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Marilena Selva

Fondi pensione. Con ddl concorrenza si va in anticipo

pensionatoOra che il Ddl Concorrenza è diventato legge ci sono importanti novità sul piano delle pensioni. La prima è quella che riguarda la flessibilità nel versamento del Tfr. Finora il conferimento del Tfr ai fondi pensione era del 100% in caso di assenso, ma d’ora in poi i contratti e gli accordi collettivi, anche aziendali “possono anche stabilire la percentuale minima di Tfr maturando da destinare a previdenza complementare. In assenza di tale indicazione il conferimento è totale”, la percentuale quindi verrà stabilita e quindi variata.
L’altra novità riguarda invece la possibilità di andare in pensione in anticipo con i fondi pensione per determinate categorie di lavoratori e, soprattutto, per i disoccupati di lungo periodo. Fino ad ora occorreva una disoccupazione da almeno quarantotto mesi ora invece ne basteranno ventiquattro (sempre a patto che non manchino più di cinque anni al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia). Un’importante apertura al riscatto del montante o alla maturazione della rendita per coloro che si dovessero trovare in età avanzata a dover affrontare situazioni di difficoltà.

Vitalizi. Il Senato vota compatto No alla richiesta M5S

zanda-300x200Sale la tensione tra i pentastellati e i dem dopo il no di Palazzo Madama alla richiesta del M5S di usare la procedura di urgenza nella discussione del progetto di legge Richetti sui vitalizi di deputati e senatori e dei consiglieri regionali. “Non la passeranno liscia – avverte Grillo dal suo blog – Il Pd ha l’enorme responsabilità di aver illuso i cittadini che per una volta avrebbero votato un provvedimento giusto dopo migliaia di voti vergogna. Faremo nomi e cognomi di chi saboterà il provvedimento e salvare i vitalizi perché gli italiani devono sapere con chi hanno a che fare”.
Ma intanto hanno votato contro la richiesta dei grillini praticamente tutti i gruppi, anche quelli come il Pd e Sinistra italiana che avevano votato a favore alla Camera.
“I senatori e le senatrice del Pd respingeranno la richiesta d’urgenza del M5s”, ha spiegato durante la dichiarazione di voto in aula il capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda. Zanda spiega che la discussione del ddl in aula “non potrebbe iniziare prima di settembre”, allora “perché presentarla ora?. Il Movimento 5 stelle continua a praticare una politica parlamentare tutta puntata sulla ricerca non di quel che è più urgente per risolvere i problemi dell’Italia, quanto su quel che può servirgli per battere la gran cassa della propaganda. Questa è la principale ragione per la quale il gruppo del PD respingerà la richiesta di urgenza. Con la richiesta di urgenza i senatori del Movimento 5 stelle vogliono apparire all’opinione pubblica italiana come i campioni dell’antipolitica, dell’antipartitismo, come i rappresentanti dell’antisistema”. “Smettiamo di chiamare vitalizi ciò che il Parlamento ha trasformato in pensioni” è ancora l’invito del capogruppo Pd. “Veramente non si accorgono che stanno usando dei metodi da regime… non se ne accorgono”, dice in Aula Zanda rivolgendosi ai senatori M5s che lo interrompono continuamente durante il suo intervento sulla deliberazione di urgenza per il Ddl sull’abolizione dei vitalizi. A conclusione del senatore Zanda dai banchi del Movimento cinque stelle si leva il grido: “Buffoni, buffoni”. Il presidente Grasso è costretto ad alzare la voce per riportare l’ordine in Aula.

Banche Venete. Ok al dl, ma è bagarre in Aula

banche venete bagarreUn altro decreto approvato con la fiducia. L’Aula del Senato ha votato la fiducia al dl Banche con 148 sì, 91 no e nessun astenuto. Con il via libera di Palazzo Madama al testo giunto dalla Camera il decreto diventa legge. I presenti erano 241, i votanti 239, la maggioranza 120.
Saranno liquidate la Pop Vicenza e Veneto Banca e la vendita a Intesa Sanpaolo, al prezzo simbolico di un euro, di tutti gli attivi, azzerate azioni e obbligazioni subordinate dei due istituti secondo la procedura di burden sharing, cioè condivisione degli oneri. Inoltre lo Stato sostiene nell’immediato un onere di quasi 5 miliardi a sostegno della banca guidata da Carlo Messina ma, considerando anche le garanzie, impegna per l’operazione circa 17 miliardi.
Ma la legge non è piaciuta all’opposizione, la capogruppo di Sinistra italiana al Senato, Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto, intervenendo in Aula, ha accusato il Governo: “Questo decreto sulle banche è solo l’ennesimo regalo alla finanza a spese dei contribuenti. Non è frutto di un vero dibattito e neppure di un tentativo di affrontare strutturalmente il problema: è un blitz deciso nella riunione del cda di Banca Intesa”.
Azione dimostrativa del M5s invece a Montecitorio dove i deputati hanno lanciato finte banconote da 500 euro urlando “Ladri! Vergogna!” rivolti verso i banchi del Pd.
Dura la reazione a Palazzo Madama della senatrice M5S, Barbara Lezzi: “Sono certa che per la questione delle banche popolari venete ci sia stato un accordo pregresso, molto vecchio, che ha fatto arrivare in piena emergenza la situazione delle banche, proprio per poterle regalare a Banca Intesa. Non c’è altra spiegazione e la procura dovrebbe approfondire i legami esistenti tra il Pd e Banca Intesa, perche’ si ripetono negli anni”. È la denuncia fatta in Aula, durante il suo intervento sul decreto banche venete, dalla senatrice M5S Barbara Lezzi. “Quello che so, avendo ascoltato le associazioni delle persone truffate, è che queste persone non avranno neanche ristoro e ciò a causa del Pd – continua – che ha deciso scientemente e coscientemente di cedere la sovranità parlamentare a Banca Intesa. Quando è stato emanato questo decreto, Banca Intesa ha fatto un comunicato stampa in cui si diceva che non deve essere toccato, altrimenti salta l’accordo. Questa è una gravissima violazione delle prerogative parlamentari”. “È gravissimo. C’è una banca che entra in Parlamento e ordina ai parlamentari del Pd di piegarsi alle sue volontà”, conclude.
Ma dal Pd è arrivato l’annuncio della querela, ad annunciarlo sono i senatori veneti del Pd Laura Puppato e Giorgio Santini: “Abbiamo deciso di querelare per diffamazione la senatrice M5s Barbara Lezzi per le gravi e offensive accuse che ci ha rivolto nel corso del suo intervento nell’Aula di Palazzo Madama sul dl banche, riferendo fatti e informazioni completamente falsi. Un intervento, peraltro, fatto a uso e consumo dei social media, dove di solito vengono postati i video dei parlamentari pentastellati”.

Prestipino. Pisani, parole che ricordano periodi bui

patrizia-prestipino-110Dopo le polemiche per aver istituito un dipartimento ‘mamme’, arriva uno scivolone per il Partito democratico. Patrizia Prestipino, membro della direzione nazionale del Partito Democratico e responsabile del dipartimento del Partito Democratico per la difesa degli animali, difende il Dipartimento sulle mamme del partito con parole a dir poco imbarazzanti per la sinistra: “Se uno vuole continuare la nostra razza, se vogliamo dirla così, è chiaro che in Italia bisogna iniziare a dare un sostegno concreto alle mamme e alle famiglie. Altrimenti si rischia l’estinzione tra un po’ in italia”.
Dopo le affermazioni della deputata dem ai microfoni Radio Cusano Campus, le reazioni non si sono fatte attendere, sollevando un vero e proprio polverone, tanto che nel pomeriggio arrivano le scuse della diretta interessata. “Questa mattina nel corso della trasmissione radiofonica mattutina di Radio Cusano Campus, in maniera del tutto erronea, ho usato il termine razza nell’ambito di una discussione sulla natalità – spiega Prestipino – Mi scuso chiaramente per l’uso di questo termine che, peraltro, nulla aveva a che fare con la discussione in corso in quel momento”.
“Trovo stupide, vergognose e imbarazzanti le parole della signora Patrizia Prestipino che nel difendere la scelta di istituire un dipartimento mamme, ha sostenuto la necessità di dare continuità alla ‘razza’ italiana.” È il commento di Maria Cristina Pisani, portavoce del PSI, alle parole di Patrizia Prestipino, che ha sostenuto che “se uno vuole continuare la nostra razza bisogna dare un sostegno alle mamme”. “Il ritorno dunque a uno dei periodi più feroci della nostra storia. È evidente che il solleone alla signora fa male e anche parecchio”, ha proseguito Pisani che sulle scuse di Patrizia Prestipino, ha aggiunto: “A volte la toppa è persino peggio del buco”.

Governo. Si dimette anche Cassano per tornare a Forza Italia

Il Sottosegretario al Lavoro Massimo Cassano a Palazzo Chigi durante il giuramento, Roma, 28 febbraio 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il Sottosegretario al Lavoro Massimo Cassano a Palazzo Chigi durante il giuramento, Roma, 28 febbraio 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Dopo il ministro Costa un altro esponente di Alternativa popolare lascia il governo. Il senatore di Ap Massimo Cassano, annuncia le proprie dimissioni, “a far data da oggi” dall’incarico di Sottosegretario al Lavoro del Governo. Il parlamentare pugliese si è appena dimesso da sottosegretario al Lavoro e dovrebbe lasciare Ap per aderire direttamente a Forza Italia senza passare per l’ormai famosa “quarta gamba” ipotizzata da Berlusconi per accogliere i “transfughi”. Domani infatti è prevista una conferenza stampa del partito in Puglia in cui si annunciano “importanti novità”. Cassano, 52 anni, una carriera politica iniziata nelle file della Democrazia cristiana, è passato in Forza Italia nel 1998. Alle ultime elezioni era stato eletto con il Popolo della Libertà per poi passare con il gruppo di Alfano di Ncd, poi diventato Ap. Dal 28 febbraio 2014 era sottosegretario al Lavoro con il governo Renzi e fino ad oggi lo era con Gentiloni, ma ha deciso di lasciare, un’altra fuga da Alfano. Non è solo Forza Italia ad attrarre, anche Maurizio Bernardo, presidente commissione Finanze, ha lasciato Ap per aderire però al partito democratico.

Decreto Vaccini. Gentiloni, tutelata salute dei bambini

gentiloni-lorenzin-1030x615Via libera dal Senato che ha approvato il decreto legge sui vaccini, che ora va alla Camera per l’approvazione definitiva entro il 6 agosto. Lo annuncia su Twitter il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni: “#Vaccini Senato approva decreto a larga maggioranza. Un passo avanti per la tutela della salute degli italiani. Ora passa alla Camera”.
Il provvedimento rende obbligatori per i minori fino a 16 anni di età dieci vaccini: antipoliomielitica; antidifterica; antitetanica; antiepatite B; antipertosse; antiHaemophilus influenzae tipo b; antimorbillo; antirosolia; antiparotite; anti-varicella. Il decreto sull’obbligatorietà delle vaccinazioni per l’iscrizione a scuola “esce dal Senato cambiato, ma non esce depotenziato”, afferma soddisfatta il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, dopo il via libera di palazzo Madama al provvedimento, che ora torna alla Camera. Infatti, ha sottolineato, “resta l’obbligatorietà delle vaccinazioni, restano le sanzioni e si aggiunge un richiamo attivo nei confronti dei genitori. Quindi, l’obiettivo è assolutamente centrato”.
Il Ministro ha quindi precisato il “il nostro obiettivo non era fare e dare sanzioni, ma arrivare ad informare correttamente le famiglie e arrivare a far crescere nel Paese la consapevolezza dell’importanza vaccinale”. È vero, ha proseguito, che “le vaccinazioni obbligatorie passano da dodici a dieci, ma le due riguardanti la meningite diventano comunque fortemente raccomandate e prevedono una chiamata attiva nei confronti dei genitori”. “Bisogna – ha concluso – far prevalere la scienza contro la disinformazione”.
Sulle proteste che ci sono state in questi giorni dai Free Vax è intervenuta la senatrice De Biasi, la stessa che si sta battendo per il biotestamento: “Siamo noi a dire ai ‘no vax’: giù le mani dai bambini. Tutti i bambini di tutte le famiglie, non solo di quelle che protestano. E vigileremo sull’informazione, sulla formazione, sui controlli e sull’attuazione, con le linee guida che saranno fatte dai Ministeri competenti. Se brucia la casa del mio vicino, dice un proverbio africano, la cosa mi interessa. Questo è il principio della salute nel mondo globale, quello del destino comune dell’umanità”. Ha detto Emilia Grazia De Biasi, Presidente della Commissione Sanità del Senato, oggi nella dichiarazione di voto sul decreto vaccini. Ha sottolineato la Senatrice Pd: “Il decreto-legge è molto cambiato e migliorato ed è normale che sia così, perché questo è il ruolo del Parlamento, non dimentichiamolo. Noi non ratifichiamo, noi lavoriamo e modifichiamo, se del caso; è il nostro ruolo costituzionale”.
Il Decreto modificato prevede che da 18 anni, ovvero dal 1999, non è previsto alcun obbligo di vaccinazione per potersi iscrivere a scuola, dopo che per oltre 30 anni la certificazione era stata necessaria. Con il decreto approvato oggi al Senato, e che passa ora all’esame della Camera, torna invece l’obbligatorietà per 10 vaccinazioni: una misura decisa per fare fronte all’allarmante calo delle coperture vaccinali registratosi negli ultimi anni in Italia. Per molte malattie, infatti, il nostro Paese si colloca sotto la soglia del 95% fissata dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) come livello minimo di immunizzazione della popolazione per poter garantire la sicurezza. L’obbligo di vaccinarsi per poter essere iscritti a scuola decadde nel 1999, dopo che dal 1967 era stato invece indispensabile per l’iscrizione. Di conseguenza, fino ad oggi è stato possibile frequentare la scuola anche senza essere vaccinati. Con il decreto approvato, l’obbligatorietà viene reintrodotta per la fascia 0-6 anni, ma è previsto anche un percorso di obbligo fino ai 16 anni con diverse misure. L’Emilia Romagna è stata la prima Regione ad aver varato una legge sull’obbligatorietà delle vaccinazioni per poter frequentare gli asili nido. Successivamente, anche il comune di Trieste, la Regione Friuli Venezia Giulia e la Toscana hanno varato un provvedimento che rende obbligatoria la vaccinazione dei bambini per l’iscrizione agli asili comunali e convenzionati. La decisione di tornare ora all’obbligatorietà a livello nazionale si basa proprio sul dato allarmante relativo al calo delle vaccinazioni. Anche nel 2016, infatti, è continuato il trend negativo delle coperture vaccinali registrato negli ultimi anni, come confermano gli ultimi dati del ministero della Salute.

Governo. Costa si dimette e torna con Forza Italia

costa e boschiNon è stato di certo un fulmine a ciel sereno, ma la notizia ha comunque infastidito l’esecutivo. Il ministro per gli Affari Regionali, Enrico Costa lascia il governo per tornare con i Forzisti, il deputato di Alternativa Popolare ha presentato le proprie dimissioni al presidente del Consiglio dei ministri con una lettera al Presidente Gentiloni dove spiega le ragioni della decisione. “Sono opinioni politiche del tutto naturali, per chi ha una storia politica come la mia. In questi mesi ho anche espresso il dissenso su alcuni provvedimenti (ius soli, processo penale), motivando dettagliatamente le mie posizioni. C’è chi ha ritenuto queste opinioni fonte di pregiudizio per il Governo, ma anche chi le ha apprezzate perché hanno portato una interessante dialettica”.
Il Presidente Gentiloni, fanno sapere fonti di Palazzo Chigi, prende atto delle dimissioni e assume l’interim.
Alcuni media hanno scritto nei giorni scorsi di un riavvicinamento tra Costa e Forza Italia, dopo che Angelino Alfano, ministro degli Esteri e leader di Ap, ha detto che la collaborazione col Pd era conclusa, pur ribadendo il sostegno al governo.
Oggi, commentando la lettera di Costa, lo stesso Alfano ha detto che le dimissioni sono “inevitabili e tardive”. “Credevo lo facesse già un paio di giorni fa”, ha aggiunto, spiegando che Ap vuole costruire “un’area autonoma, una forza indipendente da destra e da sinistra”.
Il capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato, non teme ripercussioni sull’esecutivo: “Mi spiace per il ministro Costa che ha fatto una scelta politica molto chiara, ma non vedo pericoli per il governo”. La sua decisione viene apprezzata anche dal leader della Lega che con linguaggio ‘colorito’ scrive su Twitter: “Ministro #Costa, a differenza del POLTRONARO ALFANO, si è dimesso. Governo perde voti, perde idee e perde pezzi. #ELEZIONISUBITO e si cambia”.
Mentre stizzito appare il commento del deputato di Ap Sergio Pizzolante che su Facebook scrive: Oggi, la transumanza dell’ultimo minuto mi ripugna. Sarebbe la prova di un delitto morale non commesso, allora, almeno da me, il tradimento! Penso anche che, dire siamo alternativi al Pd, stando al governo con il Pd da più di 4 anni, sia un non senso politico. La prova di una confusione politica ed identitaria che ci ha portato dall’8% dei primi sondaggi, al 3. Chi ci vota ancora non lo fa per tornare da Berlusconi. Altrimenti ci andrebbe da solo. Siamo e vogliamo restare autonomi, ancor più se si voterà con il proporzionale”.
Ma ora la questione si sposta su altri nodi, ad esempio entro l’autunno dovrebbe essere approvato il ddl delega sulle concessioni demaniali. L’ormai ex Ministro Costa se ne occupa con i relatori di maggioranza Tiziano Arlotti e Sergio Pizzolante. Ora come si comporterà Costa vista l’opposizione frontale della sua nuova casacca Forza Italia alla legge delega?

L’Austria torna a minacciare di chiudere il Brennero

ABD0023_20160512 - WIEN - …STERREICH: Innenminister Wolfgang Sobotka (…VP) am Donnerstag, 12. Mai 2016, im Rahmen der Pressekonferenz "Aktionsplan Sicheres …sterreich" - Ma§nahmen zum Schutz der inneren Sicherheit im Bundesministerium fŸr Inneres (BMI) in Wien. - FOTO: APA/HERBERT NEUBAUER

Wolfgang Sobotka – FOTO: APA/HERBERT NEUBAUER

Torna l’incubo italiano dello sbarramento al confine austriaco. Da Vienna il ministro degli Interni Wolfgang Sobotka ha nuovamente minacciato la chiusura della frontiera del Brennero con l’Italia: “Chiuderemo il Brennero se il numero dei migranti illegali verso l’Austria aumenterà”, ha detto il ministro conservatore in un’intervista rilasciata al tabloid tedesco Bild. “Nel giro di 24 ore possiamo sbarrare i confini e approntare controlli rigorosi con la polizia e con i doganieri (…) i preparativi per un simile passo sono già stati effettuati”. Non solo. Il ministro vuole pene severe per i “sedicenti soccorritori dei mari”. Nell’intervista Sobotka accusa esplicitamente alcune ong di cooperare direttamente con i trafficanti sulle coste libiche. “È prevedibile – ha detto Sobotka – che la situazione si aggravi, che peggiori”. Già adesso, ha voluto precisare, circa “un terzo dei migranti ripresi in Austria non sono stati registrati in altri Paesi Ue (…) questo significa che sono stati introdotti per vie illegali da bande criminali”. Inoltre il Ministro austriaco afferma: “La cooperazione fra sedicenti soccorritori e la mafia dei trafficanti deve finire”. Wolfgang Sobotka aggiunge: “Dobbiamo impedire che sedicenti soccorritori entrino nelle acque territoriali della Libia e prendano i profughi direttamente dai trafficanti”. L’obiettivo di Sobotka è “chiudere la rotta del Mediterraneo e porre una fine al traffico con le barche dal Nordafrica, già nelle acque territoriali della Libia”.
Immediata la replica di Roma che ha richiamato l’attenzione sull’Ue il vice ministro degli Esteri Mario Giro a nome del Governo blocca l’Austria: “Non c’è nessuna intenzione di compiere mosse unilaterali” sulla crisi dei migranti ma “Vienna deve abbassare i toni perché non si possono mettere a rischio i rapporti tra gli Stati a causa di polemiche pre-elettorali”.
Giro definisce inoltre “surreali” le minacce sul Brennero: “Non c’è nessun aumento del numero dei migranti, come loro stessi hanno dichiarato più volte”.
“Rispettiamo l’Austria e non abbiamo nessuna intenzione di compiere mosse unilaterali: se avessimo voluto, l’avremmo già fatto. Gli austriaci quindi stiano tranquilli”, conclude Giro.
Sulla stessa linea la Presidente della Camera, Laura Boldrini che ha affermato: “Ho già sentito la minaccia e non è successo nulla. La politica non si porta avanti con le minacce, che non risolvono i problemi, nè con le chiusure o con i militari. È deprimente”.
Il governatore altoatesino Arno Kompatscher in riferimento alle ultime affermazioni di Vienna ha affermato: “Va messo in chiaro che il problema non è il Brennero ma il Mediterraneo. Vanno impediti gli sbarchi e le morti in mare”. Il governatore ha poi aggiunto: “Come confermato dal ministro Sobotka ieri al Brennero, la situazione al valico è sotto controllo e la collaborazione tra le autorità italiane e austriache funziona”. “Non va comunque negato – ha aggiunto – che il tema migrazione è molto sentito dalla popolazione non solo in Italia, ma anche in Austria, ed è uno dei temi centrali della campagna elettorale austriaca”. Kompatscher ha annunciato che il tema sarà toccato anche domani durante un incontro con il ministro degli esteri Angelino Alfano, che interverrà a Bolzano per presentare il progetto “Sistema Paese”.
Nel frattempo la Cgia ha calcolato che se l’Austria chiuderà il Brennero e riattiverà i controlli, a farne le spese sarà anche il settore dei trasporti. In linea di massima saranno interessati circa 42 milioni di tonnellate di merci che ogni anno transitano su questo confine. Di questi, più di 2/3 circa sono su gomma e l’altro 1/3 su rotaia. La Cgia ricorda poi che un terzo delle merci che entrano ed escono su gomma dal nostro paese attraverso le Alpi “interessano” il Brennero. Dei 92 milioni di tonnellate di merci che complessivamente transitano ogni anno lungo i nostri confini alpini su Tir, infatti, 30 sono “assorbiti” da questo valico. Se poi aggiungiamo anche gli 11,7 mln di ton. di merci che viaggiano su ferrovia, la dimensione complessiva delle merci in transito sul Brennero supera i 42 milioni di tonnellate all’anno. I dati sono tratti dalla fonte Alpinfo-Ufficio federale trasporti svizzero riferito al 2014 (ultimo anno disponibile).

Ius soli. Vincono i centristi, tutto rimandato in autunno

gentiloniAlla fine la paura di ‘cadere’ stavolta ha avuto la meglio su una legge che viene rinviata da almeno due anni, lo ius soli. I numeri ballerini del Senato e l’offensiva del centrodestra pronto alle barricate, insieme all’emergenza sbarchi, con un diffuso senso di abbandono nel paese a fronte di una Ue sorda, hanno certamente pesato sulla decisione finale del Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che ha deciso così di rinviare la legge sullo ius soli a dopo l’estate. “Prendendo in considerazione le scadenze urgenti, che non possono essere rinviate nell’agenda del Senato, e le difficoltà emerse in alcuni settori della maggioranza del governo, penso che non ci sono le condizioni per approvare il decreto di legge sullo ius soli prima delle vacanze dell’estate. Questa resta comunque una legge giusta”, ha fatto sapere Gentiloni.
La decisione è stata salutata come una vittoria dalla destra in Parlamento, in pole position il leghista Matteo Salvini che ha dichiarato: “In Senato siamo 13 su 300 ma abbiamo fatto il diavolo a quattro e la legge sulla cittadinanza regalata non la possono approvare e ne riparleranno in autunno. Se ci riproveranno torneremo a bloccare il Parlamento e spero che tutte le piazze d’Italia ci diano una mano”.
Ma la vera vittoria è soprattutto di Ap che ha fatto così valere il suo appoggio (mancato) al Governo Dem. Il leader di Alternativa Popolare, il ministro per gli Affari esteri, Angelino Alfano, ha detto che è d’accordo con Gentiloni e saluta “il suo realismo, buon senso e rispetto per chi appoggia il governo”. Alfano afferma che il premier ha gestito molto bene la questione dello ius soli e che i popolari apprezzano molto il suo approccio. Ma ha dichiarato che “su questo provvedimento dato il nostro sì alla Camera e faremo lo stesso al Senato. Con una discussione più serena avremo modo di migliorare i termini del testo, evitando che l’emergenza di questi giorni condizioni il dibattito”.
Mentre il gruppo Forza Italia ha anche applaudito la posticipazione del dibattito, secondo il senatore Paolo Romani. Il deputato Renato Brunetta, invece, considera il rinvio una sconfitta politica dell’ex premier e segretario del Pd, Matteo Renzi.
Mentre sul fronte della Sinistra in Parlamento: Mdp e Sinistra Italiana hanno attaccato a testa bassa l’archiviazione della legge, una scelta, a loro giudizio, frutto di una resa “alla destra” e ai “ricatti dei centristi”.
“Per noi – afferma Roberto Speranza, coordinatore di Mdp – lo ius soli è e resta una priorità. Ogni arretramento o rinvio è un errore. Soprattutto in questo momento. Nessun cedimento culturale alla propaganda della destra”. “Ancora una volta – gli fa eco il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni – a vincere sono le ragioni di una cultura ipocrita e regressiva. Noi continueremo a batterci perché venga approvata al più presto una legge di civiltà”.
Per la prima volta poi il Pd sembrava tutto schierato dalla stessa parte, quella di poter e dover garantire la cittadinanza ai cittadini nati in Italia, ma nonostante tutto i Dem appoggiano la decisione del Presidente Gentiloni. Anche se resta il rammarico per il rinvio della legge, il presidente dei deputati del Pd, Ettore Rosato ha affermato: “Secondo la destra è una vittoria avere negato il diritto di essere italiani a molti bambini che crescono in Italia insieme ai nostri figli, che parlano in dialetto, e fanno vita qui. L’approvazione del decreto sullo ius soli è stata fermata dalla speculazione politica, alla quale purtroppo si è piegata Alternativa Popolare”.

Fiano. Nencini: “Scuse di Corsaro peggio delle offese”

emanuele-fiano-e1361921961514Come spesso avviene nel nostro Paese, per attaccare una legge si finisce per insultare chi l’ha proposta. È il caso di Emanuele Fiano che nei giorni scorsi ha presentato la proposta di legge 3243 che chiede l’introduzione dell’articolo 293-bis del codice penale, puntando a punire «chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco». Tuttavia il deputato del Pd è stato oggi insultato per la sua religione. Massimo Corsaro, deputato di Direzione Italia, ex missino, ora nel gruppo di Fitto ha così attaccato il suo collega di religione ebraica: “Che poi, le sopracciglia le porta così per coprire i segni della circoncisione…”. Ha scritto su Facebook Corsaro portando all’immediata protesta e alla solidarietà verso Fiano da parte di tutta la politica, dai colleghi del Pd ai cinquestelle.
Il deputato fittiano, si è così scusato, ma non si è detto per nulla pentito, ha anzi affermato che riscriverebbe il post, si scusa se le sue parole sono state fraintese, ma chiarisce che il suo voleva essere esclusivamente un attacco personale ben diretto: “Se per davvero qualcuno, in buona fede, ha frainteso la mia espressione, solo verso quel qualcuno – aggiunge Corsaro – mi scuso”. Ma non risparmia un ulteriore attacco, chiarendo che ha utilizzato termini forti per esprimere quello che pensa: “Alzi la mano chi non l’ha mai pensato di nessuno. Ed io lo penso di Fiano, di cui ricordo l’impegno ad impedire che – a Milano – ogni anno migliaia di giovani si incontrino per commemorare la figura di un diciassettenne, Sergio Ramelli, che adulto non è mai diventato perché suoi sodali politici di un triste passato gli strapparono la vita a suon di colpi di chiave inglese sulla testa. Questo, e nessun altro, il mio intendimento. Alla sinistra che rivolta la frittata per celare gli effetti del suo fallimento culturale, appuntamento nelle sedi politiche per argomentati confronti”, conclude Corsaro.
Un’affermazione che ha il sapore di beffa più che di riguardo verso Emanuele Fiano e verso la sua famiglia. Il padre del deputato dem, Nedo, è stato deportato per essere ebreo e in questi decenni è stato un instancabile testimone dell’orrore della Shoah: nel campo di sterminio di Auschwitz ha perso genitori, nonni, zii, un fratello.
“E poi sostengono che sono stati sconfitti razzismo culturale e religioso. Le scuse fatte da Corsaro a Fiano sono addirittura peggio delle sue offese”, ha infatti affermato il segretario del PSI, Riccardo Nencini.
“Sì – scrive su Facebook Fiano – io sono circonciso ed ebreo. Orgogliosamente. Massimo Corsaro invece esprime oggi il peggio dell’antisemitismo di stampo fascista con questo post. Mi dispiace per mio padre e per tutti quelli che per via della circoncisione sono stati torturati, massacrati o uccisi. Mi dispiace che la mia battaglia culturale non sia stata abbastanza forte contro tutti questi. Non mi farete tacere”