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Marilena Selva

Ddl Tortura, reato inapplicabile per i fatti di Genova

tortura 2Nemmeno il tempo di arrivare in Aula e già il testo sul ddl tortura non piace a nessuno, già qualche giorno fa Pia Locatelli aveva detto: “Il testo va migliorato, abbiamo aspettato quasi trent’anni per fare una legge, ma se una legge non è fatta bene diviene inapplicabile. In questo modo facciamo solo finta di adempiere a un impegno”. Il Ddl approvato al Senato era stato accolto infatti dalle polemiche sollevate da alcuni gruppi parlamentari e da associazioni come Antigone e Amnesty International, ma ora a prendere posizione è la Magistratura, la stessa che si era occupata dei fatti di Genova durante il G8. Undici firme e una lettera di tre pagine indirizzata direttamente alla presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, per lanciare l’ennesimo allarme: la nuova legge che introduce il reato di tortura è scritta in modo tale da essere inapplicabile al massimo esempio di tortura di massa avvenuto nel nostro Paese, e cioè il G8 di Genova nel 2001. Gli autori sono i magistrati, sia inquirenti che giudicanti, titolari dei processi sull’irruzione alla scuola Diaz e sui fatti avvenuti alla caserma di Bolzaneto. “Le critiche alla legge in discussione – scrivono – ribadite da ultimo in una lettera indirizzata ai parlamentari dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, non ci sembrano frutto di dissertazioni astratte né di speculazioni teoriche perché trovano un concreto e tangibile riscontro nella nostra diretta esperienza di magistrati. È infatti indiscutibile: che alcune delle più gravi condotte accertate nei processi di cui si tratta siano state realizzate con unica azione”. Inoltre, fanno notare i pm, con la legge attualmente in discussione non si potrebbe parlare di tortura per i fatti successivi all’irruzione nella scuola Diaz, perché le persone presenti all’interno in quel momento non erano state private della propria libertà.
Infine nella conclusione della lettera il paradosso di una legge creata proprio dopo le condanne della Cedu all’Italia per i fatti del G8 di Genova, ma che in tal caso non potrebbe essere applicata:
“Ci pare si debba riflettere su questo paradosso: una nuova legge, volta a colmare un vuoto normativo in una materia disciplinata da convenzioni internazionali, sarebbe in concreto inapplicabile a fatti analoghi a quelli verificatisi a Genova, che sono già stati qualificati come tortura dalla Corte Europea, garante della applicazione di quelle convenzioni. Sarebbe così clamorosamente disattesa anche l’esecuzione delle sentenze di condanna già pronunciate dalla Corte Edu nei confronti dello Stato Italiano”.
Un altro paradosso è quello di ritrovarsi la legge in Aula proprio nella giornata internazionale a sostegno delle vittime della tortura. Oggi infatti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto per sottolineare come l’impegno contro le violazioni dei diritti dell’uomo e i suoi diritti fondamentali debba essere condiviso dalla comunità mondiale. Il capo dello Stato ha esortato a un ulteriore e necessario sforzo per garantire tutela a chi è vittima di tortura. Sostegno alle vittime di tortura e alle loro famiglie, anche da parte Papa Francesco su Twitter.

Via libera al ddl Tortura. Nessuna modifica

Diaz-reato tortura-UELa commissione Giustizia della Camera non tiene conto delle richieste del Consiglio d’Europa di modificare il ddl Tortura, e respinge tutti gli emendamenti al testo, su cui lunedì nell’Aula della Camera avrà inizio la discussione generale e e ha votato il mandato al relatore Franco Vazio del Partito Democratico a riferire in aula lunedì 26 giugno per la discussione generale. Tutti hanno votato a favore.

“Io avrei difficoltà a votare la legge sulla tortura così come è uscita dal Senato”. Lo ha detto Pia Locatelli in un’intervista a Radio Radicale. “Il testo va migliorato, abbiamo aspettato quasi trent’anni per fare una legge, ma se una legge non è fatta bene diviene inapplicabile. In questo modo facciamo solo finta di adempiere a un impegno”.

Il parere del Consiglio europeo passa così in secondo piano, Nils Miuznieks, commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, proprio ieri aveva chiesto di cambiare il testo approvato dal Senato perché nella sua forma attuale contiene una definizione del reato e diversi elementi in disaccordo con quanto prescritto dagli standard internazionali. Il commissario punta il dito in particolare sul fatto che la proposta di legge preveda che per accusare qualcuno di tortura occorrerà che la persona abbia compiuto gli atti violenti più di una volta (“il testo parla infatti di “reiterate violenze”). Secondo Muiznieks se la legge sarà approvata così com’è, certi casi di tortura o trattamenti inumani non potranno essere perseguiti “creando quindi delle potenziali scappatoie per l’impunità”. Non solo, ma il testo è stato fortemente contestato da diverse associazioni tra cui Amnesty international e Antigone e da Ilaria Cucchi. “Il testo modificato approvato dal Senato è una informe creatura giuridica. Spetta alla Camera rimediare alle mancanze più gravi del pessimo testo varato dal Senato”, scrive Ilaria Cucchi.

Il provvedimento, che si appresta dunque ad essere approvato in via definitiva, è atteso in aula a partire dalla prossima settimana. Relatore di minoranza sarà il deputato M5S Vittorio Ferraresi.

Sei i punti principali del ddl:
– La commissione del reato da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio costituisce, anziché un elemento costitutivo, un’aggravante del delitto di tortura.
– Per essere reato di tortura è necessaria la pluralità delle violenze o delle minacce.
– Fino a 12 anni se chi tortura è pubblico ufficiale.
– Se dalla tortura deriva la morte quale conseguenza non voluta dal torturatore la pena della reclusione di trent’anni. Ma se il torturatore cagiona volontariamente la morte, la pena è dell’ergastolo.
– Il pubblico ufficiale che istiga a commettere tortura è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
– Inutilizzabili informazioni e dichiarazioni estorte con tortura.

Ok alla Legge che protegge i Sindaci dalle minacce

sindaci-9Arriva l’ok definitivo dalla Camera per proteggere sindaci e amministratori locali. I voti a favore sulle norme a tutela dei Corpi politici, amministrativi o giudiziari e dei loro singoli componenti, sono stati 268, nessun contrario, 74 gli astenuti (M5S e Lega). La legge contiene norme volte a garantire protezione dalle intimidazioni ai sindaci e agli amministratori locali, ma anche ai consiglieri regionali ed ai parlamentari con un inasprimento delle pene previste.
Qui di seguito le principali novità:
– Più tutele a singoli amministratori. Viene estesa ai singoli componenti l’attuale fattispecie che punisce, con la reclusione da uno a 7 anni, ogni violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario. La formulazione allargata, in pratica, tutela i singoli amministratori locali in quanto tali, anche quando operano al di fuori dell’organismo collegiale.
Nei confronti delle intimidazioni si procede d’ufficio e si può far ricorso alle intercettazioni. L’arresto in flagranza diventa obbligatorio ed è applicabile la custodia cautelare in carcere. La pena, inoltre, è aumentata fino a un terzo se la violenza o la minaccia sono commesse con armi, da più persone o persona a viso coperto, da associazioni segrete o in forma anonima.
Stop minacce interdittive. Rischia da uno a 7 anni anche chi minaccia o usa violenza per ottenere o impedire l’adozione di un provvedimento (anche legislativo) o a causa della sua adozione.
– Aggravante da ritorsione. Scatta l’aggravante quando alcuni specifici delitti (lesioni, violenza privata, minaccia o danneggiamento) costituiscono atti intimidatori ritorsivi per un atto compiuto nell’adempimento del mandato o delle funzioni. In questo caso la pena aumenta da un terzo alla metà. L’aggravante non si applica però se a causare l’intimidazione è stato lo stesso amministratore eccedendo in modo arbitrario i limiti delle sue attribuzioni.
– Atti intimidatori contro candidati. Intimidire un aspirante consigliere comunale costerà il carcere. Sarà punito infatti con la reclusione da 2 a 5 anni chi ostacola, con minacce o atti di violenza, la partecipazione di candidati alle elezioni comunali o regionali.
La legge si è resa necessaria poiché il fenomeno delle minacce agli amministratori locali ha recentemente raggiunto dimensioni preoccupanti.
Il Mezzogiorno ha il triste primato: solo per fare un esempio recente da gennaio a maggio 2016, dei 180 casi censiti il 78% si è verificato al Sud e nelle isole; il 9 % nel Nord-ovest e il 5% al Centro. Tra i minacciati il 47 per cento sono amministratori, il 18% dipendenti pubblici: stessa percentuale per mezzi e strutture, il 7% parenti e altrettanti politici. Tra gli amministratori, sono i sindaci a subire più spesso atti intimidatori, il 44%, seguiti dai consiglieri comunali (il 20%) e gli assessori (15 %).

Banche, il Psi vota per la Commissione d’Inchiesta

banca marcheL’Aula della Camera ha dato il via libero definitivo con 426 voti favorevoli e tre astenuti, all’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario. “Noi socialisti sosteniamo la scelta di una Commissione d’inchiesta sulle banche: è assolutamente necessario fare luce sui casi di cattiva gestione del risparmio, sulla mancanza di morigeratezza gestionale, sugli errori del passato, per indicare e per correggere; perché è assolutamente intollerabile che i risparmiatori e i contribuenti vengano chiamati a patire le conseguenze delle commistioni di interessi e delle scelte azzardate speculative”. Ha detto la deputata Pia Locatelli, intervenendo alla Camera per dichiarazione di voto sulla proposta di legge di istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario.
Composta da venti deputati e venti senatori, la commissione avrà un anno di tempo per chiudere i lavori. I componenti avranno il compito di verificare “la gestione degli istituti di credito che sono rimasti coinvolti in situazioni di crisi”, i criteri di remunerazione dei manager, il corretto collocamento al pubblico di prodotti ad alto rischio e “l’efficacia delle attività di vigilanza sul sistema bancario e sui mercati finanziari poste in essere dagli organi preposti, cioè Bankitalia e Consob.
“Quello che va certamente approfondito è il tema delicatissimo del controllo pubblico: ovvero se non è stato sufficientemente approfondito, oppure se gli organismi preposti non abbiano gli strumenti necessari per incidere efficacemente in questi casi”, ha detto ancora la Capogruppo dei socialisti alla Camera e ha così espresso il voto favorevole del Psi.
Alla commissione inoltre, limitatamente all’oggetto delle indagini di sua competenza, non può essere opposto il segreto d’ufficio né il segreto professionale o quello bancario, fatta eccezione per il segreto tra difensore e parte processuale nell’ambito del mandato. È previsto invece l’obbligo del segreto per i componenti della Commissione, i funzionari e il personale addetti alla Commissione stessa, nonché per ogni altra persona che collabora.

MPS, una sola settimana per la cartolarizzazione

MPS-Monte Paschi SienaArriva notizie negative per la più antica Banca del mondo, Mps si ritrova infatti con il solo fondo Atlante II al tavolo delle trattative per l’acquisto dei 26 miliardi lordi di Non-performing loan (Npl) del Monte dei Paschi di Siena. Venerdì scorso a Milano Fortress ed Elliott, si sono sfilati dalla trattativa riguardante la cartolarizzazione degli Npl di Mps, dopo la riunione. Fortress ed Elliott hanno tentato fino all’ultimo di spuntare un prezzo di cessione del portafoglio Npl più basso del 20% previsto, valutazioni che Mps ha ritenuto inaccettabili pur invitando gli operatori alla calma.
La trattativa poi è entrata in fase di stallo, dato che Credito Fondiario e Italfondiario hanno interrotto la due diligence in corso sugli npl. Da quanto si apprende: “Fortress ed Elliott – che avrebbero dovuto partecipare alla cartolarizzazione di Non performing loan da 30 mld affiancando il fondo Atlante – si sarebbero ritirarti dall’operazione. I due investitori avevano un’esclusiva fino al 28 giugno per presentare un’offerta vincolante. È probabile che la motivazione alla base della rinuncia riguardi la valorizzazione degli asset”. Come conseguenza alla Borsa di Milano si è registrato un netto peggioramento dell’indice dei titoli bancari.
Inoltre dopo 12 mesi di trattative e approfondite due-diligence, non c’è ancora accordo sulla valorizzazione di un portafoglio di Npl, mentre il tempo stringe, con la scadenza fissata al 28 giugno prossimo: poco più di una settimana a disposizione per raggiungere un accordo, e capire davvero se ci sono soggetti intenzionati a ritirarsi dalla trattativa, data in cui inoltre sarà definito lo schema di cessione degli Npl, al momento allo studio solo di Atlante II. Ma il fondo gestito da Quaestio Sgr ha una capienza residua di 1,7 miliardi circa, comprensivi di circa 450 milioni che potrebbero essere destinati all’operazione di salvataggio di Veneto Banca e Popolare Vicenza, sempre che vada in porto
Nel frattempo è stato annunciato che per il 29 o il 30 giugno, il cda di Mps esaminerà la bozza del piano di ristrutturazione che poi sarà inviato alla Commissione Ue per il via libera definitivo. Per quella data sarà quindi chiaro l’esito del confronto con la Commissione Ue e la Bce, la Bce inoltre vuole certezza sul prezzo di cessione degli npl in modo da sapere quanto sarà la perdita (per Mps) e ha chiesto un impegno vincolante da parte dei compratori.
Salvo aggiustamenti, la ricapitalizzazione sarà da 8,3 miliardi, con un intervento dello Stato di circa 6 miliardi. Attesi fra i 6 e i 7 mila esuberi.

Alitalia, nessun accordo coi sindacati. Cigs a zero ore

lavoratori-alitaliaCattive notizie per i dipendenti Alitalia, azienda e sindacati non hanno trovato l’intesa sulle modalità applicative della cigs e hanno quindi siglato un verbale di mancato accordo. Nella precedente riunione con i sindacati, Alitalia aveva parlato di cassa integrazione per 1.358 lavoratori di cui 317 a zero ore, Alitalia ha quindi aperto la procedura di mobilità per tutti i suoi oltre 12.000 dipendenti. I sindacati avevano chiesto di evitare la cassa integrazione a zero ore e prevedere, invece, quella a rotazione.  Per quanto riguarda l’applicazione della cassa, l’azienda ha spiegato ai sindacati che ci saranno modalità e tempistiche diverse a seconda delle aree e dalla tipologia di cassa. Il verbale di mancato accordo è operativo da oggi e quindi la Cig potrebbe essere operativa già da lunedì.

Come ha riferito al termine dell’incontro il rappresentante della Filt Cgil Fabrizio Cuscito la cassa integrazione a zero ore colpirà soprattutto il personale amministrativo dell’area dell’information technology e del commerciale.

“Abbiamo siglato il mancato accordo – ha spiegato Cuscito – perché eravamo indisponibili a siglare un’intesa che prevedesse la cassa integrazione a zero ore ed estendere su tutta la platea la cassa integrazione a rotazione. Su questo però l’azienda non ha fatto marcia indietro e non ci ha neanche presentato come avevamo chiesto un programma di riqualificazione del personale che sarà interessato dalla cigs a zero ore”.
Stamattina invece Luigi Gubitosi ha spiegato la posizione dei commissari straordinari che stanno cercando di ridurre tutti i tipi di costi nel tentativo di salvare la compagnia, ma “questo purtroppo non ci permette di non fare la cig”. “Dobbiamo attaccare tutti i costi”, ha precisato il commissario parlando ad Uno Mattina.

Viminale alla Raggi: “I soldi sui migranti li avete presi”

minniti_raggiIl Viminale risponde a suon di numeri alla Sindaca Raggi. Virginia Raggi aveva infatti protestato e chiesto di porre un freno ai profughi, ma dal Ministero degli Interni arriva una lunga lettera in cui si fa presente che non solo Roma deve fare la sua parte, ma che il Campidoglio ha già beneficiato del Bonus Gratitudine di 500 euro a migrante: nelle casse della Capitale infatti sono stati versati, tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, 2 milioni e 340 mila euro. Inoltre, sempre lo scorso anno, nell’autunno del 2016, il governo ha anche elargito all’amministrazione comunale capitolina un contributo straordinario di mezzo milione di euro per l’accoglienza dei profughi.
La Sindaca di Roma sembra essersene dimenticata e ieri dopo aver presentato il piano per superare i campi rom in città, Virginia Raggi aveva chiesto al Ministero dell’Interno di mettere un freno agli arrivi dei migranti e ai nuovi centri accoglienza nella Capitale. Vista la “forte presenza migratoria e il continuo flusso di cittadini stranieri”, per la sindaca serve “una moratoria sui nuovi arrivi” in città. La sua posizione è messa nero su bianco in una lettera inviata al prefetto Paola Basilone: “Trovo impossibile, oltre che rischioso, ipotizzare ulteriori strutture di accoglienza, peraltro di rilevante impatto e consistenza numerica sul territorio comunale”. L’argomento rimbalza presto a livello nazionale, con il blog di Beppe Grillo che rilancia e sottolinea gli impegni dell’amministrazione anche su altri fronti: “Chiusura dei campi rom, censimento di tutte le aree abusive e le tendopoli. Chi si dichiara senza reddito e gira con auto di lusso è fuori. Chi chiede soldi in metropolitana, magari con minorenni al seguito, è fuori”.
Tuttavia Roma non regge nemmeno il confronto con Milano, nella Capitale ci sono 4694 migranti dei 7250 previsti dal Viminale, mentre nel Capoluogo lombardo ben 5500 dei 4104 previsti. Ma la posizione di Roma non solo non trova riscontro nei fatti, ma nemmeno nei patti. In base all’accordo del 10 luglio 2014, ogni regione deve accogliere una percentuale di migranti pari alla propria quota di accesso al Fondo nazionale per le politiche sociali (per esempio alla Lombardia spetta il 14,15% del totale e al Lazio l’8,6%). E così nel “piano dei 200mila” a tutti toccherà fare di più di oggi. Due esempi: nel 2017 la Lombardia dovrà passare dagli attuali 25mila posti a oltre 28mila, la Campania da 16mila a oltre 19mila. E all’interno di ogni regione, l’accordo Viminale-Anci di dicembre prevede che i comuni fino a duemila abitanti dovranno ospitare 6 migranti, i comuni con più di 2mila abitanti 3,5 migranti ogni mille residenti, mente le città metropolitane (già sotto stress, in quanto hub di transito di molti rifugiati) avranno uno “sconto”: 2/3 posti ogni mille abitanti.

La Colombia ufficializza il primo matrimonio ‘poliamoroso’ di tre uomini

trieja-de-hombres-gais-en-medellinLa Colombia sancisce per la prima volta la legalizzazione civile della famiglia poliamorosa. Il trio formato da tre uomini (Victor Hugo Prada, Manuel Bermudez e Alejandro Rodriguez) ha firmato e detto sì davanti ad un notaio di Medellin e nel documento si legge: “Desideriamo concordare un regime patrimoniale sulla base di una relazione a tre, a conferma che le persone possono stare insieme a prescindere dal loro colore, status, sesso, razza, credo religioso e appartenenza etnica. Questo non è vietato dal diritto internazionale né dalla legge in Colombia”.
Questo genere di unioni è frequente in Colombia, ma è la prima volta che una di esse “viene legalizzata”, ha spiegato all’agenzia di stampa Afp German Rincon Perfetti, avvocato dell’associazione Lgbt. “È un riconoscimento che esistono altri tipi di famiglie”. Secondo Rincon, la possibilità di accedere a questo regime patrimoniale ha conseguenze “al 100 per cento legali” per i tre uomini, che in caso di separazione o decesso potranno accedere alle pensioni o procedere a una separazione dei beni.
Manuel Bermudez (50 anni, giornalista), Víctor Hugo Prada (22, attore) e Alejandro Rodriguez (36, personal trainer) si sono sposati il 3 giugno e adesso, oltre al tetto, condividono diritti e doveri (come accedere alle pensioni, fare una separazione dei beni, adottare minori che siano figli biologici di uno dei partner). Una svolta inimmaginabile, soprattutto se si pensa che in Colombia il matrimonio omosessuale è legale soltanto dall’aprile dello scorso anno.
La loro vita amorosa nasce anni fa e inizialmente era composta anche da un quarto uomo. Nel 1999 Alejandro conosce Manuel, i due si innamorano e si sposano, ma pochi anni dopo Alejandro conosce Alex e si innamora di lui, ma invece di rompersi l’unione anche Manuel conosce e si innamora di Alex. Iniziano a vivere tutti e tre insieme, finché non conoscono anche il giovane Victor che entra a far parte della loro unione. Purtroppo mesi dopo Alex si ammala di tumore e dopo la sua morte l’unione dei tre si rafforza ulteriormente.
“Questa unione è una dichiarazione di intenti delle parti” hanno tenuto comunque a precisare dall’ufficio notarile che ha ufficializzato la trieja, spiegando che non si tratta di un vero e proprio matrimonio. La “trieja”, così si chiama legalmente questo tipo di istituzione sociale è infatti una vera e propria unione civile e in caso di separazione o decesso di uno dei contraenti, gli altri due coniugi potranno beneficiare della pensione del defunto ed ereditarne i beni.

Vaccini. Arriva Circolare e numero verde del Ministero

vaccini 4Dopo le polemiche di queste ore che hanno visto anche sfilare il corteo NO-Vax a Roma, il provvedimento sui vaccini è arrivato oggi in Parlamento e come preannunciato sarà incardinato domani in sede referente in Commissione Igiene e sanità del Senato. Nel pomeriggio è prevista l’illustrazione del testo da parte della relatrice Patrizia Manassero (Pd) e anche le prime audizioni informali di esperti.
Per prima cosa il Ministero della Salute che ha oggi emanato una circolare chiarisce che sono 9, e non 12, le vaccinazioni a cui dovranno sottoporsi i bambini e ragazzi nati prima del 2012, ovvero dal 2001 al 2011. Inoltre è stato già emanato un calendario relativo ai vaccini ‘da recuperare’ per fasce d’età:

i nati negli anni dal 2001 al 2011 hanno l’obbligo di assolvere agli adempimenti documentali per l’anti-epatite B, l’anti-tetano, l’anti-poliomielite, l’anti-difterite, l’anti-pertosse, l’antiHaemophilus influenzae tipo b, l’anti-morbillo, l’anti-rosolia e l’anti-parotite (totale 9 vaccini)
i nati dal 2012 al 2016 hanno l’obbligo di assolvere agli adempimenti documentali per l’antiepatite B, l’anti-tetano, l’anti-poliomielite, l’anti-difterite, l’anti-pertosse, l’anti-Haemophilus influenzae tipo b, l’anti-morbillo, l’anti-rosolia, l’anti-parotite e l’anti-meningococco C (totale 10 vaccini)
i nati dal 2017 hanno l’obbligo di assolvere agli adempimenti documentali per l’anti-epatite B, l’anti-tetano, l’anti-poliomielite, l’anti-difterite, l’anti-pertosse, l’anti-Haemophilus influenzae tipo b, l’anti-morbillo, l’anti-rosolia, l’anti-parotite, l’anti-meningococco C, l’antimeningococco B e l’anti-varicella (totale 12 vaccini)

Inoltre per levare tutti i dubbi al riguardo il Ministero attiverà dal 14 giugno un numero telefonico di pubblica utilità (1500) del ministero della Salute con medici pronti a dare risposte ai cittadini sulle novità introdotte dal dl sull’obbligo dei vaccini a scuola, che saranno gratuiti in quanto già inclusi nei Lea; l’iter per mettere in regola i non vaccinati necessiterà delle valutazioni di un operatore sanitario ed è previsto un preciso calendario sugli obblighi vaccinali per anno di nascita. Ma già con la circolare si precisa nel dettaglio le modalità di presentazione della documentazione per le iscrizioni e l’iter delle sanzioni per i genitori inadempienti, già illustrati nei giorni scorsi. L’obbligo vaccinale, inoltre, riguarda anche i minori stranieri non accompagnati, vale a dire i minorenni non aventi cittadinanza italiana o dell’Unione Europea che si trovano per qualsiasi causa nel territorio dello Stato, privi di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per loro legalmente responsabili; per loro è infatti prevista l’iscrizione obbligatoria al Servizio Sanitario Nazionale anche nelle more del rilascio del permesso di soggiorno.
A controllare gli adempimenti sarà la Asl territorialmente competente. In particolare, ciascuna Asl, una volta accertato che un minore di età compresa tra zero e sedici anni non sia stato sottoposto alle vaccinazioni secondo il Calendario relativo alla propria coorte di nascita, contatta i genitori o i tutori, rivolgendo loro un invito scritto alla vaccinazione, eventualmente corredato di materiale informativo. In caso di mancata collaborazione da parte dei genitori e di conseguenza sarà loro “comminata la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cinquecento a euro settemilacinquecento”.
In caso poi di accertato inadempimento dell’obbligo vaccinale scatta la segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, per gli eventuali adempimenti di competenza.

Banche venete. Si chiede l’aiuto di Unicredit e Intesa

Vladis-DombrovskisSi cercano soluzioni per il salvataggio delle due banche venete: la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, nel frattempo arriva l’intervento del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan avrebbe chiesto a Unicredit e Intesa Sanpaolo di seguire l’esempio del Santander sul Banco Popular e salvare gli istituti veneti. Tuttavia a porre un freno ci pensa il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis che ha tenuto a precisare che non è appropriato fare parrallelismi tra il caso Banco Popular in Spagna, risolta in quattro e quattr’otto, e quelli che si trascinano da mesi con l’Italia, appunto sulle banche venete ma anche su Monte dei Paschi di Siena. I parallelismi non vano bene “perché ogni caso viene valutato nel merito in maniera a sé stante”, ha detto. Quanto a Popolare di Vicenza e Veneto Banca “come sapete le autorità italiane hanno chiesto di lavorare sulla ricapitalizzione precauzionale, ma questo lavoro è in corso e non posso commentare maggiormente nei dettagli”, ha aggiunto Dombrovskis. La soluzione per il momento resta quella della ricapitalizzazione precauzionale, ma manca il miliardo (1,25 per la precisione) di capitale di investitori privati richiesto dalla Dg concorrenza dell’Unione europea. Risorse che nessuno vuole mettere a disposizione: il Tesoro sta lavorando per ottenere uno sconto sulla somma richiesta e per predisporre nuove misure per ridurre le perdite a cui potrebbero andare incontro i possibili investitori. L’obiettivo in ogni caso, per il ministero del tesoro, resta quello di evitare il bail in, o salvataggio interno: un fallimento pilotato che falcidia tutti gli obbligazionisti e i depositanti oltre i 100 mila euro – rischiando di contagiare un intero sistema finanziario – prima che le due banche vengano ristrutturate per continuare a operare con un aiuto pubblico limitato. Anche il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia si augura che venga evitato il bail-in delle banche venete. “C’è da aspettarselo e da augurarselo perché è  chiaro che crea tensione e ansia nei mercati”, risponde a margine del Manufacturing Summit 2017. “Dobbiamo evitare ansietà nei mercati che è un elemento psicologico ma poi diventa economico. È una delle cose che si sottovaluta nel Paese – aggiunge Boccia -. Dobbiamo recuperare fiducia, quindi evitare operazioni che determinano ansietà nei risparmiatori e negli investitori perché questo contrae la capacità di investimento e di consumo che invece dobbiamo stimolare a tutto campo”.
Sulla questione è intervenuto anche Luca Zaia. “C’è qualcuno in Italia e in Europa che si è fatto l’idea che queste sono banchette. Non si rende conto che se falliscono, implode il sistema con un Pil da 150 miliardi, un residuo fiscale nei trasferimenti allo Stato di 21 miliardi che sono anche frutto degli investimenti fatti da queste due banche in questi anni. Partirebbe una reazione a catena che non si sa dove vada a finire: il default italiano inizierebbe da qui”. Secondo il governatore del Veneto, Luca Zaia, intervistato dal Gazzettino, quindi sarebbe un “suicidio” far fallire le due banche venete.