, intervenuta ieri sera per recuperare una sessantina di migranti e “ha anticipato l’intervento della guardia costiera libica che era già stata allertata”. Ma successivamente la nave ha lasciato i migranti a una nave della guardia costiera italiana, la Diciotti. Adesso però la nave non si sa dove potrà attraccare, il Viminale che ha dato indicazioni sul porto d’arrivo dell’imbarcazione della Guardia costiera.
“Orgoglioso della Guardia Costiera italiana – scrive su twitter il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli – che con nave Diciotti ha preso a bordo 60 migranti che stavano mettendo in pericolo di vita l’equipaggio dell’incrociatore italiano Vos Thalassa. Ora avanti con indagini per punire facinorosi”.
Ci sarebbe stata una rissa delle minacce sull’incrociatore e secondo alcune alcune ricostruzioni, sembra che la reazione violenta fosse stata condizionata dall’annuncio che i migranti sarebbero stati trasferiti ai libici, che li avrebbero riportati in Libia, paese dove vengono compiute sistematiche violazioni dei diritti umani. L’equipaggio della Vos Thalassa – tutto composto da italiani – è stato minacciato da alcuni migranti soccorsi all’arrivo in zona di una motovedetta libica. La linea del governo è però difficile da conciliare con le normative internazionali, europee e nazionali in vigore. I migranti a bordo della Diciotti, infatti, si trovano già in territorio italiano e il loro respingimento automatico è vietato: le norme internazionali, quelle dell’Unione Europea e anche quelle italiane garantiscono loro la possibilità di richiedere una qualche forma di protezione.
E mentre si annuncia che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte coordinerà un vertice con Salvini, Trenta, il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli e il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi sulla situazione migranti. Tuttavia Salvini non c’è perché è in visita alla baraccopoli di San Ferdinando, in Calabria, dove è stato contestato dai migranti che lui attacca quotidianamente.
Per cercare di giustificare i toni continui da ‘campagna elettorale’ del Capo del Viminale il ministro Moavero Milanesi ha dichiarato: “Salvini è anche leader politico e quindi usa un linguaggio da leader politico, il ministro degli Esteri non ha una forza politica e usa un linguaggio di tipo più istituzionale, ma non vedo differenze tra noi. In tutta franchezza non credo ci siano divergenze di posizione in seno al governo. Mi confronto quotidianamente con i colleghi. Sulla migrazione c’è un contatto quotidiano tra il ministro degli Esteri e ministro degli Interni”.
Nel frattempo il governo italiano cerca di smussare le divergenze emerse nelle ultime ore tra M5S e Lega sulle missioni internazionali – a partire da quella Sophia – e, in un vertice a Palazzo Chigi prepara il documento che il vicepremier Matteo Salvini porterà mercoledì alla riunione dei ministri dell’Interno nella città tirolese di Innsbruck, il primo summit in assoluto sotto la presidenza austriaca. Un summit al quale il governo italiano, rappresentato da Salvini, si recherà compatto su tre punti innanzitutto, il rafforzamento delle frontiere esterne, il “niet” ai movimenti secondari e un incremento degli aiuti alla Libia.

Colle concede il colloquio. Trenta frena Salvini

elisabetta trentaAncora diplomazia a garbo da parte del Presidente Sergio Mattarella, dopo il pressing del Vicepremier Matteo Salvini per un incontro sull’affaire Fondi Lega, il Capo dello Stato al rientro dalla Lituania ha incontrato il leader della Lega. Concedere il colloquio, ma sotto forma di incontro con il titolare del Viminale, è parso il male minore per Mattarella. “Utile, positivo e costruttivo”, è stato il commento di Salvini sull’incontro con il Capo dello Stato che è durato quasi 40 minuti. Durante l’incontro si è parlato di immigrazione, sicurezza, terrorismo, confisca dei beni mafiosi e di Libia. Ma non è stata affrontata la vicenda dei fondi della Lega che aveva portato al nervosismo del Colle.
Meno diplomatica è stata invece la ‘risposta’ della Ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, decisa a non subordinare il suo Ministero a quello degli Interni. Ieri Matteo Salvini, il ministro dell’Interno, ha annunciato di voler portare al tavolo europeo di Inssbruck di giovedì la richiesta italiana di bloccare l’arrivo nei porti italiani delle navi delle missioni internazionali attualmente presenti nel Mediterraneo. La dichiarazione del Capo del Viminale arriva dopo lo sbarco al porto di Messina del pattugliatore irlandese ‘Samuel Beckett’ con 106 profughi a bordo, quasi tutti sudanesi, che erano stati salvati in acque Sar maltesi tra il 4 e 5 luglio. La Beckett partecipa all’operazione Sophia che da febbraio scorso è sotto guida italiana.
Ma sull’esternazione di Salvini la Difesa ha puntualizzato che “Eunavformed è una missione europea ai livelli Esteri e Difesa, non Interni” e che “le regole di ingaggio della missione” vanno cambiate “nelle sedi competenti, non a Innsbruck”.
Dal ministero della Difesa fanno inoltre notare che “l’azione deve essere coordinata a livello governativo, altrimenti l’Italia non ottiene nulla oltre a qualche titolo sui giornali, fermo restando che la guida italiana per noi è motivo di orgoglio”.
Cerca di conciliare l’altro Vicepremier, Luigi Di Maio, nonché Capo Politico del M5S di cui la Ministra fa parte che ieri ha affermato:
“Finché la missione Eunavfor Med rimane in piedi, gli unici porti sono quelli italiani, ma l’obiettivo nostro è cambiare le regole di ingaggio della missione” aggiungendo che “un anno fa sono stato a parlare con Frontex e mi spiegarono che il governo Renzi diede la disponibilità di portare i migranti nei porti in cambio di punti di flessibilità usati per il bonus degli 80 euro”.

Ma sulla questione migranti interviene anche il ministro degli esteri Enzo Moavero che si allontana dalla linea dura imposta da Salvini: “Non ci sfiliamo dagli impegni internazionali – ha detto – siamo pienamente dentro e non intendiamo muoverci al di fuori del quadro di diritto internazionale, quindi anche europeo” ha detto con riferimento alla missione Ue Sophia per il salvataggio in mare dei migranti. Parole a cui il magistrato Armando Spataro aggiunge: “Nessuno può vietare a un barcone di attraccare. La convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati prevede il diritto al non respingimento”. “Ragionando per assurdo – ha spiegato – se un barcone arrivasse a Torino ai Murazzi sul Po e qualcuno impedisse a chi sta sopra di scendere, avvierei degli accertamenti. Nessuno può vietare a un barcone di attraccare”.

A questo punto è intervenuto anche Matteo Renzi in un post su Facebook. “La flessibilità – annunciata a Strasburgo il 13 gennaio 2015 – era parte integrante dell’accordo per eleggere Juncker – ricorda Renzi -. Non c’entra nulla con le politiche migratorie. Nulla. Era un accordo politico di risposta all’austerità del Fiscal Compact. Sono due dossier politici diversi”.

No comment Quirinale. Salvini: “Rispondere è cortesia”

Il presidente Sergio Mattarella e la Signora Laura con la presidente della Repubblica di Lituania, Dalia Grybauskaité,al Palazzo dei Granduchi per l'anteprima della mostra Firenze tra Rinascimento e Barocco a Vilnius, 5 luglio 2018. ANSA/Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica EDITORIAL USE ONLY NO SALES

ANSA/Francesco Ammendola

Non c’è tregua per il Presidente della Repubblica, appena due mesi fa accusato di aver creato l’impasse politica con conseguente richiesta di messa in stato d’accusa, adesso viene tirato in mezzo sulla sentenza dei Fondi della Lega. Ma stavolta l’irritazione di Mattarella è più che evidente. “Assolutamente non parlo”, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella conferma, a margine della visita in Lituania, la scelta di non commentare notizie italiane. “L’hanno disturbata anche qui…”, esordisce un giornalista, con riferimento alla richiesta di un incontro della Lega per la sentenza sui fondi del partito. Ma il capo dello Stato si allontana e sussurra: “Assolutamente non parlo”.
Il Vicepremier Salvini ha richiesto un incontro con il Capo dello Stato in relazione al sequestro dei beni della Lega disposto dalla magistratura genovese per una vicenda legata ai fondi al partito. Ma Matteo Salvini insiste: “Il presidente è in viaggio. Chiedere è lecito, rispondere è cortesia. Spero di avere il prima possibile la gioia e l’onore di conferire con il mio presidente. Io chiedo e poi attendo rispettosamente la fissazione di una data per parlare delle tante cose belle che stiamo facendo qua al ministero”, Matteo Salvini, a margine di una conferenza stampa al Viminale, risponde così alle domande relative al possibile incontro con il presidente della Repubblica dopo che dal Colle avevano negato l’ipotesi di un appuntamento.
L’altro vicepremier, il leader politico dei Cinque Stelle Luigi Di Maio, ribadisce quanto affermato ieri e ha aggiunto di essere d’accordo con il commento espresso dal Guardasigilli. “Sono d’accordo con il ministro Bonafede (“Le sentenze vanno rispettate, senza evocare scenari che sembrano appartenere più alla Seconda Repubblica”, Ndr), ma credo che tutti siamo d’accordo qui. Non ho alcun imbarazzo verso questa vicenda, perché riguarda le questioni dei diamanti e lauree in Albania di Bossi. Me le ricordo bene. Sono quelle che hanno portato la Lega a scendere all’1-2%”.

Wikipedia al buio per protesta fino a giovedì

wikipediaBlack out Wikipedia, l’enciclopedia libera si oscura per protestare contro la direttiva Ue sul copyright.
“Difendiamo una rete aperta – La proposta di direttiva sul diritto d’autore mette a repentaglio i valori, la cultura e l’ecosistema da cui Wikipedia dipende. Il 5 luglio chiediamo a tutti i deputati del Parlamento europeo di votare contro e consentire un dibattito democratico”, il titolo del documento che si apre sulla ricerca dell’enciclopedia on line. Nell’appello si invitano anche gli utenti a fare pressione telefonando ai deputati europei o mandando loro una mail, comunque ad essere bloccato è il sito di Wikipedia Italia, mentre l’applicazione funziona.
Il 5 luglio la plenaria del Parlamento Europeo deciderà cosa fare sulla proposta di direttiva sul diritto d’autore nel Digital Single Market (il mercato unico digitale), un codice che ha l’obiettivo di unificare per tutti i Paesi dell’Unione Europea le norme sul diritto d’autore, soprattutto su Internet.
La protesta, secondo il portavoce Maurizio Codogno, sarà in piedi fino a giovedì, giorno del voto.
“Se promulgata, la direttiva limiterà significativamente la libertà di Internet – si legge sul sito italiano -. Anziché aggiornare le leggi sul diritto d’autore in Europa per promuovere la partecipazione di tutti alla società dell’informazione, essa minaccia la libertà online e crea ostacoli all’accesso alla Rete imponendo nuove barriere, filtri e restrizioni. Se la proposta fosse approvata, potrebbe essere impossibile condividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo su un motore di ricerca. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere”.
La normativa potrebbe limitare l’utilizzo del text & data mining. Nel dettaglio, il cuore della discussione si concentra sugli articoli 11 e il 13.
Nell’articolo 11 è prevista l’istituzione di una sorta di “tassa per i link” da fare pagare alle grandi piattaforme online come Google e Facebook per poter linkare i siti di notizie considerati materiali coperti da diritto d’autore.
L’articolo 13 invece dice che i contenuti caricati online nell’Unione Europea devono essere verificati preventivamente, in modo da impedire che finiscano online file con materiale protetto dal diritto d’autore. Non solo articoli, ma anche video, parodie, meme e tutto ciò che contiene riferimenti a materiale soggetto a copyright.
In molti si sono già mossi contro la direttiva dell’Unione europea, già più di 380 tra studiosi, accademici e associazioni hanno firmato petizioni per frenare la direttiva sul copyright, fra questi c’è anche Tim Berners-Lee, il creatore del Web, e la Wikimedia Foundation, la fondazione che si occupa dello sviluppo di Wikipedia.

Brando Bonifei, giovane europarlamentare S&D ha già espresso i suoi dubbi al riguardo con un tweet:

Saviano. Il precedente Biagi sulla revoca della scorta

Marco-BiagiNon ha freno la polemica innescata dall’annuncio della revoca della scorta allo scrittore Saviano. Una questione che è diventata ormai tutta ‘politica’, tanto che la Lega a Torino vuole togliere anche la cittadinanza onoraria a Roberto Saviano. A portare avanti la questione è il capogruppo del Carroccio in Sala Rossa, Fabrizio Ricca, che aveva già provato a chiedere la revoca nel 2014.
Sedici anni fa moriva il Professore Marco Biagi, socialista, giuslavorista e consulente del Ministro del Welfare Roberto Maroni per l’elaborazione delle riforma del mercato del lavoro.
Il precedente è da mettere in risalto in quanto anche al giuslavorista venne revocata la scorta, nonostante Marco Biagi aveva più volte fatto sapere di sentirsi in pericolo, ma non fu protetto dalle istituzioni a cui aveva chiesto (invano) aiuto. La scorta al giuslavorista, coautore tra l’altro del contestato Libro bianco sul mercato del lavoro in Italia, fu tolta definitivamente in seguito a una circolare del ministro Scajola del 15 settembre 2001, che dava seguito a una riorganizzazione e riduzione generale di questo tipo di tutela in tutta Italia. Biagi, che riceveva continue minacce, anche telefoniche, per il suo contributo alla riforma della legislazione sul lavoro, chiese ripetutamente che la protezione fosse mantenuta, e per lui si mossero diverse personalità, compreso l’allora ministro del Welfare Roberto Maroni. Senza risultati, però: la scorta restò revocata e il docente venne assassinato dalle Nuove Brigate Rosse il 19 marzo 2003, mentre rincasava in bicicletta, sotto la sua abitazione di via Valdonica. Non solo l’allora ministro degli Interni non si assunse la responsabilità di quanto accaduto ma del giuslavorista morto disse: “Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza”. Una frase che non gli venne perdonata dall’opinione pubblica e che portò alle sue dimissioni. Il suo “esilio” dalla vita politica, comunque, durò pochissimo: Scajola venne presto ‘riabilitato’ da Silvio Berlusconi, che gli affidò la guida organizzativa di Forza Italia sino al 31 luglio del 2003, quando Scajola tornò nel governo come ministro per l’Attuazione del Programma.
Tornando a Saviano, lo scrittore ha risposto al ministro degli Interni Matteo Salvini con un video sulla sua pagina Facebook.
“Le parole pesano, e le parole del Ministro della Malavita, eletto a Rosarno (in Calabria) con i voti di chi muore per ‘ndrangheta, sono parole da mafioso. Le mafie minacciano. Salvini minaccia. Il 17 marzo, subito dopo le elezioni, Matteo Salvini ha tenuto un comizio a Rosarno. Seduti, tra le prime file, c’erano uomini della cosca Bellocco e persone imparentate con i Pesce. E Salvini cosa fa? Dice questo: ‘Per cosa è conosciuta Rosarno? Per la baraccopoli’. Perché il problema di Rosarno è la baraccopoli e non la ‘ndrangheta. Matteo Salvini è alla costante ricerca di un diversivo e attacca i migranti, i Rom e poi me perché è a capo di un partito di ladri: quasi 50 milioni di euro di rimborsi elettorali rubati”, è quanto afferma Roberto Saviano.

Domenica e feste a casa. Discussione su decreto Monti

commessoCommercio in primo piano sulla ridiscussione del decreto Monti, provvedimento che ha stabilito che i titolari degli esercizi commerciali (esercizi di vicinato, medie e grandi strutture di vendita) e dei pubblici esercizi adibiti alla somministrazione di alimenti e bevande (bar, ristoranti ed esercizi assimilabili) possono determinare liberamente il proprio orario di apertura e chiusura, e scegliere di rimanere aperti in occasione delle giornate domenicali e festive e della mezza giornata infrasettimanale. Ora il neo ministro del lavoro, Luigi Di Maio, annuncia che è pronto ad aprire un tavolo per ridiscutere il decreto Monti che ha liberalizzato il lavoro festivo nel commercio. “Ho preso il treno in corsa, ci sono tanti problemi, di chi lavora ma anche dei datori di lavoro. Dobbiamo cercare di combattere la precarietà ed eliminare lo sfruttamento”, ha spiegato.
Nella precedente legislatura è stata a lungo in discussione al Senato una proposta di legge per modificare la disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali. Ma al riguardo sono numerose e forti le resistenze delle associazioni di categoria.
Hanno espresso apprezzamento la Confcommercio e i sindacati, mentre le associazioni dei consumatori hanno sottolineato come un intervento del genere rappresenterebbe un passo indietro. La Confcommercio condivide l’ipotesi di un intervento di regolazione delle aperture festive nel commercio. “Le liberalizzazioni – ha detto Enrico Postacchini, membro della Giunta con delega alle politiche commerciali – non hanno portato né maggiore fatturato né un incremento occupazionale. Il fatturato si è spalmato su più giorni nella settimana”. “È giusto – sottolinea la leader della Cisl, Annamaria Furlan – rivedere le norme sulla liberalizzazione selvaggia del commercio. È una battaglia che la Cisl conduce per tutelare la dignità del lavoro. Non esiste un diritto allo shopping. Va salvaguardata la volontarietà del lavoro domenicale e festivo”.
Di diverso avviso restano le associazioni dei consumatori: “È incredibile che con tutti i problemi che abbiamo in Italia – sottolinea l’Unione consumatori – si discuta ancora di togliere una norma di libertà che consente al commerciante di aprire quando vuole il suo negozio. Giù le mani dall’apertura libera dei negozi”.
Contrario anche l’ex ministro del Lavoro, Pier Luigi Bersani, che ad Agora Rai ha affermato: “Bisogna rendere compatibili i diritti dei lavorati con i diritti del consumatore. Quanti mestieri lavorano di domenica? Infermieri, ferrovieri. Sono d’accordo col modificare il decreto Monti, ma senza dire ‘non si apre di domenica’”