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Marilena Selva

Verona. Pisani: “Vergognatevi da destra a sinistra”

non una di meno verona“Verona è ufficialmente contro l’aborto, contro una sacrosanta Legge dello Stato. Il consiglio comunale ha infatti approvato una mozione che dichiara Verona “città a favore della vita” e finanzia associazioni cattoliche che mettono in campo iniziative contro l’aborto. A votare a favore anche consiglieri del Pd. Vergognatevi tutti, da destra a sinistra”, così commenta su Facebook la portavoce del Psi, Maria Pisani.
Una notizia che riporta indietro le lancette su un diritto conquistato dalle donne e avviene a Verona. Il consiglio comunale ha approvato nella notte, con 21 voti a favore e sei contrari, una mozione della Lega sottoscritta dal sindaco Federico Sboarina, che dichiara Verona “città a favore della vita” e sostiene associazioni cattoliche che mettono in campo iniziative contro l’aborto. Il testo prevede di inserire nell’assestamento di bilancio finanziamenti ad associazioni e progetti che operano nel territorio, promuovere il progetto regionale “Culla Segreta”, proclamare Verona città “a favore della vita”. Respinta la proposta per la sepoltura automatica dei feti abortiti. Sono mesi che si discute a Verona, città in cui l’attuale ministro della Famiglia Lorenzo Fontana è stato vicesindaco, di diritto all’aborto.
A sconcertare anche la notizia che la capogruppo del Pd Carla Padovani ha votato a favore della mozione. Giuditta Pini, deputata dem di Verona, su Facebook si esprime in termini categorici su sul voto della Padovani: “Non credo che sia una persona che possa stare nel Pd. Per quanto possiamo essere plurali, esistono dei limiti che qualificano anche lo stare in una comunità e credo che lei li abbia allegramente superati”.
Su Facebook l’associazione femminista ‘Non una di meno’ scrive: “Nella mozione le premesse sono false e non si citano i dati ufficiali. Si dice che l’aborto è usato come metodo contraccettivo (falso), si parla di pillole abortive facendo riferimento alle cosiddette pillole-del-giorno-dopo che, però, non sono farmaci abortivi, ma contraccettivi, si ragiona a partire dal fatto che le donne abortiscono per problemi facilmente aggirabili (“basta un piccolo aiuto economico”)”. Inoltre si spiega: “Nella mozione non sono previsti finanziamenti pubblici per i consultori pubblici, ma tra le altre cose finanziamenti pubblici ad associazioni cattoliche contro l’aborto quali il Centro Diocesano Aiuto Vita o la fondazione Vita Nova legato al Movimento che organizza il Family Day a cui lo stesso Zelger (Consigliere della Lega e primo firmatario della mozione, Ndr) e la maggioranza del sindaco Sboarina sono vicini e che operano quotidianamente sul territorio (forti della vicinanza del ministro Lorenzo Fontana, ex vicesindaco di Verona) contro la libertà delle donne”.

Astaldi, Impregilo-Salini in soccorso dei cantieri

astaldiAstaldi, il secondo gruppo di costruzioni del nostro Paese è tecnicamente in fase di pre-concordato. A metter Ko una società storica le crisi che attraversano Paesi in cui la società opera. Il primo è stato il Venezuela, dove Astaldi è esposta per 433 milioni di euro. Un altro capitale perso sono i 300 milioni di euro dopo la recente crisi in Turchia e il crollo della lira dopo la cessione al governo turco della concessione sul terzo ponte del Bosforo. I conti sono arrivati con l’agenzia di rating Standard & Poor’s che aveva deciso di tagliare il giudizio sul debito di Astaldi al rango “D”. Ovvero al livello più basso equivalente a un “default”, cioè a non riuscire a onorare il debito. Nel dettaglio, l’agenzia di rating, in una nota giunta il 2 ottobre in serata, ha fatto sapere di avere portato da “CCC-” a “D” sia il giudizio sull’emittente di titoli di debito (issuer credit rating) Astaldi sia quello più specifico sui titoli senior non garantiti da 750 milioni. In questa fase arriva il colosso romano delle costruzioni, Impregilo-Salini, che ha fatto sapere che sta “seguendo con attenzione” le evoluzioni riguardanti società operanti nel settore delle costruzioni all’estero e in Italia. Tra queste, appunto, Astaldi, cui Salini Impregilo guarda con l’obiettivo di “valutare ogni possibile opzione coerente con i propri obiettivi di disciplina finanziaria e creazione di valore”. Ma, ha aggiunto la società, a oggi non “è stata assunta alcuna determinazione”. Nel frattempo Intesa Sanpaolo, Unicredit e BancoBpm che sono esposte con Astaldi per diverse centinaia di milioni di euro stanno facendo pressione per trovare una soluzione che permetta loro di non dilapidare l’investimento e i prestiti concessi ad un gruppo che ha partecipazioni e commesse importanti in Italia e all’estero, tra cui la metro 4 di Milano, il tunnel del Brennero, l’alta velocità ferroviaria tra Brescia e Verona. Le preoccupazioni crescono con la borsa: il titolo ha perso il 72% in un mese e dopo la richiesta di concordato, si sono succedute continue sospensioni al ribasso. Il 2 ottobre Astaldi ha perso teoricamente un altro 28%, dopo il tonfo di lunedì, 0,41 euro per azione. Un rimbalzo nella mattina di mercoledì. Ormai capitalizza circa 50 milioni.
Per il momento il consorzio romano Impregilo-Salini più che a rilevare la società punta almeno a rilevare le opere infrastrutturali di rilievo con cui lavora al fianco di Astaldi per evitare il blocco dei cantieri, ma ancora di più una flessione sui suoi affari.

Migranti, alla marcia di Lampedusa nessuna Istituzione

marcia 3 ottobreFu una delle stragi con il maggior numero di vittime avvenute nel mar Mediterraneo e avvenne cinque anni fa, nella notte tra il 2 e il 3 ottobre 2013. Un barcone, partito dalla Libia, si rovesciò e affondò a meno di un chilometro dall’Isola dei Conigli (Lampedusa), a bordo più di 500 persone, 368 di queste persero la vita.
Per ricordare le vittime del naufragio sono diverse le iniziative organizzate sia sull’isola siciliana sia in altre città italiane. In particolare, il Comitato tre ottobre ha organizzato a Lampedusa la “Marcia verso la Porta d’Europa”, il monumento progettato da Mimmo Paladino che “simboleggia la vocazione all’accoglienza che il continente ha dimostrato negli anni nei confronti di chi scappa da guerre e povertà”.
Tuttavia proprio durante la marcia in ricordo dei morti del 2013, proprio il sindaco Totò Martello stamattina ha ricordato: “Noi siamo qui come ogni anno – ha detto – ma questa volta il governo non c’蔑. Quest’anno infatti nessun rappresentante del governo è presente nell’isola per la Giornata della memoria e dell’accoglienza. “So che alla Camera oggi c’è una cerimonia – ha detto Tareke Brhane del Comitato 3 ottobre – ma qui a Lampedusa non c’è nessuno delle istituzioni nazionali. L’importante è che ci siano tanti giovani e studenti a ricordare tutte le vittime del Mediterraneo”.
Dal 2015, dopo il via libera della Camera, il 3 ottobre è la “Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione“, con l’obiettivo di ricordare chi “ha perso la vita nel tentativo di emigrare verso il nostro Paese per sfuggire alle guerre, alle persecuzioni e alla miseria”. Quella di Lampedusa fu una strage quasi del tutto eritrea: 360 corpi appartenevano, infatti, a cittadini del Paese africano in cui ancora oggi vige il governo di Isaias Afewerki, una dittatura dalla quale quelle persone stavano scappando.

Rostagno. Craxi e Martelli i primi a denunciare la Mafia

mauro rostagno-2Trent’anni fa Mauro Rostagno, giornalista, veniva assassinato dalla mafia il 26 settembre 1988 a Valderice, in provincia di Trapani. Ci sono voluti vent’anni per confermare la pista della malavita organizzata. I primi a farlo, insieme ai quotidiani nazionali e locali, furono i due leader socialisti Bettino Craxi e Claudio Martelli, quest’ultimo presente al funerale di Rostagno, che indicarono subito la responsabilità della mafia nell’omicidio, ma nel 1996 la procura di Trapani reagì all’indicazione della pista mafiosa, accusando i due esponenti del Psi di voler depistare le indagini. La procura di Trapani, nel 1996, ipotizzò ancora – su indicazione della DIGOS – che il delitto potesse essere maturato all’interno di Saman (comunità socioterapeutica da lui fondata) per spaccio di stupefacenti tra i membri della comunità, suscitando forti polemiche. Nel maggio del 2014, la Corte d’Assise di Trapani, presieduta da Angelo Pellino, ha condannato in primo grado all’ergastolo i boss trapanesi Vincenzo Virga e Vito Mazzara.
Numerose sono state le iniziative per ricordare la sua figura di spicco contro la Mafia a cui non volle mai piegarsi e che gli costò la vita. «Non vogliamo un posto in questo Mondo, ma vogliamo un Mondo in cui valga la pena avere un posto», sono le parole di Mauro Rostagno impresse in uno dei murales a lui dedicati.
A omaggiarlo oggi è anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Mauro Rostagno è stato barbaramente ucciso dalla mafia trent’anni or sono, mentre tornava nella sede della comunità terapeutica che aveva contribuito a fondare a Lenzi, nella provincia di Trapani. In quella esperienza riversava il suo impegno, le sue convinzioni, la sua passione civile”.
“In questo giorno di ricordo – si legge in una nota – desidero anzitutto partecipare al dolore dei suoi familiari, degli amici e di quanti hanno condiviso con lui un tratto della vita. E’ stato un tempo spesso difficile, in cui la strada verso la verità giudiziaria ha anche subito gravi deviazioni. La memoria di una vittima di mafia oltrepassa lo strazio per la vita umana vigliaccamente spezzata. Essa costituisce un monito per la società e per le stesse istituzioni. L’agguato venne concepito per far zittire la sua voce libera nel denunciare le trame mafiose e i loschi affari”.
“Il suo assassinio – si legge ancora – avvenne pochi giorni dopo quello del magistrato in pensione Alberto Giacomelli e addirittura poche ore dopo l’uccisione del giudice Antonino Saetta, nel pieno di una strategia terroristica decisa e attuata dai vertici dell’organizzazione criminale. Rostagno, in quella stagione, svolgeva con riconosciute qualità anche il lavoro di giornalista, suscitando apprezzamento e attenzione nei lettori.Il suo impegno giornalistico non fu estraneo all’origine della spietata reazione mafiosa, e oggi resta a noi come testimonianza e come esempio”.

Pensioni. Fornero difende la sua riforma

Fornero-giovani-schizzinosi-lavoroIl Governo continua a ‘litigare’ con i suoi predecessori, dopo l’imbeccata di Di Maio sullo Jobs Act, il Vicepremier passa a scontrarsi con il Ministro del lavoro del Governo Monti. Elsa Fornero ha commentato l’iniziativa del Governo giallo-verde di superare la riforma sulle pensioni.
“Non si può fare una controriforma delle pensioni senza considerare la realtà demografica del Paese, abbassando l’età pensionabile le pensioni saranno minori, così si dà vita ai nuovi poveri del domani”, ha detto Fornero ai microfoni di Rai Radio 2 nel corso del programma “I Lunatici”, commentando i piani del governo di intervenire sull’eta pensionabile. Affermazioni, quelle dell’ex ministro, che hanno fatto infuriare Di Maio, secondo cui sarebbe stata proprio la “riforma lacrime e sangue” della Fornero a creare “i poveri di oggi”. Per l’ex ministro del Lavoro quella che si propone di realizzare “è una controriforma delle pensioni ma in ballo non c’è solo il presente, ma ciò che accadrà un domani. Il domani di chi oggi è giovane e di chi deve addirittura ancora nascere”, sottolinea. “L’argomento è complesso si possono confezionare tante piccole cose, sostenendo poi che si è smontata la riforma Fornero, senza che questo sia vero e senza far star meglio gli italiani”, osserva. L’ex ministro Fornero critica duramente il clima da continua ‘campagna elettorale’ e avverte: “Quando sei al Governo non puoi continuare a promettere cose irrealizzabili”.
Immediata la replica di Luigi Di Maio: “La Fornero ha ancora il coraggio di parlare per dire che non si può abbassare l’età pensionabile come invece vogliamo fare con la Manovra del Popolo. Lei che ha sulla coscienza milioni di italiani e che con la sua riforma lacrime e sangue ha creato i poveri di oggi. Il superamento della sua legge è certo, come è certa l’introduzione della pensione di cittadinanza che aumenta la pensione minima a 780 euro”. E punta il dito contro l’Esecutivo Monti: “Loro hanno causato lacrime e sangue per i comuni cittadini, ma hanno lasciato i vitalizi e le pensioni d’oro per i privilegiati. Con la Manovra del Popolo faremo esattamente il contrario. Aiutiamo i deboli e eliminiamo i privilegi dei potenti. La Fornero, Monti, Letta, Renzi sono solo un brutto ricordo”.
Nel frattempo il Governo sta vagliando varie ipotesi per il superamento della legge Fornero, tra queste a supporto di quota 100 (62 anni e 38 di contributi), spunta quella della penalità dell’1,5% per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 dell’età pensionabile standard.

Legge di Bilancio ribattezzata Manovra di Popolo

tria di maioIl Governo ora si trova a dover superare uno dei suoi scogli più importanti. Entro il 28 settembre, l’Esecutivo deve pubblicare una nota di aggiornamento al DEF, ma una visione comune sembra mancare. Da una parte il M5S che punta a mantenere le promesse elettorali con il reddito di cittadinanza finanziato in deficit, dall’altro il Ministro Tria e i tecnici del Tesoro oggetto di ‘minacce’ velate da parte del Portavoce di Palazzo Chigi, Rocco Casalino. Nel mezzo il presidente del Consiglio. Tria ha detto più volte che intende fare una legge di bilancio prudente e sostiene che l’1,6 per cento del PIL sia il massimo deficit che il paese può permettersi in questa fase.
Per questa ragione ha attirato su di sé le critiche del Movimento 5 Stelle, che invece vorrebbe fare molto più debito, in modo da finanziare una parte più consistente delle sue promesse elettorali. Mentre il Vicepremier Di Maio non solo difende Casalino, in un’intervista a Il Fatto Quotidiano, ma continua ad appoggiare la sua ‘linea’ sostenendo di non fidarsi di alcune figure e “dirigenti dentro i ministeri che non possiamo toccare, e che rallentano o complicano il lavoro”.
La prossima legge di bilancio sarà la “manovra del popolo” che “aiuta gli ultimi e fa la guerra ai potenti”. Così il vicepremier Luigi Di Maio ribattezza su Instagram la prossima legge. “Dentro – scrive Di Maio- ci saranno il reddito di cittadinanza, il superamento della Fornero e i soldi per i truffati delle banche”.
Oggi pomeriggio un nuovo vertice sulla manovra come ha annunciato da Giuseppe Conte che ha affermato: “Ci siamo riuniti stamattina per la manovra economica, continueremo nel pomeriggio, stiamo curando tutti i dettagli sino a quando delibereremo la nota aggiuntiva al Def” ha detto il premier, Giuseppe Conte, in conferenza stampa a Palazzo Chigi facendo il punto sulla manovra e annunciando il prosieguo del vertice con i due vicepremier Di Maio e Salvini, i ministri Giovanni Tria, Paolo Savona e il sottosegretario Giancarlo Giorgetti. “Sulla manovra ci sono sempre progressi, mi hanno chiesto se c’è la fumata bianca. È tutta una fumata bianca che esce dal mio ufficio”. Fonti vicine al governo precisano che “sulla manovra si è arrivati a un punto importante e sono stati fatti passi in avanti decisivi”.

Vita, Famiglia e Libertà. Intergruppo ‘ultracattolico’

gandolfiniL’Italia continua a mettere le lancette indietro, dopo la discussione del famigerato ddl Pillon che porterebbe alla cancellazione dell’assegno di mantenimento rendendo più difficile il divorzio per donne meno abbienti, adesso lo stesso senatore leghista, Simone Pillon, prende parte a un nuovo progetto politico. L’intergruppo, presentato ieri sera a Palazzo Madama, si chiama Vita, Famiglia e Libertà, è composto da 150 parlamentari, e ha come obiettivo contrastare i cambiamenti che ha avuto il nostro Paese con l’approvazione delle leggi sulle unioni civili e sul fine vita. Ma non solo. Ad essere promossi sono natalità, obiezione di coscienza sul testamento biologico, genitorialità e “scoraggiare il ricorso all’aborto”.
Il promotore dell’iniziativa è stato Massimo Gandolfini, neurochirurgo di Brescia e organizzatore dei Family Day del 2015 e 2016, oltre a Simone Pillon c’erano Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliarello e il leghista Alessandro Pagano. Tra loro poi anche i cinquestelle, come la grillina Tiziana Drago, che tempo fa aveva organizzato una “veglia” delle Sentinelle in piedi a Catania.

25 anni senza Pino Puglisi, il prete che voleva ‘salvare’ i giovani

pino puglisiVenne ucciso il giorno del suo 56esimo compleanno, Don Pino Puglisi, il parroco che aveva tentato di ‘salvare’ i giovani dalla criminalità organizzata nella comunità di Brancaccio, a Palermo e non affidandosi alle preghiere, ma a veri progetti per emanciparli da condizioni sociali ed economiche che spesso portavano i ragazzi ad essere affiliati a Cosa Nostra. Dopo anni di in cui il parroco di umili origini sfida lo status quo di una terra avvelenata dalla mafia, nel gennaio 1993 don Pino riesce a creare, grazie al proprio salario e alle lotterie della parrocchia, il centro Padre Nostro, diventato un punto di riferimento per molti giovani.
Erano molti i bambini che frequentavano le attività del parroco e proprio il fatto che egli stesse togliendo giovani alla mafia fu la principale causa dell’ostilità dei boss che lo consideravano un ostacolo. Così il 15 settembre 1993 Don Pino Puglisi fu ucciso a colpi di pistola davanti al suo portone di casa. Le indagini portarono all’arresto nel 1997 del latitante Salvatore Grigoli che confessò 46 omicidi compreso quello di padre Puglisi. I mandanti dell’omicidio furono i capimafia Filippo e Giuseppe Graviano, entrambi condannati all’ergastolo.
Oggi Brancaccio è un posto diverso grazie all’impegno di quell’uomo che è stato proclamato beato cinque anni fa e il cui ricordo è ancora vivo e scolpito in Sicilia. Quest’anno, Papa Francesco, nel giorno del 25° anniversario dell’assassino del parroco di Brancaccio, ha deciso di rendergli omaggio nella sua città. “Don Pino – ha detto Francesco – sapeva che rischiava, ma sapeva soprattutto che il pericolo vero nella vita è non rischiare, è vivacchiare tra comodità, mezzucci e scorciatoie. Dio ci liberi dal vivere al ribasso, accontentandoci di mezze verità. Ci liberi da una vita piccola, che gira attorno ai piccioli. Ci liberi dal pensare che tutto va bene se a me va bene. Ci liberi dal crederci giusti se non facciamo nulla per contrastare l’ingiustizia. Ci liberi dal crederci buoni solo perché non facciamo nulla di male. Signore, donaci il desiderio di fare il bene; di cercare la verità detestando la falsità; di scegliere il sacrificio, non la pigrizia; l’amore, non l’odio; il perdono, non la vendetta”.

Ilva, ultimi giorni di assemblee. Sì da Novi Ligure

Ilva_Taranto_BluR439Domani, giovedì 13 settembre, volgono al termine le operazioni di referendum di tutti lavoratori del gruppo Ilva sull’accordo tra sindacati e ArcelorMittal, ovvero il colosso che nel 2017 ha vinto la gara per l’assegnazione dell’azienda siderurgica.
Nel frattempo i lavoratori dello stabilimento di Novi Ligure del gruppo Ilva hanno approvato l’accordo raggiunto con Arcelor Mittal sul rilancio dell’azienda. Quasi il 90% dei dipendenti ha detto si all’intesa con il colosso che nel 2017 ha vinto la gara per l’assegnazione dell’azienda siderurgica. Secondo fonti sindacali, dei 730 aventi diritto, hanno votato in 510. I voti favorevoli sono stati 456 (89,4%), i contrari 52 (10,2%), le schede nulle 2.
Venerdì scorso, 7 settembre, avevano detto sì all’accordo i lavoratori di Racconigi: su 153 aventi diritto e 111 votanti, i sì sono stati 93, i no solamente 15. Schede nulle: 3.
Attesa per Taranto dove l’adesione, secondo fonti sindacali, è stata alta. Le schede saranno tutte raccolte nelle urne fino a giovedì 13 settembre, quando avverrà lo spoglio. Nel corso delle due assemblee dei giorni scorsi sono stati coinvolti i lavoratori di nove reparti. Ieri 10 assemblee, mercoledì 7 assemblee e giovedì 13 altre quattro.
Intanto i sindacati metalmeccanici di Taranto replicano all’accusa lanciata da Massimo Battista, dipendente Ilva, ex sindacalista, ora consigliere comunale di Taranto, che ieri ha annunciato le dimissioni dai Cinque Stelle in netta contestazione con l’intesa al MiSe (“M5S ha tradito, aveva promesso la chiusura delle fonti inquinanti”, sostiene) e il suo passaggio come indipendente. “È un referendum farsa – l’accusa di Battista ai sindacati – si va tra i lavoratori ma l’accordo e’ già stato firmato al MiSe, tutto è già deciso”. Per Battista, che aveva aderito ai Cinque Stelle venendo dal movimento cittadino “Liberi e Pensanti” che vuole la chiusura dell’Ilva, anche le modalità di svolgimento del referendum sono “una farsa”. “Si vota senza riservatezza – spiega – e i lavoratori non vengono nemmeno identificati”.
Il sindacato FLMUniti-Cub ha denunciato violazioni e pressioni verso i lavoratori in un comunicato: “In queste ore molti lavoratori ILVA denunciano che nel momento di esprimersi sull’accordo attraverso il referendum, vengono fatti votare a scheda aperta davanti ai delegati e chi esprime la volontà di votare no viene richiamato dal delegato e invitato a votare sì. Inoltre a molti non viene chiesto nessun cartellino o documento”.
Hanno paura del dissenso. I firmatari stanno violando la riservatezza del voto. Sapevamo che l’esito del referendum rischiava di essere distorto poiché i seggi sono presidiati solo dai favorevoli al sì, è questo è quello che sta avvenendo”, si legge ancora nel comunicato. La FLMUniti-CUB nel “denunciare la violazione dello stesso accordo al punto VII (clausola finale) utilizzerà tutti i mezzi per contrastare i metodi vergognosi ed intimidatori utilizzati per comprimere la libertà di esercitare la propria opinione”.

Scandalo Forteto. Nencini, sì a commissione d’inchiesta

Il-Forteto“Voterò a favore della istituzione della Commissione d’Inchiesta sul Forteto. Il modo migliore per chiedere scusa alle vittime è scoprire la verità, vigilare perché la tragedia non si ripeta, capire come un groviglio letale di poteri non abbia consentito di far luce su un dramma che ha sconvolto la vita a decine di donne e di uomini”, è quanto scrive il segretario del Psi, Riccardo Nencini riguardo all’esame in Senato sulla proposta di legge per l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità “il Forteto”.
Il ddl, presentato dalla senatrice M5S Laura Bottici, per l’istituzione di una commissione di inchiesta vuole fare luce sul caso della cooperativa agricola fondata alla metà degli anni ’70 nel comune di Barberino di Mugello e considerata per lunghi anni una delle principali comunità toscane di recupero per minori disagiati. L’infinita, ormai, vicenda giudiziaria che ha investito i due fondatori andrà avanti, con l’udienza fissata il 16 novembre davanti alla terza sezione penale della Corte di Appello di Firenze per la celebrazione del nuovo giudizio, ma solo nei confronti di Fiesoli, oggi settantasettenne, in sede di rinvio.
Abusi che hanno sconvolto non solo la Regione Toscana che dal 2012 al 2013 ha scoperchiato un vero e proprio ‘vaso di Pandora’, non solo sulle torture psicologiche e sessuali ai danni di persone con disabilità e di minori, ma anche dei fitti legami ‘politici’ che questa struttura aveva.
La comunità, fondata da Rodolfo Fiesoli detto “il profeta”, e Luigi Goffredi e nata come cooperativa agricola, diventa subito un modello per la sinistra toscana; il simbolo realizzato dell’opposizione ai valori della società borghese e della famiglia tradizionale, un’esperienza concreta di nuove relazioni tra i sessi, un riferimento ideale per politici e intellettuali. Pur non essendo una struttura d’accoglienza, al Forteto vengono inviati in affidamento disabili fisici e psichici, minori con problemi d’inserimento; il modello educativo appare, ai tanti esperti, funzionale e valido. Finché non sono emersi gli ‘orrori’ che celava