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Marilena Selva

Daphne Caruana Galizia, il figlio: “Uno Stato mafioso”

caruana galiziaDaphne Caruana Galizia, la giornalista che con le sue inchieste aveva sollevato il coperchio sugli affari più loschi di Malta, è stata uccisa a Bidnija, nell’isola di Malta, da una bomba che ha fatto saltare in aria la sua auto, una Peugeot 108, mentre lei era a bordo. La blogger 53enne che ha contribuito a svelare lo scandalo dei Panama Papers e in particolare dei cosiddetti “Malta Files”, quindici giorni fa aveva presentato denuncia alla polizia dopo aver ricevuto minacce di morte. La donna stava indagando su scandali di corruzione che coinvolgerebbero, tra gli altri, la moglie di Muscat, che sarebbe implicata nel caso dei Panama Paper e le tangenti pagate dall’Azerbaigian alla moglie del primo ministro per oliare la firma di accordi energetici multimilionari. Tuttavia il premier laburista, Joseph Muscat, ha sempre respinto le accuse a carico suo e dei propri familiari e dopo la morte della giornalista ha espresso le condoglianze alla famiglia, parlando di “atto barbarico”. Ma il figlio della giornalista, Matthew Caruana Galizia, ha accusato il governo maltese: “Voi siete complici, voi siete i responsabili”, ha scritto su Facebook il giovane, membro del Consorzio internazionale dei Giornalisti Investigativi (ICIJ). Caruana Galizia ha puntato il dito contro il premier laburista Joseph Muscat e il suo entourage, accusandoli di aver riempito il governo, la polizia e le corti di giustizia di “truffatori” e di aver trasformato Malta in una “isola mafiosa”.
La reazione del figlio è stata scatenata da un post offensivo su Facebook del sergente della polizia maltese Ramon Mifsud, uno degli uomini che dovrebbero indagare sull’attentato contro Daphne Caruana Galizia che dopo la morte della blogger ha scritto: “Alla fine tutti hanno quello che si meritano, sono contento :)”.
Il figlio della reporter ha così denunciato: “Non dimenticherò mai come sono corso attorno all’inferno, cercando di aprire la portiera della macchina, il clacson che continuava a suonare, urlando a due poliziotti che si sono presentati con un solo estintore – ha scritto Matthew Caruana – mi hanno fissato. Mi dispiace, non c’è niente che possiamo fare, ha detto uno di loro. Ho guardato giù e c’erano parti del corpo di mia madre tutto intorno a me. Ho capito che avevano ragione, era senza speranza … sembrava una guerra, deve sapersi… Noi siamo un popolo in guerra contro lo Stato e la criminalità organizzata, indistinguibili tra di loro”.
Inoltre ha precisato: “Mia madre è stata assassinata perché era per lo Stato di diritto contro chi vuole violarlo. Ecco dove siamo: in un Paese mafioso dove puoi cambiare gender sulla carta di identità ma vieni ridotto in pezzi se eserciti le tue libertà”.
Nel frattempo il premier maltese ora ha annunciato un’inchiesta a cui parteciperà anche l’Fbi statunitense, mentre Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, ha promesso una ricompensa di 20.000 euro per ogni informazioni utile sui responsabili dell’omicidio.

Fca. Operai in Cassa integrazione a Mirafiori e a Melfi

Operai della Fiat entrano in fabbrica a Termini Imerese (Palermo), 24 novembre 2011. E' l'ultimo giorno di produzione, poi cassa integrazione fino al 31 dicembre. ANSA/MICHELE NACCARI

Operai della Fiat entrano in fabbrica a Termini Imerese (Palermo), 24 novembre 2011. E’ l’ultimo giorno di produzione, poi cassa integrazione fino al 31 dicembre.
ANSA/MICHELE NACCARI

Mentre Fca vola in borsa, nelle fabbriche mostra l’altra faccia della medaglia, quella della crisi. Nonostante le promesse dell’Ad Marchionne sulla piena occupazione, si continuano a registrare cig in tutta la Penisola, anche se gli stabilimenti più penalizzati restano quelli torinesi. Dopo la settimana di cassa integrazione ordinaria già prevista dal 16 al 20 ottobre, Fca ha comunicato un nuovo periodo di cassa integrazione anche dal 30 ottobre al 4 novembre per i 1640 lavoratori della Carrozzeria di Mirafiori impegnati sulla linea del Maserati Levante, mentre gli altri 2100 sono in contratto di solidarietà. Stessa sorte per i 600 lavoratori delle Presse. “Ancora una volta Fca chiama in causa le regole del mercato cinese – dice Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom-Cgil – che però sarà decisivo anche nel prossimo futuro non solo per il suv Maserati, ma per tutte le vetture del segmento Premium. Resta il fatto che il ricorso agli ammortizzatori sociali cresce a Mirafiori come a Grugliasco, a Pomigliano come a Melfi. E non solo l’amministratore delegato, ancora in questi giorni, ha rinviato al 2018 il piano relativo ai prossimi investimenti, ma ha dimenticato di dire che in alcuni stabilimenti, come Mirafiori, gli ammortizzatori sono destinati a finire tra meno di un anno. L’unica certezza è il fatto che la promessa della piena occupazione entro il 2018 negli stabilimenti italiani si sta rivelando una pura e semplice chimera”.
Infatti anche a Melfi è arrivata la cassa integrazione, dopo alcune settimane nei mesi estivi e ora due settimane fra settembre e ottobre, arriva la comunicazione di queste ore. “Fca Melfi ha comunicato la sospensione delle attività lavorative, adeguamento dei flussi produttivi, con il conseguente utilizzo della cassa integrazione nei seguenti periodi:
Modello SUV: Dalle ore 06.00 del 30/10 alle ore 06.00 del 06/11/17; Dalle ore 14.00 alle ore 22.00 del 12/11/2017; Dalle ore 14.00 alle 22.00 del 19/11/2017;Dalle ore 14.00 alle ore 22.00 del 26/11/2017
Modello Punto: Dalle ore 14.00 del 30/10/2017 alle ore 22.00 del 03/11/2017”.
Quest’ultima inoltre rischia la chiusura con il rischio per i 1.200 operai.

Catalogna. Pronti i seggi nonostante il NO di Madrid

epa06234246 A ballot box is displayed during a press conference held by the Catalan Government to present the model of ballot boxes for the Catalan independence referendum, in Barcelona, northeastern Spain, on 29 September 2017. Catalonia is to hold an independence referendum on 01 October 2017 in spite of it has been banned by the Constitutional Court. EPA/Andreu Dalmau

EPA/Andreu Dalmau

Domenica si voterà “pacificamente” dalle 8 del mattino alle 20 nonostante il veto di Madrid, ha detto il portavoce del governo catalano Jordi Turull nella conferenza stampa di presentazione del voto. “Né il governo né i cittadini della Catalogna stanno facendo nulla di male”, ha affermato il vicepresidente catalano Oriol Junqueras, denunciando “lo stato di eccezione” instaurato da Madrid. Da parte spagnola invece si afferma il contrario: il voto sull‘indipendenza della Catalogna in programma questa domenica non si farà.
“Insisto che non ci sarà nessun referendum il primo ottobre”, ha detto il portavoce del governo spagnolo Inigo Mendez de Vigo nel corso di una conferenza stampa ribadendo la posizione del governo secondo cui il voto è illegale.
Per Madrid il presidente Carles Puigdemont dovrà “rispondere davanti ai tribunali” per la “grave slealtà istituzionale” di cui si è reso responsabile. “Siamo in presenza di un processo di disobbedienza costituzionale – ha accusato il portavoce del governo – contro una democrazia europea consolidata e prestigiosa come quella spagnola, in pieno XXI secolo”.
Le istituzioni del governo centrale hanno inviato migliaia di poliziotti di rinforzo in Catalogna per assicurarsi che il voto non abbia luogo e i tribunali regionali hanno ordinato alla polizia di fare dei cordoni intorno alle scuole utilizzate come seggi elettorali. Per contro cittadini separatisti hanno invitato a occupare i seggi per tenerli aperti e a opporre una resistenza pacifica.
Un collegio di universitari garantirà il corretto svolgimento delle operazioni di voto e nel frattempo il governo catalano ha svelato per la prima volta ai cronisti le urne che saranno usate per il voto e che la polizia spagnola da settimane cerca invano di sequestrare. L’urna è in plastica bianca semi-trasparente con il logo del governo catalano e un coperchio scuro con la fessura per depositare le schede. La Guardia Civil è riuscita a sequestrare circa 13 milioni di schede ma per ora nessuna urna.

Sanitopoli. Ottaviano Del Turco assolto

del turcoLa procura generale di Perugia ha
chiesto l’assoluzione dall’accusa di associazione per delinquere
dell’ex presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, e
degli altri imputati coinvolti nel processo bis sulla sanitopoli
abruzzese in corso nel capoluogo umbro. Per tutti il magistrato,
al termine del suo intervento, ha chiesto di rivedere al ribasso
le condanne già inflitte in secondo grado all’Aquila.

Nel dicembre del 2016 la Cassazione aveva confermato la condanna di Del Turco (oggi
presente in aula) per induzione indebita, ma aveva annullato con rinvio la condanna d’appello riguardante l’accusa più pesante, quella di associazione per delinquere. Per il sostituto procuratore generale Giuliano Mignini non c’è la prova che un sodalizio illecito abbia gestito la sanità abruzzese.

Il collegio ha rideterminato per lui la condanna in 3 anni e 11 mesi mentre nel processo di secondo grado celebrato all’Aquila gli erano stati inflitti quattro anni e due mesi (poi la Cassazione ha annullato quella parte di sentenza inviando gli atti a Perugia). Per l’ex presidente della Regione Abruzzo i giudici hanno inoltre trasformato l’interdizione dai pubblici uffici da perpetua a cinque anni.

Una ‘montagna di fango’ creata per travolgere la Giunta, così vennero definite le accuse mosse nei suoi confronti dall’allora Governatore dell’Abruzzo che passò 28 giorni in carcere a Sulmona e, poi, altri due mesi agli arresti domiciliari. Subito dopo l’arresto Del Turco si dimise dalla carica di presidente della Regione
Nel frattempo però l’inchiesta sulla sanità abruzzese portò alla caduta della giunta di centrosinistra e all’arresto, 14 luglio luglio del 2008, di Del Turco, allora governatore dell’Abruzzo, e di altre nove persone, tra cui assessori e consiglieri regionali.
“Dunque non c è stata alcuna associazione per delinquere che si era impossessata della Regione Abruzzo pur essendo stata quella giunta defenestrata da questa iniziativa giudiziaria”, afferma soddisfatto il legale di Del Turco, Caiazza.
Dall’accusa di associazione per delinquere sono stati assolti, sempre “perché il fatto non sussiste”, anche l’ex segretario generale della presidenza della Giunta regionale, Lamberto Quarta, e l’ex capogruppo della Margherita in Consiglio regionale, Camillo Cesarone.

Cannabis, affossata la legge sulla depenalizzazione

Cannabis-FirenzeDoveva essere una delle leggi all’occhiello di questa legislatura e invece arriva il nulla di fatto per la depenalizzazione delle droghe leggere. Il deputato di Sinistra italiana-Possibile Daniele Farina si è dimesso dal ruolo di relatore del ddl sulla Cannabis legale dopo l’annuncio che il provvedimento arriverà a Montecitorio senza la parte che riguarda la liberalizzazione delle droghe leggere. Giovedì infatti sbarca alla Camera il testo base sulla cannabis ma riguarda esclusivamente l’uso terapeutico, archiviando la parte sulla legalizzazione totale della pianta dopo lo stralcio nelle commissioni Affari sociali e Giustizia di luglio scorso. Una beffa, anche perché l’uso terapeutico è già regolamentato da un decreto del ministero della Salute del 2007 (quando la ministra era Livia Turco), riconfermato nel 2015 da Beatrice Lorenzin.

“Si è persa un’occasione. Il provvedimento sulla cannabis – ha detto Pia Locatelli, capogruppo del PSI alla Camera – arriva in Aula amputato della parte principale quella sulla legalizzazione e questo, dopo il grande lavoro trasversale fatto in questa legislatura per arrivare a un testo volto a regolamentarne l’uso e a combattere le organizzazioni criminali, e’ una grande delusione”. “Ci troviamo a discutere su un testo mite che prevede l’utilizzo della cannabis per i soli scopi terapeutici e che avrà un’efficacia limitata. Ancora una volta  – concluso Pia Locatelli – si è scelto di assecondare la parte più conservatrice del Parlamento”.

“Da sempre sono un convinto sostenitore della legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati come argine al monopolio criminale”, ha dichiarato il deputato Farina, spiegando il suo dissenso e ha aggiunto: “La commissione ha bocciato tutte le proposte emendative volte ad ampliare il testo dalla sua ultima formulazione. È stata bocciata una regolazione dello Stato diversa dall’attuale monopolio delle organizzazioni criminali. Bocciata persino la liceità della coltivazione personale, anche solo per l’uso terapeutico”.
La scelta dell’ormai ex relatore di Si viene però criticata da Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri e senatore di Forza Europa, nonché principale promotore della legge scritta dall’intergruppo: “È paradossale che una proposta, sottoscritta da 221 deputati, arrivi poi in aula alla Camera con un testo sfigurato – scrive su Facebook – da cui è stato interamente stralciato il contenuto principale. Visto che la discussione era difficile e molte forze politiche avrebbero finito per dividersi, per evitare le divisioni si è abolita la discussione”.
“Rifiutarsi di affrontare il tema della legalizzazione della cannabis, come di fatto ha scelto il Pd, significa assumere una posizione a favore dello status quo proibizionista – sottolinea Della Vedova – in aula si dovrà comunque votare sugli emendamenti che riproducono integralmente il testo stralciato dalla relatrice. Quindi ci sarà almeno un elemento di chiarezza sulle scelte di tutti i partiti e dei singoli parlamentari”.
Un vero peccato per una legge che ha visto l’appoggio trasversale di schieramenti politici e di diverse personalità di spicco, senza dimenticare che la legge di iniziativa popolare è stata sottoscritta da ben 67mila cittadini.

Ius soli, il Pd promette, ma resta il dubbio di AP

Foto Mauro Scrobogna / LaPresse 03-07-2013 Roma Politica Camera - question time Nella foto: Maurizio Lupi, ministro trasporti Photo Mauro Scrobogna /LaPresse 03-07-2013 Rome Politics Chamber of Deputies - question time In the photo: Maurizio Lupi, Infrastructure and Transport

Foto Mauro Scrobogna / LaPresse

Lo ius soli si farà, lo dichiarano il governo e il Pd, mentre il leader di Ap Angelino Alfano annuncia una decisione del suo partito per la prossima settimana. Nel frattempo Anna Finocchiaro promette “a nome mio e del Governo che entro la fine della legislatura faremo di tutto per approvare la legge sullo Ius soli”. “Concluderò in pace la mia esperienza parlamentare, che finirà con questa legislatura, se riuscirò a far approvare lo Ius soli”, ha aggiunto la ministra per i Rapporti con il Parlamento. Infatti una mediazione è in cantiere sull’ipotesi di stralciare dal testo lo ius soli vero e proprio (diventa cittadino chi nasce in Italia da genitori che vivono qui stabilmente) e tenere solo lo ius culturae, che darebbe la cittadinanza al termine di un ciclo di studi. La mediazione potrebbe riuscire ad avere anche il consenso di Mdp, che senza il via libera alla legge minaccia di togliere il sostegno al governo. Ma il testo, gravato da 50mila emendamenti, può passare solo con un voto di fiducia e i Dem chiedono ad Alfano garanzie: in bilico sarebbe il sostegno di circa la metà dei senatori Ap. Ad alzare gli scudi è proprio Maurizio Lupi, capogruppo al Senato di AP: “La nostra posizione è chiara da sempre e siamo lieti che Gentiloni ne avesse già preso atto a suo tempo evitando qualsiasi tipo di forzatura e non permettendo che su un tema così delicato, che non fa parte dell’accordo di programma del Governo, venisse messa la fiducia. I nostri ministri in Cdm e in Aula non l’avrebbero approvata”.
“Il Governo – spiega Lupi – non può essere messo sotto scacco dalle discussioni interne al PD e lo Ius soli non può essere trasformato in motivo di scontro fra tifoserie, un fiore all’occhiello di una parte per dire che è stato conquistato un diritto civile e dell’altra per dire che ha bloccato l’invasione del Paese. Se non ci sono condizioni per fare una buona legge, non si fa. E di questo ne dovrà prendere atto anche il Pd a meno che non voglia, a pochi mesi dalla fine della legislatura, trasformare il Senato in un’arena. Il Senato – prosegue Lupi – ha ben altre priorità, a partire dalla legge di Bilancio con la quale sarà impegnato almeno fino a metà novembre”.
Dal senato intanto arriva un appello del senatore del Pd Luigi Manconi, affinché si approvi al più presto il disegno di legge sullo ius soli, Manconi lo ha presentato ai presidenti di Camera e Senato, insieme a un nutrito gruppo di politici e intellettuali, e si rivolge anche al premier Paolo Gentiloni perché si ponga la questione di fiducia sul provvedimento.
“Ai senatori è stata posta per 61 volte la questione di fiducia – ricorda Manconi in una conferenza stampa per illustrare l’appello – e mi sembra giusto che si chieda il voto di fiducia anche su un provvedimento così cruciale come quello dello ius soli” che, come sottolinea Claudia Castellina, “esiste nel resto del mondo” ed è, come ricorda Furio Colombo, “il dovuto riconoscimento di una situazione che già esiste”.
Ma dall’Europa invece il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, invita alla cautela. Per quanto riguarda lo Ius soli “penso che si debba chiedere all’Italia una moratoria su questo tema. Interrompere il dibattito sullo Ius soli e riaprirlo semmai dopo le elezioni”. E suggerisce: “Chi diventa cittadino italiano diventa anche cittadino europeo. È importante quindi porre il problema sul tavolo del Consiglio Europeo per avere una norma europea uguale per tutti. Altrimenti si rischia il caos e, durante la campagna elettorale, non credo sia giusto cercare di prendere un po’ di voti per trascinarsi immigrati da una parte, creando poi un’ostilità nei confronti degli immigrati dall’altra parte”.
Ma dal Senato arriva ancora una volta l’invito ad andare avanti, così come suggerito dal Presidente di Palazzo Madama, Pietro Gasso: “Penso che la politica debba fare le sue scelte non guardando tanto al problema del consenso, ma al problema della cosa giusta da fare”. “Questa è la mia posizione – ribadisce – e mi sono attirato anche qualche critica perché come presidente del Senato non dovrei dare la mia opinione su leggi all’esame di Palazzo Madama. Ma, siccome sento molto questo tema e rivendico che una cosa è essere d’accordo con il ddl da un punto di vista politico e altro è continuare a gestire la propria posizione garantendo tutte le parti di maggioranza e opposizione, rivendico la possibilità di poter esprimere la mia opinione su questo tema. Poi c’è il problema pratico che è quello di riuscire”.

Bancomat, stop alle commissioni per i pagamenti

posIl Consiglio dei ministri ha approvato, in via preliminare, il decreto legislativo che fissa un limite alle commissioni interbancarie per i pagamenti con carta e bancomat tramite il Pos. “Nello specifico – spiega Palazzo Chigi – il decreto amplia i diritti degli utenti dei servizi di pagamento, che beneficeranno ad esempio di un regime di responsabilità ridotta in caso di pagamenti non autorizzati, riducendo la franchigia massima a carico degli utenti da 150 a 50 euro e, per promuovere l’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici, conferma e generalizza il divieto di applicare un sovrapprezzo per l’utilizzo di un determinato strumento di pagamento (divieto di surcharge)”.
La bozza di decreto legislativo non fa altro che recepire una direttiva europea del 2015 (cosiddetta PSD 2 – Payment Services Directive), la quale prevede che banche e poste applichino commissioni più basse rispetto a quelle applicate per importi superiori.
Tra l’altro la direttiva europea permette già a tutti gli stati membri di applicare il massimale dello 0,3% rispetto al totale del micro-pagamento.
In materia di micro-pagamenti verrà quindi finalmente applicata la direttiva europea che finora è stata disattesa.
Il regolamento comunitario, prosegue la nota del Governo, “mira ad accrescere il livello di trasparenza, concorrenza e d’integrazione del mercato europeo delle carte di pagamento, fissando un limite alle commissioni interbancarie applicate in relazione ai pagamenti basati su carte di pagamento”. Per i pagamenti tramite carta di debito e prepagata la commissione interbancaria per ogni operazione di pagamento non potrà essere superiore allo 0,2% del valore dell’operazione stessa. Per le operazioni tramite carta di credito la commissione interbancaria per operazione non potrà invece superare lo 0,3% del valore dell’operazione. Il provvedimento introduce poi requisiti tecnici e regole commerciali uniformi, “allo scopo di rafforzare l’armonizzazione del settore e garantire una maggiore sicurezza, efficienza e competitività dei pagamenti elettronici, a vantaggio di esercenti e consumatori”. Relativamente alle commissioni interbancarie per le sole “operazioni nazionali” tramite carte di pagamento, i prestatori di servizi di pagamento saranno inoltre tenuti ad applicare, per tutti i tipi di carte, commissioni di importo ridotto per i pagamenti fino a 5 euro rispetto a quelle applicate alle operazioni di importo pari o superiore, così da promuovere l’utilizzo delle carte anche per questi pagamenti.
“È un’ottima notizia”, commenta l’Unione Nazionale Consumatori che precisa: “Dobbiamo però verificare il testo per accertare se le multe per i trasgressori sono effettivamente applicabili“.
“È assolutamente vero, come diceva nei giorni scorsi il presidente della Confcommercio, che bisogna ridurre i costi delle carte, ma questo non può essere un alibi per il commerciante per rifiutarsi di applicare la normativa sui Pos e l’uso del bancomat per importi bassi. Per questo le due cose devono andare di pari passo”, afferma Massimiliano Dona, presidente UNC.

Ius soli, Mdp: il casus belli per il Governo

DAttorre-990x641Mdp, il partito degli scissionisti del Pd, inizia a fare la voce grossa in Transatlantico e richiama l’attenzione sulla cittadinanza agli stranieri. A mandare un segnale ci pensa Alfredo D’Attorre che afferma: “Se dopo lo ius soli salta anche la legge elettorale è evidente che si sta lacerando il tessuto di collaborazione con il governo. A questo punto non saranno scontati i nostri voti su Def e legge di Bilancio”.
“Ormai – aggiunge – la bussola è l’accordo Renzi-Alfano. E noi non siamo disponibili a reggere il moccolo a questo fidanzamento”. In questo modo minaccia di tenersi con le mani libere nei mesi futuri.
La decisione di affossare lo ius soli al Senato è stata mal digerita dalla sinistra di Bersani e oggi si rischia anche di affossare definitivamente la legge elettorale alla Camera.
Per D’Attorre “sul piano democratico e istituzionale è gravissima la melina sulla legge elettorale. Il Pd utilizza come pretesto la norma sul Trentino Alto Adige, è una scusa che non sta in piedi anche perché c’è la possibilità sia alla Camera sia al Senato di trovare una soluzione. C’è la disponibilità nostra e di altre forze di opposizione come Forza Italia”. “Questo alibi – ribadisce – non sta in piedi e se nella conferenza dei capigruppo di oggi lo utilizza per far saltare la calendarizzazione della legge elettorale in Aula a settembre significa che c’è la scelta di non fare la riforma. A quel punto si lacera il tessuto di lealtà e di collaborazione ragionevole e tutti si assumeranno le proprie responsabilità. Sarà evidente che la bussola è l’accordo tra Pd e Alfano, che affossa lo ius soli e impedisce la nuova legge elettorale perché ha bisogno delle soglie basse, i capilista bloccati e le pluricandidature. Una deriva inaccettabile”.
A fare eco alle parole di D’Attorre, Luigi Bersani che richiama ancora una volta la necessità di trovare una soluzione per i figli di migranti nati e cresciuti in Italia. “Siamo di fronte ad un errore drammatico che può avere conseguenze molto serie nel futuro di questo Paese. Se va in cavalleria lo Ius soli, non so quando potremmo approvarlo”, Dice in un’intervista a “Radio Radicale”, Pierluigi Bersani intervenendo sullo stop al Senato della legge sulla cittadinanza dichiarando di “essere preoccupatissimo”. “Ci troveremo – prosegue Bersani – nella condizione di dire ad un bimbo di 10 anni, figlio di immigrati regolari, che non è cittadino italiano perché ci sono i barconi e gli stupri. Non so cosa possa pensare – aggiunge l’ex segretario del Pd – quel bambino negli anni successivi. Noi oggi mettiamo questo bambino di fronte ad un’ingiustizia sferzante ed inaccettabile con le conseguenze del caso”. Bersani ricorda: “Di fronte a 450mila ‘fantasmi’, che da badanti curano i nostri anziani o lavorano da artigiani, abbiamo il dovere di mostrare il tratto positivo della nostra civiltà anche per evitare ricadute pericolose e negative. Io spero che si possa riprendere il filo sullo Ius soli”. “Dobbiamo cercare i voti al Senato e combattere”, afferma e conclude Bersani: “Dobbiamo far comprendere a queste persone che c’è un pezzo d’Italia che sta combattendo questa battaglia per loro”.
D’accordo con Mdp sono anche alcuni deputati del Pd, come Barbara Pollastrini: “Ius soli, non è ammesso indietreggiare! Il Presidente del Consiglio conosce il valore simbolico e umano di questa legge di civiltà. Ora si tratta solo di valutare quando usare anche la fiducia”. Dice la Pollastrini, deputata e vicepresidente del Partito Democratico e aggiunge: “È un dovere procedere. Non è un caso sul quale possa valere una politica politicenne, che peraltro finirebbe per non aiutare la crescita della società e per danneggiare invece il Pd e la sinistra. Voglio aggiungere che, al di là di ogni sondaggio, ci sono migliaia di associazioni e singoli che si sentono mobilitati per i diritti umani”. “Anche per questo, ci tengo a ricordarlo, ho firmato e invito a firmare la legge di iniziativa popolare che
mira a superare la Bossi-Fini, promossa nell’ambito della campagna ‘Ero straniero – L’umanita’ che fa bene'”, conclude Pollastrini.

Stupro Carabinieri. Console Usa dal Questore di Firenze

carabinieri_generica_firenzeUna notizia sconvolgente che sta facendo il giro del mondo: due ventenni americane sarebbero state violentate da due carabinieri la notte tra mercoledì e giovedì a Firenze. Dopo la denuncia nella serata di giovedì gli inquirenti avevano deciso di risentire le ragazze per verificare alcuni punti del racconto fornito alla polizia. Le studentesse, ascoltate separatamente, hanno confermato le accuse e fornito una versione non contraddittoria, al momento al vaglio degli investigatori. I due militari sono tra quelli che, nella notte tra il 6 ed il 7 settembre, sono intervenuti in una discoteca di Firenze, chiamati dal titolare, per disordini che si erano verificati nel locale. I due carabinieri, secondo l’accusa delle ragazze, le avrebbero accompagnate a casa dove si sarebbero verificati gli abusi. Ora i due militari risultano indagati. Ci sono anche testimoni che hanno visto le due ragazze salire sull’auto di servizio dei carabinieri, davanti alla discoteca, e il percorso fino davanti l’abitazione delle due giovani statunitensi, nel centro di Firenze, sarebbe confermato anche dalle immagini di alcune telecamere di sorveglianza.
Dopo la denuncia il console generale Usa a Firenze, Benjamin Wohlauer, ha voluto incontrare questa mattina il questore di Firenze Alberto Intini e successivamente si è recato presso il comando provinciale dei carabinieri di Firenze, ma il console non ha rilasciato dichiarazioni. Il consolato poi non ha voluto fornire dettagli per motivi di privacy, ma ha fatto sapere che sta seguendo il caso e dando assistenza alle due connazionali.
“Prendiamo queste accuse molto seriamente”: così il dipartimento di Stato Usa ha commentato all’ANSA la vicenda delle due studentesse universitarie statunitensi che hanno accusato due carabinieri in servizio di averle violentate dopo averle accompagnate a casa da una discoteca. “I nostri uffici all’estero sono sempre pronti ad assistere cittadini Usa vittime di crimini che cercano assistenza dalle nostre ambasciate e dai nostri consolati”, ha aggiunto il dipartimento di Stato, rifiutandosi di fare ulteriori commenti “per la natura sensibile di questo caso e per proteggere la privacy delle persone coinvolte”.

Moda. Accordo contro l’anoressia, bandita la 36 e minorenni con tutori

modelle anoressicheL’anoressia è passata di moda? Provano a dare il buon esempio Lvmh e Kering, i due colossi francesi del lusso rispettivamente di proprietà di Francois Pinault e Bernard Arnault che vietano le modelle e i modelli troppo giovani e magri. Alla vigilia della stagione della moda donna i due maggiori gruppi mondiali del lusso si sono alleati e hanno definito “una carta per il benessere delle modelle e dei modelli” che sarà adottata “da tutti i loro marchi”. Vengono così escluse dalla selezione le modelle con la taglia 36 per le donne e i modelli con la 46; le agenzie di casting dovranno presentare modelle che vestano almeno la 38 e modelli con la 48. Oltre alla barriera sulle taglie, i gruppi affermano che i loro marchi saranno tenuti a mettere a disposizione delle modelle uno psicologo/terapeuta durante
l’orario di lavoro. Inoltre per soggetti tra i 16 e i 18 anni saranno vietati orari di lavoro tra le 22 e 6, e sarà obbligatoria la presenza di un accompagnatore o di un tutore, che dovrà alloggiare nella stessa struttura della modella.
Inoltre non potranno essere ingaggiati modelle e modelli di età inferiore ai 16 anni per rappresentare adulti nelle sfilate o nei servizi fotografici.
In un comunicato congiunto i due gruppi spiegano che “il rispetto della dignità di ogni donna e ogni uomo è al centro dei valori di entrambi i gruppi. Avendo da sempre a cuore il benessere delle modelle e dei modelli, Lvmh e Kering ritengono di avere la precisa responsabilità, in quanto aziende leader nel settore, di fare un passo avanti insieme ai propri marchi”.
La decisione dei due giganti del fashion è arrivata per contrastare le critiche legate all’incoraggiamento dell’anoressia. L’accordo sembrerebbe piacere anche a chi recluta ragazzi e ragazze. Alla Elite Model Look, famosa agenzia con sedi in tutto il mondo, dicono di essere “estremamente felici di questa decisione che aspettavamo”, aggiungendo anche che le norme dei due colossi del lusso sono gli standard da loro normalmente seguiti.
Le norme, in effetti, ci sono, anche se diverse a seconda dei Paesi e spesso aggirate. In Francia, nel 2015, è stata approvata una legge che proibisce ai modelli troppo magri di lavorare per le industrie di moda del paese e prevede che le agenzie debbano pagare fino a 75mila euro o che siano condannate a una reclusione di sei mesi se violano tale norma. Più di un anno fa la Gran Bretagna aveva vietato la campagna pubblicitaria della Cruise 2016 di Gucci, griffe proprio del gruppo Kering, perché Avery Blanchard, top di 16 anni, appariva magra in modo non sano.