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Marilena Selva

Pdl Cittadinanza. Resta il nodo della Lega

ius soliCittadini nati e cresciuti in Italia, ma di fatto stranieri. Sono anni che la sinistra al Transatlantico promette una riforma in tal senso, senza riuscirci: la pdl sul cosiddetto Ius soli temperato, approvata un anno e mezza fa in prima lettura dalla Camera, a ottobre 2015, è da allora ferma al Senato.
La commissione Affari costituzionali del Senato è stata così convocata questo pomeriggio al termine dell’Aula, intorno alle 18 e si spera che venga superato un altro scoglio, dopo che la relatrice della Pdl sulla cittadinanza, Doris Lo Moro (Mdp), ha espresso parere contrario su tutti gli emendamenti depositati, con parere conforme del Governo. Lo scoglio è rappresentato, non a caso, dalla Lega che ha presentato una pioggia di emendamenti: ben 7.800. Ma a tenere freno al provvedimento anche i centristi di Alternativa popolare che non sembrano condividere molto l’idea di concedere la cittadinanza anche per ius soli.
Grazie alle novità contenute nella proposta di legge potranno richiedere la cittadinanza italiana i minori figli di genitori stranieri di cui almeno uno sia in possesso di permesso di suggiorno Ue di lungo periodo ed il minore che abbia fatto ingresso in Italia entro i 12 anni – o vi sia nato – e abbia concluso almeno un ciclo scolastico nel nostro Paese.
“Per me si può votare anche oggi – ha affermato Doris Lo Moro a PublicPolicy– ma se mi chiede cosa accadrà con gli emendamenti della Lega, se ci sarà o meno un accordo per il loro ritiro, devo dire che è prematuro chiedermelo ora, ne parleremo oggi in commissione”.
A giustificare il no della Lega è arrivata giorni fa la dichiarazione del senatore Roberto Calderoli che dopo la scoperta che l’attentatore di Parigi era francese ha affermato: “Dovrebbe far riflettere seriamente chi, nel Pd, e a sinistra, spinge da oltre un anno e mezzo per accelerare il percorso per la legge sulla cittadinanza – proposta di legge già approvata dalla Camera e che da quasi un anno riesco a tenere ferma – definita ‘ius soli’ ovvero un pacchetto di proposte che accelera e favorisce l’acquisizione della cittadinanza italiana per i figli degli immigrati”.

Francia. La fine dei partiti della Quinta Repubblica

macronDopo l’attentato agli Champs Elysées, si temeva il peggio, ma Emmanuel Macron salva l’onore della Francia, risultando il più votato. Ci sarà quindi il ballottaggio tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen. Dopo un lungo testa a testa e una prima fase nella quale Marine Le Pen sembrava prevalere, contraddicendo le proiezioni, gli scrutini si sono fermati al 23.86% per Macron e al 21.43% per la leader del Front National.
Ma ciò che emerge è la sconfitta politica dei partiti che hanno governato la Quinta Repubblica. Benoît Hamon (Parti socialiste): 6,35%. Nicolas Dupont-Aignan (Debout la France): 4,75%. Jean Lassalle (Re’sistons): 1,22%. Philippe Poutou (Nouveau parti anticapitaliste): 1,10%. François Asselineau (Union populaire republicaine): 0,92%. Nathalie Arthaud (Lutte ouvriere): 0,65%. Jacques Cheminade (Solidarite et progres): 0,18%, a tenere testa tra gli sconfitti François Fillon (Les Republicains) che ha raggiunto invece il 19,91% delle preferenze mentre Jean-Luc Melenchon (La France Insoumise) il 19,64%.
Ma a parte il declino dei partiti storici, quel che si evince è non solo l’onda populista di Le Pen, ma anche la risalita dei partiti antisistema: l’estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon leader della «France insoumise» (la Francia che non si sottomette) sfiora il 20 per cento.
“Ora sostenere Macron senza tentennamenti o quel poco di Europa che ci resta addio”. Lo ha scritto in tweet il segretario del PSI, Riccardo Nencini, commentando i primi risultati delle elezioni presidenziali francesi.

L’appoggio a Macron è arrivato dal presidente francese, Francois Hollande, in una dichiarazione dall’Eliseo trasmessa in diretta tv: “Voterò per Emmanuel Macron”. ‘Impossibile tacere o restare indifferenti, si impone chiarezza”. “La presenza dell’estrema destra – ha detto Francois Hollande – fa di nuovo correre un rischio al Paese. La sua lunga storia, i suoi metodi, i legami con gruppi estremisti ovunque in Europa, ma soprattutto le conseguenze che avrebbe l’applicazione del suo programma sulla vita del nostro Paese”. Per questo, ha detto Hollande, “è impossibile tacere, non ci si può rifugiare nell’indifferenza, si impone la mobilitazione e la chiarezza, voterò Emmanuel Macaron”.

Vaccini. Consiglio di Stato, obbligatori negli asili

vaccini (1)Dopo le polemiche susseguitesi in questi giorni sui vaccini, arriva una sentenza del Consiglio di Stato che considera legittima l’obbligatorietà vaccinale per l’accesso ai nidi e alle scuole d’infanzia comunali e convenzionate, quindi ha riconosciuto che la tutela della salute in età prescolare prevale sulle responsabilità genitoriali.
Il Consiglio di Stato si è pronunciato oggi e ha respinto la richiesta di sospensiva avanzata da due famiglie contro una sentenza del Tar del Friuli Venezia Giulia che aveva confermato la validità di una delibera del Consiglio comunale di Trieste. Viene così rigettato il ricorso di questi genitori contro l’obbligo di vaccinazione introdotto dal Comune di Trieste per l’accesso ai servizi educativi comunali da 0 a 6 anni, dagli asili nido, alla scuola scuola materna, fino a spazi gioco e servizi integrativi, sperimentali e ricreativi.
Palazzo Spada ha quindi evidenziato che l’obbligo di vaccinazione, oltre ad essere coerente con il sistema normativo generale in materia sanitaria e con le esigenze di profilassi imposte dai cambiamenti in atto – quali la minore copertura vaccinale in Europa e l’aumento dell’esposizione al contatto con soggetti provenienti da Paesi in cui anche malattie debellate in Europa sono ancora presenti – non si ponga in conflitto con i principi di precauzione e proporzionalità.

Gentiloni da Trump per un sostegno sulla Libia

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni durante la trasmissione di Rai Tre 'In Mezz'ora', Roma 09 Novembre 2014. ANSA/ FABIO FRUSTACI

ANSA/ FABIO FRUSTACI

Il Mediterraneo prima di tutto, ma nello scacchiere geopolitico, visti anche gli sviluppi recenti di Mosca nel territorio libico, occorre la garanzia del gigante Usa. Lo sa bene l’ex ministro degli Esteri e attuale Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che si appresta a incontrare il presidente americano, Donald Trump.
Gentiloni parla al think tank Center for strategic & international studies (Csis) di Washington, un intervento dal titolo “La sicurezza nel Mediterraneo come caposaldo della stabilità globale”. Il Presidente del Consiglio italiano ha sottolineato più volte che “la Libia rimane al top delle nostre priorità e il nostro Paese è impegnato nelle sfide delle crisi recenti, che dalla nostra visione corrispondono a una serie di priorità. Gestire in maniera efficace i flussi migratori, stabilizzare le aree di Medio Oriente e Africa, sradicare Daesh” ma “per affrontare questi temi, è fondamentale riaffermare il legame transatlantico”, ha insistito il premier italiano. Al centro dei rapporti transatlantici Gentiloni pone il Mediterraneo, proprio lì dove si scaricano le tensioni dei teatri di crisi, dall’Iraq all’Afghanistan, dalla Siria alla Libia.
A un mese dal G7 di Taormina, in un momento di grande tensione internazionale, Paolo Gentiloni varca per la prima volta la soglia della Casa Bianca nell’era Trump. Il presidente del Consiglio è a Washington e domani sarà a Ottawa, dal primo ministro canadese Justin Trudeau. Al Presidente Trump Gentiloni ricorderà il nostro impegno militare nelle aree di crisi ma anche la capacità di dialogo, dalla Russia ai Paesi arabi e del Nord Africa.
Per stabilizzare il Mediterraneo è “assolutamente cruciale” che si rafforzi l’asse tra Italia e Usa anche oltre la crisi siriana. “È il momento di collaborare per sostenere il governo di Tripoli”, ad esempio, “anche per gestire i flussi migratori”, ha aggiunto il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni alla vigilia del suo incontro Usa col presidente Trump. “La Libia resta tra le nostre massime priorità”, e io “non credo che sia un’idea praticabile quella della divisione della Libia: porterebbe a maggiore instabilità”, mentre “mantenere una leadership congiunta di Italia e Usa” nel Mediterraneo “è non solo una occasione ma anche un obbligo politico, un dovere”. Sulla Libia infatti “esiste la preoccupazione che altre potenze la usino per dividerla, per motivi di confronto e supremazia, ma il Paese deve restare unito”. Il riferimento è all’Egitto o alla Russia, che per Gentiloni farebbero bene a lavorare per l’unità del Paese e per il successo degli sforzi italiani di stabilizzazione del governo di Serraj.
Per tentare di avere un supporto americano Gentiloni afferma anche che il raid missilistico deciso il 7 aprile scorso dal presidente americano Trump contro una base aerea siriana in risposta all’attacco chimico attribuito al presidente siriano Bashar Al-Assad, è stata la “cosa giusta da fare”. Tuttavia Gentiloni precisa che in quel territorio non serve una soluzione militare, ma una strategia politica.

Terremoto. Pastorelli: “ZFU sia prima tappa”

terremotoÈ stato approvato dal Consiglio di ministri il decreto correttivo e per la crescita delle aree terremoto che prevede anche le zone franche urbane. Il governo nel Def ha infatti istituito “una zona franca urbana (ZFU) nei Comuni delle regioni del Lazio, dell’Umbria, delle Marche e dell’Abruzzo colpiti dagli eventi sismici in favore delle imprese aventi la sede principale o l’unità locale all’interno della stessa zona franca e che abbiano subito una contrazione del fatturato a seguito degli eventi sismici”. Le imprese possono beneficiare, in relazione ai redditi e al valore della produzione netta derivanti dalla prosecuzione dell’attività nei citati Comuni, di una esenzione biennale Ires e Irpef (fino a 100 mila euro di reddito), Irap (fino a 300 mila euro di valore della produzione netta) e Imu, nel rispetto dei limiti e delle condizioni stabiliti dai regolamenti ‘de minimis’.

“Le misure normative annunciate dal Governo in favore delle popolazioni terremotate vanno nella giusta direzione, cioè quella della defiscalizzazione. Tuttavia, il via libera del Consiglio dei Ministri alle Zone franche urbane e l’abbattimento delle tasse alle imprese per due anni non può rappresentare la soluzione definitiva per dei territori che stanno vivendo una situazione drammatica dal punto di vista economico ed occupazionale”. Lo afferma Oreste Pastorelli, deputato del Psi e componente della commissione Ambiente della Camera. “Secondo quanto ci chiedono cittadini, imprenditori e amministratori del cratere – prosegue il parlamentare socialista – il periodo di detassazione deve essere molto più lungo. Per questo nella nostra proposta di legge e negli emendamenti presentati al terzo decreto sul terremoto avevamo chiesto anche l’istituzione di Zone economiche speciali con importanti esenzioni fiscali per le aziende fino al 2033. Sarebbe, infatti, decisivo adottare delle disposizioni straordinarie per tutto il tempo necessario alle province colpite dai terremoti di ripartire. Le misure messe in campo sino ad oggi non sono sufficienti. L’auspicio, però, è che rappresentino solo le prime tappe di un lungo percorso che porterà a norme ben più strutturali e risolutive”.

Per i dettagli occorrerà attendere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma intanto è confermato il fondo specifico di un miliardo di euro l’anno per tre anni (2017-2019) finalizzato a consentire l’accelerazione delle attività di ricostruzione.

M5S. Il tribunale di Genova “ferma” Grillo

Marika_CassimatisLa corsa alle amministrative di Genova di Grillo viene ‘fermata’ dal tribunale della sua città e adesso il simbolo del Movimento Cinque Stelle rischia di scomparire dalle elezioni amministrative dell’11 giugno. Per il tribunale del capoluogo ligure Marika Cassimatis, già candidata sindaca del M5s nella città ligure, non poteva essere rimossa da Beppe Grillo e sostituita con un altro esponente.
Anche se Beppe Grillo è il capo politico del Movimento “Non ha il potere di veto sulle decisioni delle assemblee telematiche. Tali decisioni anzi sono vincolanti per lui e per gli eletti”, si legge sull’ordinanza del giudice Roberto Braccialini che ha sospeso l’esclusione di Cassimatis. La candidata era stata indicata scelta da una votazione online tra gli aderenti genovesi del Movimento Cinque Stelle, Grillo aveva annullato la decisione e organizzato una nuova votazione, questa volta su scala nazionale, da cui era uscito vincente Luca Pirondini.
“Nonostante non sia particolarmente agevole ricostruire le regole organizzative del Movimento e l’istanza dirigista riconosciuta a Grillo, quest’ultimo non ha un potere di intervento nel procedimento di selezione delle candidature”, si legge ancora. E ancora, “Le assemblee telematiche producono deliberazioni vincolanti per il capo politico e per gli eletti. Grillo ha un ruolo di indirizzo e impulso particolarmente penetrante che però, in materia di candidature locali, non si identifica nel diritto di ultima parola”.
“Per ora sono io il candidato” rivendica l’insegnante di geografia Cassimatis dopo la decisione del tribunale: “Siamo molto contenti per questa vittoria e spero ci sia un incontro di chiarimento con lo staff e con Beppe Grillo”.
Cassimatis, ha già fatto sapere che dopo il riconoscimento del Tribunale non ha alcuna intenzione di sganciarsi dal simbolo sotto il quale è stata eletta, ma Beppe Grillo potrebbe rivolgersi al Tribunale per sottrarle il marchio M5S. A questo punto però Grillo non ha altri candidati da schierare per la sua Genova, a meno che non decida di riaprire le urne, con nuove consultazioni comunarie e raccolta firme.

Aborto. Arriva la pillola RU486 nei consultori del lazio

Nicola Zingaretti (Foto Omniroma)

Nicola Zingaretti (Foto Omniroma)

Continua la ‘rivoluzione Zingaretti’. Dopo il bando per i medici non obiettori, la Regione fa un altro passo avanti per poter garantire la libertà di scegliere delle donne salvaguardandone la salute. Nel Lazio la pillola abortiva RU486 si potrà trovare anche nei consultori familiari e non ci sarà quindi più bisogno di andare in ospedale. Tutto partirà dal prossimo maggio e sarà una sperimentazione della durata di 18 mesi, all’interno del piano riorganizzativo della Sanità della regione Lazio. Una grande novità che non ha precedenti in Italia, e che avverrà nella Regione governata da Nicola Zingaretti ha come obiettivo deospedalizzare la pratica, già possibile in alcuni ospedali in dayhospital. In questo modo si renderà “l’accesso alla legge 194 il meno gravoso possibile per le donne”, ha spiegato da Vincenzo Panella, direttore generale del dipartimento Salute e Politiche Sociali della regione Lazio.
In ogni Asl della regione saranno individuate alcune strutture, tra quelle più strettamente connesse agli ospedali, dove alle pazienti verrà somministrata la pillola Ru486. “Nel Lazio – aggiunge Panella – l’aborto chimico può già essere effettuato in day-hospital, ma in molti paesi europei, ad esempio in Francia, è ormai una pratica ambulatoriale. Nella nostra regione ormai il 15% delle interruzioni di gravidanza avviene con la Ru486, e lo spostamento nei consultori potrebbe allentare la pressione sugli ospedali, ma anche offrire alle donne un’assistenza multidisciplinare. In un contesto – precisa Panella – dove la sicurezza è garantita, appunto, dalla stretta collaborazione tra consultorio e ospedale”.
Come avvenuto con dopo il bando per l’assunzione di due medici non obiettori all’ospedale San Camillo, anche stavolta le organizzazioni pro-life hanno annunciato battaglia, promettendo ricorsi al Tar e ora accusano il governatore Zingaretti di aver violato la legge 194.
Dimenticando che l’obiettivo è proprio quello di rendere l’accesso alla legge 194 il meno gravoso possibile per le donne in un contesto come quello del consultorio dedicato interamente alla salute femminile, a cominciare dalla contraccezione.

Venezuela. Maduro esautora il Parlamento

maduroIl Presidente del Venezuela, Nicolas Maduro assume i pieni poteri senza più alcun controllo parlamentare. In questo modo si compie un altro passo verso un golpe di tipo autoritario del Governo di Caracas, dopo che appena due giorni fa, prima di esautorare il Parlamento nazionale dalle sue funzioni, l’Alta corte aveva cancellato l’immunità parlamentare dei deputati e concesso nuovi poteri straordinari a Maduro in materia penale, militare, economica e politica. La Corte suprema oggi ha votato per esautorare da ogni funzione il Parlamento che dalle elezioni del 6 dicembre 2015 è a grande maggioranza (112 deputati su 167) in mano all’opposizione. L’accusa in seguito alla quale l’Alta corte ha in pratica chiuso l’Assemblea Nazionale, avocando le sue funzioni, è quella di “oltraggio” al presidente dopo che, qualche settimana fa, la maggioranza dei deputati aveva votato la messa in stato d’accusa di Maduro, responsabile secondo l’opposizione della gravissima crisi umanitaria e della carestia che attraversa il Paese latinoamericano. Formalmente, la sentenza del Tsj (Tribunale Supremo di Giustizia) è stata adottata in risposta a una richiesta presentata dal governo riguardo la costituzione di aziende miste pubblico/privato, per la quale sarebbe necessaria l’autorizzazione del Parlamento, secondo i termini della Costituzione. L’alta corte ha deciso che, data «l’urgenza della questione» e quello che definisce l’«omissione incostituzionale parlamentare», il presidente è solo tenuto ad «informare» il Tsj delle sue decisioni, mentre l’Assemblea «non potrà modificare le condizioni proposte né pretendere di stabilirne altre». In questo modo il governo può bypassare completamente l’Assemblea Nazionale – dove l’opposizione controlla 112 seggi, su un totale di 167, dalle elezioni politiche del 2015 – e governare per decreto, essendo tenuto solo ad informare delle sue iniziative al Tsj.
“Non ci stancheremo mai di denunciare gli sciagurati colpi di mano del chavismo agonizzante” così Riccardo Galetti, Responsabile Esteri della Federazione dei Giovani Socialisti – FGS.
“Da anni, ed in tutte le sedi dove ci è possibile, difendiamo la causa di un Venezuela libero e democratico. Dalla battaglia contro l’espulsione dei compagni di Acción Democrática dalla IUSY alla campagna per la liberazione di Gustavo Adolfo Paniz A e degli altri italovenezualani detenuti ingiustamente nelle galere di #Maduro, abbiamo fatto dell’adesione alla grande causa di liberazione venezuelana un elemento fondamentale della nostra politica internazionale.
Le notizie che giungono in queste ore dal Venezuela, dove il filo-governativo Tribunal Supremo de Justicia ha spogliato dei suoi poteri l’Assemblea Nazionale controllata dall’opposizione, non fanno che rafforzare il nostro sostegno alle forze democratiche venezuelane.
Purtroppo non possiamo non notare che in larghe parti della sinistra europea, ed anche, ahinoi, della famiglia socialista e socialdemocratica, lo stesso chavismo che ha gettato il Venezuela in una spirale fatta di violenze, repressioni, disordini istituzionali e crisi economiche, gode ancora ed incredibilmente di credito ed ammirazione. Come spesso accaduto nella storia, il sogno di una parte della sinistra europea è in realtà l’incubo di qualcun altro.
Non ci stancheremo di denunciare l’infame governo di #Caracas fino a quando il mondo non avrà aperto gli occhi e fino a quando i venezuelani saranno finalmente liberi”.

Tap, la Polizia carica i manifestanti nel Salento

no tap 2Alta tensione nelle campagne di Melendugno (in provincia di Lecce), dove stamani il consorzio Tap ha ripreso le operazioni di espianto degli ulivi propedeutico all’avvio del cantiere per costruire il tratto a terra e sotto il mare del gasdotto che dal 2020 porterà il gas azero sulle coste pugliesi. La polizia a più riprese ha forzato il blocco di circa 300 attivisti che dall’alba avevano deciso di presidiare la zona: tra loro anche sindaci e consiglieri regionali, tra cui anche il sindaco di Melendugno, Marco Potì. Il Sindaco ha parlato di “militarizzazione del territorio. Ci sono centinaia di uomini anti sommossa, elicotteri e cellulari. Sembra un presidio di guerra, ma qui ci sono solo delle persone che pacificamente stano esprimendo il loro dissenso”. Alcuni manifestanti sono stati colpiti dai manganelli. Anche nel primissimo pomeriggio ci sono state nuove cariche della polizia contro una cinquantina di manifestanti fermi davanti al cantiere. I tafferugli sono durati alcuni minuti e ci sarebbero due contusi, inoltre un uomo, Ippazio Luceri, è stato colto da malore e soccorso dagli operatori del 118. Luceri era in sciopero della fame da una settimana contro l’eradicazione degli ulivi.
“Utilizzando il massiccio spiegamento di forze che oggi è stato predisposto, il Governo dà la misura della sua incapacità di ascoltare e elaborare politicamente le richieste di una regione intera che ha nel suo programma di governo, elaborato dal basso e votato da centinaia di migliaia di pugliesi, lo spostamento dell’approdo Tap in altra area”. È quanto ha affermato invece il governatore della Puglia, Michele Emiliano.
Il ministero dell’Ambiente, a sua volta, ha ribadito che l’autorizzazione al l’espianto fornita a Tap dall’Osservatorio fitosanitario della Regione Puglia è regolare e quindi i lavori possono proseguire. L’area del cantiere è inibita al l’accesso, con blocchi delle forze di polizia su tutte le strade interpoderali che conducono in zona San Basilio.
L’espianto dei 200 ulivi è stato autorizzato con una nota inviata dal ministero dell’Ambiente alla Prefettura di Lecce, che una settimana fa aveva chiesto alla multinazionale di sospendere le attività, in attesa dei chiarimenti sul l’iter autorizzativo. A sostegno della legittimità delle autorizzazioni in atto, lunedì 27 marzo è arrivata anche la sentenza del Consiglio di Stato, che ha respinto i ricorsi della Regione Puglia e del Comune di Melendugno.
La rimozione degli ulivi va fatta entro il 30 aprile, altrimenti si chiuderà nuovamente la finestra temporale, mettendo a rischio il rispetto dei tempi per la realizzazione dell’infrastruttura che vede coinvolta anche Snam, socio italiano del gasdotto con una quota del 20%. Per ora l’attività di espianto degli ulivi è stata intanto sospesa, una decisione presa perché i camion che devono portare gli alberi espiantati (che successivamente saranno nuovamente piantati nella stessa area) al sito di stoccaggio ‘Masseria del Capitano’ non possono uscire dal cantiere per problemi di ordine e sicurezza.

Schulz ottiene 100% dei voti, ora la sfida è con Merkel

sculzMartin Schulz si mette a fare il socialista per davvero, con discorsi che entusiasmano la platea dell’Spd e fanno ripartire il partito spaventando la Merkel.
Non a caso è stato eletto a capo dei socialdemocratici tedeschi e candidato alla cancelleria con il cento per cento dei voti dei delegati.
“Cari compagni e compagne, lasciatemi dire una cosa: questo è un momento travolgente, non solo per me. Grazie per la vostra fiducia, credo che questo risultato sia l’inizio della nostra conquista della cancelleria e quindi io accetto l’elezione”, ha detto alla platea che lo aveva votato. In realtà, l’inizio c’è già stato. La crescita repentina della Spd nei sondaggi dopo l’annuncio, in gennaio, della rinuncia alla candidatura di Sigmar Gabriel e il passaggio del testimone a Schulz ha scosso e mobilitato in modo deciso il partito.
Fino a pochi mesi fa, la Spd era un partito dato in declino quasi finale; oggi si ritrova unita attorno a un uomo che ha riacceso le speranze di vittoria con il solo fatto di non essere stato coinvolto nel governo di Grande Coalizione che ha visto i socialdemocratici in posizione di minoranza al fianco dell’Unione Cdu-Csu di Angela Merkel.
L’ex presidente del Parlamento europeo ha promesso di rendere la Germania più equa: “Se non lo faremo noi, non lo farà nessuno”. Schulz ha anche detto che “La Germania e l’Europa sono inseparabili” e che “dobbiamo ottenere un’Europa forte attraverso una Germania forte”. Inoltre punta tutto sul Welfare impegnandosi a chiudere l’”insopportabile” differenziale tra gli stipendi delle donne e degli uomini ma anche quello tra le buste paga dell’Est e dell’Ovest, con l’aiuto dei sindacati. Schulz ha avuto anche il coraggio di attaccare le riduzioni fiscali annunciate dalla Cdu: “Sono piani estremamente iniqui”: per il politico Spd “servono investimenti”. È tornato poi a promettere la formazione gratuita, “dall’asilo all’università”.