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Mario Cardone

Sanità pubblica e privata

Non si può dire che in Italia siano stati posti ostacoli alle attività private, anzi negli ultimi tempi il giro di affari della sanità privata ha raggiunto circa il 40 % del costo del sistema pubblico. Il sistema non regge ed abbiamo milioni di casi di “ rinuncia alla cura per motivi economici e finanziari “ Proprio l’altro giorno c’è stato un segnale preoccupante che viene dall’Emilia Romagna.

L’Assemblea Regionale ha approvato una norma che consente il finanziamento a strutture sanitarie private accreditate che si impegnano a fare ricerca , quindi di fatto rientrano nella regole e normativa degli Istituti di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS).

I soldi sono pochi, la sanità pubblica soffre e di conseguenza ci rimettono i cittadini; questo non può essere consentito, la ricerca è d’obbligo e rientra nell’accreditamento; la via facile all’accreditamento non può essere accettata.

Ci vengono in mente alcune realtà che forse sono sfuggite ma che da tempo stiamo cercando di avere un confronto con le autorità politiche locali.

Abbiamo un Ospedale a Sassuolo, l’unico in Regione gestito con il sistema pubblico/privato, una invenzione tutta Emiliana Romagnola che consente libertà di “ stabilimento”, anche di gestire specialità “ fuori PAL” e con poca attenzione alle specialità di base…..li chiamano “ budget “

Di fatto è stato trasformato, nel silenzio del pubblico, in Ospedale specialistico per paganti in proprio ,tanto che il fatturato paganti è arrivato a circa il 50 % del fatturato in convenzione con l’AUSL e per di più, con una strana risoluzione delle Finanze, paga il 50 % della IRES, cosa da rivedere quanto meno per il fatturato paganti.

Forse è anche sfuggito che la Cardiochirurgia in Emilia Romagna si regge su sei strutture di cui quattro private, di queste quattro ben 2 sono a Reggio nell’Emila , una a Modena ed una in Romagna……si quella candidata a diventare IRCCS e prendere i finanziamenti.

Abbiamo una struttura qualificata, tutta pubblica, a Montecatone, dove fanno cose importanti sulla riabilitazione, riconosciuta in tutto il mondo scientifico, cominciamo a riconoscerla come IRCCS..

Mario Cardone

Direzione PSI Modena

Riforma del sistema fiscale,
che fare ?

Tutti condividono che il sistema fiscale italiano “ puzza di stantio “. La grande riforma di sistema del 1972 e successive interventi strutturali, non regge più. Il sistema della tassazione del reddito fondato su due principi Costituzionali contenuti negli artt. 2 e 53 (Stato Sociale e progressività del prelievo tributario), nella cosiddetta seconda Repubblica lo hanno affossato.

Interventi successivi hanno di fatto minato i suddetti principi Costituzionali. Interventi richiesti da lobby in libertà in Parlamento e nel paese, anche oltre confine, hanno di fatto inserito, nel corpaccione malato del sistema, elementi di “ Flat Tax “ nonché una selva di detrazioni dal reddito complessivo.

Tanti redditi vanno per conto loro: terreni, capitale, locazione fabbricati, prodotti all’estero, alcuni di lavoro autonomo…..per non parlare dell’ultima trovata: imposta forfetaria di trasferisce in Italia la residenza fiscale. Il nostro parere è di non fare una questione di bandiera, ma cercare di trovare soluzioni che ammodernano il nostro sistema fiscale, che salvaguardono le famiglie, che fanno pagare gli evasori e che liberano i lavoratori dipendenti, visto che questi, costituiscono l’architrave del ,prelievo IRPEF.

L’IRPEF, come noto, rappresenta il 71,5 % delle entrate fiscali del 2016 , mentre la pressione fiscale si è assestata sul 42,9 %.

La Corte dei Conti ci ha fornito dei dati che vanno valutati con attenzione. La lotta all’evasione, nel 2016, non ha dato grandi risultati. I controlli sostanziali, da distinguerli dai controlli formali e liquidazione delle dichiarazione, hanno dato un gettito di circa 10,6 miliardi di euro con una flessione, anche quantitativa sia nella imposta accertata che negli incassi.

Su 746 controlli sostanziali, il 49 % ha registrato una maggiore imposta accertata di “ ben “ 1.549 euro…bagattelle. Un buon risultato dal “ condono camuffato “….la ennesima edizione dei rientro dei capitali, che ha dato un gettito di circa 4,3 miliardi di euro.

La evasione stimata è di circa 150 miliardi di euro, ci sembra veramente poco il recupero del 7 % dell’evasione.

Mario Cardone
Direzione provinciale PSI Modena

Scrive Mario Cardone:
La questione Apple

Dal rapporto quotidiano con i “Compagni di base”, una volta si chiamavano così, sono saltate fuori due questioni, trattate dalla stampa e dalla televisione.
Parliamo del TTPP il trattato Europa / America, per il commercio, tuttora in discussione e recentemente congelato con soddisfazione di Germania e Francia e sottotraccia anche in Italia.
Parliamo, anche, della questione fiscale che ha coinvolto la multinazionale APPLE e degli accordi fiscali, sottobanco, con l’Irlanda.
Per la questione APPLE, non ci scandalizziamo più di tanto, da anni lo diciamo, che non essendoci una politica fiscale comune europea è normale che succedono queste cose.
E’ anche normale che il governo Irlandese parla di “attentato all’integrità del suo sistema fiscale”
Nel mondo è operativo l’OCSE un organismo internazionale con il compito, tra l’altro. di dettare regole comportamentali sul piano fiscale. Recentemente tanti paesi fino ad ieri offshore, inseriti in black list fiscale ,sono diventati collaborativi.
Sono diventati collaborativi la Svizzera, Liechtestein, San Marino, per citare alcune new entry del 2016, l’anno entrò anche il Lussemburgo.
Lo scandalo della multinazionale Americana Apple operativa, con strani meccanismi fiscali, in Irlanda, paese con le pezze nel sedere, aiutato dall’Europa ed anche da noi italiani che non c’è la passiamo tanto bene, ha dato aiuti ad Apple con un aliquota fiscale sugli utili dello 0,005 %.
L’Irlanda, l’America e l’Italia, per fare un paragone hanno rispettivamente un TAX RATE di 25,9, 43,9 e 64,8 % mentre hanno un prelievo fiscale sugli utili del 12,50 del 35 e del 31,4 %
Ma non ci scandalizziamo, in Europa sta passando di tutto, e non abbiamo finito con Apple, ci sono i nostri amici di FCA, Amazon ed altri, compreso qualche nostro “paesano” di San Marino.
Sta montando nella gente la voglia di ITBREXIT.
Diceva giustamente un cronista attento e competente del Sole 24 Ore, che in America sono preoccupati, perché se la Commissione Europea avrà ragione ad imporre ad Apple il pagamento di 13 miliardi di euro all’Irlanda, il fisco americano dovrà riconoscere alla stessa società, come costo una detrazione di pari importo.
Altra anomalia, l’Irlanda quei soldi non li vuole!
Volevamo parlare anche del TTPP, speravamo in un invito alla festa dell’Unità di Modena dopo avere parlato con alcuni esponenti del PD dei distretti produttivi modenesi, crediamo che hanno capito che il TTPP sia un nuovo ballo… rinviamo!

Mario Cardone
Segretario Provinciale PSI Modena

Scrive Mario Cardone:
Dare un impulso alla lotta all’evasione fiscale

Come tutti gli anni, abbiamo aspettato, il giudizio di parificazione del bilancio dello Stato da parte della Corte dei Conti, per dare il nostro parere politico sui risultati della lotta alla evasione ed elusione fiscale.
Un primo dato ci preoccupa, già da noi messo in conto in tempi non sospetti ma sottovalutato da osservatori distratti, la sofferenza della struttura organizzativa dell’Agenzia delle Entrate, ancora in mezzo al guado.
Abbiamo, attraverso una interrogazione al Ministro dell’Economia a firma dell’O/nle Pastorelli, chiesto le motivazioni circa la chiusura/ridimensionamento di importanti uffici periferici dell’Agenzia delle Entrate.
La chiusura interessa Distretti Industriali importanti, abbiamo citato quelli modenesi (Carpi, Mirandola, Sassuolo).
Siamo ancora convinti che la presenza dell’Agenzia e della G.d.F.,sul territorio è garanzia di attenzione e conoscenza, ma la risposta del Sig. Ministro non è ancora arrivata, ma sono arrivati i risultati non certo soddisfacenti.
Aspettiamo anche l’annunciata riforma Madia, che ritarda, circa la ipotesi di accorpamento alla Presidenza del Consiglio delle competenze dell’Agenzia, fatto, da noi considerato politicamente importante per una necessaria svolta di chiarezza nelle competenze a garanzia dei contribuenti e dei lavoratori del comparto.
Per misurare l’efficacia e l’efficienza dei risultati della lotta alla evasione fiscale siamo abituati a guardare diversi parametri compreso l’incasso e la sua formazione.
Da accertamenti sostanziali, che sono quelli supportati da attività istruttoria interna ed esterna, si sono incassati circa 7,4 mld di euro e da controlli formali circa 356 mln di euro, qualcosa in meno rispetto all’anno 2014.
Sono calati, dal punto di vista quantitativo, gli accertamenti sostanziali e se, addirittura, andiamo a scindere gli accertamenti cosiddetti automatizzati (prodotti provenienti dal sistema centrale, a tavolino e senza attività istruttoria) il calo diventa importante.
Su una evasione stimata di circa 150 mld di euro il recupero di circa 7,4 mld, pari a circa il 5 % non è una performance da andare fieri.
La gente si chiede: ma l’anno scorso, il Ministro dell’Economia ha detto che ha incassato circa 14 mld di euro dalla lotta alla evasione.
Certamente l’incasso è quello ma la differenza di circa 6,5 mld è dovuta alla liquidazione delle dichiarazioni, roba dichiarata dai contribuenti, forse con qualche irregolarità formale..
Qualche notizia buona non guasta, spicca la drastica diminuzione degli accertamenti da studi di settore, ben il 33,6 % in meno.
Lo diciamo da anni, gli studi di settore non servono a niente e vanno cancellati dalla normativa fiscale.
Un ultima cosa che dovrebbe far riflettere la politica è la drastica diminuzione quanti/qualitativa della collaborazione tra Comuni ed Agenzia delle Entrate.
Fin quando il frutto della collaborazione era rappresentato dalla devoluzione al Comune dell’incasso della maggiore imposta accertata e dalla disponibilità alla collaborazione al buon risultato, le cose sono andate bene,ma quando la parte di competenza al Comune è stata ridotta al 55 % dell’incassato ed i meccanismi burocratici divaricati, il tutto si è inceppato.
Appare chiaro che la collaborazione va rilanciata, innanzitutto con l’incentivazione al 100 % dell’incassato, a cominciare dalla Legge di Stabilità 2017, eliminando innanzitutto gli impedimenti burocratici e perché no, ripensare ai Consigli Tributari, accantonati frettolosamente qualche anno fa.

Mario Cardone
Segretario Provinciale PSI Modena

Scrive Mario Cardone:
A proposito del rientro capitali

Capita spesso in Italia che la musica, con qualche nota variata, è la stessa anche se i suonatori sono diversi.
Sono anni che si parla del tesoro degli italiani, esportato illegalmente all’estero, in paradisi fiscali.
Ciclicamente sono stati inventati scudi fiscali, rientro agevolati di capitali ecc, il tutto condito da aspri scontri politici.
Il Prof. Tremonti all’epoca Ministro delle Finanze, ne fece quattro versioni, con impostazioni diverse, imposta sostitutiva in media del 5% sul valore del capitale rientrato, franchigia sul piano penale, nessuna sanzione amministrativa ed anonimato.
Anche il Governo in carica ne ha fatta una l’ha chiamata Voluntary Disclosure, versione molto elaborata, scaduta nel dicembre scorso e dai conti, si dice, che frutterà all’erario circa 4,5 miliardi di euro circa il 7 % dei totale dei capitali dichiarati.
Come si dice “piuttosto che niente meglio piuttosto”. Nessuno scandalo, anzi la cosa andava fatta, forse meno macchinosa e burocratica. Bisogna mettere un punto fermo e prioritario per il recupero dei capitali illecitamente esportati, specialmente quelli che originano dalla “criminalità globale”.
Uomini e mezzi vanno prioritariamente destinati alla battaglia principale e ciò, anche, per frenare i parossistici e facili assalti alle piccole attività, infatti su 497.150 controlli sostanziali consuntivati nel 2015 dall’Agenzia delle Entrate, ben 109.817 hanno inciso le piccole imprese ed autonomi. Nel mentre l’Agenzia delle Entrate ha attivato le procedure di controllo delle dichiarazioni presentate, stanno saltando fuori notizie circa una ipotesi di Voluntary Disclosure 2.
Nessuno dice niente, ma un giro c’è un dubbio : dopo che sono stati pubblicati i nomi delle persone fisiche e delle società che hanno un conto a Panama si ipotizza la versione 2 del rientro dei capitali?
Forse, noi umili peccatori laici, facciamo peccato ma aspettiamo di capire il parere da quelli che in occasioni simili hanno fatto il classico “bordello”.

Mario Cardone
Segretario Provinciale PSI Modena

E la chiamano lotta alla evasione…

Il Ministro Padoan spalleggiato dalla Direttrice dell’Agenzia delle Entrate ha reso noto i risultati contabili della lotta alla evasione fiscale relativi all’anno 2015.
Dispiace dirlo, fino ad ieri i due stimati interlocutori, ma dopo la motivazione tecnico/ politica dei dati qualche dubbio ci assale.
Dai dati pubblicati si legge che i soggetti controllati sono stati 497.150, presumiamo attraverso accertamenti sostanziali, hanno prodotto un recupero di imposta evasa di 7,3 miliardi di euro pari al 48,6 % degli incassi totali, quantificati in 14,9 miliardi di euro.
La bottegaia sotto casa mia mi ha chiesto: da dove viene la differenza di ben 7,6 mld di euro?
Imbarazzato gli ho risposto che molto probabilmente la differenza deriva dalla liquidazione delle dichiarazione dei redditi e dell’IVA, nonché dal controllo formale delle stesse.
In sostanza la legge assegna all’Agenzia la liquidazione delle imposte dichiarate ed il controllo di una spesa esposta in dichiarazione dei redditi (spettanza detrazione figlio a carico, assicurazione sulla vita , mutuo sulla casa, spese mediche, spese per l’animale di affezione, ecc. ecc..).
Far passare l’incasso da liquidazione formale delle dichiarazioni per lotta alla evasione ci vuole una bella fantasia, ma questi due hanno puntato sugli italiani boccaloni.
Parlavo con un collega francese a proposito della lotta alla evasione fiscale in Europa. Quando ha sentito che il recupero di imposte evase in Italia nel 2015 , ho barato dicendo che era stato di 14,9 mld di euro, mi ha detto che era una inezia (10 %) a fronte di una evasione quantificata in circa 150 mld di euro.
Figuratevi se gli dicevo che il recupero da accertamenti sostanziali era stato di appena 7,3 mld, il 4,88 % sulla evasione stimata.
I due interlocutori non hanno fatto menzione che stanno chiudendo gli uffici periferici dell’Agenzia delle Entrate, che i contribuenti italiani sono alle prese con un insopportabile carico fiscale, con una miriade di incombenze amministrative coniugata con una legislazione obsoleta e contraddittoria… da domani, hanno detto, basta un clik ed il controllo è fatto!

Mario Cardone

Scrive Mario Cardone:
La Cina e le piastrelle in ceramica

Correva il settembre dell’anno 2011, a Sassuolo, tutte le forze politiche, senza magliette di appartenenza, le Organizzazioni Imprenditoriali e Sindacali salutarono con favore e soddisfazione la normativa Europea sulla imposizione di dazi sulla importazione di prodotti ceramici per l’edilizia, provenienti dalla Cina.
I cinque anni di validità della norma stanno per scadere nel prossimo settembre, quindi si ripropone il problema.

In Europa si sta discutendo se riconoscere alla Cina lo stato di economia di mercato.
È vero che in cinque anni, molti passi avanti sono stati compiuti dal Governo Cinese e pur riconoscendole il ruolo di grande potenza politico/economica, allo stato degli atti e dei fatti, sul piano politico ed economico, ci si confronta sui risultati ma gli elementi raccolti non sono tali per un automatico riconoscimento dello “stato di economia di mercato”.
È anche vero che sul piano fiscale Hong Kong è stato cancellato dalla Black List, elemento di disturbo nella interposizione commerciale con la Cina.
Le associazioni di categoria imprenditoriali Europee e Sindacali stanno mettendo in guardia la politica sui possibili e documentati danni all’economia ed ai lavoratori, se prevalgono “altri elementi di valutazione” se non quelli meramente economici.
Sul piano interno, si rilevano critiche sulla posizione “defilata” da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.

Guardiamo in casa nostra e sarebbe buona cosa che a Sassuolo si mettessero da parte chiacchiere ed accapigliamenti, ad esempio, su “teorie Gender”, approdate recentemente in Consiglio Comunale, e approvare unitariamente, un documento di attenzione al problema, concordato con le organizzazioni Imprenditoriali e Sindacali da inviare al Ministero dello Sviluppo Economico ed ai Gruppi Consiliari degli eletti italiani in Europa.
Una battuta ci sia consentita: liberalizzare il commercio di ceramiche con la Cina sarebbe la fine della bretella Campogalliano-Sassuolo, noi non la vogliamo. Ma chi la vuole si dia, politicamente, da fare.

Mario Cardone