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Marilena Selva

Caso Benetton, Salvini ammette il voto favorevole

salviniDi nuovo scontro politico dopo la tragedia di Genova, stavolta è l’opposizione a mettere ‘i puntini sulle i’ e a far notare al Vicepemier Salvini di essere stato proprio lui a votare il cosiddetto “Salva Benetton”, il decreto del governo Berlusconi che concesse condizioni estremamente vantaggioso ai concessionari di Autostrade. Il Capo del Viminale ammette di aver votato, nel 2008, a favore della salva-Benetton, ma rilancia subito: “Da parte di chi ha governato per anni e anni e ha firmato e verificato le concessioni, un buon silenzio sarebbe opportuno”.
Poi rilancia l’ipotesi del neo ministro Toninelli sulla nazionalizzazione di Autostrade: “Nazionalizzazione? Guardando i bilanci, rispondo di sì: io non sono pro e contro Autostrade o Benetton. Non sono contro i privati, ma in questo caso il privato ha fatto un disastro. Quello che faremo noi sarà dettato non da voglia di vendetta ma di giustizia”. Ancora: “Non vorrei che a Genova si arrivasse al doppio disastro che stanno vivendo le vittime di Viareggio”, dice Salvini ricordando il complicato percorso giudiziario relativo all’incidente ferroviario del 29 giugno 2009 nella città toscana. Per quanto riguarda la revoca della concessione per le autostrade, Salvini fa sapere che “non arriverà in 15 giorni: perché giustamente essendo noi un Paese civile, ci sarà spazio per la controparte, per spiegare cosa ha fatto, cosa non ha fatto, per giustificarsi. Durerà alcune settimane questo percorso; durante queste settimane valuteremo cosa è meglio per gli italiani”.
Parla per il bene degli italiani e omette che il governo Prodi aveva legato gli utili agli investimenti per la messa in sicurezza, si obbligavano così i gestori privati delle autostrade a legare gli aumenti dei pedaggi agli interventi di ammodernamento e manutenzione. Ma nel maggio 2008 il IV governo Berlusconi, appena insediato, cancellò quella norma.

Il Pd pensa a una svolta ‘rosa’ per la Segreteria

Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi Maria Elena Boschi (D) con Debora Serracchiani (S) e il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti durante la la terza e ultima giornata della Leopolda, a Firenze, 6 novembre 2016. ANSA/Maurizio Degl' Innocenti

ANSA/Maurizio Degl’ Innocenti

Voci e indiscrezioni si rincorrono in queste ore sulla possibile successione al Partito democratico dell’ex Ministro Maria Elena Boschi. Ieri la dem ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera sul Partito Democratico e sull’attualità politica e a alla domanda sulla possibilità che il prossimo segretario del partito possa essere una donna ha risposto piuttosto evasivamente. Considerata renziana di ferro, anche se Matteo Renzi sa che una sua candidatura al congresso del Pd potrebbe essere controproducente.
La sua possibile candidatura, che sarebbe espressione appunto dell’area strettamente renziana, non è la sola a rappresentare l’entourage del segretario uscente, Matteo Renzi e non è nemmeno l’unica donna che potrebbe rappresentare un’alternativa alla segreteria da sempre in mano agli uomini dem. Gli altri partiti, anche quelli di destra, come FdI, hanno visto donne alla carica, come Giorgia Meloni, ma per il Partito democratico, anche quando ancora si chiamava Pci la carica è sempre stata maschile. Un unicum in Europa.
Comunque le altre quotate per la segreteria sono donne molto ‘vicine’ alla linea renziana: Teresa Bellanova e Debora Serracchiani. Anche se quest’ultima non è più considerata una “fedelissima” renziana, mentre l’ex sindacalista della CGIL, è talmente gradita al segretario uscente che è stata indicata a sfidare l’avversario generazionale di Renzi, Massimo D’Alema, nel collegio uninominale Puglia 6 del Senato.
Tutto è ancora da considerare, il prossimo congresso nazionale del principale partito di opposizione dovrebbe svolgersi prima delle elezioni europee, quindi a inizio 2019, con le Primarie per la scelta del segretario che dovrebbero essere fissate per il 24 febbraio.

Articolo 18, il M5S tradisce i suoi elettori e vota contro

di maio caffèPer anni si erano dichiarati paladini dei lavoratori e avevano giurato di smantellare il Jobs Act di Renzi, ma ora il M5S cambia linea proprio sull’articolo 18. I parlamentari di Leu, che avevano presentato l’emendamento per la reintroduzione dell’articolo 18 si sono visti bocciare l’emendamento proprio dai 5 stelle, che è stato quindi respinto con 317 no, 191 astensioni e i soli 13 voti a favore della pattuglia di deputati di Leu.
Eppure proprio l’attuale ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, a dicembre nel suo tour elettorale in Lombardia era intervenuto anche su questioni economiche e che riguardano le politiche del lavoro: “Vogliamo abolire il Jobs Act, crediamo che sotto i 15 dipendenti non serva l’articolo 18, perché in quel caso le imprese sono a conduzione familiare, i cui imprenditori sono anche dipendenti e i dipendenti fanno parte di questa famiglia. Sopra i 15 dipendenti invece vogliamo ripristinarlo”.
Mentre qualche anno fa, sempre il Vicepremier Di Maio, affermava: “Articolo 18? I sindacati storici sono i principali responsabili dello smantellamento dei diritti dei lavoratori”. Ma proprio oggi a presentare l’emendamento è stato l’ex leader della Cgil, Guglielmo Epifani, che dopo il voto esprime il suo rammarico. “Una occasione persa per ridare veramente dignità ai lavoratori e alle lavoratrici”. “Per noi – prosegue Epifani – la proposizione della tutela reale nel caso dei licenziamenti illegittimi risponde a un doppio risarcimento intellettuale e morale. Per 20 anni ci è stato detto che l’art.18 frenava i contratti a tempo indeterminato e gli investimenti. Tolto quel diritto però non sono aumentati né i contratti né gli investimenti. È bene prendere atto che quella narrazione non era e non è vera. E’ necessario tornare a difendere meglio la dignità dei lavoratori che vengono licenziati in modo illegittimo. E sicuramente il cosiddetto DL Dignità non lo fa”, conclude Epifani.
Immediata la reazione del Pd, che “prende atto che M5S e Lega lasciano intatto il Jobs act voluto e attuato dai governi Renzi e Gentiloni. E lo fanno dopo che per tutta la campagna elettorale hanno detto che lo avrebbero abolito e reintrodotto l’articolo 18″, come ha detto la capogruppo in commissione Lavoro, Debora Serracchiani.
Ma Di Maio si difende e sostiene che il governo pentastellato stia “tutelando il lavoro dagli abusi e le imprese dalla concorrenza sleale di chi prende i soldi pubblici e poi scappa”. E sostiene che l’obiettivo del Governo “è portare il provvedimento a casa, quello delle opposizioni è modificarlo, il punto di incontro è fare un buon risultato”.

Pensioni, un bonus part-time per chi resta a lavoro

Anziano-Al-LavoroDopo le grandi promesse elettorali sulla fine della Legge Fornero il Governo Gialloverde si è detto pronto ad accelerare sul tema delle pensioni, così come dichiarato dal Ministro del lavoro, Luigi Di Maio, che sostiene di aver incontrato a tal proposito il Presidente dell’Inps, Tito Boeri.
Le nuove misure, come ribadito da Di Maio, saranno incluse nella prossima Legge di Bilancio 2019, anche se ancora nulla sembra certo o scontato per il momento emerge che i requisiti per andare in pensione subiranno una variazione al rialzo con l’aumento di 5 mesi già previsto dalla legge Fornero. Mentre l’altra novità per il 2019 è quella che riguarda gli importi: gli assegni pensionistici subiranno infatti una lieve flessione.
È solo una delle conseguenze dell’allungamento dell’aspettativa di vita e dell’invecchiamento della popolazione italiana. Tanto che è lo stesso Stato a incentivare per far rimandare la pensione ai lavoratori: tra queste misure ad hoc il bonus part time, introdotto dalla Legge di Stabilità del 2016 e rivolto a coloro che una volta raggiunta l’età per la pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi e 20 di contributi) o per quella anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, uno in meno per le donne) decidono di restare a lavoro per un massimo di 3 anni passando però da un orario di lavoro full-time ad uno part-time. Ma è un bonus che può essere richiesto esclusivamente dai lavoratori del settore privato. Inoltre l’incentivo riguarda lo stipendio che viene integrato nella misura pari alla contribuzione persa con il passaggio all’orario part-time: quindi alla retribuzione prevista per l’orario ridotto bisogna aggiungere il 33% di quella precedentemente riconosciuta. Come anticipato, invece, l’INPS accredita i contributi sul 100% della retribuzione, quindi anche l’importo futuro dell’assegno previdenziale ne beneficerà. Beneficiando del bonus part-time è possibile ridurre l’orario di lavoro da un minimo del 40% ad un massimo del 60%; qualsiasi decisione in merito, però, dovrà essere presa in accordo con il datore di lavoro.
A evitare invece che restino a lavoro gli ottuagenari ci ha pensato la Cassazione che con la sentenza 20089, pubblicata il 30 luglio, ha stabilito che per rimanere a lavoro fino a 70 anni occorre una motivazione valida, non ordinaria, e che l’amministrazione sia d’accordo nel concedere la proroga. In caso contrario, l’uscita dal lavoro, attraverso la pensione di vecchiaia, scatta in modo automatico per raggiunti limiti d’età. E questo avviene, indistintamente, sia nel settore pubblico sia in quello privato.
Tuttavia sembra che il nuovo Governo abbia annunciato di voler accelerare sulla riforma del sistema pensionistico con l’introduzione di misure eque e soddisfacenti per promuovere l’uscita dal lavoro, mentre a partire da gennaio 2019 scatta l’adeguamento dell’età per andare in pensione all’aspettativa di vita.
Intanto, i sindacati, alla luce degli ultimi sviluppi del dibattito sulle pensioni hanno scritto una lettera al ministro Di Maio, chiedendo che venga fatta chiarezza proprio sulle questioni che stanno facendo discutere di più i lavoratori come la situazione relativa all’Ape Social e gli interventi a favore dei precoci.

Migranti. Marc Gasol smentisce le Fake News

migranti_open_arms_nave_ong_marc_gasol_nba_twitter_2018_thumb660x453È la foto che sta facendo il giro del web in queste ore, quella della donna del Camerun trovata attaccata a una tavola che era quello che resta del fondo del gommone su cui viaggiava insieme ad altre decine di persone. Josephine ha aspettato per due giorni che arrivassero i soccorsi, finché non è stata tratta in salvo dall’Ong Proactiva Open Arms. Tra i soccorritori Marc Gasol, campione di pallacanestro spagnolo e giocatore dei Memphis Grizzlies, che ha deciso di imbarcarsi sulla nave di Proactiva Open Arms, ONG catalana che salva i migranti nel Mediterraneo. Il cestista che guadagna 24 milioni di dollari l’anno passerà le ferie così quest’anno, come ha fatto l’anno scorso. Scatenando le polemiche di quanti hanno utilizzato la sua presenza per tacciare di ‘buonismo’ e pubblicità il giocatore. Eppure senza quelle foto non si sarebbe saputo nulla dell’attività di Gasol che solo dopo le foto che lo ritraevano ha twittato:

Gasol ha anche raccontato: “L’abbiamo salvata, caricata a bordo della barca e poi sulla nave, dove i medici le hanno prestato le prime cure. Era scioccata, spaventata, Le abbiamo detto che l’avremmo aiutata. Abbiamo saputo che il suo nome è Josephine, che è partita dal Camerun. Perché sono qui? La fotografia che nel 2015 ha fatto il giro del mondo, quella del piccolo Aylan Kurdi, morto in un naufragio sulle rive della Turchia, mi ha provocato un senso di rabbia. A quel punto per me era chiaro che tutte le persone devono fare la loro parte per far sì che queste cose non accadano più. È stato allora che ho incontrato la gente di Open Arms. Mi hanno fatto capire che è una realtà drammatica in cui vivono molti bambini in tutto il mondo. Per me è stato uno shock. Così mi sono messo a disposizione. Ammiro le persone delle Ong, che hanno messo a disposizione loro risorse economiche, logistiche, personali per aiutare i disperati. Ammiro chiunque fa qualcosa, senza aspettare che gli altri lo facciano”.

La presenza del campione dell’Nba smentisce poi il tweet adirato del Videpresidente del Consiglio, Matteo Salvini dopo le accuse della Ong spagnola contro Libia e Italia per aver lasciato morire innocenti in acqua senza intervenire. «Nonostante la nostro disponibilità di porti italiani, la nave Ong va in Spagna con donna ferita e due morti..non sarà che hanno qualcosa da nascondere?». In sostanza secondo Salvini le immagini e il salvataggio sarebbero una montatura della Ong per poter accusare la linea del Governo Conte sull’immigrazione oltre a screditare anche i Governi di Libia e Malta per i mancati soccorsi.

Stupro, la sentenza ‘interpretata male’ dai Media

cassazione 6Uno stuolo di polemiche ‘giuste’, polemiche indotte da articolisti e testi fuorvianti. Nei titoli e negli articoli delle ultime ore si leggeva infatti che Corte d’Appello di Torino, dopo aver condannato due 50enni per stupro, avesse escluso l’aggravante di “aver commesso il fatto con l’uso di sostanze alcoliche” — e così il relativo aumento di pena — dal momento che la donna aveva consumato alcolici volontariamente. In sostanza si lasciava intendere che se la vittima si ubriaca, lo stupro è senza aggravante.
I fatti sono avvenuti nel 2009. Due uomini e una ragazza avevano cenato insieme, lei aveva bevuto, i due l’avevano portata in camera da letto e avevano abusato di lei. Nel 2011 i due erano stati assolti in primo grado da un giudice di Brescia, perché la donna non era stata riconosciuta attendibile. Poi, nel gennaio del 2017, la corte di Appello di Torino aveva considerato in modo diverso il referto del pronto soccorso che parlava di segni di resistenza, e aveva condannato i due uomini a tre anni applicando anche l’aggravante di “aver commesso il fatto con l’uso di sostanze alcoliche”. La difesa dei due imputati aveva presentato ricorso sostenendo che non c’era stata violenza da parte loro né riduzione a uno stato di inferiorità, dato che la ragazza aveva bevuto volontariamente. Ora però i giudici, confermando la condanna per violenza sessuale di gruppo della Corte d’Appello di Torino, hanno escluso l’aggravante di “aver commesso il fatto con l’uso di sostanze alcoliche” — e così il relativo aumento di pena — dal momento che la donna aveva consumato alcolici volontariamente.
Nella sentenza numero 32462 depositata ieri, lunedì 17 luglio, i giudici hanno scritto che la donna non poteva dare un “valido consenso” all’atto sessuale: hanno dunque confermato il reato di “violenza sessuale di gruppo con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica” della vittima. Ma hanno anche scritto che “l’assunzione volontaria di alcol esclude la sussistenza dell’aggravante” perché – per come è previsto dalla legge – “deve essere il soggetto attivo del reato” a usare l’alcol per la violenza “somministrandola alla vittima”. Di conseguenza “l’uso volontario, incide sì sulla valutazione del valido consenso ma non anche sulla sussistenza aggravante”.
Quindi la sentenza dice che c’è stata “violenza sessuale di gruppo con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica”. Secondo i giudici, infatti, integra questo reato “la condotta di coloro che inducano la persona offesa a subire atti sessuali in uno stato di infermità psichica determinato dall’assunzione di bevande alcooliche, essendo l’aggressione all’altrui sfera sessuale connotata da modalità insidiose e subdole, anche se la parte offesa ha volontariamente assunto alcool e droghe, rilevando solo la sua condizione di inferiorità psichica o fisica seguente all’assunzione delle dette sostanze”.

Buemi, Salvini non conosce centri accoglienza libici

migranti libia tortura“Dobbiamo cambiare la normativa e rendere i porti libici porti sicuri. C’è questa ipocrisia di fondo in Europa in base alla quale si danno soldi ai libici, si forniscono le motovedette e si addestra la Guardia Costiera ma poi si ritiene la Libia un porto non sicuro”. È quanto afferma il ministro dell’Interno Matteo Salvini in una conferenza stampa a Mosca, dove si trova per assistere alla finale dei Mondiali, indicando quale sarà l’obiettivo dell’Italia nell’incontro di dopodomani per ridiscutere la missione Sophia.
“Affermare che la Libia sia porto sicuro per il rimpatrio di coloro che vengono recuperati in mare è ridicolo oltre che una stupidaggine”, così Enrico Buemi, responsabile Giustizia del Psi e Senatore nella XVII Legislatura, ha commentato le recenti dichiarazioni del Ministro dell’Interno Salvini. “Questo non solo perché manca il controllo sul territorio da parte di un’organizzazione statale certa libica ma anche perché è assolutamente incerto che su quel territorio siano applicati trattamenti rispettosi del diritto umanitario internazionale”, ha continuato Buemi. “Consiglierei a Salvini, invece di perdere tempo con partite di calcio, di andare a visitare i centri di accoglienza libici senza preavviso, magari fermandosi qualche giorno, e verificando sulla propria pelle il trattamento umanitario riservato, con la cautela di non farsi accompagnare né da membri dei servizi segreti italiani né da forze di polizia libiche, cosicché la verifica sarà più naturale e reale”, ha concluso Buemi.
Contro le dichiarazioni di Salvini arriva la risposta europea. “Nessuna operazione europea e nessuna imbarcazione europea” riporta i migranti salvati in mare in Libia, perché “non consideriamo che sia un paese sicuro”. Lo dice la portavoce della Commissione, Natasha Bertaud, rispondendo ai giornalisti che chiedevano un commento della Commissione sulle parole del ministro degli Interni italiano. Salvini però insiste e replica su Twitter: “L’Unione Europea vuole continuare ad agevolare lo sporco lavoro degli scafisti? Non lo farà in mio nome, o si cambia o saremo costretti a muoverci da soli”. Ma stavolta interviene anche l’italiana Lady Pesc, Federica Mogherini, che spiega al Vicepremier: “La decisione rispetto al fatto che i porti libici non siano porti sicuri è una decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo, quindi è una valutazione puramente giuridica sulla quale non c’è una decisione politica da prendere”.

Il caso Casalino e i giornali di Partito

vitaliziBufera sul Partito al Governo, il M5S, stavolta nel mirino il portavoce del presidente del Consiglio e da anni capo della comunicazione del Movimento, Rocco Casalino. A scatenare la bufera odierna, le parole con cui l’ex concorrente del Grande Fratello ha apostrofato Salvatore Merlo, giornalista de Il Foglio: “Adesso che il Foglio chiude, che fai? Mi dici dici a che serve il Foglio? Non conta nulla… Perché esiste?”.
Tutto è iniziato quando ieri durante i festeggiamenti per il taglio dei vitalizi, evento a base di palloncini e spumante organizzato da Casalino, ai quali era presente il giornalista Merlo per fare il suo lavoro, ma il Portavoce di Conte a cui non piacciono le critiche e dopo la serie di “legnate” prese su Il Foglio, si avvicina proprio a Merlo e lo insulta.
Tuttavia al giornalista l’uscita ha portato a ironizzare ancora si più sul Movimento, bersagliando proprio Casalino: “amore, amore”, urla Rocco a un deputato, battendo le mani, “tienilo più in alto quel palloncino!”
inoltre è servita meglio di una pubblicità in piazza, la difesa del cronista è arrivata forte e bipartisan.
Andrea Romano del Pd ha chiesto di “fare piena luce sulle minacce e intimidazioni rivolte da Rocco Casalino contro il Foglio e il suo giornalista Salvatore Merlo”. Mentre dall’altra parte degli schieramenti Guido Crosetto, FdI ha twittato: “Per quanto non condivida parte della linea editoriale del Foglio e molte delle posizioni di Claudio Cerasa, questa mattina sono corso a comprarne una copia ed oggi pomeriggio farò l’abbonamento on-line. Mi hanno convinto a farlo le parole di Rocco Casalino”. Il quale però si difende: “Era solo una battuta rivolta al giornalista del Foglio, in un momento informale di festeggiamenti per i vitalizi. Sono certo che Merlo ne fosse ben consapevole, considerando che ho specificato anche con lui che stavo scherzando. Credo fortemente nella libertà di stampa e nel pluralismo dell’informazione, sono il primo a volere che ci siano più mezzi di informazione possibili, ovviamente abolendo il finanziamento pubblico”.
Ma la polemica monta. Il dem Michele Anzaldi sollecita l’Ordine dei giornalisti di Milano ad aprire un’istruttoria.
La frase di Casalino è quindi anche un chiaro riferimento al fatto che il Foglio percepisce finanziamenti pubblici come giornale di partito, tanto che il direttore Cerasa era stato rimbeccato per non esser stato un po’ più morbido con il nuovo Esecutivo e per restare in tema, il solo giornale di Partito che non riceve finanziamenti pubblici è ancora e attualmente il nostro Avanti!

Di Maio “gira” la questione Ilva a Cantone

ilva 3“In queste ore abbiamo provveduto a inviare tutte le carte all’Anac affinché faccia le dovute verifiche sulla procedura di aggiudicazione” per la cessione dell’Ilva ad Arcelor Mittal. Lo ha annunciato il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, in audizione davanti alle Commissioni riunite di Industria, commercio, turismo e Lavoro, previdenza sociale di Camera e Senato, spiegando che “stiamo approfondendo ulteriormente la regolarità della procedura di aggiudicazione, soprattutto a seguito di varie segnalazioni pervenute”.
Un’iniziativa che risponde alla lettera del Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ha scritto al ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, per sollevare perplessità sulla gara per l’aggiudicazione di Ilva. Nella lettera, di due giorni fa, Emiliano chiede a Di Maio di rivedere i passaggi della gara che il 26 maggio 2017 ha affidato alla cordata Arcelor-Mittal la proprietà dell’Ilva. Secondo il governatore ci sarebbero alcuni punti a rischio incostituzionalità. Tuttavia la decisione del neo Capo del Mise potrebbe portare ad allungare ulteriormente l’iter Ilva, tanto che è intervenuto sull’argomento anche l’ex Ministro del Mise, Carlo Calenda, contrario all’iniziativa di Di Maio che non farebbe altro che riflettere strumentalizzazione politiche: “Emiliano d’accordo con Di Maio offre al suo ‘nuovo’ leader scuse per non decidere su Ilva. Per questo scrive a 13 mesi dalla gara! E per questo Di Maio pubblica la lettera di Emiliano dopo 13 minuti. Evidente gioco delle parti. Asilo nido sulla pelle di operai e tarantini”.
Secondo Emiliano l’aggiudicazione è stata disposta a favore di una cordata che “notoriamente concentra una cospicua fetta della produzione di acciaio a livello europeo e mondiale, nonché quote di mercato Ue – fa notare ancora Emiliano – con un evidente e conclamato rischio Antitrust, essendo superiori al 40%”. Tant’è che la Commissione europea ha dato il suo via libera “sotto condizione” ovvero “l’eliminazione del gruppo Marcegaglia dal consorzio di acquisto e numerose cessioni di altri impianti” fatto questo che sostanzialmente cambierebbe il profilo del soggetto aggiudicatario. Di qui la richiesta a Di Maio di “opportune verifiche sulla correttezza della procedura di gara espletata, eventualmente avvalendosi dell’Anac”, l’autorità anticorruzione.
Ma Carlo Calenda spiega che nella procedura di gara — passata al vaglio della Commissione Ue e dell’Antitrust — c’è stata un’importante differenza di prezzo tra le due cordate: 1,8 miliardi di AmInvestCo contro 1,2 miliardi di AcciaItalia. E aggiunge Calenda che “il prezzo è stato decisivo per il 50%. Il piano occupazione di ArcelorMittal era migliore. L’altro tema, quello per la riconversione ambientale, ha dato un punteggio superiore ad AcciaItalia. Ma ArcelorMittal ha accettato in toto il piano di copertura dei parchi minerari previsto dai commissari”.

Dietro lo sciopero di Melfi per l’acquisto di Ronaldo

cr7Sono 117 i milioni complessivi che il club bianconero sborserà per avere CR7, Cristiano Ronaldo, una cifra che ha fatto incrociare le braccia agli operai dello stabilimento Fiat di Melfi, a cui invece la società continua a chiedere sacrifici.
Appena una settimana fa un accordo sulla solidarietà per oltre 5mila operai della provincia potentina dal 23 luglio al 31 gennaio 2019.
“Di fronte a tanta iniquità non si può che scioperare”. Così inizia il comunicato dell’Unione Sindacale di Base dello stabilimento Fca di Melfi dopo l’annuncio di Cristiano Ronaldo alla Juventus: “È inaccettabile che mentre ai lavoratori di Fca e Cnh Industrial l’azienda continui a chiedere da anni enormi sacrifici a livello economico, la stessa decida di spendere centinaia di milioni di euro per l’acquisto di un calciatore”. E ancora: “Gli operai Fiat hanno fatto la fortuna della proprietà per almeno tre generazioni, arricchiscono chiunque si muova intorno a questa società, e in cambio hanno ricevuto sempre e soltanto una vita di miseria”. Per questo l’Unione Sindacale di Base di stabilimento ha proclamato lo sciopero alla Fca di Melfi dalle ore 22 di domenica 15 luglio fino alle ore 6 di martedì 17 luglio 2018.
Nello stabilimento Fca di Melfi si producono la Jeep Renegade e la 500 X.